In vigna il tempo scorre lento, ma le decisioni che prendiamo oggi scrivono il futuro di chi verrà domani. È questa la consapevolezza che guida Alberto Tasca e la sua famiglia: fare vino non significa soltanto custodire una tradizione, ma innovare ogni giorno il modo in cui ci prendiamo cura della terra. Per Tasca d’Almerita – che oggi rappresenta un sistema complesso e ragionato di tenute da cui nascono espressioni affascinanti dei diversi terroir dell’isola – la sostenibilità non è un’etichetta da esibire, ma un impegno vivo, che ha origine nell’ascolto della natura e si traduce in gesti concreti. Dal 2010, con il programma SOStain, l’azienda ha tracciato una strada nuova per la viticoltura siciliana: un percorso condiviso, fatto di studio, misurazione e trasparenza, che ha permesso a molti produttori di crescere insieme, consapevoli che solo unendo le forze si può custodire un patrimonio ricco e prezioso come quello siciliano.
Oggi la sostenibilità è un metodo di gestione consolidato, e per il consumatore è una bussola che orienta le scelte e un potente strumento attraverso cui influenzare il sistema economico che sostiene. Per Tasca, però, l’obiettivo del pareggio dei conti con la natura – il cosiddetto impatto zero – non basta. «Abbiamo scelto di adottare un modello Nature Positive che restituisca al Pianeta più valore di quanto ne usiamo per operare», dice Alberto Tasca. Così dopo avere imparato a misurare e ridurre i propri impatti, la storica cantina ha scelto di alzare l’asticella. È qui che la sostenibilità diventa innovazione, trasformandosi in modello rigenerativo. Questa visione ha portato nel 2023 alla certificazione B Corp: un percorso “severo”, che premia solo le imprese capaci di coniugare valori sociali, ambientali ed economici.
Tasca d’Almerita è oggi l’unica cantina siciliana a far parte di questo movimento globale, parte del ristretto gruppo di ambasciatori internazionali del Robert Parker Green Emblem. Sostenibilità e innovazione, per l’azienda, sono dunque due facce della stessa medaglia: il modo più autentico per custodire un paesaggio, generare bellezza e lasciare in eredità non solo un vino, ma un futuro più ricco di possibilità.
Da portare a casa
Rosso del Conte: quando nel 1959, nella collina San Lucio della Tenuta Regaleali, Giuseppe Tasca d’Almerita piantò l’alberello di Perricone e Nero d’Avola, stava investendo in un futuro che pochi siciliani riuscivano a immaginare, creando le basi per il primo vino da vigna unica in Sicilia. Nacque così, nel 1970, il vino Riserva del Conte, poi chiamato Rosso del Conte.