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	<title>Food and Wine Italia</title>
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	<title>Food and Wine Italia</title>
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		<title>In vasetto: non basta dire pesto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 08:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[basilico]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[mortaio]]></category>
		<category><![CDATA[pesto]]></category>
		<category><![CDATA[Pesto Genovese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il profumo inebriante del basilico, l&#8217;aroma delicato dell’aglio, la nota croccante dei pinoli, il sapore intenso ma non coprente del formaggio grattugiato e la fresca avvolgenza dell’olio extravergine d’oliva a unire il tutto: la parola &#8220;pesto&#8221; porta alla mente il sapore inconfondibile del pesto che nasce a Genova e dintorni ed è ormai un simbolo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Il profumo inebriante del <strong>basilico</strong>, l&#8217;aroma delicato dell’<strong>aglio</strong>, la nota croccante dei <strong>pinoli</strong>, il sapore intenso ma non coprente del <strong>formaggio grattugiato</strong> e la fresca avvolgenza dell’<strong>olio extravergine </strong><span class="s2"><strong>d’oliva</strong> a unire il tutto: la parola <strong>&#8220;pesto&#8221;</strong> porta </span><span class="s1">alla mente il sapore inconfondibile del pesto </span><span class="s3">che nasce a <strong>Genova</strong> e dintorni ed è ormai </span><span class="s1">un simbolo gastronomico di tutta la Ligur</span><span class="s1">ia. E, di rimando, l’immagine di un gustoso </span>e fresco piatto di trofie o linguine, o l’ab<span class="s1">braccio confortante del minestrone ligure.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In realtà, in tal caso andrebbe però appunto </span>specificato che si tratta di <strong>Pesto Genovese</strong>, <span class="s1">inserito nella lista dei Prodotti agroalimen</span>tari tradizionali e tutelato dall’apposito <span class="s3">consorzio, che ne indica con precisione la </span><span class="s1">preparazione manuale con mortaio e pestello </span><span class="s1">e i sette ingredienti imprescindibili: <strong>Basilico </strong></span><span class="s2"><strong>genovese Dop</strong>, <strong>olio extravergine d’oliva</strong> (pos</span><span class="s1">sibilmente quello, profumato ma soave, della </span>Riviera Ligure ottenuto dalla spremitura <span class="s3">di olive taggiasche), un mix ben calibrato </span>di <strong>Parmigiano Reggiano Dop</strong> (è ammessa <span class="s1">la variante del Grana Padano) e <strong>Pecorino </strong></span><span class="s1"><strong>Fiore Sardo Dop</strong>, <strong>pinoli</strong>, <strong>aglio</strong> e <strong>sale</strong>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il Pesto </span><span class="s1">Genovese è una vera istituzione gastrono</span>mica, cui è dedicato perfino un <strong>campionato </strong><span class="s1"><strong>mondiale</strong>. Ogni due anni, Genova accoglie </span><span class="s1">infatti la proclamazione del <strong>Campione del </strong></span><span class="s1"><strong>Mondo di Pesto Genovese al Mortaio</strong>: una </span>grande festa che vede cimentarsi nella sfida <span class="s2">finale 100 concorrenti provenienti da tutto il </span><span class="s1">mondo, dai cuochi professionisti ai bambini, </span><span class="s2">la cui opera viene valutata da una giuria di 30 </span><span class="s1">esperti. Dopo la recente edizione – l’undice</span><span class="s2">sima – che si è svolta il 21 marzo nello storico </span><span class="s2">Salone del Gran Consiglio di Palazzo Ducale, </span><span class="s2">e che ha visto trionfare l’85enne Carla Pensa, </span>il prossimo appuntamento è per il 2028.</p>
<p class="p1">Ma quello genovese non è certo l’unico pesto <span class="s1">che meriti attenzione. Risultato dell’atto del </span><span class="s3">pestare diversi ingredienti fino a ottenere </span>una salsa omogenea, questa preparazione <span class="s1">conosce infatti numerose varianti ed è una </span>costante – fresca, deliziosa e profumatissima – delle nostre coste, che si arricchisce <span class="s2">di volta in volta di sapori e profumi locali: dai </span><span class="s1">limoni di Procida al finocchietto siciliano, </span><span class="s2">fino alle tante erbe spontanee che crescono in </span><span class="s1">tutta Italia. E se ne trovano di ottime anche </span>già pronte in vasetto.</p>
<h2>Consigli utili</h2>
<p class="p1"><strong>Oro Taggiasco Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214940" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/olio-Frantoio-SantAgata-dOneglia.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="p1">Ottenuto da olive della cultivar Taggiasca selezionate a mano nella zona di Imperia, è un extravergine fresco e delicato, ideale per il pesto ligure.</p>
<p class="p1"><strong>Pestello e mortaio</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214941" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/mortaio.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="p1">In marmo bianco di Carrara con pestello in legno di faggio, il mortaio da 18 cm è della misura ufficiale utilizzata nel Campionato Mondiale di Pesto al Mortaio. Si acquista su <a href="https://www.pestogenovese.com/it/" target="_blank" rel="noopener"><em>pestogenovese.com</em></a></p>
<h2>5 pesti alternativi</h2>
<p class="p1"><strong>Pesto genovese fresco Rossi 1947</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214943" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Pesto-genovese-fresco-Rossi-1947.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="p2">Quello dell’azienda della famiglia Panizza è l’archetipo del pesto genovese, con basilico genovese Dop, aglio di Vessalico, Parmigiano Reggiano di Montagna e gli altri ingredienti da disciplinare. Verde brillante e leggermente granuloso, è perfetto per condire la pasta o per il classico minestrone. È disponibile anche nelle versioni senza aglio e a lunga conservazione. Mentre è un’edizione limitata il “Pesto che non esiste” di Roberto Panizza, preparato a mano con il mortaio: 2 chili a settimana al massimo. <a href="https://www.pestorossi.com" target="_blank" rel="noopener"><em>pestorossi.com</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Pesto di limoni Pestolimò</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214947" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Pesto-di-limoni-Pestolimo.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="p2">Menta, basilico, pinoli, formaggio, olio extravergine d’oliva e il succo dei profumatissimi limoni “pane” di Procida, celebri per l’albedo spesso e dolce che permettono di mangiarli anche in insalata. In questo caso diventano protagonisti di un pesto che condisce gli spaghetti, ricetta signature del ristorante procidano Da Girone che è diventata anche una salsa in vasetto da portare a casa o ordinare tramite WhatsApp o e-mail. Ideale con la pasta, insaporisce anche focacce, bruschette, panini e ricette di pesce.<br />
<a href="https://www.instagram.com/pestolimo" target="_blank" rel="noopener"><em>instagram.com/pestolimo</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Pesto di aglio orsino Semetella</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214946" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Pesto-di-aglio-orsino-Semetella.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="p2">L’aglio orsino, profumata erba spontanea che ricorda – con note però piacevolmente delicate ed erbacee – il profumo dell’aglio, si presta a molti utilizzi, incluso il pesto. Quello proposto dall’azienda agricola biologica Semetella, che a Nocera Umbra coltiva ortaggi e frutta antica, vede l’aggiunta di noci tritate, olio extravergine e di semi e Grana Padano. Si abbina bene anche a pasta o riso ed è delizioso pure per bruschette e crostini o per accompagnare carni o patate lesse.<br />
<a href="https://semetella.it/it/" target="_blank" rel="noopener"><em>semetella.it</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Il Pesto dei Contadini</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214945" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Il-Pesto-dei-Contadini.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="p2">Melanzane, zucchine e pomodori, essiccati sui telai all’aperto, incontrano il profumo del basilico e le note tipicamente mediterranee di mandorle, aglio, capperi, pepe nero, olive di varietà Leccino e succo di limone – oltre a olio e Parmigiano Reggiano – in un vasetto che racchiude i sapori della Puglia. I Contadini, azienda salentina specializzata in sughi e conserve, propone questa gustosa alternativa “rossa” al classico pesto per insaporire ricchi piatti di pasta.<br />
<a href="https://icontadini.it" target="_blank" rel="noopener"><em>icontadini.it</em></a></p>
<p class="p1"><strong>Pesto di finocchietto selvatico Virgona</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214944" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Pesto-di-finocchietto-selvatico-Virgona.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p class="p2">Il finocchietto selvatico è forse l’erba spontanea che rappresenta al meglio la Sicilia, e sull’isola diventa protagonista di svariati tipi di salse e pesti, in bianco o in rosso (secondo la tradizione trapanese). Quello, profumatissimo, che cresce sull’isola di Salina è alla base del gustoso pesto proposto dall’azienda Virgona, insieme a olio extravergine di oliva, uva passa e mandorle. Ideale per pasta e bruschette, è anche un’alternativa mediterranea alla salsa verde.<br />
<a href="https://www.malvasiadellelipari.it" target="_blank" rel="noopener"><em>malvasiadellelipari.it</em></a></p>
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		<title>Il 2 giugno diventa il “Cozza day”</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-2-giugno-diventa-il-cozza-day/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 16:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[cozza nera tarantina]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Caradonna]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[taranto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come tutte le date segnate in rosso sul calendario, il 2 giugno è una ricorrenza importante per il nostro Paese: si celebra infatti la Festa della Repubblica, istituita nella data del referendum istituzionale del 1946 per ricordare la nascita della Repubblica Italiana, e festeggiata da allora con i colori della nostra bandiera che pervadono schermi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutte le date segnate in rosso sul calendario, <strong>il 2 giugno</strong> è una ricorrenza importante per il nostro Paese: si celebra infatti la <strong>Festa della Repubblica,</strong> istituita nella data del referendum istituzionale del 1946 per ricordare la nascita della Repubblica Italiana, e festeggiata da allora con i colori della nostra bandiera che pervadono schermi, strade e cieli. Ma, da quest’anno, senza voler certo offuscare il valore simbolico e concreto della data istituzionale, la giornata d’inizio estate diventa anche l’occasione per celebrare un altro, piccolo ma gustosissimo, tassello del nostro patrimonio gastronomico e culturale, vestendosi di un colore che in questo caso non ha nulla di cupo: il <strong>nero</strong>.</p>
<p>Da <strong>Taranto</strong> – che da diversi anni ospita l’appuntamento con <strong>EGO Food Fest</strong>, manifestazione che <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ego-food-fest-2026-taranto-programma-date/">nel mese di aprile ha accolto oltre 170 ospiti in arrivo da tutta Italia, tra cuochi, pizzaioli, giornalisti e produttori di eccellenze gastronomiche</a> – arriva infatti la proposta di istituire il <strong>“</strong>Cozza Day”, vale a dire una giornata dedicata alla <strong>Cozza nera tarantina Presidio Slow Food</strong>, specie autoctona locale da sempre protagonista della molluschicoltura nel Mar Piccolo della città, molto apprezzata non solo per il sapore  ma anche per il valore nutrizionale e l’impatto ambientale bassissimo.</p>
<p>A partire da quest’anno, dunque, i ristoratori e pizzaioli pugliesi sono invitati ad aderire all’iniziativa dedicando al prezioso mitile <strong>un menu ad hoc</strong>, o almeno un piatto, che ne valorizzi al meglio le caratteristiche organolettiche e il gusto. L’occasione per lanciare l’avvio dell’iniziativa – e la richiesta di renderla una data “ufficiale” – sarà l’edizione 2026 di <strong>EGO Cozza Fes</strong>t, in programma <strong>1 e 2 giugno</strong> a Taranto e in altre località pugliesi.</p>
<p>«EGO Cozza Fest è uno spin-off di EGO Food Fest che mette al centro la Cozza nera di Taranto e che coinvolge tutta la Puglia in un <strong>racconto corale</strong> fatto di gusto, identità e territorio. È l’omaggio di EGO Food Fest alla storia, all’identità gastronomica e alle radici della Città di Taranto da sempre legata al suo mare. È la valorizzazione della sapienza dei ristoratori tarantini che hanno aderito a un innovativo progetto di comunicazione e valorizzazione», spiegano gli organizzatori, tra cui la giornalista e conduttrice televisiva <strong>Monica Caradonna</strong>, sottolineando anche la valenza socio-culturale della manifestazione, unendo gusto, scienza e marketing territoriale: «Oggi più che mai, anche alla luce delle problematiche che vivono i mitilicoltori, è necessario rilanciare il settore facendo da un lato chiarezza sullo stato di salute delle acque e dall’altro attivando processi di comunicazione che, partendo da Taranto, implementino la comunicazione introno al prezioso mitile».</p>
<p>All’approfondimento di questi temi sarà infatti dedicata la prima giornata, con l’incontro dedicato a <em><strong>La Cozza Tarantina dal mare all’identità, dalla</strong> <strong>storia al futuro</strong></em> e la consegna della <strong>borsa di studio “Carlo De Donno”</strong> all’associazione Symbolum che opera a Taranto Vecchia che, come già lo scorso anno, va a sostenere uno studente talentuoso di questa zona della città. Nella stessa occasione sarà lanciata ufficialmente la richiesta di istituire il <strong>“Cozza Day”</strong>, che il giorno seguente avrà la sua prima edizione: alle ore 11.30 del 2 giugno, infatti, il Centro Ittico Taranto ospiterà un cooking show dello chef Valerio Ferri, referente di Ego Food Fest, e una degustazione a cura di Luciano Carriero, del Presidio locale della cozza nera.</p>
<p>In contemporanea, al Ristorante Meeting di <strong>Porto Cesareo</strong> è in programma una degustazione di cozze tarantine e caciocavallo, presentata da Ilaria Donateo di Ego Food Fest. Mentre, rispettivamente a pranzo e a cena, si potranno assaggiare specialità a base di questi deliziosi molluschi nei ristoranti e nelle pizzerie di tutta la regione:<a href="https://www.egofestival.it/ego-cozza-in-the-city/"> l’elenco completo si trova sul sito della manifestazione</a>.</p>
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		<title>Pojer e Sandri, fine di un sodalizio lungo 50 anni</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/pojer-e-sandri-fine-di-un-sodalizio-lungo-50-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giambattista Marchetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 14:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Fiorentino Sandri]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pojer]]></category>
		<category><![CDATA[Pojer e Sandri]]></category>
		<category><![CDATA[Trentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono servite pazienza, riflessioni e la volontà condivisa di non compromettere un percorso comune durato cinquant’anni. Alla fine però Mario Pojer e Fiorentino Sandri hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, chiudendo &#8211; consensualmente e senza liti &#8211; un sodalizio imprenditoriale e umano che durava dal 1975. Un binomio diventato brand, che peraltro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono servite pazienza, riflessioni e la volontà condivisa di non compromettere un percorso comune durato cinquant’anni. Alla fine però <a href="https://www.pojeresandri.com/"><strong>Mario Pojer</strong> e <strong>Fiorentino Sandri</strong></a> hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, chiudendo &#8211; consensualmente e senza liti &#8211; un sodalizio imprenditoriale e umano che durava dal <strong>1975</strong>.</p>
<p>Un binomio diventato brand, che peraltro rimarrà tale dato che Fiorentino Sandri (74 anni) manterrà il controllo del <a href="https://www.foodandwineitalia.com/50-cantine-top-2025-pojer-sandri/"><strong>marchio storico</strong></a>, la maggior parte dei vigneti tra Faedo e Grumes (nella foto di apertura), le etichette, la filosofia produttiva. Al suo fianco i figli <strong>Elisa</strong>, responsabile commerciale Italia e marketing, e <strong>Federico</strong>, impegnato nello sviluppo dei mercati esteri. A presidio della cantina rimane <strong>Michele Sandri</strong>.</p>
<h2>Dall’exploit giovanile alla nuova fase</h2>
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<figure id="attachment_214855" aria-describedby="caption-attachment-214855" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214855" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/2-7.png" alt="Fiorentino Sandri" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214855" class="wp-caption-text">Fiorentino Sandri</figcaption></figure>
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<p>La storia comincia a Faedo, piccolo borgo tra la Valle dell&#8217;Adige e la <strong>Val di Cembra.</strong> Era il 1975 quando Fiorentino Sandri, appena ereditati due ettari di vigna, si associò con Mario Pojer, fresco di diploma all&#8217;Istituto Agrario di San Michele all&#8217;Adige. Il debutto fu folgorante. L&#8217;anno successivo, il critico <strong>Luigi Veronelli</strong> dedicò loro un articolo su Panorama e poi iniziano le prime esportazioni negli Stati Uniti. L&#8217;azienda cresce fino a 35 ettari distribuiti su sei comuni, arrivando a produrre nel 2025 oltre 250mila bottiglie, con una gamma che oggi abbraccia vini bianchi di montagna, rossi, spumanti Metodo Classico, distillati e aceti.</p>
<p>«Il percorso condiviso con Mario Pojer ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale &#8211; riflette<strong> Fiorentino Sandri</strong> &#8211; e abbiamo costruito insieme qualcosa di importante, partendo da zero e affrontando ogni sfida con passione, curiosità e spirito di sacrificio. Oggi si apre <strong>una nuova fase,</strong> che affronteremo con la stessa serietà e con la stessa attenzione alla qualità che hanno sempre guidato il nostro lavoro».</p>
<h2>In Val di Cembra guida Matteo Pojer</h2>
<figure id="attachment_214854" aria-describedby="caption-attachment-214854" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214854" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-copia.png" alt="Mario Pojer" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214854" class="wp-caption-text">Mario Pojer, inserito del Libro d&#8217;oro dei MAM, Maestri d&#8217;Arte e Mestiere</figcaption></figure>
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<p>Dopo mezzo secolo di progetto comune, lavoro e precisione, con etichette diventate icone dell&#8217;enologia italiana, la scelta di voltare pagina apre nuovi scenari. «Il rapporto con Fiorentino rimane forte e abbiamo voluto proteggere il percorso condiviso &#8211; spiega<strong> Mario Pojer</strong> &#8211; ma nel tempo sono emerse visioni diverse. Il mercato chiedeva una cosa, ma io ne vedevo un&#8217;altra e mi interessa seguire un percorso». Pojer (72 anni) è dunque quello che volta pagina e riparte dalla Val di Cembra, dove porterà avanti la propria idea di vino con il figlio <strong>Matteo,</strong> a cui ha scelto di cedere il passo. «È giusto fare spazio a lui &#8211; spiega Pojer &#8211; perché i nuovi progetti devono essere suoi. Ha 33 anni, ha energie, idee, <strong>un progetto</strong>. Si alza alle quattro di mattina per andare in campagna: ci crede davvero. Mica posso rimanere io, alla mia età, a fare da blocco aspettando che arrivi a 50 anni e perda gli stimoli».</p>
<p>Pojer porta con sé il <strong>Maso Besleri,</strong> circa otto ettari in Val di Cembra. Una dimensione volutamente più raccolta, con una visione orientata all&#8217;<strong>origine contadina</strong> e alla ricerca. «Andremo avanti con cose più semplici &#8211; aggiunge &#8211; La ricerca l&#8217;abbiamo fatta per cinquant&#8217;anni e continuerà. Io resto come suggeritore, cercherò di supportare Matteo mentre porta avanti i suoi progetti.»</p>
<p>La <strong>ricerca</strong> è del resto un filo identitario che attraversa l&#8217;intera storia della Pojer e Sandri: dall&#8217;innovazione nelle tecniche di vinificazione in riduzione con recupero di azoto fibo al progetto <strong>Zero Infinito</strong> lanciato nel 2013 &#8211; un vino ancestrale da uve Piwi (Solaris) senza trattamenti chimici, solfiti, lieviti commerciali né filtrazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/pojer-e-sandri-fine-di-un-sodalizio-lungo-50-anni/">Pojer e Sandri, fine di un sodalizio lungo 50 anni</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Profumo di ricordi: maialino e caciocavallo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/profumo-di-ricordi-maialino-e-caciocavallo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 08:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Genovese]]></category>
		<category><![CDATA[Il pagliaccio]]></category>
		<category><![CDATA[maialino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Preparate l&#8217;impasto: unite le farine con i tuorli e le uova intere e lavorate fino a ottenere un panetto omogeneo. 2. Preparate la crema di caciocavallo: unite in un pentolino la panna, il latte e il formaggio a pezzi; portate a 80 °C mescolando fino a ottenere una crema. Lasciate raffreddare. 3. Preparate l&#8217;acqua [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong>1. Preparate l&#8217;impasto:</strong> unite le farine con i tuorli e le uova intere e lavorate fino a ottenere un panetto omogeneo.</p>
<p class="p1"><strong>2. Preparate la crema di caciocavallo:</strong> unite in un pentolino la panna, il latte e il formaggio a pezzi; portate a 80 °C mescolando fino a ottenere una crema. Lasciate raffreddare.</p>
<p class="p1"><strong>3. Preparate l&#8217;acqua di pomodoro:</strong> frullate i pomodori con la loro acqua. Aggiungete le prugne tagliate e lasciate in infusione e riponete in frigo per una notte. Filtrate il tutto e condite con sale, pepe e olio.</p>
<p class="p1"><strong>4. Preparate la cipolla fondente:</strong> tagliate le cipolle a julienne e stufatele in padella con un filo d&#8217;olio fino a cottura. Regolate di sale e pepe.</p>
<p class="p1"><strong>5. Preparate i pomodorini confit:</strong> sbollentate i datterini, pelateli e conditeli con sale, zucchero e olio. Disponeteli su una teglia con aglio e timo e cuocete in forno statico a 80 °C per circa 2 ore.</p>
<p class="p1"><strong>6. Preparate il maiale: </strong>mescolate sale, zucchero, rosmarino e pepe; ricoprite la pancetta e lasciate marinare in frigo per 8 ore. Lavate la carne con acqua, poi immergetela nel mirin per 30 minuti. Inserite la pancia in una busta sottovuoto con aglio e limone e cuocete a 82 °C per 12 ore (in alternativa, cuocete in forno a 140 °C per 2 ore). Una volta cotta, affumicate la pancia calda, tagliatela a cubetti e rosolatela in padella, conservando il grasso di cottura. Frullate infine la carne con i pomodorini confit e la cipolla.</p>
<p class="p1"><strong>7. Preparate i condimenti:</strong> per l&#8217;idroalcolato, lasciate l&#8217;origano in infusione nell&#8217;acqua e alcol per 10 giorni. Per l&#8217;olio, scaldate l&#8217;olio extravergine e fatevi sciogliere la &#8216;nduja.</p>
<p class="p1"><strong>8. Confezionate i ravioli:</strong> stendete la pasta e farcitela con il ripieno di maiale precedentemente frullato insieme ai pomodorini confit e alla cipolla. Aggiungete sopra ogni porzione di carne un tocco di crema di caciocavallo e chiudete la sfoglia assicurandovi di sigillare bene il contenuto. Ritagliate infine i ravioli conferendo loro la caratteristica forma tonda.</p>
<p class="p1"><strong>9.</strong> Cuocete i ravioli in acqua e scolateli con cura. Passateli in padella con il grasso della pancetta per renderli croccanti solo su un lato. Asciugate la parte croccante con carta assorbente e spolverizzatela di Parmigiano Reggiano Dop.</p>
<p class="p1"><strong>10.</strong> Nel piatto fondo, versate tre cucchiai di acqua di pomodoro, una goccia di crema di caciocavallo tiepida, qualche goccia di idroalcolato e di olio alla ’nduja. Adagiatevi il raviolo: Ripetete per ogni porzione e servite. <em>—Anthony Genovese &amp; Francesco Di Lorenzo, Il Pagliaccio, Roma</em></p>
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		<title>La cucina libanese conquista Castelfalfi: arriva UMMI</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/la-cucina-libanese-conquista-castelfalfi-arriva-ummi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 08:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[Castelfalfi]]></category>
		<category><![CDATA[chiavi michelin]]></category>
		<category><![CDATA[libanese]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[UMMI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si pensa alle sere d’estate nelle colline toscane, l&#8217;immaginazione va subito ai sapori più classici del territorio. Ma se l&#8217;idea di una parmigiana di melanzane o di una fiorentina resta una splendida certezza del territorio, c&#8217;è chi ha deciso di arricchire il copione estivo con una sfumatura diversa. Succede a Castelfalfi che quest&#8217;anno ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Quando si pensa alle sere d’estate nelle colline toscane, l&#8217;immaginazione va subito ai sapori più classici del territorio. Ma se l&#8217;idea di una parmigiana di melanzane o di una fiorentina resta una splendida certezza del territorio, c&#8217;è chi ha deciso di arricchire il copione estivo con una sfumatura diversa.</p>
<p data-path-to-node="3">Succede a <b data-path-to-node="4,0" data-index-in-node="347">Castelfalfi</b> che quest&#8217;anno ha scelto di aggiungere un altro tassello alla già variegata proposta gastronomica del resort: la terrazza del suo castello diventa lo scenario di <b data-path-to-node="4,0" data-index-in-node="495">UMMI</b>, un nuovo ristorante dedicato alla cucina libanese firmato dallo chef di fama internazionale <b data-path-to-node="4,0" data-index-in-node="593">Hussein Hadid</b>.</p>
<p id="p-rc_003d5f7c228c67a8-279" data-path-to-node="4"><span data-path-to-node="4,0">Per capire questa novità, bisogna comprendere la geografia di Castelfalfi, un gioiello da <strong>due chiavi Michelin</strong> che si sviluppa come un vero e proprio <b data-path-to-node="4,0" data-index-in-node="149">borgo diffuso</b></span><span data-path-to-node="4,2">. C&#8217;è un <b data-path-to-node="4,2" data-index-in-node="9">corpo centrale</b> – una struttura moderna che racchiude le camere, la spa e gran parte della vita del resort – dove si trovano insegne come <strong>Olivina</strong> (cucina contemporanea del territorio) e il <strong>Bar Ecrù</strong>, che la sera si trasforma in un ristorante asiatico</span><span data-path-to-node="4,4">. Poi c&#8217;è il borgo vero e proprio, dove la vita di paese continua tra le botteghe e la trattoria <strong>Il</strong> <strong>Rosmarino</strong></span><span data-path-to-node="4,6">. La <strong>terrazza del Castello</strong>, situata proprio nella parte storica, diventa oggi la casa di questo nuovo <strong>format estivo</strong> aperto sia agli ospiti della struttura sia ai clienti esterni.</span></p>
<h2 data-path-to-node="5">Un legame che viene da lontano</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-214874" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/una-selezione-di-piatti-di-UMMI.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="6">Anche se l&#8217;abbinamento tra Libano e colline toscane può sembrare un&#8217;ispirazione contemporanea, il legame affonda le radici in una storia vera e poco nota. Il progetto rende infatti omaggio all’emiro libanese <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="214">Fakhr al-Din II</b> (conosciuto in Italia come Faccardino) che, tra il 1613 e il 1618, visse in esilio proprio tra queste colline, sotto la protezione di Cosimo II De’ Medici.</p>
<p id="p-rc_003d5f7c228c67a8-280" data-path-to-node="7"><span data-path-to-node="7,0">A distanza di quattro secoli, quel ponte culturale si riapre a tavola grazie alla sinergia tra chef Hadid e l&#8217;<b data-path-to-node="7,0" data-index-in-node="110">executive chef Davide De Simone</b>, che con la sua brigata traduce il menu mettendo al centro il rituale mediorientale della condivisione, facendo dialogare le spezie levantine con la straordinaria materia prima locale</span><span data-path-to-node="7,2">.</span></p>
<div class="source-inline-chip-container luminous-sources hide-from-message-actions ng-star-inserted">
<div class="source-label-container gds-label-m ng-star-inserted" dir="ltr">«Da sempre mi affascinano i luoghi in cui culture diverse riescono a dialogare in modo naturale. Con UMMI ho voluto raccontare la mia cucina attraverso la memoria, il rituale della condivisione e ingredienti che qui, tra le colline toscane, trovano una nuova armonia», racconta lo <b data-path-to-node="8,0" data-index-in-node="280">chef Hussein Hadid</b>.</div>
</div>
<p id="p-rc_003d5f7c228c67a8-281" data-path-to-node="9"><span data-path-to-node="9,0">Come sottolinea il general manager Roberto Protezione, «Castelfalfi è da sempre un luogo di incontro, attraversato da storie, persone e culture». E c</span><span data-path-to-node="9,0">on l&#8217;arrivo di UMMI, questo microcosmo si conferma una destinazione gastronomica eclettica e curiosa, dove il lusso dialoga costantemente con le storie del mondo</span><span data-path-to-node="9,2">.</span></p>
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		<title>Tutti pazzi per la banana</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/tutti-pazzi-per-la-banana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Betsy Andrews]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 14:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le banane sono il frutto più popolare che ci sia. E, a guardare le drink list di molti locali statunitensi, non ci si limita a mangiarle: si possono anche bere, grazie alla loro versatilità. I bartender le infondono nei liquori distillati per aggiungere corpo e dolcezza, come nel minimalista Banana Jameson del Forgione di New [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong><span class="s1">Le banane sono il frutto più </span>popolare che ci sia.</strong> E, a guardare le drink list di molti locali statunitensi, non ci si limita a mangiarle: si possono anche bere, grazie alla loro versatilità. I bartender le infondono nei liquori distillati per aggiungere corpo e dolcezza, come nel minimalista<strong> Banana Jameson</strong> del Forgione di New York City, dove un whiskey profumato alla banana è semplicemente versato su un grosso cubo di ghiaccio. O le riducono in purea per cocktail classici – come nel <strong>Frozen Banana Daiquiri</strong> del Cafe La Trova di Miami – o in nuove creazioni, come nel Salty Saturn a base di mezcal dell’Asador Bastian a Chicago, dove le arrostiscono prima di insaporirle con miso e frutto della passione. I professionisti realizzano anche dei mix già pronti. Al Tiki Chick di Manhattan e al Lark, poco fuori Philadelphia, macerano polpa e buccia – rispettivamente – per profumati Oleo Saccharum dolcificanti. A Playa del Carmen, in Messico, allo Zapote Bar del Rosewood Mayakoba creano uno sciroppo a crudo per arricchire il <strong>Milk punch</strong> sigillando sottovuoto banane e zucchero per 24 ore.</p>
<p class="p1">Anche le bucce racchiudono aromi da estrarre. Al Four Seasons Hotel di Los Angeles, a Beverly Hills, immergono le strisce gialle nel whisky giapponese per un highball fruttato rafforzato dal bitter di bucce di banana fatto in casa. I mixologist del Sanjh Restaurant &amp; Bar di Irving, in Texas, mettono in infusione persino le foglie nel succo di litchi per il loro <strong>Smoke &amp; Silk</strong> a base di rum. Insomma, esistono caschi e caschi di ispirazione per le vostre creazioni. Ma il modo più facile di utilizzarle per il bancone di casa sono i liquori alla banana. Lauren Covas, chef televisiva e autrice del libro di cucina Little Portugal, ne è una grande fan: lo usa per aggiungere una nota di caramello al suo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/banana-boulevardier-2/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Banana Boulevardier</strong></a> e un ricordo di banana bread al <strong>Banana-Espresso Flip</strong>. Provatene uno tra quelli suggeriti a pagina 39 per trasformare il vostro cicchetto quotidiano in qualcosa di tropicale e inatteso.</p>
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		<title>Osteria dei Vespri: visione e alta cucina nel centro storico di Palermo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/osteria-dei-vespri-visione-e-alta-cucina-nel-centro-storico-di-palermo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Ognibene]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 13:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto e Andrea Rizzo]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove oggi si respira l’eleganza silenziosa del centro storico di Palermo, un tempo c’era un parcheggio disordinato, attraversato dal traffico e molto lontano dall’immagine raffinata che ora definisce questo angolo del quartiere della Kalsa. Fu nel 1999 che i fratelli Alberto e Andrea Rizzo decisero di scommettere su questo luogo, intuendone il potenziale prima ancora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dove oggi si respira l’eleganza silenziosa del centro storico di <strong>Palermo</strong>, un tempo c’era un parcheggio disordinato, attraversato dal traffico e molto lontano dall’immagine raffinata che ora definisce questo angolo del quartiere della Kalsa. Fu nel 1999 che i fratelli <strong>Alberto e Andrea Rizzo </strong>decisero di scommettere su questo luogo, intuendone il potenziale prima ancora che diventasse uno dei simboli della rinascita culturale del centro storico.</p>
<p>Tra le mura di <strong>Palazzo Valguarnera-Gangi,</strong> scenario della celebre scena del ballo ne <em>Il Gattopardo</em> di Luchino Visconti, si trova l’<strong>Osteria dei Vespri</strong>: non semplicemente un ristorante, ma un progetto visionario capace di intrecciare memoria storica, cultura gastronomica e desiderio di innovazione.</p>
<h2>L’intuizione dei fratelli Rizzo</h2>
<figure id="attachment_214815" aria-describedby="caption-attachment-214815" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214815" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/4-5.png" alt="osteria dei vespri" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214815" class="wp-caption-text">Il dehors del locale</figcaption></figure>
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<p>In un’epoca in cui il centro storico stava lentamente riscoprendo la propria identità, l’Osteria dei Vespri ha contribuito a restituire valore a una piazza e a un’intera idea di Palermo: colta, elegante, viva. Ancora oggi, tra questi tavoli, si percepisce quella stessa intuizione originaria: la convinzione che <strong>tradizione e contemporaneità</strong> possano dialogare armoniosamente, trasformando un luogo in un’esperienza. A dare anima a questo progetto sono i fratelli <strong>Alberto </strong>e <strong>Andrea Rizzo</strong>, conoscitori delle migliori tavole europee e tra i fondatori de <strong>La Sicilia di Ulisse</strong>, prestigioso network dell’eccellenza enogastronomica dell’isola.</p>
<p>Le loro radici raccontano una doppia appartenenza: da un lato la Sicilia più autentica, quella palermitana, dall’altro l’<strong>eredità padana</strong>. È da questo dialogo geografico e culturale che nasce una sensibilità gastronomica unica, nutrita fin dall’infanzia da viaggi attraverso l’Italia e dalla frequentazione dei grandi ristoranti della tradizione e non solo.</p>
<h2>I piatti imperdibili del menu</h2>
<figure id="attachment_214816" aria-describedby="caption-attachment-214816" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214816" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/5-3.png" alt="Osteria dei Vespri" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214816" class="wp-caption-text">Anelletti, ragù di polpo “maiolino”, Nero d’Avola, finocchietto selvatico e zafferano</figcaption></figure>
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<p>L’Osteria dei Vespri è il manifesto di una cultura gastronomica che rifiuta le mode passeggere e difende il valore della <strong>memoria,</strong> del gusto e dell’identità. La cucina racconta la <strong>Sicilia</strong> senza manierismi e, in un tempo di contaminazioni sempre più rapide, la lezione dei fratelli Rizzo è chiara: innovare significa evolversi senza tradire ciò che si è.</p>
<figure id="attachment_214819" aria-describedby="caption-attachment-214819" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214819" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/6-3.png" alt="Osteria dei Vespri" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214819" class="wp-caption-text">Filetto di maiale marinato con maionese alla senape e gelatina al Marsala</figcaption></figure>
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<p>Nei piatti non c’è compiacimento tecnico, ma una continua tensione verso l’equilibrio e la <strong>riconoscibilità del sapore</strong>. Impossibile dimenticare il <strong>Filetto di maiale marinato con maionese alla senape e gelatina al Marsala</strong> ma spiccano anche piatti come il Carciofo di Menfi con calamaretto di paranza cotto e crudo e bottarga e la <strong>Quaglia a beccafico </strong>servita su un fondo al Vecchio Samperi della cantina Marco De Bartoli. Menzione speciale anche per la doppia <strong>carta dei vini</strong> che si divide tra le vecchie annate e quelle più giovani (dalla 2014 in poi).</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Identità Milano 2026: la “libertà di pensare” incontra la nuova generazione</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/identita-milano-2026-la-liberta-di-pensare-incontra-la-nuova-generazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 10:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Identità Golose 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Identità Milano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.foodandwineitalia.com/?p=214844</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il capoluogo lombardo si prepara ad accogliere la 21esima edizione di Identità Milano, il congresso internazionale che, dal 7 al 9 giugno, trasformerà l&#8217;Allianz MiCo in un vero e proprio osservatorio sul futuro della gastronomia globale. Sotto il tema guida &#8220;Identità future: La Libertà di Pensare&#8221;, l&#8217;evento di Paolo Marchi e Claudio Ceroni non si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="p-rc_bb476afc0a0a5756-27" data-path-to-node="5"><span data-path-to-node="5,0"><strong>Il capoluogo lombardo</strong> si prepara ad accogliere la 21esima edizione di <b data-path-to-node="5,0" data-index-in-node="51">Identità Milano</b>, il congresso internazionale che, <strong>dal 7 al 9 giugno</strong>, trasformerà l&#8217;Allianz MiCo in un vero e proprio osservatorio sul futuro della gastronomia globale. </span><span data-path-to-node="5,2"><span class="citation-39">Sotto il tema guida </span><strong><span class="citation-39">&#8220;Identità future: La Libertà di Pensare&#8221;</span></strong><span class="citation-39">, l&#8217;evento di Paolo Marchi e Claudio Ceroni non si limita a fotografare il presente, ma sceglie di spalancare le porte alle nuove leve del settore.</span></span></p>
<h2 data-path-to-node="6">Identità Young: il futuro è in aula</h2>
<p id="p-rc_bb476afc0a0a5756-28" data-path-to-node="7"><span data-path-to-node="7,1"><span class="citation-38">Il cuore pulsante di questa edizione è il progetto </span><b data-path-to-node="7,1" data-index-in-node="51"><span class="citation-38">Identità Young</span></b><span class="citation-38">, una scommessa sull&#8217;<strong>inclusività</strong> che mira a colmare la distanza tra i grandi maestri e i talenti <strong>under 35</strong>. Grazie a tariffe agevolate e percorsi dedicati, l&#8217;evento si propone come un ponte generazionale</span></span><span data-path-to-node="7,3">.</span></p>
<p id="p-rc_bb476afc0a0a5756-29" data-path-to-node="8"><span data-path-to-node="8,0">Interessante in questo senso è il panel <b data-path-to-node="8,0" data-index-in-node="41">&#8220;Fuori Menu: la cucina oltre la scuola&#8221;</b>, in programma <strong>martedì 9 giugno</strong> presso lo <strong>Spazio Arena</strong>. </span><span data-path-to-node="8,2"><span class="citation-37">Si tratta di una giornata intensiva – un vero &#8220;hub&#8221; di competenze – dove si alterneranno riflessioni su multidisciplinari</span></span><span data-path-to-node="8,4">. Si spazia, appunto,<span class="citation-164"> dalla <strong>neuroscienza</strong> applicata alla ristorazione, spiegata da Vincenzo Russo, al tema della <strong>longevità</strong> trattato da esperti come Anna Zhang, Davide Guidara e Matteo Berti di Alma, chiudendo poi con il <strong>passaggio generazionale nelle imprese agroalimentari</strong>, discusso da Claudio Stefani di Acetaia Giusti e Cristina Cavalchini Guidobono</span>.</span></p>
<h3 data-path-to-node="2">Il piatto simbolo: un inno alla condivisione e all&#8217;altro</h3>
<figure id="attachment_214860" aria-describedby="caption-attachment-214860" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-214860" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/Piatto-simbolo-Identita-Golose-2026.png" alt="" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-214860" class="wp-caption-text">Relazioni – Gioco al cioccolato di Massimiliano Alajmo è il piatto simbolo di questa edizione</figcaption></figure>
<p data-path-to-node="3">A tradurre in alta pasticceria il messaggio profondo di questa edizione sarà <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="77">&#8220;Relazioni – Gioco al cioccolato&#8221;</b> di <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="114">Massimiliano Alajmo</b>, chef del ristorante <strong>Le Calandre</strong> di Rubano, in provincia di Padova. Scelto come piatto simbolo di Identità Milano 2026, questo dessert rappresenta l&#8217;ultimo capitolo di una ricerca sensoriale e antropologica che Alajmo porta avanti da 24 anni. Si tratta di un puzzle di 14 assaggi che si sviluppa come un vero e proprio percorso relazionale: inizia con la &#8220;Sberla&#8221;, un ceffone gustativo che risveglia il palato, prosegue con &#8220;Intro.verso&#8221;, un medaglione che simboleggia l&#8217;ultimo sguardo su se stessi, per poi aprirsi alla condivisione pura. Per gustare i successivi 12 assaggi, infatti, i commensali useranno posate legate tra loro da fili di lana. Un garbuglio creativo che impedisce le iniziative isolate e costringe alla reciprocità, offrendo un potente messaggio di apertura e dialogo in un mondo che tende sempre più al conflitto e alla chiusura.</p>
<h3 data-path-to-node="9">Il nostro impegno: Food&amp;Wine Italia e Travel + Leisure Italia in cattedra</h3>
<p data-path-to-node="10">Come testate – media partner –, anche quest&#8217;anno siamo orgogliosi di essere protagonisti attivi di questo dibattito. Il nostro apporto si concretizzerà <strong>lunedì 8 giugno</strong> presso lo <strong>Spazio Arena</strong>, dove modereremo due tavole rotonde fondamentali per comprendere l&#8217;evoluzione dell&#8217;<strong>ospitalità contemporanea</strong>: <span data-path-to-node="4,6"><span class="citation-170">Alle ore 16 si terrà l&#8217;incontro <strong>&#8220;La ristorazione come volano del business alberghiero&#8221;</strong>, un confronto strategico sulla capacità del fine dining di guidare e ispirare il modello di accoglienza</span></span><span data-path-to-node="4,8">. </span><span data-path-to-node="4,10"><span class="citation-169">Al tavolo siederanno figure di spicco come <strong>Davide Bertilaccio</strong>, ceo di Villa d&#8217;Este, lo chef <strong>Gennaro Esposito</strong> de La Torre del Saracino, <strong>Marco Amato</strong>, f&amp;b Manager dell&#8217;Hotel Hassler di Roma, e <strong>Riccardo Vannetti</strong>, cmo del Gruppo Egnazia Ospitalità Italiana</span></span><span data-path-to-node="4,12">. </span><span data-path-to-node="4,14"><span class="citation-168">A seguire, alle ore 16:45, il focus si sposterà sul <strong>&#8220;Wine Tourism&#8221;</strong>, con un&#8217;analisi sulle nuove traiettorie del turismo enologico che vedrà dialogare <strong>Alessandra Boscaini</strong>, commercial director di Masi vini,<strong> Roberta Ceretto</strong>, presidente e communication director di Ceretto Aziende Vitivinicole, <strong>Federica Fina</strong>, marketing &amp; communication manager di Cantine Fina e presidente del Movimento Turismo del Vino Sicilia, e <strong>Roberto Protezione</strong>, gm di Castelfalfi</span></span><span data-path-to-node="4,16">.</span></p>
<h3 data-path-to-node="12">Le novità e le presenze più attese di questa edizione</h3>
<p id="p-rc_9187e0a1786a45f6-77" data-path-to-node="5"><span data-path-to-node="5,0">Il programma dell&#8217;edizione 2026 si rivela eccezionalmente ricco, offrendo prospettive che spaziano dall&#8217;etica alla scienza. <span class="citation-261"><strong>Domenica 7 giugno</strong>, alle ore 16.15, il Main Stage ospiterà la presentazione della quinta edizione di </span><strong><span class="citation-261">Bollicine del Mondo</span></strong><span class="citation-261">, il prestigioso progetto firmato Identità Golose dedicato alla migliore produzione spumantistica internazionale</span>. </span><span data-path-to-node="5,6"><span class="citation-166">Molto atteso è anche il dibattito sulle tendenze del mercato <strong>&#8220;Low-alcohol e NO Alcohol&#8221;</strong>, che vedrà confrontarsi esperti del settore come Eleonora Spadotto di Lea Winery, Federico Veronesi di Signorvino, Marzia Varvaglione del Comité Européen des Entreprises Vins e Stefano Ricagno del Consorzio Asti</span></span><span data-path-to-node="5,8">.</span></p>
<p data-path-to-node="5">Tra le presenze straniere più attese spiccano lunedì 8 giugno il maestro <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="213">Alain Ducasse</b> (brand president Teritoria) affiancato da <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="269">Karim Soleilhavoup</b>, e il talento francese <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="311">Alexandre Gauthier</b> (La Grenouillière). Sempre lunedì, il pubblico potrà assistere alla lezione di <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="409">Antonio Bachour</b> (World Best Pastry Chef), oltre al confronto tra <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="474">Franco Pepe</b> e lo spagnolo <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="500">Josean Alija</b> (Nerua Guggenheim). Martedì 9 giugno, il Main Stage accoglierà il talento malese <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="594">Darren Teoh</b> (Dewakan), il peruviano <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="630">Mitsuharu Tsumura</b> (Maido), lo psicologo sperimentale di Oxford <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="693">Charles Spence</b> e <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="710">Santiago Lastra</b> (KOL, Londra), portatori di visioni globali che spaziano dalla scienza cognitiva alla cucina d&#8217;avanguardia.</p>
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		<title>Banana Boulevardier</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/banana-boulevardier-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 09:10:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drinks]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[banana]]></category>
		<category><![CDATA[boulevardier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Unite liquore alla banana, bourbon, vermut e Angostura in un mixing glass pieno di ghiaccio. Mescolate finché non è ben freddo, circa 30 secondi. Filtrate in un bicchiere Rocks con un grosso cubo di ghiaccio. Guarnite con la scorza d’arancia. — Lauren Covas</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Unite liquore alla banana, bourbon, vermut e Angostura in un mixing glass pieno di ghiaccio. Mescolate finché non è ben freddo, circa 30 secondi. Filtrate in un bicchiere Rocks con un grosso cubo di ghiaccio. Guarnite con la scorza d’arancia. <em>— Lauren Covas</em></p>
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		<title>Vini d’Abbazia, appuntamento a Fossanova</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/vini-dabbazia-appuntamento-a-fossanova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 08:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[abbazia]]></category>
		<category><![CDATA[conventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fossanova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un filo rosso – ma anche bianco – che collega l’Abbazia di Novacella, in Alto Adige, a quella veneta di Praglia e al Convento dell’Annunciata in Franciacorta, giungendo fino all’abbazia di Monte Oliveto Maggiore in Toscana, al Monastero Esarchico di Santa Maria (detto anche L’Abbazia Greca di San Nilo, dal nome del monaco fondatore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un filo rosso – ma anche bianco – che collega l’<strong>Abbazia di Novacella,</strong> in Alto Adige, a quella veneta di Praglia e al <strong>Convento dell’Annunciata</strong> in Franciacorta, giungendo fino all’abbazia di <strong>Monte Oliveto Maggiore</strong> in Toscana, al Monastero Esarchico di Santa Maria (detto anche L<strong>’Abbazia Greca di San Nilo</strong>, dal nome del monaco fondatore in arrivo dalla  Calabria bizantina) di Grottaferrata e molto oltre: è appunto quella della produzione di <strong>vino</strong> che, insieme a quella dell’olio, in Italia e non solo è da sempre intimamente legata alla storia di monasteri e conventi, per esigenze liturgiche e di sussistenza così come elemento prezioso di cultura materiale e spirituale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214740" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/1-6.png" alt="Vini d'Abbazia" width="763" height="627" /></p>
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<p>Nasce proprio per celebrare questo singolare e interessante patrimonio che intreccia storia, enologia, cultura e spiritualità, la manifestazione <strong>Vini d’Abbazia,</strong> in programma negli spazi della affascinante abbazia cistercense di <strong>Fossanova</strong> – grazioso borgo medievale dal fascino intatto, a poca distanza da Priverno e dal litorale laziale del Circeo – dal 12 al 14 giugno.</p>
<p>Ideata dal giornalista <strong>Rocco Tolfa</strong>, e organizzata dalla Strada del Vino della provincia di Latina, dalla cooperativa Taste Roots e dall’Associazione Polygonal – con la collaborazione  di <strong>Regione Lazio</strong>, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare, Ministero della Cultura–Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio, e Abbazia di Fossanova e con la partnership del Comune di Priverno – e giunta alla sua <a href="https://www.foodandwineitalia.com/vini-d-abbazia-2025-evento-fossanova-lazio/">quinta edizione</a>, quest’anno la rassegna ha visto anche una anteprima calabrese: il 2 e 3 maggio, <strong>l’Abbazia Cistercense di Santa Maria della Matina</strong> a San Marco Argentano (in provincia di Cosenza), ha visto le produzioni vitivinicole storiche delle abbazie italiane affiancare quelle dei Consorzi di Tutela della<strong> Calabria</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-214741" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/05/3-7.png" alt="Vini d'Abbazia" width="763" height="627" /></p>
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<p>La consueta e attesa tappa laziale vede invece tre giorni di <strong>masterclass,</strong> degustazioni e incontri dedicati al vino, ma anche alla sua valenza culturale e turistica e alla sostenibilità. Il chiostro medievale ospiterà i banchi d’assaggio di ben <strong>30 cantine</strong> di abbazie italiane, ma anche consorzi e produttori laici legati a luoghi monastici: dall’azienda campana<strong> Feudi di San Gregorio</strong>, che ha dedicato le sue prestigiose etichette Goleto Greco di Tufo Docg e Gulielmus Taurasi Riserva Docg alla storica Abbazia del Goleto, a Sant’Angelo dei Lombardi, fino a <strong>La Canonica</strong> di Montalcino, ospitata in un casolare che fu sede per alcuni anni di religiose dell’ordine di San Bernardino.</p>
<p>A dimostrazione dell’interesse del tema, e dell’apertura di orizzonti e connessioni favorita dall’originale manifestazione, non mancano anche le presenze internazionali: dalla tenuta <strong>Zlati Grič</strong> sorge, nel cuore della Stiria slovena a poca distanza all’importante Certosa di Žiče, alla rete francese <strong>Les Vins d’Abbayes</strong> – associazione fondata nel 2008 su iniziativa di Philippe d’Allaines, proprietario dell’Abbazia di Valmagne – fino ai vini della cantina del <strong>Monastero di Cremisan</strong>, fondata alla fine dell’Ottocento dai salesiani sulle colline di Beit Jala, nei pressi di Betlemme: e proprio i vini di Cremisan, che nascono alla frontiera tra Palestina e Israele dal lavoro condiviso tra comunità cristiane, musulmane ed ebraiche, saranno protagonisti dell’interessante masterclass “Il vino della pace del Monastero di Cremisan: un dialogo tra le tre religioni in Terra Santa”, in programma il primo giorno della manifestazione nel Refettorio dell’Abbazia, guidata da <strong>Riccardo Cotarella</strong> e coordinata dal giornalista <strong>Marcello Masi. </strong></p>
<p>Altri incontri vedranno la partecipazione di esperti, comunicatori ed enologi come <strong>Chiara Giovoni, Roberto Cipresso, Violante Cinelli Colombini, Vincenzo Mercurio</strong> e altri ancora, per far conoscere le tante facce delle produzioni “ecclesiastiche”, dai grandi rossi ai vini che nascono dalle vigne segrete nei chiostri di Venezia.</p>
<p>L’Infermeria del Borgo di Fossanova ospiterà invece dei seminari dedicati a vitigni autoctoni, enoturismo e alla ricerca scientifica sui benefici dell’<strong>olio extravergine di oliva</strong>, mentre per tutta la durata della manifestazione i banchi d’assaggio nel chiostro saranno affiancati dalle proposte del villaggio Food &amp; Wine, in via dell’Abbazia. Il programma completo e le modalità di partecipazione si possono consultare <a href="http://www.vinidabbazia.com">sul sito</a>.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/vini-dabbazia-appuntamento-a-fossanova/">Vini d’Abbazia, appuntamento a Fossanova</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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