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	<title>Dolce Clementina Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Si chiama Perrina la clementina che da metà gennaio tutti gli italiani vorranno sbucciare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 13:38:11 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/si-chiama-perrina-la-clementina-che-da-meta-gennaio-tutti-gli-italiani-vorranno-sbucciare/">Si chiama Perrina la clementina che da metà gennaio tutti gli italiani vorranno sbucciare</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Già lo scorso anno i coltivatori italiani riponevano molte aspettative in una <strong>nuova varietà di clementina</strong> che avrebbe colmato il gap delle importazioni di una filiera che ha ceduto a Spagna e Nordafrica la leadership italiana. L&#8217;agronomo calabrese <strong>Francesco Perri</strong> ha infatti sperimentato per decenni su centinaia di ibridi, fino a mettere a punto la <strong>Perrina</strong> – dal nome del suo inventore, appunto – insieme al <strong>CREA</strong> (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e, proprio in questi giorni, è iniziata <strong>in Campania la prima raccolta della nuova varietà di clementine tardive made in Italy</strong>. Frutto di una mutazione spontanea della clementina &#8220;comune&#8221;,<strong> la Perrina matura dalla seconda metà di gennaio fino agli inizi di febbraio</strong> è nata dagli investimenti di <strong>Op Armonia</strong>, una delle principali aziende agrumicole italiane con sede e stabilimenti a Battipaglia (SA).</p>
<p>«<strong>Questa varietà tardiva</strong> – spiega Marco Eleuteri, presidente di Op Armonia –<strong> colmerà il buco produttivo creato dall&#8217;obsolescenza varietale della clementina comune.</strong> Grazie al programma di miglioramento varietale della clementina italiana, sono stati realizzati dal 2017 ad oggi, centinaia di ibridi attualmente in osservazione nei nostri campi sperimentali, e c&#8217;è una buona probabilità di individuare qualche nuova varietà di clementine e mandarino-simili con caratteristiche qualitative superiori a quelle delle varietà presenti sul mercato, o quantomeno, con caratteristiche distintive rispetto alle attuali: si pensi alle nuove varietà di agrumi &#8220;easy pealer&#8221; a polpa pigmentata, verso i quali c&#8217;è un grandissimo interesse sul mercato agrumicolo internazionale».</p>
<p><strong>Non tanto per allungare la stagionalità, quanto per colmare un vuoto di mercato.</strong> I maggiori competitors in questo campo sono i Paesi del bacino del Mediterraneo, primo tra tutti la Spagna, poi le produzioni di Marocco ed Egitto, così come di Israele, Turchia e Grecia. L&#8217;Italia in questo segmento di produzione, negli ultimi 30 anni ha perso progressivamente rilevanza internazionale: <strong>dall&#8217;essere un esportatore netto di clementine/mandarini, nell’ultimo decennio è diventato importatore netto</strong>. «Proprio alla luce di questa <em>débâcle</em>– sottolinea <strong>Eleuteri</strong> – assume ancora maggiore importanza l&#8217;attività di ricerca e innovazione, senza la quale sarebbe impensabile qualsiasi intento di rilancio del settore».</p>
<p style="font-weight: 400;">Nella<strong> campagna di raccolta 2023-24</strong>, la prima&nbsp;per&nbsp;questa varietà, sono previsti <strong>80mila kg di frutti</strong> che provengono dai 20 ettari di agrumeti di ultima generazione nelle campagne del salernitano, tra Eboli e Battipaglia. Si tratta di una produzione limitata, che verrà commercializzata attraverso il marchio <strong>Dolce Clementina</strong> nella fascia premium e sarà in commercio <strong>nella Gdo italiana a partire da metà gennaio 2024</strong>. «La campagna in corso – spiega l’agronomo Francesco Perri – si protrarrà fino a fine gennaio è caratterizzata da un buon livello gustativo, ma in alcuni territori agrumicoli ha registrato un&#8217;alta percentuale di calibri ridotti dovuti alla persistente siccità e alle alte e anomale temperature da oltre sei mesi».</p>
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