L’UNESCO ha approvato l’iscrizione della cucina italiana nella Lista del Patrimonio culturale immateriale, riconoscendo il valore sociale, comunitario e identitario delle pratiche alimentari del nostro Paese. L’annuncio è arrivato da New Delhi durante la XX Sessione del Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale. Secondo la decisione, la cucina italiana è una “Miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, “Un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda”.
Una tradizione che va oltre i piatti
La candidatura, presentata con il titolo “La cucina italiana tra sostenibilità e biodiversità culturale”, è stata valutata positivamente dal Comitato presieduto dall’ambasciatore Vishal V. Sharma. Per l’Italia erano presenti Antonio Tajani, Liborio Stellino, Mariassunta Peci, Elena Sinibaldi, Pier Luigi Petrillo e Maddalena Fossati Dondero, presidentessa del comitato promotore. In collegamento da Roma è intervenuta anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Il riconoscimento sancisce ufficialmente che la cucina italiana costituisce un patrimonio immateriale condiviso, radicato nella vita quotidiana e strettamente legato ai territori. L’UNESCO ne valorizza la capacità di unire pratiche domestiche, riti collettivi e competenze trasmesse nel tempo, insieme alla varietà di usanze regionali che compongono un mosaico di biodiversità culturale. La cucina italiana è la seconda ad entrare nella sua interezza nel patrimonio immateriale dell’umanità: nel 2010 fu la volta della cucina messicana, con “un modello culturale completo che comprende agricoltura, pratiche rituali, competenze secolari, tecniche culinarie e costumi e usanze ancestrali della comunità. È resa possibile dalla partecipazione collettiva all’intera filiera alimentare tradizionale: dalla semina e raccolta alla cottura e al consumo”.
La candidatura nasce da un percorso avviato nel 2020 dal comitato promotore con la rivista La Cucina Italiana, Casa Artusi e l’Accademia Italiana della Cucina, con il contributo di studiosi, istituzioni e cuochi che hanno sostenuto l’iniziativa. L’obiettivo era valorizzare un sistema culturale che include la preparazione domestica, la convivialità, la trasmissione dei saperi e l’attenzione a sostenibilità e riduzione degli sprechi.
L’iscrizione porta a venti gli elementi italiani inclusi nella Lista del patrimonio immateriale, che comprende circa ottocento elementi in centocinquanta Paesi. Tra i riconoscimenti già attribuiti all’Italia figurano la Dieta Mediterranea, la Vite ad alberello di Pantelleria, l’Arte del pizzaiuolo napoletano e la Cerca e cavatura del tartufo.
Le reazioni istituzionali
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il riconoscimento «un risultato che valorizza un patrimonio fatto di saperi familiari e competenze professionali, che rappresenta l’Italia nel mondo e testimonia la nostra identità culturale». La presidente prosegue in un accorato videomessaggio: «La nostra cucina nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre. È un primato che non può che inorgoglirci, che ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti, proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto nell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi. Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano, insieme ai nostri connazionali all’estero, insieme a tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita. Oggi celebriamo una vittoria dell’Italia. La vittoria di una Nazione straordinaria che, quando crede in sé stessa ed è consapevole di ciò che è in grado di fare, non ha rivali e può stupire il mondo».
![]()
Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, presente alla sessione di New Delhi, ha sottolineato come «il lavoro diplomatico e culturale svolto in questi anni abbia permesso di presentare all’UNESCO una candidatura solida, basata su valori riconosciuti a livello internazionale, come la sostenibilità e il rispetto delle tradizioni» terminando il suo intervento con un «Viva l’Italia, viva la cucina italiana».
Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha parlato di «Oggi l’Italia ha vinto ed è una festa che appartiene a tutti perché la Cucina italiana parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale.».
Con questo riconoscimento, la cucina italiana viene assunta a patrimonio comune, non solo gastronomico ma culturale, espressione di un sistema sociale che unisce territori, pratiche quotidiane e memoria collettiva.