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	<title>Advertorial &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Advertorial &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Sanct Valentin: l’anima alpina del Sauvignon di San Michele Appiano</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/sanct-valentin-lanima-alpina-del-sauvignon-di-san-michele-appiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 16:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel panorama vitivinicolo dell’Alto Adige, poche etichette sono riuscite a definire uno standard stilistico come la linea Sanct Valentin della Cantina San Michele Appiano. Nata nel 1986, questa selezione rappresenta il vertice qualitativo di una cooperativa storica, fondata nel 1907, che oggi conta 320 soci e 390 ettari di vigneto. Se la linea prende il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="4">Nel panorama vitivinicolo dell’Alto Adige, poche etichette sono riuscite a definire uno standard stilistico come la linea <strong>Sanct Valentin</strong> della <strong>Cantina San Michele Appiano</strong>. Nata nel 1986, questa selezione rappresenta il vertice qualitativo di una cooperativa storica, fondata nel 1907, che oggi conta 320 soci e 390 ettari di vigneto.</p>
<p data-path-to-node="5">Se la linea prende il nome dall’omonimo castello rinascimentale che domina i vigneti più vocati, è con il <strong>Sauvignon</strong> che il progetto ha raggiunto la sua massima espressione, diventando uno dei bianchi più apprezzati d’Italia.</p>
<figure id="attachment_216433" aria-describedby="caption-attachment-216433" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-216433 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/sanct-valentin-lanima-alpina-del-sauvignon-di-san-michele-appiano.png" alt="sanct-valentin-lanima-alpina-del-sauvignon-di-san-michele-appiano" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216433" class="wp-caption-text">La sede della cantina</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="6">Il successo del<strong> Sauvignon Sanct Valentin</strong> risiede nel delicato equilibrio tra altitudine e composizione del suolo. Le uve provengono da parcelle selezionate situate ai piedi della <strong>Mendola</strong>, tra i 450 e i 650 metri sul livello del mare. Qui, l’esposizione a sud-est e i terreni ghiaiosi a forte componente calcarea offrono il drenaggio e lo stress idrico necessari per concentrare gli aromi della varietà.</p>
<p data-path-to-node="7">Il microclima alpino, caratterizzato da forti escursioni termiche tra giorno e notte, preserva l’acidità “<em>croccante</em>” tipica del vitigno, mentre la maturazione lenta permette lo sviluppo di un bouquet fitto che spazia dai fiori di sambuco al ribes maturo, fino alle note di uva spina e frutta gialla. La resa è mantenuta bassa e la vendemmia, che avviene nella seconda metà di settembre, è rigorosamente manuale.</p>
<p data-path-to-node="8">In cantina, il protocollo di vinificazione mira a esaltare la <strong>longevità</strong>: il 75% della massa fermenta in acciaio rimanendo sui lieviti fino ad aprile, mentre il restante 25% matura in tonneaux di legno, conferendo al vino una struttura morbida ed elegante senza sovrastarne la mineralità.</p>
<figure id="attachment_216434" aria-describedby="caption-attachment-216434" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="wp-image-216434 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/sanct-valentin-lanima-alpina-del-sauvignon.png" alt="sanct-valentin-lanima-alpina-del-sauvignon" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216434" class="wp-caption-text">L&#8217;enologo Jakob Gasser</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="9">Questa filosofia produttiva è oggi nelle mani di <strong>Jakob Gasser</strong>, giovane enologo di nuova generazione (classe 1994). La sua visione unisce l’uso di tecnologie all’avanguardia a un ritorno al rispetto dei cicli naturali, con l’obiettivo di innalzare ulteriormente la precisione stilistica della linea.</p>
<p data-path-to-node="10">Con un potenziale di invecchiamento che <strong>supera i dieci anni</strong>, il Sauvignon Sanct Valentin sfida la concezione comune dei bianchi pronti al consumo immediato. Al palato si presenta con una pienezza elegante, ideale per accompagnare piatti complessi come il salmerino in salsa di peperoni o un risotto alle verdure, oltre ai classici pesci alla griglia come sogliola o persico.</p>
<p data-path-to-node="11">In un mercato sempre più attento all’autenticità del territorio, San Michele Appiano continua a puntare sulla valorizzazione dei singoli cru, confermando la linea Sanct Valentin come un punto di riferimento per chi cerca vini di montagna capaci di coniugare potenza e finezza.</p>
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		<title>Nel nome del vino: il fascino millenario dell&#8217;Abbazia di Novacella</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/nel-nome-del-vino-il-fascino-millenario-dellabbazia-di-novacella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Abbazia di Novacella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi chilometri da Bressanone, nel cuore della Valle Isarco, l’Abbazia di Novacella si staglia come un’oasi dove arte, cultura e natura si fondono in un’esperienza immersiva sospesa tra i vigneti e le cime dolomitiche. Fondata nel 1142 e ancora oggi abitata da Canonici Agostiniani, la struttura rappresenta una delle realtà vitivinicole attive più antiche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">A pochi chilometri da Bressanone, nel cuore della Valle Isarco, l’<strong>Abbazia di Novacella</strong> si staglia come un’oasi dove arte, cultura e natura si fondono in un’esperienza immersiva sospesa tra i vigneti e le cime dolomitiche. Fondata nel 1142 e ancora oggi abitata da Canonici Agostiniani, la struttura rappresenta una delle realtà vitivinicole attive più antiche al mondo, oltre che un’eccellenza nel panorama enologico dell’<strong>Alto Adige</strong>.</p>
<p class="p1">In questo contesto, la viticoltura di montagna non è solo tradizione, ma un’arte che sfida le altitudini fino a 900 metri per dare vita a bianchi dalla spiccata identità. Il 2023 ha segnato una tappa fondamentale in questa storia secolare con il lancio dei primi due vini monovigneto, un progetto nato per valorizzare appezzamenti dalle caratteristiche uniche. Questi vini rappresentano il vertice qualitativo della produzione: il <strong>Sylvaner</strong> <strong>Stiftsgarten</strong>, che nasce dal vigneto storico adiacente alle mura abbaziali, e il <strong>Pinot Nero Riserva Vigna Oberhof</strong>, proveniente dai terreni ghiaioso-morenici della tenuta Marklhof a Cornaiano. Ma l’anima di Novacella risiede anche nel suo complesso museale, uno scrigno architettonico tra i più prestigiosi dell’arco alpino dove convivono armoniosamente il romanico, il gotico, il barocco e il rococò della celebre biblioteca abbaziale che custodisce oggi quasi 100 manoscritti medievali, una selezione dei quali è esposta nel museo.</p>
<figure id="attachment_216220" aria-describedby="caption-attachment-216220" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-216220" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/la-sala-barocca-della-Biblioteca.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216220" class="wp-caption-text">la sala barocca della Biblioteca</figcaption></figure>
<p class="p1">Camminando tra il <strong>chiostro</strong> affrescato e il <strong>Pozzo delle Meraviglie</strong> nel cortile, si attraversa quasi un millennio di storia che oggi si apre ai visitatori. <strong>L’enoturismo</strong> qui assume una dimensione profonda e concreta: si può partecipare a passeggiate guidate che si snodano direttamente tra i filari per comprendere la viticoltura eroica, o concedersi momenti conviviali nell’<strong>Osteria abbaziale</strong>, dove la classica merenda con tagliere tirolese – a base di speck e formaggi locali – esalta le proprietà dei vini della casa. Per chi cerca un’esperienza esclusiva, la visita guidata deluxe schiude le porte di spazi normalmente riservati e culmina in una degustazione dei vini abbinati alle specialità gastronomiche del territorio, offrendo un dialogo continuo tra lo spirito del luogo e i frutti della terra.</p>
<figure id="attachment_216221" aria-describedby="caption-attachment-216221" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216221" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/le-due-etichette-di-Pinot-Nero-Riserva-Vigna-Oberhof-e-Sylvaner-Stiftsgarten.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216221" class="wp-caption-text">le due etichette di Pinot Nero Riserva Vigna Oberhof e Sylvaner Stiftsgarten</figcaption></figure>
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		<title>Podernovo, il poggio del vino nelle colline pisane</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/podernovo-il-poggio-del-vino-nelle-colline-pisane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 15:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrari Trentodoc]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo Lunelli]]></category>
		<category><![CDATA[Podernovo]]></category>
		<category><![CDATA[Tenute Lunelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le dolci colline di Terricciola, nel cuore più autentico della Toscana, Podernovo si racconta come un progetto in cui natura, vino e accoglienza convivono in perfetto equilibrio. È qui che Casale Podernovo rappresenta il fulcro dell’esperienza: una dimora di charme ricavata da un antico complesso rurale, restaurato nel rispetto della sua identità originaria. Pietra, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Tra le dolci colline di Terricciola, nel cuore più autentico della <strong>Toscana</strong>, <strong>Podernovo</strong> si racconta come un progetto in cui natura, vino e accoglienza convivono in perfetto equilibrio. È qui che <strong>Casale Podernovo</strong> rappresenta il fulcro dell’esperienza: una dimora di charme ricavata da un antico complesso rurale, restaurato nel rispetto della sua identità originaria.</p>
<p class="p1">Pietra, legno e materiali tradizionali si fondono con un comfort discreto, dando vita ad appartamenti eleganti e immersi nel paesaggio. Le ampie vedute su vigneti, il silenzio della campagna e la luce che cambia durante il giorno restituiscono un senso profondo di armonia. Soggiornare al Casale significa rallentare, vivere la Toscana con autenticità, tra momenti di relax a bordo piscina, passeggiate tra i filari e degustazioni dei vini della tenuta.</p>
<figure id="attachment_214823" aria-describedby="caption-attachment-214823" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214823" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/il-viale-dingresso-incorniciato-dai-cipressi.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214823" class="wp-caption-text">il viale d’ingresso incorniciato dai cipressi</figcaption></figure>
<p class="p1">Il Casale è anche punto di partenza ideale per scoprire il territorio: escursioni a piedi o in bicicletta e itinerari verso città d’arte come Pisa, Firenze, Siena e Lucca. Un’ospitalità intima e misurata, che rende ogni soggiorno un’esperienza autentica e personale. Casale Podernovo si inserisce nel <strong>progetto vitivinicolo della famiglia Lunelli</strong> che qui ha dato vita a una tenuta di circa 80 ettari. Quaranta sono dedicati ai vigneti, mentre il resto è occupato da boschi che preservano l’equilibrio naturale. Si coltivano Sangiovese e vitigni internazionali come Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, su suoli ricchi di fossili marini che contribuiscono a definire vini eleganti e identitari.</p>
<p class="p1">La <strong>certificazione biologica</strong>, ottenuta dalla vendemmia 2012, riflette una visione produttiva attenta alla sostenibilità e al rispetto del territorio. Podernovo fa parte delle <strong>Tenute Lunelli</strong>, il progetto del <strong>Gruppo Lunelli</strong> che, a partire dagli anni Ottanta, ha affiancato alle bollicine <strong>Ferrari Trentodoc</strong> una collezione di vini fermi di alta qualità con<strong> Tenuta Margon</strong> in Trentino, <strong>Carapace</strong> in Umbria e, per l’appunto, Podernovo in Toscana.</p>
<figure id="attachment_214820" aria-describedby="caption-attachment-214820" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214820" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/uno-degli-appartamenti-del-wine-relais.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214820" class="wp-caption-text">uno degli appartamenti del wine relais</figcaption></figure>
<h2>Tre vini da provare</h2>
<ol>
<li class="p1">Cabernet Franc in purezza proveniente dal vigneto Olmo, <strong>Tenute Lunelli Auritea</strong> affina in barrique francesi e si distingue per intensità aromatica, tannini fini ed elegante mineralità legata ai suoli ricchi di fossili.</li>
<li class="p1"><strong>Tenute Lunelli Teuto Costa Toscana</strong> è un Igt a base di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. Affina 18 mesi in legno, sviluppando note di frutta scura, balsamiche e speziate, con tannino fine ed equilibrato.</li>
<li class="p1">Da uve Sangiovese selezionate nelle vigne della tenuta nasce <strong>Tenute Lunelli Solenida</strong>: un rosso intenso e vibrante, vinificato anche in anfora, che racconta la mineralità dei suoli fossili e il carattere autentico della Costa Toscana.</li>
</ol>
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		<item>
		<title>Tra blind tasting e mixology d’autore, Madrid incorona il Parmigiano Reggiano Dop</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/parmigiano-reggiano-casello-d-oro-awards-madrid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 13:18:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo le tappe di Parigi e Londra, il percorso internazionale del Parmigiano Reggiano Dop prosegue a Madrid, con la nuova edizione dei Casello d’Oro Awards. La cornice scelta è quella del Real Casino, edificio storico nel centro della capitale spagnola. L’evento premia i 13 caseifici vincitori dei Palii 2025, selezionati attraverso degustazioni alla cieca condotte da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="539" data-end="949">Dopo le tappe di <strong>Parigi</strong> e <strong>Londra</strong>, il percorso internazionale del <strong>Parmigiano Reggiano Dop</strong> prosegue a <strong>Madrid</strong>, con la nuova edizione dei <strong>Casello d’Oro Awards</strong>. La cornice scelta è quella del Real Casino, edificio storico nel centro della capitale spagnola.</p>
<p data-start="951" data-end="1298">L’evento <strong>premia i 13 caseifici vincitori dei Palii 2025</strong>, selezionati attraverso degustazioni alla cieca condotte da una giuria internazionale. Il format, ormai consolidato, punta a spostare l’attenzione dal semplice prodotto al racconto della filiera, mettendo al centro la qualità certificata della Dop e il lavoro quotidiano dei produttori.</p>
<h2 data-start="951" data-end="1298">Alla scoperta del Parmigiano Reggiano Dop</h2>
<p data-start="1300" data-end="1712">Il Parmigiano Reggiano Dop è presentato in <strong>diverse stagionature</strong>, dai 24 ai 40 mesi, con assaggi guidati che permettono di confrontare profili sensoriali, consistenze e aromi. La degustazione tecnica è affiancata da una proposta di abbinamenti pensata per un pubblico internazionale, con l’obiettivo di mostrare la versatilità del formaggio anche fuori dai contesti tradizionali della cucina italiana.</p>
<p data-start="1300" data-end="1712"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-202732" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/04/Parmigiano-Reggiano.jpg" alt="Parmigiano Reggiano Food Valley" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1714" data-end="2218">Uno degli elementi distintivi dell&#8217;evento è il dialogo con il mondo della mixology. Per l’occasione, <a href="https://www.foodandwineitalia.com/parmigiano-reggiano-e-whisky-incontro-perfetto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Giorgio Bargiani</strong></a>, assistant director of mixology del <strong>The Connaught</strong> di Londra, firma un cocktail dedicato all’evento, <strong>Combinación Italiana</strong>, costruita su una base di sherry spagnoli e ingredienti di ispirazione italiana. L’abbinamento tra Parmigiano Reggiano e cocktail rappresenta un esperimento mirato a intercettare linguaggi contemporanei del consumo, soprattutto in ambito urbano.</p>
<p data-start="2220" data-end="2664">Nel racconto proposto dai Casello d’Oro Awards, il Parmigiano Reggiano Dop non viene presentato solo come prodotto gastronomico, ma come elemento culturale esportabile, capace di adattarsi a contesti diversi <strong>senza perdere identità</strong>. La scelta di Madrid conferma una strategia di comunicazione orientata ai grandi centri europei, dove il formaggio italiano viene inserito in circuiti legati all’alta ristorazione, all’hôtellerie e al consumo premium.</p>
<p data-start="2666" data-end="3144">La manifestazione si inserisce in un più ampio percorso di promozione internazionale della Dop, che negli ultimi anni ha investito sempre di più su <strong>eventi esperienziali</strong>, degustazioni guidate e format ibridi tra gastronomia, lifestyle e formazione. In questo senso, i Casello d’Oro Awards funzionano come strumento di <strong>posizionamento</strong>, rivolto non solo agli addetti ai lavori ma anche a un pubblico che associa il Parmigiano Reggiano Dop a valori di qualità, origine e riconoscibilità. Un approccio che punta a rafforzare la presenza del Parmigiano Reggiano Dop nei mercati esteri, mantenendo al centro la filiera e il sistema di certificazione come elementi distintivi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Costa Arènte: 10 anni, tra identità e futuro nella &#8220;Valle degli Dei&#8221;</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/costa-arente-10-anni-tra-identita-e-futuro-nella-valle-degli-dei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 10:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Costa Arènte]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dieci anni sono un traguardo e, al tempo stesso, un nuovo inizio. Per Costa Arènte – la tenuta affacciata come un balcone naturale sulla Valpantena, a 250 metri di altitudine nel comune di Grezzana – il 2025 segna una ricorrenza che invita a guardare al futuro con lucidità, consolidando un percorso iniziato nel 2015 con [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Dieci anni sono un traguardo e, al tempo stesso, un nuovo inizio. Per <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="70">Costa Arènte</b> – la tenuta affacciata come un balcone naturale sulla Valpantena, a 250 metri di altitudine nel comune di Grezzana – il 2025 segna una ricorrenza che invita a guardare al futuro con lucidità, consolidando un percorso iniziato nel 2015 con l’ingresso nel progetto <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="346">Le Tenute del Leone Alato</b>.</p>
<p data-path-to-node="4">Costa Arènte è il volto veronese del gruppo che unisce realtà agricole diverse, un laboratorio enologico immerso in 42 ettari di proprietà, di cui 18,6 vitati, dove la vite convive con ulivi e boschi. Qui l’Amarone è interpretato in chiave più verticale e contemporanea, grazie alle caratteristiche della sottozona Valpantena, rivendicata in etichetta: suoli di marne calcaree ricchi di fossili, altitudini che arrivano a 600 metri, escursioni termiche e una naturale freschezza.</p>
<p data-path-to-node="5">La relazione tra paesaggio e architettura è uno degli elementi identitari della tenuta: la cantina è parzialmente nascosta sotto la struttura dell’ospitalità, mentre il fruttaio è mimetizzato da muretti in pietra e da una cortina di cedri, pur ospitando un sistema tecnologico capace di gestire in modo naturale l’appassimento.</p>
<p data-path-to-node="6">Viticoltura integrata, pergola veronese tradizionale, raccolta manuale, sfalcio alternato per proteggere la fauna e certificazioni <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="131">RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta)</b> e <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="167">SQNPI</b>: non un manifesto, ma un metodo che permette di mantenere biodiversità e salute del suolo in un’area dove è ancora possibile incontrare caprioli e lepri tra i filari.</p>
<p data-path-to-node="7">A raccontare le diverse espressioni della valle sono Valpolicella Superiore, Ripasso, Amarone, Amarone Riserva e Recioto, affiancati da un Lugana Doc e da uno spumante rosé da uve Molinara vinificato in purezza, esempio di come la tenuta sia anche luogo di sperimentazione su vitigni autoctoni.</p>
<p data-path-to-node="8">Questo decennale non è solo celebrazione, ma un punto di maturità: Costa Arènte conferma la propria vocazione a produrre vini identitari, pensati per durare nel tempo, capaci di parlare al pubblico internazionale senza rinunciare alla loro anima collinare.</p>
<p data-path-to-node="9">Un invito, dunque, a scoprire la cosiddetta “Valle degli Dei” non solo come luogo di produzione, ma come paesaggio culturale in cui il vino diventa parte di un racconto più ampio: storico, agricolo, umano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/costa-arente-10-anni-tra-identita-e-futuro-nella-valle-degli-dei/">Costa Arènte: 10 anni, tra identità e futuro nella &#8220;Valle degli Dei&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Feudo Antico di Cantina Tollo: storia e ricerca in Abruzzo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/feudo-antico-di-cantina-tollo-storia-e-ricerca-in-abruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 10:00:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel paesaggio collinare che separa la Maiella dal mare Adriatico, il tempo sembra depositarsi tra i filari. A Tollo, in Abruzzo, Feudo Antico rappresenta il punto d’incontro fra passato e futuro: un laboratorio di archeo-enologia nato per custodire la memoria agricola del territorio e proiettarla verso nuove forme di produzione sostenibile. L’azienda è parte di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Nel paesaggio collinare che separa la Maiella dal mare Adriatico, il tempo sembra depositarsi tra i filari. A Tollo, in Abruzzo, <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="129">Feudo Antico</b> rappresenta il punto d’incontro fra passato e futuro: un laboratorio di archeo-enologia nato per custodire la memoria agricola del territorio e proiettarla verso nuove forme di produzione sostenibile. L’azienda è parte di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-cantina-tollo/" target="_blank" rel="noopener"><b data-path-to-node="3" data-index-in-node="364">Cantina Tollo Group</b></a>, una realtà cooperativa che dal 1960 promuove la viticoltura abruzzese attraverso ricerca, tutela dei vitigni autoctoni e valorizzazione del lavoro collettivo.</p>
<p data-path-to-node="4"><b data-path-to-node="4" data-index-in-node="0">Feudo Antico</b> è oggi l’incubatore artigianale del gruppo, un luogo dove la sperimentazione si misura con la storia. La sede, inaugurata nel 2021, è costruita attorno ai resti di una villa rustica romana emersa durante gli scavi per il reimpianto dei vigneti. Le tracce di quell’edificio – una delle più antiche testimonianze di organizzazione produttiva rurale nell’area – hanno determinato la scelta di farne non soltanto un centro di vinificazione, ma anche un museo aperto al pubblico, il primo esempio in Italia di spazio espositivo integrato in una cantina.</p>
<p data-path-to-node="5">Il ritrovamento di anfore e strumenti legati alla vinificazione ha suggerito un dialogo diretto con le pratiche di allora. Da questa riflessione è nato <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="152">InAnfora Rosso Tullum Docg Biologico</b>, vino prodotto da uve Montepulciano coltivate su terreni collinari nel comune di Tollo e vinificate in anfore di terracotta da 750 litri. La fermentazione avviene con un intervento minimo, secondo un metodo che riprende le tecniche citate da Plinio il Vecchio. Dopo undici mesi di macerazione sulle bucce, il vino viene imbottigliato senza filtrazioni né stabilizzazioni, restituendo una materia viva, legata alle origini.</p>
<p data-path-to-node="6">Il centro del progetto resta la <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="32">Tullum Docg</b>, una delle più piccole denominazioni italiane, limitata a soli diciotto ettari interamente compresi nel comune di Tollo. Qui la coltivazione della vite ha radici antichissime e una continuità che attraversa i secoli. Feudo Antico ha scelto di concentrarsi su produzioni di nicchia, capaci di rappresentare l’identità di un territorio che, pur ridotto nelle dimensioni, racchiude una straordinaria varietà di suoli e microclimi.</p>
<p data-path-to-node="7">Alla vocazione storica si affianca una costante attenzione alla ricerca. L’esperienza maturata in seno a <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="105">Cantina Tollo</b> – oggi una delle principali cooperative vitivinicole italiane, con 550 soci, 2.500 ettari di vigneto e una produzione annuale di 14 milioni di bottiglie – trova in Feudo Antico la sua declinazione più artigianale. Qui la sperimentazione non si limita alle tecniche di vinificazione, ma si estende alla gestione agronomica, alla selezione delle varietà autoctone e alla relazione con il paesaggio. In questa prospettiva si inserisce anche il <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="560">Pecorino Terre Aquilane Igp Casadonna</b>, frutto della collaborazione con lo chef <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="639">Niko Romito</b>. Il vigneto di alta quota, a oltre ottocento metri sul livello del mare, nasce nei terreni di Castel di Sangro, dove il vitigno pecorino trova una nuova espressione. Il risultato è un vino che riflette la purezza del contesto montano e la volontà di esplorare zone marginali per restituire al vitigno una dimensione diversa.</p>
<p data-path-to-node="8"><b data-path-to-node="8" data-index-in-node="0">Feudo Antico</b> rappresenta così un modello di interpretazione del territorio che unisce tutela, memoria e innovazione. Il museo archeologico integrato, la scelta di limitare le produzioni per preservare l’equilibrio ambientale e la volontà di rendere la comunità parte del progetto confermano la natura sperimentale dell’iniziativa. L’archeo-enologia, in questo contesto, non è soltanto un riferimento teorico, ma un metodo di lavoro: leggere il passato per costruire un futuro consapevole.</p>
<p data-path-to-node="9">La continuità con la filosofia cooperativa di <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="46">Cantina Tollo</b> è evidente anche nel modo in cui si affrontano le sfide della sostenibilità. Il gruppo ha ottenuto la certificazione <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="177">Equalitas</b> e adotta pratiche che privilegiano la responsabilità ambientale, sociale ed economica. Feudo Antico ne è la declinazione territoriale: una piccola cantina che riassume la storia millenaria di un luogo e la trasforma in strumento di conoscenza.</p>
<p data-path-to-node="10">Camminando tra i filari, il profilo delle colline abruzzesi si alterna a quello dei resti romani, in un paesaggio che racconta la continuità del lavoro umano. Qui la vite, coltivata da secoli, conserva la memoria del tempo e ne restituisce la misura, stagione dopo stagione. <b data-path-to-node="10" data-index-in-node="275">Feudo Antico</b> dimostra come il vino possa essere, ancora oggi, un mezzo per interpretare la storia. E come la storia, a sua volta, possa diventare materia viva nel bicchiere.</p>
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		<title>L&#8217;eleganza delle bollicine con il Parmigiano Reggiano</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/bollicine-con-il-parmigiano-reggiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 10:00:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Guardiagrele, dove la Maiella conversa con l’Adriatico nelle giornate limpide, il ristorante Villa Maiella custodisce un racconto italiano fatto di cucina, vigneti e grandi formaggi. Qui Pascal Tinari – nostro Best Maître e Sommelier Under 35 nel 2022, e alla guida della sala e della cantina dello stellato, insieme al fratello Arcangelo, chef – [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">A Guardiagrele, dove la Maiella conversa con l’Adriatico nelle giornate limpide, il ristorante <strong>Villa Maiella</strong> custodisce un racconto italiano fatto di cucina, vigneti e grandi formaggi. Qui <strong>Pascal Tinari</strong> – nostro <a href="https://www.foodandwineitalia.com/best-maitre-e-sommelier-under-35-pascal-tinari-villa-maiella-guardiagrele-chieti/" target="_blank" rel="noopener">Best Maître e Sommelier Under 35</a> nel 2022, e alla guida della sala e della cantina dello stellato, insieme al fratello Arcangelo, chef – ha trasformato il Parmigiano Reggiano Dop in una sorta di compasso identitario: «Quando lavoravo all’estero, per raccontare l’Italia portavo il Parmigiano Reggiano», confessa.</p>
<p data-path-to-node="4">Tinari ha un debole per questo prodotto simbolo del Made in Italy. Da Canneto sull’Oglio, tempio della famiglia Santini con l’indirizzo Dal Pescatore, dove ha collezionato la sua prima esperienza fuori regione come commis di sala, ricorda che il Parmigiano Reggiano Dop apriva la degustazione con una cialda e spesso era anche la conclusione perfetta del percorso. Ha poi sviluppato una certa sensibilità sul tema anche grazie alle sue visite nei caseifici “per cultura personale”.</p>
<p data-path-to-node="5">Così, il formaggio più celebre d’Italia per lui non è solo un’icona, ma anche una materia viva, esigente, spesso fraintesa. «Non basta pronunciare le parole <strong>Parmigiano Reggiano</strong> per coglierne l’essenza: come per le bollicine, se dici Prosecco o Franciacorta non hai detto nulla. Bisogna entrare nella sostanza».</p>
<p data-path-to-node="6">Dai suoi discorsi, non è difficile intuire che ama sperimentare accostamenti inaspettati, in un gioco di equilibrio e curiosità: ogni test è sempre condiviso prima con la brigata di Villa Maiella e punta a raccontare qualcosa di nuovo, senza mai forzare il prodotto. La combinazione diventa così un piccolo laboratorio di sensazioni, dove il gusto guida le regole e l’incontro tra bollicine e formaggio si fa divertente e profondo.</p>
<h2 data-path-to-node="8"><b data-path-to-node="8" data-index-in-node="0">Perché le bollicine esaltano il formaggio</b></h2>
<p data-path-to-node="9">L’effervescenza è un’intuizione quasi matematica: la freschezza sgrassa, la bolla accarezza le proteine e libera aromi lattici, tostati o evoluti a seconda della stagionatura. È un gioco di consistenze, di profondità che s’inseguono. «La bollicina deve accompagnare, non essere materica», puntualizza Tinari. «Ogni stagionatura di Parmigiano Reggiano Dop chiede il suo passo, il suo ritmo, la sua energia».</p>
<h2 data-path-to-node="11">L&#8217;arte dell&#8217;abbinamento secondo Tinari</h2>
<h4 data-path-to-node="12"><b data-path-to-node="12" data-index-in-node="0">12 mesi – La giovinezza del latte</b></h4>
<p data-path-to-node="13">Note di fieno, burro, una punta d’acidità. «Qui voglio eleganza intrinseca». Il pairing perfetto è un <b data-path-to-node="13" data-index-in-node="102">Franciacorta Satèn di Ca’ del Bosco Millesimato</b>: bollicina morbida, carezzevole, che rispetta la cremosità senza sovrastarla.</p>
<h4 data-path-to-node="14"><b data-path-to-node="14" data-index-in-node="0">24 mesi – La versatilità</b></h4>
<p data-path-to-node="15">Cristalli di tirosina che iniziano a emergere, masticazione più decisa. Tinari guarda all’Oltrepò: «Una bacca nera che porta freschezza e leggere tostature». Il <b data-path-to-node="15" data-index-in-node="161">Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese</b>, spesso sottovalutato, bilancia e sostiene senza invadenza.</p>
<h4 data-path-to-node="16"><b data-path-to-node="16" data-index-in-node="0">36 mesi – La piena maturità</b></h4>
<p data-path-to-node="17">Struttura granulosa, sapidità in ascesa. E qui la sorpresa: «Mi è sembrato doveroso parlare di Lambrusco». Il <b data-path-to-node="17" data-index-in-node="110">Lambrusco Salamino di Santa Croce della Cantina di Carpi e Sorbara</b>, dedicato ad Alfredo Mulinari, con il suo frutto rosso e l’acidità croccante, pulisce, rilancia, tiene vivo il palato in un pairing di rara armonia.</p>
<h4 data-path-to-node="18"><b data-path-to-node="18" data-index-in-node="0">50 mesi – La verticalità profonda</b></h4>
<p data-path-to-node="19">Note di frutta secca, tabacco, pasta che si scaglia. Servono profondità e nerbo: Tinari sceglie l’Alta Langa con un Metodo Classico di lungo affinamento come il <b data-path-to-node="19" data-index-in-node="161">Contratto Millesimato</b> (100 mesi sui lieviti). «Un binomio energico e necessario».</p>
<h4 data-path-to-node="20"><b data-path-to-node="20" data-index-in-node="0">60 mesi e oltre – L’estremo consapevole</b></h4>
<p data-path-to-node="21">Struttura friabile, masticazione intensa, punte balsamiche. «Ho avuto la fortuna di assaggiare in anteprima il <b data-path-to-node="21" data-index-in-node="111">Giulio Ferrari Collezione 2007</b>: è stata potentissima. Questo Trentodoc e la lunga stagionatura di Parmigiano Reggiano Dop sono due giganti che vanno a braccetto in un campo di margherite». Il Trentodoc, anche nella Riserva Lunelli, offre una complessità capace di dialogare con tale intensità.</p>
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		<title>Trilogy: il nuovo linguaggio delle bollicine</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/trilogy-il-nuovo-linguaggio-delle-bollicine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 18:00:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver ridefinito la percezione dei grandi vini fermi con le linee Senses e T-made, Italesse compie un ulteriore passo nel dialogo tra design e gusto presentando Trilogy, il primo concept glass creato per interpretare le molteplici identità di spumanti e Champagne, realizzato in tre versioni diverse. «Ogni Maison costruisce la propria firma stilistica su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="0">Dopo aver ridefinito la percezione dei grandi vini fermi con le linee <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="70">Senses</b> e <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="79">T-made</b>, <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="87">Italesse</b> compie un ulteriore passo nel dialogo tra design e gusto presentando <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="165">Trilogy</b>, il primo concept glass creato per interpretare le molteplici identità di spumanti e Champagne, realizzato in tre versioni diverse.</p>
<p data-path-to-node="1">«Ogni Maison costruisce la propria firma stilistica su scelte enologiche precise, che meritano calici in grado di raccontarle», spiega <b data-path-to-node="1" data-index-in-node="135">Massimo Barducci</b>, ceo di Italesse. <b data-path-to-node="1" data-index-in-node="170">Trilogy</b> nasce proprio da questa idea: tre forme complementari che danno voce a vini diversi per struttura, ritmo e profondità. Un progetto che amplia la filosofia Senses, trasformandola in una grammatica dedicata al mondo sparkling.</p>
<p data-path-to-node="2">Accanto a lui, <b data-path-to-node="2" data-index-in-node="15">Paolo Lauria</b>, head of marketing, chiarisce la visione: «Un solo calice non può valorizzare allo stesso modo vini così distanti tra loro. Per comprendere la storia e lo stile di una Maison serve una gamma, non un modello unico. Rappresenta la naturale evoluzione del nostro percorso nel mondo dei calici professionali. Dopo aver analizzato le esigenze dei grandi vini fermi con la linea T-made, abbiamo voluto creare uno strumento capace di interpretare le sensazioni organolettiche delle bollicine».</p>
<p data-path-to-node="3">La nuova linea diventa così un vero codice sensoriale, costruito su un equilibrio di funzionalità, finezza e percezione. «È così che è nata Trilogy, non solo una collezione di calici, ma un vero e proprio linguaggio di degustazione» conclude Lauria. Il percorso si traduce in tre interpretazioni. <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="297">Trilogy 49</b> privilegia la tensione acida, la verticalità, la freschezza immediata dei vini più agili. <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="398">Trilogy 55</b> allarga il respiro, offrendo volume e rotondità ai caratteri più complessi. <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="485">Trilogy 75</b>, infine, è l’omaggio alle cuvée di lunga maturazione: pareti ampie, evoluzione lenta, profondità quasi meditativa.</p>
<p data-path-to-node="4">Realizzati in cristallino ad altissima trasparenza e disponibili nella versione <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="80">Leggerissimi</b>, ottenuta tramite soffiatura a bocca perfezionata, i calici combinano leggerezza estrema e resistenza, aggiungendo alla degustazione una dimensione tattile sorprendente.</p>
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		<title>Cuvage: l&#8217;eleganza del Metodo Classico piemontese</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cuvage-leleganza-del-metodo-classico-piemontese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 10:00:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Cuvage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore delle colline del Monferrato, Cuvage porta avanti un progetto dedicato al Metodo Classico piemontese, fondendo rigore tecnico e radici territoriali. Fondata nel 2011 ad Acqui Terme, la cantina lavora su una filiera selezionata di vigneti collocati tra i 250 e i 450 metri di altitudine, dove suoli marnosi e calcarei, esposizioni ventilate e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Nel cuore delle colline del Monferrato, <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="40">Cuvage</b> porta avanti un progetto dedicato al Metodo Classico piemontese, fondendo rigore tecnico e radici territoriali. Fondata nel 2011 ad Acqui Terme, la cantina lavora su una filiera selezionata di vigneti collocati tra i 250 e i 450 metri di altitudine, dove suoli marnosi e calcarei, esposizioni ventilate e forti escursioni termiche disegnano vini dalla personalità netta e riconoscibile. L’azienda gestisce oltre 80 ettari vitati appartenenti a questa filiera, con un approccio attento alla sostenibilità ambientale e sociale, certificato secondo standard internazionali.</p>
<h2 data-path-to-node="3">Come si fa questo grande vino</h2>
<p data-path-to-node="4">La produzione segue un percorso preciso: vendemmia a grappolo intero, pressatura soffice, fermentazione in acciaio per preservare freschezza e identità varietale, affinamenti lunghi sui lieviti per esaltare complessità e precisione. Lo stile di Cuvage privilegia equilibrio e nitidezza espressiva: bollicine essenziali, prive di eccessi, pensate per essere leggibili oggi e capaci di evolvere nel tempo. La gamma racconta le diverse anime del territorio: l’Alta Langa Docg Brut, tesa e minerale; il Nebbiolo d’Alba Doc Brut Rosé, elegante e fragrante; il Blanc de Blancs Piemonte Doc Brut, puro Chardonnay; e l’Asti Docg Millesimato, interpretazione contemporanea di un classico aromatico.</p>
<p data-path-to-node="5">Settembre 2025 segna l’uscita dell’<b data-path-to-node="5" data-index-in-node="35">Alta Langa Docg Riserva Pas Dosé 2020</b>, cuvée millesimata prodotta in 5mila bottiglie da Pinot Nero e Chardonnay provenienti da suoli calcarei. Affinata oltre 48 mesi sui lieviti e senza dosaggio, rivela nel calice un perlage fine e persistente, profumi di agrumi, fiori bianchi e note di pasticceria. Al palato si esprime con tensione, acidità vibrante e finale lungo e salino.</p>
<p data-path-to-node="6">Pensata per crudi di mare e crostacei ma perfetta anche con piatti strutturati, questa Riserva sintetizza la filosofia produttiva della cantina. Cuvage non è solo un luogo di vinificazione ma anche di accoglienza: la sede di Acqui Terme apre le porte ai visitatori, offrendo percorsi di degustazione e spazi dedicati all’enoturismo per raccontare, da vicino, l’identità di un Metodo Classico profondamente piemontese.</p>
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		<title>I formaggi svizzeri, magia naturale</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/i-formaggi-svizzeri-magia-naturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 17:00:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Formaggi dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[formaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cumino dei prati, tarassaco, timo serpillo, achillea millefoglie, levistico: sono alcune delle erbe officinali dai profumi intensi e dalle numerose proprietà benefiche che crescono spontaneamente nei pascoli svizzeri, tra vallate e alpeggi, dove le condizioni atmosferiche – dai manti nevosi presenti a lungo all’esposizione ai venti, dalle precipitazioni al sole che scalda i prati – [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Cumino dei prati, tarassaco, timo serpillo, achillea millefoglie, levistico: sono alcune delle <strong>erbe officinali</strong> dai profumi intensi e dalle numerose proprietà benefiche che crescono spontaneamente nei <strong>pascoli svizzeri</strong>, tra vallate e alpeggi, dove le condizioni atmosferiche – dai manti nevosi presenti a lungo all’esposizione ai venti, dalle precipitazioni al sole che scalda i prati – modellano ambienti unici, e di conseguenza la vegetazione di montagna.</p>
<p data-path-to-node="4">Da sempre usati in cucina ma anche nella farmacopea popolare, le erbe alpine e i fiori spontanei – se ne contano in tutto oltre <strong>500 specie</strong> nei prati incontaminati del territorio elvetico – rappresentano anche l’“ingrediente segreto” dei<strong> Formaggi Svizzeri</strong>: dietro al gusto unico di prodotti come Le Gruyère DOP, la Tête de Moine DOP e la Raclette Suisse® (che nascono sulle Alpi al confine con la Francia), o l’Emmentaler svizzero DOP e l’Appenzeller® (tipici delle Alpi di lingua tedesca), ci sono sicuramente la sapienza artigianale di un Mastro Casaro e una tradizione secolare. Ma, soprattutto, c’è il latte genuino munto dalle mucche che pascolano libere gran parte della giornata nei pascoli d’altura, a breve distanza dai piccoli caseifici di montagna.</p>
<p data-path-to-node="5">Risiede qui l’unicità del territorio svizzero, vasta distesa di prati verdi: circa l’80% dei terreni agricoli sono utilizzati principalmente come pascoli che nutrono il bestiame. Le piante delle valli e delle alture sprigionano aromi straordinari, puri e fragranti. E più le mucche pascolano in alto, più intenso è il sapore del loro cibo e più gustoso è il latte: profumato, nutriente e di alta qualità, assorbe i sentori dell’erba e della flora alpina e li trasferisce poi al formaggio. In Svizzera, la produzione casearia è una tradizione antichissima e intimamente legata al territorio, che non è solo uno spazio geografico, ma anche umano: fatto di competenze, saper fare, passione e storie tramandate. È l’insieme di fattori naturali e culturali a dare a ogni formaggio il suo carattere, legato anche all’appartenenza a uno specifico territorio che garantisce la certificazione DOP, sinonimo di qualità e origine certa. I saperi, trasmessi di generazione in generazione in una specifica area, insieme alla dedizione e alla maestria, donano ai formaggi svizzeri spessore storico e valore culturale: in una parola, identità.</p>
<h2 data-path-to-node="8"><b data-path-to-node="8" data-index-in-node="0">Le varietà dei formaggi svizzeri</b></h2>
<h3 data-path-to-node="9"><b data-path-to-node="9" data-index-in-node="0">Le Gruyère Dop</b></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211156" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-gruyere.png" alt="i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-gruyere" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="9">Prodotto nella Svizzera occidentale, nel Canton Friburgo, questo vellutato formaggio a pasta dura stagiona dai 5 ai 18 mesi. Le forme sono lavate con acqua e sale per conferire il classico gusto sapido e raffinato.</p>
<h3 data-path-to-node="10"><b data-path-to-node="10" data-index-in-node="0">Eemmentaler Svizzero Dop</b></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211155" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-emmentaller.png" alt="i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-emmentaller" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="10">Prodotto nella Svizzera centrale, viene stagionato dai 4 ai 12 mesi, durante i quali la fermentazione propionica forma i caratteristici buchi. Il gusto è delicato, dolce, con sentore di noci.</p>
<h3 data-path-to-node="11"><b data-path-to-node="11" data-index-in-node="0">Appenzeller®</b></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211154" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-appenzeller.png" alt="i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-appenzeller" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="11">Prodotto nella Svizzera orientale, stagiona per minimo 3 mesi. A dare il gusto ricco e aromatico è la miscela segreta di erbe alpine (dalle radici alle foglie) con cui viene spazzolata la crosta durante la stagionatura.</p>
<h3 data-path-to-node="12"><b data-path-to-node="12" data-index-in-node="0">T<strong class="Yjhzub">ête de Moine Dop</strong></b></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211153" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-tete-de-moine.png" alt="i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-tete-de-moine" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="12">Prodotto nella Svizzera occidentale, viene stagionato dai 3 ai 4 mesi. Si gusta raschiato nelle tipiche e scenografiche “rosette” formate con la Girolle, apposito strumento; il sapore è puro, aromatico e intenso.</p>
<h3 data-path-to-node="13"><b data-path-to-node="13" data-index-in-node="0">Raclette Suisse®</b></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211152" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-raclette.png" alt="i-formaggi-svizzeri-magia-naturale-raclette" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="13">Prodotto nella Svizzera centrale, si consuma fuso come piatto principale o accompagnato con patate bollite e sottaceti o crostini di pane e verdure. Stagiona dai 3 ai 5 mesi, prendendo un gusto cremoso e tondo.</p>
<h2 data-path-to-node="15">Le erbe che trovano le mucche nei pascoli</h2>
<h3 data-path-to-node="16"><b data-path-to-node="16" data-index-in-node="0">Cumino dei prati (C<em>arum Carvi</em>)</b></h3>
<p data-path-to-node="16">Pianta aromatica spontanea dei pascoli alpini, ama i suoli freschi e soleggiati. I suoi semi profumati sono usati in cucina e nei formaggi d’alpeggio per il loro gusto intenso e speziato.</p>
<h3 data-path-to-node="17"><b data-path-to-node="17" data-index-in-node="0">Tassaraco (<em>Taraxacum Officinale</em>)</b></h3>
<p data-path-to-node="17">Diffusissimo nei prati alpini, è una delle prime erbe che spuntano in primavera. Foglie e fiori sono eduli, ricchi di proprietà depurative, e fanno parte della tradizione alimentare di montagna.</p>
<h3 data-path-to-node="18"><b data-path-to-node="18" data-index-in-node="0">Timo Serpillo (<em>Thymus Serpyllum</em>)</b></h3>
<p data-path-to-node="18">Piccolo arbusto profumatissimo che tappezza i versanti assolati degli alpeggi. Molto amato dalle api, è usato in cucina e come pianta officinale per la sua azione balsamica.</p>
<h3 data-path-to-node="19"><b data-path-to-node="19" data-index-in-node="0">Achillea Millefoglie (<em>Achillea Millefolium</em>)</b></h3>
<p data-path-to-node="19">Pianta medicinale tipica dei prati di alta quota, riconoscibile dalle foglie finemente frastagliate. Presente ovunque nei pascoli, è usata da secoli per le sue proprietà digestive e antinfiammatorie.</p>
<h3 data-path-to-node="20"><b data-path-to-node="20" data-index-in-node="0">Plevistico (<em>Levisticum Officinale</em>)</b></h3>
<p data-path-to-node="20">Detto anche “sedano di montagna”, cresce vicino a orti e malghe. Pianta robusta e aromatica, è da sempre apprezzata negli alpeggi per insaporire zuppe e brodi tradizionali.</p>
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