Assovini

Sicilia en Primeur 2026, il vino diventa racconto (corale)

La 22esima edizione della manifestazione itinerante organizzata da Assovini Sicilia ha offerto l’occasione per fare il punto sulla produzione e sull’enoturismo sull’isola.

In un’atmosfera vivace e quasi scenografica, Palermo si offre in questi giorni nel pieno della sua natura più espressiva: una città in cui arte, teatro e stratificazioni culturali si intrecciano senza soluzione di continuità nello spazio pubblico. È questo anche lo scenario in cui ha preso forma Sicilia en Primeur 2026, l’appuntamento dedicato alla presentazione delle nuove annate dei vini dell’isola giunto alla sua 22esima edizione. E il claim Taste the Island. Live the Story, già da solo restituisce un’idea che non si limita alla degustazione, ma diventa esperienza territoriale, culturale e narrativa.

Camminando tra i luoghi palermitani scelti per la manifestazione, si conosce una città che si racconta attraverso spazi meno ovvi ma profondamente identitari. Come il Real Albergo delle Povere, con i suoi volumi restituiti alla città dopo la recente riqualificazione, dove la luce filtra nei cortili e ridisegna il rapporto tra passato e presente; poco distante, la Cappella Palatina resta uno di quei posti in cui la densità storica si percepisce quasi fisicamente. Lo stesso vale per la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, la cui architettura incompiuta e a cielo aperto sembra fatta apposta per accogliere il tempo, e per il Palazzo Sant’Elia, oggi tornato a essere spazio vivo di cultura. La scelta di questi luoghi restituisce l’immagine di una città pienamente consapevole della propria centralità, capace di mettere in scena sé stessa senza retorica, ma con una misura ormai matura nel dialogo tra attori diversi.

La Sicilia di Assovini che ha imparato a fare coro

vigne sicilia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dentro questo quadro si inserisce la visione di Assovini Sicilia – l’associazione di vitivinicoltori siciliani che organizza ogni anno l’appuntamento itinerante di Sicilia en Primeur –, che ha progressivamente trasformato un insieme di individualità in un sistema più coeso.

Per la presidente Mariangela Cambria, il punto non è solo “fare rete”, ma mantenerla viva anche quando diventa complesso, perché anche in Sicilia il vino non vuole più essere semplicemente considerato un settore produttivo, ma una forma di identità.

La sfida che si profila all’orizzonte – richiamata anche da Alessio Planeta, alla guida del Consorzio di tutela dei vini Doc Sicilia – riguarda però la capacità di consolidare questo percorso, facendo i conti con gli errori del passato senza rinunciare alla propria natura.

Palermo, in questo senso, diventa simbolo e laboratorio: una città che vive da sempre di contaminazioni e che oggi può trasformare questa vocazione in metodo. L’asticella si alza, e lo si percepisce nei contenuti, negli approcci e nella maturità con cui ogni azienda si presenta, rivendicando un’appartenenza che non è mai solo geografica, ma prima di tutto culturale.

Il turismo del vino: qui e adesso

Sicilia en Primeur

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fulcro della discussione che ha accompagnato Sicilia en Primeur ha contemplato in particolare il viaggio, l’esperienza e il desiderio sempre più forte di scoprire la Sicilia attraverso le sue cantine. La sensazione, infatti, è che l’enoturismo siciliano abbia finalmente smesso di inseguire modelli esterni per riconoscersi in una propria personalità: mediterranea, calorosa, autentica, decisamente meno costruita rispetto ad altre destinazioni vinicole.

I dati del centro studi Lumsa-Ceseo raccontano un comparto ormai maturo, internazionale e sempre più concreto anche sul piano economico. Crescono i visitatori – soprattutto stranieri – e l’accoglienza non è più un semplice complemento alla bottiglia, ma una parte centrale del racconto e del business. Degustazioni, percorsi tra vigne e territorio, esperienze legate alla cultura locale: oggi il vino siciliano si vende soprattutto facendolo vivere.

La cosa più evidente, però, è forse un’altra: molte cantine hanno capito che il vero lusso non sta nell’eccesso, ma nella qualità del tempo trascorso in un luogo. Da qui l’attenzione per spazi curati, ospitalità, sostenibilità concreta e un approccio sempre meno da cartolina. Sul digitale, invece, il margine di crescita resta ampio: la comunicazione di base funziona, ma strumenti più evoluti – dall’intelligenza artificiale ai Wine Club – sono ancora poco diffusi.

Il gusto del paesaggio: la mineralità raccontata in 10 sorsi

Sicilia en Primeur

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’interno di questa notevole varietà umana e ampelografica, nelle degustazioni di Sicilia en Primeur abbiamo cercato di concentrarci su un aspetto preciso: la tanto celebrata – e spesso abusata – mineralità, probabilmente il descrittore più complesso da raccontare davvero nel vino.

Un concetto sfuggente, che troppo spesso rimane astratto, ma che in alcuni assaggi si è manifestato con sorprendente chiarezza attraverso sensazioni di sapidità e salinità capaci di evocare roccia umida, brezze marine e, talvolta, quella traccia quasi tagliente di pietra focaia.

Queste impressioni emerse in particolare nei calici provenienti dall’Etna, come l’Etna Bianco Superiore Contrada Volpare Frontebosco 2024 di Maugeri, teso e alquanto agrumato, il Contrada Blandano Etna Bianco 2023 di Terre Costantino, fresco, limpido e pungente, e il Vico Bianco 2021 di Tenute Bosco, fragrante, nitido e persistente. Ma anche nell’Etna Rosso San Lorenzo 2024 di Girolamo Russo, che al sorso risulta ferroso, speziato e a tratti quasi ematico.

Altri assaggi interessanti, e che mantengono un simile fil rouge, sono stati il succoso ed equilibrato Perripò 2023 di Caruso e Minini, e il ricco e balsamico Firma del Tempo Riserva 2023 di Cantine Fina, attraversato da una scia avvolgente, che nascono entrambi nell’areale di Marsala.

Dall’entroterra palermitano arrivano il Viafranca Bianco 2023 di Baglio di Pianetto, fine, teso e vibrante, e lo Schietto Principe 2019 di Spadafora, asciutto ed elegantemente erbaceo. Dal territorio di Vittoria nasce il Grotte Alte 2021 di Arianna Occhipinti, profondo, dinamico e velatamente tannico. Ma c’è spazio anche per i rosati, come nel caso dell’agrigentino Rosè 2025 di Serra Ferdinandea, intrigante nella sua freschezza di piccoli frutti rossi.

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