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	<title>Emilia-Romagna &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Emilia-Romagna &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Il Pignoletto si mette in luce in Emilia-Romagna, dalla pianura alla collina</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-pignoletto-si-mette-in-luce-in-emilia-romagna-dalla-pianura-alla-collina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 12:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo oltre cinquant’anni di lavoro congiunto sotto l’egida del Consorzio Vini Colli Bolognesi, da gennaio 2025 i produttori del territorio sono entrati a far parte del Consorzio Emilia-Romagna. Questo passaggio ha reso possibile un obiettivo comune: tutelare, valorizzare e promuovere il Pignoletto, che fino a oggi aveva due riferimenti distinti, nel Consorzio Emilia-Romagna per la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo oltre cinquant’anni di lavoro congiunto sotto l’egida del <strong>Consorzio Vini Colli Bolognesi</strong>, da gennaio 2025 i produttori del territorio sono entrati a far parte del <strong>Consorzio Emilia-Romagna</strong>. Questo passaggio ha reso possibile un obiettivo comune: <strong>tutelare, valorizzare e promuovere</strong> <b>il Pignoletto</b>, che fino a oggi aveva due riferimenti distinti, nel Consorzio Emilia-Romagna per la sua Doc e nel Consorzio Vini Colli Bolognesi per la sua Docg.</p>
<p>«È una scommessa, certo, poiché non riguarda tutta la regione come può sembrare in apparenza, ma che ricade solo nelle province di Modena, Bologna e Ravenna», spiega il direttore Giacomo Savorini che poi aggiunge con enfasi: «Non è però stata assolutamente una cosa banale mettere insieme innanzitutto l’Emilia con la Romagna, dove il trattino storico ci divide solo a livello testuale». Il trait d’union è proprio il vino Pignoletto che “si siede a tavola e accompagna tutto il pasto”, sancendo ancora una volta le proverbiali virtù della sua gente, ovvero la convivialità e l’eccezionale capacità di accoglienza».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Si tratta di un areale di circa 3mila ettari dove sono protagoniste le colline di Bologna, Modena, Faenza e Imola, insieme alla pianura che si spinge fra i fiumi Panaro e Reno fino alla Romagna: un bucolico fazzoletto di terra che raccoglie un centinaio di soci per un totale di circa 8mila viticoltori e oltre 15 milioni di bottiglie. «Un esempio, probabilmente unico in Italia, in cui aziende artigianali e grandi aziende cooperative e private si sono unite per raggiungere obiettivi comuni di promozione e valorizzazione, ma con la consapevolezza di poggiare su una base storica e culturale di qualità e di fortissimo legame con il territorio». Prosegue il direttore, aggiungendo infine con soddisfazione il fatto di trovare d’ora in avanti nelle prossime etichette la dicitura Emilia-Romagna, a fianco delle suddette denominazioni.</p>
<h4>Colli Bolognesi Pignoletto Docg<span class="Apple-converted-space"> </span></h4>
<p>Il <b>Colli Bolognesi Pignoletto Docg</b>, ottenuto dal vitigno Grechetto Gentile (localmente chiamato anche <b>Alionzina</b>), è un vino che incanta per le sue fresche e vivaci versioni frizzanti e spumanti. Tuttavia, il carattere emerge nella versione ferma, che conquista per la sua grande struttura, arricchita dal lungo affinamento. Il <b>Classico Superiore,</b> infatti, non viene commercializzato prima del 4 ottobre di ogni anno, affinché il vino raggiunga la sua massima espressione: un prodotto di eccellenza e soprattutto di grande personalità. Le uve, che sintetizzano in sé le caratteristiche uniche del territorio, permettono al Pignoletto Classico Superiore Docg di esprimersi al meglio nelle annate favorevoli, arrivando anche a diversi anni di invecchiamento. Inoltre, con il trascorrere del tempo, la sua struttura si arricchisce di un sorprendente spessore e profondità. Considerato tra i bianchi più interessanti del panorama vitivinicolo italiano, il Colli Bolognesi Pignoletto Docg si distingue per la sua tipicità e il suo carattere, tanto da essere apprezzato non solo a livello nazionale, ma anche internazionale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h4>Colli Bolognesi Doc</h4>
<p>Le terre dell’agro bononiense (<i>ager bononiensis</i>) già coltivate a vigna e ulivo in epoca etrusca, tramandano una tradizione enologica che i romani ereditano e arricchiscono, consolidando le tecniche di produzione e che rimane preservata, sviluppandosi, fino ad ora. I vini rossi, ottenuti da varietà internazionali come il Cabernet Sauvignon e il Merlot e dalla tipica Barbera, hanno contribuito a rendere famosa la zona dei Colli Bolognesi già negli anni Ottanta, tanto in Italia quanto nel mondo. La sottozona di Bologna, con il suo rosso tipico (almeno 50% Cabernet Sauvignon), l’aromatico bianco (almeno 50% Sauvignon Blanc) e il brioso spumante (Chardonnay e Pinot Bianco, da soli o congiuntamente almeno al 40%), continua a essere presente sulle tavole della città, anche perché la continua ricerca e la produzione artigianale continuano a “trasformare” i Colli Bolognesi in un laboratorio di innovazione, ergendosi un punto di riferimento per la viticoltura regionale.</p>
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		<title>Gli Spagatori, custodi della tradizione piacentina</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/gli-spagatori-custodi-della-tradizione-piacentina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 14:07:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Gli Spagatori]]></category>
		<category><![CDATA[Il Poggiarello]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno, alla cantina Il Poggiarello – realtà vitivinicola della Val Trebbia, in provincia di Piacenza – otto persone si siedono attorno a un tavolo con un compito particolare: legare, con gesti antichi e sapienti, i tappi a fungo delle bottiglie di Gutturnio e Ortrugo, vini frizzanti a denominazione di origine controllata rosso e bianco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno, alla cantina <strong>Il Poggiarello</strong> – realtà vitivinicola della Val Trebbia, in provincia di Piacenza – otto persone si siedono attorno a un tavolo con un compito particolare: <strong>legare, con gesti antichi e sapienti, i tappi a fungo delle bottiglie di Gutturnio e Ortrugo,</strong> vini frizzanti a denominazione di origine controllata rosso e bianco della tradizione piacentina che compongono la linea <strong><em>Gli Spaghi</em></strong>. Si tratta, appunto, degli <strong>Spagatori</strong>, addetti a questo compito meticoloso che riprende un’antica tradizione locale diffusa quando non c’erano gli strumenti tecnici per tenere sotto controllo temperature e fermentazioni né tanto meno le gabbiette in metallo, e poteva capitare che qualche tappo saltasse per la pressione. <strong>È un lavoro manuale che richiede attenzione e pazienza, e s&#8217;impara con l’esperienza</strong>: difficile, oggi giorno, trovare personale che abbia voglia di dedicarsi a qualcosa di simile, con costanza.</p>
<h5>Il lavoro come rinascita</h5>
<p>Da oltre dieci anni, però, l’azienda – fondata negli anni Ottanta dalle famiglie Ferrari e Perini, già alla guida da quattro generazioni di <strong>Cantine 4 Valli,</strong> di cui oggi Il Poggiarello rappresenta uno dei brand di punta – ha trovato in modo inatteso una soluzione grazie all’incontro con <strong>I Perinelli, Cooperativa Sociale agricola di Ponte dell’Olio</strong> nata da un progetto del Consorzio Cascina Clarabella in collaborazione con la AUSL di Piacenza che favorisce <strong>l&#8217;inserimento lavorativo di persone con disagio psichico</strong> puntando sui lavori nel settore agricolo, tra cui anche la produzione in proprio di vini legati al territorio e miele. Diretta e coordinata da <strong>Beatrice Rebecchi</strong>, ha dato luogo fino ad ora a <strong>37 inserimenti lavorativi</strong>, di cui otto a Il Poggiarello. Rebecchi sottolinea il ruolo riabilitativo del lavoro, non solo come risposta economica all’autonomia delle persone ma anche dal punto di vista della socialità, come occasione di incontro e confronto: «Per molti di loro è una vera rinascita, soprattutto emotiva». E proprio <strong>lo spago, allora, diventa il simbolo di un legame forte e proficuo per tutti.</strong></p>
<p>Alcuni dei “ragazzi” – in realtà un gruppo variegato di uomini e donne con età e storie diverse ma accomunati da una fragilità di vario tipo – sono infatti diventati <strong>Gli Spagatori</strong> e hanno trovato in questo lavoro, specializzato e giustamente retribuito, un modo per essere indipendenti economicamente, ma anche un’occasione di socialità e inclusione, e <strong>una preziosa fonte di autostima che combatte lo stigma</strong> (e l’auto stigma, che spesso porta a convincersi di non esser capaci a gestire un impiego) della malattia mentale: in Italia, dicono i dati, <strong>una persona su 5 soffre di un disturbo mentale</strong> – espressione dai significati sfaccettati che include ad esempio anche depressione e conseguenze di traumi – ma solo il 38% ha un lavoro, che rappresenta invece un tassello importante anche dal punto di vista del processo di recupero.</p>
<p>Lo spiega <strong>Roberto Cappa,</strong> ex direttore del dipartimento di Psichiatria di collegamento e inclusione sociale di Piacenza della AUSL di Piacenza da poco in pensione: «Non la definiamo “terapia del lavoro” ma di certo è il più potente motore di resilienza per la riabilitazione di chi soffre di disturbo mentale. Ricordiamoci che l<strong>a disabilità psichiatrica colpisce alcune persone ma riguarda tutti,</strong> ed è necessario essere più accoglienti ma anche più attenti al recupero. Iniziative lungimiranti come questa, oltre a sgravare anche lo Stato dal punto di vista del futuro di queste persone che acquisiscono un ruolo sociale e lavorativo, dimostrano che si può fare<em>».</em></p>
<h5>Gli Spagatori, un documentario per raccontare la storia dei custodi della tradizione piacentina</h5>
<p>Così tra Gli Spagatori c’è <strong>Andrea</strong>, il “coach” del gruppo, che racconta di aver trovato «il lavoro più bello della sua vita grazie allo spago e al vino»; c’è <strong>Davide</strong>, pieno di entusiasmo, per cui «fare lo Spagatore è come fare uno dei miei disegni, è un’opera d’arte»; c’è <strong>Raffaella,</strong> che in questo lavoro e nei colleghi – non solo degli Spagatori ma dell’azienda nel suo insieme, nel cui sistema lavorativo e sociale sono pienamente integrati – ha trovato un supporto per sfiggire alla forte depressione causata da vicende familiari.</p>
<p>Una bella storia raccontata nel documentario <strong><em>Gli Spagator</em></strong>i, realizzato con sensibilità e bravura dal regista di origine argentina <strong>Mariano Herrera</strong> e presentato in anteprima a <strong>Vinitaly 2025</strong>, nel padiglione dell&#8217;<a href="https://www.foodandwineitalia.com/emilia-romagna-a-vinitaly-2025-orgoglio-e-visione-nel-padiglione-vieni-via-con-me/">Emilia-Romagna Vieni VIA con me</a> (il documentario si può vedere su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=I476p_0tgQs">YouTube</a>). «Con I Perinelli condividiamo il valore del lavoro: l’obiettivo della cooperativa è di accompagnare i ragazzi fragili allo star meglio, grazie appunto al lavoro, e l’integrazione rappresenta il vero successo di questa storia», spiega <strong>Stefano Perini, ceo di Cantine 4 Valli</strong>. «È un progetto in cui crediamo tantissimo, e una bella storia da raccontare perché possa fare da esempio virtuoso: saremmo felici di essere imitati».</p>
<p>«La spagatura è in qualche modo un ritorno al passato, che abbiamo voluto riprendere, ma grazie al coinvolgimento degli Spagatori è anche un modo di pensare al futuro. Sono custodi di una tradizione ambita e ricercata, di cui devono mantenere il segreto», gli fa eco <strong>il fratello Massimo</strong> prima di spiegare le origini di questa usanza locale tramandata da i “vecchi” (che da queste parti è un appellativo gentile e familiare) della zona, e che è stata adesso passata al gruppo insegnando loro la speciale tecnica di spagatura di famiglia.</p>
<p>«Noi cercavamo un modo per risolvere la richiesta sempre maggiore dei vini frizzanti, ed è nata una collaborazione che è motivo di grande soddisfazione per tutti: oltre a essere bravi e precisi, hanno piacere di lavorare, è non è una cosa così scontata». Così <strong>in ogni bottiglia de Gli Spaghi,</strong> oltre ai vini freschi e versatili della tradizione piacentina, c’è tutto l’orgoglio di un lavoro ben fatto, che racchiude dedizione, meticolosità e una grande forza.</p>
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		<title>Rebola, la voce bianca dell’Adriatico</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/rebola-la-voce-bianca-delladriatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 11:38:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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		<category><![CDATA[Rebola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto di un territorio attraverso l’etichetta di vino rimane ancora il linguaggio migliore per esprimere identità, storia, cultura e peculiarità ambientali di un determinato luogo. Rimini Doc vuole essere proprio questo: la narrazione in bottiglia di un’anima adriatica che dal mare alle dolci ondulazioni dell’entroterra unisce sacrificio, terroir e passione.  Sono 15 i produttori – Cantina [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il racconto di un territorio attraverso l’etichetta di vino rimane ancora il linguaggio migliore per esprimere identità, storia, cultura e peculiarità ambientali di un determinato luogo. <b>Rimini Doc</b> vuole essere proprio questo:<strong> la narrazione in bottiglia di un’anima adriatica che dal mare alle dolci ondulazioni dell’entroterra unisce sacrificio, terroir e passione.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Sono 15 i produttori – <b>Cantina Fiammetta, Enio Ottaviani Winery, Tenuta Santini, Fattoria Poggio San Martino, Ca’ Perdicchi, Agriturismo San Rocco, Podere dell’Angelo, Vini San Valentino, Cantina Pastocchi, Agricola I Muretti, Tenuta Santa Lucia, Cantina Franco Galli, Podere Vecciano, Le Rocche Malatestiane Rimini, Agriturismo Case Mori</b> – che si sono riuniti all’interno della <strong>Strada dei vini e dei sapori dei Colli di Rimini</strong> per trasmettere la storia enologica del territorio riminese attraverso i suoi prodotti di eccellenza.</p>
<p>Il savoir-faire romagnolo, genuino e godereccio, in termini di ospitalità, accoglienza e solarità non è certo una novità, ma attraverso la cooperazione (altra grande distinzione tipica della zona), la denominazione vinicola di Rimini, nata nel 1996 in assenza di un Consorzio di tutela autonomo, ha “sfruttato” sapientemente la suddetta Strada per delineare un percorso di promozione, sviluppo e crescita piuttosto inedito, che mira, tra l’altro, a divenire un modello di imitazione.</p>
<p>Quindici cantine radicate tra le argille calde e la brezza salmastro del mar Adriatico, danno vita quindi a vini autentici e inconfondibili. Ed è la <b>Rebola </b>(Grechetto gentile) l’interprete più fedele, poiché grazie alla sua elegante salinità è capace di firmare ogni espressione locale con un carattere irripetibile. L’obiettivo principale è rappresentato sicuramente dal posizionamento nel panorama enologico regionale e nazionale, ma l’ambizione di trovare un’appropriata collocazione tra i grandi vini bianchi italiani è correttamente ponderata dagli stessi protagonisti del progetto.</p>
<p><b>La Rebola</b> (“Ruibola o Greco”) i cui primi documenti risalgono al 1378, viene chiamata in tal maniera, poiché deriva da un vitigno di origine ellenica, simile per caratteristiche a quelli noti come Greco o Grechetto in altre regioni italiane. Diffusissima per l’appunto da secoli in tale zona del riminese, è un vitigno non molto produttivo che permette tuttavia di ottenere un’uva unica abile e scaltra nel produrre un vino fruttato e vellutato, davvero versatile negli abbinamenti.</p>
<p>Si presenta come un nettare in grado sia di acquisire complessità con un passaggio in legno, sia di deliziare il gusto nella versione passito. Vinificato sia in riduzione che in ossigenazione, le sue principali caratteristiche sono certamente il colore che va dal paglierino della tipologia secco all’ambrato del passito, il profumo caratteristico e leggermente fruttato e un sapore armonico con diverse sfumature a seconda che sia secco o passito. È parecchio versatile, in quanto capace di sintonizzarsi con l’intimità di un aperitivo, così come di accompagnare una cena di pesce davanti al panorama di luci della Riviera che sempre si può godere dai crinali dolci delle colline riminesi.</p>
<p><b>“Rimini Rebola”</b> vuole manifestare, in definitiva, una storia di autentico amore e rispetto per la propria terra, di grande attenzione verso le sue singolarità e di voglia di valorizzare l’intero comparto riminese (turismo congressuale e culturale, architettura, wellness) tramite il driver enologico.</p>
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		<title>Emilia e Romagna: 12 vini top da assaggiare</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/emilia-e-romagna-12-vini-top-da-assaggiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 20:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un vino si può definire &#8220;ambasciatore di un territorio&#8221; quando effettivamente rappresenta e racconta l&#8217;essenza di quel luogo, le sue caratteristiche geografiche, climatiche, culturali e storiche. In pratica, il nettare diviene un simbolo della zona da cui proviene, portando con sé la tradizione, il tipo di uve coltivate, le tecniche di vinificazione, ma soprattutto le [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un <strong>vino</strong> si può definire <strong>&#8220;ambasciatore di un territorio&#8221;</strong> quando effettivamente rappresenta e racconta l&#8217;essenza di quel luogo, le sue caratteristiche geografiche, climatiche, culturali e storiche. In pratica, il nettare diviene un simbolo della zona da cui proviene, portando con sé la tradizione, il tipo di uve coltivate, le tecniche di vinificazione, ma soprattutto le peculiarità che fanno di quell&#8217;area qualcosa di irripetibile e quindi irrinunciabile.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>L’Emilia-Romagna</strong>, attraverso le commissioni dei <strong>Sommelier Ais</strong> nel corso del 2024, ha selezionato per 12 nettari, uno per ciascuna zona vinicola, che raccontano in maniera emblematica il territorio di produzione, ergendosi di conseguenza ad autentici portabandiera della stessa regione e nella cui digressione vengono evidenziate proprio la cultura enologica e l’originalità elaborativa.</p>
<h5>I top 6 Emilia 2024</h5>
<p><b>Migliolungo Emilia Igp Lambrusco Frizzante – Cantina di Arceto</b></p>
<p>Dire Reggio Emilia è dire Lambrusco, ma qui siamo davanti a qualcosa di speciale, un vero e proprio caso di archeologia enologica: <strong>Migliolungo</strong> è il risultato di un progetto di salvaguardia di Lambruschi storici reggiani e antiche varietà. Viene prodotto da un blend di 21 vitigni del patrimonio storico reggiano e si presenta come snello e agile, con toni fruttati e vegetali, accompagnati da un leggero ricordo tannico.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Vigna del Guasto Colli Parma Doc Rosso Fermo 2020 &#8211; Lamoretti</b></p>
<p>Le uve Barbera e Croatina, da sempre caratterizzano i rossi fermi di tale denominazione. L’aggiunta di Croatina dona morbidezza, bilanciando l’esuberante freschezza della Barbera e sostiene la struttura senza offrire particolari contributi alla fragranza. Un vino importante, che proviene da vecchie vigne e che rispecchia tale stile, regalando un sorso pieno, avvolgente e dotato di un tannino ben integrato.</p>
<p><b>Lambrusco Sorbara Doc Spumante Rosè Metodo Classico Brut 2018 – Cantina della Volta</b></p>
<p>Quella del metodo classico è una grande passione che da quattro generazioni si coltiva nella famiglia Bellei e che ha condotto la cantina nella realizzazione di questo splendido Lambrusco di Sorbara, il vino tipico del territorio in cui si trova. Ha profumi seducenti e un gusto dinamico in cui i frutti di bosco si integrano con la sapidità in un mare di bollicine cremose.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Bosco Eliceo Doc Fortana Frizzante Secco 2022 – Tenuta Garusola Coop. Agr. Braccianti Giulio Bellini</b></p>
<p>Ferrara è qui rappresentata dal rosso frizzante secco della denominazione Bosco Eliceo, ottenuto da uve Fortana, identitarie dell’area del Delta del Po, che si coltivano da tempo immemore su terreni sabbiosi. La vivace freschezza, il ventaglio di profumi variegati, la misurata trama tannica ed il suo corpo snello rappresentano, a tutti gli effetti, il suo pregevole biglietto da visita.</p>
<p><b>E.V. Colli Bolognesi Doc Cabernet Sauvignon 2021 – Terre Rosse Vallania</b></p>
<p>Il Cabernet Sauvignon è probabilmente il vitigno a bacca rossa che dà i risultati migliori sui terreni dei colli bolognesi. Qui abbiamo un ottimo esempio con la sua fragranza fine e complessa, i suoi toni fruttati intrecciati con sensazioni balsamiche e un tannino pregiato. C’è di più però, in quanto tale vino rimane un segno della rinascita di un’azienda che negli anni 80 e 90 del Novecento ha dato risonanza nazionale agli stessi Colli Bolognesi.</p>
<p><b>Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno Doc Vino Passito 2013 – Erede Corsini</b></p>
<p>Prodotto fin dal 1200 dalle uve dei vigneti posti intorno al castello omonimo, all’interno della denominazione Colli Piacentini. Identifica il suo territorio non per la diffusione o notorietà, ma per il grande valore storico e per il pregio organolettico scandito dal gusto articolato e persistente su toni dolci, balsamici e amaricanti.</p>
<h5>I top 6 Romagna 2024</h5>
<p><b>San Joves Romagna Doc Sangiovese Predappio 2020 – SaDiVino</b></p>
<p>Adagiata sulle colline argillose di Predappio, si estende la proprietà di SaDiVino, la cui particolarità si riflette in vini robusti, ma in stile moderno e di ottima beva. Lo specchio di questo territorio determina un Sangiovese lucente, la cui complessità e finezza di profumi si incarnano in un soffio balsamico.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Thea Bianco Rubicone Igp Bianco 2022 – Tre Monti</b></p>
<p>Uno tra i più originali e sorprendenti bianchi non solo di Imola ma dell’intera Romagna, prodotto da uve aziendali non indigene (Petit Manseng) che ne esaltano però il territorio e danno origine ad un avvolgente bouquet aromatico. È l’equilibrio del sorso a donare piacevolezza, in un dinamismo gustativo giocato sulla freschezza e sulla sapidità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Pietramora Romagna Doc Sangiovese Riserva Marzeno 2018 – Fattoria Zerbina</b></p>
<p>Ci troviamo di fronte ad una tra le più iconiche cantine di Romagna, nella sottozona di Marzeno, il cui suolo è in grado di donare potenza, struttura, frutto ma al contempo eleganza, finezza e complessità, grazie alla trama raffinata dei tannini e all’equilibrio che media tra volume alcolico e freschezza.</p>
<p><b>Damadora Romagna DOCG Albana Secco Bio 2023 – Podere La Grotta</b></p>
<p>A Saiano di Cesena, scavata nelle rocce di origine marina e i cui vigneti sono circondati da fitti boschi, si producono vini sapidi e freschi come tale accattivante Albana gialla. Il profilo olfattivo è ricco e coinvolgente la cui salinità gratifica un sorso in una lunga chiusura dai risvolti agrumati.</p>
<p><b>Larus Colli di Rimini Doc Rebola 2022 – Le Rocche Malatestiane</b></p>
<p>La cantina rappresenta le radici del territorio viticolo riminese e qui, oltre al Sangiovese, si esprime ai massimi livelli la produzione di Grechetto Gentile (chiamato da quelle parti Rebola), dove quel tocco semi aromatico e balsamico lo rende piuttosto originale. Il sorso dinamico e di vibrante freschezza scorre agile su progressione agrumata, mentre la sua morbidezza dona equilibrio alla beva, che sfuma in un finale dai tratti sapidi e dai richiami di lime.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Saltagrillo Spumante Vsq Extra Brut Metodo Classico – Cantina Rapatà</b></p>
<p>Nel Ravennate si sta ritagliando un ruolo di primo piano nel panorama vitivinicolo la piccola cantina Rapatà, che si rivolge spesso ai vitigni cosiddetti internazionali. Con questo rinfrescante spumante da uve Trebbiano e Pinot Bianco, l’obiettivo di stupire per freschezza e pulizia è ampiamente riuscito.</p>
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		<title>I cinque sensi dell&#8217;Emilia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/i-cinque-sensi-dellemilia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 14:49:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nata dalla collaborazione di Emilia Wine Experience con le strade vini e dei sapori della regione (e con il sostegno di Destinazione Turistica Emilia), &#8220;L&#8217;Emilia dei cinque sensi&#8221; si propone come una nuova guida con l’obiettivo di trasportare l’appassionato verso in luoghi particolari, storici e culturali della storica terra emiliana, attraverso l’utilizzo delle capacità sensoriali. Sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nata dalla collaborazione di <strong>Emilia Wine Experience</strong> con <strong>le strade vini e dei sapori </strong>della regione (e con il sostegno di Destinazione Turistica Emilia), <strong>&#8220;L&#8217;Emilia dei cinque sensi&#8221;</strong> si propone come una nuova guida con l’obiettivo di trasportare l’appassionato verso in luoghi particolari, storici e culturali della storica terra emiliana, attraverso l’utilizzo delle capacità sensoriali.</p>
<p><strong>Sono 8 in tutto gli itinerari proposti tra la provincia di Parma e Piacenza:</strong> un circuito ideale, o meglio, un progetto di sistema per promuovere e sostenere percorsi turistici capaci di coniugare le attrattive culturali, artistiche e naturali, declinabile e adattabile alle esigenze e agli interessi del singolo utente o di piccoli gruppi e permettere in tal modo di &#8220;essere guidati&#8221; nell’esplorazione del territorio da vista, udito, tatto, olfatto e gusto.</p>
<p>Già, perché l’offerta proposta di esperienze particolari e di posti ancora in grande parte inesplorati è piuttosto gettonata sia dai wine lovers e che dalle varie famiglie. La valorizzazione delle denominazioni troverà, dunque, il suo sfogo in una nuova e puntuale applicazione poiché ogni itinerario è mappato e provvisto di QR code che, a sua volta, rimanda al sito <em><a href="https://emiliawineexperience.it" target="_blank" rel="noopener">emiliawineexperience.it</a></em> con lo specifico delle attività: cantine, musei, borghi, alberghi, ristoranti, agriturismi. In più, il visitatore potrà optare se effettuare i circuiti in auto, bici oppure, ancora, accompagnato dalle guide del territorio.</p>
<h5>Gli otto itinerari</h5>
<p><strong>1. La Via dei Vigneti</strong></p>
<p>Castel San Giovanni (la “Porta della Val Tidone”), cittadina medievale caratterizzata da palazzine Liberty e Déco, con il suo paesaggio agricolo e vitivinicolo circostante.</p>
<p><strong>2. I Sette Colli di Bacco</strong></p>
<p>Il territorio di Ziano Piacentino, segnato da un continuo saliscendi, e da crinali puntellati di castelli, chiese e vigne pettinate.</p>
<p><strong>3. Profumi del Vino e Magia dei Borghi</strong></p>
<p>Il fiume Nure che nel suo percorso dalle cime appenniniche al Po incontra borghi, ville, boschi, fortezze, colline ammantate di vigneti.</p>
<p><strong>4. La Valle dei Sapori e delle Fiabe</strong></p>
<p>Un lungo e splendido anello dal di circa 40 chilometri che unisce i borghi di Podenzano, Vigolzone, Ponte dell’Olio e San Giorgio Piacentino.</p>
<p><strong>5. Il Tempo dell’Acqua</strong></p>
<p>Il Po che sviluppa una parte del corso sinuoso nella fertile pianura piacentina, confine naturale tra Emilia e Lombardia, alternando Oasi faunistiche a varie coltivazioni.</p>
<p><strong>6. I Segreti del Grande Fiume</strong></p>
<p>Lungo la Strada che si dipana tra Colorno e Busseto, costeggiando il Po, dove si produce il celeberrimo culatello di Zibello.</p>
<p><strong>7. I Profumi nell’Antica Valle dei Cavalieri</strong></p>
<p>Il Mar Ligure, il vento marino che entra attraverso le finestre delle sale di stagionatura portando con sé aromi irripetibili, contribuendo a creare il peculiare sapore del Prosciutto di Parma.</p>
<p><strong>8. I Tesori del Bosco Lungo le Strade dei Pellegrini</strong></p>
<p>Il profumo del sottobosco, le distese dei prati, lo scorrere dei piccoli corsi d’acqua e le radure un tempo attraversate da pellegrini, sovrani e briganti, dal borgo di Berceto al passo del Bacco (lungo la Strada del Fungo Porcino).</p>
<p>I 5 sensi di Emilia è dunque un viaggio che desidera descrivere tutte le eccellenze di queste due province, dove il<strong> marketing sensoriale</strong> diventa lo strumento indispensabile per &#8220;disegnare&#8221; i vari percorsi accompagnando l’enogastronomia con la cultura<br />
paesaggistica e sportiva.</p>
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		<title>Lambrusco, Malvasia di Candia, Albana e Sangiovese: gli &#8220;alfieri&#8221; dell’enologia dell’Emilia-Romagna</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lambrusco-malvasia-di-candia-albana-e-sangiovese-gli-alfieri-dellenologia-dellemilia-romagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giambattista Marchetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 13:54:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[albana]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
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		<category><![CDATA[Malvasia di Candia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Emilia è un laboratorio pop di leggerezza e il sorso porta un sorriso sulle labbra. La Romagna è finezza e rigore, con i tannini anche nei calici di bianco. Ecco i due macro-tasselli di un mosaico enologico che in Emilia-Romagna vede quattro &#8220;magnifici&#8221; alfieri in altrettanti vitigni autoctoni: il Lambrusco e la Malvasia di Candia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Emilia è un laboratorio pop di leggerezza e il sorso porta un sorriso sulle labbra. La Romagna è finezza e rigore, con i tannini anche nei calici di bianco.</p>
<p>Ecco i due macro-tasselli di un mosaico enologico che in Emilia-Romagna vede<strong> quattro &#8220;magnifici&#8221; alfieri in altrettanti vitigni autoctoni</strong>: il <strong>Lambrusco</strong> e la <strong>Malvasia di Candia</strong> per l’Emilia, l’<strong>Albana</strong> e il <strong>Sangiovese</strong> per la Romagna. Il tutto con un <strong>approccio pop e autentico</strong> – come hanno sottolineato i referenti Ais di Emilia e Romagna nel <strong>tasting &#8220;I maginifici 4&#8221;</strong> tenutosi al Vinitaly 2025.</p>
<p>Parlando bevibilità e snellezza – che trovano nei vini dell’Emilia la sua espressione – si rischia spesso di banalizzarne l’approccio, eppure il sorso snello è capace di profondità quando si associa all’eleganza. E lungo la via Emilia crescono fucine di autenticità che sono nel calice, ma che toccano tutte le 44 Dop e Igp che questo territorio vanta.</p>
<p><strong>Il Lambrusco è un vitigno plurale</strong> che passa dal rosaceo fino al rosso impenetrabile che vira al violaceo, con la freschezza acida e l’immediatezza a fare da filo conduttore. I sommelier suggeriscono il<strong> Lambrusco Sorbara con carni e crostacei</strong>, magari come aperitivo, mentre <strong>Grasparossa</strong> e <strong>Salamino con sughi e ragù di mezza Italia</strong>, ma anche con <strong>bolliti</strong> e <strong>hamburger</strong>; ci son poi<strong> i</strong> <strong>Lambrusco del Reggiano</strong> più solidi (magari con l’aggiunta di Ancillotta) che <strong>reggono barbecue e anche piatti etnici</strong> con qualche piccantezza.</p>
<p><strong>La Malvasia di Candia</strong> è l’aromatico per eccellenza, con profumi capaci di inebriare senza che sia assolutamente un vitigno semplice. All’emozione olfattiva, infatti, corrisponde una grande potenzialità in termini di acidità e profondità del sorso. Molto duttile, nella versione ferma è consigliata per <strong>piatti speziati, legumi e cucina giapponese</strong>, mentre <strong>frizzante</strong> <strong>si abbina ai salumi grassi </strong>(delle Dop piacentine in particolare) così come<strong> ai crostacei o ai crudi di mare</strong>, senza dimenticare la tradizionale <strong>versione dolce</strong> che meglio abbinare <strong>ai paté o ai formaggi stagionati</strong> piuttosto che con <strong>biscotti secchi</strong>.</p>
<p><strong>In Romagna</strong>, invece, emergono come filo conduttore<strong> i tannini</strong> presenti già nel <strong>calice bianco di Albana</strong>, ma poi rafforzati nel <strong>Sangiovese</strong>. Tannini che sorreggono vini capaci di grande longevità, che quando uniscono alla struttura una bella acidità e mineralità possono avere un posto d’onore sulla tavola.</p>
<p><strong>L’Albana</strong> – prima Docg italiana – <strong>è il vino dai mille stili</strong>, spaziando dalla spumantizzazione alle macerazioni, ma da riscoprire anche nella versione dolce.<strong> La bolla è perfetta per i crudi di pesce e per i salumi, mentre il secco gioca con pesce e passatell</strong>i; i sommelier suggeriscono <strong>la versione macerata in abbinamento a piatti etnici e speziati</strong>, mentre <strong>il passito cerca formaggi erborinati e sfiziosi.</strong></p>
<p><strong>Il Sangiovese</strong> è passato nel tempo da un approccio muscolare a una maggiore snellezza, finezza e immediatezza che permette un <strong>pairing con carni crude e brasati, con i salumi</strong> e – perché no? – con <strong>pesci grassi e sughi</strong>.</p>
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		<title>Tramonto DiVino 2025, otto tappe estive per scoprire l’Emilia-Romagna</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/tramonto-divino-2025-otto-tappe-estive-per-scoprire-lemilia-romagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 15:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Tramonto Divino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Correggio, Cervia, Dozza, Riccione, Cesenatico, Ferrara, Piacenza e un’ottava località nel Modenese, ancora da definire ma che potrebbe essere Spilamberto, affascinante borgo nelle Terre di Castelli rinomato per la produzione di Aceto Balsamico Tradizionale, di cui ospita la Consorteria e un bel museo dedicato. Sono queste le tappe dell’edizione 2025 di Tramonto DiVino, roadshow del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Correggio, Cervia, Dozza, Riccione, Cesenatico, Ferrara, Piacenza e un’ottava località nel Modenese,</strong> ancora da definire ma che potrebbe essere <strong>Spilamberto</strong>, affascinante borgo nelle Terre di Castelli rinomato per la produzione di Aceto Balsamico Tradizionale, di cui ospita la Consorteria e un bel museo dedicato. Sono queste le tappe dell’edizione 2025 di <strong>Tramonto DiVino, roadshow del gusto dell’Emilia-Romagna</strong> che quest’anno celebra il suo <strong>ventesimo anniversario</strong>. Organizzato da Agenzia PrimaPagina Cesena insieme alle AIS di Emilia e Romagna e realizzato in partnership con Enoteca Regionale Emilia-Romagna, Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna, Unioncamere Emilia-Romagna, APT Servizi, si conferma un appuntamento atteso e partecipato, riuscendo a coinvolgere la popolazione e i numerosi visitatori raccontando in maniera efficace e appassionante il territorio regionale e le sue eccellenti produzioni, enologiche e gastronomiche.</p>
<h5>L’edizione 2025, tra novità e conferme</h5>
<p>Una formula di successo e in costante crescita, che negli anni ha saputo aprirsi al territorio e coinvolgere sempre nuovi interlocutori. Anche quest’anno, oltre alla consolidata collaborazione con <strong>AIS</strong> – che schiera i suoi sommelier nel proporre in assaggio oltre mille etichette, e realizza la guida 2025/2026 <strong><em>Emilia-Romagna da Bere e da Mangiare</em> </strong>consegnata a tutti i partecipanti in ogni tappa della kermesse del gusto –, sono coinvolte un gran numero di realtà che delineano il ricco patrimonio enogastronomico della regione: l<strong>’Associazione CheftoChef Emiliaromagnacuochi, Casa Artusi, la Strada dei Vini e dei Sapori della Provincia di Ferrara e i Consorzi delle principali Dop e Igp dell’Emilia-Romagna</strong> che, come ha ricordato <strong>Alessio Mammi, Assessore Agricoltura, Agroalimentare, Caccia e Pesca Regione Emilia-Romagna</strong>, rappresentano non solo un notevole valore economico, ma anche un’inestimabile risorsa sociale e culturale per l’intero territorio regionale e che sempre di più devono andare a braccetto con la produzione enologica.</p>
<p>Ci sono dunque Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e di Modena, Salumi Piacentini, Coppa di Parma e Salame Felino, Pesca e Nettarina di Romagna, Pera dell’Emilia-Romagna, Mortadella Bologna, Associazione dello Squacquerone di Romagna, Olio Extravergine di Oliva di Brisighella, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, Aceto Balsamico di Modena, Patata di Bologna, Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, Piadina Romagnola, Riso del Delta del Po.</p>
<p><strong>Novità dell’edizione 2025</strong> è la presenza dei prodotti ittici regionali – attraverso un cofinanziamento del programma Feampa, il Fondo Europeo che guida il cambiamento verso un futuro sostenibile e competitivo per agricoltura, caccia e pesca –, con il <strong>pesce dell’Adriatico</strong> che in alcune tappe, in particolare, sarà protagonista delle ricette degli chef coinvolti e degli abbinamenti con il vino.</p>
<p>E il programma si arricchisce anche dei <strong>“Seminari itineranti” dedicati alle Dop regionali del vino: </strong>in ogni tappa, infatti, saranno selezionate quattro denominazioni territoriali al centro di altrettanti minitour guidati dai sommelier AIS (su iscrizione gratuita, compresa nel biglietto d’ingresso alla manifestazione che va dai 20 ai 30 euro, da acquistare preferibilmente in anticipo <a href="http://www.shop.emiliaromagnavini.it)">sul sito</a>), per permettere a gruppi ristretti di winelovers di approfondire la conoscenza di vitigni e vini.</p>
<h5>Numeri, tappe e protagonisti di Tramonto DiVino 2025</h5>
<p><strong>30 tipologie di vini a denominazioni fra Doc, Docg e Igt,</strong> per un totale di circa mille diverse etichette proposte a rotazione tra le varie tappe – circa 300 a serata, dalle Albana al Trebbiano e ai Sangiovese di Romagna, passando per i Pignoletto dei Colli Bolognesi, i Lambruschi di Modena e Reggio, i “vini delle sabbie ferraresi”, i piacentini Gutturnio e Ortrugo e le Malvasie condivise con i Colli di Parma, senza dimenticare vitigni internazionali, vini frizzanti e spumanti Metodo Classico, e quelli dolci e passiti – e abbinate a una selezione sempre diversa dei <strong>44 prodotti Dop e Igp regionali e ai prodotti ittici dell’alto Adriatico,</strong> grazie alla partecipazione di chef partner e di studenti e docenti degli Istituti alberghieri dei vari territori, che cureranno il servizio. Così, come ogni anno, nel corso di quattro mesi – da giugno a settembre – otto località regionali tra lungomari, parchi, rocche e piazze diventeranno per una serata altrettante “arene del gusto”.</p>
<p>Si comincia il <strong>18 giugno a</strong> <strong>Correggio</strong>, in Emilia, nella prestigiosa corte di <strong>Palazzo Principi,</strong> affiancando ad assaggi e abbinamenti la possibilità di visitare il Museo Civico della città, ai piani superiori del palazzo.<br />
Il <strong>18 luglio appuntamento a Cervia</strong>, in Riviera Romagnola, dove in occasione del <em><strong>Craft Gin Summer Fest, </strong></em>oltre ai vini protagonisti saranno gli spirits regionali e in particolare i gin, che accompagneranno gli assaggi di <strong>Salumi Piacentini Dop.</strong></p>
<p><strong>Il 25 luglio</strong> sarà<strong> Riccione</strong> a ospitare una tappa dedicata in particolare (grazie alla convenzione stipulata con la locale Federalberghi) a turisti e visitatori che in estate scelgono la Riviera: qui, ad accompagnare le etichette regionali e in particolare <strong>le bollicine a marchio collettivo Novebolle</strong> (nato per promuovere la Doc Romagna Spumante, a cura del Consorzio Vini di Romagna) saranno la <strong>Piadina Romagnola Igp</strong> in versione gourmet e il <strong>Pesce dell’Adriatico</strong> interpretato dagli chef partner.</p>
<p><strong>Venerdì 8 agosto</strong> sarà lo scenografico porto-canale di <strong>Cesenatico</strong>, disegnato da Leonardo Da Vinci, a fare da sfondo assieme al mare alla tappa in Piazza Spose Marinai: a rendere particolare la serata, oltre alla cornice, anche la presenza del banco d’assaggio dei Vini Internazionali premiati dal<strong> Concorso Mondiale di Bruxelles</strong> di cui Tramonto DiVino è partner. E anche in questo caso, le bollicine romagnole di Novebolle accompagneranno le proposte a base di <strong>Patata di Bologna Dop,</strong> protagonista della ricetta preparata dagli chef e dall’Istituto Pellegrino Artusi di Forlimpopoli.</p>
<p>Il <strong>5 settembre</strong> si torna in Emilia per<strong> la tappa nel Modenese,</strong> mentre <strong>il 10 l’appuntamento è nella Piazza Municipale di Ferrara</strong>, in co-organizzazione con la locale Strada dei Vini e dei Sapori: protagonista di nuovo il pesce dell’Adriatico con la partecipazione dei <strong>pescatori di Goro</strong>. Sarà invece lo splendido porticato di Palazzo Gotico in Piazza Cavalli a ospitare <strong>la tappa di Piacenza il 19 settembre</strong>, con l’incontro tra i grandi vini regionali e due glorie gastronomiche come <strong>i Salumi Piacentini Dop e il Grana Padano Dop.</strong></p>
<p>È invece su invito, e dedicata ai produttori regionali, l<strong>a serata del 22 luglio alla Rocca di Dozza, sede di Enoteca Regionale Emilia-Romagna</strong>: in questa occasione saranno infatti premiati gli artefici dei 112 vini (equamente suddivisi tra Emilia e Romagna) che hanno ottenuto i migliori punteggi sulla Guida AIS 2026, presentata in anteprima nel corso della tappa.</p>
<h5>Obiettivi a corto e lungo raggio</h5>
<p>L’obiettivo principale di Tramonti DiVino – sottolinea <strong>Davide Frascali, presidente di Enoteca Regionale, </strong>presente insieme all’<strong>Assessore Mammi</strong> alla conferenza stampa organizzata a Verona e condotta da <strong>Maurizio Magni di PrimaPagina</strong> – è quello di mettere a contatto produttori e consumatori in maniera efficace, come avviene anche nel padiglione Emilia-Romagna a Vinitaly 2025 grazie all’intervento importante dell’Assessorato, <strong>che crede fortemente nell’importanza del comparto enogastronomico come volano della crescita regionale</strong>. «Abbiamo scelto di chiamare il padiglione Emilia-Romagna “Vieni VIA con me” proprio per dare il senso del viaggio, della relazione, della condivisione di belle esperienze e prodotti: cibo e vino, infatti, sono anche occasione di relazioni tra le persone. L’invito è a condividere dei bei momenti, dalle spiagge alle rocche e ai borghi della regione», afferma Mammi. «E non ci fermerà nessuno nel promuoverli, su vecchi e nuovi mercati, anche con scelte coraggiose. Così, ad esempio, abbiamo stanziato 7 milioni di euro per promuovere il nostro vino fuori dall’Unione Europea, e abbiamo innalzato notevolmente il valore del bando rivolto ai consorzi per la promozione di prodotti Igp e Dop. È molto importante anche il coinvolgimento di Federalberghi: l’obiettivo è portare sempre di più questi prodotti, e i vini in primis, nella ristorazione e nelle strutture alberghiere».</p>
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		<title>Emilia-Romagna a Vinitaly 2025: orgoglio e visione nel Padiglione “Vieni VIA con me”</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/emilia-romagna-a-vinitaly-2025-orgoglio-e-visione-nel-padiglione-vieni-via-con-me/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2025 14:09:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Mammi]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bottura]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata una vera e propria dichiarazione d’amore per la propria terra quella che ha segnato l’apertura ufficiale del Padiglione 1 dell’Emilia-Romagna a Vinitaly 2025, la fiera internazionale del vino e dei distillati giunta alla sua 57esima edizione. Alle 12:30 di domenica 6 aprile, con la partecipazione di Simona Ventura e Alberto Tomba, entrambi bolognesi, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="" data-start="261" data-end="519">È stata una vera e propria dichiarazione d’amore per la propria terra quella che ha segnato l’apertura ufficiale del <strong data-start="378" data-end="414">Padiglione 1 dell’Emilia-Romagna</strong> a <strong data-start="417" data-end="434">Vinitaly 2025</strong>, la fiera internazionale del vino e dei distillati giunta alla sua <strong data-start="502" data-end="518">57esima edizione</strong>. Alle 12:30 di <strong>domenica 6 aprile</strong>, con la partecipazione di <strong data-start="191" data-end="209">Simona Ventura</strong> e <strong data-start="212" data-end="229">Alberto Tomba</strong>, entrambi bolognesi, ha preso ufficialmente il via la quattro giorni dedicata al vino, alle eccellenze e ai territori. A chiudere il giro di interventi istituzionali è stata <strong data-start="404" data-end="423">Manuela Rontini</strong>, sottosegretaria alla Presidenza della Regione, con un messaggio semplice e diretto: <strong data-start="511" data-end="538">«Viva l’Emilia-Romagna»</strong>. Una frase d&#8217;effetto, capace di racchiudere il senso di appartenenza e fierezza che anima tutto il Padiglione e i suoi protagonisti, come il <strong>Consorzio del Parmigiano Reggiano</strong> che ha partecipato a questo momento con l&#8217;apertura di una forma personalizzata con 27 mesi di stagionatura, presieduta dal presidente Nicola Bertinelli.</p>
<h5 data-start="2040" data-end="2094">Mammi: &#8220;La Via Emilia è un viaggio da condividere&#8221;</h5>
<p class="" data-start="2096" data-end="2324">Tra gli interventi più sentiti, quello di <strong data-start="2138" data-end="2155">Alessio Mammi</strong>, assessore all’Agricoltura e Agroalimentare, che ha spiegato la scelta del nome del padiglione, <strong data-start="2252" data-end="2274">“Vieni via con me”</strong>, legandola all’identità profonda di questa terra: «Siamo l’unica regione che ha il nome di una strada, la Via Emilia. Ed è da qui che parte il nostro viaggio: vogliamo fare prodotti eccellenti nel cibo e nel vino, ma soprattutto vogliamo condividerli. Perché sono esperienze da vivere insieme». Mammi ha poi annunciato un forte impegno sulla promozione internazionale dei vini emiliano-romagnoli: «A fine anno avevamo già previsto un bando per promuovere i nostri vini fuori dall’Italia, soprattutto fuori dall’Europa. Ora quintuplichiamo le risorse, perché non ci ferma nessuno. Abbiamo qualità, e vogliamo portarla su tutte le tavole del mondo».</p>
<h5 data-start="1051" data-end="1093">Una nuova guida, una visione condivisa</h5>
<p class="" data-start="1095" data-end="1236">È stato poi il turno di <strong data-start="1119" data-end="1141">Michele de Pascale</strong>, neo-presidente della Regione, che ha scelto toni sinceri e concreti per tracciare la rotta: «In questi giorni c’è tanta preoccupazione, e secondo me non va né drammatizzata né nascosta. I problemi vanno saputi leggere». Proprio per questo, ha ricordato con orgoglio il grande investimento fatto dalla Regione per rilanciare il settore:<br data-start="1484" data-end="1487" />«Come diceva l’assessore Mammi, abbiamo quintuplicato le risorse per la produzione. Veniamo da anni importanti, ma oggi guardiamo avanti: immaginiamo un’Emilia-Romagna ancora più forte. Il nostro obiettivo è rilanciare, non è il momento di incupirsi». Un rilancio che passa anche dalla difesa del <strong data-start="1788" data-end="1805">Made in Italy</strong> e dalla richiesta di un ruolo guida per l’Italia in Europa:<br data-start="1865" data-end="1868" />«Vogliamo che il governo italiano sia in prima fila a difendere le nostre produzioni. Se esercita questo ruolo, avrà il sostegno di tutte le Regioni e dei territori».</p>
<h5 data-start="2932" data-end="2985">Bottura: &#8220;In Emilia-Romagna la qualità è di casa&#8221;</h5>
<p class="" data-start="2987" data-end="3219">A chiudere gli interventi istituzionali, lo chef <strong data-start="3022" data-end="3041">Massimo Bottura</strong>, anima dell’<strong data-start="3054" data-end="3077">Osteria Francescana</strong>, insegna tristellata che proprio quest’anno celebra i suoi 30 anni. Con la consueta passione, Bottura ha raccontato cosa significhi cucinare in Emilia-Romagna: «Sono profondamente e orgogliosamente emiliano-romagnolo. Qui è tutto più facile: basta un po’ di Parmigiano Reggiano, un po’ di culatello, qualche goccia di aceto balsamico… E nasce un miracolo». Un omaggio non solo ai prodotti, ma anche al valore della squadra: «Io da solo sono solo Massimo Bottura, ma con la mia squadra siamo l’Osteria Francescana». Nel temporary restaurant <strong>&#8220;&#8230;Al Massimo&#8221;</strong> all’interno del padiglione, curato proprio dallo chef modenese, gusto e territorio s&#8217;incontrano in una celebrazione continua del saper fare emiliano-romagnolo. Il piatto da non perdere? I tortellini del Tortellante in crema di Parmigiano Reggiano.</p>
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		<title>I vitigni autoctoni simbolo dell’Emilia-Romagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 10:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[albana]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
		<category><![CDATA[lambrusco]]></category>
		<category><![CDATA[Malvasia di Candia]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vocabolo di origine greca “autoctono” unisce il senso di appartenenza (autós) alla terra (chtón) e viene riferito – secondo la Treccani – alle popolazioni stanziate in un determinato territorio da epoca tanto remota da ritenersi nate dalla terra medesima. È questo stesso profondo legame con l’anima antica di un territorio che affascina nei vitigni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Il vocabolo di origine greca “autoctono” unisce il senso di appartenenza (autós) alla terra (chtón) e viene riferito – secondo la Treccani – alle popolazioni stanziate in un determinato territorio da epoca tanto remota da ritenersi nate dalla terra medesima. È questo stesso profondo legame con l’anima antica di un territorio che affascina nei vitigni autoctoni, capaci di raccontare storie che hanno dentro comunità, radici antiche, emozioni e momenti importanti. Accade così che ogni denominazione del vino, in Italia, trovi un’incarnazione peculiare legata a vitigni che hanno modellato il paesaggio e condizionato l’approccio vitivinicolo. E poche regioni come l’Emilia-Romagna possono vantare un’ampiezza considerevole di espressioni enoiche declinata anche con numeri importanti.</p>
<p class="p1">Ecco che percorrere le <strong>Strade dei vini e dei sapori dell’Emilia-Romagna</strong> diventa un’esperienza sfaccettata da fare lentamente per scoprirne le differenze, rispondendo a una domanda di turismo enogastronomico di qualità sempre più interessata a conoscere i segreti e le eccellenze dei diversi areali, la loro storia e le loro tradizioni. In questo mosaico di etichette e calici, nel quale l’offerta vinicola è legata a doppio filo allo straordinario patrimonio gastronomico, osti e sommelier hanno a disposizione un ventaglio di proposte che ha la propria spina dorsale nei quattro vitigni simbolo della viticoltura emiliano-romagnola: Albana, Lambrusco, Malvasia di Candia e Sangiovese. Quattro “alfieri” che hanno fatto conoscere i rispettivi territori nel mondo, grazie soprattutto alla personalità duttile e alla capacità di raccontare nel proprio Dna l’incredibile varietà delle terre in cui hanno trovato la propria culla ideale.</p>
<h5 class="p1">Le sfumature eleganti dell&#8217;Albana</h5>
<p class="p1">Le origini dell’Albana sono incerte, ma quel che è certo è che i Romani giocarono un ruolo chiave nell’affermazione e nello sviluppo di questo vitigno. Se non introdotto ex novo, fu sicuramente scoperto e valorizzato dai colonizzatori: il nome stesso è di origine latina, derivando dalla parola albus, traducibile con “chiaro” o “bianco per eccellenza”, in riferimento al colore chiaro delle uve Albana oppure al fatto che nell’impero era considerato il miglior vitigno a bacca bianca. Un’altra ipotesi fa risalire il nome ai Colli Albani, rilievi montuosi dell’Antiappennino laziale da dove proveniva il gruppo di legionari romani che ne avrebbero spinto la coltivazione. L’Albana è un vitigno romagnolo in senso stretto, dato che la Romagna è sostanzialmente l’unica area in cui viene allevato e utilizzato in vinificazione. In particolare, la varietà si esprime al meglio se coltivata sulle colline nei pressi della catena dello Spungone, una dorsale di roccia arenaria calcarea resistente all’erosione che si estende da Faenza a Cesena. I due versanti dello Spungone, che si caratterizzano per peculiari caratteristiche geologiche e la presenza di suoli argillosi con una componente calcarea variabile, accolgono vigneti collocati ad altitudini superiori ai 100 metri, dove l’Albana trova le condizioni ideali per esprimere le sue potenzialità. Primo vino bianco italiano insignito della Docg (nel 1987), il Romagna Albana ha dimostrato nel tempo una vocazione multiforme: fresco e beverino oppure portato ad appassimento per vini dolci e intensi, decisamente secco e quasi tagliente, o macerato a cercare un sorso materico, ma anche spumantizzato o rifermentato, il vitigno regge alle provocazioni della mano enologica. Il suo alleato più importante è però il tempo. Se infatti l’Albana ha attraversato la seconda metà del Novecento raccontata come un calice immediato e fresco, le sfumature più affascinanti emergono dopo qualche anno di bottiglia, quando l’acidità spiccata (e non ammorbidita da interventi in cantina) e una sapidità elegante fanno emergere toni di fiori essiccati, una mineralità con sentori quasi sulfurei e una persistenza del sorso che confermano le potenzialità di questi vini per un pubblico di consumatori consapevoli e attenti.</p>
<h5 class="p1">Il volto plurale dei Lambrusco</h5>
<p class="p1">La desinenza “brusco” potrebbe identificarsi con la caratteristica tipica dei vini giovani e vivaci, dall’acidità spiccata e i tannini ruvidi, ma le interpretazioni filologiche sembrano più orientate a far risalire il nome Lambrusco alla propensione delle piante di vite a crescere spontaneamente ai bordi dei campi, maritandosi selvaticamente con gli alberi che segnavano i confini. Il Lambrusco è così legato al territorio emiliano da essere entrato da protagonista nelle vicende storiche. La leggenda vuole infatti che Matilde di Canossa, nel pieno della lotta per le investiture, vinse la battaglia di Sorbara grazie a uno stratagemma imperniato su questo vino. La Gran Contessa avrebbe infatti abbandonato il castello, assediato dalle truppe nemiche, lasciandone in dote una quantità sufficiente per inebriare e stordire i soldati, che a quel punto si sarebbero trovati incapaci di combattere. Al di là degli aneddoti, il Lambrusco è stato l’alfiere della produzione vitivinicola regionale, il ponte con i mercati di mezzo mondo e in particolare con quello americano, dove ha vissuto periodi di successo dirompente. Agile e frizzante, nella sua versione amabile ha inondato gli scaffali globali. Eppure, proprio quella enorme popolarità è stata un’arma a doppio taglio per il rosso charmat dell’Emilia, perché quando si distribuiscono milioni di bottiglie si rischia una sottovalutazione. Nel tempo però il Lambrusco ha ritrovato brio e fascino, grazie alla spinta di giovani produttori concentrati sul Lambrusco secco (pur senza abbandonare del tutto la tradizione della versione amabile) e alle pregevoli versioni Metodo classico che hanno conquistato i palati più esigenti. E contestualmente va riconosciuto al mondo del Lambrusco Doc di mettere in sinergia grandi e piccoli produttori, con le cooperative che seguono la traccia del valore, magari per i loro brand di nicchia. Un altro fenomeno che sta riportando il Lambrusco sulle tavole è la sottolineatura delle differenze. Sì, perché questo vino è plurale nelle tecniche di vinificazione, negli stili e nell’utilizzo dei vitigni – dal Salamino al Sorbara, dal Grasparossa al Marani, Maestri o Montericco – che portano nel calice espressioni peculiari e affascinanti.</p>
<h5 class="p1">Malvasia di Candia, aromatica e raffinata</h5>
<p class="p1">Richiamando la città di Candia – storico capoluogo di Creta, il cui nome veniva utilizzato per indicare l’intera isola durante la dominazione veneziana tra il XII e il XVII secolo –, la Malvasia di Candia ha molto probabilmente origine in Grecia. Se è pur vero che i veneziani chiamavano “Malvasia” vini da uve differenti, questo vitigno aromatico è arrivato in Emilia e in Romagna portando con sé un bagaglio di espressività unico. Nei secoli, proprio la spiccata aromaticità è stata l’origine della sua celebrità, dato che storicamente non mancava di farsi riconoscere sulle tavole dei nobili signori. In tempi più recenti, però, questa peculiarità l’ha penalizzato perché dà vini molto caratterizzati e poco allineati rispetto al palato moderno. Il ritorno alla Malvasia oggi passa dalle interpretazioni più verticali e asciutte, che ne valorizzano la tensione e l’acidità senza violarne la personalità brillante. Tra i Colli Piacentini e le terre romagnole si possono così scoprire etichette da affiancare a un ragù di corte o alle animelle, a un salume Dop o a una minestra di legumi, senza timore di banalizzare l’accostamento di sapori.</p>
<h5 class="p1">Sangiovese, principe di Romagna</h5>
<p class="p1">Come ogni pretesa etimologica nella storia della vigna e del vino, anche l’origine del nome Sangiovese risulta incerta, ma poiché si tratta del vitigno a bacca rossa più coltivato in Italia la vulgata ricostruisce un legame direttamente con Zeus. Il vino originato dalla santità o dal sangue del padre degli dei dell’antica Grecia, in terra Romana sarebbe diventato il sangue di Giove (sanguis Iovis), con un’accezione fortemente celebrativa. Al di là dell’agiografia, gli ampelografi ritengono che il luogo d’origine del Sangiovese sia la zona appenninica tra Toscana e Romagna, dove ancora oggi rappresenta l’uva a bacca rossa più importante. Rispetto ai biotipi che hanno attecchito in Toscana – il piccolo nel Chianti, il grosso a Montalcino, il prugnolo gentile nella zona di Montepulciano, il grossetano in Maremma –, il Sangiovese romagnolo si caratterizza per una espressione vitale e croccante nel calice. E questo vitigno dal carattere peculiare funge da interprete, nel calice, di territori differenti, portando in superficie sfumature intriganti proprio per la loro varietà. Sul Sangiovese è imperniato il progetto Rocche di Romagna che il Consorzio ha spinto per valorizzare le specificità dei territori di Bertinoro, Brisighella, Castrocaro, Cesena, Coriano, Imola, Longiano, Marzeno, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Oriolo, Predappio, San Clemente, Serra e Verucchio, portandoli in etichetta. Il marchio collettivo, che riunisce tutte le sottozone della denominazione Romagna Sangiovese, mette in bottiglia vini che in alcune sottozone godono di una scarna eleganza minerale e in altre spingono sul volume, con tannini più o meno raffinati, regalando un frutto che in talune aree risulta più polposo e in altre più sottile.</p>
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		<title>Massimo Bottura: Vieni in Emilia-Romagna con me</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/massimo-bottura-vieni-in-emilia-romagna-con-me/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico De Cesare Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 10:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Maria Luigia]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Francescana Family]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bottura]]></category>
		<category><![CDATA[Osteria Francesca]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Nel nostro futuro ci sarà sempre più futuro”. È così &#8211; con lo sguardo avanti ma senza dimenticare il passato &#8211; che Massimo Bottura festeggia il trentesimo anniversario di Osteria Francescana, il ristorante tre stelle Michelin (più una verde) che per due volte è stato al primo posto della 50 Best. Il 19 marzo 1995 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong>“Nel nostro futuro ci sarà sempre più futuro”.</strong> È così &#8211; con lo sguardo avanti ma senza dimenticare il passato &#8211; che<strong> Massimo Bottura festeggia il trentesimo anniversario di Osteria Francescana</strong>, il ristorante tre stelle Michelin (più una verde) che per due volte è stato al primo posto della 50 Best. Il <strong>19 marzo 1995</strong> apriva infatti “un piccolo ristorante con grandi sogni” che avrebbe cambiato la cucina italiana e reso Modena capitale mondiale della gastronomia. Lo abbiamo intervistato a ridosso dell’edizione 2025 di <strong>Vinitaly</strong>, dove lo chef modenese rappresenta l’Emilia-Romagna con <strong>uno speciale temporary restaurant</strong>. Ci racconta l’essenza della <strong>Francescana Family</strong>, l’amore per la sua terra, le tradizioni enogastronomiche e i luoghi del cuore. E dà qualche prezioso consiglio per far crescere ulteriormente il comparto della regione.</p>
<h6 class="p1">Cosa rappresenta l’Emilia-Romagna per lei?</h6>
<p class="p1">È la regione che incarna il meglio dell’Italia, un luogo dove tradizione e innovazione s’intrecciano in modo unico. È la Food Valley, patria di eccellenze gastronomiche riconosciute in tutto il mondo, e la Motor Valley, casa di marchi leggendari che hanno fatto la storia dell’automobilismo. Questa regione, per me, è come una fonte inesauribile di ispirazione culinaria e culturale. È un luogo di memoria e creatività, dove il passato gastronomico viene reinterpretato in chiave moderna senza perdere autenticità e mantenendo un profondo rispetto per la materia prima e un approccio artistico alla cucina. Qui ogni piatto racconta una storia.</p>
<h6 class="p1">E Modena?</h6>
<p class="p1">Un microcosmo di storia, cultura e sapori che definiscono la mia identità di chef e di modenese. La nebbia, i tortellini, l’Aceto Balsamico, le osterie tradizionali e i motori ruggenti delle Ferrari e delle Maserati: tutto questo è parte del Dna di Modena, di Massimo Bottura e di tutta la Famiglia Francescana. La nebbia è un simbolo della Pianura Padana, è parte dell’identità del territorio, qualcosa che amplifica i profumi del cibo e della terra. Il tortellino, con il suo ripieno ricco e avvolgente, rappresenta il calore della cucina emiliana, lo spirito accogliente della famiglia e la maestria artigianale delle sfogline, delle nonne e dei ragazzi che sono l’anima del <strong>Tortellante</strong> (il laboratorio riabilitativo per ragazzi autistici con produzione di tortellini, <em>ndr</em>). Modena non è solo un luogo, ma un’ispirazione costante. Mi ha insegnato il valore della lentezza, della precisione e della passione, elementi che trasporto nei miei piatti. La mia cucina è un atto d’amore per Modena.</p>
<h6 class="p1">Trent’anni di Osteria Francescana, il ristorante che ha cambiato la cucina italiana. Qual è il bilancio e cosa vede nel futuro?</h6>
<p class="p1">Il 19 marzo 1995 aprì a Modena, in via Stella 22, un piccolo ristorante con grandi sogni: da quell’impresa visionaria e inizialmente incompresa alle 4 stelle Michelin (3 rosse e una verde, ndr) il salto è stato davvero grande. Abbiamo dimostrato che si può innovare la tradizione senza rinnegarla, trasformando piatti iconici in esperienze contemporanee. Abbiamo elevato Modena e l’Emilia-Romagna a capitali mondiali della gastronomia, attirando food lovers, critici e chef da tutto il mondo. Abbiamo promosso una cucina etica e sostenibile, con progetti come Food for Soul, volto a ridurre lo spreco alimentare e l’isolamento sociale attraverso la bellezza, sostenendo le comunità in difficoltà e ispirando nuove generazioni di chef, dimostrando che la cucina può essere una forma d’arte e di cultura, sempre alla ricerca di nuove tecniche, nuovi linguaggi e nuove contaminazioni. Il futuro potrebbe portare a una cucina ancora più concettuale e sperimentale e ci sarà sempre più attenzione all’inclusione sociale e alla sostenibilità. Dopo trent’anni, penso che Osteria Francescana non sia solo un ristorante, ma un manifesto culturale, e da Osteria si sia trasformato in una famiglia, dove le persone sono al centro di tutto.</p>
<h6 class="p1">Le donne hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella Francescana Family.</h6>
<p class="p1">Sono state e continuano a essere fonti di ispirazione, pilastri affettivi e punti di riferimento nella mia crescita come uomo e come chef. Fin da bambino, ho vissuto la cucina come un atto d’amore, grazie alla nonna e alla mamma, che mi hanno trasmesso il valore della tradizione e l’importanza del cibo come legame familiare. Mia nonna, in particolare, non era solo una cuoca straordinaria, ma una donna straordinaria. E così mia mamma, che cucinava non perché dovesse ma perché amava farlo. Da lei ho imparato il rispetto per gli ingredienti e il significato della convivialità. Io e mia sorella Cristina sia- mo cresciuti in cucina, con anche mia zia Anna e la nostra tata Ines, dove passavano la maggior parte della giornata e dove ci rifugiavamo, sotto il tavolo, mentre le donne di famiglia tiravano la sfoglia. La nostra era una famiglia che ha sempre concepito il cibo come elemento culturale che la unisce. Un’altra figura chiave è stata Lidia Cristoni (la <em>redzora</em> che lavorò all’Osteria del Campazzo, il primo ristorante di Bottura, e gli fece da maestra, <em>ndr</em>), per me una seconda mamma. Ha portato professionalità e umanità in quella che sarebbe diventata la mia cucina. Fu un’instancabile maestra armata di una pazienza infinita. Rimase a lungo parte della squadra, formando molti delle ragazze e ragazzi della brigata. Se Osteria Francescana esiste ed è diventata ciò che è oggi, è anche grazie a Lara Gilmore, mia moglie e compagna di viaggio: Lara ha sempre creduto nel mio talento e nella mia visione anche nei momenti più difficili e in modo critico, cercando di confrontarsi con me per ogni decisione, ogni progetto e ogni investimento. Ha avuto un ruolo cruciale nel portare la Francescana a un pubblico internazionale, unendo il mondo della cucina con quello dell’arte contemporanea. Poi c’è mia figlia Alexa, che è fonte di sensibilità e consapevolezza ma soprattutto di futuro.</p>
<h6 class="p1">Qual è il piatto simbolo della sua storia?</h6>
<p class="p1">Ne scelgo due. Il primo è il Bollito non bollito, che nasce da una domanda: la tradizione rispetta davvero gli ingredienti? Quella emiliana vuole che dopo i primi arrivi il carrello dei bolliti con i diversi tagli di carne e salse d’accompagnamento. Dopo una lunga chiacchierata con lo storico Massimo Montanari, decisi di servire il bollito, ma senza bollirlo. Il secondo è Le cinque stagionature del Parmigiano Reggiano in diverse consistenze e temperature, uno dei piatti più iconici di Osteria Francescana, che ha cambiato il modo di guardare al Parmigiano Reggiano, esaltandone la profondità e il valore del tempo.</p>
<h6 class="p1">Cosa serve per valorizzare e far crescere ancora di più il comparto enogastronomico della regione?</h6>
<p class="p1">Servono strategie mirate che coinvolgano produttori, ristoratori, istituzioni, università, scuole, musei e consumatori. È importante valorizzare il rapporto tra territorio e prodotto e creare esperienze immersive che permettano ai visitatori di conoscere da vicino le eccellenze della regione, con visite a caseifici, acetaie, prosciuttifici e laboratori artigianali. Fondamentale è rafforzare il riconoscimento di Dop, Igp e presìdi Slow Food, evidenziando l’importanza della filiera corta e della produzione sostenibile. Bisogna investire in tecniche di produzione a basso impatto ambientale, riducendo sprechi e promuovendo l’economia circolare; continuare a investire nel turismo enogastronomico, rafforzando strade del vino e del cibo, eventi e itinerari che mettano in rete produttori, ristoranti e luoghi pieni di bellezza, come Casa Maria Luigia; potenziare manifestazioni come “Cibus” a Parma e collaborare con istituti come Alma e Casa Artusi per creare nuove generazioni di ambasciatori della tradizione emiliano-romagnola, attirando studenti internazionali. Inoltre, potenziare le scuole agrarie e supportare giovani imprenditori legati all’agricoltura, al food e all’artigianato. Fondamentale è anche la comunicazione, tramite storytelling e strategie digitali che promuovano i nostri prodotti nei mercati esteri.</p>
<h6 class="p1">Quali sono i suoi luoghi del cuore in Emilia-Romagna?</h6>
<p class="p1">Per primo, direi <strong>Casa Maria Luigia</strong> (la guest house ideata da Massimo Bottura e da Lara Gilmore, <em>ndr</em>), simbolo dell’ospitalità emiliana. Immersa nella campagna modenese, accoglie gli ospiti lontano dal caos del centro. La colazione è un’interpretazione contemporanea di quella che preparava mia nonna a Natale, con dolci e salati che farebbero invidia a un banchetto luculliano. Qui si possono ascoltare vinili, rilassarsi nella stanza dei cocktail, visitare l’orto oppure leggere un libro nel grande parco. E poi c’è il Playground per adulti con palestra, sauna, una collezione d’opere d’arte e auto e moto rigorosamente made in Modena. Casa Maria Luigia è una vera e propria casa lontano da casa. Il secondo luogo è <strong>l’arco di passaggio tra Duomo e Ghirlandina</strong>, che mi ha sempre impaurito, ma che alla fine si è appoggiato sulla mia anima come una cicatrice. La Ghirlandina è la sentinella della città, simbolo di Modena. Terzo, <strong>la piazzetta a Castelvetro</strong>, un borgo immerso tra le colline del Lambrusco, primo stop del mio viaggio con Stanley Tucci che è proseguito a Rosola di Zocca, alla scoperta del miglior parmigiano del mondo. Quarto, <strong>il Parco del Delta del Po</strong>, che è entrato a pieno diritto nella rete delle riserve “Uomo e Biosfera” Unesco. Infine,<strong> la Galleria d’Arte Contemporanea Emilio Mazzoli</strong> di Modena, che per me è un rifugio dalla quotidianità. Da qui sono passate e continuano a passare le menti più interessanti e creative che abbiamo in Italia e non solo.</p>
<h6 class="p1">Da profondo conoscitore della sua regione, ci racconta il panorama vitivinicolo?</h6>
<p class="p1">L’Emilia-Romagna è una regione dal doppio volto, unita da una grande tradizione enogastronomica ma divisa in due anime ben distinte: l’Emilia, terra di rossi frizzanti e convivialità, e la Romagna, patria di ottimi rossi fermi. In mezzo, una varietà straordinaria di terreni, microclimi e vitigni autoctoni, che fanno di questa regione una delle più interessanti del panorama vinicolo italiano. Il Lambrusco è il vino della mia terra, un simbolo dell’Emilia tanto quanto la pasta fresca, il Parmigiano Reggiano e l’Aceto Balsamico. È un vino democratico, popolare, che nasce dalla terra e dalla tradizione contadina e che oggi ha conquistato tutti e ha vissuto una riscoperta internazionale. Da quello secco e strutturato di Sorbara al morbido e fruttato di Grasparossa, fino al più intenso Salamino, è perfetto per accompagnare la ricchezza dei piatti emiliani, dallo gnocco fritto ai tortellini in brodo, passando per il cotechino e lo zampone. Il Sangiovese è l’assoluto protagonista della Romagna. Rispetto al cugino toscano, ha un carattere più solare e generoso e tannini più morbidi. Esprime potenza, profondità e grande bevibilità. È ottimo con tagliatelle al ragù, grigliate di carne e formaggi stagionati. Negli ultimi anni, grazie a produttori sempre più attenti alla qualità, il Sangiovese di Romagna sta vivendo una nuova era, con vini eleganti e strutturati che competono con i grandi rossi italiani. Il vino in Emilia-Romagna è specchio della sua cucina e della sua cultura.</p>
<h6 class="p1">Lei è protagonista a Vinitaly con un progetto di ristorazione inedito negli spazi dell’Emilia-Romagna.</h6>
<p class="p1">È un grande onore essere invitato a rappresentare l’Emilia-Romagna alla manifestazione più importante al mondo per quanto riguarda il vino. Per l’occasione ho creato una nuova osteria temporanea che si chiama Osteria al Massimo. Al mattino serviamo cappuccino e brioche e poi da mezzogiorno due menu degustazione che rappresentano la Famiglia Francescana: rispetto e innovazione della tradizione ed eccellenza delle materie prime. Vinitaly è il palcoscenico perfetto per raccontare l’incontro tra il cibo e il vino, due elementi inseparabili nella cultura italiana. Il nostro obiettivo è ideare abbinamenti sorprendenti, valorizzando le grandi etichette dell’Emilia-Romagna. Sarà un’occasione unica per mostrare al mondo il valore del nostro territorio, per far vivere ai visitatori un’esperienza autentica e indimenticabile. E come sempre, lo faremo con passione, creatività e rispetto per la nostra storia.</p>
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