Dopo gli anni in cui i riflettori del mercato dei distillati erano puntati altrove — sul gin in primo luogo — il brandy italiano torna a far parlare di sé. Scommette su questo rinascimento il progetto Athanor, il nuovo brandy firmato Poli Distillerie (presento in anteprima a Vinitaly 2026).
Athanor nasce da vino Trebbiano e viene distillato con l’alambicco a bagnomaria che dà il nome al prodotto, prima di un lungo affinamento in rovere. È un blend di due brandy invecchiati rispettivamente 3 e 15 anni, collocato dall’azienda nel segmento premium (e distribuito da Meregalli Spirits).
Un nome ispirato all’alchimia

Il nome richiama uno strumento antico: l’athanor era la fornace in cui l’alchimista distillava la materia. Non è una scelta casuale – spiega Jacopo Poli – perché «anche la parola ‘brandy’ deriva dall’olandese brandewijn, ovvero ‘vino bruciato’. In Athanor il fuoco non è soltanto un elemento tecnico della distillazione, ma diventa il simbolo stesso della trasformazione che porta il vino a diventare un grande distillato».
Il Trebbiano — varietà indicata come ideale per il brandy grazie al profilo delicato ed equilibrato — viene lavorato con un alambicco a bagnomaria che consente un’estrazione lenta e accurata degli aromi più nobili. La maturazione avviene poi nel sottotetto della distilleria, dove le escursioni termiche favoriscono l’interazione tra distillato e legno. «Il risultato porta un equilibrio tra freschezza, struttura e profondità aromatica che dimostra come questa categoria abbia ancora molto da esprimere», sintetizza Poli.
È un brandy morbido, con un bouquet di aromi dolci che vanno dalla prugna sciroppata al cacao amaro, con sensazioni di vaniglia, frutta secca e miele delicato.
Una categoria in riscoperta
La presentazione di Athanor si inserisce, nella lettura di Poli, in un momento favorevole per la categoria. «Il brandy sta attraversando una fase di riscoperta, trainata da consumatori che cercano prodotti autentici e con una forte identità», chiosa il distillatore veneto. «Dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata su altre categorie di distillati, oggi cresce l’interesse verso prodotti che raccontano una storia fatta di materia prima, tecnica e tempo. Caratteristiche che il brandy possiede per definizione, perché nasce dal vino, richiede lunghi periodi di maturazione e offre una complessità aromatica che premia la degustazione consapevole».
Di qui la convinzione sul suo potenziale, «soprattutto se viene raccontato per ciò che realmente è: uno dei distillati più affascinanti e complessi da realizzare». E poi rivendica il radicamento di un prodotto «nel quale si racconta una filiera interamente italiana che parte dal vino e arriva a un distillato di grande eleganza, che deve distinguersi nettamente per il posizionamento premium che vada oltre il semplice fine pasto». E pure in miscelazione, può reggere il confronto con i grandi classici, come il Boulevardier, o con twist d’autore come il French Connection.