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	<title>londra Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Un contest ha premiato le foto di cibo più belle del mondo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/un-contest-ha-premiato-le-foto-di-cibo-piu-belle-del-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 16:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bimi]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[World Food Photography Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volto segnato dal tempo di una donna che consuma una colazione solitaria in un sanatorio tagiko, o lo stupore di un bambino che non resiste al profumo del pane appena sfornato in Uzbekistan. C&#8217;è una bellezza nuda, quasi cinematografica, nei vincitori dei World Food Photography Awards sponsored by Bimi 2026, annunciati la scorsa settimana [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volto segnato dal tempo di una donna che consuma una colazione solitaria in un sanatorio tagiko, o lo stupore di un bambino che non resiste al profumo del pane appena sfornato in Uzbekistan. C&#8217;è una bellezza nuda, quasi cinematografica, nei vincitori dei <b data-path-to-node="7,0" data-index-in-node="258">World Food Photography Awards sponsored by Bimi</b> 2026, annunciati la scorsa settimana alle Mall Galleries di <strong>Londra</strong>.</p>
<p>La competizione quest&#8217;anno ha premiato la capacità d<strong>i catturare l&#8217;anima profonda del cibo</strong> e ha visto un clamoroso exploit della delegazione italiana. Una ventata di freschezza che ironicamente si sposa alla perfezione con la filosofia di <strong>Bimi</strong> (<a href="https://www.foodandwineitalia.com/arriva-il-bimi-non-chiamatelo-broccolo/" target="_blank" rel="noopener">qui</a> vi spieghiamo cos&#8217;è), sponsor dell&#8217;iniziativa, che abbiamo imparato ad apprezzare nei piatti come alternativa piacevole e delicata ai tradizionali broccoli.</p>
<h2 data-path-to-node="3">Lo scatto dell&#8217;anno: una solitudine regale</h2>
<p data-path-to-node="4">A vincere il titolo assoluto, <strong>Overall Winner</strong>, è stata la fotografa britannica Jo Kearney, insignita del premio di 5mila sterline per un&#8217;opera di struggente tenerezza: <i data-path-to-node="4" data-index-in-node="167">A Woman Eats in the Canteen of the Soviet-era Sanatorium</i>. L&#8217;immagine, che ha trionfato inizialmente nella categoria <i data-path-to-node="4" data-index-in-node="283">Fortnum &amp; Mason Food at the Table</i>, ci porta tra le montagne del Tagikistan, all&#8217;interno del mastodontico sanatorio di epoca sovietica Khoja Obi Garm, costruito su sorgenti termali ricche di radon.</p>
<p data-path-to-node="5">Lì, in un&#8217;atmosfera sospesa nel tempo, una donna anziana consuma una colazione semplice, circondata da colori caldi e sbiaditi, mentre versa il tè con una dignità che la fondatrice del premio, Caroline Kenyon, ha definito &#8220;regale&#8221;. Un&#8217;inquadratura che commuove per la sua cruda e bellissima verità: il volto segnato dal tempo della donna dialoga in silenzio con la natura morta dipinta sulla parete alle sue spalle, racchiudendo in un solo istante una vita intera di storie, fatiche e resilienza.</p>
<h2 data-path-to-node="6">Il trionfo italiano: frammenti di intimità e stupore</h2>
<p data-path-to-node="7">Se lo scatto della Kearney si muove sulle corde della nostalgia, la delegazione italiana ha saputo emozionare celebrando i legami, la meraviglia e la condivisione quotidiana. Quasi 9mila opere provenienti da oltre 50 Paesi si sono contese i podi, ma gli sguardi dei nostri autori hanno lasciato un segno profondo nella giuria.</p>
<figure id="attachment_215327" aria-describedby="caption-attachment-215327" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-215327" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/I-fotografi-italiani-Michela-Balboni-e-Federico-Borella-hanno-vinto-la-categoria-Food-for-the-Family-grazie-al-loro-scatto-che-ritrae-un-bambino-in-Uzbekistan.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-215327" class="wp-caption-text">I fotografi italiani Michela Balboni e Federico Borella hanno vinto la categoria Food for the Family grazie al loro scatto che ritrae un bambino in Uzbekistan</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="8">C&#8217;è la pura meraviglia dell&#8217;infanzia nello scatto di <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="53">Michela Balboni</b> e <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="71">Federico Borella</b>, vincitori della categoria <i data-path-to-node="8" data-index-in-node="115">Food for the Family supported by The Felix Project</i>. La loro fotografia, catturata in Uzbekistan, ferma nel tempo un momento di irresistibile tentazione: la mano di un bambino che si allunga, mossa da una curiosità spontanea, per sfiorare il pane ancora caldo appena uscito dal tandoor di famiglia.</p>
<figure id="attachment_215322" aria-describedby="caption-attachment-215322" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-215322" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/Giulia-Verdinelli-si-e-classificata-al-terzo-posto-nella-categoria-Food-for-the-Family-supportata-da-The-Felix-Project-per-il-suo-scatto-sulla-preparazione-della-pizza-in-famiglia.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-215322" class="wp-caption-text">Giulia Verdinelli si è classificata al terzo posto nella categoria Food for the Family per il suo scatto sulla preparazione della pizza in famiglia</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="9">L&#8217;emozione si fa ancora più intima quando attraversa le generazioni, come nel caso di <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="86">Diego</b> ed <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="95">Elektra Papagna</b>, padre e figlia entrambi premiati. La giovanissima Elektra ha conquistato il secondo posto nel <i data-path-to-node="9" data-index-in-node="206">Jamie Oliver Youth Prize &#8211; 12 and under</i> con uno scatto poetico dedicato ai marshmallow; il padre Diego ha invece ricevuto la menzione <i data-path-to-node="9" data-index-in-node="340">Highly Commended</i> nella categoria <i data-path-to-node="9" data-index-in-node="373">Production Paradise Previously Published</i> grazie a una visione creativa e originale della classica colazione inglese. Poco distante, al terzo posto della medesima categoria <i data-path-to-node="9" data-index-in-node="545">Food for the Family</i>, brilla lo scatto di <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="586">Giulia Verdinelli</b>, capace di intrappolare la caotica e calda bellezza della preparazione della pizza in famiglia.</p>
<p data-path-to-node="10">Insieme a loro, i successi e le opere di Judith Balari, Michele Fini, Marina Spironetti e Sofia Carrara hanno dimostrato come l&#8217;occhio italiano sappia cogliere le sfumature emotive del cibo, trasformando la cucina, la terra e il raccolto in pura poesia visiva.</p>
<h2 data-path-to-node="11">Un racconto visivo che unisce il mondo</h2>
<p data-path-to-node="12">I vincitori delle 27 categorie di questa edizione sono stati svelati dal celebre chef e scrittore Gennaro Contaldo alle Mall Galleries di Londra, davanti a una platea di stelle del mondo gastronomico e artistico. Le opere sono state valutate da una prestigiosa giuria internazionale presieduta da David Loftus, di cui ha fatto parte anche il nostro direttore, Federico De Cesare Viola.</p>
<p data-path-to-node="13">Come ha ricordato Dave Samuels, Brand Director di Tenderstem Bimi Broccolini, il cibo resta l&#8217;elemento centrale attorno a cui le comunità di tutto il pianeta si riuniscono, coltivano, celebrano e sopravvivono. Qualunque cambiamento attraversi il mondo, ciò che mettiamo nel piatto rimane il custode delle nostre identità.</p>
<p data-path-to-node="14">La <strong>mostra gratuita</strong> con le <strong>203 immagini finaliste</strong> ha debuttato alle Mall Galleries, mentre una selezione speciale curata da Fortnum &amp; Mason sarà esposta nel loro iconico store di Piccadilly a partire da questa settimana. Per chi volesse perdersi tra queste splendide storie visive, la galleria completa è fruibile online su <a class="ng-star-inserted" href="http://www.worldfoodphotographyawards.com/" target="_blank" rel="noopener" data-hveid="0" data-ved="0CAAQ_4QMahgKEwil5O3RrfyUAxUAAAAAHQAAAAAQgAI"><em>worldfoodphotographyawards.com</em></a>, in attesa che a settembre si aprano le iscrizioni per l&#8217;editione 2027.</p>
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		<title>Heston Blumenthal chiude Dinner a Londra</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/heston-blumenthal-chiude-dinner-a-londra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 08:46:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[dinner]]></category>
		<category><![CDATA[Heston Blumenthal]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo chef britannico Heston Blumenthal ha annunciato che il ristorante Dinner by Heston Blumenthal chiuderà definitivamente all’inizio del 2027. La decisione segnerà la fine di un progetto aperto nel 2011 all’interno dell’hotel Mandarin Oriental Hyde Park, che nel giro di pochi anni aveva ottenuto due stelle dalla Guida Michelin. Secondo quanto spiegato dallo chef in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="532" data-end="904">Lo chef britannico <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Heston Blumenthal</span></span></strong> ha annunciato che il ristorante <strong>Dinner by Heston Blumenthal</strong> chiuderà definitivamente all’inizio del <strong>2027</strong>. La decisione segnerà la fine di un progetto aperto nel 2011 all’interno dell’hotel <strong>Mandarin Oriental Hyde Park</strong>, che nel giro di pochi anni aveva ottenuto <strong>due stelle</strong> dalla <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Guida Michelin</span></span></strong>.</p>
<p data-start="906" data-end="1291">Secondo quanto spiegato dallo chef in diverse interviste alla stampa britannica, la chiusura rappresenta una scelta definita «agrodolce». Il contratto di locazione degli spazi è infatti arrivato alla <strong>scadenza</strong> naturale e<strong> non verrà rinnovato</strong>. Blumenthal ha spiegato di avere ancora circa un anno per riflettere sul futuro del progetto e per organizzare le ultime stagioni del ristorante.</p>
<p data-start="1293" data-end="1702">Dinner era nato come un progetto distinto rispetto al ristorante <strong>The Fat Duck</strong>, il locale con tre stelle Michelin che ha consolidato la reputazione internazionale dello chef. Se quest’ultimo è stato associato alla cucina sperimentale e alla cosiddetta gastronomia molecolare, Dinner aveva invece un’impostazione diversa, costruita su una rilettura contemporanea di ricette storiche della tradizione britannica.</p>
<h3 data-section-id="b1xibr" data-start="1704" data-end="1759">Un ristorante nato dalla storia gastronomica inglese</h3>
<p data-start="1761" data-end="2048">Fin dall’apertura, il ristorante aveva sviluppato il proprio menu a partire da <strong>testi storici</strong> e <strong>ricettari medievali o rinascimentali</strong>, reinterpretati con tecniche contemporanee. In questo locale sono nati piatti che negli anni sono diventati riconoscibili per il pubblico internazionale. Tra questi figura il cosiddetto “<strong>Meat Fruit</strong>”, un parfait di fegato di pollo ricoperto da una gelatina all’arancia che riproduce l’aspetto di un <strong>mandarino</strong>, ispirato a una ricetta trovata nei testi del XII secolo. Altri piatti del menu hanno riletto preparazioni storiche come il <strong>frumenty medievale</strong> o dessert di epoca vittoriana.</p>
<p data-start="1761" data-end="2048"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212648" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/heston-blumenthal-chiude-dinner-londra.png" alt="heston-blumenthal-chiude-dinner-londra" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2392" data-end="2558">Il ristorante aveva ottenuto la prima stella Michelin nel 2012 e la seconda nel 2014, consolidando la presenza di Blumenthal anche sulla scena gastronomica londinese.</p>
<h2 data-section-id="db9mdo" data-start="2560" data-end="2628">L’impatto dei costi e le difficoltà della ristorazione britannica</h2>
<p data-start="2630" data-end="2887">La chiusura di Dinner si inserisce in un contesto più ampio che riguarda il settore della ristorazione in Europa. Negli ultimi anni molti locali hanno dovuto affrontare un <strong>aumento significativo dei costi</strong> delle materie prime, dell’energia e del lavoro. Quindi sì, anche in Inghilterra ci sono gli stessi problemi che affrontano i ristoratori italiani tutti i giorni e se perfino un colosso dell&#8217;imprenditoria come Blumenthal soffre la situazione, forse sarebbe ora di interrogarsi in maniera seria sul futuro della ristorazione e sul costo della vita in tutto il continente.</p>
<p data-start="2889" data-end="3299">A queste dinamiche si sono aggiunti fattori normativi (come la Brexit) che hanno reso più complessa la gestione dei ristoranti, in particolare quelli situati all’interno di strutture alberghiere di alto livello. In questi casi, spiegano spesso gli operatori del settore, la necessità di mantenere standard elevati di servizio si confronta con budget operativi rigidi che possono <strong>limitare</strong> la flessibilità gestionale.</p>
<figure id="attachment_212647" aria-describedby="caption-attachment-212647" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-212647" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/heston-blumenthal-dinner-londra.png" alt="heston-blumenthal-dinner-londra" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212647" class="wp-caption-text">Il Mandarin Oriental Hyde Park</figcaption></figure>
<p data-start="3301" data-end="3540">Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, anche la società che gestisce le attività di Blumenthal ha registrato negli ultimi anni risultati economici disastrosi, con <strong>perdite significative</strong> legate alla gestione complessiva del gruppo.</p>
<h2 data-section-id="94hzlo" data-start="3542" data-end="3578">Le questioni personali di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Heston Blumenthal</span></span></strong></h2>
<p data-start="3580" data-end="3952">Alle mere questioni economiche si aggiungono anche motivazioni personali. Nel 2023 a Blumenthal è stato diagnosticato un <strong>disturbo bipolare</strong>, dopo un episodio che ha portato al suo <strong>ricovero</strong> in ospedale per alcune settimane. Lo chef ha parlato pubblicamente della propria esperienza in diverse occasioni, anche attraverso il documentario televisivo <em data-start="3921" data-end="3951">Heston: My Life with Bipolar</em>. La chiusura del Dinner, annunciata al <a href="https://www.thetimes.com/life-style/food-drink/article/heston-blumenthal-interview-dinner-closing-michelin-mcwv0scpc" target="_blank" rel="noopener">Times</a>, parla anche della convivenza con una malattia tanto subdola e ostica, inserendola tra le motivazioni che hanno portato a questa scelta. L’annuncio della chiusura di Dinner arriva quindi in una fase di <strong>riorganizzazione</strong> della propria vita personale e professionale.</p>
<p data-start="3954" data-end="4256">Nel tempo la terapia farmacologica è stata progressivamente ridotta e lo stesso Blumenthal ha raccontato di aver ricominciato a lavorare con maggiore continuità sulla propria attività creativa.</p>
<h2 data-section-id="11d7cyz" data-start="4258" data-end="4304">Il futuro dei progetti di Heston Blumenthal</h2>
<p data-start="4306" data-end="4547">La chiusura del ristorante londinese non significa l’uscita dello chef dal settore. Il <a href="https://www.foodandwineitalia.com/heston-blumenthal-fat-duck-mindful-experience/" target="_blank" rel="noopener">The Fat Duck</a> continuerà infatti a operare nella cittadina di <strong>Bray</strong>, dove Blumenthal ha scolpito il proprio nome nella storia della cucina mondiale.</p>
<p data-start="4549" data-end="4899">Nel frattempo lo chef ha lasciato intendere di essere interessato a <strong>nuovi progetti,</strong> anche se senza indicare ancora una direzione precisa. Tra le ipotesi c’è la possibilità di aprire un nuovo ristorante con caratteristiche diverse, eventualmente in uno spazio con una forte relazione con il paesaggio circostante.</p>
<p data-start="4901" data-end="5177" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Per il momento, Dinner continuerà a operare fino all’inizio del 2027. Gli ultimi mesi di attività saranno dedicati anche a <strong>celebrare i sedici anni del ristorante</strong>, prima della chiusura definitiva di uno dei progetti più riconoscibili della ristorazione londinese contemporanea.</p>
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		<title>A Londra il Messico di Kol arriva alla Tate Modern in omaggio a Frida Khalo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/a-londra-il-messico-di-kol-arriva-alla-tate-modern-in-omaggio-a-frida-khalo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 10:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Frida Khalo]]></category>
		<category><![CDATA[KOL]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[Santiago Lastra]]></category>
		<category><![CDATA[Tate Modern]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la sua ciminiera che si staglia sul Tamigi e il lungofiume di Bankside e l’architettura possente che omaggia in chiave contemporanea il passato della struttura – una ex centrale elettrica –, la Tate Modern è una delle icone di Londra. Ma l’affascinante museo dedicato all&#8217;arte moderna internazionale, composto da due diversi edifici collegati da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la sua ciminiera che si staglia sul Tamigi e il lungofiume di Bankside e l’architettura possente che omaggia in chiave contemporanea il passato della struttura – una ex centrale elettrica –, la <strong>Tate Modern</strong> è una delle icone di Londra. Ma l’affascinante museo dedicato all&#8217;arte moderna internazionale, composto da due diversi edifici collegati da ponti interni, è anche un luogo che invita a vivere l’arte a 360 gradi e in maniera inclusiva: dalla grande <strong>Turbine Hall</strong> che ospita installazioni d’impatto fruibili da tutti (come le diverse gallerie gratuite) al fornitissimo shop, dalle scrivanie a cui fermarsi a disegnare lasciandosi ispirare dalle opere esposte fino al <strong>Tate Modern Restaurant</strong> situato al sesto e ultimo piano del Natalie Bell Building, che regala una vista notevole sul fiume e sulla cattedrale di St Paul.</p>
<figure id="attachment_212001" aria-describedby="caption-attachment-212001" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-212001" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/3-5.png" alt="Tate Modern" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212001" class="wp-caption-text">La Tate Modern, ph. Shutterstock</figcaption></figure>
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<p>Proprio qui, dal 25 giugno al 31 agosto 2026, arriverà anche l’arte culinaria dello chef <strong>Santiago Lastra</strong>: nato a Città del Messico e transitato in alcune delle cucine e dei “laboratori” più stimolanti d’Europa – dal Basque Culinary Center al Nordic Food Lab –, nel 2020 ha aperto nel centralissimo quartiere londinese di Marylebone il ristorante <strong>KOL</strong>. Superata indenne la pandemia, il locale si è affermato come uno dei più apprezzati della città (e non solo: oltre alla stella Michelin, nel 2025 si è piazzato al n°49 dei <a href="https://www.foodandwineitalia.com/classifica-world-50-best-restaurants-2025/">World’s 50 Best Restaurants</a>) grazie alla cucina che mixa ispirazione messicana autentica, tecniche moderne e ingredienti britannici, ed è oggi affiancato da Fonda, secondo indirizzo alle spalle di Regent Street.</p>
<p>Proposto in esclusiva al Tate Modern Restaurant ogni giorno a pranzo e anche a cena nelle sere di venerdì e sabato, il menu appositamente studiato da Lastra per il Tate Modern Restaurant è un omaggio alla più celebre artista messicana,<strong> Frida Khalo</strong>, in occasione della mostra <em>Frida: The Making of an Icon</em>, in programma appunto dal 25 giugno fino al 3 gennaio 2027.</p>
<p>L’iniziativa si inserisce nel solco dell’approccio interdisciplinare della struttura espositiva e culturale, che occasionalmente ospita anche eventi e degustazioni: «Alla Tate Modern, cerchiamo sempre di estendere l’esperienza delle nostre mostre oltre i confini delle sale», spiega <strong>Hamish Anderson</strong>, ceo di Tate Enterprises. «Il menu di Santiago ispirato da Frida Kahlo permette ai visitatori di interagire con l’arte attraverso il cibo, creando una fruizione più ricca e immersiva».</p>
<figure id="attachment_211999" aria-describedby="caption-attachment-211999" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-211999" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/1-4.png" alt="KOL" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211999" class="wp-caption-text">Un piatto a base di aragosta da KOL</figcaption></figure>
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<p>Celebrato per la sua interpretazione contemporanea e rispettosa del patrimonio culinario messicano, lo chef ha infatti ideato il menu prendendo diretta ispirazione dalla vita, il lavoro e l’eredità culturale di Frida Kahlo: <strong>identità, resilienza e territorialità</strong> sono i principi ispiratori tanto della sua arte quanto dei piatti immaginati dallo chef, che – come avviene anche nei suoi ristoranti – riporteranno sulle rive del Tamigi i sapori intensi del Messico, traducendo memorie, luoghi ed emozioni in creazioni culinarie.</p>
<p>Lastra si sente fortemente connesso alla sua storia, capace di trasformare l’esperienza personale in un potente linguaggio artistico: «Frida Kahlo è sempre stata molto importante per me, non solo in quanto artista ma come qualcuno che rappresenta lo spirito, la forza e la complessità della <strong>cultura messicana</strong>», racconta lo chef. «Essere nato nella sua stessa città rende questa collaborazione particolarmente significativa per me, qui a Londra. Il menu è il mio modo di onorare la sua eredità, riportando nei piatti le emozioni, i colori e le storie presenti nelle sue opere».</p>
<p>Gli ospiti-visitatori potranno scegliere tra il percorso da due portate a 41 sterline (circa 47 euro), o il pacchetto da 66 sterline (76 euro) che associa il pranzo alla visita della mostra, rafforzando l’esperienza artistica con quella gastronomica. Il menu dettagliato sarà annunciato ad aprile, <a href="https://www.tate.org.uk/whats-on/tate-modern/santiago-lastra-x-tate.">quando apriranno anche le <strong>prenotazioni</strong></a> (con priorità per i Tate Members, che supportano le attività del museo con una sottoscrizione annuale ricevendo numerosi vantaggi ed esclusive.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/a-londra-il-messico-di-kol-arriva-alla-tate-modern-in-omaggio-a-frida-khalo/">A Londra il Messico di Kol arriva alla Tate Modern in omaggio a Frida Khalo</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Mezzogiorno “di fuoco” al Corinthia London</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/mezzogiorno-di-fuoco-al-corinthia-london/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Squadrilli Carr]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 09:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[Corinthia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Mazzei]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vassoi colmi di bergamotti, arance, melanzane tonde, zucche&#8230; Pensate ai colori, ancora prima dei sapori. Siamo nello splendido Mezzogiorno, il nuovo ristorante di Francesco Mazzei a Londra, all’interno dell’hotel 5 stelle Corinthia London a Whitehall: qui, nonostante il freddo inverno britannico, si percepisce tutto il calore del Sud Italia e non solo grazie agli agrumi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vassoi colmi di bergamotti, arance, melanzane tonde, zucche&#8230; Pensate ai colori, ancora prima dei sapori. Siamo nello splendido <strong>Mezzogiorno</strong>, il nuovo ristorante di <strong>Francesco Mazzei</strong> a Londra, <a href="https://www.corinthia.com/en-gb/london/mezzogiorno/">all’interno dell’hotel 5 stelle <strong>Corinthia London</strong> a Whitehall</a>: qui, nonostante il freddo inverno britannico, si percepisce tutto il calore del Sud Italia e non solo grazie agli agrumi e agli ortaggi – freschi e genuini – che accolgono gli ospiti.</p>
<figure id="attachment_211104" aria-describedby="caption-attachment-211104" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-211104" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/Mezzogiorno_3.png" alt="Mezzogiorno" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211104" class="wp-caption-text">Francesco Mazzei in Calabria</figcaption></figure>
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<p>Ormai è già più di un mese che lo chef calabrese – uno dei portavoce più importanti per la nostra tradizione culinaria all’estero – è tornato nella capitale inglese. L&#8217;assenza era durata un paio d’anni, durante i quali aveva fatto capolino in pop up ed eventi di beneficenza, e allo stesso tempo aveva aperto a <strong>Malta</strong>, presso il Corinthia Palace a San Anton, un ristorante eponimo di immediato successo.</p>
<h2>Gli spazi dedicati a Mezzogiorno</h2>
<figure id="attachment_211109" aria-describedby="caption-attachment-211109" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-211109" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/Mezzogiorno_1.png" alt="Mezzogiorno" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211109" class="wp-caption-text">La sala del ristorante, a cura dello studio Afroditi</figcaption></figure>
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<p>Proprio sull’onda di quel risultato <strong>la famiglia Pisani</strong>, proprietaria della catena di hotel di lusso (presto l’attesa apertura <strong>a Roma</strong>, con <a href="https://www.foodandwineitalia.com/un-hotel-di-lusso-porta-carlo-cracco-a-roma/">Carlo Cracco a firmare il ristorante</a>), gli ha dato ulteriore fiducia con un progetto parallelo: portare i sapori del Mediterraneo nella loro spettacolare sede londinese. A Mazzei sono stati affidati gli ampi saloni lato fiume, forse anche più belli delle sale del suo vicino di piano, lo stellato <strong>Tom Kerridge</strong> qui da diversi anni con il suo Bar &amp; Grill.</p>
<p>Gli ambienti sono stati rinnovati dallo <strong>studio Afroditi</strong>: otto metri di altezza, tonalità calde che richiamano terracotta e pietra, sabbia e legno, molte piante. E anche elementi apparentemente contrastanti, tra risplendenti marmi bianchi, lampadari sontuosi, <strong>teglie di rame</strong>, laminati di metallo scuro un po’ steam-punk e superfici intrecciate e sinuose che richiamano i cesti di vimini.</p>
<p>L’<strong>atmosfera</strong> è fluida e accogliente, elegante ma senza pomposità; basta entrare per capire quanto il rinnovo degli spazi esistenti sia in sintonia con il concetto di convivialità concepito da Mazzei per Mezzogiorno.</p>
<h2>Atmosfera e sapori italiani</h2>
<figure id="attachment_211111" aria-describedby="caption-attachment-211111" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-211111" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/Mezzogiorno_6.png" alt="Mezzogiorno" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211111" class="wp-caption-text">Un primo piatto di Mezzogiorno, ph. Pensara</figcaption></figure>
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<p>Molto, qui, appare familiare a chi è vissuto in Italia: dalle credenze all’ingresso che ricordano quelle delle nonne, ai piatti disegnati in <strong>Puglia</strong>, color crema con i riconoscibili fiorellini blu. Ma chiunque si sente subito a proprio agio, grazie all&#8217;<strong>ospitalità</strong> della squadra di sala ma soprattutto di chef Mazzei che è qui attentissimo ospite, accogliendo chi entra e salutando chi esce con un sorriso e una stretta di mano, proprio come se fossimo a casa sua.</p>
<p>Il vasto menu a prima vista appare tutto nostrano. Ma, a un’occhiata più attenta, si nota la commistione culturale tra Italia e <strong>Regno Unito</strong>, da cui proviene il 70% degli ingredienti con attenzione alla sostenibilità e alla qualità. Troviamo infatti un ottimo pecorino dallo Yorkshire, l’<strong>antipasto di mare</strong> – immancabile su tante nostre tavole – con scampi scozzesi e ostriche delle Orcadi, l’<strong>agnello gallese</strong>. Anche in cantina c’è un’ampia scelta di etichette da tutto il mondo, con una notevole selezione di vini pregiati.</p>
<h2>Pasta e dolci sono protagonisti</h2>
<figure id="attachment_211112" aria-describedby="caption-attachment-211112" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-211112" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/Mezzogiorno_5.png" alt="Mezzogiorno" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211112" class="wp-caption-text">Francesco Mazzei al banco della pasta fresca, ph. Claire Menary</figcaption></figure>
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<p>La pasta e i dolci hanno una presenza di prim’ordine. Proprio di fronte l’ingresso c&#8217;è il bancone dove i cuochi si alternano per creare in tempo reale <strong>tortellini, pappardelle</strong> e tanti altri capolavori. I tonnarelli cacio e pepe sono fenomenali: la pasta ha una consistenza eccellente, con la giusta quantità di pepe sulla delicata crema di formaggio, e la generosa aggiunta dell’ultimo tartufo bianco di stagione è un extra davvero gradito.</p>
<p>Di fianco, ecco la dispensa dedicata ai dolci, con barattoli di confetture e frutta candita,  con l’ormai leggendario <strong>tiramisù</strong> dello chef, delizie al limone, panna cotta e babà. Ma lasciate spazio anche per <strong>il gelato</strong> che – spesso relegato a ruolo secondario &#8211; qui è da provare: non perdetevi la coppa al pistacchio con granella, pan di Spagna e biscotto.</p>
<h2>Il bilancio dello chef</h2>
<p>Chiediamo a Mazzei se può <strong>tirare le somme</strong> delle prime settimane di apertura. «Siamo molto contenti, abbiamo subito avuto un bel successo. Ma la cosa più bella è che stanno venendo tanti italiani: anzi, alcuni già sono venuti una seconda volta, e non sono soltanto gli ospiti dell’hotel». Una considerazione avvalorata dalla sala piena, anche a pranzo e in un mese tradizionalmente difficile come gennaio.</p>
<p>Lo chef, nonostante i ritmi intensi delle ultime settimane, appare rilassato e soddisfatto: «Qui davvero sono riuscito a creare un menu con tutto quello che amo. Sono proprio io, la mia cucina», conclude elogiando l&#8217;abile squadra di cuochi indaffarati al pass – a cominciare dall’head chef <strong>Francesco Chiarelli</strong> – sui quali può contare nei periodi di assenza, quando fa un salto a Malta a vedere che tutto funzioni alla perfezione anche lì.</p>
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		<title>Ivan Orkin per la prima volta in Europa: apre a Londra</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/ivan-orkin-apertura-ramen-londra-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 08:14:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[chef's table]]></category>
		<category><![CDATA[ivan orkin]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[ramen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo chef americano Ivan Orkin, protagonista della serie Chef’s Table di Netflix e figura di riferimento nella cucina giapponese contemporanea, apre il suo primo ristorante permanente nel Regno Unito dopo aver fatto vari pop-up. Dopo Tokyo e New York, la nuova sede londinese di Ivan Ramen sorge al 98 di Farringdon Road, a Londra, e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="1099" data-end="1459">Lo chef americano <strong data-start="1117" data-end="1131">Ivan Orkin</strong>, protagonista della serie <em data-start="1158" data-end="1172">Chef’s Table</em> di Netflix e figura di riferimento nella cucina giapponese contemporanea, apre il suo primo ristorante permanente nel Regno Unito dopo aver fatto vari pop-up. Dopo Tokyo e New York, la nuova sede londinese di <strong data-start="1354" data-end="1368">Ivan Ramen</strong> sorge al 98 di Farringdon Road, a <strong>Londra</strong>, e segna un nuovo capitolo nella storia del celebre cuoco che, secondo molti (anche giapponesi), fa il <strong>miglior ramen del mondo</strong>. La data prevista per l&#8217;apertura è il prossimo 19 novembre.</p>
<h2 data-start="1466" data-end="1523"><strong data-start="1469" data-end="1523">A Londra il primo ristorante di Ivan Orkin in Europa</strong></h2>
<p data-start="1850" data-end="2383">Il nuovo <strong data-start="1859" data-end="1880">Ivan Ramen London</strong> avrà una dimensione contenuta, con <strong data-start="1916" data-end="1930">26 coperti</strong> e un menu che riprende alcuni dei piatti più rappresentativi della sua carriera. I clienti potranno trovare versioni aggiornate dei grandi classici come il <strong data-start="2087" data-end="2099">Tonkotsu</strong>, il <strong data-start="2104" data-end="2122">Chicken Paitan</strong>, il <strong data-start="2127" data-end="2153">Ramen piccante al miso</strong> e il <strong data-start="2159" data-end="2177">Pollo Kara-age</strong>, oltre a una proposta inedita ideata appositamente per Londra: il <strong data-start="2244" data-end="2261">Salt Beef Bao</strong>, ispirato ai bagel dell’East End e farcito con manzo salato caldo, cetrioli sottaceto e maionese alla senape <em data-start="2371" data-end="2380">Karashi</em>.</p>
<p data-start="1850" data-end="2383"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-209025" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/ivan-orkin-apertura-londra-2025.png" alt="ivan-orkin-apertura-londra-2025" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2385" data-end="2643">Tutti i piatti saranno disponibili per la consumazione sul posto oppure per l’asporto e la consegna tramite le principali piattaforme di delivery, con l’obiettivo di rendere accessibile la cucina di Orkin anche al pubblico più giovane e dinamico della città.</p>
<p data-start="2703" data-end="3243">L’apertura londinese rappresenta la prima espansione nel Regno Unito e arriva dopo il successo del pop-up Ivan Ramen aperto nel 2023 nella capitale inglese, che aveva registrato il tutto esaurito in pochi giorni. Il progetto nasce dalla collaborazione con <strong data-start="2976" data-end="2988">Sessions</strong>, piattaforma britannica dedicata proprio alla crescita di marchi gastronomici indipendenti. Secondo l’azienda, questa sarà solo la <strong>prima</strong> di una serie di aperture programmate nel Paese, con l’obiettivo di consolidare la presenza del marchio nel mercato europeo.</p>
<p data-start="3245" data-end="3635">«Tokyo, New York… e ora Londra!», ha dichiarato <strong data-start="3293" data-end="3307">Ivan Orkin</strong>, commentando l’annuncio. «È un privilegio condividere la nostra cucina in tre delle città più iconiche del mondo. Londra è una destinazione straordinaria, con una delle <em>scene</em> di ramen<strong> più vitali e creative in assoluto</strong>. Ho sempre avuto un legame profondo con questa città e sono felice di farne finalmente parte».</p>
<p data-start="5220" data-end="5655">L’arrivo di <strong data-start="5232" data-end="5253">Ivan Ramen London</strong> conferma il crescente interesse del pubblico britannico per le cucine asiatiche d’autore e si inserisce in una scena gastronomica che continua a diversificarsi.<br data-start="5414" data-end="5417" />La filosofia di Orkin, basata sulla semplicità dei gesti, sulla qualità delle materie prime e sulla valorizzazione del brodo come elemento narrativo, si traduce in una proposta che unisce tradizione giapponese e sensibilità occidentale. Con l’apertura di Farringdon, la capitale britannica accoglie così uno dei protagonisti del ramen moderno, in un locale pensato per offrire un’esperienza essenziale ma curata, in linea con lo stile del suo fondatore.</p>
<h2 data-start="4075" data-end="4159"><strong data-start="4078" data-end="4159">Chi è Ivan Orkin</strong></h2>
<p data-start="4075" data-end="4159">Nato a New York nel 1963, <strong data-start="4187" data-end="4201">Ivan Orkin</strong> ha costruito il proprio percorso gastronomico fuori dai canoni tradizionali. Dopo una laurea in Lingue giapponesi, si trasferisce a <strong data-start="4334" data-end="4343">Tokyo</strong>, dove lavora in ristoranti locali e si immerge nella cultura del ramen.<br data-start="4415" data-end="4418" />Nel 2006 apre il suo primo <strong data-start="4445" data-end="4459">Ivan Ramen</strong> nel quartiere di Setagaya: un piccolo locale che conquista rapidamente la clientela giapponese, incuriosita da un cuoco americano capace di reinterpretare con rispetto e competenza uno dei piatti simbolo della tradizione nipponica.</p>
<p data-start="4695" data-end="5162">Nel 2013, dopo il successo in Giappone, Orkin rientra a <strong data-start="4751" data-end="4763">New York</strong> per aprire <strong data-start="4775" data-end="4800">Ivan Ramen Slurp Shop</strong> e successivamente il ristorante principale sulla Lower East Side, consacrando la sua fama internazionale.<br data-start="4906" data-end="4909" />La sua storia, raccontata anche in un episodio di <em data-start="4959" data-end="4973">Chef’s Table</em> di Netflix, lo ha reso una figura di riferimento nella scena gastronomica globale, esempio di come tecnica e identità culturale possano convivere in una cucina di equilibrio e autenticità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ivan-orkin-apertura-ramen-londra-2025/">Ivan Orkin per la prima volta in Europa: apre a Londra</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Gastronomie e ristoranti insieme: la nuova tendenza che cambia Londra</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/gastronomie-e-ristoranti-insieme-la-nuova-tendenza-che-cambia-londra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 10:17:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[gastronomie]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni il panorama gastronomico londinese ha registrato un incremento dei negozi che uniscono vendita di generi alimentari e ristorazione: in pratica, in Inghilterra, hanno scoperto le nostre gastronomie. Nate come risposta agli effetti della pandemia e alla crisi del costo della vita, le gastronomie di Londra offrono servizi ibridi oggi diffusi in città, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="945" data-end="1303">Negli ultimi anni il panorama gastronomico londinese ha registrato un incremento dei negozi che uniscono vendita di generi alimentari e ristorazione: in pratica, in Inghilterra, <strong>hanno scoperto le nostre gastronomie</strong>. Nate come risposta agli effetti della pandemia e alla crisi del costo della vita, le gastronomie di <strong>Londra</strong> offrono servizi <strong>ibridi</strong> oggi diffusi in città, con un numero crescente rispetto al passato. Una tendenza che sta cambiando il volto della città, probabilmente in meglio.</p>
<h2 data-start="1310" data-end="1337">Gli effetti della pandemia sui negozi londinesi</h2>
<p data-start="1339" data-end="2027">A partire dal 2023 Londra ha assistito a un crescente interesse per locali che combinano gastronomia e servizio ristorativo sotto lo stesso tetto, fenomeno già in espansione negli <strong>Stati Uniti</strong> e ora ben radicato nella capitale britannica. La pandemia ha reso necessario adottare la consegna a domicilio o avviare attività di vendita al dettaglio per moltissimi ristoratori, ne andava della sopravvivenza dell&#8217;attività: alcuni hanno mantenuto quest’ultima anche dopo la riapertura totale, creando una <strong>nuova formula commerciale</strong>. A ciò si è aggiunta la crisi del <strong>costo della vita</strong> che ha spinto molti locali a integrare il retail alimentare per migliorare la <strong>sostenibilità</strong> economica, anche in virtù dell’<strong>assenza di iva</strong> su prodotti freddi da asporto.</p>
<p data-start="2029" data-end="2505">Oggi, riporta London on the inside, la tendenza sembra in <strong>impennata</strong>: non solo ristoranti che vendono alimentari, ma soprattutto gastronomie che includono servizi di ristorazione vera e propria. La tendenza è ben nota anche a <strong>New York</strong>, dove food hall e supermercati che servono pietanze calde stanno vivendo un vero boom, come testimoniato da selezioni del <em data-start="2342" data-end="2358">New York Times</em> e di <em data-start="2364" data-end="2377">Grub Street</em>. Un fenomeno analogo si sta affermando anche a <strong>Parigi</strong>, segnalando una trasformazione globale del modo di consumare cibo urbano. In Francia però il fenomeno è più radicato: l&#8217;influenza italiana c&#8217;è da sempre, anche se non lo ammetterebbero mai, e la tradizione di salumi e formaggi antichissima ha reso questo passaggio più semplice. Discorso diverso è per gli anglosassoni.</p>
<p data-start="2029" data-end="2505"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-207128" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/londra-gastronomie.png" alt="londra-gastronomie" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2507" data-end="3188">Londra vanta esempi affermati, come la <strong>ScandiKitchen</strong> aperta nel 2007 nel West End: una gastronomia scandinava che serve <strong>smørrebrød</strong> (una sorta di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/origine-bruschetta-storia-tradizione-varianti/" target="_blank" rel="noopener">bruschetta</a>) e offre oltre 600 prodotti nordici in vendita. Altri esempi più recenti includono <strong>Del’Aziz</strong>, con specialità del Mediterraneo orientale servite davanti alla zona della Tate Modern, e <strong>Lina Stores</strong>, salumeria italiana storica a Soho, attiva da oltre settant’anni. I big come <strong>Harrods</strong> mantengono le loro food hall storiche, offrendo panetterie, salumerie, pasticcerie e bar interni, un modello consolidato di ibridazione fra vendita e consumo.</p>
<p data-start="3190" data-end="3748">Sebbene <strong>manchino dati precisi</strong> sul numero totale di gastronomie attualmente attive rispetto al passato, l’espansione di food hall e negozi ibridi è evidente. Locali come <strong>Market Halls Victoria</strong>, che ospita più commercianti alimentari, bar e terrazze sul tetto accanto alla stazione Victoria, illustrano la crescita di questa formula come riportato da <span class="" data-state="closed"><span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"><span class="relative start-0 bottom-0 flex h-full w-full items-center"><span class="flex h-4 w-full items-center justify-between overflow-hidden"><span class="max-w-full grow truncate overflow-hidden text-center">Secret London</span></span></span></span></span>. Le guide gastronomiche segnalano luoghi come <strong>Borough Market</strong> e <strong>Mayfair Market</strong>, dove si può acquistare e consumare in un contesto aperto ma strutturato.</p>
<p data-start="3750" data-end="4105">Anche il pubblico percepisce questa trasformazione. I social sono invasi da post e discussioni su dove mangiare curry o dove acquistare snack da sgranocchiare mentre si passeggia per strada. Come si dice? Ogni difficoltà nasconde una soluzione e così i londinesi si sono ritrovati a superare gli impegni dati dal covid trasformando dei negozi in format mantenuti in pianta stabile, apprezzati per la loro praticità, flessibilità e capacità di ottimizzare lo spazio urbano. Più che un fenomeno passeggero, rappresenta oggi una delle <strong>evoluzioni</strong> significative della cultura alimentare urbana della metropoli.</p>
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		<title>Uno dei pub più instagrammabili di Londra nasconde un grande ristorante segreto</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/churchill-arms-pub-londra-thai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 07:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[churchill arms]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[pub]]></category>
		<category><![CDATA[ristorante thai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Londra c’è un pub che dall’esterno sembra un giardino botanico e dall’interno un tempio del vintage britannico. Poi aprite il menu e vi trovate in Thailandia. Si chiama Churchill Arms, è a Kensington e da oltre trent’anni mescola birra inglese e curry thailandese come se fosse la cosa più naturale del mondo. Un’istituzione dal [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="672" data-end="987">A <strong>Londra</strong> c’è un <strong>pub</strong> che dall’esterno sembra un giardino botanico e dall’interno un tempio del vintage britannico. Poi aprite il menu e vi trovate in <strong>Thailandia</strong>. Si chiama <strong>Churchill Arms</strong>, è a Kensington e da oltre trent’anni mescola birra inglese e curry thailandese come se fosse la cosa più naturale del mondo.</p>
<h2 data-start="994" data-end="1026">Un’istituzione dal 1750</h2>
<p>Questo posto ha alzato così tanto la mia asticella del curry che sarà difficile trovarne di altrettanto buoni. Ci sono arrivato per puro caso, su suggerimento di <strong>Francesco Sodano</strong>, lo chef del <strong>Ristorante Famiglia Rana</strong>, che a Londra ha vissuto tanti indimenticabili anni. Mi ha raccontato che, ai tempi delle sue esperienze nella capitale del Regno Unito, ci andava spesso e che mi avrebbe sorpreso. Ha avuto ragione.</p>
<p>Tutta la <strong>struttura</strong> è incredibile: all&#8217;esterno ci sono tanti fiori e decine di turisti che fotografano la struttura per condividerla su Instagram, all&#8217;interno tutti i dogmi del pub all&#8217;inglese con i bulldog, le bandiere e cianfrusaglie varie. Fuori, una giungla urbana: centinaia di piante e fiori stagionali, premiati in più concorsi, per un valore di oltre <strong>25mila sterline</strong>. A Natale, via i gerani e dentro quasi cento abeti illuminati. Dentro, un tuffo negli <strong>anni Quaranta</strong>: ritratti di Churchill, memorabilia di guerra, piante appese al soffitto e scaffali pieni di oggetti che sembrano usciti da un mercatino dell’antiquariato. <strong>Vibra di vita</strong>, profuma di birra.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-207025" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/08/churchill-arms-pub-thai-ristorante.png" alt="churchill-arms-pub-thai-ristorante" width="763" height="627" /></p>
<p>La magia è altrove però. Alle spalle, dopo aver attraversato diverse sale, c&#8217;è invece un <strong>ristorante thai</strong>, anzi c&#8217;è il <strong>primo ristorante thai nella storia dei pub britannici</strong>. Le piante vive abbassano ancor di più il soffitto creando una sensazione al contempo intima e claustrofobica, i piatti invece sono favolosi a <strong>prezzi</strong> che invogliano a tornare (circa 15 euro a piatto). Il <strong>green curry</strong> è super tradizionale, con pollo, peperoncini, erbe thai ed è cotto nel latte di cocco coi piselli. Un sapore incredibile. Ma come siamo passati dal fish&amp;chips al <a href="https://www.foodandwineitalia.com/phad-kaphrao-piatto-tradizionale-thailandese/" target="_blank" rel="noopener">phad khaprao</a>? Facciamo un passo indietro.</p>
<p data-start="1027" data-end="1494">Il Churchill Arms è in piedi da prima che Londra avesse la metropolitana. Nato intorno al <strong>1750</strong>, è diventato &#8220;Churchill&#8221; dopo la Seconda guerra mondiale, in onore di Winston, che qui aveva legami di famiglia: i <strong>nonni</strong> bevevano proprio a questo bancone. Il vero colpo di scena arriva nel <strong>1988</strong>, quando i gestori decidono che oltre a pinte e pie è ora di mettere nel piatto pad thai e green curry. All’epoca, un azzardo. Oggi, un successo <strong>copiato</strong> in mezzo Regno Unito.</p>
<p data-start="1540" data-end="1953">Il birrificio <strong>Fuller&#8217;s</strong> che rifornisce la struttura è a soli tre chilometri, quindi la birra arriva fresca come al banco di Chiswick, storica &#8220;casa&#8221; del marchio. Ma mentre voi pensate a una pinta di Ale, dalla cucina arrivano <strong>aromi</strong> di latte di cocco, citronella e peperoncino. Pad Siew, curry Kaeng Par e involtini primavera: i piatti thailandesi del Churchill Arms sono diventati parte dell’<strong>identità</strong> del locale tanto quanto le bandiere e i e i quadri dell&#8217;ex primo ministro appesi alle pareti.</p>
<p data-start="88" data-end="408">Il Churchill Arms funziona perché <strong>non si prende troppo sul serio</strong>. È un pub inglese con regole tutte sue: si ordina al banco, si mangia thai, si beve birra locale e si scattano foto a volontà. Questa combinazione di tradizione, sorpresa e scenografia lo ha reso uno dei locali più immortalati (e imitati) di Londra.</p>
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		<title>Un incontro di leggende: Hotel Il Pellicano conquista il Claridge’s di Londra per una settimana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 16:07:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Claridge's]]></category>
		<category><![CDATA[Hotel il Pellicano]]></category>
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		<category><![CDATA[Michelino Gioia]]></category>
		<category><![CDATA[Travel+Leisure Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Londra, il Claridge&#8217;s sa sempre come distinguersi. Lo scorso Natale l&#8217;albero che ha illuminato la hall dell&#8217;hotel cinque stelle nel cuore di Mayfair è stato vestito da Paul Smith che, solo in ordine di tempo, è arrivato dopo altri grandi nomi della moda, come Louis Vuitton a Jimmy Choo. Famoso per la sua leggendaria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Londra</strong>, il <strong>Claridge&#8217;s</strong> sa sempre come distinguersi. Lo scorso Natale l&#8217;albero che ha illuminato la hall dell&#8217;<strong>hotel cinque stelle</strong> nel cuore di <strong>Mayfair</strong> è stato vestito da Paul Smith che, solo in ordine di tempo, è arrivato dopo altri grandi nomi della moda, come Louis Vuitton a Jimmy Choo. Famoso per la sua leggendaria ospitalità che ha conquistato reali e celebrità internazionali, il Claridge’s è rinomato soprattutto per la qualità dei servizi food&amp;beverage. Quintessenza di inglesità, il <strong>rituale pomeridiano del tè</strong> qui è un&#8217;istituzione con una selezione di miscele creata ad hoc dalla Rare Tea Company e della loro esperta Henrietta Lovell.</p>
<p>Dal <strong>prossimo mese</strong>, e <strong>per una sola settimana</strong>, occhi puntati sulla proposta del ristorante – già apprezzato per i crumpet di grano saraceno al tartufo nero, i plateau di frutti di mare o la spigola della Cornovaglia – che verrà arricchita da un menu signature elaborato da un nostro connazionale. Direttamente dalle cucine dell&#8217;<strong>Hotel Il Pellicano</strong>, <strong>Michelino Gioia</strong> porterà i grandi classici della cucina toscana (e italiana) in questo salotto britannico <strong>dal 17 al 22 febbraio</strong>. «Non possiamo pensare a un luogo migliore per accogliere i nostri cari amici e familiari di Londra se non il Claridge’s, la nostra casa d’elezione nella capitale britannica – dichiara <strong>Marie Louise Sciò, ceo e direttore creativo di Pellicano Hotels</strong>, che ha commentato questa joint venture come un momento speciale per rafforzare un legame profondo –. Quest’anno, in particolare, il nostro legame si fa ancora più profondo, mentre celebriamo il 60esimo anniversario dell’Hotel Il Pellicano».</p>
<p>Alcuni piatti del menu sono già stati svelati dal sito web di <strong>Claridge&#8217;s</strong>: dai <em>Ravioli alla maremmana con burro e salvia </em>al <em>Risotto con gamberi, zenzero e lime</em> tra i primi piatti, dalla <em>Guancia di vitello con crema di patate, cicoria e salsa al Chianti </em>al <em>Rombo con scarola ripiena e salsa di acciughe </em>alla voce dei secondi, mentre come ricetta vegetariana c&#8217;è l&#8217;<em>Uovo biologico in camicia con crema di asparagi, scamorza affumicata e tartufo nero</em>, per finire in dolcezza con l’immancabile tiramisù.</p>
<p>A completare l’esperienza, ci sono i <strong>cocktail</strong> creativi di <strong>Federico Morosi</strong>, storico barman de Il Pellicano, che proporrà dei drink iconici, come il <em>The Teller Negroni</em>, un omaggio al celebre fotografo Juergen Teller (ai tempi in cui Antonio Guida era lo chef resident a Il Pellicano, lui raccolse i suoi piatti nelle 200 pagine di <em>Eating at Hotel Il Pellicano</em>); c&#8217;è anche il <em>Pelican Martini</em>, simbolo di eleganza senza tempo, e ancora il <em>The Dana Patsy Spritzer</em>, a base di vodka, Champagne e liquore ai fiori di sambuco. Nato negli anni 50 come esclusivo ritrovo per artisti e aristocratici, Il Pellicano, oggi guidato dalla visione di Marie-Louise Sciò, continua a rappresentare l’essenza della dolce vita italiana che ha sedotto generazioni di ospiti con il suo lusso discreto incastonato nella costa toscana. Caratteristiche, queste, che lo rendono il partner ideale per il Claridge’s: «Siamo felici e onorati di accogliere i nostri amici dell’Hotel Il Pellicano al Claridge’s Restaurant – afferma <strong>Paul Jackson, general manager </strong>dell&#8217;albergo londinese –. Questa collaborazione porterà un vero assaggio d’Italia nel cuore di Mayfair».</p>
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		<title>Un tè con i Bridgerton</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/un-te-con-i-bridgerton/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2022 13:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Travel]]></category>
		<category><![CDATA[afternoon tea]]></category>
		<category><![CDATA[Bridgerton]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cari lettori, nell’alta società tutti parlano dell’evento più importante della stagione; è assolutamente impossibile non parteciparvi. Ci troviamo in dovere di condividere con voi questa occasione così speciale. Fino a settembre 2022 il più splendido e delizioso afternoon tea verrà servito presso The Lanesborough Hotel a Londra, e siete cordialmente invitati a unirvi a noi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, nell’alta società tutti parlano dell’evento più importante della stagione; è assolutamente impossibile non parteciparvi. Ci troviamo in dovere di condividere con voi questa occasione così speciale. <strong>Fino a settembre 2022 il più splendido e delizioso <em>afternoon tea</em> verrà servito presso The Lanesborough Hotel a Londra</strong>, e siete cordialmente invitati a unirvi a noi per questa eccezionale esperienza.</p>
<p>Non stiamo esagerando, e – <strong>se siete fan di Bridgerton</strong> – avrete capito che questo tè delle cinque ha qualcosa a che fare con la famosa serie Netflix. Spesso a Londra il tradizionale rituale pomeridiano assume forme e temi diversi, magari seguendo mode o avvenimenti specifici, e questo è davvero un must per coloro che amano le vicissitudini della nobile famiglia Bridgerton, le peripezie amorose dei giovani aristocratici protagonisti e i pettegolezzi letterari d<strong>i Lady Whistledown</strong>. Ma lo consigliamo anche a chi non ne abbia mai visto neanche una puntata: viene servito nella magnifica sala da pranzo dell’elegante hotel londinese, circondati da oltre 250 opere tra stucchi e bassorilievi, ceramiche Wedgwood alle pareti, mobili antichi e un ampio lucernario di vetro che illumina la stanza anche nei giorni spesso grigi del capoluogo inglese. Il magnifico palazzo che affaccia su Hyde Park Corner si rivela l’ambientazione perfetta per l’esperienza: fu costruito infatti in piena era Regency (1825) da William Wilkins.</p>
<p>Mentre Bridgerton si svolge in un universo parallelo di opulenza, feste, gioielli e intrighi di tutti i tipi, <strong>l’<em>afternoon tea </em>creato dall’head pastry chef Kevin Miller in collaborazione con Netflix e Shondaland</strong> è una perfetta combinazione tra tradizione, fiction e tecniche culinarie contemporanee.</p>
<p>Appena seduti, vestiti il più possibile adeguatamente all’occasione (niente crinoline ma quanto meno tacchi e vestiti sgargianti), è possibile consultare <strong>il menu dei tè <em>signature</em> dell’hotel The Lanesborough</strong>; tra i circa dieci disponibili, scegliamo un aromatico Earl Grey e uno speziato Darjeeling. Ci portano anche un graditissimo calice di Champagne e dopo poco arriva il <em>tea stand</em>, la scenografica alzatina a tre livelli con le delizie di Miller, colma di <strong>sandwich e pasticceria finissima.</strong> Si comincia dal basso, dove ci sono le proposte salate, per salire un piano alla volta verso quelli dolci, in perfetto equilibrio tra sale e zucchero. Il panino con il tipico <em>roast beef</em> è particolarmente delizioso, la dolcezza della brioche offre un ottimo contrasto alla carne fredda e alla maionese al pepe nero e semi di cipolla. I <em>finger sandwich</em> classici sono delicati e leggeri e in particolare ci colpisce quello con il <strong><a href="https://www.foodandwineitalia.com/la-regina-elisabetta-avra-presto-un-pudding-in-suo-onore/">Coronation chicken</a></strong> – pezzetti di carne di pollo fredda conditi con una maionese speziata e frutta secca –, ricetta creata in occasione dell’incoronazione della Regina Elisabetta II nel 1953. Appropriato, non c’è che dire.<br />
E ci sono anche le focaccine con panna e marmellata, <strong>gli <em>scones</em> di rito</strong> appena sfornati.</p>
<p><strong>Ma sono i pasticcini il clou del rituale pomeridiano</strong>: bellissimi, curati, raffinati, un po’ eccessivi – proprio come le scene e i set della serie, e con nomi e gusti ispirati meticolosamente ai differenti personaggi. Cominciamo con <em>The Rake</em> (Il Libertino), in riferimento al Visconte Anthony: un cilindro di sottile cioccolato fondente, poggiato su una base di sablé coperta da mousse al cioccolato al latte e panna chantilly al frutto della passione, decorato in modo da ricordare il collare inamidato del bel rampollo. <em>A True Love Match</em> (Un Vero Match d’Amore) prevede un pan di Spagna con strati di confettura di fragole e crema alla vaniglia, impreziosito da un medaglione di cioccolato bianco rifinito in oro con l’effige della Regina, minuziosamente curato nei dettagli. Ma è <em>The Lady Whistledown,</em> chiaramente omaggio alla scrittrice/voce narrante della serie, l’assaggio che convince di più, strepitoso: <strong>un financier ricoperto da mousse (entrambi al pistacchio) e ornato da una piuma di cioccolato che richiama il calamaio e da un perfetto cammeo bianco di pasta di zucchero</strong> che, confesso, ho conservato gelosamente come se fosse vero corallo.</p>
<p>Per trovare <em>The Queen&#8217;s Diamond</em> (Il Diamante della Regina), un invitante cioccolatino a forma di pietra preziosa con un cuore di miele, e cioccolato bianco cardamomo, apriamo dei piccoli astucci rosa da anelli, per un tocco speciale dedicato a Edwina Sharma, “diamante” della seconda serie. L’ultimo dolce, posizionato in piena vista sul livello più alto dell’alzata, è <em>All is Fair in Love &amp; War</em> (In amore e in guerra tutto è permesso), ispirato alla ormai famosa famiglia Bridgerton: una ricca e cremosa cheesecake all’acqua di rose con un cuore di lampone, racchiusa da un guscio di cioccolato bianco aerografato con burro di cacao celeste e abbellito con l’iconica ape, simbolo della casata. Per chi non gradisse le bollicine ci sono anche dei <strong>cocktail</strong> creati appositamente per accompagnare i pasticcini: in particolare il Pall Mall, ispirato all’originale punch dell’epoca, prediletto dall’aristocrazia.</p>
<p>Affrettatevi! L<a href="https://www.oetkercollection.com/hotels/the-lanesborough/restaurants-bars/afternoon-tea/bridgerton-afternoon-tea/">’<strong><em>Afternoon TeaBridgerton at The Lanesborough</em></strong></a> è disponibile fino alla fine dell’estate (a partire da 65 sterline a persona), e non c’è bisogno che sia Lady Whistledown a ricordarvi che la prenotazione è essenziale.</p>
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