Sono servite pazienza, riflessioni e la volontà condivisa di non compromettere un percorso comune durato cinquant’anni. Alla fine però Mario Pojer e Fiorentino Sandri hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, chiudendo – consensualmente e senza liti – un sodalizio imprenditoriale e umano che durava dal 1975.
Un binomio diventato brand, che peraltro rimarrà tale dato che Fiorentino Sandri (74 anni) manterrà il controllo del marchio storico, la maggior parte dei vigneti tra Faedo e Grumes (nella foto di apertura), le etichette, la filosofia produttiva. Al suo fianco i figli Elisa, responsabile commerciale Italia e marketing, e Federico, impegnato nello sviluppo dei mercati esteri. A presidio della cantina rimane Michele Sandri.
Dall’exploit giovanile alla nuova fase

La storia comincia a Faedo, piccolo borgo tra la Valle dell’Adige e la Val di Cembra. Era il 1975 quando Fiorentino Sandri, appena ereditati due ettari di vigna, si associò con Mario Pojer, fresco di diploma all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Il debutto fu folgorante. L’anno successivo, il critico Luigi Veronelli dedicò loro un articolo su Panorama e poi iniziano le prime esportazioni negli Stati Uniti. L’azienda cresce fino a 35 ettari distribuiti su sei comuni, arrivando a produrre nel 2025 oltre 250mila bottiglie, con una gamma che oggi abbraccia vini bianchi di montagna, rossi, spumanti Metodo Classico, distillati e aceti.
«Il percorso condiviso con Mario Pojer ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale – riflette Fiorentino Sandri – e abbiamo costruito insieme qualcosa di importante, partendo da zero e affrontando ogni sfida con passione, curiosità e spirito di sacrificio. Oggi si apre una nuova fase, che affronteremo con la stessa serietà e con la stessa attenzione alla qualità che hanno sempre guidato il nostro lavoro».
In Val di Cembra guida Matteo Pojer

Dopo mezzo secolo di progetto comune, lavoro e precisione, con etichette diventate icone dell’enologia italiana, la scelta di voltare pagina apre nuovi scenari. «Il rapporto con Fiorentino rimane forte e abbiamo voluto proteggere il percorso condiviso – spiega Mario Pojer – ma nel tempo sono emerse visioni diverse. Il mercato chiedeva una cosa, ma io ne vedevo un’altra e mi interessa seguire un percorso». Pojer (72 anni) è dunque quello che volta pagina e riparte dalla Val di Cembra, dove porterà avanti la propria idea di vino con il figlio Matteo, a cui ha scelto di cedere il passo. «È giusto fare spazio a lui – spiega Pojer – perché i nuovi progetti devono essere suoi. Ha 33 anni, ha energie, idee, un progetto. Si alza alle quattro di mattina per andare in campagna: ci crede davvero. Mica posso rimanere io, alla mia età, a fare da blocco aspettando che arrivi a 50 anni e perda gli stimoli».
Pojer porta con sé il Maso Besleri, circa otto ettari in Val di Cembra. Una dimensione volutamente più raccolta, con una visione orientata all’origine contadina e alla ricerca. «Andremo avanti con cose più semplici – aggiunge – La ricerca l’abbiamo fatta per cinquant’anni e continuerà. Io resto come suggeritore, cercherò di supportare Matteo mentre porta avanti i suoi progetti.»
La ricerca è del resto un filo identitario che attraversa l’intera storia della Pojer e Sandri: dall’innovazione nelle tecniche di vinificazione in riduzione con recupero di azoto fibo al progetto Zero Infinito lanciato nel 2013 – un vino ancestrale da uve Piwi (Solaris) senza trattamenti chimici, solfiti, lieviti commerciali né filtrazioni.