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	<title>Appuntamenti &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Appuntamenti &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Merano WineFestival, le novità della 35ª edizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 13:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Perlé Ferrari Trento Doc 2002 della maison trentina della famiglia Lunelli, L’Alto Adige Terlano Doc Rarity 2013 di Cantina Terlano, La Vernaccia di Oristano Doc Riserva 1998 di Contini da Cabras e il Vin Santo di Montepulciano Doc &#8220;Occhio di Pernice&#8221; 2012 di Avignonesi: quattro vini diversi, espressione di territori ben distinti e di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Perlé Ferrari Trento Doc 2002 della maison trentina della famiglia Lunelli, L’Alto Adige Terlano Doc Rarity 2013 di Cantina Terlano, La Vernaccia di Oristano Doc Riserva 1998 di Contini da Cabras e il Vin Santo di Montepulciano Doc &#8220;Occhio di Pernice&#8221; 2012 di Avignonesi: <strong>quattro vini diversi</strong>, espressione di territori ben distinti e di storie aziendali profondamente radicate, ma che condividono la capacità di sfidare il tempo, anzi di trovare proprio nel suo scorrere un elemento ulteriore di pregio. Un valore che, assieme alle indiscutibili qualità sensoriali, è stato riconosciuto con il massimo punteggio<strong> (100/100) </strong>del <strong>WineHunter Award Platinum,</strong> assegnato quest’anno per la prima volta appunto ai quattro vini menzionati da<strong> Helmuth Köcher </strong>e la commissione di assaggio del suo progetto WineHunter.</p>
<p>È questa una delle novità di spicco che hanno accompagnato la presentazione della 35ª edizione di <strong>Merano WineFestival</strong>, dal tema “Eleganza e Bellezza”, in programma alla Kurhaus di Merano dal<strong> 6 al 10 novembre 2026</strong>: a ospitare la conferenza stampa a Roma è stata la sala dedicata ai caduti di Nassirya di<strong> Palazzo Madama, </strong>con il Vicepresidente del Senato <strong>Gian Marco Centinaio </strong>a fare gli onori di casa e a sottolineare l’importanza dell’evento e del comparto (anche in quanto produttore: ha infatti fondato, insieme alla sorella Manuela Centinaio, un’azienda vinicola in Oltrepò Pavese).</p>
<h3>Le istituzioni a sostegno del vino made in Italy</h3>
<figure id="attachment_218267" aria-describedby="caption-attachment-218267" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-218267" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/10/4-2.png" alt="Merano WineFestival" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-218267" class="wp-caption-text">La presentazione a Palazzo Madama, con premiati e relatori</figcaption></figure>
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<p>Assieme a Centinaio, hanno preso parte alla conferenza diversi rappresentanti delle istituzioni – dalle Vicepresidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato <strong>Maria Chiara Gadda</strong> e <strong>Silvia Fregolent</strong> a<strong> Diana Lenzi </strong>per Coldiretti, oltre ai video messaggi della Sindaca di Merano Katharina Zeller, del Presidente dell’Agenzia ICE Matteo Zoppas e di Luigi D’Eramo, Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste –, tutti concordi nell’applaudire la scelta di ospitare la presentazione di Merano WineFestival in un luogo istituzionale dall’alto valore simbolico: pur se in un momento di difficoltà, in cui le sfide da affrontare sono numerose – dal cambiamento climatico alla diffusione di nuove abitudini di consumo –, il vino resta un <strong>asset strategico</strong> del made in Italy, che assieme a tutto il comparto agroalimentare va supportato e rilanciato in maniera strutturale a partire dalle istituzioni, con l’appoggio pieno di Camera e Senato.</p>
<p>D’altro canto, nel <strong>1992</strong> Köcher aveva ideato e fondato il festival proprio come reazione a un periodo molto complesso, segnato dalle condanne per lo scandalo del metanolo di qualche anno prima, con la volontà di creare un nuovo riferimento per il settore e lanciare il messaggio che <strong>la qualità</strong> fosse la chiave per il successo.</p>
<p>Da lì è ripartito un sistema i cui numeri, ricordati con puntualità da Lenzi e Fregolent, compongono un <strong>quadro attuale</strong> significativo: 241mila aziende sul territorio nazionale, per un totale di 681mila ettari, 47,3 milioni di ettolitri prodotti, 14 miliardi di fatturato e 7,8 di export.</p>
<p>E di questo sistema la città altoatesina diventa – perlomeno una volta l’anno – snodo cruciale: se il Vicepresidente Centinaio ha ricordato l’importanza di Merano WineFestival come luogo di confronto del settore, «un festival che rappresenta e seleziona la qualità e l’eccellenza del nostro Paese, durante il quale Merano diventa la capitale del vino in Italia», lo stesso Köcher ricorda che «<strong>Il futuro del vino passa da Merano</strong>», una frase diventata eloquente slogan.</p>
<h3>Le novità e i numeri di Merano WineFestival 2026</h3>
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<figure id="attachment_218266" aria-describedby="caption-attachment-218266" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-218266" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/10/3-4.png" alt="Merano WineFestival" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-218266" class="wp-caption-text">Un&#8217;immagine dalle scorse edizioni del Merano WineFestival</figcaption></figure>
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<p>Oltre ai già citati premi “assoluti” – accompagnati da una preziosa creazione in <strong>meranite</strong>, rara gemma di origine vulcanica che si trova esclusivamente nella Val di Nova, e ricorda del lontanissimo passato della zona –, parte dei <a href="https://award.winehunter.it/it">101 vincitori dei WineHunter Award Platinum </a>nelle categorie Wine, Food e Spirits, tra le novità del festival c’è anche il <strong>Merano Wine Observatory</strong>, importante strumento di indagine che resta attivo oltre il festival: «Una piattaforma internazionale capace di osservare, analizzare e interpretare i cambiamenti del mondo del vino. Vogliamo guardare al <strong>futuro:</strong> come verrà prodotto, venduto, consumato e percepito il vino tra 5, 10 o 20 anni? Merano WineFestival vuole continuare a mettere in rete produttori, esperti, operatori del settore e istituzioni per osservare i nuovi scenari, analizzare esperienze, interpretare dati e anticipare i trend»,<strong> ha spiegato Köcher.</strong></p>
<p>Due importanti aggiornamenti che segnano un’edizione particolarmente ricca.  Dopo la giornata inaugurale di <strong>venerdì 6,</strong> che vedrà diversi momenti tra cui la cerimonia di premiazione dei WineHunter Award Platinum e la<strong> cena di gala</strong> in collaborazione con <a href="https://www.teritoria.com/it">Teritoria</a> – affidata a Sara Bertocchi e Fabrizio Molteni di Frosch Restaurant, Massimo Spigaroli di Antica Corte Pallavicina, Arcangelo Tinari di Villa Maiella, Giacomo Devoto de La Locanda de Banchieri e Anna Ghisolfi dell’omonimo ristorante –, dal 7 al 9 novembre il Festival entrerà nel vivo, con un <a href="https://meranowinefestival.com/programma/">programma</a> in costante aggiornamento.</p>
<p>Saranno oltre <strong>350</strong> le aziende vitivinicole presenti nella sezione Wine Italia della Kurhaus, accuratamente selezionate dalla commissione, mentre oltre 100 produttori da<strong> 12 Paesi</strong> diversi –  dal Libano alla Moldavia, dalla Georgia all’Azerbaigian, dal Brasile e l’Argentina al Sud Africa – animeranno la sezione Wine International. Si potranno inoltre assaggiare anche le oltre 120 etichette selezionate nella <strong>WineHunter Area</strong> (anche qui una novità, con la selezione Next Platinum che raggruppa i prodotti che hanno raggiunto il vertice della propria fascia di premio) e le etichette premiate con la Gran Medaglia d’Oro al Mondial des Vins Extrêmes, concorso indetto ogni anno dal Cervim, organismo internazionale che si occupa di promuovere e salvaguardare la viticoltura eroica e in particolare quella di montagna.</p>
<p>Un focus particolare sarà dedicato alle nuove tendenze del bere a <strong>gradazione alcolica ridotta</strong> o nulla, con un’area ad hoc, mentre la <strong>WineHunter Rosé Selection</strong> punterà il riflettore sulle migliori espressioni del bere in rosa. E poi ancora le WineHunter Masterclass presso l’Hotel Terme Merano, momenti dedicati alla cultura con presentazioni di libri e incontri, e gli spazi e momenti dedicati al networking B2B come il WH Buyers&#8217; Club e la ICE Buyers Area.</p>
<figure id="attachment_218264" aria-describedby="caption-attachment-218264" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-218264" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/10/1-1.png" alt="Merano" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-218264" class="wp-caption-text">La GourmetArena</figcaption></figure>
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<p>Ma ci sarà spazio anche per prodotti gastronomici, birre e distillati in arrivo da tutta Italia nella <strong>GourmetArena</strong>, con banchi di assaggio, showcooking e abbinamenti d&#8217;autore, anche grazie a collaudati “gemellaggi” con alcune regioni italiane dal notevole patrimonio culinario: dalla<strong> Campania</strong>, rappresentata in particolar modo dalla pizza, all’<strong>Abruzzo</strong> e la <strong>Calabria</strong>, che da qualche anno a questa parte ospita anche un’edizione estiva del Merano WineFestival. Mentre la kermesse si apre anche all’esterno, e a un pubblico più ampio, con il <strong>Fuori Salone</strong> lungo Corso Libertà.</p>
<p>A chiudere in grande stile questa edizione, martedì 10, ci sarà <strong>Catwalk Champagne&amp;more</strong>, giornata dedicata alle bollicine nazionali e internazionali, accompagnate da una selezione di eccellenze gastronomiche di alto livello, finendo con le premiazioni della Selezione Nord del concorso EmergenteSala, a cura di Luigi Cremona e Lorenza Vitali.</p>
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		<title>A tavola per prendersi cura degli altri</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/a-tavola-per-prendersi-cura-degli-altri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Roundtable]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Battisti]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Opera San Francesco per i poveri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando, intorno a mezzogiorno, arrivo in piazza del Tricolore a Milano, dove si trova l’ingresso della Mensa di corso Concordia di Opera San Francesco per i Poveri, c’è già una lunga fila: in tanti si mettono in coda – ogni giorno, a pranzo e cena – per un pasto caldo, del cibo nutriente, qualche parola [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, intorno a mezzogiorno, arrivo in piazza del Tricolore a Milano, dove si trova l’ingresso della Mensa di corso Concordia di <strong>Opera San Francesco per i Poveri</strong>, c’è già una lunga fila: in tanti si mettono in coda – ogni giorno, a pranzo e cena – per un pasto caldo, del cibo nutriente, qualche parola di conforto o una risata leggera: è quello che fa, da 65 anni, la realtà milanese nata nel 1959 per volontà di <strong>fra Cecilio Cortinovis</strong>, portinaio del Convento dei Cappuccini di viale Piave a Milano.</p>
<p>Oggi, però, la composizione della fila è un po’ diversa: insieme ai numerosi bisognosi che vengono qui ogni giorno o all’occorrenza, ci sono anche famiglie, abitanti del quartiere, persone più fortunate che hanno scelto di condividere il pranzo con gli altri.</p>
<h3>Una domenica qualunque, e speciale</h3>
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<p>Nella domenica in cui si festeggia <strong>San Francesco</strong> – e in quest’anno che segna l’importante ricorrenza degli 800 anni del transito del Poverello di Assisi – OSF ha deciso di aprire il pranzo a tutti, invitando con l’iniziativa <strong><em>Mense Aperte</em></strong> alla condivisione e all’incontro, per abbattere barriere e far conoscere l’importante opera svolta ogni giorno. Oltre che ai tavoli, anche dietro ai banchi del servizio, tra i volontari, si scorgono giornalisti, esperti enogastronomici e gente dello spettacolo, a distribuire i piatti con lo stesso sorriso di chi lo fa regolarmente. Insomma, un giorno normale e straordinario insieme per la comunità della <strong>mensa Concordia</strong>.</p>
<figure id="attachment_218196" aria-describedby="caption-attachment-218196" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-218196" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/10/4-1.png" alt="Cesare Battisti" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-218196" class="wp-caption-text">Cesare Battisti con i frati di Opera San Francesco</figcaption></figure>
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<p>A renderlo speciale, anche il menu. Per l’occasione, è stato lo chef <strong>Cesare Battisti</strong> – con la brigata di <strong>Ratanà</strong> – a studiare e preparare il pasto, un vero e proprio pranzo della domenica appagante e inclusivo: <strong>lasagne con le verdure</strong> e pollo arrosto con le patate, e poi biscotti, brownie al cioccolato e uva fresca.</p>
<p>«Avevo già avuto modo di collaborare con Opera San Francesco in altre occasioni, e quando mi hanno chiesto se avessi voluto cucinare per la festa di San Francesco per 1.600 persone, ho accettato con molto piacere», racconta lo chef che per scegliere cosa preparare – <strong>piatti semplici</strong> da fare per tante persone e che andassero bene per tutte le religioni – si è confrontato con i cuochi della mensa, a cominciare da <strong>Fabrizio</strong>, il coordinatore della cucina che ogni giorno prepara pasti completi, nutrienti e gustosi nonostante i grandi numeri. Quando vado via i pasti serviti hanno superato i 700, ma diventeranno circa il doppio, ed è così non solo in questa giornata speciale.</p>
<p>«È un modo per restituire qualcosa, per chi come me e come noi è un privilegiato», prosegue Battisti. «È una festa, in cui ho cucinato con piacere. Ma la cosa più bella è vedere, almeno per un giorno, tutti insieme alla stessa tavola, con <strong>la stessa dignità:</strong> qualcosa che non si regala, ma che bisogna riconoscere alle persone. Ed è quello che fa Opera San Francesco con il cibo, che è condivisione, è stare insieme a tavola. Per me, le grandi città si misurano non dal numero di abitanti o l’estensione, ma dal <strong>grado di accoglienza.</strong> E in questo Milano, anche grazie a Opera San Francesco, è un po’ più in alto di altri posti».</p>
<p>«Siamo chiamati ad avere relazioni di cura», conferma <strong>Fra Marcello Longhi,</strong> Direttore di OSF, citando tanto San Francesco quanto Franco Battiato. «Questa giornata vuole essere un momento in cui ci riconosciamo tutti bisognosi, fondamentalmente, di essere visti e guardati con affetto. Perché <strong>un buon cibo</strong> è un modo per dire “per me tu sei importante, sono contento che sei qui, voglio contribuire a farti star bene”. È proprio questo, quindi, il senso del pranzo un po&#8217; più ricercato di oggi», spiega. E aggiunge: «Quest vuole essere un momento di fraternità e di appello alla pace. Invitiamo a <strong>relazioni pacifiche,</strong> affettuose, di rispetto; perché è più semplice vivere in pace che vivere in guerra, e il cibo può essere un momento di pace».</p>
<h3>Un’azione di cura quotidiana, nel cibo e non solo</h3>
<figure id="attachment_218197" aria-describedby="caption-attachment-218197" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-218197" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/10/2-2.png" alt="mensa" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-218197" class="wp-caption-text">Un momento del servizio in mensa</figcaption></figure>
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<p>Non è un’utopia; perché alle mense di OSF – oltre a quella di corso Concordia, dal 2017 c’è quella di <strong>piazzale Velasquez,</strong> più piccola e aperta solo a pranzo ma non meno organizzata ed efficiente – non si dà solo un aiuto per la sussistenza: qui si accoglie,<strong> ci si prende cura</strong>, anche nelle piccole cose. Un saluto e una domanda agli ospiti frequenti, l’aiuto a chi ha difficoltà di deambulazione, l’accortezza di pulire ogni postazione quando si libera prima di far sedere un nuovo ospite ma senza spruzzare il detersivo direttamente a tavola, per evitare odori fastidiosi. <strong>Poche regole, ma rigide</strong>: non si possono introdurre cibo o bevande dall’esterno, non si può portare via quel che avanza a meno che non ci si porti dei contenitori ermetici, per questione di igiene e sicurezza. Per il resto, qui non si chiude la porta in faccia a nessuno.</p>
<p>Un principio che vale anche per gli altri servizi di Opera San Francesco, distribuiti tra le due sedi: Il Servizio Docce e Guardaroba, dove ci si può lavare e trovare abiti decorosi e puliti, smistati dal Centro Raccolta; il<strong> Poliambulatorio,</strong> attrezzatissimo e moderno, che garantisce a chi non ha diritto all’assistenza sanitaria nazionale cure, esami e farmaci in modo gratuito (e spesso con tempistiche più rapide), grazie ai medici volontari e ad alcune convenzioni con centri diagnostici esterni. E poi <strong>l’Area Sociale,</strong> con i Progetti Casa e Lavoro con cui si seguono i beneficiari nel percorso di riconquista della propria autonomia (tramite un impiego e alcuni appartamenti), il <strong>Fondo Prendiamoci Cura</strong> nato allo scopo di sostenere anche economicamente chi, specie dopo gli anni di pandemia e della crisi economica, si è trovato in difficoltà per pagare bollette o piccoli debiti, ma pure un’educazione finanziaria che aiuta a gestire le proprie risorse in maniera più efficiente, per non trovarsi da un giorno all’altro fuori corsa.</p>
<p>Qualcosa che potrebbe capitare a tutti: ai tavoli delle due mense – ciascuna frequentata da tipologie di persone un po’ di diverse ma con problemi simili – ci sono extracomunitari, rifugiati, famiglie, anziani dalle pensioni troppo misere, padri separati che non riescono a star dietro alle spese. Signore truccate e vestite con cura, ex professionisti, invalidi, persone colpite duramente dalla vita.</p>
<p>Nel 2025, sono state oltre <strong>29mila le persone accolte qui</strong>, da 144 paesi del mondo, con una media di 2.500 pasti quotidiani: un’opera enorme, affidata all’impeccabile organizzazione dei frati e del personale, al supporto economico di aziende, fondazioni e donatori privati (<a href="https://operasanfrancesco.it/donazioni/dona-online/">si può contribuire anche online</a>), e all’impegno di circa <strong>1.300 volontari</strong> – tutti opportunamente formati, e con liste di attesa per entrare a far parte del progetto – che si alternano tra le due mense e gli altri settori.</p>
<h3>L’autunno di Opera San Francesco: tra musica, cultura e Grandi Cuochi all’Opera</h3>
<figure id="attachment_218198" aria-describedby="caption-attachment-218198" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-218198" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/10/3-3.png" alt="Fra Marcello" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-218198" class="wp-caption-text">Fra Marcello con Dardust e Cesare Battisti</figcaption></figure>
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<p>Ma, in questo anno così importante, il programma autunnale di OSF – iniziato proprio il 4 ottobre con Cesare Battisti – vede molti altri momenti speciali. Dopo la lectio magistralis di<strong> Alessandro Barbero </strong>sulla figura storica di San Francesco, svoltasi lunedì 5 ottobre all’Auditorium di Milano, il 9 è in programma una <strong>maratona cinematografica, </strong>con la proiezione dei film dedicati al santo da Liliana Cavani, Roberto Rossellini e Franco Zeffirelli, accompagnata da talk di approfondimento (Anteo Palazzo del Cinema, ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su <a href="https://operasanfrancesco.it/lp/il-cinema-racconta-san-francesco/?utm_campaign=26_EVENTI_ANAGREV_TU_TU_006">operasanfrancesco.it</a>).</p>
<p>Il 10 e 11 torna <strong>Il Valore delle Cose</strong>, l’appuntamento dedicato alle famiglie al <a href="https://ticketing.muba.it">MUBA – Museo dei Bambini</a> con laboratori per avvicinare bambini e bambine (dai 6 agli 11 anni) all’educazione finanziaria e ai temi di cittadinanza responsabile.</p>
<p>Il 19, al Teatro Lirico Giorgio Gaber<em>,</em> lo psicoanalista e saggista<strong> Massimo Recalcati</strong> proporrà una riflessione sui rapporti di fratellanza e sorellanza autentici e generativi (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria, dal 6 ottobre su <a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/massimo-recalcati-fratelli-tutti-puo-l-amore-vincere-sull-odio/310879">vivaticket.it</a>) e il 24 <strong>Fra Marcello</strong> dialogherà con Paolo Benanti a<a href="http://live.focus.it"><strong> Focus Live </strong></a>sul rapporto tra tecnologia e povertà, prendendo spunto dall&#8217;enciclica di Papa Leone XIV.</p>
<p>Mentre la gastronomia torna protagonista domenica 18 ottobre con <a href="https://www.foodandwineitalia.com/grandi-cuochi-allopera-nel-segno-di-francesco/">il pranzo benefico <strong><em>Grandi cuochi all’Opera</em></strong></a><em>, </em>organizzato in collaborazione con <strong>Identità Golose</strong>: per la 15esima edizione, dal titolo <em>Oltre le stelle, il cuore,</em> saranno <strong>Massimo Bottura, Chicco e Bobo Cerea, Riccardo Monco e Lorenzo Sirabella</strong> a preparare il pranzo nelle cucine della Mensa di corso Concordia, questa volta per raccogliere fondi a sostegno delle attività di OSF<strong>. </strong>La partecipazione in questo caso è su prenotazione, con una quota minima di 150 euro a persona (è possibile aderire compilando il form dedicato su <a href="https://operasanfrancesco.it/lp/grandi-cuochi-allopera-26/?utm_campaign=26_EVENTI_ANAGREV_TU_TU_007">www.operasanfrancesco.it</a>, scrivendo a <a href="mailto:eventi@operasanfrancesco.it">eventi@operasanfrancesco.it</a> o telefonando alla segreteria eventi OSF al numero 02 77122401).</p>
<p>E se fino a domenica 8 novembre il <strong>Museo dei Cappuccini</strong> (ingresso in via Kramer, 5) promuove attività e incontri dedicati alla figura di San Francesco e alla sua eredità spirituale, artistica e culturale, l’iniziativa speciale <em>Insieme a San Francesco Oggi</em> culminerà con il classico – ma non scontato – <strong>Concerto di Natale</strong>: il 10 dicembre <strong>Dardust</strong>, compositore visionario e pianista raffinato, porterà al Conservatorio di Milano G. Verdi la sua musica che intreccia melodie classiche e sonorità elettroniche: anche in questo caso, i biglietti (a partire da 35 euro, disponibili su <a href="https://www.vivaticket.com/it/ticket/concerto-di-natale-di-osf-dardust-urban-impressionism/308865">vivaticket.it</a>) serviranno a sostenere OSF e la sua attività di accoglienza e cura.</p>
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		<title>Merano WineFestival, dall&#8217;Alto Adige al Sol Levante</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/merano-winefestival-dallalto-adige-al-sol-levante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 06:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Helmuth köcher]]></category>
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		<category><![CDATA[The WineHunter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giunto alla 35esima edizione, in programma in Alto Adige dal 6 al 10 novembre e di cui Food&#38;Wine Italia è media partner, nel corso degli ultimi anni il Merano WineFestival – appuntamento che dal vino si amplia al food e alla cultura enogastronomica ad ampio raggio, ideato e diretto da Helmuth Köcher così come side [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Giunto alla 35esima edizione, in programma in Alto Adige dal <strong>6 al 10 novembre</strong> e di cui Food&amp;Wine Italia è media partner, nel corso degli ultimi anni il <a href="https://meranowinefestival.com/"><strong>Merano WineFestival</strong></a> – appuntamento che dal vino si amplia al food e alla cultura enogastronomica ad ampio raggio, ideato e diretto da <strong>Helmuth Köcher </strong>così come side project di award <strong><em>The WineHunter</em></strong> – ha sempre più allargato i propri orizzonti.</p>
<p>Dalla <strong>Basilicata,</strong> che nella primavera 2026 a Venosa ha ospitato per la prima volta l’appuntamento Gusto Nobile Basilicata by Merano WineFestival (con un focus su Aglianico del Vulture e cucina del territorio), alla <strong>Calabria</strong> (dove da due anni a questa parte si celebra l’”Essenza del Sud” nel calice e non solo in estate), fino al <strong>Brasile</strong>, dove dal 6 all’8 ottobre è in programma la seconda edizione all’interno di ProWine São Paulo, fiera b2b leader in Sud America, il progetto dal cuore altoatesino si propone sempre più come <strong>hub di incontro</strong> tra produttori locali e italiani e operatori e buyers esteri, sul nostro territorio o in trasferta.</p>
<figure id="attachment_217965" aria-describedby="caption-attachment-217965" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217965" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/2.png" alt="Merano WineFestival " width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217965" class="wp-caption-text">Un&#8217;immagine da una delle passate edizioni di Merano WineFestival</figcaption></figure>
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<p>In questo quadro sempre più internazionale, si inserisce ora anche l’Oriente, con le due tappe appena annunciate del <strong>The WineHunter Asia Tour 2026.</strong></p>
<p>Dal 4 al 7 novembre, è in calendario il <strong>Merano WineFestival Japan</strong> a Tokyo: quattro giornate pensate per creare connessioni tra le cantine selezionate e le istituzioni, la ristorazione d’autore e i principali protagonisti del mercato nipponico. Organizzato con il patrocinio nominale dell&#8217;Ambasciata italiana in <strong>Giappone</strong>, l’appuntamento rientra nel programma delle celebrazioni dei 160 anni delle relazioni diplomatiche Italia-Giappone.</p>
<p>A dare il via alla kermesse sarà il Gala Dinner istituzionale all’Ambasciata d’Italia a Tokyo, proseguendo il 5 novembre con il <strong>Merano Wine Dining</strong>, che porterà le singole cantine – una per ogni locale – in un circuito esclusivo nei ristoranti <em>fine dining</em> della capitale giapponese dalla fervida scena gastronomica. Il 6 novembre è invece in programma la masterclass tecnica riservata a produttori e importatori, mentre la serata vedrà lo speciale brindisi in collegamento live con Merano WineFestival (alle ore 18 locali, corrispondenti alle 10 di Merano) per<strong> l’apertura ufficiale </strong>della 35ª edizione. Mentre il 7 novembre la chiusura spetta al forum <em>Merano Rencontres</em>, dedicato al futuro dell’export vinicolo in Asia.</p>
<figure id="attachment_217966" aria-describedby="caption-attachment-217966" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217966" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/1.png" alt="Helmuth Köcher." width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217966" class="wp-caption-text">Helmuth Köcher</figcaption></figure>
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<p>Il 30 novembre, alla fine di un mese decisamente intenso, il The WineHunter Asia Tour 2026 arriva in <strong>Thailandia</strong> nell’ambito dell’appuntamento<strong> Bangkok &amp; Wine – Piazza Italiana,</strong> ospitato presso l’esclusivo The Crystal Box (Gaysorn Urban Resort). L’evento, organizzato con il supporto della Thai-Italian Chamber of Commerce, accoglierà oltre 700 selezionati operatori del mondo Ho.Re.Ca. e dell’alta gastronomia, per esplorare le sfumature del patrimonio vitivinicolo italiano in un mercato in forte fermento culturale ed economico. Le due tappe 2026 segnano l’inizio di un progetto di ampio respiro per avvicinare l’Italia del vino ai <strong>mercati dell’Asia-Pacifico</strong>.</p>
<p>«Merano WineFestival Japan e la tappa di Bangkok non nascono per replicare ciò che viviamo in Alto Adige, ma per far viaggiare la nostra filosofia», sottolinea <strong>Helmuth Köcher.</strong> «Se Merano rimane il cuore pulsante dove la selezione incontra l’eccellenza, Tokyo e Bangkok diventano ambasciate del gusto, pensate per accompagnare i nostri vignaioli attraverso incontri autentici e duraturi nel tempo».</p>
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		<title>A Milano si potranno assaggiare dolci solidali a 5 euro per aiutare Emergency</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/milano-16-dolci-5-euro-emergency-ampi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 16:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal panettone al babà, dal cannolo alla delizia al limone: domenica 4 ottobre a Milano si potranno assaggiare 16 dolci della tradizione regionale italiana preparati da oltre sessanta maestri pasticcieri. L&#8217;iniziativa si chiama Dolce Italia, è organizzata da AMPI – Accademia Maestri Pasticceri Italiani nell&#8217;ambito del suo XXX Simposio Pubblico e avrà anche uno scopo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []">Dal panettone al babà, dal cannolo alla delizia al limone: <strong>domenica 4 ottobre</strong> a Milano si potranno assaggiare 16 dolci della tradizione regionale italiana preparati da oltre sessanta maestri pasticcieri. L&#8217;iniziativa si chiama <em>Dolce Italia</em>, è organizzata da AMPI – Accademia Maestri Pasticceri Italiani nell&#8217;ambito del suo XXX Simposio Pubblico e avrà anche uno scopo solidale: <strong>l&#8217;intero ricavato</strong> sarà destinato ai progetti pediatrici di Emergency.</p>
<p>L&#8217;appuntamento è dalle 10 alle 17 in via dei Mercanti, a pochi passi da piazza Duomo. Quattro truck ospiteranno le preparazioni dei maestri AMPI, acquistabili attraverso token del valore di 5 euro distribuiti dai volontari di Emergency.</p>
<p>Tra le specialità annunciate ci saranno tiramisù, cannolo siciliano, panettone, maritozzo, delizia al limone, pasticciotto leccese, bônet, babà, pesche di Prato e sfogliatella Santa Rosa. L&#8217;idea è raccontare la pasticceria italiana attraverso ricette legate ai rispettivi territori, in un momento in cui anche la cucina italiana nel suo complesso è entrata nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell&#8217;umanità dell&#8217;Unesco.</p>
<h2>Le degustazioni con i maestri pasticcieri</h2>
<p>Accanto agli assaggi in strada sono previste <strong>otto degustazioni guidate gratuite</strong> nella Loggia di Palazzo dei Giureconsulti, <a href="https://www.eventbrite.it/" target="_blank" rel="noopener">prenotabili online</a>. Gli incontri saranno dedicati alla storia e alle caratteristiche delle diverse preparazioni, mettendo a confronto dolci provenienti da più regioni.</p>
<p>Tra gli appuntamenti figurano, per esempio, sfogliatella Santa Rosa e cassata siciliana, babà al rum e tenerina, pesche di Prato e strudel, pasticciotto e maritozzo, bônet e panettone, cannolo e tiramisù. A condurre le degustazioni saranno gli stessi maestri AMPI.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-218092" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/milano-16-dolci-5-euro-emergency-ampi.png" alt="milano-16-dolci-5-euro-emergency-ampi" width="763" height="627" /></p>
<p>«È nostro dovere diffondere e fare conoscere anche la nostra pasticceria tradizionale», ha spiegato il presidente dell&#8217;Accademia <strong>Salvatore De Riso</strong>, collegando l&#8217;iniziativa sia alla trasmissione della cultura dolciaria sia alla raccolta fondi per Emergency.</p>
<p>L&#8217;associazione fondata da Gino Strada utilizzerà le donazioni per le proprie attività <strong>pediatriche</strong>. Emergency opera con bambini anche in Afghanistan, Uganda, Sudan e Gaza, dove alle conseguenze dirette dei conflitti si aggiungono malnutrizione e problemi nello sviluppo.</p>
<h2>Il giorno dopo il Summit della pasticceria</h2>
<p>Il Simposio proseguirà il 5 ottobre con il Summit della pasticceria 2026, intitolato <em>Guidare il cambiamento. Metodi, mercati e nuove sfide dell&#8217;alta pasticceria</em>. Più di duecento professionisti saranno coinvolti in 14 tavoli di confronto dedicati ad alcuni dei temi che stanno modificando il settore, dal passaggio generazionale al welfare aziendale, dall&#8217;organizzazione dei processi alle nuove abitudini dei consumatori.</p>
<p>Tra le novità ci sarà anche il coinvolgimento del gruppo <strong>AMPI Giovani</strong> e l&#8217;avvio di un tavolo permanente dedicato al <strong>rapporto tra pasticceria e Generazione Z</strong>. Dopo la giornata aperta al pubblico, il secondo appuntamento sposterà quindi l&#8217;attenzione dalla tradizione alle trasformazioni economiche e professionali del comparto.</p>
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		<title>A Villa Borghese il gelato diventa un’opera d’arte</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/villa-borghese-gelato-melagrana-salvia-lavinia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 16:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Melagrana e salvia è il nuovo gusto di gelato che il 1° ottobre accompagnerà l’apertura di Last Jest, l’opera di Peter Friedl ospitata nella Loggia dei Vini di Villa Borghese a Roma. È il sesto appuntamento di Lavinia, programma di arte contemporanea curato da Salvatore Lacagnina e realizzato da Ghella che affianca alle opere presentate [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []">Melagrana e salvia è il nuovo gusto di gelato che il 1° ottobre accompagnerà l’apertura di <em>Last Jest</em>, l’opera di <strong>Peter Friedl</strong> ospitata nella <strong>Loggia dei Vini </strong>di<strong> Villa Borghese</strong> a Roma. È il sesto appuntamento di <strong>Lavinia</strong>, programma di arte contemporanea curato da <strong>Salvatore Lacagnina</strong> e realizzato da <strong>Ghella</strong> che affianca alle opere presentate nello spazio storico anche un gusto pensato per l’occasione. L’ingresso è gratuito.</p>
<p>L’opening è previsto giovedì 1° ottobre dalle 18 alle 21, quando sarà possibile assaggiare il gelato alla melagrana e salvia. Dal giorno successivo e fino al 15 novembre l’opera resterà visitabile il giovedì e il venerdì dalle 14 alle 19 e nel fine settimana dalle 11 alle 19.</p>
<h2>Un gelato dentro un progetto d’arte</h2>
<p>Lavinia prende il nome da <strong>Lavinia Fontana</strong>, pittrice vissuta tra Cinquecento e Seicento e tra le prime artiste donne ad aver ottenuto un riconoscimento professionale nella storia dell’arte. Il progetto è nato parallelamente al recupero della Loggia dei Vini e mette in relazione artisti contemporanei, architettura e uno spazio rimasto per decenni poco accessibile al pubblico.</p>
<p>Per il sesto episodio è stato invitato <strong>Peter Friedl</strong>, artista austriaco nato nel 1960 e autore di un lavoro che attraversa spesso teatro, storia e relazioni di potere. <em>Last Jest</em> prende spunto da <em>Hop-Frog</em>, racconto di Edgar Allan Poe incentrato sul giullare di corte che trasforma uno scherzo in una vendetta contro il re e i suoi ministri.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-218051" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/villa-borghese-gelato-lavinia.png" alt="villa-borghese-gelato-lavinia" width="763" height="627" /></p>
<p>Friedl non ricostruisce la vicenda, ma ne evoca il protagonista attraverso il costume, trattandolo come una traccia capace di rimandare al rapporto tra rappresentazione, sottomissione e potere.</p>
<p>Il gelato alla <strong>melagrana e salvia</strong> lavora invece su un registro molto più immediato: non è una traduzione gastronomica dell’opera, ma un elemento che accompagna l’appuntamento e aggiunge il gusto agli strumenti con cui Lavinia invita il pubblico a entrare nel progetto.</p>
<h2>La Loggia dei Vini torna accessibile</h2>
<p>Lo spazio che ospita l’iniziativa ha una storia direttamente legata anche al <strong>vino</strong>. La Loggia fu costruita tra il <strong>1609</strong> e il <strong>1618</strong> per il cardinale <strong>Scipione Borghese</strong>, su progetto di Flaminio Ponzio e con il successivo intervento di Giovanni Vasanzio. Faceva parte di un complesso che comprendeva una grotta ipogea utilizzata per conservare le bottiglie, collegata al Casino Nobile attraverso un passaggio sotterraneo.</p>
<p>Dopo un lungo periodo di <strong>degrado</strong>, il restauro finanziato da Ghella e realizzato da R.O.M.A. Consorzio sotto la supervisione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ha recuperato, tra gli altri elementi, la volta decorata, l’affresco seicentesco <em>Convito degli Dei</em> di Archita Ricci, gli intonaci e la pavimentazione in cotto. I lavori si sono conclusi nel 2026, restituendo integralmente la Loggia al pubblico.</p>
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		<title>I Primi d’Italia torna a Foligno: quattro giorni dedicati alla pasta</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/primi-ditalia-2026-foligno-pasta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 16:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 24 al 27 settembre Foligno ospita la 27ª edizione di I Primi d’Italia, il festival dedicato ai primi piatti italiani che dal 1999 porta in Umbria ricette, formati di pasta e tradizioni regionali. Quest’anno sono previsti oltre 70 appuntamenti in 15 luoghi del centro storico, tra degustazioni, laboratori, cooking show, cene con chef stellati, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Dal 24 al 27 settembre <strong>Foligno</strong> ospita la 27ª edizione di <strong>I Primi d’Italia</strong>, il festival dedicato ai primi piatti italiani che dal 1999 porta in <strong>Umbria</strong> ricette, formati di pasta e tradizioni regionali. Quest’anno sono previsti oltre 70 appuntamenti in 15 luoghi del centro storico, tra degustazioni, laboratori, cooking show, cene con chef stellati, mostre e incontri.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il cuore dell’evento sono le storiche taverne dei <strong>Rioni della Quintana</strong>, che per quattro giorni diventano <strong>Villaggi del Gusto</strong>. Gli 11 spazi dedicati alle degustazioni propongono un percorso attraverso diverse cucine regionali: dai tortelli mantovani ai primi umbri, romagnoli e siciliani, passando per le specialità di mare e di montagna. Ci sono anche piatti al tartufo e proposte gluten free e vegane.</p>
<p class="isSelectedEnd">I numeri raccontano la crescita raggiunta dalla manifestazione negli anni: secondo gli organizzatori, sono state coinvolte complessivamente oltre 200 aziende e 60 chef, per 119.000 degustazioni. L’edizione dello scorso anno ha registrato 106.000 visitatori.</p>
<h2>Gli chef stellati a Foligno</h2>
<p class="isSelectedEnd">Tra gli appuntamenti centrali c’è <strong>A Tavola con le Stelle</strong>, dedicato agli chef della Guida Michelin e al loro modo di rileggere la cucina tradizionale. Quest’anno partecipano Maurizio Serva del ristorante <a href="https://www.foodandwineitalia.com/la-trota-rivodutri-serva/" target="_blank" rel="noopener">La Trota</a>, una stella Michelin, Giuseppe Iannotti di Kresios, due stelle, Mirko Marcelli di Osmosi, una stella, e Domenico Candela di George, due stelle. Le loro preparazioni mettono in relazione ricette e ingredienti della tradizione con tecniche contemporanee.</p>
<p class="isSelectedEnd">Nell’area <strong>Cucina Corsi e Percorsi</strong> si tengono invece cooking show, lezioni di cucina, laboratori sulla pasta fresca, degustazioni guidate e incontri con produttori e professionisti. Tra gli spazi presenti durante i quattro giorni ci sono la Boutique della Pasta, dedicata ai pastifici artigianali italiani, l’Atelier del Gusto con prodotti certificati, il Villaggio Italia e <em>I Primi all’epoca di San Francesco</em>, dedicato alla cucina medievale. Ci sono anche aree dedicate allo street food e alla cucina vegetale.</p>
<h2>Pasta, artigianato e cultura</h2>
<p class="isSelectedEnd">A Palazzo Candiotti la mostra <strong>Ricette di Ricamo</strong> porta alcuni primi piatti italiani dal tavolo al tessuto. Le ricamatrici del laboratorio La Gruppa, dell’Università della Terza Età di Foligno, li riproducono utilizzando ago e filo.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il cibo entra anche nel patrimonio storico della città con <em>I Primi del Palazzo</em>, ciclo di visite guidate organizzato insieme al FAI. A questi appuntamenti si aggiungono presentazioni di libri e incontri con gli autori dedicati alla cultura gastronomica. Chi vuole imparare a preparare la pasta fresca può partecipare a <strong>La Pasta della Nonna</strong>, laboratorio dedicato alla sfoglia e ad alcuni formati tradizionali italiani, tra cui pici, tagliatelle e orecchiette. La sera, dopo gli incontri e le attività gastronomiche, sono previsti spettacoli e musica dal vivo.</p>
<h3>I laboratori per bambini e il trekking urbano</h3>
<p class="isSelectedEnd">Anche i più piccoli trovano uno spazio dedicato con <strong>I Primi d’Italia Junior</strong>, dove possono preparare alcuni formati di pasta della tradizione insieme ad associazioni e professionisti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-217837" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/primi-ditalia-foligno-pasta.png" alt="primi-ditalia-foligno-pasta" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Per conoscere Foligno tra una degustazione e l’altra ci sono invece i percorsi di <strong>Trekking Urbano</strong>, organizzati nel centro cittadino con le guide locali. Le passeggiate permettono di scoprire il patrimonio storico e architettonico della città oltre il percorso gastronomico.</p>
<h2>Gli incontri dedicati alla salute</h2>
<p class="isSelectedEnd">Per il quarto anno torna anche <strong>Primi in Salute</strong>, iniziativa organizzata da AFAM S.p.A. – Farmacie Comunali di Foligno in collaborazione con il Centro Medico Polispecialistico Diagnostico e Chirurgico Santa Lucia.</p>
<p class="isSelectedEnd">Al Ridotto dell’Auditorium San Domenico medici e specialisti parleranno di prevenzione cardiovascolare, nutrizione, celiachia, dermatologia, endocrinologia, pediatria e salute mentale. Sabato 26 settembre è previsto anche l’intervento del professor <strong>Matteo Bassetti</strong>, dedicato all’antimicrobico-resistenza.</p>
<p class="isSelectedEnd">Sabato e domenica, su prenotazione e fino a esaurimento dei posti, saranno inoltre disponibili gratuitamente <em>Skin Check</em> e <em>Cardio Check</em>.</p>
<p>Dal 1999 I Primi d’Italia utilizza quindi la pasta come punto di partenza per raccontare le diverse cucine regionali, ma anche il rapporto tra gastronomia, cultura e territorio. Per quattro giorni, il centro storico di Foligno diventa il luogo in cui queste diverse storie si incontrano.</p>
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		<title>MarsicaLand 2026: ad Avezzano il Festival Diffuso dell&#8217;Agroalimentare</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/marsicaland-2026-ad-avezzano-il-festival-diffuso-dellagroalimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 10:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Avezzano]]></category>
		<category><![CDATA[Carota della piana del Fucino]]></category>
		<category><![CDATA[Marsica]]></category>
		<category><![CDATA[Patate del Fucino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi conosce e bazzica un po’ l’Abruzzo solitamente indica la Marsica – ampia regione che include parte della provincia dell’Aquila lambendo la piana del Fucino, e ha il suo centro principale ad Avezzano – come una zona aspra, dominata dalle montagne e legata al carattere un po’ spigoloso della sua gente, spesso mettendolo in relazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi conosce e bazzica un po’ l’Abruzzo solitamente indica <strong>la Marsica</strong> – ampia regione che include parte della provincia dell’Aquila lambendo la piana del <strong>Fucino</strong>, e ha il suo centro principale ad Avezzano – come una zona aspra, dominata dalle montagne e legata al carattere un po’ spigoloso della sua gente, spesso mettendolo in relazione scherzosamente con l’abitante a quattro zampe più noto di queste zone: l’<strong>orso bruno marsicano</strong>, appunto.</p>
<p>Ma la terra che prende il nome dai suoi antichi abitanti – i <strong>Marsi,</strong> fiera popolazione italica – è in realtà ricca di risorse gastronomiche interessanti, oltre che di paesaggi suggestivi (senza voler essere “mozzafiato” a tutti i costi) e di tradizioni antiche.</p>
<p>Qui, ad esempio, a circa 700 metri di altitudine sul fertile terreno che un tempo era coperto dall&#8217;antico lago del Fucino, prosciugato alla fine dell&#8217;Ottocento a opera del banchiere Alessandro Torlonia, nascono le eccellenti <strong>Patate del Fucino Igp</strong> la cui pasta ben soda è ideale per molte preparazioni in cucina, dagli gnocchi alle patatine fritte. Altra Igp locale è quella della <strong>Carota della piana del Fucino</strong>, dalla polpa croccante e il sapore dolce. E poi grandi formaggi, erbe selvatiche gustosissime come gli orapi, dolci semplici ma gustosi che talvolta riprendo la forma di gioielli tradizionali e prodotti più recenti, frutto dell’ingegno degli artigiani locali, come l’<strong>aglio nero</strong> di San Benedetto dei Marsi.</p>
<h3>MarsicaLand, evento diffuso con una visione di lungo periodo</h3>
<figure id="attachment_217715" aria-describedby="caption-attachment-217715" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217715" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/Marsicaland1.png" alt="patate carote" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217715" class="wp-caption-text">I prodotti agricoli della Marsica</figcaption></figure>
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<p>Alla promozione di quest’area, e al racconto della sua cultura gastronomica e non solo, da tre anni a questa parte è dedicato <strong>MarsicaLand</strong>, <a href="https://marsicaland.net/ https://marsicaland.net/">progetto di valorizzazione territoriale e festival diffuso dell’agroalimentare</a> che vede insieme amministrazione, imprenditori locali, cuochi e produttori, con il coordinamento scientifico del prof. <strong>Ernesto di Renzo</strong>, docente, di Antropologia dei Patrimoni Culturali all’Università di Roma Tor Vergata. Con una serie di iniziative sul territorio e oltre, il progetto si ripromette non solo di far conoscere a quante più persone possibile le sue produzioni e tradizioni, ma anche di farsi custode di patrimoni materiali e immateriali, e di costruire e rafforzare un’<strong>identità comunitaria</strong> di chi questa terra a volte difficile, in passato colpita da terremoti e spopolamento, la abita.</p>
<p>«Marsicaland nasce dal desiderio di valorizzare un territorio storicamente riconosciuto come uno dei <strong>principali poli agricoli italiani</strong> – sottolinea Di Renzo –, comprendente 13.500 ettari, una rete di 2.000 aziende agricole per un sistema produttivo capace di generare una ricchezza stimata di 300 milioni di euro, che corrisponde a un terzo del PIL agricolo dell’Abruzzo. Un percorso che parte dalla terra e dai suoi prodotti per arrivare a coinvolgere borghi, comunità, scuole e luoghi della cultura, con <strong>Avezzano</strong> come cuore pulsante, con l’obiettivo di sostenere l’economia locale, incentivare lo sviluppo delle aree interne e delineare le potenzialità di una destinazione legata al turismo enogastronomico, sostenibile e di prossimità».</p>
<h3>Appuntamento ad Avezzano dal 18 al 20 settembre</h3>
<p>Lo dimostra il programma della terza edizione del Festival, in programma da venerdì 18 a domenica 20 settembre ad Avezzano. Fulcro principale della manifestazione è il<strong> Mercato Diretto della Terra, </strong>che raccoglie in un solo luogo le eccellenze dell’<strong>”</strong>Orto d’Italia”: agricoltori, casari, salumieri, olivicoltori, vignaioli e produttori di eccellenza da tutto il territorio porteranno qui i propri prodotti, da assaggiare e acquistare. La conoscenza diretta di artigiani e ingredienti sarà accompagnata da dimostrazioni culinarie da parte dei cuochi e ristoratori del <strong>“Team Marsica”</strong> e Associazione Provinciale Cuochi, e da talk e laboratori didattici dedicati al racconto della storia, delle tradizioni e della <strong>biodiversità agricola</strong> del comprensorio, ma pure alle sfide e opportunità per il futuro che riguardano da vicino queste zone e l&#8217;agricoltura di montagna.</p>
<p>Particolarmente interessante il programma di sabato 19 che, in piazza Risorgimento, vedrà tra gli altri alle 12 il confronto su “I sapori del pane tra gusti della necessità e gusti del lusso” (in collaborazione con Città biodiversa &#8211; Osteria Futuro), e alle 18 la tavola rotonda: &#8220;Progettualità e ripensamenti dell’agricoltura residuale montana. Una opportunità di sviluppo tra retroinnovazioni produttive, cambiamenti climatici e riorientamenti dei gusti”, che coinvolgerà l’Università di Teramo, l’Ordine degli Agronomi Regione Abruzzo e l<strong>’Istituto Serpieri</strong>, struttura di formazione superiore focalizzata sui temi dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e dell’agroindustria, che conta sedi ad Avezzano, Pratola Peligna e Castel di Sangro.</p>
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<figure id="attachment_217714" aria-describedby="caption-attachment-217714" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217714" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/Marsicaland2.png" alt="Corteo dei Marsi" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217714" class="wp-caption-text">Una scena dal Corteo dei Marsi</figcaption></figure>
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<p>Anche in questa edizione, però, un momento centrale spetterà al <strong>Corteo dei Marsi: </strong>suggestiva parata in abiti d’epoca che attraversa parte del centro di Avezzano, non punta solo a regalare emozioni ai “forestieri” che vengono ad ammirarla, ma rappresenta un importante momento di rafforzamento della <strong>memoria condivisa</strong>, dell’identità e del senso di appartenenza di chi sfila – oltre 250 figuranti, che riproducono l’evoluzione di questi luoghi dalle acque alla terra &#8211; e chi osserva come parte del tessuto cittadino.</p>
<p>Appartenente a quelle che nel linguaggio antropologico si chiamano “tradizioni inventate”, il Corteo dei Marsi ha un’origine molto recente ma sembra essere ormai pienamente radicato nell’identità avezzanese, capace di unire vecchie e nuove generazioni in una grande <strong>celebrazione in costume</strong>.</p>
<p>Così come tutto il Festival è cresciuto nel giro di tre anni, diventando il centro di un’esperienza collettiva che unisce produttori, professionisti e abitanti.</p>
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		<title>Festival Franciacorta, il vino si racconta prima del calice</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/festival-franciacorta-in-cantina-2026-novita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 16:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Bellavista]]></category>
		<category><![CDATA[berlucchi]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Franciacorta in Cantina.]]></category>
		<category><![CDATA[Franciacorta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per un weekend si può entrare nelle cantine, scendere nei luoghi dove riposano le bottiglie, incontrare chi il vino lo produce e, naturalmente, assaggiarlo. Ma quest’anno il Festival Franciacorta in Cantina sembra voler chiedere qualcosa in più ai suoi visitatori: non fermarsi al calice. Dal 18 al 20 settembre l&#8217;appuntamento diffuso in Franciacorta torna con degustazioni, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per un weekend si può entrare nelle <strong>cantine</strong>, scendere nei luoghi dove riposano le bottiglie, incontrare chi il vino lo produce e, naturalmente, assaggiarlo. Ma quest’anno il <strong>Festival Franciacorta in Cantina</strong> sembra voler chiedere qualcosa in più ai suoi visitatori: <b>non fermarsi al calice</b>.</p>
<p><strong>Dal 18 al 20 settembre</strong> l&#8217;appuntamento diffuso in <strong>Franciacorta</strong> torna con degustazioni, visite, incontri ed esperienze disseminate sul territorio, ma sposta con decisione il proprio baricentro verso la conoscenza. Terra, vendemmia, metodo, tempo, paesaggio e competenze entrano nel racconto accanto al vino, mentre il programma ufficiale introduce anche una nuova categoria, <b>Focus Franciacorta</b>, che permette di riconoscere a colpo d&#8217;occhio gli appuntamenti pensati per approfondire ciò che c&#8217;è dietro una bottiglia: dalle masterclass alle degustazioni verticali, fino alle visite nei vigneti e agli incontri con enologi e produttori.</p>
<p>Una scelta che prova anche a rispondere a una questione con cui il mondo del vino si confronta da tempo: come raccontarsi a pubblici diversi senza banalizzare il prodotto e senza trasformare ogni esperienza enoturistica nell&#8217;ennesima degustazione guidata?</p>
<h2>Cosa succede prima del calice</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-217741" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/Festival-Franciacorta-in-cantina-3.jpg" alt="Franciacorta" width="763" height="627" /></p>
<p>La risposta più esplicita arriva già dal titolo di uno dei nuovi progetti del Festival: <b>Franciacorta prima del calice</b>. Durante i tre giorni la sede del Consorzio Franciacorta a Erbusco ospiterà un percorso espositivo dedicato precisamente a ciò che, di solito, rimane fuori dall&#8217;inquadratura quando si stappa una bottiglia.</p>
<p>Il racconto è diviso in quattro capitoli – <b>Terra, Sapere, Vendemmia e Territorio</b> – e mette insieme mappe geologiche, campioni di terreno, strumenti, fotografie e materiali audiovisivi. Ci sono i suoli da cui tutto parte, le competenze tecniche e il patrimonio di conoscenze dei produttori, i gesti della vendemmia 2026 e quel fattore invisibile ma decisivo che nel Metodo Franciacorta è il tempo.</p>
<p>Più che celebrare il prodotto finito, dunque, il percorso cerca di smontarlo idealmente pezzo per pezzo. È anche un modo per ricordare che una denominazione non coincide soltanto con le bottiglie che porta sul mercato, ma con un sistema fatto di agricoltura, persone, paesaggio e scelte produttive.</p>
<p>Ed è proprio il <b>paesaggio</b> l&#8217;altro grande tema dell&#8217;edizione. <strong>Sabato 19</strong> all&#8217;<strong>Accademia Symposium</strong> di Rodengo Saiano lo psicologo e neuroscienziato <b>Andrea Bariselli </b>parlerà del rapporto tra mente, natura e percezione nell&#8217;incontro <i>Il paesaggio è un progetto culturale</i>. Il giorno successivo lo sguardo si allargherà invece al suo futuro, mettendo allo stesso tavolo competenze differenti: lo storico dell&#8217;arte e scrittore Armando Castagno, l&#8217;agronomo Pierluigi Donna, Flavio Serina del Consorzio Franciacorta, Marco Pilotti della Riserva Naturale Torbiere del Sebino e Fiona Colucci della Soprintendenza. Viticoltura, biodiversità, tutela e ricerca finiscono così dentro lo stesso discorso.</p>
<h3>Dal Satèn agli assaggi bendati</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-217747" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/Festival-Franciacorta-in-cantina-4.jpg" alt="Franciacorta" width="763" height="627" /></p>
<p>Il vino, però, non diventa una materia da studiare a distanza. Resta il centro dell&#8217;esperienza e viene affrontato da prospettive diverse.</p>
<p>Le masterclass organizzate tra il Consorzio e l&#8217;Accademia Symposium lavorano proprio su questo confine fra tecnica e percezione. <b>Sara Missaglia</b> si concentra sul Satèn e sulla sua identità stilistica; <b>Nicola Bonera</b> mette a confronto differenti tipologie di Franciacorta; <b>Simone Bevilacqua</b> esplora l&#8217;abbinamento con i formaggi, mentre <b>Luca Boccoli </b>propone degustazioni alla cieca con <i>Oltre i sensi</i>, togliendo per una volta etichetta e aspettative dall&#8217;equazione.</p>
<p>Domenica si entra invece in una delle questioni più interessanti per capire il Metodo Franciacorta: il rapporto con il tempo. Nella masterclass dedicata a <b>evoluzione sui lieviti, affinamento e sboccatura</b>, Bevilacqua affronta ciò che succede alla bottiglia quando, apparentemente, non sta succedendo nulla.</p>
<p>Tra gli esperimenti più significativi dell&#8217;edizione c&#8217;è poi il <b>Think Tank Franciacorta</b>, sabato pomeriggio all&#8217;Accademia Symposium. È riservato agli under 35 e, guidato da Marco Muggiano e Chiara Giovoni, nasce per raccogliere percezioni, aspettative e soprattutto linguaggi delle nuove generazioni, con l&#8217;obiettivo di contribuire alla costruzione di un nuovo manifesto.</p>
<p>Non è un dettaglio marginale. In un settore che continua a interrogarsi su come parlare ai consumatori più giovani, il Festival sceglie di non limitarsi a immaginare cosa vogliano: prova a farli entrare direttamente nella discussione.</p>
<h3>Le cantine, naturalmente</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-217740" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/Festival-Franciacorta-in-cantina-2.jpg" alt="Franciacorta" width="763" height="627" /></p>
<p>Fuori dalle due sedi del programma culturale, il Festival conserva la sua natura più riconoscibile: quella di un evento sparso tra aziende, vigneti e indirizzi della Strada del Franciacorta. Non esiste quindi un unico percorso da seguire, ma decine di possibilità da costruire combinando visite, degustazioni, gastronomia e momenti più informali.</p>
<p>Da <b>Guido Berlucchi</b>, per esempio, <i>Le origini del Franciacorta</i> porta nel luogo dove è conservata la prima storica bottiglia realizzata nel 1961 da Guido Berlucchi e Franco Ziliani. Dopo la visita, la degustazione mette insieme Satèn, Rosé e Nature Millesimato della linea Berlucchi ’61, serviti in magnum e accompagnati da macaron salati creati per l&#8217;occasione.</p>
<p><b>Bellavista</b>, invece, propone la visita <i>La potenza del sogno</i> che attraversa la collina e le gallerie della cantina prima di arrivare alla trilogia Alma Assemblage – Alma Assemblage, Alma Non Dosato Assemblage e Alma Rosé Assemblage – accompagnata da piccoli assaggi di cucina. Non a caso l&#8217;esperienza compare proprio tra quelle contrassegnate come Focus Franciacorta.</p>
<p>E per ricordare che approfondimento non significa necessariamente seriosità, domenica pomeriggio <b>Montina</b> cambia registro con il <i>Franciacorta Tour &amp; Sunset Party</i>: prima la visita guidata e un calice di Extra Brut, poi isole gastronomiche curate dagli chef di Villa Baiana e musica al tramonto con il Soleil Party.</p>
<p>Sono sono alcuni dei modi, molto diversi tra loro, di interpretare lo stesso weekend: partire dalla memoria della denominazione, entrare nella filosofia produttiva di una cantina oppure lasciare che la visita confluisca in una festa.</p>
<p>Ed è probabilmente questa pluralità uno dei motivi per cui il Festival continua a funzionare come porta d&#8217;ingresso al territorio. Intorno alle aziende vinicole si muovono infatti anche ristoranti, strutture ricettive e operatori dell&#8217;accoglienza, con la <b>Strada del Franciacorta</b> a fare da raccordo tra vino, gastronomia e luoghi da scoprire. Il programma completo, con le modalità di partecipazione e le prenotazioni per i singoli appuntamenti, è disponibile sul <a href="https://franciacorta.wine/it/festival-in-cantina/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale</a> del Festival Franciacorta in Cantina.</p>
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		<title>Nel Trentino nord-orientale l’autunno si assaggia tra boschi, malghe e cucine d’autore</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/fassa-fall-food-val-di-fassa-autunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[Fassa Fall… in love with Food]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Trentino]]></category>
		<category><![CDATA[Val di Fassa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A settembre, in Val di Fassa, l’autunno passa anche dalla cucina. Funghi, formaggi, miele, erbe di montagna e prodotti degli allevamenti locali diventano materia di lavoro per chef e produttori durante Fassa Fall… in love with Food, la nuova rassegna gastronomica in programma dal 20 al 26 settembre. Non solo menu stagionali nei ristoranti: per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A settembre, in <strong>Val di Fassa</strong>, l’autunno passa anche dalla cucina. Funghi, formaggi, miele, erbe di montagna e prodotti degli allevamenti locali diventano materia di lavoro per chef e produttori durante <strong>Fassa Fall… in love with Food</strong>, la nuova <strong>rassegna gastronomica</strong> in programma <strong>dal 20 al 26 settembre</strong>. Non solo menu stagionali nei ristoranti: per una settimana si entra nei boschi, nei caseifici e negli agriturismi, si assaggiano birre di montagna e mieli di diverse annate e, nel finale, si percorrono i prati lungo l’Avisio fermandosi di tappa in tappa per assaggiare i piatti dei protagonisti.</p>
<p>La manifestazione coinvolge alcuni dei nomi più interessanti della <strong>ristorazione fassana</strong>, insieme a cuochi di hotel, rifugi e ristoranti della valle. Ciascuno lavora sugli<strong> ingredienti dell’autunno</strong> con un linguaggio diverso, ma il punto di partenza resta lo stesso: capire cosa significa oggi <strong>&#8220;cucinare la montagna&#8221;</strong> senza ridurla ai suoi piatti più conosciuti.</p>
<h2>Il programma</h2>
<figure id="attachment_217721" aria-describedby="caption-attachment-217721" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217721" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/un-tagliere-di-salumi-ph.-Mattia-Rizzi.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217721" class="wp-caption-text">ph. Mattia Rizzi</figcaption></figure>
<p>Per tutta la settimana<strong> sei ristoranti</strong> della valle costruiscono <strong>menu dedicati all’autunno</strong>. Tra i protagonisti ci sono Paolo Donei di <strong>Malga Panna</strong>, una stella Michelin a Moena, Martino Rossi del <strong>Rifugio Fuciade</strong>, Ruben Cadrobbi di <strong>Zucoria</strong>, Riccardo Schacher del ristorante <strong>Foresta</strong>, Alessandro Bellettato del <strong>Majon Miramonti</strong> e Gaetano Bonanno del <strong>Rifugio</strong> <strong>Valentini</strong>. Cervo, trota, porcini, zucca, erbe e formaggi di montagna diventano così il vocabolario comune di tavole molto diverse tra loro, dall’alta cucina ai rifugi in quota. Più che un unico menu dell’evento, quindi,<strong> diverse interpretazioni dello stesso momento dell’anno.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>La parte più curiosa della rassegna comincia il <strong>20 settembre</strong> quando si raggiunge a piedi una baita sopra Penia di Canazei per riscoprire il <strong>Törggelen</strong>, consuetudine legata alla fine della stagione agricola il cui nome deriva da <i>Torggl</i>, il torchio di legno utilizzato durante la vendemmia. Qui <strong>Alessandro Bellettato</strong> prepara una <strong>merenda di montagna</strong> con salumi, formaggi, schüttelbrot, canederli e schlutzkrapfen. Un modo per raccontare una tradizione partendo dalla tavola, ma anche dal gesto antico dello stare insieme alla fine del lavoro nei campi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il giorno successivo, <strong>21 settembre</strong>, il percorso va letteralmente dal bosco alla cucina. Da Canazei si parte in <strong>e-bike</strong> verso i boschi di Mazzin insieme a una guida e allo chef <strong>Paolo Naccari</strong> dell’<strong>Osteria La Montanara</strong>. Si cercano e si riconoscono i funghi, quindi si torna ai fornelli per capire come valorizzarli nel piatto. È forse uno degli appuntamenti che spiega meglio il senso dell’intera manifestazione: prima si osserva da dove arriva una materia prima, poi la si cucina. Il gruppo, non a caso, è limitato a cinque persone.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Anche birra e formaggi diventano strumenti per leggere la valle. A Campitello, il <strong>23 settembre</strong>, <strong>Daniel Riz</strong> racconta la birra artigianale prodotta da <strong>Rampeèr</strong>: il birrificio, attivo dal 2020, utilizza anche l’acqua della Val Duron e ha portato in valle una produzione brassicola strettamente legata alla montagna. Il <strong>25 settembre</strong>, invece, all’<strong>Agritur El Mas</strong> di Moena si entra nel piccolo mondo del <i>cajelo</i> – il caseificio, in ladino – insieme a Michelangelo Croce e al casaro Peter Decrestina. La degustazione permette di attraversare produzioni molto diverse, dal <strong>Crudo di Moena</strong> al <strong>Nostrano del Maso</strong> al <strong>Lagrein</strong> fino al <strong>Moena Blu</strong>, erborinato di montagna, accompagnate da vini trentini.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nel corso della settimana trovano spazio anche il miele, le erbe alpine e gli incontri tra cucina, arte e natura: all’<strong>Agritur Fiores</strong> di Vigo si passa dalla visita aziendale alla merenda preparata dallo chef Nicola Vian, mentre all’<strong>Agritur Ciasa do Paré</strong> di Soraga l’attenzione si concentra sui mieli di diverse annate e sulla vegetazione che ne determina profumi e caratteristiche. <strong>Zucoria</strong>, a Pozza, affronta invece il territorio attraverso un laboratorio che mette insieme gastronomia e creatività.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il filo della settimana porta infine ai prati di Fraine, a Pera di Fassa, dove il <strong>26 settembre</strong> la manifestazione lascia definitivamente le sale dei ristoranti per spostarsi lungo il torrente Avisio. La giornata può iniziare alle 9:30 con una <strong>camminata</strong> sul sentiero Sora i Pré, tra Pera e Pozza: un percorso che attraversa terreni un tempo coltivati a orzo, segale e patate, piccoli appezzamenti che fino agli anni Cinquanta venivano lavorati soprattutto dalle donne e dai ragazzi del paese.</p>
<p>Dalle 12 alle 14 quei prati si trasformano invece in una sorta di menu lungo il fiume, articolato in <strong>cinque tappe</strong>. Si parte dalla trota affumicata con cavolo cappuccio, yogurt, sambuco e segale di <strong>Nicola Vian</strong>, si prosegue con i bottoni di frumento e rapa rossa ripieni di ricotta e cavolo nero di <strong>Moreno Valentini</strong>, quindi con gli gnocchi di patate, porcini e salsiccia di <strong>Gaetano Bonanno</strong>. <strong>Stefano Ghetta</strong> e<strong> Paolo Naccari</strong> lavorano il vitello nostrano con rosa canina, polline e cavolo cappuccio, mentre il finale di Matthias Trottner mette insieme carota, ricotta, miele di montagna, lupino di Anterivo e gelato alla camomilla. Non semplici assaggi indipendenti, dunque, ma un percorso che prova a tenere insieme produttori e cuochi nello stesso piatto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ad accompagnarlo ci sono <strong>Trentodoc</strong>, birre artigianali, sciroppi, tisane, caffè e grappe del territorio; dalle 12:30 suonano inoltre i PopCorner, formazione nata da un progetto dedicato alla valorizzazione delle lingue minoritarie che porta il ladino fassano dentro sonorità pop contemporanee.</p>
<p>È probabilmente questo l’aspetto più riuscito del programma: l’autunno non viene utilizzato semplicemente come scenografia, ma diventa materia da osservare, raccogliere, trasformare e, infine, mangiare. E in una valle dove spesso la cucina viene associata immediatamente a canederli, polenta e formaggi, &#8220;Fassa Fall&#8221; prova ad allargare il racconto mostrando cosa può diventare oggi una gastronomia di montagna quando mette insieme tradizione, ricerca e una materia prima che cambia insieme alle stagioni.</p>
<p>Le attività e i laboratori sono a pagamento e richiedono in gran parte la <strong>prenotazione</strong>; i menu autunnali sono disponibili nei ristoranti aderenti dal 20 al 26 settembre, mentre per la giornata conclusiva del 26 sono previste diverse formule di partecipazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/fassa-fall-food-val-di-fassa-autunno/">Nel Trentino nord-orientale l’autunno si assaggia tra boschi, malghe e cucine d’autore</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Terra Madre 2026: a Torino arrivano 12 nuovi Presìdi Slow Food</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/terra-madre-2026-nuovi-presidi-slow-food-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 16:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terra Madre Salone del Gusto torna a Torino dal 24 al 27 settembre e presenta 12 nuovi Presìdi Slow Food, che si aggiungono agli oltre 130 presenti durante la manifestazione. Legumi, ortaggi, frutta, formaggi, lievitati e mieli raccontano produzioni locali considerate a rischio e il lavoro delle comunità che ne custodiscono varietà, tecniche e saperi. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/terra-madre-2026-nuovi-presidi-slow-food-torino/">Terra Madre 2026: a Torino arrivano 12 nuovi Presìdi Slow Food</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Terra Madre Salone del Gusto torna a <strong>Torino</strong> dal <strong>24 al 27 settembre</strong> e presenta <strong>12 nuovi Presìdi Slow Food</strong>, che si aggiungono agli oltre 130 presenti durante la manifestazione. Legumi, ortaggi, frutta, formaggi, lievitati e mieli raccontano produzioni locali considerate a rischio e il lavoro delle comunità che ne custodiscono varietà, tecniche e saperi.</p>
<p class="isSelectedEnd">La 16ª edizione dell&#8217;evento è organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino, con il patrocinio del Masaf e di Ismea. Il programma si sviluppa nel centro della città con degustazioni, incontri, cene, attività per famiglie e appuntamenti vari. Il tema scelto per il 2026 è <em>Biodiversity – Be Diversity</em>, un riferimento alla relazione tra <strong>diversità</strong> alimentare, territori, persone e culture.</p>
<h2>I nuovi Presìdi Slow Food a Terra Madre 2026</h2>
<p class="isSelectedEnd">Tra le novità dell&#8217;edizione c&#8217;è il Presidio Slow Food della <strong>castanicoltura tradizionale</strong>, un progetto che riguarda tutta la penisola e che parte dal ruolo storico del <strong>castagno</strong> nelle aree collinari e montane italiane. Per secoli il castagno ha rappresentato una risorsa alimentare per le comunità delle Terre Alte, grazie a frutti conservabili e nutrienti. L&#8217;abbandono delle aree interne e la trasformazione della castanicoltura hanno però ridotto il numero di produttori e la cura dei castagneti tradizionali.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-217638" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/terra-madre-nuovi-presidi-slow-food-torino.png" alt="terra-madre-nuovi-presidi-slow-food-torino" width="763" height="627" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Il nuovo Presidio punta quindi al recupero dei castagneti, alla tutela delle varietà locali e delle tecniche colturali, compresi gli innesti, oltre alla conservazione delle architetture rurali legate alla lavorazione delle castagne, come gli essiccatoi in pietra. Il progetto vuole inoltre rafforzare il rapporto tra castanicoltori, tecnici e ricercatori e valorizzare il castagneto come patrimonio ambientale, economico, sociale e culturale.</p>
<h3>Basilicata: casiello della montagna materana e strazzata di Avigliano</h3>
<p class="isSelectedEnd">Dalla Basilicata arrivano due nuovi Presìdi. Il <strong>casiello della montagna materana</strong> è un formaggio caprino a pasta semidura, prodotto soprattutto nell&#8217;area di Stigliano. Può essere consumato fresco oppure stagionato e grattugiato e appartiene alla famiglia delle cacioricotte. La sua produzione è legata all&#8217;allevamento semibrado di razze caprine locali, tra cui Garganica, Jonica, Maltese e Derivata di Siria. Il Presidio vuole sostenere il metodo artigianale e la trasmissione delle competenze alle nuove generazioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;altra novità è la <strong>strazzata di Avigliano</strong>, focaccia a forma di ciambella preparata con acqua, lievito madre, farine di grano duro e tenero e una quantità importante di pepe tritato grosso. Tradizionalmente viene farcita con prosciutto, pecorino o provolone di vacca Podolica. Il Presidio punta anche al recupero di varietà locali e antiche di frumento, tra cui Senatore Cappelli, Carosella e Risciola.</p>
<h3>Quattro nuovi Presìdi dalla Calabria</h3>
<p class="isSelectedEnd">La Calabria porta a Torino quattro nuove produzioni. L&#8217;<strong>aglio rosa di Nicastro</strong>, coltivato nell&#8217;area a nord di Lamezia Terme, si riconosce per le striature rosate degli spicchi, un profumo intenso e un sapore più delicato.</p>
<p class="isSelectedEnd">La <strong>pesca tardiva di Magisano</strong>, nel Catanzarese, è una varietà dalla polpa succosa e dal profilo aromatico marcato, legata storicamente all&#8217;economia delle famiglie della zona. La scarsa conservabilità e lo spopolamento dell&#8217;area ne hanno ridotto la diffusione.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;<strong>oliva geracese</strong>, coltivata soprattutto tra Monasterace e Brancaleone, è destinata prevalentemente alla produzione di olio, ma viene utilizzata anche come oliva da mensa e per conserve, paté e olive schiacciate. La varietà è minacciata dall&#8217;abbandono delle terre marginali e dagli incendi.</p>
<p class="isSelectedEnd">I <strong>fagioli pappaluni</strong> sono coltivati nell&#8217;area dell&#8217;Aspromonte e delle Serre calabresi, tra 400 e 1.200 metri di altitudine. Ne esistono soprattutto due tipologie, una bianca e una violacea, e la coltivazione tradizionale prevede l&#8217;impiego di pali di castagno per sostenere le piante rampicanti.</p>
<h3>Dal Lazio alla Sicilia</h3>
<p class="isSelectedEnd">In provincia di Viterbo arriva l&#8217;<strong>aglio rosso di Proceno</strong>, varietà storicamente apprezzata per la capacità di conservarsi a lungo e per la digeribilità. Oggi sono soltanto tre le aziende che ne portano avanti la coltivazione, mentre molti dei produttori amatoriali sono anziani. Il Presidio, realizzato con l&#8217;Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, punta a favorirne il recupero e la diffusione.</p>
<p class="isSelectedEnd">Dalla Sicilia arriva invece il <strong>limone della Piana di Bagheria</strong>, cultivar Femminello coltivata nell&#8217;area dopo la crisi della viticoltura provocata dalla fillossera nell&#8217;Ottocento. Il frutto ha buccia liscia, pochi semi, profumo intenso e una buona quantità di succo. Le tecniche tradizionali permettono di produrlo anche durante l&#8217;estate, nella forma dei cosiddetti verdelli. Sempre in Sicilia si amplia inoltre il Presidio dei prati stabili e pascoli con quelli di Castronovo di Sicilia.</p>
<h3>Il pomodoro della Val Bisenzio e le mele storiche del Trentino</h3>
<p class="isSelectedEnd">In Toscana entra tra i Presìdi il <strong>pomodoro borsa di montone della Val Bisenzio</strong>, varietà caratterizzata dalla buccia sottile e dalle striature pigmentate. Secondo la tradizione, i semi sarebbero arrivati dalla Corsica con alcune famiglie emigrate nel dopoguerra. Diffuso tra gli anni Cinquanta e Ottanta per la polpa carnosa e il sapore dolce, è stato progressivamente abbandonato anche a causa della scarsa conservabilità. Un gruppo di agricoltori lavora oggi al recupero della varietà.</p>
<p class="isSelectedEnd">Dal Trentino arrivano invece le <strong>mele storiche</strong>, coltivate secondo criteri che comprendono bassa densità d&#8217;impianto, allevamento a tutta chioma, tutori in legno, concimi organici, assenza di diserbo chimico e presenza di altre colture e siepi. Il Presidio riguarda alberi di varietà storiche presenti soprattutto nelle aree marginali, meno interessate dalla frutticoltura intensiva.</p>
<h3>Il miele di barena della laguna veneta</h3>
<p class="isSelectedEnd">Tra le novità c&#8217;è anche il <strong>miele di barena della laguna veneta</strong>, prodotto da apicoltori che durante l&#8217;anno spostano gli alveari sui terreni salmastri della laguna di Venezia. Le barene, soggette alle maree, ospitano specie come astro marino, enula marina, salicornia veneta, suaeda, tamerice e soprattutto limonio.</p>
<p class="isSelectedEnd">I mieli ottenuti sono generalmente millefiori, con profumi intensi e una nota leggermente amara e salata. Il Presidio nasce anche per affrontare la fragilità dell&#8217;ambiente in cui viene prodotto: l&#8217;erosione delle barene e l&#8217;innalzamento delle acque rappresentano infatti una minaccia per questo ecosistema e per la sua apicoltura.</p>
<h2>Terra Madre 2026: laboratori, incontri e degustazioni a Torino</h2>
<p class="isSelectedEnd">I Presìdi sono una parte del programma di Terra Madre, che quest&#8217;anno comprende anche attività dedicate all&#8217;<strong>educazione alimentare</strong>. Per il trentennale dell&#8217;Arca del Gusto, Slow Food Educazione propone laboratori e giochi per adulti e bambini tra Piazza Castello e la Corte d&#8217;Onore di Palazzo Reale. Tra gli appuntamenti ci sono la <em>Merenda buona, pulita e giusta</em>, <em>Galeotto Fud</em> e il <em>Grande Gioco dell&#8217;Oca dei Presìdi Slow Food</em>. Alle Gallerie d&#8217;Italia Andrea Satta porta in scena <em>Mamme narranti</em> il 26 e 27 settembre, mentre Lella Costa presenta <em>Ci sono degli eroi tra noi</em> il 27 settembre. È previsto anche un baby pit stop realizzato in collaborazione con Giovani Genitori.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il programma di Terra Madre Off porta invece eventi in diversi luoghi della città. All&#8217;Archivio di Stato si può visitare la mostra <em>Il gusto della storia. Torino e il cibo nell&#8217;Archivio della Città</em>, mentre Palazzo Lascaris ospita <em>Convivium</em>, dedicato al rapporto tra terra e cibo.</p>
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