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	<title>carbonara Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>carbonara Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<item>
		<title>Carbonara Day: un’indagine sul primo piatto più amato dagli italiani</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/carbonara-day-unindagine-sul-primo-piatto-piu-amato-dagli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Cosenza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È il primo piatto più celebre della cucina italiana, il più condiviso sui social dove puntualmente genera discussioni infuocate. Stiamo parlando ovviamente della carbonara, l’unica ricetta che vanta addirittura un’intera giornata di celebrazioni fissata ogni anno sul calendario. Il 6 aprile torna il Carbonara Day, iniziativa promossa Unione Italiana Food e International Pasta Organisation, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">È il primo piatto più celebre della <strong>cucina italiana</strong>, il più <strong>condiviso</strong> sui social dove puntualmente genera discussioni infuocate. Stiamo parlando ovviamente della <strong>carbonara</strong>, l’unica ricetta che vanta addirittura un’intera giornata di celebrazioni fissata ogni anno sul calendario. Il 6 aprile torna il Carbonara Day, iniziativa promossa <strong>Unione Italiana Food</strong> e <strong>International Pasta Organisation</strong>, che negli anni precedenti ha raggiunto oltre 1,7 miliardi di utenti sul web. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In occasione della decima edizione è stata condotta un’indagine con oltre 1000 interviste a italiani tra i 18 e i 65 anni, con risultati per certi versi sorprendenti.</span></p>
<h2><b>La più amata dagli italiani</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella classifica delle tre ricette di pasta più amate, la carbonara si piazza al primo posto con il 46% delle preferenze, vale a dire quasi un italiano su due. Staccati di 4 punti gli spaghetti alle vongole e la pasta al ragù (quasi appaiate).</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213366" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/carbonara-day-indagine-sul-primo-piatto-piu-amato-dagli-italiani.png" alt="carbonara-day-indagine-sul-primo-piatto-piu-amato-dagli-italiani" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molto distanti l’amatriciana, con il 29,4%, e la pasta al pomodoro e basilico (29,3%). Seguono specialità regionali che, nel tempo, hanno comunque saputo conquistare una platea nazionale, come la Pasta al pesto, le Orecchiette con cime di rapa, la Cacio e pepe, le Penne all’arrabbiata e la Pasta alla norma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sebbene la carbonara sia riconosciuta dal 94,3% degli intervistati come simbolo della <strong>tradizione romana</strong>, i <strong>picchi di gradimento</strong> si registrano soprattutto nel Nord Italia, con punte del 54% nel Nord Est.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel complesso, il gradimento è altissimo: il 62,5% la ama senza riserve, mentre un ulteriore 30,1% esprime comunque un giudizio positivo: praticamente un plebiscito.</span></p>
<h3><b>Le ragioni di un successo</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Qual è il <strong>segreto</strong> di tanto successo? Quasi la metà degli intervistati crede che sia dovuto alla semplicità della ricetta, basata su pochi ingredienti facilmente reperibili. Anche la rapidità di preparazione incide (28,3%), così come il lato economico: è un piatto accessibile, tipico della cucina popolare (27,1%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma cos’è che rende la carbonara irrinunciabile? Per il 63,9% non c’è dubbio: semplicemente perché è golosa, un vero comfort food.</span></p>
<h2><b>Gli errori inaccettabili</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli italiani, si sa, sono piuttosto conservatori in materia di cibo, specie quando si parla di piatti ritenuti (a torto o a ragione) tradizionali. Sulle <strong>varianti</strong> della carbonara possono esserci posizioni più o meno aperte; sono invece mal tollerati quelli che vengono considerati veri e propri errori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il più grave è l’aggiunta della <strong>panna</strong>, citata dal 34,9% del campione. L’<strong>effetto frittata</strong> va assolutamente scongiurato per un intervistato su tre. </span><span style="font-weight: 400;">L’intrusione di <strong>aglio o cipolla</strong> si piazza al terzo posto, seguito dalla sostituzione del guanciale con la <strong>pancetta</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non convincono neppure il <strong>peperoncino</strong> o altre spezie alternative al pepe, così come l’uso di formaggi diversi dal pecorino. E infine c’è un altro punto fermo: la pasta deve essere rigorosamente al <strong>dente</strong>, a conferma della centralità di questo ingrediente nella ricetta. </span></p>
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		<title>Cinque carbonare alternative (e sorprendenti) da provare a Roma</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cinque-carbonare-alternative-e-sorprendenti-da-provare-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 13:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara day]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Roma la carbonara non è solo un piatto: è una religione. Eppure, proprio nella capitale della tradizione più ortodossa, c’è chi si diverte a reinterpretarla senza tradirne l’anima. Tra fine dining, sperimentazioni da forno e contaminazioni internazionali, la carbonara continua a evolversi, dimostrando di essere un classico tutt’altro che statico. Ecco cinque versioni alternative [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="355" data-end="816">A <strong>Roma</strong> la <strong>carbonara</strong> non è solo un piatto: è una religione. Eppure, proprio nella capitale della tradizione più ortodossa, c’è chi si diverte a reinterpretarla senza tradirne l’anima. Tra fine dining, sperimentazioni da forno e contaminazioni internazionali, la carbonara continua a evolversi, dimostrando di essere <strong>un classico tutt’altro che statico</strong>. Ecco <strong>cinque versioni alternative</strong> che raccontano quanto questo piatto iconico sia ancora capace di sorprendere.</p>
<h2 data-section-id="oev64h" data-start="823" data-end="895">1. La Japanese Carbonara di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nakai Koji</span></span></h2>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213352" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/La-carbonara-con-uova-di-merluzzo-di-Nakai-Koji.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="897" data-end="1465">Un omaggio alla carbonara che parte da lontano, precisamente da Kobe, città di cui è originario Nakai Koji, chef che in Giappone ha imparato la cucina italiana grazie a un maestro pizzaiolo. In questa versione del primo piatto romano, Koji aggiunge all’uovo tradizionale le <strong>uova di merluzzo sotto sale</strong>, creando una crema dal sapore intenso e marino che dialoga con il guanciale croccante di cinta senese, Dop che ha scoperto durante gli anni di lavoro in Toscana. Il risultato è sorprendentemente equilibrato: la memoria della carbonara che gli preparava sua mamma (giapponese anche lei) resta, ma si arricchisce di nuove sfumature. Il tutto avvolge tonnarelli freschi fatti in casa, con pecorino a completare. Una reinterpretazione elegante e identitaria, servita nel ristorante più fine dining dello chef in zona Prati, <strong>Nakai</strong>, appunto (gli altri due indirizzi sono Sakaba le Koji e le Koji Japanese Izakaya).</p>
<h2 data-section-id="g77vrd" data-start="1472" data-end="1515"><span role="text">2. La colomba carbonara di Le Levain</span></h2>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213353" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/La-colomba-carbonara-di-Le-Levain.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1517" data-end="2086">Quando la pasticceria incontra la cucina romana, nascono idee audaci come questa <strong>colomba salata alla carbonara</strong>. Da Le Levain (a Trastevere, via Piave e online), il classico lievitato pasquale si trasforma in un prodotto gastronomico: poco zucchero, tanto pecorino selezionato, guanciale rosolato (con il suo grasso recuperato nell’impasto) e una crema carbonara servita a parte. Quest’ultima – a base di tuorli, pecorino e grasso di guanciale, senza panna – è pensata per essere scaldata leggermente e versata sulle fette. Completa il tutto una glassa al pecorino. Perfetta dall’aperitivo alla colazione.</p>
<h2 data-section-id="ohx3w2" data-start="2093" data-end="2151"><span role="text">3. La carbonara ai carciofi di Osteria della Trippa</span></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213354" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/La-carbonara-ai-carciofi-di-Osteria-della-Trippa.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2153" data-end="2635">Qui si parte dalla tradizione per costruire una <strong>variazione stagionale</strong>. La base resta quella canonica – guanciale croccante, uova e pecorino per una “carbocrema” avvolgente – ma si arricchisce con carciofi saltati con mentuccia, olio e pepe. In finitura arrivano carciofi fritti croccanti che aggiungono texture e carattere. Un piatto profondamente romano, con la possibilità di una versione vegetariana eliminando il guanciale. La carbonara classica, però, resta saldamente in menu.</p>
<h2 data-section-id="1kg1sso" data-start="2642" data-end="2691"><span role="text">4. I dim sum alla carbonara di Café Ginori</span></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213355" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/I-dim-sum-di-Cafe-Ginori.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2693" data-end="3128">Nel cuore dell’<strong>Hotel de la Ville</strong>, <strong>la cucina incontra l’Oriente</strong> in modo giocoso e raffinato. I dim sum di Café Ginori sono piccoli ravioli al vapore che racchiudono i grandi classici romani: tra questi, una riuscitissima versione alla carbonara. All’interno, un ripieno cremoso con guanciale croccante, tuorlo e pecorino, mentre la pasta resta leggera e delicata. Un boccone sorprendente che unisce tecnica orientale e gusto capitolino.</p>
<h2 data-section-id="17gr24b" data-start="3135" data-end="3186"><span role="text">5. I fagottelli alla carbonara de La Pergola</span></h2>
<figure id="attachment_213356" aria-describedby="caption-attachment-213356" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-213356 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/I-fagottelli-di-carbonara-del-ristorante-La-Pergola.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213356" class="wp-caption-text">ph. Janez Puksic</figcaption></figure>
<p data-start="3188" data-end="3705">Tre stelle Michelin e una delle interpretazioni più iconiche della carbonara contemporanea. Lo <strong>chef <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Heinz Beck</span></span></strong> ha trasformato il piatto in un esercizio di tecnica e concentrazione del gusto: la salsa carbonara viene racchiusa all’interno di sottili fagottelli di pasta fresca. Il risultato è un’esplosione cremosa al primo morso. Il piatto è completato da zucchine, sottili listarelle di guanciale e una finitura di guanciale croccante e pepe Tellicherry. Un classico della cucina d’autore.</p>
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		<item>
		<title>Antico Arco, trent’anni sul Gianicolo e una cucina che resta fedele al gusto</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/antico-arco-trentanni-sul-gianicolo-e-una-cucina-che-resta-fedele-al-gusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 13:09:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef]]></category>
		<category><![CDATA[Antico Arco]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara]]></category>
		<category><![CDATA[Fundim Gjepali]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche tempo fa ho letto, ahimè, un articolo che conferiva a Roma un primato italiano poco invidiabile: la mia città è al primo posto per ore perse nel traffico. Non ci sono consolazioni a supporto di questa cruda realtà ma, volendone trovare una, le attese al semaforo e le code negli snodi più caotici del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="962" data-end="1365">Qualche tempo fa ho letto, ahimè, un articolo che conferiva a <strong>Roma</strong> un primato italiano poco invidiabile: la mia città è al primo posto per ore perse nel traffico. Non ci sono consolazioni a supporto di questa cruda realtà ma, volendone trovare una, le attese al semaforo e le code negli snodi più caotici del centro diventano talvolta occasioni per lasciarsi distrarre dalle bellezze della Città Eterna.</p>
<p data-start="1367" data-end="1661">Mi è capitato di recente mentre raggiungevo il <strong>Gianicolo</strong>, costeggiando le Mura Aureliane, quando mi sono imbattuta nel Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, all’interno del complesso monumentale di Porta San Pancrazio, dedicato ai luoghi e ai protagonisti del Risorgimento.</p>
<p data-start="1663" data-end="2050">Senza nulla togliere al valore culturale di questo sito, più folgorante per me è stata la visione dell’insegna di <strong>Antico Arco</strong>, che presidia piazzale Aurelio <strong>dal 1996</strong> e dove, fino a oggi, non ero mai stata. Qui, tra l’altro, d’estate è particolarmente piacevole mangiare nel dehors, capace di trasformare questa porzione di spazio pedonale in un luogo sorprendentemente intimo e raccolto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211733" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/Fundim-Gjepali.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p>Quest&#8217;anno ricorre il <strong>30esimo anniversario</strong> dall&#8217;apertura di questo solido indirizzo romano, un traguardo raro per un ristorante che ha attraversato mode e rivoluzioni di gusto senza perdere il suo centro: una cucina riconoscibile, precisa, e soprattutto viva. Dal <strong>2008</strong> alla guida c’è lo chef di origine albanese <strong>Fundim Gjepali </strong>che ne è diventato anche socio. Nato nel 1981 a Shijak, vicino Durazzo, arriva in Italia proprio nel &#8217;96: un’adozione romana che non cancella le origini perché proprio la sua storia personale è il punto di partenza di un percorso gastronomico fondato su curiosità e rigore. Nel piatto si sente una mano tecnica, attenta alle strutture e agli aromi, ma anche una certa sensibilità che guida il gusto mentre la ricerca della materia prima determina ogni scelta.</p>
<p data-start="1002" data-end="1757">Oggi Gjepali divide il lavoro tra due poli che si guardano da lontano: è executive chef di Antico Arco a Roma e del <strong>Padam Boutique Hotel &amp; Restaurant</strong> a <strong>Tirana</strong>. La doppia esperienza, raccontata a tavola con naturalezza, è un arricchimento continuo: da una parte la solidità della tradizione italiana, dall’altra un territorio in pieno fermento, dove negli ultimi anni la ristorazione è diventata anche <a href="https://www.foodandwineitalia.com/spiagge-da-sogno-e-tanto-buon-cibo-ecco-perche-lalbania-puo-essere-la-vostra-prossima-meta-estiva/" target="_blank" rel="noopener">racconto internazionale</a>. Vicino Tirana, mi dice, si occupa anche della realtà agricola di famiglia che nel 2019 è stata trasformata in <strong>agriturismo</strong> destando grande attenzione e curiosità, con una cucina &#8220;popolare&#8221;, ingredienti eccezionali ma senza fronzoli. È un tema che ritorna: l’idea che l’autenticità, oggi, sia una scelta economica oltre che culturale.</p>
<p data-start="1759" data-end="2582">Qui al Gianicolo, quella stessa filosofia si traduce in una linea chiara: non complicare per dimostrare, non &#8220;spingere&#8221; per inseguire un obiettivo esterno. Gjepali lo dice senza retorica: non hanno mai lavorato per puntare alle stelle. Il ristorante, che deve autofinanziarsi, ha bisogno di restare accessibile, senza perdere qualità. E accessibile non significa banale: significa offrire un’esperienza che può essere un pranzo veloce, un appuntamento d&#8217;affari o una serata completa, senza escludere nessuno. «Bisogna fare servizio pubblico», scherza, ma è una frase seria: pasta, pesce, carne, <strong>opzioni</strong> <strong>vegetariane</strong> (con un intero menu degustazione dedicato) ben pensate, oltre a una proposta <strong>gluten free</strong>.</p>
<p data-start="1759" data-end="2582"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211734" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/La-carbonara-con-il-tartufo.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2584" data-end="3125">Tra i piatti che accompagnano questa storia c’è la <strong>carbonara</strong>: identitaria, inevitabile, quasi politica. La sua versione è calibrata per parlare a un pubblico internazionale senza perdere la Roma di partenza: meno aggressiva sul sale, capace di accogliere anche l’ospite giovane o straniero non abituato a un pecorino troppo spinto, formaggio che condivide la scena con il Parmigiano Reggiano Dop. Quando è stagione, entra il <strong>tartufo</strong>: una golosità anche commerciale, ammette, perché in una sala che ospita turismo e personaggi di passaggio il desiderio conta quanto la tecnica. Da assaggiare anche le <strong data-start="119" data-end="142">polpette di bollito</strong> con <strong data-start="147" data-end="162">salsa verde</strong> e <strong data-start="165" data-end="186">verdure sott’olio</strong>, oppure il <strong data-start="198" data-end="216">polpo rosolato</strong> su <strong data-start="220" data-end="237">crema di ceci</strong> con <strong data-start="242" data-end="273">olive, carciofini </strong>e<strong data-start="242" data-end="273"> paprika</strong>, che ne esalta il profilo aromatico.</p>
<p data-start="621" data-end="661">Capitolo dolci: <strong data-start="637" data-end="660">due su due promossi</strong>. La <strong data-start="344" data-end="358">Visciolata</strong> rilegge la classica ricotta e visciole con <strong data-start="402" data-end="420" data-is-only-node="">sablé al cacao</strong>, <strong data-start="422" data-end="444">cremoso di ricotta</strong>, <strong data-start="446" data-end="455">salsa</strong> e <strong data-start="458" data-end="482">sorbetto di visciole</strong>, giocando tra dolcezza e acidità. Il <strong data-start="522" data-end="533">Cremoso</strong> conquista con <strong data-start="548" data-end="567">spugna al cacao</strong>, <strong data-start="569" data-end="589">gelato alle noci</strong>, <strong data-start="591" data-end="616">cremoso al mascarpone</strong>, <strong data-start="618" data-end="654">cioccolato bianco cristallizzato</strong> e <strong data-start="657" data-end="677">gel di mandarino</strong>, per un finale ricco ma equilibrato.</p>
<p data-start="2584" data-end="3125">A colpire è anche la <strong>cantina</strong>, che contraddice l’immaginario classico: non nascosta sottoterra, ma affacciata al primo piano del ristorante. Oltre <strong>mille etichette</strong> costruiscono una mappa ampia e ragionata, frutto di anni di lavoro. Insomma, un &#8220;parco giochi&#8221; enologico e luogo di ricerca continua per appassionati e intenditori.</p>
<p data-start="3127" data-end="3766" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il resto è ciò che non si vede nelle foto: la fatica del settore, i conti, i &#8220;numeri&#8221; che cambiano con il meteo e con l’umore della città; l’ecosistema digitale che può premiare o ferire. Eppure Antico Arco, a trent’anni dall’apertura, sembra reggere proprio perché non scambia la cucina per una performance. Così, in una Roma che corre tra nuove aperture e nostalgie, <strong>Antico Arco continua a fare la cosa più difficile: restare se stesso, migliorando.</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Profumo di carbonara</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/profumo-di-carbonara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 15:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara day]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Pazzaglia]]></category>
		<category><![CDATA[profumi di nicchia]]></category>
		<category><![CDATA[sangria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se anche i colleghi oltreoceano si sono sbizzarriti a dare gusto (ma in realtà la ricetta è molto fedele alla versione che tutti conosciamo e consideriamo giusta), perché nelle Marche i ristoratori di un piccolo comune in provincia di Pesaro e Urbino non possono festeggiare questo famoso primo piatto per un’intera settimana? Si chiama infatti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Se anche <a href="https://www.foodandwineitalia.com/il-codice-della-carbonara/" target="_blank" rel="noopener">i colleghi oltreoceano</a> si sono sbizzarriti a dare gusto (ma in realtà <a href="https://www.foodandwineitalia.com/spaghetti-alla-carbonara/" target="_blank" rel="noopener">la ricetta</a> è molto fedele alla versione che tutti conosciamo e consideriamo giusta), perché nelle </span><b>Marche </b><span style="font-weight: 400;">i ristoratori di un piccolo comune in provincia di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/pesaro-nel-nome-di-rossini-ce-ben-piu-di-una-pizzetta/" target="_blank" rel="noopener">Pesaro</a> e Urbino non possono festeggiare questo famoso primo piatto per un’intera settimana? Si chiama infatti</span><i><span style="font-weight: 400;"> Cajrbonara &#8211; le sette giornate</span></i><span style="font-weight: 400;"> il <strong>calendario di appuntamenti</strong> promosso da alcune insegne a <strong>Cagli</strong> (per la precisione 16) che, in occasione del <strong>Carbonara Day</strong> di sabato 6 aprile, dedicano una voce speciale sul menu all’iconica ricetta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A interpretare questo <strong>primo piatto</strong> c’è anche</span><b> Lorenzo Pazzaglia</b><span style="font-weight: 400;">, oste del ristorante </span><b>Il Poggio </b><span style="font-weight: 400;">e nome che in molti però assoceranno al <a href="https://www.foodandwineitalia.com/quando-lolfatto-trascende-il-gusto/" target="_blank" rel="noopener">mondo dei profumi</a>. E no, non si tratta di un caso di omonimia. Cresciuto nel <strong>ristorante di famiglia</strong>, già all’età di sei anni il quarantottenne marchigiano ha cominciato a collezionare i suoi primi ricordi in cucina affiancando il babbo Stefano, scomparso purtroppo da pochi anni, dal quale ha ereditato il mestiere, ma a questa professione ha affiancato quella di naso. Di giorno in cucina e di sera nel suo laboratorio, luogo dove Lorenzo Pazzaglia  ha creato tutte le sue fragranze, da </span><i><span style="font-weight: 400;">Pax</span></i><span style="font-weight: 400;">, primissima creazione che rientra nella famiglia &#8220;ambrata-fruttata&#8221;, a </span><i><span style="font-weight: 400;">Sun-Gria</span></i><span style="font-weight: 400;"> (come la dissetante bevanda spagnola), ultima etichetta del suo brand per la cocktail collection uscita lo scorso 29 marzo e dedicata al padre. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi guida l’attività ristorativa insieme alla mamma Ornella che è ancora la prima a entrare e l’ultima a uscire dal ristorante: «Arriva alle 7:30 del mattino e comincia a preparare la pasta fresca. La sua specialità sono i cannelloni». </span><b>L’effetto madeleine per Lorenzo ha però l’odore della</b> <b>carbonara</b><span style="font-weight: 400;">, quella preparata da suo padre nel 1982 quando, con piglio creativo, sostituì il guanciale con la salsiccia: «Me lo ricordo come se fosse oggi. Era un giugno di 42 anni fa e da quella ricetta di fortuna per sostituire un ingrediente mancante nacque uno dei nostri piatti iconici. Naturalmente è il più ordinato dai clienti: noi abbiamo una media di 120 coperti e almeno 90 ordinano la nostra carbonara». La ricetta originale è uguale a sé stessa ma nel corso degli anni ci sono state diverse evoluzioni, dal cambio di pasta (preferite spaghetti o rigatoni), a trasformare il condimento in un ripieno di una sfoglia all’uovo chiusa a mo’ di caramella, poi c’è stato il tempo della carbonera quando il carbone vegetale era “&#8221;un mai più senza&#8221;, la variante primaverile con carciofi o fave. <strong>Fino all’artistica carbonara in flacone che ne nebulizza il profumo creato all’incirca nel 2017</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Si chiama <em>Carbonara</em> ma non sa né di guanciale né di pecorino. In realtà celebra un <strong>mix di pepi</strong>» spiega Pazzaglia. Tra le note di testa ritroviamo infatti quello rosa e nero, mentre nel cuore l&#8217;indiano malabar; poi, c’è gelsomino, davana e rum, e sul fondo si percepiscono zucchero di canna, vaniglia Bourbon, legno di agar e legno di sandalo. &#8220;La Carbonara è la ricetta perfetta per una fragranza che stupisce&#8221; recita il sito di profumi di nicchia dell’eclettico Lorenzo che ha dei &#8220;giudici&#8221; d’eccezione per i profumi che crea: «Mi diverto a farli provare ai clienti che vengono al ristorante. Mi basta guardare le loro espressioni poi per aggiustare il tiro».</span></p>
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		<title>Spaghetti alla carbonara</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/spaghetti-alla-carbonara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 10:26:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grattugiate il Pecorino Romano e il Parmigiano Reggiano Dop; mettete da parte. Portate a ebollizione l&#8217;acqua in una pentola grande a fuoco alto. Nel frattempo, mettete il pepe in una ciotola grande resistente al calore e lasciate da parte. Fate rosolare il guanciale in una padella media a fuoco basso, mescolando spesso, fino a quando [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<ol>
<li>Grattugiate il Pecorino Romano e il Parmigiano Reggiano Dop; mettete da parte. Portate a ebollizione l&#8217;acqua in una pentola grande a fuoco alto. Nel frattempo, mettete il pepe in una ciotola grande resistente al calore e lasciate da parte. Fate rosolare il guanciale in una padella media a fuoco basso, mescolando spesso, fino a quando è leggermente dorato, il grasso è per lo più sciolto e il guanciale è croccante, circa 10 minuti. Versate 3 cucchiai di grasso di guanciale caldo sul pepe nella ciotola e mettetelo da parte. Aggiungete i tuorli d&#8217;uovo, le uova e il mix di formaggi alla miscela di pepe; mescolate con una frusta fino a quando gli ingredienti sono ben amalgamati, e mettete da parte.</li>
<li>Aggiungete il sale all&#8217;acqua nella pentola; riportate a ebollizione a fuoco alto. Buttate la pasta e cuocete secondo le indicazioni della confezione per una cottura al dente, mescolando occasionalmente. Circa 1 minuto prima che la pasta sia pronta, prelevate 1/4 di tazza di liquido di cottura e versatelo lentamente nella miscela di uova, mescolando costantemente, finché non risulta ben amalgamato e la salsa è meno densa.</li>
<li>Trasferite circa un terzo della pasta nella miscela di uova usando le pinze da cucina, lasciando che il liquido in eccesso goccioli nella pentola; mescolate rapidamente e delicatamente per amalgamare. Trasferite la restante pasta nella miscela di uova; mescolate finché il mix di formaggi non si sia sciolto e la salsa si sia leggermente addensata per avvolgere la pasta, circa 1 minuto (attenzione: la salsa continuerà ad addensarsi mentre si raffredda).</li>
<li>Impiattate e cospargete con il guanciale croccante messo da parte. Guarnite con pepe e Pecorino Romano grattugiato. Servite immediatamente.</li>
</ol>
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		<title>Il codice della carbonara</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-codice-della-carbonara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 10:18:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono tanti modi per preparare la carbonara, il godurioso piatto romano a base di crema di uova, pecorino grattugiato e guanciale, quanti sono i cuochi che la preparano: ognuno ha il proprio stile. Ma quale è il migliore? Nelle cucine americane di Food&#38;Wine, si sono impegnati a mettere a punto la versione definitiva di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tanti modi per preparare <strong>la carbonara</strong>, il godurioso piatto romano a base di crema di uova, pecorino grattugiato e guanciale, quanti sono i cuochi che la preparano: ognuno ha il proprio stile. Ma quale è il migliore? Nelle cucine americane di <strong>Food&amp;Wine</strong>, si sono impegnati a mettere a punto la versione definitiva di questa ricetta in fin dei conti elementare, in cui gran parte del risultato si deve alla qualità degli ingredienti. Molte ricette di carbonara prevedono solo tuorli ma nel corso dei veri e propri test effettuati, i colleghi americani sono arrivati alla conclusione che <strong>un mix di uova intere e tuorli dia i risultati migliori</strong>. E la ricetta &#8220;made in the USA&#8221; ha convinto anche noi!</p>
<p>«La salsina realizzata con soli tuorli è incredibilmente ricca e deliziosa ma spesso richiede di essere diluita con un po&#8217; di acqua di cottura della pasta alla fine, e non è mica semplice», afferma la <strong>creatrice di ricette di F&amp;W Liz Mervosh</strong>. Includere gli albumi, che sono per circa il 90% acqua, aiuta a rendere la salsa più cremosa. Il Pecorino Romano, dal sapore deciso, può essere troppo salato, specialmente quando combinato con il guanciale. Mervosh ha scoperto che <strong>una proporzione del 50%-50% di Parmigiano Reggiano Dop e Pecorino Romano Dop garantisce il giusto equilibrio</strong>, bilanciando sapori pungenti, salati e dai sentori leggermente burrosi.</p>
<p>Per quanto riguarda il salume, ne hanno testati tre tipi. Il bacon era troppo affumicato e le fette erano troppo sottili, così da non dare la giusta masticabilità. La pancetta aveva un sapore netto ma mancava di grasso. <strong>Come ogni romano ben sa, invece, il guanciale si è confermato essere proprio la scelta giusta</strong>: la sua ricchezza, con le leggere note affumicate e l&#8217;aroma leggermente erbaceo, ha arricchito ulteriormente la semplice combinazione di uova, formaggio e pepe. Come sa chi si sia cimentato a fare la carbonara, <strong>senza una tecnica solida quella salsina cremosa e ricca di uova può dare un risultato molto simile alle uova strapazzate</strong>. Per evitare un rapido aumento di temperatura, che coagulerebbe le proteine, <strong>Mervosh ha temperato le uova in una ciotola fuori dal fuoco, aggiungendo gradualmente calore con l&#8217;acqua calda della cottura della pasta, mentre mescolava costantemente</strong>. A quel punto, incorporate la pasta calda e mescolate bene: tutto ciò che serve per finire il piatto è una spolverizzata di formaggio e di pepe nero macinato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Rosolare il guanciale</strong></p>
<p>Cuocere il guanciale in una padella media a fuoco basso, mescolando spesso, fino a quando è leggermente dorato e il grasso si è per lo più sciolto, circa 10 minuti.</p>
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<p><strong>2. Aggiungere il pepe nero</strong></p>
<p>Versare 3 cucchiai di grasso di guanciale caldo sul pepe nero per infondere il grasso con un sapore deciso e pepato.</p>
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<p><strong>3. Mescolare le uova e il formaggio</strong></p>
<p>Aggiungere i tuorli d&#8217;uovo, le uova intere, il Pecorino Romano Dop e il Parmigiano Reggiano Dop alla miscela di pepe nero; mescolare bene per far amalgamare il tutto.</p>
<p><strong>4. Temperare con l&#8217;acqua di cottura della pasta</strong></p>
<p>Aggiungere lentamente 1/4 di tazza di acqua di cottura della pasta calda alla miscela di uova, mescolando costantemente, per allentare la salsa e iniziare gradualmente a scaldare le uova.</p>
<p><strong>5. Incorporare gli spaghetti</strong><br />
Lavorando in più step, trasferire gli spaghetti caldi direttamente dall&#8217;acqua bollente alla miscela di uova, mescolando costantemente con delle pinze da cucina.</p>
<p><strong>6. Mescolare per addensare</strong><br />
Continuare a mescolare la pasta con le pinze fino a quando la salsa si addensa e raggiungere una consistenza setosa avvolgendo gli spaghetti, circa 1 minuto.</p>
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		<title>Altro che carbonara</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/altro-che-carbonara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 09:32:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amatriciana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mortadella è comunista, il salame socialista, il prosciutto democristiano. E così via. Francesco Nuti, nel suo film &#8220;Caruso Pascoski (di padre polacco)&#8221;, mentre mangiava un panino su una panchina, si lanciava in surreali considerazioni politico-gastronomiche, affibbiando una tessera di partito a ciascun salume. A differenza di quanto accade nei confronti della carbonara, generalmente ci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mortadella è comunista, il salame socialista, il prosciutto democristiano. E così via. Francesco Nuti, nel suo film &#8220;Caruso Pascoski (di padre polacco)&#8221;, mentre mangiava un panino su una panchina, si lanciava in surreali considerazioni politico-gastronomiche, affibbiando una tessera di partito a ciascun salume. A differenza di quanto accade nei confronti della carbonara, generalmente ci si scandalizza meno per eventuali rivisitazioni, scomposizioni o stravolgimenti dell’<strong>amatriciana</strong>. Applicando dunque lo stesso registro di Nuti ai <strong>primi della tradizione laziale</strong>, potremmo dire che la carbonara sia populista, a tratti reazionaria. Al contrario, l’amatriciana, è più propensa alla dialettica e ammette le correnti interne, essendo priva di eccessive sovrastrutture ideologiche. Ecco, dunque, sei declinazioni non ortodosse della ricetta e dove assaggiarle a Roma e dintorni.</p>
<h5>L’Amatriciana con datterini</h5>
<p>Una nuova apertura, con uno staff di cucina coraggioso che non ha paura di sfidare la <em>nomenklatura</em>. La versione dell’amatriciana di <strong>Bonelli’s</strong> (via Pasquale Baffi, 1) risulta particolarmente convincente. Un’unica ma significativa modifica:<strong> l’utilizzo di un pomodoro diverso, ovvero dei datterini siciliani infornati</strong>, la cui dolcezza e freschezza contrastano amabilmente la sapidità del pecorino e del guanciale croccante. Riformista.</p>
<h5>L’Amatriciana estiva</h5>
<p>Alleggerire l’amatriciana <strong>per renderla adatta anche ai mesi più caldi</strong>. La versione estiva è un’intuizione dell’oste di <strong>Epiro</strong> (piazza Epiro, 26) Matteo Baldi. Il pomodoro pelato viene sostituito con <strong>un ciliegino fresco messo a crudo</strong>. Il pecorino è aggiunto rigorosamente a freddo e a scaglie, anziché grattugiato. Completa il piatto l’immancabile guanciale croccante. Un <em>compromesso storico</em> tra la pasta alla checca e l’amatriciana. Moderata.</p>
<h5>L’Amatriciana flambée</h5>
<p>Come in certi video su YouTube, la premessa è d’obbligo: <em>don’t try this at home</em>. Ovvero, non provate a farla a casa. Oltre che per evitare incendi domestici, infatti, per l’amatriciana flambé occorre <strong>un’intera forma di pecorino romano, appositamente scavata</strong>. È qui che i bucatini, già conditi, vengono flambati e mantecati. Una specialità che si può assaggiare alla <strong>Trattoria Vecchia Roma</strong> di via Ferruccio 12b, ma anche alla <strong>Osteria Al Vicolo 9</strong>, in via dei Serpenti (stessa proprietà). Massimalista.</p>
<h5>L’Amatriciana Cocktail</h5>
<p>Un drink insolito che si può sorseggiare sulla terrazza <strong>Maio, </strong>all’ultimo piano di <strong>Rinascente in via del Tritone</strong>, firmato dalla bar manager Erica Campagna. <strong>&#8220;L’Amatriciana in un sorso&#8221;</strong> è un aperitivo che nasce come una <strong>variante del Bloody Mary</strong>. <strong>Un tequila infuso al guanciale è usato al posto della vodka</strong>. Le note speziate sono date dalla salsa Worcester e dal tabasco. I sentori del peperoncino tornano protagonisti anche nella guarnizione del bordo del bicchiere. Internazionalista.</p>
<h5>Amatriciana di mare</h5>
<p>Da sempre <strong>Fiumicino</strong> è la meta preferita dei romani in cerca di buoni ristoranti di pesce. Negli ultimi anni l’asticella della qualità si è notevolmente alzata, grazie a locali come<strong> L’Osteria dell’Orologio</strong>, che abbinano una grande attenzione al pescato con tecniche e idee moderne. Lo chef <strong>Marco Claroni</strong>, produce addirittura salumi di mare. Non sorprende, pertanto, che un suo cavallo di battaglia sia l’amatriciana con<strong> le guance del tonno al posto del guanciale e le chips di pancia croccante, sempre di tonno, a completare il piatto</strong>. Il pomodoro è un classico San Marzano mentre il pecorino scelto è più delicato rispetto a quello romano. Rivoluzionaria.</p>
<h5>L’Amatriciana gourmet</h5>
<p>Poteva mancare una <strong>versione stellata</strong> dell’Amatriciana? Certo che no. A Roma, la più celebre è senza dubbio quella di <strong>Angelo Troiani</strong>. I puristi storceranno il naso, peggio per loro. Lo chef del Convivio <strong>non solo utilizza la cipolla, ma anche uno spicchio d’aglio</strong>. Addirittura Troiani si permette il lusso di sfumare il guanciale con del pregiato aceto balsamico. Radical chic.</p>
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		<title>Risone alla carbonara e zafferano con cialda croccante</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/risone-alla-carbonara-e-zafferano-con-cialda-croccante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 10:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primi]]></category>
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		<category><![CDATA[Barbara Agosti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Preparate il composto per la cialda: mischiate il grasso del guanciale, la farina e l&#8217;acqua e lasciate riposare per 15 minuti. 2. Nel frattempo preparate la farcia della carbonara rosolando il guanciale, mescolando le uova con il pecorino e poi aggiungete il guanciale rosolato e il suo grasso girando velocemente e ottenendo così una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><strong>1. Preparate il composto per la cialda:</strong> mischiate il grasso del guanciale, la farina e l&#8217;acqua e lasciate riposare per 15 minuti.</div>
<div>2. Nel frattempo preparate la farcia della carbonara rosolando il guanciale, mescolando le uova con il pecorino e poi aggiungete il guanciale rosolato e il suo grasso girando velocemente e ottenendo così una crema ben emulsionata.</div>
<div>3. Mettete a scaldare un padellino e versate il composto per la cialda, aspettando che evapori l&#8217;acqua e si colori il composto e quando sarà pronto riponetelo in un panno assorbente.</div>
<div>4. Versate il risone in acqua bollente e quando sarà cotto unitelo alla farcia della carbonara in una bowl e mantecate cercando di ottenere una cremosità simile a quella di un risotto. Impiattate su un piatto fondo e ponete sopra la cialda, spolverando con del pepe di Madagascar, pecorino, guanciale croccante e petali di zafferano.</div>
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		<item>
		<title>Intervista a Barbara Agosti, la chef delle uova</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/intervista-a-barbara-agosti-la-chef-delle-uova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 10:42:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
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		<category><![CDATA[carbonara]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[uova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sette anni fa come oggi, correva l&#8217;8 marzo 2017, a Roma apriva Eggs, ristorante che ha fatto dell&#8217;ingrediente simbolo della nascita e della rinascita il suo punto di forza. Con una carta interamente dedicata alle uova, la chef Barbara Agosti insieme ad altri soci ha avviato un fortunato format con la volontà di fare di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/intervista-a-barbara-agosti-la-chef-delle-uova/">Intervista a Barbara Agosti, la chef delle uova</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Sette anni fa come oggi, correva l&#8217;8 marzo 2017, a Roma apriva<strong> Eggs</strong>, ristorante che ha fatto dell&#8217;ingrediente simbolo della nascita e della rinascita il suo punto di forza. Con una carta<strong> interamente dedicata alle uova</strong>, la chef <strong>Barbara Agosti</strong> insieme ad altri soci ha avviato un fortunato format con la volontà di fare di tuorlo e albume il fil-rouge di una intera proposta, che naturalmente non può prescindere da un’ottima carbonara. Oggi Eggs è un’insegna affermata che, come altre (basti pensare a Felice o a Flavio al Velavevodetto), ha scelto di compiere il grande passo e aprire anche a Milano, per la precisione nel quartiere Brera. Oggi è previsto un soft opening ma le prenotazioni sono già aperte per riservare (a partire da domani) un tavolo a via Solferino 35.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quali sono le tue prime sensazioni di questa imminente apertura?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«La città ci ha accolto bene ed è stata una piacevole sorpresa. Quando abbiamo aperto a Roma nessuno ci ha fatto gli auguri mentre a Milano in tanti colleghi sono passati a vedere il locale, incoraggiandoci, anche perché sono tutti ristoranti che hanno una proposta diversa dalla nostra. Se una strada funziona dal punto di vista commerciale ognuno può raccogliere i benefici».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come si conquista il pubblico milanese?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Siamo una cucina più internazionale rispetto all’ennesimo locale di cucina romana e questo ci avvantaggia. Poi, sicuramente dobbiamo essere rigorosi nel servizio; qui c’è un’attenzione particolare su questo tema e bisogna essere più formali: ritengo che la sala sia fondamentale quanto tanto la cucina, se non con qualche punto in più».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nell’insegna di Eggs Milano chi altro ci sarà della brigata romana?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Oltre a me e al sous-chef <strong>Giuseppe Romano</strong>, con il quale ci alterneremo con Roma, sono presenti altre due risorse in cucina che abbiamo formato nella Capitale per un anno; stesso discorso vale per la sala dove però ci saranno delle figure in più che abbiamo assunto per questa nuova avventura».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quando ti sei innamorata delle uova?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«È un elemento che mi è sempre piaciuto, sia per la sua onnipresenza in cucina sia per la sua bellezza data dalla forma. È divertente giocare con questo ingrediente: si può creare ogni tipo di piatto, dall’antipasto al dolce».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tra le tue esperienze vanti consulenze anche negli Stati Uniti: nello specifico di cosa ti occupavi?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«A Miami per esempio ho creato una start-up dove ero l’executive chef di un locale di cucina italiana in una zona residenziale: di giorno aveva un’offerta smart mentre la sera si trasformava in un ristorante gourmet».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come nasce l’idea di nuovi piatti in carta, ad esempio il Risone alla carbonara con zafferano e cialda croccante?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«In questo caso ho preso spunto dal riso che per Milano è sacro e volendo creare qualcosa di lombardo ho scelto il risone (<a href="https://www.foodandwineitalia.com/risone-alla-carbonara-e-zafferano-con-cialda-croccante/" target="_blank" rel="noopener">ecco la ricetta</a>): oltre a essere più gestibile nei tempi di cottura, suscita un ricordo d’infanzia. A questo prodotto ho aggiunto lo zafferano, altra tipicità meneghina, e ho abbinato la salsa alla carbonara completando la ricetta con una cialda croccante per un&#8217;esplosione di gusto nel momento in cui viene rotta e si unisce al risotto».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Oltre ai risoni c’è qualche altro omaggio alla tradizione milanese?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Sì, c’è il <em>Roma-Milano</em> che è un supplì, ma solo nella forma, con ripieno di risotto alla milanese e ossobuco».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nelle preparazioni di Eggs c’è qualcosa che rimanda alle tue origini liguri-piemontesi?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Assolutamente. I primi che mi vengono da citare sono gli agnolotti e i ravioli del plin ripieni di vitello tonnato».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> Quali saranno i signature che non potranno mancare?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Il gioco dell’ova, una degustazione coreografica di sei gusci d’uovo serviti in una tipica confezione di cartone e riempiti di altrettanti assaggi, poi ci saranno gli strapazzi la ricetta con cui sono andata a Masterchef nel 2019. Inoltre, imprescindibili sono la carta delle carbonare, le pallotte cacio e ova e il maritozzo salato con la coda alla vaccinara; tra i dolci sarà presente il tiramisù e ovviamente il maritozzo in versione dolce».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I fornitori di uova saranno sempre li stessi o c’è qualche new entry locale?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Al momento sempre gli stessi (Liberovo, Peppovo e Fattore Umbro, <em>ndr</em>) a cui si aggiungeranno le uova Camille, che ho usato all’apertura di Eggs a Roma. Per le uova di anatra e oca abbiamo confermato Bartolotti, mentre per quelle di pesce e di caviale Giaveri».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Oltre alle uova c’è qualche altra materia prima che vorresti valorizzare in futuro?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Mi affascinano la cucina vegetariana e il mondo vegetale perché spesso capita ancora di trovare ristoranti non all’altezza. Più in là vorrei sviluppare una trattoria con un focus su questi ingredienti, dove la gente entri nel locale non perché affine a quella filosofia, ma perché possa trovare piatti gustosi e appaganti».</p>
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		<title>Ode alla carbonara</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/ode-alla-carbonara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 10:17:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara]]></category>
		<category><![CDATA[uova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo rossi o un mix ragionato di albumi e tuorli, consistenza asciutta o cremosa, Parmigiano o pecorino, pasta lunga o corta? La Carbonara è forse la più amata e la più discussa della “triade romanesca” di primi piatti — accanto ad Amatriciana e Cacio e pepe — ma anche quella che lascia più spazio alle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Solo rossi o un mix ragionato di albumi e tuorli, consistenza asciutta o cremosa, Parmigiano o pecorino, pasta lunga o corta? <strong>La Carbonara</strong> è forse la più amata e la più discussa della “triade romanesca” di primi piatti — accanto ad Amatriciana e Cacio e pepe — ma anche quella che lascia più spazio alle interpretazioni personali. Quella classica, cremosa e avvolgente di <strong>Pipero</strong> — ristorante una stella Michelin che l’ha istituzionalizzata nel fine dining — prevede solo tuorlo, cubi grossi di guanciale di Re Norcino, Pecorino Buccia Nera dell’Alto Lazio e le mezze maniche rigate realizzate ad hoc dal Pastificio Graziano. <strong>Luciano Monosilio</strong> — già chef proprio di Pipero — la propone sia da <strong>Luciano Cucina Italiana</strong> che nel percorso degustazione Radici della nuova apertura gourmet <strong>Follie</strong> all’hotel Villa Agrippina Gran Meliá. La sua è la celebrata versione a bagnomaria in cui monta (facendo attenzione a non superare mai i 65°C) tuorli pastorizzati, un mix di Grana e Pecorino romano e cubi di guanciale autoprodotto. Solo spaghetti, per lui: quelli fatti in proprio da Luciano e il Valentino di Felicetti da Follie. Da <strong>SantoPalato</strong> la chef abruzzese<strong> Sarah Cicolini</strong> mescola uova (30% intere e 70% soli tuorli), abbondante formaggio grattugiato (90% pecorino e 10% Parmigiano) e pepe e aggiunge a fine mantecatura il guanciale croccante a listarelle, per ottenere una salsa cremosa che ricopre la pasta, il cui formato varia dallo spaghettone alla mezza manica rigata. Alla tavola di <strong>Roscioli</strong> la carbonara prevede solo tuorlo (quello di Parisi) e ingredienti dal banco gastronomia del locale: un mix di Parmigiano Vacche Rosse 24/36 mesi e Pecorino romano e cubetti di guanciale nero di Cinta Senese in parte fondente e in parte ben croccante, a condire lo spaghettone Benedetto Cavalieri. Sono ormai dei signature le proposte creative di <strong>Heinz </strong><strong>Beck</strong> (i suoi Fagottelli ripieni di crema di tuorlo, pecorino e panna montata accompagnati da una salsa di zucchine e fondo di vitello portano il nome del ristorante La Pergola) e di <strong>Riccardo Di Giacinto</strong>, che da <strong>All’Oro</strong> ha affiancato al celebre Riassunto di Carbonara (un guscio d’uovo che accoglie crema inglese salata, guanciale croccante e spuma di Parmigiano, in cui affondare il cucchiaino con voluttà) il divertente dessert Carbon’Air: un uovo di cioccolato bianco che racchiude strati di frolla, agrumi, passion fruit e pepe nero. Mentre da <strong>Eggs</strong> — ristorante di Trastevere che celebra le uova di ogni tipo — <strong>Barbara Agosti</strong> le dedica un’intera pagina del menu, che annovera la versione classica, la Carbonara 1954 (anno in cui la prima versione ufficiale della ricetta, per quanto poco ortodossa, fu pubblicata su La Cucina Italiana: pancetta rosolata, aglio in camicia, uovo e gruviera a condire i tonnarelli acqua e farina), la Carboca con uovo d’oca, oltre a declinazioni variopinte: dalla Verde con carciofi alla Rosso Fuoco con ‘nduja e stracciatella.</p>
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