Ci sono territori che non si limitano a fare da cornice, ma entrano direttamente dentro la cucina. Grottammare è uno di questi: una sottile striscia di costa adriatica dove il paesaggio, il ritmo delle stagioni e il modo stesso di vivere il mare finiscono per diventare parte del linguaggio quotidiano. Considerata una delle perle dell’Adriatico, è la casa del ristorante dei fratelli Simone e Sara Marconi affacciato sul litorale.
Un progetto che dal 2007 si è costruito non solo attorno ai piatti, ma a una visione di ospitalità precisa, fatta di relazione, memoria e presenza costante in sala. Si entra per mangiare, certo, ma si resta per il modo in cui si viene accolti, per la cura dei dettagli, per quella sensazione di equilibrio tra informalità e attenzione che i due fratelli hanno costruito negli anni come cifra distintiva del loro lavoro.
Nel tempo, Attico sul Mare è diventato un luogo riconoscibile proprio per questa coerenza: una cucina che cambia senza perdere identità e una sala che è parte integrante del racconto.
Dal 2025 è entrato a far parte del team lo chef Mirko Lucidi (classe 1992) che dopo un percorso costruito in brigate di alto profilo ha scelto di tornare nelle Marche. Da qualche mese ha preso il timone della cucina, focalizzando ancora di più la scelta di puntare l’attenzione su essenzialità e rispetto della materia prima. Il pesce dell’Adriatico resta al centro, affiancato da vegetali, erbe, carni e altri ingredienti che arrivano direttamente dal territorio e dal progetto Hortus, riconosciuto dal Ministero della Cultura come giardino storico di rilevanza nazionale.
Hortus: l’orto che diventa linguaggio

Il progetto agricolo della famiglia Marconi non è più soltanto una fornitura interna, ma un vero e proprio ecosistema culturale e visitabile. L’orto, recentemente ampliato e inaugurato nella sua nuova configurazione, ospita specie autoctone marchigiane e un aranceto del Settecento. Qui vengono anche allevati animali da cortile, per una circolarità che unisce il progetto di Attico sul Mare a quello di Hortus, lasciando tuttavia a ciascuno la propria autonomia.
Il menu realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Firenze
Se la cucina evolve e il territorio entra sempre più nei piatti, la sala resta il punto fermo dell’esperienza. Attico sul Mare ha costruito negli anni un’idea precisa di accoglienza: una sala che collega cucina e ospite, trasformando il pasto in un’esperienza dove star bene a tutto tondo. Si può scegliere à la carte ma è possibile anche divertirsi con tre menu degustazione: Terra – Hortus (un percorso di verdure e carni stagionali provenienti dal progetto Hortus, 4 portate 65 euro), Mare e memoria (5 portate, 80 euro), Nuove rotte (tra mare e orto, 5 o 7 portate da 80 o 95 euro). Molto bello il menu realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Il mare nei piatti

Il nuovo percorso gastronomico firmato da Mirko Lucidi trova espressione in piatti che raccontano il territorio attraverso una lettura contemporanea. A partire dall’Insalatina tiepida di mare alla clessidra (il pesce viene cotto a vista a vapore, giusto il tempo che la clessidra scandisca il suo tempo) con misticanza e maionese all’arancia, piatto che racchiude leggerezza, equilibrio e la freschezza tipica della cucina costiera.
I Cavatelli alla quintessenza di mare concentrano nel piatto l’essenza dell’Adriatico, mentre il Sottobosco di bomboletti (le lumache di mare) della tradizione sambenedettese rende omaggio a una delle preparazioni più identitarie della marineria locale. Tra i secondi spicca il Rombo “dalla testa alla coda”, accompagnato da scarola alla brace e ciccioli di rombo, esempio di una cucina che valorizza l’ingrediente nella sua interezza e riduce gli sprechi. Non può mancare il Brodetto alla sambenedettese, simbolo della cultura marinara della città, proposto nel rispetto della sua storia e dei suoi sapori autentici: ricordatevi che va prenotato, per via della sua preparazione tutt’altro che semplice e immediata.