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	<title>Cocktails e Distillati &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Cocktails e Distillati &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<item>
		<title>The 50 Best Bars 2026: quattro bar italiani nella fascia 51-100</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/50-best-bars-2026-italia-classifica-51-100/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:44:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono quattro i cocktail bar italiani presenti nella fascia 51-100 di The 50 Best Bars 2026, la classifica internazionale che precede l&#8217;annuncio dei primi 50 posti, previsto a Milano il 7 ottobre. Rispetto allo scorso anno il numero delle insegne italiane rimane invariato, ma cambiano completamente due dei quattro nomi: escono L&#8217;Antiquario di Napoli e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Sono quattro i cocktail bar italiani presenti nella fascia 51-100 di <strong>The 50 Best Bars 2026</strong>, la classifica internazionale che precede l&#8217;annuncio dei primi 50 posti, previsto a <strong>Milano</strong> il <strong>7 ottobre</strong>. Rispetto allo scorso anno il numero delle insegne italiane rimane invariato, ma cambiano completamente due dei quattro nomi: escono L&#8217;Antiquario di Napoli e Jerry Thomas Speakeasy di Roma (sperando di trovarli più su), mentre entrano Drink Kong di Roma e 1930 di Milano che scendono di molto in classifica. Il primo era al numero 40 mentre il secondo era al 43°.</p>
<h2>La migliore posizione italiana per ora è di Freni e Frizioni</h2>
<p class="isSelectedEnd"><strong>Freni e Frizioni</strong>, a Roma, che passa dal 58° posto del 2025 al 62° del 2026, è il bar meglio posizionato tra i nostrani per ora e perde comunque quattro posizioni. Il locale di Trastevere era entrato nella classifica internazionale già nel 2023 e continua quindi a essere presente nella graduatoria estesa. Al 91° posto compare invece <strong>Gucci Giardino</strong> di Firenze, nel 2025 era al 99° posto e sale quindi di otto posizioni.</p>
<figure id="attachment_205817" aria-describedby="caption-attachment-205817" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-205817 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/freni-e-frizioni-nuovo-menu.png" alt="freni-e-frizioni-nuovo-menu" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-205817" class="wp-caption-text">Shi Shei, uno dei drink di Freni e Frizioni</figcaption></figure>
<p class="isSelectedEnd">Escono invece dalla classifica <strong>L&#8217;Antiquario di Napoli</strong>, che nel 2025 era al 63° posto, e <strong>Jerry Thomas Speakeasy di Roma</strong>, che era al 98° posto del 2025. Il 7 ottobre sapremo se sono stati promossi nella classifica principale oppure sono stati esclusi.</p>
<h2>La classifica completa da 51 a 100</h2>
<p>51. Tjoget, Stoccolma<br />
52. Boadas, Barcellona<br />
53. Double Chicken Please, New York<br />
54. Coa, Hong Kong<br />
55. Baba au Rum, Atene<br />
56. Cochinchina, Buenos Aires<br />
57. Boilermaker, Goa<br />
58. LPM Dubai, Dubai<br />
59. Form + Matter, Città del Messico<br />
60. MO Bar Shenzhen, Shenzhen<br />
61. Superbueno, New York<br />
62. <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="291">Freni e Frizoni, Roma</b><br />
63. Licorería Limantour, Città del Messico<br />
64. Jewel of the South, Nuova Orleans<br />
65. Svanen, Oslo<br />
66. Salmon Guru, Madrid<br />
67. Arca, Tulum<br />
68. Bar Gabriel, Istanbul<br />
69. Penicillin, Hong Kong<br />
70. Kumiko, Chicago<br />
71. Bar Cham, Seul<br />
72. Panda &amp; Sons, Edimburgo<br />
73. Three Sheets (Soho), Londra<br />
74. Bar Trench, Tokyo<br />
75. Maybe Sammy, Sydney<br />
76. Naked, Atene<br />
77. Scarfes Bar, Londra<br />
78. Employees Only, New York<br />
79. Vender, Taichung<br />
80. Front/Back, Accra<br />
81. Mius, Hong Kong<br />
82. Otro Bar, San José<br />
83. Röda Huset, Stoccolma<br />
84. Three Horses, Melbourne<br />
85. GOD, Bangkok<br />
86. Smoke &amp; Bitters, Hiriketiya<br />
87. La Borracha, Accra<br />
88. The SG Club, Tokyo<br />
89. Offtrack, Singapore<br />
90. Foco, Barcellona<br />
91. <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="1002">Gucci Giardino, Firenze</b><br />
92. <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="1030">Drink Kong, Roma</b><br />
93. Little Red Door, Parigi<br />
94. <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="1079">1930, Milano</b><br />
95. La Sala de Laura, Bogotà<br />
96. The Savory Project, Hong Kong<br />
97. Opium, Bangkok<br />
98. Bar 1661, Dublino<br />
99. Vesper, Bangkok<br />
100. The Bellwood, Tokyo</p>
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		<item>
		<title>In Scozia le scorte di whisky sono ai massimi da decenni</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/crisi-scotch-whisky-scozia-sovrapproduzione-scorte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 08:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Scozia ci sono così tante scorte di whisky in maturazione che, se tutto il prodotto venisse imbottigliato, si potrebbero riempire circa 12 miliardi di bottiglie da 70 centilitri. È il paradosso di un settore che negli ultimi quindici anni ha aumentato la produzione aspettandosi una crescita della domanda che non si è consolidata. Oggi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">In <strong>Scozia</strong> ci sono così tante scorte di <strong>whisky</strong> in maturazione che, se tutto il prodotto venisse imbottigliato, si potrebbero riempire circa <strong>12 miliardi di bottiglie da 70 centilitri.</strong> È il paradosso di un settore che negli ultimi quindici anni ha aumentato la produzione aspettandosi una crescita della domanda che non si è consolidata. Oggi le distillerie devono fare i conti con consumi più prudenti, costi crescenti e magazzini pieni.</p>
<p class="isSelectedEnd">È quella che viene definita una situazione di <em>whisky loch</em>, un riferimento al termine scozzese per indicare i laghi e, in questo caso, l&#8217;enorme quantità di whisky che resta nei depositi. Le scorte in maturazione sono passate da meno di 400 milioni a circa 1,4 miliardi di litri in un decennio, secondo i dati riportati dal <em>Financial Times</em>. Ai livelli attuali di consumo equivalgono a circa tre anni di domanda.</p>
<p class="isSelectedEnd">A essere più esposte sono soprattutto le distillerie indipendenti, che hanno meno risorse per sostenere una fase prolungata di domanda debole.</p>
<h2>Perché lo Scotch è entrato in crisi</h2>
<p class="isSelectedEnd">Uno dei casi raccontati dal <em>Financial Times</em> è quello della<strong> Holyrood Distillery</strong>, aperta a Edimburgo nel 2019 dopo un investimento di quasi 7 milioni di sterline. La distilleria conserva circa 4.500 botti in maturazione, ma in primavera ha fermato a tempo indeterminato i due grandi alambicchi di rame dopo il rallentamento della domanda.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il problema nasce da lontano. Intorno al 2010 l&#8217;industria aveva aumentato la produzione puntando sulla crescita futura dei consumi. La <strong>pandemia</strong> sembrò inizialmente confermare questa strategia: il tempo trascorso in casa e una maggiore disponibilità di denaro spinsero parte dei consumatori a sperimentare cocktail e distillati.</p>
<p class="isSelectedEnd">La situazione è cambiata <strong>dopo</strong> la pandemia. L&#8217;<strong>inflazione</strong> e l&#8217;<strong>aumento del costo della vita</strong> hanno ridotto la capacità di spesa, mentre una maggiore attenzione alla salute ha modificato le abitudini legate all&#8217;alcol. Negli Stati Uniti, uno dei mercati più importanti per lo Scotch, il consumo pro capite di alcol è inferiore dell&#8217;11% rispetto al 2019.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-217764" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/crisi-scotch-whisky-scozia-sovrapproduzione-scorte.png" alt="crisi-scotch-whisky-scozia-sovrapproduzione-scorte" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Anche il commercio internazionale ha contribuito alle difficoltà. Nel 2025 le esportazioni di Scotch sono diminuite dell&#8217;1,8% in valore e del 4,3% in volume, secondo la <a href="https://www.scotch-whisky.org.uk/newsroom/2025-export-figures/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Scotch Whisky Association</a>. Gli Stati Uniti hanno registrato un calo particolarmente significativo dopo l&#8217;introduzione dei dazi nel 2025, mentre nel 2026 il quadro commerciale è in parte cambiato.</p>
<p class="isSelectedEnd">La Generazione Z viene spesso indicata come una delle cause del minore consumo di alcol, ma i dati restituiscono un quadro meno semplice. Secondo Iwsr il 74% dei giovani della Gen Z in età legale per bere aveva dichiarato di aver consumato alcol nei sei mesi precedenti, contro il 66% di tre anni prima. Più che un rifiuto dell&#8217;alcol, quindi, potrebbe esserci anche una maggiore attenzione alla spesa.</p>
<h2>Il whisky cambia per trovare nuovi consumatori</h2>
<p class="isSelectedEnd">La sovrapproduzione sta costringendo le aziende a ripensare anche il modo in cui viene venduto lo Scotch. A fianco delle bottiglie tradizionali stanno comparendo <strong>whisky più dolci e fruttati,</strong> prodotti pensati espressamente per la miscelazione e cocktail già pronti in lattina.</p>
<p class="isSelectedEnd">Anche i grandi marchi stanno cercando di ampliare il pubblico. <strong>Johnnie Walker </strong>sta sperimentando prodotti più economici rivolti anche a consumatori più giovani, cercando di allontanarsi dall&#8217;immagine dello Scotch come prodotto destinato soprattutto a intenditori adulti.</p>
<p class="isSelectedEnd">La necessità di cambiare arriva mentre una parte consistente della produzione continua a essere destinata a <strong>categorie premium</strong>. Nel 2025 il valore delle esportazioni di single malt è diminuito del 6%, mentre i blended hanno mostrato una maggiore tenuta.</p>
<h2>Le distillerie indipendenti sono le più esposte</h2>
<p class="isSelectedEnd">La differenza tra grandi gruppi e produttori indipendenti diventa particolarmente evidente in una fase in cui le scorte richiedono anni di <strong>immobilizzazione</strong> prima di poter essere vendute. <strong>Diageo</strong> e <strong>Pernod Ricard</strong> controllano insieme più della metà del mercato e possono contare su risorse finanziarie che permettono di aspettare più a lungo.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per le distillerie più piccole il margine di manovra è invece ridotto. Secondo <strong>Duncan McFadzean</strong> di <strong>Noble &amp; Co </strong>fino a un quarto delle circa 160 distillerie scozzesi potrebbe finire sul mercato. Le banche sono diventate più prudenti nel finanziare il settore e alcuni investitori stranieri stanno guardando alle aziende in difficoltà.</p>
<h2>L&#8217;India può diventare uno sbocco per lo Scotch</h2>
<p class="isSelectedEnd">Tra i mercati considerati più importanti per assorbire una parte della produzione c&#8217;è l&#8217;<strong>India</strong>. È già il <strong>principale mercato mondiale dello Scotch</strong> per volume: nel 2025 sono state esportate nel Paese oltre 220 milioni di bottiglie equivalenti da 70 centilitri, mentre il valore delle esportazioni ha raggiunto circa 286 milioni di sterline. Lo Scotch rappresenta però soltanto il 3% circa del mercato indiano del whisky.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il nuovo accordo commerciale tra Regno Unito e India offre quindi una possibilità di crescita. I dazi sull&#8217;importazione di Scotch sono passati dal 150% al 75% con l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo e sono destinati a scendere progressivamente fino al 40% nell&#8217;arco di dieci anni.</p>
<p>Per il settore non si tratta però di una soluzione immediata. L&#8217;India può offrire un mercato in crescita e nuovi margini per le esportazioni, ma non risolve da sola il problema creato negli ultimi anni dall&#8217;aumento della produzione. La questione centrale rimane quella di riallineare la quantità di whisky che viene prodotta alla quantità che i consumatori sono effettivamente disposti ad acquistare.</p>
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		<item>
		<title>Perché il ghiaccio di casa è bianco e quello dei bar è trasparente?</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/perche-ghiaccio-cocktail-trasparente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 16:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se osservate un cocktail servito in un buon bar, noterete quasi sempre un dettaglio che passa inosservato solo in apparenza: il ghiaccio è perfettamente trasparente. È il risultato di un processo produttivo studiato per migliorare la qualità del drink. E se siete appassionati e magari volete divertirvi con la mixology casalinga siamo sicuri che avete [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="615" data-end="1117">Se osservate un cocktail servito in un<strong> buon bar</strong>, noterete quasi sempre un dettaglio che passa inosservato solo in apparenza: il <strong>ghiaccio</strong> è perfettamente <strong>trasparente</strong>. È il risultato di un processo produttivo studiato per migliorare la qualità del drink. E se siete appassionati e magari volete divertirvi con la mixology casalinga siamo sicuri che avete vissuto anche voi quel momento frustrante del congelamento dell&#8217;acqua: tirate fuori i cubetti e trovate venature bianche, piccole crepe se non tutto il cubetto bianco come la neve. Non è colpa vostra o della qualità dell&#8217;acqua: sta tutto nel modo in cui il liquido si congela.</p>
<h2 data-start="615" data-end="1117">La scienza del congelamento</h2>
<p data-start="1119" data-end="1557">Quando si riempie una comune vaschetta e la si mette nel congelatore, il <strong>freddo</strong> raggiunge l&#8217;acqua da più direzioni contemporaneamente. Il ghiaccio si forma quindi in maniera <strong>irregolare</strong> e intrappola al suo interno bolle d&#8217;aria, gas disciolti e piccole impurità naturalmente presenti nell&#8217;acqua, anche quando è potabile; <strong>non si tratta di impurità</strong>. Sono proprio queste microscopiche inclusioni a diffondere la luce e a dare al cubetto il suo tipico aspetto biancastro.</p>
<p data-start="1559" data-end="2083">Nei bar il procedimento è diverso. Le macchine professionali sfruttano il cosiddetto <strong>congelamento direzionale</strong>, una tecnica che permette all&#8217;acqua di solidificarsi in un&#8217;unica direzione, generalmente dall&#8217;alto verso il basso o viceversa. In questo modo aria e impurità vengono progressivamente spinte verso la parte finale del blocco di ghiaccio, lasciando il resto completamente limpido. A contribuire al risultato c&#8217;è anche l&#8217;impiego di acqua filtrata o trattata, con un contenuto molto ridotto di minerali e gas disciolti.</p>
<p data-start="2085" data-end="2604">La trasparenza, però, non è soltanto una questione di presentazione. Un cubetto compatto ha una <strong>densità maggiore</strong> e tende a <strong>sciogliersi più lentamente</strong> rispetto a uno ricco di microbolle. Questo significa che <strong>raffredda il cocktail</strong> senza diluirlo rapidamente, mantenendo più a lungo l&#8217;equilibrio tra gli ingredienti.</p>
<h2 data-start="2085" data-end="2604">Come ottenere ghiaccio limpido a casa</h2>
<p data-start="2606" data-end="3203">Anche a casa è possibile ottenere un risultato simile, pur senza ricorrere alle attrezzature professionali. Un primo accorgimento consiste nell&#8217;<strong>utilizzare acqua filtrata</strong> o minerale e <strong>farla bollire</strong> prima del congelamento, così da eliminare parte dei gas disciolti. Ancora più efficace è il metodo del congelamento direzionale: basta utilizzare una piccola <strong>borsa termica</strong> o una <strong>ghiacciaia senza coperchio</strong>, lasciandola nel freezer. L&#8217;isolamento termico farà congelare l&#8217;acqua lentamente dall&#8217;alto verso il basso, spingendo aria e impurità nella parte finale del blocco, che potrà poi essere eliminata.</p>
<p data-start="3205" data-end="3521">Anche la velocità di congelamento incide sul risultato. Se il freezer dispone della funzione di <strong>congelamento rapido</strong>, conviene evitarla quando si desidera ottenere cubetti limpidi. Un processo più <strong>lento</strong> consente infatti ai cristalli di ghiaccio di formarsi in modo più <strong>ordinato</strong>, riducendo la presenza di bolle d&#8217;aria.</p>
<p data-start="3523" data-end="3999" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Va ricordato, infine, che il colore del ghiaccio <strong>non è un indicatore della sua sicurezza alimentare</strong>. Un cubetto opaco non è meno salubre di uno trasparente: la differenza riguarda esclusivamente la struttura interna e il metodo con cui è stato prodotto. Nei cocktail, però, questa caratteristica incide sia sull&#8217;aspetto sia sulle prestazioni del ghiaccio nel bicchiere, motivo per cui rappresenta uno degli elementi a cui bartender e appassionati dedicano maggiore attenzione.</p>
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		<item>
		<title>Angostura, il bitter che ha cambiato la storia dei cocktail</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/angostura-cos-e-storia-usi-bitter-cocktail/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bastano poche gocce per modificare l&#8217;equilibrio di un cocktail. L&#8217;Angostura è uno degli ingredienti più riconoscibili della miscelazione internazionale, presente dietro il bancone di quasi ogni cocktail bar e protagonista di grandi classici come Old Fashioned, Manhattan e Pisco Sour. Nonostante la sua diffusione, viene spesso confusa con un liquore oppure con una categoria di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="797" data-end="1340">Bastano poche <strong>gocce</strong> per modificare l&#8217;equilibrio di un cocktail. L&#8217;<strong>Angostura</strong> è uno degli ingredienti più riconoscibili della miscelazione internazionale, presente dietro il bancone di quasi ogni cocktail bar e protagonista di grandi classici come Old Fashioned, Manhattan e Pisco Sour. Nonostante la sua diffusione, viene spesso confusa con un liquore oppure con una categoria di prodotti. In realtà Angostura è sia il nome di uno <strong>storico marchio</strong> sia quello con cui, nel linguaggio comune, si identifica un particolare tipo di bitter aromatico.</p>
<h2 data-start="797" data-end="1340">La storia dell&#8217;Angostura</h2>
<p data-start="1342" data-end="1911">La sua storia comincia nel <strong>1824</strong>, quando il medico militare tedesco <strong>Johann Gottlieb Benjamin Siegert</strong> si trasferì nella città di Angostura, nell&#8217;attuale Venezuela, per lavorare con l&#8217;esercito guidato da <strong>Simón Bolívar</strong>. Durante quegli anni sviluppò una preparazione a base di erbe, spezie e cortecce destinata ad alleviare i disturbi digestivi e a stimolare l&#8217;appetito dei soldati. Nato come rimedio medicinale, il prodotto iniziò presto a circolare anche tra marinai e commercianti che facevano scalo nel porto venezuelano, contribuendo alla sua diffusione internazionale.</p>
<p data-start="1913" data-end="2365">Dopo la morte di Siegert, furono i suoi figli a trasformare quella preparazione in un marchio commerciale. Nel 1870 trasferirono la produzione a <strong>Trinidad</strong>, dove ancora oggi ha sede l&#8217;azienda <strong>Angostura Limited</strong>. Da allora il bitter ha consolidato la propria presenza sui mercati internazionali, attraversando periodi storici come il proibizionismo statunitense e le due guerre mondiali, fino a diventare uno dei simboli della moderna cultura del cocktail.</p>
<h2 data-start="1913" data-end="2365">Perché l&#8217;Angostura Limited è così famosa</h2>
<p data-start="2367" data-end="2831">Una delle caratteristiche che rendono immediatamente riconoscibile il prodotto è la bottiglietta con l&#8217;<strong>etichetta</strong> più alta del contenitore. Secondo ciò che dice l&#8217;azienda, questa particolarità nacque da un <strong>errore</strong> di progettazione: la bottiglia e l&#8217;etichetta furono realizzate separatamente e, una volta assemblate, risultarono sproporzionate. L&#8217;azienda decise comunque di mantenerla e, con il tempo, quell&#8217;imperfezione è diventata uno dei suoi elementi distintivi.</p>
<p data-start="2367" data-end="2831"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-216177" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/angostura-cos-e.png" alt="angostura-cos-e" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2833" data-end="3400">La <strong>ricetta originale</strong> resta tuttora <strong>segreta</strong>. Si sa però che l&#8217;Angostura aromatic bitters nasce dalla macerazione in alcol di erbe aromatiche, radici, spezie e cortecce perché così scriveva Siegert nei suoi appunti ma non sappiamo poi molto altro. Tra gli aromi generalmente riconosciuti figurano chiodi di garofano, cardamomo, genziana, china e scorze di agrumi amari, che contribuiscono a creare un profilo aromatico intenso, speziato e amaricante. Proprio per la sua concentrazione <strong>non viene normalmente consumata liscia</strong>: l&#8217;impiego corretto prevede poche gocce, sufficienti a modificare profondamente il profilo gustativo di una preparazione.</p>
<p data-start="3402" data-end="3824">L&#8217;Angostura trova il suo utilizzo principale nella mixology. Nell&#8217;<strong>Old Fashioned</strong> riequilibra la dolcezza dello zucchero e accompagna le note del whiskey; nel <strong>Manhattan</strong> lega vermouth e rye whiskey, mentre nel <strong>Pisco Sour</strong> viene aggiunta sulla schiuma finale, contribuendo sia all&#8217;aroma sia alla presentazione del drink. La sua funzione non è quella di dominare il sapore, ma di <strong>amplificare</strong> e <strong>armonizzare</strong> gli altri ingredienti.</p>
<p data-start="3826" data-end="4245">Negli ultimi anni il suo impiego si è esteso anche alla <strong>cucina</strong>. Alcune gocce possono essere utilizzate per dare profondità a salse, marinature e brasati oppure per arricchire preparazioni dolci a base di cioccolato, creme e caramello. Come accade nei cocktail, anche ai fornelli il dosaggio resta fondamentale: trattandosi di un concentrato aromatico, quantità minime sono sufficienti per incidere sul risultato finale.</p>
<p data-start="4247" data-end="4726" data-is-last-node="" data-is-only-node="">È importante ricordare una cosa: <strong>tutte le Angostura sono bitter, ma non tutti i bitter sono Angostura</strong>. Oggi esistono infatti numerose etichette che producono <em>aromatic bitters</em> ispirati allo stile del marchio storico, pur con ricette e profili aromatici differenti. Il nome &#8220;Angostura&#8221;, tuttavia, continua a essere il riferimento più noto e riconoscibile, tanto da essere diventato sinonimo, nel linguaggio comune, di questa particolare categoria di bitter aromatici.</p>
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		<title>Il Bar Timeo a Taormina è al sesto posto della classifica internazionale dei migliori banconi d’hotel di Food&#038;Wine</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lunico-bar-dhotel-italiano-presente-nella-classifica-dei-global-tastemakers-il-bar-timeo-di-taormina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A due passi dal Teatro Greco, con la Baia di Naxos e l’Etna a fare da quinta naturale, il Bar Timeo a Taormina, dell’omonimo Grand Hotel che nell’Ottocento divenne una tappa del Grand Tour – e che oggi fa parte della collezione Belmond – non ha bisogno di ulteriori effetti speciali. Questo spazio rifugge i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="5">A due passi dal <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="0">Teatro Greco</b>, con la Baia di Naxos e l’Etna a fare da quinta naturale, il <strong>Bar Timeo</strong> a <strong>Taormina</strong>, dell’omonimo<strong> Grand Hotel</strong> che nell’Ottocento divenne una tappa del <strong>Grand Tour</strong> – e che oggi fa parte della collezione <strong>Belmond</strong> – non ha bisogno di ulteriori effetti speciali. Questo spazio rifugge i cliché del bar d’hôtellerie di lusso per farsi vera “bottega” del bere miscelato. Sulla Terrazza Letteraria, un tempo <i data-path-to-node="5" data-index-in-node="426">buen retiro</i> di Truman Capote e D.H. Lawrence, la storia cosmopolita nata nel 1873 si respira nell’aria, ma è dentro al bicchiere che la Sicilia si mostra senza filtri.</p>
<p data-path-to-node="6">Dietro un bancone in legno che evoca i giardini d’inverno ottocenteschi, c’è il bar manager <strong>Claudio Adelfio</strong> che ama usare ingredienti naturali, come frutta fresca, e condividere con gli ospiti aneddoti e curiosità su ciò che miscela, nel segno di un’attenzione maniacale ai dettagli che rende evidente perché il mondo continui a brindare su questa terrazza.</p>
<p data-path-to-node="7">Prendiamo il <strong>Sunset Spritz</strong>: non è una semplice variazione sul tema, ma un lavoro di stratificazione in cui l’Aperol viene infuso lentamente con fragole e frutto della passione, supportato da un cordiale alla maracuja, ginger beer e spumante rosé siciliano. Chi cerca lo spessore e le geometrie dei classici trova invece il suo tempio nel Gentleman, dove le botaniche del Gin Etneum, il Bitter Campari e il Vermut Antica Formula si aggrappano alla struttura imponente del Marsala Targa Florio.</p>
<p data-path-to-node="8">Ogni drink fissa una coordinata esatta del territorio. Il Lady Trevelyan rende omaggio alla nobildonna britannica ideatrice dei giardini dell’hotel, bilanciando in modo tagliente Tequila Volcan de mi tierra, mango e limoni locali. La sperimentazione non teme azzardi: nell’Oro d’Oliva, la Vodka Belvedere 10 viene letteralmente nobilitata dall’olio extravergine isolano e da un bitter artigianale al rosmarino. Lo stesso approccio chirurgico si applica alle proposte a bassa gradazione alcolica: nel Mungibello, la purezza del gin siciliano dialoga con succo di limone, basilico e una complessa “cola” estratta a freddo dalle mele dell’Etna.</p>
<h3 data-path-to-node="10">I migliori bar d&#8217;hotel internazionali</h3>
<ol start="1" data-path-to-node="11">
<li>
<p data-path-to-node="11,0,0"><b data-path-to-node="11,0,0" data-index-in-node="0">Claridge’s Bar, Claridge’s</b>– Londra</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,1,0"><b data-path-to-node="11,1,0" data-index-in-node="0">The Aubrey, Mandarin Oriental</b> – Hong Kong</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,2,0"><b data-path-to-node="11,2,0" data-index-in-node="0">The Bar, Casa Gangotena</b> – Quito</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,3,0"><b data-path-to-node="11,3,0" data-index-in-node="0">The Collins Club, The Leinster</b> – Dublino</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,4,0"><b data-path-to-node="11,4,0" data-index-in-node="0">BKK Social Club, Four Seasons</b> – Bangkok</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,5,0"><b data-path-to-node="11,5,0" data-index-in-node="0">Bar Timeo, Grand Hotel Timeo</b> – Taormina</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,6,0"><b data-path-to-node="11,6,0" data-index-in-node="0">Elephant Bar, Raffles Hotel Le Royal</b> – Phnom Penh</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,7,0"><b data-path-to-node="11,7,0" data-index-in-node="0">Argo, Four Seasons</b> – Hong Kong</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,8,0"><b data-path-to-node="11,8,0" data-index-in-node="0">Dukes Bar, Dukes Hotel</b> – Londra</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,9,0"><b data-path-to-node="11,9,0" data-index-in-node="0">The Lounge, Aman</b> – Tokyo</p>
</li>
</ol>
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		<title>Il nuovo capitolo miscelato di Jerry Thomas: apre Haus Bar a Roma</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/leleganza-retro-nel-cuore-di-trastevere-il-jerry-thomas-e-tra-i-migliori-bar-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una costante che definisce il lavoro del team del Jerry Thomas: una coerenza identitaria capace di trascendere le mode. Dopo aver ridefinito la scena italiana con la formula speakeasy in vicolo Cellini, il gruppo romano ha saputo evolversi con il Bar Room nel cuore di Trastevere, un omaggio sofisticato ai grandi bar d’hotel degli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="5">C’è una costante che definisce il lavoro del team del <strong>Jerry Thomas</strong>: una coerenza identitaria capace di trascendere le mode. Dopo aver ridefinito la scena italiana con la formula <strong>speakeasy</strong> in vicolo Cellini, il gruppo romano ha saputo evolversi con il <strong>Bar Room</strong> nel cuore di Trastevere, un omaggio sofisticato ai grandi bar d’hotel degli anni Cinquanta e Sessanta.</p>
<p data-path-to-node="6">Qui, la filosofia dei <i data-path-to-node="6" data-index-in-node="22">Modern on Classic</i> trasforma il drink in un esercizio di precisione. La carta si apre con un vero manifesto della casa, lo <strong>Champagne Martini</strong>. Non un semplice cocktail, ma una scomposizione del classico Martini dove vermouth speziato, aceto di Champagne e ice wines lavorano in sinergia per mantenere una freschezza vibrante, sfidando il naturale innalzamento della temperatura nella coppa.</p>
<p data-path-to-node="6"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-216361" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/global-tastemakers-jerry-thomas.png" alt="global-tastemakers-jerry-thomas" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="7">Ma è nel rapporto con la <strong>materia</strong> <strong>prima</strong> che il gruppo esprime il suo lato più audace: il <strong>Bellini</strong>, ad esempio, abbandona la pesca per il pomodoro, utilizzando il datterino “caramella” campano per una spinta vegetale inedita. Il richiamo al passato non è mai nostalgico, ma narrativo: come nel <strong>Soyer au Champagne</strong>, rivisitato con gelato alla rosa, lampone ed essenza floreale, o il celebre <strong>Parker 75</strong> (nella foto sopra). Quest’ultimo è un esempio perfetto di ingegneria liquida: l’albicocca viene declinata attraverso la collaborazione con l’azienda agricola campana <strong>Vincenzo Egizio</strong>, per un nettare concentrato, e con la realtà abruzzese di <strong>Podere Francesco</strong>, per un succo acerbo che dona l’acidità necessaria, il tutto ricarbonato per restituire l’effervescenza dello Champagne.</p>
<p data-path-to-node="8">L’esperienza è completata dal servizio al tavolo con il trolley, un rimando al fascino dei vagoni dell’Orient Express che trasforma il momento del drink in un vero viaggio.</p>
<p data-path-to-node="9">Ora, il gruppo si prepara a una nuova, grande sfida. Quest&#8217;estate, tra le boutique di alta orologeria a pochi passi da via Condotti, ha aperto il <strong>Jerry Thomas Haus Bar</strong>. Un progetto che promette di coniugare miscelazione di livello e cucina in una formula all-day, giocando sul tema del tempo.</p>
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		<title>Il brandy firmato Poli che nasce dal fuoco e dal tempo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-brandy-firmato-poli-che-nasce-dal-fuoco-e-dal-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giambattista Marchetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[brandy]]></category>
		<category><![CDATA[distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Poli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo gli anni in cui i riflettori del mercato dei distillati erano puntati altrove — sul gin in primo luogo — il brandy italiano torna a far parlare di sé. Scommette su questo rinascimento il progetto Athanor, il nuovo brandy firmato Poli Distillerie (presento in anteprima a Vinitaly 2026). Athanor nasce da vino Trebbiano e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo gli anni in cui i riflettori del mercato dei distillati erano puntati altrove — sul gin in primo luogo — il brandy italiano torna a far parlare di sé. Scommette su questo rinascimento il progetto <strong>Athanor</strong>, il nuovo brandy firmato <a href="https://www.poligrappa.com/ita/"><strong>Poli Distillerie</strong></a> (presento in anteprima a Vinitaly 2026).</p>
<p>Athanor nasce da vino Trebbiano e viene distillato con l&#8217;alambicco a bagnomaria che dà il nome al prodotto, prima di un lungo affinamento in rovere. È un blend di due <strong>brandy</strong> invecchiati rispettivamente 3 e 15 anni, collocato dall&#8217;azienda nel segmento premium (e distribuito da Meregalli Spirits).</p>
<h2>Un nome ispirato all&#8217;alchimia</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-215189" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/2-3.png" alt="Poli" width="763" height="627" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nome richiama uno strumento antico: l&#8217;athanor era la fornace in cui l&#8217;alchimista distillava la materia. Non è una scelta casuale – spiega <strong>Jacopo Poli</strong> – perché «anche la parola &#8216;brandy&#8217; deriva dall&#8217;olandese <em>brandewijn</em>, ovvero &#8216;vino bruciato&#8217;. In Athanor il fuoco non è soltanto un elemento tecnico della distillazione, ma diventa il simbolo stesso della trasformazione che porta il vino a diventare un grande distillato».</p>
<p>Il <strong>Trebbiano</strong> — varietà indicata come ideale per il brandy grazie al profilo delicato ed equilibrato — viene lavorato con un alambicco a bagnomaria che consente un&#8217;estrazione lenta e accurata degli aromi più nobili. La maturazione avviene poi nel sottotetto della distilleria, dove le escursioni termiche favoriscono l&#8217;interazione tra distillato e legno. «Il risultato porta un equilibrio tra freschezza, struttura e <strong>profondità aromatica</strong> che dimostra come questa categoria abbia ancora molto da esprimere», sintetizza Poli.</p>
<p>È un brandy morbido, con un bouquet di aromi dolci che vanno dalla prugna sciroppata al cacao amaro, con sensazioni di vaniglia, frutta secca e miele delicato.</p>
<h2>Una categoria in riscoperta</h2>
<p>La presentazione di Athanor si inserisce, nella lettura di Poli, in un momento favorevole per la categoria. «Il brandy sta attraversando una fase di <strong>riscoperta</strong>, trainata da consumatori che cercano prodotti autentici e con una forte identità», chiosa il distillatore veneto. «Dopo anni in cui l&#8217;attenzione si è concentrata su altre categorie di distillati, oggi cresce l&#8217;interesse verso prodotti che raccontano una storia fatta di <strong>materia prima, tecnica e tempo</strong>. Caratteristiche che il brandy possiede per definizione, perché nasce dal vino, richiede lunghi periodi di maturazione e offre una complessità aromatica che premia la degustazione consapevole».</p>
<p>Di qui la convinzione sul suo potenziale, «soprattutto se viene raccontato per ciò che realmente è: uno dei distillati più affascinanti e complessi da realizzare». E poi rivendica il radicamento di un prodotto «nel quale si racconta una <strong>filiera interamente italiana</strong> che parte dal vino e arriva a un distillato di grande eleganza, che deve distinguersi nettamente per il posizionamento premium che vada oltre il semplice fine pasto». E pure in <strong>miscelazione</strong>, può reggere il confronto con i grandi classici, come il Boulevardier, o con twist d&#8217;autore come il French Connection.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quattro eccellenti liquori alla banana da provare quest&#8217;estate</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/quattro-eccellenti-liquori-alla-banana-da-provare-questestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 08:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per lungo tempo, il liquore alla banana è stato relegato nell’immaginario collettivo a un ingrediente di serie B, spesso associato a cocktail esotici anni &#8217;80 dai colori vivaci e dai sapori eccessivamente zuccherini. Tuttavia, negli ultimi anni, la mixology ha assistito a una vera e propria riscoperta di questo prodotto, che sta tornando prepotentemente al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Per lungo tempo, il <strong>liquore alla banana</strong> è stato relegato nell’immaginario collettivo a un ingrediente di serie B, spesso associato a cocktail esotici anni &#8217;80 dai colori vivaci e dai sapori eccessivamente zuccherini. Tuttavia, negli ultimi anni, la mixology ha assistito a una vera e propria riscoperta di questo prodotto, che sta tornando prepotentemente al centro dell’attenzione di bartender e appassionati di tutto il mondo. Questa rinascita non è affatto casuale: l&#8217;evoluzione qualitativa dei liquori sul mercato ha trasformato un alcolico spesso sottovalutato in una risorsa versatile, capace di aggiungere profondità, corpo e una complessità aromatica inaspettata a innumerevoli ricette.</p>
<p data-path-to-node="4">Il segreto di questa nuova popolarità risiede nella ricerca maniacale della materia prima e nella raffinatezza dei processi produttivi. Oggi, i migliori produttori non si limitano a estrarre un aroma sintetico, ma<strong> lavorano con banane di varietà specifiche</strong>, talvolta optando per il platano, o accostando il frutto a basi alcoliche di altissima qualità, come il prestigioso rhum agricole. Il risultato sono liquori eleganti, meno stucchevoli e incredibilmente vicini all&#8217;essenza autentica della frutta fresca, arricchita da note speziate o erbacee che ne elevano il profilo sensoriale.</p>
<p data-path-to-node="5">Che venga utilizzato per dare una nota tropicale, per bilanciare l&#8217;amaro di un digestivo o semplicemente degustato liscio o con ghiaccio, il liquore alla banana moderno è un elemento imprescindibile nella dispensa di un intenditore. In questa guida, abbiamo selezionato quattro eccellenti espressioni: prodotti che si distinguono per carattere, tecnica di produzione e capacità di reinterpretare uno dei sapori più amati al mondo con uno stile contemporaneo e memorabile.</p>
<h2 data-path-to-node="7">4 eccellenti liquori alla banana</h2>
<p data-path-to-node="8"><b data-path-to-node="8" data-index-in-node="0">Crème de Banane – Tempus Fugit</b></p>
<p data-path-to-node="8">Questa ricca versione, leggermente speziata, proposta da un’azienda specializzata in liquori di ispirazione storica, è tra le più apprezzate dai professionisti.</p>
<p data-path-to-node="9"><b data-path-to-node="9" data-index-in-node="0">Banane du Brésil – Giffard</b></p>
<p data-path-to-node="9">È il liquore alla banana preferito di Lauren Covas. La chef lo descrive come «vellutato e non troppo dolce».</p>
<p data-path-to-node="10"><b data-path-to-node="10" data-index-in-node="0">Crème de Banane – Pairidaēza</b></p>
<p data-path-to-node="10">Il gusto raffinato di questo liquore francese è notevolmente vicino a quello delle banane fresche, anche se in realtà è a base di platano.</p>
<p data-path-to-node="11"><b data-path-to-node="11" data-index-in-node="0">Bana Canne Rhum – Clément</b></p>
<p data-path-to-node="11">L’intenso aroma di banana apre la via a una dolcezza erbacea che ricorda la canna da zucchero in questo liquore a base di rhum agricole.</p>
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		<title>Il boom del no-low alcol dice che l&#8217;aperitivo non sarà più lo stesso</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 14:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.foodandwineitalia.com/?p=215376</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il mercato globale dei prodotti no-low alcol ha superato gli 11 miliardi di dollari: il dato non descrive più una nicchia, ma un cambiamento strutturale nel modo in cui si beve. Negli ultimi anni la crescita delle proposte analcoliche o a bassa gradazione è uscita dal perimetro della rinuncia, della moderazione o della necessità del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato globale dei prodotti <span class="font-semibold" data-streamdown="strong">no-low alcol</span> ha superato gli <strong><span class="font-semibold" data-streamdown="strong">11 miliardi di dollari</span></strong>: il dato non descrive più una nicchia, ma un cambiamento strutturale nel <strong>modo in cui si beve</strong>. Negli ultimi anni la crescita delle proposte analcoliche o a bassa gradazione è uscita dal perimetro della rinuncia, della moderazione o della necessità del singolo individuo, per entrare in un terreno molto più ampio, che riguarda la cultura del consumo, il lessico dell&#8217;aperitivo e la strategia dei grandi marchi.</p>
<p>La notizia conferma qualcosa che il settore osserva già da tempo: la mixology del presente, e probabilmente ancora di più quella dei prossimi anni, si giocherà anche sulla capacità di costruire esperienze convincenti senza fare dell&#8217;alcol il loro centro esclusivo. Non significa che il bere tradizionale stia scomparendo. Significa piuttosto che si sta ridefinendo il campo delle possibilità, e che l&#8217;idea stessa di convivialità si sta allargando.</p>
<h2 class="mt-6 mb-2 font-semibold text-2xl" data-streamdown="heading-2">Il no-low alcol non è più una nicchia</h2>
<p>Per molto tempo, i <strong>prodotti analcolici</strong> nel mondo del bere miscelato sono stati trattati come surrogati. Erano spesso pensati per chi non poteva bere, più che per chi voleva bere in modo diverso. Avevano una funzione <strong>accessoria</strong>, poco prestigio e una presenza marginale nelle carte. Oggi questo scenario è cambiato in modo abbastanza evidente.</p>
<p>Quando un comparto supera una soglia economica come quella degli 11 miliardi di dollari, non state più guardando un segmento laterale, ma un mercato che ha acquisito massa critica. Il <em>no-low alcohol</em> è diventato uno spazio  in cui si confrontano grandi gruppi, produttori storici, nuovi marchi e locali che hanno capito che la qualità dell&#8217;offerta analcolica non è più un dettaglio. È una parte della proposta, e in alcuni casi anche un elemento distintivo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215379" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi.png" alt="no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi" width="763" height="627" /></p>
<p>Il punto più interessante è che questa crescita non sembra legata solo a un cambio di gusto, ma a un cambio di <strong>approccio</strong>. La richiesta non nasce necessariamente dal rifiuto dell&#8217;alcol, bensì da una maggiore <strong>attenzione al contesto</strong>, al momento della giornata, alla durata dell&#8217;esperienza e all&#8217;equilibrio complessivo del consumo. Il cosiddetto <em><span class="font-semibold" data-streamdown="strong">mindful drinking</span></em>, cioè il<strong> bere consapevole</strong>, prova a sintetizzare proprio questo passaggio.</p>
<p>È questo il punto su cui il mercato si sta muovendo con più decisione. Per anni l&#8217;alternativa al drink tradizionale è stata spesso relegata alla bibita, al succo o a proposte poco integrate nel linguaggio del bar. Oggi invece i prodotti no-low cercano di occupare lo stesso spazio del cocktail classico: non un ripiego, <strong>ma una scelta</strong>. Stessa attenzione agli ingredienti, stessa cura per il servizio, stessa centralità dell&#8217;occasione.</p>
<h3 class="mt-6 mb-2 font-semibold text-2xl" data-streamdown="heading-2">Sono i giovani a trainare il cambiamento</h3>
<p>A spingere questo passaggio sono soprattutto le <strong>nuove generazioni</strong>. In Italia il <span class="font-semibold" data-streamdown="strong">63% dei consumatori</span> sceglie aperitivi alcol-free. Al di là della percentuale in sé, il segnale è evidente: l&#8217;interesse verso formule di consumo più leggere e meno legate alla gradazione è ormai ampio, trasversale e socialmente visibile.</p>
<p>Il rapporto delle nuove generazioni con l&#8217;alcol è diverso da quello che ha dominato il mercato per decenni. Non necessariamente più austero, ma più intermittente, selettivo e meno identitario. Il drink non sparisce, ma perde quella centralità che aveva in molti contesti. Per una parte rilevante del pubblico più giovane, l&#8217;idea di uscire, stare insieme e ordinare qualcosa di buono non coincide più in modo obbligato con il consumo alcolico.</p>
<p>Il passaggio decisivo, però, è un altro: i <strong>grandi marchi</strong> hanno capito che il no-low alcol va cavalcato. Il settore degli spirits analcolici è cresciuto del <span class="font-semibold" data-streamdown="strong">65%</span> negli ultimi due anni e che sono sempre di più i grandi brand a investire nello zero, sta descrivendo proprio questa accelerazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi/">Il boom del no-low alcol dice che l&#8217;aperitivo non sarà più lo stesso</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>10 cocktail bar da provare a Milano durante Identità Golose</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cocktail-bar-milano-identita-golose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 08:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La città di Milano e Identità Golose condividono da anni lo stesso linguaggio: quello della ricerca, della qualità e della capacità di anticipare le tendenze. Durante il congresso internazionale dedicato alla gastronomia, il capoluogo lombardo diventa il punto di incontro di chef, ristoratori, professionisti dell&#8217;ospitalità e appassionati provenienti da tutta Italia e dall&#8217;estero. Ma se [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/cocktail-bar-milano-identita-golose/">10 cocktail bar da provare a Milano durante Identità Golose</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">La città di <strong>Milano</strong> e <strong>Identità Golose</strong> condividono da anni lo stesso linguaggio: quello della ricerca, della qualità e della capacità di anticipare le tendenze. Durante il congresso internazionale dedicato alla gastronomia, il capoluogo lombardo diventa il punto di incontro di chef, ristoratori, professionisti dell&#8217;ospitalità e appassionati provenienti da tutta Italia e dall&#8217;estero.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ma se la giornata è scandita da degustazioni, conferenze e incontri, la sera offre l&#8217;occasione per esplorare un&#8217;altra delle grandi eccellenze cittadine: la <strong>mixology</strong>. Milano è infatti una delle capitali europee del bere miscelato e negli ultimi vent&#8217;anni ha contribuito in modo decisivo all&#8217;evoluzione del cocktail contemporaneo italiano.</p>
<p class="isSelectedEnd">Tra locali storici, insegne che hanno fatto scuola e nuove aperture capaci di attirare l&#8217;attenzione internazionale, ecco dieci cocktail bar da tenere in considerazione durante Identità Golose.</p>
<h2>Dove bere a Milano durante Identità Golose</h2>
<p class="isSelectedEnd">La forza della scena milanese sta nella sua <strong>varietà</strong>. Nel giro di pochi chilometri si passa da un bar che ha inventato l&#8217;aperitivo moderno a insegne che sperimentano con intelligenza artificiale, affumicature, ingredienti esotici e contaminazioni gastronomiche. Alcuni locali sono ormai istituzioni cittadine, altri rappresentano il volto più contemporaneo della mixology internazionale. Tutti meritano una sosta.</p>
<h3>Camparino in Galleria</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215176" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-camparino-in-galleria.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-camparino-in-galleria" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Pochi luoghi raccontano Milano meglio del <strong>Camparino</strong>. Affacciato su <strong>Piazza Duomo</strong> e ospitato all&#8217;interno della <strong>Galleria Vittorio Emanuele II</strong>, è il luogo dove il rito dell&#8217;aperitivo ha contribuito a costruire l&#8217;identità della città. Nato dall&#8217;eredità della famiglia <strong>Campari</strong>, oggi continua a essere uno dei riferimenti assoluti della miscelazione italiana. Potete fermarvi al banco storico per un Campari shakerato oppure salire nella Sala Spiritello per esplorare la proposta contemporanea guidata dal team di Tommaso Cecca.</p>
<h3>Rita&#8217;s Tiki Room</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215177" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/ritas-tiki-room-milano-pina-colada.png" alt="ritas-tiki-room-milano-pina-colada" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">A pochi passi dal <strong>Naviglio Grande</strong>, <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ritas-tiki-room-milano-pina-colada-navigli/" target="_blank" rel="noopener">Rita&#8217;s Tiki Room</a> porta a Milano l&#8217;universo dei cocktail tropicali. L&#8217;ispirazione arriva dalla cultura tiki americana e caraibica, con una carta che attraversa decenni di storia della miscelazione tra rum, spezie, agrumi e preparazioni esotiche. Accanto ai drink trovano spazio snack e piccoli piatti che guardano all&#8217;Asia e al Pacifico, rendendo il locale una delle soste più divertenti della zona.</p>
<h3>LOM Dopolavoro</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215178" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-dopolavoro.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-dopolavoro" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">In una <strong>cascina</strong> ottocentesca recuperata vicino al <strong>Cimitero Monumentale</strong>, <strong>LOM Dopolavoro</strong> rappresenta una delle anime più rilassate della Milano da bere. Il cortile interno offre una pausa dal ritmo della città, mentre la proposta beverage punta su piccoli produttori e una selezione costruita con attenzione alla sostenibilità. I cocktail seguono la stessa filosofia: pochi ingredienti, identità precisa e forte legame con la qualità delle materie prime.</p>
<h3>MAG</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215179" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-mag.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-mag" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Quando si parla di cocktail bar a Milano è impossibile non citare <strong>MAG</strong>. Nato dall&#8217;intuizione di <strong>Flavio Angiolillo</strong> e <strong>Marco Russo</strong>, è stato uno dei locali che hanno contribuito a cambiare il modo di bere in Italia. L&#8217;atmosfera richiama il mondo dello speakeasy e del proibizionismo, mentre la carta mantiene quell&#8217;approccio <strong>creativo</strong> e <strong>irriverente</strong> che ne ha decretato il successo. Tra i classici della casa resta celebre il Negroni del Marinaio, ma il consiglio è lasciarvi guidare dalle drink list tematiche che cambiano durante l&#8217;anno.</p>
<h3>Dry Milano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215180" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-dry.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Dry ha avuto il merito di rendere naturale un abbinamento che oggi sembra scontato: <a href="https://www.foodandwineitalia.com/dry-milano-pizza-cocktail-lorenzo-sirabella/" target="_blank" rel="noopener">pizza e cocktail</a>. Dal 2013 continua a essere uno degli indirizzi più frequentati della città grazie al lavoro del pizzaiolo <strong>Lorenzo Sirabella</strong> e a una proposta di miscelazione ideata da <strong>Edris Al Malat</strong> che non ha mai smesso di evolversi. Signature come Mediterraneo o Hibiscus Margarita dimostrano come il cocktail possa dialogare con la cucina senza perdere personalità.</p>
<h3>Iter</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215181" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-item.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-item" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Fratello minore del MAG, Iter ha costruito la propria identità attorno al concetto di <strong>viaggio</strong>. Ogni drink list nasce infatti dall&#8217;esplorazione di un Paese diverso e traduce ingredienti, culture e suggestioni in forma liquida. Oggi il locale continua a sperimentare, proponendo anche cocktail sviluppati con il supporto dell&#8217;intelligenza artificiale. Un indirizzo che conserva lo spirito curioso e innovativo.</p>
<h3>Lubna</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215182" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-lubna.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Nell&#8217;area di <strong>Scalo Romana</strong>, accanto a Fondazione Prada, <strong>Lubna</strong> è uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni. Nato dall&#8217;universo <strong>Moebius</strong>, combina <a href="https://www.foodandwineitalia.com/bar-e-cucina-pairing-dautore-2/" target="_blank" rel="noopener">ristorante</a>, spazio culturale e cocktail bar in un ambiente dal carattere industriale. La particolarità della proposta è il dialogo costante con il fuoco e la brace: affumicature, ingredienti arrostiti e aromi tostati diventano elementi centrali di cocktail originali e riconoscibili.</p>
<h3>Rita Cocktails</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-209276" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/11/rita-cocktails-nuovo-menu-design-italiano.png" alt="rita-cocktails-nuovo-menu-design-italiano" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Da <a href="https://www.foodandwineitalia.com/rita-cocktails-nuova-drink-list-design-italiano/" target="_blank" rel="noopener">oltre vent&#8217;anni Rita</a> è uno dei banconi più amati di Milano. Affacciato sul Naviglio Grande, continua a essere un punto di riferimento per chi cerca accoglienza, tecnica e continuità. Il <strong>restyling</strong> del 2016 ne ha aggiornato l&#8217;estetica senza alterarne l&#8217;identità. Il Gin Zen resta il cocktail simbolo della casa, spesso accompagnato dal celebre club sandwich che ha contribuito a renderlo una vera istituzione cittadina.</p>
<h3>Casa Tobago</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215183" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-casa-tobago.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-casa-tobago" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>Casa Tobago</strong> è uno dei progetti più originali della nuova Milano gastronomica. Più che un semplice cocktail bar, è uno spazio multifunzionale che unisce ristorazione, mixology, socialità ed eventi. Gli ambienti richiamano un club internazionale, tra influenze coloniali, dettagli veneziani e atmosfere cosmopolite. Dietro il bancone, guidato da <strong>Alberto Corvi</strong>, la miscelazione mantiene un ruolo centrale attraverso una programmazione dinamica e collaborazioni continue con il mondo del beverage.</p>
<h3>Salmon Guru Milano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215184" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-salmon-guru.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-salmon-guru" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Tra le aperture più attese degli ultimi anni, <strong>Salmon Guru</strong> ha portato a Milano l&#8217;energia del format creato da <strong>Diego Cabrera</strong> e già affermato a Madrid e Dubai. L&#8217;ambiente è eccentrico, colorato e volutamente anticonvenzionale, proprio come la proposta di miscelazione. Cocktail come Spaghetti Incident o Chipotle Chillon raccontano una visione creativa che mescola ingredienti, tecniche e culture differenti. A completare l&#8217;esperienza c&#8217;è una proposta gastronomica fusion pensata per accompagnare la bevuta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/cocktail-bar-milano-identita-golose/">10 cocktail bar da provare a Milano durante Identità Golose</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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