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	<title>Chianti Classico Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Chianti Classico Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<item>
		<title>Le sirene del Chianti, dall’arte alla cucina d’autore</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/le-sirene-del-chianti-dallarte-alla-cucina-dautore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef]]></category>
		<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[ospitalità]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltrepassando l’orto e i filari di vigne inerbite, un placido volto femminile dalle forme vagamente boteriane – enigmatico, ma rassicurante al tempo stesso –, immerso tra siepi ordinate e casali in pietra, accoglie all’arrivo da Podere 1384. Alzando lo sguardo, si notano altre figure che danno il benvenuto: sirene, cani, altre sagome di donna che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oltrepassando l’orto e i filari di vigne inerbite, un placido <strong>volto femminile</strong> dalle forme vagamente boteriane – enigmatico, ma rassicurante al tempo stesso –, immerso tra siepi ordinate e casali in pietra, accoglie all’arrivo da <strong>Podere 1384</strong>.</p>
<p>Alzando lo sguardo, si notano altre figure che danno il benvenuto: sirene, cani, altre sagome di donna che spuntano dal verde, mentre una sta seduta in cima al costone di un’antica torre (che oggi ospita la Villa, un esclusivo spazio per eventi privati o intimi soggiorni di famiglia), a metà tra vedetta e vestale. In gran parte sono opere di <strong>Luigi Galligani,</strong> artista quotato che qui aveva il suo spazio creativo prima di trasferirsi sulla costa toscana, sotterrandone finanche alcune nel terreno.</p>
<h2>Podere 1384, una finestra sul Chianti Classico</h2>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214836" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/5-4.png" alt="Podere 1384" width="763" height="627" /></p>
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<p>La tenuta si trova poco fuori dal borgo toscano di Sicelle, a Poggio al Sorbo, tra Castellina e Greve in Chianti, nel cuore della denominazione più antica e prestigiosa di questa porzione di Toscana: il nome <strong>Podere 1384</strong> rimanda proprio all’anno in cui la Repubblica di Firenze riconobbe ufficialmente la <strong>Lega del Chianti</strong>, simbolo di tutela e identità territoriale, che comprendeva i terzieri di Radda, Gaiole e Castellina, quello in cui ricade la struttura.</p>
<p>Da qui si scorgono le cantine di alcuni dei nomi più blasonati della Chianti Classico. Ma, anche se ci sono progetti per le vigne di proprietà, impiantate secondo i principi della biodinamica con la consulenza dell’<a href="https://www.foodandwineitalia.com/podere-mastrilli-il-nuovo-vino-di-adriano-zago/">agronomo ed enologo Adriano Zago</a>, questo non è il classico wine relais chiantigiano. È, soprattutto, <strong>un buen retiro</strong> – che sia per un pasto, un pomeriggio di relax tra piscina e spa seguito da un’ottima cena e il pernottamento in una delle sei curate suite, o un soggiorno più lungo – dove concedersi una pausa immergendosi tra natura, bellezza e gusto.</p>
<h2>Un rifugio di bellezza e gusto</h2>
<p>Un luogo dell’anima: così lo aveva scelto l’attuale <strong>proprietario</strong> – amante dell’arte e della fotografia ed esperto di moda e design, come suggeriscono le tracce disseminate nella struttura tra libri e opere di artisti come Hervé Lewis, Diego Cerero Molina e Tommaso Ottieri –, per farne un rifugio per sé e una ristretta cerchia. Ma l’incontro con <strong>Tatiana Perna</strong>, imprenditrice romana della ristorazione che dal padre Vittorio e dalla famiglia, alla guida da oltre 40 anni del ristorante<strong> Il Ciociaro</strong> nel quartiere Prati, ha appreso l’arte dell’ospitalità e la propensione organizzativa, ne ha cambiato le sorti.</p>
<p>Da qualche anno, dunque, anche grazie alla dedizione e all’esperienza del general manager <strong>Andrea Pieri</strong> – in passato f&amp;b manager per J.K. Place a Firenze e Parigi, tra le altre cose –, la tranquillità quasi magica di Podere 1384 è fruibile anche dagli ospiti, pochi alla volta per garantire la giusta pace e attenzione.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214837" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/9.png" alt="Podere 1384" width="763" height="627" /></p>
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<p>Chi soggiorna qui può far colazione con granola fatta in casa, estratti salutari e assaggi dolci e salati; può prendere il sole e rinfrescarsi nella bella piscina che guarda sulle colline chiantigiane, in compagnia di una sirena e delle vigne, o rilassarsi nella piccola ma <strong>curata spa</strong> con una vasca idromassaggio panoramica; può inoltrarsi, a piedi o in bicicletta, lungo i bei sentieri circostanti, partecipare a corsi di cucina o gestione dell’orto, fare un <strong>picnic in vigna</strong> o programmare tour tra luoghi d’arte e cantine.</p>
<h2>Il Sorbo 1384 e la cucina di David Targetti</h2>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214840" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/8-1.png" alt="Podere 1384" width="763" height="627" /></p>
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<p>Da Podere 1384 si può venire anche solo per un pranzo o una cena al ristorante <a href="https://podere1384.it/it/ristorante/"><strong>Il Sorbo 1384</strong></a>, nell’incantevole spazio esterno o nelle belle sale interne che giocano sul contrasto tra gli accenti rustici dei muri in pietra e i divanetti di velluto color ottanio e i toni accesi di quadri e manifesti vintage alle pareti.</p>
<p>Alla guida della cucina – dove l’influenza di Tatiana Perna si percepisce negli omaggi alla romanità, come gli spaghetti alla carbonara con tartufo nero – c’è lo chef toscano<strong> David Targetti,</strong> che con la sua brigata intesse un bel racconto culinario in prevalenza a “Km zero”: protagonisti sono infatti i prodotti dell’orto, dagli ortaggi agli aromi, così come le <strong>erbe selvatiche</strong> raccolte dallo stesso chef. Ad affiancarli, ingredienti in arrivo da produttori toscani selezionati con cura: dal prosciutto grigio del Casentino al <strong>caprino di Sicelle,</strong> accanto a qualche “divagazione”, tra prodotti di pregio usati a ragion veduta e ispirazioni che arrivano dalle esperienze internazionali di Targetti e dalla sua passione per il Giappone.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214839" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-8.png" alt="Podere 1384" width="763" height="627" /></p>
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<p>Così, per aprire il pasto si può scegliere ad esempio tra il delizioso <strong>Midollo di vitello al forno con agretti, gamberi e caviale</strong> e le note aromatiche delle erbette, o le magistrali <strong>Carote di sabbia croccanti</strong> con nocciole e liquirizia, che mette al centro <a href="https://www.foodandwineitalia.com/elogio-della-carota/">un ortaggio spesso sottovalutato</a>. I primi spaziano dalle paste fresche – come il <strong>Raviolo di granchio, topinambur e caviale di limone</strong> – alla spiazzante nota acidula del Risotto alla zucca arrosto con scampi e capperi.</p>
<p>Mentre tra i secondi, spiccano l’interessante <strong>rana pescatrice</strong> con “guacamole” di piselli ed erbe di campo, e l’<strong>Hosomaki del Chianti</strong> (interpretazione personale del peposo, tipico stufato di manzo toscano, accompagnato dal fondo di cottura al tartufo estivo, da patate e fagiolini e dalla nota fresca dell’ombelico di Venere). E se il <strong>Tiramisù</strong> con mascarpone biologico è una versione alleggerita ma per nulla slavata dell’originale, la Mousse al cioccolato con pane alle olive, olive sabbiate e olio extravergine è una tentazione cui è difficile resistere.</p>
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		<title>Il Chianti Classico regge l’urto sui mercati e convince nel calice</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-chianti-classico-regge-lurto-sui-mercati-e-convince-nel-calice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre la Toscana del vino perde terreno – con mercati importanti come Germania e Giappone che lasciano percentuali importanti – e una evidente tensione sul valore negli Stati Uniti, nel 2025 il Chianti Classico ha registrato una crescita delle vendite superiore +1% rispetto all&#8217;anno precedente, confermando la tendenza dell&#8217;ultimo triennio. Il fatturato complessivo vede una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Mentre la <strong>Toscana</strong> del vino perde terreno – con mercati importanti come <strong>Germania</strong> e <strong>Giappone</strong> che lasciano percentuali importanti – e una evidente tensione sul valore negli <strong>Stati Uniti</strong>, nel 2025 il <strong>Chianti Classico</strong> ha registrato una crescita delle vendite superiore <strong>+1%</strong> rispetto all&#8217;anno precedente, confermando la tendenza dell&#8217;ultimo triennio. Il fatturato complessivo vede una <strong>crescita</strong> costante in valore, trainata dalle tipologie premium, dato che Riserva e Gran Selezione rappresentano il 43% del volume e il 55,2% del valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«I viticoltori del Chianti Classico hanno intrapreso un percorso di valorizzazione dei vini a denominazione ormai decenni fa – sottolinea il presidente del Consorzio <strong>Giovanni Manetti</strong> – Come sempre in agricoltura, il cambiamento è lento e graduale, ma oggi possiamo toccarlo con mano: è innegabile la crescita del valore, in particolare delle due tipologie premium».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’export tiene e assorbe la quota maggiore della produzione: 37% negli Stati Uniti, 12% in Canada e in Europa si va dal 4% in Germania al 6% nei Paesi scandinavi. Cina, Singapore e Hong Kong rappresentano volumi ancora contenuti ma in aumento a valore. Il mercato italiano copre il 19% della produzione complessiva.</span></p>
<h2>Le annate nel calice</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Se dunque la denominazione regge il confronto con il mercato, alla prova del calice<strong> il Chianti Classico è una conferma</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Gli esiti della <strong>degustazione</strong> restituiscono un quadro volutamente multiforme, determinato dalla diversità delle annate in esame, dalla molteplicità di interpretazioni territoriali &#8211; che in quest&#8217;area generano una polifonia davvero straordinaria &#8211; e le ambizioni assai differenti che animano i vini prodotti. Quel che si conferma (non senza una certa soddisfazione) è una cifra stilistica ormai <strong>consolidata</strong> da anni, sempre più orientata alla finezza e alla tensione, tanto aromatica quanto gustativa. Una direzione che segna una presa di <strong>distanza netta</strong> dalle tendenze pseudo-Supertuscan imperanti negli anni Novanta, più tronfie e muscolose, le quali hanno trovato rifugio – talvolta ancora oggi – nella Gran Selezione.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212423" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/chianti-classico-assagi-2023-2024.png" alt="chianti-classico-assagi-2023-2024" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Volendo tracciare una sintesi delle tre annate, ciascuna racconta una <strong>storia diversa</strong>. La non facile <strong>2024</strong> – segnata soprattutto da una particolare attenzione in vigna per prevenire gli attacchi fungini nel corso dell&#8217;estate – sembra aver acuito i tratti più austeri e ossuti dei Chianti Classico di altitudine, quelli di Lamole e Radda in testa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;altrettanto impegnativa <strong>2023</strong>, caratterizzata da una primavera piovosa, attacchi di peronospora e un’estate calda pur con abbondanti piogge, ha messo a dura prova i vignaioli nelle scelte di cantina, con una produzione decisamente inferiore alla media. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>2022</strong>, infine, caratterizzata da un caldo estivo prolungato pur privo di picchi e favorita da una buona escursione termica notturna, sembra aver ispessito la mediterraneità dei Chianti Classico di trama più corposa: quelli di Panzano, Castelnuovo Berardenga e San Casciano Val di Pesa, in particolare, ne portano la firma più riconoscibile. Nei Gran Selezione si legge la stessa venatura mediterranea, con una immediatezza del sorso che rende molti vini godibilissimi già oggi, anche se una limitata acidità pone l’interrogativo sulla longevità.</span></p>
<h2>I nostri assaggi</h2>
<h3><span style="font-weight: 400;">Chianti Classico 2024</span></h3>
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<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Badia a Coltibuono</strong>. Snello e delicato, leggermente vinoso, regala un frutto croccante e una disincantata vitalità</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Buondonno</strong>. Frutto teso e turgido, ogni particella vibra autentica e allunga con ritorno succoso di piccoli frutti e spezie</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Casa Emma</strong>. Equilibrato ed elegante pur nella dolcezza soffusa, che si trasfigura in una sapidità che allunga il sorso.</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Castello di Querceto</strong>. Corpo solido eppure snello, sorso compatto, finale leggermente amaricante</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Guidi 1929</strong>. Tannino increspato, tonico, che sostiene il sorso con una lunghezza inattesa</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Lamole di Lamole – Duelame</strong>. Eleganza e dolcezza in un sorso di slancio, porta freschezza e croccantezza vinosa</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Jurij Fiore &amp; Figlie – Sonocosì</strong>. Pieno, sollevato, vibrante, tutta Lamole in un vino di pregevole qualità estrattiva, consapevole e articolato</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Montesecondo</strong>. Approdo irrinunciabile per un nettare che vibra puro e con ineffabile senso di naturalezza. Rosa canina e lampone, acidità sottile, ma strenua</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Poggerino</strong>. Molto fine il vino dell’azienda di Radda. Tannino sottile e misurata tensione per una beva scaltra impreziosita dal finale reattivo, con frutti rossi e origano</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Ricasoli – Brolio</strong>. Eleganza con l’abito scuro, bella tensione e un’armonia di frutti scuri lievemente incupiti</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Tenuta Casenuove</strong>. Tannino ed eleganza, bella tensione, sorso vispo e capace di preservare un frutto rosso succoso </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Tenuta di Bibbiano</strong>. Dalle amene ondulazioni di Castellina, il vino combina eleganza, maturtià, tannini fini e progressione </span></li>
</ul>
<h3><span style="font-weight: 400;">Chianti Classico 2023</span></h3>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Bertinga &#8211; La Porta di Vertine</strong>. Regala emozioni con uno slancio che unisce eleganza e frutto, compostezza e gorgoglio giovanile. Da bere e da aspettare </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Castagnoli</strong>. Elegante nelle dolcezze, con note di viola e freschezza</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Dievole &#8211; Petrignano</strong>. Slanciato, elegante, flessuoso, anche se la limitata acidità fa sospettare una vita corta</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Isole e Olena</strong>. Composto, compatto, capace di una profondità che si distingue nell’annata. Profumi dolci e sorso croccante di frutto rosso</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Tenuta di Campomaggio</strong>. Eleganza permeata di dolcezza, bel naso composto e sorso succoso, pur se snello e capace di un frutto croccante</span></li>
</ul>
<h3><span style="font-weight: 400;">Chianti Classico Gran Selezione 2022/2023</span></h3>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Cigliano di Sopra 2023 (San Casciano)</strong>. Quale migliore complessità: lamponi, violette, ciliegie. Volume oltremodo soffice, sollevato e profondo, tannini di rara finezza e straordinaria chiusura stratificata</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Maurizio Alongi – Vigna Barbischio 2023 (Gaiole)</strong>. Sottile, maturo, elegante, una prova perentoria di grande tonicità e notevoli stratificazioni</span></li>
</ul>
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		<title>Un luogo d’élite per il Sangiovese: Fèlsina lancia Il Circolo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/un-luogo-delite-per-il-sangiovese-felsina-lancia-il-circolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 10:35:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Felsina]]></category>
		<category><![CDATA[Il Circolino]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[wine club]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo del vino sempre più connesso e selettivo, anche le grandi cantine puntano a creare relazioni più strette con i loro estimatori. È il caso di Fèlsina, realtà vitivinicola simbolo del Chianti Classico, che presenta Il Circolo, un wine club esclusivo destinato a sommelier, ristoratori, collezionisti e clienti affezionati. Niente iscrizioni pubbliche né [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/un-luogo-delite-per-il-sangiovese-felsina-lancia-il-circolo/">Un luogo d’élite per il Sangiovese: Fèlsina lancia Il Circolo</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="618" data-end="1137">In un mondo del vino sempre più connesso e selettivo, anche le grandi cantine puntano a creare relazioni più strette con i loro estimatori. È il caso di <strong data-start="771" data-end="782">Fèlsina</strong>, realtà vitivinicola simbolo del <strong>Chianti Classico</strong>, che presenta <strong data-start="847" data-end="861">Il Circolo</strong>, un <strong data-start="866" data-end="889">wine club esclusivo</strong> destinato a sommelier, ristoratori, collezionisti e clienti affezionati. Niente iscrizioni pubbliche né membership a pagamento: l’accesso avviene <strong data-start="1036" data-end="1054">solo su invito</strong>, per costruire una comunità coesa e autentica attorno alla filosofia dell’azienda.</p>
<h2 data-section-id="twi9kb" data-start="1139" data-end="1194">Non un semplice club, ma uno spazio di condivisione</h2>
<figure id="attachment_206477" aria-describedby="caption-attachment-206477" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-206477" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/Il-Circolino-il-nuovo-wine-club-di-Felsina-2.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-206477" class="wp-caption-text">Il Circolino, il nuovo wine club di Felsina</figcaption></figure>
<p data-start="1196" data-end="1539">Il progetto nasce con l’obiettivo di creare <strong data-start="1240" data-end="1333">un punto d’incontro tra la cantina e chi ha contribuito, nel tempo, a scriverne la storia</strong>. Non solo clienti, ma veri e propri ambasciatori del vino di territorio. Il Circolo è infatti concepito come <strong data-start="1443" data-end="1470">luogo fisico e digitale</strong> in cui condividere esperienze, approfondimenti e momenti conviviali.</p>
<p data-start="1541" data-end="2070">Tra i principali vantaggi per gli iscritti c’è la possibilità di accedere al progetto <strong data-start="1628" data-end="1645">Materia Prima</strong>, una collezione di <strong data-start="1666" data-end="1719">dodici cru di Sangiovese vinificati separatamente</strong>, pensata per esplorare in profondità le molteplici espressioni del vitigno simbolo della Toscana. Inoltre, ogni anno i membri ricevono <strong data-start="1855" data-end="1914">le nuove annate delle etichette più iconiche di Fèlsina</strong> – da Rancia a Fontalloro, fino a Colonia e alla Collezione Privata – e possono, su disponibilità, attingere dalla <strong data-start="2029" data-end="2050">library aziendale</strong> di annate storiche.</p>
<h2 data-section-id="1peckkb" data-start="2072" data-end="2118">Un legame diretto con il cuore del Chianti</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206479" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/Felsina-in-Chianti-Classico.jpg" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2120" data-end="2574">A rendere Il Circolo un club &#8220;esperienziale&#8221; c’è anche la <strong data-start="2178" data-end="2200">Fèlsina Experience</strong>: una visita gratuita all’anno in cantina, pensata per scoprire l’evoluzione dell’azienda attraverso le vigne, le botti e le persone che la animano. I membri hanno inoltre accesso a <strong data-start="2382" data-end="2402">eventi riservati</strong>, <strong data-start="2404" data-end="2422">spazi dedicati</strong> e a un <strong data-start="2430" data-end="2452">servizio concierge</strong> personalizzato che li accompagna tra spedizioni, acquisti mirati e consigli su come vivere al meglio la Toscana del vino.</p>
<h2 data-section-id="lsbsg0" data-start="2576" data-end="2644">Una nuova fase per una delle cantine più identitarie del Chianti</h2>
<p data-start="2646" data-end="3169">Con Il Circolo, Fèlsina inaugura <strong data-start="2679" data-end="2718">una nuova fase della propria storia</strong>, tracciando una direzione che punta a <strong data-start="2757" data-end="2819">rafforzare il senso di appartenenza e la relazione diretta</strong> con chi apprezza il suo lavoro tra autenticità, territorio e ricerca. Una visione coerente con il cammino intrapreso fin dal 1966, quando la famiglia Poggiali intuì il potenziale enologico di <strong data-start="3012" data-end="3038">Castelnuovo Berardenga</strong>, in quell’area di confine tra Chianti Classico e Colli Senesi dove il Sangiovese trova alcune delle sue espressioni più complesse.</p>
<p data-start="3171" data-end="3521">A guidare oggi l’azienda è <strong data-start="3198" data-end="3219">Giovanni Poggiali</strong>, terza generazione di una famiglia che ha sempre creduto in un modello produttivo fatto di <strong data-start="3311" data-end="3385">relazioni personali, agricoltura biologica e valore culturale del vino</strong>. Con questo nuovo progetto, il legame con la propria community si fa ancora più stretto, in una chiave moderna ma radicata nel passato.</p>
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		<title>Le nuove annate del Gallo Nero</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/le-nuove-annate-del-gallo-nero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2025 17:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono tre le declinazioni di sostenibilità scelte dal Consorzio Vino Chianti Classico che offrono una fotografia attuale della denominazione e che soprattutto rispecchiano i tre capisaldi del nuovo protocollo (ne parliamo qui) presentato lo scorso maggio in occasione delle celebrazioni del suo centenario: ambiente, socialità e cultura. Si tratta naturalmente di vocaboli piuttosto sonori e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tre le declinazioni di sostenibilità scelte dal <strong>Consorzio Vino Chianti Classico</strong> che offrono una fotografia attuale della denominazione e che soprattutto rispecchiano <strong>i tre capisaldi del nuovo protocollo</strong> (ne parliamo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/back-to-the-future-centanni-di-chianti-classico/" target="_blank" rel="noopener">qui</a>) presentato lo scorso maggio in occasione delle celebrazioni del suo centenario: ambiente, socialità e cultura. Si tratta naturalmente di vocaboli piuttosto sonori e identitari, che sono sintesi però di un ampio spettro di impressioni ricavato dall’assaggio in anteprima di una miriade di campioni.</p>
<p>Al di là degli spunti di degustazione, risultano stimolanti i dati che emergono dalla <b>32esima edizione della Chianti Classico Collection</b> che, tra l’altro, quest’anno segna un nuovo <strong>primato nel numero di produttori partecipanti</strong>: ben 218 sono le aziende dello storico marchio Gallo Nero che presentano le loro ultime annate di Chianti Classico, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>“Sostenibili sì, ma con criterio”</b>, mette infatti in evidenza <b>il direttore Carlotta Gori</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span>L’impegno quindi di uno dei consorzi più rappresentativi d’Italia per il rispetto del territorio costituisce un vero e proprio<i> habitus</i> ben collaudato negli anni, per ritrovare i princìpi di un’agricoltura cosciente, sana e informata, che vuole riconoscere fortemente il ruolo imprescindibile della terra. Già oggi, due terzi dell’aziende praticano l’inerbimento tra i filari, azione fondamentale per combattere l’erosione del suolo e l’impoverimento dello stesso, mentre tre cantine su quattro preservano l’ecosistema in vigna favorendo compost naturali o i sottoprodotti del processo di vinificazione. In più, quasi la metà delle imprese utilizza fonti energetiche alternative e ha ridotto il peso delle bottiglie, oltre al riuso di materiali quali vetro e carta.<span class="Apple-converted-space">  </span>Per quanto riguarda poi la “fase paesaggistica”, il recupero e il mantenimento dei muretti a secco, dei terrazzamenti e delle strade bianche giocano un ruolo essenziale nella cultura locale. L’attenzione, infine, verso i lavoratori rimane uno dei capisaldi dell’evento: dalla garanzia per la parità dei generi (39% degli impiegati sono donne), alla composizione dell’organico (con il 92% dei dipendenti diretti, per la maggior parte residenti nel territorio o nei comuni limitrofi), fino all’attivazione di percorsi di inclusione sociale.</p>
<p>“Una denominazione in salute”, prosegue <b>il presidente Giovanni Manetti</b>, non soltanto perché aumenta il valore globale, ma soprattutto perché conferma la presenza sui mercati principali (nonostante la complessa congiuntura internazionale) e registra “ottime performance anche in mercati minori come Thailandia, Croazia ed Emirati Arabi Uniti”.</p>
<p>Venendo allora agli assaggi, gli esiti sono quanto mai molteplici, sia per le differenti annate proposte, sia per interpretazioni e territori che, in quest’area, davvero presentano una polifonia straordinaria, oltre che per le diverse ambizioni e mire dei produttori stessi. Certamente, non senza compiacimento, si registra la conferma di una cifra stilistica sempre più improntata alla finezza e alla tensione, tanto aromatica quanto gustativa, in barba alle tendenze assai più pompose di un passato non poi così lontano legato anche ai vitigni internazionali, e che adesso pare effettivamente aver trovato rifugio, in massima parte, nella menzione <em>Gran Selezione</em>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>A voler tentare una tripla sintesi, l&#8217;annata del <b>2023</b>, difficilissimo per via degli attacchi della peronospora a seguito delle copiose piogge di fine primavera, sembra aver acuito i tratti più ossuti del Chianti Classico di altitudine (quello per intenderci di Lamole e Radda). L’andamento stagionale della <b>2022</b>, sicuramente molto caldo ma in fin dei conti equilibrato, dà l’impressione di aver ispessito la mediterraneità delle zone dalla trama più corposa (quelli per esempio di Greve, Panzano, Castelnuovo Berardenga, Vagliagli e San Casciano Val di Pesa). La <b>2021</b> mette invece tutto e tutti d’accordo, sia nelle tipologie che nelle menzioni geografiche, offrendo vini di ottima struttura e conquistando i palati per raffinatezza, slancio e profondità, senza coprire in tal modo il vitigno Sangiovese con il suo areale d’elezione.</p>
<p>Ricambio generazionale, ritorno ad una vinificazione più classica, una netta e maggiore libertà espressiva e finalmente una zonazione sempre più rivolta ai dettagli sono, in conclusione, alcuni aspetti che stanno portando una certa e positiva rivoluzione ad una delle più belle realtà, senza dubbio, del panorama nazionale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>Vino al Vino 2024, appuntamento a Panzano in Chianti</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/vino-al-vino-2024-appuntamento-a-panzano-in-chianti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 09:37:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Panzano in Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È ormai un appuntamento molto atteso, nel territorio del Chianti Classico e non solo, quello con Vino al Vino a Panzano in Chianti: da quasi trent’anni – nel 1995 la prima edizione – la località toscana dedica il terzo week end di settembre alla celebrazione del vino ma anche di un certo modo di farlo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È ormai un appuntamento molto atteso, nel territorio del Chianti Classico e non solo, quello con<strong><em> Vino al Vino</em> a Panzano in Chianti</strong>: da quasi trent’anni – nel 1995 la prima edizione – <strong>la località toscana dedica il terzo week end di settembre alla celebrazione del vino ma anche di un certo modo di farlo</strong>, legato al rispetto dell’ambiente e alla condivisione di obiettivi, conoscenze e impegno: non a caso proprio qui è nato <strong>il primo biodistretto vitivinicolo d&#8217;Italia</strong>, e oggi il 90% delle vigne viene coltivato secondo i criteri della viticoltura biologica certificata e controllata e si lavora in collaborazione con la Stazione Sperimentale Spevis, struttura privata che studia e diffonde le tecniche colturali più avanzate per gestire i vigneti in biologico.</p>
<p>Promossa dall’<strong>Unione Viticoltori di Panzano in Chianti</strong>, che raccoglie 23 cantine di spicco nel panorama del Chianti Classico, la manifestazione racconta questo territorio straordinario attraverso i calici. «Il terroir di Panzano – afferma <strong>Giovanni Battista d’Orsi</strong>, agronomo ed enologo alla guida della Fattoria Casaloste e Presidente dell&#8217;Unione Viticoltori di Panzano in Chianti – è unico grazie alla componente umana e culturale dei suoi vignaioli. Questo cosmopolita gruppo di produttori porta con sé le proprie originalità, che si fondono armoniosamente con le caratteristiche geomorfologiche e ambientali del territorio, dando vita a vini che esprimono sinceramente questa complessità».</p>
<p>Attualmente <strong>le cantine dell’Unione coprono quasi tutta la UGA (Unità Geografica Aggiuntiva) di Panzano in Chianti</strong> che, con 595 ettari vitati e una produzione media per ettaro di 50 quintali di uva, costituisce la quarta Unità di interesse all&#8217;interno dei confini municipali di Greve in Chianti. E, oltre all’attenzione alla sostenibilità, qui la parola chiave è <strong>autenticità</strong>: «Cerchiamo di essere i più autentici possibili – continua d’Orsi –. In un’epoca in cui tutto può essere mistificato in modo virtuale, l’unica cosa non replicabile sono le sensazioni e il piacere di un buon bicchiere di vino, bevuto magari guardando una vigna al tramonto, a Panzano in Chianti».</p>
<p>L’occasione ideale per farlo, dunque, è partecipare a <em>Vino al Vino</em>: per tre giornate – il venerdì dalle 12.00 alle 19.30, il sabato dalle 11.00 alle 19.30 e la domenica dalle 11.00 alle 19.00 – i<strong> produttori delle 23 cantine dell’Unione Viticoltori accoglieranno i visitatori in Piazza Bucciarelli</strong> che con la sua caratteristica forma a campana è simbolo di convivialità e incontro. Il calice con tracolla (in vendita al costo di 30 euro, ma con sconto del 10% se acquistato in prevendita sul sito ufficiale) darà modo di degustare scegliendo tra <strong>oltre 80 vini raccontati da chi li produce,</strong> scoprendo ulteriori inedite sfumature di quel luogo unico, tanto dal punto di vista enologico che paesaggistico e culturale, che è il<strong> Chianti Classico.</strong></p>
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		<title>Dal Chianti Classico al Duomo di Firenze: il Vin Santo di Pieve di Campoli</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dal-chianti-classico-al-duomo-di-firenze-il-vin-santo-di-pieve-di-campoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 11:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Paoletti]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Pieve di Campoli]]></category>
		<category><![CDATA[Vin Santo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama vinsantificazione il processo di vinificazione naturale del Vin Santo Pieve di Campoli, prodotto solo nelle annate migliori e con le migliori uve selezionate, scelte accuratamente a mano e provenienti solo dagli storici vitigni di Cortine. Utilizzato dal Duomo di Firenze, viene messo in commercio solo dopo aver soddisfatto le esigenze liturgiche della Cattedrale. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Si chiama <strong>vinsantificazione</strong> il processo di vinificazione naturale del<strong> Vin Santo Pieve di Campoli</strong>, prodotto solo nelle annate migliori e con le migliori uve selezionate, scelte accuratamente a mano e provenienti <strong>solo dagli storici vitigni di Cortine</strong>. Utilizzato dal <strong>Duomo di Firenze</strong>, viene messo in commercio solo dopo aver soddisfatto le esigenze liturgiche della Cattedrale. Di proprietà dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Firenze, questa realtà nasce nel 1985 dalla fusione di cinque aziende – all’epoca venivano gestite direttamente dai parroci – proprio per far tornare fertili alcuni terreni dell’ente ecclesiastico e per il sostegno economico dei sacerdoti. Se in origine erano conferitori di uva, oggi gli attori di questa attività che comprende più di 50 ettari vitati tra il Chianti e il Chianti Classico, e altri con 18mila ulivi – non a caso è una delle realtà olivicole più grandi dell’area fiorentina –, lavorano a due linee: <strong>Pieve di Campoli</strong> e <strong>Cortine</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A farsi garante di tutta produzione è l’enologo della cantina, <strong>Andrea Paoletti</strong>, ex direttore tecnico della famiglia Antinori e con 20 anni di consulenza presso Ornellaia, che ha contribuito anche al recupero del <strong>Pugnitello</strong>, vitigno autoctono di cui si erano perse le tracce e poi studiato dall’Università di Firenze e Pisa, una riscoperta significativa per Pieve di Campoli al fine di dare valore al suo stesso </span><i><span style="font-weight: 400;">genius loci</span></i><span style="font-weight: 400;">. Tanto raro che si pensava fosse estinto, oggi il Pugnitello è prodotto da pochissime aziende: l’<strong>Igt Pieve di Campoli 2021</strong> è stato presentato in anteprima alla Chianti Classico Collection 2024</span><i><span style="font-weight: 400;">,</span></i><span style="font-weight: 400;"> imbottigliato con un invecchiamento in barrique di 12 mesi. «Oltre a questa vinificazione in purezza della varietà autoctona toscana, abbiamo cercato di valorizzare uve locali come il <strong>Canaiolo</strong> – spiega Paoletti – che tra l’altro rientra nel mix del Chianti Classico e che è sempre stato un po’ abbandonato, e naturalmente il <strong>Vin Santo</strong>, il re indiscusso dell’azienda, prodotto in modo naturale a partire dalla vendemmia, che si svolge completamente a mano, e l’affinamento delle uve che spesso supera i cinque anni d’età, dove invecchia all’interno dei tradizionali caratelli di castagno o di rovere».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Due sono le etichette che vengono proposte al pubblico: il <strong>Vin Santo del Chianti Classico Pieve di Campoli Docg</strong> e il<strong> Vin Santo del Chianti Classico Cortine Docg</strong>, ovvero <strong>il solo Vin Santo selezionato dal Duomo di Firenze per le sue funzioni</strong>. Proprio accanto alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, lo scorso febbraio è stato inaugurato <strong>il primo negozio fiorentino di Pieve di Campoli, The Cathedral Wine Shop</strong>, che mette a scaffale le bottiglie della realtà chiantigiana insieme all’<strong>olio extravergine di oliva</strong>, un blend di Frantoio, Correggiolo, Moraiolo, Leccino e Pendolino, lo stesso utilizzato in alcune funzioni sacramentali, così come i <strong>ramoscelli di ulivo</strong>, distribuiti dopo la benedizione nel rito della Domenica delle Palme. Tra le referenze si trova poi il <strong>Prosecco Brut Rosè</strong>, una doc firmata <strong>Gueratella</strong>, azienda agricola trevigiana che ha collaborato con Pieve di Campoli, segnando un significativo incontro tra l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Firenze e quello di Vittorio Veneto, a conferma dell’<strong>importanza di creare una rete agricola tra le diverse diocesi in Italia</strong>.</span></p>
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		<title>Back to the future. Cent’anni di Chianti Classico</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/back-to-the-future-centanni-di-chianti-classico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2024 13:06:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Carlotta Gori]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[consorzio]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Manetti]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Vecchio Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Radda in Chainti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Chianti Classico celebra un secolo di vita rilanciando in prospettiva futura. Se il 14 maggio del 1924 a Radda in Chianti furono 33 lungimiranti viticoltori a pendere in mano il destino di un territorio e di un vino, decidendo di costituire il primo consorzio del vino italiano, oggi la barra rimane dritta verso un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Chianti Classico celebra un secolo di vita rilanciando in prospettiva futura. Se il <strong>14 maggio</strong> del <strong>1924</strong> a <strong>Radda in Chianti</strong> furono <strong>33 lungimiranti viticoltori a pendere in mano il destino di un territorio e di un vino</strong>, decidendo di costituire <strong>il primo consorzio del vino italiano</strong>, oggi la barra rimane dritta verso un futuro che non sia conservativo. Anzi, che possa rappresentare un passo avanti.</p>
<p>«A distanza di un secolo, <strong>i soci del Consorzio sono diventati 486</strong> – evidenzia <strong>il presidente Giovanni Manetti</strong> – ma gli obiettivi che ci accomunano sono gli stessi del 1924. Proteggere il vino che nasce da un territorio altamente vocato e di rara bellezza e accompagnare i viticoltori nell’affrontare i mercati di tutto il mondo sotto l’insegna comune del Gallo Nero». Quella visione rimane dunque intatta a un secolo di distanza, con la fiducia nell’unità di intenti, nella forza della collettività, nell’aggregazione.</p>
<h5>Storia e autorevolezza</h5>
<p>La cosa più interessante, è che nel caso del Chianti Classico questa non è mera retorica da anniversario. Perché c’è un percorso tracciato che mostra, non senza qualche momento di appannamento, una capacità costante di innovarsi mantenendo solide le radici. Se il primo documento notarile che menziona ufficialmente il nome &#8220;Chianti&#8221; per indicare il vino prodotto nell’area a cavallo tra Firenze e Siena risale al 1398, <strong>bisogna attendere il 1716 perché il Granduca Cosimo III de’ Medici stabilisca i confini di produzione con l’area che oggi è identificata come &#8220;Classica&#8221;</strong>. E in quei confini di fatto è rimasto il &#8220;brand&#8221; del Gallo Nero, legato a un vino che ha trovato la prima descrizione dei propri connotati nella lettera con cui il barone Bettino Ricasoli descrive al professor Cesare Studiati dell’Università di Pisa la &#8220;ricetta&#8221; del Chianti: un uvaggio composto in maggioranza di Sangiovese e una quota di Canaiolo, ma anche un tocco di Malvasia bianca per i vini di pronta beva – poi il bianco è scomparso, il sangiovese è cresciuto, son entrati i vitigni internazionali.</p>
<p>Ecco le radici che portano i 33 &#8220;padri fondatori&#8221; a comprendere la necessità di un Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca di origine. <strong>È il 1924 e tutto inizia con una firma tra pochi &#8220;avanguardisti&#8221;</strong>, che nel tempo trascinano una crescita costante e globale, nel segno di un’eccellenza che resiste anche al decreto ministeriale che estende la menzione Chianti a quasi tutta la Toscana. Quel Gallo Nero diventa icona ed emblema di qualità, nelle intenzioni dei viticoltori. Illuminante, in questo senso, la lezione del primo presidente del consorzio Italo del Lucchi: «Se il compratore non richiede la marca siamo noi che dobbiamo mandargliela, perché il circolare del nostro vino anche in zone vicine la diffonde e la fa nota a tutti coloro che ne vengono a contatto». È la reclàme, bellezza… che la lungimiranza dei produttori ha abbracciato spingendo le insegne del Gallo Nero a rappresentare un marchio di eccellenza a tutti gli effetti.</p>
<p>Le tappe successive sono state un crescendo di affermazione dell’identità: il riconoscimento ufficiale della dicitura &#8220;Chianti Classico&#8221;, l’attribuzione della Doc nel 1967 e della Docg nel 1984, il lancio del progetto Gran Selezione nel 2014 (che si è rivelato decisamente un successo di mercato e nel calice), fino all’adozione delle Unità Geografiche Aggiuntive con la zonazione del territorio di produzione.</p>
<h5>Un manifesto di sostenibilità</h5>
<p>Tagliando il traguardo del secolo, il Chianti Classico lancia dunque la sfida per il futuro prossimo. E ancora una volta, scegliendo di <strong>legare ancor più saldamente il vino al territorio, alza l’asticella e mette al centro sostenibilità e identità territoriale</strong>. Sono queste le parole-chiave alla base di un impegno programmatico, un manifesto di intenti per il futuro della denominazione.</p>
<p>«Ciò che ci pare chiaro – ha dichiarato la <strong>direttrice del Consorzio Carlotta Gori</strong> all’evento celebrativo in Palazzo Vecchio a Firenze – è che, sebbene il tema della sostenibilità sia nato come un movimento di pochi geniali imprenditori e di qualche teorico illuminato, con il passare del tempo è diventato un orientamento strategico delle imprese». E proprio dall’associazione di imprese che è il Consorzio emerge un &#8220;manifesto programmatico&#8221; che traccia le linee della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, ma anche culturale del progetto Chianti Classico per il futuro. Non solo una traccia vuota di intenti, ma un vero &#8220;codice&#8221; che per il momento viene proposto alle aziende produttrici e che ha l’ambizione – forse – di diventare un disciplinare rigoroso per estendere la sostenibilità a parametro cardine.</p>
<p>«Abbiamo atteso fino a oggi ad affrontare, come Consorzio, il tema così attuale della sostenibilità, per potergli dare una caratterizzazione, un’identità specifica che fosse in grado di evidenziare ed esaltare i caratteri distintivi della nostra denominazione e del suo territorio di produzione – afferma Manetti –.  U<strong>n manifesto che siamo certi i nostri viticoltori accoglieranno e renderanno vivo e attivo, fino a farlo diventare un vero impegno di sostenibilità del nostro territorio e delle sue produzioni</strong>».</p>
<p>Il <strong>&#8220;Manifesto di Sostenibilità&#8221;</strong> del Chianti Classico propone, infatti, una corposa<strong> serie di regole con l’intento di ridurre l’impatto ambientale tramite una gestione del territorio, delle superfici produttive e dei boschi</strong>, volta a preservarne le caratteristiche, le potenzialità, il paesaggio e la biodiversità, e di valorizzare la crescita e l’affermazione delle risorse sociali e culturali di questo territorio unico al mondo.</p>
<p>Non sono state presentate minuziosamente (per ora) tutte le 57 regole che compongono il &#8220;Manifesto&#8221;, ma le pennellate che la direttrice Gori ha offerto a Firenze danno l’idea di <strong>un&#8217;evoluzione che non sembra troppo lontana dalle intuizioni di Rudolf Steiner che</strong> (sarà un caso) <strong>proprio nel 1924 tracciava il profilo di un’agricoltura di impianto olistico e sostenibile poi cresciuta sotto il nome di biodinamica</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Il vino è anche questione di paralleli? &#8220;Perché Nord!&#8221;</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-vino-e-anche-questione-di-paralleli-perche-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 12:04:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione produttori di San Casciano Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Perché Nord!]]></category>
		<category><![CDATA[San Casciano Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Amerighi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se in passato la vite ha dato prova di poter sopravvivere persino in Scandinavia o in Russia, le principali regioni viticole mondiali sono situate, attualmente e per la maggior parte, fra i 30° e i 50° di latitudine; cioè, la fascia terrestre che si è rivelata ideale dal punto di vista del risultato qualitativo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Anche se in passato la vite ha dato prova di poter sopravvivere persino in Scandinavia o in Russia, le principali regioni viticole mondiali sono situate, attualmente e per la maggior parte, fra i 30° e i 50° di latitudine; cioè, la fascia terrestre che si è rivelata ideale dal punto di vista del risultato qualitativo e della resa economica. In tale contesto, occorre però tenere conto di una serie di altre variabili, dal cui intreccio nascono <strong>le condizioni</strong> <strong>che consentono alla vite di produrre uve dai corretti contenuti in zuccheri, acidità, tannini, sali minerali</strong> e quant’altro. In altre parole, il vino che riempirà il calice sarà il frutto della complessità tra i fattori biologici (vitigno), geografici, climatici, geologici, ogni volta unico e irripetibile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sulla scia di quest’ultimo spirito, ma soprattutto dalla necessità di condurre una riflessione simultanea tra territori accumunati da un semplice quanto fondamentale punto cardinale, nasce la stimolante iniziativa dell’<strong>Associazione produttori di San Casciano Classico</strong> dal titolo, <strong>&#8220;Perché Nord!&#8221;</strong>, che con l&#8217;appuntamento del 6 maggio è giunta alla sua terza edizione. Una provocazione? Un monito? Non necessariamente. Anzi, un originale parallelismo che vede il <strong>Chianti Classico di San Casciano </strong>(non a caso la più settentrionale delle undici Unità Geografiche Aggiuntive della denominazione) &#8220;incontrare&#8221;, di volta in volta altre superfici vitate. Il turno è toccato in questo caso al Rodano Settentrionale, che ha visto l’ampio approfondimento dell’ingegnoso produttore cortonese <a href="https://www.foodandwineitalia.com/cortona-la-fortuna-del-syrah/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Stefano Amerighi</strong></a>, nonché sommo esperto dell’intera zona e del suo vitigno cardine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Già, per conoscere infatti un territorio viticolo è necessario, in primis, avvicinarsi con la sua configurazione, i suoi punti cardinali, l’assetto e la composizione delle sue ondulazioni, i suoi fiumi (importantissimi!), la sua compagine vegetativo, le sue strade e i suoi percorsi; secondo, poiché bisogna provare a smarcarsi da eventuali luoghi comuni per cui gli areali situati latitudinalmente a Nord (o più a Nord), risulterebbero connotati da situazioni climatiche più fresche. Inoltre, come hanno sottolineato <strong>Maddalena Fucile</strong>, presidente dell’Associazione e proprietaria della cantina Cigliano di Sopra e <strong>Duccio Corsini</strong>, produttore della storica cantina Villa Le Corti e padrone di casa del progetto, sempre più donne e uomini che lavorano le terre circostanti non lo fanno cedendo alle lusinghe della facilità e dell’efficienza, ma partendo da un <strong>profondo rispetto della terra e del contesto storico, umano e naturalistico entro cui le vigne sono inserite</strong>: «Abbiamo a cuore il preservare l’identità dei vigneti sui cui operiamo, per continuare a produrre vini come libera espressione dei rispettivi territori».</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>San Casciano Classico e i suoi vini</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Il suo distretto può essere visto, in larga parte, come un vasto altopiano alluvionale solcato da numerose valli, spesso profonde, la cui parte sommitale si colloca con regolarità attorno ai 300 metri di altitudine. <strong>Parte integrante del paesaggio è anche l’olivo</strong>, a testimonianza della particolare mitezza del clima che fa di questa <strong>UGA</strong> una delle zone più precoci dell’intera denominazione. L’uniformità dei suoli, dell’ambiente e del clima fa sì che anche i vini abbiano uno stile piuttosto omogeneo e riconoscibile, distinguendosi in media per un colore meno intenso di altri ma molto fitto, per una struttura tannica bilanciata, oltre che per un’acidità quasi mai aggressiva e per un frutto tendenzialmente rotondo.</p>
<h5>La valle del Rodano Settentrionale e i suoi nettari</h5>
<p style="font-weight: 400;">Il Rodano del Nord è caratterizzato da un clima continentale che ben giova alla <strong>varietà del syrah e che trova grande interpretazione in cantine familiari e serissime</strong>, come quelle che si incontrano nella <em>Côte Rôtie</em>, divisa a sud nella <em>Côte</em> <em>Blonde</em>, percorsa da terreni ricchi di ardesia, sabbia e calcare e più a nord, nella <em>Côte</em> <em>Brune,</em> pervasa da argilla e ferro.<strong> I vini di questa particolare denominazione si caratterizzano, di norma, per l’elegante spezia e la dolcezza del frutto</strong>. Saint-Joseph rappresenta invece la denominazione più ambiziosa di questa Valle e si sviluppa per circa 60 chilometri tra i dipartimenti di Ardèche e Loira: un capolavoro architettonico che vanta un panorama eccezionale sulle Alpi di strette terrazze coltivate su terreni granitici e con pendenze alquanto ripidi che elargisce nettari dallo spiccato timbro mediterraneo, giocati sulla freschezza e sui toni floreali. Sulla riva destra del Rodano ha inizio ancora il <strong>Crozes Hermitage</strong> con l’omonima zona collinare a vertice dell’intera produzione: è da qui, infatti, che proviene il leggendario Syrah più famoso al mondo contraddistinto, spesso e volentieri, da un grande sapidità e da un’altrettanta morbidezza tannica, mentre lievemente più a sud s’incontra infine l’intrigante zona di Cornas, da cui sortiscono Syrah piuttosto saporiti e longevi.</p>
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		<title>Vino toscano in cerca di prospettiva</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/vino-toscano-in-cerca-di-prospettiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giambattista Marchetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2024 18:42:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Anteprime Toscane]]></category>
		<category><![CDATA[Castello di Ama]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano Amerighi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con i suoi 61mila ettari di vigneto – di cui 23mila certificati bio, il 17% del totale regionale – la Toscana si conferma motore trainante per il comparto vitivinicolo nazionale e contemporaneamente un territorio-brand molto forte, al punto da portare valore già in etichetta. Eppure la &#8220;toscanitudine&#8221; rischia di non essere abbastanza per fronteggiare la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Con i suoi 61mila ettari di vigneto – di cui 23mila certificati bio, il 17% del totale regionale – <strong>la Toscana si conferma motore trainante per il comparto vitivinicolo nazionale</strong> e contemporaneamente un territorio-brand molto forte, al punto da portare valore già in etichetta. Eppure la &#8220;toscanitudine&#8221; rischia di non essere abbastanza per fronteggiare la stagione complessa che il mondo del vino attraversa oggi. Se dal Prowein vengono segnali preoccupanti di scarso dinamismo, con qualche big score che a denti stretti ammette la preoccupazione per un rallentamento globale, lo si deve principalmente al fattore quantità. Sì, perché è tempo di dirlo chiaramente: <strong>c’è troppo vino in circolazione sui mercati mondiali</strong>. Lo sfuso australiano (ancora in panne per i blocchi cinesi) inizia ad approdare in Europa, i cileni vendono vino a mezzo mondo e con l’annata 2023 flagellata da peronospora e grandinate in Italia è andato forte lo shopping di prodotto spagnolo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Cui prodest</em>? <strong>Viene da chiedersi se davvero il vigneto-Italia e soprattutto la cantina-Italia debba giocare questa partita</strong>. Con Bordeaux che espianta e distilla, dopo aver invaso il mondo con un brand che ha perso smalto a causa degli eccessi quantitativi, e la Borgogna che continua a tirare proprio per aver tenuto sotto controllo la crescita, forse qualche suggerimento potrebbe venire dai cugini transalpini.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">L&#8217;eleganza del Chianti Classico</h5>
<p style="font-weight: 400;">Data questa premessa generale, le riflessioni che scaturiscono dall’approfondimento e dagli assaggi delle  portano dritto al nocciolo del discorso. Oggi, nel 2024, il comparto vino toscano deve in fondo scegliere quale prospettiva adottare per costruire un nuovo progetto forte. Su un fronte c’è l’eccellenza che si consolida in terra di Chianti Classico. Il Consorzio (centenario) ha saputo stringere i ranghi, tenere a freno chi voleva giocare a spallate sulle quantità, <strong>incuneando invece tra i produttori un discorso centrato sulla qualità, sulla selezione in vigna, sullo slancio e sull’eleganza</strong>. E sugli autoctoni, si potrebbe aggiungere. Il risultato sono vini lineari eppure espressivi, flessuosi, sempre più godibili grazie a una piacevole tensione che non affatica il sorso. La lungimiranza che dieci anni fa ha portato all’avvio del <strong>progetto Gran Selezione</strong> vede oggi i frutti più compiuti, con un incremento significativo di valore della bottiglia e soprattutto un posizionamento delle etichette nettamente più elevato rispetto a prima. Nel contempo anche gli scettici si son ricreduti, perché la visione prospettica ha trainato verso l’alto tutta la denominazione, oltre a stimolare una qualità sempre più solida tra le Riserve.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Chianti Docg da ripensare?</h5>
<p style="font-weight: 400;">Fuori dalla zona Classica, il Chianti Docg avrebbe le potenzialità per superare la tradizionale rincorsa ai volumi e diventare l’icona di un vino giovane, croccante e quasi &#8220;facile&#8221; – nel senso di spigliatezza e giocosità. Per riuscire a fare questo passo, però, <strong>servirebbe forse una maggiore accuratezza nella selezione in vigna e in cantina</strong>. Magari tagliando qualche bottiglia, ma portando sul mercato vini più compassati e meno frettolosi, non necessariamente complessi ma eleganti (o funky, ma per scelta e non per contrarietà). Gli assaggi alle Anteprime non hanno restituito il valore dell’<em>en primeur</em> – ha senso avere l’anticipazione di prove da vasca o da botte dal corto affinamento? – e forse le evoluzioni in Bordeaux potrebbero suggerire qualche mossa per alzare lo standing di un vino che ancora oggi è alfiere dell’italianità enoica, ma che potrebbe soffrire nel medio termine del mutamento di consumi e costumi.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Morellino di Scansano, spigliato ma frettoloso</h5>
<p style="font-weight: 400;">Il Morellino di Scansano è invece un caso a sé. Se le Riserve hanno tutt’ora un problema di legno, utilizzato in maniera invasiva e talvolta scomposta,<strong> l’annata è briosa e croccante</strong>. Forse troppo, perché togliere l’appesantimento del legno – come hanno fatto in larga maggioranza i produttori – non significa dover per forza travasare dal tino alla bottiglia in tutta fretta. E magari far assaggiare in anteprima prove di vasca inevitabilmente scomposte, nelle quali il frutto è vivace ma il vino è ancora in fieri. Forse l’esercizio virtuoso della meravigliosa arte della pazienza permetterebbe a questo angolo di Maremma di giocare una partita più intrigante nel calice, soprattutto nelle etichette che valorizzano il Sangiovese.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Nobile in cerca di nobiltà</h5>
<p style="font-weight: 400;">Spostandosi in terra senese, il <strong>Nobile di Montepulciano</strong> sta vivendo una fase di transizione che anno dopo anno non sembra arrivare al dunque. Ad ogni stagione sembra pronto a spiccare il volo per tornare agli antichi fasti che lo resero ufficialmente &#8220;Nobile&#8221; fin dai manoscritti del Settecento, eppure poi nel calice si scoprono vini poco eleganti, tannini sgarbati e lo slancio di un volo con le ali tarpate. Tutti bevibili, ma non stiamo parlando di un vino di prima fascia. In occasione dell’Anteprima – che forse potrebbe allinearsi a quella del Brunello di Montalcino, anziché portare in assaggio vini con molti (troppi) mesi di anticipo – il Master of Wine <a href="https://www.foodandwineitalia.com/andrea-lonardi-e-il-nuovo-master-of-wine/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Andrea Lonardi</strong></a>, con una calibrata prolusione, <strong>ha messo in evidenza le potenzialità dell’area poliziana rispetto al cambio climatico per altitudine e posizione (tra laghi e montagna), per terreni e ampelografia</strong>. Viene da chiedersi allora cosa serva per consentire al vino Nobile di fare uno scarto deciso verso l’eccellenza. Nuove strade agronomiche ed enologiche, nuovi approcci in vigna e in cantina? Qualche bella espressione nel calice si trova e le indicazioni potrebbero venire da lì.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Toscana tra mare e montagna</h5>
<p style="font-weight: 400;">Last but (definitely) not least, tra gli assaggi in terra di Toscana, sono le denominazioni &#8220;altre&#8221; ovvero sprovviste di un pedigree di anzianità. Se si tralascia per un momento l’eccessiva (opinione discutibile) presenza di vitigni internazionali, <strong>quello che emerge tra la costa e la montagna è davvero interessante</strong>. Ci sono denominazioni più o meno grandi che stanno crescendo, portando nel bicchiere espressioni nitide e consapevoli del territorio, con una plasticità che fa ben sperare. Ci sono contesti in cui si percepisce maggiore omogeneità – i <strong>Syrah di Cortona</strong> ne sono un esempio – e altre in cui la mano della vignaiola o del vignaiolo danno una caratterizzazione più marcatamente identitaria, ma quel che è certo è che certe bottiglie portate in tavola finirebbero per esser finite ben prima di qualche etichetta blasonata.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel panorama ampio spiccano molti <strong>Chianti Rufina Riserva</strong> nella versione Terraelectae, alcune intriganti espressioni di Ciliegiolo dalla <strong>Doc Maremma</strong>, un pugno di Montecucco capaci di svelare la bellezza di un Sangiovese tannico eppure elegante, un po’ come quelli (più scorrevoli) che vengono dall’<strong>Orcia Doc</strong> o quelli che respirano il mare tra Suvereto e la Val di Cornia. Peculiari e interessanti anche alcune etichette da vitigni autoctoni dalla Terra di Casole, dalle Terre di Pisa, dalla Valdarno e – come potrebbe esser altrimenti? – tra i variegati filari dell&#8217;<strong>Igt Toscana</strong>.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Assaggi dalla Cantina Toscana</h5>
<p style="font-weight: 400;">In terra di <strong>Chianti Classico</strong>, l’annata 2022 risulta non ancora compiuta eppure si segnalano per eleganza gli assaggi di <strong>Castello di Ama</strong>, il Brolio di Ricasoli, Tenuta di Bibbiano, Mori Concetta e Tregole. Slanciata ed elegante, l’annata 2021 risulta invece complessivamente più equilibrata; spiccano per flessuosità Badia a Coltibuono, Baruffo di Cantalici, Castello di Radda, I Fabbri-Lamole, Il Classico de Il Poggiolino, Isole e Olena, La Montanina, La Sala del Torriano, Lanciola-Le Masse di Greve, Nittardi, Podere di Castellinuzza, Pomona, Pruneto, San Leonino e Tenuta Casenuove, mentre giocano bene in morbidezza Arillo in Terrabianca, Terreno e Vallepicciola.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I Gran Selezione tra 2021 e 2022</strong> scontano (all’apparenza) un eccesso di legni nuovi e dunque richiedono tempo per (forse) assestarsi. Nel frattempo si segnalano per eleganza e frutto il Badiòla di Castello di Fonterutoli e Il Margone de Il Molino di Grace 2021, Casa Emma, San Lorenzo di Castello di Ama, Il Torriano de La Sala del Torriano, Le Fonti, Empathia di San Giorgio a Lapi e sopra tutti il Castello di Brolio di Ricasoli. Bene anche il Fonte della Selva di Banfi 2019.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sono invece da mettere in cantina senza remore le <strong>Riserve 2021</strong> – eleganti, composte, dal respiro davvero lungo – di Castello di Volpaia, Cigliano di Sopra (Vigneto Branca), Fèlsina (Rancia), Gagliole, Il Molino di Grace, Rocca delle Macìe. Ancora più convincente la Riserva 2020, davvero un vino da cercare e gustare oltre all’archivio in cantina, di Arillo in Terrabianca, Borgo Salcetino, Cafaggio, Castello di Ama, Castello di Monsanto, Cinciano ,Complicità-Assolo, Lamole di Lamole (Lareale), Ormanni (Borro del Diavolo), Pomona, Principa Corsini, Querciabella e Tenuta di Nozzole. Tra i campioni di botte del <strong>Chianti Docg 2023</strong> (avete letto bene, sono in fase fetale) emergono Beconcini, Fattoria Uccelliera, Ruffino, Salcheto, oltre al Superiore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sul fronte <strong>Morellino di Scansano</strong>, tra le prove di vasca dell’annata 2023 (anche qui ancora in fase gestazionale) emergono Antonio Camillo, La Selva, Provveditore (con Irio e Sassato), Rocca delle Macìe e la Cantina Vignaioli di Scansano con il Roggiano. Tra le Riserve 2021 passa (appena imbottigliata) quella di Alberto Motta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra i <strong>Nobile di Montepulciano annata 2021</strong> – che andrebbero riassaggiati almeno a fine 2024 dopo un’adeguata permanenza in bottiglia – giocano abbastanza bene nel calice La Braccesca, Boscarelli, Fattoria la Talosa, Tenuta Trerose, Le Berne e Poggio alla Sala. L’interpretazione più convincente per slancio e coerenza stilistica è però quella de Il Molinaccio con La Spinosa. Va meglio con i Nobile in uscita &#8220;ritardata&#8221;, tra i quali convincono il 2020 di Podere Casanova, il 2019 di Contucci, la selezione Soraldo 2019 di De’ Ricci e la selezione Poldo 2016 di Villa S. Anna. Tra i <strong>Nobile Riserva 2020</strong> si salvano dal legno Bindella e Boscarelli, oltre alla Riserva 2019 di La Combarbia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un assaggio a volo d’uccello tra le interpretazioni delle denominazioni più piccole,</strong> concentrandosi sui vitigni autoctoni e di territorio, permette di scoprire il Carmignano Santa Cristina in Pilli 2021 e la Riserva Montalbolo 2020 di Fattoria Ambra; i Chianti Rufina Riserva Terraelectae 2020 di Colognole, Fattoria Lavacchio, Frascole, Tenuta Inghirami e Tenuta Bossi dei Marchesi Gondi; il Fosso d’Amalia 2021 di Tenuta Armaiolo nelle Grance Senesi; in Maremma (tra i rossi) convince il Ciliegiolo già partendo dall’annata 2022 con le etichette di Alberto Motta, Le Lupinaie, Sassotondo, Vignaioli del Morellino e sopra tutti il Silio di Montauto, ma pure le 2021 di Cantina Laselva, Sequerciani, Tenuta Aquilaia, oltre alla 2020 di Sassotondo. Emerge il Ciliegiolo anche tra i Montescudaio – con Gianni Moscardini e Sorbiano – e nel Pisano con Fattorie Fibbiano. In terra di Chianti Rufina, convince (pur prova di botte) il 2022 di Borgo Macereto e colpisce per l’eleganza che poggia su un bel tannino della Riserva 2021 di Marchesi Gondi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dirimpetto a Montalcino, nel Montecucco il Sangiovese ha una culla confortevole</strong> e si legge bene nel Lavico 2015 di Amiata, nel pur giovane Montenero 2020, ma anche tra i tannini più bruschi di Podere Montale e Villa Patrizia 2019 ; miglior assaggio la Riserva 2018 Ad Agio di Basile, ma ha un bel portamento anche la Riserva 2018 di Collemassari. Rimanendo sul Sangiovese, nell’Orcia si segnalano le etichette di Bagnaia, Donatella Cinelli Colombini, Fabbrica Pienza e Poggio Grande; a Suvereto il Ciparisso de La Fralluca e Buca di Cleonte di Petricci e Del Pianta; in Terra di Casole l’Estevan di Casole d’Elsa e il Vinorosso di Podere Stebbi; nelle Terre di Pisa con il mix di eleganza e spinta di Beconcini, Badia di Morrona, Fattoria Fibbiano (bello il Ceppatella), Uccelliera, l’Opera in Rosso di Podere La Chiesa, Podere Pellicciano e il Veneroso di Tenuta di Ghizzato; nel Valdarno bene La Salceta, Nèmesi e Petrolo. <strong>Registrati tra gli Igt Toscana</strong>, emergono i Sangiovese di Campriano, Cincinelli, Salcheto e Tenuta Buon Tempo, oltre al Colorino 100% di Castello del Gabbiano. <strong>Nella terra che è votata al Syrah</strong>, convincono il Cortona Rosso di Stefania Mezzetti, Baldetti, Dal Cero e <a href="https://www.foodandwineitalia.com/cortona-la-fortuna-del-syrah/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Stefano Amerighi</strong></a>.</p>
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		<title>42 grandi rossi da tenere in cantina in questo momento dell&#8217;anno</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/42-grandi-rossi-da-tenere-in-cantina-in-questo-momento-dellanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2023 14:24:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rossi freschi prima del grande freddo Prima che l’inverno faccia il suo ingresso deciso, un rosso freddo resta un’opzione dissetante e piacevole, soprattutto come bicchiere prima di cena. Mettete in frigo per una mezz’ora questi vini dalla struttura leggera per fargli perdere qualche grado e aumentarne la vivace freschezza. IN DE BONTÉ LE ROUGE SOULEIL [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Rossi freschi prima del grande freddo</h5>
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<div class="column">
<p>Prima che l’inverno faccia il suo ingresso deciso, un rosso freddo resta un’opzione dissetante e piacevole, soprattutto come bicchiere prima di cena. Mettete in frigo per una mezz’ora questi vini dalla struttura leggera per fargli perdere qualche grado e aumentarne la vivace freschezza.</p>
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<div class="column">
<p>IN DE BONTÉ LE ROUGE SOULEIL 2022<br />
Questo gioioso blend di grenache e syrah dal Sud della Francia, con belle nuance rubino scuro, rappresenta un allettante affare. Offre un frutto croccante e pepato e un finale leggermente mentolato.</p>
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<div class="column">
<p>COUSIN OSCAR NV DOMAINE RIMBERT<br />
Questo spensierato rosso senza annata è un’elegante espressione del cinsaut, le cui note aromatiche sono ravvivate da una percentuale di pinot nero. Prende il nome da un cugino del vignaiolo Jean-Marie Rimbert, che era alquanto libertino.</p>
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<div class="column">
<p>ST. LAURENT CHRISTINA 2021<br />
Christina Netzl è cresciuta nella fattoria di famiglia in Austria e ha deciso all’età di cinque anni che da grande voleva fare vino. Saggia decisione, come dimostra questo vivace rosso dalle note floreali e pepate.</p>
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<div class="column">
<p>FLEURIE MAISON L’ENVOYÉ 2020<br />
I vini di Fleurie (cru di Beaujolais) sono noti per l’aggraziata fragranza. Non fa eccezione questo: il sapore ricorda quello che si avrebbe agitando una bacchetta magica su dei frutti rossi per trasformarli in fiori.</p>
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<div class="column">
<p>VIN DE DAYS ROUGE DAY WINES 2022<br />
Brianne Day – vignaiola dell’Oregon irreparabilmente creativa – realizza questo croccante rosso dai sentori di mirtillo e lampone da un blend di pinot meunier e noir. Un vino super luminoso e pieno di vita.</p>
<p>CAMBARO TARPON CELLARS 2021<br />
Un vino a bassa gradazione (11.2%) cui è difficile resistere, questo blend di nebbiolo, primitivo, syrah e altre varietà d’uva. Un rosso quasi trasparente firmato dal viticoltore ed enologo Jeremy Carter, ricorda l’anguria e le fragole. Mettetelo in frigo, e bevetelo all’aperto.</p>
<p>FLORA &amp; FAUNA RED IDLEWILD 2022<br />
L’ispirazione per il viticoltore Sam Bilbro è stata quella di fare un «brioso rosso italiano con il sole della California», ed è esattamente il risultato raggiunto con questo vino. Blend di dolcetto, barbera e altre uve piemontesi a bacca nera cresciute nella California del nord, è tutto frutto rosso vivace e acidità.</p>
<p>BOURGOGNE LES DEUX TERRES THIBAULT LIGER-BELAIR 2020<br />
«La mia idea era di fare un Gamay che combinasse i terroir di Beaujolais e Borgogna», dice Thibault Liger-Belair. L’inusuale ibrido che ne nasce è delizioso, con vivaci aromi primari floreali e di frutti rossi che evolvono in note terrose e pepate.</p>
<p>AL DENTE RED BREAKING BREAD 2022<br />
Erik Miller, fondatore ed enologo della Kokomo Winery di Sonoma, si affaccia sul terreno dei “vini naturali&#8221;(lieviti indigeni, minimo intervento) con questo rosso dal corpo leggero a base di mourvèdre.</p>
<h5>Da bere accanto al camino</h5>
<div class="page" title="Page 10">
<div class="section">
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<div class="column">
<p>C’è qualcosa di elusivamente ma innegabilmente autunnale in alcuni vini – forse è quella punta di erbe essiccate che si ritrova nel Chianti Classico o i sapidi sentori di frutta rossa e bacche del Pinot Noir. Può risultare difficile spiegarlo, ma lo ritrovate ben chiaro all’assaggio. Come in queste bottiglie.</p>
<div class="page" title="Page 10">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>SANTA YNEZ VALLEY CABERNET FRANC LIEU DIT 2021<br />
Eric Railsback e Justin Willett hanno creato Lieu Dit per concentrarsi sui vitigni della Loira in California. Questo Cabernet Franc “piccantino” è un bel successo: croccante e succoso, con note di mirtillo e tabacco.</p>
<p>LANGHE DOC NEBBIOLO GIOVANNI ROSSO 2020<br />
La famiglia Rosso coltiva le vigne nella zona di Serralunga d’Alba fin dal 1890, il che spiega forse come Davide Rosso riesca a fare un nebbiolo tanto espressivo e floreale a un prezzo così modesto (tra i 15 e i 20 euro).</p>
<p>MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC TIBERIO 2021<br />
Questo rosso della talentuosa Cristiana Tiberio offre un risultato nettamente superiore al prezzo (15-20 euro), rievocando le montagne abruzzesi con i suoi aromi di bacche selvatiche, violette ed erbe officinali.</p>
<p>MERCUREY VIEILLES VIGNES DOMAINE FAIVELEY 2021<br />
L’annata 2021 in Borgogna è stata poco generosa in quantità, ma i vini sono eleganti e precisi. Prendete, ad esempio, questo Mercurey, con le sue note di frutti rossi, la lieve traccia di vaniglia e i tannini agili e fini.</p>
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<p>CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE DOCG RISERVA DUCALE ORO RUFFINO 2018<br />
Un Chianti che più classico non si può, questa Gran Selezione esplode di sentori di ciliegia ed erbe essiccate, che evolvono in tannini evidenti ma ben integrati e in una nota di fondo di sottobosco.</p>
<p>LA SOUTERONNE DOMAINE ROMANEAUX DESTEZET &#8211; HERVÉ SOUHAUT 2021<br />
Aromi di foglie essiccate e pompelmo rosa arrivano al naso dal calice di questo sapido Gamay. Hervé Souhaut lavora circa 5 ettari di vigne vecchie (tra i 50 e i 100 anni) sulle colline nel nord dell’Ardèche per i suoi vini inconfondibili.</p>
<p>ESTATE PINOT NOIR STA. RITA HILLS MELVILLE 2021<br />
«Quando sento quella nota di mirtillo è come una scampanellata che avvisa “Santa Rita Hills!”», dice Chad Melville. È esattamente il caso di questo complesso Pinot della sua tenuta nella rinomata zona della California.</p>
<p>CUVÉE D’INSPIRATION STA. RITA HILLS PINOT NOIR SAMSARA 2020<br />
Un Pinot Noir estremamente seducente in cui i vivaci sentori di lampone e mirtillo si abbinano con aggraziate e persistenti note erbacee e pepate. Complimenti all’enologo Matt Brady.</p>
<p>SITO MORESCO LANGHE DOC ROSSO GAJA 2021<br />
Considerando che altre etichette di Gaja raggiungono cifre a due zeri, questo straordinario blend di nebbiolo e barbera, dagli aromi avvolgenti di ciliegia e arancia rossa, appare come un affare da non farsi scappare.</p>
<h5>Rossi importanti per arrosti, stufati e brasati</h5>
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<p>Piatti ricchi e saporiti meritano vini dal pari livello di struttura. Per un abbinamento soddisfacente, scegliete vitigni robusti come cabernet, zinfandel (o primitivo, come è noto in Italia) e malbec, tra gli altri.</p>
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<p>SELECT CABERNET SAUVIGNON CK MONDAVI FAMILY 2019<br />
Sentori di ribes e amarena si associano con una leggera nota di legno in questo Cabernet californiano dal fascino notevole, dalla cantina Charles Krug (da cui la sigla CK) della famiglia Mondavi.</p>
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<p>D.V. CATENA TINTO HISTÓRICO BODEGA CATENA ZAPATA 2020<br />
Quando il clima rinfresca, questo Malbec di una delle più grandi famiglie del vino dell’Argentina, dalle note di prugna e il carattere speziato e tostato, è l’ideale. Guadagna in complessità grazie alle piccole aggiunte di bonarda e petit verdot.</p>
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<p>NOTARPANARO COSIMO TAURINO 2012<br />
È difficile non pensare alle prime giornate fredde bevendo questo rosso pugliese: i sentori di ciliegia sotto spirito, affumicato e foglia di tè sono per loro natura autunnali. (Questa è&nbsp;l’annata corrente; i Taurino non fanno uscire il vino fino a che non lo considerano pronto).</p>
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<p>TORCICODA PRIMITIVO DEL SALENTO TORMARESCA 2020<br />
Questo rosso richiama alla mente l’Italia meridionale e il suo sole mediterraneo al primo sorso. È succoso e maturo, ricco di note di prugne dolci e fichi, ed è&nbsp;altrettanto generoso quanto il clima della Puglia, da cui proviene.</p>
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<p>VINEYARD HERITAGE VINES ZINFANDEL DRY CREEK 2020<br />
L’azienda Dry Creek Vineyard, nella Sonoma County, produce questo ricco Zinfandel dalle note di mora, lampone e spezie, dall’inizio della sua storia lunga 51 anni. Le uve da vigne vecchie aggiungono profondità al suo frutto voluttuoso.</p>
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<p>OLD &amp; MATURE VINES ZINFANDEL SCHERRER 2017<br />
Il vignaiolo Fred Scherrer prende grande parte delle uve alla base di questo vellutato e invitante Zinfandel dalle vigne dell’azienda di famiglia – Scherrer Vineyard – nella Alexander Valley, Sonoma, che coltivano dal 1899.</p>
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<p>COOPER’S REED CABERNET SAUVIGNON BRENDEL 2019<br />
Brendel, un nome nuovo nella compagine del vino della Napa Valley, utilizza uve biologiche dalle vigne che crescono sul caldo fondovalle per questo intenso Cabernet dalle note di frutta scura e la struttura sontuosa.</p>
<h5>Grandi vini da cacciagione</h5>
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<p>La stagione della caccia non è l’unica ragione per scegliere carne di cervo o anatra selvatica per cena, ma è sicuramente valida. E certi vini, in particolare quelli con un profilo sapido come questi, sembrano ineluttabilmente adatti ad accompagnate la selvaggina cacciata (o allevata).</p>
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<p>IRPINIA AGLIANICO DOC MASTROBERARDINO 2020<br />
La cantina campana ha raggiunto la fama soprattutto con i suoi Taurasi da invecchiamento ricchi di tannini. Questa etichetta più accessibile è a base dello stesso vitigno autoctono che qui però risulta di pronta beva e più succoso.</p>
<p>NON CONFUNDITUR ARGIANO 2020<br />
Il vignaiolo Bernardino Sani unisce cabernet sauvignon, merlot e sangiovese per questo rosso profumato e saporito – in buona sostanza, un Super-Tuscan a un prezzo non “super” (sotto i 20 euro), che sarebbe un compagno perfetto per il petto d’anatra scottato in padella.</p>
<p>CUVÉE SÉTIER CÔTES DU RHÔNE VILLAGES CHÂTEAU PEGAU 2020<br />
Laurence Féraud è nel novero dei grandi vignaioli, e la sua Cuvée da Capo è uno dei più grandi vini di Châteauneuf-du-Pape. Ma lei eccelle anche nelle etichette accessibili, come in questo rosso pepato dagli accenni di oliva nera.</p>
<p>SANTA BARBARA COUNTY SYRAH JAFFURS 2020<br />
Un nome ben consolidato nel panorama della costa centrale della California, Jaffurs produce rossi nello stile del Rodano dal 1994. Tra di essi c’è questo syrah dalle note di pepe nero, pieno di frutti a bacca blu e nera, e un sapore stratificato e complesso.</p>
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<p>RIOJA RESERVA MARQUÉS DE MURRIETA 2018<br />
Anno dopo anno, questo Rioja Reserva conferma una qualità decisamente alta comparata al prezzo relativamente modesto (intorno ai 30 euro). È un superbo Rioja, che si beve con grande piacere nell’annata ma è anche adatto ad essere conservato in cantina per qualche anno.</p>
<p>SANTA BARBARA COUNTY GRENACHE A TRIBUTE TO GRACE 2021<br />
«Chi non vuole qualcosa di etereo?», dice Angela Osborne della cantina A Tribute to Grace riguardo al Grenache — e in particolar modo alla tipologia che piace fare a lei. Assaggiate questo tenue rosso profumato e limpido per capire di cosa parla.</p>
<p>HOCHAR PÈRE ET FILS RED CHATEAU MUSAR 2019<br />
Questo uvaggio single-vineyard di cinsaut, grenache e cabernet sauvignon dal Libano è speziato e complesso, perfetto con il cinghiale o il cervo. Ed è anche l’ideale introduzione ai notevoli vini libanesi.</p>
<p>BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG CASTIGLION DEL BOSCO 2018<br />
Se state pianificando una cena speciale che prevede uccelli o cinghiale cacciati, questo Brunello vale decisamente la spesa (intorno ai 50-60 euro). È potente ma impeccabilmente bilanciato, con le note erbacee sapide che contrastano la ciliegia ben presente.</p>
<h5>Campioni sostenibili e biologici</h5>
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<p>L’autunno è stagione di vendemmia, e i metodi di coltivazione sono importanti per il palato quanto per il pianeta. Oggi sempre più aziende vinicole si concentrano su una viticoltura sostenibile e biologica, proponendo scelte eccellenti per i consumatori coscienziosi. Il mio libro in uscita a novembre negli Stati Uniti (The World in a Wineglass, Scribner), approfondisce il tema nel dettaglio. Intanto ecco qualche vino da cercare.</p>
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<p>NATURE CÔTES DU RHÔNE ROUGE FAMILLE PERRIN 2019<br />
La famiglia Perrin, dello Château de Beaucastel a Châteauneuf-du-Pape, non sbandiera le proprie pratiche bio sulle etichette, ma lavora così fin dal 1950, facendo vini come questo Côtes du Rhône dalle note di frutta rossa matura.</p>
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<p>VINEHUGGER RED REYNEKE 2020<br />
Johan Reyneke coltiva in biologico fin dal giorno in cui la sua famiglia acquistò l’azienda di oltre 35 ettari. È stato anche il primo produttore a ottenere la certificazione biodinamica in Sudafrica. Questo accessibile Syrah ha invitanti note sapide e fumé.</p>
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<p>LES BAUX DE PROVENCE ROUGE MAS DE GOURGONNIER 2020<br />
Fondata negli anni 70, Mas de Gourgonnier è stata una delle prime tenute biologiche della Languedoc. Questo rosso che profuma di bacche selvatiche è sempre una bevuta notevole.</p>
<p>CABERNET SAUVIGNON TURNING TIDE 2021<br />
Alisa Jacobson si approvvigiona di uve bio con certificazione CCOF (California Certified Organic Farmers) dalle vigne della Central Coast per questo rosso robusto; l’aroma richiama la mora, con un accenno tostato di caffè.</p>
<p>GRAN CABERNET SAUVIGNON DOMAINE BOUSQUET 2021<br />
Questo voluttuoso Cabernet argentino tutto incentrato sul frutto viene dai 250 ettari di vigne coltivate biologicamente da Bousquet a Mendoza. È&nbsp;un vero affare per il prezzo (intorno ai 20 euro).</p>
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<p>VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO DOCG SALCHETO 2019<br />
Salcheto osserva un gran numero di pratiche rispettose dell’ambiente per ridurre la carbon footprint e coltiva in maniera biologica. Il tutto continuando a fare vini affascinanti come questo.</p>
<p>MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC KIND OF WILD 2020<br />
Maiale arrosto alle erbe? Questo rosso speziato che il brand americano Kind of Wild seleziona in Abruzzo sarebbe l’accompagnamento ideale. Al 100% da uve biologiche, è rustico nel senso migliore del termine.</p>
<p>NAPA VALLEY ZINFANDEL FROG’S LEAP 2021<br />
Quella di Frog’s Leap è stata la prima cantina californiana con la certificazione LEED. Inoltre i vini – come questo sontuoso rosso dalle note di mora e lampone – sono eccellenti.</p>
<p>LA CLAPE GRAND VIN ROUGE CHÂTEAU L’HOSPITALET 2020<br />
In Languedoc, Gérard Bertrand coltiva oltre 400 ettari di vigna in biodinamica, più di ogni altro produttore in Francia, realizzando vini come questo speziato rosso a base di syrah.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/42-grandi-rossi-da-tenere-in-cantina-in-questo-momento-dellanno/">42 grandi rossi da tenere in cantina in questo momento dell&#8217;anno</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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