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	<title>Bevande &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Bevande &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Mate di Lungro: il Sud America che non ti aspetti nel cuore della Calabria</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/mate-di-lungro-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-695e1dcc-d1b0-832b-8410-14f81df6a57b-5" data-testid="conversation-turn-72" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="423" data-end="1025">Se pensate al <strong>mate</strong>, l’immaginario corre immediatamente verso Buenos Aires, Montevideo, i calciatori sudamericani con la <em>bombilla</em> in mano e i pomeriggi infiniti passati a condividere una <em>calabaza</em>. Quello che difficilmente vi aspettereste, però, è di trovare la <strong>stessa scena</strong> nel cuore della <strong>Calabria</strong>, tra i monti del Cosentino, in un borgo di poco meno di tremila abitanti dove il mate non è una moda, ma una <strong>tradizione radicata</strong> da oltre un secolo. <strong>Lungro</strong> è probabilmente l’unico luogo in Europa in cui il mate non è percepito come esotico, bensì come qualcosa di profondamente locale, quasi identitario.</p>
<h2 data-start="423" data-end="1025">Il mate come appartenenza</h2>
<p data-start="1027" data-end="1433">Questa bevanda a Lungro è un gesto quotidiano, una pratica sociale, un rituale che scandisce il tempo e le relazioni. In provincia di <strong>Cosenza</strong> si beve mate come altrove si beve caffè: mai da soli, sempre in compagnia. Non è una bevanda funzionale, ma <strong>relazionale</strong>. È un oggetto sociale prima ancora che alimentare.</p>
<p data-start="1435" data-end="2050">Per capire davvero il mate di Lungro bisogna uscire dalla logica del prodotto e entrare in quella della <strong>storia</strong>. Lungro è uno dei principali <strong>centri arbëreshë</strong> d’Italia, cioè appartiene a quella minoranza di origine <strong>albanese</strong> insediata nel Sud della penisola a partire dal Quattrocento, in fuga dall’avanzata ottomana nei <strong>Balcani</strong>. Gli arbëreshë hanno conservato nei secoli lingua, rito religioso bizantino, tradizioni culinarie e una fortissima cultura comunitaria. Una cultura fondata sulla <strong>condivisione</strong>, sul vicinato, sulla socialità come valore strutturale. È in questo humus che il mate ha trovato terreno perfetto.</p>
<p data-start="1435" data-end="2050"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211400" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/mate-di-lungro-calabria.png" alt="mate-di-lungro-calabria" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2052" data-end="2632">Il legame con il Sud America nasce molto più tardi, tra fine Ottocento e primo Novecento, quando molti lungresi emigrano in <strong>Argentina</strong> per lavoro. Lì entrano in contatto con la <em>yerba mate</em> e con il rito della <em>mateada</em>, che non è semplicemente bere una bevanda calda, ma sedersi in cerchio, passarsi lo stesso recipiente, parlare, stare insieme. Quando una parte di questi emigranti rientra in Calabria, porta con sé non solo la nostalgia, ma un’intera pratica culturale. Il mate torna a Lungro come un oggetto migrante, ma viene immediatamente <strong>adottato</strong> come se fosse sempre stato lì.</p>
<p data-start="2634" data-end="3184">Da quel momento in poi il mate diventa parte integrante della <strong>vita quotidiana</strong> del paese. Si beve in famiglia, tra amici, nelle case, nei bar, nelle piazze. Lungro viene spesso definita, non a torto, la <strong>capitale europea del mate</strong>. Esiste un museo dedicato e ogni anno il primo agosto si celebra una giornata interamente consacrata a questa bevanda.</p>
<p data-start="3186" data-end="3729">Importante sottolineare che<strong> il mate di Lungro è identico a quello sudamericano</strong>. Si utilizza yerba mate ottenuta dalle foglie essiccate e tostate di Ilex paraguariensis, pianta originaria di Paraguay, Brasile e Argentina. L’infusione produce una bevanda dal profilo aromatico erbaceo, amaro, leggermente tostato, con una spiccata componente tannica. È un gusto che divide: o lo si ama, o lo si respinge.</p>
<p data-start="3731" data-end="4205">Anche il rito è rimasto sorprendentemente <strong>fedele all’originale</strong>. Si usa la calabaza, a Lungro chiamata <em>kungulli</em> in arbëreshë, la bombilla metallica con filtro, l’acqua calda ma non bollente. Il recipiente passa di mano in mano senza essere lavato tra un sorso e l’altro.</p>
<p data-start="3731" data-end="4205">Oggi, mentre il mate conquista il mercato globale come <em>superfood</em>, bevanda energizzante, alternativa al caffè, a Lungro continua a esistere in una dimensione completamente diversa. Non è lifestyle, non è trend, non è branding. È una pratica lenta, domestica, profondamente analogica.</p>
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		<title>Come fanno a essere dolci le bevande senza zucchero?</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/perche-bibite-dietetiche-sono-dolci-senza-zucchero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 14:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le bibite dietetiche sono bevande prive di zuccheri calorici che risultano comunque dolci grazie all’uso di edulcoranti intensivi. La loro dolcezza non dipende dall’apporto energetico, ma dall’attivazione selettiva dei recettori del gusto e dai meccanismi neurochimici con cui il cervello interpreta le sensazioni dolci. La scienza dietro le bevande senza zucchero Quando assaggiate una bibita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="897" data-end="1227">Le <strong>bibite dietetiche</strong> sono bevande prive di zuccheri calorici che risultano comunque <strong>dolci</strong> grazie all’uso di <strong>edulcoranti</strong> intensivi. La loro dolcezza non dipende dall’apporto energetico, ma dall’<strong>attivazione</strong> selettiva dei <strong>recettori del gusto</strong> e dai meccanismi neurochimici con cui il cervello interpreta le sensazioni dolci.</p>
<h2 data-start="1234" data-end="1722">La scienza dietro le bevande senza zucchero</h2>
<p data-start="1234" data-end="1722">Quando assaggiate una bibita dietetica, il primo messaggio che arriva al cervello è inequivocabile: <strong>dolce</strong>. Eppure, dal punto di vista chimico ed energetico, quello <strong>zucchero non c’è</strong>. Questa apparente contraddizione è uno degli esempi più affascinanti di come la percezione del gusto non coincida con la composizione nutrizionale di ciò che ingeriamo. La spiegazione non risiede nella bevanda in sé, ma nel modo in cui il nostro sistema sensoriale è programmato per <strong>riconoscere</strong> la dolcezza.</p>
<p data-start="1724" data-end="2306">Il gusto dolce è uno dei cinque gusti fondamentali e, dal punto di vista evolutivo, è associato alla presenza di <strong>energia facilmente disponibile</strong>. Nel nostro organismo, però, non esiste un “sensore per lo zucchero” in senso stretto. Esistono invece <strong>recettori specifici</strong>, localizzati principalmente sulla lingua ma presenti anche nell’intestino, che rispondono a una determinata forma molecolare. Il principale complesso recettoriale coinvolto nella percezione del dolce è noto come T1R2–T1R3: una sorta di serratura biologica che può essere attivata da molecole molto diverse tra loro.</p>
<p data-start="1724" data-end="2306"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-210622" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/12/perche-bevande-dietetiche-sono-dolci-senza-zucchero.png" alt="perche-bevande-dietetiche-sono-dolci-senza-zucchero" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2308" data-end="2823">Gli zuccheri tradizionali, come il <strong>saccarosio</strong> o il <strong>glucosio</strong>, sono solo una delle possibili “chiavi” in grado di aprire questa serratura. I dolcificanti utilizzati nelle bibite dietetiche, come aspartame, acesulfame K, sucralosio o stevia, pur avendo strutture chimiche differenti e un contenuto calorico nullo o trascurabile, sono in grado di legarsi agli stessi recettori. In alcuni casi lo fanno in modo persino <strong>più efficiente</strong> dello zucchero, generando una sensazione di dolcezza più intensa a parità di quantità.</p>
<p data-start="2825" data-end="3348">Dal punto di vista sensoriale, quindi, il cervello riceve un segnale chiaro: “dolcezza rilevata”. Quello che manca è il passaggio successivo, cioè l’arrivo di energia sotto forma di glucosio nel sangue. Questa discrepanza tra segnale sensoriale e risposta metabolica è il <strong>cuore della questione</strong>. Il nostro cervello, infatti, non misura direttamente le calorie, ma interpreta impulsi nervosi. Se il recettore del dolce viene attivato, la percezione soggettiva è identica, indipendentemente dall’origine chimica dello stimolo.</p>
<p data-start="3350" data-end="3756">Le bibite dietetiche sfruttano proprio questo meccanismo. Offrono una <strong>stimolazione gustativa intensa</strong> senza l’apporto energetico che tradizionalmente accompagna la dolcezza. Dal punto di vista tecnologico e alimentare, si tratta di una soluzione estremamente efficace. Dal punto di vista neurofisiologico, però, introduce un elemento nuovo: una dolcezza “senza conseguenze caloriche”, almeno nell’immediato.</p>
<p data-start="3758" data-end="4333">Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha iniziato a interrogarsi sugli <strong>effetti a lungo termine</strong> di questa dissociazione. Alcuni studi suggeriscono che l’esposizione frequente a dolcificanti ad alta intensità possa <strong>modificare la soglia percettiva della dolcezza</strong>. In altre parole, il cervello si abitua a stimoli molto potenti e potrebbe trovare meno gratificanti i sapori naturalmente dolci, come quelli della frutta. Non si tratta di un effetto universale né automatico, ma di un possibile adattamento sensoriale, simile a quello che avviene con il sale o con il piccante.</p>
<p data-start="4335" data-end="4853">C’è poi un ulteriore livello di complessità, come riporta Modernist Cuisine. I recettori del dolce non si trovano solo nella bocca. Sono presenti anche nell’<strong>intestino</strong> e partecipano alla regolazione ormonale della digestione, influenzando il rilascio di insulina e incretine. Quando questi recettori vengono stimolati senza che segua un reale apporto di zuccheri, la risposta metabolica può risultare attenuata o incoerente. È uno dei motivi per cui il dibattito scientifico sulle bibite dietetiche è ancora aperto e lontano da conclusioni definitive.</p>
<p data-start="4855" data-end="5282">Le bibite dietetiche rappresentano un caso emblematico di come il gusto sia una <strong>costruzione percettiva</strong>, non una semplice lettura chimica. Il sapore dolce che avvertite non è “finto”, ma è <strong>reale</strong> sul piano sensoriale. È il significato biologico di quella dolcezza ad essere cambiato. Dove un tempo il dolce segnalava energia e abbondanza, oggi può indicare soltanto una stimolazione recettoriale.</p>
<p data-start="5284" data-end="5714" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In questo senso, le bevande dietetiche non si limitano a ridurre l’assunzione di zucchero. Intervengono più in profondità, ridefinendo il rapporto tra gusto, aspettativa e risposta del cervello. Sono il prodotto di una gastronomia contemporanea che dialoga sempre più con le neuroscienze, dimostrando come ciò che percepiamo nel bicchiere sia spesso il risultato di un complesso accordo tra chimica, biologia e cultura alimentare.</p>
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		<title>Cos&#8217;è il golden milk, la bevanda calda che sta spopolando</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/golden-milk-curcuma-proprieta-benefici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 14:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[golden milk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo avete sicuramente visto sui social e allora perché non indagare più a fondo su questa bevanda così esteticamente accattivante? Parliamo del golden milk, una preparazione a base di curcuma tipica della tradizione ayurvedica, tornato al centro dell’interesse di chi cerca metodi alternativi per curarsi o per restare in forma. La storia del golden milk [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="892" data-end="1234">Lo avete sicuramente visto sui social e allora perché non indagare più a fondo su questa bevanda così esteticamente accattivante? Parliamo del <strong>golden milk</strong>, una preparazione a base di curcuma tipica della tradizione ayurvedica, tornato al centro dell’interesse di chi cerca metodi alternativi per curarsi o per restare in forma.</p>
<p data-start="1236" data-end="1816">La storia del golden milk affonda le radici nella <strong>tradizione indiana</strong>, dove la bevanda viene utilizzata da generazioni come sostegno nei periodi di stanchezza fisica o mentale. Nella medicina ayurvedica è considerato un preparato utile per alleviare la sensazione di affaticamento, favorire la digestione e sostenere l’organismo nei momenti di stress. La <strong>leggenda</strong> attribuisce la sua diffusione a un maestro di yoga che avrebbe codificato la ricetta per aiutare gli allievi durante gli esercizi, rendendo la bevanda parte integrante di un rituale legato alla cura quotidiana.</p>
<h2 data-start="1823" data-end="1873">Una preparazione tramandata nel tempo</h2>
<p data-start="1875" data-end="2297">In <strong>India</strong>, la base del golden milk è un composto di curcuma, acqua e una piccola quantità di pepe nero, fatto cuocere a lungo fino a ottenere una pasta densa. Alla miscela vengono poi aggiunti olio di cocco e un dolcificante naturale come il miele, insieme a spezie che variano secondo i gusti e le necessità: spesso zenzero per intensificare l’aroma e cannella per completare il profilo aromatico.</p>
<p data-start="1875" data-end="2297"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-209786" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/11/golden-milk-curcuma-proprieta-benefici.png" alt="golden-milk-curcuma-proprieta-benefici" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2299" data-end="2617">Questa pasta, una volta pronta, viene <strong>conservata</strong> in vasetti di vetro e usata quotidianamente aggiungendone un cucchiaio al <strong>latte caldo</strong>. In molte famiglie se ne prepara una quantità sufficiente a coprire due settimane di consumo, un’abitudine che consente di avere il prodotto sempre a disposizione.</p>
<p data-start="2673" data-end="3235">Le proprietà associate al golden milk derivano principalmente dalla <strong>curcuma</strong>. La <em>curcumina</em>, una delle sue componenti più studiate, è oggetto di ricerche che ne stanno approfondendo il ruolo nei processi infiammatori e ossidativi. Alcuni studi indicano un potenziale contributo nel contrastare disturbi intestinali, infiammazioni articolari e disordini legati allo stress ossidativo. Gli scienziati stanno esaminando anche possibili effetti sulla regolazione della glicemia, sulla gestione del colesterolo e sul sostegno delle funzioni cognitive in età avanzata.</p>
<p data-start="3560" data-end="4007">La ricetta tradizionale <strong>non prevede mai la curcuma da sola</strong>. L’olio di cocco contribuisce a facilitare l’assorbimento della curcumina, poiché gli acidi grassi a catena media favoriscono la disponibilità del composto. Il pepe nero, grazie alla piperina, può aumentarne la biodisponibilità in modo significativo. Zenzero e cannella completano il quadro, sostenendo rispettivamente l’azione antinfiammatoria e la regolazione della glicemia.</p>
<p data-start="4009" data-end="4123">Il risultato è una preparazione in cui ogni ingrediente svolge un ruolo preciso, non solo aromatico ma funzionale. Ci teniamo a sottolineare però che <strong>non esiste alcuna prova scientifica</strong> che i prodotti ayurvedici siano efficaci per il trattamento di una qualsiasi forma di malanno; molto più probabilmente è un classico effetto placebo ma comunque, preso nelle giuste dosi e inserito in una dieta equilibrata, il golden milk è comunque un prodotto positivo per il nostro organismo.</p>
<h3 data-start="4811" data-end="4850">Miscele già pronte e usi alternativi</h3>
<p data-start="4852" data-end="5128">Per chi non ha tempo di preparare la pasta di base esistono <strong>miscele già pronte</strong>, da scegliere preferibilmente in vetro e con ingredienti biologici. Alcune versioni sono già combinate con latte di cocco e assumono una consistenza cremosa, pensata per essere spalmata sul pane.</p>
<p data-start="5130" data-end="5280">La base può essere utilizzata anche in frutta cotta, macedonie, porridge e dolci, dimostrando una versatilità che supera il semplice uso come bevanda.</p>
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		<title>Perché il pumpkin spice è diventato un fenomeno globale da milioni di dollari</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/storia-pumpkin-spice-fenomeno-autunnale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[halloween]]></category>
		<category><![CDATA[pumpkin spice]]></category>
		<category><![CDATA[starbucks]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno in autunno gli Stati Uniti si tingono del colore della zucca. Dai social network ai menu delle caffetterie, il pumpkin spice segna l’inizio di una stagione. Frutto di una lunga storia di scambi commerciali, consuetudini domestiche e marketing stagionale, il mix di cannella, noce moscata, zenzero e chiodi di garofano è diventato un’icona [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="677" data-end="1157">Ogni anno in autunno gli <strong>Stati Uniti</strong> si tingono del colore della <strong>zucca</strong>. Dai social network ai menu delle caffetterie, il <strong>pumpkin spice</strong> segna l’inizio di una stagione. Frutto di una lunga storia di scambi commerciali, consuetudini domestiche e marketing stagionale, il mix di cannella, noce moscata, zenzero e chiodi di garofano è diventato un’icona globale, capace di trasformare un semplice aroma in un linguaggio culturale e in un’industria multimilionaria.</p>
<h2 data-start="1164" data-end="1217">Dalle spezierie medievali alle cucine coloniali</h2>
<p data-start="1219" data-end="1620">Le origini del pumpkin spice risalgono a tempi molto lontani da <strong>Starbucks</strong>. Le spezie che ne compongono la base provengono dall’Asia meridionale e dalle isole Molucche, terre che per secoli hanno alimentato le rotte del commercio europeo. Già nel Medioevo si utilizzavano miscele dolci di spezie — come la <em data-start="1526" data-end="1540">poudre douce</em> francese — per insaporire piatti e dolci, antenate dei moderni mix aromatici.</p>
<p data-start="1622" data-end="2092">Il legame con la <strong>zucca</strong> nasce invece nel<strong> New England</strong> del XVII secolo. I coloni europei impararono presto a coltivarla e a usarla in cucina. Nel 1796, <em data-start="1771" data-end="1789">American Cookery</em> di <strong>Amelia Simmons</strong> — il primo libro di cucina statunitense — pubblicava ricette per <strong>pumpkin pies</strong>, crostate di zucca aromatizzate con zenzero, noce moscata e pimento. Da allora, la zucca speziata è diventata simbolo dell’autunno e delle festività americane, dal Giorno del Ringraziamento a Halloween.</p>
<h2 data-start="2099" data-end="2137">Quando il gusto diventa prodotto</h2>
<p data-start="2139" data-end="2555">Nel 1934 la <strong>McCormick &amp; Company</strong>, una delle più grandi aziende di spezie al mondo, introduce sul mercato la <strong>Pumpkin Pie Spice</strong>, una miscela pronta che unisce cannella, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano. L’intento era facilitare la preparazione della tradizionale torta di zucca, ma il risultato fu la standardizzazione di un gusto riconoscibile e replicabile, destinato a diventare un prodotto stagionale.</p>
<p data-start="2139" data-end="2555"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-209154" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/storia-pumpkin-spice-fenomeno-autunno.png" alt="storia-pumpkin-spice-fenomeno-autunno" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2557" data-end="2833">Oggi, secondo la stessa McCormick, l’autunno rappresenta circa l<strong>’80% delle vendite annuali</strong> della miscela. Negli Stati Uniti il <em data-start="2684" data-end="2699">pumpkin spice</em> è la quarta spezia più venduta durante il periodo settembre-novembre. Tuttavia, il vero salto culturale arriverà solo decenni dopo.</p>
<p data-start="2875" data-end="3278">Nel 2003 cambia tutto: <strong>Starbucks</strong> lancia il <strong>Pumpkin Spice Latte</strong> e, con esso, un fenomeno culturale. L’idea nasce da una sperimentazione interna: versare espresso su una fetta di <em data-start="3040" data-end="3053">pumpkin pie</em> per testare la compatibilità dei sapori. La versione finale del PSL (acronimo di <em data-start="3135" data-end="3156">Pumpkin Spice Latte</em>) prevedeva latte caldo, caffè, panna montata e uno sciroppo speziato che, inizialmente, <strong>non conteneva nemmeno la zucca</strong>. Dal 2015, dopo la richiesta dei consumatori, Starbucks ha introdotto piccole quantità di purea di zucca, rendendo la bevanda coerente con il suo nome. Il Pumpkin Spice Latte è diventato subito un simbolo autunnale, trasformandosi in un rituale collettivo e in un potente strumento di marketing stagionale.</p>
<p data-start="3652" data-end="4080">Il successo del pumpkin spice non si ferma alle caffetterie. Negli anni successivi il gusto ha invaso <strong>ogni categoria di prodotto</strong>, dai cereali ai biscotti, dalle candele ai profumi d’ambiente, fino agli snack per animali domestici. Il ritorno annuale di questi articoli è oggi un appuntamento atteso: la cosiddetta <em data-start="3968" data-end="3990">pumpkin spice season</em> segna il passaggio dall’estate all’autunno, evocando sensazioni di comfort e nostalgia.</p>
<p data-start="4082" data-end="4408">Nel 2022 il termine <em data-start="4102" data-end="4117">pumpkin spice</em> è stato inserito nel dizionario <strong>Merriam-Webster</strong>, confermando il suo status di espressione culturale americana. Non si tratta più solo di un aroma, ma di un segnale sociale che annuncia l’inizio delle feste, un rituale tanto diffuso quanto il cambio dell’ora o la rotazione del guardaroba.</p>
<h2 data-start="0" data-end="78">Perché il Pumpkin Spice Latte è diventato una vera ossessione collettiva</h2>
<p data-start="80" data-end="411">Ogni anno, con l’arrivo dell’autunno, il ritorno del <em data-start="133" data-end="154">Pumpkin Spice Latte</em> di Starbucks segna <strong>quasi ufficialmente l’inizio della stagione</strong>. Foglie dorate, maglioni morbidi, profumo di cannella nell’aria: un’estetica riconoscibile che si è trasformata in un rituale. Ma cosa rende davvero questa bevanda tanto iconica e desiderata?</p>
<p data-start="413" data-end="782">L’idea alla base del Pumpkin Spice Latte non nasce solo dal gusto, ma dal <strong>contesto culturale che evoca</strong>. Sin dal suo lancio nel 2003, Starbucks ha saputo legare il prodotto a un’<strong>emozione</strong> stagionale precisa, rendendo il PSL un <strong>simbolo di appartenenza</strong>. È il sapore che accompagna il cambio di stagione, un modo per “bere l’autunno”, più che un semplice caffè speziato.</p>
<p data-start="413" data-end="782"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-209153" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/pumpkin-spice-latte-starbucks.png" alt="pumpkin-spice-latte-starbucks" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="784" data-end="1101">Eppure, non tutti ne condividono l’entusiasmo. C’è chi preferisce alternative come il chai alla crema di zucca o il <em data-start="900" data-end="925">Pumpkin Spice Cold Brew</em>, bevande che mantengono lo spirito autunnale con una complessità aromatica diversa. La domanda resta: perché il PSL continua a detenere il <strong>primato</strong> tra le bevande stagionali?</p>
<p data-start="1103" data-end="1565">La risposta, in parte, è nel <strong>marketing</strong>. Starbucks ha costruito un’attesa rituale intorno alla sua disponibilità limitata: il Pumpkin Spice Latte si può ordinare solo per <strong>pochi mesi all’anno</strong>, e la sua temporaneità alimenta il desiderio. L’effetto nostalgia fa il resto. Ogni sorso rimanda a immagini familiari — foglie che cadono, camini accesi, giornate più brevi — e trasforma l’esperienza del consumo in un gesto collettivo, amplificato dai social network.</p>
<p data-start="1567" data-end="1895">Nel tempo, TikTok e Instagram hanno contribuito a <strong>rafforzare</strong> questa percezione, rendendo il PSL non solo una bevanda, ma un fenomeno estetico e sociale. Migliaia di utenti condividono ogni anno la prima foto della stagione con il bicchiere arancione in mano, trasformando un caffè speziato in un simbolo di identità culturale.</p>
<p data-start="1897" data-end="2352" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Oggi il Pumpkin Spice Latte è un linguaggio condiviso, una forma di appartenenza. Tuttavia, l’invito è ad ampliare lo sguardo. L’autunno offre infinite interpretazioni, anche nelle tazze dei piccoli bar e delle torrefazioni indipendenti. Scoprire un nuovo sapore, sostenendo la comunità locale, può essere un modo autentico per riscoprire il piacere del caffè stagionale — senza necessariamente seguire la corrente globale del PSL.</p>
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		<title>Sta finendo la mania delle bevande analcoliche? Ecco cosa dicono i dati</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/bevande-analcoliche-calano-agosto-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 15:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bevande analcoliche]]></category>
		<category><![CDATA[no alcol]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad agosto le vendite di bevande analcoliche in Italia hanno registrato un calo dell’11,3% nei canali Gdo e Cash &#38; Carry, secondo dati Assobibe. In un mercato già sotto pressione, pesa la prospettiva dell’entrata in vigore della Sugar tax dal 1 gennaio 2026 e la crescente incertezza per imprese e consumatori. Trend estivi e segmenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="e0e817ff-bc38-437d-a013-233822bf8f7d" data-testid="conversation-turn-244" data-scroll-anchor="false" data-turn="assistant">
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<p data-start="468" data-end="800">Ad agosto le vendite di <strong>bevande analcoliche</strong> in Italia hanno registrato un calo dell’11,3% nei canali Gdo e Cash &amp; Carry, secondo dati Assobibe. In un mercato già sotto pressione, pesa la prospettiva dell’entrata in vigore della Sugar tax dal <strong>1 gennaio 2026</strong> e la crescente incertezza per imprese e consumatori.</p>
<h2 data-start="807" data-end="844">Trend estivi e segmenti colpiti</h2>
<p data-start="845" data-end="1474">L’estate 2025 ha evidenziato un andamento <strong>negativo</strong> per il comparto in un periodo che storicamente rappresenta il picco stagionale. Dopo un giugno con segno positivo, luglio ha chiuso con –4,3% e agosto con –11,3% nei volumi venduti nei canali Gdo e Cash &amp; Carry. Il calo non ha risparmiato praticamente <strong>nessuna categoria</strong>: le acque toniche hanno segnato –4,2% a luglio e –11,3% ad agosto; le bevande a base di tè, –7,3% e –17,3%; i chinotti, –8,7% e –17,9%; le aranciate –6,3% e –12,5%; le limonate –2,4% e –12,8%; le gazzose –3,7% e –13,6%; infine gli aperitivi analcolici –11,9% e –15,2%.</p>
<p data-start="845" data-end="1474"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-208451" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/bevande-analcoliche-calano-agosto.png" alt="bevande-analcoliche-calano-agosto" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1476" data-end="1841">Il quadro conferma le <strong>difficoltà</strong> di un settore che soffre in un contesto di consumi contratti e costi produttivi in aumento. Alcune analisi del primo semestre 2025 segnalavano una timida <a href="https://www.assobibe.it/bevande-analcoliche-crescita-moderata-nel-primo-semestre-2025-in-uno-scenario-incerto-per-la-filiera-che-valorizza-il-made-in-italy-alimentare/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">ripresa</a> nei canali GDO, con un +2,8% a volume, ma con persistenti segnali di fragilità e ampie differenze fra regioni e segmenti prodotto.</p>
<p data-start="1886" data-end="2594">L’ombra della Sugar tax, che entrerà in vigore nel 2026, grava sul settore. <a href="https://www.assobibe.it/bevande-analcoliche-113-delle-vendite-ad-agosto-cresce-la-preoccupazione-delle-imprese-mentre-incombe-lo-spettro-della-sugar-tax/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Per Assobibe</a>, questa misura fiscale rappresenta un ulteriore <strong>fattore di rischio</strong>. «Dietro questi dati ci sono lavoratori, famiglie e territori che rischiano di pagare il prezzo più alto», ha dichiarato <strong>Giangiacomo Pierini</strong>, presidente dell’associazione. «Le imprese hanno bisogno di interventi per la crescita e investimenti, anziché di misure regressive come la Sugar tax. È necessario che venga rapidamente cancellata questa misura fiscale che umilia il Made in Italy, alimenta incertezza costante, frena la competitività… senza garantire risultati concreti per la salute pubblica».</p>
<p data-start="2834" data-end="3234">Oltre all’effetto fiscale atteso, il comparto delle bevande analcoliche deve far fronte ai normali aumenti dei costi delle materie prime, dell’energia e della logistica, che pesano sui margini.  In parallelo, il comportamento dei consumatori mostra una crescente <strong>sensibilità</strong> verso prodotti con ridotto contenuto zuccherino, versioni “zero” e formulazioni funzionali. Il mercato globale delle bevande analcoliche appare in lenta <strong>trasformazione</strong>, con opportunità legate all’innovazione e a segmenti premium, nonostante le tensioni strutturali.</p>
<p data-start="3623" data-end="3973">Se le vendite estive hanno deluso le aspettative, resta da osservare come il settore <strong>reagirà</strong> nei mesi autunnali, in vista della tassazione prevista e del possibile riposizionamento competitivo. Superare l’incertezza richiederà strategie mirate e politiche di sostegno che considerino il valore del settore per l’occupazione e per l’economia locale.</p>
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<h2 data-start="133" data-end="208"><strong data-start="133" data-end="208">Cosa succede nel resto del mondo? Uno sguardo oltre i confini</strong></h2>
<p data-start="210" data-end="688">Il mercato mondiale delle bevande analcoliche mostra andamenti <strong>contrastanti</strong>. Il settore soft drink globale era valutato circa <strong data-start="360" data-end="394">216,8 miliardi di dollari</strong> nel 2023, con una previsione di crescita fino a 266,8 miliardi entro il 2032.</p>
<p data-start="690" data-end="1291">Tuttavia, il panorama internazionale non è immune da <strong>tensioni</strong>. Il segmento delle bevande zuccherate registra un (abbastanza) costante calo nelle vendite, spinto da crescente consapevolezza sanitaria: il 59 % dei consumatori <a href="https://www.innovamarketinsights.com/trends/soft-drinks-trends/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">dichiara</a> che la <strong>salute</strong> influenza la riduzione del consumo di soda e energy drink. L’introduzione di imposte sullo zucchero in molti Paesi ha accelerato questa pressione sul comparto, portando aziende a riformulare prodotti con ridotto contenuto zuccherino e a puntare su versioni “light” o funzionali.</p>
<p data-start="690" data-end="1291"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-208450" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/bevande-analcoliche-calano-agosto-2025.png" alt="bevande-analcoliche-calano-agosto-2025" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1293" data-end="1751">In Europa, il settore già mostra segni di maturità e rallentamento, con margini ridotti e necessità di innovazione. Analisti del settore evidenziano che i consumatori cercano più spesso alternative con benefici funzionali — come bevande con claim legati alla digestione o ingredienti naturali — mentre il discorso “meno zucchero” diventa una leva decisiva nelle scelte d’acquisto.</p>
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<p data-start="286" data-end="659">La flessione registrata in Italia <strong>non rappresenta un caso isolato</strong>, ma si inserisce in una tendenza internazionale di ridefinizione dei consumi nel comparto delle bevande analcoliche. In molti Paesi europei e negli Stati Uniti la domanda mostra una progressiva <strong>contrazione</strong> nei segmenti più tradizionali, in particolare per i prodotti con alto contenuto di zuccheri aggiunti.</p>
<p data-start="661" data-end="1104">In <strong data-start="664" data-end="676">Germania</strong> le vendite di soft drink sono <strong>diminuite</strong> del <strong>3,8%</strong> nel 2024 rispetto all’anno precedente. Il calo riguarda soprattutto le bevande gassate e i tè freddi, mentre cresce l’interesse per le acque funzionali e le bevande con ingredienti naturali. Anche in questo mercato pesa la tassazione sullo zucchero introdotta nel 2023, che ha inciso sui margini delle aziende e sui prezzi al consumo.</p>
<p data-start="1106" data-end="1567">In <strong data-start="1109" data-end="1119">Spagna</strong>, il mercato è in <strong>lieve ripresa</strong> solo nel segmento delle bevande a base vegetale e delle acque aromatizzate. Le vendite complessive di bevande analcoliche hanno perso circa il 6 % nel 2024, con un impatto più marcato nelle categorie di aranciate e bibite al cola. Il governo spagnolo, che già applica una sugar tax dal 2021, sta valutando un rafforzamento delle misure anti-zucchero, con possibili ulteriori effetti sui consumi.</p>
<p data-start="1569" data-end="2062">Negli <strong data-start="1575" data-end="1590">Stati Uniti</strong>, primo mercato mondiale del comparto, il settore mostra una transizione verso prodotti “better for you”: la quota di mercato delle bevande zuccherate è scesa sotto il 38 %, mentre cresce quella di energy drink a basso contenuto calorico e bevande con probiotici.</p>
<p data-start="2064" data-end="2479">Nel confronto, <strong data-start="2079" data-end="2091">l’Italia</strong> presenta una contrazione più repentina concentrata nei mesi estivi, con un andamento che riflette sia il rallentamento dei consumi domestici sia l’incertezza legata alla prossima entrata in vigore della Sugar tax nel 2026. L’assenza di incentivi a <strong>innovazione</strong> e riformulazione penalizza le imprese medio-piccole, meno attrezzate per affrontare un cambiamento strutturale della domanda.</p>
<p data-start="2481" data-end="2965">Nel complesso, emerge un quadro in cui la contrazione dei consumi <strong>non coincide necessariamente con una crisi del settore</strong>, ma con una <strong data-start="2614" data-end="2657">trasformazione profonda delle abitudini</strong>: i consumatori cercano trasparenza, naturalità e prodotti con profilo nutrizionale equilibrato. Il comparto delle bevande analcoliche, in Italia come all’estero, sembra dunque avviato verso un modello di crescita più selettiva, basata sull’innovazione di prodotto e sulla riduzione del contenuto zuccherino.</p>
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		<title>Da cosa dipende il sapore dell’acqua?</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/sapore-acqua-cosa-dipende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 14:29:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[carta dell'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Heinz Beck]]></category>
		<category><![CDATA[La Pergola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sapore dell’acqua esiste davvero: non è solo suggestione, ma il risultato di un mix di fattori concreti: composizione minerale, pH, presenza di anidride carbonica, temperatura di servizio e interazioni con l’aria e il contenitore. Diverse acque, con residui fissi e profili salini distinti, possono così evocare sensazioni di dolcezza, sapidità o amarezza, oltre a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="71" data-end="793"><strong data-start="71" data-end="111">Il sapore dell’acqua esiste davvero:</strong> non è solo suggestione, ma il risultato di un mix di fattori concreti: composizione minerale, pH, presenza di anidride carbonica, temperatura di servizio e interazioni con l’aria e il contenitore. Diverse acque, con residui fissi e profili salini distinti, possono così evocare sensazioni di dolcezza, sapidità o amarezza, oltre a offrire una diversa &#8220;tessitura&#8221; al palato. Alcuni ristoranti di alta cucina hanno codificato questa varietà, creando vere e proprie carte delle acque. In Italia, il caso più noto e discusso è quello de <strong data-start="645" data-end="667">La Pergola di Roma</strong>, che propone una selezione internazionale estremamente ampia, con bottiglie che arrivano a costare oltre 200 euro ciascuna.</p>
<h2 data-start="1094" data-end="1146">L’acqua ha un gusto: la spiegazione scientifica</h2>
<p data-start="1147" data-end="1903">Parlate di acqua come fosse “insapore”, e invece il palato registra differenze nette. In termini sensoriali il gusto è la somma di stimoli chimici e fisico-chimici. La composizione minerale, misurata dal <strong data-start="1351" data-end="1377">residuo fisso a 180 °C</strong> (TDS, total dissolved solids), modula la percezione: più sali disciolti significano maggiore conducibilità elettrica e, all’assaggio, una sensazione più corposa, talvolta rotonda o sapida. In Italia la classificazione normativa distingue acque minimamente mineralizzate, oligominerali, medio-minerali e ricche di sali in base al residuo fisso; si tratta di categorie riconosciute dal Ministero della Salute e discendono dalla definizione di “acqua minerale naturale” del diritto europeo.</p>
<p data-start="1905" data-end="2554">Il <strong data-start="1908" data-end="1914">pH</strong> interviene sul profilo gustativo percepito: un’acqua leggermente acida può risultare più &#8220;scattante&#8221;, una tendenzialmente alcalina può sembrare più rotonda. L’<strong data-start="2074" data-end="2096">anidride carbonica</strong> disciolta aggiunge un fattore in più: la CO₂ forma acido carbonico, stimola i recettori trigeminali e amplifica la freschezza tattile. La letteratura scientifica ha chiarito il ruolo dell’enzima <strong data-start="2292" data-end="2314">carbonico anidrasi</strong> e delle vie trigeminali nella percezione della carbonazione, mentre <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0043135412007701?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">studi sensoriali</a> mostrano che il consumatore distingue acque con TDS diversi già con scarti dell’ordine di qualche centinaio di mg/L.</p>
<p data-start="1905" data-end="2554"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-207329" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/sapore-acqua-carta.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2556" data-end="2994">A guidare la piacevolezza entrano in gioco anche <strong data-start="2605" data-end="2625">composti odorosi</strong> in tracce, che non incidono sulla sicurezza ma spostano il profilo aromatico: geosmina e 2-metilisoborneolo, prodotti da alghe e actinomiceti, sono responsabili di note &#8220;terrose&#8221; o &#8220;di cantina&#8221; percepibili a concentrazioni bassissime; le <a href="https://www.epa.gov/sdwa/secondary-drinking-water-standards-guidance-nuisance-chemicals?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">linee guida sanitarie internazionali</a> li trattano come parametri estetici, non tossicologici.</p>
<p data-start="2996" data-end="3343">Temperatura, contatto con l’aria e materiale del contenitore completano il quadro. Più fredda è l’acqua, maggiore la solubilità di CO₂ e più attenuati risultano aroma e salinità; a temperature più alte emergono dolcezze e note minerali. Il vetro è più neutro della plastica; i tappi a chiusura non perfetta disperdono CO₂ e accentuano ossidazioni.</p>
<h2 data-start="2996" data-end="3343">Tutte le differenze più immediate che si riscontrano nel sapore dell&#8217;acqua</h2>
<p data-start="116" data-end="518">L’acqua non è mai solo trasparenza: è memoria geologica che si scioglie in un bicchiere, è racconto di pietre, terre e cieli che l’hanno attraversata. Ogni sorso porta con sé l’impronta invisibile dei minerali, il respiro delle montagne, l’eco di una sorgente nascosta. Perfino le bollicine non sono semplici effervescenze, ma scintille che risvegliano i sensi e accendono la freschezza di un piatto.</p>
<p data-start="520" data-end="866">Degustare un’acqua, allora, diventa un atto lento, quasi rituale, come ascoltare la voce sommessa di un territorio. Nei ristoranti che hanno scelto di dedicarle una carta, il gesto di sceglierla acquista la stessa dignità del vino: è un invito a riconoscere che anche l’elemento più umile della tavola può trasformarsi in esperienza memorabile.</p>
<h3 data-start="3350" data-end="3423">Perché ritenete diversa l’acqua &#8220;di montagna&#8221; da quella &#8220;di pianura&#8221;</h3>
<p data-start="3424" data-end="3889">Lo percepite perché i <strong data-start="3446" data-end="3468">percorsi geologici</strong> cambiano i sali in soluzione. Bacini calcarei arricchiscono di <strong data-start="3532" data-end="3556">calcio e bicarbonati</strong> e generano sensazioni morbide e setose. Terreni con presenza di <strong data-start="3621" data-end="3633">magnesio</strong> possono spingere un filo l’amaro. <strong data-start="3668" data-end="3687">Sodio e cloruri</strong> alzano la sapidità. La normativa e i documenti divulgativi istituzionali italiani spiegano proprio questi parametri in etichetta, con residuo fisso, conducibilità, durezza e tenore in ioni principali.</p>
<h3 data-start="3896" data-end="3943">Effervescenza: come la CO₂ cambia il gusto</h3>
<p data-start="3944" data-end="4454">L’anidride carbonica non rappresenta soltanto la presenza di bollicine, ma costituisce uno stimolo tattile. L’acido carbonico, che si forma istantaneamente, attenua le note sapide e produce una sensazione asciutta e verticale in bocca. Per tale motivo, acque ad elevata carbonazione svolgono una funzione di “pulizia” tra un boccone e l’altro, mentre acque naturali o a medio contenuto minerale accompagnano in modo più idoneo la sapidità di formaggi stagionati o di brodi ricchi. Evidenze fisiologiche attestano che la percezione del biossido di carbonio è mediata anche dal nervo trigemino, a conferma di tali effetti sensoriali. <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><a class="flex h-4.5 overflow-hidden rounded-xl px-2 text-[9px] font-medium text-token-text-secondary! bg-[#F4F4F4]! dark:bg-[#303030]! transition-colors duration-150 ease-in-out" href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2011/11/05/011G0218/sg?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Gazzetta Ufficiale</span></span></span></a></span></span></p>
<h3 data-start="4461" data-end="4510">Degustare l’acqua: criteri e variabili utili</h3>
<p data-start="4511" data-end="4932">La degustazione tecnica valuta <strong data-start="4542" data-end="4571">limpidezza e brillantezza</strong>, intensità e qualità olfattiva (neutra, minerale, gessosa, sulfurea), struttura al palato (snella, media, piena), equilibrio fra acidità e dolcezza minerale, persistenza e retro-olfatto. La temperatura di servizio, per cogliere sfumature, si colloca tra 10 e 14 °C per le lisce e poco sotto per le frizzanti; bicchiere in vetro sottile, odori estranei banditi.</p>
<h2 data-start="4939" data-end="4996">Carta delle acque in Italia: dove si trova</h2>
<p data-start="4997" data-end="5588">Le <strong data-start="5022" data-end="5043">carte delle acque</strong> in senso stretto sono rare e spesso stagionali, in Italia ma soprattutto all&#8217;estero. A dirla tutta forse noi più degli altri abbiamo intravisto un qualcosa in questo liquido trasparente, sarà che abbiamo una vera e propria passione per l&#8217;acqua in bottiglia.</p>
<p data-start="4997" data-end="5588">Il caso più emblematico è quello de <strong data-start="5133" data-end="5147">La Pergola</strong> (Roma, tre stelle Michelin), il ristorante di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/nuovo-look-e-menu-inedito-dopo-sette-mesi-riapre-la-pergola-di-heinz-beck/" target="_blank" rel="noopener">Heinz Beck</a> al Rome Cavalieri, che da anni propone una selezione internazionale con decine di etichette e una presentazione al tavolo al pari della carta dei vini. Altri ristoranti che hanno fatto della carta delle acque un vanto sono <strong data-start="2760" data-end="2780"><a href="https://www.foodandwineitalia.com/dopo-la-riapertura-campana-il-don-alfonso-1890-inaugura-in-cina-e-portogallo/" target="_blank" rel="noopener">Don Alfonso 1890</a>, </strong>il <strong data-start="2760" data-end="2780">George</strong> o il <strong data-start="2786" data-end="2801">Petit Royal</strong>, dove questo supplemento di menu — pur non ancora diffusissima — è vissuto come un’aggiunta raffinata alla convivialità a tavola ma non mancano le polemiche: molti la ritengono un lusso inutile.</p>
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		<title>Beviamo troppo matcha e la sua produzione non basta più</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/matcha-domanda-globale-carenza-produzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 15:44:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[latte matcha]]></category>
		<category><![CDATA[matcha]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il paradosso del matcha: mai così richiesto, mai così raro. La polvere di tè verde ottenuta dalla macinatura delle foglie di tencha, è passata in pochi anni da ingrediente di nicchia a presenza stabile nei bar, nei ristoranti e nelle cucine domestiche di gran parte del mondo. La sua diffusione, favorita dai social network e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="874" data-end="1461">Il paradosso del <strong>matcha</strong>: mai così richiesto, mai così raro. La polvere di tè verde ottenuta dalla macinatura delle foglie di <em data-start="947" data-end="955">tencha</em>, è passata in pochi anni da ingrediente di nicchia a presenza stabile nei bar, nei ristoranti e nelle cucine domestiche di gran parte del mondo. La sua diffusione, favorita dai social network e dalla percezione di alimento salutare, <strong>ha superato le capacità produttive</strong> del Giappone, principale Paese esportatore. Nel 2024 la produzione ha raggiunto 5.336 tonnellate, più del doppio rispetto a dieci anni fa, ma il raccolto è risultato <strong>inferiore</strong> a quello del 2023, mentre la domanda continua ad aumentare.</p>
<h2 data-start="150" data-end="260">Il matcha non basta più: domanda globale oltre la produzione</h2>
<p data-start="1463" data-end="1857">Negli <strong>Stati Uniti</strong>, primo mercato estero per il tè giapponese, circa un terzo delle importazioni si concentra su questo prodotto. Importatori e distributori segnalano che le scorte si esauriscono molto più rapidamente rispetto al passato. Anche in Giappone, in alcune aree turistiche sono stati introdotti limiti di acquisto per garantire continuità di fornitura tra un rifornimento e l’altro.</p>
<p data-start="1859" data-end="2330">Le difficoltà produttive derivano in larga parte da fattori <strong>climatici</strong>. Le piantagioni di matcha si concentrano nella regione di <strong>Kyoto</strong>, dove l’ultima stagione è stata segnata da temperature superiori alla media. Le foglie di <strong>tencha</strong>, coltivate all’ombra e raccolte solo in primavera, sono particolarmente <strong>sensibili</strong> a variazioni climatiche. Il risultato è stato un <strong>calo della resa</strong> che ha contribuito a <strong>raddoppiare i prezzi</strong> della polvere verde rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="1859" data-end="2330"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-207310" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/matcha-crisi-produzione-tendenze-perche.png" alt="matcha-crisi-produzione-tendenze-perche" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2332" data-end="2891">Accanto alla variabile climatica, pesa la trasformazione della <strong>filiera</strong> agricola. Negli ultimi vent’anni molte aziende giapponesi hanno chiuso per <strong>mancanza di ricambio generazionale</strong>: tra il 2000 e il 2020 quattro imprese su cinque hanno cessato l’attività. Le lavorazioni restano in gran parte <strong>manuali</strong> e richiedono <strong>competenze specifiche</strong>, dalla pulizia delle foglie alla macinatura con pietre tradizionali. La riconversione di terreni verso nuove piantagioni non offre soluzioni immediate, poiché una pianta impiega circa cinque anni per diventare produttiva.</p>
<p data-start="2893" data-end="3458">Sul fronte dei consumi, il matcha ha assunto dimensioni globali. In Europa, e in <a href="https://www.foodandwineitalia.com/milano-passione-matcha-i-migliori-da-provare-in-citta/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Italia</strong></a> in particolare, proliferano catene e locali dedicati, che propongono cappuccini, dolci, gelati, <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ricetta-latte-matcha/" target="_blank" rel="noopener">latte</a> e varianti pensate per incontrare un pubblico più ampio. La popolarità deriva più dall’estetica – il colore verde brillante e l’associazione a uno stile di vita salutare – che dal gusto, spesso percepito come amaro. Piattaforme come Instagram e TikTok hanno <strong>amplificato la tendenza</strong> con video che mostrano ricette, consigli di preparazione e versioni addolcite con latte vegetale, sciroppi e creme.</p>
<p data-start="3460" data-end="3876">Eppure la <strong>storia del matcha</strong> è antica. Introdotto in Giappone dalla Cina intorno all’VIII secolo, si è affermato attraverso la cerimonia del tè, restando a lungo prerogativa delle élite. Oggi la dimensione rituale è ridotta e il consumo è entrato nella quotidianità internazionale. Il mercato globale valeva 3,48 miliardi di dollari nel 2023 e, secondo le proiezioni, potrebbe superare i 5,5 miliardi entro il 2028.</p>
<p data-start="3878" data-end="4274">La <strong>contraddizione</strong> rimane evidente: mai come ora il matcha è stato diffuso e accessibile, ma la disponibilità effettiva rischia di non soddisfare una domanda in crescita continua. Per consumatori e operatori significa prezzi in rialzo, scorte limitate e un’attenzione sempre maggiore alla provenienza e alla qualità di una delle polveri più riconoscibili del panorama gastronomico contemporaneo.</p>
<h2 data-start="874" data-end="1461">Com&#8217;è che ora tutti bevono matcha?</h2>
<p data-start="285" data-end="628">Un elemento chiave nell’exploit del matcha a livello globale è il suo <strong data-start="355" data-end="386">successo sui social network</strong>, guidato da algoritmi che premiano contenuti visivamente accattivanti. La sua brillante tonalità verde, associata a bevande preparate con latte schiumato, dessert pastello e ricette creative, lo rende perfetto per Instagram, TikTok e simili.</p>
<p data-start="285" data-end="628"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-207311" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/matcha-crisi-produzione-cosa-succede-prezzi.png" alt="matcha-crisi-produzione-cosa-succede-prezzi" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="630" data-end="1386">Le cifre sono eloquenti. Su <strong data-start="658" data-end="668">TikTok</strong>, hashtag come <strong data-start="683" data-end="694">#matcha</strong> hanno accumulato più di <strong data-start="719" data-end="753">94 miliardi di visualizzazioni</strong>, con video che ottengono in media migliaia di visualizzazioni ciascuno. Su <strong data-start="867" data-end="880">Instagram</strong>, #matcha conta oltre <strong data-start="902" data-end="923">6 milioni di post</strong>, in crescita costante . In Cina, sulla piattaforma Xiaohongshu, i post legati al matcha sono aumentati da circa <strong data-start="1073" data-end="1121">694 mila nel 2023 a oltre 1 milione nel 2024</strong>, con un +47,6% su base annua.</p>
<p data-start="1388" data-end="1805">Questo meccanismo crea <strong data-start="1411" data-end="1437">un omologazione visiva</strong>: i video e le foto condivisi seguono schemi simili – palette pastello, tecnica &#8220;latte schiumoso&#8221;, close-up estetici –, indipendentemente dal contenuto specifico. Il risultato è un <strong>format</strong> riconoscibile a livello globale, che privilegia contenuti &#8220;stipati&#8221; all’interno di filtri estetici riproducibili, più che approfondire il contesto culturale o gustativo del matcha.</p>
<p data-start="1807" data-end="2277">L’algoritmo amplifica così contenuti che generano engagement visivo, ma rischia di semplificare il prodotto, trasformandolo in un <strong data-start="1937" data-end="1966">codice estetico condiviso</strong> più che in alimento da conoscere nella sua ricchezza sensorica e culturale. La cerimonia del tè, con i suoi tempi lenti e ritualizzati, viene sostituita dall’immediatezza di clip virali da pochi secondi: il matcha perde parte della sua identità tradizionale per essere consumato principalmente &#8220;con gli occhi&#8221;.</p>
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		<title>Milano passione matcha: i migliori da provare in città</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/milano-passione-matcha-i-migliori-da-provare-in-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Gentili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 06:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[matcha]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho incontrato Saraya van Dreumel in un pomeriggio di giugno. Neerlandese, arrivata a Milano nel 2018, ha fondato il suo brand dopo anni di ricerca e una passione profonda per il matcha, nata dieci anni fa quando ha iniziato a integrarlo nella sua routine mattutina. Io, milanese con un debole per la cultura orientale, cercavo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Ho incontrato <strong>Saraya van Dreumel</strong> in un pomeriggio di giugno. Neerlandese, arrivata a Milano nel 2018, ha fondato il suo brand dopo anni di ricerca e una passione profonda per il matcha, nata dieci anni fa quando ha iniziato a integrarlo nella sua routine mattutina. Io, milanese con un debole per la cultura orientale, cercavo da tempo di capirne di più: quella polvere finissima aveva segnato ogni colazione del mio ultimo viaggio in Asia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nostra chiacchierata è iniziata con una degustazione di <strong>Awaken Matcha</strong> — il tè che Saraya seleziona e importa da una piccola azienda agricola nella prefettura di Kagoshima, nel sud del Giappone. «Cercavo un’alternativa al cappuccino, che mi provocava emicranie», racconta. «Ma trovare un matcha puro e controllato era <strong>quasi impossibile</strong>». Dopo numerosi contatti con coltivatori locali, ha scoperto un terreno vulcanico ricco di nutrienti e privo di metalli pesanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il suo tè viene macinato a pietra — tecnica ancestrale ormai rara — e testato per garantirne la purezza. «Il vero matcha cresce all’ombra per almeno 21 giorni, per aumentare clorofilla e L-teanina, e si raccoglie in primavera scegliendo solo le foglie più nutrienti», spiega. Senza questo processo, perde le sue proprietà funzionali. Da quell’incontro ho capito che il matcha non è tutto uguale: ecco gli<strong> indirizzi milanesi</strong>, selezionati con il contributo di Saraya, dove degustare quello autentico.</span></p>
<h2>Matcha da mordere</h2>
<figure id="attachment_206960" aria-describedby="caption-attachment-206960" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-206960" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-noi.png" alt="miglior-matcha-milano-noi" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-206960" class="wp-caption-text">Foto di Anastasia Goncharova</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Avete mai assaggiato una cheesecake basca al matcha? Noï, nuova apertura, celebra il tè verde in tutte le sue forme, utilizzando esclusivamente matcha cerimoniale di Shizuoka. In carta: matcha latte, anche con mango o fragola, matcha tonic e tè in purezza. Dietro la vetrina: torte cremose, dorayaki con azuki, gelato affogato e brownie. Presto sarà possibile acquistare anche il loro matcha e altre miscele giapponesi.</span></p>
<p><em><a href="http://noiispace.com/"><span style="font-weight: 400;">noiispace.com</span></a></em></p>
<h2>L’assaggio esperienziale</h2>
<figure id="attachment_206958" aria-describedby="caption-attachment-206958" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-206958" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-seed.png" alt="miglior-matcha-milano-seed" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-206958" class="wp-caption-text">Foto di Carlotta Coppo</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">The Seed è un luogo dove il matcha diventa protagonista di bevande e snack energizzanti. La polvere, selezionata dalla stessa Saraya, è macinata a pietra fino a diventare ultrafine. Il risultato è un matcha vellutato, con gusto delicato e schiuma perfetta. Oltre al classico matcha latte, lo si ritrova nelle power ball proteiche, ideali per iniziare la giornata con energia.</span></p>
<p><em><a href="https://www.theseed-milano.com/"><span style="font-weight: 400;">theseed-milano.com</span></a></em></p>
<h2><b>Un angolo di Giappone</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206961" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-pan.png" alt="miglior-matcha-milano-pan" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pan è un crocevia di culture nel quartiere Città Studi. Il matcha proviene da raccolte primaverili, selezionate da una famiglia giapponese con cui Alice Yamada, proprietaria, ha un rapporto diretto. In menu: matcha latte caldo e freddo, croissant con crema al matcha, blondie, cookie e il classico shokupan — da non perdere.</span></p>
<p><em><a href="http://panmilano.com/"><span style="font-weight: 400;">panmilano.com</span></a></em></p>
<h2><b>Tradizione dolce</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206963" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-mokos.png" alt="miglior-matcha-milano-mokos" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal 2015, Moko’s è sinonimo di matcha cerimoniale e dolci giapponesi artigianali. Il locale offre tè da commercio equo, utensili professionali per la preparazione casalinga e una gamma di dolci che spazia dai mochi ai muffin, dalle torte mille crêpes ai cookie. Tutto è prodotto nel laboratorio interno, dove il matcha è protagonista assoluto.</span></p>
<p><em><a href="https://www.mokosmatcha.com/"><span style="font-weight: 400;">mokosmatcha.com</span></a></em></p>
<h2><b>Tra smoothie e pancake</b></h2>
<figure id="attachment_206959" aria-describedby="caption-attachment-206959" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-206959" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-atelier-prato.png" alt="miglior-matcha-milano-atelier-prato" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-206959" class="wp-caption-text">Foto di Benedetta Stefani</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Da Atelier Prato, il matcha cerimoniale viene utilizzato per bevande originali come il Blueberry Matcha, il Peach Matcha e il Green Matcha smoothie con banana, datteri e spinaci. Oltre al classico matcha latte, anche vegano, ci sono i Soft matcha pancakes con crema di yogurt, mirtilli e sciroppo d’acero per la colazione. </span></p>
<p><em><a href="https://www.atelierprato.com/"><span style="font-weight: 400;">atelierprato.com</span></a></em></p>
<h2><b>Matcha secondo tradizione</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206964" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-serra-di-quartiere.png" alt="miglior-matcha-milano-serra-di-quartiere" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Serra di Quartiere è un rifugio intimo dove il matcha viene preparato secondo la tradizione, con acqua a temperatura controllata, ciotola e frusta di bambù. Il tè Awaken by Saraya è disponibile in versione latte, o in purezza. Tra i dolci, da non perdere la torte verde al matcha, il cinnamon roll e il croissant alle mandorle con frangipane.</span></p>
<p><em><a href="https://www.instagram.com/serradiquartiere/"><span style="font-weight: 400;">@serradiquartiere</span></a></em></p>
<h2><b>Brunch cosmopolita</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206965" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-nowhere.png" alt="miglior-matcha-milano-nowhere" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nowhere è un &#8220;non luogo&#8221; dal respiro internazionale, dove design funky e spirito australiano si fondono in un’atmosfera cozy. Il brunch è tra i più apprezzati in città. Il matcha latte, caldo o freddo, è preparato con tè Meiko e latte classico o d’avena. Perfetto per accompagnare specialità come l’avocado toast con il pane del micropanificio Le Polveri.</span></p>
<p><em><a href="https://nowherecoffeeroasters.com/"><span style="font-weight: 400;">nowherecoffeeroasters.com</span></a></em></p>
<h2><b>Lievito e lamponi</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206966" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-signor-lievito.png" alt="miglior-matcha-milano-signor-lievito" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel laboratorio di Signor Lievito, il matcha biologico e cerimoniale di Matcha &amp; Co è servito in purezza o come cappuccino con latte d’avena, soia o <a href="https://www.foodandwineitalia.com/latte-fieno-cos-e-caratteristiche-benefici/" target="_blank" rel="noopener">latte fieno</a> biologico. Da provare la sfoglia al cioccolato, farcita con crema di matcha e confettura di lamponi, i bun di stampo nordico e il pane caldo fatto in casa.</span></p>
<p><em><a href="http://www.signor-lievito.com/"><span style="font-weight: 400;">signor-lievito.com</span></a></em></p>
<h2><b>Cookie e aria di casa</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206967" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-mica.png" alt="miglior-matcha-milano-mica" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mica Bar, in Via Teodosio, è un rifugio urbano dove assaggiare una cucina vegetariana stagionale e ottimi dolci al matcha, preparati da Camille. In carta: matcha latte caldo e freddo, anche con polpa di fragola. Imperdibili i cookie al matcha con gocce di cioccolato, perfetti da inzuppare in una bevanda calda e strabordante di schiuma.</span></p>
<p><em><a href="https://www.instagram.com/mica_barmilano?igsh=em5yenJvN3Z1dDNs"><span style="font-weight: 400;">@mica_barmilano</span></a></em></p>
<h2><b>Soffice soffice</b><span style="font-weight: 400;"> </span></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206968" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/miglior-matcha-milano-eutopia.png" alt="miglior-matcha-milano-eutopia" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fiori, dettagli in legno e sfumature rosa che conferiscono quiete. Eutopia è un laboratorio artigianale che mette la salute al centro, con prodotti naturali da materie prime biologiche e stagionali. I dolci, pensate, sono tutti senza saccarosio. Il plumcake al matcha? Si intinge nella crema di lampone ed è amore a prima fetta, così come il banana bread e le altre torte Mafalda.</span></p>
<p><em><a href="https://eutopiamilano.com/"><span style="font-weight: 400;">eutopiamilano.com</span></a></em></p>
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		<title>Come preparare il tè perfetto</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/come-preparare-il-te-perfetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 10:06:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[tè]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Se chiedi come preparare il caffè, probabilmente riceverai istruzioni precise e dettagliate. Ma con il tè è tutto diverso», dice Elena Liao, proprietaria di Té Company, società specializzata in tè di Taiwan con base a New York. «Ogni tipologia ha le sue esigenze quindi è sempre meglio seguire le indicazioni su temperatura e tempo di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong>«Se chiedi come preparare il caffè, probabilmente riceverai istruzioni precise e </strong><span class="s1"><strong>dettagliate. Ma con il tè è tutto diverso»</strong>, dice </span><span class="s1"><strong>Elena Liao, proprietaria di Té Company</strong>, società </span>specializzata in tè di Taiwan con base a New York. <span class="s1">«Ogni tipologia ha le sue esigenze quindi è sem</span><span class="s1">pre meglio seguire le indicazioni su temperatura </span><span class="s1">e tempo di infusione riportate sulla confezione». </span><span class="s1">Tuttavia, vale la pena ricordare alcune linee gui</span><span class="s1">da. I <strong>tè verdi</strong> e i <strong>tè bianchi giapponesi</strong>, caratteriz</span><span class="s1">zati da foglie giovani e delicate, richiedono una </span><span class="s2">temperatura dell’acqua inferiore (intorno agli </span><span class="s1">80°C) e tempi di infusione più lunghi per evitare </span><span class="s1">di bruciare le foglie e alterarne il sapore. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Al con</span><span class="s1">trario, i <strong>tè Oolong</strong>, le perle di tè verde al gelso</span><span class="s1">mino e i tè neri, con foglie più robuste, possono </span><span class="s1">tollerare temperature più elevate (tra i 95°C e i </span><span class="s1">100°C) e tempi di infusione più brevi. «Per i tè </span><span class="s1">che presentano foglie arrotolate in modo stretto, </span><span class="s1">è fondamentale utilizzare acqua molto calda af</span><span class="s1">finché si aprano lentamente», osserva Liao. <strong>Ecco </strong></span><strong><span class="s1">alcuni consigli utili per preparare il tè perfetto.</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>1. Utilizzare</strong> un cucchiaino o una bilancia </span>per misurare la quantità di tè riportata sulla <span class="s1">confezione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>2. Portare l&#8217;acqua</strong> alla temperatura ide</span>ale per il tipo di tè che si sta preparando (un bollitore elettrico con impostazioni precise è <span class="s1">particolarmente utile).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>3. Lasciare in infusione</strong> per il tempo </span><span class="s1">raccomandato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>4. Allo scadere del tempo</strong> rimuovere </span>le foglie di tè (o la bustina) dall’acqua calda, conservandole per una possibile seconda <span class="s1">infusione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>5. Ripetere</strong> Dopo aver consumato la prima </span><span class="s1">infusione, le stesse foglie si possono riutilizzare, </span><span class="s1">aggiungendo semplicemente dell’acqua calda. </span><span class="s1">«Quelle di buona qualità possono essere utiliz</span><span class="s1">zate più volte. Gli Oolong con le loro foglie ar</span><span class="s1">rotolate, ad esempio, presentano una personalità </span><span class="s1">più completa grazie alla seconda infusione, men</span><span class="s1">tre con la terza o la quarta si ottengono note più </span><span class="s1">floreali o solo fruttate», dice Liao.</span></p>
<p class="p1"><strong>Proprio come si fa con il vino, l’analisi sensoriale del tè inizia dall’osservazione visiva.</strong> Il colore, la limpidezza e la viscosità ci forniscono importanti indicazioni sulla qualità e sulla varietà del tè. «In fin dei conti, le condizioni di coltivazione e i cambiamenti climatici hanno un impatto significativo sulle caratteristiche organolettiche, senza contare il processo di lavorazione. <strong>La produzione del tè, come quella del vino, è un processo artigianale che richiede una profonda conoscenza delle materie prime e delle specifiche tecniche.</strong> Ciascun tè è il risultato di un processo manuale e attento», afferma Peter Luong.</p>
<h5>Gli indispensabili</h5>
<p class="p1">TEIERA IN VETRO</p>
<p class="p1">La sommelier del tè Gabrielle Jammal sceglie una teiera in vetro resistente al calore – che utilizza quasi 20 volte al giorno – perché ama poter vedere il colore del liquido all’interno. È molto bella quella de La Via del Tè (<a href="http://laviadelte.it" target="_blank" rel="noopener"><em>laviadelte.it</em></a>).</p>
<p class="p1">BUSTINE PER TÈ SFUSO</p>
<p class="p2">Volete portare il vostro tè preferito in aereo o in ufficio? Le bustine biodegradabili con coulisse sono facilissime da riempire e da mettere in infusione (si trovano su <em>amazon.it</em> o anche su <a href="https://matchamatcha.it" target="_blank" rel="noopener"><em>matchamatcha.it</em></a>).</p>
<p class="p1">PRESSA DA TÈ</p>
<p class="p2">Non c’è nulla di peggio di una tazza di tè sovraestratto. O forse sì: lottare con la bustina inzuppata. Alcuni tumbler da viaggio consentono di controllare l’intensità dell’infusione mantenendo ogni sorso ben caldo. Sono perfetti quelli americani di Davids Tea (<a href="https://davidstea.com" target="_blank" rel="noopener"><em>davidstea.com</em></a>), si trovano pratiche alternative anche su <em>amazon.it</em></p>
<p class="p1">BOLLITORE ELETTRICO</p>
<p class="p2">Con il beccuccio a collo d’oca, i colori vivaci e l’ampia gamma di temperature (40-100°C), il bollitore Stagg è l’accessorio perfetto per gli amanti del tè. Mantiene l’acqua a una temperatura costante fino a 60 minuti: tutto il tempo per una seconda (o terza) infusione (su <em>amazon.it</em> o <a href="https://www.greenplantation.eu/it/?srsltid=AfmBOopY3SI5T3oePDbi8Ps1LWXxDHOscV89Ntq4AcKnk_jWCDdDDC4J" target="_blank" rel="noopener"><em>greenplantations.eu</em></a>).</p>
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		<title>Guida al tè: storia, varietà e consigli per degustarlo al meglio</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/guida-al-te-storia-varieta-e-consigli-per-degustarlo-al-meglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 09:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Assam]]></category>
		<category><![CDATA[Darjeeling]]></category>
		<category><![CDATA[Earl Grey]]></category>
		<category><![CDATA[Hojicha]]></category>
		<category><![CDATA[Lapsang Souchong]]></category>
		<category><![CDATA[matcha]]></category>
		<category><![CDATA[Oolong]]></category>
		<category><![CDATA[Paï Mu Tan]]></category>
		<category><![CDATA[tè]]></category>
		<category><![CDATA[Yunnan Gold]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Amante del tè, mi diverto a notare come chi si considera un esperto di caffè o di vino possa sentirsi disorientato di fronte a una domanda come «Oolong o Assam?». Seconda solo all’acqua, è la bevanda più consumata al mondo ed è molto diffusa anche negli Stati Uniti, sebbene fino a poco tempo fa qui [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong><span class="s1">Amante del tè,</span></strong> mi diverto a notare come chi si considera un esperto di caffè o di <span class="s2">vino possa sentirsi disorientato di fronte </span>a una domanda come «Oolong o Assam?». <strong><span class="s2">Seconda solo all’acqua, è la bevanda più </span><span class="s2">consumata al mondo ed è molto diffusa </span></strong><span class="s3"><strong>anche negli Stati Uniti</strong>, sebbene fino a </span><span class="s2">poco tempo fa qui il panorama fosse do</span><span class="s3">minato da un unico marchio. Oggi, il </span><span class="s2">mondo del tè sta vivendo una rinascita senza precedenti, con una </span><span class="s2">varietà di miscele e aromi che soddisfa anche i gusti più esigenti. </span><span class="s2">Così come per il vino, gli americani (e anche gli italiani, ndr) stanno </span><span class="s2">imparando a valorizzare le differenze tra le diverse varietà e a cercare </span><span class="s2">prodotti di alta qualità, capendo che il prezzo riflette spesso la pro</span><span class="s2">venienza e il processo di produzione – per questo motivo è utile </span><span class="s2">sapere dove (e come) cercare. Ma partiamo dalle basi. Tutto il tè </span><span class="s2">proviene dalle foglie della pianta <em>Camellia sinensis</em> (mentre le co</span><span class="s2">siddette tisane sono in realtà infusi di erbe e fiori diversi). La diffe</span><span class="s2">renza tra i tè di qualità superiore e quelli in bustina che si trovano </span><span class="s2">al supermercato dipende dal luogo di coltivazione delle foglie, dal </span><span class="s4">momento in cui vengono raccolte e dal modo in cui vengono trattate.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">«Se un tè viene coltivato a bassa quota in un clima caldo, le foglie </span><span class="s2">crescono molto rapidamente e con un volume maggiore, ma possono </span><span class="s2">essere piuttosto amare», spiega <strong>Peter Luong, proprietario di Song </strong></span><span class="s2"><strong>Tea &amp; Ceramics</strong> a <strong>San Francisco</strong>. Le foglie coltivate ad altezze ele</span><span class="s2">vate, e tagliate a mano invece che a macchina, hanno un sapore più </span><span class="s2">equilibrato. Anche il ritmo dell’ossidazione (processo durante il </span><span class="s2">quale le foglie vengono intenzionalmente esposte all’aria per creare </span><span class="s2">sapori unici e complessi) influisce sul profilo aromatico finale. </span><span class="s2">Continuate a leggere per scoprire tutto quello che c’è da sapere sulla </span><span class="s2">bevanda più antica e conosciuta del mondo e come scegliere, degu</span><span class="s2">stare, conservare, preparare (e persino cucinare con) il tè. <strong>Per le </strong></span><strong><span class="s2">ricette, procuratevi un termometro da cucina per misurare la tem</span></strong><span class="s2"><strong>peratura dell’acqua</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">TÈ NERO</span></p>
<p class="p3"><span class="s4">Il tè nero ottiene il suo colore scu</span><span class="s3">ro dal contatto prolungato con l’ossigeno, che conferisce a </span><span class="s2">questa tipologia un sapore più intenso. Per chi si approccia al </span><span class="s2">tè artigianale per la prima volta, <strong>Gabrielle Jammal, esperta e </strong></span><span class="s2"><strong>sommelier del tè di New York, consiglia di iniziare con l’Assam</strong>, </span><span class="s2">un tè nero che prende il nome dalla regione del nord-est dell’In</span><span class="s2">dia in cui viene coltivato. </span><span class="s2">«L’Assam è ciò che associamo a un tipico tè per la prima cola</span><span class="s2">zione», dice. «Pensate all’uva passa, alle foglie di tabacco ba</span><span class="s2">gnate e ad alcune note di cacao, caratteristiche che risaltano </span><span class="s2">anche in abbinamento con il latte e lo zucchero». Il <strong>Darjeeling</strong>, </span><span class="s2">spesso definito <strong>“lo Champagne dei tè”</strong>, è più leggero dell’Assam. </span><span class="s2">I Darjeeling provengono da una famosa regione di coltivazione </span><span class="s2">nell’omonimo distretto del Bengala occidentale, in India e sono </span><span class="s2">spesso classificati in base al flush (il raccolto). </span><span class="s2">Le foglie del primo raccolto, solitamente all’inizio della prima</span><span class="s2">vera, danno luogo a un sapore più leggero e floreale. Mentre le </span><span class="s2">foglie del secondo raccolto, che avviene dopo il first flush, sono </span><span class="s2">generalmente più mature e producono un tè più deciso e che </span><span class="s2">contiene più teina. I diversi metodi di produzione possono dare </span><span class="s3">origine a tè neri dal sapore molto diverso. </span></p>
<p class="p3"><span class="s3">Per il <strong>Lapsang </strong></span><span class="s3"><strong>Souchong</strong>, un tè cinese dal gusto affumicato e pungente, le </span><span class="s2">foglie vengono sottoposte a un periodo di ossidazione più lungo </span><span class="s4">del solito prima di essere tostate e arrotolate a mano. Lo <strong>Yunnan </strong></span><span class="s2"><strong>Gold</strong> è ottenuto da gemme raccolte precocemente, che man</span><span class="s2">tengono un colore marrone-dorato, ed è caratterizzato da note </span><span class="s2">di pepe e cioccolato. </span><span class="s2">La robustezza dei tè neri li rende ideali per sperimentare con </span><span class="s3">diverse infusioni, aggiungendo spezie o estratti floreali. Un </span><span class="s2">esempio classico è l’<strong>Earl Grey</strong>, ottenuto da una miscela di tè </span><span class="s2">nero di alta qualità, come Assam, Ceylon o Keemun, aromatiz</span><span class="s2">zata con olio di bergamotto italiano. </span></p>
<p class="p1">TÈ VERDE</p>
<p class="p1"><span class="s1">Il colore effettivo del tè verde, che varia dal giallo brillante al </span>verde scuro, è determinato da un processo di lavorazione che prevede il riscaldamento delle foglie per arrestare l’ossidazione. <span class="s1">Tale processo, chiamato “kill-green”, influenza direttamente </span><span class="s1">la tonalità finale. Un’ossidazione minore conferisce al tè un </span><span class="s1">colore verde brillante e aromi delicati, mentre un’ossidazione </span>maggiore porta a un colore più scuro e a un profilo aromatico più intenso e strutturato. <span class="s1">Anche il metodo di tostatura utilizzato influenza il suo sapore </span><span class="s2">finale. Il <strong>Dragon Well</strong>, o <strong>Longjing</strong>, un pregiato tè cinese tostato </span>in padella, sviluppa note di nocciola e terra e una tonalità <span class="s1">dorata, mentre il Sencha giapponese, sottoposto a un processo </span>di cottura al vapore, conserva un colore verde brillante e un sapore delicato con sfumature erbacee e leggermente salate.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Oltre alla lavorazione tradizionale, il tè verde viene spesso </span>arricchito con altri ingredienti per creare miscele uniche. Un <span class="s3">esempio è il <strong>Genmaicha</strong>, ottenuto dalla combinazione di </span><strong>Sencha</strong> e riso tostato. Il Jasmine tea cinese, invece, si ottiene <span class="s1">attraverso un processo di aromatizzazione che prevede l’alter</span>nanza di strati di foglie di tè e fiori di gelsomino. «A seconda <span class="s3">del prezzo finale e del risultato desiderato, il processo può </span><span class="s1">essere ripetuto più volte», spiega Luong. Un modo particolar</span><span class="s1">mente piacevole per gustarlo è usare le cosiddette “perle di tè” </span><span class="s3">(foglie e boccioli arrotolati a mano, dalla forma sferica). </span>Lasciatene cadere alcune in una teiera di vetro trasparente e <span class="s1">guardatele srotolarsi lentamente, infondendo nell’acqua note </span>floreali e di vaniglia. Il <strong>Matcha</strong> è una polvere verde finissima ottenuta dalla maci<span class="s1">nazione delle foglie di tè verde sottoposte a cottura al vapore. </span><span class="s1">Ne esistono diverse qualità che differiscono per colore, sapore </span>e utilizzo: il Matcha da cucina, più economico, è ideale per la <span class="s1">preparazione di dolci e bevande, mentre quello più pregiato è </span>utilizzato nelle tradizionali cerimonie del tè giapponesi. <span class="s1">L’<strong>Hojicha</strong>, un tè giapponese ottenuto dalla macinazione di </span>foglie di tè verde tostate, è apprezzato per il suo effetto rilas<span class="s1">sante, grazie a un contenuto di teina inferiore rispetto ad altri </span><span class="s1">tipi di tè. Per preparare gli ultimi due, un rituale antico prevede </span><span class="s1">di utilizzare una piccola frusta (come quella tradizionale di </span><span class="s1">bambù, detta chasen), trasformando la polvere in una bevanda </span><span class="s1">cremosa e aromatica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">TÈ OOLONG</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Gli <strong>Oolong</strong>, con le loro caratteristiche foglie arrotolate o at</span><span class="s1">torcigliate, rappresentano una categoria intermedia tra il tè </span><span class="s1">verde e il tè nero. Il loro sapore può variare notevolmente a </span><span class="s1">seconda del grado di ossidazione, passando da note leggere e </span>floreali a sentori più ricchi e complessi, come quelli di nocciola <span class="s1">e cioccolato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">TÈ BIANCO</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I tè bianchi, ottenuti da gemme e foglie giovani raccolte pre</span>cocemente, presentano un grado di ossidazione inferiore rispetto <span class="s1">agli Oolong o ai tè neri, ma leggermente maggiore rispetto ai </span><span class="s1">tè verdi. La provincia cinese del Fujian è nota per la produzione </span><span class="s1">di tè di alta qualità, come i tè bianchi<strong> Yin Zhen</strong> (Aghi d’argen</span><span class="s1">to), che si distingue per il sapore fresco ed erbaceo, e <strong>Paï Mu </strong></span><span class="s1"><strong>Tan</strong> (Peonia bianca), dal profilo aromatico più complesso, con </span><span class="s1">note di miele e terra.</span></p>
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