La sensazione che si prova entrando nella Trattoria Da Me non è quella, consueta, di essere clienti, ma piuttosto ospiti. Non nel senso formale dell’ospitalità di sala, ma in quello più domestico e affettivo: vi accolgono con battute, sorrisi, complicità immediate, come se qualcuno stesse cercando di farvi innamorare della propria città attraverso il cibo. È un approccio che ha qualcosa di istintivo e insieme di profondamente progettato, perché qui la convivialità non è un effetto collaterale, ma parte integrante del concept.
Trattoria Da Me, 90 anni di successi
Trattoria Da Me nasce nel 1937 come osteria di quartiere in via San Felice, e oggi è guidata da Elisa Rusconi, nipote dei fondatori, che ha trasformato un’eredità familiare in un progetto gastronomico contemporaneo senza snaturarne l’anima. Per semi-citare Troy McClure “forse vi ricorderete di lei” per la vittoria di Quattro Ristoranti di Alessandro Borghese in una puntata sulle trattorie bolognesi di qualche edizione fa. Novant’anni di storia dicevamo, sono tanti: possono diventare un peso museale oppure una piattaforma su cui costruire qualcosa di vivo. Da Me ha scelto la seconda strada, lavorando sulla tradizione come su un lessico condiviso, da rispettare ma anche da rimettere in circolo.

Lo spazio racconta già molto di questa impostazione. Le sale sembrano il salotto di una nonna alto-borghese scesa in piazza nel ’68, tra sedie tutte diverse, tavoli spaiati, colori pastello e una sensazione di caos controllato che mette subito a proprio agio. Non nostalgia forzata, non c’è vintage da cartolina, ma una forma di disordine affettivo, che funziona come cornice perfetta per una cucina che gioca costantemente sul dialogo tra memoria e presente.
Come si mangia alla Trattoria Da Me
Il cuore del menu resta saldamente ancorato alla tradizione bolognese. Crescentine e affettati, tortellini, tagliatelle, lasagne la domenica, cotoletta alla bolognese: il canone è tutto lì, riconoscibile, leggibile, quasi didascalico. Le paste fresche sono prodotte nel laboratorio accanto, dalle sfogline, e questa continuità fisica tra cucina e bottega restituisce un senso concreto di artigianalità, non retorica.
I tortellini sono l’esempio più evidente. Il primo incontro, soprattutto per chi non è bolognese, è spesso con quelli alla panna, che rappresentano una sorta di trauma culturale per gran parte d’Italia. Eppure, qui la panna smette di essere un tabù ideologico e diventa una variabile legittima se non necessaria: il piatto è ricco, goloso, quasi indecente nella sua immediatezza, ma sorprendentemente equilibrato. Tanto da spingervi, senza accorgervene, a fare la scarpetta con le crescentine fritte. Una volta assaggiati i tortellini con la panna non si torna più indietro ma noi siamo coraggiosi e continuiamo il nostro cammino.
Così arriva il brodo, e lì il discorso si fa più serioso.: i tortellini in brodo sono più profondi, riflessivi, orgogliosi di ciò che rappresentano, consapevoli che pur non essendo goduriosi quanto quelli con la panna, sono forse un simbolo più autentico e algido della cucina bolognese.

Accanto ai grandi classici, la cucina introduce una serie di piatti che testimoniano la volontà di Elisa Rusconi di non restare prigioniera del repertorio. La parte siciliana della famiglia emerge in alcune scelte aromatiche, nella gestione dell’acidità, nella propensione a contaminare senza mai stravolgere. Così compaiono la panna cotta di squacquerone, i bottoni ripieni di bollito e friggione, il brodetto di piselli con anice stellato, la melanzana alla cenere. Non sono esercizi di stile, ma tentativi di espandere il vocabolario della tradizione emiliana attraverso tecniche contemporanee e accostamenti meno scontati.
È qui che Trattoria Da Me si differenzia davvero dalle molte trattorie “rinnovate” che popolano oggi Bologna. Non c’è la volontà di destrutturare, di alleggerire, di rendere instagrammabile la cucina. C’è piuttosto il desiderio di mantenerne il peso specifico, la densità culturale, aggiungendo però una dimensione personale, autoriale, che rende il progetto riconoscibile.
La cotoletta alla bolognese è un altro banco di prova interessante. È un piatto antico, problematico, quasi barocco nella sua stratificazione: carne fritta nello strutto, poi ripassata nel brodo, coperta di prosciutto e parmigiano, infine gratinata. Un piatto che oggi mette in crisi qualsiasi idea di leggerezza. Da Me lo propone senza timidezze, consapevole che non può essere “corretto”, ma solo eseguito con rigore. E infatti funziona proprio perché non cerca di diventare altro da sé: è opulento, salino, persistente, dichiaratamente eccessivo.
Il servizio segue la stessa linea della cucina. È informale, cordiale, mai impostato, ma estremamente presente. Elisa Rusconi stessa gira spesso tra i tavoli, parla con i clienti, racconta i piatti, costruisce una relazione diretta che fa parte integrante dell’esperienza.
Negli ultimi anni il progetto si è ampliato con una seconda sede nella Torre de Galluzzi, in pieno centro storico. Un’espansione che non ha snaturato l’idea originale, ma l’ha adattata a un contesto diverso, più urbano, più turistico, mantenendo però la stessa matrice affettiva e gastronomica.
Trattoria Da Me è uno dei luoghi più rappresentativi della Bologna contemporanea: non quella nostalgica e folkloristica, ma quella che prova a tenere insieme memoria e presente, famiglia e progetto, tradizione e libertà. Un ristorante che non rinnega il passato, ma lo usa come materiale vivo, plasmabile, commestibile. E in una città dove la cucina rischia spesso di diventare un monumento, Da Me ha il merito raro di restare, prima di tutto, un luogo in cui si mangia davvero bene.