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		<title>Gli scienziati spiegano finalmente perché il tuo lievito madre non ha mai lo stesso sapore due volte</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lievito-madre-farina-microbi-studio-sapore-pane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 16:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[lievito madre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se preparate pane con lievito madre, sapete che due pagnotte non risultano mai identiche. Certo, sono estremamente simili e solo se conoscete a menadito il gusto del vostro prodotto ve ne accorgete ma sapete in fondo in fondo che cambiano profumo, acidità, struttura della mollica. Temperatura, idratazione e tempi di fermentazione incidono, ma ora una [&#8230;]</p>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-69787c0f-6c48-8327-bfae-a092e2ca83ef-0" data-testid="conversation-turn-80" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="539" data-end="919">Se preparate pane con <a href="https://www.foodandwineitalia.com/piu-e-vecchio-lievito-madre-piu-buono/" target="_blank" rel="noopener">lievito madre</a>, sapete che due pagnotte non risultano mai identiche. Certo, sono estremamente <strong>simili</strong> e solo se conoscete a menadito il gusto del vostro prodotto ve ne accorgete ma sapete in fondo in fondo che cambiano profumo, acidità, struttura della mollica. Temperatura, idratazione e tempi di fermentazione incidono, ma ora <a href="https://journals.asm.org/doi/10.1128/spectrum.02380-25" target="_blank" rel="noopener">una ricerca</a> aggiunge un elemento facilmente misurabile: la <strong>farina</strong> con cui alimentate lo starter può modificare la comunità batterica e, di conseguenza, il profilo aromatico del pane.</p>
<h2 data-start="539" data-end="919">Cosa dice questa ricerca sul lievito madre</h2>
<p data-start="921" data-end="1336">Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Microbiology Spectrum</span></span>, è stato condotto da un gruppo di ricercatori della <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">North Carolina State University</span></span>.</strong> L’obiettivo era comprendere in che modo il <strong>tipo di farina</strong> e la<strong> frequenza di rinfresco</strong> influenzino il microbioma del lievito madre, ossia l’insieme di lieviti e batteri che ne determinano attività fermentativa e caratteristiche sensoriali.</p>
<p data-start="1338" data-end="1750">In laboratorio sono stati creati diciotto starter utilizzando <strong>tre farine di grano tenero</strong>: farina tipo 00, farina integrale e una non meglio definita &#8220;farina per pane&#8221;. Ogni tipologia è stata impiegata per sei colture, metà rinfrescate quotidianamente e metà a giorni alterni, per un periodo di ventotto giorni. Attraverso tecniche di sequenziamento del DNA, i ricercatori hanno monitorato l’evoluzione delle comunità microbiche nel tempo.</p>
<p data-start="1338" data-end="1750"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-212266" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/02/gli-scienziati-spiegano-finalmente-perche-il-tuo-lievito-madre-non-ha-mai-lo-stesso-sapore-due-volte.png" alt="gli-scienziati-spiegano-finalmente-perche-il-tuo-lievito-madre-non-ha-mai-lo-stesso-sapore-due-volte" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1752" data-end="2095">I risultati mostrano un dato <strong>costante</strong> per quanto riguarda i lieviti: indipendentemente dalla farina o dal ritmo di alimentazione, il genere <a href="https://air.unimi.it/handle/2434/878951" target="_blank" rel="noopener">Kazachstania</a> è risultato predominante nelle colture mature. Questo conferma quanto già osservato in altri studi sul lievito madre, dove poche specie tendono a stabilizzarsi e a dominare la fermentazione.</p>
<p data-start="2097" data-end="2602">Diverso il quadro per i <strong>batteri lattici</strong>. Qui il tipo di farina ha inciso in modo significativo sulla composizione relativa delle specie presenti. Negli starter alimentati con farina integrale si è osservata una maggiore abbondanza di <em>Companilactobacillus</em>; nella farina per pane è risultata più frequente la presenza di <em>Levilactobacillus</em>; nella farina 00 hanno prevalso <em>Lactiplantibacillus</em> e <em>Furfurilactobacillus</em>. Cosa significa tutto ciò? <strong>Nulla di sorprendente</strong> in realtà, sono semplicemente tutti generi noti per il loro ruolo nella produzione di acidi organici e composti aromatici, quindi cose già risapute e che hanno più peso a livello scientifico che gustativo.</p>
<p data-start="2604" data-end="3034">Lo studio <strong>non ha previsto una valutazione sensoriale</strong> diretta del pane prodotto con questi starter ed è un vero peccato. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che differenti comunità batteriche sono associate a diversi livelli di acidità e a specifici metaboliti aromatici. In termini pratici, ciò significa che cambiando la farina con cui nutrite il lievito madre potete favorire equilibri microbici differenti e, con essi, sfumature gustative diverse.</p>
<p data-start="3036" data-end="3447">Un altro elemento emerso riguarda la <strong>frequenza di rinfresco</strong>. Nel confronto tra alimentazione quotidiana e a giorni alterni <strong>non sono state riscontrate differenze</strong> significative nella composizione finale delle comunità microbiche. In condizioni controllate, almeno nel periodo osservato, la cadenza del rinfresco ha avuto un impatto limitato rispetto alla scelta della farina.</p>
<p data-start="3449" data-end="3876">Va considerato che l’esperimento è stato condotto in ambiente di <strong>laboratorio</strong>, riducendo al minimo le variabili esterne come utensili, mani del panificatore e microbi presenti nell’aria. In un contesto domestico o in una cucina professionale, questi fattori possono <strong>contribuire alla diversità microbica</strong> dello starter. Resta però confermata una tendenza: il modo in cui il lievito madre viene alimentato, modifica il gusto finale del prodotto.</p>
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		<title>Lei cha, il tè che si mangia: che cos&#8217;è la ciotola Hakka</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/lei-cha-te-macinato-hakka-storia-ricetta-benefici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un gesto, ripetuto per secoli, che precede ogni ciotola di lei cha: il movimento circolare del pestello contro le pareti di una ciotola di terracotta. Un suono sordo, ritmico, quasi ipnotico. È da lì che dovete partire per capire questo piatto. Non dalla ricetta, quella siamo buoni tutti a farla ma dal gesto perché [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
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<p data-start="635" data-end="956">C’è un gesto, ripetuto per secoli, che precede ogni ciotola di<strong> lei cha</strong>: il movimento circolare del pestello contro le pareti di una ciotola di terracotta. Un suono sordo, ritmico, quasi ipnotico. È da lì che dovete partire per capire questo piatto. Non dalla ricetta, quella siamo buoni tutti a farla ma dal gesto perché è questa la vera differenza con tutti gli altri cibi.</p>
<p data-start="958" data-end="1309">Il lei cha, letteralmente “<em>tè macinato</em>”, è una preparazione della <strong>cucina Hakka</strong>, lo stile di cucina del popolo indigeno nato nelle province del <strong>Guangdong</strong> e del <strong>Fujian</strong>, mai del tutto arrivato in Occidente. Tecnicamente parlando più che una bevanda lo possiamo catalogare come una <strong>zuppa</strong> anche se non è facile da inserire in un insieme perché è un po&#8217; drink, un po&#8217; zuppa, un po&#8217; bowl stile poke, è tutte queste cose insieme, e soprattutto è una sintesi culturale che racconta una storia lunga almeno duemila anni.</p>
<p data-start="1311" data-end="1590">Se oggi lo vedete servito nei food court di <strong>Singapore</strong> o reinterpretato da chef stellati, è perché questo piatto ha attraversato migrazioni, guerre e adattamenti senza perdere la sua identità. Ed è proprio questa capacità di trasformarsi che lo rende improvvisamente attuale.</p>
<h2 data-section-id="1d9qsd2" data-start="1592" data-end="1632"><span role="text"><strong data-start="1596" data-end="1632">Una cucina nata dalla migrazione</strong></span></h2>
<p data-start="1634" data-end="2061">Per comprendere il lei cha dovete partire dagli Hakka, una comunità spesso definita come “popolo ospite”. Il termine stesso, <em>kejia</em>, racconta una condizione di <strong>sradicamento</strong>. Originari delle pianure centrali della Cina, gli Hakka migrarono verso sud tra il IV e il XIII secolo, spinti da conflitti e carestie. Si stabilirono in territori montuosi, marginali, dove le risorse erano limitate e l’agricoltura richiedeva adattamento. Fanno parte dell&#8217;<strong>etnia han</strong> e la popolazione mondiale attuale si stima intorno agli 80 milioni di individui. Sono stati molto importanti nella storia della Cina perché durante le ondate migratorie si sono spesso reinventati come soldati e hanno contribuito all&#8217;espansione dell&#8217;impero.</p>
<p data-start="1634" data-end="2061"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213760" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/lei-cha-te-macinato-hakka-storia-ricetta-benefici.png" alt="lei-cha-te-macinato-hakka-storia-ricetta-benefici" width="763" height="627" /></p>
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<p><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">È in questo contesto che nasce il lei cha. Non come piatto celebrativo, ma come soluzione. Una preparazione nutriente, modulabile, costruita con <strong>ciò che era disponibile</strong>: erbe spontanee, foglie di tè, legumi, semi, cereali. Ingredienti poveri, trasformati attraverso una tecnica precisa: la macinazione.</span></p>
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<p data-start="2367" data-end="2683">Secondo una leggenda che risale al periodo dei Tre Regni, tra il III secolo d.C., il lei cha sarebbe stato utilizzato come rimedio per curare un esercito colpito da una malattia misteriosa. Che sia vero o no, resta il fatto che questo piatto è sempre stato percepito come <strong>energetico</strong>, ricostituente, quasi medicinale. E ancora oggi conserva questa ambiguità in Cina: è cibo e rimedio, nutrimento e cultura.</p>
<h3 data-section-id="1eu8knk" data-start="5909" data-end="5970"><span role="text"><strong data-start="5913" data-end="5970">Che gusto ha il lei cha</strong></span></h3>
<p data-start="5972" data-end="6268">La prima cosa che vi colpisce di questa ciotola è <strong>l&#8217;odore</strong>: un profumo erbaceo, quasi medicinale, con note amare e fresche, simile al matcha. Poi arriva la <strong>consistenza</strong>: il contrasto tra la croccantezza delle arachidi, la morbidezza del riso, la liquidità della zuppa.</p>
<p data-start="6270" data-end="6484">Non esiste un unico modo corretto di mangiarlo. Potete <strong>mescolare</strong> tutto, creando una massa uniforme, oppure alternare cucchiaiate di riso e sorsi di tè. Potete versare il brodo poco alla volta o inondare la ciotola.</p>
<h2 data-section-id="k368ll" data-start="2767" data-end="2807"><span role="text"><strong data-start="2771" data-end="2807">Il gesto che definisce il piatto</strong></span></h2>
<p data-start="2809" data-end="3055">Il nome stesso, lei cha, merita attenzione. Il carattere 擂 indica l’azione del macinare, mentre 雷 significa “tuono”. Due parole diverse, ma <strong>foneticamente simili.</strong> Da qui nasce l’equivoco che ha trasformato il piatto in <em>“thunder tea”</em>, tè del tuono. In realtà, il suono evocato non è quello del cielo, ma quello del <strong>pestello che batte</strong> nella ciotola. Un suono fisico, concreto, che scandisce la preparazione.</p>
<p data-start="3216" data-end="3522">Tradizionalmente, le foglie di tè vengono lavorate insieme a erbe aromatiche come basilico, menta e coriandolo, a cui si aggiungono semi di sesamo, arachidi e talvolta cereali tostati. Il risultato è una <strong>pasta densa</strong>, verde intenso, che viene poi diluita con acqua calda fino a diventare una sorta di brodo.</p>
<figure id="attachment_213761" aria-describedby="caption-attachment-213761" style="width: 763px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-213761" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/lei-cha-te-macinato-hakka-storiapng.png" alt="lei-cha-te-macinato-hakka-storiapng" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213761" class="wp-caption-text">Foto da Wikipedia</figcaption></figure>
<p data-start="3524" data-end="3762">Non c’è standardizzazione e anche per questo motivo è difficile da trovare all&#8217;estero. Ogni famiglia, ogni comunità, ogni territorio <strong>modifica la ricetta</strong> in base a ciò che ha a disposizione esattamente come facevano 2000 anni fa. È un piatto che vive di variazioni, e proprio per questo conserva una struttura riconoscibile ma mai rigida.</p>
<h3 data-section-id="t50897" data-start="3764" data-end="3818"><span role="text"><strong data-start="3768" data-end="3818">Una ciotola che anticipa le bowl contemporanee</strong></span></h3>
<p data-start="3820" data-end="4120">Il lei cha diffuso nel Sud Est asiatico per noi occidentali è ormai molto familiare perché sembra una poke: c&#8217;è un letto di riso, spesso integrale, su cui vengono disposti ordinatamente verdure a foglia verde, tofu, arachidi, ravanelli fermentati, talvolta pesce essiccato. Accanto, o sopra, la zuppa verde di tè ed erbe.</p>
<p data-start="4171" data-end="4439">È difficile non pensare alle <strong>grain bowl occidentali</strong>, alle insalate complete che popolano le città di tutto il mondo ma il parallelismo è solo estetico (e concettuale dal punto di vista nutritivo). Ogni ingrediente ha un ruolo nutrizionale e gustativo preciso. Le verdure apportano freschezza e micronutrienti, i semi e le arachidi grassi e proteine, il riso energia, la pasta di tè un amaro complesso che tiene insieme il tutto.</p>
<h2 data-section-id="oudctt" data-start="4843" data-end="4897"><span role="text"><strong data-start="4847" data-end="4897">Il lei cha oggi</strong></span></h2>
<p data-start="4899" data-end="5201">Il successo recente del lei cha, soprattutto a <strong>Singapore</strong> e in <strong>Malesia</strong>, si inserisce in una tendenza più ampia. Da un lato, la riscoperta delle cucine diasporiche come strumenti di identità (pensiamo in Italia alla giudaico-romanesca). Dall’altro, la crescente attenzione verso modelli alimentari vegetali, sostenibili, ricchi di fibre e nutrienti.</p>
<p data-start="5203" data-end="5452">Chef come <strong>Pang Kok Keong</strong> hanno riportato il lei cha al centro della scena gastronomica, partendo da una memoria personale e trasformandola in proposta contemporanea.  La tecnica può cambiare, come nel caso dell’uso del <strong>frullatore</strong> al posto del mortaio, ma il principio resta lo stesso: trasformare ingredienti semplici in qualcosa di complesso attraverso il gesto.</p>
<p data-start="5652" data-end="5907">Allo stesso tempo, il piatto si presta a reinterpretazioni e questo è sì un limite ma è anche una risorsa. Versioni a basso contenuto di carboidrati, varianti con ingredienti locali, persino declinazioni liquide in forma di <strong>cocktail</strong>. Segni di una vitalità che non tradisce la tradizione, ma la espande.</p>
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		<title>I cereali antichi sono migliori per la salute?</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/cereali-antichi-salute-quinoa-farro-benefici-studi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 13:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Li troviamo ovunque come panacea di tutti i mali: i cereali antichi sono spesso presentati come alternative più salutari rispetto a quelli moderni ma la letteratura scientifica restituisce un quadro più articolato. Vediamo insieme cosa dice un recente studio citato dalla BBC. Cereali antichi e salute: cosa emerge dagli studi su quinoa e farro Partiamo [&#8230;]</p>
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<p data-start="436" data-end="605">Li troviamo ovunque come panacea di tutti i mali: i cereali antichi sono spesso presentati come alternative più salutari rispetto a quelli moderni ma la letteratura scientifica restituisce un quadro più articolato. Vediamo insieme cosa dice un recente studio citato dalla BBC.</p>
<h2 data-start="0" data-end="88">Cereali antichi e salute: cosa emerge dagli studi su quinoa e farro</h2>
<p data-start="607" data-end="947">Partiamo dal principio: che cosa sono? Con questa espressione si indicano varietà che hanno subito <strong>poche modifiche</strong> nel tempo, come farro, orzo o miglio, insieme a pseudo-cereali come la quinoa. Le colture oggi più diffuse, come frumento e mais, sono invece il risultato di <strong>selezioni</strong> progressive avviate già in <strong>epoca preistorica</strong> per migliorare resa e caratteristiche tecnologiche.</p>
<p data-start="949" data-end="1347">Il primo elemento da considerare riguarda la distinzione tra cereali integrali e raffinati. “Si raccomanda che almeno metà dei cereali consumati siano integrali”, dicono diversi studi in ambito nutrizionale, perché conservano tutte le componenti del chicco. Durante la raffinazione, infatti, vengono eliminate crusca e germe, con una perdita significativa di fibre, vitamine e composti bioattivi.</p>
<p data-start="1349" data-end="1640">Secondo la ricercatrice <strong>Rilla Tammi</strong>, impegnata in epidemiologia nutrizionale, «i cereali vengono raffinati per migliorarne il sapore e le proprietà di panificazione», oltre che per aumentarne la conservabilità. Questo processo, tuttavia, modifica in modo sostanziale il profilo nutrizionale.</p>
<p data-start="1642" data-end="2032">Le evidenze disponibili mostrano che un consumo regolare di cereali integrali è associato a <strong>benefici sulla salute</strong>. Una revisione di studi pubblicata nel 2020 ha rilevato una correlazione tra diete ricche di cereali integrali e una riduzione del rischio di diverse patologie, tra cui tumori dell’apparato digerente. Altri lavori indicano effetti favorevoli su glicemia e pressione arteriosa.</p>
<p data-start="2034" data-end="2348">Questi dati, però, non sono sempre facili da interpretare. «Chi consuma cereali integrali tende ad avere anche molte altre abitudini salutari», osserva <strong>Julie Miller Jones</strong>, docente di alimentazione e nutrizione. In altre parole, è difficile isolare il contributo specifico dei cereali rispetto al resto della dieta.</p>
<p data-start="2034" data-end="2348"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213697" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/cereali-antichi-salute-quinoa-farro-studi-scientifici.png" alt="cereali-antichi-salute-quinoa-farro-studi-scientifici" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2350" data-end="2753">Nel <strong>confronto tra cereali antichi e moderni</strong>, le differenze risultano meno marcate. Alcuni studi hanno evidenziato una riduzione di minerali come ferro, zinco e magnesio nelle varietà moderne rispetto a quelle coltivate in passato. Tuttavia, come si legge nel testo, “ci sono poche prove che l’agricoltura intensiva abbia compromesso in modo significativo il profilo nutrizionale complessivo”.</p>
<p data-start="2755" data-end="3010">Per Miller Jones, «l’enfasi sui cereali antichi è in parte giustificata per chi è <strong>intollerante al glutine</strong>, ma al di là di questo la distinzione conta relativamente poco». Il punto centrale resta il tipo di lavorazione e la dieta complessiva.</p>
<h2 data-start="3012" data-end="3449">Alcune differenze esistono</h2>
<p data-start="3012" data-end="3449">Cereali come miglio e quinoa sono naturalmente privi di glutine, caratteristica rilevante per chi soffre di celiachia o sensibilità specifiche. In uno studio condotto su un piccolo campione, il consumo quotidiano di pane a base di quinoa è stato associato a una <strong>riduzione della glicemia post-prandiale</strong> rispetto al pane bianco raffinato. Si tratta però di risultati limitati, che richiedono ulteriori conferme.</p>
<p data-start="3451" data-end="3797">Un aspetto rilevante riguarda il modo in cui questi cereali vengono consumati. «Spesso i cereali antichi sono mangiati nella loro forma integrale», osserva il nutrizionista <strong>Chris Seal</strong>, «il che significa un maggiore contenuto di fibre, vitamine e minerali rispetto ai prodotti raffinati». Questo elemento può spiegare parte dei benefici osservati.</p>
<p data-start="3799" data-end="4277">La crescente attenzione verso questi prodotti è legata anche a fattori agricoli. Alcune varietà antiche mostrano una maggiore <strong>adattabilità</strong> a condizioni ambientali difficili, come siccità o suoli poveri. «Gli agricoltori stanno valutando quali varietà siano più resistenti ai cambiamenti climatici», sottolinea Seal. In diverse aree del mondo si stanno recuperando colture tradizionali proprio per <strong>diversificare la produzione</strong> e ridurre la dipendenza da poche specie ad alta resa.</p>
<p data-start="4279" data-end="4527">La diversificazione fa bene anche in alimentazione: «Se si consumano diversi tipi di cereali, si assume una gamma più ampia di nutrienti», afferma ancora Miller Jones. La varietà resta quindi il criterio principale.</p>
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		<title>Nodini morbidi al burro e aglio</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/nodini-morbidi-al-burro-e-aglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 10:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Impasti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[daniel humm]]></category>
		<category><![CDATA[impasti]]></category>
		<category><![CDATA[nodini morbidi burro aglio]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Burro aromatizzato all’aglio e Parmigiano Reggiano Dop insaporiscono questi soffici paninetti, ideali da condividere. Ispirata alla ricetta dei più classici panini morbidi di Daniel Humm, del 2017, questa versione prevede una formatura del pane diversa, a nodo, perfetta per raccogliere burro e formaggio. La ricetta dei soffici paninetti Iniziate a preparare i nodini: lavorate insieme [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="5">Burro aromatizzato all’aglio e Parmigiano Reggiano Dop insaporiscono questi <strong>soffici paninetti</strong>, ideali da condividere. Ispirata alla ricetta dei più classici panini morbidi di Daniel Humm, del <strong>2017</strong>, questa versione prevede una formatura del pane diversa, a nodo, perfetta per raccogliere burro e formaggio.</p>
<h2 data-path-to-node="5">La ricetta dei soffici paninetti</h2>
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<p data-path-to-node="22,0,0"><span class="citation-602 citation-603 citation-end-603">Iniziate a preparare i <strong>nodini</strong>: lavorate insieme il latte, l’uovo e il lievito nella ciotola di una planetaria con il gancio per impastare. Aggiungete la farina, lo zucchero e il sale e lavorate a ba</span><span class="citation-602 citation-end-602">ssa velocità fino a formare</span> un impasto compatt<span class="citation-598 citation-599 citation-600 citation-601 citation-end-601">o, circa 1-2 minuti, fermandovi per raschiare i lati della ciotola se necessario. Aggiungete gradualmente il burro ammorbidito, pochi cubetti alla volta, e lasciateli incorporare a ogni aggiunta, impastando a bassa velo</span><span class="citation-598 citation-599 citation-600 citation-end-600">cità, 7-9 minuti in totale. Una volta aggiunto tutto il burro, continuate a lavorare a bassa v</span><span class="citation-598 citation-599 citation-end-599">elocità finché l’impasto non risulta liscio ed elastico, circa 3-4 minuti.</span></p>
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<p data-path-to-node="22,1,0"><span class="citation-597 citation-end-597">Trasferite l’impasto in una ciotola capiente leggerm</span>ente <strong>unta</strong>, coprite con pellicola trasparente e lasciate lievitare finché l’impasto raddoppia, da 1 ora e mezza a 2 ore.</p>
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<p data-path-to-node="22,2,0">Preparate il <strong>burro all’</strong><span class="citation-595 citation-596 citation-end-596"><strong>aglio</strong>: sciogliete il burro in un pentolino a fuoco basso. Aggiungete l’aglio e cuocete, mescolando spesso, fino a quando è dorato, circa 10-12 minuti. Con un colino a maglia fine, filtrate il burro in una ciotola. Tenete da </span><span class="citation-595 citation-end-595">parte, </span>separati, sia l’aglio sia il burro aromatizzato.</p>
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<p data-path-to-node="22,3,0"><strong>Completate</strong> i nodini: trasferite l’impasto su una superficie di lavoro pulita e tagliatelo in circa 30 pezzi da 30 g ciascuno. Con ogni pezzo formate dei cordoncini lunghi circa 20 cm e annodateli delicatamente su se stessi. Intingete i nodini nel burro aromatizzato, lasciando colare l’eccesso; disponeteli in un unico strato in una padella di ghisa da 30 cm o in una teglia da 33 x 23 cm. Aggiungete l’aglio messo da parte al burro aromatizzato rimasto e tenete da parte.</p>
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<p data-path-to-node="22,4,0">Preriscaldate il forno a 190°C. Cospargete i nodini uniformemente con il Parmigiano Reggiano e coprite con pellicola. Lasciate <strong>lievitare</strong> per circa 35-45 minuti, fino a che sono quasi raddoppiati. Rimuovete la pellicola e infornate i nodini fino a doratura e finché un termometro inserito al centro registra 88°C, circa 25-30 minuti.</p>
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<p data-path-to-node="22,5,0">Riscaldate il burro all’aglio tenuto da parte passandolo nel <strong>microonde</strong> a intervalli di 10 secondi, fino a quando è fuso, circa 20-30 secondi. Spennellatelo uniformemente sui nodini caldi. Spolverizzate con Parmigiano Reggiano e prezzemolo. Servite caldi.</p>
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		<title>Milano Design Week: locali e appuntamenti da non perdere</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/milano-design-week-locali-e-appuntamenti-da-non-perdere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Gentili]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 08:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Fuorisalone]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Design Week]]></category>
		<category><![CDATA[Salone del Mobile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 20 al 30 aprile Milano torna a essere un hub internazionale della creatività. Il Salone del Mobile e il FuoriSalone trasformano la città in un ecosistema fatto di contaminazioni tra design, arte, tecnologia e cultura sensoriale: installazioni nei distretti storici – Brera, Tortona, Porta Venezia, 5Vie –, mostre tematiche e progetti speciali, per oltre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 20 al 30 aprile<strong> Milano</strong> torna a essere un hub internazionale della creatività. Il <strong>Salone del Mobile</strong> e il FuoriSalone trasformano la città in un ecosistema fatto di contaminazioni tra design, arte, tecnologia e cultura sensoriale: installazioni nei distretti storici – Brera, Tortona, Porta Venezia, 5Vie –, mostre tematiche e progetti speciali, per oltre 1.850 appuntamenti disseminati in 19 quartieri. Il tema di questa edizione – <strong><em>Essere Progetto</em></strong> – interpreta il design come materia in divenire, capace di ridefinire le relazioni tra persone, oggetti e ambiente. Dal prodotto all’esperienza, dalla forma indipendente al mondo come rete.</p>
<p>In un’epoca segnata dalla smaterializzazione degli spazi, dalle esperienze virtuali e dalla produzione accelerata, l’attenzione torna alla <strong>materia</strong> e alle sue trasformazioni nel tempo. Milano vive una delle sue settimane più caotiche, ma allo stesso tempo invita a rallentare: fermarsi davanti ai materiali, testare le superfici, osservare i processi all’origine della <strong>complessità</strong> degli oggetti. Un ritorno a una dimensione artigianale e più consapevole, quella che definisce la qualità e distingue il Made in Italy.</p>
<p>In questo contesto, anche la <strong>tavola</strong> può diventare progetto. Ingredienti, tecniche e texture funzionano come un linguaggio visivo capace di raccontare idee, origini e lavorazioni. Il <strong>cibo</strong> è materia, e insieme un archivio di simboli: conserva memoria e, allo stesso tempo, accoglie evoluzione e visioni contemporanee. Già in questi giorni la città pullula di nuove aperture, menu primaverili, mostre diffuse e collaborazioni che mettono in relazione cucina e <strong>design.</strong></p>
<p>Qui una selezione degli <strong>indirizzi</strong> e degli appuntamenti da segnare.</p>
<h2>Pepe – Barra Italiana: il nuovo ristorante disegnato dal team di Architettura di Fendi</h2>
<figure id="attachment_213606" aria-describedby="caption-attachment-213606" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213606" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/PEPE_12.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213606" class="wp-caption-text">Pepe &#8211; Barra Italiana</figcaption></figure>
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<p>Al quarto piano di Palazzo Lancia ha aperto<strong> Pepe – Barra Italiana</strong>, il <a href="https://www.foodandwineitalia.com/luca-fantin-milano-pepe-barra-italiana-langosteria/">nuovo progetto del Gruppo Langosteria dedicato alla cucina italiana</a>: un’idea di Enrico Buonocore, sviluppata sotto la guida del cuoco <strong>Luca Fantin</strong>. Tre banconi in noce massello che accolgono 36 ospiti attorno a una cucina a vista, con altre sedute distribuite tra contro‑barre e bar. Il team di Architettura di<strong> Fendi</strong> firma un ambiente caldo e materico, costruito con terracotta, marmi Alicante e cappe sospese color rosso mattone. Una palette che richiama la manualità e la densità dei materiali. Tra i piatti, sono imperdibili le <strong>Tagliatelle Giallo a Milano</strong>.</p>
<h2>Five Rooftop è il place to be a due passi dal Porta Venezia Design District</h2>
<figure id="attachment_213608" aria-describedby="caption-attachment-213608" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213608" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Five_IMG_6622.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213608" class="wp-caption-text">Un piatto del Five Rooftop</figcaption></figure>
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<p>All’<a href="https://www.calimalamilano.com/it">Hotel Calimala</a>, il nuovo <strong>Five Rooftop</strong> è un salotto urbano con vista sullo skyline di Porta Venezia. Uno spazio luminoso, modulabile, che segue il ritmo della giornata: colazione, light lunch, aperitivo, cena e dopocena. L’atmosfera è informale e contemporanea, con un tocco <em>cozy</em> che invita a restare più del previsto. La cucina nasce per essere condivisa: insalate per una pausa veloce, piatti più strutturati al tramonto, comfort food come tagliatelle e <strong>risotto</strong> che giocano con la tradizione. Da aprile, il progetto si estende al sesto piano con una terrazza sociale dotata di piscina panoramica.</p>
<h2>Famiglia Rana e Marras: cucina d’autore nel mondo di NonostanteMarras</h2>
<figure id="attachment_213609" aria-describedby="caption-attachment-213609" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213609" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/FamigliaRana_IMG_6703.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213609" class="wp-caption-text">Famiglia Rana per NonostanteMarras</figcaption></figure>
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<p>Ad aprile torna il <strong>Temporary Bistrot &amp; Restaurant</strong> di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/il-ristorante-della-famiglia-rana-ha-un-nuovo-chef-spoiler-e-sempre-campano/">Famiglia Rana</a> negli spazi di NonostanteMarras. Il cuoco <strong>Francesco Sodano</strong>, due stelle Michelin, firma un percorso che unisce cucina, moda e design in un ambiente che cambia a ogni ora. Il cortile fiorito accoglie colazioni e pranzi à la carte o degustazione, con cocktail ispirati alla Sardegna e ai Caraibi per l’aperitivo. La sera, la sala interna allestita dallo stilista algherese <strong>Antonio Marras</strong> diventa il palco dove Sodano interpreta sapori e memorie sarde attraverso una cucina contemporanea. Novità di quest’anno: un <strong>brunch</strong> internazionale che arricchisce l’offerta domenicale del Temporary.</p>
<h2>Bloody Tuesday con Rita Cocktails e Dry Milano</h2>
<figure id="attachment_213610" aria-describedby="caption-attachment-213610" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213610" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Graziella_Rita.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213610" class="wp-caption-text">Il drink Graziella</figcaption></figure>
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<p>Già dallo scorso anno <strong>Rita Cocktails</strong> – indirizzo imperdibile per gli amanti della mixology – propone con la sua <a href="https://www.foodandwineitalia.com/rita-cocktails-nuova-drink-list-design-italiano/">drink list</a> un omaggio alla Milano del secondo Novecento: gli anni del boom economico, dei cantieri aperti, delle prime periferie, del Pirellone di Ponti e della Torre Velasca. Una città che cambia pelle mentre artisti come Fontana, Manzoni e Munari ridefiniscono linguaggi e forme. Da questo archivio visivo nasce la <strong>Rita Design Collection</strong>, una serie di cocktail che dialogano con icone del design italiano. Martedì 21 aprile prosegue anche l’appuntamento con il <strong>Bloody Tuesday,</strong> che per questa edizione ospita <strong>Dry Milano</strong> con la pizza fritta di Lorenzo Sirabella, abbinata a un menu speciale di <strong>Bloody Mary</strong> firmato dal Rita. Miscelazione, pizza e musica si incontrano sul Naviglio Grande, in un format che unisce convivialità e ricerca.</p>
<h2>Da Pastamadre in Porta Romana la primavera è servita</h2>
<figure id="attachment_213611" aria-describedby="caption-attachment-213611" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213611" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Pasta-madre_IMG_6912.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213611" class="wp-caption-text">L&#8217;interno di Pastamadre</figcaption></figure>
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<p><a href="https://www.pastamadremilano.it/"><strong>Pastamadre</strong></a> continua a essere un punto fermo della cucina mediterranea a Milano. <strong>Francesco Costanzo</strong> porta avanti una visione che unisce stagionalità, territorio e un approccio anti‑spreco basato sull’uso mirato e circolare della materia. Gli interni raccontano la stessa filosofia: panche e bancone realizzati con casse per opere d’arte, tubi industriali trasformati in rivestimento del soffitto. Il menu dà voce a piccoli produttori e artigiani. In primavera arrivano piatti come<strong> Uovo con capra e agretti</strong>, Asparagi e lardo, Carciofo con liquirizia e pastinaca. Tra i primi: Pasta piselli e pecorino, Spaghetti con aglio orsino, Fettuccine con salsiccia e fave.</p>
<h2>Eataly Milano Smeraldo ospita il progetto artistico di Giotto Calendoli</h2>
<figure id="attachment_213612" aria-describedby="caption-attachment-213612" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213612" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Render-Entrance-Eataly-Milano-Smeraldo.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213612" class="wp-caption-text">Eataly Milano Smeraldo</figcaption></figure>
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<p>Dal 20 aprile <a href="https://www.eataly.net/it_it/negozi/milano-smeraldo">Eataly Milano Smeraldo</a> ospita <strong>CASA,</strong> il nuovo progetto artistico di Giotto Calendoli realizzato per INTERNI Materiae. Eataly mette a disposizione la sua materia prima – cibo, cultura gastronomica, storie di contadini e artigiani – e <strong>Giotto</strong> trasforma lo spazio in un ambiente domestico fatto di ricordi, gesti e ritualità condivise. L’allestimento si sviluppa negli spazi del punto vendita e sulla facciata, interpretando il tema del FuoriSalone 2026. Gli<strong> spaghetti Eataly</strong> diventano un oggetto di design in edizione limitata: un contenitore di storie ed emozioni tra cucina e progetto.</p>
<h2>Ditta Artigianale lancia il Menu Spring e il Brunch del Design</h2>
<figure id="attachment_213613" aria-describedby="caption-attachment-213613" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213613" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Ditta-Artigianale_Coconut-Mont-Blanc.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213613" class="wp-caption-text">Coconut Mont Blanc</figcaption></figure>
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<p>La torrefazione fiorentina <a href="https://www.foodandwineitalia.com/a-firenze-ditta-artigianale-si-fa-in-quattro-apre-riva-darno/">Ditta Artigianale</a> inaugura il menu primavera dell’indirizzo milanese: una proposta fresca, botanica, pensata per la stagione e per la community internazionale del FuoriSalone. La Seitan Spring Bowl unisce riso nero, seitan, hummus e asparagi; la <strong>Tamagoyaki Omelette</strong> guarda al Giappone con un’omelette soffice servita con asparagi e pan brioche. Accanto ai piatti, una proposta di caffetteria che lavora con tostature ricercate e signature drink: dal Dubai Choc Cafè con pistacchio e pasta kataifi al <strong>Coconut Mont Blanc</strong> con chia, cold brew e cocco, fino allo Strawberry Matcha Latte stagionale.</p>
<h2>ME Milan Il Duca presenta Room for Dreams con designboom</h2>
<figure id="attachment_213614" aria-describedby="caption-attachment-213614" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213614" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/ME_8.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213614" class="wp-caption-text">Il rooftop del ME Milan Il Duca</figcaption></figure>
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<p><a href="https://www1.melia.com/it/hotels/italia/milano/me-milan-il-duca,">ME Milan Il Duca</a>, cinque stelle del gruppo Melià, inaugura<strong> Room for Dreams</strong>, la prima esperienza fisica firmata da designboom. Fino al 26 aprile, gli spazi dell’hotel disegnato da <strong>Aldo Rossi</strong> si trasformano in un ambiente che unisce installazioni, cinema, talk e momenti di socialità. La lobby diventa un luogo di incontro dove designer e ospiti dialogano attraverso interviste e workshop. Qui l’Accademia del Caffè Espresso presenta <strong>Coffee PortrAIts</strong>, un format che mette in relazione tecnologia e artigianato, con torrefattori che ogni giorno servono micro‑degustazioni su un carretto mobile.</p>
<h2>The Swedish Home by Electrolux: colazioni nordiche e tempo ritrovato</h2>
<p>Dal 21 aprile, Electrolux apre <strong><a href="https://www.electrolux.it/promotions/design-week/">The Swedish Home</a></strong> in Porta Venezia: uno spazio che richiama la quiete delle foreste svedesi. Un cortile rigoglioso introduce ambienti progettati all’insegna della semplicità e della <strong>flessibilità domestica</strong>, dove tecnologia e natura convivono. La giornata inizia con sessioni di yoga, pilates e meditazione sonora, seguite dalla tradizionale colazione nordica. Nell’Auditorium si alternano design talk dedicati al vivere contemporaneo, mentre<strong> cooking class</strong> e laboratori sensoriali esplorano il cibo come strumento di benessere e condivisione. Non mancano workshop e momenti dedicati alla <strong>pizza</strong>, pensati per unire culture e ritualità diverse.</p>
<h2>Ottod’Ame firma il takeover de “L’Altro” Tramezzino</h2>
<figure id="attachment_213615" aria-describedby="caption-attachment-213615" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213615" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/LAltro_IMG_6909.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213615" class="wp-caption-text">L&#8217;Altro Tramezzino</figcaption></figure>
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<p>Ottod’Ame presenta<strong> Bloom Club</strong>, un takeover che trasforma <a href="https://www.foodandwineitalia.com/tramezzino-questione-di-strato/">“L’Altro”</a> in un set immersivo dove moda, design e tramezzini veneziani si incontrano. Lo spazio di via Mantova si reinventa attraverso l’estetica del brand fiorentino d’abbigliamento: <strong>suggestioni floreali</strong> e un immaginario poetico che ridisegna l’ambiente. A completare il progetto, la collaborazione con<strong> Sabato Amsterdam</strong>, studio olandese noto per i suoi allestimenti food di design. In occasione dell’opening del 20 aprile, sarà presentato un menu speciale: una proposta che riflette l’incontro tra estetiche e culture diverse, trasformando il <strong>tramezzino</strong> in un piccolo oggetto di design.</p>
<h2>Momenteeria e Irene Tolomei puntano su un aperitivo a quattro mani</h2>
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<figure id="attachment_213616" aria-describedby="caption-attachment-213616" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213616" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Momenteeria_Irene-Tolomei.png" alt="Milano Design Week" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213616" class="wp-caption-text">L&#8217;Alzatina di Momenteeria e Irene Tolomei</figcaption></figure>
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<p><strong><a href="https://www.momenteeria.it/?v=0d149b90e739">Momenteeria</a> </strong>– nuova sala da tè contemporanea in Sant’Ambrogio – e <strong>Irene Tolomei</strong>, Pastry Chef del ristorante stellato Aroma affacciato sul Colosseo, firmano un aperitivo che mette in dialogo Milano e Roma attraverso un’<strong>alzatina d’autore</strong>. Una collaborazione che interpreta il design come incontro tra linguaggi: geometrie milanesi, memoria romana, tecniche di pasticceria e cucina che si intrecciano in una selezione di creazioni dolci e salate. Momenteeria presenta <strong>dolci</strong> che richiamano tecnica e architettura – come la mini-mono al matcha e lampone – mentre Tolomei porta una lettura materica e profondamente romana con <strong>mignon carbonara</strong>, bignè e maritozzino alla vaccinara. Ad accompagnare l’esperienza, cocktail a base di tè pregiati firmati dalla tea tender <strong>Monica Angeli,</strong> studiati in abbinamento.</p>
<h2>Luceferma: fermarsi per muoversi</h2>
<p>Apre ufficialmente <a href="https://www.instagram.com/luceferma.milano/"><strong>Luceferma</strong></a>, un Mediterranean Bar dove mangiare e conversare dall’alba al tramonto. Tradizioni mediterranee e materie prime diventano il punto di partenza per un racconto contemporaneo, radicato nella relazione con il quartiere. La direzione progettuale è <strong>affidata a PLUStudio</strong>, che traduce l’identità del luogo in un ambiente materico permeato dalla luce, con un <strong>bancone</strong> scultoreo rivestito di ceramiche e superfici in pietra lavica rossa. La proposta gastronomica nasce insieme alla cuoca e consulente <strong>Bianca Celano</strong>, con un approccio che unisce artigianato e ricerca. Il primo capitolo espositivo, <strong><em>Fermarsi per Muoversi,</em></strong> visitabile fino a dicembre 2026, inaugura una programmazione ciclica che apre lo spazio a una nuova generazione di artisti.</p>
<h2>Identità Golose Milano accoglie l’installazione di Fish Design by Gaetano Pesce</h2>
<p>L’<a href="https://www.identitagolosemilano.it/">Hub di Identità Golose Milano</a> ospita <em>At the End of the Rainbow</em>, una speciale installazione di <strong>Fish Design by Gaetano Pesce</strong> prodotta da Corsi Design. Nella Sala Ovale prende forma un progetto che racconta il colore come spazio di libertà, scoperta e<strong> identità</strong>: i celebri vasi in resina morbida, con le loro sfumature irregolari e geometrie, ricreano un arcobaleno che attraversa l’ambiente trasformandolo in un percorso visivo e sensoriale. L’inaugurazione è prevista per il 21 aprile dalle 19 alle 21, con un <strong>aperitivo</strong> aperto al pubblico negli spazi di via Romagnosi 3.</p>
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		<title>Il nuovo Quid dell’alta ristorazione romana a Palazzo Marignoli</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/il-nuovo-quid-dellalta-ristorazione-romana-a-palazzo-marignoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Martina Di Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 15:51:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[Allianz Italia]]></category>
		<category><![CDATA[enrico bartolini]]></category>
		<category><![CDATA[juan camilo quintero]]></category>
		<category><![CDATA[QUID – Unique Italian Dining]]></category>
		<category><![CDATA[Travel + Leisure]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una nuova coordinata geografica nel radar del fine dining capitolino, ed è situata esattamente tra il cielo di piazza San Silvestro e la storia di Palazzo Marignoli. Sì, proprio quello che ospita l&#8217;Apple Store in via del Corso. Il prossimo 5 maggio aprirà ufficialmente QUID – Unique Italian Dining, il progetto gastronomico firmato da Allianz [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">C’è una nuova coordinata geografica nel radar del fine dining capitolino, ed è situata esattamente tra il cielo di piazza San Silvestro e la storia di <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="151">Palazzo Marignoli</b>. Sì, proprio quello che ospita l&#8217;Apple Store in via del Corso. Il prossimo <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="182">5 maggio</b> aprirà ufficialmente <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="212">QUID – Unique Italian Dining</b>, il progetto gastronomico firmato da <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="334">Allianz Italia</b> in collaborazione con il &#8220;re Mida&#8221; della cucina italiana, <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="407">Enrico Bartolini</b>. «Il panorama gastronomico romano sta attraversando una fase di forte evoluzione, e questo crea un contesto particolarmente favorevole per un progetto come QUID – Unique Italian Dining – afferma lo chef più stellato d&#8217;Italia –. Il nostro percorso è guidato da un linguaggio contemporaneo che interpreta gli ingredienti con rispetto, ne riconosce la ricchezza espressiva e li trasforma in emozione attraverso la cucina».</p>
<h2 data-path-to-node="4">Una terrazza da sogno e una Galleria Verticale</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213749" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-rooftop-di-QUID-–-Unique-Italian-Dining.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="5">Non chiamatelo semplicemente <strong>rooftop</strong>. Lo spazio, riqualificato dall&#8217;architetto Riccardo Bichara e con il design d’interni curato da Stefano Guidotti, è un dialogo sofisticato tra travertino, ottone e marmo. Se i 480 metri quadrati interni offrono un&#8217;intimità esclusiva (54 coperti), è la <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="276">terrazza panoramica di 1.500 metri quadrati</b> a mozzare il fiato: un palcoscenico che abbraccia Roma, pensato per accogliere fino a 150 persone tra lounge, bar e arte.</p>
<p data-path-to-node="6">Sì, perché l’esperienza inizia prima di sedersi a tavola. Allianz ha infatti trasformato i sei piani del palazzo in una <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="112">&#8220;Galleria Verticale&#8221;</b>, un percorso museale che gli ospiti possono attraversare, ammirando le <strong>opere della collezione</strong> del Gruppo, in una sorta di ascesa verso il gusto.</p>
<h2 data-path-to-node="7">La visione di Juan Camilo Quintero</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213751" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/Juan-Camilo-Quintero-.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
<p data-path-to-node="8">In cucina troviamo <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="19">Juan Camilo Quintero</b>, lo chef colombiano, già stella Michelin al Poggio Rosso in Toscana, che porta a Roma una cucina di &#8220;sottrazione consapevole&#8221;. «In una città di storia stratificata e tradizione profonda come Roma, immagino un percorso che nasce dal dialogo tra appartenenza e distanza, dove uno sguardo esterno, libero e curioso, si traduce in una libertà interpretativa consapevole e misurata. Siamo in una delle capitali storiche della civiltà, da sempre luogo di incontro e scambio tra culture: il contesto ideale in cui una cucina personale può svilupparsi in modo naturale, aperto e autentico», afferma il colombiano definendo con queste parole l&#8217;anima del ristorante.</p>
<p data-path-to-node="8">Il menu è un racconto dinamico diviso in tre atti (contrassegnati da numeri romani), dove le radici sudamericane di Quintero si intrecciano con la tecnica cosmopolita. Niente schemi fissi: si può scegliere un percorso <i data-path-to-node="8" data-index-in-node="381">signature</i>, uno stagionale o comporre liberamente la propria esperienza. I formaggi dimenticano il carrello per diventare preparazioni inedite, mentre la carta asseconda le stagioni: il pesce si prende la scena in estate, mentre le carni diventano protagoniste in autunno. Ma è nella <strong>gricia</strong> che la tradizione romana trova il suo apice: un’esecuzione impreziosita dalle note profonde del tartufo nero.</p>
<p data-path-to-node="11">Il progetto segna il consolidamento di un sodalizio vincente. Come sottolinea <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="78">Maurizio Devescovi</b>, direttore generale di Allianz S.p.A.: «Con QUID – Unique Italian Dining Allianz inaugura a Roma un nuovo progetto di ospitalità e alta ristorazione in partnership con Enrico Bartolini, già al nostro fianco da anni e con successo nella ristorazione del nostro Borgo San Felice Resort in Toscana. Siamo convinti che gli ospiti che sceglieranno di vivere un’esperienza al QUID – Unique Italian Dining porteranno con sé non solo il ricordo di una cucina sorprendente, grazie al talento di Juan Camilo Quintero, ma anche del bellissimo rooftop affacciato sul centro storico di Roma e dell’immersione nell’arte visitando la nuova Galleria Verticale che Allianz ha realizzato a Palazzo Marignoli».</p>
<p data-path-to-node="11">Roma si prepara dunque ad accogliere un indirizzo che promette di andare &#8220;oltre il mainstream&#8221;, unendo il rigore della tecnica stellata alla bellezza disarmante di un tramonto sui tetti del centro.</p>
<p data-path-to-node="11"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213750" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/QUID-–-Unique-Italian-Dining.png" alt="" width="763" height="627" /></p>
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		<title>A Roma uno chef giapponese apre un locale tutto dedicato al katsusando</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/sando-ie-koji-roma-katsusando-prati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 14:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[katsusando]]></category>
		<category><![CDATA[nuove aperture]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[sando]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Roma apre un locale interamente dedicato al katsusando, l&#8217;iconico sandwich giapponese composto da una cotoletta di carne fritta inserita tra due fette di shokupan. Si trova in via Andrea Doria, nel quartiere Prati, ed è il nuovo progetto dello chef Koji Nakai, attivo da anni nella capitale con diversi format legati alla cucina giapponese [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-69d63dae-7f08-8330-aec4-39623c88f890-11" data-testid="conversation-turn-30" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="412" data-end="687">A Roma apre un locale interamente dedicato al <strong>katsusando</strong>, l&#8217;iconico sandwich giapponese composto da una cotoletta di carne fritta inserita tra due fette di <a href="https://www.foodandwineitalia.com/shokupan-pane-latte-giapponese-origini-differenze-pancarre/" target="_blank" rel="noopener">shokupan</a>. Si trova in via Andrea Doria, nel quartiere Prati, ed è il nuovo progetto dello chef <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Koji Nakai</span></span></strong>, attivo da anni nella capitale con diversi format legati alla cucina giapponese (come <a href="https://www.foodandwineitalia.com/a-roma-apre-ie-koji-la-cucina-giapponese-della-nonna/" target="_blank" rel="noopener">Le Koji</a>, e <a href="https://www.foodandwineitalia.com/kiwami-la-sala-segreta-con-chefs-table-del-ristorante-nakai-a-roma/" target="_blank" rel="noopener">Nakai</a>).</p>
<p data-start="689" data-end="1027">Il locale si chiama <strong>Sando Ie Koji</strong> ed è pensato come uno spazio compatto, con una prevalenza di servizio da asporto e consumo rapido: un ristorante da street food in piena regola. L’impostazione è essenziale, con pochi coperti interni e un dehors più ampio. Aperto quasi tutto il giorno, dalla tarda mattinata alla sera, in linea con il trend del cibo da strada degli ultimi tempi <a href="https://www.foodandwineitalia.com/paninerie-influencer-content-creator-fast-food-business/" target="_blank" rel="noopener">trascinato dagli influencer</a>, non a caso anche questo è un format che fa parte dell&#8217;universo dei panini.</p>
<h2 data-start="689" data-end="1027">Il katsusando al centro del progetto</h2>
<p data-start="1029" data-end="1509">Il progetto ruota attorno al <a href="https://www.foodandwineitalia.com/la-ricetta-del-katsusando-classico-della-katsusanderia/" target="_blank" rel="noopener">katsusando</a>, uno dei prodotti più riconoscibili e di moda dello street food giapponese anche in Italia, non a caso <a href="https://www.foodandwineitalia.com/panino-dautore-katsusanderia/" target="_blank" rel="noopener">abbiamo premiato</a> proprio un locale che ha questo panino come tema quest&#8217;anno. Si tratta di un sandwich preparato con pane in cassetta e cotoletta, in questo caso realizzato attraverso un lavoro di filiera controllata. Il pane viene prodotto dal <strong>Panificio Marè</strong> di Prati, selezionato per avvicinarsi alle caratteristiche dello shokupan giapponese, mentre le carni sono lavorate in un laboratorio dedicato sviluppato in collaborazione con il Gruppo Galli.</p>
<p data-start="1029" data-end="1509"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213701" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/sando-ie-koji-roma-katsusando-prati.png" alt="sando-ie-koji-roma-katsusando-prati" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1511" data-end="1982">L’offerta si articola su alcune varianti principali. Accanto alla versione <strong>classica</strong> con cotoletta di maiale, sono previste alternative con pollo allevato a crescita naturale, una proposta <strong>vegetariana</strong> legata alla stagionalità delle verdure e una preparazione con manzo saltato e salsa di soia. Tra le opzioni disponibili compare anche un <strong>katsusando con carne di Wagyu</strong>, inserito come proposta di fascia più alta all’interno di un menu che mantiene un’impostazione semplice.</p>
<p data-start="1984" data-end="2270">Il progetto non si limita ai sandwich. Sono presenti anche <strong>bento box</strong> con riso, verdure e proteine, oltre a contorni e snack ispirati alla tradizione giapponese, tra cui <strong>patatine</strong> condite con ingredienti asiatici come yuzu, miso o alga nori. Anche per le bevande si guarda al Sol Levante.</p>
<p data-start="2272" data-end="2710">Sando Ie Koji rappresenta un ulteriore passaggio nel percorso imprenditoriale di Nakai a Roma. Negli ultimi anni lo chef ha sviluppato diversi locali con l’obiettivo di proporre una <strong>lettura accessibile</strong> della cucina giapponese, mantenendo una connessione con le tecniche e i prodotti originali. In questo caso, la scelta è quella di concentrarsi su un singolo prodotto, riducendo l’offerta e lavorando sulla standardizzazione del processo.</p>
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		<title>Ode al pomodoro</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/ode-al-pomodoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 13:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef]]></category>
		<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Giammarco Angelilli]]></category>
		<category><![CDATA[Lucera]]></category>
		<category><![CDATA[Paglione]]></category>
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		<category><![CDATA[puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da crocevia della transumanza a zona a forte vocazione agricola, in cui spesso i piccoli orti a conduzione familiare hanno ceduto il passo alle coltivazioni intensive a uso dell’industria conserviera: la Capitanata – o Daunia, vale a dire il territorio della Puglia settentrionale in provincia di Foggia tra Gargano e Tavoliere, che in passato ebbe [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da crocevia della transumanza a zona a forte vocazione agricola, in cui spesso i piccoli orti a conduzione familiare hanno ceduto il passo alle coltivazioni intensive a uso dell’industria conserviera: la <strong>Capitanata</strong> – o Daunia, vale a dire il territorio della Puglia settentrionale in provincia di Foggia tra Gargano e Tavoliere, che in passato ebbe il suo centro principale a<strong> Lucera</strong> – è in particolare uno dei poli italiani principali della coltivazione del <a href="https://www.foodandwineitalia.com/pomodoro-resistente-virus-tobrfv/"><strong>pomodoro</strong></a>, con una produzione annua di oltre 10 milioni di quintali.</p>
<h2>Paglione, tutte le sfumature dei pomi d’oro</h2>
<figure id="attachment_213213" aria-describedby="caption-attachment-213213" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213213" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/1-11.png" alt="Pomodoro Paglione" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213213" class="wp-caption-text">Pomodorini pugliesi di Paglione</figcaption></figure>
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<p>Se sole e suolo garantiscono maturazioni e gusto anche su larga scala, restano diversi <strong>artigiani</strong> a coltivare e trasformare varietà locali da serbo che regalano una tavolozza decisamente più sfaccettata non solo di colori, dal giallo al rosso, ma anche di sapori e consistenze, dolcezze e acidità.</p>
<p>Un esempio da manuale è <strong>Paglione</strong>, l’azienda biologica fondata nel 1994 da Beniamino Faccilongo (scomparso prematuramente nel 2023) e Maria Costanza Albano unendo la sapienza contadina delle rispettive famiglie a un approccio attento alla terra e alla salubrità dei prodotti – non solo pomodori ma anche <strong>olio extravergine</strong> e olive da mensa, vino e sughi pronti –, e avviando un laboratorio di trasformazione per garantire la qualità grazie alla filiera corta.</p>
<p>Così, la gamma di pomodori di Paglione – oggi guidata da <strong>Nicola Faccilongo</strong> – va dai piccoli e corposi <strong>pomodorini pugliesi</strong> dall’acidità ben calibrata, perfetti per sughi veloci, ai <strong>prunill</strong>, varietà autoctona coltivata in aridocoltura dal gusto intenso ma fresco, fino alla dolcezza e alla polpa carnosa dei versatili pomodori Roma, ecotipo variante del San Marzano che qui trova condizioni ideali. Tutti ingredienti eccellenti tanto per i cuochi domestici che chef e pizzaioli.</p>
<h2>Giammarco Angelilli e Modigliani Osteria Contemporanea</h2>
<figure id="attachment_213215" aria-describedby="caption-attachment-213215" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213215" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/9-1.png" alt="Modigliani Osteria Contemporanea" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213215" class="wp-caption-text">Pannacotta al basilico, mousse di bufala e sorbetto di pomodorini, dessert nato dalla collaborazione tra Angellilli, Paglione e la gelateria Priezza</figcaption></figure>
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<p>Tra coloro che, nell’area del Tavoliere, si sono più dedicati a interpretare in cucina tutte le potenzialità dei pomodori locali c’è lo chef <strong>Giammarco Angelilli</strong>, che dallo scorso anno è tornato a Lucera – dopo numerose esperienze in giro per il mondo e la fortunata parentesi londinese a capo del suo ristorante <a href="https://modiosteria.it/"><strong>Osteria Modigliani</strong></a> – per portare in città la sua idea di cucina che mixa territorio e tradizione con tecniche francesi e contaminazioni culinarie, all’insegna della libertà espressiva.</p>
<p>Battezzata anche in questo caso in omaggio al grande pittore, la sua “osteria contemporanea” lucerina trova spazio in un bel locale del centro storico, a due passi dalla<strong> cattedrale</strong>, che in passato ha ospitato antiche cantine e in cui sui muri a volta in mattoncini spiccano le riproduzioni dei famosi ritratti di “Modì”.</p>
<p>Nel menu, trovano spazio senza dogmi molti prodotti locali, dalle carni e i formaggi agli ortaggi e, appunto,<strong> i pomodori</strong>. «Ne ho un grande rispetto: dietro a ogni pomodoro c’è il lavoro di un contadino, ci sono tempo, lavoro, giornate di pioggia o di sole. Se lo prendi e lo tagli senza pensarci, uno vale l’altro. Ma se lo assaggi, ci ragioni, capisci come usarlo, nascono emozioni, e ricordi».</p>
<h2>L’omaggio al pomodoro, con il pranzo della domenica (e oltre)</h2>
<p>Proprio con Paglione e con Nicola Faccilongo, Angelilli – che con gli appuntamenti <em>Modigliani&amp;Friends</em> fa spesso rete anche con produttori, chef, pizzaioli e artigiani della zona – ha organizzato a inizio marzo un “<strong>pranzo della domenica</strong>”: un omaggio ai riti conviviali e ai tempi lenti, alla condivisione di piatti e storie e, naturalmente, al pomodoro, di cui lo chef ha alternato (o sapientemente mescolato) gusti e consistenze e lavorazioni, esaltandolo con preparazioni non invadenti.</p>
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<figure id="attachment_213210" aria-describedby="caption-attachment-213210" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213210" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/5-8.png" alt="Paglione pomodoro" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213210" class="wp-caption-text">Il Bloody Mary proposto da Giammarco Angelilli</figcaption></figure>
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<p>Dal buonissimo paté di pomodori secchi e aromi mediterranei – olio, aglio, basilico e Parmigiano Reggiano – da spalmare sulla focaccia, accompagnato da un <strong>Bloody Mary</strong> di passata di pomodoro prunill che ricorda i sapori dell’acquasale estiva (versione pugliese della panzanella), fino al dessert: pannacotta al basilico, mousse di bufala e <strong>sorbetto di pomodorini di Priezza</strong>, gelateria e pasticceria lucerina di Marco Barbaro. Un tentativo riuscito di riassumere sapori e profumi dell’insalata caprese senza cedere né a dolcezze estreme né a note squilibrate.</p>
<p>Nel mezzo, piatti – creati ad hoc, ma di cui molti entreranno in menu – in cui la tecnica è al servizio di <strong>gusti immediati</strong> e riconoscibili, quasi nascosta per permettere a tutti di goderne, di rintracciare memorie gustative e affettive, di creare connessioni, lasciando che fosse soprattutto il pomodoro a “parlare” in ogni piatto.</p>
<h2>A ogni piatto il suo pomodoro (o più di uno): una lezione da replicare anche a casa</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-213209" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/4-7.png" alt="pomodoro" width="763" height="627" /></p>
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<p>Le<strong> spaccatelle</strong> – il pomodoro in pezzi tipico della tradizione del Sud, tagliato longitudinalmente e messo in conserva in vasetto con acqua, sale e basilico –, unite alla carnosità e al gusto intenso della versione<strong> semi dry</strong> (tagliato in due ma cosparso di sale, fatto asciugare al sole e conservato in olio extravergine, nella foto di apertura), sono diventate una <strong>tartare</strong> ricca e fresca insieme, completata da mousse di caprino, crumble di tarallo lucerino, pomodorini confit e pomodorini gialli arrosto, in una inedita sinfonia di sapori prettamente locali.</p>
<figure id="attachment_213211" aria-describedby="caption-attachment-213211" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213211" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/6-4.png" alt="Modigliani Osteria Contemporanea" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213211" class="wp-caption-text">Ragù di polpo</figcaption></figure>
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<p>Per il <strong>ragù di polpo al Caporale</strong> – il deciso e schietto Cacc’e Mitte di Paglione, vino rosso intenso ma fresco della tradizione di Lucera ottenuto dalla sosta veloce del mosto nelle vasche di fermentazione, che serviva a far posto ad altre lavorazioni – Angelilli ha preparato un classico “ragù di mare” concentrato e gustoso aggiungendo, dopo il vino, anche la vellutata Passata Contadina, che unisce polpa e crema, fino a cottura finale.</p>
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<figure id="attachment_213212" aria-describedby="caption-attachment-213212" style="width: 763px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-213212" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/03/7-4.png" alt="Modigliani Osteria Contemporanea" width="763" height="627" /><figcaption id="caption-attachment-213212" class="wp-caption-text">Paccheri ai tre pomodori</figcaption></figure>
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<p>Frutto di un mix di varietà e tipologie è anche il delizioso sugo dei <strong>paccheri ai tre pomodori</strong> (tre salse a base di pelato giallo, passata di prunill e pomodorini pugliesi, poi unite insieme per calibrare dolcezza e acidità), la cui texture vellutata e avvolgente è bilanciata da salsa di basilico e crema di burrata. Mentre per la<strong> guancia di vitello alla pizzaiola</strong>, servita con patata affumicata e cipolle croccanti, lo chef ha optato per la Passata Rustica (lavorata a maglie molto strette, per ottenere una salsa intensa ma leggermente più “grezza”), alleggerita dalla freschezza del prunill.</p>
<p>«Ho voluto giocare con dolcezza, acidità e sapidità di ogni pomodoro», dice Angelilli. «È qualcosa che si può fare anche a casa: basta studiare l’ingrediente, conoscerlo e capire come poterlo rendere diverso senza tradirlo».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/ode-al-pomodoro/">Ode al pomodoro</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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		<title>Casa Vittoria a Napoli: il ristorante italiano che riscrive il classico senza nostalgia</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/casa-vittoria-napoli-ristorante-cucina-italiana-classica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Ciccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 11:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una città in cui è sempre difficile proporre qualcosa di diverso dalla pasta e patate rovente con la provola, è davvero ammirevole la lucidità con cui lavora Casa Vittoria: un ristorante consapevole di se stesso che non replica la tradizione in maniera cieca ma la alleggerisce e la rende di nuovo desiderabile. A Napoli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/casa-vittoria-napoli-ristorante-cucina-italiana-classica/">Casa Vittoria a Napoli: il ristorante italiano che riscrive il classico senza nostalgia</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="561" data-end="1093">In una città in cui è sempre difficile proporre qualcosa di diverso dalla pasta e patate rovente con la provola, è davvero ammirevole la lucidità con cui lavora <strong>Casa Vittoria</strong>: un ristorante consapevole di se stesso che non replica la tradizione in maniera cieca ma la alleggerisce e la rende di nuovo desiderabile. A <strong>Napoli</strong> l&#8217;identità gastronomica è così forte da diventare impermeabile, questo locale si dichiara orgogliosamente &#8220;italiano&#8221; e fa felici un po&#8217; tutti: turisti, locals e appassionati di gastronomia.</p>
<h2 data-start="561" data-end="1093">Design impeccabile e curatissimo</h2>
<p data-start="1095" data-end="1542">Affacciato su <strong>Piazza Vittoria</strong> da cui prende il nome, a pochi passi dal <strong>mare</strong> e dalla Villa Comunale, il ristorante si inserisce in uno dei quadranti più eleganti della città senza cedere a formalismi rigidi. L’ingresso è discreto, ma una volta dentro si percepisce immediatamente una regia chiara: Casa Vittoria non vuole essere né trattoria né fine dining, ma uno spazio intermedio, colto e accessibile, in cui la cucina italiana viene trattata come un patrimonio vivo.</p>
<p data-start="1095" data-end="1542"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213455" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/casa-vittoria-napoli-ristorante-cucina-italiana-classica.png" alt="casa-vittoria-napoli-ristorante-cucina-italiana-classica" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="1544" data-end="2084">L’ambiente racconta molto di questa intenzione. Il progetto firmato da <strong>Fadd Architects</strong> lavora per sottrazione e armonia, giocando su una palette cromatica che oscilla tra il verde salvia e il rosso rubino, tra superfici morbide e geometrie rétro. Le volte, gli archi, il seminato veneziano e le maioliche vietresi costruiscono un’estetica che non è mai decorativa fine a sé stessa, ma funzionale a creare un senso di accoglienza calibrata. Non si cerca l’effetto wow, ma una forma di eleganza domestica evoluta, quella che invita a restare.</p>
<h2 data-start="1544" data-end="2084">Come si mangia da Casa Vittoria</h2>
<p data-start="2086" data-end="2634">La stessa logica si ritrova in cucina, dove i fratelli <strong>Fabio</strong> e <strong>Gioacchino Francesco Vorraro</strong> costruiscono un racconto gastronomico che attraversa l’Italia senza mai risultare didascalico. Fanno un lavoro sulla memoria del gusto: piatti come il <strong>vitello tonnato</strong> o la <strong>costoletta alla milanese</strong> non vengono reinterpretati in chiave creativa, ma eseguiti con una precisione che ne esalta l’essenza.</p>
<p data-start="2086" data-end="2634"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213456" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/casa-vittoria-napoli-ristorante-fabio-giocacchino-francesco-vorraro.png" alt="casa-vittoria-napoli-ristorante-fabio-giocacchino-francesco-vorraro" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="2636" data-end="3069">E allora può accadere che una <strong>pasta e piselli</strong> diventi il vero banco di prova anche perché è ormai introvabile nei ristoranti partenopei, relegata alla cucina di casa, oppure che uno <strong>spaghetto al pomodoro</strong>, arricchito da una nota agrumata e da una componente lattica, riesca a raccontare più di molte costruzioni complesse. La materia prima è centrale, ma lo è altrettanto la tecnica, mai esibita. Tutto appare semplice, ma nulla è lasciato al caso. È in questa apparente immediatezza che si misura la maturità del progetto.</p>
<p data-start="3071" data-end="3559">Casa Vittoria funziona perché è un ristorante “utile”, nel senso più alto del termine. Si presta a una cena romantica, ma anche a un pranzo veloce; accoglie il cliente abituale e il viaggiatore curioso; offre <strong>piatti riconoscibili senza risultare banale</strong>. In un momento storico in cui la ristorazione oscilla tra spettacolarizzazione e ritorno alla trattoria, questo indirizzo sceglie una terza via: quella della <strong>borghesia</strong> gastronomica, fatta di misura, equilibrio e sostanza.</p>
<p data-start="3071" data-end="3559"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-213457" src="https://www.foodandwineitalia.com/wp-content/uploads/2026/04/casa-vittoria-napoli-ristorante-come-si-mangia.png" alt="casa-vittoria-napoli-ristorante-come-si-mangia" width="763" height="627" /></p>
<p data-start="3561" data-end="3981">Determinante, in questo senso, è anche il lavoro sulla <strong>sala</strong>. Il <strong>servizio</strong> è presente ma mai invadente, capace di accompagnare senza imporre, di raccontare senza appesantire. Si percepisce una cultura dell’ospitalità che non cerca la performance, ma la continuità dell’esperienza;  un dettaglio che fa la differenza, soprattutto in un contesto come Napoli, dove l’accoglienza è spesso spontanea ma non sempre strutturata soprattutto in contesti che vogliono essere né troppo alti né troppo confidenziali.</p>
<p data-start="3983" data-end="4432">Il progetto imprenditoriale alle spalle, che unisce l’esperienza dei fratelli Vorraro a quella di <strong>Vincenzo Cerbone</strong> e <strong>Tommaso Ambrosio</strong>, si traduce in una visione chiara e sostenibile. Non c’è la volontà di stupire a tutti i costi, ma di costruire un luogo destinato a durare. E in effetti Casa Vittoria sembra già aver trovato il proprio pubblico: una <strong>clientela trasversale</strong> che cerca qualità, riconoscibilità e una certa idea di comfort gastronomico.</p>
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		<title>Crostatina all’orzo con cremoso al muscovado con confettura e sorbetto di frutto della passione e pomodoro piennolo</title>
		<link>https://www.foodandwineitalia.com/crostatina-allorzo-con-cremoso-al-muscovado-con-confettura-e-sorbetto-di-frutto-della-passione-e-pomodoro-piennolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dessert]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.foodandwineitalia.com/?p=213575</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questa ricetta richiede tecnica e precisione, tipiche della grande pasticceria italiana. Dovrete giocare d&#8217;anticipo con i tempi di riposo, ma il risultato sarà un dessert dal profilo gustativo &#8220;estremo&#8221; e indimenticabile. La preparazione identitaria di Torre del Greco, in provincia di Napoli, è stata presentata per la prima volta sul sito ufficiale di Gennaro Esposito: [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/crostatina-allorzo-con-cremoso-al-muscovado-con-confettura-e-sorbetto-di-frutto-della-passione-e-pomodoro-piennolo/">Crostatina all’orzo con cremoso al muscovado con confettura e sorbetto di frutto della passione e pomodoro piennolo</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Questa ricetta richiede tecnica e precisione, tipiche della grande pasticceria italiana. Dovrete giocare d&#8217;anticipo con i tempi di riposo, ma il risultato sarà un dessert dal profilo gustativo &#8220;estremo&#8221; e indimenticabile. La preparazione identitaria di Torre del Greco, in provincia di Napoli, è stata presentata per la prima volta sul <a href="https://www.brotherinfood.com/crostatina-allorzo-con-cremoso-al-muscovado-con-confettura-e-sorbetto-di-frutto-della-passione-e-pomodoro-piennolo/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale di Gennaro Esposito</a>: «<strong>Protagonista il pomodoro del piennolo</strong>, un ingrediente locale che può apparire quasi azzardato per un dolce. Oro rosso – dunque – anche nel dessert? Bello e buono. Già perché il <strong>sorbetto al pomodoro</strong> si sposa bene con la <strong>crostatina di pasta frolla all’orzo</strong>, con dentro una <strong>confettura di frutto della passione ed un cremoso con cioccolato bianco e muscovado</strong>. A completare il piatto delle <strong>cialde di caramello</strong> cotte in forno. Sapori quasi “estremi” perché il frutto della passione è molto acido ed anche il “piennolo” ha un retrogusto leggermente amaro, ma la crema dolce “compensa” e arricchisce un dessert assolutamente da provare».</p>
<h2 data-path-to-node="3">La ricetta spiegata passo passo</h2>
<h3 data-path-to-node="12">Per la pasta frolla all&#8217;orzo</h3>
<ol data-path-to-node="13">
<li>
<p data-path-to-node="13,0,0">In una planetaria, <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="19">versate</b> il <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="30">burro</b>, le <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="40">uova</b>, lo <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="49">zucchero a velo</b> e la <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="70">farina di mandorle</b>. <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="90">Lavorate</b> il tutto con il gancio a foglia. <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="132">Unite</b> prima la <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="147">farina per biscotti</b> e, subito dopo, la <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="186">farina d’orzo</b>.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="13,1,0"><b data-path-to-node="13,1,0" data-index-in-node="0">Continuate a lavorare</b> a velocità moderata fino a ottenere un panetto omogeneo. <b data-path-to-node="13,1,0" data-index-in-node="79">Avvolgetelo</b> nella pellicola e <b data-path-to-node="13,1,0" data-index-in-node="109">lasciatelo riposare</b> in frigorifero per circa 1 ora.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="13,2,0"><b data-path-to-node="13,2,0" data-index-in-node="0">Foderate</b> degli stampini da crostata (diametro 12 cm), <b data-path-to-node="13,2,0" data-index-in-node="54">bucherellate</b> il fondo e <b data-path-to-node="13,2,0" data-index-in-node="78">cuocete</b> a 165°C per circa 12 minuti. Una volta pronte, <b data-path-to-node="13,2,0" data-index-in-node="133">sfornate</b> e <b data-path-to-node="13,2,0" data-index-in-node="144">fate raffreddare</b>.</p>
</li>
</ol>
<h3 data-path-to-node="14">Per il sorbetto</h3>
<ol data-path-to-node="15">
<li>
<p data-path-to-node="15,0,0"><b data-path-to-node="15,0,0" data-index-in-node="0">Aggiungete</b> alla <b data-path-to-node="15,0,0" data-index-in-node="16">base sorbetto</b> il <b data-path-to-node="15,0,0" data-index-in-node="33">succo di pomodoro del piennolo</b> e il succo del <b data-path-to-node="15,0,0" data-index-in-node="79">frutto della passione</b>.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="15,1,0"><b data-path-to-node="15,1,0" data-index-in-node="0">Mescolate</b> con cura fino a ottenere uno sciroppo denso, quindi <b data-path-to-node="15,1,0" data-index-in-node="62">trasferite</b> il composto nel mantecatore per gelato fino alla giusta consistenza.</p>
</li>
</ol>
<h3 data-path-to-node="16">Per il cremoso al muscovado</h3>
<ol data-path-to-node="17">
<li>
<p data-path-to-node="17,0,0"><b data-path-to-node="17,0,0" data-index-in-node="0">Idratate</b> la <b data-path-to-node="17,0,0" data-index-in-node="12">gelatina</b> in acqua fredda. In un pentolino, <b data-path-to-node="17,0,0" data-index-in-node="55">riscaldate</b> il <b data-path-to-node="17,0,0" data-index-in-node="69">latte</b> e <b data-path-to-node="17,0,0" data-index-in-node="77">scioglietevi</b> all&#8217;interno la gelatina strizzata.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="17,1,0"><b data-path-to-node="17,1,0" data-index-in-node="0">Disponete</b> il <b data-path-to-node="17,1,0" data-index-in-node="13">cioccolato al muscovado</b> in una ciotola e <b data-path-to-node="17,1,0" data-index-in-node="54">versatevi</b> il latte caldo a filo, <b data-path-to-node="17,1,0" data-index-in-node="87">emulsionando</b> con un frullatore a immersione.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="17,2,0"><b data-path-to-node="17,2,0" data-index-in-node="0">Unite</b> infine la <b data-path-to-node="17,2,0" data-index-in-node="16">panna</b> liquida fredda, <b data-path-to-node="17,2,0" data-index-in-node="38">lavorate</b> fino a ottenere un composto liscio e <b data-path-to-node="17,2,0" data-index-in-node="84">lasciate riposare</b> in frigorifero per almeno 12 ore. Una volta pronto, <b data-path-to-node="17,2,0" data-index-in-node="154">trasferite</b> in una sac-à-poche.</p>
</li>
</ol>
<h3 data-path-to-node="18">Per la cialda al caramello e la confettura</h3>
<ol data-path-to-node="19">
<li>
<p data-path-to-node="19,0,0"><b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="0">Per la cialda:</b> In un pentolino, <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="32">unite</b> lo <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="41">zucchero semolato</b>, l&#8217;<b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="62">acqua</b> e il <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="73">glucosio</b>. <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="83">Portate</b> a 175°C, poi <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="104">versate</b> il caramello su una teglia con carta forno e <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="157">fate raffreddare</b>. Una volta solido, <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="193">frullate</b> la lastra con i <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="218">cornflakes</b>. <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="230">Setacciate</b> la polvere ottenuta su una teglia e <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="277">infornate</b> a 180°C per pochi minuti finché non si fonde di nuovo. <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="342">Lasciate raffreddare</b> e <b data-path-to-node="19,0,0" data-index-in-node="365">ricavate</b> dei triangoli.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="19,1,0"><b data-path-to-node="19,1,0" data-index-in-node="0">Per la confettura:</b> <b data-path-to-node="19,1,0" data-index-in-node="19">Cuocete</b> lo <b data-path-to-node="19,1,0" data-index-in-node="30">zucchero</b> con il <b data-path-to-node="19,1,0" data-index-in-node="46">succo di limone</b> finché non si scioglie. <b data-path-to-node="19,1,0" data-index-in-node="86">Aggiungete</b> la polpa del <b data-path-to-node="19,1,0" data-index-in-node="110">frutto della passione</b> e <b data-path-to-node="19,1,0" data-index-in-node="134">lasciate cuocere</b> per 30 minuti. <b data-path-to-node="19,1,0" data-index-in-node="166">Setacciate</b> e tenete da parte.</p>
</li>
</ol>
<h3 data-path-to-node="20">Finitura</h3>
<ol data-path-to-node="21">
<li>
<p data-path-to-node="21,0,0"><b data-path-to-node="21,0,0" data-index-in-node="0">Posizionate</b> la crostatina al centro del piatto. <b data-path-to-node="21,0,0" data-index-in-node="48">Rivestitela</b> con un anello di cioccolato fondente (opzionale) e <b data-path-to-node="21,0,0" data-index-in-node="111">farcite</b> con uno strato leggero di <b data-path-to-node="21,0,0" data-index-in-node="145">confettura</b> e generosi spuntoni di <b data-path-to-node="21,0,0" data-index-in-node="179">cremoso al muscovado</b>.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="21,1,0"><b data-path-to-node="21,1,0" data-index-in-node="0">Completate</b> adagiando la <b data-path-to-node="21,1,0" data-index-in-node="24">cialda al caramello</b> e una quenelle di <b data-path-to-node="21,1,0" data-index-in-node="62">sorbetto al pomodoro e passione</b>.</p>
</li>
</ol>
<p>L'articolo <a href="https://www.foodandwineitalia.com/crostatina-allorzo-con-cremoso-al-muscovado-con-confettura-e-sorbetto-di-frutto-della-passione-e-pomodoro-piennolo/">Crostatina all’orzo con cremoso al muscovado con confettura e sorbetto di frutto della passione e pomodoro piennolo</a> proviene da <a href="https://www.foodandwineitalia.com">Food and Wine Italia</a>.</p>
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