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	<title>Parmigiano Reggiano Dop &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Parmigiano Reggiano Dop &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Dal latte al piatto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:23:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano Dop]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Ugolotti]]></category>
		<category><![CDATA[Ristorante L’Ambasciata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entrare all’Ambasciata di Quistello è un’esperienza che colpisce prima ancora di sedersi a tavola. Non c’è un centimetro di parete libero: quadri, specchi, tappeti, libri e oggetti riempiono ogni spazio creando un’atmosfera opulenta e quasi teatrale. È uno dei ristoranti storici della gastronomia italiana, dove la memoria della cucina convive con uno sguardo contemporaneo. Proprio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Entrare all’<strong>Ambasciata di Quistello</strong> è un’esperienza che colpisce prima ancora di sedersi a tavola. Non c’è un centimetro di parete libero: quadri, specchi, tappeti, libri e oggetti riempiono ogni spazio creando un’atmosfera opulenta e quasi teatrale. È uno dei ristoranti storici della gastronomia italiana, dove la memoria della cucina convive con uno sguardo contemporaneo. Proprio la tradizione gastronomica di queste terre porta inevitabilmente a uno dei suoi ingredienti più identitari: il Parmigiano Reggiano Dop.</p>
<p class="p1">Dal 2020 lo chef patron <strong>Matteo Ugolotti</strong> ha restituito nuova energia a questo indirizzo in <strong>provincia di Mantova</strong>, dove lui stesso lavorò a inizio anni Duemila nella brigata di Romano Tamani, storico oste e cuoco. Dopo diverse esperienze, tra cui un periodo a New York, è tornato all’Ambasciata insieme al <strong>socio Paolo Guaragnella</strong> quando il ristorante rischiava di chiudere. In cucina Ugolotti ha scelto di mantenere molti piatti storici – come la Zuppetta di astice, fagioli e salsiccia nata per sbaglio durante un servizio –, alleggerendoli e attualizzandoli. In questo racconto culinario il Parmigiano Reggiano ha un ruolo naturale. «Per chi nasce qui è nel <strong>Dna</strong>», spiega lo chef. «È libertà del gusto, un’esaltazione delle papille gustative».</p>
<p class="p1">Originario di Parma, dove ha contribuito al successo di Ai Due Platani, Ugolotti considera questo formaggio indispensabile in molte ricette e ne apprezza particolarmente le stagionature tra i 24 e i 30 mesi. In cucina, però, il Parmigiano richiede attenzione. «Uno degli errori più comuni è cuocerlo troppo», spiega. «Dà il meglio di sé a crudo o aggiunto all’ultimo. In un risotto, per esempio, bisogna mantecare sotto i 70 gradi». All’Ambasciata nulla viene sprecato e anche le croste trovano una seconda vita, trasformate in chips croccanti o utilizzate per arricchire brodi. Profondamente legato al territorio ma capace di dialogare con cucine di tutto il mondo, il Parmigiano Reggiano continua a dimostrare una straordinaria versatilità. <strong>«Il suo futuro è una storia che continua a scriversi ogni giorno»</strong>, conclude Ugolotti.</p>
<p class="p1">Per noi di Food&amp;Wine Italia, lo chef ha proposto anche due piatti che esaltano le lunghe stagionature con la scelta del 72 mesi: una cocotte storica dell’Ambasciata, qui rivisitata, con <strong>vellutata di zucchine, tuorlo d’uovo, tartufo nero e una nevicata di Parmigiano Reggiano</strong>; e una <strong>terrina di cipolle e limoni marinati, gratinata con Parmigiano Reggiano</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215424" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/una-terrina-di-cipolle-e-limoni-mari-nati-gratinata-con-Parmigiano-Reggiano.jpg" alt="" width="763" height="627" /></p>
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		<item>
		<title>Il suono del tempo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-suono-del-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:18:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano Dop]]></category>
		<category><![CDATA[battitore]]></category>
		<category><![CDATA[espertizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[formaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel silenzio dei magazzini di stagionatura il suono arriva secco e regolare. Un colpo, poi un altro. Il martelletto batte sulla crosta delle forme allineate sugli scaffali, mentre l’orecchio cerca di cogliere una vibrazione, una sfumatura quasi impercettibile. È da questo gesto antico che dipende uno dei momenti più delicati nella vita del Parmigiano Reggiano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Nel silenzio dei magazzini di stagionatura il suono arriva secco e regolare. Un colpo, poi un altro. Il <strong>martelletto</strong> batte sulla crosta delle forme allineate sugli scaffali, mentre l’orecchio cerca di cogliere una vibrazione, una sfumatura quasi impercettibile. È da questo gesto antico che dipende uno dei momenti più delicati nella vita del <strong>Parmigiano Reggiano Dop</strong>: la verifica della sua qualità.</p>
<p class="p1"><strong>Mattia Bertinelli</strong> ha 25 anni ed è uno dei venticinque battitori del Consorzio, una squadra che ogni anno controlla oltre quattro milioni di forme. Fa questo lavoro da cinque anni e da oltre due lo svolge in autonomia. «Non esiste una vera scuola», racconta. «Si impara sul campo, affiancando un battitore esperto per due o tre anni e ascoltando migliaia di forme ogni giorno». Il compito del battitore è quello di <strong>“espertizzare” il formaggio</strong>: circa venti o trenta colpi di martelletto sono sufficienti per capire se una forma ha un suono pieno e omogeneo o se nasconde imperfezioni interne. Non è solo una questione di orecchio, ma di <strong>tecnica</strong> e <strong>gestualità</strong>. «Si ascolta il suono per intuire se all’interno c’è qualche difetto». La battitura avviene a partire<strong> dal dodicesimo mese di stagionatura</strong>, quando una forma può finalmente aspirare a diventare Parmigiano Reggiano Dop. È una responsabilità importante: dal giudizio del battitore dipende il destino del formaggio. Le forme possono ottenere il marchio pieno del Consorzio, essere classificate come <strong>“mezzane”</strong> (di seconda scelta) oppure, nei casi più problematici, essere <strong>sbiancate</strong> e <strong>perdere il marchio</strong>.</p>
<p class="p1">Con il tempo cambia anche il modo di ascoltare. «All’inizio è difficile capire cosa stai sentendo», spiega Bertinelli. «Oggi sento soprattutto la <strong>responsabilità verso il consumatore finale</strong>». Il lavoro del battitore non è solo tecnico: significa anche dialogare con i caseifici e spiegare le ragioni di una valutazione. Il suono ideale? «Quando è perfettamente omogeneo, senza alterazioni». Se il Parmigiano Reggiano fosse una musica, per Bertinelli sarebbe lenta e regolare: «Deve avere un <strong>ritmo costante</strong>, senza accelerazioni». Proprio come il tempo lungo della sua stagionatura.</p>
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		<title>Dentro una forma</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dentro-una-forma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano Dop]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sveglia del casaro suona quando fuori è ancora buio. In caseificio la giornata comincia presto: il latte non aspetta e la lavorazione del Parmigiano Reggiano Dop segue un ritmo preciso che si ripete ogni giorno dell’anno. È qui, tra il vapore delle caldaie e l’odore del latte appena arrivato dalle stalle, che prende forma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">La sveglia del casaro suona quando fuori è ancora buio. In caseificio la giornata comincia presto: il latte non aspetta e la lavorazione del Parmigiano Reggiano Dop segue un ritmo preciso che si ripete ogni giorno dell’anno. È qui, tra il vapore delle caldaie e l’odore del latte appena arrivato dalle stalle, che prende forma uno dei prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano. <strong>Andrea Adami</strong>, 35 anni, è il casaro della <strong>Latteria Agricola Mogliese</strong>, nel mantovano, uno dei territori compresi nell’area di produzione del Parmigiano Reggiano Dop.</p>
<p class="p1">Il suo percorso è iniziato nel 2010 come garzone in una latteria di Reggio Emilia, provincia di cui è originario. Poco più che ventenne è diventato casaro: un mestiere che si impara sul campo e che richiede esperienza, precisione e grande senso di responsabilità. «Produrre Parmigiano Reggiano Dop è un orgoglio, ma anche un impegno verso chi conferisce il latte e verso una tradizione che esiste da secoli», racconta. La filiera segue un disciplinare rigoroso stabilito dal Consorzio. Il latte della sera viene raccolto nelle stalle e lasciato riposare in grandi vasche dove affiora naturalmente la parte grassa. Al mattino viene “spillato”, separato dalla panna, e unito al latte appena munto. La miscela finisce nelle tipiche caldaie di rame dove, con l’aggiunta del caglio, il latte coagula trasformandosi in cagliata. Qui entrano in gioco l’esperienza e l’occhio del casaro: la massa viene rotta con lo spino e cotta fino a circa 55 gradi. Dopo la sedimentazione sul fondo della caldaia viene raccolta in un telo di lino e divisa in due forme gemelle.</p>
<p class="p1">«La fase più delicata è tra il taglio della cagliata e la cottura: sono pochi minuti ma determinanti». Le forme appena nate vengono inserite nelle fascere che imprimono sulla crosta il marchio Parmigiano Reggiano Dop con la matricola del caseificio e la data di produzione. Successivamente vengono immerse nelle vasche di salamoia per 18 giorni, prima di iniziare la stagionatura nei magazzini: almeno dodici mesi, spesso molto di più. Un lavoro fatto di gesti antichi e impegno verso il futuro.</p>
<p class="p1">«Le nuove generazioni sono fondamentali», osserva Adami. «Questo è un mestiere che richiede passione e conoscenza». E ai consumatori lascia un invito semplice: «Non fermatevi all’etichetta o al prezzo. Venite a visitare i caseifici: solo così si capisce davvero quanto lavoro c’è dietro una forma di Parmigiano Reggiano».</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215418" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/La-tipica-caldaia-in-rame-a-campana-rovesciata-materiale-ideale-per-la-cottura-del-latte.jpg" alt="" width="763" height="627" /></p>
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		<title>Parmigiano Reggiano Dop: la forza di una filiera unica</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/parmigiano-reggiano-dop-la-forza-di-una-filiera-unica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:08:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano Dop]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Generazioni di mani, saperi e gesti quotidiani custodiscono uno dei prodotti più emblematici dell’agroalimentare italiano: il Parmigiano Reggiano Dop. Un formaggio che nasce da una filiera rigorosa e profondamente legata al territorio, dove ogni fase della produzione – dalla stalla alla tavola – è regolata da un disciplinare preciso e da un sistema di controlli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Generazioni di mani, saperi e gesti quotidiani custodiscono uno dei prodotti più emblematici dell’agroalimentare italiano: il <strong>Parmigiano Reggiano Dop</strong>. Un formaggio che nasce da una filiera rigorosa e profondamente legata al territorio, dove ogni fase della produzione – dalla stalla alla tavola – è regolata da un disciplinare preciso e da un sistema di controlli che ne garantisce autenticità e qualità.</p>
<p class="p1">Il Parmigiano Reggiano può essere prodotto solo all’interno di un’area geografica ben definita che comprende le province di <strong>Parma</strong>, <strong>Reggio Emilia</strong>, <strong>Modena</strong> e parte delle province di <strong>Mantova</strong>, a destra del Po, e di <strong>Bologna</strong>, a sinistra del Reno. Qui, grazie a condizioni ambientali specifiche, a un’alimentazione controllata delle bovine e a tecniche di lavorazione tramandate nei secoli, prende forma un prodotto unico, riconosciuto nel mondo come simbolo della tradizione casearia italiana.</p>
<p class="p1">Oggi il Consorzio del Parmigiano Reggiano riunisce <strong>circa</strong> <strong>trecento caseifici</strong> e <strong>migliaia di allevatori</strong> che ogni giorno contribuiscono alla produzione di milioni di forme destinate ai mercati nazionali e internazionali. Dietro ognuna di queste forme si nasconde un lavoro collettivo fatto di esperienza, responsabilità e attenzione ai dettagli.</p>
<p class="p1">È un percorso che comincia nelle stalle, prosegue nei caseifici dove il latte viene trasformato secondo gesti antichi e continua nei lunghi mesi di <strong>stagionatura</strong> nei magazzini. Qui interviene una figura poco conosciuta ma fondamentale: il <strong>battitore</strong> del Consorzio, che con il suo martelletto “ascolta” le forme e ne verifica la qualità prima della marchiatura definitiva.</p>
<p class="p1">A completare questo viaggio c’è la <strong>cucina</strong>, dove il Parmigiano Reggiano esprime tutta la sua versatilità diventando ingrediente identitario di molte ricette della tradizione e della gastronomia contemporanea. Un prodotto che è insieme cultura, territorio e sapere artigianale: il risultato di una filiera che, da oltre nove secoli (la sua origine si fa risalire al Medioevo), continua a rinnovarsi restando fedele alle proprie origini.</p>
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		<title>Birra e Parmigiano Reggiano Dop: un&#8217;unione riuscita</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/birra-e-parmigiano-reggiano-dop-ununione-riuscita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 12:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano Dop]]></category>
		<category><![CDATA[abbinamenti]]></category>
		<category><![CDATA[birra]]></category>
		<category><![CDATA[formaggio]]></category>
		<category><![CDATA[parmigiano]]></category>
		<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parola d’ordine: versatilità. Pochi prodotti del patrimonio gastronomico italiano sono presenti sia nei ricettari casalinghi sia nelle creazioni dell’alta cucina quanto il Parmigiano Reggiano Dop. A conferma della sua unicità, questa eccellenza casearia è insostituibile anche in preparazioni tradizionali di territori lontani dalle sue zone di produzione. Guai però a considerarlo un formaggio “monolitico”: i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parola d’ordine: <b>versatilità</b>. Pochi prodotti del patrimonio gastronomico italiano sono presenti sia nei ricettari casalinghi sia nelle creazioni dell’alta cucina quanto il <b>Parmigiano Reggiano Dop</b>. A conferma della sua unicità, questa eccellenza casearia è insostituibile anche in preparazioni tradizionali di territori lontani dalle sue zone di produzione. Guai però a considerarlo un formaggio “monolitico”: i vari livelli di stagionatura danno vita infatti a esperienze gustative profondamente diverse, che si apprezzano in particolar modo quando viene consumato in purezza.</p>
<p>Analogamente, sul fronte degli abbinamenti la palma della duttilità spetta senza dubbio alle <b>birre artigianali</b>. Grazie alla varietà di stili, ingredienti e tecniche produttive, riescono a coprire uno spettro aromatico talmente ampio da non conoscere tabù negli accostamenti. Le sfumature dei malti, le note variegate delle molteplici cultivar di luppolo e la personalità dei lieviti contribuiscono a costruire ponti sensoriali capaci di valorizzare ogni cibo. Con queste premesse, è facile intuire le potenzialità dell’unione tra birra e Parmigiano Reggiano Dop, due mondi solo apparentemente distanti. Dopotutto, l’abilità e le conoscenze dei mastri casari, in termini di cotture e fermentazioni, sono assimilabili a quelle dei mastri birrai.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205641" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/parmigiano-reggiano-birra-abbinamento.png" alt="parmigiano-reggiano-birra-abbinamento" width="763" height="627" /></p>
<p>E allora con <b>Simone Ficarelli</b>, Responsabile Accademia Parmigiano Reggiano, abbiamo provato a celebrare dei matrimoni brassicolo-caseari, partendo dalle caratteristiche sensoriali di quattro stagionature per ragionare sugli abbinamenti con alcuni stili di birra.</p>
<h3><b>Parmigiano Reggiano oltre 12 mesi</b></h3>
<p>Un formaggio giovane, che comincia ad avere la sua personalità, ma che non ha ancora raggiunto la maturazione adatta a esprimere le caratteristiche tipiche della lunga stagionatura. I suoi sentori che ricordano latte fresco e burro sono accompagnati da una nota di yogurt e da sfumature vegetali di erba appena tagliata e fiori di campo. Dolce e acidulo, è necessario non sovrastarlo.</p>
<p>I malti chiari e le note erbacee di una <b>Pils</b> rappresentano una soluzione prudente ma efficace. In alternativa si può puntare sui sentori di frutta a pasta gialla, pane e miele tipici di una <b>Belgian Blonde Ale</b>.</p>
<h3><b>Parmigiano Reggiano oltre 24 mesi</b></h3>
<p>Oltre i due anni di stagionatura, sopraggiunge il tipico aroma del brodo di carne, impreziosito da note di pepe bianco, frutta tropicale e frutta secca. Si aprono le porte a birre caratterizzate dalle note dolci di malto e biscotto e dal corpo importante, come le <b>Bock</b> o le <b>Dubbel</b>, che aggiungono sentori speziati e di uvetta. Altrettanto valida la strada delle birre luppolate, con note resinose e aromi tropicali, come le <b>American Ipa</b>.</p>
<h3><b>Parmigiano Reggiano oltre 35 mesi</b></h3>
<p>Nelle stagionature oltre i 35 mesi l’intensità e la complessità olfattive diventano elevate. Occorrono birre che vi tengano testa, come le <b>Strong Belgian Ale</b> o le <b>Tripel</b>, che grazie pure all’alcol elevato e una buona carbonazione mettono in equilibrio il palato. Per aggiungere un gradevole tono fumé basta invece affidarsi a una <b>Rauch</b>, la birra affumicata tipica di Bamberga.</p>
<h3><b>Parmigiano Reggiano oltre 60 mesi</b></h3>
<p>Asciutto e friabile, perde la componente speziata per cedere il passo a sentori di cuoio e di tostato. Si va facilmente per analogia con gli stili scuri, preferendo quelli con caratura alcolica e aromatica importante. Spazio dunque alle <b>Imperial Stout</b> o alle <b>Quadrupel</b>, ma anche a birre con sentori terziari da invecchiamento come i <b>Barley Wine</b>, o con note acide e legnose come le <b>Oud Bruin</b>.</p>
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		<item>
		<title>Parmigiano Reggiano e whisky, incontro perfetto</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/parmigiano-reggiano-e-whisky-incontro-perfetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 11:47:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano Dop]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio del Parmigiano Reggiano]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Bargiani]]></category>
		<category><![CDATA[whisky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il valore del tempo. Un concetto che conoscono bene i mastri casari del Parmigiano Reggiano DOP, così come i master blender del whisky. Da questo parallelismo prende forma un’idea: si possono abbinare queste due eccellenze, per ottenere il cosiddetto “perfect pairing”? La risposta ce la dà Giorgio Bargiani, assistant director of mixology del The Connaught, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il valore del tempo.</strong> Un concetto che conoscono bene i mastri casari del <strong>Parmigiano Reggiano DOP</strong>, così come i master blender del whisky. Da questo parallelismo prende forma un’idea: si possono abbinare queste due eccellenze, per ottenere il cosiddetto “perfect pairing”? La risposta ce la dà <strong>Giorgio Bargiani,</strong> assistant director of mixology del <strong>The Connaught</strong>, celebre bar d’hotel di Londra che per anni ha dominato la classifica dei World’s 50 Best Bars. «Whisky e Parmigiano Reggiano è un abbinamento che racconta le mie radici italiane e il mio presente lavorativo nel Regno Unito », racconta il bartender.</p>
<p><strong>Formaggio e distillato condividono più di quanto si pensi.</strong> «Alla base ci sono materie prime semplici, rispettivamente latte e orzo, ma è la lavorazione, con l’esperienza accumulata nei secoli, a fare la differenza», riassume Bargiani. Una sapienza che dà valore (e sapore) al tempo e all’attesa: mesi nel caso del Parmigiano Reggiano, anni nel caso del whisky. <strong>Anche dal punto di vista gustativo ci sono punti di contatto sorprendenti, a partire dalla sapidità e dal gusto umami per cui il Parmigiano Reggiano è famoso</strong>. «Spesso lo ritroviamo anche nel whisky: pensate a quelle botti sull’isola di Islay, la culla del whisky scozzese, che vengono battute dalla brezza marina e acquisiscono note iodate uniche. Inoltre, di frequente nel whisky troviamo toni di frutta secca, specie nei distillati maturati in botti ex Sherry. È il cosiddetto “nutty flavour”, che emerge nel Parmigiano Reggiano stagionato, mentre in quello più giovane le note sono di frutta fresca, un altro flavour che non manca a molti whisky».</p>
<p>Passando agli abbinamenti, Bargiani suggerisce <strong>il sentore di vaniglia, tipico dei whisky affinati in botti ex Bourbon</strong>: «È un’associazione naturale con i prodotti caseari, dal momento che siamo abituati a preparazioni a base latte, come la crema pasticcera». Anche la caratteristica affumicatura dei whisky torbati è un sentore che ben si accorda al Parmigiano Reggiano, tanto che un altro abbinamento che Bargiani consiglia, uscendo dal seminato del whisky, è con<strong> il mezcal,</strong> il distillato di agave messicano che si distingue per la sua spiccata nota di fumo.</p>
<p>I distillati in purezza, tuttavia, non sono per tutti. Alcuni li riescono ad apprezzare solamente aggiungendo acqua (Bargiani suggerisce solo qualche goccia, e solo quando superano i cinquanta gradi), ma c’è un modo per rendere il pairing indimenticabile:<strong> il miscelato.</strong> «È qui che interviene l’esperienza del bartender, che con il cocktail riesce ad aggiungere quello che può mancare o implementare quello che già c’è».</p>
<p>Per dare un saggio di questo “perfect pairing”, Bargiani ha pensato a due ricette che vanno a combinarsi con due diverse stagionature di <strong>Parmigiano Reggiano DOP</strong>. Il primo, chiamato <strong><em>Pomo d’Oro</em></strong>, è pensato per un 24 mesi e gioca sulla nota umami del formaggio, richiamata dal pomodoro, il frutto più umami di tutti. Il secondo drink è ispirato dal noto libro e show Netflix <strong><em>Salt Fat Acid Heat</em></strong> della chef Samin Nosrat, ed è pensato per riflettere tutti gli elementi base del gusto in un miscelato, che si combina con <strong>le note di spezie calde e castagna di un Parmigiano Reggiano 40 mesi</strong>. «Qui mi sono divertito a ritrovare un “Italian touch”: dalla presenza dell’aceto balsamico, storico alleato del Parmigiano Reggiano, all’affinamento in botti ex Marsala del whisky che ho scelto. Infine, un top di cedrata, per un tocco di freschezza agrumata».</p>
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		<title>Parmigiano Reggiano Dop, viaggio nella cheese valley</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 13:44:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano Dop]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il formaggio italiano Dop più famoso al mondo è legato, fin dal nome, alle province di Parma e Reggio Emilia. Ma il territorio di produzione previsto dal disciplinare del Parmigiano Reggiano Dop abbraccia anche Modena e l’area bolognese alla sinistra del fiume Reno, oltre a parte della provincia di Mantova. Nelle terre emiliane e dell’Oltrepò [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong>Il formaggio italiano Dop più famoso al mondo</strong> è legato, fin dal nome, alle <strong>province di Parma e Reggio Emilia</strong>. Ma il territorio di produzione previsto dal disciplinare del <strong>Parmigiano Reggiano Dop</strong> abbraccia anche Modena e l’area bolognese alla sinistra del fiume Reno, oltre a parte della provincia di Mantova.</p>
<p class="p1">Nelle terre emiliane e dell’Oltrepò mantovano, allevamenti e caselli disegnano il paesaggio e offrono la possibilità di conoscere in maniera approfondita e diretta come nascono le possenti forme cui le diverse stagionature – ma anche il mosaico di razze, altimetrie e “terroir” – regalano infinite sfumature di gusto e intensità. Accanto alla tradizione casearia che ha qui origine nel Medioevo, ci sono poi molti altri prodotti d’eccellenza: dai salumi all’Aceto Balsamico, dalla pasta fresca al Lambrusco.</p>
<p class="p1">Non a caso, la chiamano <strong>la Food Valley italiana</strong>: un territorio ricco di storia, arte, musica e sapore che offre tante opportunità di viaggio all’insegna del gusto. E proprio il Parmigiano Reggiano Dop è un elemento trainante del turismo locale: come ha di recente annunciato il Consorzio Parmigiano Reggiano all’edizione 2025 della Borsa Internazionale del Turismo di Milano, nel 2024 sono stati oltre 180mila i visitatori nei caseifici del comprensorio (+5,9% sul 2023), e tra questi 49mila – per metà provenienti dall’estero – hanno prenotato la visita tramite il portale dedicato sul sito del Consorzio.</p>
<p class="p1">Questo grande formaggio può fare dunque da traccia per un itinerario goloso nel cuore della sua produzione, con visite ai caseifici e magazzini di stagionatura – magari approfittando delle date dell’edizione primaverile di Caseifici Aperti, in programma sabato 12 e domenica 13 aprile, ma è sempre possibile prenotare le visite –, assaggi di forme di diversa età o piatti che ne esaltano il sapore in enoteche e ristoranti locali, e la scoperta di altri grandi prodotti di queste terre.</p>
<p class="p1">Partiamo da <strong>Reggio Emilia</strong>, la Città del Tricolore – qui, nel 1797, fu adottato per la prima volta il vessillo poi divenuto bandiera nazionale – che diede i natali all’Ariosto ed è ricca di chiese, musei e gallerie. A poca distanza, a Bibbiano, dal 1963 l’<strong>Antica Fattoria Caseificio Scalabrini</strong> segue l’intera filiera produttiva e organizza tour che vanno dalle stalle alla stagionatura, portata fino a 72 mesi. E in questa zona nasce anche l’<strong>Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop</strong>, prodotto secondo tradizione con la lunga affinatura nelle botti di legno, e perfetto per esaltare con qualche goccia una scaglia di Parmigiano Reggiano Dop dai 36 mesi in su. Nelle mani dello <strong>chef Andrea Incerti Vezzani</strong>, una stella Michelin al ristorante<strong> Ca’ Matilde</strong>, il formaggio trova inedite nuance aromatiche come nel Risotto al Parmigiano Reggiano affumicato, rosmarino e tartufo nero.</p>
<p class="p1"><strong>Parma</strong>, Città Creativa della Gastronomia Unesco, è famosa per la magnifica Cattedrale di Santa Maria Assunta, dalla facciata medievale e gli affreschi rinascimentali, e l’adiacente Battistero in marmo rosa. Ma anche per il Teatro Regio che ospita il festival annuale dedicato a Giuseppe Verdi – il celebre compositore nato in una frazione della vicina <strong>Busseto</strong> – e per gli altrettanto sontuosi salumi, dal pregiato <strong>Prosciutto di Parma Dop</strong> al delizioso<strong> Culatello di Zibello Dop</strong>, che stagionano nelle cantine della zona accarezzati dalle nebbie padane.</p>
<p class="p1">Tra i numerosi caseifici locali, sulle colline di Borghetto, <strong>Ciaolatte</strong> è un’azienda agricola a filiera corta specializzata dal 2000 nella produzione di Parmigiano Reggiano Biologico. Mentre a <strong>Collecchio</strong>, dal 1953 la <strong>famiglia </strong><strong>Gennari</strong> produce Pamigiano Reggiano Dop: tra le 100 forme realizzate ogni giorno ci sono quelle Bio e quelle da latte di razza Frisona, Bruna Alpina e Vacche Rosse.</p>
<p class="p1">A <strong>Polesine Parmense</strong>, in una cor- te del 1370, i <strong>fratelli Luciano e Massimo </strong><strong>Spigaroli</strong> sono artefici tanto di grandi culatelli quanto dei piatti raffinati dell’<strong>Antica Corte Pallavicina</strong> (una stella Michelin dal 2011) che esaltano i prodotti locali, come I soffici ai tre Parmigiani in brodo di gallina fidentina, in crosta di sfoglia (in ricordo di Gualtiero Marchesi).</p>
<p class="p1"><strong>Modena</strong> – la città dell’Aceto Balsamico Tradizionale Dop, della cucina colta e gaudente di <strong>Massimo Bottura</strong>, di Luciano Pavarotti e del Cavallino Rampante – affascina con i suoi portici e i banchi del <strong>Mercato Storico Albinelli</strong>, con lo sfarzo del Palazzo Ducale e delle Gallerie Estensi, con il Duomo romanico e la svettante torre campanaria della Ghirlandina (Patrimonio dell’Umanità Unesco insieme a Piazza Grande).</p>
<p class="p1">A poca distanza dalla città si trova uno dei sette stabilimenti – situati nelle province di Modena, Bologna e Reggio Emilia – del <strong>caseificio 4 Madonne</strong>, che dal 1967 lavora il latte di 75 soci conferenti da tutte le zone della denominazione dando vita a numerose anime di Parmigiano Reggiano Dop: dal Biologico a quello Vacche Rosse e Vacche Brune, ma anche al Parmigiano Reggiano “Prodotto di Montagna”, per il quale l’intera filiera produttiva avviene in aree montane preservando aromi, tradizioni ed economie.</p>
<p class="p1">Da <strong>L’Erba del Re</strong>, ristorante una stella Michelin in centro città, lo <strong>chef Luca Marchini</strong> non si limita a inserire in carta, tra i secondi, la Degustazione di Parmigiano Reggiano in 5 stagionature, ma nel percorso “Un salto nel passato” abbina due eccellenze locali nel Risotto con Parmigiano Reggiano e Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.</p>
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