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	<title>F&amp;W Awards 2022 &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>F&amp;W Awards 2022 &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<item>
		<title>Responsabilità sociale nel vino: Salcheto, Montepulciano (Siena)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 14:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1997 Michele Manelli — modenese di nascita, ma toscano di spirito e adozione — ha portato tra le vigne di quel fazzoletto di terra consacrato all’enologia che è Montepulciano il germoglio di una visione imprenditoriale e insieme olistica, che dimostra come produrre buon vino e tutelare l’ambiente e la società circostante non solo si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1997 Michele Manelli — modenese di nascita, ma toscano di spirito e adozione — ha portato tra le vigne di quel fazzoletto di terra consacrato all’enologia che è Montepulciano il germoglio di una visione imprenditoriale e insieme olistica, che dimostra come produrre<br />
buon vino e tutelare l’ambiente e la società circostante non solo si può, ma si deve. Salcheto infatti è, dal 2011, la prima cantina energicamente autonoma in Europa, nonché la prima al mondo ad aver certificato le emissioni di CO2 legate al consumo di una bottiglia, accumulando in poco più di dieci anni un risparmio energetico di un milione e 100mila kWh. Qui, infatti, le risorse della natura si trasformano in altro, senza forzature né sprechi. La cantina riesce a creare tutta l&#8217;energia di cui ha bisogno: il 54% dai risparmi energetici, il 29% dall&#8217;uso delle biomasse prodotte in azienda, mentre il 15% è di origine geotermica e il 2% proviene dal fotovoltaico. Lo stesso vale per l&#8217;illuminazione interna, basata su un sistema di lenti e specchi che consente di avere luce naturale anche nelle zone più buie. Oggi ufficialmente società benefit, sono innumerevoli anche gli impegni in ambito sociale, come il piano welfare per il personale, attivo da oltre un quinquennio e assoluta innovazione nel panorama nazionale.</p>
<p><strong>Treccani Accademia</strong><br />
<a href="https://treccaniaccademia.it/" target="_blank" rel="noopener"><em>treccaniaccademia.it</em></a></p>
<p>La scuola di management di Treccani propone un’offerta formativa innovativa e di eccellenza dedicata a neolaureati, manager, imprese e professionisti. La didattica trova una continua fonte di innovazione e di aggiornamento nel vasto patrimonio editoriale e culturale di Treccani e si sviluppa su diversi temi, dalla gestione d’impresa all’enogastronomia e turismo, ma anche diritto, sanità, psicologia, arte e cultura, declinati in master post-laurea che proiettano con successo nel mondo del lavoro, percorsi per manager, professionisti e imprenditori che desiderano aggiornarsi e sviluppare le proprie competenze tecniche e funzionali, nonché formazione aziendale con modalità, struttura e contenuti personalizzati.</p>
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		<title>Innovazione nel mondo del vino: Sfusobuono</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/innovazione-nel-mondo-del-vino-sfusobuono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 13:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alessandra Costa e Paolo Vaccarella sono una giovane coppia di imprenditori alessandrini che aveva un sogno nel cassetto: offrire a tutti la possibilità di bere vino di qualità ogni giorno e a un prezzo corretto. Un’idea tanto semplice quanto poco scontata, diventata realtà nel 2020 con il lancio di Sfusobuono, un bag in box da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alessandra Costa e Paolo Vaccarella sono una giovane coppia di imprenditori alessandrini che aveva un sogno nel cassetto: offrire a tutti la possibilità di bere vino di qualità ogni giorno e a un prezzo corretto. Un’idea tanto semplice quanto poco scontata, diventata realtà nel 2020 con il lancio di Sfusobuono, un bag in box da tre litri compatto e moderno, studiato per entrare comodamente nella porta del frigo e, in estrema sintesi, “buono da bere e bello da vedere”. La rete di produttori selezionati — oggi oltre 30 — dal Piemonte si allarga a comprendere 13 diverse aree vinicole, andando a comporre la selezione più ampia del web di prodotti artigianali in questo formato alternativo. Dal catalogo online è infatti possibile scegliere cantine di qualità e di nicchia, individuate tramite uno scouting rigoroso. La parola d’ordine? Sostenibilità. Da quella ambientale — il packaging in cartone abbatte le emissioni di CO2 causate dal trasporto del più tradizionale vetro — a quella economica, per i produttori coinvolti oltre che i consumatori finali, e infine agricola, con vini prodotti a partire da pratiche agronomiche che rispettano l’ambiente. Oltre al comparto enologico, la piccola rivoluzione Sfusobuono guarda a nuove proposte dedicate a birre artigianali, succhi di frutta e spiriti.</p>
<p><strong>Treccani Accademia</strong><br />
<a href="https://treccaniaccademia.it/" target="_blank" rel="noopener"><em>treccaniaccademia.it</em></a></p>
<p>La scuola di management di Treccani propone un’offerta formativa innovativa e di eccellenza dedicata a neolaureati, manager, imprese e professionisti. La didattica trova una continua fonte di innovazione e di aggiornamento nel vasto patrimonio editoriale e culturale di Treccani e si sviluppa su diversi temi, dalla gestione d’impresa all’enogastronomia e turismo, ma anche diritto, sanità, psicologia, arte e cultura, declinati in master post-laurea che proiettano con successo nel mondo del lavoro, percorsi per manager, professionisti e imprenditori che desiderano aggiornarsi e sviluppare le proprie competenze tecniche e funzionali, nonché formazione aziendale con modalità, struttura e contenuti personalizzati.</p>
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		<item>
		<title>Innovazione nel mondo del cibo: Giovani Pastori SNAP &#8211; Scuola Nazionale di Pastorizia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/innovazione-nel-mondo-del-cibo-giovani-pastori-snap-scuola-nazionale-di-pastorizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 13:29:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se la pastorizia è una delle pratiche che più profondamente lega uomo e paesaggio, è vero che oggi questo mestiere è sempre meno praticato quando non del tutto privo di strutture professionali e di formazione. Per rispondere alla necessità di molti ragazzi che hanno scelto tale strada è nato Giovani Pastori, un corso promosso da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se la pastorizia è una delle pratiche che più profondamente lega uomo e paesaggio, è vero che oggi questo mestiere è sempre meno praticato quando non del tutto privo di strutture professionali e di formazione. Per rispondere alla necessità di molti ragazzi che hanno scelto tale strada è nato Giovani Pastori, un corso promosso da CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale e Riabitare L’Italia, con il contributo della Fondazione Cariplo e il supporto operativo di Agenform e CREA Centro Zootecnia e Acquacoltura. Il primo passo dell&#8217;ampio progetto nazionale e modulare SNAP &#8211; Scuola Nazionale di Pastorizia, consiste in dieci giorni di formazione pratica su questo lavoro come opportunità di sviluppo sostenibile per le aree montane, che consentono di acquisire competenze in tema di pratiche agricole sostenibili per la gestione del pascolo, l’alimentazione animale e le caratteristiche organolettiche delle produzioni alimentari, così come sulle tecniche di caseificazione e lavorazione delle carni. Al termine resterà attiva una rete di scambio tra ricercatori e pastori, nonché un percorso di mentoring imprenditoriale per seguire i partecipanti.</p>
<p><strong>Kellerei Kaltern<br />
</strong><a href="https://www.kellereikaltern.com/it/?__shop=3&amp;__redirect=1" target="_blank" rel="noopener"><em>kellereikaltern.com</em></a><br />
Siamo in Alto Adige, sul lago di Caldaro, nella storica cooperativa vitivinicola guidata da Andrea Moser, preparatissimo enologo, visionario kellermeister e tecnico di grande garbo e sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale. Nata ai primi del Novecento, la cantina rappresenta oggi una grande famiglia che ha riunito nel tempo 590 soci viticoltori, per un totale di 440 ettari di vigneti. I suoi vini sono creati, quindi, dall’intera comunità e raccontano la vera identità del territorio con passione e competenza: eleganti, complessi ma, al tempo stesso, meravigliosamente diretti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/innovazione-nel-mondo-del-cibo-giovani-pastori-snap-scuola-nazionale-di-pastorizia/">Innovazione nel mondo del cibo: Giovani Pastori SNAP &#8211; Scuola Nazionale di Pastorizia</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<item>
		<title>Responsabilità sociale nel cibo: AIW Association for the Integration of Women / Progetto Roots, Modena</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/responsabilita-sociale-nel-cibo-aiw-association-for-the-integration-of-women-progetto-roots-modena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 13:22:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rainbow biryani, Nigerian party fish e Meat pie in Modena: sono le pietanze meticce, cosmopolite, non del tutto italiane ma nemmeno straniere che compongono distanze continentali sulla tavola di Roots. Spazio di co-working durante il giorno e ristorante con tutti i crismi di sera, è l’esito fattivo del lavoro di AIW, l’associazione avviata nel 2019 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rainbow biryani, Nigerian party fish e Meat pie in Modena: sono le pietanze meticce, cosmopolite, non del tutto italiane ma nemmeno straniere che compongono distanze continentali sulla tavola di Roots. Spazio di co-working durante il giorno e ristorante con tutti i crismi di sera, è l’esito fattivo del lavoro di AIW, l’associazione avviata nel 2019 dalla 29enne Caroline Caporossi — nipote di migranti italo-americani — per rivolgersi a giovani donne immigrate, straniere e spesso madri. Un progetto che guarda a una delle minoranze più svantaggiate in termini di inclusione sociale e partecipazione al lavoro, per somma di genere e origini come doppio elemento critico, e lo fa per mezzo dei programmi di formazione culinaria che dal 2021 offrono a sedici donne l’anno la possibilità di imparare un mestiere e iniziare una carriera seria, dignitosa e giustamente retribuita nel settore dell’ospitalità. Il comparto gastronomico è responsabilità della chef canadese Jessica Rosval (approdata a Modena prima all’Osteria Francescana e ora a Casa Maria Luigia), co-fondatrice di AIW e sua direttrice culinaria.</p>
<p><strong>Kellerei Kaltern<br />
</strong><a href="https://www.kellereikaltern.com/it/?__shop=3&amp;__redirect=1" target="_blank" rel="noopener"><em>kellereikaltern.com</em></a><br />
Siamo in Alto Adige, sul lago di Caldaro, nella storica cooperativa vitivinicola guidata da Andrea Moser, preparatissimo enologo, visionario kellermeister e tecnico di grande garbo e sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale. Nata ai primi del Novecento, la cantina rappresenta oggi una grande famiglia che ha riunito nel tempo 590 soci viticoltori, per un totale di 440 ettari di vigneti. I suoi vini sono creati, quindi, dall’intera comunità e raccontano la vera identità del territorio con passione e competenza: eleganti, complessi ma, al tempo stesso, meravigliosamente diretti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/responsabilita-sociale-nel-cibo-aiw-association-for-the-integration-of-women-progetto-roots-modena/">Responsabilità sociale nel cibo: AIW Association for the Integration of Women / Progetto Roots, Modena</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Best Packaging: Sabadì, Modica (Ragusa)</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/183315-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 13:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello di Simone Sabaini potrebbe essere letto come un sorprendente percorso “in direzione ostinata e contraria”, con quella dose di poesia fantasiosa che spesso si canta in alcune canzoni. Veronese di nascita, accumula un bagaglio di esperienze nel mondo della finanza del quale poi decide di liberarsi, folgorato dalla città di Modica, con la sua [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello di Simone Sabaini potrebbe essere letto come un sorprendente percorso “in direzione ostinata e contraria”, con quella dose di poesia fantasiosa che spesso si canta in alcune canzoni. Veronese di nascita, accumula un bagaglio di esperienze nel mondo della finanza del quale poi decide di liberarsi, folgorato dalla città di Modica, con la sua bellezza e i suoi ritmi lenti. Se Simone ha deciso di trasferirsi lì lo si deve anche alle sue bontà, e più precisamente a quel cioccolato tanto riconoscibile — con il suo morso consistente e granuloso — da averlo reso una specialità conosciuta ovunque. Quelle che per altri produttori sono caratteristiche imprescindibili, però, per lui sono spesso difetti ed è così che con Sabadì inizia a lavorare a un prodotto che, pur trattato a freddo e senza burro di cacao aggiunto (come l’antica tradizione prescrive), si mantiene comunque lucido e compatto. Ma, come dicevamo sopra, la fantasia di Sabaini non sembra avere limiti ed è scavando sempre più a fondo tra idee e progetti che nel 2018 arriva ad aprire la prima cantina per l’affinamento del cioccolato, unica nel suo genere. Le tavolette lì si impregnano dei profumi, dei gusti e degli aromi dell’isola e — avvolte in confezioni che parlano di colori, storie e leggende siciliane — li portano con sé in giro per il mondo.</p>
<h4>Oltre che per la qualità delle materie prime, i prodotti Sabadì si fanno notare per l’efficacia del packaging. Quanto conta questo aspetto per voi?</h4>
<p>Il packaging è importante nella misura in cui lascia trasparire la verità del prodotto, in una coerente ricerca di bellezza. Le vostre confezioni sono spesso “parlanti”.</p>
<h4>Qual è la storia che volete raccontare?</h4>
<p>Vogliamo condividere un’esperienza di gusto e bellezza, &#8220;nel giorno che forse non esiste&#8221; (questo è anche il nome della <a href="https://www.instagram.com/ilgiornocheforsenonesiste/?hl=it" target="_blank" rel="noopener">pagina Instagram</a> di Sabadì, ndr). Le scatole di latta, così come gli imballaggi in carta, hanno spesso un sapore rétro.</p>
<h4>Vi ispirate al passato o guardate più di frequente al futuro?</h4>
<p>Il nostro obiettivo più ambizioso è quello di proporre un prodotto fatto con grande cura e attenzione in ogni dettaglio, proprio come si faceva una volta in Italia e come crediamo sia ancora possibile fare oggi.</p>
<h4>Come descriveresti i prodotti Sabadì in tre parole?</h4>
<p>Buoni, belli, innovativi.</p>
<h4>Il vostro packaging dichiara immediatamente la sua “sicilianità”: quali sono i valori legati al territorio che vorreste trasmettere ai consumatori?</h4>
<p>La sicilianità che trasmettiamo non è certo da stereotipo. Crediamo che questa terra possa esprimere ancora forti elementi di innovazione, se si ha la competenza e il coraggio di guardare da un diverso punto di vista il suo grande patrimonio di biodiversità, cultura e tradizione.</p>
<p><strong>Scuola Politecnica di Design</strong><br />
<a href="https://www.scuoladesign-spd.it/" target="_blank" rel="noopener"><em>scuoladesign-spd.it</em></a><br />
Fondata a Milano nel 1954 da Nino Di Salvatore, SPD Scuola Politecnica di Design è la prima scuola post-laurea italiana per le discipline del design. Oggi è un laboratorio internazionale orientato allo sviluppo di esperienze e di progetti in grado di mantenere un equilibrio tra funzione ed espressione, produzione e sperimentazione, grazie alla combinazione delle sue radici italiane e un forte orientamento internazionale. A testimoniare il suo fermento culturale sono gli studenti provenienti da tutto il mondo, che ogni anno rappresentano in media 40 diverse nazionalità. Tra i master più seguiti quello in Food Design, che combina capacità di gestione del marketing e della comunicazione e sensibilità progettuale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Best Interior Design: Flaviano Capriotti Architetti / Ristorante Andrea Aprea, Milano</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/best-interior-design-flaviano-capriotti-architetti-ristorante-andrea-aprea-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 12:52:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da luglio 2022 Milano può vantare un nuovo scrigno di gusto, cultura e design: si tratta del Ristorante Andrea Aprea, casa dello chef napoletano classe 1977 che oggi lascia esprimere qui l’esperienza ventennale maturata tra Italia, Asia e Gran Bretagna. E lo fa all’interno di uno spazio speciale: la Fondazione Luigi Rovati, che in un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/best-interior-design-flaviano-capriotti-architetti-ristorante-andrea-aprea-milano/">Best Interior Design: Flaviano Capriotti Architetti / Ristorante Andrea Aprea, Milano</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da luglio 2022 Milano può vantare un nuovo scrigno di gusto, cultura e design: si tratta del Ristorante Andrea Aprea, casa dello chef napoletano classe 1977 che oggi lascia esprimere qui l’esperienza ventennale maturata tra Italia, Asia e Gran Bretagna. E lo fa all’interno di uno spazio speciale: la Fondazione Luigi Rovati, che in un bell’edificio storico affacciato sui giardini di Porta Venezia svela al pubblico i tesori dell’arte etrusca, insieme a numerose incursioni di artisti contemporanei. Il progetto di interior design, nella doppia anima del ristorante e del caffè bistrot a piano terra, è stato curato dallo studio di Flaviano Capriotti per dare forma alla connessione tra spirito del luogo, elemento urbano ed esperienza gastronomica. Gli ospiti accedono a una sala abbracciata dalle ampie vetrate spalancate sul vibrante skyline cittadino e dalla cucina, interamente a vista e sulla quale la disposizione delle pareti invita a concentrare lo sguardo. Boiserie in chiaroscuro, rivestimenti in bucchero (la ceramica nera con cui gli Etruschi realizzavano i loro vasi) e uno scenografico lampadario in vetro di Murano e foglia d’oro contribuiscono alla costruzione di un’esperienza sensoriale totale, tra alta ristorazione, accoglienza e comfort.</p>
<h4>Il ristorante si trova all’interno di una fondazione dedicata all’arte e alla cultura. Cosa significa per uno chef lavorare in un luogo come questo?</h4>
<p>Aggiunge sicuramente un livello di lettura ulteriore al mio modo di fare cucina. Ho sempre ritenuto la scelta della location uno degli elementi più importanti e avere aperto il mio primo ristorante nel cuore della città di Milano, all’interno di uno spazio come questo, non può che essere un valore aggiunto.</p>
<h4>Come avete collaborato con Flaviano Capriotti Architetti allo sviluppo del progetto?</h4>
<p>È stato uno scambio di idee ed emozioni. La volontà era quella di dare vita a una cornice per contenere la mia filosofia gastronomica, lasciando emergere i significati, dando sfondo alle attese e contesto al rapporto tra forma e sostanza. Abbiamo raggiunto insieme uno stesso obiettivo: creare un ambiente di grande qualità estetica, visiva e materica, pur nella sua semplicità essenziale, senza orpelli o leziosità, che esaltasse la mia cucina.</p>
<h4>Disegno degli spazi, ideazione dei piatti e del menu. Esistono degli elementi condivisi e delle ispirazioni comuni?</h4>
<p>Sicuramente. Il design è stato studiato per rappresentare sia la mia personalità che la mia proposta. La presentazione di una portata è pensata per essere coerente con lo spazio in cui viene servita. L’allestimento e la tavola condividono l’attenzione al dettaglio e la ricerca della materia prima di qualità, primo requisito per l’eccellenza.</p>
<h4>Il tuo ristorante in tre parole?</h4>
<p>Coraggioso, autentico, contemporaneo.</p>
<p><strong>Scuola Politecnica di Design</strong><br />
<em>scuoladesign-spd.it</em><br />
Fondata a Milano nel 1954 da Nino Di Salvatore, SPD Scuola Politecnica di Design è la prima scuola post-laurea italiana per le discipline del design. Oggi è un laboratorio internazionale orientato allo sviluppo di esperienze e di progetti in grado di mantenere un equilibrio tra funzione ed espressione, produzione e sperimentazione, grazie alla combinazione delle sue radici italiane e un forte orientamento internazionale. A testimoniare il suo fermento culturale sono gli studenti provenienti da tutto il mondo, che ogni anno rappresentano in media 40 diverse nazionalità. Tra i master più seguiti quello in Food Design, che combina capacità di gestione del marketing e della comunicazione e sensibilità progettuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/best-interior-design-flaviano-capriotti-architetti-ristorante-andrea-aprea-milano/">Best Interior Design: Flaviano Capriotti Architetti / Ristorante Andrea Aprea, Milano</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Miglior Esperienza Enogastronomica in Hotel: Hotel Signum, Salina (Messina)</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/miglior-esperienza-enogastronomica-in-hotel-hotel-signum-salina-messina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 12:06:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se Salina è ormai consacrata come la più “gastronomica” delle isole Eolie, (buona) parte di merito va anche alla famiglia Caruso, alla guida di un’impresa che ha fatto dell’ospitalità, dell’identità locale e del bien vivre una missione. Sulla terrazza dell’Hotel Signum, con la vista che spazia sul mare tra le silhouette di Panarea e Stromboli, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/miglior-esperienza-enogastronomica-in-hotel-hotel-signum-salina-messina/">Miglior Esperienza Enogastronomica in Hotel: Hotel Signum, Salina (Messina)</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se Salina è ormai consacrata come la più “gastronomica” delle isole Eolie, (buona) parte di merito va anche alla famiglia Caruso, alla guida di un’impresa che ha fatto dell’ospitalità, dell’identità locale e del bien vivre una missione. Sulla terrazza dell’Hotel Signum, con la vista che spazia sul mare tra le silhouette di Panarea e Stromboli, si vive un’esperienza immersiva di sapori e profumi, dove tutto è frutto di ricerca ed è curato nei dettagli: dal caffè della colazione (per tacere della granita e brioche) al Club Sandwich eoliano del bistrot aperto tutto il giorno, ai piatti raffinati e intensi di Martina Caruso nel menu fine dining. Il tutto sotto lo sguardo sempre attento di Luca Caruso, direttore di questo boutique hotel di charme.</p>
<h4>Cosa vuol dire per voi ospitalità?</h4>
<p>Essere empatici con l’ospite e anticipare i suoi desideri. Metterlo al centro dell’esperienza ma anche sapere raccontare la tua casa e il valore del tuo lavoro attraverso parole e gesti. Siamo custodi di un posto meraviglioso e cerchiamo di che lavorano con noi, un’esperienza personalizzata e cucita addosso, fatta di tanti dettagli. Tutte le camere hanno arredi, amenità e viste molto belle, la ristorazione vale il viaggio, e la cantina propone piccole e grandi produzioni del territorio e del mondo e grande profondità di annate, confermandosi una delle migliori a livello nazionale. Come dice un mio amico, il Signum è uno stile di vita!</p>
<h4>Come descriveresti la cucina di tua sorella Martina?</h4>
<p>Mette il territorio sempre in primo piano attraverso la tecnica e la materia, rispettandola. Il percorso degustazione consente di apprezzare l’equilibrio tra acidità e freschezza iodata dei suoi piatti.</p>
<h4>Quali saranno le novità del Signum per la stagione &#8217;23?</h4>
<p>Ci saranno diverse migliorie nelle camere, con nuovi pezzi d’arredo scelti sempre con il gusto di chi acquista per casa propria. Stiamo ragionando sul problema idrico, cercando nuove e sostenibili forme di irrigazione per il giardino. E ci saranno altre auto elettriche per il trasporto degli ospiti e nuovi pannelli solari. A completare il “sistema” Signum c’è ora anche il progetto Eolia. È una piccola azienda vinicola che può contare su un mosaico di micro appezzamenti. Nasce dalla grande passione e dall’esperienza mia e di Natascia Santandrea. Abbiamo studiato approfonditamente i diversi terroir di Salina e vogliamo esprimere, attraverso i nostri vini, la complessità e la pluralità di quest’isola.</p>
<p><strong>Lonely Planet magazine Italia</strong></p>
<p>L&#8217;edizione italiana – pubblicata da WeInform, la stessa editrice di Food&amp;Wine Italia e Fortune Italia – della celebre testata fondata oltre dieci anni fa nel Regno Unito (e presente oggi in altre cinque realtà internazionali), dedicata al mondo del turismo che informa e incoraggia a esplorare ogni giorno, attraverso incredibili storie e reportage dal mondo, con autorevolezza e rigore al servizio di una comunità appassionata di viaggiatori.</p>
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		<title>Miglior Panino d’Autore: ‘Ino, Firenze</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/miglior-panino-dautore-ino-firenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 11:56:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Creare un luogo d’incontro tra persone guidate dalla passione per il buon cibo, che vogliano conoscerlo e farsi conoscere. Uno spazio in cui produttori e consumatori possono entrare in contatto senza barriere, condividendo la soddisfazione del morso pieno a un panino ben farcito, accompagnato da un calice di vino sincero o una birra fresca. Tutto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Creare un luogo d’incontro tra persone guidate dalla passione per il buon cibo, che vogliano conoscerlo e farsi conoscere. Uno spazio in cui produttori e consumatori possono entrare in contatto senza barriere, condividendo la soddisfazione del morso pieno a un panino ben farcito, accompagnato da un calice di vino sincero o una birra fresca. Tutto questo è &#8216;Ino, il locale creato da Alessandro Frassica nel 2006 a Firenze. Dopo una carriera nel mondo della moda, decide in tempi non sospetti che la via dello street food sarebbe stata quella della grande qualità e inizia a lavorare sulla selezione delle materie prime con cura maniacale. Per dirla con Marco Bolasco — Direttore Divisione Non Fiction di Giunti Editore, giornalista e giurato ai Food&amp;Wine Italia Awards che gli ha consegnato il premio —, «Alessandro è stato un innovatore della materia ed è riuscito a costruire a livello imprenditoriale questo discorso. Ha compreso appieno quanto il panino non sia altro che una forma di food design, che deve combinare con misura molti elementi». La lungimiranza di &#8216;Ino risiede quindi proprio nel legare creatività e identità, con il risultato di aver innalzato il concetto di “panino all’italiana” da pietanza popolare a proposta gourmet.</p>
<h4>Quanto è cambiata la percezione di questo prodotto — così familiare ma oggi così ricercato nella sua nuova veste — negli oltre 15 anni della vostra attività?</h4>
<p>Abbiamo cercato di far capire che dietro la semplicità di un panino ci poteva essere un mondo di valori che mette in relazione persone, territorio e tradizioni. Il tutto con un linguaggio semplice e comprensibile, senza fronzoli. La risposta del pubblico è stata immediata.</p>
<h4>Come nascono le ricette dei panini di &#8216;Ino?</h4>
<p>Le nostre proposte nascono dalla ricerca di equilibrio e armonia tra gli ingredienti, dando priorità al gusto, alla salubrità e ai valori nutrizionali.</p>
<h4>Qual è il panino più richiesto dai vostri clienti? E quale, invece, il tuo preferito?</h4>
<p>“Il solito” è quello che riscuote più successo. È stato il primo che abbiamo ideato come costruzione di una vera e propria ricetta: pane ciabatta, prosciutto toscano, pecorino maremmano fresco, tapenade di olive, tonno e capperi, pomodoro e un giro di olio buono. Il mio primo amore invece è più semplice: pane e mortadella.</p>
<h4>I vostri panini in tre parole?</h4>
<p>Buoni, semplici, contemporanei. &#8216;Ino non è una paninoteca “vecchio stile” ma una bottega contemporanea dal design curato.</p>
<h4>Come descriveresti il suo carattere?</h4>
<p>Il nostro è un contenitore non solo di ingredienti ma anche di persone: lo scopo è far vivere ai clienti un’esperienza emozionante, esattamente come durante un viaggio.</p>
<p><strong>Salumificio F.lli Coati</strong><br />
<a href="https://www.salumificiocoati.it/" target="_blank" rel="noopener"><em>salumificiocoati.it</em></a><br />
Di generazione in generazione si tramandano le migliori tradizioni norcine nel cuore della Valpolicella. Oggi l’impulso innovativo dei tre fratelli Beatrice, Giampaolo e Federica si unisce alle conoscenze e alla saggezza dei genitori per continuare un affare di famiglia nel segno della passione e della qualità. Il tempo continua a essere il loro segreto: specializzata nella produzione di salumi di alta gamma, tra i prodotti di punta di Coati c’è il prosciutto cotto, ottenuto da suini selezionati e caratterizzato da una lenta cottura – ben 22 ore – a bassa temperatura, che permette di ottenere un salume particolarmente morbido e saporito.</p>
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		<title>Best Winemaker Under 35: Chiara Condello &#8211; Predappio (Forlì-Cesena)</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/best-winemaker-under-35-chiara-condello-predappio-forli-cesena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 17:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2015 l’allora 25enne Chiara Condello decise di non farsi sfuggire la possibilità di acquistare la piccola parcella di vecchi filari che alcuni vicini dell’azienda di famiglia erano sul punto di espiantare. Da quelle poche piante di 50 anni — un patrimonio di storia vitivinicola dell’Appennino romagnolo che non voleva andasse sprecato — è nato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2015 l’allora 25enne Chiara Condello decise di non farsi sfuggire la possibilità di acquistare la piccola parcella di vecchi filari che alcuni vicini dell’azienda di famiglia erano sul punto di espiantare. Da quelle poche piante di 50 anni — un patrimonio di storia vitivinicola dell’Appennino romagnolo che non voleva andasse sprecato — è nato il suo progetto personale, gemma dell’impegno che l’ha portata a incarnare il volto del “nuovo corso” di una regione che in materia di vino ha vissuto fortune alterne. Dalle sempre più ampie vigne ai margini del bosco, su suoli ricchi di calcare e argilla attorno ai 250 metri di quota, proviene il sangiovese che nella cantina di Chiara si esprime con grazia e purezza, in maniera del tutto particolare. Ognuna delle bottiglie dell’azienda — con le etichette che cambiano di anno in anno, dall’estro dell’artista Francesca Ballarini — sintetizza così i valori cari alla giovane vignaiola: amore per la Romagna e le sue tradizioni, rispetto per la natura e precisione tecnica.</p>
<h4>Cos’è per te l’innovazione nel vino?</h4>
<p>Quello enologico è un universo profondamente legato alla storia di un luogo. A mio avviso oggi la vera innovazione — oltre a quella tecnica e tecnologica, sotto gli occhi di tutti — ha a che vedere con la sensibilità verso i temi sociali e ambientali. Produrre vino deve significare<br />
rispettare e dare voce a un territorio, con pratiche agronomiche attente ed evolutive e con la volontà di portare in giro l’immagine migliore della propria regione. Ma non solo. Quello aziendale è un microcosmo anche e soprattutto umano, che vede il lavoro di tante persone unito nel segno dell’impegno, degli sforzi e della passione: l’operato di tutti va tutelato. L’etica del lavoro è uno degli elementi più importanti in questo momento.</p>
<h4>Come descriveresti i vini della tua cantina in tre parole?</h4>
<p>Territoriali, eleganti, sostenibili.</p>
<h4>Quali sono i maggiori ostacoli da affrontare per un giovane che fa il tuo lavoro?</h4>
<p>La natura è il nostro primo interlocutore, quindi non è possibile evitare di parlare di cambiamento climatico. Non lo definirei tanto un ostacolo quanto piuttosto una sfida alla quale dobbiamo avere la duttilità di rispondere, fuggendo dalle logiche del “si è sempre fatto così” e tracciando nuove strade. In secondo luogo la burocrazia, che invece è un problema del tutto umano. La gestione di questi aspetti ha spesso delle lungaggini davvero penalizzanti in termini di tempo ed energie sottratte al lavoro in azienda.</p>
<p><strong>Coravin</strong><br />
<a href="https://www.coravin.it/" target="_blank" rel="noopener"><em>coravin.it</em></a></p>
<p>La prima e unica tecnologia mondiale che ha l’ambizione di cambiare il modo in cui si degusta il vino si esprime attraverso l’incontro di due parole francesi, “coeur” e “vin”. Proprio tale fusione indica l’essenza dei dispositivi Coravin, che arriva al cuore del prodotto senza alterarlo. Dal lancio del primo modello, avvenuto nel 2013 negli Stati Uniti grazie all’inventore Greg Lambrecht, Coravin è diventato uno strumento innovativo e indispensabile per professionisti e wine lover: con la presenza in oltre 60 paesi, i suoi sistemi di conservazione consentono di aprire qualunque bottiglia, assaggiarne in qualsiasi quantità e preservarne la vita per settimane, mesi o addirittura anni.</p>
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		<title>Best Bartender Under 35: Martina Bonci, Gucci Giardino 25 &#8211; Firenze</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/best-bartender-under-35-martina-bonci-gucci-giardino-25-firenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 17:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[F&W Awards 2022]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[best bartender]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Wine Italia Awards]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei sorsi di vino rubati nella cucina della nonna Martina Bonci ha scoperto il fascino che alle volte può sprigionare il contenuto di un bicchiere. Nata a Gubbio 35 anni fa, un infortunio mette in crisi una carriera da pallavolista, agendo come pietra d’inciampo e indirizzandola verso una strada nuova, quella del bere miscelato. Dopo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei sorsi di vino rubati nella cucina della nonna Martina Bonci ha scoperto il fascino che alle volte può sprigionare il contenuto di un bicchiere. Nata a Gubbio 35 anni fa, un infortunio mette in crisi una carriera da pallavolista, agendo come pietra d’inciampo e indirizzandola verso una strada nuova, quella del bere miscelato. Dopo le prime esperienze in sala prende posto saldamente dietro il bancone, formandosi tra Perugia, Milano e infine nella patria del Negroni: Firenze. Da febbraio 2022 è responsabile della proposta del neonato Gucci Giardino 25, il “luogo delle delizie” dello storico brand di moda che a Piazza della Signoria ha portato il proprio buon gusto non solo in fatto di fashion ma anche di alta cucina (con Gucci Osteria da Massimo Bottura, dal 2018) e mixology. Qui Martina disegna in maniera sartoriale cocktail che brillano per equilibrio, bellezza, creatività ed eccellenza delle materie prime, riflettendo i medesimi valori della maison. Importante anche l’impegno nella proposta alcohol-free, con l’obiettivo di offrire un&#8217;esperienza sfaccettata e inclusiva.</p>
<h4>Quali sono gli elementi che più ti affascinano del mondo della miscelazione?</h4>
<p>Innanzitutto il rapporto d’interazione diretta con i clienti, poi la possibilità di sviluppare la mia creatività senza e sperimentare con gusti, tecniche e combinazioni inedite. Ho iniziato a lavorare in sala nel ristorante di un amico a Perugia ma non appena mi sono spostata dietro il bancone non mi sono più mossa da lì.</p>
<h4>Come definiresti lo spirito di Gucci Giardino 25 e come lo interpreti tu?</h4>
<p>L’allure del brand ha a che vedere con l’artigianalità, il culto della materia prima e dell’eleganza. Quando sono arrivata ho avuto modo di familiarizzare con il manifesto creativo di Alessandro Michele e cercato di portare nei miei cocktail l’ispirazione che trae dalla conoscenza della storia dell’alta sartoria contaminata con i linguaggi contemporanei. Nel mio lavoro non rinuncio mai alla qualità estrema degli ingredienti e alla resa estetica del drink: colore e presentazione raffinata sono fondamentali.</p>
<h4>Mixology e gastronomia. Come lavori sul&nbsp; pairing tra miscelati e cibo?</h4>
<p>Quella del food pairing è una delle frontiere più divertenti e sfidanti del nostro lavoro. Collaboriamo spesso con la cucina di Gucci Osteria e di solito operiamo in due modi: creando nel bicchiere composizioni che accompagnino armoniosamente il piatto o che invece si pongano in contrasto, dando suggestioni diverse. In ogni caso, la soddisfazione del cliente deve restare al centro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/best-bartender-under-35-martina-bonci-gucci-giardino-25-firenze/">Best Bartender Under 35: Martina Bonci, Gucci Giardino 25 &#8211; Firenze</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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