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		<title>Le Marche di Paolo Brunelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Brunelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 09:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Ancona]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/le-marche-di-paolo-brunelli/">Le Marche di Paolo Brunelli</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><em>Testo estratto dal numero speciale <a href="https://www.foodandwineitalia.com/italianissimo-grand-tour-del-gusto/"><strong>Italianissimo</strong></a>: 20 (+1) racconti d&#8217;autore per 20 regioni</em></h5>
<p>Per raccontare le Marche più <strong>intime bisogna prima di tutto conoscere i marchigiani</strong>. Come spesso succede, la natura dell’uomo e dei paesaggi – quindi dei suoi prodotti – sono un tutt’uno. A tal proposito c’è un aneddoto che racconto nel libro <em>I am not a gelato</em> che rappresenta un esempio perfetto di questo discorso e riguarda<strong> la genesi del gelato in tavoletta,</strong> il prodotto di punta della mia cioccolateria il cui precursore si chiamava <em><strong>Lo Spigolo</strong></em>: un quadrato di cioccolato in edizione limitata che prende forma e si ispira alla città di Ancona. Spigoloso è il golfo della città, come si vede arrivando dal mare o dalla collina, e lo stesso nome di Ancona deriva dal greco Ankón e rimanda al significato di “gomito”, ovvero il luogo dove veniva praticato il culto di Diomede, diffusore della civiltà nell’Adriatico. Addentrandosi nelle strade, un occhio attento noterebbe spigoli ovunque, a partire da una certa visuale del <strong>Teatro Le Muse</strong> e dalla stessa <strong>Mole Vanvitelliana</strong>, lazzaretto e fortezza militare, una cornice con cinque lati dal passato travagliato.</p>
<p>Lo Spigolo era <strong>una crosta dura di cioccolato fondente che proteggeva la morbidezza della variante bianca,</strong> profumata con olio di oliva alla lavanda, sale e mele cotogne disidratate. Una creazione che si faceva metafora di un popolo, emblema di un carattere a tratti scorbutico ma genuino, grazie anche ai profumi del Monte Conero inseriti nel ripieno. Vale la stessa cosa per gli esseri umani: chi conosce gli abitanti di Ancona e, più in generale i marchigiani, sa che sono ritrosi e piuttosto duri da scalfire ma che, come per Lo Spigolo, <strong>una volta rotta la crosta si rivelano di una tenerezza disarmante.</strong></p>
<p>La mia storia tuttavia non nasce ad Ancona: tutto parte (e ritorna sempre) nel paese natio di<strong> Agugliano</strong>, dove la mia famiglia dirige l’hotel e ristorante <em>Al Belvedere</em>. Lì mi sono formato, sia come gelatiere sia come uomo innamorato dell’arte e della musica. Il piccolo grande <strong>Teatro di Polverigi</strong>, esempio di avanguardia dalla fine degli anni Settanta, è stato cruciale per la mia formazione e per la contaminazione tra arti e culture.</p>
<p>Tuttavia <strong>Senigallia</strong> era una calamita, lo è sempre stata, sin dai tempi delle mie scorribande giovanili: e così, da uomo maturo e da professionista che si affacciava all’alta gastronomia, non potevo che volermi avvicinare a grandi maestri come <strong>Moreno Cedroni e Mauro Uliassi.</strong> La loro proposta avanguardistica e culturale creava un indotto fertile e ricco di spunti. Il passaggio è stato lento ma imprescindibile. <strong>Via Carducci</strong> — dove ha sede la mia prima gelateria in città — è tutt’oggi il mio scrigno sul mare, pochissimi metri quadrati cui sarò sempre legato a filo doppio. Senigallia, città di mare, quindi più aperta di altre per definizione, ha avuto la fortuna di dare i natali professionali a diversi personaggi di spicco, non solo originari della città, come gli stellati di cui sopra, ma anche professionisti d’adozione, come <strong>Marco Pasqualini,</strong> che oggi dirige la sala di <em>Mercato Trattoria Pop,</em> nuovissimo dove ragazzi giovani e caparbi faranno la differenza nei prossimi anni. Lui, originario di Cattolica, non ci pensa proprio ad andarsene da Senigallia. Potremmo dire lo stesso di <strong>Oscar Quagliarini,</strong> bartender e alchimista dei profumi, produttore di moltissimi liquori e distillati, locali e non, tra cui L’Alchermes. Dal nord ha messo radici qui con la sua famiglia, pur essendo uno dei “nasi” più richiesti dal panorama internazionale. Grazie a <strong>una sensibilità e a un’apertura non comuni</strong> e all’influenza di personaggi di questa caratura Senigallia si è quindi evoluta umanamente e culturalmente: ecco cosa ne ha determinato il successo.</p>
<p>Oltre alla gelateria di via Carducci, <strong>a Marzocca</strong> &#8211; a poco più di un chilometro dalla <em>Madonnina del Pescatore</em> &#8211; c’è <strong><em>Combo</em></strong>, che nasce da un accordo tra opposti:<strong> ragione e sentimento, audacia e umiltà</strong>. È un moderno bazar con un suo rigore, dove al centro c’è il gelato in ogni ora del giorno e in diverse forme. Nasce come un luogo di incontri, presentazioni e collaborazioni con altri professionisti dell’enogastronomia. Come <strong>il progetto “Made in Senigallia”</strong>: una cordata di produttori uniti dal territorio e dall’amore viscerale per il proprio lavoro, nata per affrontare il diffcile periodo di chiusura causa pandemia. Un’idea — costituita concretamente da una box con i miei prodotti, le “scatolette” di Moreno Cedroni, l’Amaro di Enoteca Galli e i pani di Pandefrà — sorta per valorizzare la produzione locale e rilanciarla online, in un momento in cui le grandi multinazionali vincevano facilmente la gara all’acquisto della spesa virtuale, ma anche un’occasione per instillare un seme di solidarietà reciproca e di possibili future partnership.</p>
<p>Questi progetti ci ricordano che <strong>le Marche siano tante cose in una e tutte vicine: il nome plurale non è casuale.</strong> Le Marche sono la regione dei cento teatri, di borghi tra i più belli d’Italia, di campagne dal fascino commovente. E l’enogastronomia riflette queste sfaccettature, con una produzione variegata e un lavoro costante e silenzioso. Perché ricordiamoci sempre che il marchigiano difficilmente si mette in mostra platealmente: siamo orgogliosi e schivi, ecco perché spesso siamo meno conosciuti di altri artigiani appartenenti a regioni più, permettetemi il termine, “titolate”.</p>
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