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Le carote fanno davvero bene alla vista? La storia su questo mito è incredibile

Non è del tutto errato e fanno davvero bene ma questa diceria nasce durante la Seconda guerra mondiale per nascondere segreti militari ai nazisti.

Lo avete sicuramente sentito fin da piccolini: bisogna mangiare le carote per migliorare la vista e, soprattutto, per vedere meglio di notte. Ma cosa c’è di vero in questa storia e da dove nasce? Diciamo subito che , le carote fanno bene e dovreste inserirle nella vostra dieta quotidiana. Dal punto di vista scientifico, la vitamina A è essenziale per il corretto funzionamento della retina e le carote ne hanno in abbondanza; una sua carenza può compromettere la vista, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione. Tuttavia, in una dieta equilibrata, l’apporto di questa vitamina è generalmente sufficiente e un consumo elevato di carote non produce benefici aggiuntivi sulla visione notturna.

L’idea che possano far bene nasce da una precisa strategia di propaganda durante la Seconda guerra mondiale. Una convinzione ancora diffusa, che ha radici nella comunicazione del governo britannico tra esigenze militari e gestione delle risorse alimentari. Il legame tra carote e visione notturna è stato costruito in un contesto storico specifico, con obiettivi ben definiti.

La propaganda della Seconda guerra mondiale

Durante il conflitto, il Regno Unito si trovò a dover giustificare l’efficacia dei propri piloti nei combattimenti notturni senza rivelare un vantaggio tecnologico decisivo. La Royal Air Force disponeva infatti di sistemi radar in grado di individuare gli aerei nemici anche al buio, una tecnologia che si voleva mantenere segreta.

Per spiegare le prestazioni dei piloti, le autorità diffusero una versione alternativa: il merito sarebbe stato di una dieta ricca di carote. La storia fu sostenuta da campagne stampa, radio e manifesti, contribuendo a consolidare un messaggio semplice e credibile. Uno dei manifesti più importanti ritraeva l’immagine di un soldato durante un bombardamento aereo e la scritta: «La visione notturna è una questione di vita o di morte. MANGIA carote o verdure a foglie verdi e gialle… sono ricche di vitamina A, essenziale per la visione notturna».

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Immagine da Wikipedia

Un caso emblematico fu quello del pilota John Cunningham, soprannominato “Cat’s Eyes” per la sua abilità nei combattimenti notturni (nel corso della guerra abbatté venti aerei nazisti, diciannove dei quali di notte). I suoi successi furono attribuiti pubblicamente al consumo di carote, e invece usava il radar.

Accanto alla necessità di proteggere un segreto militare, c’era anche un’esigenza interna. Durante la guerra, molti alimenti erano razionati e difficili da reperire, mentre ortaggi come le carote erano disponibili in quantità. Il governo britannico promosse quindi il consumo di prodotti locali attraverso campagne dedicate, come la Dig for Victory. L’obiettivo era incoraggiare la coltivazione casalinga e ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Per rendere più efficace il messaggio, furono creati personaggi illustrati e materiali informativi che suggerivano ricette alternative, compreso l’uso delle carote come sostituto dello zucchero. La comunicazione puntava a rendere questi alimenti più appetibili e funzionali alla dieta quotidiana. Il risultato di questa ingente campagna di marketing a favore delle carote fu che nel 1942 questo ortaggio era perfino troppo presente: c’era un surplus di oltre 100 mila tonnellate che non sapevano come impiegare.

Un’eredità ancora presente

La narrazione costruita negli anni Quaranta ha avuto una diffusione tale da entrare stabilmente nell’immaginario collettivo di tutto il mondo (ma nessuno sa se la Germania avesse recepito il messaggio e fatto mangiare più carote ai propri soldati). Ancora oggi, l’idea che le carote migliorino la vista al buio viene spesso ripetuta senza essere messa in discussione.

Si tratta di uno dei casi più evidenti di come una campagna di comunicazione, nata per ragioni molto serie, possa influenzare a lungo le abitudini e le convinzioni legate al cibo.

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