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	<title>Vino &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Vino &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Enoturismo in Italia, il nodo resta arrivare in cantina</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/enoturismo-italia-accessibilita-cantine-vinitaly-studio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 09:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’enoturismo italiano cresce, ma resta difficile raggiungere le cantine. È questo il dato che emerge dall’incontro promosso dal Movimento Turismo del Vino durante Vinitaly, dove è stata presentata una nuova indagine dedicata al rapporto tra visitatori, territorio e accessibilità. Lo studio, realizzato con il CESEO e basato su un’analisi coordinata dal professor Antonello Maruotti, mette [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="446" data-end="766">L’<strong>enoturismo</strong> italiano cresce, ma resta difficile raggiungere le cantine. È questo il dato che emerge dall’incontro promosso dal <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Movimento Turismo del Vino</span></span> durante <a href="https://www.foodandwineitalia.com/vinitaly-verona-migliori-wine-bar-enoteche/" target="_blank" rel="noopener"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Vinitaly</span></span></a>, dove è stata presentata una nuova indagine dedicata al rapporto tra visitatori, territorio e accessibilità.</p>
<p data-start="768" data-end="1256">Lo studio, realizzato con il <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">CESEO</span></span> e basato su un’analisi coordinata dal professor <strong>Antonello Maruotti</strong>, mette a fuoco una contraddizione: la domanda esiste, ma non sempre riesce a tradursi in visite effettive. Nel 2025 oltre la metà delle cantine ha registrato un aumento dei visitatori, mentre il fatturato è rimasto stabile per circa il 38,6% delle aziende. Nonostante questo, meno del 10% dei turisti stranieri arrivati in Italia ha visitato una cantina.</p>
<h2 data-start="768" data-end="1256">Il turismo in cantina va ripensato per essere redditivo</h2>
<p data-start="1258" data-end="1620">Il problema non riguarda tanto l’interesse quanto le condizioni pratiche di accesso. La maggior parte dei visitatori raggiunge le aziende con mezzi propri, mentre le alternative restano limitate. I <strong>collegamenti</strong> con stazioni e aeroporti sono spesso indiretti e i costi dei trasporti privati incidono in modo significativo, soprattutto per chi viaggia dall’estero.</p>
<p data-start="1622" data-end="1943">Secondo i dati raccolti, meno della metà delle cantine <strong>fornisce indicazioni chiare</strong> su come arrivare con i mezzi pubblici. Anche la comunicazione con operatori turistici e agenzie appare discontinua. Una quota rilevante di aziende invia informazioni sulle proprie esperienze <strong>solo su richiesta</strong> o con cadenze poco frequenti.</p>
<p data-start="1945" data-end="2235">La presidente del Movimento Turismo del Vino, <strong>Violante Gardini Cinelli Colombini</strong>, sintetizza così il quadro: «Non basta attrarre i visitatori: dobbiamo lavorare sulla <strong>visibilità</strong> e <strong>accessibilità</strong> delle cantine, spostando l’attenzione dal numero dei visitatori alla qualificazione dei target».</p>
<p data-start="2237" data-end="2615">Il tema della qualità delle presenze riguarda in particolare il pubblico internazionale. I turisti stranieri rappresentano una componente rilevante per molte aziende, con una maggiore propensione alla spesa sia in termini di esperienze sia di <strong>acquisto diretto</strong>. In questo senso, la visita in cantina viene considerata anche come uno strumento indiretto di promozione dell’export.</p>
<p data-start="2237" data-end="2615"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213683" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/enoturismo-italia-accessibilita-cantine-vinitaly-studio.png" alt="enoturismo-italia-accessibilita-cantine-vinitaly-studio" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2617" data-end="2960">Accanto alla questione dei trasporti, emerge quella della <strong>presenza digitale</strong>. Una parte significativa delle cantine registra <strong>volumi limitati di traffico online</strong> e utilizza in modo parziale strumenti come newsletter o sistemi di gestione dei contatti. Allo stesso tempo, cresce il ricorso all’e-commerce, segnale di un’evoluzione ancora in corso.</p>
<p data-start="2962" data-end="3300">Anche il rapporto con il sistema turistico locale resta disomogeneo. In molti territori mancano operatori in grado di strutturare offerte integrate, mentre la collaborazione con strutture ricettive e uffici turistici non è sempre sistematica. Questo limita la possibilità di inserire la <strong>visita in cantina</strong> all’interno di percorsi più ampi.</p>
<p data-start="3302" data-end="3623">Dal punto di vista dell’offerta, la maggior parte delle esperienze ha una durata contenuta, generalmente entro i novanta minuti, con proposte più articolate riservate a segmenti specifici. Il pubblico prevalente si colloca tra i 35 e i 50 anni, mentre risultano ancora limitate le iniziative dedicate a <a href="https://www.foodandwineitalia.com/giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30/" target="_blank" rel="noopener">fasce più giovani</a>.</p>
<p data-start="3625" data-end="3948">Il presidente del CESEO, <strong>Dario Stefàno</strong>, sottolinea: «Disporre di dati solidi non è un esercizio accademico, ma la precondizione per permettere alle istituzioni di intervenire con efficacia». E aggiunge: «Ogni visitatore straniero che entra in una cantina rappresenta un <strong>potenziale ambasciatore</strong> del vino italiano nel mondo».</p>
<p data-start="3950" data-end="4237" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’indicazione che emerge è operativa. Lo sviluppo dell’enoturismo passa dalla capacità di costruire connessioni: tra trasporti, comunicazione e offerta territoriale. Senza questi elementi, la crescita del settore rischia di restare <strong>parziale</strong>, anche in presenza di una domanda consolidata.</p>
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		<title>Abbiamo un nuovo record: la bottiglia di vino più costosa del mondo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/romanee-conti-1945-record-asta-vino-piu-costoso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una bottiglia di Romanée-Conti 1945 entra nella storia  stabilendo il prezzo più alto mai registrato per un vino all’asta. Il risultato è stato raggiunto a New York, nel corso della vendita organizzata dalla casa d’aste Acker in occasione dell’evento La Paulée, dedicato alla Borgogna. Il lotto è stato aggiudicato per 812.500 dollari, superando nettamente il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-69787c0f-6c48-8327-bfae-a092e2ca83ef-9" data-testid="conversation-turn-202" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="470" data-end="791">Una bottiglia di <strong>Romanée-Conti 1945</strong> entra nella storia  stabilendo il <strong>prezzo più alto mai registrato</strong> per un vino all’asta. Il risultato è stato raggiunto a New York, nel corso della vendita organizzata dalla casa d’aste Acker in occasione dell’evento La Paulée, dedicato alla Borgogna.</p>
<p data-start="793" data-end="1101">Il lotto è stato aggiudicato per <strong>812.500 dollari</strong>, superando nettamente il precedente primato fissato nel 2018, pari a <strong>558.000 dollari</strong>, anch’esso riferito alla stessa etichetta. Il risultato conferma il ruolo centrale dei grandi vini di Borgogna nel segmento del lusso e nel collezionismo internazionale: le Romanée-Conti sono un&#8217;assicurazione sulla vita per gli appassionati.</p>
<h2 data-start="793" data-end="1101">Perché questa bottiglia è così costosa</h2>
<p data-start="1103" data-end="1384">L’asta ha registrato complessivamente oltre 25 milioni di dollari di vendite, con centinaia di nuovi record stabiliti. La domanda si è concentrata in particolare sulle bottiglie provenienti da alcune delle più note <em>maison</em> borgognone, con rilanci medi superiori alle stime iniziali: il <strong>record</strong> di questo lotto è stato completamente inaspettato e le proiezioni lo davano intorno alla stessa cifra del 2018.</p>
<p data-start="1103" data-end="1384"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213328" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/romanee-conti-1945-record-asta-vino-piu-costoso-bottiglia-piu-cara.png" alt="romanee-conti-1945-record-asta-vino-piu-costoso-bottiglia-piu-cara" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1386" data-end="1787">Ma perché costano così tanto queste bottiglie? Alla base della valutazione del Romanée-Conti 1945 vi sono fattori storici e produttivi. L’annata è considerata <strong>unica</strong> perché rappresenta <strong>l’ultima vendemmia prima dell’espianto</strong> e del successivo reimpianto del vigneto, avvenuto nel 1947 a causa della <strong>fillossera</strong>. La produzione fu estremamente limitata: circa <strong>600 bottiglie complessive</strong>, il che le rende rarissime.</p>
<p data-start="1789" data-end="2269">La bottiglia battuta all’asta proveniva dalla cantina personale di <strong>Robert Drouhin</strong>, ulteriore elemento che ne ha rafforzato la tracciabilità e il valore sul mercato essendo una delle famiglie storiche del vino francese oltre ad essere una delle cantine fondative del vino negli Stati Uniti. Secondo quanto dichiarato da John Kapon, presidente di Acker, si tratta di un vino che unisce rarità, gusto e valore simbolico: «Ho avuto il privilegio di assaggiare il Romanée-Conti del 1945 tre volte nella mia vita. Rimane <strong>il vino più grande che abbia mai assaggiato</strong>». Il risultato dell’asta sancisce anche un movimento in crescita, quello della domanda per i <strong>vini da investimento</strong>, considerati da una parte del mercato beni rifugio.</p>
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		<item>
		<title>Angelini Wines &#038; Estates acquisisce la maggioranza di Arnaldo Caprai</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/angelini-wines-estates-acquisisce-la-maggioranza-di-arnaldo-caprai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Angelini Wines & Estates]]></category>
		<category><![CDATA[Arnaldo Caprai]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Importante passaggio di testimone nel mondo del vino italiano: Angelini Wines &#38; Estates ha acquisito la quota di maggioranza di Arnaldo Caprai, cantina storica per la produzione di Sagrantino di Montefalco. All’interno della nuova configurazione societaria, Marco Caprai, premiato nel 2024 da noi per la responsabilità sociale nel mondo del vino, conserva il ruolo di presidente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="567" data-end="866"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Importante passaggio di testimone nel mondo del vino italiano: <strong>Angelini Wines &amp; Estates</strong></span></span> ha acquisito la quota di maggioranza di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Arnaldo Caprai</span></span></strong>, cantina storica per la produzione di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Sagrantino di Montefalco</span></span></strong>. All’interno della nuova configurazione societaria, <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Marco Caprai</span></span></strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">, premiato nel 2024 da noi per la <a href="https://www.foodandwineitalia.com/responsabilita-sociale-nel-vino-arnaldo-caprai/" target="_blank" rel="noopener">responsabilità sociale nel mondo del vino</a>, </span></span>conserva il ruolo di presidente e amministratore delegato, garantendo continuità gestionale e visione.</p>
<h2 data-start="567" data-end="866">Un&#8217;idea per internazionalizzare il Sagrantino di Montefalco</h2>
<p data-start="1259" data-end="1675">L’ingresso di Angelini Wines &amp; Estates nella compagine di Arnaldo Caprai consolida la presenza del gruppo in <strong>Umbria</strong>, territorio che negli ultimi decenni ha acquisito rilevanza internazionale nel mondo del vino grazie proprio alla valorizzazione del Sagrantino. L&#8217;azienda, che fa parte del Gruppo Angelini Industries ed è guidata dal Ceo <strong>Alberto Lusini</strong>, sta investendo sempre più nel settore dell&#8217;eccellenza del vino italiano: nel portafoglio della compagnia oggi ci sono sette cantine, per un totale di 1.700 ettari di terreni, di cui 460 vitati, e produce complessivamente circa quattro milioni di bottiglie l’anno. In Toscana produce il Brunello di Montalcino a <strong>Val di Suga</strong>, il Vino Nobile di Montepulciano a <strong>Tenuta Trerose</strong> e il Chianti Classico a <strong>San Leonino</strong>. Nelle Marche, invece, sorge la cantina <strong>Fazi Battaglia</strong>, altro marchio storico, conosciuta in particolare per il suo iconico Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico. <strong>Cantina Puiatti</strong>, in Friuli-Venezia Giulia, è impegnata nella produzione di grandi vini bianchi e bollicine Metodo Classico. <strong>Bertani</strong>, infine, è la longeva azienda veronese, artefice di rossi illustri come l’Amarone della Valpolicella Classico.</p>
<p data-start="1259" data-end="1675"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-208850" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/10/Arnaldo-Caprai.jpg" alt="Arnaldo Caprai" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1677" data-end="2022">Fondata nel <strong>1971</strong>, la cantina di Arnaldo Caprai (<a href="https://www.foodandwineitalia.com/addio-ad-arnaldo-caprai-luomo-che-ha-insegnato-al-sagrantino-a-parlare-al-mondo/" target="_blank" rel="noopener">scomparso qualche mese fa</a>) ha avuto un ruolo determinante nel recupero e nella diffusione di questo vitigno autoctono, attraverso un lavoro di ricerca agronomica e innovazione enologica. Una sfida davvero titanica: il Sagrantino ha la <strong>carica polifenolica più alta al mondo</strong> ma Caprai, grazie alla conoscenza delle tecniche di vinificazione più moderne, è riuscito a trasformare la durezza dei polifenoli in struttura. Nel 1993 nasce il <strong>Sagrantino 25 anni</strong>, un manifesto di tutto il percorso che ha contribuito a iscrivere il vitigno tra i grandi rossi internazionali. Un lavoro lungo che con Marco Caprai ha contribuito a trasformare <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Montefalco</span></span> da area rurale a destinazione enoturistica riconosciuta.</p>
<p data-start="2345" data-end="2705">L’obiettivo dichiarato è la creazione di un <strong>polo del vino italiano di alta gamma</strong>, in grado di competere sui mercati internazionali valorizzando identità territoriali e competenze produttive. La partnership va vista quindi come un’operazione orientata alla crescita, senza modificare l’impostazione stilistica e produttiva della cantina umbra.</p>
<p data-start="2707" data-end="3090">Negli ultimi anni Arnaldo Caprai ha consolidato una produzione che si avvicina al <strong>milione</strong> di bottiglie annue, con un focus sul Sagrantino e sul Montefalco Rosso, affiancati da progetti più recenti come il Trebbiano Spoletino. Parallelamente, l’azienda ha sviluppato pratiche legate alla sostenibilità ambientale e sociale, diventate parte integrante del posizionamento del marchio, che gli sono valse un inserimento tra le nostre <a href="https://www.foodandwineitalia.com/arnaldo-caprai-2/" target="_blank" rel="noopener">50 cantine top</a> di quest&#8217;anno.</p>
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		<title>Champagne a Pasqua: come abbinarlo ai piatti della tradizione italiana</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/champagne-pasqua-abbinamenti-piatti-tradizione-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
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		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[abbinamenti vino]]></category>
		<category><![CDATA[Champagne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante le festività pasquali vi trovate davanti a una tavola che attraversa stagioni, territori e tecniche di cucina. Verdure primaverili, preparazioni a base di uova, paste ripiene, carni arrosto e dolci aromatici convivono nello stesso menu. Se siete appassionati di vini e se lo siete di Champagne in particolar modo, siamo certi che non perderete [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="575" data-end="1002">Durante le festività <strong>pasquali</strong> vi trovate davanti a una tavola che attraversa stagioni, territori e tecniche di cucina. Verdure primaverili, preparazioni a base di uova, paste ripiene, carni arrosto e dolci aromatici convivono nello stesso menu. Se siete appassionati di vini e se lo siete di <strong>Champagne</strong> in particolar modo, siamo certi che non perderete l&#8217;occasione per stappare la vostra bottiglia preferita. D&#8217;altronde lo <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Champagne</span></span> si conferma un vino trasversale, capace di accompagnare l’intero pasto grazie a freschezza, acidità e varietà stilistica. Vediamo insieme un percorso di <strong>abbinamento</strong> costruito su sei piatti rappresentativi della <strong>tradizione</strong> pasquale italiana.</p>
<h3 data-section-id="sf3uy3" data-start="1319" data-end="1372">Torta pasqualina e Champagne Blanc de Blancs Brut</h3>
<p data-start="1374" data-end="1803">La <strong>torta pasqualina </strong>combina verdure, ricotta e uova in una struttura equilibrata. In questo caso, uno <strong>Champagne Blanc de Blancs Brut</strong>, ottenuto da uve a bacca bianca, lavora per contrasto e per affinità. La componente minerale e la freschezza sostengono la parte vegetale del piatto, mentre le note agrumate e floreali accompagnano i profumi senza interferire con la delicatezza complessiva.</p>
<h3 data-section-id="o32ddp" data-start="1805" data-end="1854">Salumi della tradizione e Champagne Rosé Brut</h3>
<p data-start="1856" data-end="2235">I <strong>salumi</strong> pasquali presentano grassezza, sapidità e una componente aromatica legata alla stagionatura. Uno <strong>Champagne Rosé Brut</strong>, magari a base di <strong>Pinot Noir</strong>, introduce struttura e acidità sufficienti a bilanciare queste caratteristiche. Le note di piccoli frutti rossi contribuiscono a creare continuità con i sentori della carne lavorata, mentre l’effervescenza pulisce il palato.</p>
<h3 data-section-id="1l4k3az" data-start="2237" data-end="2288">Lasagne bianche e Champagne Blanc de Noirs Brut</h3>
<p data-start="2290" data-end="2695">Le <strong>lasagne in bianco</strong>, caratterizzate da besciamella e farciture delicate, richiedono un vino capace di sostenere la componente grassa senza appesantire la degustazione. Uno <strong>Champagne Blanc de Noirs Brut</strong>, prodotto da uve a bacca nera, offre maggiore corpo e una struttura più ampia. Le note di frutta matura e la tessitura più ricca permettono di accompagnare la cremosità del piatto mantenendo equilibrio.</p>
<h3 data-section-id="dpcuid" data-start="2697" data-end="2742">Paste ripiene e Champagne Brut Sans Année</h3>
<p data-start="2744" data-end="3139">Agnolotti, cappelletti e altre <a href="https://www.foodandwineitalia.com/la-via-invisibile-che-unisce-loriente-e-loccidente-grazie-alla-pasta-ripiena/" target="_blank" rel="noopener">paste ripiene</a> esprimono una sintesi tra sfoglia, ripieno e condimento. Uno <strong>Champagne Brut Sans Année</strong>, spesso con una presenza significativa di <strong>Meunier</strong>, introduce rotondità e continuità gustativa. La freschezza mantiene la pulizia del sorso, mentre le note di frutta gialla e i richiami floreali si integrano con la componente burrosa tipica di queste preparazioni.</p>
<h3 data-section-id="197pl6o" data-start="3141" data-end="3185">Agnello al forno e Champagne Millesimato</h3>
<p data-start="3187" data-end="3606">L’<strong>agnello al forno</strong> rappresenta uno dei piatti centrali della Pasqua, con una struttura aromatica più intensa, accentuata da erbe e cotture prolungate. In questo caso, uno <strong>Champagne millesimato</strong>, spesso con prevalenza di <strong>Pinot Noir</strong>, offre complessità e ampiezza. Le note evolute, che possono richiamare frutta matura, spezie e tostature, si inseriscono nella struttura del piatto creando un dialogo coerente con la carne.</p>
<h3 data-section-id="1sfg3ji" data-start="3608" data-end="3652">Pastiera napoletana e Champagne Demi-Sec</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213302" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/champagne-pasqua-abbinamenti-piatti-tradizione-italiana-pastiera.png" alt="champagne-pasqua-abbinamenti-piatti-tradizione-italiana-pastiera" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3654" data-end="4045">Tra i dolci, la <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">pastiera napoletana</span></span> (come quella che potete realizzare seguendo la <a href="https://www.foodandwineitalia.com/la-pastiera-napoletana-di-antonino-cannavacciuolo/" target="_blank" rel="noopener">ricetta di Cannavacciuolo</a>) presenta una struttura articolata, con ricotta, grano cotto e aromi di fiori d’arancio. Uno <strong>Champagne Demi-Sec</strong>, con un dosaggio zuccherino più elevato, accompagna la dolcezza senza creare contrasti eccessivi. Le note di agrumi maturi, fiori bianchi e miele si integrano con il profilo aromatico del dessert, prolungandone la persistenza.</p>
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		<title>Tra vigne e aironi: Garzaia segna l’ingresso di Ruffino a Bolgheri</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/tra-vigne-e-aironi-garzaia-segna-lingresso-di-ruffino-a-bolgheri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 16:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri]]></category>
		<category><![CDATA[Ruffino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La notizia era ufficiale già dal 2023: con l’acquisizione di 15 ettari di vigneto a Bolgheri, Ruffino annunciava il proprio ingresso in una delle denominazioni più prestigiose del vino toscano e internazionale. Oggi, però, quell’investimento prende finalmente forma concreta nel calice: Garzaia Bolgheri Superiore Doc 2023 è il primo frutto di questo approdo, il vino [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="271" data-end="725">La notizia era ufficiale già dal 2023: con l’acquisizione di <strong>15 ettari</strong> di vigneto a <strong>Bolgheri</strong>, <strong>Ruffino</strong> annunciava il proprio ingresso in una delle denominazioni più prestigiose del vino toscano e internazionale. Oggi, però, quell’investimento prende finalmente forma concreta nel calice: <strong data-start="558" data-end="597">Garzaia Bolgheri Superiore Doc 2023</strong> è il primo frutto di questo approdo, il vino con cui la storica maison toscana (nel 2027 compie 150 anni) inaugura un nuovo capitolo della propria storia.</p>
<p data-start="727" data-end="1311">Il debutto a Bolgheri non rappresenta solo un ampliamento del patrimonio vitato aziendale, ma anche il completamento di un disegno più ampio: presidiare, con tenute di proprietà, alcune fra le aree più vocate della Toscana. Ruffino si presenta infatti come un sistema articolato di tenute distribuite nelle grandi denominazioni regionali, dal Chianti Classico al Brunello di Montalcino, dal Rosso di Montepulciano al Morellino di Scansano, capace di abbracciare vini iconici, progetti territoriali distinti e anche una dimensione di <strong>ospitalità</strong>, grazie alla presenza del <strong data-start="1238" data-end="1253">wine relais</strong> a<strong> Poggio Casciano</strong>, a trenta minuti di auto da Firenze (sembra che sia una delle cantine più vicine alla Città del Giglio), che rafforza il legame tra vino, paesaggio e accoglienza.</p>
<h2 data-start="727" data-end="1311">Il nuovo Bolgheri Superiore firmato dall&#8217;enologa Olga Fusari</h2>
<figure id="attachment_213293" aria-describedby="caption-attachment-213293" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213293" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Olga-Fusari-lenologa-di-Ruffino.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213293" class="wp-caption-text">L&#8217;enologa di Ruffino Olga Fusari, in Ornellaia per 19 vendemmie</figcaption></figure>
<p data-start="1313" data-end="2195">Al centro di questo nuovo corso c’è l&#8217;enologa <strong data-start="1349" data-end="1364">Olga Fusari</strong>, entrata in Ruffino nel 2023 dopo una lunga esperienza maturata proprio a Bolgheri. Per la winemaker, Garzaia ha rappresentato un’occasione rara: seguire un progetto fin dalla nascita, costruendone identità e stile a partire dal vigneto. Il vino nasce dai terreni di <strong data-start="1629" data-end="1644">Le Sondraie</strong>, nella parte nord della denominazione, ed è blend con <strong data-start="1701" data-end="1736">70% Cabernet Franc </strong>e<strong data-start="1701" data-end="1736"> 30% Merlot</strong>. L’idea, spiega Fusari, è stata quella di cercare un’espressione fedele del territorio, mantenendo intatti il frutto, la tensione e le note più caratteristiche del Cabernet Franc, senza cedere a un uso invadente del legno. L’affinamento di 18 mesi in barrique di rovere francese, con una quota di legno nuovo e una di secondo passaggio, va proprio in questa direzione: sostenere la struttura del vino, ma con misura, per lasciare emergere eleganza e finezza.</p>
<p data-start="2197" data-end="2610">Anche il nome racconta il territorio. <strong data-start="2235" data-end="2246">Garzaia</strong> è infatti il luogo in cui nidificano gli <strong>aironi </strong>(Bolgheri, tra l&#8217;altro, è stata la prima area privata protetta dal WWF in Italia), immagine che richiama immediatamente il paesaggio bolgherese e il suo delicato equilibrio naturale tra terra, acqua e biodiversità. È un riferimento che lega il vino alla geografia e alla memoria del luogo, ma anche a una dimensione più simbolica: quella del ritorno, dell’appartenenza, della fedeltà a un’origine.</p>
<p data-start="2612" data-end="3531">L’arrivo di Fusari in Ruffino, però, non si esaurisce nel progetto bolgherese. Il suo intervento si legge anche in altri vini della casa, soprattutto in una maggiore attenzione alla definizione stilistica e alla valorizzazione dei territori attraverso scelte enologiche mirate. Un esempio è il lavoro avviato a <strong data-start="2923" data-end="2937">La Solatia</strong>, tenuta nei pressi di Monteriggioni, poco distante da Siena, dove l’enologa ha introdotto l’<strong data-start="3006" data-end="3037">uso dell’anfora di ceramica</strong> per dare una nuova identità ai vini. In particolare, nel <strong>Pinot Grigio</strong> della tenuta, questa scelta segna un cambio di passo: non più soltanto acciaio e una lettura più semplice del vitigno, ma una vinificazione pensata per restituire più personalità, più materia e una maggiore aderenza al contesto toscano. L’anfora, nelle parole di Fusari, aiuta a conservare il frutto, a valorizzare la componente sapida e a costruire vini più freschi, gastronomici e contemporanei, senza ricorrere al legno.</p>
<p data-start="3533" data-end="4098">Questa stessa impostazione attraversa anche altri progetti Ruffino, dai rossi della Solatia fino ai grandi classici della casa. Il disegno complessivo è quello di un’azienda capace di tenere insieme tradizione e innovazione: da un lato etichette storiche come <strong data-start="3793" data-end="3815">Riserva Ducale Oro</strong>, dall’altro nuove interpretazioni territoriali come Garzaia, passando per vini che nascono da un ripensamento stilistico profondo. In questo senso, il <strong>&#8220;sistema Ruffino&#8221;</strong> appare sempre più come una rete coerente di tenute, competenze e visioni diverse, unite però da una regia comune.</p>
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		<title>La rivincita dello Chenin Blanc</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/la-rivincita-dello-chenin-blanc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[chenin blanc]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i sommelier degli Stati Uniti, attualmente lo Chenin Blanc è un must per qualsiasi carta dei vini. Ma per i normali bevitori di vino statunitensi, questa varietà bianca rimane una delle grandi uve meno conosciute. Un tempo, lo Chenin era molto popolare negli Stati Uniti: nel 1988, in California erano stati piantati oltre 14.500 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i sommelier degli <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="0">Stati Uniti</b>, attualmente lo <strong>Chenin Blanc</strong> è un must per qualsiasi carta dei vini. Ma per i normali bevitori di vino statunitensi, questa varietà bianca rimane una delle grandi uve meno conosciute.</p>
<p>Un tempo, lo Chenin era molto popolare negli Stati Uniti: nel <strong>1988</strong>, in California erano stati piantati oltre 14.500 ettari di questo vitigno, mentre oggi se ne contano poco più di 1.600. Ma ci potrebbe essere aria di cambiamento. I vignaioli che puntano sullo Chenin spesso vendono rapidamente i loro vini. Certo, alcuni di questi sono in quantità minime – Palisades Canyon, in Napa Valley, produce uno dei migliori Chenin statunitensi che abbia mai bevuto, ma ne fa meno di 100 casse – ma altri no. E, naturalmente, lo Chenin abbonda nella sua terra d’origine, la Valle della Loira, come pure in Sudafrica. A prescindere dal luogo di produzione, questo vino ha molte caratteristiche amate dai sommelier: un’acidità scintillante che lo rende versatile a tavola; una gamma di texture, da croccante e leggera a piena e opulenta; affascinanti aromi fruttati, a volte accentuati da note di miele. Come dice J<strong>ohn Skupny</strong>, della cantina Lang &amp; Reed, il cui Chenin Mendocino 2023 è stato tra i più apprezzati della nostra degustazione, «è bello vedere un’uva così versatile, complessa e deliziosa avere finalmente il suo momento, soprattutto quando proviene da così tante regioni diverse del mondo». Non potrei essere più d’accordo.</p>
<h2>Chenin Blanc americani da assaggiare</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212877" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/miglior-chenin-blanc-stati-uniti.png" alt="miglior-chenin-blanc-stati-uniti" width="763" height="627" /></p>
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<p data-path-to-node="6,0,0"><b data-path-to-node="6,0,0" data-index-in-node="0">Clarksburg Dry Chenin Blanc 2023 – Dry Creek Vineyard</b> Questa azienda della contea di Sonoma, produce Chenin Blanc da decenni, e il vino si è sempre distinto per l’ottimo rap-porto qualità/prezzo. Fresco e succoso, ricorda il melone e il pompelmo.</p>
</li>
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<p data-path-to-node="6,1,0"><b data-path-to-node="6,1,0" data-index-in-node="0">Chenin Blanc 2024 – Aperture Cellars</b> Questa cantina di Sonoma, prende le uve per questo ambizioso Chenin dalle note di frutto della passione dalle vigne di Clarksburg, alla foce del fiume Sacramento. È fresco, vivace e piacevole e rivela una comples-sità maggiore a ogni sorso.</p>
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<li>
<p data-path-to-node="6,2,0"><b data-path-to-node="6,2,0" data-index-in-node="0">Jurassic Park Vineyard Chenin Blanc 2024 – Birichino</b> Il vigneto Jurassic Park, nella Santa Ynez Valley, è stato piantato nel 1978, rendendo queste viti non innestate tra i più vecchi impianti di Chenin della California meridionale. È fresco e pepato, con un finale vivacemente minerale.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="6,3,0"><b data-path-to-node="6,3,0" data-index-in-node="0">Mendocino Chenin Blanc 2023 – Lang &amp; Reed</b> John Skupny di Lang &amp; Reed è da tempo un sostenitore delle varietà della Loira in California. Ha iniziato con il Cabernet Franc, poi ha aggiunto questo Chenin leggermente tostato. Ha note intense di scorza di lime e agrumi maturi, con una consistenza sontuosa.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="6,4,0"><b data-path-to-node="6,4,0" data-index-in-node="0">Own Rooted Chenin Blanc 2024 – Rococo</b> L’enologa Natalie Brown ha fondato la californiana Rococo proprio per concen-trarsi sullo Chenin Blanc. Produce diverse bottiglie da cru, oltre a questo vivace blend da più vigneti: un’esplo-sione di mandarino e melone, con una lunga persistenza.</p>
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<p data-path-to-node="6,5,0"><b data-path-to-node="6,5,0" data-index-in-node="0">Cézanne Chenin Blanc 2023 – Las Jaras</b> Joel Burt ed Eric Wareheim di Las Jaras hanno dato a questo Chenin croccante e pro-fumato di albicocca il nome della figlia di Burt, Cézanne. È prodotto da uve provenienti dal Norgard Vineyard, in posizione collinare.</p>
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</ul>
<h2>Chenin Blanc sudafricani da provare</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212876" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/miglior-chenin-blanc-sud-africa.png" alt="miglior-chenin-blanc-sud-africa" width="763" height="627" /></p>
<ul>
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<p data-path-to-node="9,0,0"><b data-path-to-node="9,0,0" data-index-in-node="0">Hchenin Blanc 2024 – Indaba</b> Questo Chenin sudafri-cano piacerà agli amanti del Sauvignon Blanc neozelandese: esplode con note di frutto della passione e un’acidità brillante e vivace. Ha anche un ottimo prezzo, e il ricavato sostiene l’educazione della prima infanzia in Sudafrica.</p>
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<p data-path-to-node="9,1,0"><b data-path-to-node="9,1,0" data-index-in-node="0">Vinehugger Chenin Blanc 2024 – Reyneke</b> La ricchezza dello Chenin francese nello stile di Savennières si ritrova in questo bianco da uve biologiche. È rotondo e ricco, tutto melone, mela matura e miele di fiori di campo, ma non è pesante. Ha un equilibrio esemplare.</p>
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<li>
<p data-path-to-node="9,2,0"><b data-path-to-node="9,2,0" data-index-in-node="0">Old Vine Chenin Blanc 2023 – Kloof Street</b> Croccante e legger-mente pungente sulla lingua, con aromi di scorza di agrumi e frutta bianca, proviene da tre vigneti di oltre 40 anni coltivati in modo soste-nibile nella regione dello Swartland, su suoli dalla composizione diversa (da argilla e scisto al granito).</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="9,3,0"><b data-path-to-node="9,3,0" data-index-in-node="0">Chenin Blanc 2024 – Black Pearl</b> Questo bianco pungente e succoso non fa passaggio in botti di rovere. Le uve provengono da vigne col-tivate ad alberello basso nello Swartland, una delle regioni vinicole più interes-santi del Sudafrica. Ha note di mela verde e prugna in abbondanza.</p>
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<p data-path-to-node="9,4,0"><b data-path-to-node="9,4,0" data-index-in-node="0">Chenin Blanc 2025 – Secateurs</b> Adi Badenhorst è una delle star della scena vinicola del Sudafrica, e per ottime ragioni. I suoi vini di punta sono davvero buoni e anche quelli più accessibili si distinguono per qualità. Come, ad esempio, questo bianco sapido, minerale e con note di pesca.</p>
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<p data-path-to-node="9,5,0"><b data-path-to-node="9,5,0" data-index-in-node="0">Duwweltjie Chenin Blanc 2022 – Thistle &amp; Weed</b> Sapidi accenti di erbe essic-cate fluttuano sopra le note di pesca in questo vibrante Chenin dell’enologa e vignaiola Stephanie Wiid. Il nome, duwweltjie, indica le plantule della spina del diavolo, pianta che cresce anche nel vigneto da cui proviene questo vino.</p>
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<p data-path-to-node="9,6,0"><b data-path-to-node="9,6,0" data-index-in-node="0">Cortez Chenin Blanc 2022 – Testalonga</b> Sulle etichette di Craig Hawkins c’è scritto sempli-cemente “fatto con l’uva”, rimando al suo approccio non interventista. Niente lieviti selezionati, né additivi o enzimi, ma un corpo robu-sto dovuto al contatto con le bucce e note di frutta tro-picale con un tocco sapido.</p>
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</ul>
<h2>Chenin Blanc francesi da degustare</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212875" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/miglior-chenin-blanc-francia.png" alt="miglior-chenin-blanc-francia" width="763" height="627" /></p>
<ul>
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<p data-path-to-node="12,0,0"><b data-path-to-node="12,0,0" data-index-in-node="0">Empreinte Anjou Blanc 2022</b> Questo bianco dell&#8217;Anjou è morbido e accattivante, ricco di note di melone e frutta a nocciolo con accenti erbacei. È una via di mezzo: non è teso e croccante come alcuni Chenin, né opulento e rotondo come altri.</p>
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<p data-path-to-node="12,1,0"><b data-path-to-node="12,1,0" data-index-in-node="0">Vouvray Sec 2023 – Domaine Vincent Carême</b> Nato in una famiglia di agricoltori, Vincent Carême ha fatto il suo primo vino a 14 anni e ha fondato il suo domaine nel 1999. Oggi è un nome di riferimento per il Vouvray grazie a vini come questo bianco maturo e pro-fumato di mela, dal carattere rotondo e succoso.</p>
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<p data-path-to-node="12,2,0"><b data-path-to-node="12,2,0" data-index-in-node="0">Hunaudière Saumur 2021 – Passerelles Fabien Duveau</b> Nella piccola città di Saint-Cyr, le viti di Chenin Blanc di trent&#8217;anni del vigneto Hunaudière sono la fonte di questo Chenin super-croccante. Colpisce per limpidezza e luminosità, e per le sue note floreali e di pesca bianca.</p>
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<p data-path-to-node="12,3,0"><b data-path-to-node="12,3,0" data-index-in-node="0">Vouvray 2023 – Vignoble Alain Robert</b> Le note di mela e agrumi di questo clas-sico Vouvray hanno un carattere quasi polveroso. Proviene da una cantina fon-data nel 1973 a est di Vouvray, ed è un&#8217;ottima introduzione alla deno-minazione (in versione secca).</p>
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<p data-path-to-node="12,4,0"><b data-path-to-node="12,4,0" data-index-in-node="0">Remus Montlouis Sur-Loire 2023 – Domaine De La Taille Aux Loups</b> La scomparsa del famoso enologo Jacky Blot nel 2023 è stata un duro colpo per l&#8217;in-tera denominazione Montlouis, ma il figlio Jean-Philippe porta avanti il suo lavoro più che egregiamente, come dimostra questo Chenin leggermente speziato, corposo ma vivace.</p>
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<p data-path-to-node="12,5,0"><b data-path-to-node="12,5,0" data-index-in-node="0">Les Quarterons Anjou Blanc 2022 – Domaine Amirault</b> Da uve coltivate in regime biodinamico, questo bianco sapido proviene da una tenuta di sesta gene-razione a Saint-Nicolas-de-Bourgueil. Le note mielate e minerali derivano in parte dall&#8217;af-finamento sui lieviti per 9-12 mesi prima dell&#8217;imbottigliamento.</p>
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<p data-path-to-node="12,6,0"><b data-path-to-node="12,6,0" data-index-in-node="0">L&#8217;Alliance Savennières 2022 – Domaine Laureau</b> Questo Chenin dal prezzo sorprendente (per Savennières) ha un bel finale persistente di miele di fiori di campo. Proviene dalle vigne più giovani della proprietà di Damien Laureau, col-tivate con metodo bio-logico, lavorate a mano e arate da cavalli.</p>
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<p data-path-to-node="12,7,0"><b data-path-to-node="12,7,0" data-index-in-node="0">Savennières 2020 – Baumard</b> Nome storico nella deno-minazione Savennières della Valle della Loira, la proprietà coltivata da Baumard appartiene alla famiglia dal 1634. Questo è il suo vino di punta: con aromi di nettari-ne e ananas e lievi note di mandorla, mine-rali nel finale, è ideale con un pollo alle erbe.</p>
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</ul>
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		<title>Leonardo DiCaprio ha reso virale un vino che costa meno di 10 euro</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/vino-spagnolo-film-oscar-dicaprio-los-conejos-malditos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 11:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo DiCaprio]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.foodandwineitalia.com/?p=212832</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sappiamo tutti che Leonardo DiCaprio compare da anni in un numero quasi inesauribile di meme tant&#8217;è che agli ultimi Oscar lo ha rifatto su richiesta diretta del presentatore Conan O&#8217;Brien durante il suo monologo (e ci è riuscito alla grande l&#8217;italoamericano). Ci sono quelli in cui brinda, quelli in cui indica qualcosa con il bicchiere [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:7cb42bcb-421b-4d4a-b154-ac68e3a6def1-17" data-testid="conversation-turn-8" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="540" data-end="1177">Sappiamo tutti che <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Leonardo DiCaprio</span></span></strong> compare da anni in un numero quasi inesauribile di meme tant&#8217;è che agli ultimi <strong>Oscar</strong> lo ha rifatto su richiesta diretta del presentatore <strong>Conan O&#8217;Brien</strong> durante il suo monologo (e ci è riuscito alla grande l&#8217;italoamericano). Ci sono quelli in cui brinda, quelli in cui indica qualcosa con il bicchiere in mano e quelli in cui lancia banconote. Ora una scena con lui ha reso virale anche un <strong>vino</strong>. Non è un vino suo — anche se l’attore è nel mondo delle bollicine con progetti legati allo <strong>Champagne</strong> — ma una bottiglia comparsa nel film <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Una battaglia dopo l’altra</span></span></strong>, tra i titoli più discussi, che si è portato a casa ben 6 statuette.</p>
<p data-start="1179" data-end="1641">Il vino che appare nella scena è <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Los Conejos Malditos</span></span></strong>, prodotto dalla cantina <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Bodegas Más Que Vinos</span></span></strong>, nella provincia di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Toledo</span></span></strong>. Una bottiglia che, fino a poco tempo fa, circolava soprattutto tra appassionati e importatori, e che ora è finita al centro dell’attenzione semplicemente perché appare sul tavolo mentre il personaggio interpretato da DiCaprio beve un calice in una delle sequenze finali. La bottiglia sul sito della cantina costa solo <strong>9,50 euro</strong> ed è praticamente andata a ruba.</p>
<h2 data-start="1179" data-end="1641">Il potere del cinema che rende virali perfino i vini</h2>
<p data-start="1643" data-end="2127">Nel mondo del vino, episodi di questo tipo non sono nuovi. Il cinema, la televisione e oggi soprattutto i social media possono spostare rapidamente l’attenzione su un’etichetta. La differenza, in questo caso, è che non si tratta di un marchio storico o di un vino di fascia alta, ma di un rosso spagnolo dal posizionamento <strong>accessibile</strong>, venduto a meno di dieci euro sul sito del produttore. Un dettaglio che contribuisce a spiegare perché la curiosità sia cresciuta rapidamente.</p>
<p data-start="1643" data-end="2127"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212833" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/vino-spagnolo-dicaprio-los-conejos-malditos.png" alt="vino-spagnolo-dicaprio-los-conejos-malditos" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2129" data-end="2662"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Los Conejos Malditos</span></span> nasce da uve <strong>Tempranillo</strong> coltivate in vigneti biologici situati a circa 750 metri di altitudine e non prevede affinamento in botte. Il nome, che può suonare insolito (i conigli maledetti), deriva da un problema concreto per i viticoltori: i conigli che frequentano alcune parcelle riducono la quantità di uva disponibile. La cantina ha scelto di trasformare questa difficoltà in elemento narrativo, inserendolo anche nella grafica dell’etichetta.</p>
<p data-start="2664" data-end="3057">La realtà produttiva dietro il vino, <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Bodegas Más Que Vinos</span></span>, è attiva dalla fine degli anni Novanta e ha costruito nel tempo una presenza internazionale con diverse linee di prodotto distribuite in vari Paesi. L’apparizione nel film, secondo quanto raccontato dai produttori, <strong>non era stata pianificata</strong> e sarebbe stata scoperta attraverso i partner commerciali negli Stati Uniti. Non si tratta dunque di un product placement ma non c&#8217;erano grossi dubbi in tal senso: in questi casi il posizionamento di un prodotto a fini promozionali richiede cifre enormi, che una cantina piccola come quella di Toledo non potrebbe mai permettersi.</p>
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		<title>La Toscana apre agli spumanti Igt: cosa cambia per le bollicine della regione</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/toscana-igt-spumanti-nuovo-disciplinare-bollicine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[igt]]></category>
		<category><![CDATA[spumanti]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se osservate l’evoluzione recente del vino italiano, noterete come alcune regioni storicamente associate a specifiche tipologie stiano progressivamente ampliando il proprio raggio produttivo. È il caso della Toscana, territorio tradizionalmente identificato con i grandi vini rossi, che ora si prepara a includere ufficialmente anche gli spumanti nella denominazione Toscana IGT. Il passaggio istituzionale è arrivato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="545" data-end="980">Se osservate l’evoluzione recente del <strong>vino</strong> italiano, noterete come alcune regioni storicamente associate a specifiche tipologie stiano progressivamente ampliando il proprio raggio produttivo. È il caso della <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Toscana</span></span></strong>, territorio tradizionalmente identificato con i grandi vini rossi, che ora si prepara a includere ufficialmente anche gli <strong>spumanti</strong> nella denominazione <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Toscana IGT</span></span>.</p>
<p data-start="982" data-end="1673">Il passaggio istituzionale è arrivato con l’approvazione, da parte del Comitato nazionale vini del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, delle <strong>modifiche al disciplinare di produzione</strong>. La revisione introduce la categoria dei <strong>vini spumanti</strong> all’interno della denominazione, un cambiamento che formalizza una pratica già presente in alcune aziende ma che finora non era regolata in modo specifico nel quadro della Igt regionale. Per l’entrata in vigore definitiva sarà comunque necessario attendere l’ultimo passaggio previsto, cioè il via libera della Commissione europea, con tempistiche che potrebbero portare all’applicazione del nuovo disciplinare entro la fine del 2026.</p>
<h2 data-start="982" data-end="1673">Cosa cambia per il Toscana Igt</h2>
<p data-start="1675" data-end="2121">La <strong>novità</strong> principale riguarda la possibilità di <strong>produrre spumanti</strong> sia <strong>bianchi</strong> sia <strong>rosati</strong> utilizzando due metodi produttivi diffusi nel settore: il <strong>metodo classico</strong> e il <strong>metodo Charmat.</strong> In questo modo la denominazione amplia il proprio perimetro, affiancando le bollicine alle tipologie già previste, che comprendono vini bianchi, rosati e rossi fermi o frizzanti, oltre alle versioni da uve appassite come il passito e quelle da vendemmia tardiva.</p>
<p data-start="1675" data-end="2121"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212830" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/toscana-igt-spumanti-nuovo-disciplinare.png" alt="toscana-igt-spumanti-nuovo-disciplinare" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2123" data-end="2679">Questa scelta è collegata a un processo più ampio di <strong>diversificazione</strong> dell’offerta enologica regionale. La Toscana ha consolidato nel tempo il proprio profilo internazionale attraverso vitigni e denominazioni legati soprattutto ai <strong>rossi</strong>, ma parallelamente si è rafforzata anche la presenza di vini bianchi in alcune aree costiere, con un riequilibrio progressivo rispetto al passato. L’apertura agli spumanti rappresenta quindi un ulteriore passaggio in questa strategia di <strong>adattamento</strong> al mercato.</p>
<p data-start="3124" data-end="3521">Nel pacchetto di aggiornamenti è prevista anche un’altra modifica significativa per l’identità della denominazione: l’uso <strong>esclusivo</strong> in etichetta del termine “<em>Toscana</em>” per identificare la Igt, eliminando la variante “<em>Toscano</em>” che era stata utilizzata in passato. L’obiettivo è rafforzare la <strong>riconoscibilità</strong> del nome geografico e consolidare il posizionamento del marchio sui mercati internazionali.</p>
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		<title>Il Chianti Classico regge l’urto sui mercati e convince nel calice</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-chianti-classico-regge-lurto-sui-mercati-e-convince-nel-calice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre la Toscana del vino perde terreno – con mercati importanti come Germania e Giappone che lasciano percentuali importanti – e una evidente tensione sul valore negli Stati Uniti, nel 2025 il Chianti Classico ha registrato una crescita delle vendite superiore +1% rispetto all&#8217;anno precedente, confermando la tendenza dell&#8217;ultimo triennio. Il fatturato complessivo vede una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Mentre la <strong>Toscana</strong> del vino perde terreno – con mercati importanti come <strong>Germania</strong> e <strong>Giappone</strong> che lasciano percentuali importanti – e una evidente tensione sul valore negli <strong>Stati Uniti</strong>, nel 2025 il <strong>Chianti Classico</strong> ha registrato una crescita delle vendite superiore <strong>+1%</strong> rispetto all&#8217;anno precedente, confermando la tendenza dell&#8217;ultimo triennio. Il fatturato complessivo vede una <strong>crescita</strong> costante in valore, trainata dalle tipologie premium, dato che Riserva e Gran Selezione rappresentano il 43% del volume e il 55,2% del valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«I viticoltori del Chianti Classico hanno intrapreso un percorso di valorizzazione dei vini a denominazione ormai decenni fa – sottolinea il presidente del Consorzio <strong>Giovanni Manetti</strong> – Come sempre in agricoltura, il cambiamento è lento e graduale, ma oggi possiamo toccarlo con mano: è innegabile la crescita del valore, in particolare delle due tipologie premium».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’export tiene e assorbe la quota maggiore della produzione: 37% negli Stati Uniti, 12% in Canada e in Europa si va dal 4% in Germania al 6% nei Paesi scandinavi. Cina, Singapore e Hong Kong rappresentano volumi ancora contenuti ma in aumento a valore. Il mercato italiano copre il 19% della produzione complessiva.</span></p>
<h2>Le annate nel calice</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Se dunque la denominazione regge il confronto con il mercato, alla prova del calice<strong> il Chianti Classico è una conferma</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Gli esiti della <strong>degustazione</strong> restituiscono un quadro volutamente multiforme, determinato dalla diversità delle annate in esame, dalla molteplicità di interpretazioni territoriali &#8211; che in quest&#8217;area generano una polifonia davvero straordinaria &#8211; e le ambizioni assai differenti che animano i vini prodotti. Quel che si conferma (non senza una certa soddisfazione) è una cifra stilistica ormai <strong>consolidata</strong> da anni, sempre più orientata alla finezza e alla tensione, tanto aromatica quanto gustativa. Una direzione che segna una presa di <strong>distanza netta</strong> dalle tendenze pseudo-Supertuscan imperanti negli anni Novanta, più tronfie e muscolose, le quali hanno trovato rifugio – talvolta ancora oggi – nella Gran Selezione.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212423" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/chianti-classico-assagi-2023-2024.png" alt="chianti-classico-assagi-2023-2024" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Volendo tracciare una sintesi delle tre annate, ciascuna racconta una <strong>storia diversa</strong>. La non facile <strong>2024</strong> – segnata soprattutto da una particolare attenzione in vigna per prevenire gli attacchi fungini nel corso dell&#8217;estate – sembra aver acuito i tratti più austeri e ossuti dei Chianti Classico di altitudine, quelli di Lamole e Radda in testa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;altrettanto impegnativa <strong>2023</strong>, caratterizzata da una primavera piovosa, attacchi di peronospora e un’estate calda pur con abbondanti piogge, ha messo a dura prova i vignaioli nelle scelte di cantina, con una produzione decisamente inferiore alla media. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>2022</strong>, infine, caratterizzata da un caldo estivo prolungato pur privo di picchi e favorita da una buona escursione termica notturna, sembra aver ispessito la mediterraneità dei Chianti Classico di trama più corposa: quelli di Panzano, Castelnuovo Berardenga e San Casciano Val di Pesa, in particolare, ne portano la firma più riconoscibile. Nei Gran Selezione si legge la stessa venatura mediterranea, con una immediatezza del sorso che rende molti vini godibilissimi già oggi, anche se una limitata acidità pone l’interrogativo sulla longevità.</span></p>
<h2>I nostri assaggi</h2>
<h3><span style="font-weight: 400;">Chianti Classico 2024</span></h3>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Badia a Coltibuono</strong>. Snello e delicato, leggermente vinoso, regala un frutto croccante e una disincantata vitalità</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Buondonno</strong>. Frutto teso e turgido, ogni particella vibra autentica e allunga con ritorno succoso di piccoli frutti e spezie</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Casa Emma</strong>. Equilibrato ed elegante pur nella dolcezza soffusa, che si trasfigura in una sapidità che allunga il sorso.</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Castello di Querceto</strong>. Corpo solido eppure snello, sorso compatto, finale leggermente amaricante</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Guidi 1929</strong>. Tannino increspato, tonico, che sostiene il sorso con una lunghezza inattesa</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Lamole di Lamole – Duelame</strong>. Eleganza e dolcezza in un sorso di slancio, porta freschezza e croccantezza vinosa</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Jurij Fiore &amp; Figlie – Sonocosì</strong>. Pieno, sollevato, vibrante, tutta Lamole in un vino di pregevole qualità estrattiva, consapevole e articolato</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Montesecondo</strong>. Approdo irrinunciabile per un nettare che vibra puro e con ineffabile senso di naturalezza. Rosa canina e lampone, acidità sottile, ma strenua</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Poggerino</strong>. Molto fine il vino dell’azienda di Radda. Tannino sottile e misurata tensione per una beva scaltra impreziosita dal finale reattivo, con frutti rossi e origano</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Ricasoli – Brolio</strong>. Eleganza con l’abito scuro, bella tensione e un’armonia di frutti scuri lievemente incupiti</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Tenuta Casenuove</strong>. Tannino ed eleganza, bella tensione, sorso vispo e capace di preservare un frutto rosso succoso </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Tenuta di Bibbiano</strong>. Dalle amene ondulazioni di Castellina, il vino combina eleganza, maturtià, tannini fini e progressione </span></li>
</ul>
<h3><span style="font-weight: 400;">Chianti Classico 2023</span></h3>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Bertinga &#8211; La Porta di Vertine</strong>. Regala emozioni con uno slancio che unisce eleganza e frutto, compostezza e gorgoglio giovanile. Da bere e da aspettare </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Castagnoli</strong>. Elegante nelle dolcezze, con note di viola e freschezza</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Dievole &#8211; Petrignano</strong>. Slanciato, elegante, flessuoso, anche se la limitata acidità fa sospettare una vita corta</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Isole e Olena</strong>. Composto, compatto, capace di una profondità che si distingue nell’annata. Profumi dolci e sorso croccante di frutto rosso</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Tenuta di Campomaggio</strong>. Eleganza permeata di dolcezza, bel naso composto e sorso succoso, pur se snello e capace di un frutto croccante</span></li>
</ul>
<h3><span style="font-weight: 400;">Chianti Classico Gran Selezione 2022/2023</span></h3>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Cigliano di Sopra 2023 (San Casciano)</strong>. Quale migliore complessità: lamponi, violette, ciliegie. Volume oltremodo soffice, sollevato e profondo, tannini di rara finezza e straordinaria chiusura stratificata</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Maurizio Alongi – Vigna Barbischio 2023 (Gaiole)</strong>. Sottile, maturo, elegante, una prova perentoria di grande tonicità e notevoli stratificazioni</span></li>
</ul>
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		<title>Giovani vignaioli e nuove rotte del vino: l’enoturismo secondo un produttore under 30</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 10:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[cantina la prata]]></category>
		<category><![CDATA[edoardo losappio]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[vignaioli]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se volete capire dove sta andando il mondo del vino italiano, forse dovete smettere di guardarlo solo dai consorzi o dalle fiere internazionali e iniziare ad ascoltarlo da dentro le vigne. Da chi ha meno di trent’anni e ha scelto di restare. Da chi eredita un nome, ma non si accontenta di amministrarlo. A Montalcino, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="499" data-end="805">Se volete capire dove sta andando il mondo del vino italiano, forse dovete smettere di guardarlo solo dai consorzi o dalle fiere internazionali e iniziare ad ascoltarlo da <strong>dentro le vigne</strong>. Da chi ha meno di trent’anni e ha scelto di restare. Da chi eredita un nome, ma non si accontenta di amministrarlo.</p>
<p data-start="807" data-end="1188">A <strong>Montalcino</strong>, tra le colline che hanno costruito uno dei brand territoriali più forti del vino italiano, <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Edoardo Losappio</span></span></strong>, anima giovane di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Cantina Le Prata</span></span>, prova a mettere ordine in un dibattito spesso gridato: crisi dei consumi, giovani che non bevono più vino, enoturismo trasformato in parco tematico, sostenibilità ridotta a bollino. Lo abbiamo incontrato nel corso dell&#8217;anteprima nazionale del suo <strong>Brunello di Montalcino Docg 2021</strong>, presentato da <a href="https://www.foodandwineitalia.com/nformale-wine-bar-napoli-vomero/" target="_blank" rel="noopener">Informale a Napoli</a>, in degustazione con altri prodotti della propria azienda. I vini ci sono sembrati molto promettenti, soprattutto quest&#8217;ultima annata che ha mostrato molta più maturità rispetto alla precedente del 2019.</p>
<h2 data-start="807" data-end="1188">Cosa significa &#8220;svecchiare il vino&#8221; per Edoardo Losappio</h2>
<p data-start="1190" data-end="1611">«Vogliamo riuscire a rompere la barriera che nel mondo del vino c’è verso i <strong>giovani</strong>», racconta il giovane produttore impegnato nell’azienda di famiglia (la boutique winery Villa Le Prata). «Una delle tematiche più importanti è quella di <strong>appassionare</strong> le persone. Sempre di più si consuma il vino per passione più che per bevanda, ma non la passione per il vino, quella per la convivialità. Questo <strong>gap</strong> che creano le cantine con le persone è un tema che dobbiamo affrontare: la soluzione è molto più alla portata di quanto pensiamo, dobbiamo solo far appassionare le persone al prodotto».</p>
<p data-start="1190" data-end="1611"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212317" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30-edoardo-losappio-informale-wine-bar-napoli.png" alt="giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30-edoardo-losappio-informale-wine-bar-napoli" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1613" data-end="1998">Non è un invito a rendere il vino pop o caricaturale. Al contrario. «Quando parlo di ridurre il gap non mi riferisco a un approccio del vino in chiave <em>pop</em>, <em>funky</em>: ogni realtà rappresenta un qualcosa, ogni realtà deve essere se stessa». È un passaggio cruciale. Perché la tentazione, davanti alla Generazione Z, è semplificare, alleggerire, <strong>cambiare linguaggio</strong> fino a cambiare sostanza.</p>
<p data-start="2000" data-end="2378">Losappio mette in guardia da questa scorciatoia. «Spesso mi sono reso conto che quello che si fa nelle singole zone storiche del vino si fa perché c’è una <strong>coscienza collettiva</strong> che negli anni ha stabilito che quello è un sistema funzionale per il vitigno, per il terroir, per tante cose. Non dobbiamo rompere questo tipo di schemi. Questo dobbiamo preservarlo, la soluzione è però quella di andare oltre certe rigidità ma più all&#8217;esterno della vigna che durante la lavorazione».</p>
<p data-start="2380" data-end="2935">Qui si inserisce un <strong>tema</strong> che nel vino italiano resta irrisolto: il rapporto tra la vinificazione antica e quella contemporanea e sperimentale. «La ricerca e la voglia di <strong>mettersi in gioco</strong> dovrebbe essere all’ordine del giorno nelle vigne e nelle cantine», spiega, «ma sperimentare non vuol dire <strong>abbandonare la propria identità</strong> per ricercare quella di qualcun altro. Non si dovrebbero mai <strong>esasperare</strong> i trend del momento, dalla concentrazione degli anni Novanta e Duemila alla freschezza di oggi. Il vero cambio di paradigma non è cambiare stile a favore del nuovo ma individuare una linea sottile e farla propria senza aver paura di raccontare le problematiche a chi ci è di fronte».</p>
<p data-start="3387" data-end="3733">La frattura non è solo economica, ma narrativa. «I giovani sono più <strong>stimolati</strong> a sentir parlare di <strong>idee</strong> piuttosto che di note di degustazione e ratings che lasciano il tempo che trovano». È una frase che dovrebbe far riflettere chi ancora comunica il vino come vent’anni fa. Non si tratta di negare la tecnica o la critica, ma di spostare il baricentro: meno punteggi, più visione.</p>
<h2 data-start="3387" data-end="3733">Le problematiche non vanno più messe sotto il tappeto</h2>
<p data-start="3735" data-end="4068">In questo quadro, la questione della <strong>sostenibilità</strong> appare meno lineare di quanto il marketing suggerisca. «Sicuramente è <strong>importante</strong> per i clienti ma non credo sia un <em>driver</em> sulla scelta della bottiglia. Pensiamo al <strong>biologico</strong>: a Montalcino metà della superficie è biologica, ormai il <em>claim</em> è superato, è un nuovo punto di partenza». Ma c&#8217;è poi c’è il nodo tecnico, raramente affrontato pubblicamente: «Nelle ultime annate ci sono stati <strong>sedici o diciassette trattamenti</strong>, ti viene da chiederti: è più sostenibile farne così tanti biologici o farne tre o quattro in convenzionale? Nel mio caso, su tre ettari, è abbondantemente gestibile in biologico, ma è un <strong>tema per le grandi aziende</strong> ed è una questione che va discussa».</p>
<p data-start="3735" data-end="4068"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212318" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30-edoardo-losappio-villa-le-prata.png" alt="giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30-edoardo-losappio-villa-le-prata" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="4456" data-end="5045">È qui che emerge un altro elemento generazionale: la disponibilità a raccontare le <strong>difficoltà</strong>. «Noi raccontiamo l’esperienza, gli ostacoli che troviamo lungo il percorso, ma spesso il mondo del vino è stato comunicato con dei <strong>tabù</strong>: tutti dicono sempre che <strong>ogni annata è la migliore</strong>, il <strong>vino è sempre perfetto</strong>. Io sento il bisogno di <strong>raccontare</strong> questi tabù e secondo me è un bene, le persone <strong>apprezzano</strong> e non se l’aspettano proprio perché negli ultimi 50 anni abbiamo detto delle bugie raccontando di annate ricche e perfette per indurre i consumatori a comprare di più. Soprattutto nella nostra generazione, trovare un coetaneo che ti dice che qualcosa non è venuto esattamente come volevi e che non tutti gli anni sono eccellenti, il ritorno è positivo perché ognuno ha delle difficoltà nella vita e si immedesima. Poi credo che la <strong>sincerità</strong> ripaghi sempre» dice Edoardo Losappio.</p>
<p data-start="5047" data-end="5654">Questa trasparenza incide anche sul modo in cui si costruisce la <strong>relazione</strong> con il pubblico. La disintermediazione, cioè la vendita diretta e il rapporto senza filtri, è «un’opportunità strategica», ma «deve rimanere un elemento <strong>accessorio</strong> poiché funziona con dinamiche molto diverse da quelle del mercato reale, quello in cui si costruisce anche <strong>un’identità</strong>». Strutturarsi solo sulla vendita diretta, avverte, significa rischiare di restare tagliati fuori dal mercato vero. «Quando si fa vino i tempi di reazione sono molto lunghi, quindi ragionare in funzione futura è più importante che in altri settori».</p>
<h2 data-start="5047" data-end="5654">L&#8217;enoturismo può essere un volano ma a determinate condizioni secondo Edoardo Losappio</h2>
<p data-start="5656" data-end="6131">In questo equilibrio precario si inserisce l’<a href="https://www.foodandwineitalia.com/pacchetto-vino-ue-approvato-nuove-regole-settore/" target="_blank" rel="noopener">enoturismo</a>. «Ci credo tantissimo nel momento in cui viene <strong>fatto con coscienza</strong>. È uno strumento di grande importanza per il territorio, la filiera, i ristoranti, gli alberghi». Ma subito dopo arriva l’avvertimento: «Dobbiamo stare <strong>attenti</strong> a non andare troppo dietro al consumatore: il vino si fa per chi lo beve ma la <strong>turistificazione delle aziende</strong> fa perdere loro la bussola della situazione e si tagliano fuori dal mercato vero».</p>
<p data-start="5656" data-end="6131"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212319" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30-edoardo-losappio.png" alt="giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30-edoardo-losappio" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="6133" data-end="6618">La sua esperienza è concreta. «All’inizio facevamo un pacchetto esperienziale ampissimo, oggi lo abbiamo ridotto tanto. Col tempo abbiamo scremato tante cose ed è rimasto qualcosa che per me è fondamentale: la <strong>degustazione col produttore</strong>». Non un format replicabile all’infinito, ma un incontro. «Da noi si entra letteralmente in casa nostra, dove abbiamo vissuto. Lavoriamo in cantina, lavoriamo in vigna, siamo sempre lì: il turista vive il luogo in maniera concreta, insieme a noi». <strong>Villa Le Prata</strong> è un gioiellino a pochi chilometri da Montalcino, tra oliveti, vigneti e cipressi che ondeggiano dolcemente nel paesaggio. Una residenza costruita nel 1860 dal <strong>Conte De’ Vecchi</strong> come casino di caccia, successivamente trasformata in residenza di campagna del vescovo di Montalcino premiata con una chiave dalla <strong>guida Michelin</strong>.</p>
<p data-start="6620" data-end="6866">È una visione dell’enoturismo che rimette il vino al centro con tutto ciò che ne consegue e che ha permesso alla famiglia di Edoardo di avere questo ambitissimo riconoscimento. «Credo sia importante che sia il <strong>vino a veicolare l’enoturismo</strong> e non il contrario. Quando è ben fatto può dare tanto al produttore e a chi sceglie di visitare un territorio vinicolo».</p>
<figure id="attachment_212320" aria-describedby="caption-attachment-212320" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-212320" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/villa-le-prata-vino-edoardo-losappio.png" alt="villa-le-prata-vino-edoardo-losappio" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-212320" class="wp-caption-text">Foto dalla pagina Facebook della cantina</figcaption></figure>
<p data-start="6868" data-end="7210">Sul fondo resta il tema del <em>terroir</em>, parola abusata ma, per Losappio, ancora decisiva. «Il concetto di terroir <strong>non potrà mai scindersi</strong> dal vino di qualità e spesso si dà poca importanza a quello che c’è sotto i piedi rispetto all’andamento climatico. Ho assaggiato bellissimi vini, piene espressioni del terroir, nonostante annate anomale».</p>
<p data-start="7212" data-end="7481">Forse è proprio questa la chiave per leggere il vino italiano visto da un <strong>produttore under 30</strong>: non una rivoluzione iconoclasta, ma un ritorno alla coerenza. Appassionare senza banalizzare, innovare senza smarrirsi, aprire le cantine senza trasformarle in scenografie. In questo caso per Edoardo Losappio la questione è anche più facile «Perché da noi si entra <strong>letteralmente in casa nostra</strong>, dove abbiamo vissuto. Questa è la cosa bella di Villa Le Prata: lavoriamo in cantina, lavoriamo in vigna, siamo sempre lì, il turista che viene<strong> vive il luogo</strong> in maniera concreta, insieme a noi».</p>
<p data-start="7483" data-end="7802">Se volete capire perché la Generazione Z non ha abbandonato il calice ma è diventata più selettiva, dovete partire da qui. Dal coraggio di dire che non tutte le annate sono perfette. Dal rifiuto delle mode come unica bussola. Dalla scelta di restare identitari in un mercato che chiede di essere sempre qualcos’altro.</p>
<p data-start="7804" data-end="7964" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il futuro del vino e dell’enoturismo italiano, forse, non passa dall’inseguire i giovani. Passa dal metterli nelle condizioni di riconoscersi in ciò che bevono.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/giovani-produttori-vino-enoturismo-under-30/">Giovani vignaioli e nuove rotte del vino: l’enoturismo secondo un produttore under 30</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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