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	<title>Vino &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Vino &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Il Bordeaux non piace più? Il rosso simbolo della Francia sta perdendo consumatori</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/bordeaux-crisi-consumi-vino-rosso-francia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per decenni è stato il vino di riferimento per appassionati, collezionisti e professionisti del settore. Oggi, però, il Bordeaux sta vivendo una fase diversa. Le vendite rallentano, i consumi diminuiscono e perfino nella città da cui prende il nome il vino rosso più celebre di Francia fatica a trovare spazio nei calici delle nuove generazioni. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Per decenni è stato il vino di riferimento per appassionati, collezionisti e professionisti del settore. Oggi, però, il <strong>Bordeaux</strong> sta vivendo una fase diversa. Le vendite rallentano, i consumi diminuiscono e perfino nella città da cui prende il nome il vino rosso più celebre di Francia fatica a trovare spazio nei calici delle nuove generazioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">A osservare il fenomeno è stato <strong>Eric Asimov</strong>, una delle firme del vino più importanti al mondo, che per il <a href="https://www.nytimes.com/2026/06/11/dining/drinks/bordeaux-wine.html" target="_blank" rel="noopener">New York Times</a> ha raccontato il progressivo allontanamento dal Bordeaux dei suoi concittadini. La crisi non riguarda soltanto i mercati internazionali, ma coinvolge la stessa regione che ne ha costruito il mito. Nei bistrot, nei wine bar e nelle enoteche di Bordeaux trovano sempre più spazio vini naturali, etichette leggere e produzioni artigianali provenienti da altre aree francesi. I classici assemblaggi a base di <strong>Cabernet Sauvignon</strong> e <strong>Merlot</strong>, affinati a lungo in barrique, attirano invece un pubblico sempre più ristretto.</p>
<h2>Non è un problema del Bordeaux ma della bevuta che offre</h2>
<p class="isSelectedEnd">La questione non riguarda soltanto il Bordeaux, ma il <strong>vino rosso strutturato</strong> e fortemente caratterizzato dall&#8217;affinamento in legno in generale. Tuttavia, nella regione della <strong>Gironda</strong> il cambiamento appare più evidente perché coinvolge una denominazione che per oltre un secolo ha rappresentato uno standard internazionale di qualità.</p>
<p class="isSelectedEnd">La storia del Bordeaux è strettamente legata al commercio e alla politica. Favorita dalla posizione centrale e dall&#8217;accesso all&#8217;Atlantico, la regione è diventata nei secoli uno dei <strong>principali centri mondiali del vino</strong>. La consacrazione definitiva arrivò nel <strong>1855</strong> con la celebre classificazione voluta in occasione dell&#8217;Esposizione Universale di Parigi, che trasformò alcuni château in simboli assoluti di prestigio e lusso. Quel modello ha funzionato per generazioni. Oggi, però, si scontra con un mercato profondamente diverso.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-215402" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/bordeaux-non-piace-piu-crisi-consumi-vino-francese.png" alt="bordeaux-non-piace-piu-crisi-consumi-vino-francese" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Il primo elemento riguarda il <strong>prezzo</strong>. Le grandi etichette di Bordeaux restano<strong> tra le più costose</strong> del panorama mondiale. Per molti consumatori, soprattutto tra i più giovani, il rapporto tra spesa e accessibilità è diventato un fattore decisivo. In un contesto economico più incerto, investire centinaia di euro per una bottiglia appare sempre meno una priorità. C&#8217;è poi una questione di <strong>stile</strong>: negli ultimi anni si è affermata una preferenza per vini più immediati, meno concentrati, con gradazioni alcoliche spesso più contenute e un intervento enologico percepito come meno invasivo. È una tendenza che ha favorito la crescita di vini territoriali, produzioni biologiche e naturali e interpretazioni più leggere del vino rosso.</p>
<p class="isSelectedEnd">Anche il rapporto stesso con l&#8217;<strong>alcol</strong> è cambiato. In tutta Europa si registra una <strong>contrazione dei consumi</strong> e una maggiore attenzione agli aspetti legati al benessere. Fenomeni come il movimento <em>sober curious</em> o la crescita delle <a href="https://www.foodandwineitalia.com/no-low-alcohol-mercato-globale-11-miliardi/" target="_blank" rel="noopener">alternative low e no alcohol</a> stanno modificando le abitudini di consumo, penalizzando in particolare i vini molto complessi.</p>
<p class="isSelectedEnd">A pesare molto secondo Asimov è infine la <strong>percezione culturale</strong>. Per molti consumatori il Bordeaux rappresenta ancora un simbolo di esclusività e tradizione, ma non necessariamente di contemporaneità. In molte delle enoteche frequentate dai ragazzi, soprattutto nelle grandi città europee, le bottiglie di Bordeaux hanno lasciato spazio a vini considerati più dinamici e vicini alle sensibilità attuali.</p>
<p class="isSelectedEnd">Questo non significa che il Bordeaux sia destinato a <strong>scomparire</strong>. Le grandi etichette continuano a occupare una posizione centrale nel mercato del collezionismo e dell&#8217;alta ristorazione. Tuttavia, la regione si trova davanti a una sfida che riguarda gran parte del mondo del vino: mantenere il proprio prestigio senza perdere contatto con le nuove generazioni di consumatori. Per un vino che ha costruito la propria reputazione sull&#8217;idea di essere un modello da seguire, il vero banco di prova potrebbe essere proprio questo: dimostrare di saper cambiare senza rinunciare alla propria identità.</p>
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		<title>Quando il vino si fa destinazione totale</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/quando-il-vino-si-fa-destinazione-totale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine Fina]]></category>
		<category><![CDATA[Castelfalfi]]></category>
		<category><![CDATA[Ceretto]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Federica Fina]]></category>
		<category><![CDATA[Masi]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Ceretto]]></category>
		<category><![CDATA[Travel+Leisure Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se fino a qualche tempo fa, fare enoturismo significava quasi sempre trascorrere il sabato pomeriggio in una cantina ad ascoltare spiegazioni tecniche su legni e solfiti, oggi lo scenario è decisamente cambiato. Il vino è diventato un potente catalizzatore del marketing territoriale in Italia, un comparto monumentale capace di muovere circa 3 miliardi di euro all&#8217;anno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="4">Se fino a qualche tempo fa, fare <strong>enoturismo</strong> significava quasi sempre trascorrere il sabato pomeriggio in una cantina ad ascoltare spiegazioni tecniche su legni e solfiti, oggi lo scenario è decisamente cambiato. <strong>Il vino è diventato un potente catalizzatore del marketing territoriale in Italia</strong>, un comparto monumentale capace di muovere circa 3 miliardi di euro all&#8217;anno e di pesare, in media, per il 20% sul fatturato complessivo delle aziende vitivinicole. A cambiare sono state le regole del gioco: <strong>il pubblico è diventato giovane, laico, fluido</strong>, e alla rigidità dei vecchi schemi preferisce un perfetto equilibrio tra <strong>accoglienza a cinque stelle</strong>, <strong>cultura</strong> e <strong>storie di famiglia</strong>.</p>
<p data-path-to-node="5">Di questa profonda <strong>metamorfosi</strong> e del <strong>nuovo identikit</strong> di chi viaggia per cantine si è discusso diffusamente durante il panel <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="124">&#8220;L’evoluzione del turismo del vino e l&#8217;identikit del nuovo enoturista&#8221;</b>, un momento di confronto strategico tra i leader dell&#8217;alto di gamma che ha tracciato la rotta dell&#8217;ospitalità contemporanea, all&#8217;interno dello Spazio Arena del Congresso di Identità Golose, curato in collaborazione con entrambe le nostre testate, <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="303">Food&amp;Wine Italia</b> e <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="322">Travel + Leisure Italia</b>, e moderato dal nostro direttore responsabile <strong>Federico De Cesare Viola</strong>.</p>
<h2 data-path-to-node="6">Oltre la degustazione</h2>
<p data-path-to-node="7">La prima regola del nuovo corso è che il vino non può più camminare da solo; deve farsi <strong>ecosistema</strong>, integrandosi in strutture complesse senza però perdere la propria anima agricola. Ne sa qualcosa <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="197">Roberto Protezione</b>, <strong>general manager</strong> di <strong>Castelfalfi</strong>, gioiello dell&#8217;ospitalità nell&#8217;omonimo borgo nel cuore della Toscana, dove l<strong>&#8216;azienda agricola biologica è il fulcro di un&#8217;esperienza</strong> che genera <strong>oltre 1.500 wine tasting</strong> all&#8217;anno.</p>
<p data-path-to-node="7">«La marca agricola per noi è fondamentale per un semplice motivo: <strong>a Castelfalfi il vino si produce da secoli</strong>. Quando abbiamo iniziato quattro anni fa, non potevamo prescindere da questo legame. Abbiamo ridotto la quantità elevando la qualità, mantenendo l&#8217;autenticità. <strong>Durante la vendemmia offriamo esperienze reali</strong>, non facciamo la recita per i turisti. Registriamo <strong>una forte crescita degli italiani</strong>, tutti attratti dall&#8217;autenticità. Ma l&#8217;ospitalità di lusso non è solo un bell&#8217;albergo con una spa, è un&#8217;esperienza che si espande sul territorio. Per questo <strong>abbiamo appena inaugurato un wine bar fuori dalla tenuta</strong>, nel comune di Montaione, per portare i nostri ospiti all&#8217;interno della comunità, perché il vino deve essere un elemento di unione».</p>
<p data-path-to-node="9">Se in Toscana il vino sposa il resort, nelle <strong>Langhe</strong> ha dovuto inventare un modello di accoglienza che trent&#8217;anni fa semplicemente non esisteva. <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="144">Roberta Ceretto</b>, <strong>presidente e responsabile comunicazione</strong> di <strong>Ceretto Aziende Vitivinicole</strong>, ha raccontato la svolta di un territorio che ha saputo unire l&#8217;eccellenza del Barolo alla ristorazione tristellata (con il progetto Piazza Duomo) e all&#8217;arte contemporanea, trasformando una collina in un museo a cielo aperto capace di attirare 100mila persone all&#8217;anno.</p>
<p data-path-to-node="9">«L&#8217;ospitalità nelle Langhe è qualcosa arrivato relativamente tardi rispetto ad altre aree italiane. Nel 2009 le cantine aperte all&#8217;accoglienza si contavano sulle dita di una mano, oggi si sono adeguate quasi tutte. Noi viviamo con un piede nella ristorazione e uno nel vino, ma facciamo ristorazione per far ragionare le persone sul vino. Negli anni Novanta ci siamo avvicinati all&#8217;arte contemporanea quasi per caso, colorando la famosa <strong>Cappella del Barolo</strong> con Sol LeWitt e David Tremlett nel vigneto del borgo de La Morra. All&#8217;epoca fu una scelta divisiva per i locali, ma ha acceso una lampadina: <strong>l&#8217;arte è diventata la nostra leva strategica</strong> per raccontare che siamo una realtà giovane. Il turista è cambiato tantissimo: prima voleva solo assaggiare, ora vuole sentirsi protagonista di un percorso e vuole una storia reale, concreta, garantita da aziende che, come la nostra, sono ancora in mano alle famiglie».</p>
<p data-path-to-node="11">La necessità di diversificare i punti di contatto con un pubblico sempre più eterogeneo è il cuore della strategia di <strong>Masi</strong>. <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="129">Alessandra Boscaini</b>, <strong>direttore commerciale</strong> del marchio storico della Valpolicella, ha ricordato come la cantina abbia aperto le porte fin dal 1992, anticipando le tendenze, per poi strutturare la rete <strong>&#8220;Masi Experience&#8221;</strong>: hub che vanno dalla &#8220;cattedrale dell&#8217;Amarone&#8221; di <strong>Monteleone21</strong> fino alle piste da sci di Cortina e alle vetrine del lusso di Monaco di Baviera.</p>
<p data-path-to-node="11">«Nei primi anni novanta chi veniva in cantina era un grande appassionato che considerava il vino una cosa quasi sacra. <strong>Oggi il pubblico è laico e fluido</strong>, e vanno creati spazi per entrambe le esigenze: c&#8217;è chi vuole una degustazione tecnica e scientifica e chi ama bere bene ma in modo informale. Il vino è un diamante meraviglioso con tante facce: si può godere di un calice facendo un corso di yoga in vigna o abbinandolo a sapori orientali. <strong>Con Monteleone21 abbiamo creato una vera &#8220;piazza dell&#8217;Amarone&#8221;</strong>, uno spazio monumentale e multimediale, ma abbiamo anche bistrot e wine shop. È fondamentale avere proposte diverse in luoghi diversi: il cliente deve trovare un filo conduttore che lo riconduca alla nostra identità ovunque si trovi, ma ogni luogo va curato nel minimo dettaglio, con tempo e professionalità».</p>
<p data-path-to-node="13">Il viaggio lungo la penisola si chiude in Sicilia, una terra che sta dimostrando una straordinaria dinamicità contemporanea. <b data-path-to-node="13" data-index-in-node="125">Federica Fina</b>, <strong>marketing &amp; communication</strong> manager di <strong>Cantine Fina</strong> e <strong>Presidente del Movimento Turismo del Vino Sicilia</strong>, ha spiegato come la chiave del successo risieda nella capacità di abbassare la rigidità del linguaggio tecnico a favore dell&#8217;emozione, utilizzando eventi &#8220;pop&#8221; come il festival <strong>Kebrillerà</strong> per intercettare le nuove generazioni.</p>
<p data-path-to-node="13">«L&#8217;autenticità significa non forzare lo storytelling, ma far sentire in famiglia chi viene a trovarci. Tra gli enoturisti trovi l&#8217;esperto ma anche l&#8217;amico trascinato a forza che non voleva venire:<strong> il nostro compito è conquistare tutti alleggerendo il tono</strong>. Il linguaggio non deve andare a discapito dell&#8217;informazione tecnica, ma il modo di porsi deve rendre il momento gioioso. Con i nostri concerti in cantina, dove abbiamo ospitato artisti come i Ron, Vinicio Capossela, Jimmy Sax, il prossimo agosto Alex Britti, riusciamo ad avvicinare i giovani al vino e a creare un contenitore intergenerazionale dove i ragazzi si divertono insieme alla generazione di mio padre. Come Movimento Turismo del Vino, <strong>la nostra sfida in Sicilia è fare squadra per garantire un&#8217;esperienza 365 giorni all&#8217;anno</strong>. Le cantine rispondono sempre presente e devono fare da traino a tutto il resto del territorio per destagionalizzare il turismo».</p>
<p data-path-to-node="13">Il <strong>futuro</strong> del settore si giocherà dunque su tre tavoli decisivi. Il primo è quello della <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="89">sostenibilità</b>, che come ha ricordato Roberta Ceretto non può più essere solo uno slogan ecologico o un calcolo di tenuta economica per le aziende familiari, ma deve diventare prima di tutto <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="279">sociale</b>: fare rete con la comunità locale, rispettare le persone e valorizzare il territorio. Il secondo tavolo, urgente e imprescindibile, è la <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="424">formazione</b>. L&#8217;enoturista moderno è colto, viaggia e confronta le esperienze internazionali: per questo servono professionisti d&#8217;accoglienza preparati, capaci di padroneggiare le lingue, la storia e l&#8217;empatia. Infine, il terzo grande obiettivo è la <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="672">riconquista del pubblico italiano</b>, oggi ancora troppo timido nei confronti delle cantine nazionali rispetto ai visitatori stranieri. La ricetta per i prossimi anni è tracciata: professionalità e un pizzico di calore umano, perché dietro ogni grande etichetta il cliente cerca, prima di tutto, la verità delle persone.</p>
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		<title>Bollicine del Mondo 2026: la quinta edizione della guida è online</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/bollicine-del-mondo-2026-la-quinta-edizione-della-guida-e-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 16:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Bollicine del Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cinzia Benzi]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Identità Golose 2026]]></category>
		<category><![CDATA[identità golose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lancio lo sguardo all&#8217;orologio: sono esattamente le 17:20 quando dal palcoscenico di Identità Milano 2026 viene annunciato il clic ufficiale. «Da questo momento la guida bollicine del mondo è online, la trovate sul nostro sito in maniera gratuita e disponibile, insieme all&#8217;applicazione con la geolocalizzazione di tutte le cantine», dichiarano Paolo Marchi e Claudio Ceroni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Lancio lo sguardo all&#8217;orologio: sono esattamente le <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="61">17:20</b> quando dal palcoscenico di <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="94">Identità Milano 2026</b> viene annunciato il clic ufficiale. «Da questo momento la <strong>guida bollicine del mondo</strong> è online, la trovate sul nostro sito in maniera gratuita e disponibile, insieme all&#8217;applicazione con la geolocalizzazione di tutte le cantine», dichiarano <strong>Paolo Marchi</strong> e <strong>Claudio Ceroni</strong> ideatori del <strong>Congresso di Identità Golose</strong>. Ero lì, in platea, a respirare l&#8217;energia di un settore in assoluto fermento.</p>
<p data-path-to-node="4">La <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="3">quinta edizione </b>del progetto editoriale firmato da <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="79">Paolo Marchi e Cinzia Benzi</b> taglia nel 2026 un traguardo storico: <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="199">1.000 cantine recensite e oltre 1.200 etichette in 50 Paesi</b>. Un atlante dell&#8217;eccellenza spumantistica che vede l&#8217;Italia fare la parte del leone con il 42% delle schede, affiancata da una Francia monumentale e da mete emergenti e insospettabili come l&#8217;Istria, il Montenegro e la Corea del Sud. La grande novità dell&#8217;anno? Il <strong>Brasile</strong>, con la DO Altos de Pinto Bandeira, la prima denominazione del Nuovo Mondo dedicata solo al metodo classico.</p>
<p data-path-to-node="5">Ma a rendere speciale il pomeriggio milanese sono state le storie umane, i passaggi generazionali e le intuizioni premiate sul palco. Ecco la cronaca delle premiazioni e tutti i protagonisti che hanno infiammato la sala.</p>
<h3 data-path-to-node="6">L’omaggio a Richard Geoffroy</h3>
<p data-path-to-node="7">Il primo riconoscimento, intitolato <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="36">&#8220;L&#8217;Omaggio&#8221;</b>, è andato a un gigante assoluto dell&#8217;enologia mondiale: <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="104">Richard Geoffroy</b>. Cinzia Benzi ha voluto giocare con la platea leggendo la motivazione prima di svelare il nome: «Uno chef de cave che ha rivoluzionato l’approccio con la bollicina lavorando nel mondo del sottile dell’impalpabile, promuovendo innovazioni nel segno del passato e applicando concetti sinestetici nel mondo dell’assaggio divulgativo».</p>
<h3 data-path-to-node="8">Innovazione e futuro</h3>
<p data-path-to-node="9">Il legame tra spumantizzazione e genialità ha guidato i due premi sponsorizzati da Acqua Panna e S.Pellegrino. Il premio <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="121">Innovazione</b> è stato assegnato a <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="153">Michel Loriot</b> di <strong>Champagne</strong><b data-path-to-node="9" data-index-in-node="153"> Apollonis</b>, un produttore che definisce le sue cuvée con la musica classica in sottofondo diffusa 24 ore su 24 in cantina. Sul palco è stato spiegato che, sebbene la musica non intervenga chimicamente nell&#8217;autolisi dei lieviti, accompagna in modo simbolico la maturazione: una tradizione di famiglia, dato che il nonno di Michel già nel 1971 suonava il sassofono tra i filari. «Per noi la vera innovazione non è una rottura, bensì un&#8217;evoluzione», hanno commentato i vertici di San Pellegrino.</p>
<p data-path-to-node="10">Il premio <b data-path-to-node="10" data-index-in-node="10">Verso il Futuro</b> è andato invece a <b data-path-to-node="10" data-index-in-node="44">Zhewei Yu (Jubitech)</b>, ingegnere laureato a Parigi con un master a Cambridge, che ha saputo applicare la robotica e i droni alla viticoltura di precisione per migliorare efficienza e sicurezza, tutelando il territorio. Nel suo intervento in inglese, Yu ha raccontato come la tecnologia possa dialogare perfettamente con la sensibilità umana della viticoltura.</p>
<h3 data-path-to-node="11">Il vitigno da scoprire (Premio Consorzio Parmigiano Reggiano)</h3>
<p data-path-to-node="12">Uno dei momenti più caldi della serata ha visto protagonista <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="61">Cesare Avenia della cantina Il Verro</b>, che ha ritirato il premio per il vino <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="137">Lautoni</b>, in provincia di Caserta, da uva <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="157">Coda di pecora</b>. Un vitigno antico della Campania risalente a fine Ottocento, letteralmente salvato dall&#8217;oblio. «Veniva scambiato per il Coda di Volpe, che era molto più famoso. Quando ho scoperto che lo imbottigliavano chiamandolo &#8216;coda di pecora&#8217; è stato più forte di me, ho iniziato la trafila burocratica per farlo riconoscere nel registro nazionale. Si chiama così perché i contadini, guardando il grappolo, ci vedevano la coda di una pecora. Una cosa spettacolare che non poteva rimanere dimenticata». A consegnare il premio il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano Dop, Nicola Bertinelli, che ha sottolineato come l&#8217;abbinamento tra una grande bollicina e una corretta stagionatura di Parmigiano sia un&#8217;esperienza emozionale straordinaria.</p>
<h3 data-path-to-node="13">Giovani di belle speranze, buona la prima! (Premio I.WAI Food)</h3>
<p data-path-to-node="14">Spazio all&#8217;audacia ad alta quota con il premio assegnato a <b data-path-to-node="14" data-index-in-node="59">ERT1050 di Brentonico</b>. Un progetto verticale, nato a 1050 metri di altitudine sull&#8217;altopiano trentino. «Non abbiamo la storia dello Champagne, ma cerchiamo di compensare la latitudine con l&#8217;altitudine, la passione e il coraggio», hanno dichiarato i giovani produttori sul palco. Il premio è stato consegnato dai partner di I.WAI Food, specialisti nell&#8217;importazione di ostriche di eccellenza, che hanno colto l&#8217;occasione per presentare &#8220;I Gioielli di Lucrezia&#8221;, la loro prima ostrica italiana allevata nelle Valli di Comacchio.</p>
<h3 data-path-to-node="15">Questioni di Famiglia</h3>
<p data-path-to-node="16">Due i riconoscimenti dedicati alle storie familiari che custodiscono la cultura del vino. Il primo è andato alla <b data-path-to-node="16" data-index-in-node="113">Cantina Fina</b> di Marsala (Sicilia). <strong>Federica Fina</strong>, visibilmente emozionata dopo un viaggio complicato dalla Sicilia, ha raccontato la genesi dell&#8217;azienda condotta da papà Bruno e dai figli: «Siamo stati il primo blend di nostro padre. Ognuno in cantina ha trovato il suo ruolo naturale». La produttrice ha anche accennato a un nuovo splendido progetto di valorizzazione legato alla Riserva Naturale dello Stagnone. Il secondo premio della categoria è volato in Trentino, assegnato alle <b data-path-to-node="16" data-index-in-node="610">Cantine Pisoni</b>, realtà storica da cinque generazioni che ha saputo lanciare uno spin-off interamente dedicato all&#8217;eleganza del Trento Doc. Sul palco, a ritirare il premio, i rappresentanti della quarta e quinta generazione della famiglia.</p>
<h3 data-path-to-node="17">L’Esperto (Premio ALMA)</h3>
<p data-path-to-node="18">Il premio all&#8217;eccellenza tecnica è andato a <b data-path-to-node="18" data-index-in-node="44">Gabriele Gorelli</b>, primo Master of Wine italiano. Cinzia Benzi si è detta profondamente emozionata nel premiarlo, ricordando gli inizi della loro collaborazione nel 2021. Giacomo Bullo, communication manager di ALMA (la Scuola Internazionale di Cucina Italiana) ha consegnato il premio ricordando che Gorelli, nominato anche Maestro d&#8217;Arte e Mestiere nel 2024, tiene annualmente una seguitissima e preziosa lezione per gli studenti della scuola.</p>
<h3 data-path-to-node="19">I Comunicatori 2026</h3>
<p data-path-to-node="2">Il gran finale della presentazione è stato tutto dedicato a loro: i <b data-path-to-node="2" data-index-in-node="68">Comunicatori 2026</b>. Figure chiave per la guida, capaci di scardinare i tecnicismi per trasmettere pura emozione. Sul punto, Cinzia Benzi ci ha tenuto a fare una precisione dal palco, quasi a voler blindare il valore dei riconoscimenti: «Tutti i premi sono stati decisi all&#8217;unanimità. Non sono scelte della curatrice, ma proposte democratiche validate da tutto il team».</p>
<p data-path-to-node="3">La prima a salire sul palco è stata <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="36">Chiara Giannotti</b> (premio La Pinsa di Marco), anima del canale digitale Vino.tv. Per lei si è trattato di un ritorno alle origini particolarmente emozionante: «Ho cominciato su questo palco da ragazzina, ma ero in tutt&#8217;altro ruolo, facevo la produttrice. Raccontare il vino per me è stato un gesto del cuore nato per condividere il bello di questo mondo, all&#8217;inizio con poche strategie e poi, dal lockdown, con tantissimo studio».</p>
<p data-path-to-node="4">Subito dopo è stato il turno di <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="32">Emanuele Trono</b> (premio Consorzio Asti Spumante), fondatore di Enoblog e dell&#8217;agenzia Eno Digital, che ha regalato alla platea un aneddoto divertente: «Io sono entrato in questo settore proprio a causa di un errore che feci raccontando le bollicine sui social; da lì ho capito che dovevo mettermi a studiare sul serio. Oggi sono diventato anche produttore di vini fermi, ma quest&#8217;anno chiuderò un cerchio visitando le ultime cantine spumantistiche che mi mancano».</p>
<p data-path-to-node="5">Non è mancata una finestra internazionale con il videomessaggio di <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="67">Stevie Kim</b>, vulcanica ideatrice di Italian Wine Podcast. Con la sua solita, trascinante ironia, Stevie ha voluto ringraziare Identità Golose con una riflessione tesa a scuotere l&#8217;ambiente: «Chi comunica spesso lavora dietro le quinte. A volte lo facciamo in modi non convenzionali, e io mi ritrovo spesso nel mezzo: da un lato i boomer scandalizzati, dall&#8217;altro chi cerca solo i numeri. Ma è proprio lì che nascono le cose belle. Il vino è cultura, relazione e anche un po&#8217; di sana audacia creativa».</p>
<p data-path-to-node="6">Il racconto contemporaneo e rigoroso del mercato del vino ha portato sul palco anche <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="85">Matteo Borrè</b>, che ha voluto dedicare e condividere il riconoscimento con l&#8217;amica Francesca Montaro, la persona che più di tutte lo ha avvicinato al mondo delle grandi bollicine.</p>
<p data-path-to-node="7">Infine, la quota di sincera commozione è arrivata con <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="54">Vania Valentini</b>, Master Sommelier ALMA e oggi considerata una delle voci più autorevoli dello Champagne in Italia. Ripercorrendo i passi di una strada iniziata nel 2011, Vania ha ricordato alla platea la solitudine e la fatica che si nascondono dietro questo lavoro: «Sentire tutto quello che ho fatto mi fa commuovere. Per fare questo mestiere ci vuole un fisico bestiale: servono sacrifici veri, passati a studiare davanti al computer nei weekend. Ringrazio chi ha creduto in me, ma anche chi non mi ha amato, perché mi ha costretto a fare sempre meglio».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/bollicine-del-mondo-2026-la-quinta-edizione-della-guida-e-online/">Bollicine del Mondo 2026: la quinta edizione della guida è online</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Pojer e Sandri, fine di un sodalizio lungo 50 anni</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pojer-e-sandri-fine-di-un-sodalizio-lungo-50-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giambattista Marchetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 14:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Fiorentino Sandri]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pojer]]></category>
		<category><![CDATA[Pojer e Sandri]]></category>
		<category><![CDATA[Trentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono servite pazienza, riflessioni e la volontà condivisa di non compromettere un percorso comune durato cinquant’anni. Alla fine però Mario Pojer e Fiorentino Sandri hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, chiudendo &#8211; consensualmente e senza liti &#8211; un sodalizio imprenditoriale e umano che durava dal 1975. Un binomio diventato brand, che peraltro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono servite pazienza, riflessioni e la volontà condivisa di non compromettere un percorso comune durato cinquant’anni. Alla fine però <a href="https://www.pojeresandri.com/"><strong>Mario Pojer</strong> e <strong>Fiorentino Sandri</strong></a> hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, chiudendo &#8211; consensualmente e senza liti &#8211; un sodalizio imprenditoriale e umano che durava dal <strong>1975</strong>.</p>
<p>Un binomio diventato brand, che peraltro rimarrà tale dato che Fiorentino Sandri (74 anni) manterrà il controllo del <a href="https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-pojer-sandri/"><strong>marchio storico</strong></a>, la maggior parte dei vigneti tra Faedo e Grumes (nella foto di apertura), le etichette, la filosofia produttiva. Al suo fianco i figli <strong>Elisa</strong>, responsabile commerciale Italia e marketing, e <strong>Federico</strong>, impegnato nello sviluppo dei mercati esteri. A presidio della cantina rimane <strong>Michele Sandri</strong>.</p>
<h2>Dall’exploit giovanile alla nuova fase</h2>
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<figure id="attachment_214855" aria-describedby="caption-attachment-214855" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-214855" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/2-7.png" alt="Fiorentino Sandri" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214855" class="wp-caption-text">Fiorentino Sandri</figcaption></figure>
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<p>La storia comincia a Faedo, piccolo borgo tra la Valle dell&#8217;Adige e la <strong>Val di Cembra.</strong> Era il 1975 quando Fiorentino Sandri, appena ereditati due ettari di vigna, si associò con Mario Pojer, fresco di diploma all&#8217;Istituto Agrario di San Michele all&#8217;Adige. Il debutto fu folgorante. L&#8217;anno successivo, il critico <strong>Luigi Veronelli</strong> dedicò loro un articolo su Panorama e poi iniziano le prime esportazioni negli Stati Uniti. L&#8217;azienda cresce fino a 35 ettari distribuiti su sei comuni, arrivando a produrre nel 2025 oltre 250mila bottiglie, con una gamma che oggi abbraccia vini bianchi di montagna, rossi, spumanti Metodo Classico, distillati e aceti.</p>
<p>«Il percorso condiviso con Mario Pojer ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale &#8211; riflette<strong> Fiorentino Sandri</strong> &#8211; e abbiamo costruito insieme qualcosa di importante, partendo da zero e affrontando ogni sfida con passione, curiosità e spirito di sacrificio. Oggi si apre <strong>una nuova fase,</strong> che affronteremo con la stessa serietà e con la stessa attenzione alla qualità che hanno sempre guidato il nostro lavoro».</p>
<h2>In Val di Cembra guida Matteo Pojer</h2>
<figure id="attachment_214854" aria-describedby="caption-attachment-214854" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-214854" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-copia.png" alt="Mario Pojer" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214854" class="wp-caption-text">Mario Pojer, inserito del Libro d&#8217;oro dei MAM, Maestri d&#8217;Arte e Mestiere</figcaption></figure>
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<p>Dopo mezzo secolo di progetto comune, lavoro e precisione, con etichette diventate icone dell&#8217;enologia italiana, la scelta di voltare pagina apre nuovi scenari. «Il rapporto con Fiorentino rimane forte e abbiamo voluto proteggere il percorso condiviso &#8211; spiega<strong> Mario Pojer</strong> &#8211; ma nel tempo sono emerse visioni diverse. Il mercato chiedeva una cosa, ma io ne vedevo un&#8217;altra e mi interessa seguire un percorso». Pojer (72 anni) è dunque quello che volta pagina e riparte dalla Val di Cembra, dove porterà avanti la propria idea di vino con il figlio <strong>Matteo,</strong> a cui ha scelto di cedere il passo. «È giusto fare spazio a lui &#8211; spiega Pojer &#8211; perché i nuovi progetti devono essere suoi. Ha 33 anni, ha energie, idee, <strong>un progetto</strong>. Si alza alle quattro di mattina per andare in campagna: ci crede davvero. Mica posso rimanere io, alla mia età, a fare da blocco aspettando che arrivi a 50 anni e perda gli stimoli».</p>
<p>Pojer porta con sé il <strong>Maso Besleri,</strong> circa otto ettari in Val di Cembra. Una dimensione volutamente più raccolta, con una visione orientata all&#8217;<strong>origine contadina</strong> e alla ricerca. «Andremo avanti con cose più semplici &#8211; aggiunge &#8211; La ricerca l&#8217;abbiamo fatta per cinquant&#8217;anni e continuerà. Io resto come suggeritore, cercherò di supportare Matteo mentre porta avanti i suoi progetti.»</p>
<p>La <strong>ricerca</strong> è del resto un filo identitario che attraversa l&#8217;intera storia della Pojer e Sandri: dall&#8217;innovazione nelle tecniche di vinificazione in riduzione con recupero di azoto fibo al progetto <strong>Zero Infinito</strong> lanciato nel 2013 &#8211; un vino ancestrale da uve Piwi (Solaris) senza trattamenti chimici, solfiti, lieviti commerciali né filtrazioni.</p>
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		<title>Podernovo, il poggio del vino nelle colline pisane</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/podernovo-il-poggio-del-vino-nelle-colline-pisane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 15:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertorial]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrari Trentodoc]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo Lunelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le dolci colline di Terricciola, nel cuore più autentico della Toscana, Podernovo si racconta come un progetto in cui natura, vino e accoglienza convivono in perfetto equilibrio. È qui che Casale Podernovo rappresenta il fulcro dell’esperienza: una dimora di charme ricavata da un antico complesso rurale, restaurato nel rispetto della sua identità originaria. Pietra, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Tra le dolci colline di Terricciola, nel cuore più autentico della <strong>Toscana</strong>, <strong>Podernovo</strong> si racconta come un progetto in cui natura, vino e accoglienza convivono in perfetto equilibrio. È qui che <strong>Casale Podernovo</strong> rappresenta il fulcro dell’esperienza: una dimora di charme ricavata da un antico complesso rurale, restaurato nel rispetto della sua identità originaria.</p>
<p class="p1">Pietra, legno e materiali tradizionali si fondono con un comfort discreto, dando vita ad appartamenti eleganti e immersi nel paesaggio. Le ampie vedute su vigneti, il silenzio della campagna e la luce che cambia durante il giorno restituiscono un senso profondo di armonia. Soggiornare al Casale significa rallentare, vivere la Toscana con autenticità, tra momenti di relax a bordo piscina, passeggiate tra i filari e degustazioni dei vini della tenuta.</p>
<figure id="attachment_214823" aria-describedby="caption-attachment-214823" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214823" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/il-viale-dingresso-incorniciato-dai-cipressi.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214823" class="wp-caption-text">il viale d’ingresso incorniciato dai cipressi</figcaption></figure>
<p class="p1">Il Casale è anche punto di partenza ideale per scoprire il territorio: escursioni a piedi o in bicicletta e itinerari verso città d’arte come Pisa, Firenze, Siena e Lucca. Un’ospitalità intima e misurata, che rende ogni soggiorno un’esperienza autentica e personale. Casale Podernovo si inserisce nel <strong>progetto vitivinicolo della famiglia Lunelli</strong> che qui ha dato vita a una tenuta di circa 80 ettari. Quaranta sono dedicati ai vigneti, mentre il resto è occupato da boschi che preservano l’equilibrio naturale. Si coltivano Sangiovese e vitigni internazionali come Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, su suoli ricchi di fossili marini che contribuiscono a definire vini eleganti e identitari.</p>
<p class="p1">La <strong>certificazione biologica</strong>, ottenuta dalla vendemmia 2012, riflette una visione produttiva attenta alla sostenibilità e al rispetto del territorio. Podernovo fa parte delle <strong>Tenute Lunelli</strong>, il progetto del <strong>Gruppo Lunelli</strong> che, a partire dagli anni Ottanta, ha affiancato alle bollicine <strong>Ferrari Trentodoc</strong> una collezione di vini fermi di alta qualità con<strong> Tenuta Margon</strong> in Trentino, <strong>Carapace</strong> in Umbria e, per l’appunto, Podernovo in Toscana.</p>
<figure id="attachment_214820" aria-describedby="caption-attachment-214820" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214820" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/uno-degli-appartamenti-del-wine-relais.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214820" class="wp-caption-text">uno degli appartamenti del wine relais</figcaption></figure>
<h2>Tre vini da provare</h2>
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<li class="p1">Cabernet Franc in purezza proveniente dal vigneto Olmo, <strong>Tenute Lunelli Auritea</strong> affina in barrique francesi e si distingue per intensità aromatica, tannini fini ed elegante mineralità legata ai suoli ricchi di fossili.</li>
<li class="p1"><strong>Tenute Lunelli Teuto Costa Toscana</strong> è un Igt a base di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. Affina 18 mesi in legno, sviluppando note di frutta scura, balsamiche e speziate, con tannino fine ed equilibrato.</li>
<li class="p1">Da uve Sangiovese selezionate nelle vigne della tenuta nasce <strong>Tenute Lunelli Solenida</strong>: un rosso intenso e vibrante, vinificato anche in anfora, che racconta la mineralità dei suoli fossili e il carattere autentico della Costa Toscana.</li>
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		<title>Sicilia en Primeur 2026, il vino diventa racconto (corale)</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/sicilia-en-primeur-2026-il-vino-diventa-racconto-corale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 16:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[assovini]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Sicilia en primeur]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’atmosfera vivace e quasi scenografica, Palermo si offre in questi giorni nel pieno della sua natura più espressiva: una città in cui arte, teatro e stratificazioni culturali si intrecciano senza soluzione di continuità nello spazio pubblico. È questo anche lo scenario in cui ha preso forma Sicilia en Primeur 2026, l’appuntamento dedicato alla presentazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/sicilia-en-primeur-2026-il-vino-diventa-racconto-corale/">Sicilia en Primeur 2026, il vino diventa racconto (corale)</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un’atmosfera vivace e quasi scenografica, <strong>Palermo</strong> si offre in questi giorni nel pieno della sua natura più espressiva: una città in cui arte, teatro e stratificazioni culturali si intrecciano senza soluzione di continuità nello spazio pubblico. È questo anche lo scenario in cui ha preso forma <a href="https://www.foodandwineitalia.com/sicilia-il-continente-del-vino/"><strong>Sicilia en Primeur 2026</strong></a>, l’appuntamento dedicato alla presentazione delle nuove annate dei vini dell’isola giunto alla sua 22esima edizione. E il claim <em>Taste the Island. Live the Story</em>, già da solo restituisce un’idea che non si limita alla degustazione, ma diventa esperienza territoriale, culturale e narrativa.</p>
<p>Camminando tra i luoghi palermitani scelti per la manifestazione, si conosce una città che si racconta attraverso spazi meno ovvi ma profondamente identitari. Come il <strong>Real Albergo delle Povere</strong>, con i suoi volumi restituiti alla città dopo la recente riqualificazione, dove la luce filtra nei cortili e ridisegna il rapporto tra passato e presente; poco distante, la <strong>Cappella Palatina</strong> resta uno di quei posti in cui la densità storica si percepisce quasi fisicamente. Lo stesso vale per la <strong>Chiesa di Santa Maria dello Spasimo</strong>, la cui architettura incompiuta e a cielo aperto sembra fatta apposta per accogliere il tempo, e per il <strong>Palazzo Sant’Elia</strong>, oggi tornato a essere spazio vivo di cultura. La scelta di questi luoghi restituisce l’immagine di una città pienamente consapevole della propria centralità, capace di mettere in scena sé stessa senza retorica, ma con una misura ormai matura nel dialogo tra attori diversi.</p>
<h2>La Sicilia di Assovini che ha imparato a fare coro</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214685" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/4-3.png" alt="vigne sicilia" width="763" height="627" /></p>
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<p>Dentro questo quadro si inserisce la visione di <a href="https://www.assovinisicilia.it"><strong>Assovini Sicilia</strong></a> – l’associazione di vitivinicoltori siciliani che organizza ogni anno l’appuntamento itinerante di Sicilia en Primeur –, che ha progressivamente trasformato un insieme di individualità in un sistema più coeso.</p>
<p>Per la <strong>presidente Mariangela Cambria</strong>, il punto non è solo “fare rete”, ma mantenerla viva anche quando diventa complesso, perché anche in Sicilia il vino non vuole più essere semplicemente considerato un settore produttivo, ma una forma di identità.</p>
<p>La sfida che si profila all’orizzonte – richiamata anche da <strong>Alessio Planeta</strong>, alla guida del Consorzio di tutela dei vini Doc Sicilia – riguarda però la capacità di consolidare questo percorso, facendo i conti con gli errori del passato senza rinunciare alla propria natura.</p>
<p><strong>Palermo</strong>, in questo senso, diventa simbolo e laboratorio: una città che vive da sempre di contaminazioni e che oggi può trasformare questa vocazione in metodo. L’asticella si alza, e lo si percepisce nei contenuti, negli approcci e nella maturità con cui ogni azienda si presenta, rivendicando un’appartenenza che non è mai solo geografica, ma prima di tutto culturale.</p>
<h2>Il turismo del vino: qui e adesso</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214684" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/2-5.png" alt="Sicilia en Primeur" width="763" height="627" /></p>
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<p>Il fulcro della discussione che ha accompagnato Sicilia en Primeur ha contemplato in particolare il viaggio, l’esperienza e il desiderio sempre più forte di scoprire la Sicilia attraverso le sue cantine. La sensazione, infatti, è che <strong>l’enoturismo</strong> siciliano abbia finalmente smesso di inseguire modelli esterni per riconoscersi in una propria personalità: mediterranea, calorosa, autentica, decisamente meno costruita rispetto ad altre destinazioni vinicole.</p>
<p>I dati del centro studi Lumsa-Ceseo raccontano un comparto ormai maturo, internazionale e sempre più concreto anche sul piano economico. Crescono i visitatori – soprattutto stranieri – e <strong>l’accoglienza</strong> non è più un semplice complemento alla bottiglia, ma una parte centrale del racconto e del business. Degustazioni, percorsi tra vigne e territorio, esperienze legate alla cultura locale: oggi il vino siciliano si vende soprattutto facendolo vivere.</p>
<p>La cosa più evidente, però, è forse un’altra: molte cantine hanno capito che il vero lusso non sta nell’eccesso, ma nella <strong>qualità del tempo</strong> trascorso in un luogo. Da qui l’attenzione per spazi curati, ospitalità, sostenibilità concreta e un approccio sempre meno da cartolina. Sul <strong>digitale</strong>, invece, il margine di crescita resta ampio: la comunicazione di base funziona, ma strumenti più evoluti – dall’intelligenza artificiale ai Wine Club – sono ancora poco diffusi.</p>
<h2>Il gusto del paesaggio: la mineralità raccontata in 10 sorsi</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214683" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-5.png" alt="Sicilia en Primeur" width="763" height="627" /></p>
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<p>All’interno di questa notevole varietà umana e ampelografica, nelle <strong>degustazion</strong>i di Sicilia en Primeur abbiamo cercato di concentrarci su un aspetto preciso: la tanto celebrata – e spesso abusata –<strong> mineralità</strong>, probabilmente il descrittore più complesso da raccontare davvero nel vino.</p>
<p>Un concetto sfuggente, che troppo spesso rimane astratto, ma che in alcuni assaggi si è manifestato con sorprendente chiarezza attraverso sensazioni di <strong>sapidità e salinità</strong> capaci di evocare roccia umida, brezze marine e, talvolta, quella traccia quasi tagliente di pietra focaia.</p>
<p>Queste impressioni emerse in particolare nei calici provenienti dall’Etna, come l’Etna Bianco Superiore Contrada Volpare Frontebosco 2024 di<strong> Maugeri</strong>, teso e alquanto agrumato<strong>,</strong> il Contrada Blandano Etna Bianco 2023 di<strong> Terre Costantino</strong>, fresco, limpido e pungente, e il Vico Bianco 2021 di<strong> Tenute Bosco,</strong> fragrante, nitido e persistente. Ma anche nell’Etna Rosso San Lorenzo 2024 di<strong> Girolamo Russo</strong>, che al sorso risulta ferroso, speziato e a tratti quasi ematico.</p>
<p>Altri assaggi interessanti, e che mantengono un simile fil rouge, sono stati il succoso ed equilibrato Perripò 2023 di<strong> Caruso e Minini</strong>, e il ricco e balsamico Firma del Tempo Riserva 2023 di<strong> Cantine Fina</strong>, attraversato da una scia avvolgente, che nascono entrambi nell’areale di Marsala.</p>
<p>Dall’entroterra palermitano arrivano il Viafranca Bianco 2023 di<strong> Baglio di Pianetto</strong>, fine, teso e vibrante, e lo Schietto Principe 2019 di<strong> Spadafora</strong>, asciutto ed elegantemente erbaceo. Dal territorio di Vittoria nasce il Grotte Alte 2021 di<strong> Arianna Occhipinti</strong>, profondo, dinamico e velatamente tannico. Ma c’è spazio anche per i rosati, come nel caso dell’agrigentino Rosè 2025 di<strong> Serra Ferdinandea</strong>, intrigante nella sua freschezza di piccoli frutti rossi.</p>
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		<title>Argiolas, a Serdiana &#8220;casa&#8221; e cantina</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/argiolas-a-serdiana-casa-e-cantina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 14:31:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Argiolas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Moltissimi conoscono il nome di Argiolas, una delle principali cantine sarde che ha fatto conoscere le potenzialità enoiche dell’isola in tutto il mondo anche grazie alla collaborazione tra il fondatore Antonio Argiolas e il celebre enologo Giacomo Tachis, riconosciuto padre dei “Super Tuscan”, che tra le altre etichette portò alla nascita del possente ed elegantissimo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Moltissimi conoscono il nome di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/argiolas/"><strong>Argiolas</strong></a>, una delle principali cantine sarde che ha fatto conoscere le potenzialità enoiche dell’isola in tutto il mondo anche grazie alla collaborazione tra il fondatore <strong>Antonio Argiolas</strong> e il celebre enologo Giacomo Tachis, riconosciuto padre dei “Super Tuscan”, che tra le altre etichette portò alla nascita del possente ed elegantissimo <strong>Turriga</strong>, blend 100% sardo che al Cannonau, affianca Carignano, Bovale e Malvasia Nera. Ben meno numerosi, probabilmente, sono coloro che conoscono <strong>Serdiana</strong>, e ancora meno chi ci è stato di persona.</p>
<p>Tranquilla cittadina della subregione sarda del  Parteolla, è il secondo Comune dell’isola per estensione vitata dopo Alghero: qui, accanto agli olivi, le vigne crescono quasi ovunque, fino a lambire le acque salmastre dello stagno di Stani Saliu e la bellissima chiesa medievale di <strong>Santa Maria di Sibiola</strong>, e le cantine sono spesso ancora in piena attività nel centro dei paesi.</p>
<p>Così accade anche da Argiolas, dove una moderna struttura che richiama senza affettazioni lo stile delle campagne sarde ospita tini di fermentazione, bottaie e <strong>riserve di annate storiche</strong>, ma anche un’accogliente sala dove ci si può fermare per le diverse esperienze di degustazione e conoscenza dei vini, dell’olio extravergine e della sapa (il mosto cotto d’uva, “condimento” e ingrediente essenziale di tante preparazioni sarde), accompagnati da salumi e formaggi locali.</p>
<h2>Casa di Nonno, atmosfera “di famiglia”</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214669" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-4.png" alt="Argiolas" width="763" height="627" /></p>
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<p>Esattamente dall’altro lato della strada, un bel portone di legno conduce a quella che era la casa del nonno di Valentina, Francesca e Antonio, la terza generazione che oggi guida l’azienda dividendosi compiti e ruoli e portando avanti quanto avviato dal nonno Antonio nel 1938, e proseguito dai suoi figli Franco e Giuseppe. <strong>Valentina Argiolas</strong> è forse il volto più noto della cantina: si occupa del marketing e delle pubbliche relazioni e, dalla scorsa estate, anche dell’ospitalità.</p>
<p>Quella che è stata la casa di Antonio Argiolas e di sua moglie Bonaria – un bellissimo esempio di architettura campidanese, con la corte interna e le camere al piano superiore da cui il pioniere del vino sardo e della valorizzazione dei vitigni autoctoni dell’isola poteva guardare direttamente le attività della cantina – è stata trasformata in una piccola ma raffinata struttura di ospitalità di charme: <a href="https://www.casadinonnoargiolas.it/"><strong>Casa di Nonno</strong></a>, appunto.</p>
<p>Curata dallo studio Aranxiu Architetti Associati di Cagliari, rispettando lo stile autentico del basso edificio dalle facciate rosse, la ristrutturazione ha portato alla creazione di <strong>cinque stanze</strong> (quattro family room e una doppia, affiancate da un grazioso dehors sempre al piano superiore) i cui nomi si ispirano agli elementi e ai colori di questa terra: Olivo, Sabbia, Grano, Mare, Rosa.</p>
<p>Anche negli spazi interni, toni caldi, materiali naturali – a cominciare dai tetti rivestiti da canne, come si usava un tempo –, oggetti e tessuti di raffinato <strong>artigianato locale</strong> dialogano con un design italiano contemporaneo (e in particolare con belle soluzioni di illuminazione) che non intacca lo spirito del luogo, e rinuncia a qualche orpello della modernità per lasciare spazio all’animo rurale del Parteolla.</p>
<h2>Domu, i sapori della Sardegna che parlano al mondo</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214670" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/6-2.png" alt="Argiolas" width="763" height="627" /></p>
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<p>Al piano inferiore, a ombreggiare la corte triangolare è stata invece realizzata una bella struttura in legno, che rimanda alle architetture isolane ma richiama alla mente pure le opere all’avanguardia di note archistar. Qui si affaccia anche il ristorante<a href="https://domuargiolas.it"><strong> Domu</strong></a>, con cui Argiolas ha deciso di completare il progetto di ospitalità che unisce autenticità rustica e spirito contemporaneo. Dalla corte interna, una <strong>porta verde </strong>di legno – un piccolo capolavoro di manualità locale, recuperata dalla vecchia casa – conduce agli spazi interni del ristorante, cui si accede anche dalla strada.</p>
<p>Il locale è luminoso e accogliente, con una trentina di coperti (cui se ne aggiungono circa altrettanti nella corte interna, nella bella stagione) suddivisi tra tavoli quadrati dall’apparecchiatura semplice ma curata, e uno più grande, per pranzi e cene conviviali, affacciato sulla cucina a vista dove lavora la squadra guidata dallo chef <strong>Alessandro Taras</strong>. Sardo dallo spirito nomade, ha lavorato accanto a chef importanti tra diversi continenti – dalla Francia alle Hawaii, passando anche da Hong Kong e Stati Uniti – e prima di tornare sull’isola e dedicarsi principalmente al settore del catering.</p>
<p>Proprio così, tra eventi e cene in cantina, è nata la collaborazione con Argiolas e l’idea di creare un <strong>ristorante interno</strong> che proponesse i migliori ingredienti locali e gli spunti offerti dalla tradizione in chiave contemporanea e libera da lacci territoriali, mettendo a punto una proposta interessante tanto per i “locals” in cerca di qualcosa di diverso quanto per chi arriva da fuori – spesso appositamente per scoprire il luogo in cui nascono il Turriga e altre etichette rinomate – e desidera conoscere la gastronomia sarda attraverso una lente personale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214671" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/3-5.png" alt="Argiolas" width="763" height="627" /></p>
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<p>Protagonisti sono in gran parte i prodotti locali: dalle verdure e le erbe della tenuta agricola <strong>Is Aquas,</strong> creata di recente a Serdiana dalla famiglia Argiolas affiancando alle vigne un orto e l’aia, a formaggi e carni di aziende vicine. A pranzo Domu propone due percorsi degustazione – quello del Campo e quello della Costa – con piatti pensati anche per accompagnare la degustazione delle diverse etichette aziendali: dal Pane frattau con uovo morbido, pomodoro e pecorino e i Malloreddus al ragù di capra, nel primo caso, all’ottima <strong>Fregua, frutti di mare e limone</strong> e il trancio del pescato giornaliero, con zucchine saltate e salsa al Vermentino, nel secondo.</p>
<p>A cena, le stesse “direttrici culinarie” accolgono nei percorsi degustazioni proposte più elaborate e fantasiose, come l’interessante <strong>Sgombro, yogurt di capra, salsa olandese, olio alle erbe</strong> e il Filindeu (tipica pasta nuorese, formata da un’intricata e delicata trama di sottilissimi fili di pasta) con zuppetta di scorfani, crudo e cotto di pesce, dalla Costa; e la Quaglia, royale di foie gras, frutti rossi, salsa all’<strong>Angialis</strong> (intenso passito Igt Isola dei Nuraghi dalle belle note mediterranee affiancate da frutta candita e miele) o il Capretto disossato, carote glassate al bbq, spuma di uovo e limone, salsa alla sapa, dal Campo: tutte portate che si possono anche ordinare liberamente alla carta per costruire il proprio percorso di assaggi e abbinamenti.</p>
<p>Per chi lo desidera, c’è anche la possibilità di aprire da Domu una delle vecchie annate di Turriga, per rendere la cena un’esperienza davvero indimenticabile.</p>
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		<title>Effetto Supertuscan: nel Chianti apre la nuova cantina-gioiello firmata Folonari</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/effetto-supertuscan-nel-chianti-apre-la-nuova-cantina-gioiello-firmata-folonari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 08:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[Supertuscan]]></category>
		<category><![CDATA[Tenute del Cabreo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se pensate che il Chianti sia solo borghi medievali immobili nel tempo e cartoline d&#8217;altri tempi, preparatevi a resettare tutto. A Greve in Chianti le Tenute del Cabreo hanno appena svelato il loro asso nella manica, una nuova cantina dal design di rottura che ridefinisce il concetto stesso di tempio del vino. Non aspettatevi la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="5">Se pensate che il <strong>Chianti</strong> sia solo borghi medievali immobili nel tempo e cartoline d&#8217;altri tempi, preparatevi a resettare tutto. A <strong>Greve in Chianti</strong> le <strong>Tenute del Cabreo</strong> hanno appena svelato il loro asso nella manica, una <strong>nuova cantina</strong> dal design di rottura che ridefinisce il concetto stesso di tempio del vino. Non aspettatevi la solita tana sotterranea polverosa. La struttura, firmata dall’architetto fiorentino <strong>Carlo Ludovico Poccianti</strong>, è un&#8217;opera d&#8217;arte contemporanea pensata per dare una casa definitiva ai celebri <strong>Supertuscan</strong> della <strong>famiglia Folonari</strong>, quei vini nati liberi e fuori dalle regole rigide della tradizione che hanno fatto innamorare i collezionisti di tutto il mondo.</p>
<h2 data-path-to-node="6">Scanner ottici e controllo del tempo nella cantina del futuro</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214631" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Inaugurazione-della-cantina-2.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="7">Qui dentro la <strong>tecnologia</strong> fa sul serio e si mette al servizio della terra. Nel reparto vinificazione spicca un selezionatore <strong>ottico di ultima generazione</strong>, una macchina che scruta, analizza e seleziona i singoli acini uno per uno. Se l&#8217;uva non è geometricamente e qualitativamente perfetta, semplicemente non passa. Il percorso per i visitatori si snoda attraverso tre ambienti ipnotici: si parte dalla <strong>zona dell&#8217;acciaio</strong>, dove grandi vasche sovrapposte e termocontrollate permettono di coccolare separatamente i diversi cru del vigneto; si passa poi alla <strong>barricaia</strong> avveniristica, un caveau dove centinaia di legni pregiati tra barrique e tonneau riposano in un microclima perfetto regolato al millesimo da un sistema elettronico; il viaggio termina nella <strong>sala degustazione</strong>, il vero luogo d&#8217;incontro dominato da un enorme tavolo centrale dove assaggiare i vini esattamente nel posto in cui prendono vita.</p>
<h2 data-path-to-node="8">Tradizione materica e design pop tra le botti</h2>
<p data-path-to-node="9">Anche l’occhio vuole la sua parte e l&#8217;impatto visivo gioca su forti contrasti. L&#8217;architetto ha puntato tutto su un <strong>dialogo materico tra antico e ultra-moderno</strong>. Da un lato ci sono i materiali caldi della terra toscana, come il cotto dell&#8217;Impruneta realizzato interamente a mano, la pietra serena, il legno naturale e il ferro battuto. Dall&#8217;altro emerge un&#8217;anima decisamente contemporanea fatta di grandi lamiere d&#8217;acciaio, dettagli in bronzo brunito e un’illuminazione scenografica studiata per far risplendere l&#8217;archivio delle annate storiche come fossero opere d&#8217;arte in una galleria.</p>
<figure id="attachment_214632" aria-describedby="caption-attachment-214632" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214632" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Borgo-del-Cabreo-ph.-Angelo-Trani.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214632" class="wp-caption-text">Borgo del Cabreo ph. Angelo Trani</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="11">I Folonari hanno creato a tutti gli effetti un <strong>micro-distretto dell&#8217;ospitalità rurale e chic</strong> al tempo stesso. Attorno alla cantina gravitano infatti <strong>due relais</strong> di charme per i weekend, il <strong>Borgo del Cabreo</strong> e la <strong>Pietra del Cabreo</strong>, a cui si affianca un <strong>ristorante</strong> interno che promette di reinterpretare la cucina toscana classica senza troppi fronzoli ma con tanta sostanza.</p>
<h2 data-path-to-node="12">Calici storici e tocchi d&#8217;artista per il debutto</h2>
<p data-path-to-node="13">Per il debutto ufficiale i bicchieri si sono riempiti con le verticali storiche dei vini simbolo della tenuta, come <strong>il rosso Cabreo Il Borgo</strong> e <strong>il bianco La Pietra Chardonnay</strong>, raccontati direttamente dal presidente Giovanni Folonari insieme all’<strong>enologo Roberto Potentini</strong>. A benedire l&#8217;apertura è arrivata anche l&#8217;arte visiva con la calligrafa fiorentina <strong>Betty Soldi</strong>, definita l&#8217;alchimista della parola, che ha realizzato un&#8217;opera esclusiva per la famiglia traducendo in tratti d&#8217;inchiostro lo spirito e i valori della dinastia. Se stavate cercando una scusa per un weekend tra le colline fiorentine a base di grandi rossi, design e pappa al pomodoro moderna, l&#8217;avete appena trovata.</p>
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		<title>Torre a Cona, ospitalità toscana nel segno del vino (e del vermouth)</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/torre-a-cona-ospitalita-toscana-nel-segno-del-vino-e-del-vermouth/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 10:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torre a Cona]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Percorrendo la Provinciale 1 – comunemente chiamata via Roma – che da Firenze va verso il Valdarno, poco prima di Rignano sull’Arno, una maestosa villa spicca tra le colline verdi ricoperte di boschi, oliveti e filari d’uva. Circondata da giardini terrazzati e con l’imponente ma elegante facciata settecentesca sormontata da un grande orologio, cela alle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Percorrendo la Provinciale 1 – comunemente chiamata via Roma – che da Firenze va verso il Valdarno, poco prima di <strong>Rignano sull’Arno</strong>, una maestosa villa spicca tra le colline verdi ricoperte di boschi, oliveti e filari d’uva. Circondata da giardini terrazzati e con l’imponente ma elegante facciata settecentesca sormontata da un grande orologio, cela alle sue spalle una torre merlata più antica che dà il nome alla tenuta: <strong>Torre a Cona</strong>. Nata come fortezza medievale, divenne poi tenuta e dimora nobiliare: se fu in particolare la famiglia fiorentina dei Rinuccini a darle l&#8217;attuale aspetto armonioso, furono i Padoa, alla fine dell’Ottocento, a razionalizzare e modernizzare lo spirito agricolo.</p>
<figure id="attachment_214545" aria-describedby="caption-attachment-214545" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214545" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/4-1.png" alt="Torre a Cona vigne" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214545" class="wp-caption-text">Una parte dei vigneti e la villa</figcaption></figure>
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<p>Nel 1935, infine, Torre a Cona fu acquistata da <strong>Napoleone Rossi di Montelera</strong>: era il nipote di Luigi Rossi, liquorista che trasformò la sua passione in una fortunata avventura imprenditoriale dando vita alla Martini &amp; Rossi, celebre azienda di vini e liquori (oggi parte del gruppo internazionale Bacardi) il cui brand è legato al più celebre vermouth italiano, che meritò alla famiglia il titolo nobiliare concesso da Vittorio Emanuele III per meriti sociali e politici.</p>
<p>Fu così che iniziò a intessersi un legame profondo tra <strong>Piemonte e Toscana,</strong> sancito e rafforzato quando, dopo le confische dovute alla Seconda guerra mondiale, la famiglia riprese possesso della tenuta. E se a Lorenzo, il figlio di Napoleone, si deve il progetto di modernizzazione delle tecniche vitivinicole, l’attuale generazione alla guida dell’azienda – rappresentata da <strong>Ludovica, Niccolò e Leonardo Rossi di Montelera</strong> – ha saputo renderla un insieme organico tra produzione, ospitalità di charme e racconto.</p>
<h2>Il vino: terroir toscano, anima (anche) piemontese</h2>
<figure id="attachment_214542" aria-describedby="caption-attachment-214542" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214542" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/6-1.png" alt="Niccolò Rossi di Montelera" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214542" class="wp-caption-text">Niccolò Rossi di Montelera guida la produzione vinicola</figcaption></figure>
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<p>Siamo al confine tra Chianti e Valdarno, nella sottozona dei <strong>Colli Fiorentini,</strong> e il nome di Torre a Cona oggi è noto agli amanti del buon vino soprattutto grazie al <strong>Molino degli Innocenti</strong>: nominato “Vino dell’Anno” dal Gambero Rosso nel 2025 – alla sua prima uscita, con la vendemmia 2019 – è un Chianti Colli Fiorentini Riserva Docg a base delle uve di Sangiovese che crescono nell’omonimo vigneto, esposto a sud e con un suolo ricco di galestro e arenarie. Un anno di affinamento in botte di rovere di Slavonia, 24 mesi in tonneaux di rovere francese di secondo passaggio e almeno un anno in bottiglia lo rendono setoso ed elegante, e – prodotto in circa 3mila bottiglie – molto richiesto.</p>
<figure id="attachment_214546" aria-describedby="caption-attachment-214546" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214546" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/8.png" alt="Torre a Cona" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214546" class="wp-caption-text">Le degustazioni</figcaption></figure>
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<p>Per essere certi di assaggiarlo, potete prenotare l’esperienza di wine tasting <em>Historia</em>: conduce lungo la storia della tenuta e della sua produzione vinicola – che ha oltre cinque secoli alle spalle – tra cantine storiche, eleganti saloni e il fascino unico del <strong>Deposito 1729,</strong> un caveau situato alla base della antica torre che conserva un prezioso archivio di annate.</p>
<p>Qui, ci si accomoda per degustare il Molino degli Innocenti assieme ad altre etichette nelle annate più pregiate, tra cui due interessanti “cru gemelli” che esaltano l’esistenza di diversi suoli e microclimi all’interno della tenuta: il <strong>Terre di Cino</strong> e il <strong>Badia a Cort</strong>e, la prima etichetta nata dalla collaborazione con l’enologo piemontese <strong>Beppe Caviola</strong>, chiamato qui da Niccolò Rossi di Montelera alla fine degli anni Novanta portando sui Colli Fiorentini il suo stile raffinato, moderno e rispettoso del territorio, mentre all’agronomo valdostano Federico Curtaz si deve l’attenta opera di zonazione delle vigne.</p>
<p>In alternativa, c’è una accogliente sala degustazione presso lo shop aziendale e sono proposte diverse altre esperienze di visita, anche di prezzo e durata inferiore; la Historia costa 150 euro e dura due ore, ma qui <strong>il tempo</strong> assume un altro aspetto e ci si potrebbe ritrovare a chiacchierare più a lungo con <strong>Maxime Walkowiak</strong>, sommelier francese che ha trovato casa in quest’angolo di Toscana e si occupa dell’accoglienza in cantina.</p>
<h2><em> </em>L’ospitalità, tra charme e autenticità rurale</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214543" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/5-1.png" alt="Torre a Cona" width="763" height="627" /></p>
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<p>È un po’ una caratteristica di Torre a Cona, questa relativa al tempo, che riguarda anche <strong>l’ospitalità</strong> e il soggiorno nelle belle camere dallo stile country chic – ma senza risultare posticcio, anche grazie al tocco raffinato della Contessa Rossi di Montelera che ha curato personalmente i dettagli preservando e valorizzando gli elementi decorativi originali –  ricavate nell’ala ovest, e nelle dependance rurali (e c’è anche <strong>La Colonica,</strong> bella e ampia casa indipendente con piscina privata, per soggiorni all’insegna della privacy più totale).</p>
<figure id="attachment_214544" aria-describedby="caption-attachment-214544" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214544" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/3-4.png" alt="Torre a Cona" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214544" class="wp-caption-text">La piscina</figcaption></figure>
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<p>La tenuta offre diverse esperienze, da quelle legate al vino – inclusa la visita al piccolo ma interessante archivio storico che raccoglie in forma museale storia, territorio ed eredità familiare –  alle passeggiate a cavallo o il trekking nel parco monumentale di quasi duecento ettari, dalla <strong>caccia al tartufo</strong> nel bosco ai corsi di ceramica e di cucina. Ma potrebbe anche venir voglia di restare tutto il giorno distesi sui lettini della bella <strong>piscina</strong> immersa nel verde accanto a un’altra antica torre che ospita la sala massaggi. O ci si potrebbe ritrovare a finire un libro intero seduti ai tavolini dell’incantevole e romantico <strong>Giardino della Voliera</strong>, tra glicini in fiore, siepi curate e statue, o sui divani del bar interno accanto al bancone, lasciandosi trasportare dalla narrazione e dalla piacevolezza della situazione e perdendo cognizione dello scorrere delle ore.</p>
<p>Per assaggiare in pieno relax i vini, dal Vermentino e il Colorino Casamaggio fino al Vin Santo del Chianti Merlaia e all’Occhio di Pernice Fonti e Lecceta, e pure l’ottimo extravergine, ci sono poi anche i tavoli dell’<strong>Osteria di Torre a Cona</strong>. Qui, nella sala interna o nel delizioso cortile della limonaia e nello spazio esterno in via di sistemazione, lo chef <strong>Enrico Romualdi</strong> propone una cucina immediata e ben fatta che valorizza le produzioni locali, in piatti come l’ottima Tartare di maremmana “selezione allevamento Manetti” agli aromi e senape Torre a Cona, lo Spaghetto del contadino con pesto di baccelli e pecorino toscano – gustoso e fresco primo piatto primaverile – o la Faraona del Valdarno in doppia cottura nella sua salsa con verdure in agrodolce.</p>
<h2>Il Vermouth, eredità di famiglia tramandata di generazione in generazione</h2>
<figure id="attachment_214547" aria-describedby="caption-attachment-214547" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214547" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/7-1.png" alt="Torre a Cona" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214547" class="wp-caption-text">L&#8217;esperienza dedicata al Vermouth Torre a Cona</figcaption></figure>
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<p>Nella produzione di Torre a Cona, non poteva mancare però un altro rimando al Piemonte, e alla storia di famiglia: il vermouth. Nel 2022, <strong>Niccolò Rossi di Montelera</strong> nel 2022 ha infatti deciso di ridare vita a un’antica ricetta del 1920 di Luigi, tra quelle trascritte a mano dalla moglie Marianna nel ricettario conservato nell’Archivio.</p>
<p>Grazie alla collaborazione dell’enologo e vignaiolo piemontese<strong> Piero Cane</strong>, che è anche un profondo conoscitore dei vermouth storici e delle botaniche, dopo numerose prove tra formule, modalità di estrazione e affinamento, è nato così il Vermouth Torre a Cona.</p>
<p>La base di 75% di vino Sangiovese di prima qualità – il <strong>Badia a Corte</strong>, con la sua struttura e la sua eleganza verticale – si arricchisce delle sfumature aromatiche di ben 33 botaniche infuse nell’alcol, a cominciare dall’immancabile <strong>assenzio</strong> (piemontese, come da disciplinare del Vermouth di Torino) fino a genziana, cardamomo, cannella, scorza d’arancia e molto altro. Ciascuna viene singolarmente estratta in un’infusione in alcol minuziosamente calcolata per apportare il giusto contributo alla formula e donare complessità e profondità, lasciando però ben percepibile la freschezza ed eleganza del vino.</p>
<p>Per apprezzarne al meglio le sfumature, è stato creato un vero e proprio <strong>“percorso sensoriale”</strong> e giocoso guidato da Walkowiak, che va oltre la classica degustazione e invita prima di tutto a osservarne il colore e la viscosità. Si infila poi il naso nel calice dopo aver annusato anche le singole spezie ed erbe – presenti o meno nella ricetta, che è naturalmente segreta – per cogliere quelle presenti ma anche nuove suggestioni olfattive create dal mix e dall’incontro con il vino. E infine si assaggia per cogliere le sensazioni gustative, la texture morbida, la <strong>freschezza</strong> che nasconde parzialmente la gradazione alcolica di 16° e la persistenza, per poi lasciarsi sorprendere dall’abbinamento con del cioccolato fondente in due diverse percentuali.</p>
<p>Armonico e piacevole, per nulla stucchevole, il <strong>Vermouth Torre a Cona</strong> si presta naturalmente per la miscelazione. Ma è perfetto anche da bere “assoluto”, proprio come era abitudine agli inizi del Novecento: liscio oppure on the rocks, con ghiaccio e una scorza di limone o arancia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/torre-a-cona-ospitalita-toscana-nel-segno-del-vino-e-del-vermouth/">Torre a Cona, ospitalità toscana nel segno del vino (e del vermouth)</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Kettmeir rinnova l’accoglienza con un percorso esperienziale unico</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/kettmeir-rinnova-laccoglienza-con-un-percorso-esperienziale-unico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gobbi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 13:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[alto adige]]></category>
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		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la recente riapertura della tenuta, la cantina altoatesina Kettmeir (fondata nel 1919) inaugura una fase nuova della propria storia, attraverso un intervento di ampliamento e rinnovamento che non si limita a un aggiornamento strutturale, ma si configura come un vero e proprio ripensamento degli spazi e delle modalità di relazione con il pubblico. L’azienda [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la recente riapertura della tenuta, la cantina altoatesina <strong>Kettmeir </strong>(fondata nel 1919) inaugura una fase nuova della propria storia, attraverso un intervento di <strong>ampliamento e rinnovamento</strong> che non si limita a un aggiornamento strutturale, ma si configura come un vero e proprio ripensamento degli spazi e delle modalità di relazione con il pubblico. L’azienda introduce dunque ambienti dedicati all’affinamento degli spumanti<strong> Metodo Classico</strong>, progettati per garantire condizioni ottimali e costanti, affiancati da un percorso esperienziale che mira a rendere percepibili processi solitamente invisibili.</p>
<p>Chi entra viene guidato lungo un itinerario di visita che alterna <strong>suggestione estetica</strong> e contenuti più tecnici: dalle installazioni artistiche sotto il porticato, che offrono un primo impatto sensoriale, si passa alla nuova sala presse sotterranea, dove proiezioni interattive aiutano a seguire le fasi della lavorazione. Non mancano inoltre <strong>richiami olfattivi</strong> che riportano ai profumi della fermentazione e dell’autolisi dei lieviti, rendendo il percorso accessibile anche a un pubblico non specializzato.</p>
<h2>Visione produttiva e continuità progettuale</h2>
<p>Il percorso si chiude con uno spazio dedicato alla <strong>sostenibilità sociale</strong> e al ruolo di chi conferisce le uve, un aspetto tutt’altro che marginale nel racconto dell’azienda. È qui che il racconto si fa più concreto, mettendo in luce il legame tra la cantina e il tessuto agricolo circostante. A dare una lettura di questa impostazione è il <strong>general manager Alessandro Marzotto</strong>, che richiama «una scelta produttiva orientata con decisione verso il Metodo Classico in Alto Adige», sottolineando al tempo stesso la vocazione del territorio e il peso strategico dell’investimento, destinato a incidere sia sulla qualità sia sulla capacità di attrarre visitatori.</p>
<p>A queste considerazioni si affianca la riflessione dell’<strong>enologo Josef Romen</strong>, che legge il nuovo assetto come un passaggio utile a consolidare un percorso già avviato: «I risultati ottenuti nella produzione di spumanti in Alto Adige confermano la direzione intrapresa e aprono alla possibilità di delineare una presenza sempre più riconoscibile, anche fuori dai confini nazionali», osserva.</p>
<figure id="attachment_214508" aria-describedby="caption-attachment-214508" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214508" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/2-3.png" alt="Kettmeir" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214508" class="wp-caption-text">L&#8217;enologo Josef Romen</figcaption></figure>
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<p>Sul piano tecnico, l’ampliamento si distingue per l’attenzione agli aspetti ambientali: la cantina, già certificata Carbon Neutral, integra un <strong>sistema geotermico</strong> che sfrutta le risorse del sottosuolo per mantenere costanti le temperature degli ambienti di affinamento, evitando sbalzi potenzialmente critici. L’impianto, poi, lavora insieme a un sistema fotovoltaico che ne sostiene il funzionamento, contribuendo a rendere il processo energeticamente autosufficiente.</p>
<figure id="attachment_214510" aria-describedby="caption-attachment-214510" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214510" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/4.png" alt="Kettmeir" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214510" class="wp-caption-text">Una delle bottiglie dell&#8217;Edition Baustelle</figcaption></figure>
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<p>A chiudere simbolicamente questa fase di rinnovamento arriva anche una piccola edizione limitata, l&#8217;<strong>Edition Baustelle</strong>, nata in modo inatteso da un episodio di cantiere: alcune bottiglie, rimaste macchiate di cemento, sono diventate un oggetto riconoscibile, racchiuso in un packaging in legno che ne mette in risalto il carattere. Un dettaglio casuale che finisce per raccontare il dialogo continuo tra passato e futuro, tra precisione progettuale e una certa imprevedibilità creativa.</p>
<p>Questo intreccio tra scelte tecniche, attenzione ambientale e costruzione di <strong>un’identità riconoscibile </strong>trova poi una corrispondenza diretta nel lavoro in vigneto e nella definizione dello stile dei vini.</p>
<h2>Equilibri ambientali e definizione stilistica</h2>
<figure id="attachment_214507" aria-describedby="caption-attachment-214507" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214507" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-3.png" alt="Kettmeir" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214507" class="wp-caption-text">La vista sul lago da Castelvecchio</figcaption></figure>
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<p>Le colline di <strong>Caldaro</strong> offrono dunque condizioni favorevoli alla coltivazione di varietà sia bianche sia rosse, grazie a suoli diversificati e a un clima mitigato dalla presenza del lago. Tuttavia, è spostandosi verso sud, nella frazione di <strong>Pochi di Salorno,</strong> che emerge uno degli elementi più distintivi della produzione, soprattutto per quanto riguarda le basi spumante. Qui, le uve maturano infatti in modo completo senza perdere <strong>acidità</strong>, un fattore essenziale per il Metodo Classico.</p>
<p>L’acido malico, preservato con attenzione durante la vinificazione, diventa così un elemento chiave per dare tensione, freschezza e capacità evolutiva ai vini. Altitudini e pendenze contribuiscono inoltre a un equilibrio tra concentrazione aromatica e <strong>slancio gustativo</strong>: lo chardonnay e il pinot bianco sviluppano profili sottili e dinamici, mentre il pinot nero, coltivato nelle zone più calde attorno a Caldaro, acquista struttura e profondità.</p>
<p>In questo contesto, la ricerca della <strong>bevibilità</strong> da parte di Kettmeir non è una semplificazione, ma una scelta volta a ottenere vini capaci di evolvere senza perdere equilibrio, mantenendo una progressione gustativa coerente; il tutto inserito in un quadro più ampio, dove <strong>paesaggio, tecnica e cultura </strong>contribuiscono a definirne il carattere.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/kettmeir-rinnova-laccoglienza-con-un-percorso-esperienziale-unico/">Kettmeir rinnova l’accoglienza con un percorso esperienziale unico</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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