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	<title>In libreria &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>In libreria &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<item>
		<title>Italianity: perché per capire il vino italiano non bastano i vitigni, serve la cultura</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/italianity-perche-per-capire-il-vino-italiano-non-bastano-i-vitigni-serve-la-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Ognibene]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Lonardi]]></category>
		<category><![CDATA[Italianity: The Culture of Italian Wine]]></category>
		<category><![CDATA[Jessica Dupuy]]></category>
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		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa rende davvero unico il vino italiano? Se lo sono chiesto Andrea Lonardi, uno dei quattro Master of Wine italiani, e Jessica Dupuy, firma di spicco per diverse testate tra cui anche Food &#38; Wine. La risposta non è l&#8217;ennesima analisi tecnica su suoli e vitigni, ma un&#8217;intuizione maturata sul campo che oggi diventa un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="5">Cosa rende davvero unico il vino italiano? Se lo sono chiesto <a href="https://www.foodandwineitalia.com/andrea-lonardi-e-il-nuovo-master-of-wine/"><b data-path-to-node="5" data-index-in-node="62">Andrea Lonardi</b></a>, uno dei quattro Master of Wine italiani, e <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="124">Jessica Dupuy</b>, firma di spicco per diverse testate tra cui anche <a href="https://www.foodandwine.com/"><i data-path-to-node="5" data-index-in-node="172">Food &amp; Wine</i></a>. La risposta non è l&#8217;ennesima analisi tecnica su suoli e vitigni, ma un&#8217;intuizione maturata sul campo che oggi diventa un libro: <em><b data-path-to-node="5" data-index-in-node="322">Italianity: The Culture of Italian Wine</b></em>, edito da Greenleaf Book Group LLC.</p>
<p data-path-to-node="5"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-214304 aligncenter" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Italianita-The-Culture-of-Italian-Wine.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="6">L&#8217;opera, pubblicata in doppia lingua (italiano e inglese), nasce per colmare un vuoto narrativo. Spesso il vino italiano viene spiegato attraverso parametri rigidi e accademici, perdendo di vista l’elemento che lo rende vivo: <strong>la componente umana</strong>.</p>
<h2 data-path-to-node="7">Non un manuale, ma un’epopea culturale</h2>
<p data-path-to-node="8">In uscita il prossimo <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="22">26 giugno</b>, il libro rifiuta l&#8217;approccio didascalico pur toccando temi complessi. <i data-path-to-node="8" data-index-in-node="103">Italianity</i> è un viaggio che attraversa l&#8217;Italia profonda, dai vigneti alpini alle terre vulcaniche della Sicilia, includendo anche una parentesi dedicata alle ricette regionali.</p>
<p data-path-to-node="9">Il cuore del racconto è il ribaltamento del concetto classico di <i data-path-to-node="9" data-index-in-node="65">terroir</i>. Per Lonardi e Dupuy, il suolo e il clima non bastano a spiegare una bottiglia: sono la mentalità del produttore, la sua visione e la tradizione familiare a fare la differenza. Come spiegano gli stessi autori: «Non volevamo un libro tecnico sulla tipologia dei suoli. Questo è un libro sull&#8217;Italia, utile a capire come l&#8217;approccio culturale cambi di luogo in luogo. È un invito a <strong>spostare lo sguardo dal calice al contesto, dal dato tecnico alla dimensione sociale</strong>».</p>
<h2 data-path-to-node="11">Il &#8220;filo comune&#8221; del gusto italiano</h2>
<p data-path-to-node="12">C&#8217;è un&#8217;energia che unisce territori apparentemente opposti, una sorta di spina dorsale culturale che precede persino l’unità politica del Paese. Nel libro emerge l’idea di un <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="175">&#8220;filo comune&#8221;</b>: quella vibrazione che permette di riconoscere un vino italiano in una degustazione alla cieca, anche senza individuarne subito la regione di provenienza. È un equilibrio fatto di acidità, bevibilità e un legame ancestrale con il cibo e la <strong>convivialità</strong>.</p>
<p data-path-to-node="13">Comprendere un vino significa, dunque, leggere il paesaggio umano che sta dietro l’etichetta. <i data-path-to-node="13" data-index-in-node="94">Italianity</i> non è solo un volume per esperti, ma un racconto sull&#8217;Italia stessa, capace di trasformare le sue infinite diversità in un’identità comune e irripetibile.</p>
<h3 data-path-to-node="15">Gli autori</h3>
<ul data-path-to-node="16">
<li>
<p data-path-to-node="16,0,0"><b data-path-to-node="16,0,0" data-index-in-node="0">Andrea Lonardi, MW:</b> enologo e agronomo, dal 2023 è tra i meno di 500 Master of Wine al mondo. La sua esperienza decennale lo rende una delle voci più autorevoli su viticoltura e identità del vino italiano.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="16,1,0"><b data-path-to-node="16,1,0" data-index-in-node="0">Jessica Dupuy:</b> giornalista pluripremiata e sommelier certificata, collabora con testate internazionali portando al racconto del vino uno sguardo esperto ma sempre accessibile.</p>
</li>
</ul>
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		<title>Il DNA gastronomico di Ducasse nel suo nuovo libro</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/alain-ducasse-dna-ducasse-libro-roma-topic/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 07:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alain Ducasse]]></category>
		<category><![CDATA[alain ducasse libro]]></category>
		<category><![CDATA[dna ducasse]]></category>
		<category><![CDATA[Ducasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pubblicazione di &#8220;DNA Ducasse&#8221; segna una nuova tappa nel percorso culturale di Alain Ducasse, figura centrale della gastronomia internazionale non solo per l’attività nei ristoranti, ma per l’impegno costante nella formazione e nell’editoria. Il volume a cura di Topic, nuova casa editrice del gruppo Giunti dedicata a testi non-fiction di approfondimento a carattere gastronomico, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="465" data-end="1011">La pubblicazione di <strong>&#8220;DNA Ducasse&#8221;</strong> segna una nuova tappa nel percorso culturale di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Alain Ducasse</span></span></strong>, figura centrale della gastronomia internazionale non solo per l’attività nei ristoranti, ma per l’impegno costante nella formazione e nell’editoria. Il volume a cura di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Topic</span></span></strong>, nuova casa editrice del <a href="https://giunti.it/products/dna-ducasse-pilon-emmanuel-9791281608467?gad_source=1&amp;gad_campaignid=22107165099&amp;gbraid=0AAAAACtp3KbMSLrcNp_U5dO66gAvTi73B&amp;gclid=Cj0KCQiAhtvMBhDBARIsAL26pjHFl7yC-nEWDsL4ck4_2zZjvuz98OlNEqBOWZ_dyvfaauQMs_zz0vkaAq4KEALw_wcB" target="_blank" rel="noopener">gruppo <strong>Giunti</strong></a> dedicata a testi non-fiction di approfondimento a carattere gastronomico, tecnico, scientifico e divulgativo, si inserisce in una produzione libraria che lo chef porta avanti da anni anche attraverso la propria casa editrice, confermando l&#8217;attenzione per la trasmissione del sapere culinario.</p>
<h2 data-start="465" data-end="1011">Un&#8217;enciclopedia della cucina di Ducasse</h2>
<p data-start="1013" data-end="1634">Con 536 pagine e <strong>oltre 130 ricette</strong>, <em data-start="1049" data-end="1062">DNA Ducasse</em> propone una lettura articolata della cucina francese contemporanea, intesa come sistema aperto e in evoluzione. Il libro raccoglie il lavoro di tre chef che guidano ristoranti del gruppo: <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Emmanuel Pilon</span></span></strong> nel <a href="https://www.foodandwineitalia.com/monte-carlo-fa-all-in/" target="_blank" rel="noopener">Principato di Monaco</a>, <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Amaury Bouhours</span></span></strong> a Parigi e <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Jean-Philippe Blondet</span></span></strong> a Londra. Attraverso le loro esperienze si delinea un’eredità tecnica e filosofica fondata sul concetto di <em>naturalité</em>, cardine del pensiero gastronomico di Ducasse, che privilegia essenzialità, centralità del vegetale ed equilibrio dei sapori. Alla presentazione del libro avvenuta al Romeo Hadid Roma dove Ducasse ha installato il proprio enclave capitolino, lo chef ha detto che il Dna della sua cucina si esprime soprattutto in tre parole: «Rigore, serietà e disciplina».</p>
<p data-start="1013" data-end="1634">L’hotel che ha ospitato l&#8217;evento, nato da un intervento firmato da <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Zaha Hadid</span></span></strong>, rappresenta un punto di incontro tra architettura contemporanea e ospitalità di fascia alta. In questo contesto, la presentazione del libro assume un valore simbolico: l’alta cucina viene messa in relazione con design, cultura e visione.</p>
<p data-start="1013" data-end="1634"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212093" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/alain-ducasse-dna-ducasse-libro-roma.png" alt="alain-ducasse-dna-ducasse-libro-roma" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1636" data-end="2107">Il libro di Alain Ducasse non si limita alla raccolta di ricette del cuoco nato a <strong>Castel-Sarrazin</strong>. Accanto ai piatti trovano spazio le <strong>storie</strong> dei produttori, degli agronomi e dei coltivatori che contribuiscono alla qualità della materia prima. La cucina viene così descritta come <strong>risultato di una filiera culturale</strong> prima ancora che tecnica.</p>
<p data-start="2109" data-end="2625">Il rapporto con il nostro Paese è parte integrante del percorso di Ducasse. Lo chef ha più volte sottolineato il debito nei confronti della <strong>cucina italiana</strong>, in particolare per l’attenzione al prodotto, alla stagionalità e alla leggibilità del piatto.</p>
<p data-start="2966" data-end="3401">Nel testo Ducasse definisce la propria cucina come «Non ornamentale, non maschera la natura grezza del cibo con inutili sofisticazioni, ma persegue, in un sottile equilibrio tra audacia e moderazione, <strong>il gusto per l’essenziale</strong>. La bellezza dei piatti non precede l’approccio, ma lo segue. Nell’armonia delle loro creazioni, Emmanuel, Amaury e Jean-Philippe cercano <strong>sapori potenti</strong> e asperità. Siamo mercanti di quei piaceri effimeri che possono essere ricordati per sempre». È un’impostazione che attraversa tutta la sua carriera e che si riflette anche nell’attività formativa, non a caso il libro è firmato da tre allievi. Attraverso scuole, pubblicazioni e una produzione editoriale autonoma, lo chef ha costruito negli anni un sistema di divulgazione che supera la dimensione del singolo ristorante.</p>
<p data-start="3403" data-end="3877" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><em data-start="3403" data-end="3416">DNA Ducasse</em> può quindi essere letto come <strong>sintesi di un percorso</strong> che unisce ristorazione, insegnamento e scrittura. La cucina francese contemporanea viene presentata come patrimonio in movimento, capace di adattarsi ai contesti internazionali senza rinunciare alla propria identità. In questo quadro, l’Italia non è solo sede di diversi ristoranti dello chef, ma <strong>interlocutore culturale,</strong> con cui Ducasse intrattiene da tempo un dialogo fondato su rispetto e affinità gastronomiche.</p>
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		<title>Cocomero &#038; Friends, un libro di ricette per aiutare Gaza</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cocomero-friends-un-libro-di-ricette-per-aiutare-gaza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 11:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cocomero]]></category>
		<category><![CDATA[Cocomero & Friends]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’anguria è il frutto dell’estate. Lo è da sempre ma quest’anno anche di più: come abbiamo imparato negli ultimi due anni (per chi era attento al tema, anche prima) il cocomero viene spesso usato per menzionare &#8220;indirettamente&#8221; la Palestina e il movimento di protesta contro l’occupazione e l’invasione da parte di Israele, visto che riporta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’anguria</strong> è il frutto dell’estate. Lo è da sempre ma quest’anno anche di più: come abbiamo imparato negli ultimi due anni (per chi era attento al tema, anche prima) il cocomero viene spesso usato per menzionare &#8220;indirettamente&#8221; la Palestina e il movimento di protesta contro l’occupazione e l’invasione da parte di Israele, visto che riporta i colori della bandiera – verde, rosso, bianco, nero – che le autorità israeliane impediscono di esporre.</p>
<p>Così, proprio <strong>il cocomero</strong> dà il nome a un progetto di volontariato nato nella primavera 2024 da un gruppo di foodblogger – coordinato dalle food content creator Cristina Mauri, Anna Panna, Sasha Carnevali, Gigi Passera e Silvia de Martino – con lo scopo di raccogliere fondi per la popolazione civile palestinese dopo l’ottobre 2023, che trova nel <strong>cibo</strong> la sua linea guida.</p>
<p>Certo, è dura anche solo pensare di cucinare e mangiare in compagnia in questo momento in cui proprio <a href="https://www.foodandwineitalia.com/il-cibo-come-arma/">il cibo viene usato come arma</a> e tutta la popolazione della Striscia di Gaza è ormai sulla soglia del <strong>livello 5</strong> (il più pericoloso, e difficilmente reversibile) nella scala dell&#8217;insicurezza alimentare IPC, o Integrated food security Phase Classification. Ma le finalità, che mettono insieme il tenere alta l’attenzione e la raccolta fondi a favore di famiglie palestinesi, una parrocchia e due onlus italiane attentamente vagliate per controllarne l’identità e le attività dentro la Striscia, meritano ogni possibile sforzo.</p>
<h2>Il nuovo ebook: Cocomero &amp; Friends &#8211; ricette e voci per la Palestina</h2>
<p>A ottobre 2024 era già uscito il primo ebook di ricette, intitolato <strong><em>Cocomero &#8211; ricette di ispirazione levantina per la pace.</em></strong> Adesso, allargando il gruppo di lavoro anche a cuochi professionisti e chef, è nato <strong><em>Cocomero &amp; Friends &#8211; ricette e voci per la Palestina.</em></strong></p>
<p>Contiene <strong>59 ricette plant-based</strong> (a sottolineare una scelta totalmente priva di violenza) fornite da food creator spesso con grandissimo seguito, giornalisti gastronomici e nomi noti della ristorazione italiana e non solo, e anche di altri ambiti. Oltre alle fondatrici, tra i primi figurano <strong>Giulia Scarpaleggia</strong>, Irene Volpe, Emiko Davis, <strong>Mariachiara Montera,</strong> Hanissa Elou, <strong>Saghar Setareh</strong>, Myriam Sabolla, <strong>Sara Porro</strong>, Sofia Fabiani (@cucinarestanca), Silvia Chiarantini (@popcuisine), il tedesco Julius Fiedler (@hermann) e molti altri, mentre tra i secondi ritroviamo Chiara Pavan, <strong>Sarah Cicolini,</strong> Francesca Barreca e Marco Baccanelli, <strong>Antonella Ricci e Vinod Sookar</strong>, Aurora Zancanaro, Masha e Luca del Ristorante Sementis, oltre allo chef palestinese Sami Tamimi e Mariano Gallo (aka Priscilla, drag queen attivista).</p>
<p>Le<strong> ricette</strong>, non per forza ispirate ai sapori levantini ma spesso accompagnate da pensieri, ricordi e riflessioni che le legano in qualche modo alla situazione attuale – qualcosa che non avremmo mai pensato di vivere, o rivivere – vanno dalla focaccia di verdure di <strong>Gigi Passera</strong> battezzata &#8220;<em>Se questo è un fiore&#8221;</em> alla <strong>torta <em>CioccoPanna </em></strong>di Anna Panna, dagli <em>Spiedini di verdure</em> di <strong>Chiara Pavan</strong> alla <strong><em>Lattuga romana arrosto agropiccante</em></strong> dagli chef patron romani di Mazzo, conosciuti anche come The Fooders.</p>
<p>Ma ci sono anche 17 scritti originali tra testimonianze, saggi e articoli firmati da giornalisti e civili italiani e palestinesi, che costituiscono parte attiva e fondante del progetto nonostante le condizioni attuali: si va dagli approfondimenti a tema gastronomico, come il racconto delle <strong>spezie palestinesi</strong> di Silvia Chiarantini, alle testimonianze dirette di chi vive l’occupazione, come il giornalista Ali Nayef Abu Armana o la (ex) foodblogger Fatima Sameer Abu Daken.</p>
<p><strong>Sasha Carnevali,</strong> ex-giornalista e oggi eco-food blogger e artefice del progetto Branding Felice, tra le animatrici di Cocomero &amp; Friends, condivide anche le difficoltà del voler aiutare direttamente le famiglie e le persone nella Striscia: un percorso a ostacoli fatto di impedimenti legali, lungaggini burocratiche e la mancanza di un sistema bancario in Palestina, smantellato da quasi due anni di guerra.</p>
<p>E poi ci sono anche 13 art work tra illustrazioni, fumetti e poster, firmate da nomi come Luchadora e Madonna Freeda, mentre la copertina – che raffigura una famiglia palestinese raccolta serena attorno a un tavolo, in segno di speranza – è dell’illustratrice <strong>Reem Alsayed</strong>, autrice anche di molte opere per il progetto Flyers for Falastin.</p>
<h2>Come partecipare alla raccolta fondi</h2>
<p>Entrambi gli ebook si possono acquistare online sul <a href="https://cocomero.premiate.org/">sito dedicato</a>, senza ritenzione di dati sensibili, con una donazione diretta su una o più campagne GoFundMe selezionate e indicate dal progetto, con cui le volontarie hanno rapporti quotidiani fin dai primi tempi dell’invasione israeliana. La <strong>donazione minima richiesta e di 5 euro</strong>, ma in molti scelgono di donare somme maggiori (fino a 300 euro) per un totale stimato – non avendo il controllo sulle donazioni dirette – di oltre 50mila euro. Le creatrici di Cocomero lavorano su base volontaria e si autotassano per le spese di gestione del sito, già molto facilitate da Premiate Edizioni, che mette a disposizione dominio, server e assistenza tecnica.</p>
<p>Ogni famiglia e associazione sceglie come impiegare i propri fondi per le necessità più impellenti, mentre qualcuno è riuscito così a uscire da Gaza: oggi è però praticamente impossibile, e il cibo scarseggia drammaticamente. Quel poco che c’è ha raggiunto prezzi altissimi, e inaccessibili per molti. Un motivo in più per sostenere il progetto e dunque chi sta vivendo il dramma dell’occupazione e della fame.</p>
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		<item>
		<title>Condividere, un libro fuori menu</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/condividere-un-libro-fuori-menu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 11:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Condividere]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Zanasi]]></category>
		<category><![CDATA[ferran adrià]]></category>
		<category><![CDATA[Topic]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attorno a un tavolo si incontrano un premio Oscar alla scenografia, un maestro della cucina molecolare e un editore gastronomico indipendente in veste di comparsa. Sembra l’inizio di un film – e visto che siamo a Torino, patria del Museo Nazionale del Cinema, non stupisce che accada davvero. Succede da Condividere: ristorante stellato, sì, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/condividere-un-libro-fuori-menu/">Condividere, un libro fuori menu</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Attorno a un tavolo si incontrano <strong>un premio Oscar alla scenografia</strong>,<strong> un maestro della cucina molecolare</strong> e <strong>un editore gastronomico indipendente in veste di comparsa</strong>. Sembra l’inizio di un <strong>film</strong> – e visto che siamo a <strong>Torino</strong>, patria del <strong>Museo Nazionale del Cinema</strong>, non stupisce che accada davvero. Succede da </span><strong>Condividere</strong><span style="font-weight: 400;">: ristorante stellato, sì, ma soprattutto esperimento sociale travestito da cena. E ora, anche da libro.</span></p>
<p data-start="515" data-end="977">Già disponibile in libreria e online, <em data-start="553" data-end="566">Condividere</em> è il nuovo progetto editoriale firmato da <a href="https://www.foodandwineitalia.com/topic-da-spazio-a-nuove-pagine-non-solo-di-cibo-e-vino/"><strong data-start="609" data-end="618">TOPIC</strong></a> e dedicato al ristorante voluto dal <strong data-start="655" data-end="673">Gruppo Lavazza</strong> e guidato dallo chef <strong data-start="695" data-end="714">Federico Zanasi</strong>. Ma attenzione: non è un classico coffee table book da sfogliare distrattamente. Questo volume è <strong>un viaggio multisensoriale dentro l’idea di una nuova ristorazione italiana</strong>: più pop, più colta, più libera. E sì, anche più torinese di quanto sembri a prima vista.</p>
<h2 data-start="984" data-end="1045">L&#8217;arte della convivialità</h2>
<p data-start="1047" data-end="1477"><strong>Condividere non è un nome scelto a caso:</strong> qui si mangia insieme, si ragiona insieme e si costruisce – pezzo dopo pezzo – un’idea diversa di cucina italiana. Il ristorante nasce nel 2014 da una collisione creativa tra Lavazza, il gastronomo <strong data-start="1320" data-end="1332">Bob Noto </strong>(scomparso nel 2017), <strong data-start="1334" data-end="1352">Dante Ferretti</strong> (sì, <em data-start="1358" data-end="1364">quel</em> Dante Ferretti, scenografo di Scorsese), <strong data-start="1406" data-end="1422">Ferran Adrià</strong>, il cuoco rivoluzionario di El Bulli.</p>
<p data-start="1479" data-end="1846">Nel libro, la genesi del progetto è raccontata attraverso <strong>immagini </strong>inedite, <strong>testimonianze</strong> dirette, <strong>ricette</strong> (oltre 45 firmate da Zanasi) e un ritmo narrativo molto avvincente. Si parla di visione, di convivialità, di come si può fare alta cucina con spirito mediterraneo e con una certa allergia al formalismo.</p>
<h2 data-start="1853" data-end="1913">La rivoluzione parte da Torino</h2>
<p data-start="1915" data-end="2425">Siamo a <strong data-start="1923" data-end="1933">Torino</strong>, dentro la <strong data-start="1945" data-end="1963">Nuvola Lavazza</strong>, che più che una sede aziendale sembra una navicella in orbita tra <strong>design, cultura e caffè</strong>. Qui nasce <strong>Condividere</strong>: un ristorante che ha il cuore di una trattoria e il cervello di un think tank gastronomico. Il libro racconta tutto questo. Dall’illuminazione iniziale (gastronomica, non mistica) ai confronti con grandi chef, artisti e gastronomi, fino alla costruzione concreta di un luogo dove la cucina è un linguaggio e il menu una dichiarazione d’intenti.</p>
<p>«Condividere è un progetto innovativo, che ha saputo produrre contenuti nuovi nell’ambito di una delle passioni più forti e strutturate che esistano sul pianeta: la tavola e la ristorazione – spiega <b>Marco Bolasco, editore di TOPIC</b> –. E in qualche modo è lo stesso obiettivo che si è data la nostra start-up editoriale Topic: innovare nell’ambito di uno dei contesti culturalmente più significativi che abbiamo, ovvero quello dei libri. Per questo abbiamo messo in moto le nostre migliori energie creative e realizzato a più mani un libro che è un forte strumento di comunicazione, che ha la condivisione alla base della sua essenza, e che non è uguale a nessun altro. Penso che tutto questo non sarebbe stato possibile senza il DNA culturale di Lavazza, azienda con cui sono davvero felice di ‘condividere&#8217; questo brillante risultato».</p>
<h2 data-start="3338" data-end="3378">Più che un libro, un invito a tavola</h2>
<p data-start="3380" data-end="3860">Dietro le parole ci sono anche quelle di <strong data-start="3421" data-end="3440">Federico Zanasi</strong>, chef dalla mano raffinata e dalla visione chiara:<br data-start="3491" data-end="3494" />«Un progetto che è soprattutto l&#8217;esito di un lavoro di squadra, quotidiano, fatto di passione, ricerca e identità. Il libro racconta tutto il percorso fatto insieme fino a oggi e invita il lettore a entrare nel nostro mondo, a viverlo attraverso immagini e parole, per scoprire cosa significa davvero far convivere creatività e autenticità attorno a una tavola».</p>
<p data-start="3862" data-end="4143">Ma attenzione, non è un libro per addetti ai lavori (o non solo). È pensato per chi ama la cucina ma anche le storie, le visioni, i progetti coraggiosi che partono da un piatto e finiscono per coinvolgere tutto quello che ci gira intorno: cultura, impresa, arte, condivisione vera.</p>
<p data-start="4145" data-end="4549">In un mondo dove spesso gli chef scrivono libri autocelebrativi con l’ambizione di somigliare a monografie d’arte, <em data-start="4264" data-end="4277">Condividere</em> riesce a raggiungere tutti, con eleganza e una sana dose di umiltà. È un libro che profuma di cucina, sì, ma anche di carta buona, idee ben cotte e futuro servito al dente. E se dopo averlo letto vi viene voglia di prenotare un tavolo a Torino, siete in ottima compagnia.</p>
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		<title>Franco Pepe annuncia un nuovo libro con Phaidon</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/franco-pepe-annuncia-un-nuovo-libro-con-phaidon/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 07:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Pizza]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Pepe]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Pepe in Grani]]></category>
		<category><![CDATA[Phaidon]]></category>
		<category><![CDATA[pizza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I riconoscimenti italiani e internazionali, la partecipazione alle più importanti rassegne gastronomiche del mondo, i titoli di Cavaliere della Repubblica e di Ambasciatore della Dieta Mediterranea, le visite di grandi chef e personaggi di fama globale, l’incontro con Re Carlo III d&#8217;Inghilterra, l’episodio di Chef’s Table dedicato alla sua storia che è valso una nomination [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I riconoscimenti italiani e internazionali, la partecipazione alle più importanti rassegne gastronomiche del mondo, i titoli di Cavaliere della Repubblica e di Ambasciatore della Dieta Mediterranea, le visite di grandi chef e personaggi di fama globale, l’incontro con Re Carlo III d&#8217;Inghilterra, l’episodio di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/arriva-chefs-table-pizza-bonci-e-pepe-tra-i-protagonisti/" target="_blank" rel="noopener"><em>Chef’s Table</em></a> dedicato alla sua storia che è valso una nomination agli Emmy per il regista e produttore <strong>Brian McGinn</strong>, le collaborazioni con importanti realtà alberghiere.</p>
<p>Nella sua lunga carriera – che ha di certo preso una svolta importante nel 2012 con la coraggiosa e visionaria apertura di <strong>Pepe In Grani</strong>, in grado di trasformare <strong>Caiazzo</strong> da paesino dormiente in meta turistica, ma inizia molto prima raccogliendo l’eredità del nonno e del padre assieme ai fratelli – <strong>Franco Pepe</strong> ha spesso fatto da apripista per il mondo della pizza in generale, contribuendo in maniera significativa ad affermare il disco di pasta come uno dei protagonisti del mondo culinario e a farlo arrivare a livelli e in luoghi che sarebbe stato difficile immaginare prima. Adesso, un ulteriore tassello arriva a consolidare sempre più il suo ruolo di &#8220;modello&#8221; – non da copiare, ma da cui prendere ispirazione: uscirà il 29 ottobre 2025 <strong><em>Franco Pepe: Pizza Chef</em></strong>, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice <strong>Phaidon</strong> che, specializzata nelle pubblicazioni artistiche, ha all’attivo diversi, selezionati titoli legati all’enogastronomia.</p>
<h2>Ricette, racconti e incontri</h2>
<p>Scritto insieme all’autrice e videomaker indipendente <strong>Elisia Menduni</strong>, e con le immagini scattate da McGinn e <strong>Adam Bricker, </strong>fotografo specializzato in food, il libro – realizzato in quattro lingue e distribuito in tutto il mondo – traccia la storia personale e professionale di Pepe, che per la prima volta si racconta in maniera sincera e (quasi) totale, come già era avvenuto in parte per Chef’s Table, mentre nel precedente volume pubblicato dal Gambero Rosso, più sintetico, aveva preferito concentrarsi di più sull’aspetto “tecnico” del suo lavoro.</p>
<p>Naturalmente, anche in questo caso non mancano le ricette di alcune delle sue pizze più famose, dalla celebre <strong>Margherita Sbagliata</strong> alla fritta <strong>Sensazione di Costiera</strong>, corredate da ricordi, aneddoti e incontri. Come, ad esempio, quelli con il giornalista americano di stanza a Londra<strong> Daniel Young</strong> (che per primo lo aveva incoronato &#8220;miglior pizzaiolo al mondo&#8221; con la sua guida <strong><em>Where To Eat Pizza</em></strong>, e lo aveva già messo in contatto con Phaidon nel 2017 per un progetto poi arenatosi, prima che la casa editrice lo ricontattasse per questo nuovo libro), con <strong>Jonathan Gold</strong>, con l’autrice americana in Italia <strong>Faith Willinger</strong> e con la chef e panificatrice <strong>Nancy Silverton</strong>, alcuni dei quali firmano prefazione e contributi del libro.</p>
<h2><strong>Il messaggio per i giovani</strong></h2>
<p>Dedicato ai figli <strong>Stefano e Francesca,</strong> che lo affiancano con ruoli diversi, oltre che alla memoria del padre <strong>Stefano</strong> e del nonno Ciccio, panificatori e pizzaioli, per <strong>Franco Pepe</strong> lo scopo del libro non è autocelebrativo ma risponde al suo desiderio di trasmettere qualcosa alle generazioni future: «Spero che sia un’opera utile per chi la leggerà, soprattutto per i giovani, che possano capire chi è Franco Pepe e che si può credere nei propri sogni e vederli realizzati», spiega il pizzaiolo. O meglio, il <strong><em>Pizza Chef</em></strong> come indica il titolo: termine da alcuni additato come supponente ma al momento il più adeguato, ci pare, – lo utilizziamo anche noi per i<a href="https://www.foodandwineitalia.com/awards/"> Food&amp;Wine Italia Awards</a> – a indicare chi sa guardare alla cucina in maniera intelligente, portandola in pizzeria senza scorciatoie.</p>
<p>«Come ha fatto anche <strong>Simone Padoan</strong> a I Tigli, forse con un po’ più di facilità rispetto al Sud Italia, io ho imparato molto frequentando grandi chef e cucine importanti, e ho cercato di portare questi insegnamenti sulla pizza, ma sempre in maniera personale e senza rinunciare alla mia creatività», commenta Pepe. Nel suo locale, infatti, oggi impiega dei collaboratori addetti alle preparazioni gastronomiche e alla conoscenza degli ingredienti, dedicando molta attenzione pure agli aspetti nutrizionali e salutari anche grazie alla collaborazione con figure professionali esterne al mondo della ristorazione, senza però che i topping prendano il sopravvento sul suo formidabile impasto, in costante evoluzione e declinato in forme, consistenze e cotture diverse.</p>
<p>Mentre le serate con <a href="https://www.foodandwineitalia.com/authentica-stellata/"><strong>Authentica</strong></a> – il format e la sala dedicata appunto anche alle collaborazioni con importanti chef di tutto il mondo – restano delle bellissime occasioni di incontro e sperimentazione, e dei veri e propri &#8220;corsi di formazione&#8221; per Pepe e il suo staff, ma le pizze che nascono a quattro mani con i cuochi non sono mai state inserite nel menu di Pepe in Grani, che resta sua espressione totale.</p>
<p>Insomma, senza volerlo considerare un &#8220;testamento spirituale&#8221; – i tempi sono decisamente prematuri –, per <strong>Franco Pepe</strong> il libro è un importante riconoscimento di quanto fatto finora: «Mi sento molto appagato dalle tante cose fatte e dai risultati raggiunti, tra cui questo libro, anche se non di certo &#8220;arrivato&#8221;. Non penso ad andare in pensione, ma credo anche che sia giunto il momento di assumere un ruolo diverso, lasciando anche spazio ai giovani anche se non sempre è semplice trovare persone abbastanza motivate. Ho cercato di fare quanto più possibile per il mio progetto ma anche per il mondo della pizza in generale: questo libro rappresenta una tappa importante della mia vita, e voglio godermela».</p>
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		<title>Dieci libri di cucina consigliati da dieci grandi chef</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/libri-di-cucina-consigliati-da-chef-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2025 10:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef]]></category>
		<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Genovese]]></category>
		<category><![CDATA[Antonia Klugmann]]></category>
		<category><![CDATA[aurora mazzucchelli]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Pavan]]></category>
		<category><![CDATA[Ciccio Sultano]]></category>
		<category><![CDATA[Iside De Cesare]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[libri cibo]]></category>
		<category><![CDATA[libri di cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Marianna Vitale]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Uliassi]]></category>
		<category><![CDATA[Niko Romito]]></category>
		<category><![CDATA[philippe leveille]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono libri che segnano un’epoca, altri che diventano compagni di vita. E poi ci sono quei volumi che ogni cuoco, professionista o appassionato, dovrebbe leggere almeno una volta. Perché dietro a ogni grande chef c’è sempre stato un grande libro: una raccolta di ricette, un manuale tecnico o un memoir di sapori e territori. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="263" data-end="590">Ci sono <strong>libri</strong> che segnano un’epoca, altri che diventano compagni di vita. E poi ci sono quei volumi che ogni cuoco, professionista o appassionato, dovrebbe leggere almeno una volta. <strong>Perché dietro a ogni grande chef c’è sempre stato un grande libro</strong>: una raccolta di ricette, un manuale tecnico o un <em>memoir</em> di sapori e territori.</p>
<p data-start="595" data-end="923">Abbiamo chiesto a<strong> dieci cuochi</strong> di raccontarci quale libro abbia lasciato un’impronta indelebile nel loro percorso, e che magari continuano a sfogliare come fonte d’ispirazione quotidiana. Ne è nata <strong>una selezione che riflette l’essenza stessa dell’alta cucina italiana contemporanea</strong>: radici profonde e sguardo proiettato al futuro. Dai classici immancabili ai titoli più attuali, passando per testi su fermentazioni, pasticceria e filosofia del gusto, questa è la guida ideale per costruire una <strong>biblioteca gastronomica</strong> degna di una cucina stellata.</p>
<h2>I libri di cucina più amati dagli chef</h2>
<p data-start="277" data-end="611">La <strong>cucina</strong> non è soltanto tecnica, fuoco e ingredienti: è, prima di tutto, <strong>cultura</strong>, <strong>conoscenza</strong> e <strong>memoria</strong>. In ogni percorso gastronomico che ambisca a lasciare un segno, c’è sempre un libro capace di segnare una svolta. Alcuni testi cambiano il modo di concepire una ricetta, altri insegnano il valore della misura e della disciplina.</p>
<p data-start="616" data-end="861">Ci sono libri che raccontano <strong>territori</strong>, <strong>storie familiari e</strong> <strong>tradizioni</strong> orali salvate dalla carta stampata, accanto a volumi contemporanei che esplorano fermentazioni, botaniche rare, neuroscienze del gusto e nuove frontiere della sostenibilità. Sono quei libri che restano sulla scrivania anche dopo il servizio, che accompagnano i cuochi nei viaggi e ispirano i piatti destinati a entrare nel menu.</p>
<p data-start="1189" data-end="1273">Perché, in fondo, <strong>la cucina si scrive prima con l’inchiostro, e poi con il coltello</strong>.</p>
<h3>Iside De Cesare</h3>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204132" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-iside-de-cesare.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-iside-de-cesare" width="763" height="627" /></p>
<p>La <a href="https://www.foodandwineitalia.com/iside-de-cesare-la-parolina-il-nostro-concetto-di-ristorazione-sussurrata/" target="_blank" rel="noopener">chef stellata de La Parolina</a> esordisce così: <span class="a-size-large celwidget" data-csa-c-id="i2197g-m68l6j-42660x-gnhiit" data-cel-widget="productTitle">«Ammetto che <em><strong>Kitchen confidential</strong> </em>di <strong>Anthony Bourdain</strong> mi è piaciuto moltissimo ma in realtà consiglierei un <strong>manuale</strong> a chiunque si voglia avvicinare al mondo della cucina. In particolare, avendo io l&#8217;anima divisa tra il salato e la pasticceria, suggerirei <em><strong>T</strong></em></span><em><strong>radizione in Evoluzione arte e scienza in pasticceria</strong></em> di <strong>Leonardo Di Carlo</strong>. Questo per me è <em>&#8220;il&#8221; </em>manuale. Un libro che coniuga una grandissima tecnica e una parte teorica meravigliosa. Ci sono ricette classiche e ci sono ricette moderne<span id="productTitle" class="a-size-large celwidget" data-csa-c-id="eve4m2-7l07ob-hefx7k-jwgqf" data-cel-widget="productTitle">». Ciò che rende davvero unico questo volume per <strong>Iside De Cesare</strong> è però <span class="a-size-large celwidget" data-csa-c-id="i2197g-m68l6j-42660x-gnhiit" data-cel-widget="productTitle">«il fatto che parla degli <strong>errori</strong>. La visione dell&#8217;autore è interessante: spiega <strong>cosa succede se si sbaglia</strong>. Un modo di ragionare in cucina che ritengo <strong>eccezionale</strong> perché comprendere cosa non è andato bene in una preparazione e <strong>rimediare all&#8217;errore</strong> è un metodo vincente, secondo me. Questo è un libro tecnico, anche abbastanza <strong>avanzato</strong>, ma lo consiglio anche agli amatori. Io dico sempre: non lavorare in maniera casuale ma in maniera rigorosa».</span></span></p>
<h3>Anthony Genovese</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204201" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-chef-genovese-il-perfezionista-consigliati.png" alt="libri-chef-genovese-il-perfezionista-consigliati" width="763" height="627" /></p>
<p>Di origini francesi è anche un altro due stelle Michelin: <a href="https://www.foodandwineitalia.com/anthony-genovese-oggi-sono-libero-e-maturo-e-ho-imparato-a-gestire-i-miei-tormenti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Anthony Genovese</strong></a>, chef del ristorante <strong>Il</strong> <strong>Pagliaccio</strong> a <strong>Roma</strong>, nato nei pressi di Chamonix e Courmayeur, da una famiglia calabrese. Lui consiglia <em><strong>Il perfezionista. &#8220;Vita e morte di un grande chef&#8221;</strong></em>, il libro biografico di <strong>Bernard Loiseau</strong>. «Tratta la fine della <strong>vita</strong> di questo grande cuoco francese, un libro che consiglio a tutti, anche a chi sta cominciando la carriera nella ristorazione. Qui potete trovare tutta la vita di un cuoco: la follia, l&#8217;amore, la passione, la paura e l’angoscia legate alla ricerca della perfezione. Racconta anche della vita di un uomo attraverso le sue <strong>peripezie</strong>, le sue avventure, le sue battaglie, quelle che deve affrontare per portare avanti una grande cucina<span id="productTitle" class="a-size-large celwidget" data-csa-c-id="i2197g-m68l6j-42660x-gnhiit" data-cel-widget="productTitle">».</span></p>
<h3>Antonia Klugmann</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204130" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-antonia-klugmann.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-antonia-klugmann" width="763" height="627" /></p>
<div>
<p data-start="203" data-end="681">La chef de <strong>L&#8217;Argine a Vencò</strong>, una stella Michelin in <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong>, sceglie di restare <a href="https://www.foodandwineitalia.com/il-friuli-venezia-giulia-di-antonia-klugmann/" target="_blank" rel="noopener">vicino a casa</a>: «Il libro che suggerirei è <strong><em data-start="339" data-end="360">La cucina triestina</em></strong>. Si tratta di un ricettario pubblicato per la prima volta nel 1927 dalla giornalista e cuoca <strong>Maria Stelvio</strong>, volume presente in ogni casa triestina». Per lei è un testo identitario: «Ogni cuoco dovrebbe avere un ricettario di riferimento, e questo, quando avevo vent’anni, mi ha trasmesso un forte legame con il mio territorio». Un territorio complesso, stratificato come la sua cucina, che il libro racconta in modo puntuale: «Trieste per secoli è stata un porto che accoglieva genti di ogni provenienza. Stelvio ha codificato sia la cucina internazionale che quella delle case, citando sempre l’origine delle ricette». Ma ciò che colpisce davvero è l’attualità del suo approccio: «Il suo sguardo è modernissimo. Segue principi salutari che ancora oggi cerchiamo di proporre: largo uso di <strong>verdure</strong>, preservandone il <strong>colore</strong> con cotture brevi e raffreddamenti rapidi, l’uso del <strong>pesce azzurro</strong> e il consumo limitato di <strong>carne rossa</strong>».</p>
<h3>Philippe Léveillé</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204126" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-philippe-leivellie.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-philippe-leivellie" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="92" data-end="1042">Incursione francese con<strong> Philippe Léveillé</strong>, due stelle Michelin al <strong>Miramonti l’Altro</strong> di Concesio (BS), ormai italiano d’adozione. Il suo consiglio va a un libro straniero: «Io sono legatissimo a <strong><em data-start="286" data-end="325">La cuisine du gibier à plume d&#8217;Europe</em> </strong>di <strong>Benoît Violier</strong>, sulla cacciagione. Non ho mai visto un libro così bello in tutta la mia vita. Un livello di approfondimento incredibile, sei anni di lavoro, tutti i volatili d’Europa e ricette da colleghi di tutto il mondo. La passione che Violier aveva messo in questo libro si vede dalle pagine». Il legame è anche personale: «Era molto più bravo di me, aveva avuto una carriera migliore della mia anche se era più giovane. Un giorno mi ritrovo al ristorante un suo collaboratore <span id="productTitle" class="a-size-large celwidget" data-csa-c-id="i2197g-m68l6j-42660x-gnhiit" data-cel-widget="productTitle">dall&#8217;<strong>Hôtel de Ville de Crissier</strong> </span>per farmi avere il libro, una cosa che <strong>mi ha emozionato molto</strong>. Purtroppo poco tempo dopo Violier ha deciso di mettere fine alla sua vita. Abbiamo solo parlato al telefono ed è una cosa che mi resterà sempre dentro». Léveillé riflette anche sul cambiamento nei rapporti con i libri: «Acquistare e leggere un libro trent’anni fa era diverso. Oggi i ragazzi leggono sul telefono: in brigata ho tredici giovani e non ce n’è uno che abbia mai comprato un libro di cucina, che io sappia. I tempi sono cambiati e non lo dico come una critica, anche se mi danno del boomer».</p>
<h3>Aurora Mazzucchelli</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204129" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-aurora-mazzucchelli.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-aurora-mazzucchelli" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="84" data-end="501">A <strong>Sasso Marconi</strong>, nel suo <strong>Casa Mazzucchelli</strong>, una stella Michelin, <strong>Aurora Mazzucchelli</strong> diverte con una cucina solo in apparenza semplice: dietro, un pensiero profondo e leggero insieme, proprio come il suo spirito romagnolo. Con spontaneità ci suggerisce, sorridendo, la <strong>Bibbia</strong>: «Pur non essendo credente, per questo lavoro ci vogliono pazienza, devozione e un momento di raccoglimento psicologico per riprendere le forze». Ma la scelta più affettiva va a un libro che era del padre: «<strong>La cucina pratica professionale</strong> di <strong>Mario Borrini</strong>, con oltre 5mila ricette, tutte testate. Mi ha aiutato molto ed è tutt’oggi d&#8217;ispirazione. Lo consiglio anche perché trovo bellissimo leggerci delle terminologie che nei libri moderni non troviamo più. Un gergo classico della cucina francese, unito a quello italiano, che rende questo ricettario davvero poetico anche nella lettura».</p>
<p data-start="956" data-end="1505">Secondo Mazzucchelli, viviamo un’epoca di sovrabbondanza editoriale: «Oggi siamo tutti super<strong> invasi dai libri</strong>. Potrei suggerire centinaia di titoli che vorrei leggere e che non ho il tempo di sfogliare. Questa abbondanza però <strong>allontana un po’ i lettori</strong> perché si sentono bombardati. Per me il libro resta un oggetto da tutelare. A me piacciono i libri, ti aiutano a vivere in questa giungla, ma abbiamo talmente tante notizie che nel tempo libero siamo alla <strong>ricerca del silenzio</strong> ed è anche per questo che tendiamo a leggere di meno secondo me».</p>
<p data-start="1507" data-end="1873">E chiude con un consiglio originale: «In realtà a un appassionato suggerirei anche qualche <strong>libro sugli orti o sul giardinaggio</strong>. Quando sono tra le piante sto bene. Adoro stare in giardino, vivere l’orto, e mi appassiona molto questa parte di bibliografia: in fondo l’orto è come se fosse una <strong>fase di preparazione della linea</strong>, prima ancora di arrivare al vegetale».</p>
<h3>Chiara Pavan</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204128" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-chiara-pavan.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-chiara-pavan" width="763" height="627" /></p>
<p>Chef di <strong><a href="https://www.foodandwineitalia.com/venissa-2/" target="_blank" rel="noopener">Venissa</a></strong>, wine resort al largo di <strong>Venezia</strong>, una stella Michelin, <strong>Chiara Pavan</strong> è sempre più riconosciuta per il suo approccio culturale e anticonvenzionale alla cucina. È una voce fuori dal coro, che parla a tutti, ma soprattutto a chi considera la gastronomia anche un atto politico, sociale e filosofico. La sua scelta ricade su <em><strong>Una educazione culinaria. Quel che ho imparato in cinque anni nelle cucine francesi</strong></em> di <strong>Bill Buford</strong>: «Parla di un giornalista americano appassionato di food, che ne scrive anche, e un giorno decide di andare a <strong>Lione</strong> per trascorrere un po’ di tempo nelle cucine francesi. Va a lavorare a <strong>La mère Brazier</strong>, parla di <strong>Paul Bocuse</strong>, di ristorazione francese e delle dinamiche interne alle cucine. Parla anche del rapporto storico <strong>tra cucina italiana e d&#8217;oltralpe</strong>. È molto bello anche perché tocca tanti temi <strong>storici</strong> e <strong>tecnici</strong><span id="productTitle" class="a-size-large celwidget" data-csa-c-id="i2197g-m68l6j-42660x-gnhiit" data-cel-widget="productTitle">». </span></p>
<p>Tra i volumi di cucina più classici, Chiara Pavan ci suggerisce anche <em><strong>Relæ</strong></em> di <strong>Christian Puglisi</strong>, un libro che racchiude l&#8217;anima e il pensiero della <strong>cucina nordica</strong>, fuori dagli schemi, fondata sulla creatività e l&#8217;etica ai fornelli. È interessante perché non si tratta di un libro incentrato sulle ricette del ristorante ma sul <strong>pensiero</strong> e sulle <strong>idee</strong> che ci sono alla base.</p>
<h3 data-start="840" data-end="1232">Niko Romito</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204124" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-niko-romito.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-niko-romito" width="763" height="627" /></p>
<p>Lo chef tre stelle Michelin di<strong> Casadonna Reale</strong> a Castel di Sangro ci suggerisce <em><strong>La Cucina Sottovuoto</strong></em> di <strong>Joan Roca</strong> e <strong>Salvador Brugués</strong>. Un libro pubblicato nel 2003, quando la cucina sottovuoto era decisamente avanguardia. «Al di là della tecnica in sé, <strong>il libro ha segnato molto la mia carriera</strong>. Mi ha reso pienamente <strong>consapevole</strong> dell&#8217;importanza della <strong>trasformazione</strong> di un ingrediente, di quell&#8217;insieme di processi chimici e fisici che intervengono nella lavorazione della materia prima e che possono portare alla creazione di un piatto». Parole che rappresentano appieno l&#8217;identità di Niko Romito, uno chef autodidatta che ha saputo sviluppare in tempi rapidissimi una <a href="https://www.foodandwineitalia.com/niko-romito-una-sintesi-del-passato-e-una-base-per-il-futuro/" target="_blank" rel="noopener"><strong>filosofia di cucina</strong></a> diventata poi il suo marchio di fabbrica: essenziale, profonda, radicata nel territorio ma proiettata verso l&#8217;innovazione. La sua è una ricerca costante, una sperimentazione instancabile che ha dato vita a un linguaggio gastronomico innovativo e fortemente personale.</p>
<h3>Ciccio Sultano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204127" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-ciccio-sultano.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-ciccio-sultano" width="763" height="627" /></p>
<p>Ci spostiamo in <strong>Sicilia</strong> da <strong>Ciccio Sultano</strong> che, come suo solito, fa sfoggio di una <a href="https://www.foodandwineitalia.com/il-pensiero-citrico-di-ciccio-sultano/" target="_blank" rel="noopener">sconfinata conoscenza</a> della propria regione e ci offre un taglio diverso. Per il cuoco del <strong>Duomo</strong> di <strong>Ragusa</strong>, due stelle Michelin, il libro di cucina che consiglierebbe a un giovane e appassionato di food è <em><strong>Il Gattopardo</strong></em> di <strong>Giuseppe Tomasi di Lampedusa</strong>: «Per me <strong>fondamentale</strong>. Descrive con maggiore <strong>solennità</strong> lo spirito siciliano, la sua verità, raccontando il passaggio da un mondo aristocratico e contadino alla modernità. In quelle pagine si fa conoscenza di un <strong>capolavoro dell’arte culinaria siciliana</strong>, una vera e propria opera d’ingegneria gastronomica: il <strong>timballo</strong>. Un piatto che per vigore, complessità e finezza paragonerei a un atto politico. Perciò, l’ho fatto mio in una versione attualizzata e in formato &#8220;bonsai&#8221;<span id="productTitle" class="a-size-large celwidget" data-csa-c-id="i2197g-m68l6j-42660x-gnhiit" data-cel-widget="productTitle">». </span>Questa ricetta viene effettivamente descritta con grande <strong>enfasi</strong> durante la scena di un banchetto. Si tratta di un <strong>timballo di maccheroni</strong> (o altri tipi di pasta corta come anelletti o garganelli) molto ricco e complesso, racchiuso in un <strong>involucro di pasta frolla</strong> dorata, spesso aromatizzata alla cannella.</p>
<h3>Mauro Uliassi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204125" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-mauro-uliassi.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-mauro-uliassi" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="102" data-end="816">Lo chef tre stelle Michelin dell’omonimo ristorante a <strong>Senigallia</strong> racconta: «Sono diversi i libri che ho divorato nel mio percorso professionale, tra questi cito il <em><strong>Pellaprat</strong></em>, sulla cucina internazionale classica. Una sorta di bibbia per quelli della mia generazione. Se vedessi quanto è malridotta la mia copia capiresti quante volte l’ho usata». La scelta di Mauro Uliassi è significativa: <em>Pellaprat</em> è il nome con cui è noto il libro, preso dall’autore Henri-Paul Pellaprat, contemporaneo – e per alcuni, rivale – di Auguste Escoffier. Il titolo originale è <em><strong>L’arte della cucina moderna</strong></em>, pubblicato per la prima volta nel 1935 e oggi tradotto in tutto il mondo, con oltre tremila ricette divenute classici. Uliassi consiglia anche <strong><em data-start="864" data-end="885">La cucina regionale</em> </strong>di Anna Gosetti della Salda, perché «ci dà uno spaccato ancora abbastanza contemporaneo sulla cucina tradizionale italiana. Un tentativo unico di codificare la tavola del Bel Paese». E non manca <strong><em data-start="1081" data-end="1100">Oltre il fornello</em></strong> di Gualtiero Marchesi: «Un piccolo manuale di consigli pratici a un giovane cuoco professionista». Infine, una lettura personale e simbolica: «Un volume da cui ho tratto le motivazioni profonde della mia scelta di cucinare, il pensiero del piacere e dare piacere, di desiderare il desiderio:<strong> <em data-start="1386" data-end="1399">Cibo e Eros</em></strong> di Willy Pasini, perché il cibo e l’eros sono strumenti straordinari per comunicare con i cinque sensi».</p>
</div>
<h3>Marianna Vitale</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-204131" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/libri-cucina-consigliati-dagli-chef-marianna-vitale.png" alt="libri-cucina-consigliati-dagli-chef-marianna-vitale" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="133" data-end="674">La <strong>chef napoletana</strong>, che si appresta a chiudere il ristorante stellato <strong>Sud</strong> a <strong>Quarto</strong> per intraprendere una nuova avventura nella ristorazione più informale, sceglie un libro dal forte valore personale: «<strong><em data-start="331" data-end="387">Miseria e nobiltà nella storia della cucina napoletana</em></strong> è un testo che ho acquistato poco prima di aprire Sud. Lo possiedo da sedici anni e continuo a consultarlo, avrei dovuto impararlo a memoria per quante volte l’ho sfogliato. È sicuramente il libro che uso di più, perché riesce sempre a collocarmi nel tempo e nel luogo in cui mi trovo».</p>
<p data-start="676" data-end="1078">Un legame profondo con la propria identità, che passa anche attraverso il tono dell’opera: «È bello perché <strong>non è scientifico, non è storico</strong>: ha un approccio molto <strong>popolare</strong> alla cucina napoletana, agli ingredienti e all’origine dei nostri piatti, dai Greci fino al Novecento. Leggendolo riesco sempre a ritrovare il tempo e lo spazio di un piatto o di un ingrediente, che sia da mangiare o da cucinare».</p>
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		<title>L’appetito vien leggendo: 5 libri per l’estate</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lappetito-vien-leggendo-5-libri-per-lestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 13:27:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[letture estive]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[libri viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Complice il clima rilassato tipicamente vacanziero, l’estate risveglia il piacere della lettura. In volo, in nave, in treno o sotto l’ombrellone, un libro è un perfetto compagno di viaggio: può essere anche fonte di ispirazione, una vera e propria musa in grado di offrire lo spunto ideale per pianificare le prossime vacanze. Pagina dopo pagina, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Complice il clima rilassato tipicamente vacanziero, l’estate risveglia il piacere della lettura. In volo, in nave, in treno o sotto l’ombrellone, un libro è un perfetto compagno di viaggio: può essere anche fonte di ispirazione, una vera e propria musa in grado di offrire lo spunto ideale per pianificare le prossime vacanze. Pagina dopo pagina, avvincenti racconti sollecitano la mente e, attraverso narrazioni tanto dettagliate quanto realistiche, catapultano in dimensioni che meritano di essere esplorate con tutti i sensi.</p>
<h5>1. &#8220;D’Amore e D’Abruzzo&#8221; di Paride Vitale, Cairo Editore, 272 pagine</h5>
<p>Paride Vitale prende per mano il lettore e lo accompagna alla volta di una vera e propria full immersion nella sua terra di origine: l’Abruzzo. Un testo coinvolgente, un mix tra una guida turistica e un romanzo autobiografico in cui l’autore trasmette tutto il suo amore per una regione ricca di spunti dal punto di vista naturalistico, enogastronomico e culturale che conosce per filo e per segno, fornendo consigli e indirizzi utili da provare seguendo le orme di un perfetto insider.</p>
<h5>2. &#8220;Granita e baguette&#8221; di Catena Fiorello Galeano, Giunti Editore, 272 pagine</h5>
<p>Con questo romanzo la scrittrice porta avanti la saga legata alla cultura culinaria della Sicilia e, dopo arancini e cannoli, è la volta della granita. Una serie di intricate vicende sentimentali (e non) fa da sfondo alla trama in cui le protagoniste, amiche e titolari del &#8220;Regno degli arancini&#8221; di Monte Pepe, si ritrovano a volare a Parigi dove, in una cornice che trasuda eleganza e romanticismo, sono chiamate a raccontare i sapori tipici della loro terra a una raffinata ed esigente clientela.</p>
<h5>3. &#8220;Book sun lover. Il taccuino per chi ama leggere e viaggiare&#8221; di Isa Grassano, Giraldi Editore, 158 pagine</h5>
<p>Un libro che solo un libro non è. La scrittrice, infatti, ha voluto rendere il suo scritto interattivo invitando il lettore a leggere curiosità qua e là ma anche a scrivere di proprio pugno, come in una sorta di taccuino, le proprie esperienze di viaggio. Alcuni capitoli sono dedicati al cibo e, attraverso apposite schede, si possono annotare ricordi culinari. Ma anche misurarsi con &#8220;Pagine da mangiare&#8221; e scovare le &#8220;Cose buone da assaggiare&#8221; in giro per il mondo nonché i locali legati ai prodotti enogastronomici da provare.</p>
<h5>4. &#8220;Tutto è possibile&#8221; di Erika Scotton, Marco Edizioni, 72 pagine</h5>
<p>Il cibo, e nello specifico il suo significato, è protagonista di questo romanzo in cui l’autrice porta a compiere un viaggio culinario e sensoriale in India svelando gli ingredienti essenziali per la riuscita di un buon piatto: non bisogna cercare in dispensa, poiché vengono dal cuore. Cucinare con amore permette di conquistare gli occhi e il palato dei commensali con cui condividere un’esperienza appagante.</p>
<h5>5. &#8220;Bollicine. Vino, cibo, emozioni&#8221; di Daniele Sottile, Libreria Geografica, 224 pagine</h5>
<p>Il giro del mondo passa per il bicchiere: l’autore, alle prese con il suo primo libro, sottolinea il potere evocativo delle bollicine, nostrane e non. Una volta stappata la bottiglia inizia l’avventura: ogni etichetta ha la sua identità, ha una storia imbottigliata che racconta le sue origini e riflette l’identità del luogo di provenienza le cui caratteristiche possono essere esaltate, appellandosi al food pairing, grazie a sapienti abbinamenti che rendono la degustazione gratificante.</p>
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		<title>Mizzica! Le parole per dirlo, in siciliano</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/mizzica-le-parole-per-dirlo-in-siciliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 08:09:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Mizzica]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se è vero che siamo quello che mangiamo, è altrettanto vero che le parole che utilizziamo per indicarlo e raccontarlo – spesso differenti a seconda della regione, della città o anche di contesti ancor più ristretti e specifici – svolgono un ruolo importante nel plasmare l’esperienza culinaria ma soprattutto il nostro rapporto con la cultura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se è vero che <strong>siamo quello che mangiamo</strong>, è altrettanto vero che le parole che utilizziamo per indicarlo e raccontarlo – spesso differenti a seconda della regione, della città o anche di contesti ancor più ristretti e specifici – svolgono un ruolo importante nel plasmare l’esperienza culinaria ma soprattutto il nostro rapporto con la cultura gastronomica in cui ci troviamo immersi. Parte da questo assunto, e da<strong> una riflessione sullo straordinario legame che esiste tra cibo e cultura</strong> <strong>– e in particolar modo per quella siciliana</strong>, con la sua storia millenaria frutto della commistione tra individui di origini, religioni e culture diverse, in cui il linguaggio del cibo è stato plasmato da ingredienti e usanze arrivati da lontano, i cui nomi sono talvolta stati fatti propri dal dialetto locale o rimasti simili all’originario, tramandati di generazione in generazione ma spesso caduti in disuso e oggi sconosciuti anche a molti isolani –, <strong>il quarto volume edito dalla <a href="https://www.foodandwineitalia.com/topic-da-spazio-a-nuove-pagine-non-solo-di-cibo-e-vino/">casa editrice Topic</a></strong> dedicata a testi di approfondimento di carattere gastronomico, tecnico, scientifico e divulgativo.</p>
<p>Si chiama <strong><em>Mizzica!,</em></strong> espressione popolare e schietta che ben riassume non solo il lavoro svolto dall’autore <strong>Francesco Lauricella</strong> – cinquantenne cresciuto alla foce dell’Imera meridionale, che spacca in due la Sicilia, diviso tra impegno politico che lo ha portato da Palermo a Roma, dove ha lavorato alla Camera dei Deputati, per il Governo e per Roma Capitale dopo l&#8217;inchiesta <em>Mondo di mezzo</em>, e la passione per la gastronomia, forgiata dalla cucina delle zie e le lezioni di un pasticcere licatese – ma in generale<strong> l’approccio entusiasta della Sicilia al cibo</strong>.</p>
<p>«Mizzica! – spiega Lauricella – è <strong>una parola che rappresenta la Sicilia più autentica, è l’esclamazione che ogni cuoco vorrebbe sentire quando porta a tavola un piatto,</strong> è una parola antica che grazie alla sua capacità di esprimere efficacemente pensieri e sentimenti ha travalicato i confini della lingua siciliana e dal 2006 è approdata nel &#8220;Vocabolario della lingua italiana&#8221; Zingarelli, perché sempre più spesso viene usata in italiano per aggiungere un po&#8217; di gusto siciliano ad una conversazione. <strong>Il mio intento è offrire una guida indispensabile per un viaggio del gusto, dove ogni definizione è un invito a gustare la Sicilia a ogni boccone</strong>».</p>
<p>Nato dalla base di un lavoro di ricerca sui termini dialettali legati al cibo svolto durante i mesi di lockdown per lo chef Pino Cuttaia, con cui Lauricella ha collaborato, <strong>il volume raccoglie oltre 6.500 lemmi siciliani</strong> (declinati nelle varianti di ogni provincia, ma in alcuni casi addirittura della specifica zona del mercato del pesce in cui nascono, da Agrigento a Messina o Siracusa), <strong>i nomi di 500 ricette tra cui oltre 100 di dolci, più di 300 nomi di pesci, oltre 450 nomi di piante e frutti e tantissimi prodotti e specialità</strong> tutelate dai marchi Dop, Doc, Docg, Igp, Pat e Presìdi Slow Food: dalla A di <em><strong>abbaddàrisi</strong> </em>(ubriacarsi<em>) </em>alla Z di <strong><em>zibbìbbu</em></strong>, passando per agghiotta, cannoli e sfinciuni ma anche per termini decisamente più curiosi e meno noti come <strong><em>baddòttula</em> </strong>(pallina, piccola polpetta), <strong><em>canigghiòttu</em></strong> (pane realizzato con cruschello e farina, destinato ai cani o al bestiame), <strong><em>diavulìcchi</em> </strong>(specie di caramelle aromatizzate alla cannella, chiodi di garofano o altro),<strong><em> fadalàta </em></strong>(la quantità di cose che può contenere un grembiule), <strong><em>ganèffe</em></strong> (palline di riso fritte servite con brodo di carne), e così via.</p>
<p>Non si tratta, però, di una mera elencazione di parole e definizioni quanto di &#8220;<strong>un’immersione nelle radici profonde della cucina siciliana&#8221;,</strong> come spiega l’autore nell’introduzione. Recuperando molti termini siciliani del XIX e del XX secolo, ormai usati molto raramente e quadi caduti nell’oblio, e dando spazio a ricette tramandate di generazione in generazione, ma ormai cadute in disuso, e alle peculiarità dei prodotti locali, la sua preziosa ricerca lessicografica è anche<strong> un modo per tutelare l’identità della lingua siciliana e in generale la complessità e la ricchezza della cucina dell’isola.</strong></p>
<p>Utili e interessanti anche le <strong>dodici schede di approfondimento</strong> dedicate ad alcuni dei più celebri a apprezzati piatti della tradizione sicula: l’<strong><em>arancinu</em> </strong>con le sue diatribe geografiche e di genere, la<strong> caponata</strong>, la <strong><em>faùzza </em></strong>o pizza siciliana, la <strong><em>’mpanàta</em></strong> che rimanda alle <em>empanadas</em> sudamericane, la <strong><em>minna</em> </strong>e gli altri dolci che richiamano la forma del seno femminile, il soffice panino <em><strong>muffulèttu</strong> </em>che ha dato poi origine al popolare muffuletta sandwich di New Orleans, le <strong>panelle di ceci</strong>, il <strong><em>pani ca’mèusa</em>,</strong> la pasta con le sarde e le sarde a beccafico, gli spaghetti (<strong><em>spaèttu</em></strong>) che potrebbero essere nati proprio qui, la <strong>Vuccirìa</strong> che porta la mente a Palermo ma rappresenta in realtà l’essenza di tutti i mercati regionali. Insomma, un libro da leggere con curiosità (e senza troppa fame), per un viaggio ricco di sapori e scoperte.</p>
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		<title>Dalla Liguria alla Sicilia, una nuova guida sui migliori beach club d’Italia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dalla-liguria-alla-sicilia-una-nuova-guida-sui-migliori-beach-club-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 10:59:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Guolo]]></category>
		<category><![CDATA[beach club]]></category>
		<category><![CDATA[Guida ai migliori beach club d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziana Di Masi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo d’estate, tempo di ombrelloni, di pinne e occhiali, di creme solari e di cene rilassate pieds dans l’eau. E proprio mentre gli effetti della direttiva Bolkestain stanno modificando il volto di alcune coste europee, con il cambio di pelle (e di gestore) per stabilimenti balneari e chiringuitos da spiaggia, sull’esteso lungomare italiano si concentra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Tempo d’estate, tempo di ombrelloni, di pinne e occhiali, di creme solari e di cene rilassate <em>pieds dans l’eau</em>. E proprio mentre gli effetti della direttiva Bolkestain stanno modificando il volto di alcune coste europee, con il cambio di pelle (e di gestore) per stabilimenti balneari e chiringuitos da spiaggia, <strong>sull’esteso lungomare italiano si concentra l’attenzione crescente delle guide al buon cibo e al buon bere</strong>. Se l’anno scorso ha portato in dote la guida in formato app <a href="https://www.foodandwineitalia.com/mangiare-bene-sulla-spiaggia-basta-scaricare-lapp-di-cucinamare/" target="_blank" rel="noopener">Cucinamare</a>, curata da <strong>Antonio Boco</strong> e <strong>Fabio Starnini</strong> assieme a un gruppo di osservatori dei bagnasciuga, <strong>l’estate 2024 si apre con una vera e propria guida cartacea dei beach club sulla penisola e sulle isole</strong>. La firmano il giornalista enogastronomico <strong>Andrea Guolo</strong> e la sua partner in crime (e nella vita) <strong>Tiziana Di Masi</strong>, attrice, che qui ha messo in costume da bagno il suo alter ego di investigatrice tra pasticcerie e dessert ovvero la &#8220;Signora in Dolce&#8221;.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Dalla guida ai tre ombrelloni gold</h5>
<p style="font-weight: 400;">Se Cucinamare concentrava l’attenzione sui ristoranti in riva al mare – e già si annunciano per giugno gli aggiornamenti, con qualche interessante new entry – la <strong>Guida ai Beach Club</strong> è il risultato di un viaggio di oltre 9mila chilometri attraverso tutta la costa italiana, lungo cinque mari e quindici regioni, <strong>per un totale di 225 stabilimenti balneari che rappresentano il meglio dell’offerta nel Belpaese</strong>. Edita da Morellini, la <strong>Guida è una collezione di schede che raccontano l’esperienza, il mood e l’unicità di ogni beach club visitato</strong>. L’attribuzione di un voto espresso in centesimi per ciascun criterio di valutazione – location, servizi, design, food, beverage e mood della struttura – ha permesso di arrivare a <strong>una graduatoria finale, da uno a tre ombrelloni</strong>. E sono ben 14 gli stabilimenti balneari italiani che hanno ottenuto, secondo l’insindacabile giudizio dei curatori, il massimo riconoscimento in guida ovvero i tre ombrelloni gold.</p>
<p style="font-weight: 400;">Due strutture si trovano in Liguria – <strong>Bagni Fiore by Langosteria</strong> a Paraggi ed <strong>Eco del Mare</strong> a Lerici – e uno in Friuli Venezia Giulia: <strong>Purobeach Portopiccolo</strong>; tre sono in Toscana e per la precisione in Versilia: <strong>Alpemare</strong> e <strong>Bagno Piero</strong> a Forte dei Marmi, <strong>Twiga</strong> a Marina di Pietrasanta; tre in Sardegna ovvero<strong> Il Gabbiano</strong> a Stintino, <strong>Phi Beach</strong> e <strong>Nikki Beach</strong> ad Arzachena. Altri tre sono sulla costa della Campania – <strong>Il Riccio</strong> ad Anacapri, <strong>La Scogliera</strong> a Positano e <strong>Conca del Sogno</strong> a Nerano – mentre gli ultimi due sono in Sicilia: <strong>Nuova Spiaggia Paradiso</strong> a Letojanni e <strong>Tao Beach</strong> a Taormina. La premiazione dei migliori stabilimenti per categoria, con l&#8217;attribuzione del titolo di miglior beach club d&#8217;Italia, si terrà il 24 maggio a Milano, nel contesto di Aperitivo Festival.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Progetto multimediale per turisti e operatori</h5>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il progetto ha anche un risvolto multimediale</strong>. Dalla Guida ai migliori beach club d’Italia nascono infatti il sito <a href="https://www.italianbeach.club" target="_blank" rel="noopener">italianbeach.club</a> e i canali social collegati. Con la declinazione anche in lingua inglese, «sarà il punto di riferimento per la ricerca degli stabilimenti balneari da parte dei turisti internazionali che vengono a visitare l&#8217;Italia», assicura Andrea Guolo. La guida si rivolge naturalmente ai beach lover «ma può essere anche un utile strumento di confronto per gli operatori del settore – chiosa il curatore – dato che, per la prima volta, hanno a disposizione una mappa dell&#8217;offerta, nonché per le istituzioni in vista dell&#8217;applicazione della direttiva Bolkestein».</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Tra storia e glamour</h5>
<p style="font-weight: 400;">La Guida è dedicata a chi ama il mare, la vita di spiaggia meno wild con servizi annessi, l&#8217;aperitivo al tramonto, un piatto di pesce da mangiare con i piedi sulla sabbia, un cocktail o un buon calice di vino sotto l’ombrellone. <strong>Nell’ampia selezione di Guolo e Di Masi ci sono alcuni degli stabilimenti più lussuosi</strong>, tra glamour e innovazione, ma anche strutture più &#8220;antiche&#8221; dove sono state scritte pagine di storia delle vacanze in Italia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tra le esperienze da non perdere per i foodlover nei Beach Club in Italia</strong>, i curatori segnalano «la straordinaria stanza dei dolci da Il Riccio di Anacapri, la vera rosticceria calabrese al <strong>Blanca Cruz</strong> di Caminia, il pesce di Langosteria a Paraggi da Bagni Fiore, <strong>la cucina d&#8217;autore di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/casa-perbellini-12-apostoli-il-nuovo-regno-di-giancarlo-perbellini/" target="_blank" rel="noopener">Giancarlo Perbellini</a></strong> a Bovo Marina in Sicilia». Anche per le carte vini ci sono «situazioni veramente straordinarie» – assicurano – <strong>come quella del Gilda a Forte dei Marmi</strong>. Quanto alle esperienze? «Da non perdere la cerimonia del tramonto sul litorale romano tra mangiafuoco e giocolieri (Amare Holy Beach) o il suono del gong che accompagna la golden hour al <strong>Singita Miracle Beach»</strong>, strizza l’occhio Guolo. E allora buona spiaggia tra piaceri e sapori per l’estate 2024.</p>
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		<title>Pop Palestine, i colori della Palestina a tavola</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pop-palestine-i-colori-della-palestina-a-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 19:42:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Pop Palestine]]></category>
		<category><![CDATA[silvia chiarantini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Talvolta, per chi si occupa di cibo e non solo, la cucina – intesa come insieme di ricette, prodotti, tradizioni – diventa un modo per raccontare anche situazioni difficili, come guerre, conflitti, proteste e occupazioni, oltre ogni frivolezza. Perché, come dice Daniele De Michele – economista e attivista salentino che negli anni ha dedicato al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/pop-palestine-i-colori-della-palestina-a-tavola/">Pop Palestine, i colori della Palestina a tavola</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Talvolta, per chi si occupa di cibo e non solo, <strong>la cucina – intesa come insieme di ricette, prodotti, tradizioni – diventa un modo per raccontare anche situazioni difficili</strong>, come guerre, conflitti, proteste e occupazioni, oltre ogni frivolezza. Perché, come dice <strong>Daniele De Michele</strong> – economista e attivista salentino che negli anni ha dedicato al racconto della gastronomia popolare libri, performance (con il nome d’arte <em>Donpasta</em>) e film che ne esplorano spesso i risvolti antropologici e sociali – «Parlare del cibo vuol dire parlare della gente, e dunque inevitabilmente di politica». E aggiunge anche, introducendo il libro <strong><em>Pop Palestine</em></strong> – edito per la prima volta da Meltemi nel 2016 e ora in libreria con veste grafica e contenuti aggiornati – di cui firma la prefazione, e una delle sue autrici, <strong>Silvia Chiarantini</strong>: «Io ho avuto la fortuna di iniziare a parlare di cucina per parlare di politica. Non avevo però considerato la storia e la geografia, cosa che fa questo libro in maniera per me assolutamente innovativa».</p>
<p><strong>Che cosa è dunque <em>Pop Palestine</em>? Un libro di ricette, certo, ma anche una sorta di <em>carnet de voyage</em></strong> (il sottotitolo recita: <em>viaggio nella cucina popolare palestinese</em>), una raccolta di storie e incontri, un modo per parlare di un luogo che nessuno ha mai considerato come meta turistica (a tal proposito vale la pena recuperare la bella e coraggiosa edizione di <em>The Passenger,</em> la collana &#8220;per esploratori del mondo&#8221; pubblicata da Iperborea nel settembre 2023, prima del terribile attacco di Hamas del 7 ottobre e delle conseguenti atrocità israeliane) e che oggi è in gran parte teatro di distruzione e violenza, oltre che di fame.</p>
<p><strong>Il libro è, appunto, il racconto di un viaggio (vero) fatto nel 2013 da quattro amici italiani,</strong> e di un’amicizia &#8220;transnazionale&#8221; nata proprio dal cibo, grazie a Instagram. «Prima di partire con gli altri dall’Italia, ho contattato questa ragazza che seguivo: cucinava piatti bellissimi e scriveva anche in italiano perfetto, da Ramallah», racconta Silvia Chiarantini, attualmente impegnata in un tour di presentazioni e serate che ha lo scopo di promuovere non solo il libro quanto la conoscenza della situazione attuale. «Così le ho chiesto se volesse farci da guida e farci conoscere gente e piatti del suo Paese. Lei doveva andare in vacanza in Turchia proprio in quei giorni ma poi ha deciso di restare e di incontrarci». La cuoca era <strong>Fidaa I A Abuhamdiya,</strong> food writer, interprete e docente palestinese, originaria di Hebron, che ha lavorato per qualche anno in Italia, in diversi ristoranti, prima di tornare in Palestina, dove si occupa anche di organizzare eventi e tour enogastronomici per promuovere la cultura e la storia locali (attualmente è rientrata a Ramallah, dove è di fatto bloccata, dopo un breve soggiorno italiano per promuovere il libro insieme a Silvia).</p>
<p>Con la guida e i contatti di Fidaa – che è stata con loro per una parte del viaggio, non potendo andare in alcuni luoghi come Gerusalemme a causa delle restrizioni imposte nei movimenti – Silvia e i suoi compagni di viaggio (tra cui <strong>Alessandra Cinquemani</strong>, autrice delle fotografie del libro) hanno conosciuto cuochi e pasticceri, negozianti, uomini e donne che vivono nei campi profughi e che hanno condiviso con loro pasti, storie e ricette. <strong>Così è nato <em>Pop Palestine</em>, firmato proprio da Silvia e Fidaa.</strong> «Nel 2016, quando il libro è stato pubblicato, la situazione era diversa da quella attuale, per quanto pur sempre difficile. <strong>Volevamo raccontare la parte bella della Palestina, quella colorata e allegra, &#8220;pop&#8221; insomma, che non finiva mai nelle cronache dove c’erano solo notizie a tinte cupe, anche per stimolare le persone a viaggiare in quei luoghi</strong>, quando si poteva fare. E raccogliere storie legate alla cucina che, inevitabilmente, erano sempre legate all’occupazione, a cominciare dalla necessità di sostituire ingredienti a seconda di quello che arriva o meno, perché è Israele a decidere cosa entra in Palestina e così a volte manca il coriandolo, o la tahina, e così via. Mentre il pesce, che prima era abbondante, è venuto mano a mano a mancare perché in molte zone non gli è permesso pescare. Insomma, volevamo che fosse ascoltata la voce dei palestinesi, un popolo ricco di poeti e scrittori, che non si sente mai e oggi ancor di meno», racconta Silvia, che oltre ad animare il blog <a href="http://www.popcuisine.it/" target="_blank" rel="noopener"><em>popcuisine.it</em></a> ha pubblicato nel 2022 anche un altro bel libro: <em>Parkour. La mia cucina sconfinata e in movimento</em>.</p>
<p><strong>Così, il libro alterna ricette</strong> – spesso semplici e squisite, indicando anche eventuali sostituzioni con ingredienti reperibili in Italia – <strong>e belle foto alle storie legate alle diverse tappe del viaggio in Cisgiordania e a Gerusalemme</strong> (Gaza era difficile da raggiungere già all’epoca ma ci sono i ricordi di un viaggio precedente di Silvia e i contributi di una giovane cuoca che al tempo era lì), <strong>da Nablus a Hebron, da Jenin a Betlemme</strong> e oltre, ma anche a tante citazioni letterarie, da <em>Ogni mattina a Jenin</em> di Susan Abulhawa alle poesie di Mahmoud Darwish, e a brevi approfondimenti sulla storia locale.</p>
<p>E, pur senza negare gli aspetti più dolorosi degli ultimi 75 anni – a partire dalla Nakba del 1948, quando moltissimi palestinesi dovettero lasciare le proprie case, di cui custodiscono ancora le chiavi come simbolo di speranza e resilienza, nutrendosi spesso di quel che trovavano lungo la strada a cominciare dalla portulaca selvatica – né tantomeno quelli attuali, <strong><em>Pop Palestine</em> è un libro che mette appetito e fa venir voglia di conoscere di più, di sperimentare in cucina e di assaggiare le ricette narrate:</strong> dalla gloriosa <strong>makluba</strong> (piatto &#8220;rovesciato&#8221; a base di riso, pollo e verdura) alla soffice <strong>focaccia insaporita dallo <em>za’atar</em> </strong>(una miscela di erbe a base di timo secco, della varietà che cresce localmente e che dà nome alla spezia, macinato e mescolato con sommacco, sale e semi di sesamo più altre eventuali aggiunte secondo le ricette di famiglia), dall’<strong>hummus</strong>, la crema a base di ceci e pasta di sesamo, allo squisito <strong>musakhan,</strong> che Silvia ha preparato in occasione della serata romana in cui lei e Daniele De Michele hanno presentato la riedizione di <em>Pop Palestine</em> e quelle dei libri di lui, tra cui <em>La Parmigiana e la Rivoluzione</em>.</p>
<p>«Il musakhan è forse l’unico piatto che sia esclusivamente palestinese, a differenza degli altri che sono spesso comuni ad altri Paesi dell’area mediorientale: dalla makluba libanese al mansaf della Giordania», spiega Silvia. Si tratta di <strong>un piatto della Palestina del nord, legato al periodo della raccolta delle olive, in cui il pane locale, arrostito, assorbe il saporito intingolo di olio e cipolle e viene poi insaporito e colorato dal sommacco, e dal pollo</strong>. &#8220;Quando era piccola, Fidaa andava matta per il musakhan, fatto secondo la ricetta di suo padre, che comprava il pollo dal macellaio di fiducia, lo insaporiva con tanta cipolla, tanto peperoncino, tanto olio e portava la teglia a cuocere al forno collettivo di Abdullah a Hebron. La <a href="https://www.foodandwineitalia.com/musakhan/" target="_blank" rel="noopener">ricetta qui</a> proposta è quella originale, meno carica di sapori, ma gustosa ed equilibrata&#8221;: così recita l’introduzione completa alla ricetta che Silvia e Fiida hanno condiviso con noi.</p>
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