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	<title>Leonardo Romanelli, Autore presso Food and Wine Italia</title>
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	<title>Leonardo Romanelli, Autore presso Food and Wine Italia</title>
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		<title>Nel segno di Cosimo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/nel-segno-di-cosimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Romanelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 14:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Firenze non si lascia mai possedere del tutto. È una città che ti si concede a pezzi: in una passeggiata, nel suono lontano delle campane, in un piatto che sa di casa. Oppure dall’alto. Così capita a chi sale al Cosimo, il nuovo rooftop bar e ristorante del The Excelsior, a Luxury Collection Hotel, Florence, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Firenze non si lascia mai possedere del tutto. È una città che ti si concede a pezzi: in una passeggiata, nel suono lontano delle campane, in un piatto che sa di casa. Oppure dall’alto. Così capita a chi sale al <strong>Cosimo</strong>, il nuovo rooftop bar e ristorante del <strong>The Excelsior, a Luxury Collection Hotel, Florence</strong>, affacciato sull’Arno, dove i tetti si aprono come pagine di un libro antico e le cupole della città si stendono all’infinito. E non è un caso che il nome sia un omaggio a <strong>Cosimo de’ Medici,</strong> il padre della Toscana moderna, uomo di potere e mecenate, che seppe guardare lontano. Cosimo diventa qui simbolo di visione, equilibrio e bellezza.</p>
<figure id="attachment_208502" aria-describedby="caption-attachment-208502" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-208502" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/2-2.png" alt="Excelsior" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-208502" class="wp-caption-text">La facciata del The Excelsior, a Luxury Collection Hotel, Florence affacciato sull&#8217;Arno</figcaption></figure>
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<p>Il luogo stesso racconta una storia: l’albergo ha da poco riaperto con il nuovo brand The Luxury Collection, uno tra gli oltre 30 brand alberghieri di Marriott International. Dove prima c’era Sesto on Arno, oggi si apre una nuova narrazione: una terrazza panoramica che è la più grande di Firenze, un palco sospeso a 360 gradi sul cuore della città. <strong>Martin Brudnizki</strong>, designer di fama internazionale, ha tradotto in colori e materiali l’essenza di Firenze: tonalità morbide della campagna toscana – differenti verdi, senape, terra e un azzurro acquamarina come il cielo al tramonto – e materiali come terracotta, pelle, pietra, reinterpretati con eleganza contemporanea. E poi quel piccolo, discreto vezzo: la tartaruga con la vela, emblema personale di Cosimo de’ Medici, simbolo del motto rinascimentale <strong><em>Festina lente</em></strong> – affrettati lentamente – che qui diventa una filosofia.</p>
<h2>Un viaggio culinario alle radici della Toscana</h2>
<p>In cucina c’è <strong>Marco Migliorati</strong>, cuoco fiorentino che ha imparato l’arte all’istituto alberghiero della città e che da anni plasma il gusto dell’Excelsior. La sua proposta è un viaggio nelle radici della Toscana, reinterpretate con sobrietà e passione. Il menu di Cosimo è un invito a condividere, a rallentare il ritmo. Si parte dagli antipasti: il vitello tonnato, tenero e profumato; la <strong>zuppa di lenticchie,</strong> semplice ma piena di memoria; un fritto misto croccante, capace di restituire sapore e leggerezza insieme. Poi i <strong>crudi di mare</strong> – tonno, branzino, scampi, ostriche – eleganti e generosi, pensati per essere gustati in compagnia.</p>
<figure id="attachment_208500" aria-describedby="caption-attachment-208500" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-208500" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/3-1.png" alt="Cosimo" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-208500" class="wp-caption-text">I Paccheri alla Trabaccolara</figcaption></figure>
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<p>Nei primi piatti c’è il rispetto della tradizione e la voglia di raccontare: cacio e pepe che è poesia di semplicità, <strong>Paccheri alla trabaccolara</strong> che richiamano il mare e i profumi delle coste, tagliolini all’astice che sono una carezza. Nei secondi la <strong>Bistecca di Cosimo</strong> occupa il posto d’onore: sontuosa, servita con salsa bordolese e patate croccanti, è un richiamo forte alla Firenze delle trattorie ma con un passo di eleganza. Accanto, il pescato del giorno, rifinito al tavolo con cura, e classici come <strong>filetto alla Rossini</strong> (eseguito egregiamente, con la sola patata al posto del pancarré), la milanese di vitello e il branzino alla Mediterranea.</p>
<p><strong>La cantina</strong> è uno spazio di ricerca e rispetto: vini toscani per vocazione, affiancati da grandi etichette italiane e internazionali, Champagne, Borgogna e Bordeaux. Una selezione che accompagna, come un sottofondo, il racconto del cibo.</p>
<h2>Un luogo cangiante che invita alla sosta</h2>
<p>Il momento più magico è il <strong>tramonto.</strong> Quando il sole scende dietro le colline e Firenze si accende di riflessi rosa e oro, Cosimo si trasforma. La terrazza diventa un teatro, le luci si abbassano, l’aria si riempie di silenzio e meraviglia. Ed è allora che entrano in scena i cocktail di <strong>Antonino De Girolamo</strong>, miscelati come storie da assaporare. Il Contessina, delicato e profumato di gin e rosmarino; il Clarice, audace, con liquirizia fatta in casa e mela verde; l’Eleonora, che intreccia bourbon e chinotto. Ogni creazione è un omaggio alle donne della famiglia Medici, un dialogo liquido con la storia.</p>
<figure id="attachment_208501" aria-describedby="caption-attachment-208501" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-208501" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/5.png" alt="Cosimo" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-208501" class="wp-caption-text">Il Rooftop bar al tramonto</figcaption></figure>
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<p>Accanto ai cocktail, non mancano le tentazioni: <strong>ostriche,</strong> caviale, tataki di tonno, crostini con burrata e acciughe, patate con aioli, polpette di carne con salsa tartara. Piccoli piaceri da assaporare lentamente, in equilibrio con il panorama.</p>
<p>Cosimo non è solo un rooftop bar e ristorante: è <strong>un’esperienza sensoriale.</strong> Un luogo dove il gusto si mescola alla memoria e alla vista. Dove ogni dettaglio – dalla decorazione alla selezione del menu – racconta Firenze, il suo passato e la sua modernità. Dove sedersi significa entrare in un racconto che intreccia arte, cibo, storia e tramonto. E allora salire al Cosimo non è solo salire su una terrazza: è salire su una storia. Una storia che guarda lontano, come Cosimo de’ Medici, e che invita a fermarsi, ad affrettarsi lentamente.</p>
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		<title>Torta Pistocchi, storia di una magia al cioccolato</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/torta-pistocchi-storia-di-una-magia-al-cioccolato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Romanelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 15:21:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Pistocchi]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Firenze è una città che da sempre respira bellezza: l’arte sulle pietre, la musica nei vicoli, il profumo del pane appena sfornato. Qui, nel 1990, è nata una rivoluzione dolce che non ha mai smesso di incantare: la Torta Pistocchi. A inventarla fu Claudio Pistocchi, fiorentino doc, cuoco per vocazione. La scelta fin da piccolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Firenze è una città che da sempre respira bellezza: l’arte sulle pietre, la musica nei vicoli, il profumo del pane appena sfornato. Qui, nel 1990, è nata una rivoluzione dolce che non ha mai smesso di incantare: la <strong>Torta Pistocchi</strong>.</p>
<p>A inventarla fu <strong>Claudio Pistocchi</strong>, fiorentino doc, cuoco per vocazione. La scelta fin da piccolo è stata quella di indossare la giacca bianca del cuoco,  iscrivendosi alla scuola alberghiera e scoprendo presto che la cucina sarebbe stata la sua vera casa. Le prime stagioni nei ristoranti al mare, la gavetta nelle trattorie familiari, i grandi numeri dei banchetti, fino a diventare Executive Chef in un ristorante elegante del centro. Claudio cucinava per lavoro, ma il cioccolato era la sua passione segreta: quell’ingrediente misterioso, potente, capace di raccontare da solo mille emozioni.</p>
<h2>La nascita della ricetta</h2>
<figure id="attachment_207502" aria-describedby="caption-attachment-207502" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-207502 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/4-4.png" alt="Torta Pistocchi" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-207502" class="wp-caption-text">Il team del laboratorio fiorentino</figcaption></figure>
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<p>Fu in quelle cucine che, una notte, quasi per gioco, nacque la prima torta. Non voleva replicare ciò che già esisteva: niente farine, niente uova, niente burro, neppure zucchero aggiunto. Solo <strong>cioccolato fondente,</strong> cacao amaro e un soffio di crema di latte. Un dolce essenziale, intenso, che sapeva di materia pura. Una fetta, ed era come mordere un grande cioccolatino morbido e vellutato.</p>
<p>La ricetta non rimase a lungo un esperimento. Con la sorella <strong>Claudia</strong>, Claudio la portò in una piccola gastronomia fiorentina che avevano rilevato insieme proponendola in vendita. Accanto a salumi e formaggi tipici, quella torta scura e bassa cominciò a conquistare i clienti. Le prime copie arrivarono presto, e allora fu registrato un nome destinato a diventare leggenda: <strong>Torta Pistocchi</strong>.</p>
<p>Nel 2005 i due fratelli decisero di lasciare la gastronomia per dedicarsi solo a lei, la torta. Una scelta coraggiosa, ma necessaria: il cioccolato chiedeva tutta la loro attenzione. Così nacque il <strong>laboratorio artigianale</strong> di via del Ponte di Mezzo, dove ancora oggi ogni torta viene fatta a mano, una per una, come il primo giorno.</p>
<h2>Il cioccolato protagonista, e gli altri ingredienti</h2>
<figure id="attachment_207503" aria-describedby="caption-attachment-207503" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-207503" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/3-4.png" alt="Torta Pistocchi" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-207503" class="wp-caption-text">La Torta Elisa</figcaption></figure>
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<p>La filosofia Pistocchi è rimasta immutata negli anni: mai risparmiare sulla qualità. I cioccolati arrivano da terre lontane, ognuno con il proprio carattere, e vengono uniti in <strong>un blend segreto</strong> che equilibra dolcezza e amarezza, note fruttate e sentori speziati. Niente aromi artificiali, niente conservanti, niente scorciatoie: solo rispetto per la materia prima.</p>
<p>Eppure la<strong> Torta Pistocchi</strong> non è mai stata una sola. Dal laboratorio sono nate versioni sorprendenti, come racconti paralleli della stessa storia d’amore con il cacao. C’è quella che profuma di <strong>agrumi di Sicilia,</strong> dove il cioccolato si intreccia al sole delle arance candite; quella che custodisce nel cuore l’<strong>uvetta</strong> imbevuta di rum, calda e avvolgente come un ricordo caraibico; o quella che esplode con la freschezza delle <strong>amarene</strong>, un gioco di contrasti tra acidità e dolcezza.</p>
<p>A volte il cioccolato incontra il calore del <strong>peperoncino</strong>, altre la morbidezza delle pere candite o il profumo intenso di un caffè etiope macinato finissimo. Persino il cioccolato bianco ha trovato spazio, accarezzato da scorzette d’arancia o da spezie orientali, in una torta dedicata alla figlia di Claudio, <strong>Elisa</strong>, dolce e luminosa come lei.</p>
<p>Ogni variante non è mai un capriccio di laboratorio, ma un nuovo capitolo della stessa ricerca: lasciare che <strong>il cioccolato </strong>racconti sé stesso in modi sempre diversi, senza mai tradire la sua essenza.</p>
<h2>Una produzione che gira intorno al cacao</h2>
<p>Dal laboratorio Pistocchi non escono solo torte. Ci sono praline, <strong>dragées</strong>, creme spalmabili, uova di Pasqua e panettoni al cioccolato. Ma anche qui non si tratta mai di “prodotti”: sono piccole espressioni di un’unica ossessione, quella di rispettare il cacao, di offrirlo nella sua forma più autentica, di trasformarlo senza mai snaturarlo.</p>
<p>In più di trent’anni, la <strong>Torta Pistocchi</strong> ha ricevuto premi internazionali, ha conquistato enoteche e ristoranti, ha attraversato confini. Ma la sua vera forza non è nei riconoscimenti: è nel sorriso di chi, al primo assaggio, resta in silenzio per un istante, sorpreso dall’intensità. Perché non è solo un dolce. È la storia di due fratelli, della loro città, della loro caparbietà. È la prova che le cose più semplici, quando sono fatte con amore assoluto, possono diventare eterne.</p>
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		<title>Dopolavoro La Foce: un viaggio tra storia, brace e paesaggi toscani</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dopolavoro-la-foce-un-viaggio-tra-storia-brace-e-paesaggi-toscani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Romanelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 15:26:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Dopolavoro La Foce]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una strada che da Chianciano e Montepulciano porta verso il Monte Amiata. È la via di fuga per chi, la domenica, vuole respirare aria di montagna, lasciare alle spalle la pianura e concedersi una gita fuori porta. Un percorso spettacolare, da fare possibilmente al tramonto, quando la luce accarezza i campi della Val d’Orcia. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una strada che da Chianciano e Montepulciano porta verso il Monte Amiata. È la via di fuga per chi, la domenica, vuole respirare aria di montagna, lasciare alle spalle la pianura e concedersi una gita fuori porta. Un percorso spettacolare, da fare possibilmente al tramonto, quando la luce accarezza i campi della <strong>Val d’Orcia</strong>. Lungo questo tragitto, poco prima che la strada si faccia più ripida, c’è un luogo che ha visto passare decenni di storie: il<strong> Dopolavoro La Foce</strong>.</p>
<h2>Dal 1939 a oggi: un luogo per ritrovarsi</h2>
<p>Edificato nel 1939 come punto di incontro per gli operai agricoli dell’<strong>azienda La Foce</strong>, il Dopolavoro era il cuore pulsante della comunità rurale. Sotto i tigli si giocava a bocce, si beveva vino, ci si sfidava a carte. Dentro, sul piccolo palcoscenico, prendevano vita danze e spettacoli teatrali; sullo schermo scorrevano film e documentari. All’epoca arrivava gente anche da lontano, attratta dall’<strong>atmosfera conviviale</strong> e dalla possibilità di stare insieme dopo una giornata di lavoro nei campi. Il nome, a differenza di tanti locali moderni, non è frutto di un’operazione di marketing, nella quale rimpiangere e far rivivere un passato magari mai esistito: è rimasto quello originale, memoria viva di un’epoca in cui la socialità aveva spazi concreti e semplici.</p>
<h2>La cornice di La Foce e la storia di Iris Origo</h2>
<p>L’azienda agraria La Foce, oggi patrimonio Unesco, sorge su un terreno che ha visto passare secoli di storia: prima la necropoli etrusca (VII sec. a.C. – II sec. d.C.), poi la Via Francigena, che portava pellegrini e mercanti verso Roma. La villa, edificata nel XV secolo come ostello, fu acquistata nel 1924 da Antonio e <strong>Iris Origo</strong>, biografa e storica anglo-americana di fama internazionale. Nei suoi libri <em>Immagini e Ombre</em> e <em>Guerra in Val d’Orcia</em>, Iris racconta anni di lavoro agricolo, vita di comunità e resistenza civile. <strong>Il giardino,</strong> progettato con l’architetto Cecil Pinsent, è oggi una tappa imperdibile che si può visitare, con un biglietto d’ingresso, da marzo a ottobre: una fusione perfetta tra paesaggio toscano e gusto inglese. La Foce ha anche ospitalità, a Villa Origo e in altre belle strutture di campagna nelle vicinanze, mentre dal 2012 è aperto il grazioso bar e ristorante.</p>
<h2>Oggi: un ristorante, un bar e un’esperienza</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-207121" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/La-Foce_1.png" alt="Dopolavoro La Foce" width="763" height="627" /></p>
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<p>Dal 2023, il Dopolavoro La Foce è gestito dalla <strong>famiglia Vannuccini</strong>, che ne ha fatto un ristorante dove la cucina si mostra sinceramente legata al territorio. Qui la cucina toscana viene interpretata con ingredienti di alta qualità, perlopiù a km0, e con un’attenzione particolare alle materie prime. Il locale è diventato meta di riferimento per gli appassionati di <strong>carne alla griglia</strong>, in particolare per le selezioni di manzo <strong>dry aged</strong> (frollate e stagionate) provenienti da diverse razze: Chianina Igp, Black Angus, Rubia Gallega, Simmenthal, fino al Tomahawk cotto alla perfezione. Ogni taglio è preparato con tecniche che esaltano la succosità e la complessità aromatica.</p>
<p>Accanto alla brace, trovano spazio piatti della tradizione e contemporanei come i <strong>pici fatti in casa</strong> (all’aglione della Valdichiana, al ragù toscano o in versione cacio e pepe mantecati nella forma di canestrato stagionato di fronte ai commensali) o la <strong>tartare di manzo</strong> in diverse varianti, dalla versione classica con olio e sale Maldon a quella con uovo all’occhio di bue. Ci sono pure l’<strong>Onion tarte con crème fraîche</strong>, perfetto esempio di eleganza rustica, o la <strong>grigliata mista </strong>di suino, galletto al mattone, agnello scottadito e tagli di pregio cotti a bassa temperatura.</p>
<p>Il menu si chiude con dolci genuini come il Crumble, gelato alla vaniglia e frutti di bosco, il <strong>tiramisù</strong> e un poetico <strong>pane burro e marmellata: </strong>pan brioche, burro al limone e composta di frutta fatta in casa che riporta all’infanzia. Ci sono poi i pure i <em>bicoburger</em>, panini da mangiare a merenda, farciti con hamburger di carne o di legumi.</p>
<h2>Un bicchiere di vino per ogni storia</h2>
<p>La carta dei vini è un viaggio nel bicchiere: ampio spazio ai rossi strutturati come <strong>Brunello di Montalcino</strong>, Nobile di Montepulciano e Chianti Classico, ma anche a bianchi e bollicine per accompagnare antipasti e piatti più delicati. Lo staff è preparato e pronto a suggerire abbinamenti su misura ed in grado di proporre etichette interessanti, anche attingendo alla parte dedicata agli Champagne.</p>
<h2>Non solo ristorante: lezioni di cucina e bottega toscana</h2>
<p>Il Dopolavoro La Foce offre anche <strong>cooking class</strong> per imparare a preparare i pici, un intero menu toscano o persino la pizza, utilizzando forno a legna e ingredienti di qualità. Un angolo del locale è dedicato ai <strong>prodotti tipici</strong> della Val d’Orcia – miele, pasta, conserve, zafferano, salumi, formaggi – per portare a casa un pezzetto di questa esperienza. Il locale è oggi un ponte tra passato e presente: un luogo dove la storia rurale incontra la passione per la buona cucina, dove il paesaggio è parte integrante dell’esperienza e dove ogni piatto, ogni bicchiere e ogni racconto contribuiscono a mantenere vivo lo spirito conviviale nato nel 1939.</p>
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		<title>Le migliori gelaterie di Firenze: 10 indirizzi da non perdere</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/migliori-gelaterie-firenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Romanelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 08:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[suggerimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Firenze il gelato è molto più di un semplice dessert: è cultura, artigianalità, memoria, una delle espressioni più sincere dell’identità toscana, capace di fondere sapienza tecnica, materie prime straordinarie e immaginazione. In questa città, culla del Rinascimento, il gelato trova da sempre terreno fertile per evolversi, mantenendo salde le radici. Tra antiche insegne e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Firenze</strong> il gelato è molto più di un semplice dessert: è cultura, artigianalità, memoria, una delle espressioni più sincere dell’identità toscana, capace di fondere sapienza tecnica, materie prime straordinarie e immaginazione. In questa città, culla del Rinascimento, il gelato trova da sempre terreno fertile per evolversi, mantenendo salde le radici. Tra antiche insegne e giovani visioni, abbiamo attraversato strade e vicoli alla scoperta delle migliori gelaterie artigianali: ognuna con la sua storia, la sua voce e il suo modo unico di raccontare la dolcezza.</p>
<h2>Una città da gustare, una storia da assaporare</h2>
<p>Il gelato a Firenze non è solo buono, è profondamente umano. È il frutto di storie familiari, di ritorni alle origini, di intuizioni coraggiose. In ogni cucchiaino si sente l’amore per il mestiere, la cura per i dettagli, la voglia di lasciare un’impronta. Che si tratti di un classico senza tempo o di un abbinamento inedito, il gelato fiorentino ha sempre qualcosa da dire. Basta saper ascoltare.</p>
<h3>Caminia</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205726" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-caminia.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-caminia" width="763" height="627" /></p>
<p>Nel quartiere di Gavinana, <b>Caminia</b> è un laboratorio di emozioni prima ancora che una gelateria. <b>Lavinia Mannucci</b>, figlia d’arte, è cresciuta dietro il banco della storica Gelateria Arcobaleno, fondata dai suoi genitori nel 1987. Oggi ha dato vita a un progetto tutto suo, che coniuga artigianalità, eleganza e innovazione. Caminia, nome che deriva dalla crasi del suo nome con quello della sorella Camilla, è un luogo dove il gelato si fa racconto: i gusti hanno nomi propri e identità forti, e ogni creazione è il risultato di un pensiero affettuoso, di un dettaglio curato, di una storia personale. Dalle monoporzioni ai semifreddi decorati a mano, fino alle torte gelato, tutto qui trasmette una sensibilità rara. I gusti iconici – come <b>30 Perle</b> (cioccolato con scaglie di cioccolato e cottura di lamponi), <b>Settimo Gelo</b> (prodotto con crema Caminia, il cavallo di battaglia, una crema delicata con più panna e meno uova, con aggiunta di riso cotto nel latte e zucchero, mandorle, cedro candito e amaretto), o la poetica <b>Annalù</b> (crema Caminia con scorze di limone di Sorrento candito) – testimoniano la voglia di sperimentare restando fedeli alla qualità degli ingredienti.</p>
<p>Viale Donato Giannotti 29, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/gelateriacaminia/" target="_blank" rel="noopener">@gelateriacaminia</a></p>
<h3>Perché No!…</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205727" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-perche-no.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-perche-no" width="763" height="627" /></p>
<p>Nel cuore di Firenze, a due passi dalla frequentatissima via Calzaioli, tra il Duomo e Piazza Signoria, dal 1939, questa gelateria dal nome indimenticabile, conserva intatta l’atmosfera di un tempo che sembra sospeso. Dal 1992 la famiglia Cammilli, prima con Ciro ed oggi con le sorelle <b>Cecilia</b> e <b>Valentina Cammilli</b> e la mamma <b>Paola</b>, porta avanti con rispetto e autenticità una storia cominciata più di ottant’anni fa. Qui il gelato segue ancora il ritmo delle stagioni e delle materie prime vere: frutta fresca, latte di giornata, uova e zucchero, senza addensanti né scorciatoie. C’è qualcosa di familiare e rassicurante in ogni gusto, come se raccontasse un sapore dell’infanzia. Da non perdere la crema fatta come faceva in casa la nonna Silvana cinquant&#8217;anni fa, il <b>pistacchio di Bronte</b> e la <b>nocciola di Alba</b>, ambedue Igp. La <b>granita di anguria</b>, prodotta artigianalmente con tonnellate di frutta vera, è un esempio perfetto della loro filosofia: semplicità e sostanza, senza fronzoli ma con molto cuore.</p>
<p>Via dei Tavolini 19r, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/gelateriapercheno/" target="_blank" rel="noopener">@gelateriapercheno</a></p>
<h3>Badiani</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205728" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-badiani.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-badiani" width="763" height="627" /></p>
<p><b>Badiani</b> è una vera istituzione fiorentina: fondata nel 1932 a Firenze da <b>Idilio Badiani</b>, è stata rilevata nel 1993 dal gelatiere <b>Orazio Pomposi</b>, che, insieme ai due figli <b>Paolo</b> e <b>Patrizio</b>, ha portato il marchio a raggiungere nuovi traguardi, capace di innovare senza mai perdere il legame con le proprie origini. È celebre in tutto il mondo per aver inventato il gusto <b>Buontalenti</b>, presentato in occasione di un concorso indetto alla fine degli anni Sessanta dalla Camera di Commercio di Firenze, dedicato all’architetto Bernardo Buontalenti, operante ai tempi della famiglia Medici, che la leggenda vuole sia l’inventore del gelato moderno. La sua interpretazione in gelateria è una crema densa, vellutata e sorprendentemente elegante, diventata un vero culto. Attorno a questo caposaldo ruotano molte altre creazioni, tutte all’insegna dell’equilibrio e della rotondità dei sapori come il <b>Buontalenti Pistacchio</b> e il <b>Buontalenti Caramel</b>. Oggi Badiani ha portato la sua arte anche oltreconfine, con oltre venti sedi internazionali, ma il cuore pulsante resta sempre a Firenze.</p>
<div class="sXLaOe">Viale dei Mille 20/r, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/badiani1932_it/" target="_blank" rel="noopener">@badiani1932_it</a></div>
<h3>La Sorbettiera</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205729" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-badiani-sorbettiera.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-badiani-sorbettiera" width="763" height="627" /></p>
<p><b>Antonio Ciabattoni</b> ha fatto della sua gelateria un piccolo laboratorio di idee, con un approccio botanico, territoriale e al tempo stesso cosmopolita. Dal 2007, <b>La Sorbettiera</b> offre un gelato che cambia nel tempo e nello spazio, grazie a ingredienti locali, frutta biologica e spezie provenienti da tutto il mondo. I gusti sono viaggi, vere e proprie cartoline sensoriali: <b>Thai</b> nasce da un pranzo in Thailandia con la moglie quando mangiarono una fantastica zuppa di pesce di lago con latte di cocco e lemongrass; <b>Chai</b> da un viaggio in India, un mix di spezie, cardamomo, ginger, pepe nero, cannella, chiodi di garofano e tè indiano – un infuso fatto nel latte che riporta al tè indiano e alla bevanda ormai conosciuta oggi il chai tea latte. <b>Oltrarno</b> è un fior di latte, quindi bianco in onore del quartiere di Oltrarno, con il sale – un semplice fior di latte al sale in ricordo della guerra del sale a Firenze. Il laboratorio a vista racconta il valore della trasparenza e dell’artigianalità, mentre le ricette sorprendono sempre con il loro equilibrio tra creatività e rispetto della materia prima.</p>
<p>Via Mazzetta 9/a, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/lasorbettiera/" target="_blank" rel="noopener">@lasorbettiera</a></p>
<h3>Edoardo il Gelato Biologico</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205730" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-edoardo-bio.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-edoardo-bio" width="763" height="627" /></p>
<p>Accanto alla cattedrale di Santa Maria del Fiore, <b>Edoardo</b> è una gelateria che profuma di grano e di gesti antichi. Tutto è fatto a mano, a partire dai coni, che vengono preparati ogni giorno con farina di grani antichi toscani come il Verna, uova fresche e burro, proprio come si faceva una volta. Il gelato è certificato biologico perché tutti gli ingredienti lo sono, privo di basi industriali e additivi, e realizzato con ingredienti locali e stagionali. Ogni gusto è un omaggio alla Toscana, come il sorbetto al <b>Chianti dei Colli Fiorentini</b>, un omaggio alla propria terra dai profumi floreali, o lo <b>zabaione con Vin Santo del Chianti</b>, cremoso e dall’aroma intenso. Ma non mancano tocchi più contemporanei, come il <b>caramello salato al rosmarino</b> o la <b>lavanda abbinata al miele</b>, un fiordilatte profumato al miele e lavanda nato come uscita mensile e poi rimasto in assortimento per la forte richiesta. Un’esperienza genuina, semplice, eppure straordinaria, proposta in luoghi frequentati da un turismo di massa che non per questo si debba accontentare di un’offerta di basso livello.</p>
<div class="sXLaOe">Piazza del Duomo 45/R, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/edoardo_gelato_bio/" target="_blank" rel="noopener">@edoardo_gelato_bio</a></div>
<h3>Barroccino</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205731" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-baroccino.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-barroccino" width="763" height="627" /></p>
<p>Questa gelateria, situata in via del Corso e fondata da <b>Pierluigi Portogallo</b>, è un luogo di racconto, dove ogni gusto nasce da un’ispirazione personale o da un ricordo. I nomi evocativi, come <b>A Serena</b> o <b>Le tazzine a Marrakesh</b>, non sono solo esercizi di stile ma veri omaggi a persone care, viaggi vissuti, esperienze intime. <b>A Serena</b> è fatto in collaborazione con il bartender de “Il locale”. È un gelato, un viaggio nel tempo, un ricordo che abbraccia il cuore: i pomeriggi condivisi con la mamma del titolare, sul divano, tra risate, silenzi e profumi che raccontano storie. L’aroma avvolgente del caffè, le note affumicate del sigaro toscano e le sfumature preziose del Vin Santo, recuperato dalla botte attraverso la distillazione del caratello di vin santo, sono una celebrazione del recupero, della sostenibilità e della bellezza di dare nuova vita a ciò che sembra aver esaurito il suo corso. <b>Le tazzine</b> sono invece ispirate a un viaggio tra le spezie del suk e le pagine di Pellegrino Artusi: una crema catalana come una volta, profumata con caffè, cannella, arancia e un tocco di peperoncino. Un dolce ibrido, tra tradizione e scoperta.</p>
<div class="sXLaOe">Via della Torre degli Agli 71, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/barroccinofirenze/">@barroccinofirenze</a></div>
<h3>Gelateria della Passera</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205732" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-gelateria-della-passera.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-gelateria-della-passera" width="763" height="627" /></p>
<p>Nascosta tra le stradine dell’Oltrarno, prende il nome dalla piazza in cui si affaccia, questa gelateria è stata fondata da <b>Cinzia Otri</b> nel 2010. Tra gli elementi che la caratterizzano, ogni tipologia di gusto è dedicato a una donna che ha lasciato il segno nella storia, nella scienza o nell’arte, una iniziativa partita nel 2013 e che va ancora avanti. Da <b>Alda Merini</b> a <b>Frida Kahlo</b>, da <b>Samantha Cristoforetti</b> a <b>Caterina de’ Medici</b>, ogni creazione è un omaggio profondo e riflessivo. La tecnica gelatiera è impeccabile, ma ciò che colpisce davvero è la filosofia che permea ogni scelta, dalla selezione degli ingredienti alla comunicazione. Tra i gusti da ricordare, l’<b>Old Fashioned</b>, creato insieme al responsabile bartender del caffè Paszkowski Luca Manni, preparato con rye whiskey, zucchero, essenza d’arancio e due gocce di angostura, o il <b>cioccolato all’arancio</b> preparato con base acqua con cacao Sur del Lago del Venezuela unito ad una riduzione di succo d’arancia italiana e cubetti di arancia candita. Fa piacere entrare o sostare in fila perché è un gelato che fa pensare, che emoziona e che invita a ricordare.</p>
<div class="sXLaOe">Via Toscanella 15/red, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/gelateriadellapassera/">@gelateriadellapassera</a></div>
<h3>Vivoli</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205733" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-vivoli.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-vivoli" width="763" height="627" /></p>
<p>Se c’è un luogo che rappresenta la storia del gelato a Firenze, è senza dubbio <b>Vivoli</b>. <b>Serafino Vivoli</b> fu il fondatore, che aprì la latteria nel 1929 creando poi un luogo di incontro per sorbire il caffè. Fu poi in una fase successiva che si mise a fare il gelato insieme al fratello. La difficoltà principale era quella di reperire il ghiaccio, che arrivava dalle montagne vicino a Firenze ma riuscirono a dare continuità. È la gelateria più antica della città, che ha visto cambiare generazioni, gusti e mode, ha superato avversità come l’alluvione ma è rimasta fedele a sé stessa. Ancora oggi, il caffè affogato con la <b>crema Vivoli</b> è uno dei rituali più amati dai fiorentini e non solo, grazie ai social è uno dei prodotti più richiesti dai turisti. Il gelato qui ha un gusto pieno, avvolgente, autentico e tra i gusti rimasti famosi bisogna citare il <b>riso</b>, oltre alla <b>nocciola</b> e al <b>pistacchio</b>, oltre ai semifreddi come il <b>marengo</b> o lo <b>zuccotto</b>. Le ricette sono tramandate con cura ed oggi a lavorare all’interno sono le sorelle <b>Silvana</b> e <b>Patrizia</b> e si è affacciata anche la nuova generazione, con i figli di Patrizia, <b>Giulia</b> e <b>Lorenzo</b>.</p>
<div class="sXLaOe">Via Isola delle Stinche 7r, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/vivoli_il_gelato/" target="_blank" rel="noopener">@vivoli_il_gelato</a></div>
<h3>Gelato, Gabriele Vannucci</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205734" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-vannucci.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-vannucci" width="763" height="627" /></p>
<p><b>Gabriele Vannucci</b> è un maestro pasticcere che ha scelto di portare il rigore e la creatività dell’alta pasticceria nel mondo del gelato. Nel suo laboratorio si ricercano ingredienti pregiati e collaborazioni locali, come quella con <b>Fermenthinks</b> per la <b>Crema Vannucci</b>, la reinterpretazione di un gusto dimenticato dell’arte gelatiera, il <b>Malaga</b>, un gelato di crema allo zabaione al vermouth rosso, con uvetta macerata nel vino aromatizzata. Altra collaborazione di eccellenza è quella con <b>Terre di Beba</b>, cantina toscana ad Anghiari di proprietà di <b>Paola De Blasi</b>. Qui nasce <b>Beba, Rosso Toscano</b> che Vannucci utilizza come ingrediente per due gusti: <b>Pesche al vino</b> e <b>Pane, vino e zucchero</b>. Il primo è realizzato con base di crema al vino cotto completata da una composta di pesche di Massarosa; nel secondo, il sapore di pane è ottenuto tramite macerazione in sottovuoto di malto d’orzo e segale in latte di fieno per almeno 24 ore in sottovuoto, completato con una riduzione di vino rosso e zucchero scoppiettante. Ogni gusto è pensato come un piccolo dessert da grande ristorante: è un gelato complesso, adulto, che sfida le aspettative e invita alla degustazione lenta, consapevole.</p>
<div class="sXLaOe">Via Antonio Scialoja 27r, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/gelato_gabriele_vannucci/" target="_blank" rel="noopener">@gelato_gabriele_vannucci</a></div>
<h3>I Gelati del Bondi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205735" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/migliori-gelaterie-firenze-bondi.png" alt="migliori-gelaterie-firenze-bondi" width="763" height="627" /></p>
<p>A pochi passi dal mercato di San Lorenzo, sulla via che porta alla stazione, <b>Gelati del Bondi</b>, fondata nel 1982, è una celebrazione della Toscana più sincera. <b>Vetulio Bondi</b>, gelatiere vero, personaggio conosciuto anche dal grande pubblico grazie anche al programma televisivo &#8220;Il gelato perfetto&#8221; che sta per ripartire su Food Network, lavora con produttori locali per reperire ingredienti particolari e portare in vaschetta i sapori delle colline: <b>ricotta dell’Amiata, miele della Val di Chiana, rosmarino dei Colli Fiorentini</b>. Ma c’è spazio anche per incursioni più contemporanee, come il <b>caffè monorigine arabica</b> o la <b>vaniglia coltivata sull’isola di Komodo</b>. I gusti si alternano con originalità e coerenza, da <b>Tuscany in love</b>, con albicocca, lampone e zenzero, alla <b>crema Fiorentina</b>, fino alla <b>Delizia al limone</b>, che profuma d’estate grazie a fior di latte e infusione di limone, coulis di agrumi e biscotti gluten free. Vetulio collabora anche con tanti chef per la proposta di gelati da proporre in abbinamento a pietanze salate. Ogni cono è un piccolo viaggio tra le eccellenze locali e il desiderio di sorprendere.</p>
<div class="sXLaOe">Via Nazionale 61r, Firenze<br />
<a href="https://www.instagram.com/gelatidelbondi/?hl=it" target="_blank" rel="noopener">@gelatidelbondi</a></div>
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		<title>L&#8217;arrotino, un mestiere che resiste</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/larrotino-un-mestiere-che-resiste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Romanelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 11:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[arrotino]]></category>
		<category><![CDATA[artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[lama]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Donnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo che corre veloce e consuma tutto in fretta, esistono ancora mestieri silenziosi che resistono. Sono lavori che richiedono pazienza, cura, e una manualità che non si può insegnare in una guida. Uno di questi è quello dell’arrotino. Abbiamo incontrato Leonardo Donnini a Firenze che affila lame da oltre trent’anni e ci ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo che corre veloce e consuma tutto in fretta, esistono ancora <strong>mestieri silenziosi che resistono</strong>. Sono lavori che richiedono pazienza, cura, e una <strong>manualità</strong> che non si può insegnare in una guida. Uno di questi è quello dell’<strong>arrotino</strong>. Abbiamo incontrato <strong>Leonardo Donnini</strong> a <strong>Firenze</strong> che <strong>affila lame da oltre trent’anni</strong> e ci ha raccontato la sua storia, tra passione, tecnica e tanto, tanta disciplina.</p>
<h2>Un mestiere di famiglia</h2>
<figure id="attachment_205543" aria-describedby="caption-attachment-205543" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-205543" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/Uno-dei-momenti-di-lavorazione-della-lama-nel-laboratorio-dellarrotino-Leonardo-Donnini.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-205543" class="wp-caption-text">Uno dei momenti di lavorazione della lama nel laboratorio dell&#8217;arrotino Leonardo Donnini</figcaption></figure>
<p>«Ho iniziato nel 1991, quando avevo circa 18 anni. Mio padre lo faceva dal 1958: cominciò come <strong>garzone</strong>, spazzando e mettendo in ordine il laboratorio. Poi, pian piano, ho imparato tutto. A casa nostra il mestiere era vivo, tangibile. E <strong>a me è sempre piaciuto sporcarmi le mani</strong>». Leonardo ha imparato sin da giovane che affilare non significa solo &#8220;far tornare a tagliare&#8221; una lama. Dietro c’è un mondo fatto di sensibilità, ascolto, tecnica e rispetto per lo strumento.</p>
<p>«Per fare <strong>questo lavoro lo devi sentire dentro</strong>. Non basta essere precisi, devi avere una predisposizione. Una forma mentale. E purtroppo oggi vedo sempre meno giovani con questa attitudine. Non è una critica, è un dato di fatto».</p>
<h2>Artigiano al servizio degli artigiani</h2>
<p>Il lavoro dell’arrotino non si limita al coltello da cucina. Leonardo si occupa del <strong>taglio a 360 gradi</strong>: forbici da parrucchiere, lame da falegnameria, bisturi, cesoie, scalpelli, forbici da sarto. <strong>Ogni oggetto ha la sua anima</strong>, e soprattutto, la sua funzione.</p>
<p>«Dico sempre che siamo artigiani al servizio degli artigiani. Da me passano chef, falegnami, parrucchieri, intagliatori, chirurghi. E a volte mi portano strumenti che nemmeno conosco. Allora osservo, mi faccio raccontare come lo usano. Devo immedesimarmi nella mano che lo impugnerà». L’<strong>affilatura</strong>, ci spiega, è un lavoro quasi sartoriale. «Due chef possono avere lo stesso coltello, stesso acciaio, stessa marca. Ma io li affilerò in modo diverso, perché uno taglia la carne, l’altro lavora solo pesce. E poi c’è il gesto, la postura, la velocità. <strong>Ogni lama va calibrata su chi la usa</strong>».</p>
<h2>Tempo e dedizione</h2>
<p>Leonardo ha iniziato giovanissimo. Dopo una pausa obbligata per il servizio militare, ha ripreso senza più fermarsi. Oggi, gli arrotini professionisti in Italia sono pochissimi. «Ce ne saranno <strong>200</strong>, ma quelli che lavorano davvero con rigore, forse sono una manciata. Nella nostra <strong>associazione</strong> abbiamo fatto un sondaggio: quanto tempo serve per diventare davvero bravi? La risposta più frequente è stata: dieci anni. Dieci anni con maestri giusti, tanta voglia di imparare e un po’ di talento naturale».</p>
<p>Purtroppo, <strong>non esistono scuole</strong>. L’apprendistato è ancora l’unica via. E la figura dell’arrotino è spesso vittima di pregiudizi. «Molti pensano a quello col megafono sul furgoncino. Ma chi gira così, quasi mai è un professionista. C’è chi lo fa con dignità, eh, ma non è la stessa cosa. Quel tipo di immagine ha danneggiato la categoria. Noi ci facciamo riconoscere solo dal cliente: se ne hai mille, se tornano, se ti spediscono strumenti da tutta Italia, allora sì, sei un professionista».</p>
<h2>Il valore dei social e della fiducia</h2>
<p>Nel 2017, Leonardo ha intuito che i <strong>social</strong> potevano essere uno <strong>strumento utile</strong>. «La gente non sa cosa facciamo. I social erano il modo giusto per raccontarlo. Ho sempre lavorato senza sponsorizzare nulla. Ma ho postato con costanza. È una responsabilità: più ti esponi, più devi essere bravo. Se uno ti spedisce un coltello da lontano, si sta fidando. E io non voglio mai tradire quella fiducia».</p>
<p>Il settore professionale è in crescita: chi lavora con le mani riconosce la qualità e resta fedele. Il privato è più difficile da educare. «Spesso la gente preferisce ricomprare coltelli scadenti invece che sistemare quelli buoni. Ma è anche colpa nostra se non comunichiamo il valore della manutenzione. La cultura del mantenimento va insegnata».</p>
<h2>Il futuro? In bilico, ma con speranza</h2>
<figure id="attachment_205547" aria-describedby="caption-attachment-205547" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-205547" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/Leonardo-Donnini-2.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-205547" class="wp-caption-text">Leonardo Donnini</figcaption></figure>
<p>Leonardo è onesto: <strong>il futuro dell’arrotino è incerto</strong>. «Non sono ottimista. Anche i figli degli arrotini raramente continuano. E trovare qualcuno da formare è complicatissimo. Non ci sono le condizioni economiche per assumere. Una volta si lavorava mesi senza paga, oggi non è più possibile. E poi c’è la tecnologia che avanza. A Solingen, in Germania, ho visto macchine che affilano in modo perfetto, con pochissimo personale. Cambierà tutto. <strong>Tra tre generazioni? Forse non ci saremo più</strong>».</p>
<p><strong>Ma c’è una luce</strong>. Da qualche anno, Leonardo tiene corsi di affilatura su <strong>pietra sintetica</strong>. È partito per caso, con un ragazzo uscito dall’alberghiero che chiedeva di imparare. Oggi, tiene lezioni nei ristoranti, nelle scuole,<br />
nelle cucine professionali. «Una grande soddisfazione è stata <strong>entrare ad Alma</strong>, una delle scuole più serie d’Italia. Poi sono arrivati anche l’<strong>Accademia Italiana Chef</strong> e altri <strong>ristoranti</strong>. Andiamo direttamente nelle cucine, lavoriamo con le brigate. <strong>Formare le persone potrebbe essere la salvezza del mestiere</strong>. Io ci credo. E finché qualcuno vorrà imparare, io ci sarò».</p>
<p>Oggi il mestiere dell’arrotino è diventato raro, ma continua a vivere grazie alla passione e alla dedizione di chi lo porta avanti con orgoglio. È un lavoro di relazioni, di mani, di saperi che non si imparano in fretta.<br />
«<strong>In un mondo dove si butta tutto, io riparo</strong>. Io restituisco valore a quello che molti danno per perso. Questo, per me, è il senso del mio lavoro».</p>
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		<item>
		<title>Dove mangiare in Versilia: ristoranti d&#8217;autore, trattorie storiche e pizzerie</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dove-mangiare-in-versilia-dai-ristoranti-dautore-a-trattorie-e-pizzerie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Romanelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 10:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[dove mangiare in versilia]]></category>
		<category><![CDATA[forte dei marmi]]></category>
		<category><![CDATA[lido camaiore]]></category>
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		<category><![CDATA[Viareggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Versilia, oltre a essere rinomata per le sue spiagge e il turismo estivo, è una terra ricca di sapori autentici che uniscono mare e terra. La cucina locale riflette la storia, il clima e la cultura di questo angolo di Toscana, con piatti a base di pesce, ingredienti di stagione e ricette tramandate da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/dove-mangiare-in-versilia-dai-ristoranti-dautore-a-trattorie-e-pizzerie/">Dove mangiare in Versilia: ristoranti d&#8217;autore, trattorie storiche e pizzerie</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>Versilia</strong>, oltre a essere rinomata per le sue spiagge e il turismo estivo, è una terra <strong>ricca di sapori autentici</strong> che uniscono mare e terra. La cucina locale riflette la <strong>storia</strong>, il <strong>clima</strong> e la <strong>cultura</strong> di questo angolo di <strong>Toscana</strong>, con piatti a base di pesce, ingredienti di stagione e ricette tramandate da generazioni. I <strong>ristoranti</strong> della zona, ognuno con il proprio carattere, rappresentano oggi una miscela perfetta di quelle che sono le richieste dei clienti; le specialità ittiche sono comuni nei menu dei posti a ridosso del mare mentre nell’entroterra si possono trovare anche piatti a base di carne e vegetali.</span></p>
<h2>Dove mangiare a Forte dei Marmi</h2>
<p>Questa cittadina in provincia di Lucca è una delle più <strong>esclusive</strong> e <strong>famose</strong> di tutta la Versilia. Ma dove possiamo mangiare veramente bene a Forte dei Marmi?</p>
<h3>Lorenzo<span style="font-weight: 400;"> </span></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204932" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-forte-dei-marmi-lorenzo.png" alt="dove-mangiare-forte-dei-marmi-lorenzo" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Lorenzo Viani</strong> è stata una figura iconica di Forte dei Marmi, grazie al suo ristorante fondato nel <strong>1981</strong>. Dopo la sua scomparsa, oggi è la figlia <strong>Chiara</strong> a portare avanti il lavoro insieme al fido chef <strong>Gioacchino Pontrelli</strong>, arrivato nel <strong>1984</strong> e sempre rimasto al timone della cucina. Il posto è frequentato tutto l’anno ma in estate <strong>bisogna prenotare</strong> per tempo, perché preso d&#8217;assalto da una clientela fedele, amante di una cucina con pochi fronzoli, basata sull’<strong>alta qualità della materia prima</strong>. Se tra i piatti storici ci sono le bavette sul pesce, tra quelli di merita un assaggio il filetto alla Rossini. Carta dei vini <strong>monumentale</strong> con tante referenze francesi di alto livello. Servizio professionale e attento. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via Giosuè Carducci 61, 55042 Forte dei Marmi (LU)<br />
<a href="https://www.ristorantelorenzo.com/it/" target="_blank" rel="noopener">ristorantelorenzo.com</a></span></i></p>
<h3>Bistrot</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204933" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-forte-dei-marmi-bistrot.png" alt="dove-mangiare-forte-dei-marmi-bistrot" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La famiglia <strong>Vaiani</strong> è titolare di diversi locali al Forte dei Marmi e il Bistrot costituisce il loro fiore all’occhiello. In tutti i ristoranti gli ortaggi utilizzati provengono dall’azienda agricola di proprietà, dettaglio che gli permette di vantare una<strong> materia prima invidiabile</strong>. In cucina opera lo chef <strong>Andrea Mattei</strong>, che propone piatti ispirati sia alla tradizione locale ma con ampie rivisitazioni. Interessante l’utilizzo del <strong>forno a legna</strong> per preparazioni gustose come l’aragosta al rosmarino o il carpaccio di rana pescatrice affumicato. Altrimenti si va per gustare il crudo di pesce come gli spaghetti alla chitarra con arselle e aglione. Tra i piatti di carne è da citare l’agnello al fieno. Il Bistrot è perfetto per un pranzo vicino alla passeggiata o per una cena romantica vista mare. L’attenzione al servizio e ai dettagli rende ogni visita un’esperienza memorabile. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Viale Morin 93, 55042 Forte dei Marmi (LU)<br />
<a href="https://vaianievaiani.it/bistrot-restaurant/" target="_blank" rel="noopener">vaianievaiani.it</a><br />
</span></i></p>
<h3>Gilda</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204934" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-forte-dei-marmi-gilda.png" alt="dove-mangiare-forte-dei-marmi-gilda" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="122" data-end="375">Un locale di grande successo al Forte, con <strong>300 coperti</strong> che, nella stagione estiva, si riempiono ogni giorno a pranzo e a cena. Il <strong>pesce</strong> è protagonista assoluto: una proposta non elaborata ma pensata per esaltarne al massimo la freschezza e la qualità. Sono stati <strong>Adua e Luigi Tabarani</strong> a rilevarlo quarant’anni fa da una famiglia scozzese, dando inizio a una storia di accoglienza e sapori che continua a conquistare il pubblico. Oggi alla guida ci sono la figlia <strong>Ilda</strong>, il marito <strong>Riccardo</strong> e il figlio <strong>Niccolò</strong>, ma Adua è ancora presente, ogni giorno, in cucina per preparare i suoi dolci. Accanto a crudi e piatti al vapore impeccabili, vale la pena provare proposte meno consuete come il risotto al ragù di crostacei o riscoprire un grande classico come la sogliola alla mugnaia con purè di patate al limone. E alla fine, bisogna lasciare spazio per i biscotti di Adua. La carta dei vini è pensata per appassionati, con belle possibilità di scelta anche tra etichette importanti, e il servizio è attento, ma rilassato, in perfetto stile marino.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Viale Italico 85, 55042 Forte dei Marmi (LU)<br />
</span></i><a href="http://www.ristorantegilda.com" target="_blank" rel="noopener"><i><span style="font-weight: 400;">ristorantegilda.com</span></i></a></p>
<h3>Lux Lucis</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204935" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-forte-dei-marmi-lux-lucis.png" alt="dove-mangiare-forte-dei-marmi-lux-lucis" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="123" data-end="456">Nel raffinato contesto dell’hotel <strong>Principe Forte dei Marmi</strong>, lo chef <strong>Valentino Cassanelli</strong> propone una cucina d’autore che unisce estro creativo e profonda conoscenza della materia prima. Oltre al ristorante gourmet all’interno dell’hotel, Cassanelli firma anche la proposta del ristorante Dalmazia, affacciato direttamente sul mare. L’ambiente è elegante e minimalista, caratterizzato da grandi vetrate che amplificano la luce naturale. Per un’esperienza ancora più immersiva, è possibile scegliere lo chef table, dove la cucina si vive in prima persona. La filosofia è sempre più orientata alla sostenibilità: massima attenzione alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione delle aziende locali. Tre i menu degustazione proposti, ma resta anche la possibilità di ordinare alla carta. Tra i piatti iconici: l’insalata di brace <strong>&#8220;Around the World&#8221;</strong> e il piccione maturato alle erbe di mare e di scoglio. Il servizio e la carta dei vini sono affidati a <strong>Sokol Ndreko</strong>, che cura con attenzione ogni dettaglio, dando particolare risalto a etichette biologiche e biodinamiche.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Viale Ammiraglio Morin 67, 55042 Forte dei Marmi (LU)<br />
<a href="https://www.luxlucis.it/" target="_blank" rel="noopener">luxlucis.it</a></span></i></p>
<h2>Dove mangiare a Lido di Camaiore</h2>
<p>Una delle località più belle e più sfaccettate di questo tratto di costa toscana. Qui si viene per il mare con quel <strong>fondale basso e sabbioso</strong> come nel resto del litorale, che consente alle persone di immergersi nell&#8217;acqua rinfrescante anche a diversi metri dalla riva. E dopo una <strong>passeggiata sulla battigia</strong> cosa c&#8217;è di meglio di andare a mangiare in un bel ristorante? Vediamo quali sono i migliori al Lido di Camaiore.</p>
<h3>Ristorante La Risacca del Bagno La Perla<span style="font-weight: 400;"> </span></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204936" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-lido-di-camaiore-la-risacca.png" alt="dove-mangiare-lido-di-camaiore-la-risacca" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="99" data-end="424">Una storia che comincia nel <strong>1972</strong>, con la <strong>famiglia Tosi</strong> alla guida del bagno e del ristorante per i primi dieci anni. In seguito, la gestione del ristorante viene affidata ad altri, fino al 2013, quando <strong>Lorenzo</strong>, nipote dei fondatori, decide di rilanciare l’attività prendendo in mano la sala, affiancato in cucina dalla <strong>madre</strong>. Nel 2023 arriva lo chef <strong>Alfredo d’Adamo</strong>, napoletano di origine, che imprime un nuovo slancio alla proposta gastronomica, affiancando ai piatti della tradizione creazioni frutto della sua esperienza e creatività. Durante la stagione estiva si cena all’aperto con <strong>vista mare</strong>, mentre negli altri periodi si può scegliere tra diverse sale interne. Ogni portata include sempre una proposta <strong>vegetariana</strong> e una a base di carne. Da non perdere il risotto al pomodoro, capperi e acciughe marinate o i tagliolini con triglia, finocchietto, mela e arancia. La carta dei vini è ben costruita, con un’ampia selezione di spumanti e Champagne.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via Sergio Bernardini 604/606 55041 Lido di Camaiore (LU)<br />
<a href="https://www.laperlarisacca.com/" target="_blank" rel="noopener">laperlarisacca.com</a></span></i></p>
<h3>Il Merlo</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204937" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-lido-di-camaiore-il-merlo.png" alt="dove-mangiare-lido-di-camaiore-il-merlo" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="100" data-end="382"><strong>Angelo Torcigliani</strong>, cuoco e titolare, ha ormai da tempo trasferito l’attività di famiglia da Camaiore, dove era stata fondata dal bisnonno, al <strong>Lido di Camaiore</strong>, all’interno del <strong>Bagno Ariston</strong>. Qui cura la ristorazione tutto l’anno e, nel periodo estivo, anche il bistrot in spiaggia. La sua cucina porta con sé l’eredità del <strong>nonno</strong>, grande appassionato di <strong>prodotti francesi</strong> che importava personalmente, influenzando il giovane Angelo e avvicinandolo alle tecniche d’Oltralpe. Non è un caso, quindi, che in autunno il menu proponga grandi classici di carne accompagnati da salse realizzate a partire da fondi ben eseguiti. Il pesce resta protagonista, soprattutto d’estate, con il crudo servito in riva al mare tra le proposte più apprezzate. La <strong>carta dei vini</strong> è ben curata, con un’attenzione particolare alle etichette internazionali. Il servizio è professionale, ma sempre caldo e accogliente.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via S. Bernardini 660 55041 Lido di Camaiore (LU)<br />
</span></i><a href="http://www.ilmerlolidodicamaiore.com" target="_blank" rel="noopener"><i><span style="font-weight: 400;">ilmerlolidodicamaiore.com</span></i></a></p>
<h2>Dove mangiare a Pietrasanta</h2>
<p>Chiamata <strong>&#8220;Piccola Atene&#8221;</strong> per il suo forte legame con l&#8217;arte e la cultura, questa località è conosciuta in particolare per la lavorazione del <strong>marmo</strong> e per il fatto di essere stata un centro di <strong>attrazione per gli artisti</strong>, sia italiani sia internazionali. Ma <strong>dove mangiare</strong> in questa destizione, forse un po&#8217; sottovalutata, della Versilia? Vediamo insieme i migliori ristoranti di Pietrasanta.</p>
<h3>Filippo</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204938" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-pietrasanta-filippo.png" alt="dove-mangiare-pietrasanta-filippo" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="92" data-end="411"><strong>Filippo di Bartola</strong> si definisce un ristoratore per <strong>vocazione</strong>. Dopo importanti esperienze in locali di prestigio, ha deciso di aprire una serie di ristoranti, tra cui quello di Pietrasanta rappresenta la sua <strong>&#8220;casa madre&#8221;</strong>. Nel cuore del <strong>centro storico</strong>, propone una <strong>cucina toscana rivisitata</strong> con sensibilità contemporanea. Alcuni piatti iconici compongono la sezione &#8220;i classici&#8221;: tra questi, le polpettine rosse del convento, il mare caldo con verdure e maionese, o gli spaghetti alla chitarra con peperone di Senise, ostriche e cicale. Piatti che raccontano la sua capacità di fondere sapori autentici e creatività. Il locale è arredato con gusto elegante, in linea con lo stile degli altri indirizzi firmati Filippo, a Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta. Il servizio è moderno e caloroso, e la <strong>carta dei vini</strong>, originale e ben costruita, riflette la stessa cura riservata alla cucina.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via P.E.Barsanti 45 55045 Pietrasanta (LU)<br />
<a href="https://filippopietrasanta.it/" target="_blank" rel="noopener">filippopietrasanta.it</a></span></i></p>
<h3>Apogeo</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204939" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-pietrasanta-apogeo.png" alt="dove-mangiare-pietrasanta-apogeo" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="106" data-end="426"><strong>Massimo Giovannini</strong>, insieme alla moglie, è il titolare di questo locale che è diventato un vero laboratorio di sperimentazione. Maestro <strong>pizzaiolo</strong>, ha creato un format dove l’impasto è una scienza e <strong>i condimenti sono pensati come piatti gourmet</strong>. Anche l’organizzazione del lavoro segue quella di una cucina professionale. Il menu spazia dalle pizze classiche – margherita e marinara comprese – a proposte originali come tonno e gazpacho o zucchine, ricotta e bresaola. Da non perdere le signature: carpaccio di tonno affumicato con guacamole o melanzane, lardo di Colonnata e provola sono due esempi emblematici. Ogni combinazione nasce da studio, passione e attenzione al dettaglio. Il locale, moderno e su due piani, con giardino estivo, è inserito in un contesto dinamico che attira una clientela giovane e internazionale. Una tappa obbligata per chi cerca la <strong>pizza d’autore</strong>.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via del Castagno 124, 55045 Pietrasanta (LU)<br />
<a href="https://pizzeriaapogeo.it/" target="_blank" rel="noopener">pizzeriapogeo.com</a></span></i></p>
<h2>Dove mangiare a Viareggio</h2>
<p>Forse è la città più famosa grazie anche a quel magnifico <strong>Carnevale</strong> che ha nell&#8217;ironia la sua cifra stilistica. Meta molto amata anche nel resto dell&#8217;anno, vediamo insieme i migliori ristoranti di Viareggio.</p>
<h3>Romano<span style="font-weight: 400;"> </span></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204940" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-a-viareggio-romano.png" alt="dove-mangiare-a-viareggio-romano" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="91" data-end="465"><strong>Romano Franceschini</strong>, insieme alla moglie <strong>Franca</strong>, apre il ristorante nel <strong>1966</strong>, dando vita a un’icona della tradizione marinara viareggina, interpretata con spirito moderno e dinamico. Oggi in cucina c’è lo chef Nicola Gronchi, che ha saputo mantenere viva la memoria del locale con piatti storici come i calamaretti ripieni, affiancandoli a creazioni dal <strong>gusto contemporaneo</strong>. Tra queste, spiccano la seppia alla brace con fagiolini, stortini e aglio orsino, il risotto Carnaroli con ginepro affumicato, limone e gamberi gobbetti al timo, o lo spaghettino tiepido con ricci di mare e pesche al vino bianco. In <strong>sala</strong>, l’accoglienza è guidata da <strong>Roberto</strong>, figlio di Romano, presenza costante durante il servizio, sempre pronto a dialogare con gli ospiti. La carta dei vini è ampia e curata, pensata per soddisfare appassionati e curiosi. Servizio attento, caloroso e coinvolgente.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via Mazzini 120, 55049 Viareggio (LU)<br />
<a href="https://www.romanoristorante.it/" target="_blank" rel="noopener">romanoristorante.it</a></span></i></p>
<h3>Piccolo Principe dell’hotel Principe di Piemonte</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204941" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-a-viareggio-piccolo-principe.png" alt="dove-mangiare-a-viareggio-piccolo-principe" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="83" data-end="418">Con due stelle Michelin, lo chef <strong>Giuseppe Mancino</strong> ha trasformato il ristorante<strong> Il Piccolo Principe</strong>, all’interno dell’hotel <strong>Principe di Piemonte </strong>(la colazione qui è da sogno e lo scorso anno è stata premiata anche ai nostri <a href="https://www.foodandwineitalia.com/miglior-colazione-in-hotel-grand-hotel-principe-di-piemonte-viareggio/" target="_blank" rel="noopener">Awards</a>), in un riferimento dell’alta cucina. Situato al piano terra dell&#8217;albergo, accoglie in un ambiente elegante e moderno, con tavoli ben distanziati che garantiscono comfort e riservatezza. L’offerta gastronomica è articolata in tre menu degustazione, dai quali è possibile anche ordinare alla carta. La cucina, raffinata e tecnicamente impeccabile, valorizza gli ingredienti del territorio con uno stile personale e innovativo. Ne sono esempio piatti come il capitone laccato con ravanelli in osmosi e punte acide, l’animella al barbecue con susine e latticello, o il piccione con chutney di ananas e salsa al vermouth di spiaggia. La carta dei vini studiata da <strong>Davide Macaluso</strong> guarda oltreconfine, con un’ampia selezione di etichette d’eccellenza, e completa il servizio impeccabile: preciso, professionale, ma mai rigido.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Piazza Puccini 1, 55049 Viareggio (LU)<br />
<a href="https://www.ristoranteilpiccoloprincipe.com/" target="_blank" rel="noopener">ristoranteilpiccoloprincipe.com</a></span></i></p>
<h3>Lunasia</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204942" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/dove-mangiare-a-viareggio-lunasia.png" alt="dove-mangiare-a-viareggio-lunasia" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="105" data-end="348">All’interno dello storico <strong>Hotel Plaza e de Russie</strong>, il ristorante <strong data-start="170" data-end="181">Lunasia</strong>, guidato dallo chef <strong data-start="202" data-end="216">Luca Landi</strong>, propone una cucina di mare contemporanea, creativa e tecnica, con grande attenzione alla valorizzazione delle eccellenze locali. L’offerta si articola in <strong>quattro menu degustazione</strong>, dai quali è possibile anche ordinare alla carta. Molti i <strong>piatti insoliti</strong>, che seguono il ritmo delle stagioni: tra questi, la tagliatella di calamaro con il suo brodo, ceci, limone al profumo di lavanda; la razza glassata all’infuso di osmanto con cuore di lattuga, olivello spinoso, miso di pane e sesamo nero; oppure l’anatra servita in più tagli – petto, coscia e frattaglie – con bietola e susine. La sala, elegante e affacciata <strong>sul mare</strong>, è gestita con garbo da <strong data-start="865" data-end="883">Claudia Parigi</strong>, che cura anche la carta dei vini, ampia e originale, con numerose etichette selezionate anche fuori dai consueti circuiti nazionali.</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Piazza D’Azeglio 1, 55049 Viareggio (LU)<br />
<a href="https://www.lunasiaristorante.com/" target="_blank" rel="noopener">lunasiaristorante.com</a></span></i></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/dove-mangiare-in-versilia-dai-ristoranti-dautore-a-trattorie-e-pizzerie/">Dove mangiare in Versilia: ristoranti d&#8217;autore, trattorie storiche e pizzerie</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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