Il carrello dell'aperitivo milanese scorre tra i tavoli del 10_11

Se il cocktail è una performance: la nuova mixology su ruote del Portrait Milano

Al 10_11 di Portrait Milano debutta il nuovo rito serale firmato da Daniel Jonathan Selby. Quattro grandi classici della miscelazione riletti attraverso blend della casa, essenze vaporizzate e un servizio d'altri tempi che rallenta i ritmi della metropoli.

Il dettaglio che cambia le regole del gioco è una nuvola aromatica di mandarino verde che completa un Milano Torino, dissolvendosi nell’aria proprio sopra il bordo del bicchiere. Non siamo dietro il bancone, ma a pochi centimetri dal tavolo, tra le poltrone del giardino del 10_11 Bar Ristorante, all’interno del Portrait Milano. Qui, dalle 18 alle 21, l’aperitivo ha smesso di essere una semplice sosta veloce per trasformarsi in una performance ravvicinata. Un carrello di legno e bottiglie storiche scivola tra i tavoli, e i gesti precisi del bartender diventano il centro di una ritrovata convivialità.

L’idea, curata dal nuovo bar manager Daniel Jonathan Selby, è un recupero colto del servizio di sala d’altri tempi, applicato a quattro pilastri della miscelazione italiana. La spina dorsale di ogni drink è una firma sartoriale: blend di bitter e vermouth realizzati direttamente in casa e sodati home-made.

La drink list: 4 pilastri tra storicità e twist agrumati

Il racconto liquido comincia con il Milano Torino, essenziale tributo alle due capitali del format, dove l’amaro e il dolce trovano un contrappunto fresco proprio in quell’essenza di mandarino verde. Muovendosi lungo la linea del tempo, il carrello mette in scena l’Americano, nato agli inizi del Novecento quando l’arrivo dell’acqua frizzante e dei turisti d’oltreoceano allungò il Milano-Torino. Selby lo reinterpreta con una soda al verjus (il succo d’uva acerba), zafferano e pompelmo rosa, sigillando il tutto con un profumo di foglie di limone.

C’è spazio poi per la rigorosa architettura del Negroni, immutato nella sua formula in parti uguali nata a Firenze nel 1919 per accontentare il conte Camillo che voleva un Americano più forte, ma qui elevato da una vaporizzazione alle foglie d’arancio. Infine, lo Spritz gioca con la storia: se duecento anni fa i soldati austriaci si limitavano ad allungare il vino locale con acqua frizzante, oggi la combinazione si fa complessa grazie a una soda agrumata della casa e a un’essenza di pompelmo e basilico.

Maggiori informazioni

10_11 (Ten Eleven) – Portrait Milano
lungarnocollection.com/10-11-restaurant

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