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	<title>Caffè &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Caffè &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>La moda dell&#8217;espresso sta cambiando le caffetterie di Parigi</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/parigi-caffetterie-design-espresso-artigianale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se frequentate la capitale francese da qualche anno, avrete notato un paradosso storico: in una delle patrie assolute dell&#8217;alta cucina, ordinare una tazzina di caffè ha spesso deluso le vostre aspettative. E non è per la rivalità tra Francia e Italia né perché noi siamo i numeri uno nell&#8217;espresso dato che lo abbiamo inventato. È [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se frequentate la capitale francese da qualche anno, avrete notato un <strong>paradosso</strong> storico: in una delle patrie assolute dell&#8217;alta cucina, ordinare una tazzina di caffè ha spesso <strong>deluso</strong> le vostre aspettative. E non è per la rivalità tra Francia e Italia né perché noi siamo i numeri uno nell&#8217;espresso dato che lo abbiamo inventato. È dovuto a una brutta tradizione dei bistrot parigini: vi ha infatti abituati a bevande scure, ruvide e molto amare, con chicchi estratti male e di dubbia qualità. Tutto questo era il risultato di un mercato gestito da pochissime grandi aziende che hanno <strong>quasi il monopolio</strong>, orientate verso varietà acide e funzionali al <strong>consumo rapido</strong> al bancone. Non era una pausa pensata per soffermarsi, ma un gesto meccanico e del tutto sbrigativo. Noi ne sappiamo qualcosa perché anche in Italia ancora oggi troviamo spesso questo tipo di prodotto nei bar delle nostre città. A Parigi però la questione sta cambiando prospettiva.</p>
<h2>I bar parigini modificano l&#8217;aspetto della città</h2>
<p>Da circa un decennio potete però assistere a un radicale cambio di equilibrio. Diversi imprenditori, supportati da una vivace rete di immigrati australiani e americani, hanno iniziato a proporre <strong>metodi di tostatura</strong> molto diversi. Entrando in indirizzi ormai consolidati come <strong>HolyBelly</strong>, <strong>Folks and Sparrows</strong> o <strong>Hardware Société</strong>, troviamo miscele più leggere, attenzioni sulle origini dei chicchi e proposte gastronomiche in abbinamento, ricche di ispirazioni nordeuropee. La formula ha convinto i parigini in pochissimo tempo e numeri confermano la solidità del fenomeno. Secondo le rilevazioni del <strong>Collectif Café</strong>, l&#8217;associazione di categoria nazionale, il comparto indipendente ha registrato una crescita verticale. Negli ultimi dieci anni in Francia ha inaugurato in media una <strong>nuova caffetteria artigianale a settimana</strong>, e la capitale rappresenta il baricentro assoluto di questa espansione commerciale. Quella che sembrava una nicchia ristretta per pochi addetti ai lavori si è trasformata in un&#8217;abitudine strutturale per una fascia di consumatori molto ampia, disposta a spendere cifre superiori pur di ottenere un prodotto curato.. Un risultato straordinario che ha portato a una vera rivoluzione della <em>coffee colture</em> francese.</p>
<figure id="attachment_215832" aria-describedby="caption-attachment-215832" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-215832" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/parigi-caffetterie-design-espresso.png" alt="parigi-caffetterie-design-espresso" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-215832" class="wp-caption-text">Café Nuances | Foto dal profilo Instagram</figcaption></figure>
<p>Oggi ci troviamo di fronte a una <strong>seconda fase</strong> di questa trasformazione urbana. L&#8217;attenzione dei gestori si è spostata sullo <strong>spazio fisico</strong>, elevando l&#8217;estetica a elemento centrale dell&#8217;esperienza. Questo corso è stato inaugurato pochi anni fa da <strong>Café Nuances</strong>, nel primo arrondissement, con arredi spiccatamente industriali. Le filiali successive dello stesso marchio vi portano oggi in contesti progettati da artisti, dove persino i posti a sedere ricordano tazze di metallo deformate.</p>
<p>Passeggiando per Saint Ouen e fermandovi da <strong>Noir Coffee Shop</strong> (in copertina) vi imbattete in soffitti di lamiera e illuminazioni teatrali, mentre restando sull&#8217;Île Saint-Louis la stessa insegna vi accoglie tra muri grezzi e pietre levigate. Poco distante dal Canal Saint-Martin, esplorando il <strong>Cafe Shin</strong>, vi sembrerà invece di approdare in Asia: il cemento spazzolato e le panche incassate ricalcano con precisione le architetture coreane, accompagnando menù dove spiccano preparazioni al matcha o varianti strutturate sulla patata dolce. L&#8217;architettura del locale risulta insomma determinante quanto il lavoro tecnico del barista.</p>
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		<title>Quanto costa oggi un caffè al bar in Italia: gli aumenti sono costanti ma è realmente &#8220;caro&#8221;?</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/prezzo-caffe-bar-italia-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 16:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tazzina di espresso costa oggi in media 1,29 euro in Italia, 25 centesimi in più rispetto al 2021. In cinque anni il prezzo è aumentato del 24,2%, ma la cifra cambia sensibilmente a seconda della città: a Bolzano si arriva a 1,51 euro, mentre a Messina il prezzo medio è di 1,06 euro. Il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">La tazzina di <strong>espresso</strong> costa oggi in media <strong>1,29 euro</strong> in Italia, 25 centesimi in più rispetto al 2021. In cinque anni il prezzo è aumentato del 24,2%, ma la cifra cambia sensibilmente a seconda della città: a <strong>Bolzano</strong> si arriva a 1,51 euro, mentre a Messina il prezzo medio è di 1,06 euro.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il dato arriva da uno studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), realizzato in collaborazione con Assoutenti, che ha analizzato i prezzi dell&#8217;espresso sulla base dei dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy raccolti nelle diverse province italiane.</p>
<h2>Dove costa di più il caffè al bar</h2>
<p class="isSelectedEnd">Bolzano si conferma la città con il prezzo medio più alto, con 1,51 euro per una tazzina. Segue <strong>Pescara</strong>, dove l&#8217;espresso costa 1,49 euro. Sono invece undici le province in cui il prezzo ha raggiunto o superato 1,40 euro: oltre a Bolzano e Pescara ci sono Ferrara, Belluno, Ravenna, Trieste, Parma, Trento, Padova, Treviso e Udine.</p>
<p class="isSelectedEnd">All&#8217;estremità opposta della classifica c&#8217;è Messina, con un prezzo medio di 1,06 euro. <strong>Catanzaro</strong> segue con 1,08 euro. Restano invece sotto 1,20 euro anche Aosta, Siracusa, Varese, Roma e Pistoia.</p>
<p class="isSelectedEnd">La differenza tra le città è ancora più evidente se si considera l&#8217;aumento registrato negli ultimi cinque anni. A Pescara il prezzo dell&#8217;espresso è cresciuto del 49% rispetto al 2021, il dato più alto rilevato dallo studio. Seguono Parma, con un aumento del 41%, Bari, con il 39,5%, e Napoli, dove il prezzo è salito del 37,8%.</p>
<p class="isSelectedEnd">Gli aumenti più contenuti si sono verificati invece ad Aosta, con il 6,7%, e a Cagliari, Biella e Reggio Emilia, dove i rincari si aggirano intorno al 15%.</p>
<h2>Perché il caffè al bar è aumentato</h2>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;aumento del prezzo della tazzina non sembra dipendere soltanto dal costo del caffè. Secondo il C.r.c., le <strong>quotazioni</strong> della materia prima sono infatti <strong>scese</strong> rispetto ai picchi raggiunti nel 2025. Il prezzo del <strong>Robusta</strong>, che nel 2025 aveva raggiunto circa 5.600 dollari a tonnellata, si aggira oggi intorno ai 3.900 dollari, mentre l&#8217;<strong>Arabica</strong> è sceso verso i 3,20 dollari per libbra, contro gli oltre 4 dollari dell&#8217;anno precedente.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-217198" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/prezzo-caffe-bar-italia-2026.png" alt="prezzo-caffe-bar-italia-2026" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">A incidere sul prezzo finale sono quindi anche altri costi sostenuti dai bar, a partire da energia e gestione. «Alla base degli aumenti registrati ai bar ci sono altri fattori, come il rialzo dei costi energetici e di gestione in capo agli esercenti, che vengono poi scaricati sui prezzi finali al consumatore», ha spiegato <strong>Furio Truzzi</strong>, presidente del comitato scientifico del C.r.c.</p>
<p>Ma è davvero giusto parlare di &#8220;caro caffè&#8221;? Probabilmente sì ma è leggermente improprio. L&#8217;espresso è sì aumentato del 25% negli ultimi 5 anni ma nello stesso periodo la materia prima ha subito aumenti enormemente superiori, senza contare energia, trasporti, personale, affitti e tutti gli altri costi sostenuti dagli esercenti. I bar e le torrefazioni hanno assorbito moltissimo questi aumenti, a volte con conseguenze disastrose per le proprie finanze. Al TG1 il coffee expert <strong>Mauro Illiano</strong> ha detto che questo rincaro potrebbe essere addirittura un&#8217;opportunità perché «può essere un ripensamento della bevanda e del caffè stesso, con la possibilità per i clienti finali di riqualificare la figura del barista» e del luogo del bar. Dopotutto oggi la differenza di prezzo tra uno specialty coffee e un caffè tradizionale si sta assottigliando sempre più ed effettivamente potremmo trovarci di fronte a un insperato allineamento dei pianeti per permettere anche all&#8217;Italia di fare quel tanto sperato passo in avanti nel mondo dei chicchi.</p>
<h2>Gli italiani stanno cambiando il modo di bere il caffè</h2>
<p class="isSelectedEnd">Il prezzo della tazzina si inserisce in un cambiamento più ampio nelle abitudini di consumo. Secondo Assoutenti, nel 2026 sono aumentate del 33% le vendite di <strong>caffè in chicchi</strong>, scelto sempre più spesso al posto di cialde e capsule, e un ritorno nostalgico alla <a href="https://www.foodandwineitalia.com/perche-la-moka-si-chiama-cosi-la-storia-della-caffettiera/" target="_blank" rel="noopener">moka</a>: non sappiamo se spinti da un costo più contenuto o da un ritorno al ritmo lento che le macchine automatiche ci hanno un po&#8217; tolto.</p>
<p>Per milioni di persone il caffè al bar resta un rito quotidiano, ma il prezzo della tazzina è diventato progressivamente più alto e le alternative per consumarlo a casa stanno guadagnando spazio.</p>
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		<title>Caffè tostato con il sole: le torrefazioni che stanno sperimentando l’energia solare</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/caffe-tostato-energia-solare-torrefazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 16:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si può tostare il caffè usando soltanto l’energia del sole? La domanda riguarda uno dei passaggi più energivori della filiera del caffè, la torrefazione, e sta tornando al centro del dibattito internazionale grazie ad alcune piccole aziende statunitensi che stanno sperimentando modelli produttivi alimentati da fonti rinnovabili. Come funziona la tostatura del caffè La torrefazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-w-component="text" data-w-wrap="normal">Si può tostare il <strong>caffè</strong> usando soltanto l’<strong>energia del sole</strong>? La domanda riguarda uno dei passaggi più energivori della filiera del caffè, la <strong>torrefazione</strong>, e sta tornando al centro del dibattito internazionale grazie ad alcune piccole aziende statunitensi che stanno sperimentando modelli produttivi alimentati da fonti rinnovabili.</p>
<h2 data-w-component="text" data-w-wrap="normal">Come funziona la tostatura del caffè</h2>
<p class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text" data-w-component="text" data-w-wrap="normal">La torrefazione tradizionale utilizza spesso tostatori a gas e produce, oltre al caffè tostato, emissioni di monossido di carbonio, composti organici volatili e particolato. Il tema è diventato particolarmente visibile all’inizio di quest&#8217;anno, quando una piccola torrefazione nello Stato di New York è finita al centro delle cronache per problemi legati all’<strong>inquinamento atmosferico</strong> e all’assenza di adeguati sistemi di abbattimento delle emissioni.</p>
<p class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text" data-w-component="text" data-w-wrap="normal">In questo contesto si inserisce l’esperienza di <strong><span class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text rFU14q_Emphasis" data-w-component="bold" data-w-default-strong="" data-w-inline="" data-w-wrap="normal">Sun Bean Roastery</span></strong>, a Indianapolis, fondata nel 2023 da <strong>Jenny</strong> e <strong>Billy Holland</strong>. L’azienda utilizza pannelli fotovoltaici e tostatori elettrici, con l’obiettivo di alimentare l’intero processo di torrefazione con energia solare. Secondo i dati diffusi dalla società, il sistema recupera parte del calore prodotto e filtra il fumo in uscita, riducendo in modo significativo consumi energetici ed emissioni rispetto a una tostatrice tradizionale a gas.</p>
<p data-w-component="text" data-w-wrap="normal"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-216639" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/caffe-tostato-energia-solare.png" alt="caffe-tostato-energia-solare" width="763" height="627" /></p>
<div class="ac5DTa_Box" data-w-direction="col" data-w-auto-spacing="" data-w-has-height="" data-w-has-width="" data-w-component="box">
<div class="ac5DTa_Box gvjAwW_ImageBox" role="presentation" data-w-direction="col" data-w-auto-spacing="" data-w-has-height="" data-w-has-width="" data-w-component="image"></div>
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<p class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text" data-w-component="text" data-w-wrap="normal">La questione centrale, però, non è soltanto tecnica ma industriale. I tostatori elettrici oggi più diffusi hanno spesso <strong>capacità molto ridotte</strong>, nell’ordine di pochi chilogrammi per ciclo, mentre le torrefazioni commerciali lavorano abitualmente volumi molto più elevati. Questo significa che un modello completamente elettrico e alimentato dal sole è più facile da applicare a una piccola realtà artigianale che a un impianto di grandi dimensioni. Nonostante il limite, Sun Bean sostiene di riuscire a produrre circa 300 sacchetti di caffè a settimana restando interamente alimentata da energia solare.</p>
<p class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text" data-w-component="text" data-w-wrap="normal">L’efficacia di queste soluzioni dipende anche dal territorio in cui operano. Come riporta Dissapore, nello Utah, per esempio,<strong> <span class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text rFU14q_Emphasis" data-w-component="bold" data-w-default-strong="" data-w-inline="" data-w-wrap="normal">Publik Coffee Roasters</span> </strong>ha installato pannelli solari e utilizza un tostatore a infrarossi con ossidatore per ridurre le emissioni in una regione dove l’elettricità proviene ancora in larga parte da carbone e gas naturale. In Wisconsin, <strong><span class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text rFU14q_Emphasis" data-w-component="bold" data-w-default-strong="" data-w-inline="" data-w-wrap="normal">Wonderstate Coffee</span></strong> continua a usare tostatori a gas, ma produce con il fotovoltaico più energia di quanta ne consumi e immette l’eccesso nella rete elettrica.</p>
<div class="ac5DTa_Box" data-w-direction="col" data-w-auto-spacing="" data-w-has-height="" data-w-has-width="" data-w-component="box">
<div class="ac5DTa_Box gvjAwW_ImageBox" role="presentation" data-w-direction="col" data-w-auto-spacing="" data-w-has-height="" data-w-has-width="" data-w-component="image"></div>
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<p class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text" data-w-component="text" data-w-wrap="normal">Questi esempi non indicano che la torrefazione solare sia già pronta a <strong>sostituire</strong> il modello convenzionale. Mostrano però una direzione di ricerca concreta: elettrificazione dei tostatori, recupero del calore, integrazione con impianti fotovoltaici e riduzione delle emissioni locali. In un settore che discute sempre più di sostenibilità, la domanda non è tanto se il caffè possa essere tostato con il sole in assoluto, quanto in quali condizioni economiche e produttive questa soluzione possa diventare competitiva.</p>
<p class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text" data-w-component="text" data-w-wrap="normal">La risposta, quindi, è <strong>sì: <span class="zlAe0W_TextBase zlAe0W_Text rFU14q_Emphasis" data-w-component="bold" data-w-default-strong="" data-w-inline="" data-w-wrap="normal">il caffè può essere tostato con energia solare</span></strong>, e alcune torrefazioni lo stanno già facendo. La vera sfida riguarda la possibilità di estendere questo modello oltre le piccole produzioni artigianali senza perdere efficienza economica e continuità produttiva.</p>
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		<title>Japanese, il “caffè freddo” che viene da Oriente</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/japanese-il-caffe-freddo-che-viene-da-oriente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bugan Coffee Lab]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[caffè freddo]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[japanese]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivo a Milano in una domenica pomeriggio di fine giugno in cui il caldo ha già raggiunto livelli equatoriali, anticipazione di quello che ci sarebbe toccato nelle settimane seguenti. I Navigli sembrano una landa desolata e sostare più di un minuto sotto il sole potrebbe avere conseguenze letali. Ho insieme sonno e sete; per fortuna, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/japanese-il-caffe-freddo-che-viene-da-oriente/">Japanese, il “caffè freddo” che viene da Oriente</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo a<strong> Milano</strong> in una domenica pomeriggio di fine giugno in cui il caldo ha già raggiunto livelli equatoriali, anticipazione di quello che ci sarebbe toccato nelle settimane seguenti. I Navigli sembrano una landa desolata e sostare più di un minuto sotto il sole potrebbe avere conseguenze letali. Ho insieme sonno e sete; per fortuna, a due passi – all’ombra, dal lato giusto della strada – c’è l’indirizzo milanese di <a href="https://bugancoffeelab.com/"><strong>Bugan Coffee Lab</strong></a>, la torrefazione bergamasca fondata nel 2014 dai fratelli <strong>Sonia e Maurizio Valli</strong>, punto di riferimento della scena dello specialty coffee in Italia, accompagnati dall’efficace slogan/grido di battaglia “No sugar in my coffee”.</p>
<p>Aperto nell’estate 2025 in via Vigevano, dopo i due indirizzi di Bergamo, qui è possibile degustare una selezione di <strong>caffè di altissima qualità</strong> e provenienti da filiere trasparenti e sostenibili da tutto il mondo, acquistare chicchi e accessori e anche – in date prefissate, su prenotazione, o su richiesta per piccoli gruppi – partecipare a corsi e degustazioni di vere e proprie rarità e micro-lotti da competizione guidati dai miglior baristi specialty, nel nuovo spazio dedicato al format <strong>Star Experience</strong>. Insomma, una vera mecca del caffè di qualità.</p>
<h2>Estrazioni a freddo</h2>
<figure id="attachment_216334" aria-describedby="caption-attachment-216334" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216334" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/6-1.png" alt="Bugan Coffee Lab" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216334" class="wp-caption-text">La preparazione del cold brew</figcaption></figure>
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<p>Mi dirigo lì sognando un <a href="https://www.foodandwineitalia.com/cold-brew-storia-preparazione-differenze-caffe-freddo/"><strong>cold brew</strong></a>, il caffè estratto a freddo attraverso un lento e lungo processo di percolazione che permette di estrarre al meglio tutti i sentori aromatici dei chicchi più pregiati, unendo intensità e freschezza. Ma, quando entro, <strong>Stefano Nodari</strong> – responsabile dello store, trainer e campione italiano di Latte Art 2023 – mi propone qualcosa di diverso: un <strong>japanese</strong>.</p>
<p>Da grande appassionata di tutto ciò che riguarda il Giappone, avevo giù adocchiato sulla lavagna magnetica questa voce tra le proposte e le diverse origini presenti, chiedendomi di cosa si trattasse. D’altro canto proprio a Kyoto, ormai una decina d’anni fa, avevo scoperto le gioie dell’<strong>espresso tonic</strong>, rinfrescante e corroborante bevanda a base di tonica ed espresso che oggi è tra i miei must estivi, e non solo. Insomma, i giapponesi ne sanno.</p>
<h2>Japanese, il potere del ghiaccio</h2>
<figure id="attachment_216337" aria-describedby="caption-attachment-216337" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216337" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/1-10.png" alt="Bugan Coffee Lab" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216337" class="wp-caption-text">Sonia Valli prepara un japanese</figcaption></figure>
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<p>E anche Stefano, ovviamente, per cui mi affido a lui facendomi spiegare di cosa si tratti: in sostanza, si parte dalla tipica estrazione a filtro con V60 in cui però una parte dell’acqua bollente che viene versata con movimenti circolari sulla polvere appena macinata viene sostituita da <strong>cubetti di ghiaccio</strong> inseriti direttamente nella caraffa di servizio, permettendo di avere una bevanda fresca, profumata e non annacquata. Aspetto il tempo di percolazione, ritiro il vassoietto con la caraffa di vetro e la tazza senza manici, e mi godo tutti i profumi dell’origine che Stefano ha scelto per me: <strong>Auromar Catalina</strong>, un raro ed elegante Gesha naturale coltivato in altura a Panama dalle note di gelsomino, lampone e pesca dall’acidità per nulla aggressiva.</p>
<p>Se il cold brew alza l’asticella del <strong>caffè freddo</strong>, sostituendo appunto una lenta e accurata estrazione da chicchi selezionati alla classica stratificazione di numerosi espressi conservati in bottiglia a tempo indeterminato – e spesso proposta già zuccherata –, nel caso del japanese si aggiungono altri vantaggi dati dalla <strong>preparazione espressa</strong>. Questo consente innanzitutto di scegliere la propria varietà o tipologia di caffè preferita, mentre solitamente anche le caffetterie più curate hanno una proposta di cold brew unica, già pronta visti i tempi lunghi, magari a rotazione. E assicura la &#8220;freschezza&#8221;, anche in termini aromatici, di ciò che si beve.</p>
<h2>I consigli di Sonia Valli</h2>
<figure id="attachment_216336" aria-describedby="caption-attachment-216336" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216336" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/2-8.png" alt="Sonia Valli" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216336" class="wp-caption-text">Sonia Valli, co-fondatrice di Bugan Coffee Lab</figcaption></figure>
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<p>Insomma, il japanese entra di diritto nella mia triade estiva da coffee-addicted. E mi fa nascere altre curiosità che decido di soddisfare con qualche domanda a <strong>Sonia Valli</strong>.</p>
<p>Ci sono, ad esempio, <strong>varietà</strong> che secondo lei sono più indicate per la realizzazione di japanese, espresso tonic e cold brew? «Per le estrazioni filtro, così come per l&#8217;espresso tonic, consigliamo caffè dai profili aromatici <strong>fruttati</strong> e floreali. Sono bevande che si consumano soprattutto durante la stagione estiva e che rispondono bene a ciò che il nostro palato ricerca nei mesi più caldi: freschezza, acidità piacevole e aromi vivaci», spiega Valli. «Da Bugan Coffee Lab utilizziamo principalmente <strong>Ethiopia e Kenya</strong>, origini che nelle preparazioni a freddo regalano una tazza fresca, complessa e molto espressiva. Detto questo, non esistono regole assolute. La scelta del caffè dipende sempre dal risultato che si vuole ottenere e, soprattutto, dal <strong>gusto personale</strong>: è proprio questa possibilità di sperimentare a rendere interessanti queste preparazioni».</p>
<p>Quali sono, invece, i segreti dell&#8217;<strong>espresso tonic</strong>: quale caffè, quale tonica, come unirli per il risultato ideale? «Il punto di partenza è sempre un espresso preparato con un caffè specialty. Noi prediligiamo caffè dalle note fruttate e floreali, perché si bilanciano in modo naturale con la <strong>componente botanica</strong> dell&#8217;acqua tonica, dando vita a una bevanda fresca, equilibrata e mai eccessivamente amara. Per la tonica utilizziamo Fever-Tree Mediterranean Tonic Water, che ha un profilo aromatico delicato e botaniche mediterranee capaci di accompagnare il caffè senza coprirne le sfumature», mi racconta.</p>
<p>«Il nostro consiglio è quello di assaggiare un espresso tonic preparato in una <strong>caffetteria specialty</strong>, dove il barista conosce sia il profilo sensoriale del caffè sia quello della tonica e può costruire un equilibrio armonico tra i due ingredienti. Al contrario, nel prepararlo con un caffè di scarsa qualità o eccessivamente tostato, abbinato a una tonica molto amara, si rischia di enfatizzare i difetti della bevanda anziché valorizzarne le qualità».</p>
<p>E aggiunge: « Per chi invece vuole cimentarsi <strong>a casa</strong>, la preparazione è piuttosto semplice: basta riempire un bicchiere di ghiaccio, versare circa mezza bottiglietta di acqua tonica e aggiungere uno o due shot di espresso, a seconda dell&#8217;intensità desiderata. In alternativa, se si dispone di un cold brew già pronto, si può ottenere un&#8217;ottima variante utilizzando circa 100 ml di cold brew al posto dell&#8217;espresso e completando il tutto con una <strong>scorza di arancia</strong> o di limone, che ne esalta ulteriormente la componente aromatica».</p>
<p>Non può mancare, infine, una domanda sullo <strong>zucchero</strong>: anche nel caso di japanese e cold brew l&#8217;indicazione è di non usarlo, o cambia qualcosa con il &#8220;freddo&#8221;? «L&#8217;indicazione rimane la stessa. Se il caffè è di qualità ed è stato estratto correttamente, possiede già un <strong>equilibrio naturale</strong> tra dolcezza, acidità e amarezza che non ha bisogno di essere corretto con lo zucchero. Anzi, aggiungerlo significherebbe coprire parte della complessità aromatica della bevanda. Le preparazioni a freddo, in particolare, mettono in risalto la naturale <strong>dolcezza</strong> e la pulizia del caffè: assaggiarle senza zucchero permette di coglierne tutte le sfumature e vivere un&#8217;esperienza di degustazione più autentica».</p>
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		<title>I fondi di caffè possono essere usati per ridurre le emissioni di CO₂</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/fondi-caffe-biochar-ricerca-corea-cambiamento-climatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 10 milioni di tonnellate di fondi di caffè e la maggior parte finisce tra i rifiuti. Una ricerca condotta dal Korea Institute of Geoscience and Mineral Resources propone però un utilizzo diverso per questo scarto: trasformarlo rapidamente in biochar, un materiale carbonioso che potrebbe contribuire alla riduzione delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="595" data-end="1067">Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 10 milioni di tonnellate di fondi di caffè e la maggior parte finisce tra i rifiuti. Una ricerca condotta dal <strong data-start="748" data-end="803">Korea Institute of Geoscience and Mineral Resources</strong> propone però un utilizzo diverso per questo scarto: trasformarlo rapidamente in biochar, un materiale carbonioso che potrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica e offrire nuove applicazioni in agricoltura e nella gestione ambientale.</p>
<p data-start="1069" data-end="1442">Lo studio, pubblicato sul <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1385894726039136?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener"><em data-start="1095" data-end="1125">Chemical Engineering Journal</em></a>, descrive un processo capace di convertire i fondi di caffè in circa 90 secondi attraverso un trattamento ad alte temperature, pari a circa 900 °C. Il risultato è un <strong>biochar</strong> ottenuto con un consumo energetico inferiore rispetto ad altri materiali organici, grazie alla particolare composizione dei residui del caffè.</p>
<h2 data-start="1069" data-end="1442">Uno studio trasforma i fondi in biochar</h2>
<p data-start="1444" data-end="1764">Il biochar non è una novità: viene prodotto da anni a partire da legno e biomasse vegetali mediante processi di <strong>pirolisi</strong>. La ricerca coreana dimostra però che i fondi di caffè rappresentano una materia prima particolarmente adatta, sia per la rapidità della trasformazione sia per le caratteristiche del prodotto finale.</p>
<p data-start="1766" data-end="2132">Secondo i ricercatori, il biochar ottenuto dai fondi di caffè presenta un potere calorifico di circa 29 MJ/kg, superiore a quello del biochar derivato dal legno, che varia generalmente tra 15 e 20 MJ/kg. Il trattamento ad alte temperature elimina inoltre lo zolfo presente nel materiale, riducendo la formazione di anidride solforosa durante l&#8217;eventuale combustione.</p>
<p data-start="1766" data-end="2132"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-216294" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/fondi-caffe-biochar-ricerca.png" alt="fondi-caffe-biochar-ricerca" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2134" data-end="2564">Le proprietà del biochar dipendono soprattutto dalla sua struttura microscopica. Il materiale è costituito da una rete di pori e cavità che genera una superficie interna molto estesa: <strong>un solo grammo</strong> può sviluppare centinaia di metri quadrati di superficie. Questa caratteristica lo rende interessante non solo come combustibile, ma anche per applicazioni nel filtraggio di acqua e aria e nel miglioramento della qualità dei suoli.</p>
<p data-start="2566" data-end="2886">In agricoltura il biochar viene infatti incorporato nel terreno per aumentare la capacità di <strong>trattenere acqua e nutrienti</strong>, limitandone la dispersione e rendendoli più disponibili per le colture. Per questo motivo è già oggetto di numerosi studi dedicati all&#8217;agricoltura sostenibile e alla gestione delle risorse idriche.</p>
<p data-start="2888" data-end="3386">L&#8217;aspetto che ha attirato maggiore attenzione riguarda però il possibile contributo alla lotta contro il <strong>cambiamento climatico</strong>. Durante il processo di produzione, infatti, una parte consistente del carbonio contenuto nella biomassa rimane intrappolata nella struttura del biochar. Se il materiale viene utilizzato come ammendante e interrato, quel carbonio può restare immagazzinato nel terreno per periodi molto lunghi, evitando che venga rilasciato in atmosfera sotto forma di anidride carbonica.</p>
<p data-start="3388" data-end="3893">Questo meccanismo colloca il biochar tra le cosiddette <strong>tecnologie a emissioni negative</strong>, cioè strumenti in grado di sottrarre carbonio dall&#8217;atmosfera anziché limitarsi a ridurne le emissioni.  La ricerca apre quindi una prospettiva interessante per uno degli scarti alimentari più diffusi al mondo. Dai fondi di caffè potrebbero nascere non soltanto nuovi materiali energetici, ma anche strumenti utili per migliorare i suoli, favorire l&#8217;economia circolare e immagazzinare carbonio in modo stabile. Un esempio di come un sottoprodotto della filiera alimentare possa trovare nuove applicazioni attraverso l&#8217;innovazione tecnologica.</p>
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		<title>Il caffè del futuro potrebbe non avere bisogno dell&#8217;acqua bollente</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/caffe-ultrasuoni-risparmio-energia-studio-espresso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;espresso del futuro potrebbe essere preparato senza portare l&#8217;acqua a ebollizione. Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università del New South Wales di Sydney ha sviluppato un sistema che utilizza gli ultrasuoni per estrarre aromi, caffeina e componenti del caffè, riducendo il consumo energetico del 75% rispetto ai metodi tradizionali. I risultati dello studio, pubblicati sulla piattaforma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="1067" data-end="1401">L&#8217;<strong>espresso</strong> del futuro potrebbe essere preparato senza portare l&#8217;acqua a ebollizione. Un gruppo di ricercatori dell&#8217;<a href="https://www.unsw.edu.au/newsroom/news/2026/06/New-way-making-espresso" target="_blank" rel="noopener">Università del New South Wales</a> di Sydney ha sviluppato un sistema che utilizza gli ultrasuoni per estrarre aromi, caffeina e componenti del caffè, riducendo il consumo energetico del <strong>75%</strong> rispetto ai metodi tradizionali. I risultati dello studio, pubblicati sulla piattaforma scientifica <strong>ScienceDirect</strong>, aprono una nuova prospettiva per uno dei prodotti più diffusi al mondo. L&#8217;obiettivo non è cambiare il sapore dell&#8217;espresso, ma renderne la produzione più efficiente dal punto di vista energetico.</p>
<h2 data-start="1067" data-end="1401">Stesso gusto, meno spreco di energia</h2>
<p data-start="1711" data-end="2056">Il progetto, coordinato dal ricercatore <strong>Francisco Trujillo</strong>, si è concentrato proprio sull&#8217;espresso perché rappresenta uno dei metodi di estrazione più energivori. Per prepararlo servono infatti acqua tra i 90 e i 95 gradi centigradi e una pressione di circa 9 bar. La maggior parte dell&#8217;energia impiegata viene utilizzata per riscaldare l&#8217;acqua. La nuova tecnologia <strong>elimina questo passaggio</strong>. Al posto del calore entra in gioco un <strong>trasduttore a ultrasuoni</strong> applicato al portafiltro della macchina. Le onde sonore ad alta frequenza attraversano l&#8217;acqua a temperatura ambiente e innescano un fenomeno chiamato cavitazione acustica.</p>
<p data-start="2341" data-end="2703">Che significa tutto ciò? Che si formano <strong>microbolle</strong> che collassano rapidamente liberando energia sulle particelle di caffè macinato. Questo processo accelera l&#8217;estrazione delle sostanze aromatiche, degli oli essenziali e della caffeina, producendo una bevanda con caratteristiche molto vicine a quelle di un espresso tradizionale in un tempo compreso tra due e tre minuti.</p>
<p data-start="2341" data-end="2703"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215537" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/caffe-ultrasuoni-risparmio-energia-studio-espresso.png" alt="caffe-ultrasuoni-risparmio-energia-studio-espresso" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2705" data-end="3132">Il potenziale vantaggio energetico è significativo soprattutto su <strong>larga scala</strong>. In una singola abitazione il risparmio avrebbe un impatto nullo sulle bollette, ma il discorso cambia se si guarda alle caffetterie, alle grandi catene e alle aziende che producono caffè pronto per la distribuzione. In questi contesti, la riduzione dei consumi potrebbe tradursi in un beneficio economico e ambientale più consistente.</p>
<p data-start="3134" data-end="3330">I ricercatori hanno voluto verificare anche la <strong>percezione dei consumatori.</strong> Per questo hanno coinvolto cento bevitori abituali di caffè, escludendo degustatori professionisti e tecnici del settore. Ai partecipanti sono stati serviti quattro campioni: un espresso tradizionale, un espresso preparato con ultrasuoni, un caffè filtro tradizionale e una versione ottenuta con la stessa tecnologia acustica. Tutte le bevande sono state proposte in condizioni identiche e valutate in base ad aroma, gusto, amarezza e gradimento complessivo.</p>
<p data-start="3670" data-end="4060">I risultati mostrano che la maggior parte dei partecipanti <strong>non è riuscita a distinguere</strong> l&#8217;espresso tradizionale da quello preparato con gli ultrasuoni. Nel caso del <strong>caffè filtro,</strong> la versione ottenuta attraverso la cavitazione acustica ha addirittura registrato un <strong>gradimento leggermente superiore</strong>, soprattutto per una percezione dell&#8217;amarezza considerata più equilibrata.</p>
<p data-start="4062" data-end="4277">La tecnologia, però, è ancora in una fase <strong>sperimentale</strong>.  Le prossime ricerche dovranno definire con maggiore precisione alcuni parametri tecnici, come la frequenza ideale degli ultrasuoni, la granulometria della macinatura, la resa estrattiva e la possibilità di trasferire il sistema su scala industriale.</p>
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		<title>Nitro cold brew: il caffè all’azoto servito alla spina che cambia la percezione del gusto</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/nitro-cold-brew-caffe-azoto-spina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 16:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[nitro cold brew]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nitro cold brew è una delle evoluzioni più recenti delle caffetterie e combina estrazione a freddo e utilizzo di azoto per modificare la percezione sensoriale della bevanda. Il risultato è un caffè freddo servito alla spina, con un aspetto e una consistenza che ricorda quella della birra stout e una struttura più morbida rispetto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="447" data-end="803">Il <strong>nitro cold brew</strong> è una delle evoluzioni più recenti delle caffetterie e combina estrazione a freddo e utilizzo di azoto per modificare la percezione sensoriale della bevanda. Il risultato è un <strong>caffè freddo servito alla spina</strong>, con un aspetto e una consistenza che ricorda quella della <strong>birra stout</strong> e una struttura più morbida rispetto alle preparazioni tradizionali.</p>
<h2 data-start="447" data-end="803">Alla scoperta del nitro cold brew</h2>
<p data-start="805" data-end="1347">Negli ultimi anni il <a href="https://www.foodandwineitalia.com/cold-brew-storia-preparazione-differenze-caffe-freddo/" target="_blank" rel="noopener">cold brew</a> si è consolidato come alternativa al caffè freddo convenzionale, perché grazie a un’estrazione lenta in acqua a bassa temperatura che riduce l’acidità e restituisce un profilo aromatico più rotondo, tantissimi clienti in tutto il mondo lo stanno apprezzando. Il nitro cold brew parte da questa base ma introduce un passaggio ulteriore: l’<strong>infusione di azoto</strong> all’interno del liquido. Il gas, inodore e incolore, non altera la composizione chimica del caffè ma ne modifica la <em>texture</em>, creando <strong>microbolle</strong> che rendono la bevanda più densa e visivamente simile a una birra alla spina.</p>
<p data-start="805" data-end="1347"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213849" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/nitro-cold-brew-caffe-azoto-spina.png" alt="nitro-cold-brew-caffe-azoto-spina" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1349" data-end="2006">Dal punto di vista tecnico, il processo prevede un’infusione che può durare dalle 12 alle 24 ore, seguita da filtrazione e inserimento in un fusto pressurizzato. L’azoto viene immesso sotto pressione e, a differenza dell’anidride carbonica utilizzata nelle bevande gassate, <strong>non si dissolve completamente</strong> nel liquido. Questa caratteristica impedisce la formazione di effervescenza e contribuisce invece a una sensazione <strong>vellutata</strong> al palato. La differenza è soprattutto percettiva: molti consumatori interpretano questa maggiore morbidezza come una<strong> riduzione dell’acidità</strong> e una maggiore dolcezza naturale, pur in assenza di variazioni significative nella composizione. In linea del tutto teorica è un caffè normale, come quello che potete usare per l&#8217;espresso o la <a href="https://www.foodandwineitalia.com/perche-la-moka-si-chiama-cosi-la-storia-della-caffettiera/" target="_blank" rel="noopener">moka</a>.</p>
<h2 data-start="1349" data-end="2006">Come nasce il nitro cold brew</h2>
<p data-start="2008" data-end="2561">Le origini del nitro cold brew vengono generalmente collocate negli <strong>Stati Uniti</strong> all’inizio degli anni Duemila, all’interno della scena degli <a href="https://www.foodandwineitalia.com/differenza-specialty-coffee-caffe-convenzionale/" target="_blank" rel="noopener">specialty coffee</a>. Tra le realtà più spesso citate ci sono alcune torrefazioni indipendenti, come <strong>Cuvee Coffee</strong> ad Austin e <strong>Stumptown Coffee Roasters</strong>, che hanno sperimentato l’utilizzo dell’azoto per replicare nel caffè una struttura già nota nel mondo della birra. L’idea nasce proprio dal parallelismo con le stout servite alla spina, dove l’azoto viene impiegato per ottenere una schiuma più fine e persistente.</p>
<p data-start="2563" data-end="2997">Oggi il nitro cold brew resta una <strong>proposta di nicchia ma in crescita</strong>, soprattutto nelle grandi città e nei locali specializzati. Il servizio rappresenta una parte rilevante dell’esperienza: il caffè viene erogato da un <strong>rubinetto</strong>, come una birra, e sviluppa una schiuma compatta che si stabilizza nel giro di pochi secondi. Questo aspetto contribuisce alla diffusione del prodotto anche dal punto di vista visivo, oltre che gustativo: è instagrammabile.</p>
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		<title>Alla scoperta dell&#8217;ube, &#8220;il nuovo matcha&#8221; dal colore insolito</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/ube-cos-e-tubero-viola-filippino-caffe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[matcha]]></category>
		<category><![CDATA[ube]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.foodandwineitalia.com/?p=213706</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo ingrediente compare sempre più spesso nei menu di caffetterie e pasticcerie in tutta Italia. Lo si trova in bevande, dessert e preparazioni che puntano su colore e riconoscibilità. Si tratta dell&#8217;ube, un tubero tropicale, noto da secoli nel Sud-Est asiatico, oggi una vera e propria moda partita dagli Stati Uniti e arrivata rapidamente anche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ube-cos-e-tubero-viola-filippino-caffe/">Alla scoperta dell&#8217;ube, &#8220;il nuovo matcha&#8221; dal colore insolito</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-(--header-height)" dir="auto" data-turn-id="f907b385-21d9-46f7-84e4-0d1e0f7eb963" data-testid="conversation-turn-33" data-scroll-anchor="false" data-turn="user"></section>
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-69d63dae-7f08-8330-aec4-39623c88f890-13" data-testid="conversation-turn-34" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="412" data-end="715">Questo ingrediente compare sempre più spesso nei menu di caffetterie e pasticcerie in tutta <strong>Italia</strong>. Lo si trova in <strong>bevande</strong>, dessert e preparazioni che puntano su colore e riconoscibilità. Si tratta dell&#8217;<strong>ube</strong>, un tubero tropicale, noto da secoli nel Sud-Est asiatico, oggi una vera e propria moda partita dagli Stati Uniti e arrivata rapidamente anche in Europa.</p>
<h2 data-start="412" data-end="715">Che cos&#8217;è l&#8217;ube</h2>
<p data-start="717" data-end="1150">L’ube appartiene alla specie <em><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Dioscorea alata</span></span></em>, una pianta rampicante della famiglia delle <em>igname</em>. Viene coltivato per il suo <strong>tubero</strong>, caratterizzato da una polpa naturalmente <strong>viola</strong>, con sfumature che possono variare dal violetto intenso al lavanda. Nonostante venga spesso confuso con altri ingredienti simili, come il <strong>taro</strong> o la <strong>patata viola</strong>, si tratta di una varietà distinta, con un profilo aromatico specifico.</p>
<p data-start="717" data-end="1150"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213709" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/ube-cos-e-tubero-viola-filippino-caffe.png" alt="ube-cos-e-tubero-viola-filippino-caffe" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1152" data-end="1543">Il suo gusto è generalmente <strong>dolce</strong>, con note che ricordano nocciola, vaniglia e cocco. Il <strong>sapore non è intenso</strong>, ha un profilo piuttosto delicato e tende a essere più morbido e rotondo rispetto ad altri ingredienti dolci usati generalmente nelle caffetterie né ha l&#8217;erbacità intensa del <a href="https://www.foodandwineitalia.com/matcha-tradizione-giapponese-crisi-mercato-globale/" target="_blank" rel="noopener">matcha</a> o la necessità di essere servito caldo dell&#8217;<a href="https://www.foodandwineitalia.com/cos-e-hojicha-te-giapponese-tostato/" target="_blank" rel="noopener">hojicha</a> quindi lo si può vendere anche d&#8217;estate. L&#8217;ube resta più “<strong>comfort</strong>”, facile da abbinare e poco invasivo: questa combinazione lo rende particolarmente adatto alla pasticceria e alle preparazioni a base di latte. È anche una delle ragioni della sua diffusione recente ma è un ingrediente storico del Sud Est asiatico.</p>
<p data-start="1545" data-end="2003">Lo troviamo in particolare nella tradizione gastronomica delle <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Filippine</span></span></strong>. Lì viene utilizzato soprattutto nei dessert, spesso sotto forma di <strong>ube halaya</strong>, una preparazione a base di tubero bollito e schiacciato, mescolato con latte condensato e latte di cocco. Questa base entra in diverse ricette, tra cui l’<strong>halo-halo</strong>, un dolce composto da ghiaccio tritato, latte e ingredienti variabili come gelatine, frutta e legumi dolci.</p>
<h2 data-start="1545" data-end="2003">L&#8217;ube conquista il mercato internazionale grazie ai social</h2>
<p data-start="2005" data-end="2437">Ma come ci è arrivato alle nostre latitudini? Ci sono diversi fattori interessanti ma tutti piuttosto banali: vogliamo fare un po&#8217; di storytelling dicendo che la passione crescente per le nuove cucine asiatiche, come <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ristoranti-thailandesi-stati-uniti/" target="_blank" rel="noopener">thai</a> e filippina, ha il suo peso, ma in realtà sono i <strong>social network</strong> a favorire l&#8217;inserimento in caffetteria di questo tipo di bevande così <em>instagrammabili</em>. Il <strong>colore viola</strong> intenso dell’ube contribuisce in modo diretto alla sua circolazione, rendendolo facilmente identificabile.</p>
<p data-start="2005" data-end="2437"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213708" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/ube-cos-e-viola-filippino-caffe.png" alt="ube-cos-e-viola-filippino-caffe" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2439" data-end="2921">Un altro elemento riguarda le modalità di utilizzo. Oggi l’ube è disponibile anche in forma di <strong>polvere</strong> o <strong>pasta</strong>, facilitando l’impiego in contesti diversi da quelli di origine. Questo ha favorito la nascita di prodotti come l’“<em>ube latte</em>”, modellato sulle bevande a base di latte aromatizzato già diffuse nei bar di tutta Europa. In questo contesto, l’ube viene spesso affiancato ad altri ingredienti asiatici come il <em>pandan</em>, utilizzato per il suo aroma e per il colore verde.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ube-cos-e-tubero-viola-filippino-caffe/">Alla scoperta dell&#8217;ube, &#8220;il nuovo matcha&#8221; dal colore insolito</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Tutti gli errori da non fare per la moka perfetta secondo una delle migliori bariste d&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/errori-moka-da-non-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’immaginario italiano la moka è un gesto quotidiano, automatico anche se ormai stiamo perdendo l&#8217;abitudine a favore di cialde e capsule. Eppure, dietro quella semplicità apparente, si nasconde una tecnica che può fare la differenza tra un caffè mediocre e una tazza sorprendentemente elegante. Per fare chiarezza sugli errori più comuni, abbiamo chiesto lumi a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:decfe007-1272-4832-80a8-21056fd518b0-6" data-testid="conversation-turn-6" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="0" data-end="423">Nell’immaginario italiano <a href="https://www.foodandwineitalia.com/perche-la-moka-si-chiama-cosi-la-storia-della-caffettiera/" target="_blank" rel="noopener">la moka</a> è un gesto quotidiano, automatico anche se ormai stiamo perdendo l&#8217;abitudine a favore di cialde e capsule. Eppure, dietro quella semplicità apparente, si nasconde una tecnica che può fare la differenza tra un caffè mediocre e una tazza sorprendentemente elegante. Per fare chiarezza sugli <strong>errori più comuni</strong>, abbiamo chiesto lumi a <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Carmela Maresca</span></span></strong>, miglior barista d&#8217;Italia nel 2024 per Bargiornale e da anni una delle voci più autorevoli del caffè in Italia.</p>
<h2 data-start="0" data-end="423">Gli errori più comuni che facciamo con la moka</h2>
<p data-start="425" data-end="841">Il primo errore lo facciamo ancora prima di accendere il fuoco: l’acqua. «Assolutamente no», risponde senza esitazioni Maresca alla domanda sull’uso dell’acqua del <strong>rubinetto</strong>. «Nelle falde acquifere si usa il <strong>cloro</strong> come disinfettante e questo fa sì che l’acqua sia potabile, ma il cloro non aiuta l’estrazione del caffè della moka». Il consiglio è netto: «Meglio usare acqua in bottiglia», per non compromettere il profilo aromatico.</p>
<p data-start="425" data-end="841"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213831" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/errori-da-non-fare-moka-carmela-maresca.png" alt="errori-da-non-fare-moka-carmela-maresca" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="843" data-end="1334">Altro passaggio cruciale è il <strong>livello dell’acqua</strong> nella caldaia. «<strong>Non bisogna superare la valvola</strong>, ma fermarsi fino a metà», precisa. Il motivo è tecnico: «Quella è la valvola di sfogo, serve a far uscire il vapore, con il tempo potrebbe danneggiarsi la macchinetta». Anche il gesto, diffusissimo, della “<em>montagnetta</em>” è da evitare: «Per lo stesso motivo <strong>non va fatta</strong>, e <strong>non bisogna pressare</strong> il caffè nel filtro: rischiamo una sottoestrazione o una sovraestrazione». Il risultato in tazza è tutt’altro che piacevole: «Troviamo note astringenti, di fumo, di bruciato».</p>
<p data-start="1336" data-end="1666">Un accorgimento semplice ma spesso ignorato riguarda la <strong>temperatura</strong> dell’acqua. «Sì, meglio metterla <strong>preriscaldata</strong>», spiega Maresca. «In modo tale che la moka salga subito e la parte bollente dell’imbuto abbia meno contatto diretto: posso trasportare in tazza aromi più delicati e avere un risultato decisamente migliore». Un vantaggio ulteriore? «Velocizzo un po’ tutto».</p>
<p data-start="1668" data-end="1948">La <strong>macinatura</strong> gioca poi un ruolo decisivo. «Serve una macinatura <strong>medio-fine</strong>, un po’ più larga dell’espresso», chiarisce. E aggiunge: «Consiglio di <strong>macinarlo a casa</strong>: è <a href="https://www.foodandwineitalia.com/home-barista-attrezzatura-essenziale/" target="_blank" rel="noopener">un investimento</a> per fare il caffè migliore e poi c’è tutto il rito che ci possiamo godere: la lentezza della moka accompagnata da un ulteriore passaggio, quello del macinino, che ci fa godere un po&#8217; di più il momento».</p>
<p data-start="1950" data-end="2337">Sul fornello, l’errore più diffuso è avere fretta. «La <strong>fiamma alta</strong> dovrebbe essere evitata perché incide perché esaltiamo le note sovraestratte, quindi legno e bruciato», avverte. La regola è semplice: «Sempre fiamma moderata, <strong>mai più grande della caldaia</strong>». E c’è un dettaglio spesso trascurato: «Meglio tenere il <strong>coperchio aperto</strong>, così non si surriscalda dove fuoriesce dal camino e non si crea condensa».</p>
<p data-start="1950" data-end="2337"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213832" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/errori-da-non-fare-moka-perfetta-consigli.png" alt="errori-da-non-fare-moka-perfetta-consigli" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2339" data-end="2677">E poi c’è il momento più iconico: <strong>il gorgoglio finale</strong>. «In realtà <strong>non dovrebbe nemmeno farlo</strong>», sorprende Maresca. «Bisogna spegnere il fuoco appena inizia a salire: già verso la fine, poco prima che esca dal camino, il gorgoglio non dovrebbe esserci. Se fate spesso la moka, con quegli accorgimenti, più o meno vi tarate col tempo e potete gestire meglio la fuoriuscita del caffè». L’obiettivo è un <strong>flusso regolare</strong>: «Dovrebbe uscire <strong>fluido</strong>, come nell’espresso al bar».</p>
<p data-start="2679" data-end="2995">Una volta pronto, il caffè non ha bisogno di lunghe attese. «Non serve farlo riposare», chiarisce. «Magari farlo o<strong>ssigenare 30 secondi</strong> è meglio, ma non è necessario». Più importante, invece, è un gesto spesso dimenticato: «Consiglio di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/come-girare-caffe-modo-scientifico/" target="_blank" rel="noopener">mescolarlo sempre</a>, perché tende a stratificare: così bilanciamo tutti i sapori».</p>
<p data-start="2997" data-end="3355" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Una volta fatta la moka, dobbiamo pulirla e la <strong>manutenzione</strong> è un altro punto che vive spesso di empirismo in Italia. «Solo le moke tutte in acciaio possono essere lavate in <strong>lavastoviglie</strong>», precisa. Per tutte le altre, la strada è più tradizionale: «Vanno lavate a mano con acqua calda, il sapone solo di tanto in tanto e poco aggressivo». Una cura necessaria per non rovinare quell’equilibrio che, anche attraverso la moka, passa sempre dai dettagli. Carmela Maresca ci tiene poi a sottolineare una questione che non dobbiamo mai dare per scontato: «Ovviamente tutto il discorso ha senso se usiamo un caffè buono. Se ci manca la materia prima, possiamo fare tutti gli accorgimenti che vogliamo ma la moka risulterà comunque di pessima qualità. <strong>Per fare un buon caffè, serve un caffè buono</strong>, è la base».</p>
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		<title>Nasce il Moka Day: il 21 aprile diventa la giornata internazionale della moka</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/giornata-internazionale-moka-21-aprile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 13:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[moka]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata istituita la prima Giornata internazionale della moka, una ricorrenza dedicata alla caffettiera simbolo del consumo di caffè e alla sua diffusione globale. La data coincide con la Giornata mondiale della creatività e dell’innovazione e con l’avvio della Milano Design Week, elementi che ne rafforzano il posizionamento culturale oltre che industriale. La moka è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/giornata-internazionale-moka-21-aprile/">Nasce il Moka Day: il 21 aprile diventa la giornata internazionale della moka</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="456" data-end="841">È stata istituita la prima <strong>Giornata internazionale della moka</strong>, una ricorrenza dedicata alla caffettiera simbolo del consumo di caffè e alla sua diffusione globale. La data coincide con la Giornata mondiale della creatività e dell’innovazione e con l’avvio della <a href="https://www.foodandwineitalia.com/milano-design-week-locali-e-appuntamenti-da-non-perdere/" target="_blank" rel="noopener">Milano Design Week</a>, elementi che ne rafforzano il posizionamento culturale oltre che industriale.</p>
<h2 data-start="456" data-end="841">La moka è un simbolo dell&#8217;Italia</h2>
<p data-start="843" data-end="1350">Parliamo di un oggetto nato nel <strong>1933</strong> dall’intuizione di <strong>Alfonso Bialetti</strong>, che ha progressivamente trasformato il modo di preparare il caffè in casa. <a href="https://www.foodandwineitalia.com/perche-la-moka-si-chiama-cosi-la-storia-della-caffettiera/" target="_blank" rel="noopener">La moka</a> ha reso accessibile un’estrazione più intensa rispetto ai metodi precedenti, portando nelle cucine un risultato fino ad allora legato quasi esclusivamente ai <strong>bar</strong>. Nel tempo si è affermata come uno degli strumenti più riconoscibili del <strong>design italiano</strong>, entrando anche nelle collezioni permanenti di istituzioni internazionali come il <strong>MoMA</strong> di New York.</p>
<p data-start="1352" data-end="1793">Oggi la moka resta uno dei metodi più <strong>diffusi</strong> per la preparazione del caffè a casa. Le stime parlano di oltre <strong>500 milioni di unità</strong> vendute nel mondo e di una presenza capillare nelle case italiane, dove continua a rappresentare una coccola quotidiana. I dati più recenti indicano che il caffè macinato per moka copre ancora la <strong>quota principale del mercato</strong> retail nazionale, superando capsule, cialde e altre modalità di consumo.</p>
<p data-start="1352" data-end="1793"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213828" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/giornata-moka-21-aprile.png" alt="giornata-moka-21-aprile" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1795" data-end="2199">«La moka resta il <strong>cuore pulsante</strong> del consumo domestico», afferma <strong>Michele Monzini</strong>, vicepresidente del Comitato Italiano Caffè di Unione Italiana Food. «In Italia, il caffè in polvere per moka rappresenta ancora quasi il 70% del mercato retail in volume. È un rituale che non teme il tempo: nonostante l’avvento di nuove tecnologie, il consumatore cerca l’autenticità che solo questo strumento sa offrire».</p>
<p data-start="2517" data-end="2955">Dal punto di vista tecnico, la moka rappresenta un’evoluzione della <a href="https://www.foodandwineitalia.com/cuccumella-napoletana-caffe-storia-differenze-moka/" target="_blank" rel="noopener">caffettiera napoletana</a>. Il passaggio da un sistema a caduta a uno a pressione ha consentito un’estrazione più rapida e concentrata, contribuendo alla diffusione di uno standard domestico. Questo passaggio ha avuto un impatto significativo sulle nostre abitudini, rendendo più semplice replicare in casa un profilo più simile all&#8217;espresso.</p>
<p data-start="2957" data-end="3280">In occasione della prima edizione, sono previste iniziative in diverse città, con bar e ristoranti che proporranno esclusivamente caffè preparato con la moka.</p>
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