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	<title>50 Cantine Top &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>50 Cantine Top &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Villa Sandi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 13:44:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[prosecco]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Sandi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle sale di Villa Sandi, dimora storica del XVII secolo in stile palladiano a Crocetta del Montello, si respira il mood che la famiglia Moretti Polegato ha voluto esprimere nel proprio progetto vitivinicolo. C’è infatti il lusso delle decorazioni, ma la villa era originariamente il perno di una tenuta agricola che oggi mantiene i suoi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Nelle sale di <strong>Villa Sandi</strong>, dimora storica del XVII secolo in stile palladiano a Crocetta del Montello, si respira il mood che la famiglia <strong>Moretti Polegato</strong> ha voluto esprimere nel proprio progetto vitivinicolo. C’è infatti il lusso delle decorazioni, ma la villa era originariamente il perno di una tenuta agricola che oggi mantiene i suoi connotati, tra vigneti e boschi, nelle proprietà aziendali. E Crocetta del Montello è perno di un sistema produttivo che parte dalle colline di <strong>Valdobbiadene</strong> per arrivare sui mercati UK con il (fortissimo) brand La Gioiosa, passando per le rive del Cartizze e spingendosi fino al Collio con l’acquisizione di Borgo Conventi.</p>
<p class="p1">L&#8217;approccio di Villa Sandi alla sostenibilità parte da lontano: la<strong> centrale idroelettrica interna</strong>, operativa dagli anni Novanta, precede di decenni l’attenzione alle <strong>rinnovabili</strong>. E oggi un esteso impianto fotovoltaico integra la produzione &#8220;pulita&#8221;. Inoltre, con l&#8217;applicazione dell&#8217;intelligenza artificiale, in questo momento l&#8217;azienda si propone di <strong>coniugare innovazione e rispetto ambientale</strong>: la tecnologia satellitare misura la vigoria dei vigneti, calibrando con precisione gli interventi per microzone. Ci sono poi le centraline meteorologiche e sensori di umidità nel terreno che raccolgono dati in tempo reale, elaborati dall’AI per pianificare trattamenti fitosanitari mirati o irrigazioni calibrate sulla tessitura del terreno per momenti di stress idrico. Infine, i droni rilevano eventuali sofferenze per interventi localizzati, supportati dalla sub-irrigazione di precisione direttamente alle radici, minimizzando gli sprechi.</p>
<p class="p1">Questa visione tecnologica si inserisce nel più ampio programma <strong>&#8220;Villa Sandi for Life&#8221;</strong>, che comprende vigneti certificati <strong>Biodiversity Friend</strong>. L&#8217;azienda partecipa inoltre al<strong> Wine Research Team</strong>, rete di quasi 40 cantine coordinata da <strong>Riccardo Cotarella</strong>, e una parte della <strong>tenuta di Nervesa della Battaglia</strong> è stata messa a disposizione per sperimentazioni su lieviti indigeni, viticoltura di precisione, portainnesti resistenti alla siccità e varietà resistenti alle malattie.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1"><strong>La Rivetta 120 Valdobbiadene Superiore Docg Extra Brut:  </strong>con 120 giorni di affinamento sui lieviti, questo Prosecco si presenta con l’ambizione di conquistare i palati più esigenti. Secco, ma non affilato; bella acidità e finezza, unite a una fragranza che porta nel calice sfumature agrumate con una bolla cremosa.</p>
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		<title>Trebotti</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/trebotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 12:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Trebotti]]></category>
		<category><![CDATA[Tuscia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre fratelli, un territorio e una missione: trasformare il vino in strumento concreto di sostenibilità. Nella Tuscia viterbese, tra boschi e colline tufacee, Trebotti è diventata laboratorio vivente di viticoltura rigenerativa, capace di azzerare la propria impronta climatica. Dal 2019, infatti, l’azienda si è certificata Carbon Neutral, tra le prime al mondo. La ricetta? Una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Tre fratelli, un territorio e una missione: trasformare il vino in strumento concreto di sostenibilità. Nella<strong> Tuscia viterbese</strong>, tra boschi e colline tufacee, Trebotti è diventata laboratorio vivente di viticoltura rigenerativa, capace di azzerare la propria impronta climatica. Dal 2019, infatti, l’azienda si è certificata <strong>Carbon Neutral</strong>, tra le prime al mondo. La ricetta? Una combinazione di agricoltura biologica certificata (dal 2006), <strong>economia circolare</strong> e <strong>innovazione scientifica</strong>. Ogni scarto qui diventa risorsa: con il progetto <strong>Gocce Zero Waste</strong> le bottiglie sono a vuoto a rendere; il compost aziendale diventa ammendante e pacciamatura; l’acqua usata in cantina viene depurata con fitofiltrazione e raccolta in un biolago; le bottiglie sono ultraleggere, riducendo emissioni da trasporto.</p>
<p class="p1">Anche l’energia segue la stessa logica: fotovoltaico, efficienza e una cantina ipogea progettata per sfruttare gravità e isolamento naturale. La ricerca è un altro pilastro. Grazie alla collaborazione con l’<strong>Università della Tuscia</strong> e con il premio<strong> Nobel per la Pace</strong> Riccardo Valentini (IPCC), Trebotti ha portato avanti progetti pionieristici su carbon footprint e resilienza climatica. Nascono così innovazioni come i Vini 3S (Sostenibili-Senza-Solfiti), le etichette parlanti “salva goccia” e il progetto CO.ME.F, che trasforma scarti agricoli in compost, metano e funghi. Persino l’asina Jane contribuisce con diserbo naturale e concimazione dell’oliveto: un approccio dove high-tech e tradizione contadina convivono senza contraddizioni.</p>
<p class="p1">La visione di Trebotti non si ferma alla Tuscia: a Pantelleria, con il progetto <strong>Kikkidduri</strong>, l’azienda lavora per creare un living lab dedicato alla viticoltura eroica dello zibibbo, tra dammusi e terrazzamenti patrimonio Unesco. Un ponte tra territori che unisce ricerca, cultura rurale e resistenza ai cambiamenti climatici. Oggi Trebotti è più di una cantina: è un modello agricolo integrato, che mette insieme scienza, etica e comunità. In ogni calice dei loro vini non c’è solo territorio: c’è la dimostrazione che un futuro agricolo a impatto zero non è utopia, ma scelta quotidiana.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1"><strong>Gocce Violone Dop Tuscia Rosso Bio</strong>: rosso rubino intenso, profuma di ribes, amarena e tabacco. In bocca è potente, persistente, con tannini vellutati e una chiusura speziata. Un cru raro (3.500 bottiglie) che racconta la Tuscia in versione profonda ed elegante.</p>
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		<title>Umani Ronchi</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/umani-ronchi-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 12:04:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Marche]]></category>
		<category><![CDATA[Umani Ronchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i nomi di punta della produzione vinicola, nonché dell’enoturismo, delle Marche, Umani Ronchi conta oltre 60 anni di storia – iniziata con Gino Umani Ronchi e proseguita con Massimo Bernetti e con il figlio Michele, oggi alla guida dell’azienda – e oltre 200 ettari di vigna che dai Castelli di Jesi e dal Conero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Tra i nomi di punta della produzione vinicola, nonché dell’enoturismo, delle <strong>Marche</strong>, <strong>Umani Ronchi</strong> conta oltre 60 anni di storia – iniziata con Gino Umani Ronchi e proseguita con Massimo Bernetti e con il figlio Michele, oggi alla guida dell’azienda – e oltre 200 ettari di vigna che dai Castelli di Jesi e dal Conero si allargano fino in Abruzzo. Un progetto in cui, da 25 anni a questa parte, l’attenzione alla sostenibilità ad ampio raggio, e a un modello virtuoso di viticoltura che si basa su approccio etico e innovazione, gioca un ruolo importante. Anche grazie alle condizioni climatiche favorevoli, fin dal 2000 in Abruzzo, e dal decennio successivo nelle Colline del Verdicchio e nel Conero, Umani Ronchi ha avviato un percorso all’insegna del <strong>rispetto della biodiversità</strong>, arrivando oggi a una<strong> gestione 100% biologica</strong> dei vigneti, con inerbimenti e sovesci, che procede di pari passo con la tutela degli ecosistemi circostanti, tra boschi, laghi e zone naturali, garantendo armonia e interazione.</p>
<p class="p1">Allo stesso modo, in cantina si è<strong> investito in tecnologie e ricerca</strong> per ridurre l’impatto ambientale: il fabbisogno energetico è coperto dall’impianto fotovoltaico e da fonti rinnovabili, mentre grazie alla collaborazione con l’<strong>Università Politecnica delle Marche</strong> sono state adottate soluzioni innovative di gestione e ottimizzazione delle risorse idriche nella coltivazione del vigneto, ed è di recente stato avviato un progetto per lo sviluppo e la ricerca di pratiche agronomiche utili alla mitigazione del riscaldamento climatico. E l’attenzione alla sostenibilità e alla circolarità si applica anche alla scelta dei materiali di confezionamento: dalle bottiglie in vetro leggero ai tappi sintetici riciclabili, ricavati dalla canna da zucchero, fino alle etichette. Un processo che ha portato dal 2022 alla<strong> Certificazione Equalitas Corporate</strong>, che ne attesta e supporta la sostenibilità ambientale, economica e sociale, guardando al futuro non solo dell’azienda ma anche dei territori in cui opera secondo un modello di impresa capace di coniugare innovazione, rispetto e responsabilità.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1"><strong>Cumàro Conero Riserva Docg:</strong> Da una vigna di Montepulciano nel comune di Osimo, poco distante dal mare, nasce questo rosso morbido e avvolgente con belle note speziate: fermenta in acciaio su lieviti indigeni, poi in barrique di rovere e ancora in bottiglia, in ambiente termocontrollato.</p>
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		<title>Torrevento</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/torrevento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 11:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Torrevento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’Alta Murgia, cuore di pietra e vento di Puglia, Torrevento ha costruito un modello di viti- coltura che è al tempo stesso custodia del territorio e motore d’innovazione. La cantina, incastonata tra ulivi secolari e vigne che guardano Castel del Monte, lavora da più di vent’anni su un percorso di qualità certificata. Non si tratta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Nell’<strong>Alta Murgia</strong>, cuore di pietra e vento di <strong>Puglia</strong>, Torrevento ha costruito un modello di viti- coltura che è al tempo stesso custodia del territorio e motore d’innovazione. La cantina, incastonata tra ulivi secolari e vigne che guardano Castel del Monte, lavora da più di vent’anni su un percorso di qualità certificata. Non si tratta solo di standard tecnici, ma di una vera filosofia: <strong>Equalitas</strong>, la certificazione che misura sostenibilità ambientale, sociale ed economica, qui è stata abbracciata come bussola quotidiana. Il lavoro parte dal suolo: riduzione delle lavorazioni, incremento della biodiversità, uso esclusivo di concimi organici e organo-minerali. Nei vigneti sono installate <strong>centraline</strong> <strong>meteo</strong> che dialogano con sistemi di viticoltura di precisione: monitorano umidità, rischio di oidio (una malattia fungina che indebolisce le piante) e fabbisogno idrico, consentendo interventi mirati e riducendo al minimo input chimici e sprechi d’acqua. Così si difende la fertilità e la vita microbica dei terreni.</p>
<p class="p1">L’innovazione si traduce anche in trasparenza: Torrevento è stata tra le prime in Italia ad adottare un sistema di <strong>tracciabilità</strong> basato su blockchain che permette di seguire la storia di ogni bottiglia, dal vigneto alla cantina, semplicemente scansionando un QR code. Un racconto digitale che non è marketing, ma garanzia concreta di autenticità e responsabilità. La sostenibilità qui ha anche un volto umano: programmi formativi per i dipendenti, parità di genere, impegno sociale sul territorio. Perché fare vino, secondo Torrevento, non è solo vinificare uve, ma creare un ecosistema culturale ed economico che restituisca valore alla comunità. Il tutto con un’attenzione speciale ai vitigni autoctoni pugliesi, a partire dal Nero di Troia. Un lavoro di ricerca e tutela che conferma come l’identità del territorio possa convivere con le tecnologie più avanzate. Torrevento dimostra che la tradizione, se guidata da dati e visione etica, diventa innovazione sostenibile.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1">Nero di Troia Riserva Ottagono: rubino intenso, profuma di frutti di bosco maturi, spezie e cenni tostati. In bocca è caldo e armonioso, con tannini morbidi e finale lungo. Un rosso che racchiude l’anima della Murgia e l’eleganza del Castel del Monte.</p>
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		<item>
		<title>Tenuta Meraviglia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/tenuta-meraviglia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 11:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta Meraviglia]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nomen omen: Tenuta Meraviglia è uno spettacolo. Costruita in quella che era la vecchia cava di Cariola, dismessa negli anni Ottanta e finalmente recuperata, è letteralmente incastonata nella roccia. Giusto al limite della denominazione Bolgheri, sopra l’Aurelia e il mare di San Vincenzo. La diciassettesima impresa nel vino del magnate argentino Alejandro Bulgheroni è non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><em>Nomen omen</em>: <strong>Tenuta Meraviglia</strong> è uno spettacolo. Costruita in quella che era la vecchia cava di Cariola, dismessa negli anni Ottanta e finalmente recuperata, è letteralmente incastonata nella roccia. Giusto al limite della denominazione <strong>Bolgheri</strong>, sopra l’Aurelia e il mare di San Vincenzo. La diciassettesima impresa nel vino del magnate argentino <strong>Alejandro Bulgheroni</strong> è non meno che impressionante, degna di una collana di realtà prestigiose inanellata in giro per il mondo e che solo in Italia annovera brand come Dievole (Chianti Classico), Podere Brizio (Montalcino) e Le Colonne (ancora Bolgheri).</p>
<p class="p1">Il nuovo progetto porta la firma dello <strong>Studio d’Architettura Bernardo Tori</strong> e si inserisce perfettamente in un contesto dal fascino “crudo”, che conta ben 7mila metri quadrati di superficie. Il tutto su tre livelli: nella parte più alta ci sono gli uffici e le sale degustazione; nel piano intermedio le sale di vinificazione, in cui si possono ammirare le grandi vasche di cemento grezzo che caratterizzano tutte le cantine italiane del gruppo; a terra la bottaia, con la parete rocciosa a vista che crea il perfetto microclima per la maturazione dei vini.</p>
<p class="p1">Oltre al recupero di un’area abbandonata, di per sé già rilevante sul piano ambientale, non si contano le buone pratiche in termini di sostenibilità: sia attuate durante i lavori (oltre il 95% delle materie usate sono di provenienza locale; zero emissioni di composti organici volatili dannosi per l’ambiente e la salute umana; gestione dei rifiuti e del loro riciclaggio in loco) che nel prosieguo di ogni attività aziendale (campo, cantina, uffici).</p>
<p class="p1">Tra le altre, balzano agli occhi quelle che riguardano la gestione e l’efficienza idrica, la riduzione dell’inquinamento luminoso, il controllo energetico gestito in tempo reale tramite automazione intelligente e apparecchiature a inverter, insieme a sistemi passivi per la regolazione della temperatura e del ricambio d’aria. Insomma, un sistema integrato di azioni all’avanguardia per il benessere naturale e umano. Di impressionante bellezza.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1"><strong>Bolgheri Rosso Superiore Doc Maestro di Cava: </strong>Cabernet Franc, cemento e botte grande. Ingredienti relativamente inediti per un vino dalla carica fruttata intensa ma mai debordante, ben trascinato da lampi balsamici che incrociano resine, erbe selvatiche e bacche mediterranee.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tenuta Sette Ponti</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/tenuta-sette-ponti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 11:14:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta Sette Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla moda al vino, il passo può anche essere breve se si approccia il lavoro con curiosità, visione e spirito sartoriale. Così è stato per Antonio Moretti Cuseri, affermato businessman nel campo fashion che nel Duemila trasforma le terre di proprietà in Toscana in un moderno progetto vitivinicolo. Prendendoci gusto, perché da questo primo seme [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Dalla <strong>moda</strong> al vino, il passo può anche essere breve se si approccia il lavoro con curiosità, visione e spirito sartoriale. Così è stato per <strong>Antonio Moretti Cuseri</strong>, affermato businessman nel campo fashion che nel Duemila trasforma le terre di proprietà in Toscana in un <strong>moderno progetto vitivinicolo</strong>. Prendendoci gusto, perché da questo primo seme piantato nella campagna di Arezzo, arrivano ben presto germogli a Bolgheri (Podere Orma), in Maremma (Poggio del Lupo) e in Sicilia (Feudo Maccari a Noto e Animaetnea alle pendici del vulcano). Ogni realtà è condotta in maniera originale, affrontando caso per caso le diverse peculiarità e ricavando percorsi stilistici identitari, seppure cuciti da un filo comune. Anche la filosofia di fondo, l’etica e i principi generali legano le diverse aziende del progetto, sempre più attente a unire sostenibilità economica e ambientale.</p>
<p class="p1">Tenendo il focus sulla casa madre di Sette Ponti, molte azioni concrete sono state avviate negli ultimi anni, a cominciare dal <strong>recupero delle acque piovane</strong>. All’interno della Tenuta ci sono infatti quattro bacini idrogeologici alimentati da torrenti stagionali, mentre altre misure riguardano l’installazione di pannelli fotovoltaici, l’uso di tappi in materiale misto sughero-granturco (così da ridurre il consumo di alberi), e la scelta di <strong>bottiglie più leggere</strong>. Nel vigneto, l’uso di rame e zolfo avviene attraverso l’atomizzatore a recupero (uno strumento che permette il risparmio di un quantitativo idrico del 30%), mentre tra i concimi c’è l’humus prodotto da lombrico, ottenuto dalla fermentazione del letame e in grado di trattenere maggiormente l’acqua, rilasciando più lentamente le sostanze nutritive e creando delle micro gallerie sotterranee che favoriscono l’ossigenazione del terreno. Per non dire di quelli derivanti dal recupero di deiezioni equine di proprietà o di stalle limitrofe all’azienda, in un processo virtuoso di economia circolare.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1"><strong>Oreno Toscana Igt:</strong> nata nel 1999, questa etichetta rappresenta un moderno Supertuscan realizzato con uve Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc, Petit Verdot. Bordolese anche nell’impostazione stilistica e nella (dimostrata) capacità di invecchiamento, è un rosso magnetico e fitto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tenuta J. Hofstätter</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/tenuta-j-hofstatter/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 10:52:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[alto adige]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta J. Hofstätter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1997, la &#8220;torre del vino&#8221; voluta da Martin Foradori Hofstätter svetta sul panorama di Termeno accanto allo storico campanile quattrocentesco, creando un contrasto più armonioso di quanto ci si potrebbe aspettare: la costruzione rivestita in legno, realizzata per garantire la conservazione e maturazione ottimale dei vini grazie al sistema di climatizzazione, è la rappresentazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Dal 1997, la &#8220;torre del vino&#8221; voluta da <strong>Martin Foradori Hofstätter</strong> svetta sul panorama di Termeno accanto allo storico campanile quattrocentesco, creando un contrasto più armonioso di quanto ci si potrebbe aspettare: la costruzione rivestita in legno, realizzata per garantire la conservazione e maturazione ottimale dei vini grazie al sistema di climatizzazione, è la rappresentazione concreta e simbolica assieme delle propensione all’innovazione di questa <strong>storica cantina altoatesina</strong>, fondata nel 1907 da Joseph Hofstätter e guidata dal 1992 da Martin Foradori Hofstätter, rappresentante della quarta generazione di vignaioli (ma la quinta è già entrata in azienda, con i tre figli). Pioneristiche sono state, ad esempio, l’attenzione ai vitigni autoctoni di queste latitudini – tra cui Lagrein, Schiava e Gewürztraminer – e la zonazione attraverso la selezione di vigne storiche lavorate singolarmente, rimarcando la grande diversità espressiva di questo territorio in cui la vite cresce ad altitudini ed esposizioni molto varie; ma anche l’apertura all’<strong>ospitalità</strong> (con il wine bar, l&#8217;enoteca e il ristorante ospitati nella tenuta principale) e l’uso di botti di cemento, già nel 2013.</p>
<p class="p1">Un percorso in cui l’attenzione all’ambiente e l’impiego di accorgimenti in tal senso – riduzione del peso delle bottiglie, uso di imballaggi biodegradabili, recupero del calore e produzione di energia da impianto fotovoltaico – ha sempre rappresentato una scelta naturale e quasi intrinseca alla forma mentis aziendale. E se da un lato la scelta di battezzare i vini come i diversi masi di proprietà – sei tra Alto Adige e Trentino, terra d’origine della famiglia – testimonia il legame con la tradizione e il territorio, percorsi più recenti hanno portato l’azienda a “sconfinare” anche in <strong>Mosella</strong> (con l’acquisto, nel 2014, della storica cantina Dr. Fischer e il lavoro sul Riesling) ma anche in domini “impervi” e ancora poco esplorati come quello dei vini <strong>dealcolati</strong>, con la linea <strong>Steinbock Zero</strong>.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1"><strong>Vigna Steinraffler Lagrein Riserva: </strong>le uve di Lagrein che crescono ai piedi del pendio di Sella, poco distante da Termeno, sono raccolte a mano e diraspate prima della fermentazione in botti di cemento e dell’affinamento in botti grandi. Ne nasce un rosso corposo e dal frutto pieno, che conserva mineralità e freschezza.</p>
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		<title>Tasca d’Almerita</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/tasca-dalmerita-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 10:38:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Tasca d'Almerita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In vigna il tempo scorre lento, ma le decisioni che prendiamo oggi scrivono il futuro di chi verrà domani. È questa la consapevolezza che guida Alberto Tasca e la sua famiglia: fare vino non significa soltanto custodire una tradizione, ma innovare ogni giorno il modo in cui ci prendiamo cura della terra. Per Tasca d’Almerita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">In vigna il tempo scorre lento, ma le decisioni che prendiamo oggi scrivono il futuro di chi verrà domani. È questa la consapevolezza che guida Alberto Tasca e la sua famiglia: fare vino non significa soltanto custodire una tradizione, ma innovare ogni giorno il modo in cui ci prendiamo cura della terra. Per <strong>Tasca d’Almerita</strong> – che oggi rappresenta un sistema complesso e ragionato di tenute da cui nascono espressioni affascinanti dei diversi terroir dell’isola – la sostenibilità non è un’etichetta da esibire, ma un impegno vivo, che ha origine nell’ascolto della natura e si traduce in gesti concreti. Dal 2010, con il <strong>programma SOStain</strong>, l’azienda ha tracciato una strada nuova per la <strong>viticoltura siciliana</strong>: un percorso condiviso, fatto di studio, misurazione e trasparenza, che ha permesso a molti produttori di crescere insieme, consapevoli che solo unendo le forze si può custodire un patrimonio ricco e prezioso come quello siciliano.</p>
<p class="p1">Oggi la sostenibilità è un metodo di gestione consolidato, e per il consumatore è una bussola che orienta le scelte e un potente strumento attraverso cui influenzare il sistema economico che sostiene. Per Tasca, però, l’obiettivo del pareggio dei conti con la natura – il cosiddetto impatto zero – non basta. «Abbiamo scelto di adottare un <strong>modello Nature Positive</strong> che restituisca al Pianeta più valore di quanto ne usiamo per operare», dice Alberto Tasca. Così dopo avere imparato a misurare e ridurre i propri impatti, la storica cantina ha scelto di alzare l’asticella. È qui che la sostenibilità diventa innovazione, trasformandosi in modello rigenerativo. Questa visione ha portato nel 2023 alla <strong>certificazione B Corp</strong>: un percorso “severo”, che premia solo le imprese capaci di coniugare valori sociali, ambientali ed economici.</p>
<p class="p1">Tasca d’Almerita è oggi l’unica cantina siciliana a far parte di questo movimento globale, parte del ristretto gruppo di ambasciatori internazionali del Robert Parker Green Emblem. Sostenibilità e innovazione, per l’azienda, sono dunque due facce della stessa medaglia: il modo più autentico per custodire un paesaggio, generare bellezza e lasciare in eredità non solo un vino, ma un futuro più ricco di possibilità.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1"><strong>Rosso del Conte:</strong> quando nel 1959, nella collina San Lucio della Tenuta Regaleali, Giuseppe Tasca d’Almerita piantò l’alberello di Perricone e Nero d’Avola, stava investendo in un futuro che pochi siciliani riuscivano a immaginare, creando le basi per il primo vino da vigna unica in Sicilia. Nacque così, nel 1970, il vino Riserva del Conte, poi chiamato Rosso del Conte.</p>
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		<title>Santa Margherita</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/santa-margherita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 10:36:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot grigio]]></category>
		<category><![CDATA[prosecco]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Margherita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando nel 1935 il conte Gaetano Marzotto acquistò il latifondo Stucky a Fossalta di Portogruaro, nella campagna alle spalle del litorale veneto, probabilmente non immaginava di dare vita a una delle realtà più dinamiche del panorama vitivinicolo italiano. Santa Margherita (nome scelto in omaggio alla moglie) è pietra fondante del gruppo Herita Marzotto Wine Estates [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Quando nel 1935 il <strong>conte Gaetano Marzotto</strong> acquistò il latifondo Stucky a Fossalta di Portogruaro, nella campagna alle spalle del litorale veneto, probabilmente non immaginava di dare vita a una delle realtà più dinamiche del panorama vitivinicolo italiano. Santa Margherita (nome scelto in omaggio alla moglie) è pietra fondante del gruppo <strong>Herita Marzotto Wine Estates</strong> – 248 milioni di fatturato e 25 milioni di bottiglie vendute in più di 90 Paesi – e rappresenta un caso emblematico di come storia e innovazione possano convivere nella visione del fondatore di «una viticoltura moderna ed efficiente, fatta di persone, natura e tecnologia insieme».</p>
<p class="p1">La storia dell’azienda è costellata di intuizioni pionieristiche. Nel 1952 inizia la produzione del Prosecco, mentre nel 1961 arriva dall’Alto Adige la &#8220;scoperta&#8221; del <strong>Pinot Grigio</strong>, di cui Marzotto riconosce le potenzialità avviando la produzione con tecniche al tempo innovative. Un percorso che ha portato il gruppo alla conquista degli Stati Uniti. Oggi Santa Margherita coltiva 134 ettari tra Valle dell’Adige, Veneto Orientale e colline di Conegliano e Valdobbiadene, con 116 ettari certificati SQNPI e 18,5 ettari in biologico, numeri che raccontano una visione green consolidata. Sono corposi gli investimenti in tecnologia e per l’efficientamento energetico, privilegiando da sempre fonti rinnovabili, mentre le bottiglie (made in Marzotto) sono in larga parte di vetro riciclato. Non manca la certificazione Biodiversity Friend, con pratiche che includono lavorazioni manuali, sovescio e conservazione dei biotipi di viti con oltre 70 anni. L’economia circolare trova applicazione anche nel programma Rafcycle di UPM Raflatac, che recupera gli scarti delle etichette.</p>
<p class="p1">Una <strong>prospettiva sostenibile</strong> che assume contorni internazionali con il progetto di carbon neutrality per il Pinot Grigio esportato in Canada: oltre 1,8 milioni di bottiglie vengono certificate attraverso progetti di compensazione delle emissioni, iniziativa che si inserisce nel più ampio programma del gruppo Herita, prima azienda italiana del vitivinicolo a raggiungere (nel 2024) la carbon neutrality completa.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p class="p1"><strong>Pinot Grigio Impronta del Fondatore Alto Adige Doc:</strong> le uve altoatesine portano freschezza a questo Pinot Grigio che, contro ogni abitudine, andrebbe assaggiato dopo qualche anno in bottiglia. Alle note giovanili di pera e agrumi, il tempo aggiunge complessità e fa emergere il valore dell’acidità.</p>
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		<title>San Salvatore 1988</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-san-salvatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 14:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[San Salvatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel vino, piccolo è bello. Ma quando il rispetto del territorio e della natura si unisce a progetti capaci di generare occupazione e valore forse è anche meglio. Obiettivi pienamente centrati dalla realtà cilentana San Salvatore, fondata nel 1988 dall’imprenditore Peppino Pagano: nato a Boscoreale, alle pendici del Vesuvio, ha dedicato il suo lavoro allo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-san-salvatore/">San Salvatore 1988</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel vino, piccolo è bello. Ma quando il rispetto del territorio e della natura si unisce a progetti capaci di generare occupazione e valore forse è anche meglio.</p>
<p>Obiettivi pienamente centrati dalla realtà cilentana San Salvatore, fondata nel 1988 dall’imprenditore <strong>Peppino Pagano</strong>: nato a Boscoreale, alle pendici del Vesuvio, ha dedicato il suo lavoro allo sviluppo turistico del territorio di Paestum e dintorni, tra imprenditoria alberghiera e agroalimentare.</p>
<p>Certo la base naturale su cui si fonda l’azienda contribuisce in maniera importante: 165 ettari di terreno, dei quali 42 vitati, divisi in alcune parcelle dai caratteri distinti e ricchi di biodiversità (siamo nel Parco Nazionale del Cilento, tra i siti di Cannito, Stio e Fuscillo, allevati in larghissima prevalenza con varietà classiche come Fiano, Greco, Falanghina e Aglianico).</p>
<p>Se l’idea è sempre stata quella di tutelare ambiente e terroir, nel corso degli anni le buone pratiche si sono moltiplicate assumendo numerose forme. Nel 2009 è arrivato il primo impianto fotovoltaico, cui se ne è aggiunto un altro tre anni più tardi. Sempre in quel periodo sono state avviate le procedure per un progetto geniale e innovativo che riguarda l’allevamento di bufale di proprietà, in modo da gestire il <b>biogas derivante dagli animali</b> e allacciarlo al GSE. Oggi l’azienda è in grado di produrre fino a <b>2.200.000 kWh l’anno di energia verde</b>: il doppio rispetto a quanto serve per alimentare cantina, allevamento e tutte le altre attività.</p>
<p>L’impostazione biologica in vigna è stata inoltre traghettata verso pratiche in parte biodinamiche, riutilizzando i residui naturali derivanti dalla produzione di biogas per la fertilizzazione dei terreni. Un <b>ciclo virtuoso e autarchico</b> che permette la crescita del foraggio che gli animali mangiano, per poi produrre liquami che tornano in natura e riavviano il percorso. Il tutto messo nero su bianco da precise certificazioni, come <b>Equalitas Sustainable Wine Standard e Bio Agricert</b>.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Falanghina Campania Igp:</b> vinificata e maturata solo in acciaio, questa Falanghina è un’espressione della varietà campana immediata quanto generosa. Colore lucente, frutta matura con sfumature da una parte tropicali e dall’altra agrumate, con belle folate balsamiche di resina ed erbe aromatiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-san-salvatore/">San Salvatore 1988</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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