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L’isola delle tentazioni: alla scoperta dell’ecosistema gastronomico del Capri Palace

Un viaggio esclusivo tra alta cucina, cocktail bar d'autore e panorami mozzafiato nel cuore di Anacapri.

L’unica Temptation Island che merita davvero di essere raccontata non ha nulla a che fare con i falò di confronto o le pene d’amore televisive, ma con la gola. La scena è quella che si svolge al Riccio — il club pieds dans l’eau del Jumeirah Capri Palace, celebre per i suoi irresistibili spaghetti ai ricci di mare — dove la vera prova di fedeltà alle buone intenzioni si consuma dentro la celebre “Temptation Room”. Più che una stanza dei dolci, una scenografia cinematografica che sembra uscita da La Grande Abbuffata: un caveau dalle tinte azzurre, bianche e gialle, zeppo di babà lucidi di rum, sfogliatelle croccanti, delizie al limone e savarin con fragole che rendono la rinuncia un peccato imperdonabile.

Del resto, l’intero soggiorno nel luxury hotel ad Anacapri è orchestrato per mettere la tavola al centro dell’esperienza. Proprio accanto al Riccio, sospeso sopra il mito della Grotta Azzurra, a-Ma-Re Capri rappresenta l’altra anima – più comfort, pop e verace – dell’albergo. Qui i riflettori si dividono equamente tra i dischi lievitati di Pizzaingrammi e i grandi classici della tradizione campana, a partire da una memorabile pasta alla Nerano.

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Gli scialatielli ai frutti di mare

Lasciandosi alle spalle il profumo di salsedine della scogliera di Gradola, si risale verso il cuore della struttura, dove il racconto gastronomico si arricchisce di nuove sfumature. Prima di tuffarsi nell’alta cucina, ci si può concedere una sosta informale al Bar degli Artisti, uno spazio-galleria da vivere tra installazioni contemporanee, Club Sandwich preparati a regola d’arte e malti pregiatissimi (c’è anche il Tobermory 33 years).

Sul rooftop, il fenomeno Zuma – la cui garanzia di successo mondiale è cosa nota – ha il sapore di un cortocircuito riuscito: l’estetica essenziale del brand giapponese si innesta nella macchia mediterranea, dimostrando che il linguaggio dell’izakaya sa parlare anche caprese. Qui il momento definitivo si consuma all’ora del tramonto: uno Zuma Paloma tra le mani, al tavolo il Branzino cotto alla robata con pomodoro bruciato e salsa di zenzero, e davanti agli occhi un orizzonte che abbraccia il Golfo di Napoli fino a Ischia. Più che una cena, un nitido fermo immagine sulla bellezza dell’isola.

Cambia la quota e cambia la profondità del racconto: scendendo al piano terra si varca la soglia dell’Olivo. Tra le anime dell’hotel è certamente la tavola più ambiziosa e meditata, forte delle due stelle Michelin confermate dal 2011. Qui il territorio campano si trasforma in un’esperienza d’autore grazie alla guida dell’executive chef Salvatore Elefante e dell’head chef Vincenzo Tedeschi, amplificata dal garbo e dalla squisita accoglienza del servizio in sala. Il menu — in equilibrio calibrato tra memoria, ricerca e sostenibilità — propone piatti come il Risotto al ragù napoletano con zafferano, basilico e provola, l’Astice blu con bieta e crema di fagioli e il Soufflé al cioccolato servito con gelato all’olio d’oliva, vaniglia e olive nere.

E quando la cena a L’Olivo giunge al termine, l’ecosistema del Capri Palace tira fuori il suo ultimo e inaspettato asso nella manica. Per chi proprio non ha intenzione di cedere al sonno, la novità della stagione si chiama Nox Capri: un club intimo e sofisticato disegnato dall’architetto Antonio Girardi. Tra musica dal vivo, performance e dj set, il progetto reinterpreta i salotti culturali del Mediterraneo in chiave contemporanea, dimostrando che anche ad Anacapri le conversazioni migliori si fanno after dark.

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