Il tennis italiano sta vivendo uno dei momenti più gloriosi della sua storia. Le tre vittorie consecutive dell’Italia in Davis Cup e il fenomeno Jannik Sinner hanno generato un entusiasmo senza precedenti. A beneficiare del rinnovato interesse per questo sport sono inevitabilmente i circoli in cui viene praticato: luoghi spesso multifunzionali, aperti anche ad altre discipline o a chi semplicemente cerca relax e svago. In una contesto del genere, l’aspetto gastronomico non può essere secondario.
Linee, il ristorante del Circolo Tennis Spoleto

Dal 1971, lo storico Circolo Tennis di Spoleto è un tempio per i devoti della racchetta, compresi gli adepti della sua confessione tecnicamente più ecumenica: il padel. All’interno della struttura ha aperto Linee, un ristorante che punta ad accogliere non solo i soci, ma anche spoletini e turisti in cerca di una proposta culinaria di buon livello. Lo spazio è ampio e gradevole, immerso tra i campi da gioco e la piscina, con una terrazza panoramica particolarmente suggestiva al tramonto. Dalle vetrate della cucina a vista è invece possibile sbirciare il lavoro della chef Lavinia Grenga e della sua brigata.
Sapori umbri, ma non troppo

Per comprendere la visione di Lavinia Grenga bisogna ripercorrere la sua carriera. L’Umbria è infatti solo l’ultima tappa di un percorso partito da Roma, sua città natale, dove ha lavorato da Pipero ai tempi di Luciano Monosilio. Nel suo curriculum non manca un’esperienza internazionale: in Perù, al Malabar dello chef Pedro Schiaffino, Lavinia ha imparato ad apprezzare la biodiversità degli ingredienti. Il doppio passaggio siciliano, prima all’Hotel Signum di Salina, poi a Modica come sous chef di Francesca Barone, ha invece lasciato un’indelebile impronta mediterranea sulla sua cucina. Infine, prima di arrivare in provincia di Perugia, è stata al Mos di Desenzano del Garda. «Voglio raccontare questa sintesi: radici solide, ma con lo sguardo sempre rivolto altrove». È così che Lavinia Grenga parla del progetto Linee. Il legame con il territorio umbro è costruito soprattutto attraverso la selezione di materie prime locali e rapporti diretti con i piccoli produttori. L’offerta è per forza di cose inclusiva: piatti comprensibili realizzati con una buona tecnica di base.
I piatti da non perdere da Linee

Il menu della cena contempla cinque opzioni per ciascuna portata. Tra gli antipasti spicca lo Spiedino di lingua con cime di rapa e pompelmo: cottura perfetta, sapori e contrasti ben bilanciati. Sulla carta, la Linguina con “bottarga nostrana” e uova di trota è senza dubbio il primo che suscita maggiore curiosità. L’idea di sostituire elementi dalle spiccate note iodate con omologhi d’acqua dolce umbri è parecchio intrigante. L’assaggio non delude le aspettative: il piatto ha la giusta intensità, tanto che non si
avverte alcuna nostalgia del mare. Non meno riuscita è la Pecora in fricassea, preparata con carne locale della macelleria Martinelli, selezionata personalmente dalla chef e servita al tavolo in modo scenografico direttamente dalla casseruola. Per concludere, la Pera al Sagrantino è un classico senza tempo, ma i più golosi potranno provare anche la tipica crescionda, torta spoletina dalla consistenza morbida a tre strati: amaretti, crema, cioccolato.