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	<title>Gastromasa Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Gastromasa 2021: dal design ispirazioni e soluzioni</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/gastromasa-2021-dal-design-ispirazioni-e-soluzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 17:22:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Chef]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cuochi, pasticceri, giovani studenti delle scuole di gastronomia della Turchia, influencer e giornalisti locali e in arrivo – letteralmente – da tutto il mondo: circa diecimila persone hanno affollato l’ampia sala auditorium del centro congressi Haliç e i numerosi stand che esponevano prodotti esotici (grande spazio a ingredienti orientali) e mise en place, piatti e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cuochi, pasticceri, giovani studenti delle scuole di gastronomia della Turchia, influencer e giornalisti locali e in arrivo – letteralmente – da tutto il mondo: circa diecimila persone hanno affollato l’ampia sala auditorium del centro congressi Haliç e i numerosi stand che esponevano prodotti esotici (grande spazio a ingredienti orientali) e mise en place, piatti e stoviglie tradizionali o contemporanei, per la sesta edizione di <a href="https://www.gastromasa.com/"><strong>Gastromasa</strong></a>.</p>
<p>Il congresso turco di gastronomia ideato e curato da <strong>Gökmen Sözen</strong> – giornalista, editore e organizzatore di eventi culinari con il suo Sözen Group – si è confermato un riferimento internazionale portando a Istanbul, oltre al parterre di cui sopra, una selezione di nomi di spicco della scena gastronomica mondiale che, prima e dopo dell’avvicendarsi sul palco, hanno avuto anche l’occasione di visitare Istanbul scoprendone aspetti e sapori tradizionali e non solo: dal dietro le quinte della lavorazione artigianale dei <strong>baklava di Karaköy Güllüoğlu</strong> al caffè specialty della società al femminile <strong>Kimma</strong> (“sorelle”, in finlandese), dalle cucine regionali delle cinque città turche parte dell’<em>UNESCO Creative Cities Network</em> ai raffinati piatti di chef come <strong>Fatih Tutak</strong> all’imperdibile <em>Turk</em> o <strong>Matsuk Askar</strong>, da sette anni alla guida del <em>Neolokal</em>.</p>
<p>La giornata dell<strong>’International Gastromasa Gastronomy Conference</strong> ha avuto un programma particolarmente intenso e serrato, con <strong>sedici chef</strong> (tutti uomini, unica donna a salire sul palco è stata <strong>Hélène Petrini</strong> de <em>La Liste</em> che, prima di parlare di guide e classifiche, ha reso omaggio a cuoche e chef di tutto il mondo a sottolineare una mancanza non del tutto imputabile all’organizzazione, visto il periodo particolarmente impegnativo che ha trattenuto alcune delle professioniste invitate) in arrivo dalla Spagna al Cile, dall’Italia a all’Olanda.</p>
<h4><strong>Design, creatività e pensiero laterale</strong></h4>
<p>Il tema – all’apparenza poco originale – era quello del <strong>Design</strong>, che ha però fatto da spunto ad alcune riflessioni molto interessanti e ad approcci completamente differenti alla questione, dimostrando come la creatività e il “pensiero laterale” (e multidisciplinare) possano rivelarsi preziosi per la cucina contemporanea anche andando oltre le presentazioni ad effetto o le mise en place avanguardiste.</p>
<p>Così ad esempio <strong>Vladimir Mukhin</strong> del<em> White Rabb</em>it racconta gli otto criteri guida dei menu del suo <em>chef’s table</em> in cui indaga i diversi aspetti, sensoriali e psicologici, del cibo: dalla <em>Joy without guilt</em> (<strong>Coco lardo 2.0</strong>, il pane con il lardo che accompagna tradizionalmente la vodka rivisto in ottica salutista, vegetariana e sostenibile utilizzando lardo di cocco e vodka senz’alcool autoprodotta) del menu <strong><em>Black Swan</em></strong>, ispirato all’omonimo libro dedicato all’”altamente improbabile”, fino al <em>Food as a medicine</em> (per cui ripropongono ai cliente un dessert ispirato ai suoi ricordi d’infanzia) del menu <strong><em>The Metamorphoses.</em></strong> E agli <strong>esperimenti sinestesici</strong> sull’influenza di sensi come l’udito o il tatto sulla percezione dei sapori: dalla mela che diventa più dolce o più aspra a seconda che si ascolti musica classica o elettronica, fino alla possibilità di ricreare la “sensazione” della maionese (di cui i russi vanno matti, a quanto pare) con una forchetta in silicone, e al “ritmo” di frutta e ortaggi del progetto musicale Playtronic.</p>
<p><strong>Oriol Castro</strong>, alla guida del<em> Disfrutar</em> insieme a <strong>Eduard Xatruch </strong>e<strong> Mateu Casañas</strong>, racconta come il design sia un concetto ampio che ognuno può interpretare a suo modo, ma che per il ristorante di Barcellona è piuttosto pervasivo. Tanto che da due anni c’è una giovane designer/cuoca nel team che aiuta a pensare piatti ed esperienze, mentre molte delle idee del ristorante si rinnovano o perfezionano anche grazie al confronto con gli studenti dello IED o dalla collaborazione con architetti e designer. Nasce così, ad esempio, <strong>il nuovo “tavolo da dessert” Table M#01,</strong> in una sala dedicata a quattro commensali, ideato e progettato dalla designer di interni Merche Alcalá dopo aver mangiato al ristorante: al momento del dolce, sbarazzato da tovaglia e mise en place, rivela uno scacchiere di contenitori aperti davanti agli ospiti che custodiscono assaggi dolci invitando all’interazione e a una riflessione sull’esperienza gastronomica.</p>
<h4><strong>Il contesto e le parole</strong></h4>
<p>Il contesto – un complesso insieme di architettura, scenografia, musica, maiali volanti, farfalle e piatti provocatori che definisce l’esperienza multisensoriale e ultracoinvolgente, efficacemente raccontata da uno dei suoi ormai noti video – è fondamentale anche da<em> Diverxo</em>. Eppure <strong>David Muñoz</strong>, tra i nomi più attesi della giornata e protagonista di un’intervista-salotto anziché della classica dimostrazione, ci tiene a sottolineare l’importanza primaria del cibo e dell’ospitalità. E anticipa <strong>la prossima sede del ristorante</strong> (la quarta, in arrivo nel 2023) che sarà ancora più unica, totalmente nuova e diversa dalle precedenti come anche lui è ora diverso dal ventisettenne che aprì il primo locale, 14 anni fa.</p>
<p>In molti altri mettono in evidenza l’importanza del contesto – sia esso musica, ambiente, atmosfera, cultura – nel modo di percepire sapori e sensazioni. <strong>Andoni Luis Aduriz</strong> si concentra in particolare sulle parole oltre che sulle immagini, prendendo spunto dal celebre “Ceci n’est pas une pipe” magrittiano: «Se esiste un sesto gusto è quello delle storie», dice. «La cucina non si spiega da sola, ha bisogno di un contesto». Così lo chef basco racconta l’evoluzione grafica e concettuale del menu del <em>Mugaritz</em> e un vero e proprio esperimento condotto nel 2016, in cui a due gruppi di ospiti venivano proposti piatti uguali con nomi completamente differenti – vedi “Meringa selvaggia d’autunno” o “Struttura secca di sangue con fegato atrofizzato” per un macaron con sangue di maiale al foie – scaturendone sensazioni diverse. E se l’emergenza Covid e le nuove abitudini pandemiche lo hanno spinto a ridisegnare ancora una volta il menu – in cui delle targhette illustrate supportano lo staff di sala, la cui interazione è limitata dalle mascherine e dal distanziamento – a proposito di “designing the future”, per <strong>i vent’anni del ristorante di Errenteria</strong> presenta le campane di vetro in cui sarà servito il dessert, interconnesse tra i vari tavoli e con un meccanismo che, quando si preleva il dolce, fa partire una musica da videogiochi appositamente composta.</p>
<h4><strong>L’Italia al congresso: Tokuyoshi e Fiorani</strong></h4>
<p>Ma il design – o meglio, in questo caso il “redesign” dell’intero progetto – può anche portare a reinventare un locale, trovare soluzioni alle crisi (come appunto quella creata dalla pandemia) e salvare posti di lavoro ed energie professionali e personali. È il caso di <strong>Yoji Tokuyoshi</strong> che ha raccontato, anche attraverso un video, la “trasformazione” del suo ristorante stellato milanese nella acclamatissima <em>Bentoteca</em>, in cui è tornato a concentrarsi su una cucina giapponese – questa volta da izakaya, immediata e goduriosa – a base di ingredienti italiani conquistando i milanesi e non solo, con il progetto <em>Bento Tour</em>: un successo meritato che lo ha convinto a rendere stabile quello che era nato come una soluzione temporanea, anche se già medita il ritorno (anche) alla cucina stellata.</p>
<p>È una creatività ragionata – e attentissima ai prodotti e ai loro sapori più puri, nonché al rispetto della stagionalità e della tradizione quando la si voglia prendere come spunto, come nel caso del tiramisù che può cambiare forma e presentazione ma non può prescindere dal binomio “caffè e mascarpone” – quella che ispira e guida il lavoro di <strong>Fabrizio Fiorani</strong>, romanissimo Best Pastry Chef per la classifica Asia&#8217;s 50 Best Restaurants 2019 (quando lavorava con Luca Fantin da<em> Il Ristorante del Bulgari Hotel</em> di Tokyo) ora al fianco di Ciccio Sultano e in procinto di aprire la sua pasticceria <em>Zucchero</em> all’interno del W Rome. Così Fiorani incanta il pubblico con le immagini dei suoi dessert tanto belli quanto deliziosi – inclusa la <strong>“variazione” di carote, miele di Ape nera sicula e gelato al caramello e vaniglia</strong> che prepara dal vivo servendola in un cilindro da bianconiglio con tanto di orecchie, realizzato da una ditta di ceramiche italiana appositamente per lui – e con la sua verve tipicamente italiana, strappando l’applauso più caloroso della giornata.</p>
<h4><strong>Sostenibilità e biodiversità</strong></h4>
<p>Altro tema ricorrente – e non poi così slegato da quello del design e del contesto, appunto, se si amplia la visuale – è quello ormai imprescindibile della <strong>sostenibilità</strong> e dell’attenzione all’ambiente, e alla sua biodiversità. Da R<strong>icard Camarena</strong> che, nel ristorante a 2 stelle (e 1 green) di Valencia, lavora per estrarre ogni stilla di sapore – sotto forma di succhi, acque e fondi – da tutto quello che cresce nell’orto, giocando poi con le stratificazioni e amplificazioni di sapori e la conservazione dei prodotti, a <strong>Syrco Bakker</strong>, talentuoso chef olandese che nel suo bellissimo <em>PureC</em> – affacciato sulla costa della poco nota regione di Cadzand – utilizza tutto ciò che arriva dal mare nordico, privilegiando specie marine poco note a quelle più sfruttate, così come alghe ed erbe.</p>
<p>Ma a conquistare l’attenzione – e a far venire voglia di prenotare quanto prima un biglietto per Santiago del Cile, avendone la possibilità – è<strong> Rodolfo Guzman,</strong> cuoco-forager-antropologo e narratore di una terra ricchissima di biodiversità dietro all’apparenza aspra e selvaggia di alcuni luoghi. Lo chef patron del <em>Boragò</em> racconta il grande lavoro di ricerca svolto a partire dal 2006, quando ha deciso di abbandonare il comfort di una cucina gourmet di stampo internazionale e coloniale per dedicarsi a mettere nei piatti esclusivamente ciò che cresce in territorio cileno, esplorando nuove frontiere di ciò che può essere ritenuto commestibile, e delizioso – dalle tantissime varietà di funghi e alghe ai frutti più insoliti, come la chirmoia che fa stagionare come un formaggio – e coinvolgendo in questo processo le comunità raccoglitrici dei diversi habitat locali, riscrivendo così la storia gastronomica del Paese.</p>
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		<title>Istanbul: il 7 novembre torna Gastromasa</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/istanbul-il-7-novembre-torna-gastromasa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 10:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gastromasa]]></category>
		<category><![CDATA[Istambul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Turchia è una terra straordinaria, crocevia di culture, popoli, costumi e religioni che hanno dato vita ad una stratificazione culturale profonda che oggi ha un’eco fortissima in tutto il Mediterraneo, ed è Istanbul &#8211; ex Bisanzio, ex Costantinopoli &#8211; che il 7 novembre prossimo ospiterà presso l’Haliç Congress Center la sesta edizione dell’International Gastromasa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Turchia è una terra straordinaria, crocevia di culture, popoli, costumi e religioni che hanno dato vita ad una stratificazione culturale profonda che oggi ha un’eco fortissima in tutto il Mediterraneo, ed è Istanbul &#8211; ex Bisanzio, ex Costantinopoli &#8211; che il <strong>7 novembre </strong>prossimo ospiterà presso <strong>l’Haliç Congress Center</strong> la sesta edizione <strong>dell’<a href="https://en.gastromasa.com">International Gastromasa Gastronomy Conference</a></strong>, il congresso culinario ideato da Gökmen Sözen che ogni anno riunisce 16 grandi nomi della gastronomia mondiale.</p>
<p>Il tema di quest’anno sarà il “<strong>Design</strong>”, uno degli elementi più importanti della creatività, inteso non solo come puro elemento decorativo ma come parte integrante della cucina e del piatto. Per questo gli ospiti della prossima edizione di Gastromasa saranno coloro che del design hanno fatto una caratteristica del proprio lavoro. È il caso di <strong>Fabrizio Fiorani</strong>, il talentuoso pasticcere che propone dolci estremamente contemporanei, raffinati e creativi al <strong>Bulgari Ginza Tower</strong> (Tokyo &#8211; Osaka), <strong>David Munoz</strong>, l’eccentrico chef punk del ristorante tre stelle Michelin <strong>DiverXO</strong> (Madrid) considerato uno degli chef più influenti al mondo, <strong>Yoji Tokujoshi</strong>, una stella Michelin del <strong>Ristorante Tokujoshi</strong> a Milano e <strong>Alter Ego</strong> a Tokyo, testimone della combinazione della cultura culinaria giapponese ed italiana e <strong>Vladimir Mukhin</strong> del ristorante <strong>White Rabbit</strong> (1 stella Michelin, Mosca) un cavallo di razza che sfida le regole della vecchia e polverosa gastronomia russa.</p>
<p>Presenti a Gastromasa 2021: <strong>Antonio Bachour</strong> (Bachour Bakery – USA), <strong>Oriol Castro</strong> (Disfrutar – Spagna) <strong>Andoni Luis Aduriz</strong> (Mugaritz – Spagna), <strong>Ricard Camarena</strong> (Ricard Camarena – Spagna), <strong>Thomas B</strong><strong>ühner</strong>(Chef’s Academy – Germania), <strong>Juanjo Lopez</strong> (La Tasquita de Enfrente – Spagna), <strong>Diego Guerrero </strong>(dStage – Spagna), <strong>Igor Grishechkin</strong> (CoCoCo – Russia), <strong>Jo</strong><strong>ão Rodrigues</strong> (Feitora – Portogallo), <strong>Hélène Pietrini</strong> (La Liste – Francia), <strong>Syrco Bakker</strong> (Pure C – Norvegia), <strong>Paolo Casagrande</strong> (Lasarte – Spagna), <strong>Jonathan Bernsten</strong> (The Samuel – Danimarca), <strong>Thibault Sombardier </strong>(Sellae – Francia).</p>
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