Lo scorso 4 maggio le campane della chiesetta di San Floriano hanno suonato a festa per l’omonimo patrono di Castelfalfi, a cui è consacrato l’edificio in pietra di origine romanica. Questo borgo toscano, un tempo roccaforte militare longobarda e poi dimora medicea, oggi è un gioiello di ospitalità diffusa da due chiavi Michelin che si sviluppa proprio come un vero paesino, alternando la vita del borgo alle attività della tenuta.
A voler riaprire il luogo di culto cattolico è stata la proprietà indonesiana che, nel 2021, ha rilevato l’intera struttura e, con grande sensibilità, ha rimesso in funzione i riti religiosi. Sacro, ma anche profano: i nostalgici dei pomeriggi d’estate non possono rinunciare a una partita (con rivincita) a biliardino, sorseggiando il Gin Tonic a base di gin Castelfalfi preparato dietro al bancone dall’Alimentari. La bottega si trova lungo via Castelfalfi Castello, dopo la boutique di Erbario Toscano, le cui essenze personalizzano l’hotel cinque stelle, e poco prima della gelateria Latte e Menta. Le vetrine che seguono mostrano la collezione di Stefano Ricci, l’eccentrico designer fiorentino che firma anche la Penthouse La Rocca nel castello medievale, tra marmi pregiati e tessuti dell’Antico Setificio Fiorentino.

Fino allo scorso anno la fortezza ospitava il fine dining, che in questa stagione non riaprirà. Il cuore pulsante dell’accoglienza si concentra così nel corpo centrale del resort, una struttura moderna che racchiude le camere, il centro benessere, il kids club, la palestra, la piscina (aperta agli esterni e ai residenti) e i principali outlet ristorativi. Qui si trova Olivina, l’insegna che propone una cucina curata e senza fronzoli: dal Carpaccio di pomodori con olive nere e aceto balsamico – piatto Airo, Associazione internazionale ristoranti dell’olio, che valorizza l’extravergine Igp di Castelfalfi – alla sempre vincente semplicità degli Spaghetti con salsa di pomodori e basilico. Restando nel corpo centrale, il Bar Ecrù & Lounge offre signature cocktail come il Negroni Perpetuo, invecchiato in botte di rovere per tre mesi.
La sera, questi stessi spazi si trasformano per una cena fusion in un ristorante asiatico dove il Pad Thai viene declinato in ben quattro versioni: con gamberi, astice, pollo o verdure. Le suggestioni orientali continuano da UMMI, il nuovo format sulla terrazza del castello firmato dallo chef Hussein Hadid, dove la cucina libanese incontra la Toscana. Poco fuori, la vita del borgo continua alla trattoria Il Rosmarino che, oltre alla bistecca di Rubia Gallega e Wagyu, sorprende con un’ottima pizza cotta nel forno a legna.

Ad accompagnare la proposta c’è una cantina importante dove si consiglia di provare almeno una delle etichette della casa, inserite in una produzione annua di 150mila bottiglie. Se il Sangiovese esprime la sua tempra nel cru Poggia la Fame, la vera sorpresa sono i bianchi con le due espressioni di Vermentino, fresche e minerali. I wine tasting nella tenuta sono l’attività più prenotata, come conferma l’agronomo e direttore agricolo Diego Mugnaini, che ha ripensato la cantina con l’enologo Emiliano Falsini, gestendola tra piccoli tini, barrique a leggera tostatura e anfore termoregolate.
Tra le altre esperienze che qui fanno perdere la cognizione del tempo ci sono la falconeria, nobile disciplina dimostrata da Lorenzo Tartarini, e il parco avventura tra zipline e ponti tibetani. Chi cerca il puro relax può invece rifugiarsi nella spa, un tempio d’acqua affacciato sul verde che il prestigioso brand thailandese RAKxa ha scelto come sua prima e unica sede europea.