Dove oggi si respira l’eleganza silenziosa del centro storico di Palermo, un tempo c’era un parcheggio disordinato, attraversato dal traffico e molto lontano dall’immagine raffinata che ora definisce questo angolo del quartiere della Kalsa. Fu nel 1999 che i fratelli Alberto e Andrea Rizzo decisero di scommettere su questo luogo, intuendone il potenziale prima ancora che diventasse uno dei simboli della rinascita culturale del centro storico.
Tra le mura di Palazzo Valguarnera-Gangi, scenario della celebre scena del ballo ne Il Gattopardo di Luchino Visconti, si trova l’Osteria dei Vespri: non semplicemente un ristorante, ma un progetto visionario capace di intrecciare memoria storica, cultura gastronomica e desiderio di innovazione.
L’intuizione dei fratelli Rizzo

In un’epoca in cui il centro storico stava lentamente riscoprendo la propria identità, l’Osteria dei Vespri ha contribuito a restituire valore a una piazza e a un’intera idea di Palermo: colta, elegante, viva. Ancora oggi, tra questi tavoli, si percepisce quella stessa intuizione originaria: la convinzione che tradizione e contemporaneità possano dialogare armoniosamente, trasformando un luogo in un’esperienza. A dare anima a questo progetto sono i fratelli Alberto e Andrea Rizzo, conoscitori delle migliori tavole europee e tra i fondatori de La Sicilia di Ulisse, prestigioso network dell’eccellenza enogastronomica dell’isola.
Le loro radici raccontano una doppia appartenenza: da un lato la Sicilia più autentica, quella palermitana, dall’altro l’eredità padana. È da questo dialogo geografico e culturale che nasce una sensibilità gastronomica unica, nutrita fin dall’infanzia da viaggi attraverso l’Italia e dalla frequentazione dei grandi ristoranti della tradizione e non solo.
I piatti imperdibili del menu

L’Osteria dei Vespri è il manifesto di una cultura gastronomica che rifiuta le mode passeggere e difende il valore della memoria, del gusto e dell’identità. La cucina racconta la Sicilia senza manierismi e, in un tempo di contaminazioni sempre più rapide, la lezione dei fratelli Rizzo è chiara: innovare significa evolversi senza tradire ciò che si è.

Nei piatti non c’è compiacimento tecnico, ma una continua tensione verso l’equilibrio e la riconoscibilità del sapore. Impossibile dimenticare il Filetto di maiale marinato con maionese alla senape e gelatina al Marsala ma spiccano anche piatti come il Carciofo di Menfi con calamaretto di paranza cotto e crudo e bottarga e la Quaglia a beccafico servita su un fondo al Vecchio Samperi della cantina Marco De Bartoli. Menzione speciale anche per la doppia carta dei vini che si divide tra le vecchie annate e quelle più giovani (dalla 2014 in poi).