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	<title>Francesca Moretti Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Francesca Moretti Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Il rinnovato corso di Bellavista</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-rinnovato-corso-di-bellavista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 09:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Bellavista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’occasione era la presentazione del nuovo Alma assemblage 1, lo spumante che è andato a sostituire di sana pianta la celebre &#8220;etichetta arancione&#8221; di Bellavista. Ma l’azienda che ha fatto la storia della Franciacorta ha rivelato, in realtà, molto di più. «Questa giornata segna la pietra miliare di una nuova era, un percorso di evoluzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’occasione era la presentazione del<strong> nuovo Alma assemblage 1</strong>, lo spumante che è andato a sostituire di sana pianta la celebre &#8220;etichetta arancione&#8221; di Bellavista. Ma l’azienda che ha fatto la storia della Franciacorta ha rivelato, in realtà, molto di più. <strong>«Questa giornata segna la pietra miliare di una nuova era</strong>, un percorso di evoluzione che trae forza dai successi del passato del brand» ha affermato il <strong>ceo della Holding Terra Moretti</strong> <strong>Massimo Tuzzi</strong> in apertura della serata di festa che ha accompagnato il lancio della nuova cuvée. «Abbiamo tolto la polvere e le zone di comfort che ci avevano permesso di stare seduti sugli allori per un po’ e abbiamo cercato nel territorio un nuovo modo di essere noi stessi».</p>
<p>Alla guida del gruppo da cinque anni, l’ad non ha solo accolto il difficile compito di managerializzare un’attività familiare, dove la famiglia è anche fortemente attiva e partecipe delle scelte imprenditoriali, ma ha fatto di più. Ha aiutato a mettere le basi per disegnare quello che sarà il futuro della Holding franciacortina, toccandone tutti gli ambiti: dalla vigna alla cantina, fino all’ospitalità (è anche tra le cantine del nostro <a href="https://www.foodandwineitalia.com/bellavista-3/" target="_blank" rel="noopener">Speciale Enoturismo</a>). «Sono molto soddisfatto del lavoro svolto in questi anni – ha affermato Tuzzi – che si è basato su tre capisaldi: la <strong>managerializzazione</strong> di una realtà che conta 950 dipendenti; il <strong>passaggio generazionale</strong> e <strong>l’aumento di valore</strong> della Holding, che oggi ammonta a 200 milioni di euro. Una visione a lungo termine che ci rende pronti ad affrontare qualsiasi evoluzione futura. Credo, inoltre, che<strong> abbiamo sfatato il tabù che un’azienda familiare non possa managerializzarsi:</strong> quello della famiglia Moretti è un esempio da esportare altrove, tanto più in questo momento storico, in cui molte storiche famiglie del vino stanno rinunciando».</p>
<h5>La &#8220;cura&#8221; Geoffroy</h5>
<p>Tra le idee di Tuzzi e <strong>Francesca Moretti</strong>, colei che tra le tre figlie del patron Vittorio Moretti ha raccolto il testimone della cantina vinicola, c’è stata, tre anni fa, quella di &#8220;aggiudicarsi&#8221; uno dei più noti <em>chef de cave</em> di Champagne: <strong>Richard Geoffroy</strong>. Esponente di una famiglia di viticoltori da 8 generazioni, 80 vendemmie svolte in tutto il mondo, l’ultimo cartellino da dipendente timbrato nel 2019 da Dom Pérignon prima di andare in pensione e aprire un’azienda di sake in Giappone, l’enologo francese, a 70 anni, era proprio in cerca di un <em>divertissement</em>. E lo ha trovato in Franciacorta: «Venire qui è stata una scelta di amicizia – ha raccontato – ed è incredibile l’accoglienza e la fiducia di cui sono stato investito dalla famiglia Moretti».</p>
<p>Uno dei principali interventi messi in atto dal suo arrivo nel 2021 è stato l’inserimento di <strong>una stretta sinergia tra le patiche di coltivazione delle uve in vigna e le tecniche di vinificazione in cantina</strong>, con l’obiettivo di valorizzare al massimo le caratteristiche naturali del frutto. «Rispetto al passato oggi il vigneto è diventato il punto di partenza – afferma <strong>Francesca Moretti</strong>, che ha trovato nell’enologo francese un mentore di assoluta fiducia – negli ultimi tre anniabbiamo attuato una maggiore parcellizzazione delle vigne e avviato nuove sperimentazioni in vigna: ad esempio, pacciamature differenziate tra un vigneto e l’altro, oppure una gestione del verde variabile. Soluzioni diverse che ci aiutano trovare il modo migliore per mantenere freschezza e una maturazione più corretta dei frutti, ritardandone i tempi di raccolta senza andare in surmaturazione. Tutto gira attorno al frutto e a come dovrà essere al momento del suo arrivo in cantina, per questo facciamo dialogare vigna e cantina. <strong>Un approccio che ci permette di mettere in atto anche un’enologia sempre più leggera»</strong>.</p>
<p>A supportarlo, dal lato vigna, nientemeno che l’esperienza di <strong>Marco Simonit</strong>, che da vent’anni cura i vigneti di Bellavista. «Tutto il team ha compreso qual è il nuovo focus – ha affermato Richard Geoffroy – ed è una grande soddisfazione veder lavorare con un alto livello di sana competitività tutte le diverse squadre in vista dell’obiettivo». <strong>L’assemblaggio è stato identificato dall’enologo come la via per trovare il giusto livello di armonizzazione.</strong> «Un’armonia – ha sottolineato Geoffroy – che è già nella natura della Franciacorta, non c’è alcun bisogno di forzare. Penso che questo sia un territorio vocato, un’eccellenza a livello mondiale, con un’identità definita, riconoscibile, con competenze e capacità di innovazione illimitate: non ha quindi bisogno di imitare altri modelli. È tempo quindi che la Franciacorta cammini con le proprie gambe». Insomma, c’è voluto &#8220;un uomo di Champagne&#8221; per dire alla Franciacorta che può finalmente tagliare il cordone ombelicale con la Champagne.</p>
<h5>Il nuovo Alma</h5>
<p><strong>Alma Assemblage 1 è una cuvée che nasce dalla selezione di 129 parcelle in cui sono ripartiti i vigneti aziendali</strong>, che restituiscono in cantina 91 vini base. «Ciascuna delle 129 parcelle ha una propria individualità – racconta Francesca Moretti – e viene assaggiata giornalmente servendosi durante il campionamento di piccoli torchi, fatti realizzare ad hoc da Geoffroy. Gli assaggi avvengono alla cieca, dando a ciascun campione un voto, sulla base del quale vengono poi creati gli assemblaggi finali di tutti i nostri vini. La priorità è sempre la <strong>Riserva Vittorio Moretti</strong>, poi via via a scalare si creano tutte le altre». Le <strong>cuvée Alma con base vendemmia 2021</strong> sono tre – <strong>Alma Assemblage 1, Alma Rosé Assemblage 1, Alma Non Dosato Assemblage 1</strong> – dove <strong>il numero 1 identifica il punto di partenza di questo nuovo percorso</strong> che, ogni anno, vedrà nascere un’edizione unica. Principio guida dell’etichetta è, infatti, <strong>&#8220;Ad ogni vendemmia una nuova era&#8221;</strong> poiché sarà il naturale corso di ciascuna annata a fare da protagonista. Un legame con la natura e la terra al quale la famiglia Moretti ha dato il nome di <em>Sense of Place</em>, per sottolineare quel nesso profondo e inscindibile che la lega al luogo, alle vigne e alle persone che ne fanno parte. Un prodotto rinnovato nella veste – con l’etichetta di colore marrone, come la terra e il legno, impreziosita da dettagli in bronzo –ma soprattutto nell’assaggio dove, nella comparazione con il &#8220;vecchio&#8221; Alma, ha evidenziato un notevole <em>upgrade</em> in termini di pulizia, equilibrio e leggiadria.</p>
<h5>Bellavista e L’Albereta in sinergia</h5>
<p>Parte del nuovo corso della Holding della famiglia Moretti guidata da<strong> Massimo Tuzzi</strong> è l’inedito coinvolgimento delle sorelle Moretti, in virtù del quale si sta creando <strong>una vincente sinergia tra le diverse realtà del gruppo</strong>. Non a caso, la festa per il lancio di Alma è stata l’occasione per presentare ufficialmente anche il nuovo progetto di ristorazione de <strong>L’Albereta Relais &amp; Châteaux</strong>, di recente affidato allo chef <strong>Alberto Quadrio</strong>. Classe 1990, dopo l’esperienza presso Portrait Milano, Quadrio è approdato a L’Albereta con il compito di riportarvi l’alta cucina che fu, agli albori, quella di Gualtiero Marchesi, <em>resident </em>nelle cucine franciacortine per vent’anni, dal 1993 al 2013.</p>
<p>«Il nostro percorso è iniziato con il signor Marchesi, che ha portato L’Albereta nel mondo – ha raccontato <strong>Carmen Moretti</strong>, responsabile della divisione alberghiera della Holding –, è proseguito per 10 anni con Fabio Abbatista e, oggi, si affida ad Alberto Quadrio che ha già dato una grande energia di cambiamento». Il nome del nuovo ristorante guidato da Quadrio è <strong>L’Aurum</strong>, la cui origine latina intende evocare sia la vegetazione franciacortina, di cui l’alloro è l’arbusto dominante, sia l’oro che fu simbolo della cucina di Marchesi. <strong>Un omaggio al passato in chiave contemporanea</strong> (che è poi anche il nome di uno dei piatti firmati dallo chef, guarnito con l’iconica foglia d’oro di marchesiana memoria) come, del resto, tutto il nuovo corso inaugurato dalla Holding Terra Moretti.</p>
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		<title>Il ventennale di Petra</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-ventennale-di-petra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 10:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Caviola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Petra è un luogo magico per Francesca Moretti, presidente del gruppo Terra Moretti Vino, che a Suvereto, in Val di Cornia, trova &#8211; e ritrova tutte le volte &#8211; la sua parte più &#8220;wild&#8221;. L&#8217;annata in commercio è la 2017, complicatissima dal punto di vista climatico: siccitosa, scarsa dal punto di vista produttivo, stressante anche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Petra</strong> è un luogo magico per <strong>Francesca Moretti</strong>, presidente del gruppo <strong>Terra Moretti Vino</strong>, che a <strong>Suvereto</strong>, in Val di Cornia, trova &#8211; e ritrova tutte le volte &#8211; la sua parte più &#8220;wild&#8221;.<br />
<strong>L&#8217;annata in commercio è la 2017,</strong> complicatissima dal punto di vista climatico: siccitosa, scarsa dal punto di vista produttivo, stressante anche per i terreni. Una vera sfida per Francesca e l&#8217;enologo di fiducia, il piemontese <strong>Beppe Caviola</strong> che hanno deciso il blend di stile bordolese tenendo conto di queste difficoltà, 70 per cento Cabernet Sauvignon e 30 per cento di Merlot, coltivati su terreni ricchi di argilla e di scheletro. Per questo abbiamo deciso di rivolgere direttamente ai due protagonisti<strong> alcune domande su questi primi 20 anni</strong> e sulle peculiarità dell’azienda toscana.</p>
<p>Iniziamo con <strong>Francesca Moretti.</strong></p>
<p><em><strong>Il tuo rapporto con Petra e la Maremma, tra tutte le aziende del gruppo Moretti, che spazio ricopre?</strong> </em><br />
Il mio rapporto con Petra è un rapporto importante, perché è un’azienda che ho fortemente voluto e desiderato. Tutto nasce dopo un viaggio a Bordeaux, dove mi innamoro “a prima vista” della storia e della cultura degli châteaux francesi. Torno in Italia, compio i miei studi di enologia e comincio a lavorare nelle aziende di famiglia, ma il pensiero torna spesso là: allo stile, al rigore, all’eleganza di quelle cantine e del loro territorio. Petra nasce così: da un viaggio e da un sogno. La Toscana alla fine anni ’90 è il luogo ideale per dar vita ad un’azienda del vino “alla maniera bordolese”, la scelta della Maremma della Val di Cornia non fu così scontata. Ma se ho ereditato qualcosa da mio padre è l’audacia nelle scelte, così comprammo i terreni e la tenuta.  Sono stati anni meravigliosi quelli degli esordi: il lavoro con il professor <strong>Attilio Scienza</strong> (<em>professore ordinario di Viticoltura presso l&#8217;Università degli Studi di Milano, ndr</em>) legato alla zonazione, il progetto con l’architetto <strong>Mario Botta</strong> per dar vita a una cantina moderna e all’avanguardia che si inserisse con armonia all’interno della riserva naturale, le prime scelte enologiche, non sempre “corrette” ma sicuramente pionieristiche. Ho vissuto a Petra per anni, mi sono formata sul campo e quando sono tornata in Franciacorta ero sicuramente più “matura” di prima. Avevo imparato a dare forma a un sogno.</p>
<p><em><strong>Raccontaci il tuo rapporto professionale e umano con Beppe Caviola.</strong></em><br />
Con Beppe abbiamo un bellissimo rapporto basato su una fiducia sincera e su una visione comune del futuro, di come si debba vivere e trattare un territorio, ma soprattutto sullo <strong>stile enologico di Petra</strong>. Con lui stiamo condividendo un percorso di crescita e di sviluppo dei nostri vini che ci è riconosciuto dagli appassionati e dalla critica di settore. Beppe è un professionista “generoso”, un compagno di viaggio con il quale non manca uno scambio dialettico importante, ma nello stesso tempo sento che guardiamo sempre nella stessa direzione.</p>
<p><em><strong>E che rapporto ha Francesca Moretti con il tempo che passa? Hai preso i ritmi della natura e delle vendemmie? </strong></em><br />
In questo momento non so bene cosa rispondere, sono praticamente 12 mesi che viviamo in una specie di bolla, dove il tempo è determinato solo dai vari allarmi relativi al virus. Se questa domanda mi fosse stata posta 2 anni fa, avrei riposto che sono sempre stata vicina alla natura e ai suoi ritmi, sono sempre stata in azienda sin da piccola e per me il tempo è sempre stato quello della vigna. Oggi, se da una parte questo sentimento si è accentuato, perché ho visto come la natura possa tornare protagonista quando l’uomo rallenta il suo passo, dall’altra dobbiamo prendere atto che anche la pandemia è un espressione della natura e fare i conti con tutta la nostra fragilità.</p>
<p><em><strong>Cosa ti piace dei vini di Petra e in particolare del taglio bordolese</strong></em>?<br />
Del taglio bordolese mi piace la possibilità di interpretazione, l’ampio agio nel capire le annate, i vitigni e le relative reazioni a seconda della stagione. I vini di Petra oggi hanno un loro stile netto, elegante e coerente su tutta la linea. Ci sono voluti un po’ di anni e varie mani, ma adesso, enologicamente parlando, <strong>Petra è quello che ho sempre pensato dovesse essere. </strong></p>
<p>Un risultato raggiunto, come dice Francesca , anche grazie al comune sentire con l’enologo piemontese che segue l’azienda dal 2014.<br />
Doveroso quindi interpellare anche <strong>Beppe Caviola</strong>.</p>
<p><strong><em>La 2017 viene presentata come annata assai difficile per siccità e rese basse, tu non sei del tutto d’accordo. Come mai ?</em> </strong><br />
L’annata 2017 effettivamente non è stata un’annata facile, partendo dalle rese che sono state mediamente basse. Ma, a mio avviso, non così calda come sostengono molti. La definirei piuttosto <strong>un’annata siccitosa</strong> con uno sviluppo della vite anticipato e rallentato da un brusco abbassamento di temperatura registrato a fine aprile. Dal mese di maggio è iniziato un lungo periodo di bel tempo che si è protratto fino alla vendemmia con temperature massime durante i mesi estivi sopra la media (ormai nella norma), ma a differenza di altre annate più calde – come la 2015 – le notti sono state abbastanza fresche. Gli eventi piovosi anche se deboli e sporadici sono stati sufficienti per scongiurare problemi di marcato stress idrico. Per ottenere un vino “equilibrato”, di struttura ma anche di grande eleganza, ritengo che sia fondamentale cercare l<strong>’equilibrio vegeto-produttiv</strong>o che si può raggiungere con una meticolosa gestione della chioma, ovvero defogliazione tardiva della parte medio-alta della chioma in post-invaiatura con l’obiettivo di asportare foglie <em>fotosinteticamente</em> attive in modo da evitare l’eccessivo accumulo di zuccheri e di conseguenza di alcol. Tutto ciò va combinato con un attento ma non eccessivo diradamento dei grappoli volto a bilanciare la produzione.</p>
<p><strong><em>Il vino ottenuto in che modo racconta questa annata complessa?</em> </strong><br />
Il vino di questo millesimo è l’ espressione autentica dell’annata 2017, del territorio da cui ha origine – Suvereto – e di una reale condivisione stilistica tra la famiglia Moretti e il sottoscritto. In sintesi <strong>il Petra di oggi è un vino di originalità marcata, struttura, complessità ma anche di eleganza,</strong> con alcol controllato e un frutto che è per forza del territorio, quindi sontuoso e ricco, ma che chiude con un finale lungo, persistente ed elegante perché ravvivato da una spiccata nota fragrante, croccante e rinfrescante. Un vino dal carattere mediterraneo, un vino che racconta questa parte suggestiva di Maremma “ferrosa”. Siamo infatti sulle colline metallifere della Val di Cornia, zona di miniere dai tempi degli Etruschi.</p>
<p><strong><em>Che terroir è quello di Suvereto ?</em></strong><br />
Il clima di Suvereto presenta caratteristiche mediterranee lungo la costa e assume caratteri leggermente più continentali via via che si procede verso l’interno. Le distanti montagne della Corsica ad ovest e i più vicini rilievi dell’Isola d’Elba tendono a deviare o ad attenuare le perturbazioni atlantiche, limitando l&#8217;apporto idrico annuo che si concentra soprattutto nel periodo invernale. <strong>Il terreno regala grande mineralità e sapidità al vino,</strong> dovuta alla composizione dei terreni ricchi di minerali (manganese), con argille importanti, simili a quelle del Pomerol francese (in grado di trattenere circa il 50% di acqua rispetto a un terreno sabbioso e ciottoloso), tanto scheletro, tendenzialmente calcarei in collina e più ricchi di sabbia e limo in pianura.</p>
<p><strong><em>Lavorare con i Moretti, quindi su più fronti pedoclimatici ed enologici: quali sono state le sfide più difficili e quali le soddisfazioni maggiori che ti sei tolto?</em></strong><br />
Lavorare con la famiglia Moretti è prima di tutto entusiasmante e sfidante in quanto i progetti, anche i più complessi, vengono vissuti con ambizione massima e ciò contagia positivamente i collaboratori impegnati in prima linea per il conseguimento del risultato. Nel panorama delle aziende del gruppo ritengo <strong>Petra, Teruzzi e Sella &amp;Mosca</strong>, pur all’interno delle loro differenze pedoclimatiche, varietali e operative, <strong>tre sfide profondamente significative</strong>: ottimo lavoro in team, sperimentazione e nuove rotte da tracciare, cioè il massimo della soddisfazione professionale e personale.</p>
<p><em><strong>La luce della Maremma: che ruolo gioca nel lavoro di un enologo che lavora da quelle parti?</strong></em><br />
Ammetto che questa domanda mi ha orientato verso una risposta a cui non avevo mai posto la giusta attenzione. <strong>La luce della Maremma è unica e si muove insieme ad un cielo in perenne movimento,</strong> dove le nuvole inseguono mille sfumature di blu. Al di là delle suggestioni visive ed emotive, la luce della costa e dell’entroterra di questa parte molto particolare della Toscana è davvero unica e rappresenta una fonte di ispirazione che si traduce nel concepimento di vini eccellenti dotati di personalità e identità precise. In Maremma le giornate sono molto limpide, con una luce molto “pulita” e con valori di oltre 11 ore di sole al giorno nei mesi di giugno e luglio. Questo permette alla vite di lavorare molto bene e di essere molto efficiente sulla fotosintesi. Immaginiamo le foglie come dei pannelli solari che producono energia, assorbendo la luce solare per dare il via al processo di fotosintesi clorofilliana che trasforma l’anidride carbonica presente nell’aria e sciolta nell’acqua, in composti organici, soprattutto zuccheri. Quindi è grazie all’importante disponibilità di luce bella e pulita, che garantisce un irraggiamento ottimale, che si riescono ad ottenere<strong> vini luminosi.</strong></p>
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		<title>Mariella Rosé: una bollicina “da favola”</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/mariella-rose-una-bollicina-da-favola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Pitaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 11:13:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra una fiaba, una di quelle con un bel lieto fine. Invece no, è la storia di Mariella: l’esempio di una donna che non ha mai smesso di credere nelle sue scelte e che è riuscita a trasformare, grazie anche all’appoggio del marito Vittorio Moretti, una vecchia fornace (alla quale era legatissima) in una cantina [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra una fiaba, una di quelle con un bel lieto fine. Invece no,<strong> è la storia di Mariella:</strong> l’esempio di una donna che non ha mai smesso di credere nelle sue scelte e che è riuscita a trasformare, grazie anche all’appoggio del marito <strong>Vittorio Moretti,</strong> una vecchia fornace (alla quale era legatissima) in una cantina di grande successo.</p>
<p>Il resto è noto: negli anni ‘80, quando il Franciacorta è al massimo del suo sviluppo, la fornace dei suoi ricordi di bambina, ormai dismessa e a rischio di demolizione, viene acquistata dalla famiglia e trasformata nella <strong>cantina Contadi Castaldi</strong>, luogo in grado di interpretare tutte le potenzialità della regione lombarda vocata alla spumantizzazione, diventandone una delle realtà più significative.</p>
<p>Da questi presupposti nasce il nuovo <strong>Franciacorta DOCG Mariella Rosé</strong>, una cuvée realizzata solo in poche annate eccezionali (è stata presentata adesso la 2014, la prossima sarà quella del 2018 e uscirà nel 2026), quando il pinot nero si trova al massimo delle sue potenzialità. Un rosato spumantizzato, fortemente voluto dalla secondogenita delle tre figlie di Mariella e Vittorio, <strong>Francesca Moretti</strong> (enologo, attiva nel comparto vitivinicolo da più di venti anni e amministratore delegato del gruppo Terra Moretti Vino). È stata sua l’idea di realizzare, con l’aiuto dell’enologo <strong>Gianluca Uccelli</strong>, un prodotto che riuscisse a rappresentare – attraverso i sapori e gli odori della terra – lo spirito e la personalità della madre.</p>
<p>Composto al 90% da pinot nero con un 10% di chardonnay, il Mariella Rosé si presenta con un colore rosso corallo con riflessi ambrati e un perlage finissimo e persistente. I profumi richiamano ai petali di rosa, frutti di bosco e agrumi. Ma la vera particolarità è data dal lungo affinamento sui lieviti, che dura dai 62 ai 70 mesi conferendo<strong> il giusto carattere e la verticalità che ci si aspetta</strong> da un vino dedicato alla “capofamiglia” Moretti, che partecipa a tutte le degustazioni per stabilire gli assemblaggi. Insomma, un vino dal profilo deciso nonostante le apparenze, ma che si concede una veste un po’ leziosa tutta giocata sul rosa e impreziosita da illustrazioni di fiori (persino sulla capsula) senza paura di essere tacciato come “femminile”, perché le donne – come quelle che compongono gran parte della squadra di Terra Moretti – non hanno bisogno di rinunciare al proprio gusto per affermare competenze e ambizioni. E non è un caso che la presentazione – con un brindisi su Zoom – sia avvenuta proprio nel giorno della Festa Internazionale della Donna, accompagnata da una copia del libro di Michelle Obama <em>Becoming</em> (un chiaro modello di determinazione femminile) e da un bel messaggio personale di Francesca Moretti capace di parlare da figlia, madre e imprenditrice.</p>
<p>Il Mariella Rosé nasce dunque come<strong> omaggio a una donna speciale</strong> ma vuole essere simbolo di tutte coloro che non si fermano davanti a niente e con coraggio riescono ad affermarsi in posizioni di alto profilo ancora troppo spesso dominate da figure maschili.</p>
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		<title>Francesca Moretti: il fascino della scoperta</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/le-donne-del-vino-moretti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cinzia Benzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 08:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Cover story]]></category>
		<category><![CDATA[donne del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Moretti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Individuare nuove realtà produttive e definire per ciascuna il giusto “stile”. Una sfida entusiasmante. Francesca Moretti sognava di fare la veterinaria quando un viaggio a Bordeaux con il padre Vittorio la fece appassionare alla cultura degli chateaux: si iscrisse così ad Agraria ed Enologia, l’inizio di un cammino importante nelle aziende di famiglia, in Franciacorta. [&#8230;]</p>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Individuare nuove realtà produttive e definire per ciascuna il giusto “stile”. Una sfida entusiasmante.</h2>				</div>
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									<div class="page" title="Page 5"><div class="section"><div class="layoutArea"><div class="column"><p><strong>Francesca Moretti</strong> sognava di fare la veterinaria quando un viaggio a Bordeaux con il padre Vittorio la fece appassionare alla cultura degli chateaux: si iscrisse così ad Agraria ed Enologia, l’inizio di un cammino importante nelle aziende di famiglia, in Franciacorta. <strong>Vittorio Moretti</strong>, imprenditore illuminato, le aveva trasferito un DNA poliedrico. Seppur legata alla sua terra di nascita, lei è riuscita a trovare una sua strada, dedicandosi alla scoperta di nuovi territori enoici: la Toscana con Petra e Teruzzi e la Sardegna con Sella&amp;Mosca.</p><p><strong>Una donna positiva e lungimirante</strong>, da tempo concentrata nel suo lavoro in vigna, in cantina e in ufficio, che gestisce grazie anche al supporto di un team forte, in equilibrio con gli impegni della sua famiglia.</p><p><strong>Cos’è lo stile Moretti?</strong> «È cura del particolare», spiega, «autenticità del territorio, cesello maniacale del dettaglio in tutti i suoi aspetti». Uno stile declinato in modo specifico, sulle diverse realtà. Ogni scelta, da quelle produttive – la gestione della vigna, l’impostazione enologica, la manualità – a quelle di immagine, di posizionamento, le partnership attivate, tutto è valutato nel particolare. «A volte è faticoso ma i risultati finali ci danno ragione. Ogni azienda ha la sua mission e una volta chiarita qual è, si procede con coerenza. <strong>Bellavista è il nostro brand di “alta moda”.</strong> Tutto è sartoriale, ricamato, definito, come avviene nel confezionamento di un abito da sera. <strong>Contadi Castaldi</strong> <strong>è il nostro prêt-à-porter.</strong> Sempre Franciacorta, con un posizionamento alto seppur con una declinazione più immediata, adatta per più occasioni.<strong> Petra è invece la nostra azienda Château.</strong> Un posto magico, pensato per realizzare il mio sogno: produrre grandi vini da una terra generosa e luminosa, piena di sole.<strong> Teruzzi è la sfida,</strong> il rilancio di una denominazione storica, quella della Vernaccia di San Gimignano, che merita di riconquistare il posto che le spetta. <strong>Sella&amp;Mosca è la forza della storia,</strong> delle donne e degli uomini che in 120 anni hanno trasformato una palude in una realtà con una personalità straordinaria e oggi deve varcare i confini regionali e nazionali, per brillare nelle sue tante potenzialità». </p></div></div></div></div>								</div>
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				<h3 class="elementor-portfolio-item__title">
		I protagonisti della cucina su fiamma nel nostro nuovo numero		</h3>
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			<a class="elementor-post__thumbnail__link" href="https://www.foodandwineitalia.com/alla-scoperta-di-bangkok-la-migliore-citta-al-mondo-per-lenogastronomia-del-2025/">
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			<img loading="lazy" decoding="async" width="763" height="627" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/Bangkok-citta-enogastronomica-2025.png" class="attachment-medium size-medium wp-image-206032" alt="Bangkok-citta-enogastronomica-2025" />		</div>
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				<h3 class="elementor-portfolio-item__title">
		Alla scoperta di Bangkok: la migliore città al mondo per l&#8217;enogastronomia del 2025		</h3>
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				<h3 class="elementor-portfolio-item__title">
		Le 50 Cantine Top del 2023		</h3>
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				<h3 class="elementor-portfolio-item__title">
		Massimo Bottura: Rinascimento contemporaneo a Modena		</h3>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/le-donne-del-vino-moretti/">Francesca Moretti: il fascino della scoperta</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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