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	<title>hotel Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>L’hotel più eclettico della Capitale e con oltre 100 anni di storia si veste a festa: cosa succede al St. Regis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 12:19:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[The St. Regis Rome]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Roma ci sono luoghi che non smettono mai di sorprendere. Luoghi che appartengono alla città tanto quanto le sue piazze e i suoi teatri. The St. Regis Rome è uno di questi: nato nel 1894 per volontà di César Ritz, padre dell’hôtellerie moderna, oggi questo albergo continua a reinventarsi come un vero laboratorio culturale, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="458" data-end="871">A <strong>Roma</strong> ci sono luoghi che non smettono mai di sorprendere. Luoghi che appartengono alla città tanto quanto le sue piazze e i suoi teatri. <strong>The St. Regis Rome</strong> è uno di questi: nato nel 1894 per volontà di César Ritz, padre dell’<strong>hôtellerie</strong> moderna, oggi questo albergo continua a reinventarsi come un vero laboratorio culturale, capace di fondere storia, creatività contemporanea e una programmazione che ha pochi eguali in Italia.</p>
<p data-start="873" data-end="1318">Dopo il successo delle tre giornate di <strong data-start="912" data-end="941">L’Arte di Vivere – Vol. 4 </strong>(11, 12 e 13 novembre), l’hotel si conferma il cuore pulsante della <strong>stagione invernale romana</strong>: concerti mattutini, installazioni di design, cene-spettacolo, dj set, rituali d’hotel e momenti ludici che rimettono al centro la <strong>socialità</strong> e la <strong>magia delle feste</strong>.<br data-start="1177" data-end="1180" />Ed è proprio <strong data-start="1193" data-end="1205">il gioco</strong> il filo conduttore scelto quest’anno: un pretesto colto e leggero per riscoprire il piacere dello stare insieme.</p>
<figure id="attachment_209684" aria-describedby="caption-attachment-209684" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-209684" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/11/Le-decorazioni-nella-lobby-del-St.-Regis-Rome.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-209684" class="wp-caption-text">Le decorazioni nella lobby del St. Regis Rome</figcaption></figure>
<h2 data-start="1320" data-end="1367">Le carte d’autore di Gianluca Biscalchin</h2>
<p data-start="1369" data-end="1862">Basta alzare gli occhi per scoprire le gigantografie delle originali carte da tavolo realizzate da <strong data-start="1448" data-end="1471">Gianluca Biscalchin</strong>, illustratore noto per il suo tratto elegante e ironico (firma anche di una delle nostre cover illustrate), capace di trasformare icone del gusto e dell’hôtellerie in piccoli personaggi narrativi. I mazzi, prodotti da <strong data-start="1639" data-end="1652">Dal Negro</strong>, storica manifattura trevigiana del 1928, riprendono simboli del St. Regis: dal logo del Grand Hotel di Roma alle antiche divise dei concierge.</p>
<h2 data-start="1864" data-end="1938">Franco’s Bar pop-up: quando l’aperitivo diventa un dado da lanciare</h2>
<p data-start="1940" data-end="2129">Tra gli elementi più attesi – e già diventati cult – c’è il nuovo pop-up di <strong data-start="2016" data-end="2032">Franco’s Bar</strong>, approdato a Roma per celebrare i dieci anni del celebre bar dell’hotel <strong>Le Sirenuse</strong> di Positano.</p>
<p data-start="2131" data-end="2625"><strong>Fino al 25 novembre</strong>, il <strong data-start="2155" data-end="2183">Lumen Cocktail &amp; Cuisine</strong> ospita una versione inedita dell’iconico bar costiero presidiato dal bar manager campano Giuseppe Esposito. Qui l’aperitivo non è un rito qualsiasi: <strong data-start="2280" data-end="2301">si lancia un dado</strong>, e il numero decreta quale dei sei signature cocktail degustare. Ogni drink è stato creato ad hoc per questo appuntamento romano, ispirato all’estetica elegante e un po’ bohemien della Costiera.<br data-start="2496" data-end="2499" />Piccolo spoiler: il numero <strong data-start="2526" data-end="2531">6</strong> corrisponde ad <em data-start="2547" data-end="2564">Ancora un bacio</em>, un twist sul Negroni che ha illuminato l&#8217;ultima estate positanese.</p>
<h2 data-start="2875" data-end="2905">Un hotel che fa cultura</h2>
<figure id="attachment_209683" aria-describedby="caption-attachment-209683" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-209683" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/11/Lo-spumeggiante-Ciro-Oliva-pizzaiolo-di-Concettina-ai-tre-santi-che-ha-presidiato-uno-dei-pop-up-della-quarta-edizione-di-Arte-di-Vivere.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-209683" class="wp-caption-text">Lo spumeggiante Ciro Oliva, pizzaiolo di Concettina ai tre santi, che ha presidiato uno dei pop-up della quarta edizione di Arte di Vivere</figcaption></figure>
<p data-start="2907" data-end="3334">Durante <strong data-start="2915" data-end="2935">L’Arte di Vivere</strong>, l’hotel ha ospitato la masterclass <em data-start="2972" data-end="2990">L’Arte del Gioco</em> del maestro pasticcere <strong data-start="3014" data-end="3031">Diego Crosara</strong>, le installazioni oniriche di <strong data-start="3062" data-end="3081">Pietro Corraini</strong> per EDIT Napoli, i concerti cittadini del <strong data-start="3124" data-end="3155">Metropolitan String Quintet</strong>, il supper show della neonata <strong data-start="3186" data-end="3209">St. Regis Orchestra</strong> e la cena-evento con <strong data-start="3231" data-end="3245">Ciro Oliva</strong>, accompagnata dal leggendario dj <strong data-start="3279" data-end="3298">Kenny Carpenter</strong>, icona dello Studio 54 di New York.</p>
<p data-start="3336" data-end="3528">Una programmazione che conferma la vocazione del The St. Regis: parlare a pubblici diversi, creando un punto d’incontro tra gastronomia, arti visive, musica dal vivo e lifestyle contemporaneo.</p>
<h3 data-start="3530" data-end="3563">Il tocco di Marchesi 1824</h3>
<figure id="attachment_209682" aria-describedby="caption-attachment-209682" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-209682" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/11/Una-delle-creazioni-di-Marchesi1824.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-209682" class="wp-caption-text">Una delle dolci creazioni di Marchesi1824</figcaption></figure>
<p data-start="3565" data-end="4028">La masterclass di Crosara ha portato con sé un altro simbolo della tradizione italiana: <strong data-start="3648" data-end="3665">Marchesi 1824</strong>, storica pasticceria milanese e istituzione del gusto. Entrata negli ultimi anni nel gruppo Prada, Marchesi unisce savoir-faire artigianale e ricerca estetica. Crosara – campione del mondo e firma delle collezioni dolciarie della maison – ha guidato un’esperienza che unisce tecnica e cultura, riallacciando un dialogo tra le capitali del gusto: Milano e Roma.</p>
<h2 data-start="4030" data-end="4093">Dalla sala da tè ai tornei di burraco: il gioco continua</h2>
<p data-start="4095" data-end="4517">La stagione non si esaurisce con il festival: <strong data-start="4141" data-end="4162">tornei di burraco</strong> (in calendario il 2 e il 18 dicembre), sale giochi per bambini durante i <strong>brunch domenicali</strong>, tavoli apparecchiati con giochi da tavolo per aperitivi natalizi e i celebri rituali <strong data-start="4340" data-end="4353">St. Regis</strong>, dal <strong data-start="4359" data-end="4373">Tea Ritual</strong> – nato nell’Ottocento nei salotti di Caroline Astor – allo spettacolare <strong data-start="4446" data-end="4468">Champagne Sabering</strong> che ogni sera inaugura simbolicamente la serata.</p>
<h2 data-start="4519" data-end="4570">Un’eredità di 130 anni che vive nel presente</h2>
<p data-start="4572" data-end="4894">The St. Regis Rome non è soltanto un hotel. È un frammento di città: un luogo che ha visto passare aristocratici europei, star hollywoodiane, famiglie reali, leader politici e scrittori.<br data-start="4758" data-end="4761" />Passeggiare nella lobby, tra marmi restaurati e soffitti ottocenteschi, uno scenografico lampadario in vetro di Murano nella hall, significa attraversare la Roma che cambia restando brillante.</p>
<p data-start="4896" data-end="5168">Il recente restauro da <strong data-start="4919" data-end="4941">40 milioni di euro</strong>, firmato <strong data-start="4951" data-end="4973">Pierre-Yves Rochon</strong>, ha restituito nuova vita agli elementi originali: velluti profondi, marmi chiari, inserti dorati. Un progetto che fa dialogare Art Nouveau e classicismo romano con una naturalezza sorprendente.</p>
<h2 data-start="5170" data-end="5210">Curiosità storiche da non perdere</h2>
<h3 data-start="5212" data-end="5248">Le origini del mito (1894)</h3>
<p data-start="5249" data-end="5416">Voluto da César Ritz come <em data-start="5275" data-end="5296">Grand Hotel de Rome</em>, fu tra i primissimi alberghi europei dotati di bagno privato, acqua calda ed elettricità: una rivoluzione per l’epoca.</p>
<h3 data-start="5418" data-end="5464">L’ascensore più affascinante di Roma</h3>
<p data-start="5465" data-end="5621">The St. Regis ospita la celebre <strong data-start="5496" data-end="5517">cabina viaggiante</strong>, il 13° ascensore installato nella Capitale: un gioiello Belle Époque ancora perfettamente funzionante.</p>
<h3 data-start="5623" data-end="5660">Il salotto della Dolce Vita</h3>
<p data-start="5661" data-end="5823">Per decenni l’hotel è stato rifugio dell’élite internazionale – sovrani, attori, diplomatici, icone della Dolce Vita – contribuendo alla leggenda dei suoi saloni.</p>
<h2 data-start="5825" data-end="5860">L’anima del St. Regis oggi</h2>
<p data-start="5862" data-end="6336">In un tempo in cui molti alberghi tendono a somigliarsi, The St. Regis Rome continua a distinguersi. È un luogo di vita, non solo di soggiorno: un teatro in cui il passato incontra il presente, dove il design dialoga con la memoria, dove un aperitivo può diventare un gioco e un palinsesto di eventi trasforma l’inverno in un racconto quotidiano.<br data-start="6208" data-end="6211" />Quest’anno, più che mai, The St. Regis è un invito a uscire, brindare, ascoltare, sperimentare.<br data-start="6306" data-end="6309" />E soprattutto: <strong data-start="6324" data-end="6335">giocare</strong>.</p>
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		<title>Roma si accende con Thompson Hotels by Hyatt: lusso, cocktail e cucina d’autore nell’ex sede del PCI</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/roma-hyatt-thompson-apertura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 13:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma cambia pelle, ancora una volta. In via delle Botteghe Oscure, nell’ex sede storica del Partito Comunista Italiano, sta prendendo forma un nuovo simbolo dell’ospitalità internazionale: il primo Thompson Hotels by Hyatt in Italia, secondo in Europa dopo Madrid. Un progetto che unisce cultura e gastronomia con l’obiettivo di restituire alla città un luogo iconico, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="91" data-end="541"><strong data-start="91" data-end="131">Roma cambia pelle, ancora una volta.</strong> In<strong> via delle Botteghe Oscure</strong>, nell’ex sede storica del Partito Comunista Italiano, sta prendendo forma un nuovo simbolo dell’ospitalità internazionale: il primo <strong>Thompson Hotels by Hyatt</strong> in Italia, secondo in Europa dopo Madrid. Un progetto che unisce cultura e gastronomia con l’obiettivo di restituire alla città un luogo iconico, trasformandolo da spazio politico a destinazione lifestyle contemporanea.</p>
<p class="p1">L’apertura, prevista per <strong>dicembre 2025</strong>, porta con sé un team che sembra scelto per giocare una finale di Champions: <b>Arturo Gomez</b>, general manager con grande esperienza tra il Vietnam e l’Indonesia,<span class="Apple-converted-space">  </span><b>Matteo Zappile</b>, storico volto di sala al ristorante due stelle Michelin Il Pagliaccio, oggi operations manager e regista dell’intera offerta food&amp;beverage; <b>Mario Farulla</b>, tra i bartender più riconosciuti a livello mondiale, a dirigere i bar (sì, saranno più di uno); <b>Fabio Fioravanti</b><span class="s1">, executive chef romano di ritorno, che vanta una carriera internazionale sviluppata nell’hôtellerie di lusso tra Cannes, Montecarlo, Doha e Venezia, chiamato a guidare le cucine del progetto.</span></p>
<p class="p2">«Questo non sarà un cinque stelle classico, ma &#8220;ribelle&#8221;», racconta Zappile,che ha lasciato il comfort del bistellato romano per raccogliere la sfida di una grande catena. «Abbiamo scelto di puntare sul lifestyle come esperienza totale, non solo come immagine. Sarà un progetto originale, unico nel panorama italiano».</p>
<h2 class="p3"><span class="s2">Un palazzo che racconta la storia</span></h2>
<p class="p2">Hyatt non ha scelto un edificio qualunque. Le 69 camere del nuovo hotel sorgeranno in un palazzo che custodisce ancora la celebre scala in marmo e la scultura di Giò Pomodoro con il martello e falce, simboli di un passato che qui si intreccia con il presente. È come se la storia operaia e politica della città incontrasse oggi un nuovo linguaggio: quello dell’ospitalità di lusso, fatta di dettagli sartoriali e servizi su misura.</p>
<p class="p3"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-207643" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/09/park-hyatt-roma-nuova-apertura.png" alt="park-hyatt-roma-nuova-apertura" width="763" height="627" /></p>
<p class="p1">Il cuore pulsante del progetto è il <b>food&amp;beverage</b>, sviluppato su tre piani. All’ingresso, il lobby bar accoglie con una trentina di posti e un laboratorio di miscelazione che sarà la fucina creativa di Farulla. Più in alto, al sesto piano, il ristorante gourmet da 130 coperti promette una cucina contemporanea con forte impronta marina, ma senza dimenticare carne e vegetali. E ancora, al settimo, una terrazza che dalla primavera ospiterà fino a 200 persone, con un &#8220;crudo counter&#8221; dedicato ai sapori del mare e una vista che da sola vale il viaggio.</p>
<p class="p2">«Per me la drink list non deve solo raccontare cocktail, ma sensazioni», spiega Farulla. «Vogliamo lavorare sulle fragranze, evocare immagini di Riviera: dalla Costa Azzurra alla Costiera Amalfitana. Non mancheranno Martini e Negroni, ma sarà una carta pensata come un viaggio emotivo, capace di legarsi al cibo e alle esperienze che lo chef proporrà».</p>
<figure id="attachment_207642" aria-describedby="caption-attachment-207642" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-207642" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/09/park-hyatt-roma-matteo-zappile.png" alt="park-hyatt-roma-matteo-zappile" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-207642" class="wp-caption-text">Matteo Zappile</figcaption></figure>
<p class="p2">Se i cocktail avranno un’anima evocativa, il vino sarà un atto teatrale. «Ho immaginato carte diverse per ogni piano, con titoli che rimandano a situazioni e atmosfere differenti», spiega Zappile. «Non voglio vini iperstrutturati o solo grandi maison: la nostra forza saranno i piccoli vignerons, i rifermentati in bottiglia, le chicche in mescita. Ogni calice dovrà avere un’anima». L’obiettivo? Raggiungere circa 800 etichette, con una selezione che varia dalle bollicine italiane e straniere fino ai pet-nat, pensati per sorprendere con un gesto quasi teatrale: lo sboccamento a vista.</p>
<p class="p1">Il progetto punta su una <b>sinergia totale</b> tra i tre reparti. «Non vogliamo forzature negli abbinamenti, ma armonie naturali tra piatti e cocktail», aggiunge Farulla. Una filosofia condivisa da Fioravanti, che vede nella terrazza un palcoscenico privilegiato: «Immagino un’esperienza mangia e bevi, fatta anche di show, con preparazioni che uniscono estetica e gusto».</p>
<p class="p2">Dietro le quinte, Zappile si muove da direttore d’orchestra: «Il mio ruolo non sarà più da floor man, ma manageriale. Dalla formazione dello staff alle scelte di design, dalle divise cucite su misura al concept dei materiali, tutto sarà customizzato. Vogliamo dare la linea a un progetto easy ma di altissima qualità».</p>
<h2 class="p3"><span class="s2">Un nuovo respiro per Roma</span></h2>
<p class="p1">Roma si conferma sempre più <b>destination place</b>, pronta ad accogliere turisti internazionali e una clientela locale giovane e curiosa. Il target del nuovo Thompson Rome by Hyatt non guarda solo al viaggiatore straniero, ma vuole diventare punto di riferimento anche per i romani, offrendo esperienze diverse tra ristorante, terrazza e bar.</p>
<p class="p1">«La mia ambizione è che questo hotel diventi un riferimento non solo per chi viaggia, ma per chi vive la città», conclude Zappile. «<strong>Roma merita un progetto</strong> così: contemporaneo, accogliente e con una visione chiara del futuro dell’ospitalità».</p>
<p class="p1">Con dicembre alle porte, la città eterna attende una nuova luce. Un tempo simbolo politico, oggi l’ex sede del PCI è pronta a trasformarsi in icona gastronomica e alberghiera, dove il lusso si racconta attraverso un calice, un cocktail, un piatto.</p>
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		<title>Gli &#8220;hotel&#8221; per il lievito madre esistono, e in Svezia li trovi anche in aeroporto</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lievito-madre-hotel-svezia-curiosita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 15:10:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alberghi]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
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		<category><![CDATA[lievito madre]]></category>
		<category><![CDATA[svezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Svezia il lievito madre non è solo un impasto, ma un vero membro della famiglia. Per non rischiare che muoia durante le vacanze, lo si può affidare a speciali &#8220;hotel&#8221; che lo nutrono, lo accudiscono e lo conservano a temperatura controllata. Un servizio attivo persino negli aeroporti, che racconta il legame profondo – quasi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/lievito-madre-hotel-svezia-curiosita/">Gli &#8220;hotel&#8221; per il lievito madre esistono, e in Svezia li trovi anche in aeroporto</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="94" data-end="523">In <strong>Svezia</strong> il <strong>lievito</strong> <strong>madre</strong> non è solo un impasto, ma un vero membro della famiglia. Per non rischiare che muoia durante le vacanze, lo si può affidare a speciali <strong>&#8220;hotel&#8221;</strong> che lo nutrono, lo accudiscono e lo conservano a temperatura controllata. Un servizio attivo persino negli <strong>aeroporti</strong>, che racconta il legame profondo – quasi affettivo – con una tradizione panificatoria radicata nella cultura scandinava della fermentazione.</p>
<h2 data-start="1345" data-end="1358">I &#8220;baby sitter&#8221; del lievito madre</h2>
<p data-start="1360" data-end="1833">In Svezia la cura del lievito madre è diventata un servizio accessorio per gli alberghi, ma non per questo marginale. Da diversi anni, alcune pasticcerie e panetterie offrono la possibilità di affidare il proprio lievito naturale a una <strong>struttura dedicata</strong> che, durante l’assenza del proprietario, si occupa della sua alimentazione, conservazione e manutenzione. È un<strong> servizio professionale</strong>, attivo 24 ore su 24, e disponibile anche in luoghi insoliti come l’aeroporto di <strong>Arlanda</strong> a Stoccolma.</p>
<figure id="attachment_206545" aria-describedby="caption-attachment-206545" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-206545" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/lievito-madre-svezia-hotel-rc-chocolat.png" alt="lievito-madre-svezia-hotel-rc-chocolat" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-206545" class="wp-caption-text">Foto da Shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="1835" data-end="2306">A proporre questo tipo di accoglienza è <strong>RC Chocolat</strong>, laboratorio di pasticceria che ha reso permanente una trovata <strong>inizialmente ironica</strong>. Come raccontato dalla fondatrice <strong>Charlotta Söör</strong> in diverse interviste, l’idea è nata dalla battuta di un cliente abituale che, prima di partire per le vacanze, si era chiesto dove poter &#8220;parcheggiare&#8221; il proprio lievito madre. Da quella battuta è nato un servizio oggi utilizzato regolarmente da panificatori domestici e appassionati.</p>
<p data-start="2308" data-end="2753">Il sistema è semplice: si consegna il lievito madre al punto di raccolta, e il personale lo nutre quotidianamente con farina biologica e acqua, in base alle preferenze del proprietario. L’impasto viene mantenuto a temperatura stabile e l’eventuale eccedenza viene smaltita, così da garantire equilibrio e continuità. Il servizio ha un costo settimanale che oscilla tra le 100 e le 300 corone svedesi, equivalenti a circa <strong>10-25 euro</strong>.</p>
<p data-start="2755" data-end="3340">La scelta di attivare un servizio del genere in <strong>aeroporto</strong> non è casuale. La propensione degli svedesi al viaggio si accompagna a un rapporto stretto con la panificazione casalinga. Il pane a lievitazione naturale è profondamente radicato nella cultura gastronomica del Paese, che da sempre predilige alimenti fermentati, acidi e dal profilo organolettico complesso, come il <strong>latte cagliato</strong>, il <strong>filmjölk</strong>, lo <strong>yogurt</strong> e il <strong>quark</strong>. Il lievito madre, che condivide queste caratteristiche, è quindi percepito non solo come ingrediente, ma come patrimonio personale da preservare con continuità.</p>
<p data-start="3342" data-end="3652">Il<strong> legame affettivo</strong> è tale che il lievito viene spesso <strong>tramandato di generazione in generazione,</strong> con impasti vivi e attivi che hanno decenni di vita. Non sorprende, dunque, che siano molti a considerarlo un membro della <strong>famiglia</strong>, al punto da non volerlo lasciare solo durante le vacanze.</p>
<p data-start="3654" data-end="4023">La cultura svedese dell’autoproduzione alimentare e l’attenzione per il benessere fisico, spesso associato ai benefici della fermentazione, contribuiscono a spiegare questa attenzione. Il lievito madre viene associato a un’idea di <strong>pane più sano</strong>, con una fermentazione lunga e naturale, che migliora la digeribilità e preserva la conservabilità del prodotto finito.</p>
<p data-start="4025" data-end="4482">Charlotta Söör racconta a Vice con tono ironico anche alcuni episodi curiosi, come la richiesta ricevuta da una cliente di ospitare in hotel non solo il proprio lievito madre ma anche il <strong>marito</strong>, con la speranza che tornasse &#8220;in forma&#8221;. Ma al di là dell’aneddotica, resta centrale la constatazione che il servizio ha intercettato un <strong>bisogno</strong> concreto e diffuso, che ha portato anche altri panifici a Stoccolma a offrire soluzioni analoghe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/lievito-madre-hotel-svezia-curiosita/">Gli &#8220;hotel&#8221; per il lievito madre esistono, e in Svezia li trovi anche in aeroporto</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Dopo 8 anni riapre il Waldorf Astoria a New York: ecco tutte le novità</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/waldorf-astoria-new-york-riapertura-ristoranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 07:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[aperture]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
		<category><![CDATA[mixology]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[novità]]></category>
		<category><![CDATA[Waldorf-Astoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In seguito a un restauro durato otto anni e costato quasi due miliardi di dollari, il Waldorf Astoria di New York torna a essere operativo. L’hotel Art Déco di Park Avenue, aperto nel 1931 e simbolo dell’ospitalità di lusso a Manhattan, presenta oggi nuovi ristoranti, un’offerta di cocktail storici rivisitati e il ritorno del celebre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="1049" data-end="1427">In seguito a un restauro durato otto anni e <strong>costato quasi due miliardi</strong> di dollari, il <strong>Waldorf Astoria</strong> di New York torna a essere operativo. L’hotel Art Déco di Park Avenue, aperto nel <strong>1931</strong> e simbolo dell’ospitalità di lusso a Manhattan, presenta oggi nuovi ristoranti, un’offerta di cocktail storici rivisitati e il ritorno del celebre Peacock Alley.</p>
<h2 data-start="1434" data-end="1461">Un tuffo nella storia degli Stati Uniti</h2>
<p data-start="1463" data-end="2043">Inaugurato nel 1931 e riconosciuto come uno dei massimi esempi di architettura americana, il Waldorf Astoria di New York, ha riaperto le sue porte dopo quasi un decennio di lavori. Situato su <strong>Park Avenue</strong>, tra la 49ª e la 50ª strada, l’hotel di lusso ha ospitato nel corso della sua storia personalità come la regina Elisabetta II, il Dalai Lama, Grace Kelly, Frank Sinatra e Marilyn Monroe. La riapertura segna un ritorno alla scena <strong>alberghiera</strong> e <strong>gastronomica</strong> di New York, con una proposta che unisce memoria storica e innovazione.</p>
<p data-start="2045" data-end="2753">Il restauro multimiliardario ha ridisegnato gli spazi interni preservando elementi iconici. Tra questi, il <strong>Peacock Alley</strong>, storico cocktail bar dell’hotel, è stato mantenuto come salotto urbano, arredato con poltrone trapuntate attorno al celebre orologio dorato in filigrana realizzato a Londra per l’<strong>Esposizione Universale</strong> del 1893. Il nome del bar deriva dal corridoio in marmo di 91 metri che collegava i due originari hotel Waldorf e Astoria, un tempo <strong>rivali</strong> e poi unificati. Oggi il locale è aperto per colazione, pranzo e cena, a pochi passi dal pianoforte di <strong>Cole Porter</strong>, che visse qui per trent’anni e compose brani celebri come <em data-start="2722" data-end="2750">I’ve Got You Under My Skin</em>.</p>
<p data-start="2045" data-end="2753"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206952" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/waldorf-astoria-new-york-riapre-mixology-ristoranti.png" alt="waldorf-astoria-new-york-riapre-mixology-ristoranti" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2755" data-end="3143">L’offerta di mixology è affidata a <strong>Jeff Bell</strong>, vincitore del James Beard Award e diventato famoso per il <strong>Please Don’t Tell</strong>, uno dei migliori bar al mondo. La carta dei cocktail riprende ricette storiche come il Commodore #2, il Dr. Cook e il Waldorf, reinterpretandole con proporzioni e ingredienti aggiornati. Accanto a questi, quattro versioni di Martini e tre Old Fashioned, in omaggio ai drink più richiesti negli anni Trenta.</p>
<p data-start="3145" data-end="3602">La ristorazione si articola in tre spazi distinti. Il Lex Yard, guidato dallo chef <strong>Michael Anthony</strong> di Gramercy Tavern, propone un menu degustazione di cinque portate al piano superiore e un’offerta à la carte al piano inferiore, con caviale, frutti di mare, ravioli di porri e pollo arrosto. Il ristorante giapponese <strong>Yoshoku</strong>, diretto da <strong>Ry Nitzkowski</strong>, rielabora la cucina kaiseki in chiave contemporanea, con sushi, sashimi, madai grigliato e manzo Wagyu.</p>
<p data-start="3604" data-end="3887">La colazione, servita anche al Peacock Alley, comprende croissant caldi della pasticciera <strong>Jenny Chiu</strong>, avocado toast, uova alla Benedict con muffin inglese a lievitazione naturale e una rivisitazione dell’insalata Waldorf con prodotti locali.</p>
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		<title>Peter in Florence e Podere Castellare: è in Toscana uno dei primi gin hotel d’Italia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/peter-in-florence-e-podere-castellare-e-in-toscana-uno-dei-primi-gin-hotel-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Iacobellis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 08:44:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[gin]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
		<category><![CDATA[mixology]]></category>
		<category><![CDATA[Peter in Florence]]></category>
		<category><![CDATA[Podere Castellare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le colline del Valdarno Superiore, a pochi chilometri da Firenze, il gin non è solo un distillato da assaporare, ma un’esperienza totale da vivere a 360°. Si chiama Podere Castellare ed è stato uno dei primi gin hotel in assoluto. Sicuramente il primo della Toscana, addirittura il primo in Italia, stando a chi lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Tra le colline del <strong>Valdarno Superiore</strong>, a pochi chilometri da <strong>Firenze</strong>, il <strong>gin</strong> non è solo un distillato da assaporare, ma un’esperienza totale da vivere a 360°. Si chiama </span><b>Podere Castellare </b><span style="font-weight: 400;">ed è stato uno dei primi <strong>gin hotel</strong> in assoluto. Sicuramente il primo della <strong>Toscana</strong>, addirittura il primo in Italia, stando a chi lo gestisce. Parliamo di un<strong> eco-resort</strong> che ospita al suo interno il magico mondo di </span><b>Peter in Florence</b><span style="font-weight: 400;">, micro-distilleria artigianale e simbolo di un nuovo modo di raccontare il territorio attraverso le botaniche che lo caratterizzano.</span></p>
<h2>L’idea: un gin toscano con anima british</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto Peter nasce nel 2017 da un’intuizione di </span><b>Patrick Hoffer</b><span style="font-weight: 400;">, imprenditore di origini inglesi legato a Firenze, alla Toscana e al mondo dell’ospitalità, con l’ambizione di creare un London Dry Gin capace di unire la tradizione britannica al carattere del territorio per omaggiare, appunto, suo padre Peter. </span><span style="font-weight: 400;">«Peter nasce nel 2017 per realizzare un distillato che rispettasse la storia del gin, avendo però un’identità ben precisa, quella della Toscana»</span><span style="font-weight: 400;">, racconta </span><b>Giancarlo Fabbri</b><span style="font-weight: 400;">, master distiller del progetto e ormai da cinque anni cuore operativo della distilleria.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206889" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/gin-hotel-toscana-peter-florence-podere-castellare.png" alt="gin-hotel-toscana-peter-florence-podere-castellare" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il segreto di Peter in Florence sta tutto nelle botaniche coltivate </span><span style="font-weight: 400;">in loco</span><span style="font-weight: 400;">: ginepro, lavanda, scorze di agrumi, coriandolo, rosmarino, rosa e soprattutto</span><b> iris fiorentino</b><span style="font-weight: 400;">, fiore simbolo della città di Firenze. </span><span style="font-weight: 400;">«Quello che ci distingue sicuramente è l’autenticità del prodotto, andando a utilizzare la maggior parte della materia prima direttamente a Podere Castellare, e dando risalto all’iris, utilizzato sia nei petali sia nei rizomi»</span><span style="font-weight: 400;">. Un ingrediente che lega idealmente ogni sorso al paesaggio circostante, assumendosi la pesante responsabilità di rappresentare una città, un territorio, uno stile di vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La produzione avviene in</span><b> micro-lotti da 314 bottiglie</b><span style="font-weight: 400;">, seguendo il metodo London Dry: una distillazione a vapore delle 14 botaniche, senza aggiunte post-distillazione, per un risultato secco, floreale e diretto. Insieme alla versione classica, esistono anche una Limited Edition primaverile e un Navy Strength da ben 57,7% vol.</span></p>
<h2>Tour, tasting e botaniche nel piatto</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Podere Castellare non è solo il luogo in cui nasce Peter, ma anche il cuore di un’offerta esperienziale che unisce formazione, degustazione e soggiorno. </span><span style="font-weight: 400;">«Podere Castellare, tenuta di proprietà di Patrizio Pandolfi, è la casa di Peter in Florence: questi due attori sono strettamente collegati, visto che offriamo diversi <strong>pacchetti esperienziali</strong> attraverso i quali il cliente può scoprire il nostro gin in diverse maniere»</span><span style="font-weight: 400;">, spiega sempre Fabbri.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206890" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/gin-hotel-toscana-peter-florence-podere-castellare-mixology.png" alt="gin-hotel-toscana-peter-florence-podere-castellare-mixology" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come? </span><span style="font-weight: 400;">«Con un tour in distilleria, dove si conoscono, si analizzano, si annusano e, naturalmente, si assaggiano i prodotti e le botaniche che lo compongono. O con il<em> Peter Menu</em> della chef Valbona Tafa, con la consulenza del ristorante fiorentino Brac: all’interno dei piatti del ristorante, si trovano le stesse botaniche che utilizziamo nel gin con un confronto continuo tra spirit e cucina»</span><span style="font-weight: 400;">. I visitatori possono quindi passeggiare tra le coltivazioni aromatiche, osservare in azione l’alambicco Carter Head – pezzo raro firmato Green Engineering, azienda di Colle Val d’Elsa che produce una versione in miniatura del Carter Head del 1831 – e concludere il percorso con una degustazione guidata di gin, per poi ritrovarsi a tavola a mangiare, letteralmente, ciò che c’è nel gin stesso.</span></p>
<h2>Un nuovo modello di ospitalità agricola</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Camere, suite con vista, una piscina a sfioro sulla valle, una piccola spa: Podere Castellare, guidato dalla manager </span><b>Alice Toschi</b><span style="font-weight: 400;">, anima sorridente dell’accoglienza in loco, è anche un luogo di relax e silenzio, ma sempre immerso nella cultura del prodotto in cui più si identifica. Podere Castellare comprende anche 35 ettari di azienda agricola: vigneti da cui nasce una bollicina Metodo Classico 100% pinot nero, e terreni – curati quasi maniacalmente dal giardiniere Sandro, una vera e propria istituzione da queste parti – che ospitano ulivi, iris, lavanda, ginepro, orti e agrumi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo motivo il gin Peter in Florence e la struttura che lo avvolge formano un modello integrato di agricoltura, accoglienza e cultura: ogni dettaglio, dalla semina alla bottiglia, è pensato per raccontare la Toscana in modo originale. In un’epoca in cui il concetto di artigianalità spesso diventa uno slogan e poco più, qui si coltiva davvero. E si distilla un’identità.</span></p>
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		<title>Nel salotto buono: Pellico 3 al Park Hyatt</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/nel-salotto-buono-pellico-3-al-park-hyatt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico De Cesare Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 14:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cucina meneghina]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Paternollo]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Park Hyatt]]></category>
		<category><![CDATA[Pellico 3]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è maestosa quanto quella originale della confinante Galleria Vittorio Emanuele II – alla cui architettura si ispira – ma anche la cupola di vetro del Park Hyatt Milan ha il suo fascino (e funzionalità: consente di godere della luce naturale). Tant’è che in questo salotto – nel salotto buono della città – si attardano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Non è maestosa quanto quella originale della <span class="s1">confinante Galleria Vittorio </span>Emanuele II – alla cui architettura si ispira – ma anche la cupola di vetro <span class="s1">del <strong>Park Hyatt Milan</strong> ha il suo fascino (e funzionalità: consente di godere </span><span class="s1">della luce naturale).</span> Tant’è che in questo salotto – nel salotto buono della città <span class="s1">– si attardano habitué locali e turisti durante tutta la giornata, certi di trovare </span><span class="s1">un’atmosfera morbida e confidenziale e un menu all day di qualità.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">La Cupola è </span><span class="s1">infatti il cuore pulsante dell’hotel cinque stelle lusso di Milano che nel 2024 ha </span></strong><span class="s1"><strong>festeggiato i suoi primi vent’anni.</strong> Qui viene servita la <strong>ricca colazione a buffet</strong>, ma </span><span class="s1">anche<strong> pranzi e cene informali</strong>. Subito dopo il check-in, faccio la mia personale </span><span class="s1"><strong>prova del nove</strong> e ordino un <strong>toast fontina e prosciutto</strong>. È croccante e filante come </span><span class="s1">dovrebbe sempre essere.</span></p>
<figure id="attachment_203858" aria-describedby="caption-attachment-203858" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-203858" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/Guido-Paternollo.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-203858" class="wp-caption-text">Guido Paternollo, lo chef classe 1991 di Pellico 3 Milano</figcaption></figure>
<p class="p1"><span class="s1">Non sono in realtà così sorpreso, perché a sovrintendere </span>l’intera ristorazione dell’albergo – e a guidare un team F&amp;B che supera le cinquanta <span class="s1">persone – è<strong> Guido Paternollo</strong>, classe 1991, <strong>uno dei giovani </strong></span><span class="s1"><strong>talenti della cucina italiana</strong>. Pacato, antistar, puntiglioso, </span>lo chef ha una storia anomala alle spalle: laureatosi in <span class="s1">Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano, destinato </span><span class="s1">a una carriera manageriale in una nota casa motociclistica </span><span class="s1">(Ducati), decide di seguire invece la sua passione per i </span><span class="s1">fornelli e di farne una professione. Inizia la sua nuova vita </span><span class="s1">con uno stage nella brigata di <strong>Enrico Bartolini</strong>, prima di </span><span class="s1">spostarsi in Francia e lavorare con <strong>Yannick Alléno</strong> e <strong>Alain </strong></span><span class="s1"><strong>Ducasse</strong>. Poi, nel 2022, il ritorno nella sua città per pren</span><span class="s1">dere le redini delle cucine del <strong>Park Hyatt</strong> e in particolare </span><span class="s1">di <strong>Pellico 3</strong> <strong>Milano</strong>, il ristorante gastronomico dell’hotel.</span></p>
<figure id="attachment_203859" aria-describedby="caption-attachment-203859" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-203859 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/Insalata-di-verdure-di-stagione-cotte-e-crude-.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-203859" class="wp-caption-text">Insalata di verdure di stagione cotte e crude</figcaption></figure>
<p class="p5"><span class="s2">Qui Paternollo porta in tavola <strong>un repertorio rigoroso, </strong></span><span class="s1"><strong>comprensibile, coerente con il suo percorso</strong> e dunque <strong>fran</strong></span><span class="s1"><strong>cesizzante</strong> («Ho lavorato più in Francia che in Italia, mi </span><span class="s1">viene naturale pensare i piatti con questo stile»). Non ha </span>bisogno di stupire a tutti i costi perché <strong>padroneggia tecnica </strong><span class="s1"><strong>e pensiero</strong>, e la sua ricerca è sempre tesa al sapore finale. </span><span class="s1">Gli amanti della<strong> cucina meneghina</strong> possono scegliere il </span><span class="s1">percorso degustazione <strong>“La mia città”</strong>, un felice compendio </span>dell’eredità culinaria di Milano che compren<span class="s1">de, tra le altre proposte, il <em>Risotto Milano con estrazione di zafferano, midollo gratinato, lardo di Colonnata, gremolada e jus di vitello </em>(foto in apertura) </span><span class="s1">e il <em>Millefoglie al panettone</em>. Io scel</span><span class="s1">go alla carta: <em>Carciofo alla giudia, emulsione </em></span><em>di menta, anemone in tempur</em>a; <em>Spaghetto <span class="s1">acido, emulsione di vongole, vongole veraci e </span>calamaretti spillo</em> (elegante e incisiva, una <span class="s1">delle migliori variazioni sul tema assaggiate </span><span class="s1">ultimamente); <em>Rombo pescato in due servizi</em>: </span><span class="s1">il primo è una terrina di testa e i suoi condi</span><span class="s1">menti, con brodo leggero di ali, il secondo è </span><span class="s1">un filetto cotto arrosto al burro di crostacei, </span><span class="s1">porri fondenti e zabaione iodato. Un duetto </span><span class="s1">semplicemente magistrale.</span></p>
<p class="p5"><span class="s1">La sommelier, gio</span><span class="s1">vanissima, non sbaglia un abbinamento, tra </span><span class="s1">etichette mainstream e referenze di nicchia. </span><span class="s1">Il mattino successivo, su suggerimento dello </span><span class="s1">stesso Paternollo, provo le viennoiseries a co</span><span class="s1">lazione: il pain suisse è di quelli che ti cambia</span><span class="s1">no (in meglio) la giornata.</span></p>
<figure id="attachment_203861" aria-describedby="caption-attachment-203861" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-203861" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/la-sala-di-Pellico-3-il-ristorante-gastronomico-di-Park-Hyatt-Milan.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-203861" class="wp-caption-text">La sala di Pellico 3, il ristorante gastronomico di Park Hyatt Milan</figcaption></figure>
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		<title>Quando il design diventa ingrediente: da Muro agli altri</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/quando-il-design-diventa-ingrediente-da-muro-agli-altri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 11:09:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design Challenge]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Muro]]></category>
		<category><![CDATA[ristorazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono persone che, quando mangiano fuori, non cercano un’esperienza, ma un pasto: ecco, non è di loro che parleremo in queste righe, dove il piatto, a pranzo come a cena, non è che l’inizio. Succede nei ristoranti dove il design è alla base dell’identità del locale: a volte come connubio tra la proprietà e l’offerta, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono persone che, quando mangiano fuori, non cercano un’esperienza, ma un pasto: ecco, non è di loro che parleremo in queste righe, dove il piatto, a pranzo come a cena, non è che l’inizio. Succede nei <strong>ristoranti dove il design è alla base dell’identità del locale:</strong> a volte come connubio tra la proprietà e l’offerta, altre come ingrediente visibile nella disposizione degli ambienti. Il design, in questo senso, <strong>è un alleato che plasma l’identità del locale, orienta la fruizione e costruisce impressioni</strong>.</p>
<h2>Muro a Torino, firmato da Velvet Design</h2>
<p>Ne sanno qualcosa studi di architettura come<strong> Velvet Design</strong>, che da qualche anno non si limita a disegnare ristoranti, ma entra nel cuore dei progetti, fino a diventarne socio operativo: in Italia è un caso non così diffuso. Parliamo di <strong>Muro</strong>, osteria torinese in cui lo studio guidato da <strong>Gianluca Bocchetta</strong> ha realizzato un progetto che è scenografico quanto comunicativo. «All’inizio del nostro percorso era difficile conciliare l’idea, il design e l’investimento», racconta Bocchetta. «Ma oggi abbiamo imparato a leggere ogni metro quadro come una possibilità, un valore. La moda ce lo ha insegnato: l’esposizione conta quanto il contenuto. E nel food è esattamente la stessa cosa».</p>
<p>Velvet Design ha firmato progetti per locali come <strong>Fra Diavolo</strong>,<strong> La Pista</strong>,<strong> We Grill</strong>, e l’ultimo è <strong>Tan Street</strong>, un locale tra Asia contemporanea e design narrativo nel cuore di Torino. È con Muro, però, che vediamo una visione quasi curatoriale dello spazio: quando si entra, l’impressione è quella di accedere a un luogo underground, sorprendente, e anche spiazzante. C’è un contrasto tra l’eleganza di certi aspetti e l’utilizzo dei tag tipici della street art, che insieme offrono una dimensione omogenea e sofisticata ai clienti.</p>
<figure id="attachment_203811" aria-describedby="caption-attachment-203811" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-203811 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/FW_web2-1.png" alt="Design" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-203811" class="wp-caption-text">Un piatto di Muro, ph. Elisabetta Riccio</figcaption></figure>
<p>In un ristorante, l’esperienza si disegna anche attraverso i piatti, e da Muro il loro valore assume lo stesso peso del contenitore: la cucina è immediata, di garbo e nello stesso tempo non piatta. Come i <strong>tagliolini con fave, piselli e pecorino</strong> avvolti dagli aromi del burro alle erbe, o le <strong>costine al forno</strong>, valorizzate dal chimichurri e stemperate dal cavolo cappuccio: tocchi che al cliente sembrano invisibili, ma che portano equilibrio e freschezza ai piatti.</p>
<p>Anche gli equilibri migliori hanno screziature: design e funzionalità in alcuni casi vanno a braccetto, mentre a volte incontrano il capitolo di spesa che ogni ristoratore teme di più, quello dei pannelli fonoassorbenti. Da Muro <strong>l’acustica è chiassosa:</strong> un effetto ricercato, ma anche un privilegio dato all’estetica, e a materiali come specchi e vetri, e al budget. La fonoassorbenza, afferma Bocchetta, incide anche il 20/30 % sull’investimento.</p>
<h2>Dove il cibo incontra il design, a Roma e Milano</h2>
<p>Il matrimonio col design non è un caso isolato. In Italia – e non solo – fioriscono sempre più ristoranti dall’unione tra architettura e imprenditoria gastronomica. Non società vere e proprie come quelle di Muro, ma collaborazioni dove studi e architetti collaborano fin dalle prime fasi per disegnare spazi che funzionano, e comunicano.</p>
<p>A Milano c&#8217;è <strong>FAAK</strong>, il ristorante di <strong>Viviana Varese</strong>, progettato dallo studio<strong> B-arch</strong>. Lo spazio unisce pizzeria, pasticceria, panetteria, brace e bar in un ambiente materico e vibrante, dove ferro, legno nero e ceramica costruiscono un’estetica semplice ma radicale. Il <strong>Campus Ecooking</strong> di <strong>Luigi Cassago,</strong> sempre a Milano, è un progetto ambizioso che integra architettura – firmata dal Renzo Piano Building Workshop –, wellness, formazione e alta cucina.</p>
<p>A Roma, <strong>Shell Libreria Bistrot</strong>, firmato da <strong>Schiattarella Associati</strong>, nasce in una vecchia officina e si trasforma in un rifugio letterario e gastronomico, dove scaffali di libri e cucina naturale convivono in un’atmosfera intima e calda. Mentre <strong>Naessi Studio</strong> ha progettato il nuovo <strong>Santo Palato </strong>di <strong>Sarah Cicolini,</strong> dimostrando come uno studio di design sia funzionale anche per una trattoria, ad esempio quando disegna i tavoli per ottenere più coperti o crea una sala al piano inferiore che diventa insieme privé e spazio per eventi e lezioni di cucina.</p>
<h2>Una questione di famiglia</h2>
<p>C’è poi un altro caso ancora: quello in cui il design e l’architettura sono una passione di famiglia e non un mestiere, ma questo non impedisce di lavorare sui materiali e sui colori per trasmettere una certa sensazione. <strong>Vittoria Vitali</strong> del ristorante <strong>Serra di Quartiere</strong> a Milano ci racconta che è stata soprattutto la madre la firma di questo locale che parla di casa e di tranquillità: dalla scelta del marrone per le pareti, alle luci di legno svedesi, al bancone di pietra di Vicenza. L’attenzione al dettaglio, d’altronde, è appannaggio di sempre più clienti da qualche anno a questa parte. Impegnarsi in prima persona per raggiungere quella cura non è per tutti: ci vuole magari più tempo, ma il design domestico, in casi come questo, dona un tocco certamente unico e sofisticato.</p>
<figure id="attachment_203812" aria-describedby="caption-attachment-203812" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-203812" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/FW_web3.png" alt="design" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-203812" class="wp-caption-text">Serra di Quartiere, il locale di Vittoria Vitali a Milano</figcaption></figure>
<p>Altro esempio a Gabicce Monte, con <strong>Dalla Gioconda</strong>: anche qui il progetto è di famiglia, curato dalla coppia formata da <strong>Stefano Bizzarri e Allegra Tirotti Romanoff</strong>, ex fashion designer. Il locale rappresenta un caso virtuoso di sostenibilità e design: premiato con la stella verde Michelin, è il primo ristorante in Italia certificato plastic-free.</p>
<h2>La contaminazione arriva anche in hotel</h2>
<p>Insieme ai ristoranti, a farsi contaminare dal design ci sono anche diversi ristoranti d&#8217;albergo: <strong>It Maison</strong> a Milano all’interno del <strong>VMaison Boutique Hotel</strong>, che offre un ambiente elegante curato dallo stesso studio che ha progettato l’hotel. Oppure, <strong>Beefbar Milano</strong>, all’interno dell’hotel <strong>Portrait Milano</strong>, è un gioiello firmato Humbert &amp; Poyet, che gioca con riferimenti anni Quaranta e Sessanta per un risultato scenografico e sofisticato.</p>
<p>Non è solo questione di bellezza e fascino: una buona progettazione ha due enormi vantaggi. Il primo è di riuscire a <strong>trasmettere l’identità di un locale attraverso sensazioni che rimangono impresse</strong>. La seconda è saper <strong>valutare il volume dell’investimento</strong>, laddove chi progetta conosce i costi e le aziende che ruotano intorno alla parte tecnica, alla cucina, e agli impianti.<br />
<strong>Il design è una forma di cura, di visione e di relazione: col cliente, e con chi investe</strong>. Due cose non da poco, per chi fa da mangiare.</p>
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		<title>YEZI, cucina panasiatica e cocktail da globetrotter nel ristorante di un nuovo hotel di design a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2025 12:24:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Accanto agli storici Horti Sallustiani, lo scorso 6 marzo è nato un nuovo polo d’attrazione per amanti della gastronomia, della mixology e dell’arte contemporanea. Si chiama YEZI ed è molto più di un ristorante: è un’esperienza culturale racchiusa nei raffinati spazi del nuovissimo art’otel Rome Piazza Sallustio, albergo di design che promette di diventare un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="" data-start="249" data-end="727">Accanto agli storici Horti Sallustiani, lo scorso 6 marzo è nato un nuovo polo d’attrazione per amanti della gastronomia, della mixology e dell’arte contemporanea. Si chiama <strong data-start="439" data-end="447">YEZI</strong> ed è molto più di un ristorante: è un’esperienza culturale racchiusa nei raffinati spazi del nuovissimo <strong data-start="565" data-end="599">art’otel Rome Piazza Sallustio</strong>, albergo di design che promette di diventare un punto di riferimento per l&#8217;ospitalità e la creatività nella Città Eterna.</p>
<p class="" data-start="729" data-end="1448">Il progetto architettonico porta la firma di <strong data-start="774" data-end="788">Eyal Shoan</strong> di Digital Space, ma è l’arte di <strong data-start="822" data-end="838">Pietro Ruffo</strong> – artista romano di fama internazionale, recentemente nominato &#8220;Artista dell’Anno&#8221; da <em data-start="925" data-end="937">Inside Art</em> – a dare carattere e anima agli spazi. Le sue opere sono disseminate dappertutto: dalla suggestiva <strong data-start="1048" data-end="1078">Library of the Map of Rome</strong>, ispirata ai suoi studi sulla Biblioteca Apostolica Vaticana, fino agli <strong data-start="1151" data-end="1163">azulejos</strong> della terrazza che raccontano le <em data-start="1197" data-end="1220">Costellazioni di Roma</em>. Nella sala privata, invece, a catturare lo sguardo è <em data-start="1275" data-end="1288">Antropocene</em>, monumentale riflessione visiva sui rapporti tra uomo e natura.</p>
<figure id="attachment_203603" aria-describedby="caption-attachment-203603" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-203603" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/selezione-di-piatti-dal-menu-di-YEZI.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-203603" class="wp-caption-text">alcuni dei piatti di ispirazione panasiatica di YEZI</figcaption></figure>
<p class="" data-start="1450" data-end="1900">Ma la bellezza di YEZI non è solo da ammirare: è da gustare. La proposta gastronomica ruota attorno all’essenza condivisa della <strong data-start="1578" data-end="1601">cucina Pan-Asiatica</strong>, filtrata dalla visione del <strong data-start="1630" data-end="1661">concept chef Werner Seebach</strong>, già firma creativa in celebri indirizzi londinesi come Roka, Sushi Samba e Chino Latino. A guidare la brigata romana è <strong data-start="1785" data-end="1811">Giordano Gianforchetti</strong>, nome noto della ristorazione capitolina con esperienze al Wunderkammer e al J.K. Place che fonde le sue esperienze nell&#8217;urbe in perfetto stile panasiatico come una sfilza di <strong data-start="1902" data-end="1913">dim sum </strong>in diverse consistenze e cotture, da quelli alla piastra a quelli al vapore, ma ci sono anche le versioni fritte e al forno, e degli ottimi <strong data-start="1902" data-end="1913">spiedini di bavetta</strong> di manzo con dressing al Aji Panca (peperoncino tipico del Perù)</p>
<p class="" data-start="2138" data-end="2609">Un capitolo a sé merita il <strong data-start="2165" data-end="2181">cocktail bar</strong>, punto di forza di YEZI. Curato dal <strong data-start="2218" data-end="2258">group bar manager Alessandro Manello</strong> e dal <strong data-start="2265" data-end="2304">head of mixology Gianluca Mantovani</strong>, il bancone è operativo già alle 11 del mattino e propone <strong>una drink list che è un vero &#8220;atlante liquido&#8221;</strong>. Mentre nel format di Zagabria la cocktail list è sui cinque elementi, i drink a Roma prendono i nomi dalle antiche rotte, da quella della seta a quella delle spezie, che conducevano a Roma, reinterpretate attraverso ingredienti esotici e tecniche di miscelazione contemporanee. Ogni cocktail fa da ponte tra civiltà, come tributo miscelato alla stratificazione culturale della Capitale. Dal <em>Silk Road</em>, che crea un link con l&#8217;Asia, un twist sul chai latte, base whisky con tecnica del milk washing che chiarifica il drink, all&#8217;<em>Amber Road</em>, che punta verso il nord Europa con aghi di pino e abete rosso che rilasciano sentori di resina, più vodka. Accanto, escono dei dry snack home-made – buonissime le nuvole di drago da intingere in una salsa piccante a parte.</p>
<figure id="attachment_203602" aria-describedby="caption-attachment-203602" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-203602" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/i-dolci-di-YEZI.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-203602" class="wp-caption-text">una piccola selezione di dolci dal menu di YEZI</figcaption></figure>
<p class="" data-start="2611" data-end="3141">Accanto alla mixology, YEZI rivela una sorprendente <strong data-start="2663" data-end="2686">vocazione per il tè</strong> e la <strong data-start="2692" data-end="2730">pasticceria d’ispirazione asiatica</strong>. Seguendo la filosofia delle tradizionali <strong data-start="2773" data-end="2786">Tea House</strong>, il locale propone una selezione di miscele pregiate e monorigine provenienti da Cina, Giappone e Taiwan. A completare l’offerta al cucchiaio, una pasticceria raffinata che fonde Oriente e Occidente: da non perdere il <strong data-start="2993" data-end="3022">Parfait Ibisco e Vaniglia</strong>, la <strong data-start="3027" data-end="3054">Mousse al Matcha e Yuzu</strong>, una <strong data-start="3061" data-end="3086">selezione di macarons</strong> che giocano con i profumi asiatici in chiave francese e i <strong>mini coni </strong>riempiti con palline di gelato fatto in casa.</p>
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		<title>Perché la nascita di un nuovo giornale è sempre un successo. Di tutti</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/perche-la-nascita-di-un-nuovo-giornale-e-sempre-un-successo-di-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 10:41:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando nasce un nuovo giornale, non si tratta solo di inchiostro e pagine, o di pixel che prendono forma. Un nuovo giornale non è mai solo un prodotto editoriale: è un atto di fiducia nel futuro dell’editoria, nei lettori (in questo caso è reciproca) e nei nostri colleghi. È un segnale, positivo per tutti: significa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Quando nasce un nuovo giornale, non si tratta solo di inchiostro e pagine, o di pixel che prendono forma. Un nuovo giornale non è mai solo un prodotto editoriale: è un atto di fiducia nel futuro dell’editoria, nei lettori (in questo caso è reciproca) e nei nostri colleghi. È un segnale, positivo per tutti: significa che c&#8217;è ancora voglia di raccontare, scoprire e condividere. E di farlo con coraggio e ambizione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è proprio con questo spirito che siamo orgogliosi di annunciare il debutto </span><i><span style="font-weight: 400;">Travel + Leisure Italia</span></i><span style="font-weight: 400;">, l’edizione della celebre rivista americana che ha scritto la storia dei racconti di viaggio e dell’alta ospitalità e che, finalmente, parla anche la nostra lingua. Nata negli Stati Uniti nel 1971, </span><i><span style="font-weight: 400;">Travel + Leisure </span></i><span style="font-weight: 400;">è edita da <strong>Dotdash Meredith</strong> e oggi è diretta da <strong>Jacqui Gifford</strong> che, con professionalità e personalità, contribuisce a rendere la testata un punto di riferimento nel settore a livello globale. Con questa aspirazione al bello e al nuovo, il nostro <strong>gruppo editoriale Dg.it</strong>  accoglie questo nuovo progetto capitanato da <strong>Federico De Cesare Viola</strong>, già direttore responsabile di Food&amp;Wine Italia, che guiderà una squadra di collaboratori appassionati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’arrivo di </span><i><span style="font-weight: 400;">Travel + Leisure Italia</span></i><span style="font-weight: 400;"> è un invito a mettersi in viaggio (anche solo con la fantasia), a sognare nuove mete e a trasformare ogni avventura – vicina o lontana – in un’occasione per guardare il mondo con occhi diversi. Se fin qui vi abbiamo incuriosito, le notizie le trovate sul sito web: <strong>da oggi è online la versione digitale del magazine</strong> (segnatevi l’indirizzo: <em><a href="https://travelandleisureitalia.com" target="_blank" rel="noopener">www.travelandleisureitalia.com</a></em>), mentre bisognerà attendere gli inizi di febbraio per sfogliare <strong>il primo numero del cartaceo</strong> (uscirà a cadenza trimestrale) che sarà dedicato alle città con uno speciale su Roma. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con </span><i><span style="font-weight: 400;">Travel + Leisure Italia,</span></i><span style="font-weight: 400;"> l’invito è a partire insieme. Prepariamoci: il viaggio comincia ora. </span></p>
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		<title>Sette indirizzi romani dove assaporare la Dolce Vita estiva</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/sette-indirizzi-romani-dove-assaporare-la-dolce-vita-estiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 13:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli anni passati abbiamo imparato il significato – e il valore – del termine staycation che, soprattutto in estate, torna in auge invitando i cittadini a spogliarsi delle vesti abituali per calarsi nei panni dei turisti. Il traffico si attenua, l’atmosfera si fa più distesa e l’occasione è quella giusta per riscoprire il fascino della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli anni passati abbiamo imparato il significato – e il valore – del termine staycation che, soprattutto in estate, torna in auge invitando i cittadini a spogliarsi delle vesti abituali per calarsi nei panni dei turisti. Il traffico si attenua, l’atmosfera si fa più distesa e l’occasione è quella giusta per riscoprire il fascino della Città Eterna che, anche nei mesi estivi, non dorme mai. A rallegrare le serate romane sono soprattutto gli hotel che, oltre ad accogliere i turisti, spalancano le porte ai locali offrendo un fitto calendario di eventi in grado di infondere il buonumore e prendere per la gola con insoliti percorsi degustazione alla scoperta di sfiziosi pairing e spettacoli coinvolgenti, tra tramonti infuocati e un romantico cielo stellato.</p>
<h5>L’arte della mixology: la masterclass dell’Hotel Splendide Royal</h5>
<p>Non solo spettatori ma anche protagonisti: Adèle, esclusivo sky bar sul rooftop dell’Hotel Splendide Royal, invita a vivere serate esperienziali misurandosi con l’arte della mixology. Ogni giorno è possibile partecipare all’Adèle Full Experience, una masterclass privata che, sotto la guida del bar manager Giovanni Faedda, attraverso una vera e propria full immersion svela i segreti del mondo della miscelazione. Dalle ore 17 alle 22, step by step, usando un’attrezzatura professionale, i partecipanti – due per ogni sessione – avranno modo di dare sfogo alla propria creatività e creare tre cocktail da abbinare ad altrettante proposte culinarie firmate dall’executive chef Stefano Marzetti. Per prendere parte alla masterclass, la prenotazione è obbligatoria. Il costo dell’esperienza è di 180 euro a persona.</p>
<h5>Hotel Eden, tra musica e arte</h5>
<p>Fino al 25 agosto l’Hotel Eden, storico albergo cinque stelle lusso di Dorchester Collection, si apre all’arte ospitando lo spin-off della mostra temporanea <em>Timeless Time</em> – in corso presso Palazzo Bonaparte – allestita negli spazi de La Libreria. Al suo interno è possibile ammirare gli scatti del celebre fotografo Vincent Peters che, nel corso degli anni, ha immortalato celebrities del calibro di Monica Bellucci, Penelope Cruz, Emma Watson e Adriana Lima. L’esposizione ha fatto da musa ispirando i barman dell’Hotel Eden che, proprio per l’evento, hanno creato il Timeless Time, un cocktail fresco a base di agrumi. Il venerdì e il sabato, inoltre, dalle ore 19 alle 22, La Libreria delizia con sessioni di musica dal vivo con un ampio repertorio pop, italiano e internazionale. Spostandosi nel Giardino Bar, per tutto il periodo estivo verrà servito il Negroni Basilico e Bergamotto, un drink fresco e dissetante a base di Campari, Tanqueray gin, liquore al bergamotto Quaglia e Carpano Antica Formula Vermouth da sorseggiare ammirando lo skyline cittadino.</p>
<h5>In alto i calici al Rome Cavalieri</h5>
<p>Si respira aria di novità al Rome Cavalieri dove ha inaugurato il Patio 101, il pop-up restaurant serale a bordo piscina realizzato in collaborazione con Moët &amp; Chandon, una location piena di stile ideale per aperitivi e cene esclusive. In menu si trova una ricercata selezione di drink come il Moët &amp; Chandon Summer Cocktail, un matrimonio vincente tra il Reserve Impérial, gin, limone e zucchero. Lato food, l’offerta spazia dalle proposte di mare – con sushi, crudo di pesce, ostriche e sauté e fritture – alle selezioni di terra con burger e tagliata al galletto passando per l’immancabile pizza, piatto democratico declinato in chiave insolita, come dimostrano la Gamberi, condita con avocado, gamberi, pomodorini, paprika e scorza di limone, o la Porchetta e Patate. A chiudere in bellezza, ci sono sempre le prelibatezze del pastry chef Dario Nuti. Tra le novità anche le nuove &#8220;isole&#8221; allestite nell’area piscina che permettono alla clientela di rilassarsi su comodi lettini in compagnia di rinfrescanti cocktail accompagnati da spiedini di frutta e sfiziosi snack.</p>
<h5>Cinema en plein air al Radisson Collection Hotel, Roma Antica</h5>
<p>Il cinema sbarca in hotel: il Modius Cinema Paradiso, un salotto en plein air allestito presso Modius &#8211; Terrazza, il cocktail bar all’ultimo piano del Radisson Collection Hotel Roma Antica, fino al 17 luglio permetterà di rivedere pellicole che hanno come fil rouge proprio l’ambientazione nella Città Eterna: da &#8220;To Rome with love&#8221; (2 e 3 luglio) a &#8220;Il marchese del Grillo&#8221; (9 e 10 luglio), passando per &#8220;Il Gladiatore&#8221; (16 e 17 luglio). Durante la proiezione, si potranno stuzzicare pop corn e ma anche qualcosa di più sostanzioso pensato dall’executive chef Simone Frezzotti che prevede proposte come il risotto cozze e Gin Tonic, il boccone di pollo e peperoni, calamari fritti, con paprika, lime e jalapeño, la focaccia con mortadella, il tutto da abbinare ai drink realizzati dai bartender dell’albergo. Il costo è pari a 35 euro per persona. Si prenota su <a href="https://www.eventbrite.it/e/aperitivo-cinema-tickets-932332841627?aff=ebdshpsearchautocomplete&amp;keep_tld=1">eventbrite.com</a>.</p>
<h5>Serate danzanti al Rome Marriott Grand Hotel Flora</h5>
<p>Drink &amp; musica: è questo il format estivo del Flora Roof Restaurant &amp; Cocktail Bar, panoramica terrazza ospitata al 7 piano del Rome Marriott Grand Hotel Flora di via Veneto che, in perfetto stile Dolce Vita, a partire dal tramonto organizza nell’area lounge festosi aperitivi e after dinner circondati da una scenografia d’eccezione. Il giovedì e il sabato ad animare la scena sono le sonorità house, pop e synthwave della dj producer d’origini australiane Camilla Green mentre il venerdì è dedicato alla musica live con piano e voce di Anthony Jaffa. Tra le proposte estive del bar manager Alessio Mercuri per brindare alla <em>joie de vivre</em> lo Stressless, un cocktail rinfrescante a base di Tito’s Vodka, butterfly pea tea syrup, lime, menta fresca e top di ginger beer.</p>
<h5>L’armocromia colora Palazzo Navona</h5>
<p>Nonostante sia Milano la capitale del fashion italiano, anche Roma è rinomata per essere una città alla moda. È proprio ai cultori dello stile che si rivolge Palazzo Navona, boutique hotel 4 stelle superior il cui Rooftop fa da sfondo all’Happy Colors and Happy Cocktails, un evento dedicato tanto ai clienti della struttura quanto agli esterni che, guidati dalla style coach Tania Mazzoleni, con un occhio volto alle bellezze della città eterna, attraverso un percorso guidato possono conoscere la stagione cromatica di appartenenza. Ad accompagnare l’esperienza, il signature cocktail Desìo pensato per rendere omaggio alle città in cui sono presenti le strutture a marchio Desìo Charming Hotels: a caratterizzarlo un sapiente mix di gin Seven Hills, distillato a base di erbe botaniche che crescono sui sette colli della Capitale, note di Vermouth Carpano extra dry e il liquore Strega che al suo interno contiene erbe e zafferano, ingrediente caro alla cultura culinaria meneghina. In chiusura un’aria di limone e sambuca arricchito da petali di oro 24K. L’esperienza (disponibile su richiesta) è valida per due persone e ha una durata di due ore per un costo di 200 euro.</p>
<h5>Il Rooftoop del Mama Shelter rende omaggio al Luna Park</h5>
<p>L’estate del Mama Shelter si sposta sul Rooftop dove si respira un clima di pura spensieratezza. L’hotel, caratterizzato da un design irriverente e da un animo esuberante, celebrala creatività e la libertà di espressione in chiave giocosa come dimostra il menu dei signature cocktail ispirato al tema del Luna Park. Ogni drink rimanda infatti a un’attrazione tipica dei parchi divertimento: il Niagara Colada (a base di rum al cocco e soda di ananas) catapulta alla volta di avventurosi canyon mentre il Mexican House (sapiente mix tra spicy avocado e tequila) con il suo gusto fresco e speziato rimanda ad atmosfere tipicamente western. A rendere la cena un momento di vera e propria convivialità è la formula dine-sharing che invita i commensali a riscoprire il piacere della condivisione. Degno di nota è il carretto dei gelati, rigorosamente home made e a base di ingredienti stagionali. Oltre a un’interessante offerta culinaria, l’hotel anima le serate romane con un fitto calendario di eventi che, ogni settimana, intrattengono gli ospiti con dj-set, spettacoli e performance di artisti di strada.</p>
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