Chi vi scrive è un animale notturno, da cocktail bar, da Martini con oliva e gin eppure, forse, è arrivato perfino per me il momento di abdicare. La colazione sta diventando il nuovo aperitivo. Un momento della giornata che ho sempre vissuto orgogliosamente e felicemente da solo, nella stanzetta, al buio, con un caffèllatte molto caffè e poco latte, i biscotti e l’NBA, si sta trasformando per me come per tanti altri concittadini, in casa ma soprattutto fuori. Da gesto rapido e funzionale a momento esperienziale e sociale, con nuove proposte, modelli internazionali e una ridefinizione del tempo. In Italia, l’espansione delle caffetterie e delle bakery, la cultura del benessere e la ricerca di convivialità mattutina stanno riscrivendo il primo pasto della giornata, rendendolo un fenomeno di consumo e conversazione urbana.
La colazione all’italiana sta cambiando volto
In Italia il pensiero collettivo verso la colazione ha da sempre avuto un’impronta funzionale: uscire di casa presto, consumare un caffè e un cornetto al bancone del bar e proseguire. Era così, e in buona parte lo è ancora, per molte persone e in molte regioni. Ma qualcosa sta cambiando, e non si tratta di una moda passeggera. La colazione sta subendo una metamorfosi che coinvolge la cultura gastronomica, le relazioni sociali e il modo in cui concepiamo il ritrovarsi con gli altri.
Negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città italiane, abbiamo assistito alla nascita di una nuova generazione di locali dedicati al mattino. Non semplici bar, ma caffetterie curate, con una chiara identità visiva e un’offerta gastronomica articolata, che va ben oltre il cappuccino e il classico cornetto. Pain au chocolat, cinnamon roll, brioche di pasta madre, yogurt e muesli artigianali, toast salati, uova in diverse varianti. In questi posti il tempo si dilata, si sta seduti al tavolo, si parla con gli amici, si lavora con il laptop davanti a un cappuccino specialty, si fanno incontri di lavoro.

Il fenomeno, in realtà, non è isolato. In molte città europee e nordamericane, la colazione da tempo ha cessato di essere un pasto funzionale per trasformarsi in un momento sociale e gastronomico. Città come Berlino, Londra, Melbourne, Philadelphia o Copenhagen hanno da anni stabilito una cultura del breakfast che integra tradizione locale e influenze globali. In Scandinavia, ad esempio, la colazione è un pasto completo, con pane artigianale, affettati, pesce, formaggi e bevande calde di alta qualità, concepita per durare nel tempo e diventare parte della relazione quotidiana tra persone.
In Italia questo processo è più recente, ma estremamente rapido. È significativo che l’epicentro di molte di queste innovazioni sia Milano, la città che da tempo intercetta trend internazionali e li rielabora con una sensibilità locale. Qui, nuovi format di caffetterie e bakery hanno iniziato a proporre colazioni in cui la qualità delle materie prime, la ricerca sui lievitati e l’attenzione all’estetica convivono con un’offerta che non teme confronti con le proposte internazionali. Si tratta di una scena urbana in cui la colazione non è consumata di corsa, ma vissuta con la stessa cura che si riserva a una cena ben costruita. Quasi un paradosso visto che il capoluogo meneghino è altrettanto noto per essere frenetico.
Il fenomeno ha una dimensione economica molto importante. Se un tempo la colazione fuori casa si aggirava su importi contenuti, oggi lo scontrino medio nei locali di fascia alta può raggiungere i 15–30 euro, soprattutto quando il menu include piatti salati come avocado toast, panini, bowl elaborate e selezioni di spremute fresche. Il consumatore è disposto a investire nel primo pasto della giornata esattamente quanto investirebbe in un pranzo di qualità. Ci sono dei cocktail bar di ispirazione nordica pensati e costruiti per essere dei cocktail bar aperti tutto il giorno e che, quindi, offrono anche la colazione, che giocoforza stanno vedendo in che modo coordinarsi perché il mattino ha l’oro in bocca, letteralmente.
Questo spostamento è anche una risposta ai cambiamenti nella vita sociale. L’aperitivo, che per anni ha incarnato la socialità urbana, sta perdendo parte della sua centralità. I motivi sono molteplici e intrecciati. Da un lato, l’aumento dei prezzi di ristoranti e bar ha reso meno accessibile la spesa serale; dall’altro, il desiderio di stili di vita più “sani” e meno eccitanti ha portato molte persone, specialmente tra le generazioni più giovani, a privilegiare momenti di convivialità senza alcol o senza foto di drink postati sui social. Il mattino, con la sua promessa di nuova energia e di orizzonti aperti, risponde a questi bisogni in modo naturale.
La colazione assume così una dimensione sociale che non era propria fino a pochi anni fa. Non si incontrano solo amici per un rapido cappuccino, ma si organizzano appuntamenti di lavoro, incontri informali, chiacchierate prolungate, si esce in coppia. In alcune caffetterie non è raro vedere tavoli occupati per oltre un’ora, con laptop aperti, conversazioni che si intrecciano, sorsi di tè e assaggi di dolci accuratamente selezionati.
Il ruolo dei social media nell’espansione della colazione
Nel processo di ridefinizione della colazione, il ruolo dei social media è stato tutt’altro che marginale. Anzi, ne ha accelerato tempi e forme, trasformando il primo pasto della giornata in un vero e proprio linguaggio visivo condiviso. Instagram, TikTok e, in misura crescente, YouTube hanno contribuito a costruire un immaginario collettivo in cui la colazione non è solo qualcosa da mangiare, ma qualcosa da mostrare, raccontare e desiderare. Cappuccini con latte art impeccabile, lievitati perfettamente sfogliati, tavoli luminosi, ceramiche artigianali e ambienti minimali diventano elementi narrativi che parlano di stile di vita prima ancora che di cibo. Sono spuntati fuori creator talentuosi, molto appassionati, che portano la propria visione del tema sui telefoni di tutti gli italiani. Pensiamo a @breakfast_and_coffee_, alias di Marika Milano, una graphic&multimedia designer romana dallo stile pulitissimo; o @colazionemilanese, un account gestito da due sorelle che lavorano nella moda, a Milano per l’appunto, e che si divertono a girare per il capoluogo alla ricerca delle migliori colazioni della città; o @wheretobreakfast, alias di Jessica Matuozzo, che nella vita è Head of Content Strategy di Cookist, ma che si diverte a consigliare agli affezionati follower i migliori posti in cui cominciare la giornata a Napoli (e non solo) con video meravigliosi.Anche questo è un elemento che ha accelerato la trasformazione: quello che un tempo era un gesto intimo e privato è diventato contenuto visivo e motivo di conversazione online. Tutto questo ha portato anche alla creazione di una piattaforma editoriale, Colazioni da Collezione, ideata dalla collega Sara De Bellis, per raccontare le migliori colazioni d’albergo d’Italia: le migliori, non necessariamente le più lussuose.

I creator specializzati nel racconto della colazione hanno contribuito a consolidare questo immaginario. Profili interamente dedicati al breakfast, alle bakery di nuova generazione, ai lievitati iconici o alle colazioni d’hotel hanno normalizzato l’idea che al mattino si possa uscire, sedersi, spendere tempo e denaro e farne un’esperienza degna di essere condivisa. In questo senso, la colazione è diventata uno dei contenuti food più performanti: è fotogenica, trasversale, riconoscibile, facilmente replicabile e capace di generare identificazione.
L’effetto sui consumi è evidente. Locali nati o cresciuti grazie alla visibilità social sono diventati destinazioni, non più semplici esercizi di quartiere. La colazione diventa così circolare: si consuma perché è stata vista, si fotografa perché è bella, si condivide perché racconta qualcosa di noi, e a sua volta genera nuovo desiderio. Un meccanismo che ha spostato l’asse della socialità dal bancone al tavolo, dal consumo immediato alla permanenza.
Allo stesso tempo, i social hanno contribuito a ridefinire il linguaggio della colazione stessa. Lievitati dalle forme inusuali, colori accesi, geometrie perfette, piatti pensati anche per essere inquadrati rispondono a una grammatica visiva precisa, che privilegia l’impatto immediato. Non sempre questo coincide con una profondità gastronomica, ma è parte di una fase storica in cui il cibo comunica prima di essere assaggiato. E la colazione, più di altri pasti, accetta questa logica senza perdere completamente autenticità, perché resta ancorata a un’idea di comfort e familiarità.
I social media non hanno inventato la nuova colazione, ma le hanno dato una forma, un ritmo e una visibilità globale. Hanno reso il mattino uno spazio narrativo centrale.
È interessante osservare come questo movimento stia contaminando anche altri segmenti della società perché a seguire queste persone e i trend non sono solo i ragazzini fortunatamente. Professionisti over trentacinque, famiglie, lavoratori freelance, studenti: tutti sembrano trovare nella colazione fuori casa un’occasione per ritagliarsi uno spazio personale o collettivo. La mattina diventa così un tempo sacro, una parentesi di piacere e di pausa in un mondo segnato dalla velocità e dalla contingenza
Le mode hanno dato un tono alla colazione
Il cambiamento delle abitudini legate alla colazione non è solo gastronomico, ma sociale. Per capirlo davvero, bisogna spostare lo sguardo dal piatto al contesto, dal cibo al tempo, dal bar alla vita quotidiana. Quello che sta accadendo attorno alla colazione in Italia racconta una trasformazione più ampia nel modo in cui le persone vivono la città, il lavoro e le relazioni.

Per decenni la socialità italiana si è organizzata attorno alla sera. L’aperitivo, la cena, il dopocena erano i momenti in cui il tempo tornava disponibile, in cui si poteva finalmente “stare”. Oggi quella centralità si sta incrinando. Le ragioni sono strutturali prima ancora che culturali: orari di lavoro frammentati, stanchezza cronica, aumento dei costi, una maggiore attenzione alla salute, ma anche una diversa percezione del valore del tempo libero. La sera, per molti, non è più uno spazio di apertura ma di chiusura.
La mattina, al contrario, sta assumendo una funzione nuova. È il momento in cui l’energia è più alta, il corpo è meno affaticato, la mente più lucida. Dal punto di vista sociologico, la colazione diventa così un tempo di qualità anticipato, un momento in cui si investe prima che la giornata consumi tutto. Incontrarsi a colazione non significa “aggiungere” un impegno, ma dare senso a un tempo che esiste già.
Questo spostamento segna una ridefinizione del concetto stesso di convivialità. Non più legata all’eccesso, all’alcol, alla sospensione delle regole, ma a una forma di socialità più sobria, più lunga, più dialogica. La colazione permette di stare insieme senza l’obbligo della prestazione sociale: non si deve bere, non si deve mangiare troppo, non si deve fare tardi.
C’è poi un elemento generazionale importante. Le generazioni più giovani, cresciute in un contesto di incertezza economica e iperconnessione, tendono a privilegiare momenti di incontro che non comportino stress aggiuntivo. La colazione, soprattutto fuori casa, risponde a questa esigenza: costa meno di una cena, non compromette il giorno dopo, si inserisce in una routine già esistente.
Le nuove caffetterie e bakery diventano spazi terzi nel senso sociologico del termine: luoghi che non sono né casa né lavoro, ma che permettono la costruzione di relazioni leggere, informali, ripetute. A differenza dei bar vecchio stile, pensati per una permanenza breve, questi luoghi sono progettati per trattenere: tavoli comodi, luce naturale, silenzio relativo, connessione Wi-Fi. Non si entra per consumare e andare via, ma per abitare temporaneamente lo spazio.
In questo senso, la colazione fuori casa intercetta anche il cambiamento del lavoro. Lo smart working e le professioni ibride hanno dissolto i confini rigidi della giornata lavorativa. La colazione diventa così un momento liminale: non è ancora lavoro, ma non è più solo tempo privato. È uno spazio neutro in cui si può parlare, pensare, pianificare. Non a caso, sempre più incontri professionali avvengono al mattino, davanti a un caffè.
C’è infine un aspetto simbolico forte: la colazione come rito di controllo del tempo. In una società che accelera continuamente, scegliere di rallentare al mattino è un atto di autonomia. Significa sottrarre tempo alla produttività pura per restituirlo al piacere, alla conversazione, alla cura di sé. Non è un caso che la colazione venga sempre più associata a concetti come benessere, equilibrio, lentezza.

Se l’aperitivo rappresentava la sospensione delle regole, la colazione rappresenta oggi una riconciliazione tra vita sociale e quotidianità. Non chiede di stravolgere il ritmo, ma di abitarlo meglio. È una socialità che non consuma, ma accompagna.
In questa prospettiva, la trasformazione della colazione non è una semplice moda, ma un indicatore culturale. Racconta come stanno cambiando i nostri bisogni, le nostre priorità, il nostro rapporto con il tempo e con gli altri. E suggerisce che, sempre più spesso, la vera rivoluzione non avviene di notte, ma al mattino, attorno a un tavolo, quando la città è ancora in fase di risveglio.
Il trend ha portato con sé anche tantissime novità che stanno arricchendo la nostra cultura del cibo: colazioni “tematiche”, degustazioni di caffè, eventi mattutini nei quali la colazione diventa pretesto per un racconto più ampio sul cibo e sulle sue connessioni culturali. Alcuni locali organizzano incontri con produttori, workshop sulle farine antiche, sessioni di pairing tra tè e dolci artigianali. Questi eventi trasformano la colazione in prassi di conoscenza e scoperta, non più solo soddisfazione di un bisogno fisiologico.
La colazione non ha sostituito del tutto l’aperitivo o la cena (fortunatamente, perché nonostante tutto resto fan della notte), ma ha certamente ampliato il proprio ruolo nella vita sociale. E se fino a pochi anni fa pensare di passare una mattina intera in un locale per colazione poteva apparire eccentricità, oggi è pratica diffusa, apprezzata e spesso ricercata..