«Su queste tavole lo chef ci tiene che ci sia sempre il nostro olio, proprio quello di Maizza». Basta scambiare due parole con chi vive la masseria ogni giorno per farsi catturare dal ritmo sincero di questo rifugio pugliese di Rocco Forte Hotels a Savelletri di Fasano – prossimamente il gruppo raddoppierà la presenza sul territorio con Masseria del Cardinale.
La narrazione del territorio, qui, passa attraverso i racconti spontanei di chi raccoglie le melanzane e i pomodori che, rossi e gialli, vengono serviti a grappolo come benvenuto prima di ogni pasto. Un filo conduttore che unisce tutte le anime gastronomiche della masseria: che ci si trovi al pool bar Violetta, dove si sfornano ottime pizze da abbinare a rinfrescanti mocktail, di fronte a un piatto di Laganari con l’astice nel menu gourmet di Carosello, o in riva al mare da Lido Bambù, per addentare un Club Sandwich locale con stracciatella e capocollo di Martina Franca.
In questa tenuta, dove l’innegabile bellezza del design di Olga Polizzi sposa la natura, il lusso si scopre così: attraverso un incontro umano – e non solo, a giudicare dall’oca che villeggia felice nel resort, stravagante regalo di ringraziamento lasciato da alcuni ospiti tedeschi per l’accoglienza ricevuta – e un ritorno all’autenticità che si declina dalla tavola al bicchiere, fino alle buche del campo da golf.

Questo legame viscerale prende vita prima di tutto nell’orto della masseria, un vero e proprio scrigno di biodiversità a chilometro zero. Pomodori, zucchine, melanzane e ortaggi che seguono rigorosamente la stagionalità non sono semplici ingredienti, ma i protagonisti assoluti delle cooking class offerte agli ospiti e dei piatti serviti nei ristoranti della struttura, come nel caso delle primizie primaverili valorizzate nell’ottima vignaiola, variante pugliese del contorno a base di fave, piselli, carciofi e asparagi che, più comunemente, chiamiamo vignarola. Ad accarezzare queste materie prime è l’olio extravergine d’oliva prodotto direttamente all’interno della tenuta. Una scelta di carattere, fortemente voluta dallo chef Fulvio Pierangelini, direttore culinario del gruppo, che ha insistito affinché Torre Maizza utilizzasse esclusivamente il proprio “oro verde”, distinguendosi dalle altre strutture del gruppo che impiegano l’olio del siciliano del Verdura Resort.
Così il territorio finisce nel bicchiere

Questa stessa filosofia botanica e territoriale ha contagiato il Bougainvillea bar – che da quest’anno gode di una bellissima terrazza sul tetto di una delle strutture principali nella corte, da cui si scorge il mare all’orizzonte –, dando vita a una sorprendente cocktail list che gioca proprio sui nomi di appartenenza. I drink – La Torre, Il Vigneto, L’Orto – nascono per tradurre il paesaggio pugliese in un’esperienza liquida, puntando molto sul gesto e sul sapore classico italiano dell’umami.
L’innovazione si mescola alla terra in creazioni audaci, come nel cocktail a base di Tequila con acqua di pomodoro, o quello chiamato appunto L’Orto, strutturato su una base di brodo vegetale ed estratto di mela e carota. L’identità locale emerge prepotentemente anche nelle rivisitazioni dei grandi classici. Ne è un esempio Il Massaro, un twist sul Martini che esalta la freschezza del “carosello” (o barattiere), un ortaggio tipico pugliese a metà tra il cetriolo e il melone che spinge al massimo la nota rinfrescante.
Ancora più sorprendente è la tecnica dietro a Il Frantoio: attraverso il fat-washing, la vodka viene infusa con l’olio d’oliva della masseria e poi privata della parte grassa, trattenendone solo i profumi erbacei. Il drink viene poi completato da un vermouth fuso con i capperi e guarnito con un fiore di cappero al posto della classica oliva. Per chi preferisce una bevuta più dolce, la lista esplora l’abbinamento tra il Calvados e il fico d’India, bilanciato da un top di sidro di mele, ideale da alternare alle birre artigianali locali come la profumata Blanche alla spina.
Dormire a bordo green e relax al pistacchio

Ma l’esperienza di Torre Maizza si estende oltre i confini del palato. Tra le varie attività proposte agli ospiti, ci si può intrattenere sui campi da golf. Alcune delle camere affacciano sulle buche – come la mia, tra quelle dell’ala chiamata Borgo degli Ulivi, inaugurata nel 2025, con vista sulla bandierina numero 9, nda –, un percorso che qui è un richiamo irresistibile soprattutto per i turisti americani, portatori di una cultura golfistica monumentale (basti pensare ai 46 milioni di tesserati negli Stati Uniti, contro i circa 90mila italiani). È un’oasi dove i giocatori esperti si mettono alla prova sfidando il vento pugliese – una variabile imprevedibile capace di cambiare nel giro di ventiquattr’ore – mentre chi si avvicina a questo mondo per la prima volta può seguire lezioni su misura del maestro Giulio Grippa per accedere ai segreti del green in una settimana.
I benefici di una giornata passata all’aperto trovano il loro naturale compimento nella Spa della masseria. Qui il concetto di cura del corpo attinge a piene mani dalla ricchezza del Mediterraneo, declinandosi in percorsi rigeneranti che impiegano i prodotti naturali della linea Irene Forte Skincare. Tra i trattamenti più efficaci spicca il massaggio facciale, un’esperienza che sfrutta le proprietà nutrienti di ingredienti biologici coltivati in Sicilia, come il pistacchio, capace di restituire idratazione e freschezza immediata alla pelle.
La tradizione delle luminarie diventa arte contemporanea con Marinella Senatore

Al calare della sera, il soggiorno si arricchisce di una nuova, suggestiva dimensione culturale. Chiunque abbia attraversato i paesi della Puglia d’estate conosce la meraviglia ipnotica delle sue luminarie: architetture di luce che profumano di festa, memoria e comunità che si radunano nelle piazze. Dal 29 maggio all’8 settembre, la masseria accoglie questa tradizione reinterpretandola in chiave contemporanea grazie a We Rise By Lifting Others, un progetto espositivo dell’artista Marinella Senatore. Così, sei opere trasformano la tenuta in un percorso immersivo dove la luce si fa medium sociale e dispositivo di relazione. Fulcro del progetto, posizionato proprio all’ingresso, è la monumentale architettura luminosa che dà il titolo alla mostra, la più grande mai realizzata dall’artista.