Le arnie tra le vigne della cantina Santa Margherita

Santa Margherita

Fondata nel 1935, l’azienda ha unito innovazione, sostenibilità e tradizione, diventando un punto di riferimento internazionale per Prosecco e Pinot Grigio, con un approccio moderno alla viticoltura e progetti di carbon neutrality.

Quando nel 1935 il conte Gaetano Marzotto acquistò il latifondo Stucky a Fossalta di Portogruaro, nella campagna alle spalle del litorale veneto, probabilmente non immaginava di dare vita a una delle realtà più dinamiche del panorama vitivinicolo italiano. Santa Margherita (nome scelto in omaggio alla moglie) è pietra fondante del gruppo Herita Marzotto Wine Estates – 248 milioni di fatturato e 25 milioni di bottiglie vendute in più di 90 Paesi – e rappresenta un caso emblematico di come storia e innovazione possano convivere nella visione del fondatore di «una viticoltura moderna ed efficiente, fatta di persone, natura e tecnologia insieme».

La storia dell’azienda è costellata di intuizioni pionieristiche. Nel 1952 inizia la produzione del Prosecco, mentre nel 1961 arriva dall’Alto Adige la “scoperta” del Pinot Grigio, di cui Marzotto riconosce le potenzialità avviando la produzione con tecniche al tempo innovative. Un percorso che ha portato il gruppo alla conquista degli Stati Uniti. Oggi Santa Margherita coltiva 134 ettari tra Valle dell’Adige, Veneto Orientale e colline di Conegliano e Valdobbiadene, con 116 ettari certificati SQNPI e 18,5 ettari in biologico, numeri che raccontano una visione green consolidata. Sono corposi gli investimenti in tecnologia e per l’efficientamento energetico, privilegiando da sempre fonti rinnovabili, mentre le bottiglie (made in Marzotto) sono in larga parte di vetro riciclato. Non manca la certificazione Biodiversity Friend, con pratiche che includono lavorazioni manuali, sovescio e conservazione dei biotipi di viti con oltre 70 anni. L’economia circolare trova applicazione anche nel programma Rafcycle di UPM Raflatac, che recupera gli scarti delle etichette.

Una prospettiva sostenibile che assume contorni internazionali con il progetto di carbon neutrality per il Pinot Grigio esportato in Canada: oltre 1,8 milioni di bottiglie vengono certificate attraverso progetti di compensazione delle emissioni, iniziativa che si inserisce nel più ampio programma del gruppo Herita, prima azienda italiana del vitivinicolo a raggiungere (nel 2024) la carbon neutrality completa.

Da portare a casa

Pinot Grigio Impronta del Fondatore Alto Adige Doc: le uve altoatesine portano freschezza a questo Pinot Grigio che, contro ogni abitudine, andrebbe assaggiato dopo qualche anno in bottiglia. Alle note giovanili di pera e agrumi, il tempo aggiunge complessità e fa emergere il valore dell’acidità.

Maggiori informazioni

Fossalta di Portogruaro (Venezia)
santamargherita.com

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