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	<title>ristoranti Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>ristoranti Archivio &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Dove mangiare a Perugia: i 10 ristoranti da provare</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/dove-mangiare-perugia-migliori-ristoranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[guide gastronomiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Umbria la cucina è cultura, tradizione e orgoglio, e Perugia ne rappresenta la punta di diamante. Capitale gastronomica della regione amata per la sua eccellenza, qui si incontrano chef stellati, trattorie genuine, bistrot evoluti e proposte di cucina internazionale. Se volete sapere dove mangiare nel capoluogo umbro, vi guidiamo attraverso dieci locali capaci di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="785" data-end="1180">In <strong>Umbria</strong> la cucina è cultura, tradizione e orgoglio, e <strong>Perugia</strong> ne rappresenta la punta di diamante. Capitale gastronomica della regione amata per la sua eccellenza, qui si incontrano chef stellati, trattorie genuine, bistrot evoluti e proposte di cucina internazionale. Se volete sapere dove mangiare nel capoluogo umbro, vi guidiamo attraverso dieci locali capaci di raccontare la città in modo autentico e originale.</p>
<h2 data-start="785" data-end="1180">A Perugia arriva l&#8217;Umbria Jazz Festival: i nostri consigli in città e dintorni</h2>
<p>Perugia si conferma meta di grande interesse gastronomico grazie alla sua capacità di unire cucina casalinga tradizionale, fine dining di livello e internazionalità. Ogni locale racconta una storia diversa, ma tutti condividono l’<strong>amore</strong> per il territorio, l’<strong>attenzione</strong> ai dettagli e la <strong>qualità</strong> delle materie prime. Che cerchiate l’alchimia di una cucina stellata, l&#8217;<a href="https://www.foodandwineitalia.com/apre-the-chocolate-bar-a-perugia/" target="_blank" rel="noopener">innovazione di un dessert bar</a>, la spontaneità di una trattoria, il design di un bistrot o la concretezza di un sushi bar d’autore, Perugia sa rispondere con competenza e autenticità.</p>
<h3 data-start="1187" data-end="1198">Ada</h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205899" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-ada.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-ada" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1200" data-end="1851">Nel cuore del centro storico, Ada si distingue per la raffinatezza di una cucina stellata che conserva un legame forte con il territorio. La chef <strong>Ada Stifani</strong> unisce tecnica, creatività e materie prime regionali, esaltando sapori e aromi con piatti come la tagliatella di cardoncello e scampo, dove il fungo locale incontra il mare in una sintesi perfetta. Il menu degustazione vuole essere un viaggio emozionale che cambia con le stagioni e con gli umori della cucina. Atmosfera raccolta, servizio attento e piatti che raccontano l’identità dell’Umbria contemporanea fanno di Ada una tappa imprescindibile.</p>
<p data-start="1200" data-end="1851">via del Bovaro, 2<br />
<a href="https://adagourmet.it/" target="_blank" rel="noopener">adagourmet.it</a></p>
<h3 data-start="1858" data-end="1896">Antica Porchetteria Granieri 1916</h3>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205910" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-antica-porchetteria-granieri.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-antica-porchetteria-granieri" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1898" data-end="2437">Appena varcata la soglia, si respira aria di storia. <strong>Alessandro Granieri</strong> porta avanti con passione la sua porchetta artigianale, preparata secondo l’antica ricetta di famiglia. La cottura lenta, il corretto mix di spezie e la qualità eccellente della carne danno vita a panini straordinari, tra cui il celebre 1916, impreziosito da mele arrosto, senape, uvetta e noci. La crosta della porchetta è profumatissima, di finocchietto selvatico e rosmarino, due ingredienti che impreziosiscono la ricetta e che sono raccolti direttamente dall&#8217;uliveto della famiglia Granieri. Il chiosco dal sapore vintage è il luogo ideale per un pranzo veloce nel cuore di Perugia, restituendo con semplicità e gusto un pezzo della memoria culinaria umbra.</p>
<p data-start="1898" data-end="2437">Piazza Matteotti<br />
<a href="https://www.instagram.com/anticaporchetteriagranieri1916/">@anticaporchetteriagranieri1916</a></p>
<h3 data-start="2444" data-end="2468">Bottega del Vino</h3>
<p data-start="2470" data-end="3133"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205911" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-la-bottega-del-vino.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-la-bottega-del-vino" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2470" data-end="3133">Un luogo fermo nel tempo: le pareti con <strong>iscrizioni latine</strong> e le botti antiche restano testimoni di un luogo dove tradizione e semplicità si incontrano. La cucina valorizza con grazia materie prime locali: i cappellacci ripieni di mascarpone con crema di asparagi e funghi pioppini incarnano la capacità di elevare piatti casalinghi a nuova dignità, mentre la pasta fillo con formaggio e <a href="https://www.foodandwineitalia.com/il-miele-e-il-segreto-per-carni-succulente-cocktail-deliziosi-e-dolci-confortanti/" target="_blank" rel="noopener">miele</a> racconta con delicatezza i sapori umbro-contadini. Carne di qualità e ben cotta, come il filetto di manzo in foto. La cantina è un trionfo di etichette regionali, scelte con cura per accompagnare un’esperienza gastronomica intima, genuina e accessibile.</p>
<div class="sXLaOe">Via del Sole, 1<br />
<a href="http://www.labottegadelvino.net/" target="_blank" rel="noopener">labottegadelvino.net</a></div>
<h3 data-start="3140" data-end="3179">Elementi Fine Dining</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205912" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-elementi-fine-dining.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-elementi-fine-dining" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3181" data-end="3769">Ce ne andiamo in <strong>provincia</strong>, a circa 15 minuti di auto dal centro di Perugia. Inserito nel contesto lussuoso dello <strong>Borgo Brufa Spa Resort</strong>, Elementi è il manifesto dell’alta cucina umbra. <a href="https://www.foodandwineitalia.com/lumbria-di-andrea-impero/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Andrea Impero</strong></a>, giovane chef con radici ciociare e formazione campana, sviluppa piatti che parlano di identità e memoria, rilette con mano contemporanea. Il percorso degustazione è una narrazione gastronomica multisensoriale, un racconto di sapori, ricordi d’infanzia, suggestioni di territorio. Ciascuna portata è scomposta per offrire variazioni e stratificazioni sensoriali, in un crescendo studiato nei minimi dettagli che dimostra grande rigore e creatività. Di grande impatto gli spaghetti alla cipolla che vedete in foto: eleganti, elaborati ma dal gusto estremamente casalingo perché chi ha avuto la fortuna di assaggiare il ragù alla genovese avrà subito alla mente quella immagine.</p>
<div class="sXLaOe">Via del Colle, 38, Brufa (PG)<br />
<a href="https://www.elementifinedining.it/" target="_blank" rel="noopener">elementifinedining.it</a></div>
<h3 data-start="3776" data-end="3794">Luce</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205924" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-luce.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-luce" width="763" height="627" /></p>
<p>Immerso in un antico palazzo del <strong>1400</strong> con altissime volte a botte e una parete che affaccia su via Ulisse Rocchi, un’illuminazione di design crea un’atmosfera allo stesso tempo romantica e conviviale per questo ristorante. Nato nel 2018 grazie alla voglia di <strong>Paolo e Francesco Gori</strong> di portare un&#8217;attualizzazione (non rivisitazione) alla cucina tradizionale umbra, oggi propone piatti di facili comprensione grazie alle radici ben piantate nel classicismo ma con spunti e guizzi molto interessanti. È un ristorante molto contemporaneo, di quelli che stanno andando oggi di moda, in grado di avvicinare nuove generazioni verso una cucina più elaborata senza però spaventare i clienti, ma accogliendoli con garbo e accompagnandoli anche verso sapori non necessariamente conosciuti.</p>
<p>Via Ulisse Rocchi, 18 &#8211; 20<br />
<a href="https://luceristorante.it/" target="_blank" rel="noopener">luceristorante.it</a></p>
<h3 data-start="3776" data-end="3794">La Risulta</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205914" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-la-risulta.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-la-risulta" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3796" data-end="4442">A pochi passi da Perugia, nella moderna zona di <strong>Ponte San Giovanni</strong>, La Risulta ha l’anima del bistrot contemporaneo. Lo spazio è piacevole e easy, con tavoli sia interni sia all’aperto. La cucina combina sapientemente la tradizione umbra con scelte <strong>vegetariane</strong>, puntando su ingredienti di artigiani locali. Qui trovate piatti pensati per essere condivisi o gustati da soli, accompagnati da una selezione di <strong>vini naturali</strong>. L’offerta cambia spesso, seguendo il mercato e la stagionalità, e si evolve in sintonia con la clientela metropolitana e attenta: un indirizzo ideale per chi cerca qualità e freschezza senza pretese di formalità.</p>
<div class="sXLaOe">Via Alessandro Manzoni, 214/L<br />
<a href="https://www.instagram.com/larisulta/" target="_blank" rel="noopener">@larisulta</a></div>
<h3 data-start="4449" data-end="4473">Osteria a Priori</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205913" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-osteria-a-priori.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-osteria-a-priori" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="4475" data-end="5071">In un’atmosfera semplice e calda, A Priori celebra l’Umbria con attenzione alle eccellenze del territorio. Un menu costruito esclusivamente su prodotti artigianali, come la fagiolina del Trasimeno o la lenticchia di Monteleone di Spoleto, le patate rosse di Colfiorito, la cipolla di Cannara, il sedano nero di Trevi, la fava, si trasformano in zuppe, primi e piatti rustici in cui si avverte un forte <strong>legame</strong> con la cultura del<strong> cibo rurale</strong>. Gli strangozzi al tartufo nero sono un perfetto esempio, mentre la carta delle bevande esplora birre artigianali e vini locali. Prezzi moderati, porzioni generose, servizio cordiale: una tappa sincera per chi ama la regione.</p>
<div class="sXLaOe">Via dei Priori, 39<br />
<a href="https://osteriaapriori.it/" target="_blank" rel="noopener">osteriaapriori.it</a></div>
<h3 data-start="5078" data-end="5092">Stella</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205915" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-stella.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-stella" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="5094" data-end="5705">Nato nel <strong>1981</strong> come ristorante e pensioncina, Stella si è evoluto in una locanda moderna a pochi chilometri dal centro città. Con una carta che conta oltre <strong>400 etichette</strong> tra vini naturali, nazionali e internazionali, il locale punta sulla <strong>cucina rurale rivisitata</strong> con rispetto e creatività. Il pesce di lago, come persico e tinca affumicata, viene trattato con leggerezza e rigore, mentre carni e formaggi artigianali raccontano un’appartenenza territoriale vigorosa. L’ambiente è informale, consente soste lente e conviviali ed è ideale per chi cerca genuinità senza rinunciare a tecniche e accostamenti contemporanei.</p>
<div class="sXLaOe">Via dei Narcisi, 47 A<br />
<a href="https://www.stellaperugia.it/">stellaperugia.it</a></div>
<h3 data-start="5712" data-end="5730">Venti Vino</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205916" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-venti-vino.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-venti-vino" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="5732" data-end="6275">In una delle vie più suggestive del centro storico sorge questo tempio del <strong>vino artigianale</strong>. Venti Vino va oltre l’enoteca: è un luogo di scoperta e dialogo, pensato per <strong>sostenere</strong> vignaioli indipendenti e territori spesso poco visibili. Ogni bottiglia racconta storie di passione e di filiera corta, in un percorso che privilegia il naturale. Il locale propone <strong>cicchetti alla veneziana</strong> e assaggi studiati per accompagnare il vino, senza sovrastarlo: salumi selezionati, formaggi artigianali, crostini creativi e piatti freddi semplici, equilibrati e gustosi.</p>
<div class="sXLaOe">Borgo XX Giugno, 20<br />
<a href="https://www.ventivino.it/" target="_blank" rel="noopener">ventivino.it</a></div>
<h3 data-start="6282" data-end="6298">Il Vizio</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-205917" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2025/07/dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-vizio-sushi.png" alt="dove-mangiare-perugia-ristoranti-migliori-vizio-sushi" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="6300" data-end="6869">Per un’esperienza gastronomica fuori dagli schemi umbri, Il Vizio porta in città un sushi tra i migliori d&#8217;Italia. Pluripremiato a ben donde: materia prima d&#8217;eccellenza e un&#8217;ossessione, quella dello chef <strong>Marco Gargaglia</strong>, per la cultura giapponese che viene trasportata nel piatto, al cliente. Minimalista e raffinato, il ristorante offre una selezione di crudi di altissimo livello, dalle ostriche alle tartare, passando per sashimi e nigiri. Il servizio è attento e competente, la carta dei vini spazia tra etichette nazionali, internazionali e naturali, garantendo un abbinamento ideale anche con i cocktail del <strong>Vizietto</strong>, il bar antistante che fa parte dello stesso gruppo. Perfetto per una serata elegante, in cui l’estetica e la leggerezza del pesce crudo diventano espressione di gusto e ricercatezza.</p>
<div class="sXLaOe">Via Corcianese, 260<br />
<a href="https://www.ristoranteilvizio.it/locations/perugia/" target="_blank" rel="noopener">ristoranteilvizio.it</a></div>
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		<title>Gilioli, Guglielmo Chiarapini si ferma in Emilia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/gilioli-guglielmo-chiarapini-si-ferma-in-emilia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[Guglielmo Chiarapini]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo abbiamo incontrato per la prima volta dietro al banco di Marzapane – prima in via Velletri, e poi accanto alle braci della seconda location che oggi ha assunto le vesti di una bakery gourmet – assieme a Francesco Capuzzo Dolcetta, collega e amico con cui hanno firmato per qualche tempo una delle cucine più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo abbiamo incontrato per la prima volta dietro al banco di Marzapane – prima in via Velletri, e poi <a href="https://www.foodandwineitalia.com/fuoco-e-fiamme-marzapane/">accanto alle braci della seconda location</a> che oggi ha assunto le vesti di una bakery gourmet – assieme a <strong>Francesco Capuzzo Dolcetta</strong>, collega e amico con cui hanno firmato per qualche tempo una delle cucine più entusiasmanti della Capitale.</p>
<p>Poi ne abbiamo seguito le tracce da <strong>Ortolan</strong>, il progetto serale temporary che i due avevano guidato a Milano negli spazi di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/di-che-colazione-sei-2/">Pan</a>, e poi in alcune delle “Oxycene laboratorio” dedicate all’acidità, ospitate all’<strong>Acetaia San Giacomo di Novellara</strong>, in provincia di Reggio Emilia.</p>
<p>Gli indizi erano chiari: <strong>Gugliemo Chiarapini</strong>, chef nato a Roma e cresciuto a Viterbo, diplomato ad Alma e passato per grandi cucine francesi e italiane (da Gualtiero Marchesi a Milano a <a href="https://www.foodandwineitalia.com/da-caino-la-maremma-elegante-di-valeria-piccini/">Caino</a>, al fianco di Valeria Piccini) prima di far ritorno a Roma, ha trovato una nuova casa al nord. E più precisamente a<strong> Reggio Emilia</strong>, in via Blasmatorti, dove da fine marzo ha aperto le porte <a href="https://www.instagram.com/gilioliristorante"><strong>Gilioli</strong></a>.</p>
<h2>Convivialità e immediatezza</h2>
<figure id="attachment_215041" aria-describedby="caption-attachment-215041" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-215041" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/3-1.png" alt="Gilioli" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-215041" class="wp-caption-text">La sala di Gilioli</figcaption></figure>
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<p>Più simile a un’osteria, o a uno di quei vecchi circoli molto diffusi in Emilia e in altre province italiane, che a un indirizzo fine dining, il locale trasmette una sensazione di accoglienza e <strong>convivialità familiare</strong>, lontano dalle rigidità della ristorazione gourmet: boiserie, graniglia, tovaglie bianche, mise en place essenziali con piatti e bicchieri che ricordano quelli di casa, illuminazione e sedie dallo spirito d’antan, per 36 coperti interni e una ventina di posti nel dehors che si apre in un tranquillo vicolo pedonale del centro, con tavoli e sedie dai colori allegri. Spazi “liberi” e assolutamente non pretenziosi, che rispecchiano a pieno la proposta culinaria e <strong>l’idea di ristorazione e ospitalità</strong> alla base della nuova apertura.</p>
<figure id="attachment_215042" aria-describedby="caption-attachment-215042" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-215042" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/2-1.png" alt="Chiarapini" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-215042" class="wp-caption-text">Guglielmo Chiarapini e Andrea Bertolino</figcaption></figure>
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<p>Il primo progetto personale di Chiarapini – affiancato in cucina, tanto nell’ideazione che nella realizzazione dei piatti, da <strong>Andrea Bertolino</strong> che come lui esce da Alma e con cui ha diverse esperienze in comune – nasce un po’ come sintesi del percorso fatto fin qui, da Colorno a Milano, da Montemerano all’Emilia, dal Lazio alla Francia, mettendo insieme anche <strong>contaminazioni</strong> più lontane che arrivano da viaggi e conoscenze e trovando una chiave personale che poggia soprattutto sull’<strong>immediatezza</strong>, senza cercare sovrastrutture o complicazioni eccessive pur non rinunciando alla complessità.</p>
<h2>Il menu, un omaggio al territorio e alle relazioni umane</h2>
<figure id="attachment_215043" aria-describedby="caption-attachment-215043" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-215043 size-full" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/06/1-1.png" alt="Gilioli" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-215043" class="wp-caption-text">Ravioli al verde</figcaption></figure>
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<p>Tra <strong>paste ripiene</strong> e ortaggi trattati da protagonisti non solo nei contorni, quinto quarto nobilitato ma non nascosto, tagliatelle al pesto di aglio orsino e <strong>cotolette alla bolognese</strong> – ma anche reinterpretazioni di grandi classici, come il risotto al grasso di vacca affumicato e zafferano o la <strong>pera con Lambrusco e zabaione</strong> –, a fare da filo conduttore c’è un intreccio di tecnica e memoria, sapori intensi e immediati, fondi e salse impeccabili.</p>
<p>E a giocare un ruolo chiave sono soprattutto gli ingredienti che arrivano dal territorio, e da una rete ben salda di fornitori: dalle carni del macellaio <strong>Stefano Toaldo</strong> ai prodotti caseari de l’<strong>Antica Corte delle Vacche Rosse</strong> dei Fratelli Catellani, passando per gli aceti dell’Acetaia San Giacomo di Novellara – e tutto l’ampio spettro acido, dalle fermentazioni all’uso culinario del vino, che nasce anche dall’amicizia e collaborazione con <strong>Andrea Bezzecchi</strong>.</p>
<p>Insomma, un posto da andare a conoscere al più presto e, come dice lo stesso Chiarapini, dove tornare: perché, racconta, Gilioli non vuole essere un “ristorante da occasione” ma «Un luogo che diventa<strong> abitudine</strong>: quello delle domeniche, dei compleanni, delle sere normali. Non ci interessa la tensione, né la distanza. Vogliamo che sia un posto democratico, dove chi entra si senta subito a proprio agio. Se dovessi tradurlo in un gesto, direi un<strong> abbraccio</strong>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/gilioli-guglielmo-chiarapini-si-ferma-in-emilia/">Gilioli, Guglielmo Chiarapini si ferma in Emilia</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Io Osteria Personale: la cucina fiorentina che non vi aspettate</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/io-osteria-personale-firenze-ristorante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[dove mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Io Osteria Personale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiamarsi “Io” significa esporsi e metterci la faccia, questa insegna lo fa ormai da anni con grande coraggio e senza mai deludere gli avventori. In una città come Firenze, dove la ristorazione è inevitabilmente schiacciata dal turismo globale, scegliere un nome così netto è una dichiarazione di metodo. Io Osteria Personale non è un’osteria nel [&#8230;]</p>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-68ef56fd-749c-8332-ae3d-c2e19ab2cf44-1" data-testid="conversation-turn-106" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="613" data-end="1040">Chiamarsi “<em>Io</em>” significa esporsi e metterci la faccia, questa insegna lo fa ormai da anni con grande coraggio e senza mai deludere gli avventori. In una città come <strong>Firenze</strong>, dove la ristorazione è inevitabilmente schiacciata dal turismo globale, scegliere un nome così netto è una dichiarazione di metodo. <strong>Io Osteria Personale</strong> non è un’osteria nel senso stretto del termine, ma un ristorante gastronomico contemporaneo che ha deciso di definire una traiettoria autonoma e riconoscibile. Un luogo in cui si mangia ma soprattutto si sta bene, con uno <strong>staff</strong> giovane e affiatato (o almeno così ci è sembrato, se poi tra loro si odiano chissà). Una <strong>rilassatezza</strong> positiva, con una cucina che si prende i suoi tempi consapevole che la sala riesce a rasserenare i commensali che, con tavoli molto ravvicinati, si godono il <strong>tempo</strong> passato al ristorante.</p>
<h2 data-start="613" data-end="1040">Alla scoperta di Io Osteria Personale</h2>
<p data-start="1042" data-end="1586">Siamo nell’Oltrarno, a pochi passi da <strong>Porta San Frediano</strong>, in uno spazio che un tempo era una salumeria. Mattoni e travi a vista, tavoli ravvicinati, pareti sobrie, qualche lavagna con i disegni dei piatti realizzati a mano. L’impianto è volutamente <strong>essenziale</strong>. L’attenzione è concentrata sul <strong>piatto</strong> e sulla relazione diretta tra cucina e ospite. È una scelta che appartiene più alla cultura gastronomica nord-europea che alla tradizione toscana, ma qui trova una declinazione <em>personale</em> (sì, faremo vari giochetti di parole perché il nome si presta).</p>
<p data-start="1042" data-end="1586"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212443" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/io-osteria-personale-firenze-ristorante-staff.png" alt="io-osteria-personale-firenze-ristorante-staff" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1588" data-end="1968">Il progetto nasce con <strong>Matteo Fantini</strong> (è lui l&#8217;<em>io</em> dell&#8217;insegna) e dalla volontà di superare lo stereotipo della trattoria fiorentina senza rinnegarne la matrice territoriale. La cucina parte dalla <strong>stagionalità</strong> e dal <strong>prodotto</strong>, ma non si limita a replicare il repertorio regionale. Si muove con naturalezza tra Toscana e suggestioni internazionali, soprattutto orientali e latinoamericane, integrate con misura e senza caricature. Non a caso il <strong>menu</strong> è sempre molto simile, anche a distanza di anni, ma con declinazioni diverse degli stessi piatti anche i clienti affezionati trovano nuovi spunti di riflessione e soprattutto tanti gusti nuovi. Anche perché la vera forza di questo ristorante sta nella <em>personal-izzazione</em> dell&#8217;offerta e, ribadiamo, nel relax della proposta.</p>
<h2 data-start="1588" data-end="1968">Come si mangia da Io Osteria Personale</h2>
<p data-start="1970" data-end="2368">L’alta cucina del 2026, quella che <strong>convince</strong> davvero, è fatta di criterio e sostanza. Qui la <strong>tecnica</strong> è solida, stratificata, mai ostentata. Lo <strong>spaghetto con il gambero</strong>, ad esempio, lavora su precisione di cottura e concentrazione del sapore, costruendo un equilibrio tra dolcezza marina e tensione acida. È un piatto comfort solo in apparenza: sotto la superficie si avverte un pensiero strutturato.</p>
<p data-start="2370" data-end="2771">I <strong>funghi</strong>, trattati con rigore quasi giapponese, dimostrano come la materia vegetale possa diventare centro narrativo del piatto. Il <a href="https://www.foodandwineitalia.com/chawanmushi-budino-salato-giappone-storia/" target="_blank" rel="noopener">chawanmushi</a> (delicato e vellutato budino salato giapponese cotto al vapore) con cavolo nero, shiitake e quinoa soffiata è una dichiarazione di leggerezza, una riflessione sulla texture più che sull’impatto aromatico. Funghi notevoli ritornano anche col secondo: <strong>cardoncelli con amaranto, nocciola, tamarindo e mirtilli</strong>. Un piatto carnoso con note dolci spiccate e una leggera astringenza alla fine. Fedele alla terra, con una salsa che ricorda quasi una famosissima crema alla nocciola in vendita nei supermercati.</p>
<p data-start="2370" data-end="2771"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212444" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/io-osteria-personale-firenze-ristorante-menu.png" alt="io-osteria-personale-firenze-ristorante-menu" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2773" data-end="3299">Le influenze <strong>messicane</strong>, presenti in alcune preparazioni, non si traducono in piccantezza aggressiva o in cliché folkloristici. Si percepiscono nell’uso calibrato del tamarindo, del sommacco, di certi agrumi o spezie che introducono <strong>profondità</strong> senza rompere l’equilibrio. Un piatto come il <strong>piccione</strong> con zucca e tamarindo è esemplare: cottura millimetrica, carne succosa, contrappunto vegetale che alleggerisce e prolunga il gusto. È <strong>uno dei migliori assaggiati negli ultimi anni</strong> per coerenza e precisione.</p>
<p data-start="3301" data-end="3718">Anche il capitolo <strong>mare</strong> si muove su questa linea. <strong>Ceviche</strong> di ricciola con latte di cocco, ravanello e semi di zucca, racconta una cucina che non teme l’ibridazione ma la governa con consapevolezza. La Toscana resta nella qualità del prodotto, nell’attenzione alla stagionalità, nella centralità della materia prima; il resto è costruzione culturale anche perché Fantini lo dice online in ogni occasione: «Ho scelto prodotti di stagione. Ho scelto ingredienti genuini e naturali. Ho scelto sapori della tradizione. Ho scelto di raccontarveli a modo mio» quindi sarebbe stato strano il contrario.</p>
<p data-start="3720" data-end="4064">La struttura del <strong>menu</strong>, articolata in percorsi degustazione dai prezzi accessibili rispetto al panorama fine dining cittadino, permette di attraversare l’identità del ristorante in modo progressivo. Nota per chi ne è interessato: molte proposte sono naturalmente <strong>prive di glutine</strong>, segno di un’attenzione contemporanea integrata nel progetto e non usata come leva comunicativa.</p>
<p data-start="4066" data-end="4561">Il <strong>dessert</strong> è un ulteriore banco di prova. Qui emerge una padronanza tecnica importante, soprattutto nella gestione delle <strong>consistenze fredde</strong>. Il <strong>gelato</strong> ai <strong>ceci</strong>, quello al <strong>miso</strong>, la <strong>vaniglia</strong> lavorata con purezza aromatica sorprendente (in cover quest&#8217;ultimo, gelato al pop corn salato, caramello, crumble al tè affumicato, cioccolato fondente): ogni preparazione dimostra controllo di zuccheri, grassi e temperature.</p>
<p data-start="4563" data-end="4887">La <strong>sala</strong> accompagna con garbo. Il <strong>servizio</strong> ascolta le esigenze, calibra i tempi, sostiene il percorso senza risultare pressante. L’informalità è autentica, mai trascurata. È un tratto distintivo che contribuisce a creare un’esperienza coerente con l’idea di “<em>personale</em>”: l’ospite è parte del dialogo, non semplice spettatore.</p>
<p data-start="5232" data-end="5573">In un quartiere come San Frediano, oggi tra i più dinamici di Firenze, Io Osteria Personale rappresenta una delle espressioni più <strong>mature</strong> della ristorazione contemporanea cittadina. Non cerca l’effetto spettacolare, non indulge in nostalgie, non insegue mode effimere ma costruisce un’identità coerente,  con tecnica e cultura.</p>
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		<title>Nomos Ante a Roma: l’estetica del sacro e il rigore del gusto</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/nomos-ante-lessenza-del-gusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 16:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef]]></category>
		<category><![CDATA[fine dining]]></category>
		<category><![CDATA[Nomos Ante]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha aperto a Roma nel settembre 2025, suscitando da subito interesse, curiosità e anche qualche perplessità: tra linee estremamente essenziali, atmosfere rarefatte esaltate da una palette cromatica che spazia tra i toni dell’argilla e delle terre, tratti materici che rimandano all’ancestralità e personale vestito di sai (l’edificio in cui sorge il Nomos Hotel, che ospita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha aperto a <strong>Roma</strong> nel settembre 2025, suscitando da subito interesse, curiosità e anche qualche perplessità: tra linee estremamente essenziali, atmosfere rarefatte esaltate da una palette cromatica che spazia tra i toni dell’argilla e delle terre, tratti materici che rimandano all’ancestralità e personale vestito di sai (l’edificio in cui sorge il Nomos Hotel, che ospita ristorante e bar al piano terra, era un antico monastero francescano), <a href="https://nomoshotel.com/nomos-ante/"><strong>Nomos Ante</strong></a> poteva essere una grande sorpresa così come un progetto velleitario.</p>
<figure id="attachment_213840" aria-describedby="caption-attachment-213840" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213840" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/9.png" alt="Giulio Zoli" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213840" class="wp-caption-text">Lo chef Giulio Zoli</figcaption></figure>
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<p>A fare da garanzia sul piano culinario, però, c’era il nome di <strong>Giulio Zoli.</strong> Romano, classe 1990, lo chef ha un curriculum notevole: dall’Italia alla Francia e alla Spagna, dal Brasile al Giappone e alla Cina, ha affiancato maestri come Alex Atala, Alexandre Gauthier, Yannick Alléno, Shinichi Sato e Seiji Yamamoto, prima di tornare nella sua città dove per sei anni è stato il braccio destro di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/anthony-genovese-oggi-sono-libero-e-maturo-e-ho-imparato-a-gestire-i-miei-tormenti/"><strong>Anthony Genovese</strong></a> e Francesco Di Lorenzo al Pagliaccio.</p>
<p>Unendo i puntini, ne viene fuori una linea ben precisa e ragionata nella mappa gastronomica mondiale, che traccia le linee guida della cucina di Zoli: estremamente elegante e cosmopolita ma in cui emergono <strong>concretezza</strong> e gusto, dove la tecnica non sfiora mai il virtuosismo fine a sé stesso e le tante esperienze messe insieme trovano <strong>espressioni personali</strong>, senza cedere né a facili piacionerie né al “discomfort” che a volte è insito nella sperimentazione culinaria.</p>
<p>Così, a quasi un anno dall’apertura, si può dire che Nomos Ante abbia vinto la sua scommessa: dismessi i sai monacali (perlomeno per il giovane e attento personale di sala, guidato dal restaurant manager e sommelier campano<strong> Antonio Cannoniero</strong>) e aggiunto qualche piccolo dettaglio, i 28 coperti del ristorante registrano il tutto esaurito ogni sera incuranti della “crisi del fine dining”, e la proposta di Giulio Zoli riscuote consensi unanimi da pubblico e critica.</p>
<h2>Nomos Ante e Nomos Bar: essenzialità e accoglienza</h2>
<figure id="attachment_213841" aria-describedby="caption-attachment-213841" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213841" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/5-1.png" alt="Nomos Ante" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213841" class="wp-caption-text">Una sala di Nomos Ante</figcaption></figure>
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<p>A due passi da Campo de’ Fiori e da via Arenula, in un angolo del rione Regola in cui il caos del centro di Roma sembra lontanissimo, tra palazzi rinascimentali e chiese barocche il <strong>Nomos Hotel</strong> è nato dalla riconversione di un ex monastero francescano del XVIII secolo adiacente alla chiesa di San Paolo alla Regola. <strong>Henry Timi</strong> – art interior e “artista artigiano” specializzato nel lavoro di sottrazione e nella ideazione di ambienti che uniscono funzione e arte, con base a Roma e Milano – lo ha trasformato in uno spazio di ospitalità sobrio e armonico, dominato da forme essenziali e <strong>materiali naturali</strong>, a cominciare da pietra e travertino, che evocano un passato lontano ma risultano estremamente contemporanei.</p>
<p>Negli ambienti del ristorante e del bar – <strong>Nomos Bar</strong>, aperto anche a pranzo con una proposta più semplice incentrata su tradizione italiana e classici internazionali, supervisionata da Zoli, e perfetto per aperitivi e dopocena –, ciò si traduce in un’atmosfera dilatata e intima, esaltata anche dalla disposizione distanziata dei possenti tavoli di legno nelle diverse sale (tra cui una saletta privata con un tavolo ovale, perfetta per cene ed eventi riservati), ma meno algida di quanto si potrebbe immaginare.</p>
<p>Anche la <strong>mise en place</strong> è minimale ma curata, impreziosita dalle ceramiche artigianali di Madlen, laboratorio della designer e ceramista Cristina Firotto, che esaltano i piatti di Giulio Zoli con linee altrettanto essenziali e materiche ma raffinate.</p>
<h2>Salse magistrali e toni acidi, senza manierismi</h2>
<figure id="attachment_213842" aria-describedby="caption-attachment-213842" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213842" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/6-1.png" alt="Nomos Ante" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213842" class="wp-caption-text">Salse e jus che completano i piatti</figcaption></figure>
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<p>Due sono i perni principali della cucina di Zoli. Da un lato <strong>le salse</strong>, eredità dei suoi trascorsi francesi che non si limitano però a replicare in modo impeccabile le ricette originali e ad accompagnare (né tantomeno ad appesantire) i piatti, ma su cui lo chef innesta nuovi accordi aromatici che attingono anche a geografie lontane, inserendo nuance balsamiche, piccanti, speziate, agrumate.</p>
<p>E proprio <strong>gli agrumi</strong> – utilizzati nella loro palette più ampia che segue il corso delle stagioni, dai toni amari del bergamotto a quelli più freschi del finger lime – sono l’asse portante della seconda direttrice culinaria, <strong>l’acidità</strong>: senza mai diventare vezzo, spesso accompagnata dalle note verdi di erbe in foglie ed estrazioni, alleggerisce e bilancia la rotondità delle salse, esalta i sapori, accompagna le consistenze, rendendo ogni piatto un cerchio perfettamente compiuto.</p>
<p>Per averne una prima, ma esaustiva visione, è consigliabile seguire il percorso degustazione “immersivo” <strong>Télos</strong> (dal greco “compimento”), che propone sette assaggi a 130 euro, o in alternativa il Métron (“la misura”, in armonia tra pensiero e suggestioni), con cinque piatti a 100 euro. In alternativa, la carta aggiunge anche un paio di proposte pensate per chi non vuole rinunciare a un pizzico di sontuosità gourmand (come nel Risone con granciporro, caviale, zabaione alle alghe), mentre<strong> la cantina</strong> – con numerose etichette, dalla Campania alla Borgogna e oltre, custodite in un’affascinante sala a volta al piano inferiore – offre numerosi spunti per bere bene. In alternativa, entrambi i percorsi degustazione prevedono un pairing che può essere tanto incentrato sui vini al calice quanto su ben modulate proposte <strong>alcol free</strong>, in sintonia con i sapori dei piatti.</p>
<h2>Il menu di primavera di Giulio Zoli</h2>
<p>Il fil rouge dell’acidità agrumata riemerge in maniera netta – ma mai ridondante – nel nuovo <strong>menu primaverile</strong> di Nomos Ante, tutto giocato sulla <strong>freschezza</strong> pur senza rinunciare a qualche punta di morbidezza. E anche a qualche accenno alla romanità, dal delizioso boccone che rimanda alla “pizza con le patate” (parte della sequenza di amuse-bouche) alla crema di carciofi alla romana sui cui poggia il<strong> carpaccio di capasanta</strong>, accompagnato da emulsione di tamarindo e gelatina di amarene e fiore di mandorlo e coperto da sottili petali di rapa bianca marinata in una citronette al bergamotto.</p>
<p>Applica lo sguardo e l’identità italiani a un classico francese – rileggendo la salsa al Vin Jaune, vino ossidato del Jura, con l’impronta nostrana della <strong>Vernaccia di Oristano</strong> – la morbida e spumosa salsa che accompagna l’asparago bianco; a fare da contrappunto, la nota piccante della marmellata di jalapeño e quella agrumata del kumquat candito, oltre alla dolcezza del malto in polvere.</p>
<figure id="attachment_213843" aria-describedby="caption-attachment-213843" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213843" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/2-1.png" alt="Nomos Ante" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213843" class="wp-caption-text">La Quaglia</figcaption></figure>
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<p>Restano in carta quelli che sono già divenuti signature di Nomos Ante: la <strong>Quaglia</strong> è un gioco di sponda in chiave “mare e monti” tra Mediterraneo e Asia che scompone idealmente una Caesar Salad, con il succoso petto cotto sullo yakitori accompagnato da un gambero crudo appena condito, rapa rossa in doppia consistenza, insalata di misticanza “in black” con nero di seppia e uova di quaglia fondente su salsa tonnata. A completare il tutto, un intenso <strong>jus di quaglia e gamberi</strong>, mentre a parte viene servito un samosa ripieno di coscette di quaglia in stile thai.</p>
<figure id="attachment_213844" aria-describedby="caption-attachment-213844" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213844" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/3-2.png" alt="Nomos Ante" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213844" class="wp-caption-text">Spaghetti Citrus</figcaption></figure>
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<p>E poi gli <strong>Spaghetti Citrus</strong>, vero e proprio “piatto manifesto” di Zoli e della sua filosofia agrumata: se la pasta, cotta in un’estrazione di provola affumicata, mantiene la sua valenza di comfort food pienamente italiano, la cremosa salsa al burro si arricchisce delle note fumé del tè Lapsang Souchong, mentre a completare il tutto è una <strong>sinfonia citrica</strong> composta di lime e limone candito, mano di Buddha, limequat e finger lime, con il tocco finale della polvere di capperi e finocchietto di mare: il risultato complessivo è insieme un abbraccio e una sorpresa.</p>
<p>Ottimo anche il rombo con fagiolini e foglie di melissa, accompagnato dalla salsa bernese e dal tocco verde e fresco della ravigoté (salsa verde francese) con fiori di sambuco e senape. La chiusura è affidata a una reintepretazione “asciutta” e fredda dell’Île flottante, con sorbetto di fragole e meringa, che precede l’incontro tra <strong>mandorla, mela verde e vermouth</strong> ravvivato dalle erbe aromatiche inserite nel gelato dopo la mantecatura. Mentre è un piccolo rito irrinunciabile la “piccola pasticceria”, che arriva in tavola sotto forma di granita di stagione con panna e pepe Timut accompagnata da una irresistibile <strong>mini brioche col tuppo</strong>. Anche se giurerete di no, non potrete non mangiarla fino all’ultimo boccone.</p>
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		<title>A Bologna ha aperto un vero e autentico street food messicano</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/a-bologna-ha-aperto-un-vero-e-autentico-street-food-messicano-gorditas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dimenticate per un momento Bologna come la conoscete. Non i portici, non le sfogline, non il rito rassicurante del ragù e della lasagna. Qui si cambia registro: Gorditas entra in città con un’idea precisa, portare la cucina messicana popolare nella sua forma più autentica, ma senza trasformarla in folklore da cartolina o stereotipo. Perché in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/a-bologna-ha-aperto-un-vero-e-autentico-street-food-messicano-gorditas/">A Bologna ha aperto un vero e autentico street food messicano</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="444" data-end="782">Dimenticate per un momento <strong>Bologna</strong> come la conoscete. Non i <strong>portici</strong>, non le sfogline, non il rito rassicurante del ragù e della lasagna. Qui si cambia registro: <strong>Gorditas</strong> entra in città con un’idea precisa, portare la <strong>cucina messicana popolare</strong> nella sua forma più autentica, ma senza trasformarla in folklore da cartolina o stereotipo.</p>
<p data-start="784" data-end="1193">Perché in posti del genere il punto non è proporre tacos, burritos o nachos. Il punto è <strong>come</strong> li si propone. Perché la distanza tra uno street food standardizzato e una cucina di tradizione è tutta nella filiera, nella memoria, nella capacità di restituire un’identità. Gorditas nasce proprio da questo scarto, da un lavoro che affonda nelle radici della gastronomia messicana e prova a tradurle, <strong>senza snaturarle,</strong> nel contesto italiano.</p>
<h2 data-start="784" data-end="1193">La taquería clandestina che riscrive lo street food messicano in città</h2>
<p data-start="1195" data-end="1707">La comunicazione del locale parla chiaro: taquería clandestina, cucina invisibile, gusto invadente. Dietro il progetto ci sono nomi che conoscono bene il linguaggio contemporaneo della ristorazione. <strong>Nicolò Ribuffo</strong> e <strong>Alessandro Musiani</strong> non arrivano per caso: le esperienze con <a href="https://www.foodandwineitalia.com/sentaku-izakaya-bologna-ristorante-giapponese/" target="_blank" rel="noopener">Sentaku</a> e altri format bolognesi raccontano una visione imprenditoriale lucida, che qui trova una nuova declinazione. Se in altri progetti la matrice era giapponese o americana, qui il Messico diventa terreno di esplorazione, con un approccio che privilegia la <strong>sostanza</strong> rispetto all’estetica.</p>
<p data-start="1195" data-end="1707"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213858" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/a-bologna-ha-aperto-un-vero-e-autentico-street-food-messicano-gorditas.png" alt="a-bologna-ha-aperto-un-vero-e-autentico-street-food-messicano-gorditas" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2179" data-end="2604">La materia prima è il vero discrimine e il <strong>mais</strong> viene prima di tutto. Le <strong>tortillas</strong> sono il cuore del racconto: dietro c’è una ricerca puntuale sui fornitori, sulle varietà, sui metodi di lavorazione che permettono di restituire quella texture soffice e quel profumo tostato che definiscono una buona tortilla.</p>
<p data-start="2606" data-end="3049">I <strong>tacos</strong>, inevitabilmente, diventano il banco di prova. Al pastor, birria, camarones: nomi ormai diffusi anche in Italia, ma raramente eseguiti con questo grado di coerenza. Il morso è diretto, immediato, senza mediazioni. Arrivano il lime, il coriandolo, le salse costruite su equilibri netti, mai addomesticati per piacere a tutti. È una cucina che non cerca compromessi, e proprio per questo riesce a risultare sorprendentemente accessibile.</p>
<p data-start="2606" data-end="3049">Ci sono poi proposte più ruffiane che provano a rendere leggibile il Messico senza tradirlo anche perché il menu è eseguito da <strong>chef messicani</strong> e tutto il percorso di avvicinamento all&#8217;apertura è stato fatto con le loro <strong>zie</strong> che per l&#8217;occasione sono arrivate direttamente dalla madre patria. E sono zie intransigenti a quanto ci hanno raccontato.</p>
<p data-start="3466" data-end="3889">Il progetto si completa con una proposta beverage che merita attenzione. I <strong>drink alla spina</strong>, apparentemente semplici, sono in realtà il risultato di uno studio preciso. Ovviamente sono tutti drink di matrice messicana come <a href="https://www.foodandwineitalia.com/paloma-cocktail-storia-origini-messico/" target="_blank" rel="noopener">Paloma</a> o Margarita.</p>
<p data-start="3466" data-end="3889"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213860" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/a-bologna-ha-aperto-un-vero-e-autentico-street-food-messicano.png" alt="a-bologna-ha-aperto-un-vero-e-autentico-street-food-messicano" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3891" data-end="4216">Gorditas vive di una doppia natura – strada e laboratorio – ed è forse la chiave di lettura più interessante. Da un lato l’energia <strong>pop</strong>, conviviale, accessibile; dall’altro una ricerca che non si concede scorciatoie. È un equilibrio raro, soprattutto in un segmento come quello dello street food, spesso sacrificato sull’altare della velocità.</p>
<p data-start="4218" data-end="4549">E allora sì, forse la cucina messicana <strong>non è la prima cosa</strong> che vi viene in mente pensando a Bologna e forse non è neanche nella top 10 della vostra classifica. Ma è proprio questo il punto. Le città vive cambiano, si contaminano, assorbono linguaggi nuovi soprattutto se sono vissute dai giovani come la <strong>Città Grassa</strong>. Gorditas intercetta questo movimento e lo traduce in un’esperienza molto piacevole e divertente, fatta di sapori riconoscibili e al tempo stesso lontani.</p>
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		<title>Caru&#8217; cu Bere: mangiare la storia nel cuore della capitale romena</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/caru-cu-bere-bucarest-ristorante-storico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 16:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[bucarest]]></category>
		<category><![CDATA[Caru' cu Bere]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[romania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non capita spesso di mangiare bene nei ristoranti super inflazionati, famosi, instagrammabili in giro per le città. Soprattutto se si tratta di Capitali, di città che vengono prese d&#8217;assalto da tantissimi turisti per i motivi più disparati. In più metteteci pure che il Caru’ cu Bere a Bucarest, questo il ristorante di cui parliamo, è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm">
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-68ef56fd-749c-8332-ae3d-c2e19ab2cf44-29" data-testid="conversation-turn-100" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="464" data-end="1156">Non capita spesso di mangiare bene nei ristoranti super inflazionati, famosi, instagrammabili in giro per le città. Soprattutto se si tratta di Capitali, di città che vengono prese d&#8217;assalto da tantissimi turisti per i motivi più disparati. In più metteteci pure che il <strong>Caru’ cu Bere</strong> a <strong>Bucarest</strong>, questo il ristorante di cui parliamo, è anche antichissimo e iconico nella cucina dell&#8217;<strong>Est Europa</strong>. Nonostante le premesse non invitino a stare tranquilli, in questo caso non bisogna temere: c&#8217;è la storia, c&#8217;è la fama e c&#8217;è anche la buona cucina.</p>
<h2 data-start="464" data-end="1156">La storia del Caru’ cu Bere</h2>
<p data-start="464" data-end="1156">Entrate e capite subito che qui il tempo non è una variabile neutra. Qui si attraversa un secolo e mezzo di storia di Bucarest, sociale e gastronomica. Siete nel <strong>centro della città</strong>, nel quartiere Lipscani, ma l’impressione è quella di essere stati proiettati in una Mitteleuropa immaginaria, sospesa tra Vienna, Praga e una Parigi orientale che non esiste più se non nella memoria architettonica. Le vetrate istoriate filtrano la luce come in una cattedrale laica della convivialità, i mosaici raccontano scene di <strong>festa popolare</strong>, le balconate interne sembrano fatte apposta per osservare il rito collettivo del mangiare.</p>
<p data-start="464" data-end="1156"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212034" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/caru-cu-bere-bucarest-ristorante.png" alt="caru-cu-bere-bucarest-ristorante" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1158" data-end="1705">Caru’ cu Bere nasce nel <strong>1879</strong> come <strong>birreria</strong> e diventa <strong>ristorante</strong> nel <strong>1899</strong>, nel periodo in cui Bucarest veniva chiamata “la Piccola Parigi”. La città stava costruendo la propria identità e questo locale ne è stato uno dei <strong>salotti</strong> principali, frequentato da scrittori, politici, artisti e borghesia emergente. Non a caso è oggi classificato come <strong>monumento storico nazionale</strong>, un fatto raro per un ristorante, ma perfettamente coerente con il suo ruolo nella storia romena.</p>
<p data-start="1707" data-end="2224">L’interno, in stile <strong>neogotico</strong> e <strong>Art Nouveau</strong>, non è una semplice scenografia: è parte integrante dell’esperienza. Mangiare qui significa farlo dentro un libro di storia che amplifica tutto, dal rumore dei bicchieri alla percezione del gusto. La <strong>cucina tradizionale romena</strong>, spesso robusta e contadina, trova in questo contesto una dimensione quasi <strong>teatrale</strong>. Ogni piatto sembra più grande, più identitario, più “vero”, perché è inserito in un luogo che legittima culturalmente ciò che state mangiando.</p>
<h2 data-start="1707" data-end="2224">Come si mangia al Caru&#8217; cu Bere</h2>
<p data-start="2226" data-end="2869">Il piatto-totem è senza dubbio il celebre <strong>ciolan de porc</strong>, lo stinco di maiale da <strong>oltre un chilo e mezzo</strong> che arriva in tavola come una reliquia carnivora. È un piatto che non ha bisogno di essere spiegato: carne succulenta, pelle lucida, fibre morbide, accompagnato da verza stufata, polenta, rafano e peperoncino. È una forma di protezione gastronomica contro l’inverno, anche quando fuori è primavera.</p>
<p data-start="2226" data-end="2869"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212037" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/caru-cu-bere-bucarest-ristorante-come-si-mangia-1.png" alt="caru-cu-bere-bucarest-ristorante-come-si-mangia" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2871" data-end="3395">Intorno ruota tutto l’alfabeto della cucina romena: le <strong>sarmale</strong>, involtini di verza ripieni di carne e riso, serviti con panna acida e <strong>mămăligă</strong>; le <strong>ciorbe</strong>, zuppe acidulate che giocano sull’equilibrio tra grasso e freschezza; i <strong>mici</strong>, salsiccette speziate cotte alla griglia; la <strong>zacuscă</strong>, crema di melanzane e peperoni che rappresenta una delle grandi intuizioni vegetali della tradizione locale. È una cucina di memoria ma filtrata da un contesto urbano che la rende più accessibile, meno ruvida.</p>
<p data-start="3962" data-end="4422">La <strong>birra</strong>, elemento fondativo del locale, resta centrale anche perché qui si produceva in loco. La <strong>ricetta</strong> storica è custodita come un segreto di famiglia e, anche se oggi non viene più prodotta direttamente nel locale, mantiene un’identità riconoscibile: chiara, beverina, diretta, pensata per accompagnare il cibo più che per imporsi come protagonista. È una birra da socialità, non da degustazione, perfettamente coerente con l’idea di fondo del posto: bere insieme, mangiare insieme, stare insieme.</p>
<p data-start="4424" data-end="4883">Caru’ cu Bere è stato inserito da <strong>TasteAtlas</strong> tra i <strong>ristoranti leggendari</strong> del mondo, e in questo caso la parola “leggendario” non è un’esagerazione. Non perché qui si mangi meglio che altrove, ma perché pochi luoghi in Europa riescono a incarnare in modo così evidente il legame tra gastronomia e identità nazionale. Questo è un ristorante che funziona come un archivio vivente.</p>
<p data-start="4885" data-end="5352" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Mangiare qui significa capire qualcosa della <strong>Romania</strong> senza passare da un museo. È una lezione di storia commestibile, dove la cucina diventa uno strumento di lettura del territorio e della sua memoria collettiva.</p>
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		<title>Sentaku Izakaya: un indirizzo che racconta la convivialità della cucina giapponese</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/sentaku-izakaya-bologna-ristorante-giapponese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 17:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[cucina giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Sentaku Izakaya]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da una domanda semplice, quasi provocatoria: si può fare ristorazione giapponese di qualità in Italia senza trasformare la cena in un salasso? La risposta arriva da un piccolo indirizzo sotto i portici di Bologna. Lì trovate Sentaku Izakaya, un locale che negli ultimi anni è diventato uno dei casi più interessanti per dare un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="560" data-end="1008">Partiamo da una domanda semplice, quasi provocatoria: si può fare <strong>ristorazione giapponese</strong> di qualità in Italia senza trasformare la cena in un salasso? La risposta arriva da un piccolo indirizzo sotto i <strong>portici</strong> di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Bologna</span></span></strong>. Lì trovate <strong data-start="879" data-end="898">Sentaku Izakaya</strong>, un locale che negli ultimi anni è diventato uno dei casi più interessanti per dare un responso alla richiesta.</p>
<p data-start="1010" data-end="1462">Non perché imiti il Giappone in maniera ossessiva, e nemmeno perché cerchi di occidentalizzarlo a tutti i costi. Piuttosto perché prova a fare una cosa più complessa: costruire un <strong>ponte</strong> culturale che funzioni davvero. E quando succede, lo si capisce subito. Lo si capisce guardando il menu, lo si capisce osservando le persone sedute ai tavoli, lo si capisce dal fatto che <strong>qui si mangia e si beve</strong> bene senza la tensione di certi ristoranti concettuali.</p>
<p data-start="1464" data-end="1731">E poi c’è un dettaglio che molti notano appena arrivati: un percorso degustazione da condividere che costa il giusto.</p>
<h2 data-section-id="c1wvy3" data-start="1733" data-end="1775">L’izakaya spiegato bene, senza folklore</h2>
<p data-start="1777" data-end="2138">Per comprendere davvero il progetto bisogna fare un passo indietro e capire <strong>cosa sia un izakaya</strong>. In Giappone l’izakaya è un luogo <strong>informale</strong> dove si va dopo il lavoro, si beve, si mangiano piccoli piatti, si parla di tutto: lavoro, politica, sport, gossip, vita quotidiana. Non è un ristorante tradizionale e nemmeno un bar. È una zona di <strong>decompressione</strong> sociale in una nazione che mentalmente è devastata dalla pressione. Gli izakaya in Giappone sono fondamentali proprio perché riescono a creare una sorta di assenza dall&#8217;ansia.</p>
<p data-start="1777" data-end="2138"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212860" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/sentaku-bologna-ristorante-giapponese.png" alt="sentaku-bologna-ristorante-giapponese" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2140" data-end="2358">Sentaku Izakaya prova a replicare esattamente questa dinamica nel <strong>centro storico</strong> bolognese. Non un locale giapponese “di rappresentanza”, ma un posto vivo, rumoroso il giusto, dove il cibo circola al centro del tavolo.</p>
<p data-start="2360" data-end="2785">Dietro il progetto ci sono <strong data-start="2387" data-end="2428"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Claudio Alessandro Musiani</span></span></strong> e <strong data-start="2431" data-end="2472"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nicolò Ribuffo</span></span></strong>, due figure diverse ma complementari: uno con un percorso profondamente legato alla cucina, l’altro proveniente dal mondo della mixology e dell’ospitalità internazionale. Insieme hanno costruito il <strong>Sentaku Concept</strong>, che già includeva <strong data-start="2706" data-end="2727">Sentaku Ramen Bar</strong> e che oggi trova nell’izakaya la sua evoluzione naturale.</p>
<p data-start="2787" data-end="2951">Il nome non è casuale: “<em>sentaku</em>” in giapponese significa scelta. Non nel senso superficiale del termine, ma come libertà di comporre la propria esperienza a tavola.</p>
<h2 data-section-id="1lomq42" data-start="3568" data-end="3608">Una cucina che racconta la propria visione</h2>
<p data-start="3610" data-end="3768">La cucina di Sentaku Izakaya ha un tratto distintivo: <strong>evita due errori</strong> molto comuni nella ristorazione giapponese europea: la banalizzazione delle portate e le sovrastrutture inutili. Il menu è breve, leggibile, pensato per essere condiviso. Non esiste la sequenza occidentale di antipasto, primo e secondo. Si mangia seguendo l’istinto del tavolo e sono i commensali a segnare sul foglio le proprie ordinazioni, una modalità familiare a tutti ormai grazie agli innumerevoli ristoranti di poke che sono comparsi negli ultimi anni.</p>
<p data-start="3610" data-end="3768"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212907" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/sentaku-bologna-ristorante-giapponese-recensione.png" alt="sentaku-bologna-ristorante-giapponese-recensione" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3936" data-end="4203">I piatti sono quelli della tradizione quotidiana giapponese, ma eseguiti con attenzione quasi filologica. Bao, katsu sando, tori karaage, korokke: preparazioni che in Giappone si trovano ovunque, ma che qui diventano strumenti per raccontare una cultura gastronomica.</p>
<p data-start="4205" data-end="4455">Il <strong data-start="4208" data-end="4223">katsu sando</strong>, ad esempio, è un panino al latte con cotoletta di maiale fritta, cavolo bianco e salsa tonkatsu. Sembra semplice, ma la qualità si gioca tutta nella consistenza della frittura, nella dolcezza del pane, nell’equilibrio della salsa.</p>
<p data-start="4457" data-end="4678">Ancora più interessante è &#8220;<strong>l&#8217;handroll</strong>&#8221; che mettiamo tra virgolette perché il nome cambia a seconda del pesce presente nel locale. Noi abbiamo assaggiato con la ricciola (in copertina). È una &#8220;tazza&#8221; di riso e pesce servita con le foglie d&#8217;alga a parte in cui è il cliente a fare il proprio sushi a piacimento. Un qualcosa che già di base è buono e divertente ma che ci ha portato in maniera del tutto naturale a sperimentare anche diversi abbinamenti con altri piatti a tavola o con altre salse presenti nelle diverse portate. L’idea nasce dal temaki domestico giapponese, quello che si prepara in famiglia. Qui diventa un modo per stimolare conversazione, partecipazione, gioco.</p>
<p data-start="4457" data-end="4678"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212906" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/sentaku-bologna-ristorante-giapponese-come-si-mangia.png" alt="sentaku-bologna-ristorante-giapponese-come-si-mangia" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="4680" data-end="5003">Ma Sentaku funziona anche quando si allontana dalle aspettative. La proposta <strong>vegetale</strong>, per esempio, è una delle più riuscite. È una cucina che lavora sull’umami più che sull’effetto scenico.</p>
<h2 data-section-id="lmhu5z" data-start="5672" data-end="5741">Il lato liquido: uno dei cocktail bar più interessanti del momento</h2>
<p data-start="5743" data-end="5942">Se la cucina racconta il Giappone quotidiano, la drink list rappresenta l’anima più sperimentale del locale. In questo senso Sentaku Izakaya è anche uno dei cocktail bar più interessanti della città.</p>
<p data-start="5944" data-end="6124">La regola che guida la miscelazione è semplice: ogni drink deve contenere <strong>almeno un ingrediente giapponese.</strong> Non è un esercizio estetico, ma un modo per creare coerenza con il menu.</p>
<p data-start="5944" data-end="6124"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212911" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/sentaku-bologna-cocktail-bar.png" alt="sentaku-bologna-cocktail-bar" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="5944" data-end="6124">
<p data-start="6126" data-end="6419">Tra i cocktail più rappresentativi c’è il Bekeneko con rum scuro, sciroppo alla birra dealcolizzata infusa a banana e pastinaca, shio koji, foam al cocco e umami bitter in un equilibrio sorprendentemente elegante. Un altro esempio è il <strong data-start="6324" data-end="6339">Fizzy Miami</strong>, dove rum infuso allo shiso e pepe di Sichuan incontra matcha, fragola e cocco. La sensazione è che il bar non lavori con la stessa logica della cucina: da un lato la semplicità apparente con una ricerca reale dietro le quinte, dall&#8217;altro dei drink che appaiono complessi e lavorati esattamente quanto sono.</p>
<h2 data-section-id="15f6ska" data-start="6666" data-end="6718">Sentaku Izakaya si mette in mezzo</h2>
<p data-start="6720" data-end="6940">Osservando Sentaku Izakaya nel contesto della ristorazione italiana, emerge qualcosa di interessante. Molti ristoranti giapponesi si muovono su due estremi: o l’alta cucina molto costosa, o il sushi standardizzato e insapore da all you can eat. Sentaku prova una terza strada: portare il <strong>Giappone informale</strong>, quello quotidiano, dentro una città italiana che ha una delle <strong>tradizioni</strong> gastronomiche più forti del Paese.</p>
<p data-start="7114" data-end="7314">Non è un’operazione banale. Bologna è una città orgogliosa della propria cucina e storicamente <strong>prudente</strong> verso le novità. Eppure questo locale è riuscito a inserirsi nel tessuto urbano con naturalezza.</p>
<p data-start="7316" data-end="7513">Forse perché offre qualcosa che oggi è sempre più raro nella ristorazione: un posto dove si può mangiare bene, bere bene e restare a parlare a lungo. E alla fine è esattamente quello che dovrebbe essere un izakaya. Un luogo dove il cibo è importante, ma la serata lo è ancora di più.</p>
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		<title>CasaMerlò: quando la trattoria smette di imitare il passato e torna a essere contemporanea</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/casamerlo-bologna-trattoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 17:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[CasaMerlò]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non serve mitizzare la tradizione per rispettarla. A volte basta conoscerla a fondo e decidere, con lucidità, cosa vale la pena salvare. CasaMerlò nasce esattamente da questa consapevolezza: non come esercizio nostalgico, ma come trattoria che sceglie di lavorare sulla memoria gastronomica senza trasformarla in museo. Qui la cucina emiliana non viene imbalsamata né addolcita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="878" data-end="1401">Non serve mitizzare la <strong>tradizione</strong> per rispettarla. A volte basta conoscerla a fondo e decidere, con lucidità, cosa vale la pena salvare. <strong data-start="1015" data-end="1056"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">CasaMerlò</span></span></strong> nasce esattamente da questa consapevolezza: non come esercizio nostalgico, ma come trattoria che sceglie di lavorare sulla memoria gastronomica senza trasformarla in museo. Qui la cucina emiliana non viene imbalsamata né addolcita per il pubblico contemporaneo; viene rimessa in circolo, anche quando è scomoda, grassa, ridondante o fuori moda.</p>
<h2 data-start="878" data-end="1401">Alla scoperta di CasaMerlò</h2>
<p data-start="1403" data-end="1809">Siete dentro le mura di <strong data-start="1427" data-end="1468"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Bologna</span></span></strong>, a pochi passi dalle Due Torri, ma lontani dalle scorciatoie del centro turistico. Non ci sono tentativi di stupire, tecnicismi o contaminazioni forzate, l&#8217;idea è solo quella di riportare al centro la funzione originaria della trattoria: nutrire bene, accogliere senza rigidità, proporre una cucina riconoscibile che non chiede spiegazioni continue.</p>
<p data-start="1403" data-end="1809"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211936" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/casamerlo-bologna-trattoria-recensione.png" alt="casamerlo-bologna-trattoria-recensione" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1811" data-end="2293">Alla guida ci sono <strong data-start="1830" data-end="1871"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Dario Picchiotti</span></span></strong> e <strong data-start="1874" data-end="1915"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Francesco Tonelli</span></span></strong>, uno in cucina e uno in sala, con ruoli netti e complementari. Picchiotti è un cuoco di mestiere, con una conoscenza tecnica che gli consente di muoversi con disinvoltura tra pesce e tradizione emiliana; Tonelli è un oste nel senso più classico del termine, capace di tenere insieme atmosfera, servizio e relazione con il cliente senza mai invadere il campo della cucina.</p>
<p data-start="2295" data-end="2654">Il ristorante nasce con un’idea molto semplice: fare quei piatti che non fa più nessuno. Tutti i piatti della loro infanzia, soprattutto quelli degli anni &#8217;70 e &#8217;80, che ormai non fa più nessuno e che sembrano quasi <strong>imbarazzanti</strong> da proporre: CasaMerlò li rimette a tavola, con l&#8217;attenzione richiesta nel 2026, ma senza alcun tipo di vergogna, anzi.</p>
<p data-start="2656" data-end="3133">Il riferimento agli anni Ottanta è una chiave di lettura gastronomica e strizza in maniera solo marginale gli occhi al marketing. In quel decennio la cucina italiana viveva una <strong>fase di passaggio</strong>, spesso goffa ma estremamente sincera, in cui panna, vodka, crespelle, sformati e paste gratinate convivevano senza complessi accanto alla tradizione più antica eppure quelli erano i piatti d&#8217;avanguardia, quelli del futuro, quelli che oggi scandalizzerebbero le persone sui social ma che, senza il peso delle <em>effe</em> su sfondo blu, sono stati visti, accettati e mangiati senza problemi. CasaMerlò intercetta quel momento storico e lo riporta nel presente con una mano più leggera, ma senza tradirne l’identità.</p>
<h2 data-start="2656" data-end="3133">Cosa e come si mangia da CasaMerlò</h2>
<p data-start="3135" data-end="3562">La carta si muove su più registri, ma resta coerente. I piatti della <strong>cucina bolognese classica</strong> ci sono e sono eseguiti con rigore: le <strong>tagliatelle</strong> al ragù funzionano perché rispettano tempi, grassi e cotture; i <strong>tortellini</strong> in brodo non cercano scorciatoie; la <strong>cotoletta alla bolognese</strong> resta volutamente “sporca”, generosa, fedele alla sua natura originaria. Qui non si alleggerisce per piacere a tutti, si cucina per convinzione.</p>
<p data-start="3564" data-end="3951">Accanto a questo asse portante trovano spazio piatti che lavorano sulla memoria in modo più dichiarato. Il <strong>Poldino</strong>, hamburger costruito con il ripieno dei tortellini, friggione e salsa verde, è l’esempio più riuscito di come l’<strong>ironia</strong> possa convivere con l’equilibrio. È un piatto che funziona: ogni elemento è riconoscibile, ma il risultato finale è coerente.</p>
<p data-start="3564" data-end="3951"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211935" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/casamerlo-bologna-trattoria-come-si-mangia.png" alt="casamerlo-bologna-trattoria-come-si-mangia" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3953" data-end="4367">Lo stesso vale per le <strong>ruote alla vodka</strong>, un piatto spesso liquidato come simbolo di un’epoca da dimenticare, che qui invece ritrova dignità e diventa un vanto del ristorante. La salsa è calibrata, la panna non sovrasta, la vodka resta un’eco aromatica. È un piatto che parla a chi quegli anni li ha vissuti, ma incuriosisce anche chi li conosce solo per sentito dire. Quella di CasaMerlò è una cucina concreta in cui i piatti vengono capiti nell&#8217;<strong>immediatezza</strong> anche perché se funzionano, lo capite subito; se non funzionano, non c’è storytelling che tenga. Anche il lavoro sui <strong>bolliti</strong>, sul lesso, sull’insalata russa e sul brodo segue la stessa logica.</p>
<p data-start="4941" data-end="5184">La <strong>carta dei vini</strong> è ampia, ben costruita, con ricarichi corretti e una selezione pensata per accompagnare la cucina, non per imporsi su di essa.</p>
<p data-start="5186" data-end="5527">L’<strong>ambiente</strong> riflette la stessa filosofia: arredi curati, atmosfera conviviale, nessuna teatralizzazione forzata, qualche maglia degli sportivi di passaggio appesa qui e lì (su tutte una bellissima di <strong>Marco Belinelli</strong>). CasaMerlò è una <strong>trattoria urbana</strong>, giovane nell’approccio ma solida nei fondamentali (un po&#8217; come il già citato campione NBA), capace di parlare sia a chi cerca conforto sia a chi è curioso di ritrovare sapori dimenticati.</p>
<p data-start="5529" data-end="5948">In una città come <strong>Bologna</strong>, dove la tradizione gastronomica è spesso usata come alibi per non cambiare nulla, CasaMerlò rappresenta una deviazione interessante. Rimette in discussione il passato partendo dalla cucina e non dai tortellini della nonna e tutte le altre frasi standard che stanno perdendo di significato con il passare dei giorni. Questo posto dimostra che la trattoria può ancora essere un <strong>luogo vivo</strong>, attuale, persino divertente, senza perdere autorevolezza.</p>
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		<title>Checco Zalone ha salvato la ristorazione italiana negli ultimi mesi?</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/effetto-zalone-cinema-ristoranti-consumi-italiani-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 17:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[checco zalone]]></category>
		<category><![CDATA[dati]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’uscita di Buen Camino con Checco Zalone e il ritorno di titoli ad alta visibilità come Avatar hanno inciso non solo sugli incassi delle sale, ma anche sui consumi fuori casa secondo La Repubblica. Se il botteghino ha registrato un incremento del 37,2% nel mese di dicembre, secondo i dati diffusi da Circana-Crest si osserva [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-69787c0f-6c48-8327-bfae-a092e2ca83ef-0" data-testid="conversation-turn-60" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="489" data-end="967">L’uscita di <em data-start="501" data-end="514">Buen Camino</em> con <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Checco Zalone</span></span></strong> e il ritorno di titoli ad alta visibilità come <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Avatar</span></span></strong> hanno inciso non solo sugli incassi delle sale, ma anche sui consumi fuori casa secondo La Repubblica. Se il botteghino ha registrato un incremento del 37,2% nel mese di dicembre, secondo i dati diffusi da Circana-Crest si osserva nello stesso periodo una crescita dell’85% delle visite con consumo presso cinema e teatri rispetto a dicembre 2024.</p>
<h2 data-start="489" data-end="967">Cosa ci dicono i dati</h2>
<p data-start="969" data-end="1539">Il fenomeno, riportato dal quotidiano La Repubblica e illustrato durante <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Beer &amp; Food Attraction</span></span> </strong>alla <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Fiera di Rimini</span></span></strong>, segnala un ritorno dell’accoppiata <strong>cena-cinema</strong>, abitudine che negli anni precedenti aveva perso centralità. La diffusione dell’home entertainment, l’impatto della pandemia e una minore propensione alla spesa nei ristoranti avevano progressivamente ridotto le occasioni di uscita serale. Oggi si registra invece una <strong>ripresa</strong>, concentrata soprattutto nei multisala e nei poli commerciali, dove l’offerta di ristorazione è integrata con quella cinematografica.</p>
<p data-start="969" data-end="1539"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212070" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/effetto-zalone-cinema-ristoranti-consumi-italiani.png" alt="effetto-zalone-cinema-ristoranti-consumi-italiani" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1541" data-end="2008">Il quadro generale resta comunque condizionato dall’andamento economico. Nel 2025 l’inflazione si è attestata intorno all’1,5%, ma nel comparto della ristorazione l’<strong>aumento percepito</strong> è superiore, con un +3,2%. Il 71% degli intervistati dichiara <strong>preoccupazione</strong> per il costo della vita e per la tenuta del proprio potere d’acquisto. Guerre, misure politico-governative, criminalità e immigrazione completano il contesto di incertezza che incide sulle scelte di consumo.</p>
<p data-start="2010" data-end="2548">Nonostante questo scenario, l’ultimo trimestre dell’anno ha mostrato segnali di dinamismo. Il <strong>Black Friday</strong> ha generato una crescita dei consumi del 19,5%, con una spesa stimata di 9,4 miliardi di euro, e anche il periodo natalizio ha sostenuto le uscite. All’interno della ristorazione si osservano andamenti differenziati: <strong>crescono fast food</strong> specializzati in burger, <strong>gelaterie</strong> e <strong>supermercati</strong> con offerta ready to eat, mentre i <strong>ristoranti di pesce</strong> registrano una flessione del 2,3%, probabilmente per una percezione di prezzo più elevato.</p>
<p data-start="2550" data-end="3052">Il comportamento dei consumatori appare orientato al <strong>controllo della spesa</strong>. Il 67% indica la propria situazione finanziaria come fattore determinante nella scelta di mangiare fuori. Il 53% presta attenzione a promozioni e menu combinati, il 30% rinuncia a prodotti considerati costosi, il 23% elimina il dessert e una quota analoga riduce o azzera il consumo di vino e bevande alcoliche al ristorante. Anche gli antipasti vengono sacrificati nel 17% dei casi, con l’obiettivo di contenere lo scontrino.</p>
<p data-start="3054" data-end="3363">Parallelamente <a href="https://www.foodandwineitalia.com/trend-colazione-italia-socialita-mattino/" target="_blank" rel="noopener">cresce la prima colazione fuori casa</a>, interpretata dai ricercatori come segnale di ritorno a una routine più stabile. Nei supermercati tradizionali il 65% dei consumatori riconosce una buona varietà di piatti pronti o da riscaldare, elemento che intercetta una domanda orientata alla praticità.</p>
<p data-start="3365" data-end="3865">Resta significativa la <strong>preferenza per il ristorante indipendente</strong> rispetto alle catene, pur in un contesto in cui il prezzo guida le decisioni. I consumi fuori casa delineano un <strong>cliente prudente</strong>, disposto a tornare al cinema e al ristorante, ma attento a limitare le componenti considerate accessorie del menu.</p>
<p data-start="3867" data-end="4150" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’effetto legato ai titoli di richiamo dimostra che il cinema può ancora funzionare da <strong>catalizzatore</strong> per la ristorazione. La combinazione tra spettacolo e tavola torna a essere un’opzione praticata, seppure in un quadro di maggiore selettività nelle scelte e di attenzione ai prezzi.</p>
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		<title>Milano: 10 ristoranti da prenotare a San Valentino</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/milano-10-ristoranti-da-prenotare-a-san-valentino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Gentili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 16:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[San Valentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In amore c’è chi cerca la novità, chi una certezza, e chi non rinuncia a entrambe. Vale anche a tavola: per la festa degli innamorati c’è chi rivoluziona il menu, chi resta fedele alla propria identità, chi aggiunge un solo piatto o un dessert speciale senza tradire l’essenza della proposta tradizionale. L’asso che conquista, alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">In <strong>amore</strong> c’è chi cerca la novità, chi una certezza, e chi non rinuncia a entrambe. Vale anche a tavola: per la festa degli innamorati c’è chi rivoluziona il menu, chi resta fedele alla propria identità, chi aggiunge un solo piatto o un dessert speciale senza tradire l’essenza della proposta tradizionale. L’asso che conquista, alla fine, è sempre il gusto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Milano offre scenari per <strong>ogni tipo di coppia</strong> e di <strong>budget</strong>: dal locale di quartiere al ristorante panoramico affacciato sulle guglie del Duomo, dai templi dell’orientale contemporaneo ai classici mediterranei, fino al baretto retro-chic dove sentirsi a Parigi per una sera. Una città che non smette mai di sedurre. Ecco i nostri consigli per una serata romantica che punta alla qualità.</span></p>
<h3>Onest Milano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211564" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-onest.png" alt="san-valentino-milano-onest" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nome richiama l’idea di un <strong>nido</strong>, e infatti Onest nasce come rifugio per chi cerca <strong>buon cibo e buon caffè</strong> lontano dal ritmo della città. Una saletta appartata conduce al <strong>giardino segreto</strong>, attraversato da una vite e affiancato da un piccolo orto urbano. Al mattino si trovano specialty coffee e bakery; a pranzo e a cena una cucina essenziale e curata, con piatti che restano nel cuore come l’hummus rosa di barbabietola o la tartare di fassona con alici e puntarelle, oltre a pasta, vellutate e secondi di pesce. In carta, vini naturali e kombucha.</span></p>
<h3>Pastamadre</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211554" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-pastamadre.png" alt="san-valentino-milano-pastamadre" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un indirizzo raccolto a due passi da <strong>Porta Romana</strong>, con tavolini in legno, pareti illustrate e una selezione di vini naturali a vista. La cucina di <strong>Francesco Costanzo</strong> guarda al Meridione con una proposta stagionale che privilegia paste impeccabili, secondi di carne e pesce e verdure abbinate in piatti vegetali colorati e ricchi di gusto. Chi prenota per tempo può puntare al tavolo più intimo, accanto al manifesto poetico “Ti amo”.</span></p>
<h3>Motelombroso</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211555" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-Motelombroso.png" alt="san-valentino-milano-Motelombroso" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chef <strong>Nicola Bonora</strong> dedica alla giornata degli innamorati <strong>due menu</strong> — pranzo e cena — per vivere insieme un percorso tra tecnica, materia e immaginazione. La cena include piatti come il consommé di lampone e liquirizia, la panada di patate e carciofi, la seppia con rucola e agrumi, i ravioli di zucca alla brace con Parmigiano e fiori d’arancio, il manzo con brodo di granchio e lo spaghetto alle rose con elicriso, seguito da un ironico chupa chups.</span></p>
<h3>[bu:r] di Eugenio Boer</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211556" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-eugenio-boer.png" alt="san-valentino-milano-eugenio-boer" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ristorante di <strong>Eugenio Boer</strong> e della maître <strong>Carlotta Perilli</strong> riapre con interni rinnovati e una proposta ampliata, fedele al dialogo tra memoria e innovazione che caratterizza la loro cucina. Accanto al percorso dei Classici, che raccoglie i piatti iconici dello chef, nasce il menu Le Aromatiche: un itinerario che mette al centro erbe, radici, spezie e fiori, costruendo ogni piatto a partire da una nota olfattiva.</span></p>
<h3>Horto Restaurant</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211558" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-horto.png" alt="san-valentino-milano-horto" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Affacciato sul <strong>Duomo</strong>, Horto propone un menu dedicato all’amore firmato da <strong>Alessandro Pinton</strong>, disponibile a pranzo e a cena. La sequenza punta sulla delicatezza della trota iridea con broccoli e artemisia; il gusto denso dei bottoni ripieni di germano con brodo al ginepro; la dolcezza della petite friandise. È prevista anche un’opzione vegetale, con le verdure degli Orti di Gea e un risotto Carnaroli Riserva San Massimo al topinambur ed elicriso, seguito da una sbrisolona di nocciole e uva.</span></p>
<h3>Orizzonti Milano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211559" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-orizzonti.png" alt="san-valentino-milano-orizzonti" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al tredicesimo piano dell’<strong>Uptown Palace</strong>, Orizzonti offre una vista a 360° sullo <em>skyline</em> milanese e una cucina mediterranea interpretata in chiave contemporanea. <strong>Luca Pedata</strong> definisce un’idea personale di casual fine dining, centrata su materie prime stagionali e su un equilibrio tra tecnica e semplicità nella resa. Tra i piatti già diventati signature, “Uovo o Provola?” è sorprendente. Il <strong>menu del 14 febbraio</strong> vedrà protagonista il pesce. Crudo di ricciola alla brace, risotto con i gamberi, Wellington di tonno alla mediterranea. Dulcis in fundo: un babà di barbabietola, camomilla e cioccolato.</span></p>
<h3>IYO Restaurant</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211560" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-iyo.png" alt="san-valentino-milano-iyo" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un percorso di otto portate che alterna classici e novità. Si parte dagli <em>harumaki</em> (gli involtini primavera giapponesi) con granchio reale e dalla selezione di nigiri, per proseguire con l’Ostrica e Caviale, bilanciata dall’olio al rafano, e con l’Ika Somen, calamaro finemente tagliato da mescolare con l’uovo di quaglia. Tra le proposte inedite, il Temaki, l’aragosta intera cotta ai carboni e il dessert di San Valentino firmato dal pastry chef Kim Kyunjoon. In abbinamento, vini, sake e tè. </span></p>
<h3>Terrazza Gallia</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211561" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-terrazza-gallia.jpeg" alt="san-valentino-milano-terrazza-gallia" width="1080" height="720" srcset="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-terrazza-gallia.jpeg 1080w, https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-terrazza-gallia-768x512.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’<strong>Excelsior Hotel Gallia</strong> celebra San Valentino con la “<strong>Love Hour</strong>”: dal 13 al 15 febbraio, dalle 18:30, il Terrazza Gallia Bar propone un aperitivo leggero con cocktail, quattro assaggi salati e un cioccolatino a tema. La serata può proseguire al ristorante gastronomico sul rooftop, dove <strong>Vincenzo Lebano</strong> firma una cucina raffinata e attenta al dettaglio.</span></p>
<h3>Pellico 3 Milano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211562" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-pellico-3.png" alt="san-valentino-milano-pellico-3" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per San Valentino, <strong>Guido Paternollo</strong> firma un menu ad alto tasso di eleganza: ostrica Gillardeau con beurre blanc allo Champagne e caviale Oscietra, bottone di gamberi viola, risotto ai ricci di mare, astice e capasante. Una proposta pensata per chi cerca un’esperienza di lusso senza rinunciare a qualità e gusto. In chiusura, un dessert al cioccolato, amarena e finocchietto.</span></p>
<h3>Al Baretto Sant’Ambrogio</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-211563" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/san-valentino-milano-al-baretto.png" alt="san-valentino-milano-al-baretto" width="763" height="627" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accanto alla storica Langosteria, un nuovo ristorante sorprende con una rarità: le fragoline di bosco di montagna, servite freschissime. Saranno protagoniste del dessert di San Valentino, una meringata all’acqua di arancio con crema diplomatica, fragoline e petali di rosa. In carta, un filetto di tonno memorabile, ottimi antipasti di mare, risotti e piatti della tradizione, in un ambiente rétro che richiama i bistrot parigini più esclusivi.</span></p>
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