A Holly Golightly, l’iconica protagonista di Colazione da Tiffany, bastava prendere un taxi e correre davanti alla vetrina più luminosa della Fifth Avenue per sentirsi al sicuro dal mondo. Un luogo solenne, quasi divino, dove nulla di brutto le sarebbe mai potuto accadere. Abito nero Givenchy, croissant e caffè d’asporto, lo sguardo fisso sulle gemme preziose: Tiffany era il desiderio di sentirsi libera, una finestra aperta sul sogno.
La stessa sensazione romantica riaffiora contemplando le prime luci dall’Hotel Hassler, lo storico albergo che domina la scalinata di Piazza di Spagna. Audrey Hepburn vi soggiornava ogni volta che visitava Roma, sempre con Mr. Famous, il suo cagnolino. È facile immaginarla al sesto piano, sulla terrazza della suite presidenziale San Pietro — la sua preferita — mentre osserva la città risvegliarsi e fa colazione con caffè americano, pane di segale e marmellata.
Oggi, nei mesi caldi, l’elegante colazione dell’Hassler — ancora rifugio di famiglie reali, personaggi illustri e celebrità, da Tom Cruise a Hugh Grant — va in scena nel Palm Court ridisegnato dall’architetto e decoratore francese Jacques Garcia: un cortile verde, maestoso e discreto, dove il tempo rallenta tra palme frondose, statue e vestigia romane.

Il french toast dell’executive chef Marcello Romano, intenerito nel latte e avvolto da caramello speziato, richiama la merenda dell’infanzia: pane, burro e zucchero. Un ricordo che prende forma mentre l’aroma della cannella si mescola al profumo dell’ultima copia del New York Times. Maritozzi traboccanti di panna, veneziane lucide di glassa e cornetti completano la pasticceria di Martina Emili. E poi le uova: al tegamino, alla Benedict, o strapazzate come le preferisce Emma Watson; con tartufo, gamberi rossi di Mazara, o fonduta di pecorino e guanciale croccante.
Ad Anacapri, dove il mare si dissolve nella luminosità del cielo, il ristorante La Terrazza di Lucullo del Caesar Augustus abbraccia il Golfo di Napoli, il vulcano e la Penisola Sorrentina, con i Monti Lattari che affiorano come macchie leggere sullo sfondo.
A colazione, nel chiarore del mattino, mozzarelle e caciotte, insieme a dolci come l’indimenticabile pan brioche con crema chantilly e frutti di bosco, diventano la parte più terrena dell’esperienza: ciò che resta mentre il paesaggio si trasforma e l’infinito scorre oltre la piscina a sfioro. Il chia pudding con latte di cocco e purea di mango, da esplorare affondando il cucchiaino alla scoperta dei vari strati, è un tuffo rovesciato nei tropici. Occhi chiusi, luce calda che accarezza le palpebre: un attimo, e dal punto più panoramico di Capri ci si ritrova con l’immaginazione già in spiaggia.
In mezz’ora di traghetto si arriva al Piccolo Sant’Andrea, boutique hotel scolpito nella roccia, una dimora su più livelli tra terrazze panoramiche e profumi di macchia mediterranea. Sorge su un promontorio che si protende verso il mare formando una punta, come una prua che si stacca dalla strada e si spinge nell’orizzonte. Da qui la veduta si apre da Positano e Praiano: una geometria tra due quinte che isola dal resto della costa.
La luce è bianca e tagliente, filtrata nei limoneti, smaltata sulle case. La colazione servita di fronte al mare restituisce il salmastro, dando sapidità a piatti come l’omelette della Costiera con crema di limone e pecorino, la caprese con mozzarella di bufala e pomodori di Sorrento, e le uova in purgatorio cotte nel sugo, ricetta tipica campana che rimanda al profumo di un’altra colazione, più a nord.

Sotto il sole della Toscana, la Royal Suite del Four Seasons Hotel Firenze è una prestigiosa oasi con vista sul Giardino della Gherardesca, uno dei parchi privati più estesi della città: 4,5 ettari di alberi secolari, pergolati di glicini, fontane barocche e un tempietto ionico. Un tempo piano nobile del palazzo abitato dalla famiglia della Gherardesca per quasi tre secoli, oggi questa suite indipendente è la cornice ideale per una colazione regale, tra volte affrescate, stucchi e pavimento in maiolica.
Le uova fritte in purgatorio, omaggio della cucina alla tradizione sorrentina, pancake e viennoiserie arrivano direttamente in camera, tra tonalità calde di crema, oro e terracotta che mettono in risalto i colori della Toscana. Per chi preferisce la silhouette, c’è la colazione probiotica della Dottoressa Baciottini: avena tostata, kefir, burro di datteri e nocciole, verdure di stagione e sidro di mele.
Il tavolo preziosamente apparecchiato, i riflessi dei primi raggi del sole sulle porcellane Richard Ginori, le dita che rigirano il cucchiaino nella tazzina del caffè caldo, l’attenzione rivolta alla natura rigogliosa oltre la finestra.
Pensando a giardini incantati, è naturale arrivare alle terrazze sul Lago di Como e all’atmosfera fatata dell’Hotel Passalacqua. Storica villa nel paese di Moltrasio, è un progetto della famiglia De Santis, già proprietaria del Grand Hotel Tremezzo.
Al momento della colazione sembra di essere a corte: un banchetto di tavoli e scaffali vestiti a festa con sfogliati presentati come oggetti da collezione, gorgonzola ai mirtilli, quiche inebrianti, e soprattutto una sfilata di torte — alte, basse, slanciate, compatte, ornate, essenziali. Tutte esibite su piedistalli d’argento come sculture, ferme in posa; un tableau che cattura gli occhi.
All’assaggio sorprende la semplicità dei sapori, riconoscibili e senza sovrastrutture: quelli di casa. La preferita di Viviana Varese, creative chef dell’albergo, è la red velvet ai lamponi, dal colore rosso brillante, densa di gusto ma con un’acidità che alleggerisce e vivacizza il morso.
La proposta curata dalla chef si assaggia sul terrazzo, nei giardini affacciati sul lago più filmato d’Italia — chissà se Clooney ha sorseggiato qui il suo ultimo caffè prima di lasciare il Lario per la Francia.
Al tavolo arriva anche l’Alzatina Paolino, tre piani di ceramica impreziositi da delizie: granita in tazzina, soffice pan brioche e mini toast. Un’immagine che richiama un’altra alzatina amatissima: quella di Marchesi, composta da bomboloni farciti e pasticceria mignon. Dal 1824 la pasticceria è simbolo dello stile meneghino.
Nella sede in Galleria Vittorio Emanuele II, realizzata con Studio Prada Engineering, finestre ad arco si affacciano sugli affreschi e sui pavimenti a mosaico della Galleria, a due passi da Piazza Duomo. Gli interni riflettono lo spirito del negozio storico di Via Santa Maria alla Porta, edificio settecentesco che conserva soffitti a cassettoni, specchi antichi e lampade art déco.

Tra nastri e colori pastello, le vetrine sono una giostra irresistibile di tentazioni: un piccolo paese delle meraviglie. Il panettone tostato è la porta segreta: disponibile tutto l’anno, anche in versione estiva con albicocche semi candite e limone, da intingere senza indugi nel mascarpone. E poi cioccolatini assortiti, cremini e praline: piccoli piaceri il cui solo pensiero fa venire voglia di alzarsi dal letto.
Restando in città, se si parla di atmosfera hollywoodiana almeno un ciak spetta alla città della Biennale del Cinema: Venezia. Siamo al Gran Caffè Quadri, che ha origini nel XVIII secolo, restaurato nel 2018 per volere della famiglia Alajmo, subentrata nel 2011.
La colazione continentale viene servita direttamente in Piazza San Marco, dove l’atmosfera del mattino sembra tracciata dal pennello ad acqua del Tintoretto tra cielo e mare. Nella piazza sfiorata dal primo sole, i profili del campanile e del Palazzo Ducale affiorano come tratti fissati su carta ancora umida, quando luce e colore si mescolano senza contorni. Le finestre si scaldano di un giallo tenue e affiorano particolari che spesso sfuggono: le modanature delle Procuratie, le sfumature del marmo e del granito — dal grigio al rosa — delle colonne dal lato del molo, le linee di pietra bianca che segnano la pavimentazione.
Ai tavolini e nelle sale interne del Caffè Quadri si sono seduti protagonisti del mondo della cultura e della politica come Stendhal, Byron e Wagner. E poi celebrità di Hollywood: Robert De Niro, Angelina Jolie e Brad Pitt.
Tra stucchi, velluti e specchi che sembrano usciti da un’inquadratura di Summertime con Katharine Hepburn, si fa colazione con la brioche integrale all’olio, il muffin gianduia con farina di riso e nocciola, o con il Caffè Gourmand: doppio espresso con biscotti zaeti e mascarpone. Le paste vengono sfornate nel laboratorio di Rubano, a pochi passi dal ristorante tre stelle Michelin Le Calandre della stessa famiglia. Un buongiorno a prova di chef.
Come quello, duecento chilometri più a sud lungo l’Adriatico, dell’hotel Dalla Gioconda a Gabicce Monte. Albergo diffuso con ristorante stellato, immerso nel verde del Parco Naturale Monte San Bartolo, con una vista sul blu che sembra ritagliata da una ripresa.
Per lo chef Davide Di Fabio, la colazione rappresenta il naturale proseguimento dell’esperienza del ristorante: chi arriva fin qui percorre chilometri per cercare originalità e cura. Per questo, anche il mattino deve riflettere la stessa identità, la stessa premura per i dettagli.
Il menù nasce dalle preparazioni che negli anni sono diventate parte del suo linguaggio gastronomico — la neola, la cantarella, il maritozzo e la focaccia. Accanto a queste, dolci come il ciambellone al limone e il bicolore al cioccolato, realizzato con acqua e olio; il maritozzo con susine, granita e panna; uova con pane tostato e pancetta di mora romagnola; formaggi del territorio.
Il tutto su un patio in travertino con piscina a sfioro, tra oleandri e vegetazione spontanea; lo sguardo smarrito tra la riviera in fiore e la falesia del San Bartolo.
I tavolini di ceramica pesarese, color Tiffany, brillano nel riflesso dell’alba come turchesi. Un momento di serenità accompagnato da una buona colazione. E tutto sembra improvvisamente possibile. Come in un film.