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	<title>Cocktails e Distillati &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Cocktails e Distillati &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Il Bar Timeo a Taormina è al sesto posto della classifica internazionale dei migliori banconi d’hotel di Food&#038;Wine</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lunico-bar-dhotel-italiano-presente-nella-classifica-dei-global-tastemakers-il-bar-timeo-di-taormina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A due passi dal Teatro Greco, con la Baia di Naxos e l’Etna a fare da quinta naturale, il Bar Timeo a Taormina, dell’omonimo Grand Hotel che nell’Ottocento divenne una tappa del Grand Tour – e che oggi fa parte della collezione Belmond – non ha bisogno di ulteriori effetti speciali. Questo spazio rifugge i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="5">A due passi dal <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="0">Teatro Greco</b>, con la Baia di Naxos e l’Etna a fare da quinta naturale, il <strong>Bar Timeo</strong> a <strong>Taormina</strong>, dell’omonimo<strong> Grand Hotel</strong> che nell’Ottocento divenne una tappa del <strong>Grand Tour</strong> – e che oggi fa parte della collezione <strong>Belmond</strong> – non ha bisogno di ulteriori effetti speciali. Questo spazio rifugge i cliché del bar d’hôtellerie di lusso per farsi vera “bottega” del bere miscelato. Sulla Terrazza Letteraria, un tempo <i data-path-to-node="5" data-index-in-node="426">buen retiro</i> di Truman Capote e D.H. Lawrence, la storia cosmopolita nata nel 1873 si respira nell’aria, ma è dentro al bicchiere che la Sicilia si mostra senza filtri.</p>
<p data-path-to-node="6">Dietro un bancone in legno che evoca i giardini d’inverno ottocenteschi, c’è il bar manager <strong>Claudio Adelfio</strong> che ama usare ingredienti naturali, come frutta fresca, e condividere con gli ospiti aneddoti e curiosità su ciò che miscela, nel segno di un’attenzione maniacale ai dettagli che rende evidente perché il mondo continui a brindare su questa terrazza.</p>
<p data-path-to-node="7">Prendiamo il <strong>Sunset Spritz</strong>: non è una semplice variazione sul tema, ma un lavoro di stratificazione in cui l’Aperol viene infuso lentamente con fragole e frutto della passione, supportato da un cordiale alla maracuja, ginger beer e spumante rosé siciliano. Chi cerca lo spessore e le geometrie dei classici trova invece il suo tempio nel Gentleman, dove le botaniche del Gin Etneum, il Bitter Campari e il Vermut Antica Formula si aggrappano alla struttura imponente del Marsala Targa Florio.</p>
<p data-path-to-node="8">Ogni drink fissa una coordinata esatta del territorio. Il Lady Trevelyan rende omaggio alla nobildonna britannica ideatrice dei giardini dell’hotel, bilanciando in modo tagliente Tequila Volcan de mi tierra, mango e limoni locali. La sperimentazione non teme azzardi: nell’Oro d’Oliva, la Vodka Belvedere 10 viene letteralmente nobilitata dall’olio extravergine isolano e da un bitter artigianale al rosmarino. Lo stesso approccio chirurgico si applica alle proposte a bassa gradazione alcolica: nel Mungibello, la purezza del gin siciliano dialoga con succo di limone, basilico e una complessa “cola” estratta a freddo dalle mele dell’Etna.</p>
<h3 data-path-to-node="10">I migliori bar d&#8217;hotel internazionali</h3>
<ol start="1" data-path-to-node="11">
<li>
<p data-path-to-node="11,0,0"><b data-path-to-node="11,0,0" data-index-in-node="0">Claridge’s Bar, Claridge’s</b>– Londra</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,1,0"><b data-path-to-node="11,1,0" data-index-in-node="0">The Aubrey, Mandarin Oriental</b> – Hong Kong</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,2,0"><b data-path-to-node="11,2,0" data-index-in-node="0">The Bar, Casa Gangotena</b> – Quito</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,3,0"><b data-path-to-node="11,3,0" data-index-in-node="0">The Collins Club, The Leinster</b> – Dublino</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,4,0"><b data-path-to-node="11,4,0" data-index-in-node="0">BKK Social Club, Four Seasons</b> – Bangkok</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,5,0"><b data-path-to-node="11,5,0" data-index-in-node="0">Bar Timeo, Grand Hotel Timeo</b> – Taormina</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,6,0"><b data-path-to-node="11,6,0" data-index-in-node="0">Elephant Bar, Raffles Hotel Le Royal</b> – Phnom Penh</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,7,0"><b data-path-to-node="11,7,0" data-index-in-node="0">Argo, Four Seasons</b> – Hong Kong</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,8,0"><b data-path-to-node="11,8,0" data-index-in-node="0">Dukes Bar, Dukes Hotel</b> – Londra</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,9,0"><b data-path-to-node="11,9,0" data-index-in-node="0">The Lounge, Aman</b> – Tokyo</p>
</li>
</ol>
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			</item>
		<item>
		<title>Il nuovo capitolo miscelato di Jerry Thomas: apre Haus Bar a Roma</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/leleganza-retro-nel-cuore-di-trastevere-il-jerry-thomas-e-tra-i-migliori-bar-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una costante che definisce il lavoro del team del Jerry Thomas: una coerenza identitaria capace di trascendere le mode. Dopo aver ridefinito la scena italiana con la formula speakeasy in vicolo Cellini, il gruppo romano ha saputo evolversi con il Bar Room nel cuore di Trastevere, un omaggio sofisticato ai grandi bar d’hotel degli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="5">C’è una costante che definisce il lavoro del team del <strong>Jerry Thomas</strong>: una coerenza identitaria capace di trascendere le mode. Dopo aver ridefinito la scena italiana con la formula <strong>speakeasy</strong> in vicolo Cellini, il gruppo romano ha saputo evolversi con il <strong>Bar Room</strong> nel cuore di Trastevere, un omaggio sofisticato ai grandi bar d’hotel degli anni Cinquanta e Sessanta.</p>
<p data-path-to-node="6">Qui, la filosofia dei <i data-path-to-node="6" data-index-in-node="22">Modern on Classic</i> trasforma il drink in un esercizio di precisione. La carta si apre con un vero manifesto della casa, lo <strong>Champagne Martini</strong>. Non un semplice cocktail, ma una scomposizione del classico Martini dove vermouth speziato, aceto di Champagne e ice wines lavorano in sinergia per mantenere una freschezza vibrante, sfidando il naturale innalzamento della temperatura nella coppa.</p>
<p data-path-to-node="6"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-216361" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/global-tastemakers-jerry-thomas.png" alt="global-tastemakers-jerry-thomas" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="7">Ma è nel rapporto con la <strong>materia</strong> <strong>prima</strong> che il gruppo esprime il suo lato più audace: il <strong>Bellini</strong>, ad esempio, abbandona la pesca per il pomodoro, utilizzando il datterino “caramella” campano per una spinta vegetale inedita. Il richiamo al passato non è mai nostalgico, ma narrativo: come nel <strong>Soyer au Champagne</strong>, rivisitato con gelato alla rosa, lampone ed essenza floreale, o il celebre <strong>Parker 75</strong> (nella foto sopra). Quest’ultimo è un esempio perfetto di ingegneria liquida: l’albicocca viene declinata attraverso la collaborazione con l’azienda agricola campana <strong>Vincenzo Egizio</strong>, per un nettare concentrato, e con la realtà abruzzese di <strong>Podere Francesco</strong>, per un succo acerbo che dona l’acidità necessaria, il tutto ricarbonato per restituire l’effervescenza dello Champagne.</p>
<p data-path-to-node="8">L’esperienza è completata dal servizio al tavolo con il trolley, un rimando al fascino dei vagoni dell’Orient Express che trasforma il momento del drink in un vero viaggio.</p>
<p data-path-to-node="9">Ora, il gruppo si prepara a una nuova, grande sfida. Quest&#8217;estate, tra le boutique di alta orologeria a pochi passi da via Condotti, ha aperto il <strong>Jerry Thomas Haus Bar</strong>. Un progetto che promette di coniugare miscelazione di livello e cucina in una formula all-day, giocando sul tema del tempo.</p>
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		<item>
		<title>Il brandy firmato Poli che nasce dal fuoco e dal tempo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-brandy-firmato-poli-che-nasce-dal-fuoco-e-dal-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giambattista Marchetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[brandy]]></category>
		<category><![CDATA[distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Poli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo gli anni in cui i riflettori del mercato dei distillati erano puntati altrove — sul gin in primo luogo — il brandy italiano torna a far parlare di sé. Scommette su questo rinascimento il progetto Athanor, il nuovo brandy firmato Poli Distillerie (presento in anteprima a Vinitaly 2026). Athanor nasce da vino Trebbiano e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo gli anni in cui i riflettori del mercato dei distillati erano puntati altrove — sul gin in primo luogo — il brandy italiano torna a far parlare di sé. Scommette su questo rinascimento il progetto <strong>Athanor</strong>, il nuovo brandy firmato <a href="https://www.poligrappa.com/ita/"><strong>Poli Distillerie</strong></a> (presento in anteprima a Vinitaly 2026).</p>
<p>Athanor nasce da vino Trebbiano e viene distillato con l&#8217;alambicco a bagnomaria che dà il nome al prodotto, prima di un lungo affinamento in rovere. È un blend di due <strong>brandy</strong> invecchiati rispettivamente 3 e 15 anni, collocato dall&#8217;azienda nel segmento premium (e distribuito da Meregalli Spirits).</p>
<h2>Un nome ispirato all&#8217;alchimia</h2>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-215189" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/2-3.png" alt="Poli" width="763" height="627" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nome richiama uno strumento antico: l&#8217;athanor era la fornace in cui l&#8217;alchimista distillava la materia. Non è una scelta casuale – spiega <strong>Jacopo Poli</strong> – perché «anche la parola &#8216;brandy&#8217; deriva dall&#8217;olandese <em>brandewijn</em>, ovvero &#8216;vino bruciato&#8217;. In Athanor il fuoco non è soltanto un elemento tecnico della distillazione, ma diventa il simbolo stesso della trasformazione che porta il vino a diventare un grande distillato».</p>
<p>Il <strong>Trebbiano</strong> — varietà indicata come ideale per il brandy grazie al profilo delicato ed equilibrato — viene lavorato con un alambicco a bagnomaria che consente un&#8217;estrazione lenta e accurata degli aromi più nobili. La maturazione avviene poi nel sottotetto della distilleria, dove le escursioni termiche favoriscono l&#8217;interazione tra distillato e legno. «Il risultato porta un equilibrio tra freschezza, struttura e <strong>profondità aromatica</strong> che dimostra come questa categoria abbia ancora molto da esprimere», sintetizza Poli.</p>
<p>È un brandy morbido, con un bouquet di aromi dolci che vanno dalla prugna sciroppata al cacao amaro, con sensazioni di vaniglia, frutta secca e miele delicato.</p>
<h2>Una categoria in riscoperta</h2>
<p>La presentazione di Athanor si inserisce, nella lettura di Poli, in un momento favorevole per la categoria. «Il brandy sta attraversando una fase di <strong>riscoperta</strong>, trainata da consumatori che cercano prodotti autentici e con una forte identità», chiosa il distillatore veneto. «Dopo anni in cui l&#8217;attenzione si è concentrata su altre categorie di distillati, oggi cresce l&#8217;interesse verso prodotti che raccontano una storia fatta di <strong>materia prima, tecnica e tempo</strong>. Caratteristiche che il brandy possiede per definizione, perché nasce dal vino, richiede lunghi periodi di maturazione e offre una complessità aromatica che premia la degustazione consapevole».</p>
<p>Di qui la convinzione sul suo potenziale, «soprattutto se viene raccontato per ciò che realmente è: uno dei distillati più affascinanti e complessi da realizzare». E poi rivendica il radicamento di un prodotto «nel quale si racconta una <strong>filiera interamente italiana</strong> che parte dal vino e arriva a un distillato di grande eleganza, che deve distinguersi nettamente per il posizionamento premium che vada oltre il semplice fine pasto». E pure in <strong>miscelazione</strong>, può reggere il confronto con i grandi classici, come il Boulevardier, o con twist d&#8217;autore come il French Connection.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Quattro eccellenti liquori alla banana da provare quest&#8217;estate</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/quattro-eccellenti-liquori-alla-banana-da-provare-questestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 08:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per lungo tempo, il liquore alla banana è stato relegato nell’immaginario collettivo a un ingrediente di serie B, spesso associato a cocktail esotici anni &#8217;80 dai colori vivaci e dai sapori eccessivamente zuccherini. Tuttavia, negli ultimi anni, la mixology ha assistito a una vera e propria riscoperta di questo prodotto, che sta tornando prepotentemente al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Per lungo tempo, il <strong>liquore alla banana</strong> è stato relegato nell’immaginario collettivo a un ingrediente di serie B, spesso associato a cocktail esotici anni &#8217;80 dai colori vivaci e dai sapori eccessivamente zuccherini. Tuttavia, negli ultimi anni, la mixology ha assistito a una vera e propria riscoperta di questo prodotto, che sta tornando prepotentemente al centro dell’attenzione di bartender e appassionati di tutto il mondo. Questa rinascita non è affatto casuale: l&#8217;evoluzione qualitativa dei liquori sul mercato ha trasformato un alcolico spesso sottovalutato in una risorsa versatile, capace di aggiungere profondità, corpo e una complessità aromatica inaspettata a innumerevoli ricette.</p>
<p data-path-to-node="4">Il segreto di questa nuova popolarità risiede nella ricerca maniacale della materia prima e nella raffinatezza dei processi produttivi. Oggi, i migliori produttori non si limitano a estrarre un aroma sintetico, ma<strong> lavorano con banane di varietà specifiche</strong>, talvolta optando per il platano, o accostando il frutto a basi alcoliche di altissima qualità, come il prestigioso rhum agricole. Il risultato sono liquori eleganti, meno stucchevoli e incredibilmente vicini all&#8217;essenza autentica della frutta fresca, arricchita da note speziate o erbacee che ne elevano il profilo sensoriale.</p>
<p data-path-to-node="5">Che venga utilizzato per dare una nota tropicale, per bilanciare l&#8217;amaro di un digestivo o semplicemente degustato liscio o con ghiaccio, il liquore alla banana moderno è un elemento imprescindibile nella dispensa di un intenditore. In questa guida, abbiamo selezionato quattro eccellenti espressioni: prodotti che si distinguono per carattere, tecnica di produzione e capacità di reinterpretare uno dei sapori più amati al mondo con uno stile contemporaneo e memorabile.</p>
<h2 data-path-to-node="7">4 eccellenti liquori alla banana</h2>
<p data-path-to-node="8"><b data-path-to-node="8" data-index-in-node="0">Crème de Banane – Tempus Fugit</b></p>
<p data-path-to-node="8">Questa ricca versione, leggermente speziata, proposta da un’azienda specializzata in liquori di ispirazione storica, è tra le più apprezzate dai professionisti.</p>
<p data-path-to-node="9"><b data-path-to-node="9" data-index-in-node="0">Banane du Brésil – Giffard</b></p>
<p data-path-to-node="9">È il liquore alla banana preferito di Lauren Covas. La chef lo descrive come «vellutato e non troppo dolce».</p>
<p data-path-to-node="10"><b data-path-to-node="10" data-index-in-node="0">Crème de Banane – Pairidaēza</b></p>
<p data-path-to-node="10">Il gusto raffinato di questo liquore francese è notevolmente vicino a quello delle banane fresche, anche se in realtà è a base di platano.</p>
<p data-path-to-node="11"><b data-path-to-node="11" data-index-in-node="0">Bana Canne Rhum – Clément</b></p>
<p data-path-to-node="11">L’intenso aroma di banana apre la via a una dolcezza erbacea che ricorda la canna da zucchero in questo liquore a base di rhum agricole.</p>
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		<item>
		<title>Il boom del no-low alcol dice che l&#8217;aperitivo non sarà più lo stesso</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 14:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mercato globale dei prodotti no-low alcol ha superato gli 11 miliardi di dollari: il dato non descrive più una nicchia, ma un cambiamento strutturale nel modo in cui si beve. Negli ultimi anni la crescita delle proposte analcoliche o a bassa gradazione è uscita dal perimetro della rinuncia, della moderazione o della necessità del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato globale dei prodotti <span class="font-semibold" data-streamdown="strong">no-low alcol</span> ha superato gli <strong><span class="font-semibold" data-streamdown="strong">11 miliardi di dollari</span></strong>: il dato non descrive più una nicchia, ma un cambiamento strutturale nel <strong>modo in cui si beve</strong>. Negli ultimi anni la crescita delle proposte analcoliche o a bassa gradazione è uscita dal perimetro della rinuncia, della moderazione o della necessità del singolo individuo, per entrare in un terreno molto più ampio, che riguarda la cultura del consumo, il lessico dell&#8217;aperitivo e la strategia dei grandi marchi.</p>
<p>La notizia conferma qualcosa che il settore osserva già da tempo: la mixology del presente, e probabilmente ancora di più quella dei prossimi anni, si giocherà anche sulla capacità di costruire esperienze convincenti senza fare dell&#8217;alcol il loro centro esclusivo. Non significa che il bere tradizionale stia scomparendo. Significa piuttosto che si sta ridefinendo il campo delle possibilità, e che l&#8217;idea stessa di convivialità si sta allargando.</p>
<h2 class="mt-6 mb-2 font-semibold text-2xl" data-streamdown="heading-2">Il no-low alcol non è più una nicchia</h2>
<p>Per molto tempo, i <strong>prodotti analcolici</strong> nel mondo del bere miscelato sono stati trattati come surrogati. Erano spesso pensati per chi non poteva bere, più che per chi voleva bere in modo diverso. Avevano una funzione <strong>accessoria</strong>, poco prestigio e una presenza marginale nelle carte. Oggi questo scenario è cambiato in modo abbastanza evidente.</p>
<p>Quando un comparto supera una soglia economica come quella degli 11 miliardi di dollari, non state più guardando un segmento laterale, ma un mercato che ha acquisito massa critica. Il <em>no-low alcohol</em> è diventato uno spazio  in cui si confrontano grandi gruppi, produttori storici, nuovi marchi e locali che hanno capito che la qualità dell&#8217;offerta analcolica non è più un dettaglio. È una parte della proposta, e in alcuni casi anche un elemento distintivo.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215379" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi.png" alt="no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi" width="763" height="627" /></p>
<p>Il punto più interessante è che questa crescita non sembra legata solo a un cambio di gusto, ma a un cambio di <strong>approccio</strong>. La richiesta non nasce necessariamente dal rifiuto dell&#8217;alcol, bensì da una maggiore <strong>attenzione al contesto</strong>, al momento della giornata, alla durata dell&#8217;esperienza e all&#8217;equilibrio complessivo del consumo. Il cosiddetto <em><span class="font-semibold" data-streamdown="strong">mindful drinking</span></em>, cioè il<strong> bere consapevole</strong>, prova a sintetizzare proprio questo passaggio.</p>
<p>È questo il punto su cui il mercato si sta muovendo con più decisione. Per anni l&#8217;alternativa al drink tradizionale è stata spesso relegata alla bibita, al succo o a proposte poco integrate nel linguaggio del bar. Oggi invece i prodotti no-low cercano di occupare lo stesso spazio del cocktail classico: non un ripiego, <strong>ma una scelta</strong>. Stessa attenzione agli ingredienti, stessa cura per il servizio, stessa centralità dell&#8217;occasione.</p>
<h3 class="mt-6 mb-2 font-semibold text-2xl" data-streamdown="heading-2">Sono i giovani a trainare il cambiamento</h3>
<p>A spingere questo passaggio sono soprattutto le <strong>nuove generazioni</strong>. In Italia il <span class="font-semibold" data-streamdown="strong">63% dei consumatori</span> sceglie aperitivi alcol-free. Al di là della percentuale in sé, il segnale è evidente: l&#8217;interesse verso formule di consumo più leggere e meno legate alla gradazione è ormai ampio, trasversale e socialmente visibile.</p>
<p>Il rapporto delle nuove generazioni con l&#8217;alcol è diverso da quello che ha dominato il mercato per decenni. Non necessariamente più austero, ma più intermittente, selettivo e meno identitario. Il drink non sparisce, ma perde quella centralità che aveva in molti contesti. Per una parte rilevante del pubblico più giovane, l&#8217;idea di uscire, stare insieme e ordinare qualcosa di buono non coincide più in modo obbligato con il consumo alcolico.</p>
<p>Il passaggio decisivo, però, è un altro: i <strong>grandi marchi</strong> hanno capito che il no-low alcol va cavalcato. Il settore degli spirits analcolici è cresciuto del <span class="font-semibold" data-streamdown="strong">65%</span> negli ultimi due anni e che sono sempre di più i grandi brand a investire nello zero, sta descrivendo proprio questa accelerazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi/">Il boom del no-low alcol dice che l&#8217;aperitivo non sarà più lo stesso</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>10 cocktail bar da provare a Milano durante Identità Golose</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cocktail-bar-milano-identita-golose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 08:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La città di Milano e Identità Golose condividono da anni lo stesso linguaggio: quello della ricerca, della qualità e della capacità di anticipare le tendenze. Durante il congresso internazionale dedicato alla gastronomia, il capoluogo lombardo diventa il punto di incontro di chef, ristoratori, professionisti dell&#8217;ospitalità e appassionati provenienti da tutta Italia e dall&#8217;estero. Ma se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">La città di <strong>Milano</strong> e <strong>Identità Golose</strong> condividono da anni lo stesso linguaggio: quello della ricerca, della qualità e della capacità di anticipare le tendenze. Durante il congresso internazionale dedicato alla gastronomia, il capoluogo lombardo diventa il punto di incontro di chef, ristoratori, professionisti dell&#8217;ospitalità e appassionati provenienti da tutta Italia e dall&#8217;estero.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ma se la giornata è scandita da degustazioni, conferenze e incontri, la sera offre l&#8217;occasione per esplorare un&#8217;altra delle grandi eccellenze cittadine: la <strong>mixology</strong>. Milano è infatti una delle capitali europee del bere miscelato e negli ultimi vent&#8217;anni ha contribuito in modo decisivo all&#8217;evoluzione del cocktail contemporaneo italiano.</p>
<p class="isSelectedEnd">Tra locali storici, insegne che hanno fatto scuola e nuove aperture capaci di attirare l&#8217;attenzione internazionale, ecco dieci cocktail bar da tenere in considerazione durante Identità Golose.</p>
<h2>Dove bere a Milano durante Identità Golose</h2>
<p class="isSelectedEnd">La forza della scena milanese sta nella sua <strong>varietà</strong>. Nel giro di pochi chilometri si passa da un bar che ha inventato l&#8217;aperitivo moderno a insegne che sperimentano con intelligenza artificiale, affumicature, ingredienti esotici e contaminazioni gastronomiche. Alcuni locali sono ormai istituzioni cittadine, altri rappresentano il volto più contemporaneo della mixology internazionale. Tutti meritano una sosta.</p>
<h3>Camparino in Galleria</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215176" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-camparino-in-galleria.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-camparino-in-galleria" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Pochi luoghi raccontano Milano meglio del <strong>Camparino</strong>. Affacciato su <strong>Piazza Duomo</strong> e ospitato all&#8217;interno della <strong>Galleria Vittorio Emanuele II</strong>, è il luogo dove il rito dell&#8217;aperitivo ha contribuito a costruire l&#8217;identità della città. Nato dall&#8217;eredità della famiglia <strong>Campari</strong>, oggi continua a essere uno dei riferimenti assoluti della miscelazione italiana. Potete fermarvi al banco storico per un Campari shakerato oppure salire nella Sala Spiritello per esplorare la proposta contemporanea guidata dal team di Tommaso Cecca.</p>
<h3>Rita&#8217;s Tiki Room</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215177" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/ritas-tiki-room-milano-pina-colada.png" alt="ritas-tiki-room-milano-pina-colada" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">A pochi passi dal <strong>Naviglio Grande</strong>, <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ritas-tiki-room-milano-pina-colada-navigli/" target="_blank" rel="noopener">Rita&#8217;s Tiki Room</a> porta a Milano l&#8217;universo dei cocktail tropicali. L&#8217;ispirazione arriva dalla cultura tiki americana e caraibica, con una carta che attraversa decenni di storia della miscelazione tra rum, spezie, agrumi e preparazioni esotiche. Accanto ai drink trovano spazio snack e piccoli piatti che guardano all&#8217;Asia e al Pacifico, rendendo il locale una delle soste più divertenti della zona.</p>
<h3>LOM Dopolavoro</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215178" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-dopolavoro.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-dopolavoro" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">In una <strong>cascina</strong> ottocentesca recuperata vicino al <strong>Cimitero Monumentale</strong>, <strong>LOM Dopolavoro</strong> rappresenta una delle anime più rilassate della Milano da bere. Il cortile interno offre una pausa dal ritmo della città, mentre la proposta beverage punta su piccoli produttori e una selezione costruita con attenzione alla sostenibilità. I cocktail seguono la stessa filosofia: pochi ingredienti, identità precisa e forte legame con la qualità delle materie prime.</p>
<h3>MAG</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215179" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-mag.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-mag" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Quando si parla di cocktail bar a Milano è impossibile non citare <strong>MAG</strong>. Nato dall&#8217;intuizione di <strong>Flavio Angiolillo</strong> e <strong>Marco Russo</strong>, è stato uno dei locali che hanno contribuito a cambiare il modo di bere in Italia. L&#8217;atmosfera richiama il mondo dello speakeasy e del proibizionismo, mentre la carta mantiene quell&#8217;approccio <strong>creativo</strong> e <strong>irriverente</strong> che ne ha decretato il successo. Tra i classici della casa resta celebre il Negroni del Marinaio, ma il consiglio è lasciarvi guidare dalle drink list tematiche che cambiano durante l&#8217;anno.</p>
<h3>Dry Milano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215180" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-dry.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Dry ha avuto il merito di rendere naturale un abbinamento che oggi sembra scontato: <a href="https://www.foodandwineitalia.com/dry-milano-pizza-cocktail-lorenzo-sirabella/" target="_blank" rel="noopener">pizza e cocktail</a>. Dal 2013 continua a essere uno degli indirizzi più frequentati della città grazie al lavoro del pizzaiolo <strong>Lorenzo Sirabella</strong> e a una proposta di miscelazione ideata da <strong>Edris Al Malat</strong> che non ha mai smesso di evolversi. Signature come Mediterraneo o Hibiscus Margarita dimostrano come il cocktail possa dialogare con la cucina senza perdere personalità.</p>
<h3>Iter</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215181" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-item.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-item" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Fratello minore del MAG, Iter ha costruito la propria identità attorno al concetto di <strong>viaggio</strong>. Ogni drink list nasce infatti dall&#8217;esplorazione di un Paese diverso e traduce ingredienti, culture e suggestioni in forma liquida. Oggi il locale continua a sperimentare, proponendo anche cocktail sviluppati con il supporto dell&#8217;intelligenza artificiale. Un indirizzo che conserva lo spirito curioso e innovativo.</p>
<h3>Lubna</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215182" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-lubna.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Nell&#8217;area di <strong>Scalo Romana</strong>, accanto a Fondazione Prada, <strong>Lubna</strong> è uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni. Nato dall&#8217;universo <strong>Moebius</strong>, combina <a href="https://www.foodandwineitalia.com/bar-e-cucina-pairing-dautore-2/" target="_blank" rel="noopener">ristorante</a>, spazio culturale e cocktail bar in un ambiente dal carattere industriale. La particolarità della proposta è il dialogo costante con il fuoco e la brace: affumicature, ingredienti arrostiti e aromi tostati diventano elementi centrali di cocktail originali e riconoscibili.</p>
<h3>Rita Cocktails</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-209276" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/11/rita-cocktails-nuovo-menu-design-italiano.png" alt="rita-cocktails-nuovo-menu-design-italiano" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Da <a href="https://www.foodandwineitalia.com/rita-cocktails-nuova-drink-list-design-italiano/" target="_blank" rel="noopener">oltre vent&#8217;anni Rita</a> è uno dei banconi più amati di Milano. Affacciato sul Naviglio Grande, continua a essere un punto di riferimento per chi cerca accoglienza, tecnica e continuità. Il <strong>restyling</strong> del 2016 ne ha aggiornato l&#8217;estetica senza alterarne l&#8217;identità. Il Gin Zen resta il cocktail simbolo della casa, spesso accompagnato dal celebre club sandwich che ha contribuito a renderlo una vera istituzione cittadina.</p>
<h3>Casa Tobago</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215183" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-casa-tobago.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-casa-tobago" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>Casa Tobago</strong> è uno dei progetti più originali della nuova Milano gastronomica. Più che un semplice cocktail bar, è uno spazio multifunzionale che unisce ristorazione, mixology, socialità ed eventi. Gli ambienti richiamano un club internazionale, tra influenze coloniali, dettagli veneziani e atmosfere cosmopolite. Dietro il bancone, guidato da <strong>Alberto Corvi</strong>, la miscelazione mantiene un ruolo centrale attraverso una programmazione dinamica e collaborazioni continue con il mondo del beverage.</p>
<h3>Salmon Guru Milano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215184" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/cocktail-bar-milano-identita-golose-salmon-guru.png" alt="cocktail-bar-milano-identita-golose-salmon-guru" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Tra le aperture più attese degli ultimi anni, <strong>Salmon Guru</strong> ha portato a Milano l&#8217;energia del format creato da <strong>Diego Cabrera</strong> e già affermato a Madrid e Dubai. L&#8217;ambiente è eccentrico, colorato e volutamente anticonvenzionale, proprio come la proposta di miscelazione. Cocktail come Spaghetti Incident o Chipotle Chillon raccontano una visione creativa che mescola ingredienti, tecniche e culture differenti. A completare l&#8217;esperienza c&#8217;è una proposta gastronomica fusion pensata per accompagnare la bevuta.</p>
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		<title>Dalla terra del ghiaccio e della neve: la forza dei gin nordici</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dalla-terra-del-ghiaccio-e-della-neve-la-forza-dei-gin-nordici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 10:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[distillati]]></category>
		<category><![CDATA[gin]]></category>
		<category><![CDATA[gin nordici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il distillatore stig Bareksten seleziona personalmente la maggior parte delle 26 botaniche per il suo gin nelle zone più selvagge della Norvegia. Mette rabarbaro, arnica, fiori di sambuco, rosa canina, menta e bucce di agrumi in un cesto nel suo alambicco, i cui oli essenziali vengono catturati in vapori vorticosi. Infonde gli ingredienti rimanenti – tra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="2">Il distillatore <strong>stig Bareksten</strong> seleziona personalmente la maggior parte delle 26 botaniche per il suo gin nelle zone più selvagge della <strong>Norvegia</strong>. Mette rabarbaro, arnica, fiori di sambuco, rosa canina, menta e bucce di agrumi in un cesto nel suo alambicco, i cui oli essenziali vengono catturati in vapori vorticosi. Infonde gli ingredienti rimanenti – tra cui l’astringente ginepro, l’amara radice di giaggiolo, i mirtilli rossi e neri che danno una dolce viscosità – direttamente nel distillato a base di patata; il suo piccolo alambicco di rame va avanti per nove ore, sviluppando lentamente gli aromi e la struttura, valorizzata dalla setosa acqua glaciale del suo Paese.</p>
<p data-path-to-node="3">Per questa alchimia, Bareksten, co-conduttore della trasmissione americana <i data-path-to-node="3" data-index-in-node="75">People of the North</i>, si ispira alle <i data-path-to-node="3" data-index-in-node="111">hulder</i>, ninfe del legno che si dice vivano tra le radici delle antiche querce nelle foreste norvegesi. «Se proprio volete saperlo, secondo me esistono», dice. È il tipo di storia che mi piace ascoltare bevendo il mio Martini. Oltre alle ondate di sapore del suo gin, il procedimento di Bareksten aggiunge un pizzico di misticismo al cocktail. Ma l’atmosfera è solo una delle ragioni per cui mi affascinano le etichette nordiche.</p>
<p data-path-to-node="4">La “<strong>gin revolution</strong>” in <strong>Scandinavia</strong> è stata un fenomeno così rilevante da essere celebrato con una mostra. In Svezia ho sorseggiato libagioni come il floreale Martini alla prugna sottaceto di Fotografiska, preparato con il gin di Stockholms Bränneri. Poi ho fatto una visita guidata alla mostra allo Spritmuseum, con l’esperta <strong>Nadja Karlsson</strong>. «Se 20 anni fa qualcuno avesse detto che si poteva distillare gin nel centro di Stoccolma, non ci avrei creduto», ha detto Karlsson. «Ora ci sono più di 60 distillerie svedesi, e usano tutte aromi locali». Lo stesso accade in Norvegia, Danimarca, Finlandia e Islanda.</p>
<p data-path-to-node="5">Secondo <strong>Sondre Kasin</strong>, nato a Oslo e direttore dei bar di Cote, Undercote e Coqodaq di New York, c’entrano l’allentamento delle leggi di temperanza dopo l’adesione all’Unione Europea e la migrazione del Gin Tonic verso nord, dove è popolare «come bevanda facile da preparare a casa». Proprio come gli chef pionieri della Nuova cucina nordica, i distillatori scandinavi «sono stati d’esempio nell’uso di ingredienti locali», afferma Kasin. «I gin hanno uno stile botanico audace ma un gusto pulito». Kasin prepara il <strong>Gin Sonic</strong> (una variante di Gin Tonic secca e rinfrescante che sostituisce metà della tonica con acqua frizzante, ricetta a pag. 36), usando il gin norvegese Harahorn, rotondo e con le bacche in evidenza ma con una salinità contrastante, dovuta alle alghe raccolte dai mari del nord. Il succo di pompelmo aggiunge una morbida nota amara al drink, mentre l’aneto si abbina alle note erbacee di ginepro, angelica e maggiorana selvatica del gin.</p>
<p data-path-to-node="6">All’interno del Gibson di Kasin, un distillato nordico più tradizionale, l’<strong>acquavit</strong>, esalta i sentori di carvi del gin di Bareksten. Data la breve stagione calda, gli scandinavi eccellono nell’arte delle conserve: la cipollina fatta da Kasin valorizza i sapori del gin, grazie alla salamoia a base di cardamomo, cannella, anice stellato e Chartreuse Verde. La miscela di aromi forti conferisce al drink un’intensità cupa e deliziosa. Come il suo gin, dice Bareksten, «la Scandinavia è scura ma giocosa». Una combinazione magica, per un cocktail.</p>
<h2 data-path-to-node="8">5 gin nordici da provare</h2>
<h3 data-path-to-node="9,0,0">Bareksten Botanical Gin</h3>
<p data-path-to-node="9,0,0">Intenso, pieno di sapore e ricco nella struttura seducente, questo gin norvegese è pronto per un Martini.</p>
<h3 data-path-to-node="9,1,0">Herno Old Tom Gin</h3>
<p data-path-to-node="9,1,0">I forti aromi vegetali – ginepro, fiori di pino – bilanciano la dolcezza di questo gin svedese, aggiungendo vivacità a un Tom Collins.</p>
<h3 data-path-to-node="9,2,0">Stockholms Branner Dry Gin</h3>
<p data-path-to-node="9,2,0">È più leggero e delicato di altri distillati nordici, ma ha un bel bouquet di fiori di sambuco ed erica che si sovrappone alle classiche spezie del gin.</p>
<h3 data-path-to-node="9,3,0">Purity Nordic London Dry Organic Gin</h3>
<p data-path-to-node="9,3,0">La lavanda conferisce una pungente nota erbacea e floreale al naso e una dolcezza amara al finale di questo dry gin biologico svedese.</p>
<h3 data-path-to-node="9,4,0">Kyro Dark Gin</h3>
<p data-path-to-node="9,4,0">Con note speziate di segale e quelle salmastre di olivello spinoso, questo gin finlandese è invecchiato in botte: da usare per un Negroni ricco e robusto.</p>
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		<title>Pirlo, il vero aperitivo di Brescia: storia, ricetta e differenze con lo spritz</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pirlo-aperitivo-bresciano-storia-ricetta-differenza-spritz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 15:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[drink]]></category>
		<category><![CDATA[mixology]]></category>
		<category><![CDATA[pirlo]]></category>
		<category><![CDATA[spritz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vi trovate a Brescia e chiedete uno spritz, nessuno vi negherà il bicchiere. Ma vi riconosceranno subito come forestieri. Perché qui l’aperitivo non è uno spritz: è il Pirlo. Il Pirlo è un aperitivo nato nella provincia di Brescia, preparato con vino bianco fermo e Campari, allungato con acqua gassata e completato da una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/pirlo-aperitivo-bresciano-storia-ricetta-differenza-spritz/">Pirlo, il vero aperitivo di Brescia: storia, ricetta e differenze con lo spritz</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="557" data-end="822">Se vi trovate a <strong>Brescia</strong> e chiedete uno spritz, nessuno vi negherà il bicchiere. Ma vi riconosceranno subito come <strong>forestieri</strong>. Perché qui l’aperitivo non è uno <a href="https://www.foodandwineitalia.com/spritz-storia/" target="_blank" rel="noopener">spritz</a>: è il <strong>Pirlo</strong>.</p>
<p data-start="824" data-end="1199">Il Pirlo è un aperitivo nato nella <strong>provincia</strong> di Brescia, preparato con <strong>vino bianco fermo e Campari</strong>, allungato con <strong>acqua gassata</strong> e completato da una scorza o una fetta d’<strong>arancia</strong>. Può sembrare una variante locale dello spritz, ma in realtà rappresenta una <strong>tradizione autonoma</strong>, radicata nella storia delle osterie bresciane e nella cultura del vino del territorio.</p>
<h2 data-start="1617" data-end="1671">Le origini del Pirlo: dalle osterie alla popolarità mondiale</h2>
<p data-start="1201" data-end="1615">Lo sappiamo, il binomio Pirlo-Brescia fa venire subito alla mente quella bellissima maglia numero 5 azzurra con la &#8220;<em>V</em>&#8221; bianca in petto e un assist incredibile con stop a seguire di Roberto Baggio ma no, il nome del drink non ha nulla a che vedere con il calciatore <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Andrea Pirlo</span></span></strong>, sebbene anch’egli sia nato in provincia di Brescia. Deriva invece dal verbo dialettale “<em>pirlare</em>”, che significa cadere o ribaltare. È il gesto del <strong>bitter</strong> che cade nel vino e si mescola con un movimento circolare lento, prima di uniformarsi al resto del liquido. Un’etimologia semplice, coerente con la concretezza lombarda.</p>
<p data-start="1201" data-end="1615"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212074" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/pirlo-aperitivo-brescia-storia-ricetta-differenza-spritz.png" alt="pirlo-aperitivo-brescia-storia-ricetta-differenza-spritz" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1673" data-end="2064">Il Pirlo nasce nelle osterie bresciane tra la fine dell’<strong>Ottocento</strong> e il secondo dopoguerra. Prima ancora dell’arrivo del Campari, si parlava di “bianco sporco”: vino bianco corretto con <strong>vermut</strong> o con <strong>amari locali</strong>, utilizzato per rendere più gradevole un vino non sempre impeccabile.</p>
<p data-start="2066" data-end="2406">Con la diffusione industriale del Campari nel Novecento, il Pirlo assume la forma che conosciamo oggi. La base resta il vino fermo, spesso proveniente dalle denominazioni del territorio come <strong>Lugana</strong> o <strong>Capriano del Colle</strong>, a cui si aggiunge il bitter. L’acqua gassata arriva dopo, come alleggerimento e come adattamento ai gusti contemporanei.</p>
<p data-start="2066" data-end="2406">Fino a qualche anno fa era l&#8217;aperitivo per eccellenza di Brescia e provincia, totalmente sconosciuto fuori i confini della Leonessa. La svolta è arrivata prima nel 2017 il <a href="https://cooking.nytimes.com/recipes/1018597-pirlo" target="_blank" rel="noopener"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">The New York Times</span></span></a> ha dedicato attenzione al Pirlo, contribuendo a una sua riscoperta internazionale pubblicando sia la ricetta che la storia. Tra l&#8217;altro arrivandoci in maniera molto interessante: la giornalista <strong>Rosie Schaap</strong> lo assaggia a <strong>Roma</strong> e non a Brescia grazie a un amico bresciano, <strong>Damiano Abeni</strong> che non è un bartender ma un epidemiologo e traduttore molto famoso negli Stati Uniti. Tra i suoi lavori c&#8217;è la collaborazione con <strong>Mark Stand</strong>, uno dei più grandi poeti americani del nostro secolo, che è anche il marito di Moira Egan, anche lei poetessa e redattrice della rivista Nuovi Argomenti, fondata a Roma da Carocci, Moravia e storico &#8220;porto sicuro&#8221; di Pier Paolo Pasolini fino alla sua tragica scomparsa. Altro picco di popolarità ce l&#8217;ha avuto nel <strong>2023</strong>, ma solo in Italia: il cantante <strong>Francesco Renga</strong> pubblica un video (anche scherzosamente provocatorio) in cui dice che il Pirlo «è l&#8217;unico vero spritz» rivendicando l&#8217;orgoglio bresciano, lui che è nato a Udine ma cresciuto proprio a Brescia, città in cui si è trasferito all&#8217;età di due anni.</p>
<h2 data-start="2408" data-end="2698">Pirlo e spritz: una sola differenza sostanziale</h2>
<p data-start="2748" data-end="3019">Lo spritz, codificato a livello internazionale e inserito tra i cocktail riconosciuti dall’<strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">International Bartenders Association</span></span></strong>, prevede l’uso del Prosecco o di un vino frizzante come base. Il Pirlo, invece, utilizza vino fermo.</p>
<p data-start="3021" data-end="3405">Il vino fermo produce un profilo più morbido, meno effervescente, con un equilibrio diverso tra alcol, acidità e dolcezza. Il bitter nel Pirlo non è sostenuto dalle bollicine, ma dialoga direttamente con la struttura del vino. Il risultato è <strong>più vinoso</strong>, meno brillante.</p>
<h3 data-start="3638" data-end="3672">La ricetta del Pirlo bresciano</h3>
<p data-start="3674" data-end="3980">La ricetta tradizionale prevede una proporzione orientativa di <strong>due parti di vino bianco fermo e una parte di Campari</strong>. Si aggiunge una <strong>leggera spruzzata</strong> di acqua gassata e una scorza d’arancia. Il ghiaccio, in origine, non era previsto: il Pirlo veniva preparato in <strong>caraffa</strong> e servito fresco, non ghiacciato.</p>
<p data-start="3982" data-end="4200">Oggi le proporzioni variano. Alcuni bar utilizzano parti uguali di vino, Campari e acqua; altri alleggeriscono con <strong>Aperol</strong> al posto del Campari. Ma nella versione ortodossa il bitter resta Campari e il vino resta fermo.</p>
<p data-start="4202" data-end="4379">Il bicchiere ideale è a stelo lungo, forma a <strong>palloncino</strong> o a <strong>tulipano</strong>, perché permette di mantenere temperatura e aromaticità. Anche il contenitore, qui, è parte della ritualità.</p>
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		<title>Esencia, la stanza segreta dei cocktail del Sips a Barcellona</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/esencia-la-stanza-segreta-dei-cocktail-del-sips-a-barcellona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[cocktail]]></category>
		<category><![CDATA[simone caporale]]></category>
		<category><![CDATA[Sips]]></category>
		<category><![CDATA[The World’s 50 Best Bars]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando ho detto in giro di aver fatto un percorso degustazione composto esclusivamente da cocktail, che dura un’ora e mezza e non prevede nemmeno un cracker o un’oliva, la reazione è stata pressoché unanime: la sorpresa al pensiero che all’uscita mi reggessi ancora sulle gambe. Ammetto di aver pensato qualcosa di simile io stessa prima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho detto in giro di aver fatto un <strong>percorso degustazione composto esclusivamente da cocktail</strong>, che dura un’ora e mezza e non prevede nemmeno un cracker o un’oliva, la reazione è stata pressoché unanime: la sorpresa al pensiero che all’uscita mi reggessi ancora sulle gambe. Ammetto di aver pensato qualcosa di simile io stessa prima di entrare da <strong>Esencia</strong>, la <strong>stanza segreta di Sips </strong>a <strong>Barcellona</strong>, uno dei bar più celebrati degli ultimi anni. In realtà, Esencia non è affatto una prova di resistenza alcolica: al contrario, è un percorso di degustazione costruito con la stessa grammatica e lo stesso controllo di un menu d’alta cucina.</p>
<p>Nella &#8220;drinkery house&#8221; affacciata sulla strada, Sips scombina l’idea classica di cocktail bar: invece di un bancone separato dalla sala, i mixologist lavorano al centro dello spazio su diverse postazioni, in mezzo agli ospiti. Nessuna formalità, distanza minima. Per arrivare nella stanza che ospita Esencia, invece, si imbocca un corridoio dal cui soffitto pendono tendine in plastica rigida, fitte e luminosissime, che oppongono resistenza al passaggio e dilatano il tempo dell’attraversamento. Quando finalmente si varca la soglia della sala, la sensazione è quella di un approdo, un sollievo quasi fisico. La sala di Esencia è minimal, uno stile futuristico a metà tra cappella e astronave. L’illuminazione alterna angoli iper-illuminati a coni d’ombra, creando uno spazio che invita alla concentrazione più che alla socialità. Se Sips si basa sulla prossimità e su una relazione orizzontale con l’ospite, Esencia fa il contrario: la distanza si amplia e l’esperienza assume un carattere <strong>più vicino a un omakase che a un cocktail bar</strong>.</p>
<h2 data-start="495" data-end="547">Tra tradizione del cocktail e avanguardia culinaria</h2>
<p>Altrove, la cultura del cocktail continua a guardare molto all’indietro: al Proibizionismo, con il suo repertorio di speakeasy, baffi a manubrio, bretelle e manuali del primo Novecento; oppure al tiki, con latte di cocco, rum scuro, bicchieri a forma di teschio e ombrellini. Qui, invece, il riferimento storico è ben più recente: la cucina d’avanguardia sviluppata attorno a elBulli e, più in generale, il lavoro dei fratelli Adrià. Un’eredità ricchissima, che sa essere ancora ingombrante: durante il mio soggiorno a Barcellona ho pensato ripetutamente che gli chef italiani hanno sempre lo spettro della cucina della nonna; i catalani, invece, convivono con quello dei fratelli Adrià.</p>
<p>Eppure tecniche come schiume, gel o scomposizioni risultano meno nostalgiche e manieriste quando applicate ai cocktail che in cucina: perché a ben vedere ogni drink è già un atto di astrazione, e smontare un ingrediente per ricomporlo sotto un’altra forma (come potremmo, con un po’ di brutalità, sintetizzare la cucina molecolare) è la prassi. Dietro Esencia ci sono <strong>Simone Caporale</strong> e <strong>Marc Álvarez</strong>. Quest’ultimo ha costruito la propria carriera all’interno dell’universo di – appunto – Albert Adrià, lavorando prima al 41º Experience e poi guidando per anni i programmi beverage dei ristoranti del gruppo elBarri.</p>
<p>Caporale invece ha diretto Artesian Bar all’interno del Langham Hotel di Londra, trasformandolo in uno dei bar più influenti al mondo (stabilmente ai vertici della classifica The World’s 50 Best Bars per diversi anni consecutivi). Quando i due si sono incontrati a Barcellona per aprire Sips, il riconoscimento è stato immediato anche a livello internazionale. Aperto nel 2021, nel giro di due anni Sips ha raggiunto il primo posto nella classifica The World’s 50 Best Bars, confermandosi poi tra i migliori bar al mondo ed europei nelle edizioni successive. Esencia ne rappresenta l’espressione più radicale. Si tratta di un percorso degustazione di soli cocktail, strutturato in sequenze tematiche: si chiamano Escoffier, Tokyo, Neu (“Neve” in catalano), Oxid, Folic, Natura e Theobromina, per un totale di 14 assaggi – mi correggo: <strong>&#8220;sorsi&#8221;</strong>. Seguono alcuni esempi dei passaggi che ho trovato più riusciti, e al contempo più chiarificatori dell’intento.</p>
<h3 data-start="627" data-end="664">Il menu, attraverso alcuni esempi</h3>
<figure id="attachment_211269" aria-describedby="caption-attachment-211269" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-211269" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/Escoffier-01.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211269" class="wp-caption-text">Escoffier 01</figcaption></figure>
<p><em>Escoffier 01</em> è il primo dei cocktail della sequenza dedicata al decano della cucina francese – è l’unico momento che può essere assimilato a un gesto &#8220;alimentare&#8221;. La sua ispirazione è quella del pane e burro servito all’inizio di un pasto, nella tradizione del fine dining classico. Qui quell’idea viene evocata attraverso un distillato di pane di segale e una schiuma di burro.</p>
<figure id="attachment_211270" aria-describedby="caption-attachment-211270" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-211270" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/Tokyo-02.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211270" class="wp-caption-text">Tokyo 02</figcaption></figure>
<p>Si prosegue con Tokyo<em> 02</em>, ovvero il secondo dei cocktail della sequenza dedicata all’Asia – è a base di nigori sake, torbido e lattiginoso, bilanciato con Porto bianco e pompelmo rosa. Su un piattino accanto c’è un composto di miso, melone e azuki alla vaniglia: la combinazione tra la dolcezza morbida del drink e l’umami del miso introduce una dimensione di appagamento che evoca il &#8220;cibo&#8221;, pur restando nel territorio della bevanda.</p>
<figure id="attachment_211271" aria-describedby="caption-attachment-211271" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-211271" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/Neu-01.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211271" class="wp-caption-text">Neu 01</figcaption></figure>
<p><em>Neu 01</em>, invece, è uno dei momenti più giocosi del menu. Una neve di ghiaccio finissimo da cui spuntano aghi di pino rivestiti di miele balsamico, che profuma di eucalipto, da suggere prima di bere un vino macerato con funghi, liquore di muschi e resine. La &#8220;neve&#8221; non raffredda il drink ma ne dosa la diluizione, restituendo il profilo sensoriale di un bosco di montagna dopo la pioggia, con sentori di terra bagnata, umidità e licheni.</p>
<figure id="attachment_211272" aria-describedby="caption-attachment-211272" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-211272 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/Oxid-02.jpg" alt="Oxid 02" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-211272" class="wp-caption-text">Oxid 02</figcaption></figure>
<p>Il momento che ho trovato più memorabile a livello di gusto è quello di <em>Oxid 02</em>: un drink che mescola tre tipologie di sherry – Palo Cortado, Oloroso e Amontillado – legati dalla nota di nocciola sviluppata durante l’invecchiamento in botte. <br class="yoast-text-mark" />&gt;Nel drink c’è solo un filo di olio di nocciola, che contribuisce anche alla setosità della texture, mentre sul bordo del bicchiere c’è una pasta di nocciola salata. È un passaggio di grande nitidezza gustativa.</p>
<p>Ciò che impressiona davvero, al di là dei singoli drink, è il <strong>controllo</strong> dell’intero percorso. Ho già detto che l’alcol è gestito con una maestria tale da non detrarre nulla al piacere dell’esperienza. Ancora più sorprendente, almeno per me, è stato l’impatto sullo stomaco: temevo che l’assenza di cibo e la presenza di zucchero potessero risultare fastidiose, e di nuovo non è così.<br class="yoast-text-mark" />&gt;La costruzione del menu è attentissima: drink leggermente più dolci precedono passaggi secchi o vegetali; l’umami compare in modo strategico e dà una sensazione di gratificazione che ricorda il cibo – come nel già citato <em>Tokyo 02</em>.</p>
<p>E poi ci sono le texture, che cambiano continuamente (dal sake lattiginoso di Tokyo 02 allo sherry “oleoso” di Oxid 02), e le temperature sempre diverse: elementi che non servono solo a tenere alta l’attenzione, ma anche a stemperare la sensazione di bere soltanto. La componente giocosa è presente in quasi tutti i drink: ricorda che si può essere esatti senza irrigidirsi. Il prezzo del percorso – disponibile solo su prenotazione, che si effettua online – è di 97 euro. È, possiamo concordare, un importo piuttosto alto: può corrispondere al costo di un’ottima cena. Eppure al termine mi sono scoperta a trovarlo un esborso ragionevole.</p>
<p>Qui chiedo un po’ di pazienza al lettore, perché mi rendo conto del rischio di infilarmi in un ginepraio. Provo ad argomentare: Esencia equivale al menu degustazione di un grandissimo ristorante, e quello che manca alla fine è &#8220;solo&#8221; la sazietà. Si esce completamente appagati a livello mentale e sensoriale, e si è davvero a un <em>bocadillo</em> di distanza per completare la serata.<br />
Mi concedo un azzardo: a volte, nei percorsi degustazione molto ampi, la sazietà può persino diventare un ostacolo. Si smette di mangiare volentieri proprio quando il menu avrebbe ancora qualcosa da dire: qui, invece, si sfrutta anche l’appetito come desiderio, come forza che contribuisce ad acuire i sensi: in questo modo, la tensione resta altissima fino all’ultimo passaggio.</p>
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		<title>Comprereste del whisky di qualità nelle bottiglie d&#8217;alluminio?</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/whisky-bottiglie-alluminio-sostenibilita-test-scozia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 15:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[whisky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il settore del whisky scozzese sta valutando, con cautela, l’ipotesi di sostituire il vetro con l’alluminio per ridurre l’impatto ambientale del packaging. Alcune distillerie hanno avviato test preliminari per verificare se questo materiale, già diffuso in altri comparti delle bevande, possa essere compatibile con un distillato ad alta gradazione senza comprometterne sicurezza, qualità e percezione. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="662" data-end="1064">Il settore del <strong>whisky scozzese</strong> sta valutando, con cautela, l’ipotesi di <strong>sostituire il vetro con l’alluminio</strong> per ridurre l’impatto ambientale del packaging. Alcune distillerie hanno avviato test preliminari per verificare se questo materiale, già diffuso in altri comparti delle bevande, possa essere <strong>compatibile</strong> con un distillato ad alta gradazione senza comprometterne sicurezza, qualità e percezione.</p>
<p data-start="1066" data-end="1528">Tra i casi più osservati c’è quello della <strong>Stirling Distillery</strong>, realtà di piccole dimensioni che sta tentando questo approccio. L’azienda, racconta il The Guardian, ha avviato una sperimentazione sulle <strong>bottiglie di alluminio</strong> con l’obiettivo di ridurre il peso degli imballaggi e, di conseguenza, le emissioni legate al trasporto. In un comparto fortemente legato all’estetica e alla tradizione del vetro, l’iniziativa è stata accolta con interesse ma anche con scetticismo.</p>
<h2 data-start="1066" data-end="1528">Le bottiglie di alluminio per il whisky</h2>
<p data-start="1530" data-end="2156">Dal punto di vista ambientale, i vantaggi dell’alluminio sono noti. Una bottiglia può risultare fino al 90%<strong> più leggera</strong> rispetto a un equivalente in vetro, con benefici diretti sulla logistica. Inoltre, l’alluminio è <strong>riciclabile con maggiore efficienza</strong> e, secondo studi universitari citati dalle aziende coinvolte, l’alluminio riciclato presenta un’<strong>impronta ambientale inferiore</strong> sia al vetro vergine sia a quello riciclato. Questo aspetto viene considerato rilevante soprattutto in relazione ai consumatori più giovani, generalmente più sensibili ai temi ambientali e meno legati ai codici storici del whisky.</p>
<p data-start="1530" data-end="2156"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211143" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/01/whisky-bottiglie-alluminio-sostenibilita-test-scozia.png" alt="whisky-bottiglie-alluminio-sostenibilita-test-scozia" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2158" data-end="2713">La questione, tuttavia, non è solo culturale. I test condotti in collaborazione con l’<strong>Università Heriot-Watt</strong> di <strong>Edimburgo</strong> hanno evidenziato criticità tecniche. Analisi di laboratorio hanno rilevato tracce di alluminio nel whisky conservato in bottiglie sperimentali, probabilmente a causa della <strong>degradazione</strong> del rivestimento interno a contatto con un distillato ad alta gradazione alcolica, intorno al 49% in volume. Questo fenomeno potrebbe incidere sulla composizione chimica del prodotto e, nel lungo periodo, sulle <strong>caratteristiche</strong> sensoriali.</p>
<p data-start="2715" data-end="3036">I ricercatori coinvolti sottolineano che la questione centrale resta la disponibilità di un rivestimento interno in grado di <strong>resistere stabilmente</strong> a prodotti di questo tipo. Senza una soluzione tecnologica affidabile, l’uso dell’alluminio per il whisky rimane una prospettiva da approfondire con test di durata più estesa.</p>
<p data-start="3038" data-end="3522">Sul piano commerciale, le resistenze non sono trascurabili. Il whisky di fascia medio-alta e alta viene spesso associato a <strong>bottiglie pesanti</strong>, vetro spesso e design tradizionale. Convincere il consumatore a spendere cifre elevate per un prodotto confezionato in alluminio rappresenta una sfida concreta. Alcune aziende riconoscono che una simile opzione potrebbe funzionare come <strong>alternativa</strong>, lasciando al pubblico la possibilità di scegliere un imballaggio a minore impatto ambientale.</p>
<p data-start="3524" data-end="3891">Nel frattempo, altri produttori stanno sperimentando soluzioni parziali. Alcune distillerie hanno già introdotto <strong>ricariche in alluminio</strong> per gin o vodka, destinate a un pubblico più orientato all’uso pratico, come cocktail bar. Per il whisky, invece, l’adozione appare più complessa, anche per ragioni puramente simboliche.</p>
<p data-start="3893" data-end="4377" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Nonostante le incertezze, il dibattito riflette una pressione crescente sull’intero comparto degli <em>spirits</em>, chiamato a ridurre la propria impronta di carbonio senza snaturare <strong>identità</strong> e posizionamento. L’eventuale affermazione delle bottiglie d’alluminio per il whisky dipenderà dalla capacità della ricerca di risolvere i nodi tecnici e dalla disponibilità del mercato ad accettare un <strong>cambiamento</strong> che, per un prodotto così legato alla tradizione, non è solo industriale ma culturale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/whisky-bottiglie-alluminio-sostenibilita-test-scozia/">Comprereste del whisky di qualità nelle bottiglie d&#8217;alluminio?</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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