«Sto gasato, gasatissimo per questa nuova apertura milanese. È sempre una nuova emozione, nuove sfide, poi su un territorio diverso e un po’ complesso come Milano sarà interessante ma a me piacciono le sfide», così comincia la conversazione con un eccitato Sasà Martucci, il grande pizzaiolo casertano che questa sera aprirà la sua prima pizzeria lontano dalla città natale. Una sfida importante, a Milano, in zona Washington, ben servita dalla metropolitana linea M4 (Blu) e con tanti parcheggi attorno: ha pensato a tutto per non lasciare nulla al caso. Non si porta dietro il nome de I Masanielli, quello resta in dote a Caserta: la pizzeria si chiama molto semplicemente Sasà Martucci Milano, una nuova identità, una nuova veste, con i piedi ben ancorati in Campania e la voglia di emergere fuori dalla propria regione.
Sasà Martucci Milano è una grande sfida
Milano non è una città qualunque: è il luogo in cui la ristorazione diventa sistema, dove le aperture non sono semplici inaugurazioni ma dichiarazioni di intenti. E questa sera, finalmente, quella dichiarazione prende forma. I forni si accendono, le luci si alzano sulle vetrate di via Roncaglia e Sasà Martucci debutta ufficialmente nel mercato più complesso, esigente e ipercompetitivo d’Italia.

Lo percepite subito dal modo in cui parla di questa nuova avventura, con un entusiasmo bellissimo e la consapevolezza di trovarsi davanti a una delle sfide più delicate della sua carriera. Milano non è un semplice nuovo indirizzo, è un territorio da interpretare: «È un posto complesso, ma a me piacciono le sfide. Mi aspetto tanto bordello (chiasso, rumore, ndr), mi aspetto belle cose. Mi sono arrivati messaggi tutti i giorni dall’annuncio su richieste di informazioni per l’apertura: un’accoglienza davvero straordinaria che voglio ripagare con una grande pizza.». Dietro quell’espressione diretta sull’essere gasati c’è una verità profonda: aprire a Milano oggi significa misurarsi con un pubblico che ha già visto tutto, che confronta, giudica, racconta. È una città che non perdona l’approssimazione, ma che sa premiare l’identità forte.
Il progetto parte da lontano, da oltre un anno, e arriva a compimento proprio stasera dopo una lunga trafila burocratica. La nuova pizzeria è in via Roncaglia, zona Solari – Porta Vercellina. Non il centro cartolina, non Brera, non il solito triangolo della ristorazione modaiola. Una scelta precisa: «Volevo mantenere lo stesso filo con Caserta. Anche lì non sono nel centro, dove ci sono tutte le pizzerie. Mi piace restare un po’ defilato, fare la differenza. In questo modo è più stimolante e anche a Milano voglio restare fuori dagli schemi, estraneo alla massa, proprio come con I Masanielli».
E qui il parallelo con I Masanielli diventa chiave. Già a Caserta non capitate per caso, nella pizzeria di Martucci, distante (ma non troppo) dalla Reggia, ci andate apposta. Milano, per Martucci, deve funzionare allo stesso modo. Non intercettare il flusso, ma generare movimento, non essere una tappa, ma una destinazione.
La location, del resto, è tutto fuorché anonima. Un palazzo elegante, quattro vetrate monumentali, soffitti alti, luce naturale che inonda la sala. «L’impatto è maestoso», dice lui, e non è un’esagerazione. I posti a sedere sono circa 95, volutamente non di più: «Non volevo una sala troppo grande, altrimenti diventa difficile mantenere la qualità che pretendo».
Che pizze ci saranno da Sasà Martucci Milano
I grandi classici di Caserta restano, ma dialogano con Milano. Non è una semplice trasferta della pizza campana, è un innesto culturale. Ossobuco, formaggi lombardi, ingredienti del territorio, grande attenzione al vegetale. «Voglio lavorare col territorio, ma mantenendo la mia impronta». È forse il punto più interessante di tutta l’operazione: non portare Caserta a Milano, ma portare Martucci dentro Milano.

Il filo conduttore resta quello che lo ha reso uno dei pizzaioli più influenti della sua generazione: sostenibilità, materiali riciclati, prodotti certificati, attenzione all’impatto ambientale, carbon footprint ridotta. Anche il locale riflette questa visione, con richiami diretti ai Masanielli “di giù” come il legno d’ebano e le piastrelle sostenibili, acquistate da aziende iper certificate per mantenere una stessa grammatica in nuovo contesto.
La giornata da Sasà Martucci Milano è pensata con una doppia anima. A pranzo business lunch per intercettare la vita degli uffici della zona con paste, insalate e quant’altro oltre alla pizza. La sera solo pizzeria, senza compromessi. E poi c’è il privé, una sala da venti posti, dove si potrà mangiare anche qualcosa di diverso dalla pizza se uno lo desidera.
Il pizzaiolo nei primi mesi sarà stabilmente a Milano, poi si alternerà: dieci giorni in Lombardia, venti a Caserta. Con lui arrivano tre figure chiave, «i miei tre bomber»: pizzaiolo, sala e chef. Tutte le ricette verranno realizzate in loco, sotto la sua supervisione. Non una filiale, ma un secondo cuore operativo.
Ed è qui che si capisce davvero cosa rappresenta questa apertura: nn è un brand che si replica, è un’identità che si espande. Una pizza che nasce campana ma prova a diventare nazionale (e poi internazionale) senza perdere radici.
E questa sera, quando uscirà la prima pizza dal forno di Sasà Martucci, non sarà solo una nuova pizzeria. Sarà l’inizio di una nuova fase della carriera e della vita del maestro. E, nel suo piccolo, anche un nuovo capitolo della pizza italiana.