Dalla moda al vino, il passo può anche essere breve se si approccia il lavoro con curiosità, visione e spirito sartoriale. Così è stato per Antonio Moretti Cuseri, affermato businessman nel campo fashion che nel Duemila trasforma le terre di proprietà in Toscana in un moderno progetto vitivinicolo. Prendendoci gusto, perché da questo primo seme piantato nella campagna di Arezzo, arrivano ben presto germogli a Bolgheri (Podere Orma), in Maremma (Poggio del Lupo) e in Sicilia (Feudo Maccari a Noto e Animaetnea alle pendici del vulcano). Ogni realtà è condotta in maniera originale, affrontando caso per caso le diverse peculiarità e ricavando percorsi stilistici identitari, seppure cuciti da un filo comune. Anche la filosofia di fondo, l’etica e i principi generali legano le diverse aziende del progetto, sempre più attente a unire sostenibilità economica e ambientale.
Tenendo il focus sulla casa madre di Sette Ponti, molte azioni concrete sono state avviate negli ultimi anni, a cominciare dal recupero delle acque piovane. All’interno della Tenuta ci sono infatti quattro bacini idrogeologici alimentati da torrenti stagionali, mentre altre misure riguardano l’installazione di pannelli fotovoltaici, l’uso di tappi in materiale misto sughero-granturco (così da ridurre il consumo di alberi), e la scelta di bottiglie più leggere. Nel vigneto, l’uso di rame e zolfo avviene attraverso l’atomizzatore a recupero (uno strumento che permette il risparmio di un quantitativo idrico del 30%), mentre tra i concimi c’è l’humus prodotto da lombrico, ottenuto dalla fermentazione del letame e in grado di trattenere maggiormente l’acqua, rilasciando più lentamente le sostanze nutritive e creando delle micro gallerie sotterranee che favoriscono l’ossigenazione del terreno. Per non dire di quelli derivanti dal recupero di deiezioni equine di proprietà o di stalle limitrofe all’azienda, in un processo virtuoso di economia circolare.
Da portare a casa
Oreno Toscana Igt: nata nel 1999, questa etichetta rappresenta un moderno Supertuscan realizzato con uve Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc, Petit Verdot. Bordolese anche nell’impostazione stilistica e nella (dimostrata) capacità di invecchiamento, è un rosso magnetico e fitto.