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	<title>pesce Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>pesce Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Da’Mare, la cucina di pesce delle gemelle Bruni a Roma</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/damare-la-cucina-di-pesce-delle-gemelle-bruni-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 08:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef]]></category>
		<category><![CDATA[cucina di mare]]></category>
		<category><![CDATA[giovani chef]]></category>
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		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se fino a qualche anno fa, mangiare pesce nel centro di Roma senza mettere in conto cifre da occasione speciale era un’impresa piuttosto ardua, un’ondata di aperture più recenti ha decisamente allungato la lista di indirizzi da tenere a mente quando non si riesce a mettere in programma una gita verso la costa ma si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se fino a qualche anno fa, mangiare pesce nel centro di <strong>Roma</strong> senza mettere in conto cifre da occasione speciale era un’impresa piuttosto ardua, un’ondata di aperture più recenti ha decisamente allungato la <a href="https://www.foodandwineitalia.com/mangiare-pesce-a-roma-sei-novita-in-citta-piu-una-nella-periferia-iodata/">lista di indirizzi</a> da tenere a mente quando non si riesce a mettere in programma una gita verso la costa ma si ha comunque voglia di una bella <strong>cena di pesce</strong>.</p>
<p>Tra questi, avevamo già menzionato <strong>Da’Mare</strong>, accogliente <a href="http://www.damare.it">ristorante a due passi da via Veneto</a> incentrato su un ambiente curato e dall’allure contemporanea ma dal mood informale e rilassato (con uno spazio esterno riparato), e su una proposta gastronomica che ruota tutta attorno al mare: dalla notevole selezione di <strong>ostriche</strong> in arrivo da piccoli produttori di Francia e Irlanda che diventano protagoniste anche al bancone, da accompagnare con un calice di vino o un buon cocktail, al menu che valorizza la qualità del <strong>pescato</strong>, che in questo caso arriva direttamente dalla famiglia Purificato di <strong>Formia</strong>, pescatori di lunga esperienza e procacciatori di quanto di meglio offre il mare giorno dopo giorno.</p>
<figure id="attachment_213670" aria-describedby="caption-attachment-213670" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-213670 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/DAMARE_-CHEF-SORELLE-BRUNI1.png" alt="Le sorelle Bruni" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213670" class="wp-caption-text">Benedetta e Carlotta Bruni</figcaption></figure>
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<p>Dalla fine del 2025, alla guida della cucina di Da’Mare ci sono due giovani executive chef: le gemelle <strong>Benedetta e Carlotta Bruni</strong>, nate a Roma nel 2001. Già parte della brigata di cucina del ristorante, hanno preso il timone con mano salda, mettendo a punto una carta ricca ma senza troppi fronzoli, che punta soprattutto a esaltare la materia ittica nel segno di “purezza e delizia”, secondo gli insegnamenti della <strong>nonna</strong> delle due chef (che viveva in campagna ma che per una volta ha trasmesso alle nipoti non solo la passione per paste e polpette ma per l’arte di cucinare il pesce e i prodotti dell’orto).</p>
<p>Unite dalla vocazione culinaria, le <strong>sorelle Bruni</strong> hanno iniziato il loro percorso professionale con esperienze comuni presso alcune note insegne romane – da grandi classici come Pierluigi e Dal Bolognese alla proposta contemporanea e versatile di Baccano – per poi prendere ciascuna la propria strada affinando competenze diverse: Benedetta si è concentrata ancor di più sulla cucina di pesce, tra conoscenza del prodotto e cotture, lavorando con <strong>Alessandro Pipero</strong> e il suo team nella collaborazione con Villa Domizia a Porto Santo Stefano. Carlotta, che ha lavorato da Reserva (ristorante sudamericano e cocktail bar a due passi da Campo de’ Fiori) ha approfondito anche gli aspetti di <strong>gestione operativa</strong> della cucina, acquisendo un’esperienza preziosa nell’organizzazione del servizio e dei flussi di lavoro e nella costruzione di un menu coerente con l’identità del locale, ma anche capace di mettere insieme desideri degli ospiti e gestione dei fornelli.</p>
<p>I loro percorsi si sono incrociati nuovamente da Da’Mare, e dalla loro<strong> complementarietà</strong> è nata una proposta interessante e decisamente appagante, che unisce freschezza e un’originalità molto ben dosata che sa mettersi al servizio di una materia prima di alta qualità.</p>
<figure id="attachment_213672" aria-describedby="caption-attachment-213672" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="wp-image-213672 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/DAMARE-CALAMARO-LATTE-DI-COCCO.png" alt="Da'Mare" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213672" class="wp-caption-text">Calamaro, latte di cocco, curry, ceci, friggiteli e lime</figcaption></figure>
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<p>A dominare il menu sono gli <strong>antipasti</strong>, suddivisi tra le già citate ostriche e una gamma di crostacei “in purezza” (dagli scampi del Mediterraneo ai gamberi viola), la selezione di <strong>crudi</strong> ben completati da indovinate aggiunte (come nella Tartare di tonno alla puttanesca… capperi in fiore, olive e mayo alle alici e nel Carpaccio di gambero con pomodoro confit e polvere di gambero) e le proposte mediate dal fuoco, come nel caso dello squisito<strong> Calamaro, latte di cocco, curry, ceci, friggitelli e lime</strong> – un bell’incontro tra il “Mare Nostro” e sapori esotici – o i divertenti Maritozzi con gambero, misticanza, cipolla caramellata e salsa rosa.</p>
<figure id="attachment_213673" aria-describedby="caption-attachment-213673" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-213673" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/DAMARE-LUMACHE-ZUCCA-TOTANETTI-FRIGGITELLI-E-GAMBERI.png" alt="Da'Mare piatti" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213673" class="wp-caption-text">Lumache, zucca, totanetti, friggitelli e gamberi</figcaption></figure>
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<p>I primi piatti hanno un’impronta decisamente mediterranea, e uniscono comfort e personalità: dalla <strong>Linguina Da’Mare</strong> (pesce di scoglio, pomodoro ciliegino, capperi e olive) al cremoso e avvolgente Spaghetto burro, alici, peperone crusco e finocchietto, che aggiunge delle piacevoli note aromatiche alla preparazione classica.</p>
<p>Saggiamente più essenziale il ventaglio di secondi che celebrano “l’essenza del mare”, tra proposte ormai immancabili come tataki di tonno e polpo rosticciato, e <strong>cotture della tradizione</strong> – al sale, alla griglia, al forno con le patate, pomodori e olive, al guazzetto o alla mugnaia – che valorizzano al meglio il pescato del giorno.</p>
<figure id="attachment_213674" aria-describedby="caption-attachment-213674" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213674" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/DAMARE_-TARTE-TATINE-DI-MELE-E-CANNELLA.png" alt="Da'Mare" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213674" class="wp-caption-text">Tarte tatin di mele e cannella con crema inglese e gelato allo zabaione</figcaption></figure>
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<p>E se il quadro d’insieme è quello di una valida e interessante <strong>cucina di pesce a</strong> prezzi corretti (soprattutto considerando la posizione), non mancano ulteriori <strong>dettagli</strong> a completare la proposta: dal buon pane di produzione propria a una carta dei vini non molto ampia ma ben calibrata sul menu, dalla scelta di bollicine italiane e francesi a una panoramica sui bianchi nazionali e francesi fino a una ragionata selezione di rossi. Mentre per chi ama i <strong>dessert</strong>, il consiglio è di tenere un po’ di spazio per la gustosa tarte tatin di mele e cannella con crema inglese e gelato allo zabaione.</p>
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		<title>Insalata di mare</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/insalata-di-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 13:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antipasti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[insalata di mare]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Schiacciate 2 spicchi d’aglio e tritate finemente il terzo. Mettete l’aglio tritato in una ciotola, tenete da parte l’aglio schiacciato. Aggiungete l’aceto di vino rosso e lo scalogno alla ciotola con l’aglio tritato e mescolate per amalgamare. Tenete da parte. 2. Sgusciate i gamberi ed eliminate il filo intestinale e le code. Tenete da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">1. Schiacciate 2 spicchi d’aglio e tritate finemente il terzo. Mettete l’aglio tritato in una ciotola, tenete da parte l’aglio schiacciato. Aggiungete l’aceto di vino rosso e lo scalogno alla ciotola con l’aglio tritato e mescolate per amalgamare. Tenete da parte.</p>
<p class="p1">2. Sgusciate i gamberi ed eliminate il filo intestinale e le code. Tenete da parte i gamberi e, separatamente, anche i gusci. Scaldate 1 cucchiaio di olio in una casseruola capiente a fuoco medio. Aggiungete l’aglio schiacciato messo da parte. Rosolate per un minuto. Unite i gusci di gambero messi da parte e cuocete, mescolando costantemente, finché diventano di un rosa acceso, circa 1 minuto. Aggiungete l’acqua, il vino, il pepe, i rametti di prezzemolo e 1 cucchiaio di sale e portate a ebollizione a fuoco medio-alto. Abbassate la fiamma e lasciate sobbollire, mescolando occasionalmente, finché i sapori si amalgamano, circa 15 minuti.</p>
<p class="p1">3. Filtrate il brodo in un colino a maglia fine e scartate i solidi. Rimettete il liquido filtrato nella casseruola.</p>
<p class="p1">4. Riempite una ciotola capiente con acqua e ghiaccio e posizionatela accanto al piano cottura. Riportate a bollore il brodo filtrato a fuoco medio. Aggiungete i gamberi messi da parte e cuocete, mescolando occasionalmente, finché diventano opachi e appena cotti, circa 2 minuti. Aiutandovi con una schiumarola, trasferite i gamberi nel bagno di ghiaccio. Fate riprendere il bollore e ripetete il processo con i calamari, cuocendoli 1-2 minuti, e le capesante, cuocendole 30 secondi-1 minuto. Lasciate raffreddare il pesce nel bagno di ghiaccio per 5 minuti.</p>
<p class="p1">5. Scolate gamberi, calamari e capesante, eliminando eventuali cubetti di ghiaccio rimasti. Asciugate tamponandoli con carta assorbente. Tagliate i gamberi a metà per il lungo. Aggiungete alla ciotola con l’aceto pesce e crostacei, il sedano, i cuori di carciofo, le olive, i peperoni, i capperi, il pepe, il prezzemolo tritato, i 120 ml di olio d’oliva e il sale. Mescolate per distribuire il condimento.</p>
<p class="p1">6. Coprite e fate riposare in frigorifero per almeno 1 ora, così che i sapori si amalgamino. Lasciate riposare a temperatura ambiente per 30 minuti prima di servire. Regolate di sale a piacere. Guarnite con spicchi di limone e servite.</p>
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		<title>Il codice del calore: come cuocere carne e pesce con tecnica impeccabile</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/codice-del-calore-cucinare-carne-pesce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 17:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[carne]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[tips]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel vasto vocabolario del gusto, carne e pesce rappresentano un capitolo a sé, fatto di equilibri fisici, chimici e culturali che continuano a evolversi. In gastronomia si parla spesso di “cottura perfetta”, ma raramente si affronta ciò che rende davvero un taglio succoso, un filetto morbido, un pesce dall’interno lucido e compatto. In realtà tutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="635" data-end="1132">Nel vasto vocabolario del gusto, <strong>carne</strong> e <strong>pesce</strong> rappresentano un capitolo a sé, fatto di equilibri fisici, chimici e culturali che continuano a evolversi. In gastronomia si parla spesso di “cottura perfetta”, ma raramente si affronta ciò che rende davvero un taglio succoso, un filetto morbido, un pesce dall’interno lucido e compatto. In realtà tutto comincia molto prima della padella: nelle <strong>fibre muscolari</strong>, nella disposizione del <strong>collagene</strong> e nelle <strong>reazioni</strong> che il calore innesca negli alimenti.</p>
<p data-start="1134" data-end="1424">Capire che cosa sono <strong>davvero</strong> carne e pesce è il primo passo per controllarne la cottura con precisione. Cerchiamo di affrontare il tema con una visione scientifica ma concreta grazie a quanto scritto in <strong>Modernist Cuisine</strong>, per trasformare ogni preparazione — dalla bistecca più semplice al branzino al forno — in un gesto consapevole.</p>
<h2 data-start="1431" data-end="1465"><strong data-start="1434" data-end="1465">Che cos’è la &#8220;carne&#8221;</strong></h2>
<p data-start="1467" data-end="1875">Prima di approdare sulla griglia, <strong>la carne è muscolo</strong> (tutta la carne, che sia di animali terrestri o marini, anche se siamo abituati ad associare il termine ai primi). È un insieme di <strong>fasci di fibre</strong>, ciascuno composto da cellule muscolari allineate che determinano la direzione della cosiddetta “grana”. Le fibre racchiudono il sarcomero, unità responsabile della contrazione, formato dalle proteine actina e miosina: le stesse che, sotto l’effetto del calore, modificano forma e struttura, cambiando consistenza al morso.</p>
<p data-start="1877" data-end="2261">Ogni fascio è avvolto da tessuto connettivo, dominato dal <strong>collagene</strong>, che tiene insieme il muscolo e ne condiziona la <strong>tenerezza</strong>. Un taglio con fasci sottili e collagene debole risulta naturalmente tenero; un taglio ricco di collagene e fibre robuste — come spalla, collo, gamba — richiede tecniche diverse e tempi lunghi, ma in cambio offre profondità di sapore difficilmente eguagliabile.</p>
<figure id="attachment_210215" aria-describedby="caption-attachment-210215" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-210215" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/12/codice-del-calore-cucinare-carne-pesce.png" alt="codice-del-calore-cucinare-carne-pesce" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-210215" class="wp-caption-text">Foto di Modernist Cuisine</figcaption></figure>
<p data-start="2263" data-end="2693">Nei <strong>pesci</strong> la struttura è simile, ma con differenze chiave: muscoli meno complessi, collagene più debole e una disposizione “a <em>zigzag</em>” dei miotomi che determina la tipica sfaldabilità in scaglie. Questo perché i pesci, galleggiando, non necessitano di un apparato muscolare pesante e i loro tessuti non sono evoluti per sopportare temperature elevate. È il motivo per cui la cottura del pesce richiede <strong>delicatezza</strong> quasi chirurgica.</p>
<h3 data-start="2700" data-end="2756"><strong data-start="2703" data-end="2756">Il ruolo della mioglobina e il colore della carne</strong></h3>
<p data-start="2758" data-end="3225">Il colore della carne — che spesso si associa erroneamente al sangue — dipende dalla <strong>mioglobina</strong>, proteina che immagazzina ossigeno nei muscoli. Le fibre a contrazione rapida, deputate agli scatti, contengono poca mioglobina: ecco perché il petto di pollo o il lombo di vitello presentano <strong>carne chiara</strong>. Le fibre a contrazione lenta, pensate per la resistenza, sono invece ricche di mioglobina e conferiscono alle carni rosse la tonalità intensa e un sapore più sviluppato.</p>
<p data-start="3227" data-end="3430">Nel pesce la maggior parte della muscolatura è <strong>chiara</strong>, destinata a movimenti brevi e rapidi, mentre una piccola porzione di fibre scure, posizionate lungo la lisca, sostiene l’attività di nuoto costante.</p>
<h3 data-start="3544" data-end="3605"><strong data-start="3547" data-end="3605">Tenerezza: un equilibrio tra collagene, calore e tempo</strong></h3>
<p data-start="3607" data-end="4105">Il collagene è <strong>la chiave per leggere la carne</strong>. La sua struttura a tripla elica inizia a srotolarsi intorno ai <strong>50 °C</strong>, trasformandosi gradualmente in gelatina. È un processo lento, favorito dall’umidità e ostacolato dalle temperature troppo alte. Se il calore è eccessivo, il collagene si <strong>restringe</strong> con forza, spreme i liquidi e <strong>irrigidisce</strong> il taglio. È il motivo per cui uno stinco cucinato velocemente risulta coriaceo, mentre lo stesso taglio cucinato a 75–80 °C per ore si <strong>scioglie</strong> letteralmente.</p>
<p data-start="4107" data-end="4288">Nel pesce il collagene è più fragile e richiede <strong>temperature ancora più basse</strong>: pochi gradi di differenza possono segnare il confine tra un filetto compatto e uno asciutto e sfaldato.</p>
<h2 data-start="4295" data-end="4364"><strong data-start="4298" data-end="4364">La scienza del calore: cosa succede davvero durante la cottura</strong></h2>
<p data-start="4366" data-end="4491">Per cuocere correttamente carne e pesce occorre pensare al calore come a un vettore che modifica proteine, acqua e collagene.</p>
<p data-start="4493" data-end="4538">Tre principi guidano ogni buona preparazione:</p>
<ol>
<li data-start="4540" data-end="4866"><strong data-start="4540" data-end="4569">Controllo delle proteine:</strong><br data-start="4569" data-end="4572" />Actina e miosina si denaturano a temperature diverse. La miosina si altera già attorno ai 50–55 °C, contribuendo alla perdita di liquidi; l’actina intorno ai 66–73 °C, irrigidendo la carne. Nel pesce questo processo è anticipato, motivo per cui i suoi tessuti non tollerano temperature elevate.</li>
<li data-start="4540" data-end="4866"><strong style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';" data-start="4868" data-end="4901">Trasformazione del collagene:<br />
</strong>Il passaggio da collagene a gelatina è ciò che rende un brasato tenero. Ma questa conversione richiede tempo, e avviene in equilibrio con il restringimento che tende a disidratare la carne.</li>
<li data-start="4540" data-end="4866"><strong style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';" data-start="5095" data-end="5121">Gestione dell’umidità:<br />
</strong>Durante la cottura, l’acqua migra verso l’esterno. Un riposo adeguato permette ai liquidi di ridistribuirsi, garantendo succosità.</li>
</ol>
<h2 data-start="5261" data-end="5324"><strong data-start="5264" data-end="5324">Carne tenera e carne dura: come scegliere e come cuocere</strong></h2>
<p data-start="5326" data-end="5535">La <strong>regola d’oro</strong> è semplice ma imprescindibile: i muscoli che lavorano di più diventano più duri; quelli che lavorano meno restano teneri. Saper leggere questi segnali vi permette di scegliere il metodo ideale. Un <strong>filetto</strong> o una <strong>costata</strong> richiedono <strong>cotture rapide</strong>, calore diretto e controllo: griglia, padella, forno ad alta temperatura, oppure sottovuoto a bassa temperatura seguito da una rosolatura breve e intensa.</p>
<p data-start="5744" data-end="5970">Un taglio ricco di collagene come la <strong>spalla</strong>, il <strong>cappello del prete</strong> o lo <strong>stinco</strong> rende il meglio in cottura umida, a bassa temperatura e per molte ore: brasatura, sottovuoto a lunga durata, cottura in casseruola, forno in umido.</p>
<p data-start="5744" data-end="5970"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-210216" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/12/consigli-cucinare-carne-pesce.png" alt="consigli-cucinare-carne-pesce" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="5972" data-end="6196">Nel <strong>pesce</strong>, tagli più compatti come <strong>tonno</strong> e <strong>pesce spada</strong> tollerano meglio il calore, mentre filetti delicati richiedono cotture brevi: vapore, padella dolce, forno controllato, sottovuoto tra 45 e 55 °C a seconda della specie.</p>
<h2 data-start="6203" data-end="6274"><strong data-start="6206" data-end="6274">Rosolatura, riposo, precisione: tecniche che fanno la differenza</strong></h2>
<p data-start="6276" data-end="6331">Ogni cottura efficace bilancia tre azioni fondamentali:</p>
<ol>
<li data-start="6333" data-end="6619"><strong data-start="6333" data-end="6357">Reazione di Maillard:</strong><br data-start="6357" data-end="6360" />Una rosolatura ben eseguita aggiunge complessità aromatica grazie alla combinazione di zuccheri e proteine che si trasformano in centinaia di molecole aromatiche. È il motivo per cui una bistecca dorata ha un sapore così diverso da una semplicemente scaldata.</li>
<li data-start="6333" data-end="6619"><strong style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';" data-start="6621" data-end="6644">Gestione del calore:<br />
</strong>Passare da una cottura violenta a una più dolce è spesso la strategia vincente. Unendo Maillard e un cuore controllato si ottiene la massima aromaticità senza sacrificare la succosità.</li>
<li data-start="6333" data-end="6619"><strong style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';" data-start="6833" data-end="6843">Riposo:<br />
</strong>La cosiddetta <a href="https://www.foodandwineitalia.com/fase-di-rest-barbecue/" target="_blank" rel="noopener">fase di rest</a>. Permette ai liquidi, spinti dal calore verso l’esterno, di ridistribuirsi. Una regola che vale tanto per la costata quanto per il salmone al forno.</li>
</ol>
<h2 data-start="7000" data-end="7050"><strong data-start="7003" data-end="7050">Applicare la scienza alla cucina quotidiana</strong></h2>
<p data-start="7052" data-end="7450">Cucinare bene carne e pesce significa interpretare ogni taglio come un <strong>sistema vivo</strong>, guidato da specifiche logiche biologiche. Se la struttura muscolare è delicata, servirà precisione; se è robusta, occorreranno tempo e temperatura misurata. Ogni gesto, dal taglio alla marinatura, dalla selezione della fonte di calore al riposo finale, trova la propria ragione d’essere nella chimica dei tessuti.</p>
<p data-start="7452" data-end="7688">Conoscere questi principi vi permette di avvicinarvi al banco del macellaio con sicurezza, <strong>scegliere con cognizione</strong>, sperimentare con consapevolezza e trasformare ogni cottura in un risultato ripetibile, gustoso e tecnicamente corretto.</p>
<p data-start="7690" data-end="7865">In fondo la cucina non è un insieme di trucchi: è un <strong>linguaggio scientifico che diventa sapore</strong>. Quando lo si comprende, ogni piatto migliora.</p>
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		<title>Pesce intero alla griglia: come farlo alla perfezione</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pesce-intero-alla-griglia-come-farlo-alla-perfezione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 10:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi]]></category>
		<category><![CDATA[griglia]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lasciate riposare il pesce a temperatura ambiente per 20 minuti. Asciugatelo bene con carta da cucina. Preriscaldate una griglia a gas a 190–200 °C. Spennellate tutto il pesce con 1 cucchiaio d’olio. Cospargete uniformemente l’interno e l’esterno con sale e pepe. Inserite nella cavità del pesce prezzemolo, limone e aglio, disponendoli in modo uniforme. Adagiate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li><b>Lasciate</b> riposare il pesce a temperatura ambiente per <b>20 minuti</b>. <b>Asciugatelo</b> bene con carta da cucina. <b>Preriscaldate</b> una griglia a gas a <b>190–200 °C</b>.</li>
<li><b>Spennellate</b> tutto il pesce con <b>1 cucchiaio d’olio</b>. <b>Cospargete</b> uniformemente l’interno e l’esterno con sale e pepe. <b>Inserite</b> nella cavità del pesce prezzemolo, limone e aglio, disponendoli in modo uniforme.</li>
<li><b>Adagiate</b> il pesce sulla griglia unta, e <b>cuocete</b> finché non risulta leggermente abbrustolito e si stacca facilmente dalla griglia, circa <b>5–6 minuti</b> (vedi Note). <b>Giratelo</b> con attenzione e <b>grigliate</b> per altri <b>5 minuti</b>, o finché la carne risulta bianca e ben cotta.</li>
<li><b>Trasferite</b> il pesce su un piatto da portata, e <b>lasciatelo</b> riposare <b>5–10 minuti</b>. <b>Irrorate</b> con il <b>mezzo cucchiaio d’olio rimanente</b>, <b>guarnite</b> con una spolverizzata di pepe nero e <b>servite</b>.</li>
</ul>
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		<title>Spiedini di pesce alla griglia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/spiedini-pesce-griglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 12:51:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi]]></category>
		<category><![CDATA[15 agosto]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[ricette griglia]]></category>
		<category><![CDATA[ricette secondi piatti]]></category>
		<category><![CDATA[secondi]]></category>
		<category><![CDATA[Spiedini di pesce alla griglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Preparate il pesce: pulite i gamberi eliminando il carapace e il filo intestinale. Tagliate il pesce spada a cubetti di circa 3 cm. Pulite i calamari e tagliateli ad anelli o pezzi non troppo piccoli. Preparate la marinatura: in una ciotola, mescolate il succo e la scorza grattugiata del limone, l&#8217;aglio tritato, il prezzemolo tritato, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li><b>Preparate il pesce:</b> pulite i gamberi eliminando il carapace e il filo intestinale. Tagliate il pesce spada a cubetti di circa 3 cm. Pulite i calamari e tagliateli ad anelli o pezzi non troppo piccoli.</li>
<li><b>Preparate la marinatura:</b> in una ciotola, mescolate il succo e la scorza grattugiata del <b>limone</b>, l&#8217;<b>aglio</b> tritato, il <b>prezzemolo</b> tritato, un generoso giro di <b>olio extra vergine d&#8217;oliva</b>, <b>sale</b> e <b>pepe</b>.</li>
<li><b>Marinate il pesce:</b> immergete il pesce spada, i gamberi e i calamari nella marinatura. Mescolate bene per assicurarvi che tutti i pezzi siano ben conditi. Coprite la ciotola e lasciate marinare in frigorifero per almeno <b>30 minuti</b>.</li>
<li><b>Componete gli spiedini:</b> trascorso il tempo di marinatura, infilzate i pezzi di pesce alternandoli sugli spiedini. Potete mettere, ad esempio, un pezzo di pesce spada, un calamaro e un gambero.</li>
<li><strong>Scaldate la griglia</strong> a fuoco medio-alto. Spennellate leggermente la griglia con olio per evitare che il pesce si attacchi. Adagiate gli spiedini sulla griglia e cuoceteli per circa <b>5-7 minuti per lato</b>, o finché il pesce non sarà ben cotto e leggermente dorato.</li>
<li><b>Servite </b>gli spiedini ancora caldi, magari con un contorno di insalata fresca o patate al forno.</li>
</ul>
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		<title>A Milano, un distributore italiano di ostriche ha aperto un ottimo ristorante di pesce alla brace</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/food-writers-a-milano-ostriche-e-pesce-alla-brace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 16:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[brace]]></category>
		<category><![CDATA[Food Writers]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[ostriche]]></category>
		<category><![CDATA[Oyster Oasis]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L’ostrica è il vino del mare&#8221;, ripete spesso Armando Tandoi, fondatore di Oyster Oasis, paragonando il pregiato mollusco al vino per i profili aromatici unici che offre: vegetali, con retrogusti terziari, sentori di nocciola e una grande complessità, quasi come se il &#8220;terroir&#8221; lacustre o marino si trasferisse direttamente nella polpa. Una convinzione che sa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="415" data-end="657"><strong>&#8220;L’ostrica è il vino del mare&#8221;</strong>, ripete spesso <strong data-start="463" data-end="481">Armando Tandoi</strong>, fondatore di <strong data-start="496" data-end="512">Oyster Oasis</strong>, paragonando il pregiato mollusco al vino per i profili aromatici unici che offre: vegetali, con retrogusti terziari, sentori di nocciola e una grande complessità, quasi come se il &#8220;terroir&#8221; lacustre o marino si trasferisse direttamente nella polpa. Una convinzione che sa di visione più che di marketing. Il suo sogno? Non solo vendere ostriche, ma <strong data-start="618" data-end="630">allevarle</strong>. E farlo <strong data-start="643" data-end="656">in Italia</strong>.</p>
<p data-start="659" data-end="1297">Un’idea che nel 2014 sembrava abbastanza visionaria: mentre tutti importavano dal nord Europa, lui cercava di fare il contrario. Partito come distributore esclusivo di alcune delle ostriche francesi più raffinate – Poget, Regal, Hervé – ha poi deciso di &#8220;sporcarsi&#8221; le mani e investire in <strong data-start="936" data-end="958">allevamenti propri</strong>, tra Veneto e Puglia. Nascono così l’<strong data-start="996" data-end="1019">ostrica San Michele</strong>, nel cuore del Gargano, e la <strong data-start="1049" data-end="1068">Perla del Delta</strong>, coltivata nel lago di Scardovari con un sistema che simula le maree grazie all’energia solare ed eolica. Una tecnologia che permette di rinforzare il muscolo adduttore e limitare i parassiti, proprio come avviene nell’oceano.</p>
<p data-start="1299" data-end="1721">Il risultato? Ostriche <strong data-start="1322" data-end="1335">più piene</strong> (fino al +20% di carne rispetto alla media europea), più resistenti e, soprattutto, con <strong data-start="1424" data-end="1444">un gusto inedito</strong>: vegetale, minerale, quasi nocciolato. “Quelle allevate nei laghi italiani hanno un retrogusto terziario, complesso, molto diverso dalle sapidità decise delle francesi” spiega Tandoi, che oggi lavora con rinomati chef come Enrico Bartolini, Matias Perdomo e Davide Oldani. Proprio a <strong data-start="1733" data-end="1743">Milano</strong>, città dove intrattiene interessanti collaborazioni, ha deciso di <strong data-start="1763" data-end="1806">raccontare le ostriche in prima persona</strong></p>
<h2 data-start="1939" data-end="1990">Food Writers: dove l’ostrica incontra la brace</h2>
<figure id="attachment_205827" aria-describedby="caption-attachment-205827" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-205827" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/lo-Spaghetto-Benedetto-Cavalieri-alle-vongole-alla-brace.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-205827" class="wp-caption-text">Lo Spaghetto Benedetto Cavalieri alle vongole alla brace</figcaption></figure>
<p data-start="1992" data-end="2351">Nato nel 2017 come bottega di quartiere, <strong data-start="2033" data-end="2049">Food Writers</strong> si è trasformato in un ristorante vero e proprio nel 2023, con un’anima nuova: <strong>aperto</strong> <strong data-start="2129" data-end="2180">solo a cena, cucina esclusivamente di pesce, e tutto cotto alla brace oppure servito al naturale</strong>. Il nome è rimasto quello delle origini, quando ai clienti si chiedeva di lasciare recensioni scritte a mano su fogli appesi al muro. La proposta è essenziale e un po’ controcorrente: <strong data-start="2403" data-end="2441">crudi da un lato, fuoco dall’altro</strong>. Gli antipasti sono plateau di ostriche e frutti di mare, raccontati come se fossero vini da degustazione. E poi ci sono i piatti alla brace: <strong data-start="2584" data-end="2609">cozze, vongole, rombo</strong>, perfino la pasta passa sulla griglia – come lo <strong data-start="2658" data-end="2715">Spaghetto Benedetto Cavalieri alle vongole alla brace</strong>, ricetta simbolo di una cucina diretta, senza sovrastrutture. Il <strong>fuoco</strong> è quindi protagonista: la <strong data-start="2829" data-end="2853">griglia vista</strong>, tipica dei ristoranti di carne giapponesi, qui viene usata per esaltare il pesce.</p>
<h2 data-start="3050" data-end="3104">La squadra: Claudio Rovai in cucina, Kaos in sala</h2>
<p data-start="3106" data-end="3465">In cucina c’è <strong data-start="3120" data-end="3137">Claudio Rovai</strong>, toscano con un passato tra Inghilterra, Australia, Contraste ed Exit. «Io ero cliente di Claudio da Exit – racconta<strong> Nicola Magini</strong>, tra i soci di Food Writers  – e gli ho detto: &#8220;un giorno lavorerai con me&#8221;». Detto, fatto. Rovai ha portato la sua esperienza da bistrot e stellati in una cucina personale, fatta di istinto e materia prima.</p>
<p data-start="3467" data-end="3843">Dal 2022 in sala c’è <strong data-start="3488" data-end="3496">Kaos</strong>, classe 1994, nato in Bangladesh e cresciuto a Padova. Sommelier e maître con un curriculum che passa per Edit, Exit e la Val d’Aosta, ha costruito una <strong data-start="3649" data-end="3693">carta dei vini che guarda alle bollicine</strong>, soprattutto francesi e italiane, ma non rinuncia a rossi da bere con il pesce e referenze biodinamiche. Il servizio è informale, ritmato, diretto.</p>
<h2 data-start="3850" data-end="3886">Una casa di mare a Milano Ovest</h2>
<p data-start="3888" data-end="4149">Il ristorante ha <strong data-start="3905" data-end="3934">una quarantina di coperti </strong>in uno spazio dominato da un mural di <strong data-start="4002" data-end="4019">Ivan Tresoldi</strong> che decora la parete principale con versi e richiami marini. E per chi vuole portarsi il mare a casa, c’è anche il <strong data-start="4205" data-end="4217">delivery</strong>: si chiama <strong data-start="4229" data-end="4245">Platò Milano</strong> ed è il servizio di asporto e consegna a domicilio firmato Food Writers. Si ordina online e si ritira in ristorante. I plateau di crudi, battezzati con i nomi dei venti, sono un viaggio tra ostriche, scampi e gamberi, perfetto per cene improvvisate ma di grande effetto.</p>
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		<title>A Roma c&#8217;è un ristorante di pesce dove i capi di Stato cenano in cantina</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pierluigi-ristorante-di-pesce-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 15:14:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[anguria]]></category>
		<category><![CDATA[crudi di mare]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[tartare di pesce]]></category>
		<category><![CDATA[via di Monserrato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1938 a piazza de&#8217; Ricci a Roma apriva Pierluigi, locale che ai tempi era ben lontano dall&#8217;elegante ristorante di mare che si trova oggi proprio nel grazioso slargo nascosto lungo via di Monserrato. A rivelare questa data è il piattino della tazzina di caffè che ordiniamo alla fine di un pranzo di pesce in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-sourcepos="4:1-4:749">Nel 1938 a <strong>piazza de&#8217; Ricci</strong> a <strong>Roma</strong> apriva <strong>Pierluigi</strong>, locale che ai tempi era ben lontano dall&#8217;elegante <strong>ristorante di mare</strong> che si trova oggi proprio nel grazioso slargo nascosto lungo <strong>via di Monserrato</strong>. A rivelare questa data è il piattino della tazzina di caffè che ordiniamo alla fine di un pranzo di <strong>pesce</strong> in una soleggiata (e ancora non troppo calda) giornata di inizio giugno. Sì, perché da circa quarant&#8217;anni l&#8217;attività è stata rilevata dalla <strong>famiglia Lisi</strong> che ha trasformato un folcloristico ristorante – pensate che dove oggi c&#8217;è il bancone del cocktail bar un tempo c&#8217;erano le cucine a carbone – in un raffinato indirizzo, lasciando comunque il cognome originale dell&#8217;insegna.</p>
<figure id="attachment_204669" aria-describedby="caption-attachment-204669" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-204669" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/Il-dehors-di-Pierluigi-con-affaccio-su-Piazza-de-Ricci.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-204669" class="wp-caption-text">Il dehors di Pierluigi con affaccio su Piazza de&#8217; Ricci</figcaption></figure>
<p data-sourcepos="4:1-4:749">Da qui sono passati tutti, <strong>dai capi di Stato ai divi di Hollywood</strong>, spesso scegliendo la riservatezza della <strong>saletta privata</strong> che si cela al livello inferiore del ristorante. Questo spazio intimo è avvolto dalla suggestiva atmosfera della<strong> cantina</strong>, che vanta circa <strong>2mila referenze </strong>e<strong> 12mila bottiglie</strong>. Questo spazio dialoga direttamente con il vicinissimo <strong>Hotel de&#8217; Ricci</strong>, anch&#8217;esso proprietà della famiglia Lisi, creando una continuità che si riflette anche nei disegni di <strong>Andrea Ferolla</strong>, artista e proprietario del delizioso atelier <strong>Chez Dede</strong>, presenti in entrambi gli spazi.</p>
<h2 data-sourcepos="8:1-8:61">Dalla mostra del pesce al piatto</h2>
<p data-sourcepos="10:1-10:467">Varcata la soglia di Pierluigi, l&#8217;attenzione viene subito catturata dalla <strong>&#8220;mostra del pesce&#8221;</strong>: un sontuoso banco dove troneggia il <strong>pescato freschissimo</strong>, selezionato quotidianamente dalle aste del litorale laziale. Qui, l&#8217;ordinazione diventa un&#8217;esperienza quasi su misura: basta indicare la tipologia di pesce desiderata ed esprimere la cottura preferita per vederla realizzata al momento, anche fuori menu. «Dalla spigola al sale al san Pietro che prediligo alla cacciatora, mentre la pezzogna da buon campano è solo all&#8217;acqua pazza», spiega <strong>Fabrizio Gagliardi</strong>, lo chef originario della provincia di Caserta, con un prestigioso trascorso nel mondo dell&#8217;hôtellerie, tra cui spicca l&#8217;esperienza a La Posta Vecchia a Palo Laziale ai tempi di Michelino Gioia.</p>
<figure id="attachment_204671" aria-describedby="caption-attachment-204671" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-204671" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/Lo-chef-Fabrizio-Gagliardi.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-204671" class="wp-caption-text">Lo chef Fabrizio Gagliardi</figcaption></figure>
<p data-sourcepos="12:1-12:628">«Per me, l&#8217;esperienza deve essere prima di tutto al palato», racconta Gagliardi con una scintilla negli occhi. «Non possiamo permetterci piatti che piacciono solo a pochi. Qui vogliamo che tutti si sentano a casa, che ogni boccone sia riconoscibile e che strappi un sorriso». Questo mantra è la chiave del successo di Pierluigi, un concetto ribadito anche dal direttore di sala, <strong>Alessandro Tibaldo</strong>. Lui, abituato ad accogliere con la stessa dedizione l&#8217;avventore di passaggio e il cliente fidelizzato che magari torna ogni giorno per uno spaghetto alle vongole, possibilmente accompagnato da una mezza bottiglia di vino, sottolinea: «Pierluigi cerca sempre di accontentare tutti, rendendo ogni momento speciale. È questa cura per ogni dettaglio, questa profonda empatia verso l&#8217;ospite, che rendono questo posto unico».</p>
<p data-sourcepos="12:1-12:628">E quando si chiede allo chef la richiesta più assurda mai ricevuta, la risposta è pronta e divertita: <strong>«Un inglese che ha chiesto l&#8217;aragosta alla Thermidor servita espressa! </strong>Cerchiamo sempre di accontentare ogni desiderio, anche le richieste più particolari o quelle che sembrano &#8220;assurde&#8221;», confida lo chef, sorridendo. E con una brigata di ben 26 persone in cucina, non c&#8217;è da stupirsi: sono pronti a gestire qualsiasi richiesta.</p>
<h2 data-sourcepos="12:1-12:628">Tartare di anguria, calamaro alla amatriciana e abbinamenti pesce e frutta</h2>
<p data-sourcepos="12:1-12:628">«Sento il dovere di rispettare la storicità di Pierluigi – spiega lo chef Gagliardi – e per questo alcuni piatti iconici, dalla catalana alla pasta con l&#8217;astice, restano saldi nel nostro menu. Ma la nostra ricerca non si ferma mai». Ed è proprio in questa tensione tra passato e futuro che nascono proposte originali, come la sua ormai celebre <strong>tartare di anguria</strong>. Non un semplice accostamento, ma una vera e propria metamorfosi: l&#8217;anguria viene sottoposta a un ciclo di surgelazione e decongelazione fino a sette volte (a seconda del suo contenuto d&#8217;acqua), privata di ogni singolo seme, e poi affumicata delicatamente con rosmarino, timo e salvia. Il risultato finale, per colore, consistenza e taglio, ricorda in modo impressionante una classica tartare di carne, completata da erba cipollina, un tocco di tabasco, salsa bernese emulsionata a freddo, cucunci di Pantelleria e semi di sesamo tostati che rimandano all&#8217;originale.</p>
<figure id="attachment_204670" aria-describedby="caption-attachment-204670" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-204670" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/06/carpaccio-di-gamberi-rossi-con-chutney-alla-pesca.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-204670" class="wp-caption-text">carpaccio di gamberi rossi con chutney alla pesca</figcaption></figure>
<p>Questa audacia si ritrova anche nel <strong>plateau di crudi</strong>, dove lo chef si diverte a creare abbinamenti inaspettati tra pesce e frutta. Qui potrete scoprire la <strong>ricciola con un gazpacho al melone</strong>, la <strong>cappasanta abbinata ad anguria marinata al Biancosarti</strong> (un aperitivo storico passato di moda, <em>ndr</em>), gel al limone e asparago crudo, o ancora un delicato <strong>carpaccio di gambero con chutney di pesca e giuncata</strong>. Tra gli antipasti più richiesti spicca anche la <strong>tagliatella di calamari alla amatriciana</strong>, una rivisitazione creativa dove un gazpacho di pomodoro è arricchito dal grasso del guanciale, servito con pezzetti croccanti come topping. A completare l&#8217;esperienza, da non sottovalutare il pairing con i <strong>cocktail analcolici della casa</strong>, come il rinfrescante <em>Groove Paloma</em>, a base di Seedlip Grove 42, lime, succo di pompelmo, agave e soia, perfetti per esaltare ogni sfumatura dei sapori del mare.</p>
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		<title>Corona Trattoria  a Palermo, il mare a tavola</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/corona-trattoria-a-palermo-il-mare-a-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 10:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[pasta alla Cuccureddu]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[Trattoria Corona]]></category>
		<category><![CDATA[trattoria di pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Palermo, il mare non è soltanto uno sfondo: è identità, cultura, memoria. Ma soprattutto, è sapore. Sono originari di qui alcuni dei piatti più celebri dell’isola, dalla pasta con le sarde – e persino quella “con le sarde a mare”, ovvero senza sarde – alle sarde a beccafico fino all’identitaria pasta con i ricci o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Palermo</strong>, il mare non è soltanto uno sfondo: è identità, cultura, memoria. Ma soprattutto, è sapore. Sono originari di qui alcuni dei piatti più celebri dell’isola, dalla <strong>pasta con le sarde</strong> – e persino quella “con le sarde a mare”, ovvero senza sarde – alle<strong> sarde a beccafico</strong> fino all’identitaria<strong> pasta con i ricci</strong> o il <strong>pesce spada alla palermitana</strong>. Piatti che, nel corso degli anni, hanno mantenuto la tradizione nelle <strong>trattorie di pesce</strong>. Qui, infatti, ogni pietanza ha una genesi spesso legata al pescatore di fiducia, alla ricetta della nonna, o a qualche ispirazione improvvisata.</p>
<p>Oggi vi raccontiamo la storia di<strong> Corona Trattoria</strong>, che <strong>ha da poco festeggiato il decimo anniversario </strong>e si conferma <strong>una delle migliori espressioni della tradizione siciliana di pesce</strong>, proposta con gusto ed eleganza, abbinata a una bellissima carta dei vini che spazia anche oltre i confini dell’isola. Aperta nel febbraio del 2015 da <strong>Gianni Corona</strong>, oggi l&#8217;insegna è portata avanti dalla famiglia al completo, con la moglie Angela e i figli Orazio e Alessandro che, proprio di recente, hanno deciso di rientrare in città per lavorare insieme ai genitori in uno dei ristoranti più iconici di Palermo.</p>
<p><strong>Orazio</strong>, il primogenito, si è avvicinato gradualmente al mondo della ristorazione, ma solo dopo la laurea in Giurisprudenza ha deciso di impegnarsi pienamente in questa attività dedicandosi soprattutto alla cantina che conta più di 300 etichette. <strong>Alessandro</strong> invece è tornato nel capoluogo siciliano da pochi mesi, collezionando diverse esperienze all’estero e, insieme al fratello e al papà Gianni, cura il servizio di sala. «La nostra è una solida cucina di mare che proviene da un’antica memoria familiare – racconta Gianni – il nostro obiettivo è garantire ai clienti il pesce migliore e il piacere della tavola».</p>
<p><strong>Una trattoria a conduzione familiare dove si prosegue la ricerca e la valorizzazione di prodotti di qualità</strong>, sempre e rigorosamente nel rispetto della tradizione: «La ristorazione negli ultimi anni è cambiata tanto ma da quando abbiamo aperto siamo sempre rimasti fedeli a un menu del giorno che può cambiare con le stagioni e a seconda del pescato – precisa Orazio –. Abbiamo diversi ospiti che tornano più volte durante la settimana, ci piace pensare che anche i nostri commensali vedono questo luogo come parte della loro quotidianità. Da noi è immutata la passione e l’attenzione che tutti i giorni riserviamo a chi viene a trovarci».</p>
<h4>Tradizione viva, piatti raccontati e sapori familiari</h4>
<p><strong>Corona Trattoria è molto più di un semplice ristorante: è un luogo dove il rapporto umano conta tanto quanto il cibo. </strong>Anche se i piatti sono presenti nel menu, vengono sempre raccontati a voce. Qualche volta è possibile trovare alcune ricette extra, oggi desuete, ma tanto fedeli alla tradizione nella ristorazione della famiglia Corona. Una curiosità dal sapore nostalgico è la <em>pasta alla Cuccureddu</em>, <strong>un piatto di carne nato nella trattoria del padre di Gianni negli anni Settanta</strong>: pomodoro, piselli e polpette, il cui numero cambiava in base ai gol segnati dalla Juventus, dove giocava Antonello Cuccureddu.</p>
<p>Vi consigliamo di iniziare con le <strong>olive verdi di Castelvetrano</strong> e il <strong>misto caldo</strong> (con le panelle e le verdure di stagione). Sui primi e i secondi è il pescato del giorno a comandare le ordinazioni: è facile trovare una delle migliori paste con il nero di seppia, la minestra e, nel periodo estivo, le <strong>busiate con cozze e tenerumi</strong> (ovvero foglie e i germogli più giovani della zucchina lunga).</p>
<p><strong>Meglio prenotare con anticipo: trovare posto all’ultimo minuto è quasi impossibile.</strong> La trattoria si trova <strong>a pochi passi dal Teatro Politeama</strong> ed è aperta <strong>dal martedì al sabato</strong>, sia a pranzo che a cena.</p>
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		<title>NuAN: alta cucina casalinga di mare a Roma</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/nuan-alta-cucina-casalinga-di-mare-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 13:27:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Appio-Latino]]></category>
		<category><![CDATA[Elvio Ferrelli]]></category>
		<category><![CDATA[Luana Lesce]]></category>
		<category><![CDATA[NuAN]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[ristorante di pesce]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo avevamo già segnalato tra le nuove aperture dedicate alla cucina di pesce a Roma. NuAN è il progetto di Elvio Ferrelli e Luana Lesce. Lui, classe ’95, della provincia di Frosinone, ha fatto la gavetta all’Hotel d’Inghilterra, per poi affiancare prima Alessandro Narducci e più di recente Daniele Lippi da Acquolina. Luana invece, nata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo avevamo già segnalato tra le nuove aperture dedicate alla cucina di pesce a Roma. <a href="https://www.foodandwineitalia.com/mangiare-pesce-a-roma-sei-novita-in-citta-piu-una-nella-periferia-iodata/" target="_blank" rel="noopener">NuAN</a> è il progetto di <strong>Elvio Ferrelli</strong> e <strong>Luana Lesce</strong>. Lui, classe ’95, della provincia di Frosinone, ha fatto la gavetta all’Hotel d’Inghilterra, per poi affiancare prima Alessandro Narducci e più di recente Daniele Lippi da Acquolina. Luana invece, nata nel ’92, è calabrese ma da anni vive e lavora nella Capitale. Proprio nelle cucine di Acquolina e AcquaRoof Terrazza Molinari ha conosciuto Elvio, con cui forma una coppia sia nella vita che ai fornelli. Oltre alla piacevole esperienza gastronomica, <strong>un pasto in questo ristorantino nei pressi di piazza Zama rappresenta un’ottima occasione per sfatare certi miti e minare alcune certezze sulla cucina di pesce</strong>.</p>
<p><strong>Si può mangiare pesce a Roma a prezzi corretti.</strong> Fino a qualche anno fa, a parte rare eccezioni, per i romani mangiare (bene) pesce poteva significare due cose: spendere cifre importanti in ristoranti di alto livello oppure prendere l’auto e dirigersi verso il litorale laziale alla ricerca di insegne più informali. Per fortuna la situazione è cambiata: attualmente si trovano indirizzi “di quartiere” come NuAN, che propone una cucina di mare tutt’altro che banale a prezzi corretti (menu degustazione a partire da 60 euro).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Pescato locale per scelta, non per convenienza.</strong> Il 90% del pesce trattato dai due chef patron, proviene da Civitavecchia, Anzio, Terracina e Formia. La loro non è una scelta dettata da “ecoansie”, ma da una volontà ben precisa: dare un’impronta marcatamente regionale alla propria offerta, pur mantenendo un tasso tecnico elevato nelle preparazioni.</p>
<p><strong>Il menu non lo decidono gli chef</strong>. Inevitabile conseguenza dell’utilizzo quasi esclusivo di pescato locale è il rispetto della stagionalità. Gli chef possono solo adeguarsi alla disponibilità della materia prima e ripensare continuamente il menu, che difficilmente resta lo stesso per più di tre o quattro giorni consecutivi. Addirittura in periodo di fermo pesca biologico, NuAN si trasforma per alcune settimane in un ristorante di terra, con una predilezione nei confronti di carni meno comuni, selvaggina compresa.</p>
<p><strong>Il pesce non per forza fresco. </strong>Senza ricorrere a frollature estreme, i pesci più grandi in alcuni casi vengono lasciati “riposare” qualche giorno a temperatura e umidità controllata, per asciugare le carni e concentrare i sapori.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Anche di lunedì.</strong> Questo modo di trattare il pescato, unito alla possibilità di ricevere quotidianamente forniture dai porti vicini, permette a NuAN di restare aperto e offrire la stessa qualità anche di lunedì. I giorni di chiusura sono infatti il mercoledì e il giovedì.</p>
<p><strong>Vini: biodinamici ma non solo<span class="Apple-converted-space">. </span></strong>Tanto Lazio e centro Italia e qualcosa dal resto della Penisola: la selezione dei vini, circa 50 referenze, è curata da Enrica Cocciarelli. Sommelier e laureanda in enologia, la giovane Enrica, pur professando apertamente la fede biodinamica, rifugge da un&#8217;impostazione monoteistica per la sua carta, dove non mancano etichette di piccole realtà convenzionali.</p>
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		<title>Mas Riha (Curry di pesce delle Maldive)</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/mas-riha-curry-di-pesce-delle-maldive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2024 08:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi]]></category>
		<category><![CDATA[curry]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Asciugate il pesce con carta da cucina, cospargete uniformemente con 5 g di sale e metà del pepe, e mettete da parte. 2. Scaldate l’olio di cocco in una padella capiente. Aggiungete la cipolla e fate ammorbidire, 5-7 minuti. Aggiungete le foglie di curry, l’aglio, lo zenzero e i peperoncini e fate insaporire per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 47">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>1. Asciugate il pesce con carta da cucina, cospargete uniformemente con 5 g di sale e metà del pepe, e mettete da parte.</p>
<p>2. Scaldate l’olio di cocco in una padella capiente. Aggiungete la cipolla e fate ammorbidire, 5-7 minuti. Aggiungete le foglie di curry, l’aglio, lo zenzero e i peperoncini e fate insaporire per 1 minuto. Aggiungete quindi cardamomo, curcuma, garam masala, cumino, e un altro po’ di pepe nero e mescolate il tutto per 30 secondi.</p>
<p>3. Versate il latte di cocco sulle spezie, aggiungete il bastoncino di cannella e il sale rimasto. Raschiate il fondo della pentola con una spatola, mescolate e portate a bollore a fuoco medio-alto. Aggiungete il tonno, abbassate leggermente la fiamma, e cuocete finché il tonno diventa opaco e morbido, circa 5 minuti, girandolo a metà cottura. Regolate di sale e pepe. Guarnite con coriandolo fresco e servite, immediatamente, con del riso basmati al vapore.</p>
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