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	<title>Masi Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Masi Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Quando il vino si fa destinazione totale</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/quando-il-vino-si-fa-destinazione-totale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se fino a qualche tempo fa, fare enoturismo significava quasi sempre trascorrere il sabato pomeriggio in una cantina ad ascoltare spiegazioni tecniche su legni e solfiti, oggi lo scenario è decisamente cambiato. Il vino è diventato un potente catalizzatore del marketing territoriale in Italia, un comparto monumentale capace di muovere circa 3 miliardi di euro all&#8217;anno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="4">Se fino a qualche tempo fa, fare <strong>enoturismo</strong> significava quasi sempre trascorrere il sabato pomeriggio in una cantina ad ascoltare spiegazioni tecniche su legni e solfiti, oggi lo scenario è decisamente cambiato. <strong>Il vino è diventato un potente catalizzatore del marketing territoriale in Italia</strong>, un comparto monumentale capace di muovere circa 3 miliardi di euro all&#8217;anno e di pesare, in media, per il 20% sul fatturato complessivo delle aziende vitivinicole. A cambiare sono state le regole del gioco: <strong>il pubblico è diventato giovane, laico, fluido</strong>, e alla rigidità dei vecchi schemi preferisce un perfetto equilibrio tra <strong>accoglienza a cinque stelle</strong>, <strong>cultura</strong> e <strong>storie di famiglia</strong>.</p>
<p data-path-to-node="5">Di questa profonda <strong>metamorfosi</strong> e del <strong>nuovo identikit</strong> di chi viaggia per cantine si è discusso diffusamente durante il panel <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="124">&#8220;L’evoluzione del turismo del vino e l&#8217;identikit del nuovo enoturista&#8221;</b>, un momento di confronto strategico tra i leader dell&#8217;alto di gamma che ha tracciato la rotta dell&#8217;ospitalità contemporanea, all&#8217;interno dello Spazio Arena del Congresso di Identità Golose, curato in collaborazione con entrambe le nostre testate, <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="303">Food&amp;Wine Italia</b> e <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="322">Travel + Leisure Italia</b>, e moderato dal nostro direttore responsabile <strong>Federico De Cesare Viola</strong>.</p>
<h2 data-path-to-node="6">Oltre la degustazione</h2>
<p data-path-to-node="7">La prima regola del nuovo corso è che il vino non può più camminare da solo; deve farsi <strong>ecosistema</strong>, integrandosi in strutture complesse senza però perdere la propria anima agricola. Ne sa qualcosa <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="197">Roberto Protezione</b>, <strong>general manager</strong> di <strong>Castelfalfi</strong>, gioiello dell&#8217;ospitalità nell&#8217;omonimo borgo nel cuore della Toscana, dove l<strong>&#8216;azienda agricola biologica è il fulcro di un&#8217;esperienza</strong> che genera <strong>oltre 1.500 wine tasting</strong> all&#8217;anno.</p>
<p data-path-to-node="7">«La marca agricola per noi è fondamentale per un semplice motivo: <strong>a Castelfalfi il vino si produce da secoli</strong>. Quando abbiamo iniziato quattro anni fa, non potevamo prescindere da questo legame. Abbiamo ridotto la quantità elevando la qualità, mantenendo l&#8217;autenticità. <strong>Durante la vendemmia offriamo esperienze reali</strong>, non facciamo la recita per i turisti. Registriamo <strong>una forte crescita degli italiani</strong>, tutti attratti dall&#8217;autenticità. Ma l&#8217;ospitalità di lusso non è solo un bell&#8217;albergo con una spa, è un&#8217;esperienza che si espande sul territorio. Per questo <strong>abbiamo appena inaugurato un wine bar fuori dalla tenuta</strong>, nel comune di Montaione, per portare i nostri ospiti all&#8217;interno della comunità, perché il vino deve essere un elemento di unione».</p>
<p data-path-to-node="9">Se in Toscana il vino sposa il resort, nelle <strong>Langhe</strong> ha dovuto inventare un modello di accoglienza che trent&#8217;anni fa semplicemente non esisteva. <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="144">Roberta Ceretto</b>, <strong>presidente e responsabile comunicazione</strong> di <strong>Ceretto Aziende Vitivinicole</strong>, ha raccontato la svolta di un territorio che ha saputo unire l&#8217;eccellenza del Barolo alla ristorazione tristellata (con il progetto Piazza Duomo) e all&#8217;arte contemporanea, trasformando una collina in un museo a cielo aperto capace di attirare 100mila persone all&#8217;anno.</p>
<p data-path-to-node="9">«L&#8217;ospitalità nelle Langhe è qualcosa arrivato relativamente tardi rispetto ad altre aree italiane. Nel 2009 le cantine aperte all&#8217;accoglienza si contavano sulle dita di una mano, oggi si sono adeguate quasi tutte. Noi viviamo con un piede nella ristorazione e uno nel vino, ma facciamo ristorazione per far ragionare le persone sul vino. Negli anni Novanta ci siamo avvicinati all&#8217;arte contemporanea quasi per caso, colorando la famosa <strong>Cappella del Barolo</strong> con Sol LeWitt e David Tremlett nel vigneto del borgo de La Morra. All&#8217;epoca fu una scelta divisiva per i locali, ma ha acceso una lampadina: <strong>l&#8217;arte è diventata la nostra leva strategica</strong> per raccontare che siamo una realtà giovane. Il turista è cambiato tantissimo: prima voleva solo assaggiare, ora vuole sentirsi protagonista di un percorso e vuole una storia reale, concreta, garantita da aziende che, come la nostra, sono ancora in mano alle famiglie».</p>
<p data-path-to-node="11">La necessità di diversificare i punti di contatto con un pubblico sempre più eterogeneo è il cuore della strategia di <strong>Masi</strong>. <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="129">Alessandra Boscaini</b>, <strong>direttore commerciale</strong> del marchio storico della Valpolicella, ha ricordato come la cantina abbia aperto le porte fin dal 1992, anticipando le tendenze, per poi strutturare la rete <strong>&#8220;Masi Experience&#8221;</strong>: hub che vanno dalla &#8220;cattedrale dell&#8217;Amarone&#8221; di <strong>Monteleone21</strong> fino alle piste da sci di Cortina e alle vetrine del lusso di Monaco di Baviera.</p>
<p data-path-to-node="11">«Nei primi anni novanta chi veniva in cantina era un grande appassionato che considerava il vino una cosa quasi sacra. <strong>Oggi il pubblico è laico e fluido</strong>, e vanno creati spazi per entrambe le esigenze: c&#8217;è chi vuole una degustazione tecnica e scientifica e chi ama bere bene ma in modo informale. Il vino è un diamante meraviglioso con tante facce: si può godere di un calice facendo un corso di yoga in vigna o abbinandolo a sapori orientali. <strong>Con Monteleone21 abbiamo creato una vera &#8220;piazza dell&#8217;Amarone&#8221;</strong>, uno spazio monumentale e multimediale, ma abbiamo anche bistrot e wine shop. È fondamentale avere proposte diverse in luoghi diversi: il cliente deve trovare un filo conduttore che lo riconduca alla nostra identità ovunque si trovi, ma ogni luogo va curato nel minimo dettaglio, con tempo e professionalità».</p>
<p data-path-to-node="13">Il viaggio lungo la penisola si chiude in Sicilia, una terra che sta dimostrando una straordinaria dinamicità contemporanea. <b data-path-to-node="13" data-index-in-node="125">Federica Fina</b>, <strong>marketing &amp; communication</strong> manager di <strong>Cantine Fina</strong> e <strong>Presidente del Movimento Turismo del Vino Sicilia</strong>, ha spiegato come la chiave del successo risieda nella capacità di abbassare la rigidità del linguaggio tecnico a favore dell&#8217;emozione, utilizzando eventi &#8220;pop&#8221; come il festival <strong>Kebrillerà</strong> per intercettare le nuove generazioni.</p>
<p data-path-to-node="13">«L&#8217;autenticità significa non forzare lo storytelling, ma far sentire in famiglia chi viene a trovarci. Tra gli enoturisti trovi l&#8217;esperto ma anche l&#8217;amico trascinato a forza che non voleva venire:<strong> il nostro compito è conquistare tutti alleggerendo il tono</strong>. Il linguaggio non deve andare a discapito dell&#8217;informazione tecnica, ma il modo di porsi deve rendre il momento gioioso. Con i nostri concerti in cantina, dove abbiamo ospitato artisti come i Ron, Vinicio Capossela, Jimmy Sax, il prossimo agosto Alex Britti, riusciamo ad avvicinare i giovani al vino e a creare un contenitore intergenerazionale dove i ragazzi si divertono insieme alla generazione di mio padre. Come Movimento Turismo del Vino, <strong>la nostra sfida in Sicilia è fare squadra per garantire un&#8217;esperienza 365 giorni all&#8217;anno</strong>. Le cantine rispondono sempre presente e devono fare da traino a tutto il resto del territorio per destagionalizzare il turismo».</p>
<p data-path-to-node="13">Il <strong>futuro</strong> del settore si giocherà dunque su tre tavoli decisivi. Il primo è quello della <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="89">sostenibilità</b>, che come ha ricordato Roberta Ceretto non può più essere solo uno slogan ecologico o un calcolo di tenuta economica per le aziende familiari, ma deve diventare prima di tutto <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="279">sociale</b>: fare rete con la comunità locale, rispettare le persone e valorizzare il territorio. Il secondo tavolo, urgente e imprescindibile, è la <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="424">formazione</b>. L&#8217;enoturista moderno è colto, viaggia e confronta le esperienze internazionali: per questo servono professionisti d&#8217;accoglienza preparati, capaci di padroneggiare le lingue, la storia e l&#8217;empatia. Infine, il terzo grande obiettivo è la <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="672">riconquista del pubblico italiano</b>, oggi ancora troppo timido nei confronti delle cantine nazionali rispetto ai visitatori stranieri. La ricetta per i prossimi anni è tracciata: professionalità e un pizzico di calore umano, perché dietro ogni grande etichetta il cliente cerca, prima di tutto, la verità delle persone.</p>
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		<title>Cortina, fuori pista</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cortina-fuori-pista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 13:39:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[1224 Restaurant Cortina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla neve di Cortina d&#8217;Ampezzo il vero carburante non è la caffeina ma il bombardino. Un drink caldo che rimette in sesto dopo una mattinata al freddo. Il mio, però, non è quello di un rifugio in quota: l&#8217;ho bevuto su corso Italia, il cuore pulsante della socialità ampezzana dove la &#8220;regina delle Dolomiti&#8221; concentra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla neve di <strong>Cortina d&#8217;Ampezzo</strong> il vero carburante non è la caffeina ma il <strong>bombardino</strong>. Un drink caldo che rimette in sesto dopo una mattinata al freddo. Il mio, però, non è quello di un rifugio in quota: l&#8217;ho bevuto su corso Italia, il cuore pulsante della socialità ampezzana dove la<strong> &#8220;regina delle Dolomiti&#8221;</strong> concentra vetrine, locali e struscio. Lo stesso centro che, a febbraio, diventa il punto di ritrovo di sportivi e curiosi in vista della 25esima edizione dei <strong>Giochi Olimpici Invernali</strong>, di ritorno nella località sciistica a settant’anni dall’ultima volta.</p>
<figure id="attachment_212041" aria-describedby="caption-attachment-212041" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-212041" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/La-facciata-dellAncora-Cortina.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212041" class="wp-caption-text">La facciata dell’Ancora Cortina</figcaption></figure>
<p class="p1">All&#8217;<strong>Ancora Cortina</strong>, il più antico hotel del paese – 200 anni tondi tondi proprio nel 2026 –, questa corroborante bevanda alcolica (solitamente a base di panna, zabaione caldo, brandy e caffè) si presenta in versione cinque stelle e si chiama Dolo-Mitico. È un bombardino stratificato, dove brandy e rum invecchiato incontrano un Tom&amp;Jerry al lampone e cioccolato bianco al posto dello zabaione. Si sorseggia al bancone dell’albergo rinato la scorsa estate, grazie alla visione di Renzo Rosso, con gli interni firmati da Vicky Charles (stessa designer inglese di Soho House) e la gestione affidata ad Aldo Melpignano, l&#8217;hotelier pugliese di Borgo Egnazia che aveva già messo piede nella provincia bellunese con l&#8217;<strong>Hotel De Len</strong>, a cinque minuti di distanza dall’Ancora. Tradotto: non è solo un posto dove dormire, ma una destinazione in sé. La proposta gastronomica, firmata da Andrea Chivetto (classe 1995), alterna piatti diretti e confortanti – come il Cheese Burger d&#8217;Ampezzo con Gardonese veneta, saporito d&#8217;alpeggio e speck  croccante – a preparazioni più ricercate, una su tutte il Raviolo del plin in brodo di cappone. A completare l’esperienza, una spa di oltre 200 metri quadrati dove prenotare una serie di trattamenti, tra cui la criosauna a -87 °C o un massaggio sportivo.</p>
<figure id="attachment_212042" aria-describedby="caption-attachment-212042" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-212042" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/Dettagli-dinverno-a-Cortina.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212042" class="wp-caption-text">Dettagli d’inverno a Cortina</figcaption></figure>
<p class="p1">La trasformazione di Cortina, del resto, non riguarda solo le piste. Passa dai banconi dei bar, dalle carte dei vini, dai ristoranti che alzano l’asticella senza scivolare nella caricatura &#8220;alpina&#8221;. Basta muoversi di poco per rendersene conto: riaperture importanti, debutti di grandi gruppi – come <strong>Dhom Collection</strong> di cui fa parte il <strong>Grand Hotel Ampezzo</strong>, che riporta in scena il lessico del grand hotel (hall, suite, spa) in chiave attuale –, opening pensati per reggere anche dopo l’effetto Olimpiadi e appuntamenti da mettere in calendario, tra cui la <strong>Cortina Cocktail Weekend</strong> in programma a dicembre 2026. Non mancano progetti più radicati che difendono una cucina di territorio, oggi messa alla prova da format sempre più internazionali. Il cuore cittadino resta il punto di partenza obbligato e corso Italia è la sua spina dorsale: sciatori ancora in scarponi in cerca di qualcosa di caldo, famiglie in pausa strategica, conversazioni sulle discese affrontate con la serietà di una call finanziaria.</p>
<figure id="attachment_212043" aria-describedby="caption-attachment-212043" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-212043" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/Un-calice-di-rosso-allAntica-Bottega-del-Vino.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212043" class="wp-caption-text">Un calice di rosso all’Antica Bottega del Vino</figcaption></figure>
<p class="p1">Così, senza accorgervene, vi imbatterete in una delle aperture più attese: <strong>Antica Bottega del Vino</strong>, che lo scorso dicembre ha raddoppiato a Cortina. Dopo la sede di Verona, nata nel Cinquecento durante la Repubblica di Venezia, il ristorante – oggi di proprietà di Famiglie Storiche, ovvero l’associazione nata nel giugno del 2009 dall’unione di dieci storiche cantine della Valpolicella – ha trovato quassù un nuovo polo di ricchezza enologica. La carta dei vini non è enciclopedica come l’originale, ma conta comunque quasi duemila etichette, comprese alcune annate importanti. In cucina c’è Giulio De Beni e il menu gioca su due registri: i piatti simbolo della Bottega nella città scaligera – come l’insalata di gallina (qui con melograno al posto dei pinoli) – e un capitolo ampezzano che aggiunge brasato all&#8217;Amarone con purè di patate e zuppa di fagioli alla veneta.</p>
<figure id="attachment_212044" aria-describedby="caption-attachment-212044" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-212044" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-salottino-della-cantina-Bertani-allinterno-di-The-Roof-al-quarto-piano-della-Cooperativa.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212044" class="wp-caption-text">Il salottino della cantina Bertani all’interno di The Roof, al quarto piano della Cooperativa</figcaption></figure>
<p class="p1">Poi, c’è chi ha deciso di guardare Cortina dall’alto. Letteralmente. Sul tetto della Cooperativa – il grande magazzino che è un’istituzione locale – è nato <strong>The Roof Cortina</strong>. Il progetto è aperto da colazione a cena, con una terrazza panoramica e una partnership forte sul vino (Bertani) e sulla proposta food. Il menu porta, infatti, la firma di Graziano Prest, lo chef del Tivoli, una stella Michelin, e lavora anche in chiave di abbinamento, mentre le monoporzioni sono del pasticcere Luigi Biasetto. Quella di Bertani non è l’unica cantina della Valpolicella ad aver scommesso su Cortina. Risalendo con la funivia il comprensorio sciistico Tofana, scendete alla prima fermata utile per un aperitivo con i vini di <strong>Masi</strong> che ha brandizzato il wine bar di Col Druscié (chiuso per la durata della stagione olimpica).</p>
<p class="p1">La cucina internazionale, intanto, non è più una comparsa esotica. L’arrivo di <strong>Zuma</strong> lo conferma: cottura al robata, poi sushi e sashimi, una selezione di Wagyu e la drink list stagionale, oltre all’immancabile tortino al cioccolato dal cuore morbido. Un format globale adattato all’alta quota, in un luogo che da sempre convive con questa doppia anima: montagna e mondanità, territorio e importazioni. Il ristorante è solitamente aperto solo a cena, ma in occasione dei Giochi Olimpici Invernali anticipa l’apertura al pranzo.</p>
<p class="p1">Mentre Cortina accelera verso il nuovo, <strong>Alverà</strong> continua a fare quello che ha sempre fatto: lavorare bene. Nata nel 1914 come forno, oggi è una pasticceria completa, dove strudel e Linzer convivono in un banco che tiene insieme tradizione mitteleuropea e pasticceria contemporanea, con una selezione di mignon che supera le trenta varianti.</p>
<figure id="attachment_212045" aria-describedby="caption-attachment-212045" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-212045" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/Zuppetta-di-lumache-allaglio-orsino-con-crema-di-patate-e-topinambur-e-spuma-di-kefir-al-dragoncello-di-1224-Restaurant-Cortina.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212045" class="wp-caption-text">Zuppetta di lumache all’aglio orsino con crema di patate e topinambur e spuma di kefir al dragoncello di 1224 Restaurant Cortina</figcaption></figure>
<p class="p1">Se si vogliono seguire le insegne che valorizzano il territorio con disciplina e visione, non si può non menzionare <strong>Baita Piè Tofana</strong>. Anche se attualmente chiuso (dovrebbe riaprire in estate con un nuovo format), lo chalet negli ultimi anni ha costruito una reputazione solida grazie alla cucina contemporanea di Federico Rovacchi e a una cantina di rilievo. Da questa stagione invernale, il progetto si è spostato in paese, nello storico <strong>Grand Hotel Savoia</strong>, all’interno del <strong>1224 Restaurant Cortina</strong>, rendendo più accessibile – anche fisicamente – un percorso che da sempre cerca equilibrio tra altitudine e linguaggi moderni.</p>
<figure id="attachment_212046" aria-describedby="caption-attachment-212046" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-212046" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/The-Den-il-nuovo-spazio-dedicato-alla-mixology-allinterno-di-SanBrite.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212046" class="wp-caption-text">The Den, il nuovo spazio dedicato alla mixology all’interno di SanBrite</figcaption></figure>
<p class="p1">Alla fine Cortina oggi è fatta di stratificazioni. C&#8217;è la montagna agricola e identitaria di <strong>SanBrite</strong>, che mantiene al centro le sue radici senza trasformarle in folklore, grazie al manifesto promosso da Riccardo Gaspari e Ludovica Rubbini. A gennaio la coppia ha comunicato la novità di<strong> The Den</strong>: uno spazio raccolto con pochi posti, nato dallo sharing table dello stellato, pensato per l’aperitivo o il dopo-cena. Qui la mixology diventa esperienza di degustazione, ritmo lento e grande precisione. Intanto al <strong>Brite de Larieto</strong>, l’altro presidio della stessa proprietà, prosegue la stagione invernale con un menu che cambia ogni tre settimane e un calendario di appuntamenti legati al lavoro agricolo.</p>
<figure id="attachment_212047" aria-describedby="caption-attachment-212047" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-212047" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/Cappuccino-di-patate-trota-affumicata-e-le-sue-uova-tra-i-signature-in-carta-da-Alajmo-Cortina.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212047" class="wp-caption-text">Cappuccino di patate, trota affumicata e le sue uova tra i signature in carta da Alajmo Cortina</figcaption></figure>
<p class="p1">C’è poi <strong>Alajmo</strong> <strong>Cortina</strong>, che porta in quota l’idea di ristorante contemporaneo del gruppo: atmosfera di casa, servizio giovane e décontracté, con un ambiente che sviluppa su più livelli. Al piano terra c’è il Bar Alfredo, omaggio ad Alfredo Beltrame, fondatore di El Toulà, leggendario ristorante di Cortina che ha lasciato il posto all’attuale insegna della famiglia padovana. Salendo, si trovano la sala e la terrazza con vista sulla conca innevata; e poi c’è la sala principale, dove vale la pena assaggiare la variazione ampezzana del celebre Cappuccino di Massimiliano Alajmo, qui declinato con patate, trota affumicata e le sue uova.</p>
<p class="p1">
<h2 class="p1">Quando le Olimpiadi finiscono nel bicchiere</h2>
<figure id="attachment_212048" aria-describedby="caption-attachment-212048" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-212048" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/La-bottiglia-di-gin-in-edizione-limitata-di-Hotel-de-la-Poste.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212048" class="wp-caption-text">La bottiglia di gin in edizione limitata di Hotel de la Poste</figcaption></figure>
<p class="p1">In vista dei Giochi Invernali, a Cortina non si celebrano solo piste e impianti: anche il bicchiere diventa terreno di racconto. Tra le edizioni limitate più interessanti spicca <strong>Gin London Dry-Sapori di Cortina</strong>, nuova etichetta della linea <strong>Cortina Spirits</strong>, firmata da Gherardo Manaigo, direttore dell&#8217;<strong>Hotel de la Poste</strong>. Un London Dry essenziale e preciso, costruito attorno a due botaniche simbolo dei boschi ampezzani: ginepro e mirtillo nero. Il profilo è asciutto, balsamico, pulito, pensato per chi cerca un gin classico ma con un accento alpino riconoscibile. Un distillato che punta più sulla sottrazione che sull’effetto speciale, e che si inserisce in una collezione già nota per Mountain Gin, Ice Vodka e Amaro del Posta.</p>
<p class="p1">Sempre in chiave olimpica nasce <strong>Spirito delle Dolomiti</strong>, amaro d’erbe di origine alpina lanciato da <strong>Spiriti Artigiani</strong> insieme a <strong>Mr. Dee Still</strong>. Oltre trenta botaniche, tra cui cirmolo, menta e camomilla, per un sorso balsamico, morbido e contemporaneo, pensato tanto per il consumo liscio quanto per la miscelazione. Forte anche il lavoro sul packaging: tappo in legno, profilo delle vette inciso, fondo della bottiglia scavato come una montagna da toccare con mano.</p>
<h2 class="p1">Sport, accoglienza e cultura</h2>
<p class="p1">Dallo sci al lifestyle, Cortina moltiplica le esperienze. <strong>Cortina Skiworld</strong> riunisce sotto un’unica identità le aree di Cortina, San Vito di Cadore, Auronzo e Misurina: oltre 70 km di piste, 35 impianti e collegamenti iconici tra Tofana, Faloria, Cristallo, 5 Torri e Lagazuoi, nel circuito Dolomiti Superski. A partire da questa stagione invernale, il nuovo <strong>Super G Faloria Mountain Club</strong> ridefinisce l&#8217;après-ski con un format che unisce cucina, musica e design. La cultura sale in quota con <strong>Lagazuoi Expo Dolomiti</strong>, tra mostre, arte e progetti inclusivi.</p>
<h3>Dove mangiare</h3>
<p class="p1"><strong>Antica Bottega del Vino<br />
</strong>Carta vini di profondità e una cucina che intreccia Veneto e montagna.<br />
<a href="https://bottegavini.it" target="_blank" rel="noopener"><em>bottegavini.it</em></a></p>
<p class="p1"><strong>The Roof Cortina<br />
</strong>Sul tetto della Cooperativa, un progetto enogastronomico aperto tutto il giorno con una terrazza che domina la conca.<br />
<a href="https://theroofcortina.com" target="_blank" rel="noopener"><em>theroofcortina.com</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Tivoli<br />
</strong>Grande classico cortinese, con la cucina precisa di Graziano Prest e una vista privilegiata sulle Tofane.<br />
<a href="https://www.ristorantetivolicortina.it" target="_blank" rel="noopener"><em>ristorantetivolicortina.it</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Masi Wine Bar Cortina<br />
</strong>Sosta panoramica a 1.778 metri dove il vino guida l’esperienza, per l’après-ski o un pranzo in quota.<br />
<a href="https://www.masi.it/it/" target="_blank" rel="noopener"><em>masi.it</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Zuma Cortina<br />
</strong>Il format internazionale arriva sulle Dolomiti con robata, sushi e cocktail.<br />
<a href="https://www.zumarestaurant.com/en" target="_blank" rel="noopener"><em>zumarestaurant.com</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Pasticceria Alverà</strong><br />
Riferimento dolce della valle, tra ricette mitteleuropee, tecnica moderna e un banco mignon vastissimo.<br />
<a href="https://www.pasticceriaalvera.com" target="_blank" rel="noopener"><em>pasticceriaalvera.com</em></a></p>
<p class="p1"><strong>SanBrite<br />
</strong>Cucina agricola gourmet declinata anche in versione fattoria d’alta quota con El Brite, una stella verde.<br />
<a href="https://www.sanbrite.it" target="_blank" rel="noopener"><em>sanbrite.it</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Alajmo Cortina<br />
</strong>Negli spazi dello storico El Toulà, tra bar, sale panoramiche e una cucina che dialoga tra territorio e mare.<br />
<a href="https://alajmo.it/pages/homepage-cortina" target="_blank" rel="noopener"><em>alajmo.it</em></a></p>
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		<title>Masi</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-masi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 17:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
		<category><![CDATA[speciale vino]]></category>
		<category><![CDATA[speciale vino 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1772 la famiglia Boscaini guida Masi, storica cantina della Valpolicella e riferimento internazionale dell’Amarone e della tecnica dell’appassimento. Oggi l’azienda esporta in oltre 140 Paesi e, dal 2024, è Società Benefit, con obiettivi di beneficio comune nello statuto: tutela del paesaggio e dell’ambiente, promozione della cultura veneta e benessere delle persone. Cuore della strategia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1772 la famiglia <strong>Boscaini</strong> guida <strong>Masi</strong>, storica cantina della Valpolicella e riferimento internazionale dell’Amarone e della tecnica dell’appassimento.</p>
<p>Oggi l’azienda esporta in oltre 140 Paesi e, dal 2024, è <b>Società Benefit</b>, con obiettivi di beneficio comune nello statuto: tutela del paesaggio e dell’ambiente, promozione della cultura veneta e benessere delle persone. Cuore della strategia è il progetto <b>Masi Green Governance</b>, che integra i fattori ESG nei processi produttivi, con un ESG Score di 74/100.</p>
<p>I circa 1.300 ettari di vigneti tra proprietà e conferenti adottano diserbo meccanico, inerbimento, uso di acque piovane, antiparassitari naturali e tracciabilità completa; molte tenute sono certificate biologiche. In cantina, fruttaio con graticci di bambù, energia per l’<b>80% da rinnovabili</b>, illuminazione e climatizzazione a basso impatto. Nel packaging Masi ha progettato con Piero Lissoni una <b>bottiglia più leggera del 30%</b>, riducendo vetro, emissioni e fatica di movimentazione, mentre cartone e tappi seguono circuiti di riciclo.</p>
<p>Accanto alle storiche cantine di Sant’Ambrogio di Valpolicella e Possessioni Serego Alighieri, Masi guida Tenuta Canova sul Lago di Garda, la cantina Canevel in Valdobbiadene e le tenute in Toscana e Argentina, mantenendo l’identità territoriale con una visione internazionale.</p>
<p>Innovazione significa anche <b>ricerca scientifica</b>: con l’Università di Milano, Masi studia 48 varietà autoctone per affrontare il cambiamento climatico e preservare la biodiversità. Con l’impegno “nella natura a passo d’uomo”, unisce eccellenza enologica e responsabilità sociale, dimostrando che tradizione e avanguardia possono crescere insieme nel segno della sostenibilità. Tra le iniziative più recenti, <a href="https://www.foodandwineitalia.com/masi-monteleone21-apertura-valpolicella/" target="_blank" rel="noopener"><b>Monteleone21</b></a> apre al pubblico il nuovo polo esperienziale di Masi in Valpolicella dedicato all’Amarone e all’enocultura, con spazi scenografici, architettura contemporanea, fruttaio storico, bottaia in ciliegio, vigneti collinari e ambienti polifunzionali per un viaggio immersivo tra vino, territorio e cultura.</p>
<h2>Da portare a casa</h2>
<p><b>Valdobbiadene Superiore Brut Docg Campofalco:</b> tra le etichette della cantina Canevel, in Valdobbiadene, è caratterizzato dal perlage fine e persistente, da profumi di fiori bianchi e mela verde e dal gusto fresco ed elegante. Ideale per aperitivi, piatti di pesce e cucina speziata.</p>
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		<title>Monteleone21, Masi apre il nuovo polo enoturistico della Valpolicella</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/masi-monteleone21-apertura-valpolicella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[enoteca masi]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
		<category><![CDATA[monteleone21]]></category>
		<category><![CDATA[valpolicella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Masi Agricola ha inaugurato ufficialmente Monteleone21 a Gargagnago di Valpolicella: un centro enoturistico e culturale dedicato all’Amarone e all’enocultura, concepito come un hub esperienziale che unisce produzione, ospitalità e arti visive. Dopo il debutto istituzionale, l’apertura al pubblico segna l’avvio di un programma di visite, degustazioni e iniziative pensate per raccontare il vino in chiave [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Masi Agricola ha inaugurato ufficialmente <strong>Monteleone21</strong> a <strong>Gargagnago di Valpolicella</strong>: un centro enoturistico e culturale dedicato all’Amarone e all’enocultura, concepito come un hub esperienziale che unisce produzione, ospitalità e arti visive. Dopo il debutto istituzionale, l’apertura al pubblico segna l’avvio di un programma di visite, degustazioni e iniziative pensate per raccontare il vino in chiave contemporanea.</p>
<h2>Un progetto immersivo tra vino e cultura</h2>
<p>Monteleone21 nasce con l’obiettivo di offrire un nuovo paradigma di enoturismo. Situato a <strong>pochi chilometri da Verona e dal Lago di Garda</strong>, il complesso è stato concepito come un luogo capace di integrare architettura, arte e paesaggio, mantenendo al centro la cultura enologica della Valpolicella. Il progetto, originariamente ideato da Libero Cecchini e sviluppato da Alessandro Beghini, è stato reinterpretato dall’architetto Giovanna Mar, che ha dato forma a un linguaggio architettonico contemporaneo, rispettoso del territorio e aperto a molteplici funzioni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-208362" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/masi-monteleone21-apertura-valpolicella-vino.png" alt="masi-monteleone21-apertura-valpolicella-vino" width="763" height="627" /></p>
<p>Il luogo è concepito come un percorso immersivo che parte dal centro polifunzionale e si estende alle <strong>Cantine Masi</strong>, alle <strong>Possessioni Serego Alighieri,</strong> ai vigneti e alla storica bottaia con fusti di ciliegio. L’offerta include tour guidati, degustazioni e momenti di approfondimento nell’Enoteca Masi, che raccoglie etichette storiche, rarità della Cantina Privata Boscaini e vini delle tenute internazionali.</p>
<p>Completano l’esperienza la <strong>Locanda Costasera</strong>, con una proposta gastronomica che unisce radici venete e contaminazioni globali secondo il principio <em>Wine First</em>, e i cocktail della Masi Mixology, che interpretano i vini in chiave contemporanea.</p>
<p>Il cuore pulsante del complesso è l’<strong>Agorà</strong>, una piazza circolare di oltre mille metri quadrati sormontata da un soffitto a cassettoni in calcestruzzo. Un luogo pensato come spazio di accoglienza e condivisione, arricchito da bassorilievi storici che raffigurano il leone alato di San Marco, simbolo delle Venezie. Dal centro si accede al Fruttaio di Appassimento, ambiente produttivo e scenografico alto dodici metri, che racconta la tecnica di lavorazione delle uve per l’Amarone.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-208361" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/masi-monteleone21-valpolicella.png" alt="masi-monteleone21-valpolicella" width="763" height="627" /></p>
<p>Tra le novità presentate spicca l’installazione <em>L’Anima dell’Amarone</em> di <strong>Fabrizio Plessi</strong>, un’opera immersiva collocata nel monumentale fruttaio del complesso. Visitabile per un anno, l’installazione interpreta in chiave artistica il processo di appassimento delle uve, diventando un simbolo della connessione tra produzione enologica e linguaggi contemporanei.</p>
<h3>L’opening party</h3>
<p>La presentazione al pubblico a fine settembre è stata accompagnata da un <strong>evento inaugurale</strong> che ha trasformato Monteleone21 in palcoscenico di musica, arte e degustazioni. Performance artistiche, installazioni luminose e spettacoli acrobatici hanno animato gli spazi, con la partecipazione della performer del<strong> Cirque du Soleil,</strong> Jessica Pioggia. Gli interventi di <strong>Sandro Boscaini</strong>, presidente di Masi, e dell’amministratore delegato <strong>Federico Girotto</strong> hanno illustrato la visione alla base del progetto, ribadendo il legame con la famiglia e con il territorio.</p>
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		<title>Sandro Boscaini: «L&#8217;Amarone è un simbolo da proteggere»</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/sandro-boscaini-lamarone-e-un-simbolo-da-proteggere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 14:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[amarone]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
		<category><![CDATA[Masi Agricola]]></category>
		<category><![CDATA[Mister Amarone]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Boscaini]]></category>
		<category><![CDATA[valpolicella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una vita che si lega a più mandate al vino, quella di Sandro Boscaini, presidente e amministratore delegato di Masi Agricola, ma anche ex presidente di Federvini e tra gli ideatori di Vinitaly, solo per citare i suoi titoli più significativi. Un uomo che non solo ha accompagnato l’espansione internazionale della storica azienda di famiglia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una vita che si lega a più mandate al vino, quella di <strong>Sandro Boscaini</strong>, <strong>presidente e amministratore delegato di Masi Agricola</strong>, ma anche ex presidente di Federvini e tra gli ideatori di Vinitaly, solo per citare i suoi titoli più significativi. Un uomo che non solo ha accompagnato l’espansione internazionale della storica azienda di famiglia (252 vendemmie in Valpolicella), ma ha trainato con essa l’intero areale fino a impreziosire il Veneto enologico tutto. Non stupisce, quindi, che quest’anno il patron di Masi sia stato insignito del prestigioso riconoscimento <i>Lifetime Achievement Award of the Year 2024</i>, rilasciato dalla rivista americana di riferimento nel mondo del vino <b><i>Wine Enthusiast</i></b>. Un <strong>premio &#8220;alla carriera&#8221;</strong> che celebra gli imprenditori della vite e del vino che hanno raggiunto risultati eccezionali nel corso del proprio percorso professionale e che, dal 2002, è stato assegnato a figure di spicco come la baronessa Philippine de Rothschild, all&#8217;enologo Miguel A. Torres, al regista e sceneggiatore Francis Ford Coppola, Piero Antinori e Angelo Gaja. Dopo Brunello di Montalcino e Barolo, per l’Italia è, quindi, la volta dell’<b>Amarone </b>che, con il suo massimo rappresentante – <strong>&#8220;Mister Amarone&#8221;</strong>, come Sandro Boscaini è stato appellato nel libro edito da Mondadori e firmato dalla giornalista inglese Kate Singleton – va finalmente a collocarsi nel novero dei grandi dell’enologia internazionale. «È un bel riconoscimento – afferma Boscaini – perché se guardo a chi mi ha preceduto vedo un lignaggio di tutto riguardo. <strong>In Italia, vengo affiancato a due produttori di cui sono amico e con i quali rappresentiamo i tre vini bandiera dell&#8217;Italia: Barolo, Brunello e Amarone</strong>».</p>
<h5>Il simbolo della Valpolicella</h5>
<p>Premiare Sandro Boscaini significa mettere finalmente sotto i riflettori anche un vino, <b>l’Amarone</b>, che, come sostiene il patron di Masi, non sempre è stato valorizzato –<i> in primis</i> &#8220;in patria&#8221; – dai riconoscimenti dovuti. «A differenza degli altri vini che si sono visti riconoscere una certa esclusività, <strong>l’Amarone finora è sempre rimasto un passo indietro, sebbene sia un vino ancora più esclusivo e oggettivamente più difficile da produrre</strong>. Non dipende solo da un territorio, ma richiede anche un metodo di produzione particolare, quello dell’appassimento delle uve, che lo rende unico e complesso». Oggi, nonostante sia il simbolo e il volano di un territorio al quale ha portato tanto benessere, non gode della protezione che si confà ai grandi vini, complice un disciplinare che, all’epoca, non si impegnò a delimitarne gli storici confini produttivi. «La Valpolicella Classica, con la creazione del disciplinare di produzione nel 1968, ha visto triplicare l&#8217;area di produzione – racconta Boscaini. – In quegli anni, poiché la produzione di Amarone era ancora molto rara e in mano a pochi produttori, non si pensò a una distinzione tra le zone dove storicamente vocate, quelle di collina e alta collina, fu invece inclusa genericamente nel disciplinare del Valpolicella. Quando, in seguito, l’Amarone conobbe una crescente popolarità, nessuno intervenne più, né per poterlo fare né per volerlo fare. Così è rimasta una indifferenziazione di territori per un vino che, al contrario, dovrebbe essere circostanziato e delimitato nella sua vocazionalità».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nonostante le difficoltà insite nel fermare una macchina ormai avviata, il patron di Masi non perde la speranza che in futuro possa essere recuperata questa distinzione territoriale, specie in un momento storico in cui tante denominazioni stanno ridisegnando i propri confini con zonazioni sempre più dettagliate. Ma, soprattutto, non smette di credere nelle potenzialità di questo grande vino. «<strong>Noi abbiamo sempre prodotto Amarone e siamo stati tra i primi a capirne l&#8217;importanza.</strong> Devo dire che sono stato il primo a portarlo veramente nel mondo in maniera convinta e con argomentazioni sia tecniche che culturali di livello, guadagnandomi anche per questo il titolo di Mister Amarone». A partire dagli anni 80, Boscaini ne ha reinventato, infatti, il metodo di produzione, ponendo l’accento su <b>aspetti tecnici fondamentali</b>, come le operazioni in vigna, l’appassimento su graticci di materiale organico (ancora oggi in azienda non vengono utilizzate cassette in plastica), la fermentazione con lieviti selezionati: tutte conoscenze messe a punto dagli studi dal gruppo tecnico interno a Masi e messe poi a disposizione dei produttori della Valpolicella.</p>
<p>«Da quarant’anni rendiamo pubblici i nostri studi e organizziamo seminari aperti a tutti. Ci fa piacere far conoscere il contributo del nostro gruppo tecnico Masi, perché <strong>crediamo che, se l’Amarone è fatto bene in generale, è l&#8217;immagine stessa della denominazione a risplendere nel mondo</strong>». Una visione estremamente moderna e affatto sdoganata in tempi in cui era minore l’attitudine alla condivisione. «Penso che<b><i> </i></b>uno dei motivi per cui mi è stato assegnato il premio <i>Lifetime</i> sia anche in relazione a questo aspetto, perché è con il successo del nostro Amarone Masi che è arrivato poi anche il successo di tutta l’area della Valpolicella, ma più in generale anche di Verona e Delle Venezie. <strong>Oggi, assieme a Pinot grigio e Prosecco, l&#8217;Amarone segna la triade dei vini veneti più conosciuti al mondo e di gran lunga più esportati</strong>».</p>
<h5>La crisi dei rossi e la modernità dell’Amarone</h5>
<p>Parlare di Amarone, oggi, significa anche affrontare la crisi dei consumi che sta investendo, in particolar modo, i vini rossi importanti e di lungo affinamento. Una sfida che &#8220;il re&#8221; della Valpolicella affronta con una aggravante in più:<strong> l’elevato grado alcolico</strong>. Quale può essere allora la modernità che un tale prodotto può mettere in campo per rispondere a questo disamoramento da parte del pubblico verso la complessità del vino in senso lato? «Io non credo che l’Amarone debba cambiare i propri connotati – afferma Boscaini –. Quello che l’Amarone doveva fare, ovvero modernizzarsi un po’ e diventare più approcciabile e più godibile, lo ha già fatto. Oggi resta senza dubbio un vino grosso, importante, ma questo fa parte del suo Dna e non può essere snaturato. Certo, <strong>bisogna cercare di contenere il grado alcolico, ma è difficile ottenere un Amarone sotto i 15 gradi.</strong> Di un vino così se ne vorrà bere solo un bicchiere, magari una volta alla settimana o addirittura una volta al mese, ma è proprio questo il punto: <b>deve rimanere un vino raro</b> e un esempio di una enologia, se vogliamo, antica. <strong>Anche se oggi è un vino estremamente alla moda, si tratta pur sempre di un grande classico.</strong> Volendo fare un esempio automobilistico, <strong>sarebbe come confondere un’utilitaria con una macchina di grande cilindrata: sono due cose diverse che servono a scopi diversi</strong>». Nessuna paura, quindi, verso le moderne attitudini di consumo, forti anche del fatto che l’areale della Valpolicella possiede una <b>organizzazione piramidale</b> <b>intrinseca</b> alla produzione di vini. «Nessun genio del marketing avrebbe potuto idearla così bene, ma a noi l’ha data la natura: dal vino Valpolicella da tutti i giorni, al più ricercato Superiore, che ha una vita fino a 4-5 anni, fino al Ripasso, arrivando al vertice con il grande Amarone e al dolce Recioto. <strong>Nessun produttore è costretto a fare per forza Amarone, come nessun consumatore orientato sulla Valpolicella debba per forza berlo</strong>».</p>
<p>La direzione impressa da Sandro Boscaini è chiara: accogliere le sfide dei tempi che cambiano, ma <b>senza snaturare i grandi classici</b>. «Se ci pensiamo è un po’ quello che sta accadendo anche nel mondo della moda: oggi l&#8217;informalità è sdoganata, nel vestire, come nel bere. Questo non vuol dire che si debba smettere di produrre capi classici o grandi vini: piuttosto bisogna integrare prodotti più informali di buona qualità nel proprio marchio. Ecco, vorrei veramente che il premio, con cui Wine Enthusiast mi ha onorato, servisse a veicolare questo messaggio in un momento storico non facile, e oso pensare che mi sia stato dato proprio in difesa dell’Amarone che appunto rappresento: <b>l&#8217;Amarone è un simbolo da proteggere</b>. Abbiamo creato questo mito che ha una storia antica e lo abbiamo reso, in tempi moderni, una perla dell&#8217;enologia. Ma non è un vino commodity, da bere tutti i giorni: è uno sfizio, un lusso da concedersi <i>una tantum</i> ed è giusto che abbia un costo più alto, al pari di altri vini del mondo. L’Amarone è un vino raro e caro, perché produrlo bene richiede un investimento significativo e non se ne può fare in grande quantità. Se manteniamo questo focus, credo che l&#8217;Amarone non soffrirà più di tanto, perché ci sarà sempre chi vorrà quella bottiglia pregiata in virtù di una scelta ragionata e, possiamo dire, culturale».</p>
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		<title>Masi</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/masi-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 09:27:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono le antiche cantine della famiglia Boscaini a Sant’Ambrogio di Valpolicella e le confinanti Possessioni Serego Alighieri; ci sono la Tenuta Canova a Lazise sul Garda e la cantina Canevel sulle colline di Valdobbiadene. Ma anche i due Masi Wine Bar di Cortina d’Ampezzo e di Monaco di Baviera, oltre alla tenuta argentina di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 48">
<div class="section">
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<div class="column">
<p>Ci sono le antiche cantine della famiglia Boscaini a Sant’Ambrogio di Valpolicella e le confinanti Possessioni Serego Alighieri; ci sono la Tenuta Canova a Lazise sul Garda e la cantina Canevel sulle colline di Valdobbiadene. Ma anche i due <strong>Masi Wine Bar</strong> di Cortina d’Ampezzo e di Monaco di Baviera, oltre alla tenuta argentina di <strong>Tupungato</strong>. E poi c’è il grande progetto polifunzionale <strong>Monteleone21</strong> a Gargagnago di Valpolicella, un entry-gate per gli enoturisti nelle terre dell’Amarone. <strong>Forte di una storia che si allunga fino al 1772, con la prima vendemmia della famiglia Boscaini nei vigneti in Valpolicella</strong>, e che oggi la vede tra le poche realtà del vino quotate in borsa, <strong>Masi</strong> opera su scala globale e con la forza di un progetto omni-canale. Spazia infatti dalla ristorazione alla grande distribuzione, dall’hôtellerie alla regalistica, dal duty free fino al segmento viaggi (navi e aerei). In questo quadro, parlare di enoturismo è una questione cruciale e il gruppo veronese ha intuito per tempo l’importanza delle esperienze nell’approccio presente e futuro al vino. Nasce da questa consapevolezza <strong>Masi Wine Experience</strong>, il progetto di ospitalità e cultura – premiato come Best of Wine Tourism – che accoglie il pubblico nei luoghi in cui la famiglia Boscaini ha trasferito la propria anima e i propri valori. Tra i vigneti delle storiche tenute in Valpolicella o sul Garda, ma anche partendo dallo château di Canevel tra le colline patrimonio Unesco, per tutte le destinazioni la proposta di cicloturismo integra le esperienze in cantina. Si può esplorare la Valpolicella in e-bike e visitare la tenuta Serego Alighieri, approfittando di pacchetti soggiorno che includono i tour guidati. Analogamente, la Tenuta Canova a Lazise è il perno per escursioni in e-bike alla scoperta del territorio del lago di Garda (circondato per ampi tratti da una ciclopista panora- mica) prima del tour in cantina con degustazione e della visita allo spazio multimediale del Wine Discovery Museum. Passeggiate guidate tra vigneti e cantina e degustazioni abbinate a tour in e-bike anche in terra di Valdobbiadene, nel cuore del Prosecco, che culminano con l’immersione nel mondo Canevel per assaggiare le bollicine che conquistano il mondo.</p>
<h5>Da provare</h5>
<div class="page" title="Page 48">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Per gli amanti dei pedali e del vino, Masi promuove il percorso cicloturistico Verona Garda Bike (veronagardabike.com). Si parte dalla città di Giulietta e Romeo per raggiungere il lago lungo la ciclopista europea, con sosta nella Tenuta Canova per un calice.</p>
<div class="page" title="Page 48">
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<div class="column">
<h5>Da portare a casa</h5>
<p><strong>Valdobbiadene Brut Nature Docg San Biagio Canevel</strong></p>
<p>Dal cru San Biagio viene questo brut nature col fondo che affonda le radici nella tradizione. Il &#8220;Prosecco sui lieviti&#8221; era infatti il primo prodotto frizzante della Marca Trevigiana, quando si lavorava solo con la rifermentazione in bottiglia. Spigoloso nei primi mesi, col tempo matura in freschezza e complessità.</p>
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		<title>Vini da stappare o conservare in cantina </title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/vini-da-stappare-o-conservare-in-cantina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 15:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Azienda Agricola Cogno]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina Puiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina Tollo]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine Pellegrino]]></category>
		<category><![CDATA[Cecchetto]]></category>
		<category><![CDATA[Masciarelli]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
		<category><![CDATA[Terenzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hedòs Cantina Tollo Una delle migliori cantine cooperative italiane che produce vini bianchi, rossi e rosati. Ed è proprio quest’ultima tipologia, un Montepulciano in purezza, che racconta tutte le tipicità dell’azienda abruzzese, per una beva versatile e a tutto pasto. cantinatollo.it Barolo Docg Riserva Villa Elena Ravera Azienda Agricola Cogno Nell’incanto delle Langhe nasce questo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Hedòs Cantina Tollo</strong></p>
<p>Una delle migliori cantine cooperative italiane che produce vini bianchi, rossi e rosati. Ed è proprio quest’ultima tipologia, un Montepulciano in purezza, che racconta tutte le tipicità dell’azienda abruzzese, per una beva versatile e a tutto pasto.<br />
<a href="https://www.cantinatollo.it/iconic/hedos-cerasuolo-dabruzzo-dop/" target="_blank" rel="noopener"><em>cantinatollo.it</em></a></p>
<p><strong>Barolo Docg Riserva Villa Elena Ravera Azienda Agricola Cogno</strong></p>
<p>Nell’incanto delle Langhe nasce questo cru dei vigneti di Novello dal colore rosso con riflessi granata, che si esprime al naso con profumi di tabacco, liquirizia e caffè per una beva rotonda e gratificante. Da meditazione, magari con un buon pecorino a fine pasto (e prima dei panettoni).<br />
<a href="https://www.elviocogno.com/it/vini/barolo-docg-riserva-ravera-vigna-elena/" target="_blank" rel="noopener"><em>elviocogno.com</em></a></p>
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<div class="column">
<p><strong>Gazzetta Senarìa Cantine Pellegrino</strong></p>
<p>Parte dei “single vineyards” della storica cantina siciliana, questo Grillo Superiore in purezza – proveniente da vigne con più di quarant’anni d’età – è un bianco strutturato che pulirà il vostro palato dalle abbuffate natalizie con il pesce protagonista.<br />
<a href="https://shop.carlopellegrino.it/it/eur/it" target="_blank" rel="noopener"><em>shop.carlopellegrino.it</em></a></p>
<p><strong>Gelsaia Cecchetto</strong></p>
<p>A pochi chilometri dalla Scuola di Enologia di Conegliano, la famiglia Cecchetto con questa bottiglia narra la coltivazione del reboso, varietà a bacca rossa da raccolta tardiva, con una trama tannica e note di confettura che renderanno suadente l’assaggio con i tortellini in brodo.<br />
<a href="https://www.rabosopiave.com/myportfolio/gelsaia/" target="_blank" rel="noopener"><em>rabosopiave.com</em></a></p>
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<div class="column">
<p><strong>Villa Gemma Montepulciano d&#8217;Abruzzo Doc Riserva Masciarelli</strong></p>
<p>Un vino seducente che riflette la ricerca e la continua sperimentazione di una cantina tutta al femminile. Questa etichetta – realizzata graficamente da Agostino Iacurci – sprigiona un sorso intenso, ideale con formaggi stagionati e cioccolato.<br />
<a href="https://store.masciarelli.it/it/vini-masciarelli/villa-gemma" target="_blank" rel="noopener"><em>masciarelli.it</em></a></p>
<p><strong>Costasera Amarone Docg Classico Masi</strong></p>
<p>Un punto di riferimento per gli amanti del tradizionale vino frutto dell’appassimento delle uve. Dalla struttura complessa ed esuberante e dal gusto possente, in cui dominano i sentori fruttati e le note di caffè e cacao, è un prodotto senza compromessi: un Amarone di razza.<br />
<a href="https://www.enotecamasi.it/it/eur/it/categorie/masi-classici.html?campaign=googleads&amp;gad_source=1&amp;gclid=Cj0KCQiAyeWrBhDDARIsAGP1mWTFsNYUwvvkMzkIs5ncE7XBr8lPXMzTbnEZ4fjizSlgAkOx7VPokngaAkE9EALw_wcB" target="_blank" rel="noopener"><em>enotecamasi.it</em></a></p>
<p><strong>Ribolla Gialla Cantina Puiatti</strong></p>
<p>&#8220;Non oak aged wines&#8221;, vini non affinati in legno. Una filosofia vinicola che predilige l’acciaio per garantire l’autenticità del terroir friulano nei bianchi monovarietali della cantina di Romans d’Isonzo. Un esempio? La Ribolla Gialla che nel calice esprime una grande bevibilità.<br />
<a href="https://puiatti.com/it/vini/ribolla-gialla/" target="_blank" rel="noopener"><em>puiatti.com</em></a></p>
<p><strong>Madrechiesa Morellino di Scansano Docg Riserva Terenzi</strong></p>
<p>L’azienda maremmana rappresenta una delle realtà più virtuose della denominazione. Questa bottiglia è il risultato di una selezione da un singolo vigneto di 4 ettari. Come abbinarlo? Con carni rosse e bianche, ma può stupire anche con una zuppa di crostacei.<br />
<a href="https://www.terenzi.eu/prodotti/madrechiesa-morellino-scansano-riserva/" target="_blank" rel="noopener"><em>terenzi.eu</em></a></p>
<p>[ngg src=&#8221;galleries&#8221; ids=&#8221;95&#8243; display=&#8221;basic_slideshow&#8221;]</p></div>
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		<title>Campofiorin, nuovo volto per il vino-icona di Masi</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/campofiorin-nuovo-volto-per-il-vino-icona-di-masi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2023 11:07:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Camporiorin]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
		<category><![CDATA[valpolicella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«C’è un vino chiamato Campofiorin che è una cosa meravigliosa. Sull’etichetta c’è una frase latina che gli sta a pennello: Nectar Angelorum hominibus». È questo l’incipit dell’ode al &#8220;Nettare degli angeli per gli uomini&#8221; che Goffredo Parise volle dedicare a un’etichetta che la famiglia Boscaini ha presentato sul mercato per la prima volta nel 1967, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«C’è un vino chiamato <strong>Campofiorin</strong> che è una cosa meravigliosa. Sull’etichetta c’è una frase latina che gli sta a pennello: <em>Nectar Angelorum hominibus</em>». È questo l’incipit dell’ode al &#8220;Nettare degli angeli per gli uomini&#8221; che Goffredo Parise volle dedicare a un’etichetta che la famiglia Boscaini ha presentato sul mercato per la prima volta nel 1967, facendone il primo <strong>&#8220;Supervenetian&#8221;</strong>&nbsp;di scuderia. Oggi – a sessant’anni dalla prima vendemmia, avvenuta nel 1964 – <strong>Masi Agricola</strong> ha voluto dare una rispolverata alla bottiglia che tanto piacque a Parise.</p>
<p>La storica cantina della Valpolicella, che ha da poco tagliato il traguardo delle 250 vendemmie, ha infatti presentato ai mercati internazionali <strong>l’annata 2020 del Campofiorin</strong> <strong>aggiornata nel packaging e nel contenuto</strong>. Si tratta in realtà di piccoli ritocchi per un’etichetta che rappresenta l’<em>heritage</em> del marchio, con uno sfondo grigio aggiunto a incorniciare il logo, lasciando invece inalterata la stampa settecentesca che l’ha caratterizzato fin dalla sua prima uscita (e che ha stupito l’autore dei &#8220;Sillabari&#8221;).</p>
<p>La bottiglia viene ora chiusa con capsula rossa in gommalacca. «Il nostro intervento ha riguardato tutti gli elementi del packaging – precisa Raffaele Boscaini, direttore marketing di Masi – per trasmettere un posizionamento ancora più premium». Moderato anche l’intervento enologico, giocato sulla <strong>ricerca di un vino ancora più armonico</strong>, rotondo e avvolgente, con una componente fruttata più integra e piacevole attraverso un&#8217;evoluzione stilistica dettata da un leggero ritardo nella vendemmia e un incremento nella percentuale di uve appassite. il vino rimane un blend di Corvina (solitamente intorno al 70%), Rondinella (25%) e Molinara (5%).</p>
<p>Il “nuovo” Campofiorin è stato presentato a livello internazionale in occasione del <strong>Vinitaly 2023</strong> con una campagna di comunicazione che ne ha enfatizzato <strong>gli aspetti lifestyle e il posizionamento come “icona di stile italiano”</strong> attraverso citazioni dal mondo della moda e un’ambientazione veneziana, territorio valoriale e culturale di Masi. Per Sandro Boscaini, oggi presidente di Masi e tra gli artefici del successo dell’etichetta, quello compiuto quest’anno «è un ulteriore passo verso il futuro per questo vino emblematico, che quasi sessant’anni fa ha portato una ventata di innovazione, aprendo la strada a un successo travolgente».</p>
<p>Il patron dell’azienda con base a Gargagnago di Valpolicella ricorda infatti come il Campofiorin sia nato da un’intuizione «semplice e geniale al tempo stesso: rifermentare il miglior vino da uve veronesi sulle vinacce dell’Amarone, per ottenere un rosso ricco di aromi e struttura, che si posiziona tra la cordiale semplicità del Valpolicella e la complessità dell’Amarone. Fu l’origine del Ripasso e di una nuova categoria dei vini veronesi».</p>
<p>Ecco la peculiarità del Campofiorin: l’essere di fatto un vino strettamente tecnico, che ha tracciato un percorso divenuto perno per l’evoluzione del Ripasso – oggi la tipologia prodotta in Valpolicella in più rapida ascesa sui mercati internazionali. Nel tempo Masi ha rimosso la dicitura dal Campofiorin e il Gruppo Tecnico dell&#8217;azienda ha portato un&#8217;ulteriore innovazione legata alla “doppia fermentazione”, <strong>sostituendo alle vinacce le uve integre semi appassite</strong>.</p>
<p>Una scelta calibrata e ragionata di <strong>progetto tecnico-enologico</strong>, che il mercato ha premiato. In quasi 60 anni, questo vino ha creato una vera e propria categoria, quella dei vini “Supervenetian”, diventandone il leader e una bandiera del Made in Italy, oggi distribuito <strong>in oltre 140 Paesi nel mondo</strong> con una diffusione omnicanale: ristorazione, hôtellerie, enoteche specializzate, grande distribuzione, travel retail, online. E se Boscaini stesso volle spingere il Campofiorin come punto di riferimento iconico, oggi può accadere che alle tavole di qualche ristorante nel mondo venga scelto come etichetta Masi di riferimento pure scalzando l’Amarone.</p>
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		<title>Masi</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/masi-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 11:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[50 Cantine Top]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine 2023]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia Casati]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giusto il tempo di festeggiare le 250 vendemmie, nel 2022, e con il 2023 Masi Agricola ha impresso una netta accelerazione ai progetti ben oltre i confini della Valpolicella. Dopo l’inaugurazione del nuovo spazio Monteleone21 alle storiche cantine a Sant’Ambrogio di Valpolicella, un entry-gate per gli enoturisti nelle terre dell’Amarone, il gruppo ha deciso di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto il tempo di festeggiare le 250 vendemmie, nel 2022, e con il 2023 <strong>Masi Agricola</strong> ha impresso una netta accelerazione ai progetti ben oltre i confini della Valpolicella. Dopo l’inaugurazione del nuovo spazio Monteleone21 alle storiche cantine a Sant’Ambrogio di Valpolicella, un entry-gate per gli enoturisti nelle terre dell’Amarone, <strong>il gruppo ha deciso di aprire una nuova frontiera nella valorizzazione di territori vocati alla vitivinicoltura</strong>. È infatti recentissimo l’annuncio dell’acquisizione dalla<strong> famiglia Casati</strong> della Tenuta Casa Re a Montecalvo Versiggia, nell’Oltrepò Pavese. Masi sceglie dunque di giocare le proprie carte nella culla del Metodo Classico, facendo tesoro dei 13 ettari vitati a corpo unico – prevalentemente a pinot nero – e ubicati in un contesto pedoclimatico e paesaggistico di forte attrattività. La presenza nella proprietà di fabbricati con destinazione produttiva e ricettiva, nonché di una villa in stile liberty, fa immaginare una perfetta integrazione nel portafoglio delle Masi Wine Experience.<br />
Si tratta – per usare le parole dell’amministratore delegato Federico Girotto – di uno “<strong>sconfinamento coerente</strong>” dal territorio delle Venezie, che restano l’area elettiva per Masi, a fronte di una complementarità strategica dell’Oltrepò Pavese con altre espressioni spumantistiche nella gamma, come Canevel a Valdobbiadene e Bossi Fedrigotti in Trentino. Il Gruppo con radici in Valpolicella, quotato in Borsa dal 2015 e forte di un fatturato di circa 75 milioni di euro nel 2022, realizzato per il 72% in 140 paesi, nel 2023 ha voluto anche marcare il proprio ruolo nel mondo vinicolo su scala globale entrando nel Consortium dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV). Masi siede dunque nel “salotto” mondiale dei processi di ricerca e innovazione con icone come Viña Concha y Toro (Cile), Moët Hennessy (Francia), Sogrape (Portogallo), Familia Torres (Spagna) e Yalumba Family Winemakers (Australia). Last but not least, il 2023 ha portato in dote anche la nuova “Bottiglia Masi”, frutto della collaborazione con il designer Piero Lissoni e con Verallia. Per una produzione all’insegna della sostenibilità, è stata creata una bottiglia leggera che non rinuncia all’estetica e al design.</p>
<h5>Rosso Verona Igt Fresco Masi</h5>
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<p>La nuova bottiglia green (firmata da Piero Lissoni) accoglie Fresco di Masi, linea di vini bio vinificati con lieviti selvaggi da uve vendemmiate nelle ore più fresche, senzaappassimento né passaggio in legno, non filtrati. Come per questo Rosso, portano nel calice un vino moderatamente alcolico, fruttato e immediato.</p>
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		<title>Piero Lissoni firma la &#8220;Bottiglia Masi&#8221;</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/piero-lissoni-firma-la-bottiglia-masi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 09:47:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design Challenge]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
		<category><![CDATA[piero lissoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando disegnò la sua prima caffettiera, Piero Lissoni pensava che non potesse esserci progetto più impegnativo a livello di condizionamenti tecnici. Invece eccome se c’era, per sua stessa ammissione: creare una bottiglia leggera ma robusta, diminuendo la quantità di vetro e dunque anche l’energia necessaria in fase di lavorazione, trasporto e movimentazione. Traguardo raggiunto con [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando disegnò la sua prima caffettiera, <strong>Piero Lissoni</strong> pensava che non potesse esserci progetto più impegnativo a livello di condizionamenti tecnici. Invece eccome se c’era, per sua stessa ammissione: creare una bottiglia leggera ma robusta, diminuendo la quantità di vetro e dunque anche l’energia necessaria in fase di lavorazione, trasporto e movimentazione. Traguardo raggiunto con la “Bottiglia Masi”, frutto della collaborazione tra la storica azienda della Valpolicella, il grande architetto e designer e Verallia, azienda punto di riferimento mondiale nella progettazione e fornitura di contenitori in vetro. Lissoni ha dato forma a <strong>Fresco di Masi</strong>, la linea di vini biologici nata “per sottrazione” – e cioè con il minor intervento dell’uomo sulla natura, da uve vendemmiate nelle ore più fresche e vinificate immediatamente, senza appassimento, senza passaggio in legno, solo con i lieviti selvaggi dell’uva, decantati e non filtrati – con una bottiglia anch’essa essenziale in cui il superfluo è stato eliminato: il peso di 370 grammi è inferiore del 33% rispetto alla media delle bottiglie dei vini di analogo posizionamento. Alla ricerca della <strong>leggerezza</strong> si è accompagnata quella dell’<strong>estetica</strong> e del <strong>design</strong>: «Con questo progetto – spiega Lissoni – abbiamo voluto rappresentare il nostro profondo rispetto per il vino e dare forma alla bellezza di un contenitore che racchiude al suo interno uno dei liquidi più preziosi del mondo. La bottiglia nasce intorno a due elementi: leggerezza e resistenza. Per disegnarla ci siamo chiesti se fosse possibile diminuire la quantità di vetro, allo scopo di renderla più efficiente, sottile e delicata, senza perdere la robustezza. Grazie al suo design siamo riusciti a risparmiare qualche centinaio di grammi di vetro: questo equivale a diminuire la quantità di energia che occorre per lavorarla, ma anche per trasportarla». L’intera confezione di Fresco di Masi è <strong>100% sostenibile</strong>: la bottiglia in vetro leggero e trasparente, quasi a dare la sensazione di tenere il vino nel palmo della mano, l’etichetta in carta riciclata, il tappo in sughero naturale, la capsula riciclabile. «Abbiamo scelto – sottolinea <strong>Raffaele Boscaini, Direttore marketing di Masi</strong> – di utilizzare la nostra nuova bottiglia identitaria in primis per un prodotto emblema della sostenibilità: Fresco di Masi; il nostro lavoro di ricerca si è concentrato non solo sull’essenza del vino, ma anche sull’essenzialità della sua bottiglia». Una vera e propria sfida, all’insegna dell’innovazione, «perché prima di oggi non esisteva una bottiglia in vetro con queste caratteristiche e così leggera», conferma <strong>Diego Dallatorre, Direttore Commerciale e Marketing di Verallia Italia</strong>. Anche l’etichetta, sviluppata dall’agenzia MA! design &amp; partners di Milano, utilizza codici non convenzionali e scelte cromatiche inedite, più inclusive e vicine alle nuove generazioni. Un design di forte personalità, che è valso a Fresco di Masi Rosso Verona IGT 2022 il riconoscimento di <strong>“Etichetta dell’anno”</strong> alla 27ma edizione della Vinitaly Design International Packaging Competition, il concorso organizzato da Veronafiere-Vinitaly.</p>
<h5>Campofiorin: il Supervenetian di Masi che sedusse Parise si presenta in una nuova veste</h5>
<p>Con la 55ma annata della sua storia – la 2020 – il vino icona di Masi si rifà il look. La nuova etichetta di <strong>Campofiorin – Supervenetian</strong> ottenuto con la tecnica della doppia fermentazione – è stata ampliata con l’aggiunta di uno sfondo grigio che supporta e valorizza l’ovale con la storica cornucopia, in cui giganteggia il logo di colore rosso con un leggero outline dorato. Per contenere il vino, è stata scelta una bottiglia importante, con una capsula rosso ceralacca e gli stilemi di famiglia sul collarino: l’angelo con il motto latino “Nectar Angelorum Hominibus”. Un restyling fedele all’immagine che ha caratterizzato il Campofiorin sin dalla sua prima uscita, con l’annata 1964: una «cosa meravigliosa» che sedusse – per forma e contenuto – persino lo scrittore veneto Goffredo Parise, che gli dedicò un’Ode sul Corriere della Sera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/piero-lissoni-firma-la-bottiglia-masi/">Piero Lissoni firma la &#8220;Bottiglia Masi&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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