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Le Pievi nel calice e il Nobile di Montepulciano alla sua ora più attesa

Il Nobile 2023 lascia una buona impressione: questa non è una novità di nicchia, ma la scommessa collettiva di una denominazione intera.

Ci sono voluti cinque anni di studi, archivi, scavi geopedologici e confronti con storici e tecnici in vigna. Poi altri due di attesa tra le prime bottiglie uscite in punta di piedi sul mercato e i palati che iniziavano a interrogarsi. Quest’anno – con la 32ma edizione dell’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano – il progetto Pievi si è presentato davvero nel calice e ha sancito che questa non è una novità di nicchia, ma la scommessa collettiva di una denominazione intera.

Il termine “Pieve” non è infatti un’invenzione di marketing. Richiama le antiche circoscrizioni ecclesiastiche presenti già in epoca tardo-romana e longobarda, i nodi amministrativi e sociali attorno ai quali si organizzava la vita contadina della Toscana. Il Consorzio del Nobile ha ripreso questi toponimi storici come denominazioni delle dodici Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) codificate nel nuovo disciplinare, il cui varo è stato ufficializzato con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nel febbraio 2025. La prima annata commercializzata è la 2021 e in effetti gli assaggi hanno visto emergere maggiore consapevolezza proprio per le etichette di debutto – che ormai sono certificate Docg a tutti gli effetti – mentre le debuttanti 2022 (molte ancora in affinamento in bottiglia) risultano più incerte e in molti casi ancora segnate dal legno.

Le Pievi alla prova del sorso

Alla base del progetto “Pievi” c’è un lavoro multidisciplinare che ha portato a incrociare gli studi geopedologici con le fonti storiche, risalendo fino al Catasto Leopoldino del 1765, che già individuava suddivisioni territoriali corrispondenti. Dodici microzone, dodici profili organolettici distinti, tutti figli degli stessi colli poliziani ma con un carattere di suolo, esposizione e microclima che il disciplinare intende valorizzare e proteggere.

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I parametri produttivi sono più restrittivi rispetto alla versione classica del Nobile: almeno l’85% di Sangiovese (localmente chiamato Prugnolo Gentile), affiancato esclusivamente da vitigni autoctoni complementari ammessi dal disciplinare, con l’obbligo che tutte le uve provengano dai vigneti dell’azienda imbottigliatrice. A garantire coerenza qualitativa è una commissione tecnica interna al Consorzio, composta da enologi e tecnici, che esamina ogni vino prima del rilascio verificandone non solo la conformità normativa ma anche l’aderenza al profilo identitario atteso.

Sul mercato, le Pievi sono destinate a rappresentare circa il 10% della produzione totale di Vino Nobile, pari a circa 600mila bottiglie l’anno – una quantità volutamente limitata, pensata per posizionarsi in una fascia alta senza disperdere l’identità della menzione.

Il riscontro alla prima vera passerella dell’Anteprima 2026 è comunque positivo: la struttura c’è, anche se serve tempo per far emergere la finezza, mentre sorprende la forte riconoscibilità territoriale con l’emergere di tannini e dolcezze, profondità e frutto.

Tra le più convincenti il Pieve Caggiole 2021 di Poliziano e il Pieve Caggiole 2022 di Podere Tiberini, contrassegnati da un nerbo scattante e sapidità golosa, con un frutto scuro e profondo; il Pieve Cerliana 2022 di La Ciarliana e il Pieve Cervognano 2022 della Vecchia Cantina di Montepulciano, entrambi a cavallo tra un tannino giovane (con spunti vegetali) e le spezie delicate di un affinamento sobrio, allineati con Alto Pieve Cervognano 2022 di Le Bèrne che addomestica il sorso con note balsamiche e un finale amaricante.

Tra le 2021 che si presentano nel calice con consapevolezza ci sono il Costa Grande Pieve Cervognano, elegantemente profondo; il Pieve San Biagio de Le Bertille, strutturato e balsamico con note di cola; il Pieve Sant’Ilario di Fattoria del Cerro concentrato e lungo nel sorso, con frutto scuro; infine soprattutto il convincente Pieve Valardegna de Il Molinaccio di Montepulciano, espressione meglio riuscita di Nobile eccellente, elegante senza dolcezze affettate e vibrante nella polpa del frutto.

Il Nobile e il territorio

Mentre le Pievi debuttano per il pubblico, la denominazione nel suo insieme consolida numeri solidi. Nel 2025 sono state immesse sul mercato 6,4 milioni di bottiglie di Vino Nobile e 2,5 milioni di Rosso di Montepulciano. L’export ha coperto il 64,5% delle vendite totali. Il valore medio annuo della produzione vitivinicola si attesta intorno ai 65 milioni di euro. E circa il 70% dell’economia locale è indotto diretto del vino.

In questo contesto, l’annata 2023 del Nobile assaggiata in Anteprima si presenta con le tonalità delicate proprie del territorio di Montepulciano, con una delicatezza di frutto che emerge quando i produttori non spingono troppo sull’affinamento. Tra i migliori assaggi ci sono Podere Svetoni, il Pagliareto di Lunadoro, Alboreto di Talosa e il Santa Caterina di Trerose, tutti allineati nell’espressione del frutto con tannini elastici e sentori di sottobosco e agrumati, con bella sapidità. Spiccano poi La Spinosa del Molinaccio di Montepulciano e il Nobile di Poggio alla Sala, entrambi giocati sul frutto croccante, vibrante, non troppo polposo, ma raffinato da una tensione che preannuncia longevità – da mettere in cantina senza pensarci due volte.

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