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	<title>barbecue Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>barbecue Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Griglia e barbecue non sono la stessa cosa: ecco tutte le differenze</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/griglia-e-barbecue-non-sono-la-stessa-cosa-ecco-tutte-le-differenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 08:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vi è capitato di dire “accendiamo il barbecue” mentre davanti a voi c’era una semplice griglia con la brace viva sotto, sappiate che siete in buona compagnia. In Italia accade spesso. Nel linguaggio quotidiano le due parole si sovrappongono, si confondono, diventano sinonimi di una stessa scena: amici, carne, vino rosso e fumo nell’aria. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="614" data-end="1149">Se vi è capitato di dire “accendiamo il <strong>barbecue</strong>” mentre davanti a voi c’era una semplice griglia con la <strong>brace</strong> viva sotto, sappiate che siete in buona compagnia. In Italia accade spesso. Nel linguaggio quotidiano le due parole si <strong>sovrappongono</strong>, si confondono, diventano sinonimi di una stessa scena: amici, carne, vino rosso e fumo nell’aria. Eppure griglia e barbecue indicano <strong>due pratiche diverse</strong>, quasi due <strong>filosofie</strong> opposte del rapporto con il fuoco.</p>
<p data-start="1151" data-end="1594">Negli ultimi anni, complice l’influenza della tradizione statunitense e la diffusione di <em>smoker</em> e barbecue domestici, anche in Italia abbiamo iniziato a distinguere meglio questi due universi. La chiave, in realtà, è sorprendentemente semplice: <strong>tempo e temperatura</strong>. Ma dietro queste due parole si nasconde una storia molto più ampia.</p>
<h2 data-section-id="1vg7s0f" data-start="1738" data-end="1785">La griglia: il gesto più antico della cucina</h2>
<p data-start="1787" data-end="2173">Quando parliamo di griglia parliamo, probabilmente, di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/il-fuoco-come-fondamento-dellevoluzione-della-nostra-societa/" target="_blank" rel="noopener">uno dei gesti più antichi della cucina umana</a>. Cuocere un alimento direttamente sopra il fuoco è una tecnica che probabilmente precede tutte le altre. La brace ardente, la carne posizionata sopra la fonte di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/codice-del-calore-cucinare-carne-pesce/" target="_blank" rel="noopener">calore</a> e una cottura veloce, intensa, spesso rumorosa per via dei grassi che colano sulle braci: questo è ciò che chiamiamo griglia.</p>
<p data-start="1787" data-end="2173"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212883" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/differenza-griglia-barbecue-grigliata.png" alt="differenza-griglia-barbecue-grigliata" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2175" data-end="2508">In termini tecnici si tratta di una <strong>cottura diretta ad alta temperatura</strong>, che può superare facilmente i 250 gradi. Il calore colpisce l’alimento in modo immediato e rapido, creando quella reazione chimica – l&#8217;ormai celeberrima <strong>reazione di Maillard</strong> – che produce la crosta bruna e aromatica tanto amata nelle bistecche, negli hamburger o nelle costine.</p>
<p data-start="2510" data-end="2908">La griglia funziona particolarmente bene con <strong>tagli piccoli o medi</strong>, con carni relativamente <strong>tenere</strong> e con tempi di cottura brevi. È la cucina dell’immediatezza, del gesto rapido, della convivialità spontanea. Anche per questo in Italia la grigliata è diventata un <strong>rito</strong> sociale prima ancora che gastronomico: il fuoco si accende, qualcuno prende il controllo delle pinze e il resto del gruppo aspetta.</p>
<p data-start="2910" data-end="3198">Ma la griglia è anche un aggeggio <strong>semplice</strong>. Non richiede necessariamente strutture complesse. Basta una superficie metallica, una fonte di calore sotto e aria libera intorno: il fumo si disperde, la temperatura è difficile da controllare con precisione e tutto avviene in tempi rapidi.</p>
<h2 data-section-id="h5iims" data-start="3200" data-end="3252">Il barbecue: la cultura della lentezza e del fumo</h2>
<p data-start="3254" data-end="3537">Il barbecue, invece, nasce da un’altra logica. Non è un oggetto, ma un <strong>metodo di cottura</strong>. Nella tradizione americana – soprattutto nel Sud degli Stati Uniti – il barbecue è ciò che gli appassionati definiscono “<em>low and slow</em>”: temperature basse e tempi lunghi.</p>
<p data-start="3254" data-end="3537"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212882" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/differenza-griglia-barbecue-bbq.png" alt="differenza-griglia-barbecue-bbq" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3539" data-end="3881">Qui la carne <strong>non è direttamente sopra la brace</strong>. Viene posizionata lontano dalla fonte di calore, all’interno di un dispositivo chiuso, dove il calore circola lentamente e il fumo diventa un ingrediente vero e proprio. La temperatura tipica si aggira attorno ai 110–120 gradi e le cotture possono durare ore, a volte anche una giornata intera.</p>
<p data-start="3883" data-end="4227">Questo cambia completamente il tipo di carne utilizzata. Il barbecue è nato per valorizzare<strong> tagli grandi e ricchi di tessuto connettivo</strong>, come la punta di petto di manzo, le spalle di maiale o le costine intere. Tagli che sulla griglia diventerebbero duri e asciutti ma che, con una cottura lenta, si trasformano in qualcosa di tenero e succoso.</p>
<p data-start="4229" data-end="4412">Il segreto sta nel <strong>collagene</strong>, la proteina che a lungo andare si scioglie e diventa gelatina. È questo processo che rende il barbecue una tecnica tanto spettacolare quanto scientifica.</p>
<p data-start="4414" data-end="4686">E poi c’è il fumo che nel <strong>bbq</strong> è una componente aromatica fondamentale. Il<strong> tipo di legno</strong> utilizzato – quercia, hickory, ciliegio, melo – contribuisce al profilo gustativo finale, un po’ come accade con le spezie o con il vino in una marinatura.</p>
<h2 data-section-id="1kpvdcq" data-start="5807" data-end="5876">Il ruolo degli strumenti: griglia aperta contro dispositivi chiusi</h2>
<p data-start="5878" data-end="6203">Un’altra differenza sostanziale riguarda gli <strong>strumenti</strong>. La griglia tradizionale è aperta. L’aria circola liberamente e il controllo della temperatura è relativamente limitato. Questo non significa che sia meno tecnica, ma implica un tipo di attenzione diversa, basata soprattutto sull’esperienza e sulla gestione della brace.</p>
<p data-start="5878" data-end="6203"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212881" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/differenza-griglia-barbecue.png" alt="differenza-griglia-barbecue" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="6205" data-end="6489">Il barbecue, invece, richiede dispositivi progettati per mantenere il calore e gestire il flusso d’aria. I cosiddetti smoker o barbecue con coperchio funzionano quasi come <strong>forni</strong> a combustione: il calore si muove per convezione, il fumo resta all’interno e la cottura diventa uniforme.</p>
<p data-start="6491" data-end="6688">È qui che si capisce perché dire di “fare barbecue” su una semplice griglia in muratura, come spesso accade in Italia, non è del tutto corretto. In quel caso state grigliando, non facendo barbecue.</p>
<h2 data-section-id="2tpwj5" data-start="6690" data-end="6748">La fase di riposo: un dettaglio che cambia il risultato</h2>
<p data-start="6750" data-end="7083">Nel barbecue c’è un passaggio che spesso sorprende chi si avvicina per la prima volta a questa tecnica: il cosiddetto <a href="https://www.foodandwineitalia.com/fase-di-rest-barbecue/" target="_blank" rel="noopener">riposo della carne, o rest</a>. Dopo ore di cottura lenta, la carne non viene tagliata subito. Viene lasciata riposare per un certo periodo, in modo che i succhi si <strong>redistribuiscano</strong> e la struttura interna si stabilizzi.</p>
<p data-start="7085" data-end="7384">Durante la cottura lenta, infatti, le proteine e il tessuto connettivo <strong>cambiano forma</strong>. Il collagene si scioglie e si trasforma in una sostanza gelatinosa che trattiene l’acqua. Lasciare riposare la carne consente a questo processo di consolidarsi, rendendo il risultato finale più succoso e morbido.</p>
<h2 data-section-id="id0lyv" data-start="8283" data-end="8317">Il punto, alla fine, è uno solo</h2>
<p data-start="8319" data-end="8678">Se dovessimo spiegare in modo diretto e didascalico la differenza, potremmo dirlo così: quando cuocete <strong>rapidamente</strong> piccoli tagli di carne direttamente sopra la brace, <strong>state usando la griglia</strong>; quando invece cuocete <strong>lentamente</strong> grandi pezzi di carne a bassa temperatura, in un ambiente chiuso e con il fumo che aromatizza la preparazione, state facendo <strong>barbecue</strong>.</p>
<p data-start="8680" data-end="8824" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Due tecniche diverse, entrambe affascinanti, entrambe radicate nella storia del cibo. Ma soprattutto due modi diversi di stare davanti al fuoco.</p>
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		<title>Il segreto della carne perfetta: l’importanza della fase di rest nel barbecue</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/fase-di-rest-barbecue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 13:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
		<category><![CDATA[carne]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
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		<category><![CDATA[scienza in cucina]]></category>
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<p data-start="693" data-end="1146">La <strong data-start="696" data-end="712">fase di rest</strong>, o mantenimento, è un passaggio fondamentale che spesso i pitmaster amatoriali trascurano. Si tratta del periodo di <strong>riposo</strong> della carne una volta terminata la cottura, prima del servizio. È in questo intervallo che si consolidano sapori e consistenze, preservando la succosità del taglio. Senza questo passaggio, anche un pulled pork <strong>apparentemente</strong> perfetto può trasformarsi in un piatto asciutto e privo di fascino in pochi minuti.</p>
<p data-start="1148" data-end="1660">Nelle lunghe cotture tipiche dell’<a href="https://www.foodandwineitalia.com/griglie-dal-mondo-i-5-stili-piu-importanti-del-pianeta/" target="_blank" rel="noopener">american barbecue</a>, come <strong>brisket, pulled pork, beef e pork ribs</strong>, la carne subisce trasformazioni strutturali profonde. Durante la cottura lenta e a bassa temperatura, il collagene – una proteina complessa presente nei tessuti connettivi – si denatura, trasformandosi in una gelatina ricca e morbida. Questa metamorfosi avviene soprattutto tra gli <strong>85 e i 100 °C</strong>, quando il tessuto connettivo perde la sua rigidità e regala alla carne la tipica tenerezza “da burro”.</p>
<h2 data-start="1667" data-end="1701"><strong data-start="1670" data-end="1701">Cosa accade durante il rest</strong></h2>
<p data-start="1703" data-end="2059">Terminata la cottura, la carne non va servita immediatamente. Nel rest, la temperatura interna cala gradualmente, permettendo alla gelatina formatasi di stabilizzarsi e trattenere i succhi. Un raffreddamento troppo rapido può causare una perdita di umidità, mentre un abbassamento controllato consente di mantenere la morbidezza e la ricchezza di sapore.</p>
<p data-start="1703" data-end="2059"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-207076" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/rest-carne-cos-e.png" alt="rest-carne-cos-e" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2061" data-end="2360">Il rest ideale si ottiene mantenendo la carne in un ambiente caldo ma non in cottura attiva, come in un <strong data-start="2165" data-end="2175">isobox</strong> o in un forno preriscaldato e poi spento, attorno ai 60-65 °C. Qui il calo di temperatura è lento, favorendo la formazione di legami che intrappolano l’acqua all’interno delle fibre. Le proteine muscolari si comportano diversamente durante la cottura: le proteine globulari (sarcoplasmatiche) coagula­no fra 40 e 60 °C, fino a 90 °C; le proteine contrattili (miofibrillari) iniziano ad unfoldare intorno a 30-32 °C, gelificano a 45-50 °C circa. Il <strong data-start="1723" data-end="1736">collagene</strong>, caposaldo del tessuto connettivo, comincia a denaturare fra 53 e 63 °C; se continuano le temperature elevate, si scioglie e forma <strong data-start="1868" data-end="1880">gelatina</strong>. Parallelamente, <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22063748/" target="_blank" rel="noopener">studi</a> indicano che il rilascio dei succhi non è causato da una ridistribuzione passiva, ma dalle fibre muscolari riscaldate che si contraggono, spingendo il liquido verso l’esterno. Durante il rest, il raffreddamento consente al tessuto di rilassarsi, riducendo la pressione e favorendo un parsimonioso riassorbimento dei liquidi.</p>
<p data-start="2374" data-end="2639">Sempre restando nell&#8217;<a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s12393-016-9143-5?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">ambito della scienza</a>, il fenomeno noto come <strong data-start="2396" data-end="2417">carryover cooking</strong> descrive la persistenza del calore interno dopo la fonte esterna; questo porta a un ulteriore innalzamento della temperatura interna anche dopo che la carne è stata tolta dal fuoco. Studi di food engineering confermano che la <strong data-start="2685" data-end="2707">perdita di umidità</strong> è inversamente correlata alla succosità sensoriale della carne: temperature interne più elevate al momento del taglio favoriscono l’uscita di liquido, mentre una gestione termica più precisa – garantita dal rest – preserva la succosità.</p>
<p data-start="2362" data-end="2647">Come precisa BBQ 4 all, questo processo non va confuso con la leggenda della “ridistribuzione dei succhi” tipica delle bistecche. Nei grandi tagli da barbecue, il riposo serve soprattutto a stabilizzare la struttura gelatinosa del collagene, evitando che il taglio si asciughi rapidamente una volta servito.</p>
<h2 data-start="2654" data-end="2698"><strong data-start="2657" data-end="2698">Quanto deve durare la fase di rest</strong></h2>
<p data-start="2700" data-end="3107">Il tempo di rest varia in base a fattori come il tipo di taglio, la quantità di collagene, la genetica dell’animale e le condizioni di cottura. Per un Pulled Pork o un Brisket, un’ora è spesso sufficiente per ottenere un risultato eccellente, mentre alcuni professionisti arrivano fino a due ore. Oltre questo limite, il rischio è che la gelatina solidifichi e la carne perda calore o addirittura umidità.</p>
<p data-start="3109" data-end="3479">Lo sfilacciamento della spalla di maiale o l’affettatura della punta di petto di manzo andrebbero sempre eseguiti <strong data-start="3223" data-end="3231">dopo</strong> il rest, per non disperdere i succhi accumulati. Se si utilizza la stagnola durante la cottura, conviene aprirla per pochi minuti a fine cottura per fermare il calore, poi richiuderla e procedere con il mantenimento insieme ai succhi di cottura.</p>
<p data-start="3109" data-end="3479"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-207077" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/rest-carne-cos-e-a-cosa-serve.png" alt="rest-carne-cos-e-a-cosa-serve" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3052" data-end="3554">Un articolo di <a href="https://www.seriouseats.com/how-to-have-juicy-meats-steaks-the-food-lab-the-importance-of-resting-grilling?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Serious Eats</a>, con test misurati, mostrava che un adeguato rest può ridurre la perdita di succhi dal 9 % al 2 % circa. Tuttavia, osservazioni più recenti di food scientist come <a href="https://www.seriouseats.com/meat-resting-science-11776272?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="3289" data-end="3304">Chris Young</strong></a> suggeriscono che la variabile critica non è tanto il tempo di riposo, quanto la <strong data-start="3385" data-end="3430">temperatura interna al momento del taglio</strong>: carni affettate a temperature più basse perdono meno succo, anche se non riposate. È dunque il controllo delle temperature, più che il semplice tempo di riposo, a causare un miglioramento della tenerezza e della texture finale.</p>
<h2 data-start="4163" data-end="4238"><strong data-start="4166" data-end="4238">Perché il rest fa la differenza tra un buon barbecue e un capolavoro</strong></h2>
<p data-start="3548" data-end="3987">Il collagene è la proteina responsabile della resistenza dei tessuti muscolari. Nei tagli provenienti da muscoli molto utilizzati – come la spalla di maiale o il petto di manzo – è particolarmente abbondante. Con la cottura lenta in <strong>ambiente umido</strong>, le triple eliche di collagene si “srotolano” e si trasformano in gelatina. Questa reazione è ciò che dona morbidezza estrema e una succulenza unica alle preparazioni barbecue più iconiche.</p>
<p data-start="3989" data-end="4156">Un rest ben eseguito è ciò che fa sì che questa gelatina <strong>resti all’interno delle fibre</strong> invece di fuoriuscire nel piatto, lasciando la carne asciutta e meno saporita.</p>
<p data-start="4240" data-end="4497">Nel barbecue all&#8217;americana, la <strong>differenza</strong> tra una carne “buona” e una carne “memorabile” spesso sta proprio nel rest. È una fase che richiede pazienza, ma che ripaga con una consistenza setosa, un sapore rotondo e un’umidità persistente fino all’ultimo morso. In questo caso un riposo lento, protetto e controllato è fondamentale. Una pratica che non solo rispetta la carne, ma esalta ogni ora di affumicatura, ogni granello di spezia e ogni grado di temperatura gestito con cura.</p>
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		<title>La storia del pirata che ha insegnato all&#8217;Europa la cucina caraibica</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/william-dampier-guacamole-pirateria-cucina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 10:29:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
		<category><![CDATA[guacamole]]></category>
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		<category><![CDATA[william dampier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>William Dampier, esploratore inglese del XVII secolo è stato un famoso pirata, ma fu anche pioniere della gastronomia globale. Tra le prime parole introdotte in inglese derivanti dalla cucina dei Nuovi Mondi figurano &#8220;guacamole&#8221;, &#8220;barbecue&#8221; e &#8220;tortilla&#8221;. In qualità di diarista di viaggio, documentò usanze alimentari e ricette locali, scrivendo la prima versione in lingua [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>William Dampier</strong>, esploratore inglese del XVII secolo è stato un famoso pirata, ma fu anche <strong>pioniere</strong> della gastronomia globale. Tra le prime <strong>parole</strong> introdotte in inglese derivanti dalla cucina dei Nuovi Mondi figurano &#8220;guacamole&#8221;, &#8220;barbecue&#8221; e &#8220;tortilla&#8221;. In qualità di diarista di viaggio, documentò <strong>usanze</strong> alimentari e <strong>ricette</strong> locali, scrivendo la prima versione in lingua inglese del guacamole, quella che poi è arrivata in maniera capillare in tutto il mondo, oltre a contribuire alla diffusione di molte altre espressioni gastronomiche.</p>
<h2>Un pirata gourmet</h2>
<p>William Dampier visse tra mare, esplorazioni e scrittura, le sue tre grandi passioni. Divenne famoso come pirata durante tre circumnavigazioni da record, ma fu anche <strong>uno dei primi europei</strong> a documentare ricette e ingredienti della cucina amerindia e caraibica. Nei suoi appunti, scritti durante il viaggio intorno al mondo e pubblicati come <em>A New Voyage Round the World</em>, comparvero termini oggi <strong>essenziali</strong> per la lingua gastronomica inglese.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-206792" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/william-dampier-pirata-guacamole.png" alt="william-dampier-pirata-guacamole" width="763" height="627" /><br />
Il suo impatto sulla cucina occidentale fu significativo. In un passaggio scrive di come gli abitanti di <strong>Panama</strong> consumassero avocado mescolato con zucchero e succo di lime, probabilmente una delle prime descrizioni del guacamole. Il suo lavoro contribuì a <strong>diffondere ingredienti</strong> fino ad allora <strong>sconosciuti</strong>: la tortilla, la salsa di soia, le bacchette, il kumquat e altri vocaboli entrarono direttamente nel vocabolario inglese grazie alle sue annotazioni.</p>
<p>Durante le soste a Panama con i <strong>Miskito</strong> e altre popolazioni indigene, Dampier descrisse abitudini alimentari insolite per i lettori europei: carne di lamantino, fenicottero, tartarughe e uova di pinguino, arricchendo il testo con <strong>dettagli</strong> sensoriali e gustativi che delineavano la novità di quegli alimenti. L’osservazione sistematica delle abitudini culinarie locali rendeva la sua narrazione una sorta di <strong>guida etnografica sul cibo</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista lessicale, furono numerosi i termini culinari che abbandonarono la circolazione indigena e giunsero in Inghilterra grazie al suo testo. L’albero del pane, descritto come frutto giallo, morbido e nutriente, iniziò a essere coltivato nelle <strong>Indie Occidentali</strong> dopo che Dampier ne ebbe segnalate le potenzialità alimentari. Fu proprio questa scoperta a innescare una <strong>spedizione</strong> britannica per esportare migliaia di alberi dal Pacifico meridionale verso le piantagioni caraibiche, contribuendo a <strong>nutrire le comunità</strong> locali in modo sostenibile.</p>
<p>Il diario di Dampier divenne un vero e proprio <strong>modello per la letteratura di viaggio</strong> europea. I suoi resoconti ispirarono autori come <strong>Daniel Defoe</strong> e <strong>Jonathan Swift</strong> e vennero addirittura riportati da <strong>Charles Darwin</strong> nel suo celebre viaggio a bordo del Beagle. I resoconti sulla cucina dei luoghi più remoti ampliarono la percezione occidentale del cibo e degli ingredienti.</p>
<p>Sul piano scientifico, Dampier dimostrò una <strong>sensibilità</strong> non comune in un tempo in cui la gastronomia non era ancora oggetto di studio sistematico. Descrisse metodi di preparazione come l’arrostimento sul fuoco e le tecniche indigene di conservazione del cibo, contribuendo a creare un corpus di conoscenze che influenzò la <strong>Royal Navy </strong>e le spedizioni successive. Il suo libro rimase anche fonte di controversie, soprattutto per le <strong>descrizioni stereotipate sugli aborigeni</strong> australiani, che contribuirono a <strong>giustificare politiche coloniali</strong> disumane, ma la sua capacità di far conoscere cibi e tradizioni resta un punto di riferimento nelle cronache delle esplorazioni.</p>
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		<title>Independence Day: cosa mangiano gli americani il 4 luglio</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cosa-mangiano-americani-4-luglio-tradizioni-cibo-independence-day/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 11:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[4 luglio]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
		<category><![CDATA[indipendence day]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti d'america]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il 4 luglio, giornata in cui gli Stati Uniti celebrano l’Independence Day, il cibo assume un ruolo centrale tanto quanto i fuochi d’artificio, le parate e i concerti all’aperto. In questa occasione, le tavole americane si riempiono di piatti iconici che uniscono il gusto del barbecue, gli snack estivi e i dessert decorati con [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="67" data-end="621">Durante il <strong>4 luglio</strong>, giornata in cui gli <strong>Stati Uniti</strong> celebrano l’<strong>Independence Day</strong>, il cibo assume un ruolo centrale tanto quanto i fuochi d’artificio, le parate e i concerti all’aperto. In questa occasione, le tavole americane si riempiono di <strong>piatti iconici</strong> che uniscono il gusto del barbecue, gli snack estivi e i dessert decorati con i colori della bandiera nazionale. È una celebrazione profondamente identitaria, in cui ogni elemento culinario richiama simbolicamente lo <strong>spirito patriottico</strong> e il <strong>senso di convivialità</strong> che caratterizzano questa <strong>festa</strong>.</p>
<h2 data-start="1393" data-end="1451">Piatti tipici del 4 luglio: tra barbecue e hot dog</h2>
<p data-start="1453" data-end="2035">Il 4 luglio è per tradizione la giornata del <strong data-start="1500" data-end="1523">barbecue all’aperto</strong>. Che si tratti di un piccolo giardino di periferia o di un grande parco cittadino, la <strong>carne alla brace</strong> rappresenta la quintessenza della festa americana. Costine di maiale, hamburger e <a href="https://www.foodandwineitalia.com/hot-dog-da-urlo/" target="_blank" rel="noopener">hot dog</a> cuociono lentamente sulla griglia, aromatizzati con spezie e salse a base di pomodoro o senape. Negli Stati Uniti si stima che in questa occasione vengano consumati oltre <strong data-start="1895" data-end="1921">150 milioni di hot dog</strong>, rendendolo il prodotto simbolo dell’Independence Day, secondo i dati del <em data-start="1996" data-end="2034">National Hot Dog and Sausage Council</em>.</p>
<p data-start="1453" data-end="2035"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205377" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/cosa-mangiano-americani-indipendence-day-4-luglio.png" alt="cosa-mangiano-americani-indipendence-day-4-luglio" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2037" data-end="2375">Alla carne si affiancano le <strong data-start="2065" data-end="2097">pannocchie di mais grigliate</strong>, spesso cosparse di burro fuso e spezie, patatine fritte o al forno, e classiche insalate di patate, maccheroni o cavolo. In alcune aree, come gli Stati del Sud, non mancano pollo fritto e stufati speziati, mentre nel New England prevalgono piatti a base di aragosta e vongole.</p>
<h2 data-start="2382" data-end="2428">Dolci e dessert dai colori patriottici</h2>
<p data-start="2430" data-end="2808">L’altra colonna portante della tavola del 4 luglio sono i <strong data-start="2488" data-end="2531">dessert decorati in rosso, bianco e blu</strong>, a richiamare i colori della bandiera americana. Fra i dolci più diffusi figurano le <strong data-start="2617" data-end="2648">crostata di frutti di bosco</strong> con mirtilli e fragole, le <strong data-start="2676" data-end="2690">cheesecake</strong> guarnite con panna montata e frutta fresca e le torte a più strati colorate, farcite con glassa e confetti tricolori.</p>
<p data-start="2810" data-end="3161">Molto popolari sono anche i gelati artigianali, i cupcake decorati con bandierine di zucchero e i brownies serviti con coulis di lamponi o ribes per un effetto cromatico patriottico. La tradizione vuole che questi dessert siano spesso preparati in casa e condivisi durante i picnic o al termine della giornata, mentre si assiste ai fuochi d’artificio.</p>
<h2 data-start="2810" data-end="3161">Gli Stati Uniti sono troppo grandi per essere rinchiusi in così pochi elementi</h2>
<p data-start="284" data-end="730">Sebbene il <strong data-start="295" data-end="307">4 luglio</strong> sia una festa nazionale che unisce l’intero Paese sotto gli stessi simboli e colori, la tavola racconta una storia molto più variegata, legata alle radici culturali e gastronomiche delle singole regioni. L’Independence Day offre infatti uno spaccato perfetto della diversità culinaria americana, in cui ogni Stato porta avanti le proprie tradizioni e reinterpretazioni del classico barbecue e dei piatti conviviali estivi.</p>
<p data-start="732" data-end="1192">Nel <strong data-start="736" data-end="747">Midwest</strong>, storicamente popolato da comunità di origine tedesca, il <strong data-start="806" data-end="819">bratwurst</strong> è uno dei protagonisti indiscussi. Queste salsicce fresche di carne suina, aromatizzate con spezie e birra locale, vengono grigliate lentamente e servite in panini, spesso accompagnate da insalata di cavolo o crauti. In questa zona, caratterizzata da grandi aree verdi e laghi, non mancano piatti a base di <strong data-start="1127" data-end="1150">pesce d’acqua dolce</strong>, come il <strong data-start="1160" data-end="1171">walleye</strong> (il nostro lucioperca) fritto o affumicato.</p>
<p data-start="1194" data-end="1645">Il <strong data-start="1197" data-end="1206">Texas</strong>, patria indiscussa del barbecue, celebra il 4 luglio con autentici riti gastronomici all’aperto. I texani prediligono il <strong data-start="1328" data-end="1368">manzo affumicato a bassa temperatura</strong> per molte ore, condito con rub secchi di spezie e servito con salse dense, piccanti o leggermente dolci. Tagli come <strong data-start="1485" data-end="1496">brisket</strong> (punta di petto) e <strong data-start="1516" data-end="1529">beef ribs</strong> sono protagonisti assoluti, affiancati da contorni come fagioli stufati, insalata di cavolo e jalapeños sott’aceto.</p>
<p data-start="1194" data-end="1645"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205378" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/cosa-mangiano-americani-indipendence-day.png" alt="cosa-mangiano-americani-indipendence-day" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1647" data-end="2068">Nel profondo <strong data-start="1660" data-end="1685">Sud </strong>degli<strong data-start="1660" data-end="1685"> Stati Uniti</strong>, la tradizione si mescola a ingredienti e preparazioni di origine afroamericana. Oltre al celebre <strong data-start="1784" data-end="1810">pollo fritto croccante</strong>, sulle tavole non mancano piatti stagionali come <strong data-start="1860" data-end="1875">okra fritta</strong> (gombo impanato e fritto), <strong data-start="1903" data-end="1926">insalate di anguria</strong> con feta o menta e la tipica <strong data-start="1956" data-end="1969">peach pie</strong>, una crostata ripiena di pesche fresche, considerata uno dei dessert estivi simbolo della regione.</p>
<p data-start="2070" data-end="2523">Le città costiere del <strong data-start="2073" data-end="2107">New England</strong> propongono invece una celebrazione gastronomica ispirata al mare. In Massachusetts, Maine e Rhode Island il <strong data-start="2216" data-end="2232">lobster roll</strong>, panino imbottito con aragosta condita con maionese o burro chiarificato, rappresenta il piatto immancabile dei picnic sul lungomare. A questi si aggiungono la <strong data-start="2393" data-end="2409">clam chowder</strong>, zuppa cremosa di vongole e patate, e il <strong data-start="2451" data-end="2464">cornbread</strong>, pane di mais dolce o salato servito come accompagnamento.</p>
<p data-start="2525" data-end="2931">Anche la <strong data-start="2534" data-end="2548">West Coast</strong> contribuisce con interpretazioni più leggere e moderne: in California prevalgono barbecue di pesce, insalate di quinoa, tacos di pesce e piatti vegani o vegetali. Nei grandi centri urbani come Los Angeles o San Francisco la cucina etnica influenza le celebrazioni, con grigliate di carne coreana, barbecue in stile filippino o street food messicano reinterpretato in chiave festiva.</p>
<p data-start="2933" data-end="3168">Persino le <strong data-start="2944" data-end="2960">isole Hawaii</strong> aggiungono il proprio tocco esotico, con piatti a base di <strong data-start="3019" data-end="3035">maiale Kalua</strong> cotto sotto terra, insalate di mango e poke di tonno fresco, il tutto accompagnato da birre artigianali locali e cocktail tropicali.</p>
<p data-start="3170" data-end="3515">Questa varietà dimostra come il 4 luglio, pur fondandosi su un patrimonio culinario comune, resti una festa profondamente <strong>regionale</strong>, dove ogni tavola racconta le sfumature storiche, etniche e climatiche del territorio che la ospita. Il cibo, più ancora che i fuochi d’artificio, diventa così uno specchio della straordinaria pluralità americana.</p>
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		<title>Code di aragosta con glassa di Scotch bonnet e miele</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/code-di-aragosta-con-glassa-di-scotch-bonnet-e-miele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 08:28:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
		<category><![CDATA[code di aragosta]]></category>
		<category><![CDATA[miele]]></category>
		<category><![CDATA[scotch bonnet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Preparate la glassa di Scotch bonnet e miele: riscaldate a fiamma media dell’olio in una casseruola di piccole dimensioni per circa 3 minuti, finché non sarà caldo. Togliete dal fuoco e unite i peperoncini. Lasciate riposare per 10 minuti. 2. Trasferite il composto di olio piccante in un frullatore e frullate per circa 30 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 35">
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<p><strong>1. Preparate la glassa di Scotch bonnet e miele:</strong> riscaldate a fiamma media dell’olio in una casseruola di piccole dimensioni per circa 3 minuti, finché non sarà caldo. Togliete dal fuoco e unite i peperoncini. Lasciate riposare per 10 minuti.</p>
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<p>2. Trasferite il composto di olio piccante in un frullatore e frullate per circa 30 secondi, finché non sarà ben amalgamato. Versate il composto di olio piccante attraverso un colino a maglie strette in una ciotola di medie dimensioni. Pulite il frullatore. Mettete da parte l’olio piccante.</p>
<p>3. Unite succo di limone, miele e senape in un frullatore. Frullate per circa 15 secondi, finché il composto non sarà liscio. Mentre il frullatore è in funzione, versate lentamente l’olio piccante, continuando a frullare finché il composto non sarà denso ed emulsionato. Mettete da parte.</p>
<p><strong>4. Preparate le aragoste:</strong> utilizzando delle forbici da cucina, tagliate la coda di 1 aragosta per lungo, attraverso la parte alta del guscio. Aprite il guscio dell’aragosta e rimuovete la polpa. Stendete la polpa dell’aragosta e infilzatela per lungo utilizzando 2 spiedini di legno (30 cm) per mantenere la coda dritta. Ripetete il procedimento con le aragoste e gli spiedini di legno rimanenti. Posizionate gli spiedini su una teglia da forno.</p>
<p>5. Mescolate prezzemolo, coriandolo, scalogno, timo e aglio in una ciotola di medie dimensioni. Aggiungete burro sciolto, sale e pepe. Spalmate omogeneamente circa 2 cucchiai di composto di burro su ogni aragosta. Coprite e lasciate raffreddare le aragoste per circa 20 minuti, finché il composto di burro non si sarà solidificato.</p>
<p>6. Nel frattempo, aprite completamente la presa d’aria inferiore di un barbecue a carbone. Riempite per metà una ciminiera d’accensione con dei bricchetti e accendeteli. Non appena il carbone sarà coperto di cenere, versatelo sulla maglia inferiore del barbecue. Aggiungete i pezzi di legno sui carboni ardenti. Coprite e regolate le prese d’aria secondo necessità per mantenere una temperatura interna di 175°C.</p>
<p>7. Coprite e grigliate le aragoste per circa 4-5 minuti, finché la polpa non inizierà a essere opaca. Girate i crostacei a metà cottura. Togliete il coperchio e spennellate ogni aragosta con circa 1 cucchiaio di glassa di Scotch bonnet e miele. Continuate a grigliare, senza coprire, per circa 3-4 minuti girando di tanto in tanto gli spiedini, finché sulle aragoste non saranno visibili i segni scuri della griglia e la parte più spessa non avrà raggiunto una temperatura di 55°C (potete misurarla con un termometro da cucina). Trasferite le aragoste su un vassoio.</p>
<p>8. Spennellate ogni aragosta con circa 1 cucchiaio di glassa. Condite con altro sale a piacere. Servite subito con accanto la glassa restante.</p>
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		<title>Agnello al barbecue alla Trinidad</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/agnello-al-barbecue-alla-trinidad/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 08:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi]]></category>
		<category><![CDATA[agnello]]></category>
		<category><![CDATA[agnello alla trinidad]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Preparate l’agnello: mescolate 470 ml di acqua e succo di limone in una ciotola di grandi dimensioni. Aggiungete l’agnello e lavatelo con cura. Scolate bene e asciugate con dei fogli di carta da cucina. Mettete da parte. 2. Unite cipolla, 20 g di sale, zenzero, timo, pepe, coriandolo messicano, aglio e foglie di alloro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 34">
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<div class="column">
<p><strong>1. Preparate l’agnello:</strong> mescolate 470 ml di acqua e succo di limone in una ciotola di grandi dimensioni. Aggiungete l’agnello e lavatelo con cura. Scolate bene e asciugate con dei fogli di carta da cucina. Mettete da parte.</p>
<p>2. Unite cipolla, 20 g di sale, zenzero, timo, pepe, coriandolo messicano, aglio e foglie di alloro in un frullatore. Frullate per circa 45 secondi, finché il composto non sarà liscio. Posizionate l’agnello in una ciotola di grandi dimensioni e versateci sopra la marinatura, ricoprendolo completamente. Coprite e lasciate raffreddare in frigorifero per almeno 4 ore o fino a 12 ore (preferibilmente durante la notte).</p>
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<p><strong>3. Preparate la salsa barbecue:</strong> mescolate salsa barbecue, birra, coriandolo messicano, zucchero e zenzero in una casseruola di piccole dimensioni e portate a ebollizione a fiamma media. Lasciate bollire per circa 5 minuti, mescolando spesso, finché il composto non risulterà profumato e la salsa leggermente addensata. Mettete da parte.</p>
<p>4. Aprite completamente la presa d’aria inferiore di un barbecue a carbone. Riempite una ciminiera d’accensione con dei bricchetti e accendeteli. Non appena il carbone sarà coperto di cenere, versatelo sulla maglia inferiore del barbecue. Aggiungete 3 o 4 pezzi di legno di quercia sui carboni ardenti. Coprite e regolate le prese d’aria secondo necessità per mantenere una temperatura interna di 175°C. Mescolate l’acqua e il sale restante in una teglia di alluminio usa e getta di 40 x 33 cm. Sistemate l’agnello (con la marinatura) nella teglia, senza sovrapporlo. Coprite con un pezzo di carta forno, premendo sull’agnello.</p>
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<div class="column">
<p>5. Trasferite la teglia con l’agnello nel barbecue. Coprite e grigliate per circa 2 ore, finché non riuscirete a trapassare l’agnello con una forchetta e la carne inizierà a staccarsi dall’osso. Girate l’agnello a metà cottura.</p>
<p>6. Rimuovete la teglia con l’agnello dal barbecue. Riempite di nuovo di carbone e aggiungete altri pezzi di legno nel barbecue per aumentare la temperatura a 200°C-230°C. Rimuovete l’agnello dai succhi di cottura.</p>
<p>7. Spennellate omogeneamente l’agnello con 125 g di salsa barbecue. Posizionatelo su una maglia della griglia unta di olio. Grigliate, senza coprire, per circa 8-10 minuti, finché l’agnello non sarà glassato e leggermente scurito. Girate la carne di tanto in tanto e spennellatela con altri 125 g di salsa barbecue. Servite l’agnello con patatine fritte e la salsa barbecue restante.</p>
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		<item>
		<title>Fumo e ghiaccio</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/fumo-e-ghiaccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 14:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[affumicatura]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche la fine dell&#8217;estate è sinonimo di cucina all’aperto: il clima mite invita ad accendere il barbecue e preparare hamburger e hot dog. Il barbecue è anche lo strumento ideale per la tecnica dell’affumicatura a freddo, spesso sottovalutata. Diversamente dall’affumicatura a caldo, che permea gli ingredienti di fumo mentre li cuoce, quella a freddo aggiunge [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/fumo-e-ghiaccio/">Fumo e ghiaccio</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 11">
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<p>Anche la fine dell&#8217;estate è sinonimo di cucina all’aperto: il clima mite invita ad accendere il barbecue e preparare hamburger e hot dog. Il barbecue è anche lo strumento ideale per la tecnica dell’<strong>affumicatura a freddo</strong>, spesso sottovalutata. Diversamente dall’affumicatura a caldo, che permea gli ingredienti di fumo mentre li cuoce, <strong>quella a freddo aggiunge un tocco affumicato e dolce senza utilizzare il calore</strong>. Questo processo è perfetto per conferire una deliziosa nota affumicata a ingredienti pronti per essere gustati, come un salmone marinato, una delicata burrata o della frutta fresca, senza tuttavia alterarne la consistenza. Inoltre, è estremamente versatile e richiede soltanto l’utilizzo di un barbecue (a carbone o a gas), cubetti di ghiaccio e pellet di legno per affumicare. Per preparare il salmone affumicato a freddo, iniziate trattando il pesce con sale e zucchero di canna. Questo passaggio serve ad asciugare i liquidi e a conferire alla carne una texture setosa e un aspetto lucido. Dopo averlo trattato e ammollato, riponete in frigorifero il salmone senza coprirlo per formare una pellicina: uno strato sottile e asciutto che permette al fumo di aderire meglio alla superficie del pesce. Il controllo della temperatura è molto importante in questa tecnica. Per evitare che il pesce sia troppo cotto o diventi stopposo, che il formaggio si sciolga o che la frutta diventi farinosa, la temperatura all’interno del barbecue deve rimanere inferiore a 30°C. Pur non essendo indispensabile, è consigliabile investire in un tubo affumicatore perforato in acciaio inossidabile. Il suo design complesso consente un abbondante passaggio di ossigeno, assicurando la combustione lenta del pellet di legno a velocità costante e garantendo ore di affumicatura continua. Il pellet di legno, inoltre, ha meno probabilità di prendere fuoco rispetto al cippato (al posto del tubo affumicatore è possibile utilizzare un vassoio di alluminio a forma di barca). Per evitare picchi di calore, posizionate gli ingredienti da affumicare su una griglia per dolci posta sopra un vassoio di cubetti di ghiaccio. A questo punto, rilassatevi per un paio d’ore e lasciate che il fumo faccia il suo lavoro, trasformando preparazioni comuni, come panini con burrata &nbsp;o punch all’ananas, in pietanze prelibate.</p>
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<h5>Guida agli strumenti</h5>
<p>Il tubo affumicatore, come l’<strong>A-Maze-N</strong>, e il pellet di legno duro per affumicare sono disponibili presso molti negozi di ferramenta oppure online (<a href="http://bbq.paradise.it" target="_blank" rel="noopener"><em>bbq.paradise.it</em></a>) Il cannello a gas Sondiko è un utile strumento con fiamma stabile per accendere velocemente il pellet per affumicare, garantendo ore di combustione lenta. Può anche essere utilizzato per tostare meringhe e fiammeggiare la crème brûlée (<a href="https://www.amazon.it" target="_blank" rel="noopener"><em>amazon.it</em></a>).</p>
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		<title>Cosce di tacchino alla giamaicana</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cosce-di-tacchino-alla-giamaicana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 14:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
		<category><![CDATA[cosce di tacchino]]></category>
		<category><![CDATA[tacchino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Preparate le cosce di tacchino: unite cipolla, cipollotti, aceto, aglio, peperoncini Scotch bonnet, 20 g di bacche di pepe della Giamaica, zenzero, timo, sale, zucchero e grani di pepe in un frullatore. Frullate per circa 1 minuto, finché non si formerà un composto liscio. Trasferite 3 cucchiai di marinatura in una ciotolina. Coprite, lasciate [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 32">
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<p>1. <strong>Preparate le cosce di tacchino:</strong> unite cipolla, cipollotti, aceto, aglio, peperoncini Scotch bonnet, 20 g di bacche di pepe della Giamaica, zenzero, timo, sale, zucchero e grani di pepe in un frullatore. Frullate per circa 1 minuto, finché non si formerà un composto liscio. Trasferite 3 cucchiai di marinatura in una ciotolina. Coprite, lasciate raffreddare e mettete da parte per l’intingolo. Utilizzando uno spelucchino, eseguite dei tagli lunghi e profondi circa 1 cm nella parte inferiore delle sovracosce di tacchino, a intervalli di 4 cm. Posizionate il tacchino su una teglia da forno di grandi dimensioni, con la pelle rivolta verso l’alto. Strofinate entrambi i lati delle sovracosce di tacchino con la marinatura restante, spingendola dentro i tagli e sotto la pelle. Coprite con pellicola da cucina e lasciate raffreddare in frigorifero per almeno 12 ore o fino a 48 ore.</p>
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<p>2. Posizionate le bacche di pepe della Giamaica rimanenti in una ciotolina, dopodiché aggiungete l’acqua fino a coprirle del tutto. Lasciate in ammollo per 45 minuti. Togliete il tacchino dal frigorifero, scopritelo e lasciatelo riposare a temperatura ambiente.</p>
<p>3. Nel frattempo, aprite completamente la presa d’aria inferiore di un barbecue a carbone. Riempite una ciminiera d’accensione con dei bricchetti e accendeteli. Non appena il carbone sarà coperto di cenere, versatelo sulla maglia inferiore del barbecue e spostatelo su un lato. Coprite il barbecue, regolate le prese d’aria secondo necessità per mantenere una temperatura interna di 170°C. Scolate le bacche di pepe della Giamaica e ponetele sui carboni ardenti. Disponete i rami di alloro nella zona del barbecue senza carbone. Disponete il tacchino sui rami di alloro, con la pelle rivolta verso l’alto. Coprite e grigliate per circa 1 ora e 30 minuti-2 ore, finché la pelle del tacchino non sarà ben dorata e la parte più spessa della carne non avrà raggiunto una temperatura di 70°C (potete misurarla con un termometro da cucina). Durante gli ultimi 20 minuti di cottura, riempite per metà una ciminiera d’accensione con dei bricchetti e accendeteli.</p>
<p>4. Non appena il carbone sarà coperto di cenere, sollevate con cautela la griglia e versatelo su quello già presente nel barbecue per aumentare la temperatura fino a 230°C-260°C. Disponete il tacchino in modo che si trovi direttamente sopra il carbone, con la pelle rivolta verso il basso. Rimuovete e gettate via i rami di alloro. Grigliate, senza coprire, per circa 4 minuti per lato, finché sul tacchino non ci saranno delle crosticine e la parte più spessa della carne non avrà raggiunto una temperatura di 80°C . Trasferite il tacchino su un tagliere, copritelo con un foglio di alluminio e lasciatelo riposare per 15 minuti.</p>
<p>5. <strong>Nel frattempo, preparate l’intingolo: </strong>riscaldate a fiamma media dell’olio in una casseruola. Aggiungete i 3 cucchiai di marinatura messi da parte. Cuocete per circa 3 minuti, mescolando di continuo, finché il composto non rilascerà i suoi profumi e si sarà scurito. Unite gradualmente 120 ml di brodo e portate a ebollizione a fiamma media. Mischiate amido di mais e i 30 ml di brodo restanti in una ciotolina finché non saranno amalgamati. Aggiungete il composto di amido di mais, salsa barbecue e sale al brodo. Lasciate bollire a fiamma media per circa 6-8 minuti, mischiando di tanto in tanto, finché l’intingolo non si sarà addensato.</p>
<p>6. Tagliate le sovracosce di tacchino in pezzi grandi e servite con intingolo, riso e fagioli alla giamaicana e platano. Decorate con prezzemolo.</p>
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		<title>Ricciola marinata all’escabeche</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/ricciola-marinata-allescabeche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 14:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
		<category><![CDATA[escabeche]]></category>
		<category><![CDATA[ricciola marinata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Riscaldate 110 g di olio in una casseruola di grandi dimensioni a fiamma media. Aggiungete cipolle e peperoni. Cuocete per circa 8-10 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché le verdure non si saranno ammorbidite. Aggiungete vino, aceto, miele, pepe nero, foglie di alloro e 1 cucchiaino di sale. Portate a ebollizione a fiamma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 33">
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<p>1. Riscaldate 110 g di olio in una casseruola di grandi dimensioni a fiamma media. Aggiungete cipolle e peperoni. Cuocete per circa 8-10 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché le verdure non si saranno ammorbidite. Aggiungete vino, aceto, miele, pepe nero, foglie di alloro e 1 cucchiaino di sale. Portate a ebollizione a fiamma media. Abbassate la fiamma. Lasciate bollire senza coperchio per circa 20 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché il composto non risulterà profumato e la salsa ridotta della metà. Condite con altro sale a piacere. Togliete dal fuoco. Coprite la salsa e tenetela al caldo finché non sarà il momento di utilizzarla.</p>
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<p>2. Nel frattempo, aprite completamente la presa d’aria inferiore di un barbecue a carbone. Riempite una ciminiera d’accensione con dei bricchetti e accendeteli. Non appena il carbone sarà coperto di cenere, versatelo sulla maglia inferiore del barbecue. Regolate le prese d’aria secondo necessità per mantenere una temperatura interna tra i 175°C e i 200°C.</p>
<p>3. Spennellate leggermente la ricciola con l’olio rimanente e salatela. Posizionate il pesce sulle maglie unte di olio. Grigliate, senza coprire, per circa 4-5 minuti per lato, finché sulla ricciola non saranno visibili i segni della griglia e la parte più spessa del pesce non avrà raggiunto una temperatura di 55°C (potete misurarla con un termometro da cucina). Trasferite il pesce su una pirofila di 33 x 22 cm e versateci sopra la salsa alla escabeche messa da parte. Coprite e lasciate raffreddare per almeno 4 ore o fino a 3 giorni. Prima di servire, lasciate raffreddare a temperatura ambiente per circa 45 minuti. Decorate con gli spicchi di lime.</p>
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		<title>Costine di maiale glassate al rum e guava</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/costine-di-maiale-glassate-al-rum-e-guava/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 14:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi]]></category>
		<category><![CDATA[barbecue]]></category>
		<category><![CDATA[costine di maiale]]></category>
		<category><![CDATA[guava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Preparate le costine: unite 2 l di acqua, sale, zucchero, aceto, succo di agrumi, scorze di agrumi e aglio in un pentolone. Portate a ebollizione a fiamma medio-alta. Cuocete per circa 2 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché lo zucchero non si sarà sciolto. Togliete dal fuoco. Aggiungete il ghiaccio e mescolate finché [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 31">
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<p>1. <strong>Preparate le costine:</strong> unite 2 l di acqua, sale, zucchero, aceto, succo di agrumi, scorze di agrumi e aglio in un pentolone. Portate a ebollizione a fiamma medio-alta. Cuocete per circa 2 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché lo zucchero non si sarà sciolto. Togliete dal fuoco. Aggiungete il ghiaccio e mescolate finché non si sarà sciolto. Immergete le costine nella salamoia raffreddata, assicurandovi che siano ben coperte dal liquido. Coprite e lasciate raffreddare in frigorifero per almeno 12 ore o fino a 36 ore.</p>
<p>2. Rimuovete le costine dalla salamoia e gettatela via. Asciugate le costine e conditele in modo omogeneo con la salsa adobo. Mettete da parte.</p>
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<p>3. <strong>Preparate il soffritto e l’insalata di ceci</strong>: unite coriandolo, cipolla rossa, peperone dolce, aglio, 40 g di olio, 2 cucchiaini di sale e pepe nero in un frullatore. Frullate per circa 30 secondi, finché il composto non sarà liscio. Mischiate 30 g di composto, aceto, olio e sale rimanenti in una ciotola di medie dimensioni. Aggiungete i ceci. Coprite e fate raffreddare finché non arriverà il momento di servire. Strofinate il composto restante sulle costine in maniera omogenea. Lasciate riposare, senza coprire, mentre il barbecue si scalda.</p>
<p>4. Aprite completamente la presa d’aria inferiore di un barbecue a carbone. Riempite una ciminiera d’accensione con dei bricchetti e accendeteli. Non appena il carbone sarà coperto di cenere, versatelo sulla griglia inferiore del barbecue e spostatelo su un lato. Aggiungete 3 o 4 pezzi di legno di pecan sui carboni ardenti. Coprite il barbecue, regolate le prese d’aria secondo necessità per mantenere una temperatura interna tra i 120°C e i 135°C. Disponete le costine su una griglia leggermente unta posizionata nella zona del barbecue senza carbone, con il lato più carnoso rivolto verso l’alto. Coprite il barbecue e lasciate affumicare per circa 45 minuti, finché l’esterno delle costine non inizierà ad asciugarsi.</p>
<p>5. Avvolgete ogni costina in un doppio strato di fogli di alluminio resistenti. Disponete le costine avvolte nell’alluminio nella zona del barbecue senza carbone, con il lato più carnoso rivolto verso l’alto. Coprite e grigliate a 120°C-135°C per 2 ore-2 ore e 30 minuti, finché la carne non sarà tenera, ma non tanto da staccarsi dall’osso. Togliete le costine dal barbecue. Conservate 150 ml dei succhi rilasciati all’interno dei fogli di alluminio per preparare la salsa barbecue.</p>
<p>6. <strong>Durante l’affumicatura delle costine, preparate la salsa barbecue:</strong> riscaldate a fiamma medio-bassa dell’olio in una casseruola di medie dimensioni. Aggiungete cipolla dorata, cetriolini e aglio. Cuocete per circa 4-6 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché la cipolla non si sarà ammorbidita. Aggiungete il purè di guava. Continuate la cottura per circa 3 minuti, mescolando spesso, finché il purè non si sarà addensato e scurito. Aggiungete il rum. Continuate la cottura per circa 1 minuto, mescolando di tanto in tanto. Aggiungete ketchup, senape, zucchero di canna, aroma Maggi, sale e pepe nero. Abbassate la fiamma. Proseguite la cottura per circa 15-20 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché il composto non si sarà addensato. Togliete dal fuoco. Coprite e mettete da parte.</p>
<p>7. Aggiungete altro carbone e pezzi di legno nel barbecue per alzare la temperatura a 230°C. Aggiungete alla salsa barbecue i succhi rilasciati all’interno dei fogli di alluminio durante la cottura della carne. Spennellate uniformemente le costine con 230 g di salsa barbecue. Posizionate le costine su una griglia leggermente unta. Grigliate, senza coprire, per circa 3-5 minuti per lato, finché non si formerà una leggera crosticina. Trasferite le costine su un tagliere. Spennellatele con 60 g di salsa barbecue. Separate le costine tra loro. Servite con l’insalata di ceci e la restante salsa. Condite con coriandolo e cipolla rossa.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/costine-di-maiale-glassate-al-rum-e-guava/">Costine di maiale glassate al rum e guava</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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