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	<title>50 cantine top Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>50 cantine top Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>San Salvatore 1988</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 14:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
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		<category><![CDATA[San Salvatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel vino, piccolo è bello. Ma quando il rispetto del territorio e della natura si unisce a progetti capaci di generare occupazione e valore forse è anche meglio. Obiettivi pienamente centrati dalla realtà cilentana San Salvatore, fondata nel 1988 dall’imprenditore Peppino Pagano: nato a Boscoreale, alle pendici del Vesuvio, ha dedicato il suo lavoro allo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel vino, piccolo è bello. Ma quando il rispetto del territorio e della natura si unisce a progetti capaci di generare occupazione e valore forse è anche meglio.</p>
<p>Obiettivi pienamente centrati dalla realtà cilentana San Salvatore, fondata nel 1988 dall’imprenditore <strong>Peppino Pagano</strong>: nato a Boscoreale, alle pendici del Vesuvio, ha dedicato il suo lavoro allo sviluppo turistico del territorio di Paestum e dintorni, tra imprenditoria alberghiera e agroalimentare.</p>
<p>Certo la base naturale su cui si fonda l’azienda contribuisce in maniera importante: 165 ettari di terreno, dei quali 42 vitati, divisi in alcune parcelle dai caratteri distinti e ricchi di biodiversità (siamo nel Parco Nazionale del Cilento, tra i siti di Cannito, Stio e Fuscillo, allevati in larghissima prevalenza con varietà classiche come Fiano, Greco, Falanghina e Aglianico).</p>
<p>Se l’idea è sempre stata quella di tutelare ambiente e terroir, nel corso degli anni le buone pratiche si sono moltiplicate assumendo numerose forme. Nel 2009 è arrivato il primo impianto fotovoltaico, cui se ne è aggiunto un altro tre anni più tardi. Sempre in quel periodo sono state avviate le procedure per un progetto geniale e innovativo che riguarda l’allevamento di bufale di proprietà, in modo da gestire il <b>biogas derivante dagli animali</b> e allacciarlo al GSE. Oggi l’azienda è in grado di produrre fino a <b>2.200.000 kWh l’anno di energia verde</b>: il doppio rispetto a quanto serve per alimentare cantina, allevamento e tutte le altre attività.</p>
<p>L’impostazione biologica in vigna è stata inoltre traghettata verso pratiche in parte biodinamiche, riutilizzando i residui naturali derivanti dalla produzione di biogas per la fertilizzazione dei terreni. Un <b>ciclo virtuoso e autarchico</b> che permette la crescita del foraggio che gli animali mangiano, per poi produrre liquami che tornano in natura e riavviano il percorso. Il tutto messo nero su bianco da precise certificazioni, come <b>Equalitas Sustainable Wine Standard e Bio Agricert</b>.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Falanghina Campania Igp:</b> vinificata e maturata solo in acciaio, questa Falanghina è un’espressione della varietà campana immediata quanto generosa. Colore lucente, frutta matura con sfumature da una parte tropicali e dall’altra agrumate, con belle folate balsamiche di resina ed erbe aromatiche.</p>
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		<title>Salcheto</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-salcheto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 13:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[Salcheto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Salcheto, la sua azienda nell’areale della Docg del Vino Nobile di Montepulciano, Michele Manelli coltiva le uve in maniera biologica. Ma a suo parere la sostenibilità a tutto tondo è ancor più importante: «L’agricoltura biologica è una pratica molto interessante, e approvo il rifiuto di scorciatoie chimiche. Ma il biologico in sé non tiene [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Salcheto</strong>, la sua azienda nell’areale della Docg del Vino Nobile di Montepulciano, <strong>Michele Manelli</strong> coltiva le uve in maniera biologica. Ma a suo parere la sostenibilità a tutto tondo è ancor più importante:</p>
<p>«L’agricoltura biologica è una pratica molto interessante, e approvo il rifiuto di scorciatoie chimiche. Ma il biologico in sé non tiene in considerazione molte delle sfide ecologiche e sociali che stiamo affrontando, come cambiamento climatico, consumi energetici, condizioni di lavoro etiche. Non è una critica; dico solo che dobbiamo spingere nella direzione giusta in più e più modi».</p>
<p>Così, chi visita la cantina scoprirà che Salcheto usa solo rovere da foreste gestite responsabilmente, usa le <b>bottiglie più leggere</b> che ci siano in commercio per abbassare l’impronta ecologica, depura e riutilizza le acque reflue, autoproduce il compost per le vigne ed è <b>energeticamente autonoma</b> (per esempio, dei <b>tunnel solari</b> captano la luce esterna per illuminare i livelli inferiori della cantina). Salcheto è stata anche la prima cantina in Italia ad adottare un <b>piano di welfare</b> per chi lavora le vigne. Manelli ha pure contribuito a fondare <b>Equalitas</b>, un’organizzazione dedicata a promuovere la sostenibilità nelle cantine.</p>
<p>Parlando con lui, la sua passione appare evidente ma è allo stesso tempo una persona gioiosa e positiva. «Sento che i problemi ambientali sono un’enorme montagna su cui noi, a Salcheto, abbiamo un effetto minimo, quasi impercettibile. Produciamo 400mila bottiglie l’anno, sui 26 bilioni prodotti in tutta Europa. In termini del risparmio di emissioni che siamo riusciti ottenere nell’ultimo decennio, la nostra stima è di 3 milioni di chili: equivale a piantare 5mila piante! Ma per compensare e arginare le sfide climatiche che tutti ci troviamo ad affrontare ne servirebbero milioni e milioni. Ciascuno deve fare la sua parte: non possiamo starcene tutti seduti ad aspettare soluzioni dall’alto, o non ce la faremo».</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Vino Nobile di Montepulciano Docg:</b> un vino che ha il frutto scuro e intenso tipico del Prugnolo Gentile (Sangiovese) di queste zone, ma risulta slanciato e pieno di energia. Un Sangiovese più orientato all’eleganza che alla potenza, nelle parole del suo artefice.</p>
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		<title>Ruffino</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-ruffino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 12:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[Ruffino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da un piccolo borgo a est di Firenze, a brand presente in oltre 90 Paesi del mondo: è il percorso di Ruffino, cantina fondata nel 1877 a Pontassieve e ascesa ben presto a sinonimo di vino di qualità a livello globale. Oggi, con 8 tenute, 230 dipendenti, 610 ettari vitati e 20 milioni di bottiglie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da un piccolo borgo a est di Firenze, a brand presente in oltre 90 Paesi del mondo: è il percorso di <strong>Ruffino</strong>, cantina fondata nel 1877 a Pontassieve e ascesa ben presto a sinonimo di vino di qualità a livello globale.</p>
<p>Oggi, con 8 tenute, 230 dipendenti, 610 ettari vitati e 20 milioni di bottiglie prodotte, Ruffino è un gigante di proprietà di Constellation Brands mosso da un animo gentile e da un nobile obiettivo: diventare esempio di innovazione ed eticità. Per questo, dal 2018, è stato lanciato il programma <b>Ruffino Cares</b>. Quello che doveva essere solo un alveo di iniziative legate alla ESG, si è trasformato ben presto nella nuova strategia aziendale: un sistema capace di durare nel tempo, di rigenerarsi e di ispirare i partner coinvolti nel ciclo produttivo.</p>
<p>«Ruffino Cares – spiega Sandro Sartor, presidente e Amministratore Delegato del gruppo – è un progetto a lungo termine, che ha l’aspirazione di rappresentare l’essenza del marchio: la bellezza buona e sociale. Il tutto certificato in un Bilancio di Sostenibilità annuale, liberamente fruibile sul sito aziendale».</p>
<p>Quattro le aree d’azione del programma: la sostenibilità ambientale, l’educazione al consumo responsabile del vino, l’impegno verso la comunità e l’inclusione. Dal punto di vista ambientale, l’azienda ha già conseguito le due principali certificazioni ISO per la sicurezza sul lavoro e sull’ambiente, ed entro il <b>2025 garantirà tutta la filiera produttiva</b>: le tenute, già <b>biologiche</b> dalla vendemmia 2024, e persino i fornitori di uve e i partner di confezionamento saranno certificati sostenibili. «Un traguardo frutto di una selezione onerosa, ma necessaria per farsi promotore di buone pratiche», spiega Thomas Blasi, CSR&amp;Environmental manager del gruppo. Sempre nel 2024, Ruffino ha <b>ridotto l’utilizzo di vetro di 600 tonnellate</b> rispetto al 2021 ed entro il <b>2050 raggiungerà la neutralità carbonica</b>. Scelte etiche che proiettano il brand storico verso il futuro, con gli stessi valori di innovazione che lo hanno reso grande in passato.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione Docg:</b> vino icona dell’azienda, fu prodotto per la prima volta nel 1947 in occasione di una vendemmia eccezionale. È dedicato al Duca d’Aosta, che nel 1890 visitò Pontassieve ed elesse Ruffino a fornitore ufficiale della Casa Reale Savoia.</p>
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		<title>Querciabella</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-querciabella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 11:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[Querciabella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fin dagli anni Novanta, Querciabella ha scelto di percorrere una strada diversa, fatta di rispetto e visione. Pioniera dell’agricoltura biologica in Toscana, l’azienda ha abbracciato fin da subito la convinzione che la vera qualità nasca dall’armonia con la natura. Nei vigneti, il suolo è considerato un’entità viva, da preservare e rigenerare, in un ecosiste- ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fin dagli anni Novanta, <strong>Querciabella</strong> ha scelto di percorrere una strada diversa, fatta di rispetto e visione. Pioniera dell’agricoltura biologica in Toscana,<br />
l’azienda ha abbracciato fin da subito la convinzione che la vera qualità nasca dall’armonia con la natura. Nei vigneti, il suolo è considerato un’entità viva, da preservare e rigenerare, in un ecosiste- ma dove ogni pianta, fiore e microrganismo contribuisce all’equilibrio complessivo. Rinunciare ad agrofarmaci e fertilizzanti non è stata solo una scelta agricola, ma un atto etico: significa custodire l’integrità del paesaggio e lasciare che ogni varietà possa esprimere la sua voce più autentica.</p>
<p>In cantina, la stessa filosofia si esprime in gesti misurati: manipolazioni minime, nessun derivato animale, attenzione meticolosa a ogni dettaglio per mantenere intatta la vitalità del vino. L’innovazione, per Querciabella, non è mai fine a se stessa, ma parte di un percorso coerente: energia da fonti rinnovabili, materiali più leggeri e sostenibili, un nuovo spazio produttivo — la cantina che sta sorgendo all’ingresso di Greve in Chianti — concepito per fondersi con l’ambiente e ridurre l’impatto sul traffico urbano.</p>
<p>Ogni progetto nasce con uno sguardo lungo, guidato dall’idea che il futuro del vino non possa prescindere dal futuro del pianeta. La sostenibilità, però, non riguarda soltanto la terra: si impegna anche a generare valore per le persone e le comunità, promuovendo una cultura del vino inclusiva e attenta al benessere collettivo. L’impresa è intesa come responsabilità condivisa, dove il successo si misura non solo nella qualità dei vini, ma anche nell’impatto positivo che sanno creare. In questo equilibrio tra ricerca, visione e competenza, l’azienda si afferma come esempio di una viticoltura etica in continua evoluzione: un laboratorio di innovazione sostenibile, in cui ogni scelta è guidata dall’eccellenza, compasso che orienta da sempre il suo cammino.</p>
<h3>Da portare a casa</h3>
<p><b>Camartina Toscana Igt:</b> il vino simbolo dell’azienda, elegante blend “Supertuscan” di Cabernet Sauvignon e Sangiovese, è il frutto di una stagione che ha riscritto la storia del vino toscano: negli anni Settanta, quando le regole del Chianti Classico sembravano soffocare l’espressività del territorio, un gruppo di produttori decise di rompere gli schemi puntando sulla sperimentazione.</p>
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		<item>
		<title>Pojer &#038; Sandri</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-pojer-sandri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 11:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[Pojer & Sandri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Due giovani, due ettari, poche risorse, qualche idea, molto coraggio e un sogno: produrre vino naturale di alta qualità». Sembra uno slogan, ma distilla il pensiero di Mario Pojer. Con Fiorentino Sandri, nel 1975 è partito per un viaggio che unisce utopia e tecnologia. «Due giovani, due ettari, poche risorse, qualche idea, molto coraggio e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Due giovani, due ettari, poche risorse, qualche idea, molto coraggio e un sogno: produrre vino naturale di alta qualità». Sembra uno slogan, ma distilla il pensiero di <strong>Mario Pojer</strong>. Con <strong>Fiorentino Sandri</strong>, nel 1975 è partito per un viaggio che unisce utopia e tecnologia.</p>
<p>«Due giovani, due ettari, poche risorse, qualche idea, molto coraggio e un sogno: produrre vino naturale di alta qualità». Per Mario e Fiorentino la sfida più complessa sembrava togliere la chimica in vigneto e in cantina. Così hanno giocato con la fisica, con i gas inerti, con le temperature, con l’acciaio. «Fin dall’inizio abbiamo sempre cercato di innovare – ricorda Pojer – e negli anni Novanta abbiamo utilizzato tra i primi in Italia le celle frigo per raffreddare le uve con l’intento di rallentare l’ossidazione».</p>
<p>È lo spettro su cui hanno lavorato, tanto da arrivare a un <b>brevetto per gestire le uve in atmosfera controllata</b>. «Per mantenere gli aromi primari dell’uva – spiega il tecnologo-vignaiolo – in genere si lavora in riduzione utilizzando acido ascorbico o solforosa o glutacchione&#8230; tutto per bloccare l’ossigeno. Non mi piaceva, così nel 2002 ho costruito una <b>mongolfiera con cui riempire di azoto la pressa</b> svuotandola dall’ossigeno. Questo significa che non aggiungo chimica e il gas alla fine si ricicla. Nessuno aveva mai fatto una cosa del genere». Altra invenzione anti-ossidazione, una pompa peristaltica che comprime le uve togliendo l’ossigeno.</p>
<p>L’altra grande sfida per Pojer &amp; Sandri è legata al progetto <b>Zero Infinito</b>, che porta in bottiglia tre vini prodotti con metodo ancestrale da <b>vitigni resistenti (Piwi)</b>. «Nel 2004 abbiamo piantato 4,5 ettari di Piwi – ricorda Pojer – dichiarando che ci serviva per la distillazione. E, quando nel 2013 il Solaris è stato ammesso come vitigno, noi eravamo già pronti». Utilizzando Solaris e Sevar (altro vitigno resistente creato in Boemia), la cantina elimina ogni trattamento in vigneto e ogni additivo in cantina.</p>
<p>«Forse siamo stati i primi al mondo a fare il vino solo con l’uva», scherza Pojer. Eppure, nonostante da 15 anni non facciano trattamenti sui Piwi, in Pojer &amp; Sandri <b>lavano l’uva con una macchina inventata nel 2007</b>. «Ci sono le polveri sottili e l’alluminio rilasciato in atmosfera. Per questo utilizziamo una sorta di Jacuzzi facendo fare alle uve un “borbottaggio” con l’1% di acido citrico, che sequestra i metalli in acqua».</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Zero Infinito Cremisi:</b> vino rosato Metodo Ancestrale bio, incanta con profumi intensi di fragola, lampone e melograno. Affilato e suadente, è dissetante per un aperitivo e ha un solo difetto: finisce senza accorgersene. Perfetto per accompagnare salumi o una pasta con le verdure.</p>
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		<title>Podere Mastrilli</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-podere-mastrilli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 10:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[Podere Mastrilli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Podere Mastrilli è molto più di un’azienda agricola: è il sogno concreto di Adriano Zago, agronomo ed enologo veneto formatosi tra le università di Padova e Montpellier, nonché fondatore di Cambium, una comunità di professionisti che dal 2016 dispensa consigli utili in campo agricolo e vitivinicolo, il cui focus principale rimane la biodinamica. Il suo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Podere Mastrilli</strong> è molto più di un’azienda agricola: è il sogno concreto di Adriano Zago, agronomo ed enologo veneto formatosi tra le università di Padova e Montpellier, nonché fondatore di Cambium, una comunità di professionisti che dal 2016 dispensa consigli utili in campo agricolo e vitivinicolo, il cui focus principale rimane la biodinamica.</p>
<p>Il suo progetto nasce quindi da un profondo amore per il paesaggio e da anni di esperienza nel mondo della viticoltura: ubicato a Monte Oriolo, nei pressi dell’Impruneta, questo <b>“vigneto-giardino”</b> sfida i modelli agricoli intensivi abbracciando una visione complessa, dinamica e profondamente interconnessa. Qui, viti, olivi, orti, alberi da frutto e siepi convivono in un equilibrio attentamente coltivato. Ogni elemento è parte attiva del sistema: le piante dialogano con il suolo e tra loro, offrendo protezione, ombra e nutrimento.</p>
<p>La <b>biodiversità</b>, per Zago, non è un ornamento poetico, ma una scelta strategica e concreta, capace di affrontare i cambiamenti climatici e preservare la vitalità della terra. La <b>policoltura</b> è il cuore pulsante di questa filosofia: non un ritorno nostalgico al passato, ma un atto di visione e responsabilità per il futuro.</p>
<p>Fare vino, in questo contesto, è un percorso lungo e articolato, che parte da scelte fondamentali: cosa coltivare, come raccontarlo, a chi rivolgersi. È una costruzione di identità che coinvolge microbiologi, artisti, comunicatori ed esperti di mercato. Zago sottolinea l’urgenza di una nuova leadership nel mondo del vino, capace di unire competenza e visione, in opposizione a una gestione standardizzata e priva di anima. Al centro di tutto c’è la <b>biodinamica</b>: non solo un metodo agricolo, ma un modo di pensare e agire, in dialogo con la permacultura, l’agroecologia e l’agroforestazione. In un panorama enologico frammentato tra naturale, artigianale e industriale, Podere Mastrilli si distingue per coerenza, profondità e autenticità, custodendendo un’identità che non teme la complessità ma, anzi, la abbraccia come forma di bellezza e strategia.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Podere Mastrilli:</b> frutto di sette varietà toscane tradizionali &#8211; Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo, Colorino, Mammolo, Trebbiano toscano e Malvasia Toscana &#8211; in questa prima annata (2024) è uscito come vino rosato, per via di una pressatura ultra-delicata, ma sarà ogni vendemmia a decidere sul colore e sulla struttura, in quanto frutto di una co-fermentazione delle varietà raccolte nello stesso momento.</p>
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		<item>
		<title>Planeta</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-planeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 10:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
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		<category><![CDATA[Planeta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità per Planeta non è un’etichetta da esibire, ma un percorso radicato nella storia familiare e nel modo di intendere l’agricoltura. In Sicilia, un territorio ricco e fragile al tempo stesso, l’azienda ha scelto di fare della responsabilità ambientale, sociale e culturale la propria bussola. Ogni scelta produttiva, dall’impianto dei vigneti alla gestione dell’acqua, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-planeta/">Planeta</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sostenibilità per <strong>Planeta</strong> non è un’etichetta da esibire, ma un percorso radicato nella storia familiare e nel modo di intendere l’agricoltura.</p>
<p>In Sicilia, un territorio ricco e fragile al tempo stesso, l’azienda ha scelto di fare della responsabilità ambientale, sociale e culturale la propria bussola. Ogni scelta produttiva, dall’impianto dei vigneti alla gestione dell’acqua, dalla tutela della biodiversità alla riduzione delle emissioni, è orientata a lasciare alle generazioni future un’eredità migliore. Con sette cantine distribuite in cinque territori siciliani, il progetto enologico riflette la ricchezza e varietà dell’isola.</p>
<p>La <b>certificazione biologica</b> oggi riguarda l’intera azienda: coltivare senza chimica di sintesi significa restituire vitalità ai suoli e garantire vini e oli che siano espressione autentica del paesaggio. A ciò si aggiunge la joint venture con partner francesi per la creazione della realtà in biodinamica <b>Serra Ferdinandea</b>, ulteriore tappa di un cammino verso un’agricoltura sempre più consapevole.</p>
<p>Questa visione della sostenibilità si traduce anche in ricerca costante: dall’attenzione al microclima di ogni vigna all’utilizzo di energie rinnovabili, dal recupero delle acque meteoriche alla tutela di varietà autoctone e reliquia, che rischiavano di scomparire. Il progetto di <b>forestazione</b> con la piantumazione di migliaia di alberi, così come la scelta di materiali leggeri e riciclabili per le bottiglie, testimoniano una visione che non si limita al vino ma abbraccia l’intero ecosistema. Planeta è stata inoltre tra le prime realtà ad aderire a <b>SOStain</b>, il programma di sostenibilità della viticoltura siciliana che unisce trasparenza, tracciabilità e rigore scientifico.</p>
<p>Accanto a quella ambientale, l’azienda coltiva la <b>sostenibilità sociale e culturale</b> attraverso progetti che mettono al centro le comunità locali e il dialogo con il territorio: dalle iniziative che intrecciano arte contemporanea e paesaggio agricolo, come <b>Costellazioni d’Arte</b>, alle attività di valorizzazione della memoria storica e delle tradizioni siciliane. Un racconto della Sicilia come un patrimonio vivo di identità, creatività e bellezza da condividere con il mondo.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><strong>Cometa</strong>: negli anni Novanta Planeta sceglie il Fiano per dar vita a un grande bianco del Sud. Nasce così Cometa, nome che evoca luce, unicità e stupore: un vino capace di brillare tra i grandi bianchi del mondo, coniugando eleganza, identità siciliana e sostenibilità.</p>
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		<title>Pasqua wines</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-pasqua-wines/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 09:43:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua wines]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Innovare significa affrontare un progetto in un modo completamente inedito». Con un secolo di storia alle spalle e un’impronta familiare nel DNA, non è scontato presentarsi con questo focus. Eppure, va riconosciuto che per Pasqua Wines l’innovazione “multivisione” rappresenta un pilastro fondamentale della strategia. Senza rinunciare a cent’anni di tradizione e al legame con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Innovare significa affrontare un progetto in un modo completamente inedito». Con un secolo di storia alle spalle e un’impronta familiare nel DNA, non è scontato presentarsi con questo focus.</p>
<p>Eppure, va riconosciuto che per Pasqua Wines l’innovazione <b>“multivisione”</b> rappresenta un pilastro fondamentale della strategia. Senza rinunciare a cent’anni di tradizione e al legame con il territorio veronese, Pasqua ha lavorato negli ultimi anni con l’intento di incarnare un vero <b>“laboratorio di ricerca”</b>, dalle pratiche utilizzate in vigneto al risparmio energetico, dal recupero delle acque alle strategie di comunicazione del prodotto. «L’obiettivo è leggere i trend e anticiparli, per intercettare un consumatore diverso rispetto al passato, più connesso, tecnologico e inclusivo», chiosa il Ceo Riccardo Pasqua.</p>
<p>Partendo dalla vigna, l’azienda (che dal 2021 ha l&#8217;attestato SOPD di <b>Equalitas</b>) ha avviato progetti orientati alla sostenibilità: dal 2018 ha destinato 1,2 ettari a un progetto pilota chiamato <b>“Vigneto Naturale”</b> per sviluppare il proprio know-how nell’agricoltura di precisione, mentre l’orientamento al biologico prevede trattamenti effettuati esclusivamente con zolfo e rame, oltre al caolino per la protezione dalle radiazioni UV, l’assenza di concimazione e la gestione del suolo in modo meccanico senza l&#8217;utilizzo di diserbanti.</p>
<p>Pasqua si impegna nella coltivazione di vigneti in alta collina, in contesti di biodiversità spinta che viene preservata e mantenuta, tanto che nel 2024 è nata la collaborazione con Falasco Apicoltura per l’introduzione di arnie. Proprio dalle vigne in quota provengono le uve che danno origine agli <b>Icons</b>, i vini premium nati negli ultimi dieci anni: «massima espressione di innovazione», rappresentano da un punto di vista enologico, creativo e di comunicazione la nuova rotta della famiglia Pasqua. Una creatività che trova corrispondenza nei progetti innovativi che valorizzano il rapporto con l’<b>arte contemporanea</b>, fiore all’occhiello nelle strategie dell’azienda che «diffonde la cultura nei mercati in cui opera, perché il mondo del vino vive di terra e di cultura».</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Hey French (You Could Have Made This But You Didn’t):</b> nome e “sottotitolo” già parlano di innovazione. Multivintage, nasce da sette annate di vini ottenuti da un blend di Garganega, Pinot Bianco e Sauvignon. Strizza l’occhio ai francesi, ma si afferma per originalità. Bella l’acidità che regge l’affinamento in legno.</p>
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		<title>Foradori</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-foradori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 09:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[Foradori]]></category>
		<category><![CDATA[speciale vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore della Piana Rotaliana, in Trentino, l’azienda agricola Foradori non è semplicemente una cantina, ma un punto di riferimento assoluto per la viticoltura biodinamica in Italia e nel mondo. Guidata per decenni dalla visione e sensibilità di Elisabetta Foradori, e oggi portata avanti con la stessa passione dai figli Emilio, Theo e Myrtha, rappresenta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel cuore della Piana Rotaliana, in Trentino, l’azienda agricola <strong>Foradori</strong> non è semplicemente una cantina, ma un punto di riferimento assoluto per la viticoltura biodinamica in Italia e nel mondo.</p>
<p>Guidata per decenni dalla visione e sensibilità di Elisabetta Foradori, e oggi portata avanti con la stessa passione dai figli Emilio, Theo e Myrtha, rappresenta la rinascita e l’esaltazione di un vitigno autoctono: il <b>Teroldego</b>. Quando Elisabetta prese in mano le redini dell’azienda di famiglia nel 1984, il Teroldego era spesso relegato a produzioni di quantità. Lei ne ha intuito il potenziale, avviando un lavoro meticoloso di selezione massale da vecchie vigne per recuperarne l’identità più autentica.</p>
<p>Questo percorso l’ha portata, quasi per naturale conseguenza, ad abbracciare l’<b>agricoltura biodinamica</b> nei primi anni Duemila. Una scelta radicale, finalizzata a restituire fertilità e vita ai suoli, considerando il vigneto come un organismo vivente in equilibrio con le forze cosmiche.</p>
<p>L’approccio di Foradori è un inno alla naturalità e al minimo intervento. Le vigne, certificate <b>Demeter</b>, sono coltivate senza alcun ricorso a chimica di sintesi, utilizzando preparati biodinamici, sovesci e tisane per rafforzare le piante e stimolare la vitalità della terra. In cantina, questa filosofia si traduce in fermentazioni spontanee grazie ai lieviti indigeni e in un uso quasi nullo della solforosa.</p>
<p>Emblema di questo percorso è l’utilizzo delle <b>anfore di terracotta (tinajas spagnole)</b>: introdotte per le lunghe macerazioni del Teroldego e della Nosiola, altro vitigno autoctono valorizzato dall’azienda, permettono al vino di respirare e di evolvere lentamente, preservando la purezza del frutto e l’essenza del terroir senza alcuna cessione aromatica tipica del legno.</p>
<p>I vini di Foradori, dal celebre <b>Granato</b> alle etichette delle linee Morei e Sgarzon, sono vibranti, profondi e di straordinaria energia. Non sono solo espressione di un territorio, ma il racconto tangibile di un’agricoltura rispettosa, che ascolta la terra e ne diventa custode, dimostrando come la vera grandezza di un vino nasca da un profondo legame con la natura.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Foradori Teroldego Vigneti delle Dolomiti Igt:</b> al palato, note di frutta nera, bacche scure e agrumi si fondono con successivi richiami al cioccolato e sentori erbacei. È un vino versatile, che può affinarsi a lungo in bottiglia o essere goduto in gioventù per cogliere al meglio la sua vibrante componente fruttata.</p>
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		<title>Fontanafredda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 08:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[50 cantine top]]></category>
		<category><![CDATA[Fontanafredda]]></category>
		<category><![CDATA[speciale vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi come nel 1858 – anno della sua fondazione come rifugio d’amore di Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana –, Fontanafredda custodisce un legame profondo con il territorio e la comunità che lo abita. Su questa consapevolezza si fonda la gestione di Andrea Farinetti, alla guida della tenuta dal 2008, quando la sua famiglia, insieme [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi come nel 1858 – anno della sua fondazione come rifugio d’amore di Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana –, Fontanafredda custodisce un legame profondo con il territorio e la comunità che lo abita.</p>
<p>Su questa consapevolezza si fonda la gestione di <strong>Andrea Farinetti</strong>, alla guida della tenuta dal 2008, quando la sua famiglia, insieme all’imprenditore Luca Baffigo, ne ha rilevato la proprietà. «Come ospiti di questo territorio, dobbiamo farci “perdonare” la fortuna di vivere immersi in una natura così straordinaria», afferma Farinetti.</p>
<p>Il cammino verso la sostenibilità di Fontanafredda non è recente: avviato negli anni Novanta, si è concretizzato in un vero e proprio <b>“rinascimento verde”</b>, andando a toccare tutti i punti della filiera, nell’ambito degli standard Equalitas, Global Reporting e dell’Agenda ONU 2030. La tenuta, con ben 120 ettari di vigneto, è <b>biologica certificata dal 2018</b>; l’energia proviene da fonti rinnovabili; l’acqua viene raccolta e riutilizzata; anche il packaging è “leggero” e utilizza materiali riciclati e da filiere sostenibili. Non ultimo, vige un rapporto di fiducia e rispetto verso i propri collaboratori.</p>
<p>Questo senso del bene comune ha fatto sì che, negli ultimi anni, lo sguardo della cantina si estendesse anche al più ampio paesaggio langarolo, la cui biodiversità è oggi fortemente minacciata dalla monocoltura di vite. Così, accanto alla conservazione di un bosco di 12 ettari in bassa Langa, è stato lanciato, nella primavera del 2024, un nuovo progetto, un vero e proprio monito rivolto ai vignaioli di Langa: il <b>Bosco Vigna</b>, che ha visto la piantumazione di oltre 200 esemplari di alberi forestali e da frutto tra i vigneti.</p>
<p>«Bosco Vigna è un manifesto – spiega Farinetti – nato dal desiderio di ripristinare un ecosistema e difendere la biodiversità che la monocultura intensiva sta erodendo. Piantare alberi significa anche contrastare il cambiamento climatico ricreando microclimi, restituire fertilità ai suoli e ridurre le patologie della vite, a tutto beneficio di una denominazione e di un territorio».</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Barolo del Comune di Serralunga d’Alba Docg:</b> è la prima menzione comunale al mondo ed è il vino più identitario del territorio di Serralunga d’Alba. Per questo è stato scelto dalla cantina anche come strumento del progetto Reinassance che combina l’arte del vino, della scrittura e quella figurativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-fontanafredda/">Fontanafredda</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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