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	<title>pane Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>pane Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Guida semplice per il pane fatto in casa</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/guida-semplice-per-il-pane-fatto-in-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paige Grandjean]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 06:58:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[impasto]]></category>
		<category><![CDATA[lievito madre]]></category>
		<category><![CDATA[maglia glutinica]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pane a lievitazione naturale è stato per molti progetto, hobby e terapia durante la pandemia di Covid-19. Prendersi cura del lievito madre, rinfrescarlo, impastare e sfornare pagnotte è stato il modo in cui tantissime persone occupavano le proprie giornate nel lockdown. Era un’attività impegnativa, e questo la rendeva perfetta. Ma con il diminuire delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong>Il pane a lievitazione </strong><span class="s1"><strong>naturale</strong> è sta</span>to per molti progetto, hobby e terapia durante la pandemia di Covid-19. Prendersi cura del lievito madre, rinfrescarlo, impastare e sfornare pagnotte è stato il modo in cui tantissime persone occupavano le proprie giornate nel lockdown. Era un’attività impegnativa, e questo la rendeva perfetta. Ma con il diminuire delle restrizioni e la ripresa dei ritmi pre-pandemici, panificare in casa sembrava sempre più arduo. Eppure, il pane a lievitazione naturale non deve per forza prendere il sopravvento sulla vostra vita, non richiede troppa pianificazione, e il processo si può adattare ai vostri impegni quotidiani.</p>
<p class="p2">Questo pane ha un sapore leggermente acidulo, dovuto all’ingrediente più importante: il <strong>lievito madre</strong>. Questo composto vivo, ricco di lieviti naturali e batteri lattici, si combina dapprima con acqua e farina per creare un prefermento, che dona al pane gusto e lievitazione. Una volta che è raddoppiato in volume, si impastano ulteriori farina e acqua e si lascia a riposare per 30 minuti. Questo passaggio fondamentale, prima dell’aggiunta del sale, permette alla farina di idratarsi completamente e sviluppare il glutine. Come per altri pani, è una <strong>maglia glutinica</strong> ben formata a creare l’alveolatura e la consistenza; anziché richiedere una lavorazione lunga, questo impasto si sviluppa con una serie di <strong>pieghe</strong> effettuate nel giro di qualche ora.</p>
<p class="p2">Il processo è molto semplice, e permette all’impasto di sviluppare la maglia glutinica e il sapore lentamente, mentre le pieghe aiutano a intrappolare i gas che si formano naturalmente, dando un risultato finale ben alveolato e leggero. Una volta che avete formato la pagnotta, potete decidere se cuocerla direttamente o farla riposare in frigo per una notte. Se il tempo a disposizione ve lo permette, noi consigliamo il <strong>riposo</strong>, per un sapore più complesso e interessante. Infine, cuocete il pane fino a quando la <strong>crosta</strong> diventa di un colore bruno-dorato intenso, e sviluppa delle vescicole in superficie. Questa ricetta è la prova che fare del buon pane in casa è possibile, anche nelle giornate più impegnative.</p>
<p class="p2"><strong>Preparare il prefermento</strong></p>
<p class="p1">Dissolvete il lievito madre in acqua tiepida e aggiungete la farina. Coprite e fate riposare fino a quando non raddoppia in volume.</p>
<p><strong>Preparare l&#8217;impasto</strong></p>
<p class="p1">Aggiungete acqua tiepida e farina al prefermento e impastate con le mani. Coprite e lasciate riposare per 30 minuti. Dopodiché aggiungete il sale e altra acqua tiepida.</p>
<p><strong>Fare le pieghe</strong></p>
<p class="p1">Fate riposare l’impasto, coperto, a temperatura ambiente, fino a quando aumenta in volume. Ogni 30 minuti, fare le pieghe tirando una porzione per volta e ripiegandola.</p>
<p><strong>Formare il panetto</strong></p>
<p class="p1">Aiutandovi con un tarocco, pirlate il pane, raccogliendolo in una palla. Adagiatelo in una ciotola rivestita con un panno di lino, o in un cestino da panificazione.</p>
<p><strong>Incidere l&#8217;impasto</strong></p>
<p class="p1">Adagiate l’impasto riposato su un foglio di carta forno e, usando una lama da pane o un coltellino, praticate un’incisione lunga circa 15 cm sulla superficie.</p>
<p><strong>Cuocere</strong></p>
<p class="p1">Trasferite l’impasto in una pentola in ghisa. Coprite e cuocete fino a quando aumenta il volume. Togliete il coperchio e proseguite la cottura fino a quando il pane risulta dorato.</p>
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		<title>Pane a lievitazione naturale</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pane-a-lievitazione-naturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paige Grandjean]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 06:15:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Impasti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Preparate il prefermento: in una ciotola, mescolate il lievito madre nell’acqua tiepida fino a quasi totale dissoluzione. Aggiungete la farina e mescolate fino a quando viene assorbita completamente. Coprite con un panno e lasciate a temperatura ambiente fino a quando raddoppia in volume e si formano delle bolle sulla superficie, 2-3 ore. 2. Preparate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong>1. Preparate il prefermento:</strong> in una ciotola, mescolate il lievito madre nell’acqua tiepida fino a quasi totale dissoluzione. Aggiungete la farina e mescolate fino a quando viene assorbita completamente. Coprite con un panno e lasciate a temperatura ambiente fino a quando raddoppia in volume e si formano delle bolle sulla superficie, 2-3 ore.</p>
<p class="p1"><strong>2. Preparate l’impasto:</strong> aggiungete 284 g di acqua tiepida al prefermento, e mescolate fino a farlo quasi dissolvere. Aggiungete la farina e impastate con le mani fino a quando non rimane più farina asciutta. Coprite la ciotola con un panno e fate riposare a temperatura ambiente per 30 minuti.</p>
<p class="p1">3. Cospargete la superficie con il sale, e aggiungete l’acqua tiepida rimasta (56 g). Incorporate sale e acqua nell’impasto fino a quando diventa omogeneo, 2-4 minuti. Inizialmente l’impasto sarà grumoso, ma dopo poco ritornerà liscio e omogeneo.</p>
<p class="p1">4. Coprite e fate riposare a temperatura ambiente fino a quando l’impasto risulta liscio, elastico e di un volume maggiore, circa 3-4 ore. Ogni 30 minuti, praticate delle pieghe stretch and fold: con le mani umide, afferrate un lato dell’impasto, sollevatelo (stretch) fino a quando non inizia a resistere, e piegatelo sull’impasto (fold). Ruotate la ciotola di 90 gradi e ripetete il movimento altre 3 volte, per un totale di 4 pieghe ogni 30 minuti.</p>
<p class="p1">5. Cospargete leggermente di farina la superficie del pane. Rovesciate l’impasto sul piano di lavoro. Aiutandovi con un tarocco (spatola da panificazione) e usando i vostri palmi, pirlate l’impasto, tra- scinandolo sul piano e ruotandolo di 90 gradi ogni volta. Ripetete il processo 4 o 5 volte. Coprite con un canovaccio e lasciate riposare per 30 minuti.</p>
<p class="p1">6. Infarinate leggermente la superficie del pane e ripetete lo step 5 fino a ottenere una pagnotta soda. Lasciate riposare un minuto. Nel frattempo, rivestite un cestino da lievitazione o una ciotola di circa 20 cm di diametro con un tovagliolo di lino pulito. Cospargete generosamente con farina di riso.</p>
<p class="p1">7. Sollevate l’impasto dal piano di lavoro usando il tarocco o le mani, e adagiatelo al contrario nel cestino, cioè con la superfi- cie tonda della pagnotta a contatto con il fondo. Coprite con un canovaccio e lasciate riposare a temperatura ambiente per circa 30 minuti. Procedete con lo step 8 se volete cuocerlo già, altrimenti coprite e lasciate riposare in frigorifero almeno 8 ore fino a un massimo di 18.</p>
<p class="p1">8. Scaldate il forno a 260 °C per almeno 45 minuti, con la griglia nel terzo inferiore del forno. Mentre il forno si scalda, lasciate l’impasto a temperatura ambiente. Dopo 25 minuti, posizionate una pietra refrattaria o una pentola in ghisa con coperchio (Dutch oven) nel forno.</p>
<p class="p1">9. Scoprite l’impasto e, se la superficie è appiccicosa, cospargete con farina di riso. Rovesciate l’impasto su un foglio di carta forno. Usando una lametta o un coltellino affilato, incidete la superficie dell’impasto.</p>
<p class="p1">10. Facendo attenzione, togliete la pentola in ghisa dal forno e adagiatevi la carta forno con l’impasto. Coprite con il coper- chio e rimettete in forno. Riducete la temperatura a 230 °C e cuocete per 25 minuti, fino a quando il pane è aumentato di volume e la crosta è pallida. Togliete il coperchio e continuate a cuocere finché la superficie risulta marrone-dorata e croccante, e la temperatura interna del pane ha raggiunto i 96 °C, circa 8-14 minuti. Togliete dalla pentola, eliminate la carta forno e lasciate riposare su una gri- glia fino a completo raffreddamento, circa 2 ore. <em>— Paige Grandjean</em></p>
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		<item>
		<title>In Abruzzo nasce il &#8220;Pane del Parco&#8221; per salvare l’economia delle aree interne</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/in-abruzzo-nasce-il-pane-del-parco-per-salvare-leconomia-delle-aree-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 20:18:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Maiella]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo un alimento, ma un vero e proprio manifesto culturale. Si chiama Pane del Parco ed è l’ultimo, ambizioso progetto nato dalla collaborazione tra il Parco Nazionale della Maiella e Mercato del Pane (realtà parte del Gruppo Breaders). L’iniziativa mira a trasformare il legame tra terra, comunità e biodiversità in un prodotto tangibile, capace di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="4">Non solo un alimento, ma un vero e proprio manifesto culturale. Si chiama <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="91">Pane del Parco</b> ed è l’ultimo, ambizioso progetto nato dalla collaborazione tra il <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="175">Parco Nazionale della Maiella</b> e <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="207">Mercato del Pane</b> (realtà parte del Gruppo Breaders). L’iniziativa mira a trasformare il legame tra terra, comunità e biodiversità in un prodotto tangibile, capace di raccontare il territorio abruzzese in ogni sua fetta.</p>
<h2 data-path-to-node="5">Il &#8220;terroir&#8221; del pane: dai campi di Abbateggio alla tavola</h2>
<figure id="attachment_214754" aria-describedby="caption-attachment-214754" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-214754" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/una-pagnotta-di-Pane-del-Parco-con-il-lupo-impresso-sulla-crosta-omaggio-allanimale-iconico-della-Maiella-.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214754" class="wp-caption-text">una pagnotta di Pane del Parco con il lupo impresso sulla crosta, omaggio all&#8217;animale iconico della Maiella</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="6">Il cuore produttivo del progetto si trova ad <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="45">Abbateggio</b>, in provincia di Pescara, dove vengono coltivati segale e farro. L’intero processo è gestito internamente da Mercato del Pane, che cura ogni fase: dalla coltivazione biologica non convenzionale – che esclude arature e chimica per tutelare l’equilibrio del suolo – fino alla molitura dei grani, utilizzati sia per la creazione del lievito madre che per la panificazione.</p>
<p data-path-to-node="7">«Il Pane del Parco si avvicina al concetto di <strong>terroir</strong>, espressione tipica usata nel mondo del vino», spiega <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="89">Luigi Morsella</b>, co-founder di Mercato del Pane. «Racconta il luogo da cui proviene e le sue trasformazioni, rendendo percepibili le specificità ambientali e culturali che lo generano». Un legame col territorio sottolineato anche visivamente: sulla crosta del pane è impresso il <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="367">lupo</b>, icona emblematica della fauna della Maiella.</p>
<h2 data-path-to-node="8">Un progetto di &#8220;agricoltura attiva&#8221;</h2>
<p data-path-to-node="9">L&#8217;iniziativa non nasce isolata, ma si inserisce in una visione più ampia promossa dall&#8217;<strong>Ente Parco</strong>. L’obiettivo è sostenere le aree montane interne non solo come zone protette, ma come luoghi di <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="194">agricoltura attiva</b>.</p>
<p data-path-to-node="10">«Il cibo è una delle massime espressioni della cultura italiana e il pane», spiega <strong>Luciano Di Martino</strong>, direttore del Parco Nazionale della <span class="il">Maiella «</span><strong>è un elemento identitario forte</strong>. Attraverso questa iniziativa vogliamo rinnovare il nostro impegno nel sostenere le aree montane interne come luoghi di agricoltura attiva». Il Pane del Parco è considerato solo il primo passo di un percorso che punta a valorizzare una rete di eccellenze locali: legumi, miele, olio, vino da vitigni autoctoni, fino al recupero di varietà antiche di frutta e ortaggi. Il prodotto è già in vendita giornalmente presso i punti vendita di Mercato del Pane a <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="141">Chieti, Pescara, Montesilvano, San Silvestro e Francavilla al Mare</b>.</p>
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		<item>
		<title>Il pane del futuro riparte dal campo: tra rivoluzione urbana e resistenza rurale</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-pane-del-futuro-riparte-dal-campo-tra-rivoluzione-urbana-e-resistenza-rurale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 14:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Bread Religion]]></category>
		<category><![CDATA[Forni & Fornai•e]]></category>
		<category><![CDATA[Neogrania]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[Petra Molino Quaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pane sta cambiando profondamente perché sta evolvendo il modo in cui guardiamo al grano, alla terra e alle relazioni umane che rendono possibile trasformarlo in cibo. Se a inizio mese avevamo anticipato l&#8217;appuntamento di Sacred Bread, mostra fotografia milanese visitabile fino al prossimo 28 giugno, nei prossimi giorni l&#8217;Italia continua a diventare il palcoscenico [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Il <strong>pane</strong> sta cambiando profondamente perché sta evolvendo il modo in cui guardiamo al <strong>grano</strong>, alla <strong>terra</strong> e alle <strong>relazioni</strong> umane che rendono possibile trasformarlo in cibo. Se a inizio mese avevamo anticipato l&#8217;appuntamento di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/sacred-bread-mostra-pane-fabbrica-del-vapore-milano/" target="_blank" rel="noopener">Sacred Bread</a>, mostra fotografia milanese visitabile fino al prossimo 28 giugno, nei prossimi giorni l&#8217;Italia continua a diventare il palcoscenico di questa trasformazione attraverso <strong>due eventi</strong> che, pur nella loro diversità, convergono verso un&#8217;unica direzione: <strong>restituire centralità a un alimento che è sintesi di biodiversità e conoscenza</strong>.</p>
<h2 data-path-to-node="3">La visione di Bread Religion</h2>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214516" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/in-un-campo-di-grano.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="4">La decima edizione di <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="22">Bread Religion</b>, firmata da <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="49">Petra Molino Quaglia</b>, approda a <strong>Roma</strong> martedì <strong>19 maggio</strong> presso gli <strong>Archi di Claudio Golf Club </strong>all&#8217;interno del Parco degli Acquedotti. Al centro dell’incontro ci sarà il progetto di <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="178">Neogrania </b>che mira a costruire relazioni dirette tra chi coltiva popolazioni evolutive di grano e chi le trasforma. L&#8217;idea è quella di <strong>rendere accessibile una filiera agricola condivisa</strong> anche a chi non possiede terra o mulini, accelerando la diffusione della <strong>biodiversità cerealicola</strong> attraverso una rete di consapevolezza che unisce contadini, mugnai, panettieri e cuochi.</p>
<p data-path-to-node="4"><strong>Dalle ore 15 alle 18:30</strong>, si alterneranno tre momenti di confronto tra agricoltori, i migliori panificatori internazionali arrivati da Varsavia a Parigi e chef stellati del calibro di <strong>Giulio Terrinoni</strong> e <strong>Caterina Ceraudo</strong>. L&#8217;obiettivo di questi incontri è analizzare il pane attraverso tre lenti fondamentali: la terra intesa come origine, il forno come luogo della trasformazione tecnica e la cucina come spazio della firma gastronomica. A partire <strong>dalle ore 19</strong>, prenderà il via l&#8217;aperitivo sull’erba con <strong>12 panini d&#8217;autore</strong>. Queste creazioni, nate dalla <strong>collaborazione</strong> inedita<strong> tra coppie di panettieri e chef</strong>, come quella tra <strong>Heinz Beck </strong>e <strong>Roberta Pezzella</strong>, saranno realizzate esclusivamente con le farine della <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="879">Carta dei Grani </b>– una mappa viva che permette di risalire per ogni farina al nome dell’agricoltore e all&#8217;area di coltivazione –, mettendo in risalto l&#8217;identità unica di ogni raccolto.</p>
<p data-path-to-node="5">In questo contesto si muovono figure internazionali che interpretano il pane come un atto di responsabilità. <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="109">Vanessa Dezallé</b>, da Parigi, lo definisce un atto politico, un mezzo per riconnettere la città ai campi e per interrogarsi su quale sistema agricolo sosteniamo ogni giorno. Parallelamente, <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="297">Monika Walecka</b> a Varsavia trasforma la bakery in una piattaforma culturale dove il pane integrale e l&#8217;uso di grani come emmer e einkorn diventano un linguaggio per dialogare con la comunità urbana. Non meno rilevante è la visione di <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="530">Alberto Miragoli</b>, che da Madrid porta un rigore tecnico appreso oltreoceano per governare la complessità del processo produttivo senza mai perdere l&#8217;identità artigianale.</p>
<p data-path-to-node="6">Il legame con la terra si fa ancora più stretto nelle parole di <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="64">Giuseppe Li Rosi</b>, custode delle popolazioni evolutive in Sicilia, che vede il grano come un organismo vivo capace di adattarsi e cambiare nel tempo. Questa visione si specchia in quella del francese <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="263">Franck Perrault</b>, autentico <i data-path-to-node="6" data-index-in-node="290">paysan boulanger</i> che gestisce l&#8217;intera filiera dalla semina biologica alla cottura a legna, e in quella di <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="397">René van der Veer</b>, che nei Paesi Bassi panifica utilizzando quasi esclusivamente grani locali per preservare il valore nutrizionale e il legame con il paesaggio.</p>
<p data-path-to-node="7">Si discute di innovazione e sistemi di valore con <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="64">Chiara Quaglia</b> e <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="81">Piero Gabrieli</b>, che promuovono una filiera non basata sul prezzo ma sulla dignità del lavoro. La riflessione italiana si arricchisce anche del contributo di <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="232">Roberta Pezzella </b>che, nella sua panetteria a Frosinone, continua la ricerca sul lievito madre e sulla materia viva, dimostrando come la tecnica e la sensibilità possano generare prodotti di altissima digeribilità e carattere.</p>
<h2 data-path-to-node="7">La resistenza dell&#8217;Appennino</h2>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214517" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Comunita-Slow-Food-del-Grano-dellalto-Appennino-tra-Bologna-e-Firenze.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="8">Pochi giorni dopo, <strong>il 23 e 24 maggio</strong>, il baricentro della discussione si sposta sull&#8217;<strong>Appennino bolognese</strong> per <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="109">Forni &amp; Fornai•e</b>. A Monghidoro, il grano non è solo produzione ma una forma di permanenza nei territori montani. Attorno al <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="233">Forno Calzolari</b> e alla <strong>Comunità Slow Food del Grano dell&#8217;Alto Appennino</strong>, si celebra una filiera che resiste grazie ai &#8220;grani alti&#8221;, varietà tradizionali non nanizzate che hanno conservato profumi e aromi autentici.</p>
<p data-path-to-node="5">Il festival, come spiega il fornaio e promotore <strong>Matteo Calzolari</strong>, non è una semplice fiera ma una pratica condivisa che riattiva la tradizione del <strong>forno pubblico</strong> e dei <strong>mulini</strong> della <strong>Valle del Savena</strong>. Il programma del <strong>sabato</strong> si concentra su <strong>tavoli di lavoro tematici</strong> dedicati a sfide cruciali come il futuro del grano tra nuove tecniche e varietà antiche, la logistica creativa degli spacci contadini e le strategie di sopravvivenza agricola, momento che vedrà il confronto tra i quattro Biodistretti emiliani di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma.</p>
<p data-path-to-node="5">La giornata culminerà nella &#8220;veglia&#8221; serale, un rito collettivo di cena e musica che riprende l&#8217;antica usanza contadina degli incontri nelle stalle, per poi proseguire a mezzanotte con una passeggiata tra le lucciole e concludersi alle due del mattino con una sfornata collettiva notturna che inaugurerà il laboratorio rinnovato del Forno Calzolari. La <strong>domenica</strong> celebrerà il <strong>legame fisico con la terra</strong> attraverso la <strong>colazione nei campi</strong>, <strong>passeggiate guidate</strong> per il riconoscimento varietale e un <strong>mercato contadino</strong> d&#8217;Appennino, chiudendo con <strong>laboratori</strong> di impasto a mano e un brindisi finale accompagnato dall&#8217;orchestra.</p>
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		<title>Spazio, la &#8220;nuova via&#8221; del pane di Mauro Petronella ad Altamura</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/spazio-la-nuova-via-del-pane-di-mauro-petronella-ad-altamura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Danilo Giaffreda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 13:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[Altamura]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Petronella]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Brunch&Dinner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un successo annunciato, quello di Spazio Brunch&#38;Dinner ad Altamura. La fama di Mauro Petronella, talentuoso lievitista pugliese, ha preceduto l’apertura di quella che già in fase progettuale si prefigurava come la nuova, imperdibile meta dei foodie amanti della bakery e delle sue digressioni contemporanee. Quinta generazione di una nota famiglia di panificatori altamurani, Mauro si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un successo annunciato, quello di <strong>Spazio Brunch&amp;Dinner</strong> ad <strong>Altamura</strong>. La fama di <strong>Mauro Petronella</strong>, talentuoso lievitista pugliese, ha preceduto l’apertura di quella che già in fase progettuale si prefigurava come la nuova, imperdibile meta dei foodie amanti della bakery e delle sue digressioni contemporanee.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214263" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/il-team-di-Spazio-ad-Altamura.jpg" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p>Quinta generazione di una nota famiglia di panificatori altamurani, Mauro si distingue già da giovanissimo nel forno paterno in viale Regina Margherita, prendendo le distanze dalla tradizione e affermando la necessità di <strong>una nuova via al consumo del pane</strong>: meno spreco, diversificazione e selezione accurata delle farine – quelle di grani antichi e di piccoli molini le sue preferite – e, ultima ma non meno importante, l’esigenza del giusto prezzo. Distanze che inizialmente marcano quella, più sofferta, dal padre, ma poi, visti i risultati (i clienti che capiscono e scelgono la differenza, a prescindere dal prezzo), convincono quest’ultimo a prendere atto e riconoscere – ratificato da una insegna con la sua immagine e il suo nome davanti a uno degli ingressi – il valore della visione del figlio.</p>
<p>Evidentemente un solo riconoscimento non gli basta se, tra il lavoro in forno e le consulenze, comincia a immaginare insieme alla compagna<strong> Klausa Benga</strong>, sua musa e sodale, un nuovo spazio. Qui, la coppia vuole fondere l’arte bianca con una ristorazione più contemporanea: vino proposto senza formalismi, design identitario e un coinvolgimento totale del cliente.</p>
<h2>Un&#8217;anima divisa in due</h2>
<p>Inaugurato di recente, Spazio Brunch&amp;Dinner – questo il nome scelto dichiarando da subito la doppia tipologia dell’offerta – è la rappresentazione plastica del sogno di Mauro e Klausa, un microcosmo dove arte dell’accoglienza, tecnica, artigianato e cultura del territorio trovano nell’elegante minimalismo monocromatico, scelto dall’architetto <strong>Annalisa Massaro</strong>, il palcoscenico perfetto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214261" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Linsegna-di-Spazio-ad-Altamura.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p>Un ampio <strong>bancone</strong> in caldo travertino romano tagliato in falda occupa gran parte del piano terra su strada, ospitando da una parte sei dei dieci posti a sedere totali e dall’altra la parte operativa con la cucina a vista, la macchina del caffè e un frigo ferma lievitazione con i lievitati per il giorno dopo in bella vista. Il piano interrato ospita invece la cantina, spazio di decompressione per degustazioni lente e regno di Klausa, sommelier invaghita di vini e viti, che qui ha voluto privilegiare le referenze del cuore sue e di Mauro, con l’intento di completare e condividere così, senza filtri e sovrastrutture, il loro sguardo sul mondo dell’enogastronomia. Colori, luci, materiali e arredi tra loro diversissimi caratterizzano sensorialmente i due livelli, disvelando la loro anima: mediterranea, solare e sociale quella del piano terra; notturna, lunare e poetica, quella al piano inferiore.</p>
<h2>Cosa si mangia (e beve) da Spazio Brunch&amp;Dinner</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214260" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/La-proposta-di-Spazio-ad-Altamura.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p>Nonostante la consulenza iniziale di un professionista e l’imminente arrivo di un giovane chef altamurano con ricco background di esperienze di livello all’estero, l’offerta ristorativa di Spazio era e rimane un concetto corale e trasversale di competenze. Un gruppo ristretto ma affiatato di zoomer con esperienze trasversali nel settore cura l’anima e l’identità di Spazio condividendo scelte e stile narrativo.</p>
<p>Il pane e i lievitati di Mauro da una parte e le verdure fresche e di stagione della Murgia intorno, le uova di un piccolo allevatore locale, la panna di affioramento di latte di bufale di Stigliano trasformata in casa in burro e le carni di animali grass-fed concesse in esclusiva da un noto selezionatore altamurano dall’altra, danno vita – spesso combinandosi – a proposte autenticamente local e decisamente innovative.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214262" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/La-proposta-food-di-Spazio-ad-Altamura.jpg" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p>All’ora del <strong>brunch</strong>, oltre a irresistibili croissant, pain suisse, pain au chocolat e monkey bread, uova variamente interpretate e i classici toast e french toast, è possibile divertirsi gustando quiche e tarte tatin del giorno, insalate, hummus di fave e piselli freschi e un inedito Pane e Pomodoro, tutto accompagnato da nettari di frutta, infusi o un ottimo <strong>specialty coffee</strong> di un roaster della vicina Gravina di Puglia.</p>
<p>A <strong>cena</strong> la scelta, ardua, è tra una decina di proposte, tutte espresso, tra cui – imperdibili – le Frittelle di lampascioni, gli Gnumridd’ bbq con crema di canestrato, la Seppia, chimichurri e limone nero e, per chiudere in dolcezza, il carezzevole Flan vanille. In cantina, è possibile scegliere e gustare in autonomia con calici e cavatappi lasciati a disposizione o farsi guidare, al bancone, dai suggerimenti di Klausa. Attenti, però: la selezione non è tra bolle, bianchi, rossi e rosati, ma tra: frivoli, gioiosi, purpurei, estetici, luminosi e voluttuosi. Astenersi sedicenti aspiranti sommelier e tradizionalisti convinti.</p>
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		<title>Una ricerca per rendere il pane &#8220;meno cancerogeno&#8221;: la genetica contro l&#8217;acrilammide</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/grano-crispr-pane-acrilammide-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 16:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[acrilammide]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;acrilammide è uno degli spauracchi dei nostri giorni e non si tratta di ipocondria: mangiare panificati bruciati in eccesso può essere pericoloso e ci espone ad un aumento di possibilità di avere il cancro. Ovviamente tutto si basa sulla quantità e sulla durata dell&#8217;esposizione ma più si riduce il rischio, meglio è. In Inghilterra stanno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-69787c0f-6c48-8327-bfae-a092e2ca83ef-3" data-testid="conversation-turn-216" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<div class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal outline-none keyboard-focused:focus-ring [.text-message+&amp;]:mt-1" dir="auto" tabindex="0" data-message-author-role="assistant" data-message-id="66919be6-090b-481f-952a-e1e14f9e4559" data-message-model-slug="gpt-5-3" data-turn-start-message="true">
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<div class="markdown prose dark:prose-invert w-full wrap-break-word dark markdown-new-styling">
<p data-start="456" data-end="824">L&#8217;<strong>acrilammide</strong> è uno degli spauracchi dei nostri giorni e non si tratta di ipocondria: mangiare panificati bruciati in eccesso può essere pericoloso e ci espone ad un aumento di possibilità di avere il cancro. Ovviamente tutto si basa sulla <strong>quantità</strong> e sulla <strong>durata</strong> dell&#8217;esposizione ma più si riduce il rischio, meglio è. In <strong>Inghilterra</strong> stanno lavorando per ridurre a monte la capacità di sviluppo del composto. Uno studio condotto dal centro britannico <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Rothamsted Research</span></span></strong> propone una varietà di <strong>grano</strong> modificata attraverso editing genetico con l’obiettivo di ridurre la formazione di acrilammide durante la cottura.</p>
<h2 data-start="456" data-end="824">La genetica aiuta a ridurre il rischio dato dall&#8217;acrilammide</h2>
<p>Partiamo dal principio: l&#8217;acrilammide è un <strong>composto chimico</strong> che si forma naturalmente in alimenti amidacei (patate, pane, biscotti, caffè) durante cotture ad <strong>alte temperature</strong> (&gt;120°C) come frittura, forno e griglia, tramite la <a href="https://www.foodandwineitalia.com/codice-del-calore-cucinare-carne-pesce/" target="_blank" rel="noopener">reazione di Maillard.</a> È classificata come <strong>probabile cancerogeno per l&#8217;uomo</strong>. Si forma a partire dall’<strong>asparagina</strong>, un amminoacido naturalmente presente nel grano. La reazione avviene soprattutto quando gli alimenti raggiungono livelli elevati di doratura.</p>
<p data-start="1275" data-end="1727">Lo studio, pubblicato sulla rivista <a href="https://www.rothamsted.ac.uk/news/ultra-low-asparagine-wheat-developed-using-precision-gene-editing" target="_blank" rel="noopener"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Plant Biotechnology Journal</span></span></a>, si basa sull’impiego della tecnologia <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Crispr</span></span></strong>, una tecnica di editing genomico che consente di intervenire in modo mirato sui geni già presenti nella pianta senza introdurre materiale genetico esterno. L’intervento ha riguardato i geni responsabili della sintesi di asparagina, con una <strong>riduzione significativa</strong> della sua concentrazione nei chicchi.</p>
<p data-start="1275" data-end="1727"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213450" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/grano-pane-acrilammide-ricerca.png" alt="grano-pane-acrilammide-ricerca" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1729" data-end="2119">Stando ai risultati, le linee di grano modificate hanno mostrato una diminuzione dell’asparagina fino al <strong>93%</strong> nei casi più avanzati, senza effetti negativi sulla resa agricola. Questo si traduce, nei prodotti trasformati come pane e biscotti, in l<strong>ivelli più bassi di acrilammide</strong> anche dopo tostatura. Le prove condotte hanno evidenziato valori talvolta inferiori alle soglie di rilevabilità.</p>
<p data-start="1729" data-end="2119">Questa idea non è nuova: da anni proviamo a ridurre l&#8217;acrilammide a monte riducendo l&#8217;asparagina ma finora si sono sempre registrati effetti collaterali sulla produttività, con <strong>cali della resa</strong> che possono incidere sulla sostenibilità della coltivazione, in questo caso invece non ci sono problemi.</p>
<p data-start="1729" data-end="2119">La pressione della politica sulla scienza in questo caso è molto importante: l&#8217;<strong>Unione Europea </strong>disciplina la presenza di acrilammide negli alimenti attraverso parametri di riferimento e sta lavorando a un aggiornamento dei limiti massimi. Questo implica che i produttori dovranno adeguare i processi per mantenere i livelli entro soglie <strong>sempre più restrittive</strong>. Il Regno Unito non è UE ed ha introdotto il <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Genetic Technology (Precision Breeding) Act 2023</span></span> che ha reso <strong>più accessibile</strong> lo sviluppo e la commercializzazione di colture ottenute tramite tecniche di editing genetico, distinguendole dagli organismi geneticamente modificati tradizionali. I produttori sono quindi invogliati a sperimentare.</p>
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		<title>Il ruolo del lievito nel pane: cosa accade davvero durante la lievitazione</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lievito-pane-fermentazione-scienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 10:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Lievito]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[panificati]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lievito è l’elemento chiave della panificazione: non solo permette all’impasto di aumentare di volume, ma contribuisce in modo determinante alla struttura, al colore e agli aromi del pane. I processi di fermentazione che lo coinvolgono sono stati ormai chiariti in dettaglio dalla biochimica, ma i principi restano gli stessi di millenni fa. Negli ultimi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="819" data-end="1203">Il <strong>lievito</strong> è l’elemento <strong>chiave</strong> della <strong>panificazione</strong>: non solo permette all’impasto di aumentare di volume, ma contribuisce in modo determinante alla struttura, al colore e agli aromi del pane. I processi di fermentazione che lo coinvolgono sono stati ormai chiariti in dettaglio dalla biochimica, ma i principi restano gli stessi di millenni fa. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una <strong>demonizzazione</strong> del prodotto, moltissimi hanno cominciato a millantare quantità irrisorie di lievito come se fosse portatore di sventura. Il lievito non fa male, anzi, è uno degli elementi più importanti che conosciamo in natura.</p>
<h2 data-start="819" data-end="1203">Il lievito è vivo e lotta insieme a noi</h2>
<p data-start="1205" data-end="1765">Da <strong>migliaia di anni</strong> i panificatori sfruttano la capacità del lievito di trasformare gli zuccheri in gas e composti aromatici. Oggi la ricerca ha permesso di comprendere con precisione come questi microrganismi, funghi unicellulari appartenenti al genere <em data-start="1471" data-end="1486">Saccharomyces</em>, agiscano sull’<strong>impasto</strong>. Durante la fermentazione, i lieviti si nutrono dei carboidrati semplici presenti nella farina, producendo anidride carbonica ed etanolo. È proprio l’anidride carbonica a formare le bolle che gonfiano la massa, mentre l’alcol evapora durante la cottura.</p>
<p data-start="1767" data-end="2317">La fermentazione inizia già nella fase di impasto, quando i lieviti <strong>respirano</strong> grazie all’ossigeno ancora disponibile, e prosegue durante la lievitazione e la cottura. Quando l’ossigeno diminuisce, il metabolismo dei lieviti cambia: inizia la fermentazione anaerobica, che produce gas e aromi. Durante queste fasi, il lavoro del panificatore — come le pieghe e il degasaggio o la <a href="https://www.foodandwineitalia.com/cilindratura-pane-tecnica-significato-laminazione/" target="_blank" rel="noopener">cilindratura</a> — introduce nuovo ossigeno, ristabilendo la respirazione. Questo alternarsi di processi influisce sulla <strong>struttura</strong> del glutine e sulla <strong>qualità</strong> finale del pane.</p>
<p data-start="2319" data-end="2893">La maglia glutinica, formata dalle proteine del frumento, si comporta come una membrana elastica capace di <strong>trattenere i gas</strong> prodotti dal lievito. Una maglia ben sviluppata è essenziale per ottenere una mollica regolare e un volume equilibrato. Quando l’impasto lievita, la quantità di anidride carbonica può arrivare a rappresentare oltre la metà del suo volume complessivo. Durante il degasaggio, l’impasto si <strong>sgonfia</strong> parzialmente — una riduzione tra il 20 e il 40% — ma le bolle d’aria si frammentano e si <strong>redistribuiscono</strong>, rafforzando ulteriormente la struttura.</p>
<p data-start="2319" data-end="2893"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-209441" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/11/ruolo-lievito-pane-fermentazione-scienza.png" alt="ruolo-lievito-pane-fermentazione-scienza" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2895" data-end="3344">La <strong>temperatura</strong> e l’<a href="https://www.foodandwineitalia.com/vapore-crosta-pane-importanza/" target="_blank" rel="noopener">umidità</a> influenzano direttamente la velocità di fermentazione. Impasti molto salati, zuccherati o con poca acqua rallentano l’attività del lievito, mentre un ambiente caldo e umido accelera il processo. Per questo, la gestione della temperatura in lievitazione è una delle cose più importanti nella panificazione professionale: il freddo consente fermentazioni lente e complesse, il calore favorisce una crescita più rapida.</p>
<p data-start="3346" data-end="3858">Con l’aumento della temperatura del forno, il lievito attraversa un ultimo momento di<strong> intensa attività</strong>: è il cosiddetto “colpo di forno” o <em data-start="3485" data-end="3498">oven spring</em>, in cui l’anidride carbonica residua espande le bolle interne, prima che il calore ne provochi la <strong>morte definitiva</strong> (ecco perché nessun panificato può &#8220;lievitare in pancia&#8221;). Parallelamente, il lievito contribuisce indirettamente alla <strong>colorazione</strong> della crosta, fornendo zuccheri e amminoacidi che attivano la reazione di Maillard, responsabile del caratteristico colore brunito e del profumo di pane appena sfornato.</p>
<p data-start="3860" data-end="4471">Dal punto di vista pratico, il lievito può essere incorporato in <strong>diversi modi</strong>. Il metodo diretto prevede l’aggiunta del lievito — fresco, secco o istantaneo — <strong>direttamente all’impasto</strong>. I metodi <strong>indiretti</strong>, invece, utilizzano un preimpasto che consente di sviluppare aromi più complessi grazie a una fermentazione più lunga.</p>
<p data-start="4473" data-end="4743">C&#8217;è infine il processo della <strong>fioritura del lievito</strong>, ovvero la sua idratazione preventiva in acqua o latte, favorisce una distribuzione uniforme dei microrganismi e una lievitazione più omogenea. Anche se non sempre necessaria, questa pratica può aumentare leggermente il volume finale del pane.</p>
<p data-start="4745" data-end="5096">Il controllo della fermentazione, che può essere rallentata in frigorifero o accelerata in celle di lievitazione, resta una delle <strong>abilità fondamentali</strong> del fornaio. La gestione consapevole del lievito, insieme alla conoscenza dei meccanismi chimici che lo regolano, è ciò che distingue un pane ben riuscito da un impasto squilibrato o sovralievitato.</p>
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		<title>Zampa, il forno romano di quartiere che ha restituito valore alla scelta del pane</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/zampa-il-forno-romano-di-quartiere-che-ha-restituito-valore-alla-scelta-del-pane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Pizza]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[pane urbano]]></category>
		<category><![CDATA[panetteria]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Zampa forno etico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante probabilità c’erano che a fine febbraio mangiassi una fetta di panettone? Essendo già entrati nel periodo quaresimale, direi molto basse. O almeno così pensavo. Invece faceva parte di una serie di test per il Natale 2026 che, in questi giorni, il giovane fornaio romano Giacomo Carlizza sta sfornando da Zampa &#8211; Forno Etico. Gli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="157" data-end="333">Quante probabilità c’erano che a fine febbraio mangiassi una fetta di panettone? Essendo già entrati nel periodo quaresimale, direi molto basse. O almeno così pensavo. Invece faceva parte di una serie di test per il Natale 2026 che, in questi giorni, il giovane fornaio romano <strong>Giacomo Carlizza</strong> sta sfornando da <strong>Zampa &#8211; Forno Etico</strong>. Gli alveoli alti ed elastici hanno profumato di burro e agrumi la mia colazione, seduta a uno dei tavolini baciati dal sole nel cortile della panetteria, in una traversa del quadrante Tuscolano, a Roma Sud-Est.</p>
<p data-start="713" data-end="1001">«L’idea è destagionalizzare il panettone e farlo diventare altro: un bauletto da colazione, magari». Un cambio di forma, prima ancora che di nome. Ed è un buon punto da cui partire per raccontare questa insegna di quartiere che lavora con un’idea più ampia del semplice &#8220;pane quotidiano&#8221;.</p>
<p data-start="713" data-end="1001"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212457" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/Forno-Zampa.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<h2 data-start="1003" data-end="1434">Il ritorno al Tuscolano per aprire un forno di quartiere</h2>
<p data-start="1436" data-end="1496">Aperto nell’ottobre 2021 in <strong>via Valerio Publicola</strong>, Zampa è il progetto di Giacomo Carlizza, classe 1992, nato e cresciuto in zona. Dopo la formazione alberghiera ha trascorso sei anni accanto a Gabriele Bonci, «dovevo restare solo quindici giorni per vedere il lievito», racconta. Poi il passaggio in Eataly, nel gruppo che si occupa di ricerca, sviluppo e controllo qualità per i diversi punti vendita.</p>
<p data-start="1436" data-end="1496">Successivamente, Giacomo ha scelto di tornare a lavorare nel suo quartiere aprendosi un forno e rimettendo <strong>il pane al centro</strong> delle sue giornate: grandi pezzature, lievito madre, tempi lunghi, farine italiane tracciabili (molte biologiche) e una logica da &#8220;pane di casa&#8221;, pensato per durare e accompagnare i pasti di più giorni. Al banco le tipologie seguono un<strong> calendario settimanale</strong>: alcune sono fisse, altre ruotano. Tra tutte, l’<strong>urbano</strong> è la firma: una miscela costruita su più farine – dalla tipo 0 alla tipo 2, con grani come Cappelli, farri e segali – per ottenere un gusto di campagna in piena città e una struttura che non si sbriciola il giorno dopo.</p>
<p data-start="2033" data-end="2609">Il rapporto con il quartiere si misura nelle abitudini. «Dal lunedì al venerdì entrano soprattutto le persone di zona: chi scende per il pane e magari una lingua rossa scrocchiarella per il nipote, chi rientra tardi e chiede qualcosa al volo per cena». Il sabato cambia la scena: arrivano più famiglie, più giovani, anche qualcuno da altre zone. Un piccolo &#8220;switch generazionale&#8221;, lo definiscono. In effetti il forno è diventato un punto di sosta in un’area che, come racconta chi ci vive, non offre molti motivi per fermarsi mezza giornata tra colazione, spesa e pranzo.</p>
<p data-start="2033" data-end="2609"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212458" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/Forno-Zampa-2.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2611" data-end="3136">A diffondere il nome contribuisce anche la <strong>rete di ristoranti</strong> – circa una quindicina tra Roma e dintorni, fino ad arrivare da Mare a Fiumicino e al Madrigale di Tivoli – che servono il pane di Zampa nei loro cestini. Tra le collaborazioni più significative c’è quella con <strong>Piccola Bottega Merenda</strong> nel segno di un dialogo costruito sulla filiera. Giorgio Pace, il titolare della bottega, seleziona alcune farine, Zampa le lavora sviluppando un pane dedicato che torna poi sugli scaffali della bottega, grazie a un percorso circolare che racconta un modo condiviso di intendere qualità e territorio. Così, Zampa non ha costruito solo un prodotto: ha costruito un <strong>pubblico</strong>. All’inizio spiegavano continuamente perché non facevano rosette, ciriole o ciabatte &#8220;come da tradizione romana&#8221;. Oggi quel lavoro di racconto si vede nei clienti che riconoscono differenze, consistenze, tempi.</p>
<p data-start="3418" data-end="3771">Anche sul fronte dolci e festività l’approccio è duplice: tradizione e sperimentazione. A <strong>Pasqua</strong> restano i classici – colomba, pastiera, tortano e torta al formaggio – «perché sono le cose che tutti mangiano» e che qui vengono richieste. Ma accanto a questo c’è la volontà di sperimentare, di non lasciare certe competenze chiuse dentro una sola stagione.</p>
<p data-start="3773" data-end="4390">Intanto il laboratorio si struttura. C’è chi segue la <strong>pizza in teglia</strong> – <strong>Alessio Borrelli</strong>, anche lui con un passato da Bonci – chi la <strong>produzione</strong> del pane, come <strong>Giulio Castaldo</strong>, tra gli ultimi ingressi: dopo il diploma ad Alma ha collezionato esperienze nelle brigate stellate di Pascucci al Porticciolo, L’Argine a Vencò e Acquolina. Poi la pasticceria, il banco, i ruoli che si definiscono e si consolidano. Giacomo tiene insieme i cerchi e prova a non essere ovunque. L’obiettivo, dichiarato con ironia ma neanche troppo, è semplice: «Arrivare a un punto in cui la sveglia non suoni sempre alle quattro del mattino».</p>
<p data-start="4392" data-end="4768">E il nome Zampa? Gioca su un equivoco che qui conoscono bene: molti pensano a un negozio per animali – non del tutto a torto, visto che una toeletta loro omonimo si trova davvero poche serrande più avanti – o a un cognome. In realtà nasce da un riferimento iconografico alla <em>Madonna dei Palafrenieri</em> di Caravaggio (se avete tempo, andatelo a osservare: è conservato nella Galleria Borghese di Roma), dove il piede schiaccia il serpente: un’immagine che può essere letta come l’agricoltura che &#8220;vince&#8221; sull’industria. Poi certo, funziona anche perché è corto, resta in testa, si declina facilmente. Ma soprattutto perché, in un quartiere dove la fiducia si costruisce con gesti semplici e ripetuti, suona molto familiare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/zampa-il-forno-romano-di-quartiere-che-ha-restituito-valore-alla-scelta-del-pane/">Zampa, il forno romano di quartiere che ha restituito valore alla scelta del pane</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Pietra refrattaria, lo strumento chiave per pane e pizza fatti in casa</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pietra-refrattaria-pane-pizza-uso-forno-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 15:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Pizza]]></category>
		<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[pietra refrattaria]]></category>
		<category><![CDATA[pizza]]></category>
		<category><![CDATA[tips]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pietra refrattaria consente di ottenere una cottura più uniforme e asciutta di pane e pizza anche nel forno domestico, a condizione di conoscerne materiali, tempi di riscaldamento e modalità di utilizzo. Alla scoperta della &#8220;magica&#8221; pietra refrattaria Pane e pizza sono tra le preparazioni più frequenti nelle cucine domestiche di chi sperimenta con impasti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-6899fe54-5d00-8332-beb4-fbd544311d17-2" data-testid="conversation-turn-462" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="659" data-end="880">La <strong>pietra refrattaria</strong> consente di ottenere una <strong>cottura</strong> più uniforme e asciutta di pane e pizza anche nel forno domestico, a condizione di conoscerne materiali, tempi di riscaldamento e modalità di utilizzo.</p>
<h2 data-start="887" data-end="1363">Alla scoperta della &#8220;magica&#8221; pietra refrattaria</h2>
<p data-start="887" data-end="1363">Pane e pizza sono tra le preparazioni più frequenti nelle cucine domestiche di chi sperimenta con impasti e lievitazioni. Negli ultimi anni, parallelamente alla diffusione della <strong>panificazione casalinga</strong>, si è affermato l’uso della pietra refrattaria, una <strong>piastra</strong> pensata per migliorare la resa della cottura nei forni di casa. Si tratta di uno strumento semplice nella forma, ma che richiede attenzione nell’<strong>uso</strong> e nella <strong>manutenzione</strong> per esprimere al meglio le sue potenzialità.</p>
<p data-start="1365" data-end="2037">La pietra refrattaria è realizzata con materiali capaci di resistere a temperature elevate e di <strong>accumulare calore in modo progressivo</strong>, rilasciandolo poi in maniera uniforme. Argilla, cordierite e miscele ceramiche sono le composizioni più comuni. Il principio di funzionamento è lo stesso dei piani di <strong>cottura dei forni a legna</strong>: una superficie calda e stabile che cuoce l’impasto dal basso, favorendo lo sviluppo della struttura interna e una base asciutta e ben formata. Non a caso, nel <strong>forno napoletano tradizionale</strong> viene utilizzato il cosiddetto <em>biscotto di Sorrento</em>, un materiale argilloso che può essere considerato a tutti gli effetti una pietra refrattaria storica.</p>
<p data-start="1365" data-end="2037"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211096" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/pietra-refrattaria-uso-forno-casa.png" alt="pietra-refrattaria-uso-forno-casa" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2039" data-end="2470">Dal punto di vista tecnico, la caratteristica centrale della pietra è la <strong>porosità</strong>. Questo aspetto consente di assorbire parte dell’umidità rilasciata dall’impasto durante la cottura, migliorando la <strong>croccantezza</strong> di pane e pizza e riducendo il rischio di basi molli. Allo stesso tempo, la capacità di trattenere il calore permette di lavorare con temperature elevate anche nei <strong>forni domestici</strong>, che difficilmente superano i 250 gradi.</p>
<p data-start="2472" data-end="3026">L’utilizzo corretto inizia dal <strong>posizionamento</strong>. La pietra va inserita nel forno quando è ancora freddo, preferibilmente nella <strong>parte alta</strong>, in prossimità della resistenza superiore. Questo accorgimento riduce il rischio di shock termici e consente alla lastra di riscaldarsi in modo graduale. Una volta acceso il forno, è necessario attendere che la pietra <strong>accumuli calore</strong> in modo uniforme: in genere servono almeno <strong>quindici o trenta minuti</strong>, a seconda dello spessore e del materiale. Solo dopo questo tempo è opportuno appoggiare l’impasto sulla superficie.</p>
<p data-start="3028" data-end="3484">Non esiste un tempo di cottura universale. Pizza e pane reagiscono in modo diverso, così come incidono il tipo di forno, l’idratazione dell’impasto e lo spessore della pietra. A temperature intorno ai <strong>250 gradi</strong>, una pizza può cuocere in<strong> pochi minuti</strong>, mentre il pane richiede tempi più lunghi. È importante osservare la <strong>superficie</strong> del prodotto, soprattutto nel caso di pizze condite, perché la vicinanza alla resistenza superiore può accelerare la doratura.</p>
<p data-start="3486" data-end="3949">La pietra refrattaria non deve essere trattata come una <strong>teglia</strong> tradizionale. <strong>Non va oliata né unta,</strong> perché i grassi vengono assorbiti dal materiale poroso e lasciano macchie permanenti, oltre a compromettere le cotture successive. Per evitare che l’impasto si attacchi è sufficiente una leggera <strong>spolverizzata di farina o di semola</strong>. Allo stesso modo, <strong>pane e pizza non vanno tagliati direttamente sulla pietra</strong>, poiché lame e rotelle possono danneggiarne la superficie.</p>
<p data-start="3951" data-end="4432">La <strong>pulizia</strong> è una delle fasi più delicate. Deve essere effettuata <strong>solo a pietra completamente fredda</strong>. I residui secchi si rimuovono con spatole in legno, gomma o plastica rigida, evitando materiali metallici. In caso di sporco leggero è sufficiente un <strong>panno umido</strong>; per incrostazioni più resistenti si può usare una spugna non abrasiva con sola acqua. Detergenti e saponi sono da evitare, perché verrebbero assorbiti dal materiale e altererebbero il sapore delle preparazioni future.</p>
<p data-start="4434" data-end="4817">Per macchie persistenti, una soluzione comunemente accettata prevede l’uso di <strong>bicarbonato di sodio</strong> mescolato con acqua fino a ottenere una pasta morbida, da applicare localmente e rimuovere dopo un breve tempo di posa. Le variazioni cromatiche che si sviluppano nel tempo non sono un difetto, ma il segno dell’uso: la patina che si forma <strong>non compromette la funzionalità</strong> della pietra.</p>
<p data-start="4819" data-end="5274" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Una volta pulita, la pietra va <strong>asciugata</strong> con attenzione e <strong>conservata in posizione orizzontale.</strong> Molti la lasciano direttamente nel forno spento, così da sfruttare la sua capacità di stabilizzare la temperatura anche durante le cotture ordinarie. Utilizzata correttamente, la pietra refrattaria diventa uno strumento stabile e durevole, in grado di migliorare sensibilmente la qualità di pane e pizza preparati in casa senza ricorrere a forni professionali.</p>
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		<title>Infarina, a Roma una giornata dedicata al pane tra cultura e territorio</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/infarina-roma-evento-pane-panificazione-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 12:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[impasti]]></category>
		<category><![CDATA[infarina]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infarina è una manifestazione culturale ed esperienziale dedicata al pane, inteso non solo come alimento quotidiano ma come elemento identitario, strumento di relazione e racconto collettivo. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare le tradizioni della panificazione artigianale e le eccellenze del territorio, mettendole in dialogo con pratiche contemporanee, attenzione ambientale e nuove forme di narrazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="643" data-end="1076">Infarina è una manifestazione culturale ed esperienziale dedicata al <strong>pane</strong>, inteso non solo come alimento quotidiano ma come <strong>elemento identitario</strong>, strumento di relazione e racconto collettivo. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare le tradizioni della panificazione artigianale e le eccellenze del territorio, mettendole in dialogo con pratiche contemporanee, attenzione ambientale e nuove forme di narrazione gastronomica.</p>
<p data-start="1078" data-end="1414">L’appuntamento è fissato per <strong>domenica 25 gennaio 2026</strong>, dalle 10 alle 18, presso la <strong>Tenuta di Borghetto San Carlo</strong>, a <strong>Roma</strong>, gestita dalla <a href="https://www.foodandwineitalia.com/responsabilita-sociale-nel-cibo-cooperativa-co-r-ag-gio/" target="_blank" rel="noopener">Cooperativa Agricola Co.r.ag.gio</a>. La sede, situata nel cuore del Parco di Veio lungo la via Cassia, ospita l’evento in un contesto agricolo che rafforza il legame tra produzione, paesaggio e comunità.</p>
<h2 data-start="1078" data-end="1414">Workshop e masterclass dedicati al pane</h2>
<p data-start="1416" data-end="1953">Durante la giornata siete accompagnati in un percorso che esplora il pane da più prospettive. <a href="https://www.instagram.com/infarina.lab?igsh=cGRveTV3YjVmczc2" target="_blank" rel="noopener"><strong>Infarina</strong></a> propone momenti di incontro e approfondimento con artigiani e professionisti del settore, affrontando il tema della panificazione come pratica culturale oltre che tecnica. Tra le attività in programma figurano workshop e masterclass dedicate ai processi produttivi, alle tecnologie applicate ai forni e al rapporto tra pane, nutrizione e salute, grazie anche al contributo di figure specializzate del mondo scientifico e gastronomico come Roscioli e Culetti Ecoforno Circolare.</p>
<p data-start="1416" data-end="1953"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211227" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/infarina-roma-evento-pane-panificazione.png" alt="infarina-roma-evento-pane-panificazione" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1955" data-end="2415">Accanto alla dimensione formativa, Infarina si configura come spazio di <strong>relazione tra produttori e pubblico</strong>. L’area espositiva ospita realtà agricole e artigianali del territorio, con proposte che spaziano dalle farine ai prodotti da forno, dall’olio al miele, fino alla pasta e ad altre espressioni dell’agroalimentare locale. L’insieme restituisce un racconto corale in cui <strong>il pane diventa punto di incontro</strong> tra materie prime, saperi manuali e filiere corte.</p>
<p data-start="2417" data-end="2770">Il programma è completato da momenti dedicati alla dimensione culturale e sociale dell’evento. Sono previsti <strong>interventi musicali</strong>, attività pensate per i più <strong>piccoli</strong> e contenuti visivi distribuiti negli spazi del casale, con l’obiettivo di rendere l’esperienza <strong>accessibile</strong> e <strong>condivisa</strong> da pubblici diversi, dalle famiglie agli appassionati di gastronomia.</p>
<p data-start="2772" data-end="3006" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Infarina si propone così come un percorso diffuso che invita a riflettere sul pane non solo come prodotto finale, ma come espressione di memoria collettiva, gesto quotidiano e strumento di connessione tra persone, territori e culture.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/infarina-roma-evento-pane-panificazione-2026/">Infarina, a Roma una giornata dedicata al pane tra cultura e territorio</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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