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	<title>Appuntamenti &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 29 May 2026 10:30:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Appuntamenti &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Il 2 giugno diventa il “Cozza day”</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-2-giugno-diventa-il-cozza-day/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 16:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[cozza nera tarantina]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Caradonna]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[taranto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come tutte le date segnate in rosso sul calendario, il 2 giugno è una ricorrenza importante per il nostro Paese: si celebra infatti la Festa della Repubblica, istituita nella data del referendum istituzionale del 1946 per ricordare la nascita della Repubblica Italiana, e festeggiata da allora con i colori della nostra bandiera che pervadono schermi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutte le date segnate in rosso sul calendario, <strong>il 2 giugno</strong> è una ricorrenza importante per il nostro Paese: si celebra infatti la <strong>Festa della Repubblica,</strong> istituita nella data del referendum istituzionale del 1946 per ricordare la nascita della Repubblica Italiana, e festeggiata da allora con i colori della nostra bandiera che pervadono schermi, strade e cieli. Ma, da quest’anno, senza voler certo offuscare il valore simbolico e concreto della data istituzionale, la giornata d’inizio estate diventa anche l’occasione per celebrare un altro, piccolo ma gustosissimo, tassello del nostro patrimonio gastronomico e culturale, vestendosi di un colore che in questo caso non ha nulla di cupo: il <strong>nero</strong>.</p>
<p>Da <strong>Taranto</strong> – che da diversi anni ospita l’appuntamento con <strong>EGO Food Fest</strong>, manifestazione che <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ego-food-fest-2026-taranto-programma-date/">nel mese di aprile ha accolto oltre 170 ospiti in arrivo da tutta Italia, tra cuochi, pizzaioli, giornalisti e produttori di eccellenze gastronomiche</a> – arriva infatti la proposta di istituire il <strong>“</strong>Cozza Day”, vale a dire una giornata dedicata alla <strong>Cozza nera tarantina Presidio Slow Food</strong>, specie autoctona locale da sempre protagonista della molluschicoltura nel Mar Piccolo della città, molto apprezzata non solo per il sapore  ma anche per il valore nutrizionale e l’impatto ambientale bassissimo.</p>
<p>A partire da quest’anno, dunque, i ristoratori e pizzaioli pugliesi sono invitati ad aderire all’iniziativa dedicando al prezioso mitile <strong>un menu ad hoc</strong>, o almeno un piatto, che ne valorizzi al meglio le caratteristiche organolettiche e il gusto. L’occasione per lanciare l’avvio dell’iniziativa – e la richiesta di renderla una data “ufficiale” – sarà l’edizione 2026 di <strong>EGO Cozza Fes</strong>t, in programma <strong>1 e 2 giugno</strong> a Taranto e in altre località pugliesi.</p>
<p>«EGO Cozza Fest è uno spin-off di EGO Food Fest che mette al centro la Cozza nera di Taranto e che coinvolge tutta la Puglia in un <strong>racconto corale</strong> fatto di gusto, identità e territorio. È l’omaggio di EGO Food Fest alla storia, all’identità gastronomica e alle radici della Città di Taranto da sempre legata al suo mare. È la valorizzazione della sapienza dei ristoratori tarantini che hanno aderito a un innovativo progetto di comunicazione e valorizzazione», spiegano gli organizzatori, tra cui la giornalista e conduttrice televisiva <strong>Monica Caradonna</strong>, sottolineando anche la valenza socio-culturale della manifestazione, unendo gusto, scienza e marketing territoriale: «Oggi più che mai, anche alla luce delle problematiche che vivono i mitilicoltori, è necessario rilanciare il settore facendo da un lato chiarezza sullo stato di salute delle acque e dall’altro attivando processi di comunicazione che, partendo da Taranto, implementino la comunicazione introno al prezioso mitile».</p>
<p>All’approfondimento di questi temi sarà infatti dedicata la prima giornata, con l’incontro dedicato a <em><strong>La Cozza Tarantina dal mare all’identità, dalla</strong> <strong>storia al futuro</strong></em> e la consegna della <strong>borsa di studio “Carlo De Donno”</strong> all’associazione Symbolum che opera a Taranto Vecchia che, come già lo scorso anno, va a sostenere uno studente talentuoso di questa zona della città. Nella stessa occasione sarà lanciata ufficialmente la richiesta di istituire il <strong>“Cozza Day”</strong>, che il giorno seguente avrà la sua prima edizione: alle ore 11.30 del 2 giugno, infatti, il Centro Ittico Taranto ospiterà un cooking show dello chef Valerio Ferri, referente di Ego Food Fest, e una degustazione a cura di Luciano Carriero, del Presidio locale della cozza nera.</p>
<p>In contemporanea, al Ristorante Meeting di <strong>Porto Cesareo</strong> è in programma una degustazione di cozze tarantine e caciocavallo, presentata da Ilaria Donateo di Ego Food Fest. Mentre, rispettivamente a pranzo e a cena, si potranno assaggiare specialità a base di questi deliziosi molluschi nei ristoranti e nelle pizzerie di tutta la regione:<a href="https://www.egofestival.it/ego-cozza-in-the-city/"> l’elenco completo si trova sul sito della manifestazione</a>.</p>
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		<title>Identità Milano 2026: la “libertà di pensare” incontra la nuova generazione</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/identita-milano-2026-la-liberta-di-pensare-incontra-la-nuova-generazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 10:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Identità Golose 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Identità Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il capoluogo lombardo si prepara ad accogliere la 21esima edizione di Identità Milano, il congresso internazionale che, dal 7 al 9 giugno, trasformerà l&#8217;Allianz MiCo in un vero e proprio osservatorio sul futuro della gastronomia globale. Sotto il tema guida &#8220;Identità future: La Libertà di Pensare&#8221;, l&#8217;evento di Paolo Marchi e Claudio Ceroni non si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="p-rc_bb476afc0a0a5756-27" data-path-to-node="5"><span data-path-to-node="5,0"><strong>Il capoluogo lombardo</strong> si prepara ad accogliere la 21esima edizione di <b data-path-to-node="5,0" data-index-in-node="51">Identità Milano</b>, il congresso internazionale che, <strong>dal 7 al 9 giugno</strong>, trasformerà l&#8217;Allianz MiCo in un vero e proprio osservatorio sul futuro della gastronomia globale. </span><span data-path-to-node="5,2"><span class="citation-39">Sotto il tema guida </span><strong><span class="citation-39">&#8220;Identità future: La Libertà di Pensare&#8221;</span></strong><span class="citation-39">, l&#8217;evento di Paolo Marchi e Claudio Ceroni non si limita a fotografare il presente, ma sceglie di spalancare le porte alle nuove leve del settore.</span></span></p>
<h2 data-path-to-node="6">Identità Young: il futuro è in aula</h2>
<p id="p-rc_bb476afc0a0a5756-28" data-path-to-node="7"><span data-path-to-node="7,1"><span class="citation-38">Il cuore pulsante di questa edizione è il progetto </span><b data-path-to-node="7,1" data-index-in-node="51"><span class="citation-38">Identità Young</span></b><span class="citation-38">, una scommessa sull&#8217;<strong>inclusività</strong> che mira a colmare la distanza tra i grandi maestri e i talenti <strong>under 35</strong>. Grazie a tariffe agevolate e percorsi dedicati, l&#8217;evento si propone come un ponte generazionale</span></span><span data-path-to-node="7,3">.</span></p>
<p id="p-rc_bb476afc0a0a5756-29" data-path-to-node="8"><span data-path-to-node="8,0">Interessante in questo senso è il panel <b data-path-to-node="8,0" data-index-in-node="41">&#8220;Fuori Menu: la cucina oltre la scuola&#8221;</b>, in programma <strong>martedì 9 giugno</strong> presso lo <strong>Spazio Arena</strong>. </span><span data-path-to-node="8,2"><span class="citation-37">Si tratta di una giornata intensiva – un vero &#8220;hub&#8221; di competenze – dove si alterneranno riflessioni su multidisciplinari</span></span><span data-path-to-node="8,4">. Si spazia, appunto,<span class="citation-164"> dalla <strong>neuroscienza</strong> applicata alla ristorazione, spiegata da Vincenzo Russo, al tema della <strong>longevità</strong> trattato da esperti come Anna Zhang, Davide Guidara e Matteo Berti di Alma, chiudendo poi con il <strong>passaggio generazionale nelle imprese agroalimentari</strong>, discusso da Claudio Stefani di Acetaia Giusti e Cristina Cavalchini Guidobono</span>.</span></p>
<h3 data-path-to-node="2">Il piatto simbolo: un inno alla condivisione e all&#8217;altro</h3>
<figure id="attachment_214860" aria-describedby="caption-attachment-214860" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-214860" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Piatto-simbolo-Identita-Golose-2026.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214860" class="wp-caption-text">Relazioni – Gioco al cioccolato di Massimiliano Alajmo è il piatto simbolo di questa edizione</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="3">A tradurre in alta pasticceria il messaggio profondo di questa edizione sarà <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="77">&#8220;Relazioni – Gioco al cioccolato&#8221;</b> di <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="114">Massimiliano Alajmo</b>, chef del ristorante <strong>Le Calandre</strong> di Rubano, in provincia di Padova. Scelto come piatto simbolo di Identità Milano 2026, questo dessert rappresenta l&#8217;ultimo capitolo di una ricerca sensoriale e antropologica che Alajmo porta avanti da 24 anni. Si tratta di un puzzle di 14 assaggi che si sviluppa come un vero e proprio percorso relazionale: inizia con la &#8220;Sberla&#8221;, un ceffone gustativo che risveglia il palato, prosegue con &#8220;Intro.verso&#8221;, un medaglione che simboleggia l&#8217;ultimo sguardo su se stessi, per poi aprirsi alla condivisione pura. Per gustare i successivi 12 assaggi, infatti, i commensali useranno posate legate tra loro da fili di lana. Un garbuglio creativo che impedisce le iniziative isolate e costringe alla reciprocità, offrendo un potente messaggio di apertura e dialogo in un mondo che tende sempre più al conflitto e alla chiusura.</p>
<h3 data-path-to-node="9">Il nostro impegno: Food&amp;Wine Italia e Travel + Leisure Italia in cattedra</h3>
<p data-path-to-node="10">Come testate – media partner –, anche quest&#8217;anno siamo orgogliosi di essere protagonisti attivi di questo dibattito. Il nostro apporto si concretizzerà <strong>lunedì 8 giugno</strong> presso lo <strong>Spazio Arena</strong>, dove modereremo due tavole rotonde fondamentali per comprendere l&#8217;evoluzione dell&#8217;<strong>ospitalità contemporanea</strong>: <span data-path-to-node="4,6"><span class="citation-170">Alle ore 16 si terrà l&#8217;incontro <strong>&#8220;La ristorazione come volano del business alberghiero&#8221;</strong>, un confronto strategico sulla capacità del fine dining di guidare e ispirare il modello di accoglienza</span></span><span data-path-to-node="4,8">. </span><span data-path-to-node="4,10"><span class="citation-169">Al tavolo siederanno figure di spicco come <strong>Davide Bertilaccio</strong>, ceo di Villa d&#8217;Este, lo chef <strong>Gennaro Esposito</strong> de La Torre del Saracino, <strong>Marco Amato</strong>, f&amp;b Manager dell&#8217;Hotel Hassler di Roma, e <strong>Riccardo Vannetti</strong>, cmo del Gruppo Egnazia Ospitalità Italiana</span></span><span data-path-to-node="4,12">. </span><span data-path-to-node="4,14"><span class="citation-168">A seguire, alle ore 16:45, il focus si sposterà sul <strong>&#8220;Wine Tourism&#8221;</strong>, con un&#8217;analisi sulle nuove traiettorie del turismo enologico che vedrà dialogare <strong>Alessandra Boscaini</strong>, commercial director di Masi vini,<strong> Roberta Ceretto</strong>, presidente e communication director di Ceretto Aziende Vitivinicole, <strong>Federica Fina</strong>, marketing &amp; communication manager di Cantine Fina e presidente del Movimento Turismo del Vino Sicilia, e <strong>Roberto Protezione</strong>, gm di Castelfalfi</span></span><span data-path-to-node="4,16">.</span></p>
<h3 data-path-to-node="12">Le novità e le presenze più attese di questa edizione</h3>
<p id="p-rc_9187e0a1786a45f6-77" data-path-to-node="5"><span data-path-to-node="5,0">Il programma dell&#8217;edizione 2026 si rivela eccezionalmente ricco, offrendo prospettive che spaziano dall&#8217;etica alla scienza. <span class="citation-261"><strong>Domenica 7 giugno</strong>, alle ore 16.15, il Main Stage ospiterà la presentazione della quinta edizione di </span><strong><span class="citation-261">Bollicine del Mondo</span></strong><span class="citation-261">, il prestigioso progetto firmato Identità Golose dedicato alla migliore produzione spumantistica internazionale</span>. </span><span data-path-to-node="5,6"><span class="citation-166">Molto atteso è anche il dibattito sulle tendenze del mercato <strong>&#8220;Low-alcohol e NO Alcohol&#8221;</strong>, che vedrà confrontarsi esperti del settore come Eleonora Spadotto di Lea Winery, Federico Veronesi di Signorvino, Marzia Varvaglione del Comité Européen des Entreprises Vins e Stefano Ricagno del Consorzio Asti</span></span><span data-path-to-node="5,8">.</span></p>
<p data-path-to-node="5">Tra le presenze straniere più attese spiccano lunedì 8 giugno il maestro <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="213">Alain Ducasse</b> (brand president Teritoria) affiancato da <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="269">Karim Soleilhavoup</b>, e il talento francese <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="311">Alexandre Gauthier</b> (La Grenouillière). Sempre lunedì, il pubblico potrà assistere alla lezione di <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="409">Antonio Bachour</b> (World Best Pastry Chef), oltre al confronto tra <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="474">Franco Pepe</b> e lo spagnolo <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="500">Josean Alija</b> (Nerua Guggenheim). Martedì 9 giugno, il Main Stage accoglierà il talento malese <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="594">Darren Teoh</b> (Dewakan), il peruviano <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="630">Mitsuharu Tsumura</b> (Maido), lo psicologo sperimentale di Oxford <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="693">Charles Spence</b> e <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="710">Santiago Lastra</b> (KOL, Londra), portatori di visioni globali che spaziano dalla scienza cognitiva alla cucina d&#8217;avanguardia.</p>
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		<title>Vini d’Abbazia, appuntamento a Fossanova</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/vini-dabbazia-appuntamento-a-fossanova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 08:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[abbazia]]></category>
		<category><![CDATA[conventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fossanova]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un filo rosso – ma anche bianco – che collega l’Abbazia di Novacella, in Alto Adige, a quella veneta di Praglia e al Convento dell’Annunciata in Franciacorta, giungendo fino all’abbazia di Monte Oliveto Maggiore in Toscana, al Monastero Esarchico di Santa Maria (detto anche L’Abbazia Greca di San Nilo, dal nome del monaco fondatore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un filo rosso – ma anche bianco – che collega l’<strong>Abbazia di Novacella,</strong> in Alto Adige, a quella veneta di Praglia e al <strong>Convento dell’Annunciata</strong> in Franciacorta, giungendo fino all’abbazia di <strong>Monte Oliveto Maggiore</strong> in Toscana, al Monastero Esarchico di Santa Maria (detto anche L<strong>’Abbazia Greca di San Nilo</strong>, dal nome del monaco fondatore in arrivo dalla  Calabria bizantina) di Grottaferrata e molto oltre: è appunto quella della produzione di <strong>vino</strong> che, insieme a quella dell’olio, in Italia e non solo è da sempre intimamente legata alla storia di monasteri e conventi, per esigenze liturgiche e di sussistenza così come elemento prezioso di cultura materiale e spirituale.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214740" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-6.png" alt="Vini d'Abbazia" width="763" height="627" /></p>
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<p>Nasce proprio per celebrare questo singolare e interessante patrimonio che intreccia storia, enologia, cultura e spiritualità, la manifestazione <strong>Vini d’Abbazia,</strong> in programma negli spazi della affascinante abbazia cistercense di <strong>Fossanova</strong> – grazioso borgo medievale dal fascino intatto, a poca distanza da Priverno e dal litorale laziale del Circeo – dal 12 al 14 giugno.</p>
<p>Ideata dal giornalista <strong>Rocco Tolfa</strong>, e organizzata dalla Strada del Vino della provincia di Latina, dalla cooperativa Taste Roots e dall’Associazione Polygonal – con la collaborazione  di <strong>Regione Lazio</strong>, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare, Ministero della Cultura–Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio, e Abbazia di Fossanova e con la partnership del Comune di Priverno – e giunta alla sua <a href="https://www.foodandwineitalia.com/vini-d-abbazia-2025-evento-fossanova-lazio/">quinta edizione</a>, quest’anno la rassegna ha visto anche una anteprima calabrese: il 2 e 3 maggio, <strong>l’Abbazia Cistercense di Santa Maria della Matina</strong> a San Marco Argentano (in provincia di Cosenza), ha visto le produzioni vitivinicole storiche delle abbazie italiane affiancare quelle dei Consorzi di Tutela della<strong> Calabria</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214741" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/3-7.png" alt="Vini d'Abbazia" width="763" height="627" /></p>
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<p>La consueta e attesa tappa laziale vede invece tre giorni di <strong>masterclass,</strong> degustazioni e incontri dedicati al vino, ma anche alla sua valenza culturale e turistica e alla sostenibilità. Il chiostro medievale ospiterà i banchi d’assaggio di ben <strong>30 cantine</strong> di abbazie italiane, ma anche consorzi e produttori laici legati a luoghi monastici: dall’azienda campana<strong> Feudi di San Gregorio</strong>, che ha dedicato le sue prestigiose etichette Goleto Greco di Tufo Docg e Gulielmus Taurasi Riserva Docg alla storica Abbazia del Goleto, a Sant’Angelo dei Lombardi, fino a <strong>La Canonica</strong> di Montalcino, ospitata in un casolare che fu sede per alcuni anni di religiose dell’ordine di San Bernardino.</p>
<p>A dimostrazione dell’interesse del tema, e dell’apertura di orizzonti e connessioni favorita dall’originale manifestazione, non mancano anche le presenze internazionali: dalla tenuta <strong>Zlati Grič</strong> sorge, nel cuore della Stiria slovena a poca distanza all’importante Certosa di Žiče, alla rete francese <strong>Les Vins d’Abbayes</strong> – associazione fondata nel 2008 su iniziativa di Philippe d’Allaines, proprietario dell’Abbazia di Valmagne – fino ai vini della cantina del <strong>Monastero di Cremisan</strong>, fondata alla fine dell’Ottocento dai salesiani sulle colline di Beit Jala, nei pressi di Betlemme: e proprio i vini di Cremisan, che nascono alla frontiera tra Palestina e Israele dal lavoro condiviso tra comunità cristiane, musulmane ed ebraiche, saranno protagonisti dell’interessante masterclass “Il vino della pace del Monastero di Cremisan: un dialogo tra le tre religioni in Terra Santa”, in programma il primo giorno della manifestazione nel Refettorio dell’Abbazia, guidata da <strong>Riccardo Cotarella</strong> e coordinata dal giornalista <strong>Marcello Masi. </strong></p>
<p>Altri incontri vedranno la partecipazione di esperti, comunicatori ed enologi come <strong>Chiara Giovoni, Roberto Cipresso, Violante Cinelli Colombini, Vincenzo Mercurio</strong> e altri ancora, per far conoscere le tante facce delle produzioni “ecclesiastiche”, dai grandi rossi ai vini che nascono dalle vigne segrete nei chiostri di Venezia.</p>
<p>L’Infermeria del Borgo di Fossanova ospiterà invece dei seminari dedicati a vitigni autoctoni, enoturismo e alla ricerca scientifica sui benefici dell’<strong>olio extravergine di oliva</strong>, mentre per tutta la durata della manifestazione i banchi d’assaggio nel chiostro saranno affiancati dalle proposte del villaggio Food &amp; Wine, in via dell’Abbazia. Il programma completo e le modalità di partecipazione si possono consultare <a href="http://www.vinidabbazia.com">sul sito</a>.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/vini-dabbazia-appuntamento-a-fossanova/">Vini d’Abbazia, appuntamento a Fossanova</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>In Sardegna il festival del gin debutta tra i profumi dell’Isola: due giorni di alchimia a Marrubiu</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/in-sardegna-il-festival-del-gin-debutta-tra-i-profumi-dellisola-due-giorni-di-alchimia-a-marrubiu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 10:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[gin]]></category>
		<category><![CDATA[Gin & Tonic Festival]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi pensa che il Gin Tonic sia solo acqua tonica e distillato, Marrubiu ha in serbo una lezione diversa. Sabato 30 e domenica 31 maggio, l’ex Cantina Sociale diventa il fulcro di un’alchimia che unisce ricerca, territorio e spettacolo. Il Gin &#38; Tonic Festival celebra i suoi primi dieci anni di storia e, per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="4">Per chi pensa che il <strong>Gin Tonic</strong> sia solo acqua tonica e distillato, <strong>Marrubiu</strong> ha in serbo una lezione diversa.<strong> Sabato 30 e domenica 31 maggio</strong>, l’ex Cantina Sociale diventa il fulcro di un’alchimia che unisce ricerca, territorio e spettacolo. Il <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="245">Gin &amp; Tonic Festival</b> celebra i suoi primi dieci anni di storia e, per festeggiare, sceglie la <strong>Sardegna</strong> come tappa d&#8217;esordio del suo tour nazionale.</p>
<p data-path-to-node="6">Il cuore pulsante dell’evento è la riscoperta del <strong>gin Sardo</strong>. Non si tratterà di una semplice esposizione, ma di un omaggio a quei local che hanno saputo trasformare i profumi selvatici della macchia mediterranea in etichette pluripremiate. Dalla maestria storica di <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="277">Silvio Carta</b> – con le sue incursioni nello zafferano e nelle note agrumate – fino a realtà emergenti come <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="383">Giniu</b>, <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="390">Dhea</b> o <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="397">Posidonia</b>, il festival vuole raccontare come il terroir isolano stia ridefinendo gli standard del bere bene.</p>
<h2 data-path-to-node="7">Il pubblico &#8220;fa&#8221; il gin</h2>
<p data-path-to-node="8">La vera chicca di questa edizione è il <strong>The Gin Lab Contest</strong>. Domenica 31, i bartender non si limiteranno a servire cocktail: si sfideranno in un laboratorio a cielo aperto. Qui, la competizione si fa democratica: il <strong>pubblico</strong> non è solo spettatore, ma giurato. <strong>L&#8217;applausometro</strong> – che peserà per il 10% sul giudizio finale – trasforma l&#8217;atmosfera in una sfida elettrizzante, dove il vincitore vedrà la propria &#8220;pozione&#8221; trasformata in un lotto in edizione limitata di sole <strong>12 bottiglie</strong>.</p>
<h3 data-path-to-node="9">Un palcoscenico tra passato e futuro</h3>
<p data-path-to-node="10">Il festival gioca sui contrasti. È in questo equilibrio che risiede il fascino dell’evento: si potrà sorseggiare un drink d’autore mentre il sax di <b data-path-to-node="10" data-index-in-node="148">Luca Quadrelli</b> (già collaboratore di Sting e John Mayer) dialoga con le basi elettroniche del producer <b data-path-to-node="10" data-index-in-node="251">Giangi Cappai</b>. E se la techno e il reggaeton scandiranno il ritmo delle serate, a ricordare le radici ci penseranno i <b data-path-to-node="10" data-index-in-node="369">Tenores di Neoneli</b>, in un ponte culturale tra l&#8217;arcaico e il contemporaneo.</p>
<p data-path-to-node="11">Anche il cibo segue questa filosofia: non semplici food truck, ma un percorso gastronomico che spazia dalle<strong> ostriche di Marceddì</strong> alle proposte vegane, fino ai panini di vitella locale curati da nomi noti del territorio.</p>
<p data-path-to-node="13">Per chi vuole vivere la manifestazione con un occhio di riguardo, quest&#8217;anno debutta la <b data-path-to-node="13" data-index-in-node="88">VIP Area</b>. È pensata come un rifugio panoramico: tavoli riservati, un bar dedicato per ridurre le attese e un punto di osservazione privilegiato per godersi la musica e la miscelazione d&#8217;autore senza la calca.</p>
<p data-path-to-node="14">Il festival aprirà i battenti sabato 30 dalle 17 alle 2, metre domenica 31 già dalle 12. Un weekend pensato per chi vuole scoprire il volto più sofisticato e conviviale dell&#8217;isola, prima che il tour riparta alla volta di <strong>Torino</strong>, <strong>Milano</strong> e <strong>Bergamo</strong>.</p>
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		<title>Ai Mercati Generali di Catania arriva il primo mercato dei vignaioli artigianali</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/ai-mercati-generali-di-catania-arriva-il-primo-mercato-dei-vignaioli-artigianali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 13:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Etna]]></category>
		<category><![CDATA[Sulle bucce]]></category>
		<category><![CDATA[vignaioli indipendenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se pensate alla solita fiera del vino con i banchi d&#8217;assaggio tutti uguali, i sommelier in ghingheri e il silenzio monastico da degustazione tecnica, siete completamente fuori strada. A Catania sta per nascere qualcosa di diverso. Domenica 24 e lunedì 25 maggio, gli spazi dei Mercati Generali ospitano la prima edizione di Sulle Bucce, un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="4"><span class="">Se pensate alla solita fiera del vino con i banchi d&#8217;assaggio tutti uguali,</span><span class=""> i sommelier in ghingheri e il silenzio monastico da degustazione tecnica,</span><span class=""> siete completamente fuori strada.</span><span class=""> A <strong>Catania</strong> sta per nascere qualcosa di diverso.</span><span class=""><strong> Domenica 24 e lunedì 25 maggio</strong>,</span><span class=""> gli spazi dei <strong>Mercati Generali</strong> ospitano la prima edizione di </span><b class="" data-path-to-node="4" data-index-in-node="329">Sulle Bucce</b><span class="">,</span><span class=""> un vero e proprio mercato dedicato esclusivamente ai <strong>vignaioli artigianali dell’Etna</strong>.</span><span class=""> L&#8217;idea è semplice:</span><span class=""><strong> rimettere al centro della mappa il vino vulcanico</strong> attraverso il racconto diretto di chi lo fa,</span><span class=""> senza troppi filtri o sovrastrutture commerciali.</span><span class=""> Un debutto che mette insieme <strong>28 cantine</strong> e che promette di fotografare lo stato dell&#8217;arte della produzione indipendente sul vulcano.</span></p>
<h2 data-path-to-node="5">Uno confronto generazionale tra le vigne del vulcano</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214598" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Sulle-Bucce-2.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="6">Spinto tra i vari promotori dal <strong>sommelier Valerio Brunetto</strong> e <strong>co-finanziato dalla Regione Siciliana</strong>, il progetto mette a nudo il vino del vulcano attraverso ventotto produttori che hanno scelto di fare agricoltura senza scorciatoie. La mappa delle cantine presenti è un piccolo capolavoro di equilibrio generazionale. Da una parte ci sono i padri fondatori del movimento artigianale sull&#8217;Etna, quei pionieri che quando tutti cercavano l&#8217;eleganza a tutti i costi facevano già vini d&#8217;avanguardia calpestando le convenzioni, come <strong>Etnella</strong> o <strong>Vino di Anna</strong>. Dall&#8217;altra, c&#8217;è l&#8217;energia delle nuove leve, rappresentata da realtà giovani e agguerrite come <strong>Enrica Camarda</strong>. Insieme a loro, a fare da specchio e da stimolo, ci saranno anche diversi produttori ospiti italiani e internazionali, creando un cortocircuito di idee che promette di ridefinire il dibattito enologico contemporaneo.</p>
<h3 data-path-to-node="7">Domenica tra libri, vinili e ritmi tropicali</h3>
<p data-path-to-node="8">Il festival è stato pensato con una <strong>doppia anima</strong>. La <strong>domenica</strong> è il giorno del pubblico, degli appassionati, di chi vuole bere bene ma anche capire cosa c&#8217;è dietro il liquido nel bicchiere. I cancelli aprono a mezzogiorno, ma il primo vero scossone della giornata arriva nel primo pomeriggio. Alle <strong>14:30</strong> sale in cattedra<strong> Roberto Frega</strong>, filosofo politico all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, per presentare il suo ultimo libro <i data-path-to-node="8" data-index-in-node="448">Il vino post naturale</i>, un testo che sta già facendo discutere gli addetti ai lavori perché scava dentro il rapporto tra produzione di nicchia, mercato globale e comunità. A moderare il dibattito ci sarà Mario Cutuli, subito prima di una masterclass decisamente pop che metterà a confronto due pesi massimi dell&#8217;acidità e dell&#8217;altura: <strong>il Carricante nostrano e il Riesling</strong>.</p>
<p data-path-to-node="9">Poi, dalle <strong>15</strong> in poi, l&#8217;atmosfera cambia pelle e vira verso la festa. Niente più silenzi da degustazione tecnica, ma un vinyl DJ set che scalda l&#8217;ambiente mentre apre il <strong>wine bar</strong> per i calici della staffetta serale. Il momento clou della serata è fissato per le 18 con il concerto live dei <strong>Parbleu</strong>, una band capace di shakerare groove tropicali e psichedelia, perfetta per riportare il vino alla sua dimensione più antica e sacra: quella della convivialità e del ballo, fino alla chiusura delle 23.</p>
<h3 data-path-to-node="10">Il lunedì dei professionisti e le chicche da fuori isola</h3>
<p data-path-to-node="11"><strong>Lunedì 25 maggio</strong> si cambia registro. Niente musica, niente distrazioni, la mattina è dedicata agli operatori del settore, ai ristoratori, agli enotecari e ai buyer che cercano bottiglie capaci di fare la differenza in carta vini. <strong>Dalle 11 alle 15</strong> i <strong>banchi d&#8217;assaggio</strong> diventano un luogo di business concreto, dove la contrattazione e la scoperta sono facilitate da un&#8217;atmosfera informale ma altamente professionale. Per l&#8217;occasione, ai produttori etnei si affiancheranno alcuni dei nomi più caldi della scena artigianale extra-siciliana, come <strong>Alex Della Vecchia</strong> con le sue etichette di Ultarcosta, <strong>Davide Andreatta</strong>, <strong>Jacopo Stigliano</strong> e <strong>Marco Durante</strong> con i suoi progetti firmati <strong>Il Signor Kurtz</strong>.</p>
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		<title>Per soli tre giorni, un borgo umbro sta per diventare la capitale italiana della porchetta</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/per-soli-tre-giorni-un-borgo-umbro-sta-per-diventare-la-capitale-italiana-della-porchetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 13:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[panino]]></category>
		<category><![CDATA[porchetta]]></category>
		<category><![CDATA[Porchettiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Todi]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una linea sottile – e decisamente profumata – che separa lo street food duro e puro dal manifesto culturale. Quella linea, dal 22 al 24 maggio 2026, passa per le piazze medievali di Todi, pronte a trasformarsi nel palcoscenico della sedicesima edizione di Porchettiamo. Il Festival delle Porchette d’Italia lascia i suoi vecchi confini [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="4">C’è una linea sottile – e decisamente profumata – che separa lo street food duro e puro dal manifesto culturale. Quella linea, <strong>dal</strong> <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="131">22 al 24 maggio 2026</b>, passa per le piazze medievali di <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="186">Todi</b>, pronte a trasformarsi nel palcoscenico della sedicesima edizione di <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="260">Porchettiamo</b>.</p>
<p data-path-to-node="5"><strong>Il Festival delle Porchette d’Italia</strong> lascia i suoi vecchi confini e compie un salto evolutivo, colonizzando il cuore &#8220;rosa&#8221; dell&#8217;Umbria. Non chiamatela semplicemente sagra: l&#8217;edizione 2026 si presenta come un dispositivo culturale che usa il cibo pop per eccellenza per parlare di territori, contemporaneità e contaminazioni.</p>
<h2 data-path-to-node="7">La mappa del gusto: l’Italia unita dal panino</h2>
<figure id="attachment_214576" aria-describedby="caption-attachment-214576" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-214576 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Vista-panoramica-su-Todi-crediti-fotografici-StevanZZShutterstock.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214576" class="wp-caption-text">Vista panoramica autunnale della città collinare di Todi (crediti fotografici Shutterstock/StevanZZ)</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="8">Il centro nevralgico dell&#8217;evento sarà la monumentale piazza del Popolo, ribattezzata per l&#8217;occasione <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="101">&#8220;Piazza delle Porchette&#8221;</b>. Qui andrà in scena una vera e propria geografia del gusto, un viaggio che unisce la penisola attraverso le sue diverse interpretazioni artigianali. I visitatori potranno mappare le differenze millenarie della tradizione: l&#8217;<b data-path-to-node="10,0,0" data-index-in-node="0">Umbria </b>e la<b data-path-to-node="10,0,0" data-index-in-node="0"> Toscana</b>, con le loro speziature decise e l&#8217;uso sapiente del finocchietto selvatico; il<b data-path-to-node="10,1,0" data-index-in-node="0"> Lazio</b>, rappresentato dall&#8217;immancabile croccantezza della Porchetta di Ariccia Igp; le <b data-path-to-node="10,2,0" data-index-in-node="0">Marche</b>, la <b data-path-to-node="10,2,0" data-index-in-node="0">Sicilia </b>e la<b data-path-to-node="10,2,0" data-index-in-node="0"> Calabria</b>, ognuna pronta a declinare il genere secondo la propria grammatica territoriale.</p>
<p data-path-to-node="13">La vera cifra stilistica del nuovo Porchettiamo è la sua <strong>narrazione multilivello</strong>. Il festival si lancia oltre il format del solo &#8220;panino e via&#8221; per abbracciare un ricchissimo calendario di attività che incrociano cibo, arte e performance. Nel segno di un incontro ravvicinato tra tecnica orientale e memoria contadina umbra, il legame tra tradizione e avanguardia globale, ad esempio, si fa carne (e brodo) nello show cooking di <b data-path-to-node="15" data-index-in-node="91">Chef Hiro</b> (Hirohiko Shoda). Il volto iconico della cucina giapponese in Italia proporrà una rilettura contemporanea del piatto pop nostrano, inserendolo nella struttura di un perfetto ramen nipponico.</p>
<p data-path-to-node="17">Sotto i Voltoni di piazza del Popolo prenderà vita <strong>un’enoteca</strong> che ospiterà <strong>30 cantine</strong> del territorio (grazie alla Strada dei Vini del Cantico e Todi Terre di Vino). A guidare le degustazioni dedicate al <strong>Grechetto</strong> e ai grandi rossi locali, e a tracciare il perfetto <strong>wine pairing</strong> con la complessità grassa e speziata della porchetta, ci saranno due firme d’eccezione: <b data-path-to-node="17" data-index-in-node="361">Jacopo Cossater</b> e <strong>Antonio</strong> <b data-path-to-node="17" data-index-in-node="382">Boco</b>. Preparatevi a talk che uniscono competenza tecnica a un approccio pop e dissacrante.</p>
<p data-path-to-node="19">Per chi cerca l&#8217;ironia, l&#8217;appuntamento è con la <b data-path-to-node="19" data-index-in-node="48">Porkettaterapia</b>, una degustazione teatralizzata in cui il racconto del panino perfetto si trasforma in una performance interattiva con tanto di &#8220;diagnosi alimentari&#8221;. Per smaltire, il festival propone trekking urbani a cavallo tra arte contemporanea (al Parco della Rocca Beverly Pepper) e storia locale, come l&#8217;insolito percorso guidato sul processo alla strega Matteuccia da Todi.</p>
<p data-path-to-node="22">L&#8217;evento gioca magistralmente su <strong>due anime</strong>: quella<b data-path-to-node="23,0,0" data-index-in-node="0"> istituzionale e gourmet</b>, dove la porchetta dialoga con i grandi vini, l&#8217;olio Dop Umbria e le versioni <i data-path-to-node="23,0,0" data-index-in-node="132">In Punta di Porchetta</i> (il panino degli chef) e gluten free, e l&#8217;altra <b data-path-to-node="23,1,0" data-index-in-node="0">dinamica e conviviale </b>presso lo spazio <b data-path-to-node="23,1,0" data-index-in-node="78">Porchettiamo &amp; Friends </b>che accenderà le luci sul cibo di strada regionale, birrifici artigianali della Birroteca, cocktail bar e una programmazione con dj set pensata per far vibrare il borgo fino a sera.</p>
<p data-path-to-node="22"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214577" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Porchettiamo.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/per-soli-tre-giorni-un-borgo-umbro-sta-per-diventare-la-capitale-italiana-della-porchetta/">Per soli tre giorni, un borgo umbro sta per diventare la capitale italiana della porchetta</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Il pane del futuro riparte dal campo: tra rivoluzione urbana e resistenza rurale</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-pane-del-futuro-riparte-dal-campo-tra-rivoluzione-urbana-e-resistenza-rurale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 14:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Bread Religion]]></category>
		<category><![CDATA[Forni & Fornai•e]]></category>
		<category><![CDATA[Neogrania]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[Petra Molino Quaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pane sta cambiando profondamente perché sta evolvendo il modo in cui guardiamo al grano, alla terra e alle relazioni umane che rendono possibile trasformarlo in cibo. Se a inizio mese avevamo anticipato l&#8217;appuntamento di Sacred Bread, mostra fotografia milanese visitabile fino al prossimo 28 giugno, nei prossimi giorni l&#8217;Italia continua a diventare il palcoscenico [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Il <strong>pane</strong> sta cambiando profondamente perché sta evolvendo il modo in cui guardiamo al <strong>grano</strong>, alla <strong>terra</strong> e alle <strong>relazioni</strong> umane che rendono possibile trasformarlo in cibo. Se a inizio mese avevamo anticipato l&#8217;appuntamento di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/sacred-bread-mostra-pane-fabbrica-del-vapore-milano/" target="_blank" rel="noopener">Sacred Bread</a>, mostra fotografia milanese visitabile fino al prossimo 28 giugno, nei prossimi giorni l&#8217;Italia continua a diventare il palcoscenico di questa trasformazione attraverso <strong>due eventi</strong> che, pur nella loro diversità, convergono verso un&#8217;unica direzione: <strong>restituire centralità a un alimento che è sintesi di biodiversità e conoscenza</strong>.</p>
<h2 data-path-to-node="3">La visione di Bread Religion</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214516" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/in-un-campo-di-grano.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="4">La decima edizione di <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="22">Bread Religion</b>, firmata da <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="49">Petra Molino Quaglia</b>, approda a <strong>Roma</strong> martedì <strong>19 maggio</strong> presso gli <strong>Archi di Claudio Golf Club </strong>all&#8217;interno del Parco degli Acquedotti. Al centro dell’incontro ci sarà il progetto di <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="178">Neogrania </b>che mira a costruire relazioni dirette tra chi coltiva popolazioni evolutive di grano e chi le trasforma. L&#8217;idea è quella di <strong>rendere accessibile una filiera agricola condivisa</strong> anche a chi non possiede terra o mulini, accelerando la diffusione della <strong>biodiversità cerealicola</strong> attraverso una rete di consapevolezza che unisce contadini, mugnai, panettieri e cuochi.</p>
<p data-path-to-node="4"><strong>Dalle ore 15 alle 18:30</strong>, si alterneranno tre momenti di confronto tra agricoltori, i migliori panificatori internazionali arrivati da Varsavia a Parigi e chef stellati del calibro di <strong>Giulio Terrinoni</strong> e <strong>Caterina Ceraudo</strong>. L&#8217;obiettivo di questi incontri è analizzare il pane attraverso tre lenti fondamentali: la terra intesa come origine, il forno come luogo della trasformazione tecnica e la cucina come spazio della firma gastronomica. A partire <strong>dalle ore 19</strong>, prenderà il via l&#8217;aperitivo sull’erba con <strong>12 panini d&#8217;autore</strong>. Queste creazioni, nate dalla <strong>collaborazione</strong> inedita<strong> tra coppie di panettieri e chef</strong>, come quella tra <strong>Heinz Beck </strong>e <strong>Roberta Pezzella</strong>, saranno realizzate esclusivamente con le farine della <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="879">Carta dei Grani </b>– una mappa viva che permette di risalire per ogni farina al nome dell’agricoltore e all&#8217;area di coltivazione –, mettendo in risalto l&#8217;identità unica di ogni raccolto.</p>
<p data-path-to-node="5">In questo contesto si muovono figure internazionali che interpretano il pane come un atto di responsabilità. <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="109">Vanessa Dezallé</b>, da Parigi, lo definisce un atto politico, un mezzo per riconnettere la città ai campi e per interrogarsi su quale sistema agricolo sosteniamo ogni giorno. Parallelamente, <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="297">Monika Walecka</b> a Varsavia trasforma la bakery in una piattaforma culturale dove il pane integrale e l&#8217;uso di grani come emmer e einkorn diventano un linguaggio per dialogare con la comunità urbana. Non meno rilevante è la visione di <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="530">Alberto Miragoli</b>, che da Madrid porta un rigore tecnico appreso oltreoceano per governare la complessità del processo produttivo senza mai perdere l&#8217;identità artigianale.</p>
<p data-path-to-node="6">Il legame con la terra si fa ancora più stretto nelle parole di <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="64">Giuseppe Li Rosi</b>, custode delle popolazioni evolutive in Sicilia, che vede il grano come un organismo vivo capace di adattarsi e cambiare nel tempo. Questa visione si specchia in quella del francese <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="263">Franck Perrault</b>, autentico <i data-path-to-node="6" data-index-in-node="290">paysan boulanger</i> che gestisce l&#8217;intera filiera dalla semina biologica alla cottura a legna, e in quella di <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="397">René van der Veer</b>, che nei Paesi Bassi panifica utilizzando quasi esclusivamente grani locali per preservare il valore nutrizionale e il legame con il paesaggio.</p>
<p data-path-to-node="7">Si discute di innovazione e sistemi di valore con <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="64">Chiara Quaglia</b> e <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="81">Piero Gabrieli</b>, che promuovono una filiera non basata sul prezzo ma sulla dignità del lavoro. La riflessione italiana si arricchisce anche del contributo di <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="232">Roberta Pezzella </b>che, nella sua panetteria a Frosinone, continua la ricerca sul lievito madre e sulla materia viva, dimostrando come la tecnica e la sensibilità possano generare prodotti di altissima digeribilità e carattere.</p>
<h2 data-path-to-node="7">La resistenza dell&#8217;Appennino</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214517" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Comunita-Slow-Food-del-Grano-dellalto-Appennino-tra-Bologna-e-Firenze.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="8">Pochi giorni dopo, <strong>il 23 e 24 maggio</strong>, il baricentro della discussione si sposta sull&#8217;<strong>Appennino bolognese</strong> per <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="109">Forni &amp; Fornai•e</b>. A Monghidoro, il grano non è solo produzione ma una forma di permanenza nei territori montani. Attorno al <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="233">Forno Calzolari</b> e alla <strong>Comunità Slow Food del Grano dell&#8217;Alto Appennino</strong>, si celebra una filiera che resiste grazie ai &#8220;grani alti&#8221;, varietà tradizionali non nanizzate che hanno conservato profumi e aromi autentici.</p>
<p data-path-to-node="5">Il festival, come spiega il fornaio e promotore <strong>Matteo Calzolari</strong>, non è una semplice fiera ma una pratica condivisa che riattiva la tradizione del <strong>forno pubblico</strong> e dei <strong>mulini</strong> della <strong>Valle del Savena</strong>. Il programma del <strong>sabato</strong> si concentra su <strong>tavoli di lavoro tematici</strong> dedicati a sfide cruciali come il futuro del grano tra nuove tecniche e varietà antiche, la logistica creativa degli spacci contadini e le strategie di sopravvivenza agricola, momento che vedrà il confronto tra i quattro Biodistretti emiliani di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma.</p>
<p data-path-to-node="5">La giornata culminerà nella &#8220;veglia&#8221; serale, un rito collettivo di cena e musica che riprende l&#8217;antica usanza contadina degli incontri nelle stalle, per poi proseguire a mezzanotte con una passeggiata tra le lucciole e concludersi alle due del mattino con una sfornata collettiva notturna che inaugurerà il laboratorio rinnovato del Forno Calzolari. La <strong>domenica</strong> celebrerà il <strong>legame fisico con la terra</strong> attraverso la <strong>colazione nei campi</strong>, <strong>passeggiate guidate</strong> per il riconoscimento varietale e un <strong>mercato contadino</strong> d&#8217;Appennino, chiudendo con <strong>laboratori</strong> di impasto a mano e un brindisi finale accompagnato dall&#8217;orchestra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/il-pane-del-futuro-riparte-dal-campo-tra-rivoluzione-urbana-e-resistenza-rurale/">Il pane del futuro riparte dal campo: tra rivoluzione urbana e resistenza rurale</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Tra storia e ribellione, la Vernaccia di San Gimignano celebra il suo mito</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/loro-di-san-gimignano-tra-storia-e-ribellione-la-vernaccia-celebra-il-suo-mito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 16:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[regina ribelle]]></category>
		<category><![CDATA[San Gimignano]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Vernaccia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un legame indissolubile che unisce le torri di pietra di San Gimignano al riflesso dorato del suo vino più celebre. Non è solo una questione di terroir, ma di identità: la Vernaccia di San Gimignano non è un bianco qualunque, è una &#8220;Regina Ribelle&#8221; che da secoli sfida le convenzioni della viticoltura toscana, terra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">C’è un legame indissolubile che unisce le torri di pietra di <strong>San Gimignano</strong> al riflesso dorato del suo vino più celebre. Non è solo una questione di <em>terroir</em>, ma di <strong>identità</strong>: la <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="176">Vernaccia di San Gimignano</b> non è un bianco qualunque, è una <strong>&#8220;Regina Ribelle&#8221;</strong> che da secoli sfida le convenzioni della <strong>viticoltura toscana</strong>, terra storicamente vocata ai grandi rossi. Quest’anno, il borgo medievale si prepara a celebrare un appuntamento cruciale. <strong>Sabato 30 e domenica 31 maggio</strong> torna infatti il <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="491">Regina Ribelle &#8211; Vernaccia di San Gimignano Wine Fest</b>, un’edizione che profuma di storia: si festeggiano i 750 anni dalla prima attestazione documentata del vitigno e i 60 anni dal riconoscimento della Doc, la prima in assoluto in Italia.</p>
<h2 data-path-to-node="5">Un compleanno lungo 750 anni</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214198" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Il-centro-storico-di-San-Gimignano-in-occasione-del-Festival-dedicato-alla-Vernaccia.jpg" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="6">Non capita spesso di poter degustare un vino che vanta una citazione già nel <strong>1276</strong>. La Vernaccia di San Gimignano ha attraversato i secoli, dai banchetti papali alle tavole dei poeti, mantenendo intatta quella tempra che oggi la rende unica. Il Festival non è dunque solo una <strong>rassegna enogastronomica</strong>, ma un viaggio nel tempo.</p>
<p data-path-to-node="4">Il programma inizia la mattina di <strong>sabato 30 maggio</strong>, quando dalle ore 11 il centro storico si trasforma in una cantina a cielo aperto. I banchi d&#8217;assaggio in piazza della Cisterna e piazza del Duomo diventano il palcoscenico per l&#8217;incontro diretto con i <strong>produttori</strong>, un&#8217;occasione unica per scoprire le sfumature della <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="350">Vernaccia di San Gimignano Docg</b> fino alle 19. Parallelamente, la Loggia del Teatro dei Leggieri ospita una serie di approfondimenti tecnici curati da <strong>Assoenologi Sezione Toscana</strong>.</p>
<p data-path-to-node="4">Si parte a mezzogiorno con la masterclass della professoressa Valentina Canuti dedicata all&#8217;evoluzione temporale del vino, per proseguire nel pomeriggio con il focus dell&#8217;enologo Sergio Puccioni sulle &#8220;Storie d&#8217;Annata&#8221; e concludere con l&#8217;intervento della dottoressa Alessandra Ticci, che esplorerà il carattere storico e pungente della denominazione attraverso la celebre citazione &#8220;bacia, lecca, morde e picca e pugne&#8221;.</p>
<p data-path-to-node="4"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214200" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Una-delle-masterclass-con-wine-pairing-del-Festival-sulla-Vernaccia-di-San-Gimignano.jpg" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="5">La giornata di sabato non si esaurisce nel calice tecnico, ma si apre alla divulgazione e alla festa. Presso la Loggia del Palazzo del Comune, il giornalista Giuseppe Carrus anima il &#8220;Salottino Ribelle&#8221;, uno spazio di confronto sui temi dell&#8217;enoturismo attivo dalle 12 alle 18. Mentre i più piccoli trovano il loro spazio dedicato al gioco in piazza Pecori, l&#8217;atmosfera cambia volto con il calare del sole. Dalle 21:30, il Cassero della Rocca di Montestaffoli accoglie il lato più contemporaneo del Festival con un Dj-set esclusivo, dove la degustazione della <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="602">Vernaccia di San Gimignano Docg</b> incontra i cocktail d&#8217;autore firmati da Lorenzo Borgianni, in arte <strong>Il Gingegnere</strong>. Come suggerisce il nome del bartender, il focus sarà sul gin.</p>
<p data-path-to-node="6"><strong>Domenica 31 maggio</strong> si riprende il racconto territoriale con i banchi d&#8217;assaggio aperti dalle 11 alle 18, ma si tinge di una sana competizione professionale. La mattina si apre infatti con le prove d&#8217;esame riservate agli aspiranti <strong>&#8220;Miglior Sommelier della Toscana 2026&#8221;</strong> presso la Wine Experience alla Rocca. Nel frattempo, il pubblico può continuare il percorso di apprendimento alla Loggia del Teatro dei Leggieri: a mezzogiorno Luca Marchiani, Miglior Sommelier AIS Toscana 2025, presenta le premesse dell&#8217;eccellente annata 2025, mentre nel primo pomeriggio, insieme a Valentino Tesi (Miglior Sommelier d’Italia 2019), condurrà un’attesa masterclass sulle diverse interpretazioni della <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="693">Vernaccia di San Gimignano Riserva</b>.</p>
<p data-path-to-node="7">Il gran finale del Festival è previsto per il tardo pomeriggio di domenica, quando la Loggia del Teatro dei Leggieri ospita la finale pubblica e la successiva premiazione del concorso AIS. È il momento in cui l&#8217;eccellenza del servizio incontra l&#8217;eccellenza del prodotto, chiudendo ufficialmente la manifestazione tra saluti istituzionali e premiazioni. Per tutta la durata dell&#8217;evento, la bellezza architettonica di San Gimignano dialoga con l&#8217;arte contemporanea di Stefano Bombardieri, le cui opere monumentali – come &#8220;Il Peso del Tempo Sospeso&#8221; e l&#8217;omaggio a Colbert – presidiano le piazze principali, ricordandoci che la <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="624">Vernaccia di San Gimignano</b> è, a tutti gli effetti, un&#8217;opera d&#8217;arte liquida che non teme il passare dei secoli.</p>
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		<title>A Napoli una settimana di ”ebrezza creativa”</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/a-napoli-una-settimana-di-ebrezza-creativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 10:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Peppe Guida]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[wine&thecity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se Napoli è tra le più emblematiche città italiane per quel che riguarda il buon cibo e la convivialità ma anche per lo spirito artistico e creativo, da 18 anni a questa parte nella città sul golfo maggio non è solo il mese dedicato ai Monumenti “a porte aperte” ma anche quello di Wine&#38;Thecity, quest’anno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se <strong>Napoli</strong> è tra le più emblematiche città italiane per quel che riguarda il buon cibo e la convivialità ma anche per lo spirito artistico e creativo, da 18 anni a questa parte nella città sul golfo maggio non è solo il mese dedicato ai Monumenti “a porte aperte” ma anche quello di <strong>Wine&amp;Thecity,</strong> quest’anno in programma <strong>dal</strong> <strong>16 al 23 maggio</strong> in alcuni dei luoghi più magici e interessanti della città, tra la grandiosità di progetti architettonici e artistici e angoli segreti da scoprire, accompagnati come sempre da assaggi e calici.</p>
<p>Progetto culturale indipendente ideato dalla giornalista <strong>Donatella Bernabò Silorata</strong>, nel corso di questi <a href="https://www.foodandwineitalia.com/winethecity-2024-levento-diffuso-che-connette-napoli/">quasi 20 anni la rassegna</a> si è evoluta tenendo il passo con i tempi mantenendo però quelli che erano stati i presupposti alla base della sua nascita: connettere persone, luoghi e visioni attraverso il vino come esperienza culturale, con un format nomade mai uguale a sé stesso e molteplici linguaggi, coltivando appunto quella che gli organizzatori definiscono <strong>“ebbrezza creativa”</strong>, all’insegna della libertà e dell’immaginazione: non a caso, il simbolo di questa edizione è una piccola farfalla colorata, emblema primaverile di leggerezza ma anche di crescita e mutamento, che invita a “seguire il battito creativo”.</p>
<p>«Wine&amp;Thecity è nato come un atto spontaneo, quasi necessario se si ricorda la Napoli del 2008. In questi 18 anni abbiamo difeso con determinazione la nostra indipendenza, perché è l’unico modo per restare davvero <strong>liberi di creare,</strong> scegliere, sorprendere. Ogni anno ci reinventiamo, ogni volta, insieme alla città», commenta Bernabò Silorata. E anche quest’anno, il programma mantiene le sue promesse, con degustazioni di vino immaginate in dialogo con installazioni artistiche, cene stellate che si trasformano in vere e proprie performance, live set, aperture straordinarie e molto altro.</p>
<figure id="attachment_214382" aria-describedby="caption-attachment-214382" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214382" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/3-1.png" alt="Napoli" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214382" class="wp-caption-text">La Stazione di Monte Sant&#8217;Angelo di Kapoor</figcaption></figure>
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<p>A dare il via alla kermesse, sabato 16 maggio, sarà ad esempio la degustazione di vino “sotterranea” organizzata grazie alla collaborazione dell’EAV nella suggestiva e visionaria <strong>Stazione di Monte Sant’Angelo </strong>della Linea 7, progettata da <strong>Anish Kapoor</strong>, e accompagnata da musica jazz live: un percorso multisensoriale e stimolante per soli 100 visitatori (ingresso libero su prenotazione obbligatoria) incentrato sui vini di cinque cantine dell’area flegrea, dove sorgono i luoghi mitologici che hanno ispirato Kapoor nel suo progetto.</p>
<figure id="attachment_214383" aria-describedby="caption-attachment-214383" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214383" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-1.png" alt="Napoli Museo" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214383" class="wp-caption-text">Museo Filippo Palizzi, foto Prof. Giuseppe Esposito</figcaption></figure>
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<p>Lunedì 18 maggio saranno invece i vini del <strong>Consorzio Tutela Vini Vesuvio</strong> ad accompagnare l’aperitivo e la cena <em>Il Convivio del Tempo</em>, in cui la cucina stellata di <strong>Peppe Guida</strong> e la scenografia dell’artista e table designer Sergio Colantuoni si incontrano in un luogo partenopeo poco noto e ricco di energia creativa: il <strong>Museo Artistico Industriale Filippo Palizzi, </strong>che per la prima volta apre le sue porte per una serata all’insegna deli piaceri enogastronomici che sarà anche l’occasione per conoscere da vicino le belle collezioni dell’Ottocento napoletano e le idee degli studenti che oggi ne popolano quotidianamente gli spazi.</p>
<p>Tra il 20 e il 21 maggio saranno soprattutto le animate vie dello shopping cittadino, nel quartiere Chiaia, a fare da cornice agli appuntamenti: prima con <strong><em>Happy Wine</em></strong> – quando, il mercoledì, boutique, gallerie d’arte e cortili si trasformeranno per un giorno in “cantine” in cui ritrovarsi a bere, assaggiare, ascoltare musica e lasciarsi ispirare – e poi con <em><strong>Bacco, Tabacco e Tapas</strong></em> che il giovedì vedrà coinvolti  bistrot, cocktail bar e ristoranti lungo il percorso tra via Bisignano, Vico Sospiri e Vico Satriano, fino a piazza Vittoria e via Partenope, che proporranno pairing tra piatti e vini, ma anche con i sigari del Club Amici del Toscano.</p>
<p>Mentre non mancheranno appuntamenti “Off”, in altri luoghi della città, come quello in programma il 19 maggio alla popolare e iconica <strong>Salumeria Malinconico</strong> – che sul corso Vittorio Emanuele attira i golosi con panini monumentali e focacce strepitose da ordinare al banco della salumeria – e quello del 22 sul rooftop del <strong>Grand Hotel Oriente</strong>, per godersi gli assaggi con vista.</p>
<p>Mentre il gran finale, sabato 23 maggio, porterà i partecipanti a scoprire la<strong> Vigna di Teonilla,</strong> vigneto urbano sulla collina più alta di Napoli, alle pendici dell’Eremo dei Camaldoli. Qui, una lunga tavolata tra i filari vedrà sfilare i piatti della chef Marianna Vitale e i vini “vulcanici” dell’azienda <strong>Fattorie Teonilla</strong>, che si sviluppa nel Parco Metropolitano dei Camaldoli e nell’area Doc dei Campi Flegrei, regalando anche un panorama unico che abbraccia l’intero golfo di Napoli, dal Vesuvio a Capo Miseno, punteggiato dalle isole di Capri, Procida e Ischia. Il luogo perfetto per brindare alla magia partenopea, al piacere della convivialità.</p>
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		<title>Sacred Bread a Milano, il pane come rito e memoria in mostra alla Fabbrica del Vapore</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/sacred-bread-mostra-pane-fabbrica-del-vapore-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 08:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pane come alimento, simbolo religioso e archivio di civiltà entra alla Fabbrica del Vapore di Milano con Sacred Bread. Le vie del pane, la mostra fotografica di Stefano Torrione in programma dal 7 maggio al 28 giugno 2026 nello Spazio Messina. Più che una mostra sul pane, è un progetto sul suo significato culturale, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="489" data-end="896">Il <strong>pane</strong> come alimento, simbolo religioso e archivio di civiltà entra alla <strong>Fabbrica del Vapore</strong> di <strong>Milano</strong> con <em data-start="597" data-end="628">Sacred Bread. Le vie del pane</em>, la mostra fotografica di <strong>Stefano Torrione</strong> in programma dal 7 maggio al 28 giugno 2026 nello Spazio Messina. Più che una mostra sul pane, è un progetto sul suo significato culturale, costruito lungo sei anni di viaggi e ricerca tra le sponde del Mediterraneo e oltre. L’esposizione riunisce <strong>77 fotografie in bianco e nero</strong> e segue un percorso che mette al centro i pani rituali, quelli che sopravvivono ai cambiamenti dell’alimentazione industriale e continuano a essere preparati secondo codici antichi, spesso legati a pratiche religiose e comunitarie.</p>
<h2 data-start="489" data-end="896">L&#8217;alimento simbolo della liturgia umana</h2>
<p data-start="1284" data-end="1734">L’attacco della mostra è netto: il pane non viene raccontato come prodotto da mangiare, ma come dispositivo di storia. È questa la linea del lavoro di Torrione, fotografo ed etnografo che ha sviluppato il progetto a partire dalla lettura di <em data-start="1526" data-end="1539">Pane nostro</em> di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Predrag Matvejević</span></span></strong>, seguendo quella che definisce una “strada del pane” attraverso luoghi in cui questo alimento conserva ancora una funzione rituale, sociale e spirituale.</p>
<p data-start="1736" data-end="2268">Il percorso attraversa sedici tappe e collega geografie lontane ma unite da una stessa materia primaria. Si va dalla Mesopotamia a Gerusalemme, dal Monte Sinai al Corno d’Africa, dai villaggi berberi dell’Atlante fino a Sarajevo, dalla Grecia del Monte Athos a <strong>Konya</strong>, in Turchia, città a cui la tradizione lega il <strong>ritrovamento del pane più antico conosciuto</strong>. Il Mediterraneo resta però il centro simbolico del progetto, non solo come spazio geografico ma come luogo dove il pane ha assunto nei secoli valore religioso e identitario.</p>
<p data-start="1736" data-end="2268"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214076" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/sacred-bread-mostra-pane-fabbrica-del-vapore-milano.png" alt="sacred-bread-mostra-pane-fabbrica-del-vapore-milano" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2270" data-end="2665">Dentro questo racconto, l’Italia ha un ruolo specifico. <strong>Sardegna</strong>, <strong>Sicilia</strong> e <strong>Puglia</strong> compongono tre capitoli della mostra e vengono lette come territori in cui il pane rituale continua a esistere come linguaggio. Pani votivi, forme antropomorfe, preparazioni legate alle feste di San Giuseppe o ai calendari liturgici non sono presentati come folklore, ma come tracce di un patrimonio ancora vivo.</p>
<p data-start="2667" data-end="3103">Il pane, del resto, è il <strong>soggetto</strong> e insieme il <strong>pretesto</strong>. La mostra insiste su questo doppio registro. Da una parte il pane come gesto quotidiano, nato da acqua, farina e fuoco; dall’altra come simbolo condiviso nelle grandi religioni monoteistiche, presente nel Talmud, nella Bibbia e nel Corano. È su questo terreno che <em data-start="2988" data-end="3002">Sacred Bread</em> si muove, più vicino a un’indagine antropologica che a una narrazione documentaria in senso stretto.</p>
<p data-start="3105" data-end="3420">Il testo critico di Gabriel Bauret colloca il progetto nella tradizione della fotografia umanistica, e non è una definizione ornamentale. Il lavoro di Torrione si misura infatti con ciò che spesso resta ai margini delle rappresentazioni contemporanee del cibo: il rapporto tra nutrimento, rito e memoria collettiva.</p>
<p data-start="3422" data-end="3769">Anche per questo la mostra arriva in un momento in cui il pane è tornato al <strong>centro della cucina</strong>, ma da prospettive nuove. Negli ultimi anni la panificazione artigianale ha riportato attenzione su grani, filiere e fermentazioni; qui il discorso si sposta più indietro, verso il pane come fatto culturale, prima ancora che gastronomico.</p>
<p data-start="3771" data-end="4152">Tra i nuclei più interessanti ci sono le immagini dedicate ai pani della <strong>Pasqua ebraica</strong> a Gerusalemme, ai pani condivisi durante il <strong>Ramadan</strong> tra Palestina e Bosnia, alla <em data-start="3940" data-end="3950">prosfora</em> del Monte Athos, ai pani benedetti di Lalibela, fino alla <em data-start="4009" data-end="4019">taguella</em> tuareg cotta sotto la sabbia. Non è un atlante del pane del mondo, ma un’indagine selettiva sulle forme in cui il pane diventa rito.</p>
<p data-start="4154" data-end="4476">L’apertura sarà accompagnata il 9 maggio da un monologo di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Giuseppe Cederna</span></span></strong> dedicato al Mediterraneo come spazio di scambio e di prossimità. Un’estensione coerente di un progetto che, anche nelle parole di Torrione, si propone come riflessione sui legami tra culture in un tempo segnato dai conflitti.</p>
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