Lancio lo sguardo all’orologio: sono esattamente le 17:20 quando dal palcoscenico di Identità Milano 2026 viene annunciato il clic ufficiale. «Da questo momento la guida bollicine del mondo è online, la trovate sul nostro sito in maniera gratuita e disponibile, insieme all’applicazione con la geolocalizzazione di tutte le cantine», dichiarano Paolo Marchi e Claudio Ceroni ideatori del Congresso di Identità Golose. Ero lì, in platea, a respirare l’energia di un settore in assoluto fermento.
La quinta edizione del progetto editoriale firmato da Paolo Marchi e Cinzia Benzi taglia nel 2026 un traguardo storico: 1.000 cantine recensite e oltre 1.200 etichette in 50 Paesi. Un atlante dell’eccellenza spumantistica che vede l’Italia fare la parte del leone con il 42% delle schede, affiancata da una Francia monumentale e da mete emergenti e insospettabili come l’Istria, il Montenegro e la Corea del Sud. La grande novità dell’anno? Il Brasile, con la DO Altos de Pinto Bandeira, la prima denominazione del Nuovo Mondo dedicata solo al metodo classico.
Ma a rendere speciale il pomeriggio milanese sono state le storie umane, i passaggi generazionali e le intuizioni premiate sul palco. Ecco la cronaca delle premiazioni e tutti i protagonisti che hanno infiammato la sala.
L’omaggio a Richard Geoffroy
Il primo riconoscimento, intitolato “L’Omaggio”, è andato a un gigante assoluto dell’enologia mondiale: Richard Geoffroy. Cinzia Benzi ha voluto giocare con la platea leggendo la motivazione prima di svelare il nome: «Uno chef de cave che ha rivoluzionato l’approccio con la bollicina lavorando nel mondo del sottile dell’impalpabile, promuovendo innovazioni nel segno del passato e applicando concetti sinestetici nel mondo dell’assaggio divulgativo».
Innovazione e futuro
Il legame tra spumantizzazione e genialità ha guidato i due premi sponsorizzati da Acqua Panna e S.Pellegrino. Il premio Innovazione è stato assegnato a Michel Loriot di Champagne Apollonis, un produttore che definisce le sue cuvée con la musica classica in sottofondo diffusa 24 ore su 24 in cantina. Sul palco è stato spiegato che, sebbene la musica non intervenga chimicamente nell’autolisi dei lieviti, accompagna in modo simbolico la maturazione: una tradizione di famiglia, dato che il nonno di Michel già nel 1971 suonava il sassofono tra i filari. «Per noi la vera innovazione non è una rottura, bensì un’evoluzione», hanno commentato i vertici di San Pellegrino.
Il premio Verso il Futuro è andato invece a Zhewei Yu (Jubitech), ingegnere laureato a Parigi con un master a Cambridge, che ha saputo applicare la robotica e i droni alla viticoltura di precisione per migliorare efficienza e sicurezza, tutelando il territorio. Nel suo intervento in inglese, Yu ha raccontato come la tecnologia possa dialogare perfettamente con la sensibilità umana della viticoltura.
Il vitigno da scoprire (Premio Consorzio Parmigiano Reggiano)
Uno dei momenti più caldi della serata ha visto protagonista Cesare Avenia della cantina Il Verro, che ha ritirato il premio per il vino Lautoni, in provincia di Caserta, da uva Coda di pecora. Un vitigno antico della Campania risalente a fine Ottocento, letteralmente salvato dall’oblio. «Veniva scambiato per il Coda di Volpe, che era molto più famoso. Quando ho scoperto che lo imbottigliavano chiamandolo ‘coda di pecora’ è stato più forte di me, ho iniziato la trafila burocratica per farlo riconoscere nel registro nazionale. Si chiama così perché i contadini, guardando il grappolo, ci vedevano la coda di una pecora. Una cosa spettacolare che non poteva rimanere dimenticata». A consegnare il premio il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano Dop, Nicola Bertinelli, che ha sottolineato come l’abbinamento tra una grande bollicina e una corretta stagionatura di Parmigiano sia un’esperienza emozionale straordinaria.
Giovani di belle speranze, buona la prima! (Premio I.WAI Food)
Spazio all’audacia ad alta quota con il premio assegnato a ERT1050 di Brentonico. Un progetto verticale, nato a 1050 metri di altitudine sull’altopiano trentino. «Non abbiamo la storia dello Champagne, ma cerchiamo di compensare la latitudine con l’altitudine, la passione e il coraggio», hanno dichiarato i giovani produttori sul palco. Il premio è stato consegnato dai partner di I.WAI Food, specialisti nell’importazione di ostriche di eccellenza, che hanno colto l’occasione per presentare “I Gioielli di Lucrezia”, la loro prima ostrica italiana allevata nelle Valli di Comacchio.
Questioni di Famiglia
Due i riconoscimenti dedicati alle storie familiari che custodiscono la cultura del vino. Il primo è andato alla Cantina Fina di Marsala (Sicilia). Federica Fina, visibilmente emozionata dopo un viaggio complicato dalla Sicilia, ha raccontato la genesi dell’azienda condotta da papà Bruno e dai figli: «Siamo stati il primo blend di nostro padre. Ognuno in cantina ha trovato il suo ruolo naturale». La produttrice ha anche accennato a un nuovo splendido progetto di valorizzazione legato alla Riserva Naturale dello Stagnone. Il secondo premio della categoria è volato in Trentino, assegnato alle Cantine Pisoni, realtà storica da cinque generazioni che ha saputo lanciare uno spin-off interamente dedicato all’eleganza del Trento Doc. Sul palco, a ritirare il premio, i rappresentanti della quarta e quinta generazione della famiglia.
L’Esperto (Premio ALMA)
Il premio all’eccellenza tecnica è andato a Gabriele Gorelli, primo Master of Wine italiano. Cinzia Benzi si è detta profondamente emozionata nel premiarlo, ricordando gli inizi della loro collaborazione nel 2021. Giacomo Bullo, communication manager di ALMA (la Scuola Internazionale di Cucina Italiana) ha consegnato il premio ricordando che Gorelli, nominato anche Maestro d’Arte e Mestiere nel 2024, tiene annualmente una seguitissima e preziosa lezione per gli studenti della scuola.
I Comunicatori 2026
Il gran finale della presentazione è stato tutto dedicato a loro: i Comunicatori 2026. Figure chiave per la guida, capaci di scardinare i tecnicismi per trasmettere pura emozione. Sul punto, Cinzia Benzi ci ha tenuto a fare una precisione dal palco, quasi a voler blindare il valore dei riconoscimenti: «Tutti i premi sono stati decisi all’unanimità. Non sono scelte della curatrice, ma proposte democratiche validate da tutto il team».
La prima a salire sul palco è stata Chiara Giannotti (premio La Pinsa di Marco), anima del canale digitale Vino.tv. Per lei si è trattato di un ritorno alle origini particolarmente emozionante: «Ho cominciato su questo palco da ragazzina, ma ero in tutt’altro ruolo, facevo la produttrice. Raccontare il vino per me è stato un gesto del cuore nato per condividere il bello di questo mondo, all’inizio con poche strategie e poi, dal lockdown, con tantissimo studio».
Subito dopo è stato il turno di Emanuele Trono (premio Consorzio Asti Spumante), fondatore di Enoblog e dell’agenzia Eno Digital, che ha regalato alla platea un aneddoto divertente: «Io sono entrato in questo settore proprio a causa di un errore che feci raccontando le bollicine sui social; da lì ho capito che dovevo mettermi a studiare sul serio. Oggi sono diventato anche produttore di vini fermi, ma quest’anno chiuderò un cerchio visitando le ultime cantine spumantistiche che mi mancano».
Non è mancata una finestra internazionale con il videomessaggio di Stevie Kim, vulcanica ideatrice di Italian Wine Podcast. Con la sua solita, trascinante ironia, Stevie ha voluto ringraziare Identità Golose con una riflessione tesa a scuotere l’ambiente: «Chi comunica spesso lavora dietro le quinte. A volte lo facciamo in modi non convenzionali, e io mi ritrovo spesso nel mezzo: da un lato i boomer scandalizzati, dall’altro chi cerca solo i numeri. Ma è proprio lì che nascono le cose belle. Il vino è cultura, relazione e anche un po’ di sana audacia creativa».
Il racconto contemporaneo e rigoroso del mercato del vino ha portato sul palco anche Matteo Borrè, che ha voluto dedicare e condividere il riconoscimento con l’amica Francesca Montaro, la persona che più di tutte lo ha avvicinato al mondo delle grandi bollicine.
Infine, la quota di sincera commozione è arrivata con Vania Valentini, Master Sommelier ALMA e oggi considerata una delle voci più autorevoli dello Champagne in Italia. Ripercorrendo i passi di una strada iniziata nel 2011, Vania ha ricordato alla platea la solitudine e la fatica che si nascondono dietro questo lavoro: «Sentire tutto quello che ho fatto mi fa commuovere. Per fare questo mestiere ci vuole un fisico bestiale: servono sacrifici veri, passati a studiare davanti al computer nei weekend. Ringrazio chi ha creduto in me, ma anche chi non mi ha amato, perché mi ha costretto a fare sempre meglio».