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	<title>Hôtellerie &#8226; Food and Wine Italia</title>
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	<title>Hôtellerie &#8226; Food and Wine Italia</title>
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		<title>Colazioni da star: giardini e terrazze dove il risveglio ha un sapore speciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Gentili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 13:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Holly Golightly, l’iconica protagonista di Colazione da Tiffany, bastava prendere un taxi e correre davanti alla vetrina più luminosa della Fifth Avenue per sentirsi al sicuro dal mondo. Un luogo solenne, quasi divino, dove nulla di brutto le sarebbe mai potuto accadere. Abito nero Givenchy, croissant e caffè d’asporto, lo sguardo fisso sulle gemme [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []">A <strong>Holly Golightly</strong>, l’iconica protagonista di Colazione da Tiffany, bastava prendere un taxi e correre davanti alla vetrina più luminosa della Fifth Avenue per sentirsi al sicuro dal mondo. Un luogo solenne, quasi divino, dove nulla di brutto le sarebbe mai potuto accadere. Abito nero Givenchy, croissant e caffè d’asporto, lo sguardo fisso sulle gemme preziose: Tiffany era il desiderio di sentirsi libera, una finestra aperta sul sogno.</p>
<p>La stessa sensazione romantica riaffiora contemplando le prime luci dall’<strong>Hotel Hassler</strong>, lo storico albergo che domina la scalinata di Piazza di Spagna. Audrey Hepburn vi soggiornava ogni volta che visitava Roma, sempre con Mr. Famous, il suo cagnolino. È facile immaginarla al sesto piano, sulla terrazza della suite presidenziale San Pietro — la sua preferita — mentre osserva la città risvegliarsi e fa colazione con caffè americano, pane di segale e marmellata.</p>
<p>Oggi, nei mesi caldi, l’elegante colazione dell’Hassler — ancora rifugio di famiglie reali, personaggi illustri e celebrità, da Tom Cruise a Hugh Grant — va in scena nel <strong>Palm Court</strong> ridisegnato dall’architetto e decoratore francese Jacques Garcia: un cortile verde, maestoso e discreto, dove il tempo rallenta tra palme frondose, statue e vestigia romane.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-218117" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/colazioni-da-star.png" alt="colazioni-da-star" width="763" height="627" /></p>
<p>Il french toast dell’executive chef Marcello Romano, intenerito nel latte e avvolto da caramello speziato, richiama la merenda dell’infanzia: pane, burro e zucchero. Un ricordo che prende forma mentre l’aroma della cannella si mescola al profumo dell’ultima copia del New York Times. Maritozzi traboccanti di panna, veneziane lucide di glassa e cornetti completano la pasticceria di Martina Emili. E poi le uova: al tegamino, alla Benedict, o strapazzate come le preferisce Emma Watson; con tartufo, gamberi rossi di Mazara, o fonduta di pecorino e guanciale croccante.</p>
<p>Ad Anacapri, dove il mare si dissolve nella luminosità del cielo, il ristorante <strong>La Terrazza di Lucullo del Caesar Augustus</strong> abbraccia il Golfo di Napoli, il vulcano e la Penisola Sorrentina, con i Monti Lattari che affiorano come macchie leggere sullo sfondo.</p>
<p>A colazione, nel chiarore del mattino, mozzarelle e caciotte, insieme a dolci come l’indimenticabile pan brioche con crema chantilly e frutti di bosco, diventano la parte più terrena dell’esperienza: ciò che resta mentre il paesaggio si trasforma e l’infinito scorre oltre la piscina a sfioro. Il chia pudding con latte di cocco e purea di mango, da esplorare affondando il cucchiaino alla scoperta dei vari strati, è un tuffo rovesciato nei tropici. Occhi chiusi, luce calda che accarezza le palpebre: un attimo, e dal punto più panoramico di Capri ci si ritrova con l’immaginazione già in spiaggia.</p>
<p>In mezz’ora di traghetto si arriva al <strong>Piccolo Sant’Andrea</strong>, boutique hotel scolpito nella roccia, una dimora su più livelli tra terrazze panoramiche e profumi di macchia mediterranea. Sorge su un promontorio che si protende verso il mare formando una punta, come una prua che si stacca dalla strada e si spinge nell’orizzonte. Da qui la veduta si apre da Positano e Praiano: una geometria tra due quinte che isola dal resto della costa.</p>
<p>La luce è bianca e tagliente, filtrata nei limoneti, smaltata sulle case. La colazione servita di fronte al mare restituisce il salmastro, dando sapidità a piatti come l’omelette della Costiera con crema di limone e pecorino, la caprese con mozzarella di bufala e pomodori di Sorrento, e le uova in purgatorio cotte nel sugo, ricetta tipica campana che rimanda al profumo di un’altra colazione, più a nord.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-218118" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/colazioni-da-star-dove.png" alt="colazioni-da-star-dove" width="763" height="627" /></p>
<p>Sotto il sole della Toscana, la <strong>Royal Suite del Four Seasons Hotel Firenze</strong> è una prestigiosa oasi con vista sul Giardino della Gherardesca, uno dei parchi privati più estesi della città: 4,5 ettari di alberi secolari, pergolati di glicini, fontane barocche e un tempietto ionico. Un tempo piano nobile del palazzo abitato dalla famiglia della Gherardesca per quasi tre secoli, oggi questa suite indipendente è la cornice ideale per una colazione regale, tra volte affrescate, stucchi e pavimento in maiolica.</p>
<p>Le uova fritte in purgatorio, omaggio della cucina alla tradizione sorrentina, pancake e viennoiserie arrivano direttamente in camera, tra tonalità calde di crema, oro e terracotta che mettono in risalto i colori della Toscana. Per chi preferisce la silhouette, c’è la colazione probiotica della Dottoressa Baciottini: avena tostata, kefir, burro di datteri e nocciole, verdure di stagione e sidro di mele.</p>
<p>Il tavolo preziosamente apparecchiato, i riflessi dei primi raggi del sole sulle porcellane Richard Ginori, le dita che rigirano il cucchiaino nella tazzina del caffè caldo, l’attenzione rivolta alla natura rigogliosa oltre la finestra.</p>
<p>Pensando a giardini incantati, è naturale arrivare alle terrazze sul Lago di Como e all’atmosfera fatata dell’<strong>Hotel Passalacqua</strong>. Storica villa nel paese di Moltrasio, è un progetto della famiglia De Santis, già proprietaria del Grand Hotel Tremezzo.</p>
<p>Al momento della colazione sembra di essere a corte: un banchetto di tavoli e scaffali vestiti a festa con sfogliati presentati come oggetti da collezione, gorgonzola ai mirtilli, quiche inebrianti, e soprattutto una sfilata di torte — alte, basse, slanciate, compatte, ornate, essenziali. Tutte esibite su piedistalli d’argento come sculture, ferme in posa; un tableau che cattura gli occhi.</p>
<p>All’assaggio sorprende la semplicità dei sapori, riconoscibili e senza sovrastrutture: quelli di casa. La preferita di <strong>Viviana Varese</strong>, creative chef dell’albergo, è la red velvet ai lamponi, dal colore rosso brillante, densa di gusto ma con un’acidità che alleggerisce e vivacizza il morso.</p>
<p>La proposta curata dalla chef si assaggia sul terrazzo, nei giardini affacciati sul lago più filmato d’Italia — chissà se Clooney ha sorseggiato qui il suo ultimo caffè prima di lasciare il Lario per la Francia.</p>
<p>Al tavolo arriva anche l’<strong>Alzatina Paolino</strong>, tre piani di ceramica impreziositi da delizie: granita in tazzina, soffice pan brioche e mini toast. Un’immagine che richiama un’altra alzatina amatissima: quella di <strong>Marchesi</strong>, composta da bomboloni farciti e pasticceria mignon. Dal 1824 la pasticceria è simbolo dello stile meneghino.</p>
<p>Nella sede in Galleria Vittorio Emanuele II, realizzata con Studio Prada Engineering, finestre ad arco si affacciano sugli affreschi e sui pavimenti a mosaico della Galleria, a due passi da Piazza Duomo. Gli interni riflettono lo spirito del negozio storico di Via Santa Maria alla Porta, edificio settecentesco che conserva soffitti a cassettoni, specchi antichi e lampade art déco.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-218119" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/colazioni.png" alt="colazioni" width="763" height="627" /></p>
<p>Tra nastri e colori pastello, le vetrine sono una giostra irresistibile di tentazioni: un piccolo paese delle meraviglie. Il panettone tostato è la porta segreta: disponibile tutto l’anno, anche in versione estiva con albicocche semi candite e limone, da intingere senza indugi nel mascarpone. E poi cioccolatini assortiti, cremini e praline: piccoli piaceri il cui solo pensiero fa venire voglia di alzarsi dal letto.</p>
<p>Restando in città, se si parla di atmosfera hollywoodiana almeno un ciak spetta alla città della Biennale del Cinema: <strong>Venezia</strong>. Siamo al <strong>Gran Caffè Quadri</strong>, che ha origini nel XVIII secolo, restaurato nel 2018 per volere della famiglia Alajmo, subentrata nel 2011.</p>
<p>La colazione continentale viene servita direttamente in Piazza San Marco, dove l’atmosfera del mattino sembra tracciata dal pennello ad acqua del Tintoretto tra cielo e mare. Nella piazza sfiorata dal primo sole, i profili del campanile e del Palazzo Ducale affiorano come tratti fissati su carta ancora umida, quando luce e colore si mescolano senza contorni. Le finestre si scaldano di un giallo tenue e affiorano particolari che spesso sfuggono: le modanature delle Procuratie, le sfumature del marmo e del granito — dal grigio al rosa — delle colonne dal lato del molo, le linee di pietra bianca che segnano la pavimentazione.</p>
<p>Ai tavolini e nelle sale interne del Caffè Quadri si sono seduti protagonisti del mondo della cultura e della politica come Stendhal, Byron e Wagner. E poi celebrità di Hollywood: Robert De Niro, Angelina Jolie e Brad Pitt.</p>
<p>Tra stucchi, velluti e specchi che sembrano usciti da un’inquadratura di Summertime con Katharine Hepburn, si fa colazione con la brioche integrale all’olio, il muffin gianduia con farina di riso e nocciola, o con il Caffè Gourmand: doppio espresso con biscotti zaeti e mascarpone. Le paste vengono sfornate nel laboratorio di Rubano, a pochi passi dal ristorante tre stelle Michelin Le Calandre della stessa famiglia. Un buongiorno a prova di chef.</p>
<p>Come quello, duecento chilometri più a sud lungo l’Adriatico, dell’hotel <strong>Dalla Gioconda</strong> a Gabicce Monte. Albergo diffuso con ristorante stellato, immerso nel verde del Parco Naturale Monte San Bartolo, con una vista sul blu che sembra ritagliata da una ripresa.</p>
<p>Per lo chef <strong>Davide Di Fabio</strong>, la colazione rappresenta il naturale proseguimento dell’esperienza del ristorante: chi arriva fin qui percorre chilometri per cercare originalità e cura. Per questo, anche il mattino deve riflettere la stessa identità, la stessa premura per i dettagli.</p>
<p>Il menù nasce dalle preparazioni che negli anni sono diventate parte del suo linguaggio gastronomico — la neola, la cantarella, il maritozzo e la focaccia. Accanto a queste, dolci come il ciambellone al limone e il bicolore al cioccolato, realizzato con acqua e olio; il maritozzo con susine, granita e panna; uova con pane tostato e pancetta di mora romagnola; formaggi del territorio.</p>
<p>Il tutto su un patio in travertino con piscina a sfioro, tra oleandri e vegetazione spontanea; lo sguardo smarrito tra la riviera in fiore e la falesia del San Bartolo.</p>
<p>I tavolini di ceramica pesarese, color Tiffany, brillano nel riflesso dell’alba come turchesi. Un momento di serenità accompagnato da una buona colazione. E tutto sembra improvvisamente possibile. Come in un film.</p>
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		<title>L’isola delle tentazioni: alla scoperta dell’ecosistema gastronomico del Capri Palace</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lisola-delle-tentazioni-alla-scoperta-dellecosistema-gastronomico-del-capri-palace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico De Cesare Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;unica Temptation Island che merita davvero di essere raccontata non ha nulla a che fare con i falò di confronto o le pene d’amore televisive, ma con la gola. La scena è quella che si svolge al Riccio — il club pieds dans l’eau del Jumeirah Capri Palace, celebre per i suoi irresistibili spaghetti ai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="2">L&#8217;unica <em>Temptation Island</em> che merita davvero di essere raccontata non ha nulla a che fare con i falò di confronto o le pene d’amore televisive, ma con la gola. La scena è quella che si svolge al <strong>Riccio</strong> — il club <em>pieds dans l’eau</em> del <strong>Jumeirah Capri Palace</strong>, celebre per i suoi irresistibili spaghetti ai ricci di mare — dove la vera prova di fedeltà alle buone intenzioni si consuma dentro la celebre “<em>Temptation Room”</em>. Più che una stanza dei dolci, una scenografia cinematografica che sembra uscita da <strong>La Grande Abbuffata</strong>: un caveau dalle tinte azzurre, bianche e gialle, zeppo di babà lucidi di rum, sfogliatelle croccanti, delizie al limone e savarin con fragole che rendono la rinuncia un peccato imperdonabile.</p>
<p data-path-to-node="3">Del resto, l’intero soggiorno nel luxury hotel ad <strong>Anacapri</strong> è orchestrato per mettere la tavola al centro dell’esperienza. Proprio accanto al Riccio, sospeso sopra il mito della Grotta Azzurra, <strong>a-Ma-Re Capri</strong> rappresenta l’altra anima – più comfort, pop e verace – dell’albergo. Qui i riflettori si dividono equamente tra i dischi lievitati di Pizzaingrammi e i grandi classici della tradizione campana, a partire da una memorabile pasta alla Nerano.</p>
<figure id="attachment_217810" aria-describedby="caption-attachment-217810" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217810" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/olivo-come-si-mangia-capri-palace.png" alt="olivo-come-si-mangia-capri-palace" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217810" class="wp-caption-text">Gli scialatielli ai frutti di mare</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="4">Lasciandosi alle spalle il profumo di salsedine della scogliera di Gradola, si risale verso il cuore della struttura, dove il racconto gastronomico si arricchisce di nuove sfumature. Prima di tuffarsi nell’alta cucina, ci si può concedere una sosta informale al <strong>Bar degli Artisti</strong>, uno spazio-galleria da vivere tra installazioni contemporanee, Club Sandwich preparati a regola d’arte e malti pregiatissimi (c’è anche il Tobermory 33 years).</p>
<p data-path-to-node="5">Sul rooftop, il fenomeno <strong>Zuma</strong> – la cui garanzia di successo mondiale è cosa nota – ha il sapore di un cortocircuito riuscito: l’estetica essenziale del brand giapponese si innesta nella macchia mediterranea, dimostrando che il linguaggio dell’izakaya sa parlare anche caprese. Qui il momento definitivo si consuma all’ora del tramonto: uno Zuma Paloma tra le mani, al tavolo il Branzino cotto alla robata con pomodoro bruciato e salsa di zenzero, e davanti agli occhi un <strong>orizzonte</strong> che abbraccia il Golfo di Napoli fino a Ischia. Più che una cena, un nitido fermo immagine sulla bellezza dell’isola.</p>
<p data-path-to-node="6">Cambia la quota e cambia la profondità del racconto: scendendo al piano terra si varca la soglia dell’<strong>Olivo</strong>. Tra le anime dell’hotel è certamente la tavola più ambiziosa e meditata, forte delle <strong>due stelle Michelin</strong> confermate dal 2011. Qui il territorio campano si trasforma in un’esperienza d’autore grazie alla guida dell’executive chef <strong>Salvatore Elefante</strong> e dell’head chef <strong>Vincenzo Tedeschi</strong>, amplificata dal garbo e dalla squisita accoglienza del servizio in sala. Il menu — in equilibrio calibrato tra memoria, ricerca e sostenibilità — propone piatti come il Risotto al ragù napoletano con zafferano, basilico e provola, l’Astice blu con bieta e crema di fagioli e il Soufflé al cioccolato servito con gelato all’olio d’oliva, vaniglia e olive nere.</p>
<p data-path-to-node="7">E quando la cena a L’Olivo giunge al termine, l’ecosistema del Capri Palace tira fuori il suo ultimo e inaspettato asso nella manica. Per chi proprio non ha intenzione di cedere al sonno, la novità della stagione si chiama <strong>Nox Capri</strong>: un club intimo e sofisticato disegnato dall’architetto Antonio Girardi. Tra musica dal vivo, performance e dj set, il progetto reinterpreta i salotti culturali del Mediterraneo in chiave contemporanea, dimostrando che anche ad Anacapri le conversazioni migliori si fanno after dark.</p>
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		<item>
		<title>World’s 50 Best Hotels: Rosewood Hong Kong ancora primo, sei hotel italiani in classifica</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/worlds-50-best-hotels-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 06:55:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa a Parigi, al Palais du Louvre, l’edizione 2026 dei World’s 50 Best Hotels, la classifica internazionale dedicata all’hôtellerie. Per il secondo anno consecutivo il primo posto va al Rosewood Hong Kong, seguito dal Capella Bangkok e dal Four Seasons Hotel Bangkok at Chao Phraya River. La Thailandia porta tre strutture nella top [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Si è conclusa a <strong>Parigi</strong>, al <strong>Palais du Louvre</strong>, l’edizione 2026 dei <strong>World’s 50 Best Hotels</strong>, la classifica internazionale dedicata all’hôtellerie. Per il secondo anno consecutivo il primo posto va al <strong>Rosewood Hong Kong</strong>, seguito dal <strong>Capella Bangkok</strong> e dal <strong>Four Seasons Hotel Bangkok at Chao Phraya River</strong>. La Thailandia porta tre strutture nella top 10, mentre Hong Kong ne conta due.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il risultato cambia invece se si considera la classifica nel suo complesso. L’<strong>Europa</strong> è il continente più rappresentato con 21 hotel, davanti all’Asia con 18. Seguono Nord America con sei strutture, Sud America e Africa con due ciascuna e Oceania con un hotel. Parigi e Bangkok sono le città con il maggior numero di presenze nella top 50, quattro per entrambe.</p>
<h2>Sei hotel italiani nella World’s 50 Best Hotels 2026</h2>
<p class="isSelectedEnd">L’Italia passa dai quattro hotel presenti nel 2025 ai sei dell’edizione 2026. Il risultato porta il Paese tra quelli europei con il maggior numero di strutture in classifica, insieme a Francia e Regno Unito.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il primo hotel italiano è <strong>Passalacqua</strong>, sul Lago di Como, che si posiziona al quinto posto assoluto. La struttura di Moltrasio, prima nella classifica mondiale nel 2023, perde una posizione rispetto all&#8217;edizione precedente ma rimane l&#8217;indirizzo europeo più alto in graduatoria.</p>
<figure id="attachment_217753" aria-describedby="caption-attachment-217753" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217753" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/worlds-50-best-hotels-2026-italiani.png" alt="worlds-50-best-hotels-2026-italiani" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217753" class="wp-caption-text">Casa Maria Luigia</figcaption></figure>
<p class="isSelectedEnd">Al dodicesimo posto c&#8217;è il <strong>Four Seasons Hotel Firenze</strong>, che nel 2025 era nono. Entra invece direttamente al 18esimo posto <strong>Casa Maria Luigia</strong>, la struttura nella campagna modenese di Massimo Bottura e Lara Gilmore.</p>
<p class="isSelectedEnd">Scende dal 22esimo al 32esimo posto il <strong>Bvlgari Hotel Roma</strong>, mentre due nuove presenze completano la rappresentanza italiana. Al 39esimo posto compare <strong>Portrait Milano</strong>, ospitato nell&#8217;ex Seminario Arcivescovile nel Quadrilatero della Moda e che noi abbiamo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/miglior-colazione-in-hotel-portait-milano/" target="_blank" rel="noopener">premiato per la miglior colazione</a> l&#8217;anno scorso, mentre al 50esimo posto chiude la classifica il <strong>San Domenico Palace</strong>, a Taormina, ricavato all&#8217;interno di un ex convento del XIV secolo.</p>
<p class="isSelectedEnd">La distribuzione degli hotel italiani mostra anche una geografia piuttosto ampia: dal Lago di Como a Firenze, dalla campagna modenese a Roma, fino a Milano e alla Sicilia. Sono strutture differenti per posizione, storia e impostazione, inserite però nella stessa graduatoria internazionale.</p>
<h2>Gli altri italiani in classifica</h2>
<p class="isSelectedEnd">Qualche settimana fa c&#8217;è stata l&#8217;anteprima con <a href="https://www.foodandwineitalia.com/worlds-50-best-hotels-2026-classifica-51-100-hotel-italiani/">le posizioni 51-100</a> in cui l&#8217;Italia ha &#8220;piazzato&#8221; altri nove hotel di grande prestigio. Al 58esimo posto troviamo il <strong>San Pietro di Positano</strong>, l’hotel è costruito sulla scogliera sopra la perla della Costiera e dispone di una spiaggia privata e di un molo raggiungibili attraverso un ascensore ricavato nella roccia. Le camere sono distribuite lungo il pendio e caratterizzate da colori e materiali legati al paesaggio della Costiera Amalfitana.</p>
<p class="isSelectedEnd">Balzo in avanti (posizione 60) per lo Splendido, lo storico hotel di Portofino nato da un antico monastero sulla collina, 83esimo lo scorso anno. La struttura ha aperto come albergo all’inizio del Novecento e conserva un’impostazione residenziale, con giardini terrazzati, piscina all’aperto e camere arredate con mobili d’epoca.</p>
<p class="isSelectedEnd">La Toscana è rappresentata al numero 62 da <strong>Castiglion del Bosco</strong>, tenuta situata nella Val d’Orcia, nel territorio di Montalcino. Il complesso comprende un edificio storico del Settecento, cantine e un campo da golf a 18 buche, oltre agli spazi dedicati all’ospitalità.</p>
<figure id="attachment_217434" class="wp-caption alignnone" aria-describedby="caption-attachment-217434"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217434" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/worlds-50-best-hotels-2026-classifica-51-100-hotel-italiani.png" alt="worlds-50-best-hotels-2026-classifica-51-100-hotel-italiani" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217434" class="wp-caption-text">Orient Express La Minerva</figcaption></figure>
<p class="isSelectedEnd">Al numero 66 compare <strong>Orient Express La Minerva</strong>, a Roma, il primo progetto alberghiero statico del marchio Orient Express. L’hotel occupa un palazzo del Seicento a pochi passi dal Pantheon e conserva elementi storici dell’edificio, tra cui soffitti affrescati e scalinate in marmo. Sul tetto si trova una piscina con vista sul centro della città.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il quinto hotel italiano è <strong>Forestis Dolomites</strong>, al numero 68. Si trova a circa 1.800 metri di altitudine nei boschi sopra Bressanone e punta su un’architettura caratterizzata da legno di larice e ampie vetrate. La struttura integra inoltre un’offerta dedicata al benessere e dichiara di utilizzare esclusivamente energia da fonti rinnovabili.</p>
<p class="isSelectedEnd">Al numero 84 torna la Costiera Amalfitana con <strong>Borgo Santandrea</strong>, costruito sulla scogliera tra Amalfi e Conca dei Marini, che lo scorso anno era in posizione 53. L’hotel, aperto nella sua configurazione attuale nel 2022, riprende elementi dell’architettura e del design degli anni Sessanta e dispone di un beach club e di un molo privato.</p>
<p class="isSelectedEnd">La Puglia entra nella lista al numero 88 con <strong>Borgo Egnazia</strong>, a Savelletri, 63° nel 2025. Il resort è stato progettato riproducendo l’idea di un borgo pugliese, con edifici in pietra, piazza centrale, ville e spazi comuni. Il complesso comprende anche un campo da golf e una spa.</p>
<p class="isSelectedEnd">Al numero 91 si trova <strong>Villa Treville</strong>, a Positano, già residenza del regista Franco Zeffirelli. La proprietà conta 16 camere distribuite su due ettari di giardini e dispone di una spa, una piscina e diversi spazi dedicati alla ristorazione.</p>
<p class="isSelectedEnd">Chiude la rappresentanza italiana <strong>Reschio</strong>, al numero 95 (n. 81 lo scorso anno), a Lisciano Niccone, in Umbria. Il progetto nasce dal recupero di un’antica chiesa e di un castello di origine etrusca e comprende vigneti, oliveti, attività agricole e ristorazione legata alla produzione della tenuta.</p>
<h2>I 50 migliori hotel del mondo nel 2026</h2>
<ol start="1" data-spread="false">
<li><strong>Rosewood Hong Kong</strong> – Hong Kong</li>
<li><strong>Capella Bangkok</strong> – Bangkok</li>
<li><strong>Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River</strong> – Bangkok</li>
<li><strong>Atlantis The Royal</strong> – Dubai</li>
<li><strong>Passalacqua</strong> – Lago di Como</li>
<li><strong>Rosewood São Paulo</strong> – San Paolo</li>
<li><strong>Mandarin Oriental Qianmen</strong> – Pechino</li>
<li><strong>Upper House Hong Kong</strong> – Hong Kong</li>
<li><strong>Chablé Yucatán</strong> – Chocholá</li>
<li><strong>Mandarin Oriental Bangkok</strong> – Bangkok</li>
<li><strong>Aman Tokyo</strong> – Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Four Seasons Firenze</strong> – Firenze</li>
<li><strong>Claridge’s</strong> – Londra</li>
<li><strong>Hôtel de Crillon</strong> – Parigi</li>
<li><strong>Jumeirah Marsa Al Arab</strong> – Dubai</li>
<li><strong>Capella Sydney</strong> – Sydney</li>
<li><strong>Raffles Singapore</strong> – Singapore</li>
<li><strong>Casa Maria Luigia</strong> – Modena</li>
<li><strong>Le Bristol</strong> – Parigi</li>
<li><strong>Cheval Blanc Paris</strong> – Parigi</li>
<li><strong>Desa Potato Head</strong> – Bali</li>
<li><strong>San Ysidro Ranch</strong> – Santa Barbara</li>
<li><strong>One&amp;Only Mandarina</strong> – Riviera Nayarit</li>
<li><strong>Bvlgari Tokyo</strong> – Tokyo</li>
<li><strong>Las Ventanas al Paraíso</strong> – Los Cabos</li>
<li><strong>Royal Mansour</strong> – Marrakech</li>
<li><strong>Four Seasons Astir Palace</strong> – Atene</li>
<li><strong>Raffles London at The OWO</strong> – Londra</li>
<li><strong>Copacabana Palace, A Belmond Hotel</strong> – Rio de Janeiro</li>
<li><strong>The Taj Mahal Palace</strong> – Mumbai</li>
<li><strong>The Peninsula Istanbul</strong> – Istanbul</li>
<li><strong>Bvlgari Hotel Roma</strong> – Roma</li>
<li><strong>Patina Osaka</strong> – Osaka</li>
<li><strong>Mount Nelson</strong> – Città del Capo</li>
<li><strong>Nihi Sumba</strong> – Sumba Island</li>
<li><strong>Badrutt’s Palace</strong> – St. Moritz</li>
<li><strong>Park Hyatt Kyoto</strong> – Kyoto</li>
<li><strong>Hôtel du Couvent</strong> – Nizza</li>
<li><strong>Portrait Milano</strong> – Milano</li>
<li><strong>Hôtel de Paris Monte-Carlo</strong> – Monaco</li>
<li><strong>Plaza Athénée</strong> – Parigi</li>
<li><strong>Hotel Sacher Vienna</strong> – Vienna</li>
<li><strong>Estelle Manor</strong> – Witney</li>
<li><strong>Hôtel du Cap-Eden-Roc</strong> – Antibes</li>
<li><strong>Amangiri</strong> – Canyon Point</li>
<li><strong>The Peninsula Hong Kong</strong> – Hong Kong</li>
<li><strong>Maroma</strong> – Riviera Maya</li>
<li><strong>Aman Nai Lert</strong> – Bangkok</li>
<li><strong>The Connaught</strong> – Londra</li>
<li><strong>San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel</strong> – Taormina</li>
<li><strong>La Réserve Paris</strong> — Parigi, Francia</li>
<li><strong>Janu Tokyo</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Park Hyatt Tokyo</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Palacio Nazarenas</strong> — Cusco, Perù</li>
<li><strong>Soneva Fushi</strong> — Maldive</li>
<li><strong>Rosewood London</strong> — Londra, Regno Unito</li>
<li><strong>Hotel Bel-Air</strong> — Los Angeles, Stati Uniti</li>
<li><strong>Il San Pietro di Positano</strong> — Positano, Italia</li>
<li><strong>Mandarin Oriental Hong Kong</strong> — Hong Kong</li>
<li><strong>Splendido</strong> — Portofino, Italia</li>
<li><strong>Mandapa</strong> — Bali, Indonesia</li>
<li><strong>Castiglion del Bosco</strong> — Montalcino, Italia</li>
<li><strong>Sofitel Legend Casco Viejo</strong> — Panama City, Panama</li>
<li><strong>Hotel Esencia</strong> — Tulum, Messico</li>
<li><strong>The Beverly Hills Hotel</strong> — Los Angeles, Stati Uniti</li>
<li><strong>Orient Express La Minerva</strong> — Roma, Italia</li>
<li><strong>Montage Los Cabos</strong> — Cabo San Lucas, Messico</li>
<li><strong>Forestis Dolomites</strong> — Bressanone, Italia</li>
<li><strong>The Okura</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Rosewood Bangkok</strong> — Bangkok, Thailandia</li>
<li><strong>Amangalla</strong> — Galle, Sri Lanka</li>
<li><strong>Ritz Paris</strong> — Parigi, Francia</li>
<li><strong>Palace Hotel Tokyo</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Four Seasons Tamarindo</strong> — La Manzanilla, Messico</li>
<li><strong>La Mamounia</strong> — Marrakech, Marocco</li>
<li><strong>Maçakızı</strong> — Bodrum, Turchia</li>
<li><strong>Hotel das Cataratas</strong> — Iguassu Falls, Brasile</li>
<li><strong>The Fifth Avenue Hotel</strong> — New York, Stati Uniti</li>
<li><strong>Hotel The Mitsui</strong> — Kyoto, Giappone</li>
<li><strong>Carlton Cannes</strong> — Cannes, Francia</li>
<li><strong>Capella Hanoi</strong> — Hanoi, Vietnam</li>
<li><strong>Huka Lodge</strong> — Taupō, Nuova Zelanda</li>
<li><strong>The Calile</strong> — Brisbane, Australia</li>
<li><strong>Borgo Santandrea</strong> — Amalfi, Italia</li>
<li><strong>Hoshinoya Tokyo</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Four Seasons Hong Kong</strong> — Hong Kong</li>
<li><strong>Aman New York</strong> — New York, Stati Uniti</li>
<li><strong>Borgo Egnazia</strong> — Savelletri, Italia</li>
<li><strong>Waldorf Astoria Osaka</strong> — Osaka, Giappone</li>
<li><strong>Mandarin Oriental Shenzhen</strong> — Shenzhen, Cina</li>
<li><strong>Villa Treville</strong> — Positano, Italia</li>
<li><strong>The Greenwich Hotel</strong> — New York, Stati Uniti</li>
<li><strong>The Maybourne Riviera</strong> — Roquebrune-Cap-Martin, Francia</li>
<li><strong>The Johri</strong> — Jaipur, India</li>
<li><strong>Reschio</strong> — Lisciano Niccone, Italia</li>
<li><strong>Wynn Palace</strong> — Macao</li>
<li><strong>Capella Singapore</strong> — Singapore</li>
<li><strong>The Oberoi Udaivilas</strong> — Udaipur, India</li>
<li><strong>The Peninsula Shanghai</strong> — Shanghai, Cina</li>
<li><strong>Gleneagles</strong> — Auchterarder, Scozia</li>
</ol>
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		<title>Palazzo Previtera, il Mediterraneo incontra il Giappone sull’Etna</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/palazzo-previtera-il-mediterraneo-incontra-il-giappone-sulletna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Ognibene]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 13:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Etna]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaglossa]]></category>
		<category><![CDATA[Privitera Kitchen]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le pendici dell’Etna hanno di per sé qualcosa di magico, per via della forza che qui assumono le espressioni della natura ma anche dei diversi luoghi che custodiscono storie uniche e sanno trasformarle in esperienza. A Linguaglossa, Palazzo Previtera è uno di questi grazie alle idee e alla passione di Alfio Puglisi, che ha trasformato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le pendici dell’<strong>Etna</strong> hanno di per sé qualcosa di magico, per via della forza che qui assumono le espressioni della natura ma anche dei diversi luoghi che custodiscono storie uniche e sanno trasformarle in esperienza. A Linguaglossa, <strong>Palazzo Previtera</strong> è uno di questi grazie alle idee e alla passione di <strong>Alfio Puglisi</strong>, che ha trasformato la dimora di famiglia in un progetto di ospitalità, arte e cultura e che nasce dalla volontà di restituire vita a un patrimonio rimasto per secoli tra le mura di casa.</p>
<p>Aperta al pubblico nel 2023 con sei camere ricche di fascino, da poco più di un anno la struttura ospita anche un ristorante, il <strong>Previtera Kitchen</strong>. Qui, la cucina dello chef giapponese <strong>Kaita Osumimoto</strong> porta dentro le antiche stanze di Palazzo Privitera un’idea precisa: partire dalla Sicilia e dalla qualità della materia prima per costruire un racconto più ampio, nel quale convivono sensibilità nipponica, ingredienti dell’Etna e <strong>memoria mediterranea</strong>. Puglisi, che è anche l’anima dell’accoglienza in sala, accompagna così gli ospiti alla scoperta dell’edificio e della sua storia, anche a tavola.</p>
<h3>Quattro secoli dentro una casa</h3>
<figure id="attachment_217227" aria-describedby="caption-attachment-217227" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217227" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/4-2.png" alt="Palazzo Previtera" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217227" class="wp-caption-text">Una delle sale di Palazzo Previtera</figcaption></figure>
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<p>La storia di Palazzo Previtera comincia nel <strong>Seicento</strong>, quando la famiglia, originaria di Acireale, arriva a Linguaglossa attraverso la diocesi per amministrare parte delle terre dei Principi di Spadafora e della Chiesa di Acireale. La costruzione del 1649, giunta fino ai nostri giorni, conserva diverse stratificazioni: il piano terra ha origini medievali, il primo piano risale al Seicento, mentre numerosi interventi e decorazioni datano all’Ottocento.</p>
<p>Un edificio cresciuto insieme alle generazioni, modificato, arricchito e infine recuperato attraverso un lavoro durato circa quindici anni. Un<strong> restauro conservativo</strong>, racconta Puglisi, condotto cercando di restituire agli ambienti i loro <strong>colori</strong> originali. Le pareti, ad esempio, sono state analizzate attraverso una sorta di viaggio a ritroso: strato dopo strato, si è arrivati alle tonalità più antiche. E così sono tornati a vivere anche colori sorprendenti, come il<strong> blu arsenico</strong> che caratterizzava gli ambienti tra Settecento e Ottocento.</p>
<figure id="attachment_217229" aria-describedby="caption-attachment-217229" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217229" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/3-4.png" alt="piscina del Palazzo Previtera" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217229" class="wp-caption-text">La piscina di Palazzo Previtera</figcaption></figure>
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<p>Nel pavimento di una delle sale da pranzo sono state riutilizzate antiche doghe di <strong>botti di castagno</strong> dell&#8217;Ottocento, impiegate per il vino dell&#8217;Etna prodotto dalla famiglia fino agli anni Cinquanta. È un dettaglio che dice molto di Palazzo Previtera: la <strong>memoria</strong> non viene conservata necessariamente come un oggetto intoccabile. Può cambiare funzione, diventare materia del presente e continuare a raccontare il passato.</p>
<h3>La cucina di Kaita Osumimoto</h3>
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<p>Nel suo percorso da <strong>Hiroshima</strong> all’Etna, Kaita Osumimoto ha fatto tappa in Toscana, dove ha imparato l’Italiano e lavorato in alcune trattorie locali prima di trasferirsi in Sicilia. Lo chef racconta di aver sempre avuto il sogno di fermarsi sull&#8217;isola, dove ha infatti accumulato esperienze sia a Palermo, da <strong>Gagini</strong> con Mauricio Zillo prima e Marco Massaia poi, sia a Ragusa, al Duomo di <strong>Ciccio Sultano</strong>.</p>
<p>La sua cucina nasce da una convinzione semplice: «Non mi piacciono tanti ingredienti in un piatto perché non voglio disturbare la loro essenza», spiega. Un assunto, dunque, molto lontano dallo stile culinario spettacolare e sovraccarico, e che invece trova un punto di contatto sorprendente con una certa idea di cucina siciliana: <strong>materia prima</strong>, gusto, identità.</p>
<p>Osumimoto guarda all’<strong>Etna</strong> soprattutto attraverso frutta e verdura locali, che considera straordinarie. E guarda al mare con gli occhi di chi porta con sé una cultura gastronomica diversa. La Sicilia, secondo lo chef, ha ancora moltissimo da raccontare anche attraverso il <strong>pesce</strong> meno conosciuto, le specie considerate minori e quelle che potrebbero trovare nuova vita attraverso tecniche come la maturazione.</p>
<p>La <strong>fermentazione</strong> è un altro elemento centrale del suo lavoro: è una pratica profondamente radicata nella gastronomia giapponese e diventa uno strumento per conservare, trasformare e dare nuova profondità agli ingredienti. La sua, insomma, non è una cucina giapponese in Sicilia. È piuttosto una sensibilità giapponese che prova a imparare la Sicilia.</p>
<h3>Quindici posti, un&#8217;esperienza</h3>
<figure id="attachment_217230" aria-describedby="caption-attachment-217230" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217230" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/1-4.png" alt="Culurgiones" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217230" class="wp-caption-text">I culurgiones</figcaption></figure>
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<p>Il ristorante <strong>Previtera Kitchen</strong> conta appena quindici coperti: una dimensione intima che permette alla cucina e al Palazzo di procedere insieme. Tra gli assaggi, il tonno servito con verdure fermentate, cozze e sommacco convince per qualità e precisione, così come i <strong>culurgiones</strong> (pasta ripiena tipica della Sardegna) serviti in brodo di peperone, mentre il capocollo aromatizzato con agrumi e peperoncini trova la sua dimensione nella semplicità.</p>
<p>Ma il punto, qui, non sono le singole portate (disponibili alla carta o nei menu degustazione, tra cui quello vegetariano e quello dedicato agli Under 35 siciliani, pensato per riunire i giovani intorno alla tavola, disponibile dal martedì al giovedì a cena a un costo di 60 euro a persona). È <strong>il contesto</strong> nel quale arrivano.</p>
<p>Anche la carta dei vini segue questa idea. È piccola ma costruita con attenzione, e attraversa differenti territori vulcanici: dall&#8217;Etna a Pantelleria, fino ad altre aree italiane come il Veneto. Il <strong>vulcano</strong> diventa così una chiave di lettura più ampia: non c’è soltanto l&#8217;Etna, ma una geografia enoica fatta di territori nei quali la natura estrema influenza paesaggio, agricoltura e cultura.</p>
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		<title>The World’s 50 Best Hotels 2026: nove hotel italiani nella classifica dal 51 al 100</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/worlds-50-best-hotels-2026-classifica-51-100-hotel-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 13:40:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono nove gli hotel italiani presenti nella lista 51-100 di The World’s 50 Best Hotels 2026, la classifica internazionale che anticipa i 50 migliori alberghi del mondo, la cui graduatoria completa sarà annunciata a Parigi il 15 settembre. Le strutture italiane sono distribuite tra Campania, Toscana, Lazio, Trentino-Alto Adige, Puglia e Liguria, con una particolare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Sono <strong>nove gli hotel italiani</strong> presenti nella lista 51-100 di <em>The World’s 50 Best Hotels 2026</em>, la classifica internazionale che anticipa i 50 migliori alberghi del mondo, la cui graduatoria completa sarà annunciata a Parigi il 15 settembre. Le strutture italiane sono distribuite tra Campania, Toscana, Lazio, Trentino-Alto Adige, Puglia e Liguria, con una particolare presenza lungo le coste e nelle destinazioni rurali.</p>
<p class="isSelectedEnd">La posizione più alta tra gli hotel italiani della lista estesa è occupata da <strong>Il San Pietro di Positano</strong>, (in copertina) al numero 58. Seguono <strong>Splendido</strong> a Portofino, al numero 60, <strong>Castiglion del Bosco</strong> a Montalcino, al 62, <strong>Orient Express La Minerva</strong> a Roma, al 66, e <strong>Forestis Dolomites</strong> a Bressanone, al 68.</p>
<p class="isSelectedEnd">Più in basso si trovano <strong>Borgo Santandrea</strong> ad Amalfi, numero 84, <strong>Borgo Egnazia</strong> a Savelletri, numero 88, <strong>Villa Treville</strong> a Positano, numero 91, e <strong>Reschio</strong> a Lisciano Niccone, al numero 95.</p>
<p class="isSelectedEnd">La presenza italiana comprende quindi sia hotel storici sia strutture più recenti, con caratteristiche molto diverse tra loro: dalle proprietà affacciate sul Mediterraneo agli alberghi inseriti nei paesaggi rurali dell&#8217;Italia centrale, fino a un progetto urbano nel centro storico di Roma.</p>
<h2>Gli hotel italiani nella lista 51-100</h2>
<p class="isSelectedEnd">Il risultato più alto è quello de <strong>Il San Pietro di Positano</strong>, al numero 58. L&#8217;hotel è costruito sulla scogliera sopra la perla della Costiera e dispone di una spiaggia privata e di un molo raggiungibili attraverso un ascensore ricavato nella roccia. Le camere sono distribuite lungo il pendio e caratterizzate da colori e materiali legati al paesaggio della Costiera Amalfitana.</p>
<p class="isSelectedEnd">Balzo in avanti (posizione 60) per lo Splendido, lo storico hotel di Portofino nato da un antico monastero sulla collina, 83esimo lo scorso anno. La struttura ha aperto come albergo all&#8217;inizio del Novecento e conserva un&#8217;impostazione residenziale, con giardini terrazzati, piscina all&#8217;aperto e camere arredate con mobili d&#8217;epoca.</p>
<p class="isSelectedEnd">La Toscana è rappresentata al numero 62 da <strong>Castiglion del Bosco</strong>, tenuta situata nella Val d&#8217;Orcia, nel territorio di Montalcino. Il complesso comprende un edificio storico del Settecento, cantine e un campo da golf a 18 buche, oltre agli spazi dedicati all&#8217;ospitalità.</p>
<figure id="attachment_217434" aria-describedby="caption-attachment-217434" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217434" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/09/worlds-50-best-hotels-2026-classifica-51-100-hotel-italiani.png" alt="worlds-50-best-hotels-2026-classifica-51-100-hotel-italiani" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217434" class="wp-caption-text">Orient Express La Minerva</figcaption></figure>
<p class="isSelectedEnd">Al numero 66 compare <strong>Orient Express La Minerva</strong>, a Roma, il primo progetto alberghiero statico del marchio Orient Express. L&#8217;hotel occupa un palazzo del Seicento a pochi passi dal Pantheon e conserva elementi storici dell&#8217;edificio, tra cui soffitti affrescati e scalinate in marmo. Sul tetto si trova una piscina con vista sul centro della città.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il quinto hotel italiano è <strong>Forestis Dolomites</strong>, al numero 68. Si trova a circa 1.800 metri di altitudine nei boschi sopra Bressanone e punta su un&#8217;architettura caratterizzata da legno di larice e ampie vetrate. La struttura integra inoltre un&#8217;offerta dedicata al benessere e dichiara di utilizzare esclusivamente energia da fonti rinnovabili.</p>
<p class="isSelectedEnd">Al numero 84 torna la Costiera Amalfitana con <strong>Borgo Santandrea</strong>, costruito sulla scogliera tra Amalfi e Conca dei Marini, che lo scorso anno era in posizione 53. L&#8217;hotel, aperto nella sua configurazione attuale nel 2022, riprende elementi dell&#8217;architettura e del design degli anni Sessanta e dispone di un beach club e di un molo privato.</p>
<p class="isSelectedEnd">La Puglia entra nella lista al numero 88 con <strong>Borgo Egnazia</strong>, a Savelletri, 63° nel 2025. Il resort è stato progettato riproducendo l&#8217;idea di un borgo pugliese, con edifici in pietra, piazza centrale, ville e spazi comuni. Il complesso comprende anche un campo da golf e una spa.</p>
<p class="isSelectedEnd">Al numero 91 si trova <strong>Villa Treville</strong>, a Positano, già residenza del regista Franco Zeffirelli. La proprietà conta 16 camere distribuite su due ettari di giardini e dispone di una spa, una piscina e diversi spazi dedicati alla ristorazione.</p>
<p class="isSelectedEnd">Chiude la rappresentanza italiana <strong>Reschio</strong>, al numero 95 (n. 81 lo scorso anno), a Lisciano Niccone, in Umbria. Il progetto nasce dal recupero di un&#8217;antica chiesa e di un castello di origine etrusca e comprende vigneti, oliveti, attività agricole e ristorazione legata alla produzione della tenuta.</p>
<h2>Una lista internazionale di 50 hotel</h2>
<p class="isSelectedEnd">La classifica estesa 51-100 comprende complessivamente hotel distribuiti in <strong>23 nazioni e 40 città</strong>, con dieci strutture indipendenti. L&#8217;Asia è l&#8217;area più rappresentata, con 20 hotel, mentre l&#8217;Europa ne conta 16. La Francia porta quattro strutture nella lista, mentre tra le altre destinazioni figurano Giappone, Stati Uniti, Messico, Regno Unito, Turchia, Marocco, Australia e Nuova Zelanda.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il numero 51 è occupato da <strong>La Réserve Paris</strong>, mentre il 100 va a <strong>Gleneagles</strong>, in Scozia. La lista comprende 18 nuovi ingressi e cinque rientri rispetto alle precedenti edizioni.</p>
<h3>The World’s 50 Best Hotels 2026: la classifica dal numero 51 al 100</h3>
<ol start="51" data-spread="false">
<li><strong>La Réserve Paris</strong> — Parigi, Francia</li>
<li><strong>Janu Tokyo</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Park Hyatt Tokyo</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Palacio Nazarenas</strong> — Cusco, Perù</li>
<li><strong>Soneva Fushi</strong> — Maldive</li>
<li><strong>Rosewood London</strong> — Londra, Regno Unito</li>
<li><strong>Hotel Bel-Air</strong> — Los Angeles, Stati Uniti</li>
<li><strong>Il San Pietro di Positano</strong> — Positano, Italia</li>
<li><strong>Mandarin Oriental Hong Kong</strong> — Hong Kong</li>
<li><strong>Splendido</strong> — Portofino, Italia</li>
<li><strong>Mandapa</strong> — Bali, Indonesia</li>
<li><strong>Castiglion del Bosco</strong> — Montalcino, Italia</li>
<li><strong>Sofitel Legend Casco Viejo</strong> — Panama City, Panama</li>
<li><strong>Hotel Esencia</strong> — Tulum, Messico</li>
<li><strong>The Beverly Hills Hotel</strong> — Los Angeles, Stati Uniti</li>
<li><strong>Orient Express La Minerva</strong> — Roma, Italia</li>
<li><strong>Montage Los Cabos</strong> — Cabo San Lucas, Messico</li>
<li><strong>Forestis Dolomites</strong> — Bressanone, Italia</li>
<li><strong>The Okura</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Rosewood Bangkok</strong> — Bangkok, Thailandia</li>
<li><strong>Amangalla</strong> — Galle, Sri Lanka</li>
<li><strong>Ritz Paris</strong> — Parigi, Francia</li>
<li><strong>Palace Hotel Tokyo</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Four Seasons Tamarindo</strong> — La Manzanilla, Messico</li>
<li><strong>La Mamounia</strong> — Marrakech, Marocco</li>
<li><strong>Maçakızı</strong> — Bodrum, Turchia</li>
<li><strong>Hotel das Cataratas</strong> — Iguassu Falls, Brasile</li>
<li><strong>The Fifth Avenue Hotel</strong> — New York, Stati Uniti</li>
<li><strong>Hotel The Mitsui</strong> — Kyoto, Giappone</li>
<li><strong>Carlton Cannes</strong> — Cannes, Francia</li>
<li><strong>Capella Hanoi</strong> — Hanoi, Vietnam</li>
<li><strong>Huka Lodge</strong> — Taupō, Nuova Zelanda</li>
<li><strong>The Calile</strong> — Brisbane, Australia</li>
<li><strong>Borgo Santandrea</strong> — Amalfi, Italia</li>
<li><strong>Hoshinoya Tokyo</strong> — Tokyo, Giappone</li>
<li><strong>Four Seasons Hong Kong</strong> — Hong Kong</li>
<li><strong>Aman New York</strong> — New York, Stati Uniti</li>
<li><strong>Borgo Egnazia</strong> — Savelletri, Italia</li>
<li><strong>Waldorf Astoria Osaka</strong> — Osaka, Giappone</li>
<li><strong>Mandarin Oriental Shenzhen</strong> — Shenzhen, Cina</li>
<li><strong>Villa Treville</strong> — Positano, Italia</li>
<li><strong>The Greenwich Hotel</strong> — New York, Stati Uniti</li>
<li><strong>The Maybourne Riviera</strong> — Roquebrune-Cap-Martin, Francia</li>
<li><strong>The Johri</strong> — Jaipur, India</li>
<li><strong>Reschio</strong> — Lisciano Niccone, Italia</li>
<li><strong>Wynn Palace</strong> — Macao</li>
<li><strong>Capella Singapore</strong> — Singapore</li>
<li><strong>The Oberoi Udaivilas</strong> — Udaipur, India</li>
<li><strong>The Peninsula Shanghai</strong> — Shanghai, Cina</li>
<li><strong>Gleneagles</strong> — Auchterarder, Scozia</li>
</ol>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/worlds-50-best-hotels-2026-classifica-51-100-hotel-italiani/">The World’s 50 Best Hotels 2026: nove hotel italiani nella classifica dal 51 al 100</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ospitalità diffusa: Castelfalfi, tutti i sapori del borgo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/ospitalita-diffusa-castelfalfi-tutti-i-sapori-del-borgo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[Antico Setificio Fiorentino]]></category>
		<category><![CDATA[Castelfalfi]]></category>
		<category><![CDATA[Erbario Toscano]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ricci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 4 maggio le campane della chiesetta di San Floriano hanno suonato a festa per l’omonimo patrono di Castelfalfi, a cui è consacrato l’edificio in pietra di origine romanica. Questo borgo toscano, un tempo roccaforte militare longobarda e poi dimora medicea, oggi è un gioiello di ospitalità diffusa da due chiavi Michelin che si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Lo scorso 4 maggio </span>le campane della chiesetta di San Floriano hanno suonato a festa per l’omonimo patrono di <strong>Castelfalfi</strong>, a cui è consacrato <span class="s2">l’edificio in pietra di origine romanica. Questo <strong>borgo toscano</strong>, un tempo </span>roccaforte militare longobarda e poi dimora medicea, oggi è un gioiello di ospitalità <span class="s2">diffusa da due chiavi Michelin che si sviluppa proprio come un vero paesino, </span>alternando la vita del borgo alle attività della tenuta.</p>
<p class="p1">A voler riaprire il luogo di <span class="s2">culto cattolico è stata la proprietà indonesiana che, nel 2021, ha rilevato l’intera </span>struttura e, con grande sensibilità, ha rimesso in funzione i riti religiosi. Sacro, ma anche profano: i nostalgici dei pomeriggi d’estate non possono rinunciare a una partita (con rivincita) a biliardino, sorseggiando il Gin Tonic a base di <strong>gin </strong><span class="s2"><strong>Castelfalfi</strong> preparato dietro al bancone dall’<strong>Alimentari</strong>. La bottega si trova lungo </span>via Castelfalfi Castello, dopo la boutique di <strong>Erbario Toscano</strong>, le cui essenze personalizzano l’hotel cinque stelle, e poco prima della gelateria <strong>Latte e Menta</strong>. Le <span class="s2">vetrine che seguono mostrano la collezione di<strong> Stefano Ricci</strong>, l’eccentrico designer </span><span class="s2">fiorentino che firma anche la <strong>Penthouse La Rocca</strong> nel castello medievale, tra </span>marmi pregiati e tessuti dell’<strong>Antico Setificio Fiorentino</strong>.</p>
<figure id="attachment_217127" aria-describedby="caption-attachment-217127" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217127" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/la-piscina-del-resort-con-colpo-docchio-sul-borgo.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217127" class="wp-caption-text">la piscina del resort con colpo d’occhio sul borgo</figcaption></figure>
<p class="p1"><span class="s2">Fino allo scorso anno la fortezza ospitava il fine dining, che in questa stagione </span><span class="s2">non riaprirà. Il cuore pulsante dell’accoglienza si concentra così nel corpo centrale </span>del resort, una struttura moderna che racchiude le camere, il centro benessere, il <span class="s2">kids club, la palestra, la piscina (aperta agli esterni e ai residenti) e i principali </span>outlet ristorativi. Qui si trova Olivina, l’insegna che propone una cucina curata <span class="s2">e senza fronzoli: dal <strong>Carpaccio di pomodori con olive nere e aceto balsamico</strong> – </span><span class="s2"><strong>piatto Airo</strong>, Associazione internazionale ristoranti dell&#8217;olio, che valorizza l’extra</span>vergine Igp di Castelfalfi – alla sempre vincente semplicità degli <strong>Spaghetti con salsa di pomodori e basilico</strong>. Restando nel corpo centrale, il <strong>Bar Ecrù &amp; Lounge</strong> offre signature cocktail come il <strong>Negroni Perpetuo</strong>, invecchiato in botte di rovere per tre mesi.</p>
<p class="p1">La sera, questi stessi spazi si trasformano per una cena fusion in un ristorante asiatico dove il Pad Thai viene decli<span class="s1">nato in ben quattro versioni: con gamberi, asti</span>ce, pollo o verdure. Le suggestioni orientali <span class="s1">continuano da <a href="https://www.foodandwineitalia.com/la-cucina-libanese-conquista-castelfalfi-arriva-ummi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>UMMI</strong></a>, il nuovo format sulla </span><span class="s1">terrazza del castello firmato dallo chef Hussein </span>Hadid, dove la cucina libanese incontra la <span class="s1">Toscana. </span><span class="s1">Poco fuori, la vita del borgo continua alla trat</span><span class="s2">toria <strong>Il Rosmarino</strong> che, oltre alla bistecca di </span><span class="s1">Rubia Gallega e Wagyu, sorprende con un’ot</span><span class="s1">tima pizza cotta nel forno a legna.</span></p>
<figure id="attachment_217128" aria-describedby="caption-attachment-217128" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-217128" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/una-delle-etichette-prodotte-nella-cantina-dellazienda-agricola.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-217128" class="wp-caption-text">una delle etichette prodotte nella cantina dell&#8217;azienda agricola</figcaption></figure>
<p class="p1"><span class="s1">Ad accom</span><span class="s1">pagnare la proposta c’è una <strong>cantina</strong> importante </span><span class="s1">dove si consiglia di provare almeno una delle </span><span class="s1">etichette della casa, inserite in una produzione </span>annua di 150mila bottiglie. Se il Sangiovese <span class="s1">esprime la sua tempra nel cru Poggia la Fame, </span>la vera sorpresa sono i bianchi con le due espres<span class="s1">sioni di Vermentino, fresche e minerali. I wine t</span><span class="s1">asting nella tenuta sono l’attività più prenota</span><span class="s1">ta, come conferma <strong>l’agronomo e direttore agri</strong></span><span class="s1"><strong>colo Diego Mugnaini</strong>, che ha ripensato la can</span><span class="s1">tina con <strong>l’enologo Emiliano Falsini</strong>, gestendola t</span><span class="s1">ra piccoli tini, barrique a leggera tostatura e </span><span class="s2">anfore termoregolate. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Tra le altre esperienze </span><span class="s1">che qui fanno perdere la cognizione del tempo </span><span class="s1">ci sono la falconeria, nobile disciplina dimostra</span><span class="s1">ta da <strong>Lorenzo Tartarini</strong>, e il parco avventura tra </span><span class="s1">zipline e ponti tibetani. Chi cerca il puro relax </span><span class="s1">può invece rifugiarsi nella spa, un tempio d’ac</span><span class="s1">qua affacciato sul verde che il prestigioso brand </span><span class="s1">thailandese <strong>RAKxa</strong> ha scelto come sua prima </span><span class="s1">e unica sede europea.</span></p>
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		<title>Pietra Piana, a Praiano il ristorante che non si accontenta del panorama</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pietra-piana-praiano-piccolo-sant-andrea-ristorante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 13:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un ristorante con una vista così bella che potrebbe accontentarsi di fare spaghetti con le vongole e freselle per soddisfare i clienti e che, invece, decide di complicarsi la vita. Si chiama Pietra Piana ed è all&#8217;interno del Piccolo Sant&#8217;Andrea, un bellissimo boutique hotel di Praiano, uno degli alberghi più interessanti della Costiera Amalfitana. È [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un ristorante con una vista così bella che potrebbe accontentarsi di fare spaghetti con le vongole e freselle per soddisfare i clienti e che, invece, decide di complicarsi la vita. Si chiama Pietra Piana ed è all&#8217;interno del Piccolo Sant&#8217;Andrea, un bellissimo boutique hotel di Praiano, uno degli alberghi più interessanti della Costiera Amalfitana. È aperto al pubblico e ha dei prezzi a dir poco invitanti vista la location ma sarebbe svilente consigliarlo solo per l&#8217;ottimo rapporto qualità-prezzo perché qui si mangia davvero bene.</p>
<h3>Alla scoperta del Piccolo Sant&#8217;Andrea</h3>
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<p>Il piatto migliore di Pietra Piana è probabilmente un <strong>fusillone</strong> in bianco con ragù di seppia e polvere di limone bruciato. Vale la pena partire da qui, perché il ristorante del Piccolo Sant&#8217;Andrea sta a Praiano, su una terrazza affacciata su Positano, dentro un cinque stelle della Costiera Amalfitana: tutte condizioni che di norma rendono superflua qualsiasi discussione sul cibo. Qui la sala si può prenotare anche senza dormire in albergo, e la cucina è impostata per essere giudicata da sola.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-216985" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/pietra-piana-praiano-piccolo-sant-andrea-ristorante.png" alt="pietra-piana-praiano-piccolo-sant-andrea-ristorante" width="763" height="627" /></p>
<p>L&#8217;<strong>hotel</strong> ha ventisette camere letteralmente appoggiate al fianco della montagna. Lo aveva pensato <strong>Odino Sartori</strong>, che scelse di adattare l&#8217;edificio alla roccia invece di correggerla, e che morì prima della fine dei lavori di ristrutturazione. Il progetto è passato ai figli <strong>Igea, Francesco, Bruno ed Elvio</strong>, che ne hanno mantenuto le forme. Qui è la natura che comanda: colori interni tenuti bassi, giardini lasciati crescere tra le pietre, una spa con piscina scavata nella roccia e vista sui faraglioni di Capri. Doveva essere la casa estiva della famiglia Sartori finché Odino non decise di trasformarla in un albergo ma, ci dicono dalla direzione, che c&#8217;è ancora una casa all&#8217;interno della proprietà dedicata solo alla famiglia ma è nascosta e impossibile da vedere per i clienti. Aumenta la curiosità ma l&#8217;atmosfera è così rilassante che si va presto oltre, soprattutto perché ci sono tante cose buone da mangiare.</p>
<h2>Come si mangia da Pietra Piana</h2>
<p>Al ristorante la scelta è coerente con la struttura: apparecchiatura essenziale, spiegazioni brevi e nessuna coreografia. Se arrivate aspettandovi il repertorio scenico del fine dining alberghiero, trovate qualcosa di più <strong>asciutto</strong>. In cucina c&#8217;è <strong>Pietro Rossi</strong>, poco più di trent&#8217;anni, con una brigata composta in parte da amici di vecchia data come suo secondo, <strong>Carlo Nastro</strong>, e in parte da innesti recenti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-216983" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/pietro-rossi-chef.png" alt="pietro-rossi-chef" width="763" height="627" /></p>
<p>Fanno una cucina territoriale, basata sulla materia prima e sulla semplicità. La tecnica c&#8217;è ma serve soltanto ad accompagnare il sapore dove si vuole, senza mai coprirlo. Fanno un lavoro morigerato e preciso, sembrano due grandi bocciofili in grado di far andare la sfera proprio lì, a baciare il pallino. Nei piatti infatti è evidente anche il limite che si sono dati: nessuna intenzione di spiazzare e solo tanto <strong>comfort</strong>. Una scelta che ci sta tutta visto che la struttura è totalmente orientata al relax, una cucina avveniristica avrebbe portato disarmonia a tutto.</p>
<p>Il <strong>percorso</strong> si apre con pochi bocconi che cambiano spesso — una finta provola di Agerola, una marinara soffiata, un cuscino di pane al rosmarino, un&#8217;incredibile lasagna fritta — e prosegue con la loro <strong>caponata napoletana</strong>. Non c&#8217;entra con quella siciliana: nella tradizione locale è la galletta del marinaio ammorbidita e coperta di pomodoro, cibo di recupero. Rossi ne tiene la struttura e cambia i materiali, sostituendo la galletta con una <strong>cialda</strong> croccante di grano duro, il pomodoro di Sorrento con una mousse di insalata e la parte lattea con un gelato alla mozzarella. Il piatto arriva freddo, la componente croccante regge fino alla fine e il sapore resta quello che si aspetta chi conosce l&#8217;originale.</p>
<figure id="attachment_216984" aria-describedby="caption-attachment-216984" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216984" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/08/pietra-piana-praiano-piccolo-sant-andrea.png" alt="pietra-piana-praiano-piccolo-sant-andrea" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216984" class="wp-caption-text">La caponata</figcaption></figure>
<p>Il <strong>fusillone</strong>, poi, funziona per due ragioni. La prima è il ragù di seppia, cotto a lungo, di una intensità che si associa più spesso alla carne. La seconda è la polvere di limone bruciato, ricavata da uno scarto: non porta acidità ma un <strong>amaro affumicato</strong>, che apre il sapore invece di limitarsi ad alleggerirlo. A sovrastare questa pasta lasciata totalmente in bianco e adagiata sul sugo ci sono delle tagliatelle di seppia crude, fredde, che danno un bel contrasto. Tra i secondi spicca la <strong>ventresca di tonno</strong> che viene leggermente <strong>fritta</strong> e servita con la salsa marinara, aglio, origano e pomodoro. È una scelta contraria alla prassi, che su un taglio così grasso porterebbe alla bassa temperatura: la frittura asciuga l&#8217;esterno e tiene compatta la parte interna, mentre la marinara taglia il grasso senza ricorrere ad acidità aggiunte. Accanto, in carta, restano piatti di impostazione più classica da albergo in Costiera come la cernia in oliocottura con pesto di lattuga di mare e salicornia soffiata.</p>
<p>I dolci sono di <strong>Alessio Maresca</strong>, che si occupa anche dei lievitati della colazione, e seguono la stessa idea: poco zucchero e frutta in evidenza. Il semifreddo lavora arancia, albicocca e basilico in consistenze diverse e resta agrumato fino all&#8217;ultimo cucchiaio. Il <strong>Cocco bello, cocco fresco</strong> prende il richiamo dei venditori da spiaggia e lo traduce in una mousse al cocco coperta di cioccolato fondente, con scaglie di cocco fresco sopra: il fondente tiene il dolce sotto controllo, il cocco crudo evita l&#8217;effetto industriale.</p>
<p>Il ristorante è ideale anche per un pranzo veloce. La cucina si sposta a bordo piscina e cambia registro: club sandwich, burger, insalate, piatti di mare, cose leggere per chi passa le ore tra vasca e trattamenti. Tutto esce dalla cucina con la stessa attenzione della degustazione.</p>
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		<title>Pasigà, un angolo di pace e gusto sardo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pasiga-un-angolo-di-pace-e-gusto-sardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Pasigà]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Rotondo]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Sulià]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel verde della collina affacciata sul golfo di Cugnana, tra la bella spiaggia della Marinella e Porto Rotondo, il silenzio è interrotto – o meglio, accompagnato – dallo scroscio di una fontana e da una musica ritmata ma non invadente in sottofondo. I comodi lettini sotto le cabane e le chaise-longues basculanti in legno, affacciati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel verde della collina affacciata sul <strong>golfo di Cugnana</strong>, tra la bella spiaggia della Marinella e Porto Rotondo, il silenzio è interrotto – o meglio, accompagnato – dallo scroscio di una fontana e da una musica ritmata ma non invadente in sottofondo.</p>
<p>I comodi lettini sotto le cabane e le chaise-longues basculanti in legno, affacciati sulla piscina, invitano a indugiare ancora, ma conviene andarsi a preparare per la cena, preceduta da un aperitivo al bancone: il <strong>Pasigà Restaurant Bar</strong> è il cuore del <a href="https://www.instagram.com/suliahouseportorotondo/"><strong>Sulià House</strong></a>, incantevole albergo parte della Curio Collection by Hilton, e la cucina firmata dallo chef <strong>Emiliano Pascucci</strong> (per quasi vent’anni braccio destro di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/nuovo-look-e-menu-inedito-dopo-sette-mesi-riapre-la-pergola-di-heinz-beck/">Heinz Beck alla Pergola</a>) è parte integrante dell’esperienza.</p>
<h2>Sulià, anima sarda <strong><br />
</strong></h2>
<figure id="attachment_216711" aria-describedby="caption-attachment-216711" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216711" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/1-14.png" alt="Sulià House Porto Rotondo" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216711" class="wp-caption-text">Veduta dall&#8217;alto del Sulià House con la piscina</figcaption></figure>
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<p>In lingua sarda, Sulià vuol dire “soleggiato”. E il sole accompagna il soggiorno in questo hotel-bomboniera – 22 camere arredate in stile moderno ma pieno di rimandi al territorio, in una <strong>struttura bianca e ariosa</strong> raccolta attorno alla graziosa piscina – che, da qualche anno, è la più piccola proprietà della collezione internazionale di Hilton dedicata alle dimore e agli edifici storici: in questo caso, si trattava di un noto agriturismo locale, S’Astore, come ricordano i due <strong>rapaci</strong> in gesso che svettano ancora sulla terrazza panoramica che ospita aperitivi, presentazioni letterarie, incontri ed eventi.</p>
<p>Oggi, il Sulià House è un <strong>rifugio intimo</strong> e riservato, dal lusso sussurrato, che nonostante la posizione a due passi dalla Costa Smeralda e la proprietà internazionale mantiene un saldo legame con la <strong>Sardegna</strong> e la sua cultura, anche grazie al personale in gran parte locale a cominciare dall’Operations Manager <strong>Roberto Monagheddu</strong>, sassarese rientrato sull’isola per seguire questo progetto.</p>
<p>E sono tanti i rimandi alla sardità: dai biscotti tradizionali che accolgono gli ospiti all’arrivo in camera ai trattamenti della piccola spa ispirati alle erbe della macchia mediterranea, dai nomi e le composizioni evocative dei <strong>profumi</strong> fatti annusare all’arrivo (scegliendo quello che sarà diffuso in camera nel ripasso serale, e donato come souvenir di commiato) alla suddivisione del menu – s’antipastu, su primu, su segundu.</p>
<h2>Pasigà, quiete e gusto con vista</h2>
<figure id="attachment_216712" aria-describedby="caption-attachment-216712" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216712" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/3-9.png" alt="Emiliano Pascucci" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216712" class="wp-caption-text">Lo chef Emiliano Pascucci</figcaption></figure>
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<p>È un omaggio alla Sardegna, ai suoi prodotti e alle sue tradizioni, ma anche – più in generale – al Mediterraneo e ai suoi sapori, il menu del <strong><a href="https://www.pasigarestaurant.com/">Pasigà</a></strong>, che riprende non nome il termine gallurese che indica il trovare pace in un luogo, l’acquietarsi. E se di certo la cornice del Sulià House, e la vista di cui si gode dai tavoli del ristorante, favoriscono la serenità, sono ben più vivaci le sollecitazioni sensoriali proposte dalla cucina firmata da <strong>Emiliano Pascucci</strong> e interpretata quotidianamente dal Resident Chef <strong>Luca De Angelis,</strong> romano con radici sarde e un passato da archeologo che trova stimoli e spunti nel territorio regionale.</p>
<p>In carta, proposte appaganti e impeccabilmente eseguite come i <strong>Tentacoli di polpo rosticciato</strong> su pappa al pomodoro, salsa verde e pomodorini in osmosi al basilico, i Ravioli di sedano rapa e scampi con bisque e perle al basilico, l’interessante<strong> Fregola sarda con zafferano, ossobuco e ricci di mare</strong> – omaggio a Milano, dove si trova la “base operativa” di Hilton che segue il Sulià – o il delizioso Maialino cotto a bassa temperatura con millefoglie di patate e cicoria di campo brasata al vino.</p>
<h2>Mare e terra, un compendio culinario dell’isola</h2>
<figure id="attachment_216713" aria-describedby="caption-attachment-216713" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216713" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/4-12.png" alt="Pasigà" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216713" class="wp-caption-text">Il gambero nella sua essenza</figcaption></figure>
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<p>Ma per la stagione estiva Pascucci e De Angelis propongono anche un <strong>percorso degustazione</strong> (da 5 o 6 portate a seconda delle preferenze dell’ospite) che parte dal mare e approda gradualmente alla terra, riassumendo il carattere culinario di questa parte di Sardegna.</p>
<p>Si parte infatti con I<strong>l gambero nella sua essenza,</strong> in cui il crostaceo compare in versione cruda accompagnato dalla freschezza del lime, in una salsa ottenuta in crioestrazione e in croccanti bonbon fritti nel panko, accompagnato da un intenso consommé. Decisa e quasi sferzante, ma davvero entusiasmante, è la <strong>Seppia in julienne su gazpacho di pomodorini</strong>, accompagnata dall’interessante nota fermentata del garum marino, dalla delicatezza delle patate al prezzemolo e dalla ulteriore spinta del “caviale” al nero di seppia.</p>
<p>È quasi un concentrato di Sardegna, e del dialogo costante tra costa ed entroterra, quello che arriva in tavola con gli <strong>Spaghetti al fumo di mirto</strong> (scolati a metà cottura e lasciati per qualche minuto in leggera affumicatura erbacea) accompagnati da una salsa di mare piccante e completati da cozze e pecorino sardo, in un gioco ben riuscito tra aromaticità e sapidità.</p>
<p>L’ultimo saluto al mare è con la <strong>ricciola</strong> che richiama i sapori delle estati mediterranee, con peperone, rucola e note vegetali di capperi ed erbe aromatiche, mentre si approda a terra con il filetto di manzo al carbone accompagnato da crema di melanzane, pomodorini in osmosi al basilico e patate al burro nocciola. Mentre la chiusura del percorso è affidata alla leggerezza croccante e alle note fresche e tropicali delle <strong>sfoglie di cacao</strong> con mousse di cocco e passion fruit.</p>
<h2>Nel calice e al bancone</h2>
<p>Ad accompagnare i piatti, le interessanti etichette – o i calici, se si sceglie il pairing – selezionate dal friulano <strong>Roberto Pasut</strong>, che danno il giusto spazio alle produzioni isolane e propongono anche qualche rarità, come l’<strong>Arvisionadu</strong>: rarissimo vitigno autoctono sardo, recuperato da una manciata di cantine tra cui Fauledda, guidata dai precedenti proprietari di S’Astore. E in cantina ci si può anche fermare per una degustazione edonistica, una full immersion dedicata a vini pregiati o una cena riservata.</p>
<p>Dietro al bancone del bar c’è invece il sardo <strong>Davide Cardenia</strong>, che a distillati di pregio affianca estratti di erbe, frutta ed essenze locali. La drink list è immaginata seguendo il ritmo del sole della sua luce: dall’Alba, a base di Tequila Blanco, yuzu, sambuco e pompelmo, all’avvolgente Notte, con Bourbon, abbamele e bitter alla cannella e all’arancia, passando tra gli altri per l’ottimo <strong>Tramonto</strong> in cui si incontrano Single Malt Whisky, limone, miele, Dry Vermouth e bitter che richiamano la macchia mediterranea.</p>
<p>Mentre prende ispirazione dalle fasi lunari la sezione dedicata ai mocktail, che utilizzano solo soda, tonica ed estratti di frutta ed erbe: dal freschissimo <strong>Luna Nuova</strong> (tonica al sambuco, sciroppo, basilico e lime) che accoglie anche gli ospiti all’arrivo in hotel, al delizioso Falce Crescente, dalle note floreali e agrumate di ibisco, acqua di rose, pompelmo e lime, proseguendo con il <strong>Primo quarto</strong> (arancia, mela, zenzero e lime) fino al vellutato Luna Piena, in cui la dolcezza terrosa della barbabietola è bilanciata dalle note fresche di mela e pompelmo e dalla leggerezza speziata della tonica Mediterranea.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Bar Timeo a Taormina è al sesto posto della classifica internazionale dei migliori banconi d’hotel di Food&#038;Wine</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lunico-bar-dhotel-italiano-presente-nella-classifica-dei-global-tastemakers-il-bar-timeo-di-taormina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cocktails e Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A due passi dal Teatro Greco, con la Baia di Naxos e l’Etna a fare da quinta naturale, il Bar Timeo a Taormina, dell’omonimo Grand Hotel che nell’Ottocento divenne una tappa del Grand Tour – e che oggi fa parte della collezione Belmond – non ha bisogno di ulteriori effetti speciali. Questo spazio rifugge i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="5">A due passi dal <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="0">Teatro Greco</b>, con la Baia di Naxos e l’Etna a fare da quinta naturale, il <strong>Bar Timeo</strong> a <strong>Taormina</strong>, dell’omonimo<strong> Grand Hotel</strong> che nell’Ottocento divenne una tappa del <strong>Grand Tour</strong> – e che oggi fa parte della collezione <strong>Belmond</strong> – non ha bisogno di ulteriori effetti speciali. Questo spazio rifugge i cliché del bar d’hôtellerie di lusso per farsi vera “bottega” del bere miscelato. Sulla Terrazza Letteraria, un tempo <i data-path-to-node="5" data-index-in-node="426">buen retiro</i> di Truman Capote e D.H. Lawrence, la storia cosmopolita nata nel 1873 si respira nell’aria, ma è dentro al bicchiere che la Sicilia si mostra senza filtri.</p>
<p data-path-to-node="6">Dietro un bancone in legno che evoca i giardini d’inverno ottocenteschi, c’è il bar manager <strong>Claudio Adelfio</strong> che ama usare ingredienti naturali, come frutta fresca, e condividere con gli ospiti aneddoti e curiosità su ciò che miscela, nel segno di un’attenzione maniacale ai dettagli che rende evidente perché il mondo continui a brindare su questa terrazza.</p>
<p data-path-to-node="7">Prendiamo il <strong>Sunset Spritz</strong>: non è una semplice variazione sul tema, ma un lavoro di stratificazione in cui l’Aperol viene infuso lentamente con fragole e frutto della passione, supportato da un cordiale alla maracuja, ginger beer e spumante rosé siciliano. Chi cerca lo spessore e le geometrie dei classici trova invece il suo tempio nel Gentleman, dove le botaniche del Gin Etneum, il Bitter Campari e il Vermut Antica Formula si aggrappano alla struttura imponente del Marsala Targa Florio.</p>
<p data-path-to-node="8">Ogni drink fissa una coordinata esatta del territorio. Il Lady Trevelyan rende omaggio alla nobildonna britannica ideatrice dei giardini dell’hotel, bilanciando in modo tagliente Tequila Volcan de mi tierra, mango e limoni locali. La sperimentazione non teme azzardi: nell’Oro d’Oliva, la Vodka Belvedere 10 viene letteralmente nobilitata dall’olio extravergine isolano e da un bitter artigianale al rosmarino. Lo stesso approccio chirurgico si applica alle proposte a bassa gradazione alcolica: nel Mungibello, la purezza del gin siciliano dialoga con succo di limone, basilico e una complessa “cola” estratta a freddo dalle mele dell’Etna.</p>
<h3 data-path-to-node="10">I migliori bar d&#8217;hotel internazionali</h3>
<ol start="1" data-path-to-node="11">
<li>
<p data-path-to-node="11,0,0"><b data-path-to-node="11,0,0" data-index-in-node="0">Claridge’s Bar, Claridge’s</b>– Londra</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,1,0"><b data-path-to-node="11,1,0" data-index-in-node="0">The Aubrey, Mandarin Oriental</b> – Hong Kong</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,2,0"><b data-path-to-node="11,2,0" data-index-in-node="0">The Bar, Casa Gangotena</b> – Quito</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,3,0"><b data-path-to-node="11,3,0" data-index-in-node="0">The Collins Club, The Leinster</b> – Dublino</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,4,0"><b data-path-to-node="11,4,0" data-index-in-node="0">BKK Social Club, Four Seasons</b> – Bangkok</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,5,0"><b data-path-to-node="11,5,0" data-index-in-node="0">Bar Timeo, Grand Hotel Timeo</b> – Taormina</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,6,0"><b data-path-to-node="11,6,0" data-index-in-node="0">Elephant Bar, Raffles Hotel Le Royal</b> – Phnom Penh</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,7,0"><b data-path-to-node="11,7,0" data-index-in-node="0">Argo, Four Seasons</b> – Hong Kong</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,8,0"><b data-path-to-node="11,8,0" data-index-in-node="0">Dukes Bar, Dukes Hotel</b> – Londra</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="11,9,0"><b data-path-to-node="11,9,0" data-index-in-node="0">The Lounge, Aman</b> – Tokyo</p>
</li>
</ol>
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		<title>Global Tastemakers Awards 2026: 3 ristoranti d&#8217;hotel italiani nella top ten</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/global-tastemakers-awards-2026-3-ristoranti-dhotel-italiani-nella-top-ten/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico De Cesare Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hôtellerie]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[A Belmond Hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Guida]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Maria Luigia]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Hotel Cipriani]]></category>
		<category><![CDATA[Lara Gilmore]]></category>
		<category><![CDATA[Mandarin Oriental]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bottura]]></category>
		<category><![CDATA[Milan]]></category>
		<category><![CDATA[Orient Express La Minerva]]></category>
		<category><![CDATA[Vania Ghedini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una sera di quasi vent&#8217;anni fa, partii da Roma per affrontare le circa due ore di macchina verso nord che conducono all’Hotel Il Pellicano, a Porto Ercole, leggendario resort affacciato sul mare toscano. Era un viaggio piuttosto lungo per una semplice cena, ma ero impaziente di provare la cucina di Antonio Guida, uno chef di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Una sera di quasi vent&#8217;anni fa, <span class="s1">partii da Roma </span>per affrontare le circa due ore di macchina verso nord che conducono all’<strong>Hotel Il Pellicano</strong>, a <strong>Porto Ercole</strong>, leggendario resort affacciato sul mare toscano. Era un viaggio piuttosto lungo per una semplice cena, ma ero impaziente di provare la cucina di <strong>Antonio Guida</strong>, uno chef di cui si iniziava a parlare parecchio. Rimasi ammaliato dalla cucina – elegante, profonda, carezzevole, tecnicamente impeccabile. Ricordo di aver pensato: «Wow, si può mangiare così bene anche in un ristorante d’albergo». All’epoca, era tutt’altro che scontato.</p>
<p class="p3">Nel 2014 Guida fu chiamato al <strong>Mandarin Oriental</strong> di <strong>Milano</strong>, inaugurato l’anno successivo. Il suo ristorante, <strong>Seta</strong>, fu concepito e posizionato per esprimere identità e ambizioni, non per essere l’ennesimo servizio alberghiero efficiente ma prevedibile. Missione compiuta: oggi, con le sue due stelle Michelin, Seta è una destinazione nella destinazione, capace di attrarre soprattutto clienti esterni — in particolare milanesi — oltre agli ospiti dell’hotel. E non si tratta affatto di un caso isolato: da qualche anno i nostri alberghi figurano tra i migliori al mondo per offerta gastronomica, conquistando tre posizioni nella top ten dei 2026 Global Tastemakers Awards. Un exploit che mi ha reso molto orgoglioso, ma non così sorpreso.</p>
<p class="p3">Perché gli hotel italiani eccellono in questo ambito? La risposta breve è semplice: non imitano standard internazionali, ma fanno ciò che l’Italia sa fare meglio, ovvero restare fedele a se stessa. Naturalmente c’è dell’altro. Molte strutture di alta gamma ingaggiano chef dalla forte identità, concedendo loro spazio, risorse e autonomia creativa, e diventando così laboratori culturali in cui fine dining, memoria, artigianato e territorialità si intrecciano. L’ossessione italiana per la provenienza degli ingredienti — tratto distintivo della nostra cucina — vive ormai anche all’interno degli hotel, e negli ultimi anni l’attenzione alla filiera si è ulteriormente intensificata. Orti di proprietà, collaborazioni con piccoli produttori, pescatori e vignaioli indipendenti sono ormai la norma, laddove un tempo erano eccezioni.</p>
<figure id="attachment_216191" aria-describedby="caption-attachment-216191" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216191" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/La-colazione-da-Casa-Maria-Luigia-a-Modena-courtesy-Casa-Maria-Luigia.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216191" class="wp-caption-text">La colazione da Casa Maria Luigia, a Modena (courtesy Casa Maria Luigia)</figcaption></figure>
<p class="p3">I migliori ristoranti d’hotel italiani non hanno nulla in comune con quei non-luoghi anonimi e impersonali, simili a terminal aeroportuali, che si incontrano in molte parti del mondo. Incarnano ciò che gli antichi Romani chiamavano <em>genius loci</em>: lo spirito del luogo. Offrono esperienze non replicabili altrove, plasmate da quella ricerca di autenticità che oggi guida sempre più il turismo gastronomico di lusso. Basti pensare a <strong>Casa Maria Luigia</strong>, il boutique hotel fondato da <strong>Lara Gilmore</strong> e dallo chef<strong> Massimo Bottura</strong> nelle campagne modenesi. Qui la colazione è un’esperienza unica, persino per gli standard italiani. Dove altro si può iniziare la giornata con <a href="https://www.foodandwineitalia.com/da-modena-a-mirandola/" target="_blank" rel="noopener">cotechino, zabaione e sbrisolona</a>? La proprietà è ciò che i tedeschi definiscono un Gesamtkunstwerk, un’opera d’arte totale, in cui ambizione culinaria, arte contemporanea e ospitalità colta si fondono armoniosamente. Gli ospiti non vengono semplicemente nutriti ma &#8220;iniziati&#8221; all’universo avanguardista di Bottura, in cui le materie prime come il Parmigiano Reggiano Dop o l’Aceto Balsamico sono trattati con reverenza quasi liturgica.</p>
<figure id="attachment_216170" aria-describedby="caption-attachment-216170" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216170" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/lora-dellaperitivo-al-lobby-bar-dellOrient-Express-La-Minerva-a-Roma-un-must-cittadino-ph.-Oivind-Haug.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216170" class="wp-caption-text">L’ora dell’aperitivo al lobby bar dell’Orient Express La Minerva a Roma, un must cittadino (ph. Øivind Haug)</figcaption></figure>
<p class="p3">Conquistare gli italiani — notoriamente commensali esigenti — rappresenta una scorciatoia verso la credibilità. Quando un ristorante riesce ad attrarre i residenti e non soltanto i viaggiatori, diventa un vero place to be. L’hotel smette di apparire come una bolla turistica e si trasforma in uno spazio sociale e identitario. È certamente il caso di <strong>Orient Express La Minerva</strong> e del suo ristorante <strong>Gigi Rigolatto Roma</strong>, sofisticato salotto romano che reinterpreta la tradizione in chiave contemporanea e che, ogni sera, si riempie indistintamente di ospiti e habitué della città.</p>
<figure id="attachment_216169" aria-describedby="caption-attachment-216169" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-216169" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/07/La-banchina-dellHotel-Cipriani-a-Venezia-del-gruppo-Belmond-rende-larrivo-ancor-piu-emozionante.jpg" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-216169" class="wp-caption-text">La banchina dell’Hotel Cipriani a Venezia, del gruppo Belmond, rende l’arrivo ancor più emozionante (courtesy Belmond)</figcaption></figure>
<p class="p1">I viaggiatori di oggi vogliono capire dove si trovano, scoprire l’origine degli ingredienti, riconoscere riferimenti culturali non annacquati. Nei ristoranti d’hotel italiani, lo storytelling non è un artificio di marketing: è la conseguenza naturale della biodiversità culturale del Paese. Lo dimostra splendidamente la chef <a href="https://www.foodandwineitalia.com/vania-ghedini-la-cheffe-che-mescola-identita-spezie-e-memoria-nellalta-cucina-veneziana/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Vania Ghedini</strong></a> di <strong>Oro</strong>, all’<strong>Hotel Cipriani, A Belmond Hotel di Venezia</strong>, con un menu profondamente personale che valorizza i prodotti della laguna e del territorio circostante, così come la storica identità mercantile della città. È il riflesso dell’orgoglio autentico con cui i nostri chef danno voce alla straordinaria varietà delle cucine regionali del Paese.</p>
<p class="p1">Gli hotel gastronomici italiani sono tra i migliori al mondo perché possiedono qualcosa che non si può acquistare: una cultura dell’ospitalità profonda e calorosa, il legame con artigiani del gusto e produttori locali, e una centralità della relazione umana che restituiscono, a tavola, le stesse ragioni per cui così tante persone scelgono di viaggiare in Italia.</p>
<h3 class="p1">I miglior hotel internazionali per l&#8217;enogastronomia</h3>
<p class="p2">1. Capella (Bangkok)</p>
<p class="p2">Merita il primo posto grazie ai suoi cinque ristoranti, incluso quello che porta in Thailandia perfette esecuzioni della cucina firmata dallo chef Mauro Colagreco.</p>
<p class="p4"><span class="s1">2. </span>Orient Express La Minerva (Roma)</p>
<p class="p2">3. Babylonstoren (Simondium, Sudafrica)</p>
<p class="p4"><span class="s1">4. </span>Casa Maria Luigia (Modena)</p>
<p class="p2">5. Aman (Tokyo)</p>
<p class="p4"><span class="s1">6. </span>Hotel Cipriani, A Belmond Hotel (Venezia)</p>
<p class="p2">7. Aliée (Istanbul)</p>
<p class="p2">8. Mandarin Oriental (Hong Kong)</p>
<p class="p2">9. Atlantis the Royal (Dubai)</p>
<p class="p2">10. The Grand National Hotel by Saint Peter (Sydney)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/global-tastemakers-awards-2026-3-ristoranti-dhotel-italiani-nella-top-ten/">Global Tastemakers Awards 2026: 3 ristoranti d&#8217;hotel italiani nella top ten</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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