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	<title>colazione Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>colazione Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Good morning, Singapore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Squadrilli Carr]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 13:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima volta che ho assaggiato il kaya toast a colazione, non conoscevo Singapore come la conosco adesso. La vivevo da turista, con un po’ di timidezza; ero in un grande albergo, di passaggio, e avevo deciso di provare uno dei piatti simbolo della città. Ma era il modo sbagliato, e ricordo che lo trovai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che ho assaggiato il<strong> <em>kaya</em> toast</strong> a colazione, non conoscevo <strong>Singapore</strong> come la conosco adesso. La vivevo da turista, con un po’ di timidezza; ero in un grande albergo, di passaggio, e avevo deciso di provare uno dei <strong>piatti simbolo</strong> della città. Ma era il modo sbagliato, e ricordo che lo trovai piuttosto tremenda. Non tanto per il toast – pane bianco a cassetta tostato con burro e <em>kaya</em>, la &#8220;marmellata&#8221; di cocco comune qui e in Malesia – quanto <strong>le uova</strong>, quasi ancora del tutto liquide e servite in una scodella, ma senza istruzioni per l’uso. Decisi che non faceva per me, e passai ad altro.</p>
<p>Ho dovuto aspettare qualche anno, e l’invito della mia amica Medha per <strong>una colazione </strong>come si deve nella sua città natale: grazie a lei, il primo pasto della giornata insieme è diventato un appuntamento immancabile ogni volta che torno a Singapore. Era stata sua l’idea, quando lavorava per l’ufficio del turismo, di mostrarmi un lato del suo Paese un po’ fuori dai circuiti. Mi aveva dato appuntamento tra <strong>Kallang e Lavender,</strong> una zona del centro poco bazzicata dai turisti, ma molto interessante a dispetto dei palazzoni degli anni Cinquanta di edilizia popolare, caratteristici della ricostruzione della città dopo la Seconda guerra mondiale: casermoni di cemento dove più si sale, più gli appartamenti sono ariosi, spaziosi e panoramici.</p>
<figure id="attachment_213166" aria-describedby="caption-attachment-213166" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-213166" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/5-7.png" alt="Singapore" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213166" class="wp-caption-text">Lo skyline di Singapore, con il profilo del Marina Bay Sands in evidenza</figcaption></figure>
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<p>Prima di colazione, siamo salite all’ultimo piano per ammirare la vista sulla città, il fiume e la costa e, in lontananza, nella foschia afosa, l’hotel Marina Bay Sands, ormai uno dei punti iconici (o un pugno nell’occhio, a seconda di come la si pensi) dello <strong>skyline</strong>; all’orizzonte, sul mare calmo e piatto, innumerevoli navi e container mercantili. Al piano terra di uno di questi palazzi c&#8217;è <strong>Heap Seng Leong,</strong> una caffetteria (<em>kopitiam</em>) aperta, pare, dagli anni Settanta. Dentro, sembra di aver fatto un salto indietro nel tempo: tavoli e sedie di plastica unta e bisunta, ventilatori ronzanti e stanchi, luci al neon.</p>
<p>Da sola, confesso, non ci sarei mai entrata: qui gli avventori sono tutti locali e l’inglese si mastica male. L’anziano <strong>&#8220;zio” Shi</strong> dietro il banco, in canotta bianca e pantaloni a righe, è comunque di poche parole; stoviglie sporche e pulite si accavallano senza ordine, alternandosi a barattoli con gomme da masticare, cannucce e lecca-lecca in vendita; Shi si muove svelto tra la griglia a carbone dove tosta fette di pane a catena, i vetusti bollitori dai quali versa <strong>tazze di caffè</strong> e il pentolone dove dozzine di uova cuociono a vapore. Quella mattina, Medha ha ordinato – in cinese &#8211; per entrambe, mentre io aspettavo fiduciosa a uno dei tavoli, assorbendo i dettagli di ciò che mi circondava.</p>
<p>Dopo poco, è arrivata con la nostra colazione su un vassoio e ha cominciato il rito che mi è ormai familiare: meticolosamente, ma con i gesti veloci di chi ci è abituato, ha aperto le uova nella ciotola, cospargendole di salsa di soia e pepe bianco, mescolando il tutto col <strong>cucchiaino.</strong> Erano quasi crude anche questa volta ma, mi ha spiegato, così vanno fatte. Le fette di pane tostato invece vengono servite a mo’ di sandwich già generosamente spalmate di <em>kaya</em>, e celano al centro un bel pezzo intero di <strong>burro</strong> che lentamente si scioglie. Questa delizia croccante dal cuore morbido va intinta tipo scarpetta nelle uova: ecco perché sono semicrude (e una o due salviette umidificanti saranno un buon investimento!).</p>
<p>Il sapore dolcissimo della <em>kaya </em>si mescola sul palato con la cremosità dell’uovo e la sapidità della soia e del pepe. Provare per credere: questa colazione ha <strong>il sapore della città</strong>, della sua storia e delle sue tradizioni culturali e gastronomiche, crogiuolo di influenze dalla Cina, dalla Malesia, l’India e oltre. Il tutto rigorosamente annaffiato da <strong>un <em>kopi</em>,</strong> un caffè nero e forte, servito nelle sue variazioni: amaro, con latte condensato, latte evaporato o anche con un pezzo di burro (<em>kopi gau</em>); altrimenti un <em>teh tarik</em>, tè caldo con latte condensato sciolto dentro, per smorzare l’amaro del tè.</p>
<figure id="attachment_213165" aria-describedby="caption-attachment-213165" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-213165" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/1-10.png" alt="Singapore" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213165" class="wp-caption-text">La colazione da Tong Ah (anche nella foto di apertura)</figcaption></figure>
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<p>Durante la mia visita più recente ho chiesto a Medha di ripassare da Heap Seng Leong, ma purtroppo pare che la qualità sia un po’ calata, chissà perché. Siamo tornate invece da<strong> Tong Ah,</strong> un’altra caffetteria storica dove eravamo state in passato che si trova lungo la trendy Keong Saik Road, tra cocktail bar, pizzerie d’autore e boutique hotel di <strong>Chinatown</strong>. Tong Ah è rimasto come lo ricordavo: un ottimo compromesso tra la vecchia guardia e l’offerta millenial; dentro, infatti, giovani che scattano selfie da postare su Instagram affiancano anziani che leggono il giornale in tranquillità. La qualità del toast è eccellente e autentica, il <em>kopi </em>intenso e fuori, lo sfondo di case e botteghe d’epoca restaurate – coloratissime e vivaci – non potrebbe essere più caratteristico.</p>
<figure id="attachment_213169" aria-describedby="caption-attachment-213169" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="wp-image-213169 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/3-8.png" alt="Singapore" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213169" class="wp-caption-text">L&#8217;interno di Tong Ah</figcaption></figure>
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<p>Se l’esperienza a Kallang mi era rimasta nel cuore come un momento davvero speciale, e quella di Tong Ah è una piacevole certezza, non sono uniche nel loro genere, anzi. Tutte le mattine, in ogni quartiere e hawker centre – i classici mercati alimentari asiatici –, <em><strong>kopitiam</strong> </em>senza nome né storia propongono la colazione ai clienti di passaggio. Il <em>kaya </em>toast e le uova appena bollite hanno resistito alle mode, alla modernità, alle catene americane, alla globalizzazione&#8230; e sono anche rinati, evoluti ma classici allo stesso tempo, in diverse insegne presenti in tutta la città.</p>
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<figure id="attachment_213168" aria-describedby="caption-attachment-213168" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213168" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/4-6.png" alt="Singapore" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213168" class="wp-caption-text">Una sede di Ya Kun Kaya, in pieno centro</figcaption></figure>
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<p>Ci sono, ad esempio, le numerose sedi di Killiney Kopitiam, <strong>Ya Kun Kaya</strong> (fondata nel 1944) e Toast Box, dove pure i turisti che non si avventurano oltre il centro possono assaggiare la specialità di Singapore per cominciare la giornata. Tutte, hanno fatto del <strong>classico</strong> il loro cavallo di battaglia, con qualità in genere buona e spesso creando versioni alternative, per esempio al burro di arachidi o al pandano, per attrarre le nuove generazioni. Si trovano dovunque, dalla zona dello shopping di Orchard Road all’aeroporto Changi, o nei centri commerciali: locali moderni e puliti, servizio efficiente che offrono, oltre a <em>kopi </em>e <em>teh</em>, anche <em>flat white</em> e <em>bubble tea</em>. Mi ci sono fermata anche io e, nonostante la mancanza dell’atmosfera che si respira da Tong Ah o Heap Seng Leong, si esce sempre soddisfatti.</p>
<p>Quando ho salutato Medha, mi ha detto che la prossima volta mi porterà da <strong>YY Kafei Dian,</strong> un altro posto storico dove il toast è sostituito da pan brioche e, oltre alla colazione, servono un’altra icona gourmet della città: <strong><em>hainanese chicken rice</em></strong>, il pollo stufato aromatico e fragrante con riso bianco. Cerco la <em>kopitiam </em>su internet, guardo le foto, e già pregusto il mio prossimo risveglio a Singapore.</p>
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		<title>Dove fare colazione a Firenze, più bonus brunch</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dove-fare-colazione-a-firenze-piu-bonus-brunch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Iacobellis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Firenze la colazione è un rito quotidiano che divide. Si consuma in piedi e in fretta, direttamente al banco, oppure si opta per uno di quei luoghi dove il tempo si dilata allungandosi. Cappuccino e cornetto restano il punto di riferimento principale, ma accanto ai locali storici &#8211; amati tanto dai turisti quanto dai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">A </span><b>Firenze</b><span style="font-weight: 400;"> la colazione è un rito quotidiano che divide. Si consuma in piedi e in fretta, direttamente al banco, oppure si opta per uno di quei luoghi dove il tempo si dilata allungandosi. Cappuccino e cornetto restano il punto di riferimento principale, ma accanto ai locali storici &#8211; amati tanto dai turisti quanto dai fiorentini &#8211; si è sviluppata negli ultimi anni una nuova generazione di insegne: pasticcerie contemporanee, bakery internazionali e caffetterie specializzate che hanno alzato l’asticella, introducendo proposte più varie e una maggiore attenzione alle materie prime.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne emerge un panorama eterogeneo ma comunque coerente, in cui tradizione e tendenze del momento convivono senza pestarsi i piedi. La nostra selezione raccoglie </span><b>dieci indirizzi rappresentativi (più uno per il brunch)</b><span style="font-weight: 400;">, scelti per continuità, identità e qualità dell’offerta. Perché a Firenze la colazione è una cosa da prendere molto sul serio. </span></p>
<h2><b>Caffè dell’Oro &#8211; Portrait Firenze</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213227" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-portait.png" alt="migliori-colazioni-firenze-portait" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Affacciato sull’Arno, con il Ponte Vecchio a pochi passi, il <strong>Caffè dell’Oro</strong> ha recentemente introdotto a Firenze la colazione firmata <strong>Portrait Milano</strong>, premiata &#8211; udite, udite &#8211; come <a href="https://www.foodandwineitalia.com/miglior-colazione-in-hotel-portait-milano/" target="_blank" rel="noopener">migliore in Italia</a>. Non è una replica, ma un adattamento ben calibrato, costruito sul dialogo tra due città simbolo del made in Italy.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli interni disegnati da <strong>Michele Bönan</strong> restituiscono ai commensali una Firenze filtrata dagli anni Cinquanta, il contesto invita a rallentare, a trasformare la colazione in un momento che potrebbe non finire mai. La proposta food, curata da <strong>Cesare Murzilli</strong>, si sviluppa difatti a partire da un ricco buffet: pasticceria artigianale, grandi lievitati della tradizione come maritozzi e veneziane, croissant, torte, pane, burro e confetture. Accanto, una selezione salata con formaggi, salumi, verdure di stagione, frutta e yogurt, con un occhio di riguardo anche per il pubblico vegano e le intolleranze varie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La carta completa il quadro con piatti espressi &#8211; uova declinate in diverse varianti, pancake, waffle, french toast, porridge, avocado toast &#8211; e centrifughe biologiche. Tre formule, dalle 7:00 alle 10:00, tra i 26 e i 45 euro.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Lungarno degli Acciaiuoli 4</span></i></p>
<h2><b>Caffè Lietta</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213228" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-caffe-lietta.png" alt="migliori-colazioni-firenze--caffe-lietta" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sotto i portici di Piazza della Libertà, <strong>Caffè Lietta</strong> costruisce un equilibrio raro tra dimensione quotidiana e progettualità. Centocinquanta metri quadri, quarantacinque posti a sedere e un laboratorio a vista sospeso sopra la sala definiscono uno spazio pensato per essere vissuto durante tutto l’arco della giornata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il grande bancone di dodici metri è il <strong>fulcro</strong> operativo: da un lato la colazione, con una produzione dolce continua alimentata dal laboratorio interno; dall’altro la gastronomia espressa e la caffetteria. Il <strong>Pirulo</strong> &#8211; guscio di frolla ripieno declinato secondo stagione &#8211; resta il prodotto simbolo, accanto ai budini di riso e alle torte della tradizione, tra cui una torta della nonna eseguita con metodo rigoroso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto nasce dall’esperienza delle sorelle <strong>Tacconi</strong> e raccoglie l’eredità dello storico <a href="https://www.foodandwineitalia.com/a-firenze-riapre-giacosa-il-bar-del-negroni/" target="_blank" rel="noopener">Caffè Giacosa</a>, anche attraverso alcune ricette e parte della squadra. La qualità delle materie prime, la filiera corta e la produzione interna, incluso il pane, definiscono un’identità precisa, mentre il giardino sotto loggiato introduce una dimensione più lenta, quasi sospesa rispetto al traffico urbano.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Piazza della Libertà 6-7-8R</span></i></p>
<h2><b>Ditta Artigianale</b></h2>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213307" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/colazione-firenze-ditta-artigianale.png" alt="colazione-firenze-ditta-artigianale" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ditta Artigianale</strong> negli ultimi anni ha contribuito a ridefinire il modo di bere caffè a Firenze, introducendo una cultura specialty oggi pienamente radicata. Il progetto, guidato da <strong>Francesco Sanapo</strong>, si è sviluppato mantenendo una forte coerenza tra tostatura, selezione delle origini e metodi di estrazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La recente apertura &#8211; la settima &#8211; in Via Solferino segna un passaggio interessante: uno spazio più contemporaneo, progettato in dialogo con il recente sviluppo urbanistico dell’area dell’ex Teatro Comunale. Acciaio, linee pulite e un’impostazione meno nostalgica rispetto agli altri locali definiscono una nuova fase del brand.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La colazione resta centrata sul <strong>caffè</strong> – espresso, filtro, batch brew – accompagnato da una proposta bakery che negli ultimi anni si è ampliata, includendo pane fresco e prodotti da forno. La presenza di una cucina consente inoltre di estendere l’offerta verso piatti leggeri e brunch informali. Più che un semplice bar da colazione, un progetto che continua a evolversi insieme alla città.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Piazza Ferrucci 1R, Lungarno Soderini 7R, Via Giosuè Carducci 2-4R, Via dello Sprone 5R, Via dei Neri 32R, Via Solferino 21-23, Piazza del Mercato Centrale 22R</span></i></p>
<h2><b>Pasticceria Serafini</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213231" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-serafini.png" alt="migliori-colazioni-firenze-serafini" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal 1928,<strong> Pasticceria Serafini</strong> rappresenta una delle espressioni più solide della <strong>tradizione</strong> dolciaria fiorentina. La sua <strong>storia</strong> attraversa quasi un secolo di città, mantenendo un’impostazione produttiva che privilegia continuità e precisione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La proposta segue una stagionalità concreta, con una pasticceria ampia in cui emergono la sfoglia alla crema, i cremini, le barchette e i dolci legati al calendario. La lavorazione resta ancorata a una tecnica classica, aggiornata senza strappi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accanto alla parte dolce, alcune preparazioni identitarie rafforzano l’esperienza, come il <strong>Fornacino</strong> &#8211; caffè con crema di latte, cacao e cioccolato &#8211; che aggiunge una dimensione più contemporanea alla ritualità della colazione. L’ambiente conserva un’impronta tradizionale, coerente con la storia del luogo.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via Gioberti 168R</span></i></p>
<h2><b>Marcello Pasticceria</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213232" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-pasticceria-marcello.png" alt="migliori-colazioni-firenze-pasticceria-marcello" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Marcello Pasticceria</strong> lavora su un’idea di artigianalità dichiarata, costruita interamente attorno al laboratorio interno. Qui ogni prodotto nasce da ingredienti selezionati e da una lavorazione che esclude margarina e semilavorati, puntando su naturalità e riconoscibilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>colazione</strong> si sviluppa attraverso una proposta ampia che include lievitati, monoporzioni, torte e salati, accompagnati da una caffetteria curata e da una selezione di tè. Il risultato è una pasticceria <strong>pulita</strong>, dove i sapori restano leggibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra i prodotti più rappresentativi emergono il semolino al cioccolato e le crostate di frutta, esempi di una produzione che privilegia equilibrio e sostanza. Il locale mantiene un’impostazione semplice, in linea con l’approccio produttivo.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Viale Europa 169 e Via Giovanni Lanza 77</span></i></p>
<h2><b>Bottega di Pasticceria</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213233" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-pasticceria-bottega.png" alt="migliori-colazioni-firenze-pasticceria-bottega" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Bottega di Pasticceria</strong> nasce dall’esperienza di <strong>Simone Bartolini</strong> e si sviluppa come un progetto articolato, capace di coprire diversi momenti della giornata mantenendo una linea coerente. La colazione rappresenta uno dei punti di forza, costruita su lievitati ben eseguiti e una proposta equilibrata tra dolce e salato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La qualità degli <strong>ingredienti</strong> &#8211; burro al posto della margarina, latte selezionato, produzione interna &#8211; definisce una base solida, mentre la presenza costante del laboratorio garantisce continuità. L’offerta si estende poi verso il pranzo e l’aperitivo, con una selezione di piatti semplici e vini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli spazi, curati e riconoscibili, permettono una sosta più lenta rispetto al consumo rapido, con un format che lavora sulla regolarità più che sull’effetto.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Lungarno Francesco Ferrucci 9CR, Via Masaccio 22R e Piazza Leon Battista Alberti 40</span></i></p>
<h2><b>Wild Buns Bakery</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213234" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-wild-buns-bakery.png" alt="migliori-colazioni-firenze-wild-buns-bakery" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Wild Buns Bakery</strong> racconta una Firenze che si apre a influenze nordiche senza perdere radicamento locale. Il progetto di <strong>Robert Marrandi</strong> nasce attorno ai lievitati, con buns che sono diventati rapidamente un segno distintivo, soprattutto nella versione al caramello salato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La crescita recente ha portato all’apertura di una seconda sede più ampia, dove il format si evolve verso un brunch nordico strutturato. Porridge, yogurt bowl, uova, pane a lievito madre, salmone gravlax e sandwich definiscono una proposta che si muove tra colazione e pranzo leggero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La caffetteria, affidata a riconosciuti professionisti del settore, accompagna senza sovrastare, mentre l’offerta beverage si amplia con kombucha, chai e altre preparazioni contemporanee. Un progetto che ha introdotto nuove abitudini di stampo internazionale, ormai assimilate nel tessuto cittadino.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via Giuseppe Giusti 2R e Via di Camaldoli 1/C</span></i></p>
<h2><b>The Hoxton Florence</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213235" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-hoxton.png" alt="migliori-colazioni-firenze-hoxton" width="763" height="627" /></span><span style="font-weight: 400;">Anche senza soggiornare in hotel, la colazione di The <strong>Hoxton Florence</strong> rappresenta il perfetto punto d’ingresso per scoprire un palazzo rinascimentale decorato da affreschi seicenteschi, servita nella lobby tra tavoli ampi e un’atmosfera pensata per una sosta non frettolosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>formula</strong> è mista e ben calibrata: da una parte un buffet ricco con yogurt, granola, succhi, lievitati e torte fatte in casa; dall’altra una carta che guarda a un’impronta global, con uova “<em>your way</em>”, benedettine e una versione fiorentina con spinaci e salsa olandese. La componente salata ha un peso rilevante, soprattutto nelle preparazioni su pane, mentre il banco alterna pastry di ispirazione internazionale a proposte più classiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne risulta una colazione dal formato fluido, che supera i confini del primo mattino e si avvicina al brunch, anche grazie agli orari estesi (dalle 7 alle 10.30) e a spazi che invitano a fermarsi tra lavoro e pausa. Così facendo, The Hoxton Florence intercetta non solo gli ospiti dell’hotel, ma anche una clientela locale, già radicata soprattutto nella zona.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via delle Mantellate 2</span></i></p>
<h2><b>Caffè Gilli</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213236" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-gilli.png" alt="migliori-colazioni-firenze-gilli" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel cuore di Piazza della Repubblica, <strong>Caffè Gilli</strong> rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della tradizione fiorentina. Fondato nel <strong>Settecento</strong>, è oggi il caffè più longevo d’Italia e continua a occupare un ruolo centrale nella vita cittadina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il recente intervento di ristrutturazione (il locale ha appena riaperto) ha migliorato funzionalità e comfort senza alterare l’identità storica: nuovi pavimenti in mosaico, illuminazione ripensata, restauro del bancone e aggiornamento degli spazi tecnici. Con la bella stagione, in ogni caso, è consigliato soprattutto il dehor esterno con vista piazza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La colazione si sviluppa su una pasticceria ampia e consolidata, con mignon, monoporzioni e grandi classici della tradizione. La cioccolata calda e il caffè arabica restano punti di riferimento, all’interno di un servizio rodato che accompagna un flusso continuo di clientela internazionale e locale.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Piazza della Repubblica 39R</span></i></p>
<h2><b>Caffè Concerto Paszkowski</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213237" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-pasticceria-paszkowski.png" alt="migliori-colazioni-firenze-pasticceria-paszkowski" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A pochi metri da Gilli, <strong>Paszkowski</strong> conserva un’identità distinta, più raccolta e legata alla sua storia di caffè-concerto. Nato nel <strong>1903</strong> come birreria di ispirazione mitteleuropea, ha mantenuto nel tempo una vocazione musicale che ancora oggi ne definisce l’atmosfera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La colazione si inserisce in questo contesto con discrezione, tra caffetteria e brioche, ma può estendersi verso proposte più articolate che guardano al brunch. Le monoporzioni di pasticceria accompagnano un’esperienza che privilegia la permanenza rispetto al consumo rapido.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli interni, eleganti e meno esposti rispetto ad altri locali della piazza, favoriscono una dimensione più narrativa, dove la musica e il tempo diventano parte integrante dell’esperienza. La proprietà, e questa è un’ulteriore garanzia di qualità, è la stessa di Gilli: la famiglia <strong>Valenza</strong>.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Piazza della Repubblica 35R</span></i></p>
<h2><b>La Ménagère</b></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213238" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/migliori-colazioni-firenze-la-menagere.png" alt="migliori-colazioni-firenze-la-menagere" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed eccovi il <strong>bonus</strong> tanto atteso. La Ménagère ha appena inaugurato il suo nuovo brunch domenicale, pensato per dare un nuovo ritmo alla domenica fiorentina tra dj set, fiori e buon cibo. La proposta è firmata dallo chef <strong>Nicholas Duonnolo</strong> e arricchita dal contributo di un <strong>team tutto al femminile</strong> &#8211; Sara Halili, Itxaso Zarraga De Diego, Alice Angelico, Doha Arrouch, Elisa Nannucci ed Elena Rosati &#8211; capace di coniugare creatività, ricerca e rispetto della tradizione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il percorso si sviluppa come un mosaico di <strong>profumi</strong> e <strong>colori</strong>: formaggi e salumi, pane in diverse preparazioni, croissant salati, sfoglie, verdure marinate, dolci, mignon e monoporzioni stagionali, affiancati da piatti della tradizione come lasagne, arrosti e torta di mele, in un richiamo diretto alla domenica in famiglia. Con la possibilità di riempirsi i piatti direttamente in cucina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il tutto prende forma nella storica sede di Via de’ Ginori, uno spazio iconico nato nel <strong>1896</strong> come negozio di casalinghi e oggi trasformato in luogo multifunzionale tra ristorante, cocktail bar, flower shop e libreria, grazie alla visione della famiglia <strong>Manfredi</strong> e al restyling dell’architetto <strong>Claudio Nardi</strong>.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Via de’ Ginori 8R</span></i></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/dove-fare-colazione-a-firenze-piu-bonus-brunch/">Dove fare colazione a Firenze, più bonus brunch</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>In che modo la colazione sta diventando il nuovo aperitivo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/trend-colazione-italia-socialita-mattino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 10:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[aperitivo]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[trend]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi vi scrive è un animale notturno, da cocktail bar, da Martini con oliva e gin eppure, forse, è arrivato perfino per me il momento di abdicare. La colazione sta diventando il nuovo aperitivo. Un momento della giornata che ho sempre vissuto orgogliosamente e felicemente da solo, nella stanzetta, al buio, con un caffèllatte molto [&#8230;]</p>
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<p data-start="842" data-end="1288">Chi vi scrive è un animale notturno, da cocktail bar, da <strong>Martini</strong> con oliva e gin eppure, forse, è arrivato perfino per me il momento di <strong>abdicare</strong>. La <strong>colazione</strong> sta diventando il nuovo aperitivo. Un momento della giornata che ho sempre vissuto orgogliosamente e felicemente da solo, nella stanzetta, al buio, con un caffèllatte molto caffè e poco latte, i biscotti e l&#8217;NBA, si sta trasformando per me come per tanti altri concittadini, in casa ma soprattutto fuori. Da gesto rapido e funzionale a momento esperienziale e sociale, con nuove proposte, modelli internazionali e una <strong>ridefinizione del tempo</strong>. In Italia, l’espansione delle caffetterie e delle bakery, la cultura del benessere e la ricerca di convivialità mattutina stanno <strong>riscrivendo il primo pasto della giornata</strong>, rendendolo un fenomeno di consumo e conversazione urbana.</p>
<h2 data-start="842" data-end="1288">La colazione all&#8217;italiana sta cambiando volto</h2>
<p data-start="1312" data-end="1798">In Italia il pensiero collettivo verso la colazione ha da sempre avuto un’impronta <strong>funzionale</strong>: uscire di casa presto, consumare un caffè e un cornetto al bancone del bar e proseguire. Era così, e in buona parte lo è ancora, per molte persone e in molte regioni. Ma qualcosa <strong>sta cambiando</strong>, e non si tratta di una moda passeggera. La colazione sta subendo una metamorfosi che coinvolge la cultura gastronomica, le relazioni sociali e il modo in cui concepiamo il ritrovarsi con gli altri.</p>
<p data-start="1800" data-end="2426">Negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città italiane, abbiamo assistito alla nascita di una <strong>nuova generazione di locali</strong> dedicati al mattino. Non semplici bar, ma caffetterie curate, con una chiara identità visiva e un’offerta gastronomica articolata, che va ben oltre il cappuccino e il classico cornetto. Pain au chocolat, cinnamon roll, brioche di pasta madre, yogurt e muesli artigianali, toast salati, uova in diverse varianti. In questi posti il tempo si dilata, si sta seduti al tavolo, si parla con gli amici, si lavora con il laptop davanti a un cappuccino specialty, si fanno incontri di lavoro.</p>
<p data-start="1800" data-end="2426"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211031" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/trend-colazione-italia.png" alt="trend-colazione-italia" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2428" data-end="3009">Il fenomeno, in realtà, <strong>non è isolato</strong>. In molte città europee e nordamericane, la colazione da tempo ha cessato di essere un pasto funzionale per trasformarsi in un momento sociale e gastronomico. Città come <strong>Berlino</strong>, <strong>Londra</strong>, <strong>Melbourne</strong>, <strong>Philadelphia</strong> o <strong>Copenhagen</strong> hanno da anni stabilito una cultura del <em>breakfast</em> che integra tradizione locale e influenze globali. In <strong>Scandinavia</strong>, ad esempio, la colazione è un pasto completo, con pane artigianale, affettati, pesce, formaggi e bevande calde di alta qualità, concepita per durare nel tempo e diventare parte della relazione quotidiana tra persone.</p>
<p data-start="3011" data-end="3644">In Italia questo processo è più <strong>recente</strong>, ma estremamente rapido. È significativo che l’epicentro di molte di queste innovazioni sia <strong>Milano</strong>, la città che da tempo intercetta trend internazionali e li rielabora con una sensibilità locale. Qui, nuovi format di caffetterie e bakery hanno iniziato a proporre colazioni in cui la qualità delle materie prime, la ricerca sui lievitati e l’attenzione all’estetica convivono con un’offerta che non teme confronti con le proposte internazionali. Si tratta di una scena urbana in cui la colazione non è consumata di corsa, ma vissuta con la stessa cura che si riserva a una cena ben costruita. Quasi un paradosso visto che il capoluogo meneghino è altrettanto noto per essere frenetico.</p>
<p data-start="3646" data-end="4170">Il fenomeno ha una dimensione <strong>economica</strong> molto importante. Se un tempo la colazione fuori casa si aggirava su importi contenuti, oggi lo scontrino medio nei locali di fascia alta può raggiungere i <strong>15–30 euro</strong>, soprattutto quando il menu include piatti salati come avocado toast, panini, bowl elaborate e selezioni di spremute fresche. Il consumatore è disposto a investire nel primo pasto della giornata esattamente quanto investirebbe in un pranzo di qualità. Ci sono dei cocktail bar di ispirazione nordica pensati e costruiti per essere dei cocktail bar aperti tutto il giorno e che, quindi, offrono anche la colazione, che giocoforza stanno vedendo in che modo coordinarsi perché il mattino ha l&#8217;oro in bocca, letteralmente.</p>
<p data-start="4172" data-end="4835">Questo spostamento è anche una risposta ai <strong>cambiamenti nella vita sociale</strong>. L’aperitivo, che per anni ha incarnato la socialità urbana, sta perdendo parte della sua centralità. I motivi sono molteplici e intrecciati. Da un lato, l’aumento dei prezzi di ristoranti e bar ha reso <strong>meno accessibile</strong> la spesa serale; dall’altro, il desiderio di stili di vita più “sani” e meno eccitanti ha portato molte persone, specialmente tra le generazioni più giovani, a privilegiare momenti di convivialità senza alcol o senza foto di drink postati sui social. Il mattino, con la sua promessa di <strong>nuova energia</strong> e di orizzonti aperti, risponde a questi bisogni in modo naturale.</p>
<p data-start="4837" data-end="5275">La colazione assume così una dimensione sociale che non era propria fino a pochi anni fa. Non si incontrano solo <strong>amici</strong> per un rapido cappuccino, ma si organizzano appuntamenti di lavoro, incontri informali, chiacchierate prolungate, si esce in coppia. In alcune caffetterie non è raro vedere tavoli occupati per oltre un’ora, con laptop aperti, conversazioni che si intrecciano, sorsi di tè e assaggi di dolci accuratamente selezionati.</p>
<h2 data-start="4837" data-end="5275">Il ruolo dei social media nell&#8217;espansione della colazione</h2>
<p data-start="5277" data-end="5775">Nel processo di ridefinizione della colazione, il ruolo dei social media è stato tutt’altro che marginale. Anzi, ne ha accelerato tempi e forme, trasformando il primo pasto della giornata in un vero e proprio<strong> linguaggio visivo condiviso</strong>. Instagram, TikTok e, in misura crescente, YouTube hanno contribuito a costruire un immaginario collettivo in cui la colazione non è solo qualcosa da mangiare, ma qualcosa da mostrare, raccontare e desiderare. Cappuccini con latte art impeccabile, lievitati perfettamente sfogliati, tavoli luminosi, ceramiche artigianali e ambienti minimali diventano elementi narrativi che parlano di stile di vita prima ancora che di cibo. Sono spuntati fuori creator talentuosi, molto appassionati, che portano la propria visione del tema sui telefoni di tutti gli italiani. Pensiamo a <a href="https://www.instagram.com/breakfast_and_coffee_/" target="_blank" rel="noopener">@breakfast_and_coffee_</a>, alias di <strong>Marika Milano</strong>, una graphic&amp;multimedia designer romana dallo stile pulitissimo; o <a href="https://www.instagram.com/colazionemilanese/" target="_blank" rel="noopener">@colazionemilanese</a>, un account gestito da due sorelle che lavorano nella moda, a Milano per l&#8217;appunto, e che si divertono a girare per il capoluogo alla ricerca delle migliori colazioni della città; o <a href="https://www.instagram.com/wheretobreakfast/" target="_blank" rel="noopener">@wheretobreakfast</a>, alias di <strong>Jessica Matuozzo</strong>, che nella vita è Head of Content Strategy di Cookist, ma che si diverte a consigliare agli affezionati follower i migliori posti in cui cominciare la giornata a Napoli (e non solo) con video meravigliosi.Anche questo è un elemento che ha accelerato la trasformazione: quello che un tempo era un gesto intimo e privato è diventato contenuto visivo e motivo di conversazione online. Tutto questo ha portato anche alla creazione di una piattaforma editoriale, <a href="https://www.colazionidacollezione.it/" target="_blank" rel="noopener">Colazioni da Collezione</a>, ideata dalla collega <strong>Sara De Bellis</strong>, per raccontare le migliori colazioni d&#8217;albergo d&#8217;Italia: le migliori, non necessariamente le più lussuose.</p>
<p data-start="5277" data-end="5775"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211030" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/trend-colazione-italia-socialita-mattino.png" alt="trend-colazione-italia-socialita-mattino" width="763" height="627" /></p>
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<p data-start="1599" data-end="2151">I creator specializzati nel racconto della colazione hanno contribuito a consolidare questo <strong>immaginario</strong>. Profili interamente dedicati al breakfast, alle bakery di nuova generazione, ai lievitati iconici o alle colazioni d’hotel hanno normalizzato l’idea che al mattino si possa uscire, sedersi, spendere tempo e denaro e farne un’esperienza degna di essere condivisa. In questo senso, la colazione è diventata <strong>uno dei contenuti food più performanti</strong>: è fotogenica, trasversale, riconoscibile, facilmente replicabile e capace di generare identificazione.</p>
<p data-start="2153" data-end="2707">L’<strong>effetto sui consumi</strong> è evidente. Locali nati o cresciuti grazie alla visibilità social sono diventati destinazioni, non più semplici esercizi di quartiere. La colazione diventa così circolare: si consuma perché è stata vista, si fotografa perché è bella, si condivide perché racconta qualcosa di noi, e a sua volta genera nuovo desiderio. Un meccanismo che ha spostato l’asse della socialità dal bancone al tavolo, dal consumo immediato alla permanenza.</p>
<p data-start="2709" data-end="3295">Allo stesso tempo, i social hanno contribuito a <strong>ridefinire il linguaggio della colazione stessa</strong>. Lievitati dalle forme inusuali, colori accesi, geometrie perfette, piatti pensati anche per essere inquadrati rispondono a una grammatica visiva precisa, che privilegia l’impatto immediato. Non sempre questo coincide con una profondità gastronomica, ma è parte di una fase storica in cui il cibo comunica prima di essere assaggiato. E la colazione, più di altri pasti, accetta questa logica senza perdere completamente autenticità, perché resta ancorata a un’idea di comfort e familiarità.</p>
<p data-start="3297" data-end="3720" data-is-last-node="" data-is-only-node="">I social media non hanno <em>inventato</em> la nuova colazione, ma <strong>le hanno dato una forma</strong>, un ritmo e una visibilità globale. Hanno reso il mattino uno spazio narrativo centrale.</p>
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<p>È interessante osservare come questo movimento stia contaminando anche altri segmenti della società perché a seguire queste persone e i trend non sono solo i ragazzini fortunatamente. Professionisti over trentacinque, famiglie, lavoratori freelance, studenti: tutti sembrano trovare nella colazione fuori casa un’occasione per <strong>ritagliarsi uno spazio personale o collettivo</strong>. La mattina diventa così un tempo sacro, una parentesi di piacere e di pausa in un mondo segnato dalla velocità e dalla contingenza</p>
<h2 data-start="5277" data-end="5775">Le mode hanno dato un tono alla colazione</h2>
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<p data-start="503" data-end="894">Il cambiamento delle abitudini legate alla colazione non è solo gastronomico, ma <strong>sociale</strong>. Per capirlo davvero, bisogna spostare lo sguardo dal piatto al contesto, dal cibo al tempo, dal bar alla vita quotidiana. Quello che sta accadendo attorno alla colazione in Italia racconta una trasformazione più ampia nel modo in cui le persone vivono la città, il lavoro e le relazioni.</p>
<p data-start="503" data-end="894"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211029" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/trend-colazione-italia-mattino.png" alt="trend-colazione-italia-mattino" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="896" data-end="1422">Per decenni la socialità italiana si è organizzata attorno alla sera. L’aperitivo, la cena, il dopocena erano i momenti in cui il tempo tornava disponibile, in cui si poteva finalmente “stare”. Oggi quella centralità si sta <strong>incrinando</strong>. Le ragioni sono strutturali prima ancora che culturali: orari di lavoro frammentati, stanchezza cronica, aumento dei costi, una maggiore attenzione alla salute, ma anche una diversa percezione del valore del tempo libero. La sera, per molti, non è più uno spazio di apertura ma di chiusura.</p>
<p data-start="1424" data-end="1838">La mattina, al contrario, sta assumendo una funzione nuova. È il momento in cui l’energia è più alta, il corpo è meno affaticato, la mente più lucida. Dal punto di vista sociologico, la colazione diventa così un <strong data-start="1636" data-end="1667">tempo di qualità anticipato</strong>, un momento in cui si investe prima che la giornata consumi tutto. Incontrarsi a colazione non significa “aggiungere” un impegno, ma <strong>dare senso a un tempo</strong> che esiste già.</p>
<p data-start="1840" data-end="2260">Questo spostamento segna una ridefinizione del concetto stesso di convivialità. Non più legata all’eccesso, all’alcol, alla sospensione delle regole, ma a una forma di socialità più <strong>sobria</strong>, più lunga, più dialogica. La colazione permette di <strong>stare insieme senza l’obbligo</strong> della prestazione sociale: non si deve bere, non si deve mangiare troppo, non si deve fare tardi.</p>
<p data-start="2262" data-end="2693">C’è poi un elemento <strong>generazionale</strong> importante. Le generazioni più giovani, cresciute in un contesto di <strong>incertezza economica e iperconnessione</strong>, tendono a privilegiare momenti di incontro che non comportino stress aggiuntivo. La colazione, soprattutto fuori casa, risponde a questa esigenza: costa meno di una cena, non compromette il giorno dopo, si inserisce in una routine già esistente.</p>
<p data-start="2695" data-end="3193">Le nuove caffetterie e bakery diventano <strong data-start="2762" data-end="2777">spazi terzi</strong> nel senso sociologico del termine: luoghi che non sono né casa né lavoro, ma che permettono la costruzione di relazioni leggere, informali, ripetute. A differenza dei bar vecchio stile, pensati per una permanenza breve, questi luoghi sono progettati per trattenere: tavoli comodi, luce naturale, silenzio relativo, connessione Wi-Fi. Non si entra per consumare e andare via, ma per <strong>abitare</strong> temporaneamente lo spazio.</p>
<p data-start="3195" data-end="3633">In questo senso, la colazione fuori casa intercetta anche il cambiamento del lavoro. Lo <strong>smart working</strong> e le professioni ibride hanno dissolto i confini rigidi della giornata lavorativa. La colazione diventa così un momento liminale: non è ancora lavoro, ma non è più solo tempo privato. È uno<strong> spazio neutro</strong> in cui si può parlare, pensare, pianificare. Non a caso, sempre più incontri professionali avvengono al mattino, davanti a un caffè.</p>
<p data-start="3635" data-end="4043">C’è infine un aspetto <strong>simbolico</strong> forte: la colazione come rito di controllo del tempo. In una società che accelera continuamente, <strong>scegliere di rallentare al mattino</strong> è un atto di autonomia. Significa sottrarre tempo alla produttività pura per restituirlo al piacere, alla conversazione, alla cura di sé. Non è un caso che la colazione venga sempre più associata a concetti come benessere, equilibrio, lentezza.</p>
<p data-start="3635" data-end="4043"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211028" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/colazione-e-il-nuovo-aperitivo.png" alt="colazione-e-il-nuovo-aperitivo" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="4045" data-end="4303">Se l’aperitivo rappresentava la <strong>sospensione delle regole</strong>, la colazione rappresenta oggi una <strong data-start="4144" data-end="4163">riconciliazione</strong> tra vita sociale e quotidianità. Non chiede di stravolgere il ritmo, ma di abitarlo meglio. È una socialità che non consuma, ma accompagna.</p>
<p data-start="4305" data-end="4707">In questa prospettiva, la trasformazione della colazione non è una semplice moda, ma un <strong>indicatore culturale</strong>. Racconta come stanno cambiando i nostri bisogni, le nostre priorità, il nostro rapporto con il tempo e con gli altri. E suggerisce che, sempre più spesso, <strong>la vera rivoluzione non avviene di notte</strong>, ma al mattino, attorno a un tavolo, quando la città è ancora in fase di risveglio.</p>
</article>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-695e1dcc-d1b0-832b-8410-14f81df6a57b-4" data-testid="conversation-turn-28" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<div class="markdown prose dark:prose-invert w-full break-words dark markdown-new-styling">
<p data-start="6689" data-end="7177">Il trend ha portato con sé anche tantissime <strong>novità</strong> che stanno arricchendo la nostra cultura del cibo: colazioni “tematiche”, degustazioni di caffè, eventi mattutini nei quali la colazione diventa pretesto per un racconto più ampio sul cibo e sulle sue connessioni culturali. Alcuni locali organizzano incontri con produttori, workshop sulle farine antiche, sessioni di pairing tra tè e dolci artigianali. Questi eventi trasformano la colazione in prassi di conoscenza e scoperta, non più solo soddisfazione di un bisogno fisiologico.</p>
<p data-start="7179" data-end="7581">La colazione <strong>non ha sostituito</strong> del tutto l’aperitivo o la cena (fortunatamente, perché nonostante tutto resto fan della notte), ma ha certamente <strong>ampliato</strong> il proprio ruolo nella vita sociale. E se fino a pochi anni fa pensare di passare una mattina intera in un locale per colazione poteva apparire <strong>eccentricità</strong>, oggi è pratica diffusa, apprezzata e spesso ricercata..</p>
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		<title>Miglior colazione in hotel: Portait Milano</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/miglior-colazione-in-hotel-portait-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico De Cesare Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 12:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards]]></category>
		<category><![CDATA[F&W Awards 2025]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[food&wine award]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore del quadrilatero, dove Milano corre anche al mattino presto, il 10_11 Bar Giardino Ristorante del Portrait Milano procede invece con il passo calmo e consapevole di chi vuole iniziare la giornata nel migliore dei modi. Qui la colazione è diventata un vero e proprio rito cittadino – che sia per un incontro di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3"><b data-path-to-node="3" data-index-in-node="0">Nel cuore del quadrilatero</b>, dove Milano corre anche al mattino presto, il <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="74">10_11 Bar Giardino Ristorante</b> del <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="108">Portrait Milano</b> procede invece con il passo calmo e consapevole di chi vuole iniziare la giornata nel migliore dei modi. Qui la colazione è diventata un vero e proprio rito cittadino – che sia per un incontro di lavoro o per un momento di relax con un amico – non solo appannaggio degli ospiti dell’hotel.</p>
<p data-path-to-node="4">Certo, i tavoli curati, la vista sul giardino segreto e l’affabilità del servizio hanno un ruolo importante. Ma è principalmente l’offerta del buffet e della carta a fare davvero la differenza, grazie alla supervisione dell’executive pastry chef <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="246">Cesare Murzilli</b>, autore di fragranti brioche, pain au chocolat, veneziane e maritozzi e di favolose torte che cambiano di frequente. Può capitare, ad esempio, di assaggiare la caprese o la torta della nonna, ma quella che non manca mai è la cheesecake, servita al carrello con salsa ai frutti di bosco, caramello o cioccolato.</p>
<p data-path-to-node="5">A passaggio c’è anche una moka fumante, perfetta per accompagnare un irresistibile zabaione preparato secondo la ricetta tradizionale, che scalda e conforta. Chi ama le uova trova qui il suo angolo di felicità attraverso preparazioni bollite, à la coque, al tegamino o strapazzate, oltre a due versioni d&#8217;autore: l’<b data-path-to-node="5" data-index-in-node="315">Uovo Milanese (croccante)</b>, servito con spinacino fresco, spuma al taleggio e salsa allo zafferano, e l’<b data-path-to-node="5" data-index-in-node="418">Uovo Italiano (poché)</b> su salsa di pomodoro e formaggio gratinato.</p>
<p data-path-to-node="6">Nel weekend, si può prenotare con anticipo un tavolo per il ricchissimo brunch a base di materie prime di grande qualità. Si parte con un calice di bollicine o un Bloody Mary, si passa al buffet con formaggi, verdure fresche, sfogliati salati e dolci artigianali per poi ordinare, tra le tante proposte, un french toast, un avocado croissant o magari un lobster roll. Questa offerta complessiva rende quella del Portrait Milano la miglior colazione che si possa fare oggi in un hotel italiano.</p>
<h2 data-path-to-node="8">La Nef</h2>
<p data-path-to-node="9"><b data-path-to-node="9" data-index-in-node="0">La Nef</b> nasce ad Ancona nel 1989 dalla visione di <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="49">Giordano Palazzo</b>, che trasforma una piccola distribuzione locale di salmone affumicato in un’azienda capace di anticipare gusti, tendenze e desideri della ristorazione italiana. Nel 2023 prende forma <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="249">MOSAICO Food Experience</b>, un progetto che unisce ricerca, selezione e cultura, dedicato a chi cerca nel pesce fresco e conservato non solo qualità, ma emozione.</p>
<p data-path-to-node="10">A farne parte sono linee d’eccellenza come Coda Nera, Reserva, Noah, Mizu e Le Grand Blanc. Dalle affumicature nordiche ai pescati del Cantabrico, dal caviale alle selezioni di ispirazione giapponese fino al baccalà portoghese, ogni specialità racconta un territorio e un saper fare unico. Tradizione, cura artigianale e materie prime straordinarie fanno dell’azienda un riferimento assoluto per chi vive la cucina come esperienza.</p>
<p data-path-to-node="10"><b style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';" data-path-to-node="11,0" data-index-in-node="0">codanera.it</b></p>
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		<title>Dalla colazione stellata al club sandwich notturno: a Borgo Santandrea la Costiera si gusta</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dalla-colazione-stellata-al-club-sandwich-notturno-a-borgo-santandrea-la-costiera-si-gusta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 14:31:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[amalfi]]></category>
		<category><![CDATA[Borgo Santandrea]]></category>
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		<category><![CDATA[Costiera Amalfitana]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[estate 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Positano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sbarcati a Borgo Santandrea dopo una breve traversata da Amalfi a bordo del gozzo privato dell’albergo, con la prua rotonda e il legno levigato dal sale e dal sole, si entra subito in sintonia con l’atmosfera del vertiginoso hotel (90 metri di dislivello tra mare e piano strada, ma niente paura: ci sono otto ascensori), [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sbarcati a <strong>Borgo Santandrea</strong> dopo una breve traversata da <strong>Amalfi</strong> a bordo del gozzo privato dell’albergo, con la prua rotonda e il legno levigato dal sale e dal sole, si entra subito in sintonia con l’atmosfera del vertiginoso hotel (90 metri di dislivello tra mare e piano strada, ma niente paura: ci sono otto ascensori), magari sorseggiando un <em>Amalfi Coast Spritz</em> al <strong>beach club</strong>. Fare il check-in direttamente sulla spiaggia è un plus gradito con un drink di benvenuto a base di limoncello e marmellata di limoni fatta in casa. La stessa preparazione agrumata si può spalmare anche sul pane a prima mattina.</p>
<p>«Di confetture ne esistono solo tre tipi e gli agrumi provengono dai terreni a Ravello del nostro vicedirettore: già stiamo facendo il conto alla rovescia per la raccolta dei fichi a settembre», racconta <strong>Crescenzo Scotti</strong>, lo chef che presidia tutti gli outlet gastronomici dell’albergo, compreso il ristorante <b class="">Alici</b>, una stella Michelin. Mentre la Costiera si sveglia lentamente, gli ospiti del cinque stelle (e volendo anche gli esterni) vengono accolti nella terrazza panoramica da <b class="">Nicola Arpino</b> – &#8220;The Breakfast Ambassador&#8221;, recita la sua divisa – con un giro di pizzette rosse appena sfornate: preludio di una colazione da sogno imbandita nella stessa cucina dove, la sera, va in scena il servizio dello stellato. «Ogni domenica c’è poi una sorpresa diversa, che sia una frittella, una zeppola o un tiramisù», racconta ancora Scotti. Sulla postazione dei prodotti da forno, colpisce il particolare del lievito madre in bella mostra: si chiama <b class="">‘O Mast</b> ed è nato il 14 settembre 2023 alle ore 13:51. A fare gola è anche l’angolo delle uova (da provare la ricetta &#8220;alla monachina&#8221;), e quello coloratissimo dei centrifugati di frutta e verdura preparati al momento, in attesa che la pasticcera piastri waffle o pancake su richiesta, mentre si contano almeno dieci diverse torte su un altro banco.</p>
<h3 class="">Lusso e gastronomia: la filosofia di Borgo Santandrea</h3>
<p>Chi approda a Borgo Santandrea sceglie il lusso rilassato e sobrio di una destinazione dove la proposta gastronomica fa la differenza: motivo per cui Food&amp;Wine ha scelto di premiarlo come migliore hotel al mondo per l’offerta food and drink. Si evince già quando si apre il mini bar di una delle <b class="">21 suites</b> (i più fortunati potranno soggiornare in una delle nove con piscina privata a sfioro), per brindare con un calice di <b class="">Tenute San Francesco a Tramonti</b>, o stappare una birra chiara del birrificio amalfitano <b class="">Melphi’s</b> in stile belga con aggiunta di scorze di limone di Amalfi Igp, addentando babà rustici, sfogliatelle salate e taralli napoletani, tra le altre amenities fait maison.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205983" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/borgo-santandrea-come-si-mangia.png" alt="borgo-santandrea-come-si-mangia" width="763" height="627" /></p>
<p>A conquistare sono sicuramente i dettagli, tra piani terrazzati che profumano di limone e plumbago – il gelsomino azzurro che dà il nome anche al cocktail bar – e il meglio del Made in Italy e dell’artigianato locale che personalizza ogni ambiente quasi fosse una galleria d’arte. Dalle ri-edizioni originali di mobili disegnati da <b class="">Gio Ponti</b> a una vasta collezione vintage di preziosi oggetti e mobili di design Mid-Century di uno dei comproprietari – le famiglie Orlacchio e De Siano –, tra cui spiccano il tavolo <b class="">Reale di Carlo Mollino</b> e le sedie di <b class="">Hans Wegner</b>. La scultura <b class="">Palla di Alici</b> è sospesa al soffitto del fine dining e ne è il manifesto, al pari del signature dish <b class="">Alici ad Alici</b>, che ora si arricchisce con il tocco affumicato delle alici alla brace nascoste sotto il riso di pasta di Gragnano.</p>
<h3 class="">L&#8217;approccio dello chef e la proposta culinaria</h3>
<p>«Estrarre il massimo da ogni ingrediente è il mio obiettivo. La Cipolla, ad esempio, sembra semplice: in petali, jus, cenere e gel. Ma ci vogliono due giorni per prepararla». A mezzogiorno Scotti scende in spiaggia per coccolare chi siede ai tavoli pieds dans l’eau del <b class="">Marinella Restaurant</b> (con una cucina nuova di zecca), tra la Pasta e patate e un’Insalatina di polpo e frutti di mare.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205984" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/borgo-santandrea-crescenzo-scotti.png" alt="borgo-santandrea-crescenzo-scotti" width="763" height="627" /></p>
<p>Fino alle ore 19 il capo pizzaiolo <b class="">Marco Ruocco</b> sforna le sue tonde che da quest’anno includono anche un impasto senza glutine per la Margherita e una ricetta vegana, cotta nel ruoto, a base di pomodorino datterino rosso, peperoncino dolce di fiume, mandorla tostata e salata, basilico e olio extravergine d’oliva. «Credo che la chiave del nostro successo – riflette lo chef – sia la totale dedizione nei confronti dell’ospite. Che si tratti di un’esperienza stellata, di un club sandwich con maionese allo Sfusato Amalfitano ordinato con il room service alle tre di notte, poco importa».</p>
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		<title>Pancake alla panna caramellata</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pancake-alla-panna-caramellata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 15:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dessert]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[dessert]]></category>
		<category><![CDATA[dolci]]></category>
		<category><![CDATA[pancacke]]></category>
		<category><![CDATA[panna caramellata]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Preparate la panna caramellata: portate la panna a bollore in un’ampia padella o casseruola antiaderente, a fuoco medio-alto, mescolando di tanto in tanto. Abbassate la fiamma e fate sobbollire, mescolando occasionalmente e pulendo bene i bordi e il fondo, fino a quando la panna inizia a separarsi e la parte solida inizia a dorarsi, circa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<ol>
<li><b>Preparate la panna caramellata:</b> portate la panna a bollore in un’ampia padella o casseruola antiaderente, a fuoco medio-alto, mescolando di tanto in tanto. Abbassate la fiamma e fate sobbollire, mescolando occasionalmente e pulendo bene i bordi e il fondo, fino a quando la panna inizia a separarsi e la parte solida inizia a dorarsi, circa 18-22 minuti. Regolate il calore, se necessario, per continuare la cottura ma evitare che bruci. Nel frattempo, riempite una grossa ciotola con acqua fredda e ghiaccio e adagiatevi all’interno una ciotola resistente al calore.</li>
<li><strong>Togliete</strong> la panna dal fuoco e continuate a mescolare finché la parte solida non risulta completamente tostata e assume un colore ambrato scuro, circa 1 minuto. Versate nella ciotola immersa nell’acqua ghiacciata e mescolate costantemente finché non si raffredda e addensa, 1-2 minuti. Togliete la ciotola dall’acqua e tenete da parte.</li>
<li><b>Preparate i pancake:</b> mescolate farina, zucchero, lievito, cannella e sale in una ciotola capiente. Aggiungete circa 60 g di panna caramellata e mescolatela agli ingredienti secchi, strofinando tra le mani fino a quando è del tutto incorporata. Tenete da parte la panna avanzata per un altro uso (vedi approfondimento in alto).</li>
<li><strong>Mescolate</strong> latte e uovo con una frusta in una ciotola. Aggiungete agli ingredienti secchi, mescolando delicatamente: usate una spatola di silicone e non la frusta. L’impasto avrà dei piccoli grumi.</li>
<li><strong>Scaldate</strong> una grossa padella a fuoco medio-basso. Aggiungete del burro e fatelo sciogliere, distribuendolo sulla superficie della padella. Aiutandovi con un mestolo, versate circa 110 g di impasto per ogni pancake, distanziandoli l’uno dall’altro di almeno 3 cm. Cuocete senza toccare finché non si formano delle bollicine in superficie, i lati si asciugano e il lato inferiore del pancake si scurisce, circa 2-3 minuti. Ripetete con l’impasto rimasto, ungendo la padella con altro burro all’occorrenza. Servite i pancake caldi, con i topping che preferite.</li>
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		<title>Villa Rosa di Peppe Guida, da casa di campagna a piccolo borgo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/villa-rosa-di-peppe-guida-da-casa-di-campagna-a-piccolo-borgo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 14:13:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[Costiera]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Peppe Guida]]></category>
		<category><![CDATA[Villa di Lella]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Rosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima di arrivare a Villa Rosa, si riceve un messaggio WhatsApp dal team della struttura: un video mostra la strada per raggiungere la casa in campagna di Peppe Guida, arrampicata sulla montagna di Vico Equense, in Penisola Sorrentina. Nessuna segnaletica evidente, ma una volta arrivati è difficile desiderare di andare via, non solo per il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/villa-rosa-di-peppe-guida-da-casa-di-campagna-a-piccolo-borgo/">Villa Rosa di Peppe Guida, da casa di campagna a piccolo borgo</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Prima di arrivare a </span><b>Villa Rosa</b><span style="font-weight: 400;">, si riceve un messaggio <em>WhatsApp</em> dal team della struttura: un video mostra la strada per raggiungere la</span><b> casa in campagna</b><span style="font-weight: 400;"> di </span><b>Peppe Guida</b><span style="font-weight: 400;">, arrampicata sulla montagna di <strong>Vico Equense</strong>, in <strong>Penisola Sorrentina</strong>. Nessuna segnaletica evidente, ma una volta arrivati è difficile desiderare di andare via, non solo per il percorso compiuto, ma per la serenità con cui si viene accolti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A dare il benvenuto agli ospiti c’è </span><b>Rossella</b><span style="font-weight: 400;">, la figlia dello chef. Il primo sorriso che si incontra è quindi il suo, insieme ai tre cani di casa, più da compagnia che da guardia: Vito, un cucciolo di nove mesi già più alto degli altri due, Timothy e Ciro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo periodo, con il ristorante stellato </span><b>Antica Osteria Nonna Rosa</b><span style="font-weight: 400;"> chiuso (riaprirà a ottobre, al termine della stagione a Villa Rosa), lo chef è spesso in viaggio o indaffarato, ma quando è presente ama sedersi sotto uno dei pergolati ombreggiati dai tralci, a chiacchierare con gli ospiti. È in quel momento che lo incontro in camicia bianca e jeans chiaro (ormai la sua divisa ufficiale come ironicamente gli ho detto), mentre racconta ad alcuni clienti – che per la confidenza sembrano amici – degli ultimi oggetti di arredo aggiunti alla sua collezione: un braciere scovato a Palermo e un vaso berbero di origine misteriosa.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">«</span>Non sono solo uno chef stellato<span style="font-weight: 400;">»</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Racconta che non si sente solo uno <strong>chef stellato</strong>. Dice: «Sono anche uno chef contadino, come sono uno chef pescatore. Mi appassiona tutto ciò che ha a che fare con la terra, l’acqua, il design, l’arredo. Amo l’architettura rurale e il verde, non solo inteso come orto, ma come piante, fiori, natura che respira». E riflette su quanto sia cambiata la sua vita: «Alla fine faccio l’imprenditore, anche se è l’ultima cosa che avrei immaginato. A me piace essere operativo, stare sul campo, non gestire tutto da una sedia. Penso che un buon condottiero debba dare l’esempio».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Durante la conversazione, emerge anche un aspetto molto personale: <strong>il ruolo delle donne</strong> nella sua vita. Con orgoglio e tenerezza, racconta di sua madre, 94 anni, una vera &#8220;macchina da guerra&#8221;, come la chiama lui, e dei suoi fratelli: sono in sei, quattro femmine e due maschi. Proprio a loro dice di non dimenticare mai quanto lei sia un gioiello da custodire, con tutte le sue eccentricità. Aggiunge che le sorelle sono spesso presenti a Villa Rosa, così come sua figlia, e confessa che non riuscirebbe a immaginare né l’azienda né la sua vita senza le donne. La tenuta stessa, </span><b>La Casa di Lella</b><span style="font-weight: 400;">, è dedicata alla moglie, venuta a mancare qualche anno fa.</span></p>
<h2>La colazione contadina e la dispensa</h2>
<figure id="attachment_205965" aria-describedby="caption-attachment-205965" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-205965" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/La-colazione-di-Villa-Rosa.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-205965" class="wp-caption-text">La colazione di Villa Rosa</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">L’intento di Villa Rosa, spiega, è far sentire gli ospiti come a casa, senza forzature né automatismi. Dopo una notte trascorsa in una delle camere – o nell’appartamento, per chi cerca più spazio – la <strong>colazione</strong> diventa una vera coccola, pensata anche per chi non soggiorna nella struttura. «Non vogliamo riprodurre la colazione d’albergo, ma un’esperienza più vera. Per questo non serviamo omelette o uova strapazzate, ma un uovo fritto con melanzane sott’olio, qualcosa che un contadino conosce meglio di certe preparazioni alla francese». Tutti i lievitati e i pani sono curati dal figlio <strong>Francesco</strong>. Negli ultimi tempi hanno introdotto una baguette farcita con pancetta o capocollo, lontana anni luce dalla colazione continentale standard. «Cerchiamo di raccontare la nostra tradizione, anche nei dettagli», spiega. Preferite iniziare dal <strong>dolce</strong> (pain au chocolat, brioche con il tuppo, fette biscottate con marmellata) oppure dal <strong>salato</strong> (caprese con <a href="https://www.foodandwineitalia.com/differenze-mozzarella-fiordilatte/" target="_blank" rel="noopener">fior di latte</a> di Agerola)? Le eccedenze vengono impacchettate in pratiche doggy bag, perfette per uno spuntino come <em>marenna</em> napoletana comanda.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sugli <strong>scaffali</strong> di Villa Rosa si trovano <strong>prodotti fatti in casa</strong>: marmellate, pomodori, sughi, olio, liquori. Una produzione nata quasi per gioco durante il Covid, e oggi in continua espansione. Stanno curando sempre più il <strong>packaging</strong>, anche per rendere giustizia alla qualità. «Il grosso lo facciamo noi, ma per alcune lavorazioni ci affidiamo ad aziende come Finagricola, a Battipaglia, che hanno i macchinari necessari. Ad esempio, i sughi vengono preparati da un laboratorio che segue le mie ricette, con pomodori biologici». Il prossimo progetto? <strong>Una linea di biscotteria e dolci da credenza</strong>, con lunga conservazione.</span></p>
<h2>Villa Rosa cresce: il sogno del piccolo borgo</h2>
<figure id="attachment_205954" aria-describedby="caption-attachment-205954" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-205954" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/Linsegna-di-Villa-Rosa-La-Casa-di-Lella.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-205954" class="wp-caption-text">L&#8217;insegna di Villa Rosa, La Casa di Lella</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Guida racconta con entusiasmo anche di un altro grande progetto, <strong>un’estensione della tenuta attuale</strong>, che ha richiesto anni di trattative e che rappresenta una nuova sfida. «Questo terreno l’abbiamo comprato 14 anni fa — spiega — e da 12 ci stiamo lavorando. Non è ancora finito, siamo a metà dell’opera. Dopo più di cinque anni, sono riuscito a concludere l’acquisto di un fondo confinante, collegato alla mia proprietà da una rete: un posto bellissimo». Si tratta di un’area ricca di storia e potenzialità: un rudere di 250 metri quadrati, i resti di un vecchio allevamento di maiali di altri 160, tre ettari di uliveto che scendono verso valle. «Tutto quello che ho fatto qui, voglio trasferirlo anche dall’altro lato, che dovrà diventare<strong> un piccolo borgo</strong>. Abbiamo perfino trovato tracce di una chiesetta rupestre. Vorrei costruire un pollaio per le uova: non allevo animali per ammazzarli e mangiarli», aggiunge, come a rivelare un cambiamento intimo: «Negli ultimi anni <strong>sono sempre più distante dalla carne</strong>. Forse la mangio tre volte all’anno».</span></p>
<h2>A cena solo menu fisso</h2>
<figure id="attachment_205955" aria-describedby="caption-attachment-205955" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-205955" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/Aria-fritta-il-benvenuto-di-Villa-Rosa-durante-il-menu-della-cena.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-205955" class="wp-caption-text">Aria fritta, il benvenuto di Villa Rosa durante il menu della cena</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>cena</strong>, invece, è un’esperienza a sé. Non esiste un menu alla carta, ma un unico percorso a sorpresa, ispirato a ciò che si trova la mattina: nell’orto, dal fruttivendolo o dal pescatore. «Oggi abbiamo trovato dei merluzzi belli – racconta – e da lì è nata l’idea del piatto (in umido e con l’aceto, </span><i><span style="font-weight: 400;">ndr</span></i><span style="font-weight: 400;">). La nostra idea è proporre ciò che si mangiava nelle case di campagna nei giorni di festa, con abbondanza e sincerità». </span><span style="font-weight: 400;">Si inizia con</span><b> dieci antipasti </b><span style="font-weight: 400;">che, all&#8217;unisono vengono imbanditi a tavola e raccontano sfumature di mare e di terra, seguono due </span><b>primi piatti </b><span style="font-weight: 400;">sempre diversi – pasta con le zucchine e spaghettino al limone sono state le ricette di questi ultimi giorni – e infine due o tre </span><b>dessert</b><span style="font-weight: 400;">, spesso un gelato o un babà. La chiusura è sempre la stessa: una </span><b>zeppola</b><span style="font-weight: 400;">, il dolce-simbolo che servono ovunque nel mondo. Il vino è quello della casa, semplice e conviviale, magari servito nella brocca con delle pesche all’interno. Ma se si preferisce, è possibile portare anche il proprio da fuori.</span></p>
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		<title>Colazione fuori casa: più social, più dolce, più ragionata</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/colazione-fuori-casa-piu-social-piu-dolce-piu-ragionata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 10:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bar]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Fiorani]]></category>
		<category><![CDATA[Lavazza]]></category>
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		<category><![CDATA[pasticceria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’indagine Eumetra, commissionata da Lavazza, il 52% dei romani fa colazione fuori casa almeno una volta al mese. Il 76% la consuma al bar. Ma non si tratta più solo di un espresso al volo e via: la colazione sta cambiando forma, contenuto e significato. È diventata un momento sociale, condiviso (anche online), sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="520" data-end="898">Secondo l’indagine <strong>Eumetra</strong>, commissionata da <strong>Lavazza</strong>, il 52% dei romani fa <strong>colazione fuori casa</strong> almeno una volta al mese. Il 76% la consuma al <strong>bar</strong>. Ma non si tratta più solo di un espresso al volo e via:<strong> la colazione sta cambiando forma, contenuto e significato</strong>. È diventata un momento sociale, condiviso (anche online), sempre più curato — dal tipo di caffè alla proposta food.</p>
<p data-start="900" data-end="1271">È in questo contesto che s&#8217;inserisce la <strong>nuova iniziativa di Lavazza</strong>: la collezione <strong data-start="984" data-end="1002">Tales of Italy</strong>, dedicata alle <strong>città simbolo della cultura del caffè italiano</strong> (Milano, Venezia, Napoli e Roma), lanciata con un evento nella Capitale dove il rito del mattino è stato interpretato anche dal pastry chef <strong data-start="1197" data-end="1217">Fabrizio Fiorani</strong>, tra i protagonisti della nuova pasticceria italiana (nostro <a href="https://www.foodandwineitalia.com/foodwine-italia-awards-2020-i-premi-che-guardano-al-futuro/" target="_blank" rel="noopener">Best Pastry Chef Under 35</a> nel 2020).</p>
<h2 data-start="1273" data-end="1314">Il bar come nuova destinazione urbana</h2>
<p data-start="1316" data-end="1550">Che il bar sia tornato centrale nella routine metropolitana non è una novità. Ma l’abitudine è cambiata: non si va solo nel locale sotto casa, ma si <strong data-start="1465" data-end="1505">sceglie dove andare a fare colazione</strong>, si cercano esperienze, atmosfere, identità. «Oggi il bar è una vera destinazione: si va in un posto specifico per l’esperienza che offre, per il tipo di caffè, per la qualità dell’ambiente», ha spiegato <strong>Marco Barbieri</strong>, direttore marketing Lavazza Italia.</p>
<p data-start="1766" data-end="2103">Il caffè è il primo criterio di scelta, soprattutto a Roma (43% degli intervistati), seguito da atmosfera, proposta food e servizio. La colazione si fa sempre più spesso seduti, rilassati, in modalità <strong>&#8220;slow&#8221;</strong> — oppure in chiave <strong>&#8220;social breakfast&#8221;</strong>: un cappuccino estetico, un cornetto ben fatto e lo scatto su Instagram è quasi automatico.</p>
<h2 data-start="2105" data-end="2172">La miscela &#8220;Trastevere&#8221;: dolcezza, fermentazione e storytelling</h2>
<p data-start="2174" data-end="2582">La nuova miscela <strong data-start="2191" data-end="2205">Trastevere</strong>, presentata durante l’evento romano, è la risposta Lavazza a questa evoluzione del gusto. Tostata per il canale professionale, è costruita attorno a una Robusta fermentata, che ne aumenta la dolcezza e le dona note vinose ed esotiche. L’obiettivo è parlare a un pubblico più giovane e attento all’esperienza sensoriale, senza perdere la riconoscibilità dell’espresso italiano.</p>
<p data-start="2174" data-end="2582">«La colazione è cambiata, e anche il caffè deve evolvere. Abbiamo voluto creare una proposta contemporanea, più rotonda, più dolce, senza perdere il Dna del nostro espresso», ha aggiunto Barbieri.</p>
<h2 data-start="2784" data-end="2827">Il maritozzo (quadrato) secondo Fiorani</h2>
<figure id="attachment_205894" aria-describedby="caption-attachment-205894" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-205894" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/La-nuova-miscela-Trastevere-della-linea-Taste-of-Italy-di-Lavazza-con-maritozzo-quadrato-di-Fabrizio-Fiorani.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-205894" class="wp-caption-text">La nuova miscela Trastevere della linea Taste of Italy di Lavazza con maritozzo quadrato di Fabrizio Fiorani</figcaption></figure>
<p data-start="2829" data-end="3177">Ad accompagnare la miscela romana, il pastry chef <strong data-start="2879" data-end="2899">Fabrizio Fiorani</strong> ha firmato un pairing che gioca sulla tradizione ma con libertà creativa: il <strong data-start="2977" data-end="2994">maritozzo</strong> con forma quadrata, impasto all’olio extravergine e crema pasticcera. A completare l’esperienza, il cappuccino <strong data-start="3108" data-end="3122">Ode a Roma</strong> con amarena candita, fondente e briciole di biscotto. «Il maritozzo non è una brioche al burro: è un impasto romano, fatto con l’olio», ha ricordato Fiorani dal palco, «e anche se nasce rotondo, oggi può diventare quadrato e raccontare la città in modo nuovo».</p>
<p data-start="3389" data-end="3708">Fiorani ha creato quattro colazioni in abbinamento alle miscele Lavazza, una per ogni città: risotto dolce per Milano, tiramisù &#8220;indossabile&#8221; per Venezia, sfogliatella rivisitata per Napoli, nel segno di un approccio che unisce <strong data-start="3604" data-end="3646">alta pasticceria e storytelling cittadino</strong>.</p>
<p data-start="3727" data-end="3953">Che si tratti, quindi, di un maritozzo, di un cornetto classico o di una sfogliatella destrutturata, la colazione fuori casa nel 2025 è molto più che una tappa obbligata: è uno spazio per stare bene, per condividere, per raccontarsi.</p>
<p data-start="55" data-end="282">Il caffè resta protagonista, ma oggi a fare la differenza sono l’atmosfera, la cura per ogni dettaglio e la capacità del locale di trasformare la colazione in un’esperienza autentica e sociale, non solo un gesto di routine.</p>
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		<title>La grammatica del freddo di Giovanna Musumeci: i segreti della granita di una delle migliori gelatiere siciliane</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/la-grammatica-del-freddo-di-giovanna-musumeci-i-segreti-della-granita-di-una-delle-migliori-gelatiere-siciliane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 09:03:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[brioche]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[Etna]]></category>
		<category><![CDATA[gelato]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Musumeci]]></category>
		<category><![CDATA[granita al limone]]></category>
		<category><![CDATA[granita gastronomica]]></category>
		<category><![CDATA[granita siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Randazzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La granita è la preparazione più semplice della gelateria. Ci sono solo tre ingredienti: acqua, zucchero (esclusivamente saccarosio) e l’ingrediente che dà il gusto. Fine. Per Giovanna Musumeci dentro questa apparente semplicità c’è tutto: la precisione di un gesto antico, la stagionalità di una terra vulcanica, l’identità profonda di chi la prepara. La gelatiera di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="240" data-end="739"><strong>La granita è la preparazione più semplice della gelateria.</strong> Ci sono solo <strong>tre ingredienti</strong>: <strong>acqua</strong>, <strong>zucchero</strong> (esclusivamente saccarosio) e l’<strong>ingrediente che dà il gusto</strong>. Fine. Per <strong>Giovanna Musumeci</strong> dentro questa apparente semplicità c’è tutto: la precisione di un gesto antico, la stagionalità di una terra vulcanica, l’identità profonda di chi la prepara. La gelatiera di <strong>Randazzo</strong>, figlia dell’<strong>Etna</strong> e del maestro <strong>Santo Musumeci</strong>, parla della granita non come una categoria ma come se fosse un vero e proprio linguaggio.</p>
<p data-start="741" data-end="1520"><strong>Il suo laboratorio è da tempo un luogo di pellegrinaggio per gli amanti di questa preparazione.</strong> Per assaggiarla bisogna dirigersi in un borgo medievale in provincia di Catania, arroccato sul versante nord del vulcano, dove la lava convive con le vigne e le greggi, e dove i frutti di bosco maturano tra le nebbie estive. «Cresciamo abituati all’odore di zolfo e alla potenza della terra», racconta Giovanna, che da questo paesaggio ha ereditato non solo la materia prima — gelsi neri, nocciole, miele di sulla, susine selvatiche — ma anche la sua instabilità e la sua vitalità. <strong>La sua granita nasce qui, tra neve e memoria.</strong> È figlia dello <strong>sharbat arabo</strong>, dei pozzetti riempiti di ghiaccio e sale, della tradizione siciliana che il freddo lo ha sempre saputo domare senza tecnologia.</p>
<figure id="attachment_204243" aria-describedby="caption-attachment-204243" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-204243" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/Giovanna-Musumeci.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-204243" class="wp-caption-text">Ritratto di Giovanna Musumeci nel suo laboratorio a Randazzo, in Sicilia</figcaption></figure>
<h2 data-start="1522" data-end="1590">Non solo colazione: come, quando e con cosa si mangia la granita</h2>
<p data-start="1592" data-end="2265"><strong>In Sicilia la granita è colazione</strong>, ma non una qualsiasi. È un rituale che unisce bambini, contadini, studenti e nonne, consumato nel silenzio del mattino o tra i saluti del mercato. Il classico è <strong>nel bicchiere con brioche col tuppo</strong>, ma i veri intenditori portano da casa il <strong>pane fresco</strong> per accompagnare la mandorla o, sorpresa per molti, quella al pomodoro. Sì, esiste davvero: <strong>granita di pomodoro dell’Etna</strong>, servita con olio extravergine e una spolverizzata di origano. «Non è una moda», spiega Giovanna, «ma il nostro modo di usare quello che c’è, quando c’è. Se il pomodoro è perfetto, perché non trasformarlo in un ghiaccio che si scioglie come fosse un sorbetto salato?».</p>
<p data-start="2267" data-end="2838">E se qualcuno si chiede come si mangia una granita, la risposta è più complessa di quanto sembri. «Con il cucchiaio, ovviamente. <strong>Ma ogni provincia ha la sua idea di consistenza</strong>», racconta. «A <strong>Catania</strong> è più soda, si mangia a cucchiaiate. A <strong>Messina</strong> è più liquida, quasi da cannuccia. Io sto nel mezzo: deve stare in piedi, ma non essere rigida. Deve sciogliersi mentre si mangia». Ci sono i puristi da brioche, ma anche gli irriducibili del pane. «C’è chi entra con il panino da casa, e ha ragione: con la granita di mandorla o di pomodoro, è perfetto».</p>
<p data-start="2840" data-end="3380"><strong>«Granita, sorbetto e cremolata non sono la stessa cosa»</strong>, precisa subito. La granita siciliana è acqua, zucchero e ingrediente. Stop. Nessun altro zucchero che non sia saccarosio, nessuna base pronta, nessun grasso aggiunto. Il <strong>sorbetto</strong>, invece, <strong>può contenere più zuccheri</strong> (come glucosio o destrosio) e ammette strutturanti. La <strong>cremolata</strong>, o gramolata, è <strong>rustica</strong>, spesso con polpa o panna.</p>
<p data-start="3382" data-end="3614">Il parente più prossimo di una granita? «Direi il <strong>sorbetto</strong>».</p>
<figure id="attachment_204244" aria-describedby="caption-attachment-204244" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-204244" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/05/Una-selezione-di-granite-di-Giovanna-Musumeci.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-204244" class="wp-caption-text">Una selezione di granite di Giovanna Musumeci</figcaption></figure>
<h2 data-start="3616" data-end="3682">Dalla tradizione alla cucina d&#8217;autore: la granita gastronomica</h2>
<p data-start="3684" data-end="4257">Nel laboratorio di famiglia, in piazza a Randazzo, Giovanna lavora ogni giorno granite diverse: alle mandorle tostate, ai lamponi gialli, al caffè amaro, al limone dell’Etna, persino allo yogurt del vulcano con miele e polline. <strong>«La stagione me la dice il contadino.</strong> Se oggi mi porta le albicocche, io faccio l’albicocca». Ogni mattina riceve chiamate dai produttori del territorio, che le consegnano frutta, fiori e formaggi. <strong>Chilometro zero, certo, ma prima ancora: relazione, fiducia, ascolto.</strong> «Se un fico d’India è perfetto, non serve nulla di più. Solo tempo e freddo».</p>
<p data-start="4259" data-end="4620"><strong>Non c’è nostalgia in questo racconto, ma continua ricerca.</strong> Così nasce la <strong>granita al pomodoro</strong> con gambero crudo, quella alla melanzana e ricotta salata, o la versione <strong>alcolica</strong> con <strong>massa di cacao macerata nelle vinacce di Nerello Mascalese</strong>. «La fermentazione è una forma di maturazione del gusto. La uso con limoni, olive, cioccolato. La granita è solo un mezzo».</p>
<p data-start="4622" data-end="4879">Nel mondo della <strong>gelateria moderna</strong>, dove la tecnologia ha semplificato ogni passaggio, <strong>la granita resta una sfida nuda</strong>. E se è buona, emoziona. Come dice Giovanna Musumeci:<strong> «Con tre ingredienti puoi solo sbagliare. Ma se non sbagli, hai un piccolo miracolo»</strong>.</p>
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		<title>Ushuaïa: l&#8217;after party è gastronomico</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/ushuaia-a-ibiza-lafter-party-e-gastronomico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 15:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[The Unexpected Breakfast]]></category>
		<category><![CDATA[Ushuaïa Ibiza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Altro che scatenarsi in pista di mattina, con fuori la luce del giorno e dentro il locale gli occhiali da sole a nascondere le occhiaie. L’after party a Ibiza è gastronomico da quando, una decina di anni fa, è entrata in vigore una legge che impone alle discoteche di chiudere non oltre le ore 6:30 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Altro che scatenarsi in pista di mattina, con fuori la luce del giorno e dentro il locale gli occhiali da sole a nascondere le occhiaie. <strong>L’after party a Ibiza è gastronomico</strong> da quando, una decina di anni fa, è entrata in vigore una legge che impone alle discoteche di chiudere non oltre le ore 6:30 del mattino. E così, per i reduci da una serata di baldorie, l’<strong>Ushuaïa Ibiza Beach Hotel</strong> – cinque stelle famoso per le feste open air sotto quel suo gigantesco palco che, dall’inaugurazione nel 2011, è diventato sempre più ambito dai maggiori DJ internazionali – nel suo bel ristorante fronte spiaggia aperto anche agli esterni, ha pensato a <strong>The Unexpected Breakfast</strong>: un vastissimo buffet a prova di nottambuli in cerca di rimedi post sbornia, <strong>dalle 8 alle 11 di ogni mattina</strong>. Così, da un Vodka Tonic in un attimo si può passare a succhi detossinanti e frullati vitaminici e perché no – in maniera direttamente proporzionale ai sensi di colpa – a sani piatti vegani, vegetariani e crudisti.</p>
<p>E se per ricaricare le energie fosse meglio abbandonarsi a un trionfo di proteine? In questo caso basta dirigersi alla <strong>food station dedicata alle uova</strong> (preparate al momento, in tutte le forme) <strong>oppure a quella con tanti diversi tipi di carne</strong> – quando il ritmo circadiano è ormai solo un lontano ricordo, che non te lo fai un cappuccino con la bistecca? Ma gli angoli tematici da esplorare sono veramente tanti, e sarebbe bene riprendere lucidità quanto prima per non rischiare di perdersi: dai prodotti senza glutine alle più svariate versioni di donuts, dai formaggi al Pata Negra tagliato al coltello, dal pane (nelle più inimmaginabili interpretazioni) al gelato. E per gli irriducibili, c’è anche <strong>un corner tutto Champagne</strong> <strong>e altri drink</strong>.</p>
<p>Piedi nella sabbia, un tuffo tra le acque limpidissime che bagnano la spiaggia privata e <strong>da mezzogiorno si può tornare a ballare a bordo dell’infinity pool vista mare</strong> su cui si affaccia la Tower – l’ala più &#8220;silenziosa&#8221; dell’hotel rispetto al Club che si sviluppa invece attorno al palco, dove si svolgono gli eventi che hanno reso l’Ushuaïa un luogo iconico, vincitore di premi e riconoscimenti internazionali come il <em>World&amp;Best Beach Club di DJ Mag</em>, da provare almeno una volta nella vita senza essere per forza assidui frequentatori di discoteche.</p>
<p>Per i clubber più accaniti ci sono addirittura stanze da cui si può assistere alle feste affacciandosi comodamente dal balcone, altre ancora dove è possibile organizzarne una propria: la <em>Pioneer DJ Suite</em>, per esempio, è attrezzata con mixer, amplificatore e subwoofer. Tra un bagno rigenerante in vasca idromassaggio e un po’ di relax negli esclusivi salottini privé dove godersi il sole accompagnati da musica sparata a tutto volume già all’ora di pranzo, con tanto di ballerine in abiti di piume, è tornato nel frattempo l’appetito? Ci si può accomodare a uno dei tavoli dell’<strong>Oyster &amp; Caviar Bar</strong> oppure della <strong>Montauk Steakhouse</strong>, due delle proposte gastronomiche dell’hotel insieme al ristorante giapponese Minami, specializzato in sushi e teppanyaki, e al Beach Club dove vengono serviti piatti in collaborazione con lo<strong> chef messicano Roberto Ruiz</strong>, dalla filosofia di cucina in s&#8217;incontrano Mediterraneo e Pacifico. Poi quando scende il sole, i grandi nomi della musica house ed elettronica salgono in consolle. Anche quest’anno la line up è di altissimo livello: Calvin Harris sarà il protagonista di tutti i venerdì fino al 13 settembre, Martin Garrix dei giovedì fino al 26 settembre, David Guetta dei lunedì fino al 7 ottobre con la serata <em>F*** Me I&#8217;m Famous!</em>, senza dimenticare poi le serate con Defected, storica etichetta di house music (ogni venerdì fino al primo ottobre), Tomorrowland e il suo sound elettronico (tutti i mercoledì fino al 2 ottobre) e Ants, show dedicato alla dance (ogni sabato fino al 5 ottobre).</p>
<p>Ma all’<strong>Ushuaïa Ibiza Beach Hotel</strong> il divertimento e le attività a cui dedicarsi sono davvero h24 e per tutti i gusti: da una variegata offerta gastronomica ai trattamenti benessere vista mare, passando per lo shopping nei due store con gadget e linea di abbigliamento targata Ushuaïa. Tanto che quasi si potrebbe non sentire mai l’esigenza di uscire da questo tratto di Playa D&#8217;En Bossa – la spiaggia più lunga di Ibiza, percorrendola tutta si arriva direttamente a Eivissa, il centro principale dell’isola – a soli dieci minuti di macchina dall’aeroporto (una comodità non indifferente, soprattutto se a fronte di poche ore di sonno). Inevitabile qui farsi trasportare dal &#8220;flow&#8221;: il palco si accende già alle 4 del pomeriggio e va avanti fino a mezzanotte quando la musica viene staccata – affacciandosi dal rooftop è impressionante vedere migliaia di persone muoversi all’unisono. Ma non è finita qui perché poi, come in una grande processione, il popolo della notte si sposta verso l’altro locale del gruppo (giusto dalla parte opposta della strada) che non disturbando il sonno di nessuno può chiudere alle prime luci dell’alba, l’<strong>Hï Ibiza.</strong></p>
<p>L’ex Space – oggi diviso in due sale, oltre a una grande terrazza all’aperto, dalla capienza totale di oltre 5.000 persone – anche quest’anno si è confermato primo in classifica nella <em>World’s Top 100 Clubs di DJ Mag</em> per merito, come si legge nelle motivazioni, &#8220;di una line-up che raccoglie i talenti più interessanti del momento, l’audio perfetto in ogni angolo e un’illuminazione strabiliante che trasporta la folla nella stratosfera&#8221;. E c’è una <strong>grande novità</strong> in arrivo che farà felici tutti gli amanti del genere: <strong>nel giro di un paio d’anni di Ushuaïa ce ne sarà anche un altro, al di fuori dall’isola più festaiola delle Baleari</strong>. Il <strong>Palladium Hotel Group</strong> (presente anche in Italia con il Grand Palladium Sicilia Resort &amp; Spa, a Campofelice di Roccella) ha da poco annunciato il suo sbarco negli Emirati Arabi, sull’isola di Al Marjan a Ras Al Khaimah con la prima apertura internazionale dell&#8217;iconico brand ibizenco che diventerà così <strong>Ushuaïa Unexpected Hotels &amp; Residences</strong>.</p>
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